te nel 1869. Il «Kulturkampf» lo costrinse a ritirarsi all'abbazia di Maresbous, ove rimase sino al 1890 . Preparò diverse edizioni di libri liturgici per l'editore Desclée e lasciò vari studi di grande valore sull'autore del Micrologo (1889), sul messale di Stowe (1892), sul Sacramentario gelasiano (1893), ecc. Ma la sua opera principale è la monumentale Geschichte des Breviers (Friburgo in Br. 1895), opera densa di erudizione e di dottrina.
BibL.: U. Berlière, Dom S. B., notice aécrologique, in Revue Bénédict., 11 (1894), pp. 481-99; R. Biron, Notice biographique sur le p. S. B., nell'ed. francese dell'Histoire du Bréwaire, 2 voll., Parigi 1903, con appendice; P. Sépoumé, s. v. in DHG, VI, coll. 1474-79.
Silverio Mattei
BAUMGARTEN, Michael. - Teologo protestante, n. ad Haseldorf (Holstein), il 25 marzo 1812 e m. a Rostock il 21 luglio 1889. Si segnalò tutta la vita nell'affermazione ad oltranza della tolleranza in religione, e contro quel cesarismo nella Chiesa che - come nell'antica Bisanzio - aveva posto radici nel luteranesimo.
A sostegno di tali sue preoccupazioni scrisse, tra l'altro, Liturgie und Predigt (1843) e Theologischer Kommentar zum Pentateuch (2 voll., 1843-44). Per siffatta sua inflessibile affermazione e per il suo militante programma d'azione a favore della spiritualità nella Chiesa, nel 1858 egli dovette lasciare la sua cattedra a Rostock. Per contraddizione, tra il 1874 ed il 1881 egli si trovò poi a rappresentare il Partito liberale, formato anche di esponenti razionalisteggianti, nel Reich tedesco.
Bibl.: J. Grisar, s. v. in DHG, VI, coll. 1483-84; I. Haussleiter, s. v. in Realenc. für protest. Theol. und Kirche, II, 3^{2} ed. (1897), pp. 47-64.
Piero Chiminelli
BAUMGARTEN, Siegmund Jakob. - Teologo protestante, chiamato da Voltaire «la corona degli scienziati tedeschi». N. a Wolmirstädt, presso Magdeburgo il 14 marzo 1706, m. a Halle il 4 luglio 1757.
Nel 1724 studiò a Halle, dove, nel 1726, fu ispettore della scuola latina e nel 1734 professore ordinario di teologia. Fu uomo straordinariamente attivo e scrittore quasi universale nel campo della teologia, nonostante la gracile sua salute. Nella sua dottrina si sforzò di tener conto dei risultati delle scienze naturali, della critica storica e della filosofia empirica, preparando così la transizione dalla teologia dogmatica pietistica protestante alla teologia detta di « chiarimento», cioè a tendenze razionalistiche. Si distingue per la chiarezza e la sagacia delle sue definizioni come anche per la vastità della sua erudizione.
Le opere più importanti del B. sono state pubblicate dopo la sua morte, dal discepolo J. S. Semler d'Altorf.
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Meritano d'essere ricordate: Evangelische Glaubenslehre (3 voll., Halle 1739-60); Ausführlicher Vortrag der theologischen Moral (ivi 1764); Geschichte der Religionsparteien (ivi 1766).
BibL.: W. Koch, s. v. in LThK, II, col. 48; L. Zacharnack, s. v. in Religion in Geschichte und Gegenwart, I, pp. 814-15; J. Grisar, s. v. in DHG, VI, col. 1489. Giulio Gnaedig.
BAUMGARTNER, Alexander. - Gesuita svizzero, critico e storico della letteratura, n. a S. Gallo il 27 giugno 1841, m. a Lussemburgo il 5 sett. 1910. Era figlio del noto storico ed uomo di stato Gallus Jakob B., di cui egli terminò più tardi la Geschichte des schweiz. Freistaates und Kantons St. Gallen (III, S. Gallo 1890) e scrisse un profilo: Gallus Jakob B.... und die neue Staatsentwichlung in der Schweiz (1769 bis 1869) (Friburgo in Br. 1892).
Gesuita dal 1860, il B. venne applicato, dopo gli studi (1873), alla redazione della rivista Stimmen aus Maria-Lauch, dove attirò l'attenzione con articoli penetranti di critica letteraria sul Lessing, il Longfellow, il Vondel, ecc. (dicuni lavori, come i primi studi sul Goethe, e Das Ramegema und die Rama-Literatur der Inder (1892), nelle Ergänzungshefte, e supplementi, delle Stimmen. La sua vigorosa opera: Goethe, sein Leben und seine Werke (3 voll., Friburgo in Br. 1885-86), giusta, ma a volte aspra nella reazione alla vigente idolatria del poeta neopagano, scatenò violenti polemiche (cf. N. Scheid, Verständigung im Streit um Goethe, in Stimmen aus Maria-Lauch, 86 [1941], pp. 420-28; l'opera fu poi rifusa in 2 voll. da A. Stockmann, Friburgo in Br. 1923-25). L'opera maestra, però, del B. rimase purtroppo incompleta: Geschichte der Weltliteratur ( 6 voll., Friburgo in Br. 1897-1911), nella quale sono trattate le letterature antiche, sia orientali che greco-romane, e le latine medievali; nelle letterature nazionali moderne, è trattata solo la francese e, nell'ultimo volume, postumo, l'italiana. Di finissima sensibilità estetica, ed anche poeta, il B. si attiene tuttavia strettamente, come critico, ai principi morali e religiosi e respinge la formola dell'arte per l'arte, ciò che gli valse, sul fine della vita, non poche opposizioni (cf. il suo scritto: Die Stellung der deutschen Katholiken zur neueren Literatur, Friburgo in Br. 1910). In un altro genere avevano incontrato largo favore le sue relazioni di viaggi nelle regioni settentrionali: Island und die Peröer (3a ed., ivi 1902); Durch Shandinasien nach S. Petersburg (3a ed., ivi 1901); Reisebilder aus Schottland (3a ed., ivi 1906).
Bibl.: O. Pfaff, P. A. B., in Stimmen aus Maria Laach, 79 (1910), pp. 346-72; N. Scheid, P. A. B. Ein Gedenkblatt seines Lebens und Wirbens (Frankfurter zeitgemäise Broschüren, 31), Hamm 1911; J. Grisar, s. v. in DHG, VI, coll. 1488-90. Edmondo Lamailo
BAUMGARTNER, Gallus Jakob. - Politico svizzero, n. ad Altstätten il 15 ott. 1797, m. a S. Gallo il 12 luglio 1869. Dopo la rivoluzione di luglio in Francia, svolse un'attiva propaganda per la revisione della costituzione cantonale, e la nuova costituzione sangallese del 1831 fu in gran parte opera sua. Radicale, prese nella conferenza di Baden (genn. 1834), alla quale aderirono sette Cantoni, l'iniziativa di sottoporre la Chiesa all'autorità dello Stato, misura che fu condannata da Gregorio XVI nell'enciclica del 17 maggio 1835. La secolarizzazione dei conventi dell'Argovia nel 1841 fu dal B. disapprovata. Due anni dopo, egli era a capo del partito cattolico. Nel 1861 si pronunciò a favore dei Gesuiti. Fondò nel 1842 la Schweizer Zeitung, il primo quotidiano cattolico svizzero.
Bibl.: A. Baumgartner, G. F. B. Landammann von St. Gallen und die neuere Staatsentwichlung in der Schweiz (1769 bis 1869), Friburgo in Br. 1892.
B.AUMSTARK, Anton Joseph Maria. - Eminente orientalista tedesco n. a Costanza il 4 ag. 1872 da Reinhold, scrittore cattolico, e da Clementina Beck, m. il 31 maggio 1948. Finiti i suoi studi, diventò
"Privatdozent" nell'Università di Heidelberg. Poi lo si trova nel Camposanto teutonico di Roma, a Gerusalemme e in diversi viaggi per l'Italia e attraverso la Siria e l'Egitto.
Fominato professore alla Università di Roma, insegnò nello stesso tempo in quella di Utrecht e in quella cattolica di Nimega. In seguito passò all'Università di Münster.
Condòbe a fondo e allargò con le sue ricerche il campo della filologia, della letteratura, della patrologia, della liturgia, dell'archeologia e dell'arte orientali. Questo vastissimo sapere, ricco di confronti fra le diverse letterature orientali e nella ricerca erudita del loro influsso sull'occidente (che il B. tende a esagerare), si manifesta nei suoi numerosissimi scritti, dei quali però le stessa densità rende spesso difficile la lettura.
Come autore, il B. è stato il direttore e principale redattore dell'Oriens Christianus, rivista nata nel 1901 e passata in seguito alla Görresgesellschaft (soltanto dal 1906 al 1911 il B. non ne fu il direttore). Oltre ai pregevoli articoli ivi apparsi, fra i quali rileviamo, p. es., alcuni notevoli sul Dintessaron di Taziano, molte sono le riviste orientali, alle quali egli ha collaborato.
In tre materie specialmente il B. lascia studi di grandissimo valore: nell'arte orientale, Die Modestinianischen und die Konstantinischen Bauten am blg. Grobe zu Jerusalem; nella liturgia, Die Messe im Morgenbinde, Festbrezise und Kirchenjahr der syrischen Jahobiten, Liturgie comparée, Vom geschichtlichen Werden der Liturgie, Die älteste erreichbare Gewalt des Liber Sacramentorum ausii circuli der römischen Kirche, quest'ultima in collaborazione col p. Mohlberg. Ma la fama più legittima e universale va attribuita alle sue ricerche come sirologo, dove ci ha lasciato la sua non superata e molto difficilmente superabile Geschichte der syrischen Literatur mit Ausschluss der christlich-palästinensischen Texte, Bonn 1922.
Ignazio Ortiz de Urbina
BAUMSTARK, Reinhold. - Pubblicista cattolico, n. a Friburgo in Br. il 24 ag. 1831 e m. a Mannheim il 29 genn. 1900. Predisposto dalle sue meditazioni storiche, si converti dal protestantesimo al cattolicesimo nel 1869. Deputato alla dieta di Baden (18691870), si batté con coraggio per i cattolici; ma, divenuto ammiratore di Bismarck, si guastò col centro cattolico, che tacciò di antipatriottismo. Grandemente apprezzato come magistrato, fu presidente del tribunale nel 1894 a Waldshut e nel 1897 a Mannheim. Uomo di vasta erudizione, cui però talora fece difetto la critica.
Delle numerose sue opere si possono citare: Gedanken eines Protestanten über die päpstliche Einladung zur Wiedervereinigung mit der rö̈nlich-katholischen Kirche (v. I. 1868); Die hath. Kirchenpartei in Baden (Friburgo 1870); Unsere Wege zur katholischen Kirche (ivi 1871, 2^{\text {a }} ed., in collaborazione col fratello Ermanno); Der erste Deutsche Reichstag u. die Interessen der hath. Kirche (ivi 1871); Die Wiederherstellung der hath. Seelsorge in Baden (ivi 1880); Die Kirchenpolitik. Gesetze u. Verordnungen für die rö̈n. hath. Kirche im Grossherzogtum Baden von 1860 bis 1888 (ivi 1888).
Bibl.: J. Sauer, in Bettelheim, Bisgr. Jahrbuch, V (1903), pp. 967-74; J. Mayer, B. u. Alban Stolz, in Freiburger DiäzesienArchiv, 26 (1925), pp. 99-126; J. Dorneich, s. v. in LThK, II, col. 52; J. Grisar, s. v. in DHG, VI, coll. 1494-96. Vito Zollini
BAUNARD, Louis-Pierre-André. - Prelato e scrittore francese, n. a Bellegarde nel 1828, sacerdote nel 1852, m. nel 1919.
Già noto come apologeta (Le doute et ses victimes, Parigi 1866, continuato più tardi con La foi et ses victoires, 2 voll., 1880-83) e principalmente come agiografo (L'apôtre s. Jean, 1869; Vie de s. Ambroise, 1871; Vie de M.me Barat, 1876), fu chiamato ad insegnare patrologia e storia ecclesiastica all'Università (poi facoltà) cattolica di Lilla, di cui fu rettore dal 1888 al 1908 (cf. la raccolta dei suoi discorsi : Vingt ans de rectorat, Lilla 1908).
Continuò a scrivere, principalmente biografie ben docu-
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mentate di grandi cattolici francesi: Histoire de M.me Duchesne (1878), Le général de Sonis (1890), Louise de Marillac (1891), Le cardinal Lavigerie (1896), Les deux frères (Fil. Vrau e C. Péron-Vrau, 1910), Frédéric Ozanam (1911), ecc. Più sintetico ed alquanto apologetico: Un siècle d'histoire de l'Eglise de France, 1800-1900 (1902). Lasciò pure una specie di De senectute cristiano, Le vieillard (1910) che incontrò grande favore.
Bibl.: L. Mahieu, Vie de mgr. B., Parigi 1924; id., s. v. in DHG, VI, coll. 1496-97.
Edmondo Lamalle
BAUNS, Etienne. - Gesuita e moralista francese, n. a Mauzon (Ardennes) nel 1564, m. a Saint-Pol-de-Léon il 3 dic. 1649. Entrato in religione nel 1593, fu per molti anni professore di morale e di casi di coscienza nel collegio di Clermont a Parigi.
Pubblicò opere morali in latino e in francese: Somme des péchés qui se commettent en tous états (Parigi 1630, varie ristampe); Pratique du droit canonique au gouvernement de l'Eglise (ivi 1633); De Sacramentis ac personis sacris, theologia moralis, parte 1^{2} (ivi 1640); parte 2^{2} (ivi 1644); De censuris ecclesiastici (ivi 1639-42); De contractibus (ivi 1695). Le due opere in francese e la prima parte del De Sacramentis furono poste all'Indice ( 16 sett. 1640); le opere francesi condannate pure dall'Assemblea del clero francese (1641). Da tale condanna si inizia l'offensiva giansenista contro il preteso lessismo dei Gesuiti. Pascal lo mette in ridicolo, con l'Escohar, nella 4ª delle sue Provincintes, applicandogli il motto: "Ecce qui tollit peccata mundi». Il B., che era personalmente di vita austera e zelante direttore esigente, esprime tuttavia alcune proporizioni che nessun moralista potrebbe sostenere più.
Bibl.: Sommervogel, I, 1058-60; H. Fouqueray, Histoire de la Comp. de Jésus en France, V, Parigi 1925, pp. 416-17; R. Brouillard, s. v. in DHG, VI, coll. 1497-98.
Edmondo Lamalle
BAUR, Ferdinand Christian. - Teologo protestante, n. a Schmieden il 22 giugno 1792, m. a Tubinga il 2 dic. 1860. Studiò nell'Università di Tubinga, per seguire la carriera del padre, pastore luterano. Ma dopo pochi mesi lasciò la vita di ministero, per dedicarsi all'insegnamento e soprattutto allo studio delle origini del cristianesimo. Nel 1826, all'età di 32 anni, ottenne la cattedra di Storia della Chiesa e dei dogmi nella suddetta Università e l'occupò sino alla morte.
Sue opere principali: Die sogenannten Pastoral-Briefé (Tubinga 1835); Pandut, der Apostel Jesu Christi (Stoccarda 1845, 2^{2} ed. Lipsia 1867); Kritische Untersuchungen über die canonischen Evangelien (Tubinga 1847); Das Markusmangelium nach seinem Ursprung und Charakter (ivi 1851); Das Christentum und die christliche Kirche in den drei ersten Jahrhunderten (vol. I della sua Kirchengeschichte, ivi 1853, 2^{2} ed., ivi 1860); Vorlesungen über die neutestamentl. Theologie (ivi 1867, postumo), e gran numero di dissertazioni pubblicate in tre collezioni teologiche.
Da seguace fervente della filosofia hegeliana, il B. applicò al Nuovo Testamento la teoria del continuo divenire ed evolversi dell'Idea universale attraverso la serie indefinita di tesi e antitesi sfocianti nella sintesi o fusione. Il cristianesimo, per conseguenza, rappresenta una fase transitoria del divenire religioso dell'umanità. Cristo ha inaugurato tale fase afferrando l'idea religiosa elaborata nei secoli precedenti e rendendola capace di conquistare il mondo, col gettarla nello stampo del messianismo giudaico. Lo sforzo ulteriore compiuto dall'idea religiosa per liberarsi dalla forma speciale impressale dal fondatore, riassume tutta la storia della religione cristiana.
Quello sforzo corrisponde a una lotta continua tra l'elemento universalistico e quello particolaristico o giudaico; il primo è rappresentato da Paolo (paolinismo) ed il secondo da Pietro (petrinismo). La lotta
ebbe il suo epilogo, ossia la sua sintesi, solo verso la metà del sec. II, mercé reiterati e graduali tentativi di accomodamento che dovevano portare alla costituzione della Chiesa (elemento giudaico) cattolica (elemento paolino). In fondo fu il paolinismo che prevalse.
Il raccostamento sarebbe stato agevolato dalla crescente necessità di unirsi tutti di fronte all'irrompere dell'eresia gnostica ed allo scatenarsi delle persecuzioni romane, e fu promosso da scritti in cui ambe le parti cercavano di soppellire il passato, di attenuare le divergenze e d'invitarsi a concessioni reciproche. Quindi B. distingue tre gruppi di scritti: quelli della fazione giudaica (tesi), quelli della fazione paolina formata dagli etnici-cristiani (antitesi) e quelli della tendenza conciliatrice (sintesi).
In base a questo criterio, il B. pretende di spiegare la formazione del canone dei libri neo-testamentari : a) nel I sec. colloca le quattro grandi Epistole: ai Romani, I e II ai Coristi, ai Galati, riconosciute padine e considerate come circolari antipetrine; attribuisce invece l'Apocalisse alla tendenza opposta e le accosta alcuni scritti apocrifi contemporanei (Vangelo degli Ebrei, degli Ebiantii, di Pietro, ecc.); b) di data incerta ritiene le Epistole agli Efesini, Colossesi, Filippesi: in esse la tendenza antipetrina si mostra ormai troppo attenuata, perché possano con sicurezza ascriversi a s. Paolo; con le Epistole di Pietro e Giacomo, sono ritenute troppo poco antipaoline per attribuirle a uno dei Dodici; c) il B. colloca nel sec. II le lettere Pastorali, scritte per combattere l'eretico Marcione (e seguaci), in cui l'insegnamento paolino appare sbiadito; e gli Atti degli Apostoli, che sarebbe l'opera principale della tendenza conciliatrice, poiché con detti e fatti (traviati o inventati) mira a presentare Pietro in una cornice anche universalistica, e Paolo in una cornice anche giudaica; d) i Vangeli, almeno nella forma attuale, sarebbero anch'essi del sec. II. Quello di Matteo, a tendenza pacificatrice, sarebbe sorto da un rimaneggiamento dell'apocrifo "degli Ebrei"; quello di Luca sarebbe il Vangelo paolino di Marcione, modificato, secondo la stessa tendenza; Marco è neutrale e senza valore dal punto di vista storico; Giovanni suppone in atto da tempo la conciliazione.
Questa critica, chiamata «di tendenza», pose il B. a capo della scienza neotestamentaria tedesca e lo costituì capo della nota "nuova scuola di Tubinga" ("nuova" per distinguerla da quella apologetica ortodossa del sec. xvili), la cui compattezza durò poco, perché, i suoi migliori discepoli (come E. Zeller, A. Schwegler, A. Hingelfeld, K. Holsten, K. Holl; ecc.), si misero presto in contrasto tra di loro.
Seguendo un criterio meno soggettivo del maestro, alcuni di questi contestarono le conclusioni del B., ponendone anzi in discussione lo stesso schema aprioristico fondamentale; mentre i cattolici battevano in breccia il sistema poggiandosi, tra l'altro, sulla stessa lettera ai Galati, che al B. serviva per documentare l'esistenza d'un dualismo settario in seno al cristianesimo primitivo. Quando egli morì, la sua scuola poteva dirsi al tramonto; sebbene ne perduri, anzi se ne vada accentuando lo spirito animatore, ed abbia sempre molti seguaci tra i "critici" del Nuovo Testamento la tesi delle "tendenze". A. Loisy e M. Goguel, p. es., hanno utilizzato la concezione ecclesiologica bauriana.
Bibl.: Cattolici: J. Thomas, Mélanges d'histoire et de littérature religieuse, Parigi 1899, pp. 1-195; F. Vigouroux, B. et l'école de Tubingue, in Les Livres Soints et la critique rationaliste, II, Parigi 1901, pp. 464-93; F. M. Braun, Aspetti novecence du problème de l'Eglise, Friburgo 1941, pp. 42-44 (quanto all'ecclesiologia di M. Goguel, pp. 48-59). - Acattolici : G. W. Lecler, Das apostolische und nachepostolische Ertialter mit Rücksicht auf Unterschied und Einheit in Leben und Lehre, 3^{2} ed., Karlsruhe 1885; A. Loisy, Naissance du Christianisme, Parigi 1933, pp. 50 22, 125-28.
Ermenegildo Florit
BAUSSET, Louis-François de. - Cardinale, n. a Pondichéry nell'India da famiglia francese il 14 dic.
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1748; fece i suoi studi in Francia presso i Gesuiti. Prete nel 1773, vicario generale ad Aix, amministratore di Digne, fu nominato vescovo di Alais (oggi Ales) nel 1778. Soppressa la diocesi in forza della Costituzione civile del clero (1790), il B. si fece energico difensore dei diritti della Chiesa. Costretto a fuggire, ritornò in Francia nel 1792 e riusci a superare le vicende del Terrore e del Direttorio. Al momento del Concordato rinunciò prontamente alla diocesi e attese a lavori letterari. Pubblicò nel 1808 , in 3 voll., una Histoire de Fénelon e nel 1814 una Histoire de J. B. Bossuet che furono in seguito ristampate; in quest'ultima opera celebra e difende la dichiarazione del clero gallicano nel 1682 . Il B. fu ricolmo di onori da Luigi XVIII; entrò nell'Accademia nel 1816 e fu creato cardinale il 28 luglio 1817. Morì il 21 luglio 1824 . Nel 1821 pubblicò fra altre biografie quella del card. A. de Talleyrand-Périgord arcivescovo di Parigi e dell'abate Emery.
Bibl.: A. Burgement de Villeneuve, Notice historique sur le card B., Marsiglia 1824; P. Calendini, s. v. in DHG, VI, col. 1902 ss.
Pia Paschini
BAUTAIN, Louis-Eugène-Marie. - Filosofo e teologo, n. a Parigi il 17 nov. 1796, ivi m. il 15 ott. 1867. Studio dal 1813 all'«Ecole Normale» ove ebbe come maestro Victor Cousin. Nel 1816, abbandonata la fede cattolica, insegnò filosofia a Strasburgo. Fu in seguito ricondotto alla religione dall'opera di Luisa Humann, persona di grande pietà e sapere. Conseguita la laurea in medicina nel 1826 , abbracciò lo stato ecclesiastico. Ordinato sacerdote dopo un anno (1828) fu preposto alla direzione del seminario minore di Strasburgo, ove cominciò a realizzare i suoi progetti di riforma dell'insegnamento, particolarmente della filosofia.
Fubblicò nel 1833 l'opuscolo De l'enseignement de la philosophicse France au XIX* siècle, dove propone un tradizionalismo alquanto mitigato, difendendo la necessità della Rivelazione, oltre che per le verità d'ordine soprannaturale, anche per quelle naturali più elevate. Le idee del B. provocarono la censura del vescovo di Strasburgo (1834), approvata in seguito da Roma (Gregorio XVI), cui il B. aveva appellato, e dove s'era anche, dietro consiglio del Lacordaire, recato personalmente, per un esame delle sue opere. Il B. si sottomise il 18 nov. 1835, e, di nuovo, l'8 sett. 1840. Recatosi quindi a Juilly assunse la direzione di quel collegio. In seguito venne conferenze e prediche a Parigi. Dal 1830 fu vicario generale dell'arcivescovo di Parigi, e negli anni 1833-63 professore di teologia morale alla Sorbona.
Nella dottrina del B., non del tutto priva di originalità, confluiscono atteggiamenti dell'egnosticismo kantiano, del tradizionalismo francese (de Bonald) e del romanticismo cattolico tedesco (Baader). L'idea di vita ne costituisce il centro. La vita, processo condizionalmente spontaneo, deriva da un germe emanato da un vivente e ricevuto in una forma passiva o capacità, la quale poi reagisce. Trasportando questo concetto nel campo della teoria della conoscenza, il B. afferma che la ragione è soltanto forma passiva, impotente a produrre da sé l'atto vitale della conoscenza e raggiungere la verità, ma capacità recettiva del germe vivificante, cioè della fede, del Verbo vivo nella Chiesa e nella S. Scrittura. Essa è quindi, per sé, incapace di provare l'esistenza di Dio e della Rivelazione di cui non sono argomenti oggettivamente validi i miracoli e le profezie. Questa dottrina è in un certo senso fideismo, perché tutto il possesso della verità è condizionato alla fede; è tradizionalismo, perché afferma che la verità, irraggiungibile dalla nostra ragione, fu trasmessa all'umanità da uomini scelti, profeti, apostoli, poeti, dotati di attitudini particolari.
Nonostante tali deviazioni dottrinali, rilevante fu l'ascendente del B. (tra i suoi discepoli furono 'T. Ratisbonne e E. Bonnachose, poi cardinale) fino a farlo chiamare il
Newman francese. Il suo influsso fu efficace sulla vita spirituale di gran parte della Francia e attraverso il Gratry suo discepolo, l'Ollé-Leprune e il Le Roy, Blondel e Laberthonnière, dura tuttora.
Opere principali: Propositions générales sur la vie, Strasburgo 1826; La morale de l'Evangile comparée à la morale des philosophes, ivi 1827; De l'enseignement de la philosophie en France au XIX siècle, ivi 1833; Philosophie du christianisme, 2 voll., ivi 1835; Psychologie expérimentale, ivi 1839; La chrétienne de nos jours, 3 voll., Parigi 1839-61; Les choses de l'autre monde. Journal d'un philosophe, ivi 1868 .
Bist.: E. de Rémy, L'abbé B., sa vie et ses oeuvres, Parigi 1884; F. Boussclot, La vraie pensée de B., in Recherches de science religieuse, 3 (1914), pp. 453-58; W. M. Horton, The philosophy of the abbé B., Nuova York 1926; A. Lugan, Le "Newman français", l'abbé B., in Revue apologétique, 49 (1929), pp. 44-60; P. Pirri, Gli Hermesiani e l'abbé B. a Roma, in La Civ. Catt., 1929, in, pp. 318-19; F. Pontell, La renaissance catholique à Strasbourg: l'affaire B. (1834-40), in Revue historique, 164 (1930), pp. 225-87; J. Dopp, s. v. in DHG, VI, coll. 1516-20; G. Varga, Propositiones S. Congr. Ep. et Reg. contra B. allatae, comparatae cum doctrina illuminationis Boussclot (tesi di laurea dattiloscritta alla Pontificia Università Gregoriana), Roma 1936; E. Van den Bulche, De traditionalismo et methodo apologetica Ludovici B. (tesi di laurea dattiloscritta, ivi), ivi 1947.
Giovanni Müller
## BAUTZEN: v. MISNIA.
BAVARI. - Di stirpe marcomannica (v. marcomanni) del gran ceppo germanico e provenienti dal territorio della odierna Boemia, i «Baiuvari» o B., coinvolti nella vasta migrazione di popoli che segna il periodo delle invasioni, si stanziarono nella zona bagnata dal corso meridionale del Danubio, tra i due affluenti, il Lech e l'Inn, sostituendosi ai Celti che avevano occupato quella parte dell'antica Rezia romana. Là, nel 551, Giordane colloca i B., che, peraltro, iniziarono subito dopo un moto d'espansione nelle vallate subalpine e nell'oltre Danubio, verso il Nordgau e l'Ostmark. Appaiono allora stabilmente organizzati in ducato e retti dalla stirpe degli Aplöol fingi. A questa apparteneva Teodolinda, regina dei Longobardi. Ma ancor prima, fra i B. e i Longobardi, superata da quelli per primi la fase ariana, erano intervenuti contatti e rapporti, con una netta influenza sul popolo - i B. - di più progredita civiltà. Ciò non valse a evitare tuttavia che, come la Langobardia, così la Baviera cadesse sotto la dominazione del più forte vicino d'Occidente : i Franchi, cui la capacità e la fortuna dei Carolingi assicuravano un posto grandioso nello sviluppo della vita storica e della cultura. La formola dell'unione, tra Franchi e B., garantisce tuttavia, per la Baviera, almeno per un primo periodo, una funzione d'intermediaria, e di irradiatrice verso l'Europa orientale, della nuova civiltà cristiano-germanica. Ed è proprio allora, nella seconda metà dell'viit sec., che essa adempie alla più alta funzione della sua storia.
Già nel 788, peraltro, i duchi b. sentono l'assillo dell'autonomia perduta: Tassilone, venuto ad urto con Carlomagno, ne è deposto. E anche l'autonomia del ducato cessa: divisa in contee, nella sua parte centrale, rientra nel sistema difensivo carolingio, quanto alle terre di frontiera - Nordgau, Austria, Carniola, Verona -, cui vengono preposti margravi e marchesi. Alla divisione dell'impero franco, la città maggiore dell'antico ducato, Ratisbona, diviene la capitale del regno dei Franchi orientali e del primo dei dinasti, Ludovico il Tedesco. Era la via che conduceva al sorgere di un regno di Germania, sulla base appunto del ducato b.: dopo un breve periodo di nuova semi-autonomia, la Baviera entra, col x sec., nel grande regno di Ottone I, che ne fa un ducato della co-
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Baviera - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche; 3. Ferrovie.
rona, con Enrico I, suo fratello, come primo duca. Allora, dopo la vittoria di Ottone sugli Ungari, che avevano precedentemente corso e taglieggiato il paese, le terre di confine ritornano a essere parte integrante della Baviera. Ma un seguito di vicende, militari e dinastiche, ora le toglie ed ora le incorpora di nuovo, finché, nel 976. l'Austria si costituisce in marchesato sotto i Babenberg, e, nel 1002, la Carintia è eretta definitivamente in ducato autonomo.
Nella Baviera subentra, per oltre un secolo, il dominio della casa Guelfa, attorno alla quale s'agita il panorama sconvolto del tempo: come la storia generale, che da allora si impossessa dell'antico ducato, dimostra.
Bial.: Per le fonti cf. specialmente i Monumenta Baica, 60 voll., Monaco 1763 -1916 e le due raccolte aggiuntive: Regesta vice rerum Boicarum autographo, a cura di K. H. v. Lang, 13 voll., Monaco 1822-54 e Quellen u. Erörterungen zur bayerischen u. deutschen Geschichte, 9 voll., Monaco 1836-64 e nuova serie 5 voll., ivi 1903-1909. - Storie generali: S. Riesler, Geschichte Bayerns, 8 voll., Gotha 1878-1927: H. Ockel, Bayerische ,Geschichte, Lipsia 1902; M. Döbel, Entwicklungsgeschichte Bayerns, 2 voll., 3ª ed., Monaco 1916-28. Per le origini: F. Wagner, Die Römer in Bayern, Monaco 1928. Per il periodo medievale cf. la vecchia opera di K. Th. v. Heigel e S. Riesler, Das Herzogtum Bayern zur Zeit Heinrichs des Löwen u. Ottos I von Wittelsbach, Monaco 1867 .
Pier Fausto Palumbo
BAVIERA. - Regione storica della Germania meridionale che, dal piede delle Prealpi esterne (sviz-
zere, bavaresi e salisburghesi), si estende a N. oltre il Danubio, fino alla Rhön ed alla Selva di Turingia; limitata ad Occidente dall'Iller, le colline di Franconia e lo Spessart e ad Oriente dalla Salzach, l'Inn, la Foresta boema e il Fichtelgebirge. A questo, che è il nucleo della B., si aggiunge, sulla riva sinistra del Reno, il cosiddetto Palatinato (Pfalz) bavarese, distaccato territorialmente dalla B. per mezzo del Baden e dello Hessen. A sua volta questa unità storica risulta da più regioni naturali distinte, cui corrispondono, almeno nelle grandi linee, regioni storiche minori.
Il clima accentua la sua continentalità e la sua relativa scarsezza di precipitazioni, verso Oriente (medio Danubio), facendosi naturalmente più aspro nelle zone di montagna e sull'altipiano svevo-bavarese, che si tiene in complesso sopra i 500 m . Monaco ( 525 m . di altezza) ha una temperatura media annua di 7 , 9 che oscilla fra -2 , i in genn., 17,7 in luglio.
La superfice della B. ammontava nel 1939 a 76.089 kmq., dei quali 5492 spettavano al Palatinato renano, 27.420 alla B. propriamente detta, 23.554 alla Franconia e 9.966 alla Svevia.
La sua popolazione ammontava, alla stessa data, a ca. 7.800.000 ab. ( 102 a kmq .); dopo la sconfitta tedesca la B. senza Palatinato renano, tutta compresa nella zona di occupazione americana ( 70.238 kmq .), conta 9.029 .090 ab. ( 129 a kmq.). Di essi la gran maggioranza ( 70 \% nel 1933)
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Baviera - Carta ecclesiastica storica.
sono cattolici e per meno di 1 / 2 ( 29 \% alla stessa data) cristiani evangelici.
La B. è paese essenzialmente agricolo forestale. Il 40 \% della sua popolazione attende ai lavori dei campi ( 49 \% della sua superfice) e dei boschi ( 22 \% ). La produzione agricola (cereali, patate, luppolo; vino nel Palatinato renano, e sul basso Meno), supera il fabbisogno interno.
I pascoli ed i prati, che occupano il 24 \% del territorio, sono diffusi soprattutto nella zona alpina, dove fiorisce l'allevamento (bovini). Le industrie ( 33 \% della popolazione), sebbene comparativamente meno sviluppate che nel complesso della Germania, contavano, prima dell'ultimo grande conflitto, un vario ed imponente complesso di attività (birrificio, tessili, meccaniche, chimiche, giocattoli), concentrandosi nei numerosi nuclei urbani. Di questi i tre maggiori corrispondono ai centri storico-amministrativi delle principali regioni: Monaco ( 760.000 ab.) nell'Alta B., al punto di incrocio delle grandi direttrici del commercio internazionale (Berlino-Roma e Parigi-Vienna-Cosantinopoli); Norimberga ( 322 mila ab. nel 1947; 430 mila nel 1939), nella Franconia, già importante centro industriale e commerciale nel medioevo, ed Augsburg (Augusta Vindelicorum, 168.000 ab. nel 1947, 186.000 nel 1939) nella Svevia, uno dei più importanti centri industriali della Germania meridionale. Oltre a questi vanno ricordati Würzburg nella bassa Franconia ( 107.000 ab.), Ludwigshafen ( 144.000 ab.) sul Reno, capitale dell'industria chimica tedesca, Regensburg (Ratisbona, 118.000 ab.) nell'alto Palatinato, Fürth (80.000 ab.) presso Norimberga.
Bibl.: I. Reindl, Bayerische Landeshunde, Berlino-Lipsia 1920; N. Krebs, Süddeutschland, Lipsia 1923; A. HaushofenA. Rothpietz, Bayern, Hochland und München, ivi 1924; F. Zahn, Bayern, und das Reich, Monaco 1923; W. Ehmer, Südwestdeutschland als Einheit und Wirtschaftswum, Stoccarda 1930; W. Hüfner, Wirtschaftliche Verflechtungen in Südwestdeutschland, Berlino 1935; H. Hümmer, Landeshunde des bayerischen Franhenzuslös, Würzburg 1935; H. Fehn, Oberdeutschland. Die Deutschen Alpen und ihr Vorland, Karlsruhe 1936; C. A. Skiscially, Eine Grenzlandschaft im Aufbau. Der Gau Bayerische Ostmark und seine Industrie, Bielefeld 1937; R. Stepp, Kulturgeographische Wandlungen auf der Iler-Platte, Stoccarda 1937; L. Koegel, Bayern, Hochland und München, Bielefeld-Lipsia 1938; E. Kriechbaum, Bayernland, Landschaft und Valhstum, Monaco 1938.
Giuseppe Caraci
I. Storia ecclesiastica. - Nelle province romane della Rezia e del Norico abitate da tribù celtiche, il cristianesimo penetrò insieme con la cultura latina, e alla fine del in sec. e ai primi del seguente si ebbero i martiri come s. Afra in Augusta, s. Floriano (Lorch sull'Enns), s. Massimiliano (Cilli). Vescovi di questa regione assistertero al Sinodo di Sardica (343). Nel sec. v, quando la dominazione romana era per tramontare, s. Severino (m. 482) predicò per 30 anni la fede cristiana. Dalla sua biografia scritta da Eugippio, si può rilevare che vi era già una Chiesa organizzata e a quest'epoca rimontano le sedi vescovili di Lauriacum (Lorch), Tiburnia (Sankt Peter im Holz), Petavium (Pettau), Augusta Vindelicorum (Augusta),
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Sabiona (Säben). La maggior parte del territorio era sottomessa alla metropoli di Aquileia, una piccola parte a quella di Milano.
Dopo l'invasione bavara il primo duca storicamente accertato è Garibaldo I (560-90) della famiglia degli Agilolfingi, i quali si erano convertiti al cristianesimo. Missionari irlandesi prima e franchi poi attesero alla cristianizzazione del paese. Da Luxcuil vennero s. Eustasio (m. 629) ed Agilo (m. 650) che fondarono l'abbazia di Weltenburg. I santi vescovi Emmeramo (m. 652), Ruperto (m. 718) e Corbiniano (670-732) fondarono chiese e monasteri a Ratisbona, Salisburgo e Frisinga. Il duca Teodone II (690-717) cercò di organizzare la Chiesa bavarese e si adoperò a Roma in proposito presso Gregorio II (716). Il disegno di questo duca, cioè l'organizzazione di quattro diocesi (Passavia, Ratisbona, Salisburgo, Frisinga), fu compiuto nel 739 da s. Bonifacio (v.) che nel 74 I fondò anche le diocesi di Eichstätt e Würzburg.
Il posto eminente che la Chiesa venne cosi ad occupare, appare anche nel diritto bavarese (codificato nella Lee Baluevariorum tra il 730 e il 740), che le riconosce molteplici diritti. La disciplina ecclesiastica fu regolata dai Sinodi di Ascheim (756) e di Dingolfing (774). Fra le numerose collegiate secolari e i monasterifondati in quell'epoca sono da ricordare quelli tanto celebri durante tutto il medioevo ed anche dopo, di S. Emmeramo a Ratisbona (principio del sec.viII), sul Donberg a Frisinga (744), Niederaltaich (741), Mondsee (748), Altomünster (749), Benediktbeuren (752), Wessobrunn (753), Tegernsee (756-61), Schäfflarn (762), Ottobeuren (764), Kremsmünster (777), Herrenchiemsee (782), Metten (790), S. Florian (ix sec.), Altötting (876).
Nel 788 Tassilone III, ultimo degli Agilolfingi, fu deposto da Carlomagno e la B. entrò sotto il dominio dei Franchi e fece parte del regno di Germania. Il 20 apr. 798 il papa Leone III eresse Salisburgo in arcidiocesi con Passavia, Ratisbona, Frisinga e Säben come suffraganee. Nel 791 si tenne il primo sinodo provinciale della B. Sia sotto Carlomagno che sotto Lodovico il Germanico (817-76) il paese fiorì. Il duca Arnolfo il Malvagio (905-937) confiscò i beni ecclesiastici (908-914) per distribuirli ai suoi vassalli e così si ebbe la prima secolarizzazione della B. Il paese soffri molto dalle numerose invasioni degli Ungari sconfitti poi da Ottone I (955).
Vescovi santi, come Ulrico di Augusta (890-973) e Wolfgango di Ratisbona (924-94) riformarono la Chiesa. L'imperatore Enrico II il Santo fondò la diocesi di Bamberga (1007). Sotto Enrico III tre bavaresi salirono al trono papale: Clemente II (la cui tomba nel duomo di Bamberga è l'unico sepolcro papale ancora esistente della Germania), Damaso II e Vittore II.
Nella lotta per le investiture la B. era divisa, ma il bavarese Guglielmo, abate di Hirsau (1069-91), fu un grande promotore della riforma papale insieme con gli arcivescovi di Salisburgo.
Dopo la costituzione della Carintia (1002), dell'Austria (1156) e della Stiria (1180) in ducati indipendenti, Ottone di Wittelsbach ricevette la B. in feudo e i suoi discendenti la governarono fino al 1918, generosi con la Chiesa, come del resto tutto il popolo. Nel 1216 Chiemsee fu eretta in diocesi.
Nel sec. xiII la Chiesa bavarese fu da una parte turbata dai disordini causati da Federico II e dai Valdesi, dall'altra parte ricevette un nuovo impulso dagli Ordini mendicanti : i frati Minori (1221 a Mo-

(101. Kunstorickich. Seminar, Aursweg)
Baviera - Interno della chiesa di S. Giacomo (sece. xit-xiII). Ratisbona.
naco), i Domenicani (1229 a Ratisbona), le Domenicane (1235 ad Altenhohenau sull'Inn), le Clarisse ( 1284 a Monaco). Grandi rappresentanti ne furono i francescani Davide di Augusta (1200-72), Bertoldo da Ratisbona (m. 1272) e il domenicano s. Alberto Magno (1193-1280).
La vita della Chiesa fu molto ostacolata durante la lotta di Ludovico il Bavaro (1314-47) contro Giovanni XXII. Durante il grande scisma occidentale (1378-1417) i duchi seguirono il Papa di Roma e poi quello di Pisa come gran parte della Germania. Il paese soffri molto durante le guerre degli hussiti (1419-43).
Nel sec. xv le riforme ecclesiastiche promosse da Alberto III il Savio (1438-60) e dal legato pontificio Niccolò di Cusa mirarono a sopprimere gli abusi del clero e del popolo. Guglielmo IV (1508-50) combatté la Riforma validamente aiutato da Giovanni Eck (v.) (1486-1543), il più grande avversario di Lutero. Il duca chiamò i gesuiti Salmerón (v.; 1515-85) e s. Pietro Canisio all'Università di Ingolstadt, fondata da Luigi VI il Ricco (1450-79). Essi aprirono vari collegi per l'istruzione dei giovani (Monaco 1560). Alberto V il Magnanimo (1550-79) cambiò lo statuto del 1506 in modo che solamente principi cattolici potessero governare il ducato (1578). Suo figlio Guglielmo V il Religioso (1579-97) regolava le relazioni tra la Chiesa e lo Stato in un concordato conchiuso con l'arcivescovo di Salisburgo e i suoi suffraganei.
Massimiliano I il Grande (1597-1651), abile politico e principe assoluto, promosse con tutta la sua forza il cattolicesimo, di modo che la B. divenne il primo Stato cattolico tedesco. Fondò numerosi collegi per i Gesuiti (Mindelheim 1618, Landshut 1629, ecc.)
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e conventi per i Cappuccini (Augusta 1601, Landshut 1610, ecc.) e per altri Ordini. Formò la lega degli Stati cattolici tedeschi (1609). Nella guerra dei Trent'anni la B. soffri molto e dopo la pace di Westfalia (1648), Ferdinando Maria (1651-79) ricostruì molte chiese e conventi distruttí.
L'assolutismo dei principi diveniva sempre più forte, tendendo essi alla supremazia dello Stato sulla Chiesa. Nel 1717 fu proibita per legge l'crezione di nuovi conventi. Dotti come Giovanni von Ickstatt (1702-76) e Pietro von Osterveld (1718-76) propagarono l'idea di una Chiesa nazionale. Era il secolo del febronianismo e giuseppinismo. Per eliminare difficoltà giurisdizionali, nel 1785 Pio VI eresse una nunziatura a Monaco, nonostante la protesta dei metropoliti di Salisburgo, Magonza e Treviri.
Come conseguenza della Rivoluzione Francese e dell'assolutismo dello Stato furono soppressi ai primi dell'Ottocento tutti i conventi e tutte le fondazioni religiose (ca. 97 abbazie, 200 conventi degli Ordini mendicanti, 400 altri conventi oltre i capitoli), e le loro proprietà temporali passavano allo Stato. I prin-cipi-vescovi privati del tradizionale principato, i canonici, i religiosi secolarizzati furono pensionati. Circa so biblioteche claustrali passarono alla biblioteca di Stato di Monaco. I protestanti ( 1800 ) e gli ebrei (1813) ottennero libertà di culto. Le diocesi e le numerose parrocchie senza pastore, le frontiere modificate della B., diventata un regno (1806), fecero sentire il bisogno di un nuovo ordinamento ecclesiastico: nel 1817 fu concluso un concordato con la S. Sede, e con la bolla Dei ac Domini del 1^{°} apr. 1818 Pio VII fissò i confini delle diocesi. La pubblicazione del concordato da parte del governo avvenne nel 1818 insieme con l'editto riguardante la religione, che in molte parti contrastava con lo spirito del concordato.
Durante il governo di Luigi I (1825-48) la Chiesa poté riprendere vigore, poiché il re nominò vescovi eminenti, permise la restaurazione di abbazie e di Ordini religiosi (meno i Gesuiti). I vescovi radunati a Frisinga protestarono contro le ingerenze dello Stato e chiesero la piena osservanza del concordato ( 1850 e 1852). La vita ecclesiastica rifiorì (letteratura, stampa e organizzazioni cattoliche) malgrado le nefaste attività del ministero liberale Lutz (dal 1869) che favorì i vecchi-cattolici, ma che non riusci a propagare in B. il «Kulturkampf», per quanto il partito cattolico dei «patrioti» fondato nel 1869 , ad eccezione degli anni 1893-99, avesse sempre la maggioranza nel parlamento. Nel 1883 la scuola pubblica cattolica fu riconosciuta dallo Stato. Durante la reggenza del principe Luitpoldo (1886-1912) la vita ecclesiastica seguitò a svilupparsi tranquillamente. La prima guerra mondiale, l'inflazione e i contrasti social-comunisti del dopo guerra arrecarono notevoli danni alla Chiesa; però la nuova costituzione della repubblica di B. del 1919 non le fu sfavorevole. Un nuovo concordato tra lo Stato e la S. Sede fu concluso il 29 marzo 1924 e approvato dal parlamento nel 1925 (rappresentante del Papa fu mons. Pacelli sin dal 1917 nunzio a Monaco, e dal 1925 a Berlino, l'attuale Pio XII). Questo concordato (AAS, 17 [1925], pp.41-45) garantiva alla Chiesa molte libertà. Con l'avvento del nazionalsocialismo (1933) cominciò la persecuzione della Chiesa cattolica. Le associazioni cattoliche furono soppresse, le manifestazioni religiose (processioni, ecc.) proibite come sintomi di una Chiesa «politica». Nonostante le reiterate proteste del card. Michele Paulhaber, arcivescovo di Monaco, le scuole cattoliche furono chiuse (1935). At-
tualmente in B. come in tutta la Germania, Chiesa e cattolici si vengono energicamente riprendendo.
II. Statistica. - La B. è divisa in due province ecclesiastiche; l'arcidiocesi di Monaco-Frisinga con le suffraganee di Augusta, Passavia e Ratisbona e l'arcidiocesi di Bamberga con le suffraganee di Eichstätt, Spira e Würzburg. Nel 1945 su 9.354 .293 ab. dei quali 6.598 .631 erano cattolici, si contavano 8.432 chiese, 3904 parrocchie, 7273 sacerdoti secolari, 1700 regolari, 202 case religiose maschili con 2924 professi, 1071 case religiose femminili con 27.136 professe, 1759 istituti di assistenza con ca. 70.000 ricoverati.
Cesario van Hulst
III. Arte sacra. - Si trova traccia di chiese preromaniche in parte successivamente trasformate nelle antiche città bavaresi di fondazione romana, Ratisbona (v.), Augusta (v.), Passavia, Altötting. Donazioni dell'imperatore Arnolfo di codici miniati e pregevoli oreficerie importate al tesoro del duomo di Ratisbona, oggi nella Biblioteca e nella «Reiche Kapelle» del Resi-denz-Museum di Monaco, davano un forte impulso al fiorire di tali arti, specialmente a Ratisbona, dal sec. XI in poi; monasteri, come quelli di Wessobrunn, divennero pure centri artistici. Anche l'architettura ecclesiastica si sviluppa pienamente a partire dal sec. xi, specialmente ad Augusta, Tegernsee, Frisinga e ancora a Ratisbona. Le porte di bronzo del duomo di Augusta (metà del sec. xi) sono il più importante esempio di scultura romanica.
Nei secc. xir e xiri si moltiplicano le fondazioni e gli ampliamenti di chiese e monasteri: Prüfening (presso Ratisbona), Ratisbona (S. Giacomo, Tutti i Santi, Niedermünster, S. Emmeramo), Frisinga, Seeon, Altenstadt, Steingaden, ecc. Dell'antica pittura parietale sono scarsi gli avanzi (Prüfening, Ratisbona,

(frr. H. Wute, Monaco)
Baviera - Portale principale del Ducmo (sec. xiv-xv) - Ratisbona.
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Perschen); le più importanti sculture sono a Ratisbona. Assai note le vetrate figurate nel duomo di Augusta, e importantissima la scuola di miniatura di Ratisbona.
Cominciano, nel sec. xili, infiltrazioni di stile gotico; nell'architettura del ' 300 , si accentua sempre più il carattere locale, che dura fino al relativamente tardo apparire di elementi rinascimentali. Ratisbona (Duomo attuale), Augusta (ricostruzione del Duomo) e Kaisheim forniscono esempi del gotico pieno; Amberg, Nördlingen, Straubing, Wasserburg, Ingolstadt, Passavia, Landshut, ed altre chiese di Monaco documentano lo stile tardo gotico, floridissimo, che si libera sempre più dai legami occidentali per l'opera di famosi architetti (ad es., lo Stettheimer). Contemporaneamente si moltiplicano le costruzioni profane (municipi, ecc.). La scultura, anonima, nei duomi di Augusta ('300), Ratisbona (principio del ' 400 ) ed altri, comprende nel ' 400 molte personalità ben distinte, che furono anche fra le più importanti nella scul. ture tedesca: lavorano in B.: il Kaschauer, H. Multscher (v.), Erasmus Grasser, H. Leinberger, Gregor Erhart, Adolf e Hans Daucher, Jörg Lederer, L. Hering, che furono, in gran parte, ancora "gotici ", ma di uno stile movimentato, talvolta appassionato, che andava già preparando la nuova ondata rinascimentale. Lo stesso vale per la pittura : anonimi sono i maestri dell'altare di Paehl (Monaco), dell'altare degli Agostiniani di Monaco (museo Nazionale), il maestro della «Pollinger Tafel», l'altro della «Marientafel»; risultano attivi fino nel ' 500 F. Herlin (Nördlingen),

(fol. H. Watz, Monaco)
Baviera - Chiesa di S. Anna (secc. xv-xvi) - Augusta.
H. Holbein il Vecchio (v.), Burgkmair (v.), J. Breu (v.) e Chr. Amberger (Augusta); Altdorfer (v.), W. Huber, Ostendorfer (Ratisbona); H. Strigel (Memmingen), M. Schaffner e B. Zeitblom (Ulm); G. Maeleskircher e J. Pollack (Monaco).
Soltanto nel tardo ' 300 lo stile gotico è definitivamente sorpassato, per il sopravvenire di forme rinascimentali, o piuttosto manieristiche, meridionali, che si trasformano poi in barocche. Tali forme giungono in B. già trasformate, pel tramite di maestri fiamminghi (F. Suatris [v.], Hubert Gerhard, Peter Candid de Witte, Adrian de Vries). I più importanti monumenti (oggi distrutti per azioni belliche) erano alcune parti del castello reale e la chiesa di S. Michele di Monaco e il municipio di Augusta (Elias Holl). L'architettura profana assume importanza preponderante, come provano il palazzo dei Fugger ad Augusta, l' "Antiquarium" della reggia di Monaco (uno dei primi edifici costruiti appositamente per una raccolta di antichità), tutti decorati da pitture e scul. ture dell'epoca.
Nella pittura si delinea lo stesso sviluppo stilistico con prevalenza di temi profani (ritratto) per opera di H. Müelich, Christoph Schwarz (Monaco), fino a J. Rottenhammer, i due Loth (Monaco) e Joh. Matth. Kager (Augusta). Di questo stesso periodo i principali scultori sono : A. Daucher, Hubert Gerhard (fontana di "Augustusbrunnen ", Augusta), H. Krumpper (statua della "Patrona Bavariae ", Monaco).
Nell'arte barocca, fino al tipico, ricco e chiaro rococó della Germania meridionale, si accresce grandemente il numero delle nuove chiese; tra le più notevoli vanno annoverate: quella di Maria Birnbaum; le chiese dei Teatini, della S.ma Trinità e di S. Giovanni Nepomuceno (Monaco), Benediktbeuern, Fürstenfeld, Weltenburg, Rohr, Rottenbuch, Berg am Laim, Rott am Inn, Wies, Andechs e molte altre; famosi fra gli architetti : le dinastie degli Asam (v.), dei Dientzenhofer; Joh. Michael Fischer, J. e M. Guenther, Dom. e Joh. Zimmermann. Numerosi anche gli Italiani, attivi, talvolta per generazioni, in B. : i Viscardi, E. Zuccali, ecc. Suggestiva la posizione dei grandi monasteri di Benediktbeuern, Oberaltaich, Metten, Ottobeuren (in parte con bellissime costruzioni di biblioteche). Influssi francesi cominciarono ad apparire nell'architettura profana: castelli di Schleissheim e Nymphenburg presso Monaco (J. Effner, Cuvillies).
Chiese e castelli contengono ricchi stucchi e pitture. Fra i grandi decoratori sono noti i Guenther, i Feuchtmayer, Joh. Zimmermann, fra i pittori J. Knoller, George de Marées, J. Zick, Chr. Wink; fra gli incisori il Riedinger; e tra gli scultori, infine, il Faistenberger, J. B. Straub e il Bustelli che fu uno dei più grandi creatori in porcellana, attivo nella fabbrica di Nymphenburg.
L'architettura del neo classicismo e del pieno ' 900 si manifesta specialmente a Monaco (v.). Ma anche la pittura si concentra sempre più nella capitale, tanto che si può parlare di una vera scuola di Monaco. I Kobell, P. v. Hess, i ritrattisti Stieler ed Edlinger e più ancora i paesaggisti Dillis, Dorner, Wagenbauer iniziano il naturalismo del ' 900 , in parte sotto influsso francese. Schwanthaler è il più importante scultore classicista; il Klenze, il Gärtner ed altri diventano architetti dei re di B. Sotto la protezione della corte fiorisce la pittura monumentale (P. v. Cornelius, W. Kaulbach, Schnorr v. Carolsfeld), ma anche il paesaggio classico (Rottmann). Lo Spitzweg, lo Schleich, il Piloty, il Lenbach, il Lier, il
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Loeffa e W. Dietz rappresentano varie correnti della pittura tedesca, culminando nel gruppo Leibl, Schuch, Truebner; Hölzel, L. Dill, Langhammer, Uhde; tipici rappresentanti di pittura monacense, come H. v. Habermann, L. Samberger, L. Herterich, influc nzarono pittori dell'importanza di H. v. Marées, Uhde, Coriath. Tra i moderni nati o attivi in Monaco si elencano i pittori A. Weisgerber, K. Caspar, gli scultori Ad. Hildebrand, B. Bleeker, C. Casper, K. Fiedler e H. Wimmer.
Per l'arte della B. settentrionale (Franken) v. FRANCONIA.
Brill: H. Sepp, Bibliographie d. Bayr. Kunstgesch., Strasburgo 1906 e 1912; B. Riehl, Bayerns Donnatal, Monaco 1912; W. Pinder, Die Deutsche Plastik (Handbuch der Kunstwissenschaft), Berlino 1914 e Potsdam 1929; K. Grosber, Schwäbische Skulptur der Spätgotik, Monaco 1920; M. Hauttmann, Gesch. d. kirchl. Baukunst in Bayern ccc.,
ivi 1921; R. Oldenbourg e Uhde-Bernays, Münchener Malerei im 10. Jahrhundert, Augusta 1922; H. Karlinger, Romanische Strieglastik in Altbayern, Augusta 1924; W. Pinder, Die Deutsche Plastik des 13. Jahrh., des 17. Ja