; K. Grosber, Schwäbische Skulptur der Spätgotik, Monaco 1920; M. Hauttmann, Gesch. d. kirchl. Baukunst in Bayern ccc.,
ivi 1921; R. Oldenbourg e Uhde-Bernays, Münchener Malerei im 10. Jahrhundert, Augusta 1922; H. Karlinger, Romanische Strieglastik in Altbayern, Augusta 1924; W. Pinder, Die Deutsche Plastik des 13. Jahrh., des 17. Jahrh., 2 voll., Monaco 1924; A. Buckler, Die Regensburg-Frïfealager Bachmalerei, ivi 1924; E. Buchner e K. Feuchtmayr, Beiträge zur Gesch. d. deutsch. Kunst, 2 voll., Augusta 1924-28; A. Feulner, Bayr. Rolnho, Monaco 1922; Ph. M. Halm, Studien zur süddeutsch. Plastik, Augusta 1925; B. H. Röttger, H. Mielich, Monaco 1925; A. Feulner, Die Deutsche Plastik des 16. Jahrh., des 17. Jahrh., 2 voll., ivi 1926 ; H. Karlinger, Bayr. Kunstgeschichte, I. ivi 1928 ; A. Feulner, Skulptur u. Malerei des 16. Jahrh. (Handbuch der Kunstwissenschaft), Potsdam 1929; G. Dehio, Geschichte d. deutsch. Kunst, 4 voll., Berlino 1930-34, passim; W. Pinder, Deutsche Barockplastik, Königstein-Lipsia 1933; H. Karlinger, München u. die deutsche Kunst im 19. Jahrh., Monaco 1932; G. Dehio, Handbuch d. deutsch. Kunstdenkmö̈ler, III: Süddeutschland, Berlino 1934; G. Barthel, Barockkirchen in Altbayern u. Schwaben, Berlino 1938; W. Hager, Bauten des deutsch. Barocks, Jena 1941; C. Lamb, Die Wiss, Monaco 1948. Cf. anche le riviste Deutsche Kunst u. Denkmaldpflege, 1927-43, passim; Münchner Jahrbuch der bild. Kunst, 1906 sgg.; Abhandlungen d. K. Bayr. Akad. d. Wissenschaften, 1835 sgg.; Sitzungsberichte d. K. Bayr. Akad. d. W., 1880 sgg.; Oberbayr. Archiv f. Voterl. Gesch., 1839; Das Bayerland, 1890 sgg.; Die Christliche Kunst, 1904 sgg. Bernardo Degenhart
IV. Ordinamento scolastico. - Al momento del crollo del nazismo si passò al riordinamento scolastico e si tentò di fare della scuola bavarese un istituto per la rieducazione, pur mantenendo il carattere unitario-tedesco-nazionale si tentò di introdurre nelle scuole l'educazione morale laica con la quale si voleva arrivare alla solidarietà umanitaria e sociale fra tutti i popoli. Questa educazione morale dovrebbe essere indipendente da quella religiosa la quale fa parte delle materie scolastiche obbligatorie, ma non nella stessa misura come prima del nazismo. L'insegnamento della religione è curato dalle comunità religiose e confessionali; quello, previsto, della morale laica dovrebbe essere curato dai laici (professori di filosofia ?). La supervisione, l'ispezione, come pure la direzione, dipende di nuovo dalla autorità centrale la quale, per il momento, è alle dipendenze delle autorità d'occupazione.
L'istruzione si divide in prescolastica e scolastica. La prescolastica si svolge nei giardini d'infanzia. La scolastica è obbligatoria, gratuita e ha la durata di 10 anni. In tutta la B. si hanno 7609 scuole elementari "Volkshauptschulen" delle quali 5347 seguono l'indirizzo cattolico, 1958 l'indirizzo protestante; 89 l'indirizzo misto e 27 l'indirizzo ebraico. La durata dell'insegnamento elementare è di 7 anni ed è seguito dal doposcuola elementare "Volksfortbildungsschule" che è triennale ed obbligatorio. L'istruzione media ha corsi classici, scientifici, magistrali, professionali. L'istruzione superiore viene impartita nelle Università di Monaco (fondata nel 1472 a Ingolstadt, trasferita nel 1826 a Landshut e nel 1880 a Monaco), di Würzburg (fondata nel 1402 e rinnovata nel 1582 ) e di Erlangen (fondata nel 1743), nel Politecnico «Technische Hochschule» di Monaco (fondato nel 1836 e riorganizzato nel 1868), nell'Università agraria «Hochschule für Landwirtschaft» a Weihenstephan (fondata nel 1852), Università per il commercio "Handelshochschule" a Norimberga, Accademia delle belle arti a Monaco (fondata nel 1770), Accademia musicale "Staatsakademie der Tonkunst" a Monaco ed un Conservatorio a Würzburg.
L'educazione del clero cattolico viene curata nei seminari vescovili di Ratisbona, Spira, Würzburg e Miltenberg e nelle «Philosophisch-Theologischen Hochschulen» (Università di filosofia e teologia) a Ambergs, Bamberga, Aschaffenburg, Augusta,
Burghausen, Landshut, Ratisbona e Würzburg, dove si possono conseguire i titoli accademici. Per i membri dell'Ordine francescano esiste a Monaco una «Philoso-phisch-theologische Hochschule» fondata nel 1828; a Monaco si trova un Istituto per gli studi biblici e della storia della Chiesa retto dai Benedettini. - Vedi Tav. LXVIII.
Brill.: Y. Snider, Bayern, in Lexik. der Pädagog. der Gegeaus, p. 196 sg.; H. Meizolt, Bayerisches Volksschulrecht, ivi 1926; H. Bauerschnidt, Entschlilung u. Zieh d. b. hoh. Schulwesen, in Bayern. Bildungsszene, Monaco 1928, p. 278 sg.; P. Doering, Riordinamento scolastico in Baviera, in Boll. di LegisL. Scolastica Comp., 2 (1948), p. 6 sgg.
BÄWIT. - Località del medio Egitto presso la quale furono scoperte le rovine di uno dei più importanti monasteri del primo medioevo, quello di Apa Apollo (cf. W.E. Crum, Der hl. Apollo und das Kloster von Bawlt, in Zeitschr. für ägypt. Sprache, 40 [19021903], pp. 60-62; J. Clédat, in Comptes Rendus de l'Acad. des Asscr. et Belles Lettres, 45 [1902], pp. 525-46), che morì nel 395, monastero ricordato da Palladio e Rufino. Era un monastero doppio, contenente cioè anche un cenobio femminile dedicato ad Ama Rachel. Esso durò fin verso l'inizio del sec. 2, quando fu distrutto dai musulmani, che lo saccheggiarono e ne portarono alcune sculture a decorare la moschea del vicino villaggio di Dašlūt. Nel centro del monastero sorgevano due chiese quasi simili in planimetria, riccamente decorate da sculture che sono le più interessanti fra quante ci ha lasciato l'arte cristiana del medio Egitto (cf. E. Chassinat, Fouilles à Baouit, Cairo 1911,
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ido E. Chascinat, Fouilles a Bapult, in: Memoires publicz par les membres de l'Inst. franc. d'arch. orient., XIII, Cairo BIII. Bâwî̀r - Parte centrale di un fregio della chiesa Sud (sec.xi o xit). Parigi, museo del Louvre.
vol. di tavole senza testo). Ma di ben maggiore importanza sono le molte pitture che decoravano le sale e le cappelle, qualche volta anche le celle del monastero, pitture che non solo rappresentano dei soggetti cristiani, ma anche altri tratti del Vecchio Testamento (specialmente la storia di Davide), e dall'antica mitologia, quale il mito di Orfeo. Altre pitture hanno soggetti tutt'affatto profani, quali sono due scene di caccia. Innumerevoli sono le iscrizioni dipinte o graffite, ricche di informazioni sia sul culto quanto sull'organizzazione del monastero.
Bibl.: J. Clédat. Le monastère et la nécropole de Bapult, Cairo 1004: id., in Comptes Rendus de l'Acad. des Insct. et Belles Lettres, 47 (1904), pp. 317-26; J. Maspéro, Fouilles a Bapult, ibid., 1913, pp. 287-301; J. Maspéro e E. Drioton, Fouilles exécutées a Bapult, Cairo 1932, oltre alle opere cit. nel testo.
Ugo Monneret de Villard
BAXTER, Richard. - Teologo protestante inglese, n. a Rowton nel 1615 , m. nel 1691 . Fu ordinato ministro anglicano nel 1638 , ma non abbandonò le dottrine non-conformiste della sua famiglia. Dal 1641 al 1662 fu pastore a Kidderminster, dove lavorò con tanto frutto da trasformare quel villaggio. Pur con le sue idee non-conformiste, celebrò il ristabilimento della monarchia. Dal re Carlo II ( 1660-85 ) fu nominato suo cappellano, and nel 1660 gli fu offerta la sede episcopale di Hereford, che non accettò. L'anno seguente intervenne alla conferenza celebrata nel palazzo di Savoy per la revisione del Prayer Book. Nel 1662 non avendo aderito all' «Uniformity Act», con il quale tutti i ministri anglicani dovevano conformarsi al nuovo Prayer Book, fu privato della sua parrocchia di Kidderminster, ed ebbe a soffrire molte persecuzioni. Con l'avvento al trono del re Guglielmo III, nel 1688, finirono i suoi guai, e quando mori, i non-conformisti piansero uno dei principali loro capi. Fu incredibile l'attività letteraria del B.
I suoi importanti Practical Works, da soli, formano 4 voll. in-fol.; vennero poi ristampati in 23 voll. in 8^{°}, e costituiscono un'importante collezione di casuistica, di polemica e di teologia positiva e morale. Molta fama gli venne anche dal suo trattato sulla Dimora eterna dei Santi (voll. 22 e 23), del quale buona parte venne soppressa in tutte le edizioni stampate dopo la restaurazione, per aver egli collocato tra i beati alcuni personaggi defunti contrari alla monarchia. La dottrina chiamata basteriana insegna che la grazia comune è data a tutti, ma ha bisogno di un'altra grazia speciale per essere effettiva in ordine alla salvezza: la elezione e la riprovazione non si devono attribuire allo stesso modo a Dio, il quale elegge, ma non gli si può imputare il peccato che produce la riprovazione; Cristo mori per tutti e per questo a tutti, ma non nello stesso modo, è fatto l'invito. Come si vede il B. si separa in questo dalla dottrina calvinista, ma in altri punti la professa chiaramente. Quasi prevedendo gli sforzi che secoli dopo si do-
vevano fare per l'unione delle Chiese, il B. scrisse: The True and Only Way of Concord of all the Christian Churches (Londra 1680). Per lui la prima condizione sarebbe sapere il Credo, l'Orazione domenicale ed il Decalogo. Nella Chiesa unita, ai magistrati civili spetterebbe di determinare quali religioni si debbano approvare, quali tollerare o respingere; ai soli ecclesiastici (vescovi o semplici ministri) ordinare i candidati, ed alle singole comunità scegliere il proprio pastore, ecc. Tra gli scritti molteplici del B. ec ne sono alcuni fortemente anti-cattolici. Il basterianismo ebbe molti avversari; uno di questi, Tommaso Edwards, non dubitò di stampare nel frontespizio del suo libro, Baxterianismo zcelato, il seguente distico: "Fronte mel apparet, tegitur sed ventre venenum; Mellique, sub cauda taxica mixta iacent { }^{2}.
Bibl.: R. Baxter, Reliquiae basterianae (autobiografia), ed. di M. Sylvester, Londra 1696; T. Edwards, The Paracelsus damautled of her Cloud, or Baxterianism Barefaced, ivi 1699; W. Ormes, Life and Times of R., ivi 1830; V. I. Ponicke, Life of R. B., ivi 1924; A. R. Ladel, R. B. Purtiun and Mystic, ivi 1921; J. T. Wilkinson, R. B. and Margaret B., ivi 1928. Camillo Crivelli
BAYER : v. PEREZ.
BAYEUX. - Città sul fiume Aure, dipartimento di Calvados; ebbe vari nomi nell'antichità : Tolomeo la chiama Arigenus Biducoesiorum, la tavola Peutingeriana: Arogenne, poi Baiocum, Iulobona, Biduatium. Conquistata dai Romani, fece parte della provincia lionese seconda. Presa da Clodoveo, sotto i Franchi, costituì il comitatus Baiocensis. Fu più volte devastata dai Normanni.
Incerte sono le origini della diocesi di B. Sia le due prime redazioni del Martirologio geronimiano sia il Martirologio di Adone non ricordano alcun santo di questa diocesi; in quello incompleto di Usuardo è menzionato solo il vescovo s. Vigore, che si ritrova in un manoscritto del sec. x del Geronimiano insieme col vescovo Giovanni. Quanto alla tradizione, essa si riassume in tre leggende, di cui la più antica può risalire al sec. viri. Le liste episcopali giunte a noi risalgono al sec. xir; il primo vescovo ricordato è Esuperio, il cui nome è inciso in un vassoio d'argento da lui donato alla chiesa (cf. G. Morin, Missorium de SaintExupère. Note sur un plateau offert à l'Eglise de B. par son premier évêque, in Mélanges d'arch. et d'hist., 18 [1898], pp. 363-79). Nell'età moderna B. viene spesso detta la diocesi dei Santi, perché ne annovera più di trenta, tra cui recentemente canonizzato s. Giovanni Eudes.
La Cattedrale, costruita nel sec. vi, bruciò nel 1105; sono superstiti i capitelli della cripta e delle torri della facciata, del sec. xir, alla quale età appartengono anche

Ide J. Clédat, La manostire et la nécropole de Bapult, in: Mrmalres publits par les membres de l'Inst. franc. d'arch. orient., XII, Cairo BIII Bâwî̀ - Pitture della Cappella XVII (ca. sec. xiI).
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Bayeux - Absule della Cattedrale (secc. xili-xiv).
le arcate della navata centrale con formelle che risentono d'una ispirazione anglosassone o orientale, i pilastri e le ogive delle navatelle e il portico meridionale. Il deambulatorio intorno al coro immette a nove cappelle a raggera; il piano superiore della nave e il transetto sono posteriori (secc. xili-xiv). Gli affreschi superstiti sono del sec. xiv, la sala capitolare del sec. xili-xiv contiene un cospicuo tesoro con una serie di manoscritti liturgici. Nell'episcopio si conserva un arazzo di lana su tela della regina Matilde (1077), rappresentante la conquista romana dell'Inghilterra.
La diocesi comprendeva dodici abbazie maschili, tra le quali cinque benedettine (la più antica era quella di S. Vigore a Cerizy-la-Forêt); due abbazie e cinque case conventuali femminili.
Dal 1855 il vescovo è titolare anche della diocesi di Lisieux (v.).
Attualmente la diocesi di B. conta 380.000 cattolici su 396.318 ab., 718 parrocchie, 7488 sacerdoti diocesani e 50 regolari ( 1948 ). E divisa in due arcidiaconati; il 1^{°} di B., comprendente la città di Caen (v.), il centro più importante della diocesi; il 2^{°} di Lisieux. Ha un grande seminario a B. e il piccolo seminario della Maladrerie a Caen.
Bibl.: L. Duchesne, Les fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{2} ed., Parigi 1910, pp. 212-22; P. Calendini, s. v. in DHG, VIII, coll. 23-40.
BAYLE, Piebre. - Filosofo e letterato protestante, n. a Carla (Ariège) il 18 nov. 1647, m. a Rotterdam il 28 dic. 1706. Nel 1669 lasciò il calvinismo per abbracciare la fede cattolica; ma, quasi subito, tornò al calvinismo. Fu a Ginevra, poi a Parigi e a Sédan professore all'Università protestante. Quando questa fu chiusa passò a Rotterdam, dove insegnò all'École illustre, dal 1681 al 1693. Perdette la cattedra sotto l'accusa d'irreligiosità.
Il B. accolse e spinse al massimo l'antitesi tra ragione e fede. I due termini sono assolutamente inconciliabili:
i dogmi rivelati sono l'antitesi perfetta delle più evidenti verità della ragione naturale. Il merito dell'atto di fede sta nell'accettazione arazionale volitiva dell'irrazionalità delle verità rivelate. Ogni conoscenza umana è soggetta al dubbio: il B. teoreticamente è scettico; e solo con l'adesione alla fede esce dallo scetticismo. Il parossismo con cui accentuò l'antitesi ragione-fede, fece dubitare della sua sincerità, ma essa in fondo esprimeva la sua tragica scissione interiore. In dipendenza dai suoi princìpi, il B. propugnò la tolleranza religiosa. In etica, dovendo l'attività morale essere razionale, il B. ne afferma l'indipendenza da ogni convinzione religiosa. Il suo influsso, dovuto all'ampiezza della sua erudizione ed alla spregiudicatezza con la quale ne fa uso, fu larghissimo e deleterio. L'enciclopedismo ed in particolare Voltaire si formarono evidentemente sul metodo del B. e ne presero a modello, soprattutto nella lotta contro la Chiesa e la verità rivelata, la critica acre ed ironica e lo scetticismo corrosivo pur nella sua superficialità.
La sua opera maggiore è il Dictionnaire historique et critique, in 2 voll., Rotterdam 1695-97, che ebbe molte edizioni. Si ricordano inoltre le Nouvelles de la république des lettres, periodico (di lui ed altri), 1684-87; CEnures diverses, 4 voll., l'Aia 1727. Tutte le sue opere (Opera omnia) furono ripetutamente messe all'Indice (v. Index libr. prohib., Roma 1948, p. 42).
Bibl.: A. Cascz, P. B., Parigi 1905; J. Delvolvé, Essai sur B., Parigi 1906; L. Lévy-Brühl, Les tendences de B. et de Fontanelle, in Rev. d'histoire de la philosophie, i (1927), pp. 49-68. Giacomo Soleri
BAYLEY, James Roosevelt. - Prelato nordamericano, n. il 23 ag. 1814 a Rye (Nuova York), m. il 3 ott. 1877 a Newark. Cresciuto nel protestantesimo, divenne rettore della chiesa di S. Pietro di Harlem. Nel 1841 lasciò questa carica, venne a Roma, ove abbracciò la fede cattolica, e fu battezzato nell'apr. 1842. Frequentò il seminario di S. Sulpizio a Parigi per studiare teologia. Ritornato in patria, fu ordinato sacerdote nel marzo 1844, e divenne segretario del vescovo Hughes di Nuova York. Nel 1853 fu creato primo vescovo di Newark. Spiegò grande attività nell'organizzazione della nuova diocesi e, sebbene non avesse a disposizione grandi mezzi finanziari, riusci a fondare varie case religiose, un seminario e scuole. Nel 1872 fu trasferito alla sede arcivescovile di Baltimora. Scrisse una storia della Chiesa cattolica di Nuova York (A brief sketch of the early history of the Catholic Church on the island of New York, 2ª ed., Nuova York 1870).
Bibl.: T. E. Meehan, s. v.in The Cath. Enc., II, pp. 359-60. Silvio Furlani
BAYMA, Giuseppe. - Teologo e scienziato, n. a Chieri il 9 nov. 1816, m. a S. Clara il 7 febbr. 1892. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1832, si distinse subito per le sue attitudini alle scienze esatte. Espulso dal Piemonte coi suoi confratelli, si rifugiò nello Stato Pontificio, a Bertinoro, bene accolto dal vescovo G. B. Guerra, che gli affidò la direzione del seminario (18531860). Andato in Inghilterra, passò nel 1868 negli Stati Uniti e vi fu rettore del collegio di S. Francisco e quindi professore ivi e a S. Clara in California.
Attivissimo e di multiforme ingegno, in Inghilterra e America si distinse per molti scritti d'indole filosofica, fisica e matematica nei quali, pur dimostrando rispetto a a. Tommaso, s'avvicina alle teorie cosmologiche del p. Boscovich. E noto soprattutto per una teoria singolare sulla transustanziazione, emessa come semplice ipotesi in The Catholic World del 1873-75, ma subito dichiarata "intollerabile" dal S. Ufficio con decreto del 7 luglio 1875 (cf. Denz-U, nn. 1843-46). Scrisse pure un aureo libretto ascetico: De studio religioner perfectionis excitando, augendo et conservando, Roma 1851, più volte ristampato
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Bazzano - Facciata della chiesa di S. Giusta. Il portale e del 1238.
e tradotto in varie lingue (in it., Roma 1867, e Amelia 1889), attribuito a torto al p. G. Roothaan.
Bibl.: Sommervogel, VIII, 1783-84; S. Casagrandi, De clavis sodalibus provinciae tawrinenis S. I. commentarii, Torino 1906, pp. 191-210; J. Rickaby, B., in The Cath. Enc., II, col. 360. La teoria eucaristica del B. è largamente confutata da G. B. Franzelin, De Eucharistia, 2^{2} ed., a cura di G. Filograssi, Roma 1932, pp. 291-98, e dal p. C. Piccirelli, Disquisitio de cethalico intellectu dogmatis transsubstantiationis, Napoli 1912, pp. 130-31, 174, 183, 240. Antonio Pislanti
BAYONNE: v. baiona.
BAZIANUS. - Canonista, n. a Bologna, m. il 22 febbr. 1197. Fu canonico della cattedrale di Bologna. A lui si attribuisce, per le sigle B a, o B a x, che le accompagnano, una serie numerosa di glosse ai testi del Decretum di Graziano. Si suppone che esse facessero parte di un intero apparato, che egli avrebbe scritto intorno al testo grazianeo. E stato confuso con Ioannes Bassianus legista cremonese, suo contemporaneo, uno dei principali maestri dell'evoluta scuola civilista di Bologna.
A B. fu altresi attribuito, dal Kantorowicz, un parere legale (consilium) da lui reso il 20 apr. 1192. (Uber die Entstehung der Digestenvulgata, ed. Mommsen, Weimar 1910, pp. 27-32).
Bibl.: S. Kuttner, Repertorium der Kanonistik, Città del Vaticano 1937, p. 162 e passim (v. indice, s. v.), e bibliografia ivi citata.
Antonio Rota
BAZIN, Jean-Baptiste. - Scrittore ascetico francescano, n. a Auxonne (Côte-d'Or) nel 1637, m. a Digione nel 1708. Baccelliere in teologia alla Sorbona, fu guardiano in più conventi e nel 1672 fece un viaggio a Roma. Scrisse una vita di s. Giovanni da Capistrano (Vignieu 1692); Eclaircissements sur la sainte
Messe justifiés par l'Ecriture, les conciles et les Pères (Parigi 1688); La grande Messe et la manière de l'entendre (Lione 1687).
L'opera sua principale è la Praxis recollectionis anmue ad usum ff. Min. de Observantia (Lione-Parigi 1686), dedicata a François de Harlay, arcivescovo di Parigi. Primo scritto del genere nella letteratura ascetica francescana, fu composto per agevolare la pratica del ritiro annuo di 70 8 giorni imposto a tutto l'Ordine dal capitolo generale di Toledo ( 1658 ).
Bibl.: P. Besnard, Les Cordeliers et Cordelières de Châlon-sur-Saône, in Revue d'Hist. Francisc., 4 (1927), pp. 341-44. Ferdinando Dianilico
BAZIN, René. - Romanziere francese, n. ad Angers il 26 dic. 1853, m. a Parigi il 20 luglio 1932. Nobile è lo sforzo di racchiudere nell'opera sua tutte le inquietudini sociali religiose e patriottiche del tempo: le sue idee politiche e sociali sono legate alla rigida dottrina cattolica di un credente illuminato, e tutta l'opera sua di narratore è sostenuta da una fede serena e attiva; in un solo amore egli unisce la Francia cattolica e la Chiesa romana. Conservatore in politica, simpatizza per l'ancien régime, ma vuole tuttavia prendere parte attiva al movimento della vita sociale contemporanea per ricondurla ai principi di un tempo. Talora forse ha esagerato, ma la buona fede è evidente.
La sua opera narrativa, in un primo tempo più spontanea e di ricca inventiva (Stéphanette, Ma tante Giron, Une tache d'encre, La sarcelle bleu ecc.) raggiunge un pieno successo con La terre qui meurt (1899) in cui è denunciato il pericolo dello spopolamento della campagna. Con l'Isolée (1905) comincia ad acquistare in ricchezza descrittiva ciò
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A sinistre: BEATIFICAZIONE DI CONTARDO FERRINI ( 13 apr. 1647). Funzione del mistino, presente la S. Congregazione dei Riti e il Capitolo Vaticano, momento del "Te Deum". A destra: BEATIFICAZIONE DI MARIA CORETTI (27 apr. 1647). Canto dell'inno in onore della beata nella funzione serale con Pintervento del Papi. Era presente anche la mamma della beata.
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PORTE RINASCIMENTALI DELLA CATTEDRALE DI BEAUVAIS (1500-48)
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che perde in invenzione: Le blé qui lève (1907) viene a correggere, sia pure involontariamente, la tristezza del romanzo del nonnis vandeano. Si possono ricordare anche Les Oberlé (1901) di forte accento patriottico, Donatienne (1903), una delle sue cose migliori, i Mémoires d'une vieille fille (1908), la Barrière (1901), Les nouveaux Oberlé (1919) ecc., oltre i Contes de bonne Perrette (1904), i Révits de la plaine et de la montagne (1903), le Pages religieuses (1906), Aujourd'hui et demain (1916).
Il B. dimostra sempre notevole facoltà d'osservazione, sa cogliere i tratti caratteristici di cose e persone, rivelare in un'atmosfera di poesia i legami che avvincono l'uomo alla sua terra: ottimista sincero esalta in una lingua piacevole, ricca e facile la bellezza della virtù cristiana e la necessità delle leggi morali e sociali.
BibL.: Ch. Boussan, R. B., Parigi 1226; J. Calvet, Le renouveau catholique dans la littérature contemporaine, ivi 1931, pp. 107-27; J. S. Wood, Un aspect du mouvement traditionaliste et social dans la littérature française contemporaine : R. B., sa vie et son cuvre, ivi 1934; J. Catta, R. B., un romancier de vraie France, ivi 1936.
BAZZANO. - A due miglia da L'Aquila in Abruzzo, sul fiume Aterno. E l'Antico Vicus Ofidius. La sua chiesa parrocchiale è dedicata a s. Giusta che la passio attribuisce all'età di Massimieno (BHL 4586).
La martire fu sepolta in un luogo intorno al quale si sviluppò un ipogeo scavato nel masso con loculi chiusi da muretti e arcosoli pure in muratura. Ivi si rinvenne un'iserizione cristiana dell'anno 396 (CIL, IX, 3601). All'oratorio primitivo, ivi eretto nel sec. 12, si sovrappose una chiesa, ricostruita nel 1218 , a tre navate, con portale datato del 1238; la nave centrale venne scorciata nel 1461, dopo un terremoto; la nave destra venne poi adibita ad abitazione parrocchiale. Molti frammenti architettonici ed epigrafici documentano le successive trasformazioni.
BibL.: M. Armellini, Gli antichi cimiteri cristiani di Roma e d'Italia, Roma 1803, pp. 692-93; A. Berignani, Osservazioni sulle catacombe di S. Vittorino e di B. e sopra una capsella per reliquie, in N. Bull. di archeol. crist., 9 (1903), pp. 187-93; I. Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, I, Milano-Roma s. d., pp. 9, 299, 321, 330, 464-65; figg. 351-58; II, pp. 150, 228, 330, 339; figg. 379-87. Enrico Josi
BAZZI, Giovanni Antonio: v. Sodoma (il).
BAZZINI, Antonio. - Compositore e violinista, n. a Brescia nel 1818, m. a Milano nel 1897. Maestro di cappella a Brescia, poi professore e direttore del conservatorio di Milano. Concertista insigne, compose fra altra musica: l'oratorio La resurrezione di Cristo, i Salmi LI e LVI, la cosiddetta «sinfonia, cantata" Sennacheribbo (dal salmo XXV), l'ouverture Saul, una Messa, vespri, ecc. Gastone Rossi Doria
BEACIA. - B., alla quale sembra venisse trasferita la sede di Castulum (ora Baeza, prov. di Jaén, Spagna) appare la prima volta nel 675 , ed esisteva ancora nell'862. Riconquistata la città nel 1227, la sede fu ristabilita, ma nel 1246 venne trasferita a Jaén (v.). B. però ha conservato fino ad oggi la metà del capitolo. Ha seminario minore ed ebbe un'università fondata sotto Paolo III.
BibL.: E. Flórez. España Sagrada, VII, Madrid 1751, pp. 97-122; A. Lambert, s. v. in DHG, VII, coll. 79-84. Giovanni Mascguer
BEANI, Gaetano. - Sacerdote e storico, n. il 23 luglio 1836 a Pisa, m. il 13 febbr. 1912 a Pistoia. Studiò a Firenze, Livorno e Pistoia. Ordinato nel 1859, divenne nel 1867 parroco della chiesa dello Spirito Santo a Pistoia, ove esercitò il suo ministero con zelo ed amore fino alla morte.
Come studioso, si occupò con particolare profitto della storia ecclesiastica pistoiese (I vescovi di Pistoia e Prato dall'anno 1730 al 1871. Notizie biografiche, Pistoia 1881; La Chiesa pistoiese dalla sua origine ai tempi nostri, ivi 1883, che ebbe anche una 2ª ed. nel 1912).
BibL.: Necrologio di G. Piccioni in Bull. stor. pistoiese, 14 (1912), p. 102 sgg., con bibliografia degli scritti del B. Silvio Forlani
"BEATA NOBIS GAUDIA".-Inno dellelodi per la festa di Pentecoste, comunemente adoperato nella liturgia sin dal sec. x. La discesa dello Spirito Santo e la predicazione degli Apostoli riportate da Act. 2, sono qui narrate in forma agile e leggera. Le lingue di fuoco, che trasformano i discepoli e ne fanno i banditori del Vangelo con la forza della parola e con la fiamma della carità, hanno elevato il poeta ad una visione grandiosa. Chiude questa rapida rievocazione un'umile preghiera per chiedere al Signore che discendano anche su noi i doni dello Spirito, che ci siano rimessi i peccati e che vengano tempi di quiete e di pace per tutti.
BibL.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, pp. 182-83; L. Venturi, Gli inni della Chiesa, tradotti e commentati, 3ª ed., Firenze 1880, p. 278 sgg.; S. G. Piment, Les hymnes du Bréviaire romain, III, Parigi 1884, p. 132 sgg.; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. a., p. 205 sgg.; G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 96; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 127. Silverio Mattei
"BEATE PASTOR PETRE CLEMENS ACGIPE". - Inno delle lodi per le feste di s. Pietro, composto di una sola strofa, oltre la dossologia, tolta dall'inno attribuito a Paolino II diAquileia (m. nell'Soz) Felix per omnes festum mundi cardines, rimaneggiato dai correttori di Urbano VIII. E una preghiera a s. Pietro perché ci sciolga dai vincoli del peccato e ci apra la porta del cielo, egli che ha avuto la suprema potestà di sciogliere e di legare. E una parafrasi deprecativa della grandiosa scena di Cesarea di Filippo, riportata da Mt. 18.
BibL.: M. Dreves, Analecta hymnica L.,Lipsia 1907, p. 141; G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, pp. 222-23; C. Albin, La poétie du Bréviaire romain, Lione s. a., p. 240; G. Bossi, Gli inni del Breviario, versione ritmica, Roma 1919, p. 260; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 187. Silverio Mattei
BEATIFICAZIONE. - La b. è un atto, per il quale il Sommo Pontefice permette che un servo di Dio in qualche regione, città, diocesi, famiglia religiosa sia pubblicamente venerato con il titolo di beato; e ciò, o con la celebrazione del giorno festivo in suo onore, o con la sua commemorazione nei divini uffici, o con la recita dell'ufficio e celebrazione della Messa de Communi, o con la recita dell'ufficio avente particolari lezioni e con la celebrazione della Messa propria, o con tutti questi privilegi insieme, secondo le disposizioni in proposito. Si tratta quindi di un culto permissivo e non precettivo, limitato e non esteso a tutta la Chiesa.
I. La b. nella liturgia e nel diritto. - Si ha una duplice b.: la formale e la equipollente. Questa seconda riguarda cause antiche di servi di Dio, che prima dei decreti di Urbano VIII, con i quali si vietarono atti di culto ecclesiastico e pubblico a persona che non fosse stata beatificata o canonizzata dalla Sede Apostolica, erano già in possesso di quel culto; per questi casi si procede in via straordinaria, come si dirà in seguito.
1. - Nella b. formale la procedura invece segue la via ordinaria e regolare, quella cosiddetta de non cultu, che abbraccia tutte quelle cause di servi di Dio che non ebbero mai culto. Queste cause s'iniziano con tre processi compiuti dall'ordinario del luogo, nel quale il servo di Dio mori, o vi trascorse la maggiore e principale parte della vita, o vi avvennero i miracoli.
Il primo processo riguarda la ricerca e la raccolta degli scritti editi e inediti del servo di Dio. Il secondo rende a provare la fama di santità, delle virtù e miracoli o del martirio, e l'assenza di qualsiasi ostacolo perentorio; tale processo si dice information. Qualora si tratti di cause storiche, occorre, secondo le norme pubblicate dalla S. Congregazione dei Riti il 4 genn. 1939 (cf. AAS, 31 [1939],
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Beattificazione - Lettera postulatoria di Luigi XIII per la b. della ven. Caterina da Genova ( 16 genn. 1834). Città del Vaticano, archivio della Sacra Congregazione dei Riti.
pp. 174-75, se ne veda il commento di J. Jaros, in Apollinaris, 13 [1939], pp. 451-59) che l'ordinario costituisca una commissione di almeno tre persone di provata competenza in studi storici e in ricerche di archivio. Ad essi spetta in solidum il compito di eseguire la raccolta completa delle fonti scritte relative alla vita, virtù o martirio, antica fama di santità o di martirio ecc. I medesimi poi dovranno essere indotti nel processo quali testi di offrìo per enumerare e descrivere in particolare le indagini fatte, e per attestare della autenticità e del valore dei singoli documenti o testi, i quali verranno allegati al processo o in originale o in fotografia o in copia autentica. Nel terzo processo si deve dimostrare che mai il servo di Dio fu onorato di culto ecclesiastico e pubblico.
I tre predetti processi in un esemplare, che si chiama transunto, si inviano chiusi e sigillati alla S. Congregazione dei Riti, la quale ne cura l'apertura e, giusta le norme prescritte, la copia pubblica da servire agli attori. Dopo l'esame degli scritti, fatto da due censori teologi, se nulla vi è stato rinvenuto che sia meno consentaneo alla fede o che in qualche modo offenda la coscienza dei fedeli, si procede all'esame del processo informativo circa la fama di santità o del martirio e circa l'assenza di qualsiasi ostacolo perentorio. Questa discussione viene fatta sulla base della Positio super introductione Causae, preparata dall'avvocato nelle cause recenti, e di ufficio dalla Sezione Storica nelle cause storiche. La parte
principale di questa posizione è costituita dal sommario, ove sono raccolte le principali deposizioni dei testimoni, o i principali documenti criticamente presentati dalla Sezione Storica. Vi si inseriscono anche i giudizi dei censori teologici sugli scritti del servo di Dio e le lettere postulatorie, di personalità ecclesiastiche o laiche, o di enti che supplicano il S. Padre per la introduzione della Causa. Se il voto dei cardinali, appartenenti alla stessa S. Congregazione, risulta favorevole, il Papa segno (firmando con il suo nome di battesimo) la cosiddetta commissione della introduzione della causa, con la quale la causa passa sotto la piena giurisdizione della Sede Apostolica. Si discute poi il processo del non culto; e qualora risultassero indizi o argomenti di culto, la causa rimane sospesa, per riprendere il suo corso soltanto dopo rimosso ogni segno di culto.
A questo punto la causa entra in una nuova fase, perché da parte della S. Congregazione dei Riti si spediscono al vescovo che ha fatto il processo informativo le lettere remissoriali per istruire il processo apostolico sulla fama di santità e sua continuazione e sulle virtù e sui miracoli in specie o sul martirio e sulla sua causa. Nelle cause storiche, lo studio della documentazione, fatta di ufficio dalla Sezione Storica, tien luogo del Processo apostolico.

Beattificazione - Verso della medesima lettera con sigillo, indirizzo e annotazioni di ufficio.
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Del processo apostolico sulla fama di santità potrà domandarsi la dispensa, se dal "processo informativo" la esistenza della fama di santità è sufficientemente provata. Terminato il processo ed inviato a Roma, viene congiunto con quello informativo; e di entrambi si esamina la validità, cioè se siano state osservate le norme stabilite dal CIC. Riconosciuta la validità dei processi, si discute, in tre adunanze successive, dette congregazioni, se il servo di Dio abbia o no esercitato le virtù teologali e cardinali in grado eroice, e, trattandosi di cause di martiri, se consti del martirio, della sua causa e dei segni o miracoli che lo accompagnarono. In forza del CIC, can. 2101, è proibito proce-
dina la promulgazione del relativo decreto, in virtù del quale al servo di Dio spetta il titolo di venerabile, che tuttavia non importa alcuna permissione di pubblico culto (CIC, can. 2113, § 2).
Il giudizio della eroicità delle virtù richiede la conferma dei miracoli operati per intercessione del servo di Dio (CIC, can. 2116). Bastano due, se la prova delle virtù è stata fornita da testimoni de visu in entrambi i processi, informativo ed apostolico, o anche se i testimoni del processo apostolico siano almeno de auditu a videntibus. Qualora la prova delle virtù sia desunta da testimoni de visu nel processo informativo, e de auditu auditus nell'apostolico, si esigono tre mi-

Beattificazione - Lettera postulatoria dell'imperatore Francesco Giuseppe per la b. del ven. Clemente Maria Hofbauer, redentorista ( 7 apr. 1863) - Città del Vaticano, archivio della Sacra Congregazione dei Riti.
dere alla discussione delle virtù se non son trascorsi 50 anni dalla morte del servo di Dio. Base della discussione sono le posizioni super virtutibus contenenti il sommario di tutti gli atti processuali, la informazione o difesa dell'avvocato, le obbiezioni del promotore generale della fede e le risposte dell'avvocato.
La prima congregazione, detta antepreparatoria, si tiene alla presenza del cardinale ponente o relatore, nelia quale danno il loro voto i prelati officiali e i consultori componenti la S. Congregazione dei Riti. Nella seconda congregazione, detta preparatoria, alla quale prendono parte i cardinali insieme ai predetti prelati officiali e ai consultori, si torna ad approfondire la questione delle virtù o del martirio, tenendosi anche conto delle nuove obbiezioni prospettate nella seduta antecedente. I cardinali, uditi i voti dei presenti, deliberano se si possa o no procedere innanzi. Qualora essi siano di parere che la causa non sia ben maturata, e che sussistono tuttora difficoltà che non hanno avuto adeguata soluzione, la congregazione preparatoria si può ripetere una o più volte secondo la necessità. Quando tutto è chiarito, si tiene la congregazione generale alla presenza del Pontefice, il quale, ascoltati i voti della intera assemblea, prende tempo a riflettere se debba o no approvare la eroicità delle virtù o la verità e consistenza del martirio. Quando nella sua mente è tutto chiarito or-
racoli. Nel caso poi che in ambedue i processi le virtù siano dimostrate dai soli testimoni di tradizione e dai documenti, si richiedono quattro miracoli (can. 2117). La discussione di questi si svolge nelle tre o più congregazioni, e nella medesima forma già indicata per la discussione delle virtù. E da notare che nelle cause dei martiri, se consti evidentemente del martirio e della sua causa considerati sia materialmente che formalmente, ma manchino i miracoli, la S. Congregazione decide se bastino i segni, e, in loro mancanza, se debbasi supplicare il Pontefice per la dispensa su essi. Per la dimostrazione dei miracoli, quali risultano dalle testimonianze processuali, i consultori ed i cardinali si giovano dello studio e del giudizio dato da periti, scelti dalla S. Congregazione tra medici e chirurghi, dotati di singolare capacità. All'inizio della discussione vengono nominati due periti; se essi sono concordi nel negare il miracolo, non si procede più oltre; se entrambi si mostrano favorevoli, si nomina nel corso della discussione un terzo perito per maggiore garanzia; se poi dei primi due periti, uno sia favorevole e l'altro contrario, si scelgono in seguito due periziori. Non di rado avviene che la S. Con-
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gregazione, per essere meglio illuminata, affidi il caso alla competenza di un peritissimo.
Con disposizione in corso (1949) e ad esperimento per un anno, è istituita presso la S. Congregazione dei Riti una commissione medica, che ha lo scopo di studiare tutta la parte scientifica del miracolo. I voti dei periti vengono discussi dai membri della commissione, il cui segretario alla fine fa una relazione conclusiva sotto l'aspetto medico. Questa commissione tiene il posto della congregazione antepreparatoria.
Terminata favorevolmente la discussione dei miracoli, è aperta la via alla b. Si richiede tuttavia un'ultima congregazione generale dinanzi al Pontefice per stabilire: «se si possa procedere con sicurezza alla b. del servo di Dio». E questo un nuovo argomento che dimostra quale e quanta cautela la Chiesa usi in atti di sì grande importanza. Udito il parere dei consultori, dei prelati e dei cardinali, il Sommo Pontefice, se e quando crede, ordina che se ne pubblichi il decreto, detto del Tuto. E quando poi ha fissato il giorno in cui nella basilica Vaticana si celebri solennemente la b. formale, questa s'inizia con la promulgazione del breve apostolico, con il quale si concede che il venerabile servo di Dio da quel giorno assuma il titolo di beato e che gli siano attribuiti gli atti di venerazione spettanti ai beati; si scopre quindi la immagine del neo-beato, si canta un solenne Te Deum di ringraziamento e si celebra poi la Messa pontificale, primo atto di culto verso il beato. In serata il Papa scende nella basilica Vaticana per venerare il nuovo beato.
2. "Ma vi è anche una b. equipollente, riservata ai casi eccezionali di quei servi di Dio, che almeno da cento anni prima del decreto di papa Urbano VIII (1634) erano nel pacifico possesso del culto poi continuato fino al presente. La trattazione di cause di questo genere, prima che nell'anno 1917 fosse promulgato il CIC, era più breve e più rapida; poiché, se dal processo istruito dall'ordinario risultava dimostrata la esistenza di quell'antico culto e la sua continuazione, la S. Sede non faceva che confermare quel culto; e in questa conferma consisteva la b. equipollente. Con il Codice ora vigente la procedura è più lunga, ma offre maggiori garanzie di sicurezza e dimostra la prudenza della Chiesa romana, la quale nella valutazione degli antichi documenti tiene conto delle norme suggerite da una sana critica storica, che non possono e non debbono essere trascurate.
In virtù dunque delle nuove disposizioni l'ordinario perquisisce gli scritti del servo di Dio, ed istruisce il processo sulla costante fama di santità della vita e delle virtù o del martirio e insieme sul culto presentemente prestato. Il processo viene inviato alla S. Congregazione dei Riti; e, dopo un severo studio della sezione storica, istituita da Pio XI il 6 febbr. 1930 in seno alla stessa S. Congregazione dei Riti, i cardinali in una congregazione ordinaria discutono: «se si debba segnare la commissione della introduzione della causa x. Segnata la commissione dal Pontefice, la sezione storica assume il compito di istruire il processo apostolico sulla vita e virtù o martirio del servo di Dio e sul culto, in guisa da accertarne l'inizio e la continuazione, e pronunzia la sua sentenza. La posizione così preparata, con l'aggiunta delle obbiezioni del promotore generale della fede e delle risposte dell'avvocato, viene esaminata in una congregazione ordinaria che delibera: «se il caso eccezionale del culto sia talmente provato, che si possa procedere ad ulteriora». Il giudizio affermativo della S. Congregazione, se confermato dal Pontefice, non ha altro valore che quello di provare il fatto del culto immemorabile. In base poi ad una posizione preparata dalla stessa sezione storica e accompagnata dalle obbiezioni del promotore
generale della fr le e dalle risposte dell'avvocato, si procede all'esame delle virtù o del martirio nelle tre congregazioni, antepreparatoria, preparatoria e generale, con le norme stabilite per la b. formale. Se il giudizio riesce favorevole, basta che per ordine del Pontefice venga emanato un decreto sul fatto del culto immemorabile e sulla eroicità delle virtù o sul martirio perché il servo di Dio sia ritenuto beatificato per b. equipollente. In tal caso non si celebrano le feste solenni nella basilica Vaticana, ma al beato vengono concessi tutti quegli atti di culto pubblico, con i quali si sogliono onorare i servi di Dio forvalmente beatificati. (Per lo sviluppo storico della b. equipollente: v. culto, CONFERMA DEL).
BibL.: F. Contelorri, Tractatus et praxis de canonizadione sanctorum, Lione 1634; Benedetto XIV, De servorum Dei beatificadione et de leatorum canonizadione, Prato 1839; Codex paesulatorum, Roma 1934; Norme da seguisti nella compilazione delle posizioni riguardanti le cause dei servi di Dio e regolamento annesso, Roma 1943 (raccoglia le varie norme emanate dalla S. Congregazione dei Riti negli ultimi tempi). Carlo Saloni
II. La b. nella storia. - La b., come termine tecnico e come fatto, esiste soltanto dall'inizio dell'evo moderno, e tutta la sua procedura canonica tendeva originariamente senz'altro alla canonizzazione (v.). Essa si basa per i non martiri su tre decisioni pontificie distinte, ma ordinate tutte ad assicurare alla definizione conclusiva la massima certezza possibile. Tali sono la dichiarazione: 1) dell'eroicità delle virtù; 2) della realtà dei miracoli; 3) della sicurezza per poter procedere alla b. Le prime due dichiarazioni, come si vede, sono di carattere dottrinale: l'ultima invece è di natura pratico-legale. Solo dopo queste tre dichiarazioni il Sommo Pontefice procede alla b. Quella dell'eroicità delle virtù non è altro, in ultima analisi, che la dichiarazione base per la futura canonizzazione. Da questo momento è certo che quel servo di Dio merita di essere proposto al popolo cristiano come modello dell'ideale della santità cristiana. La dichiarazione della realtà dei miracoli dovuti all'intercessione del servo di Dio comporta la ratifica soprannaturale della prima decisione. Se si tratta invece di martiri, non si studiano le virtù né si emana un decreto relativo, essendo certo che, secondo la dottrina cattolica, il martirio cancella, come battesimo di sangue, ogni colpa e restituisce al martire la sua innocenza primitiva: basta quindi la certezza del martirio. Le decisioni pontifice con le quali si decreterà poi la canonizzazione, aggiungono alle precedenti solo una dichiarazione nuova, quella della realtà di nuovi miracoli. Conseguentemente abbiamo già per la b. tutti gli elementi essenziali che permetteranno poi anche la canonizzazione. Ciò palesa ancora oggi che la b. originariamente non era altro che una anticipazione della già stabilita canonizzazione, senza valore proprio. I teologi unanimemente concordano nel negare alla b. il carattere dell'infallibilità pontificia: la ragione la trovano in questo che la b. è un termine di transito e tende per natura sua alla perfezione nella canonizzazione come giudizio ultimo definitivo. D'altronde l'insieme delle cauzioni canoniche, se garantisce alla procedura che tende alla b. tutto il rigore di possibile umana certezza, garantisce anche alla futura pontificia dichiarazione infallibile della canonizzazione quel substrato umano necessario per un'istituzione che in ogni tempo fu creduta tra le massime delle Chiesa. La b. ebbe origine storicamente dal fatto che una canonizzazione fosse già decisa, ma che, per circostanze varie, non si potesse venire subito alla solennità della canoniz-
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zazione; oppure che intorno ad un servo di Dio si sviluppasse rapidamente un culto assai popolare (ad es., Francesco Saverio), mentre la causa di canonizzazione stava per avviarsi. Intanto era una cosa spiegabilissima che gli interessati premessero per una qualche concessione di culto preliminare, provvisorio, in previsione, sempre, della canonizzazione in vista. Sta di fatto che da Paolo V in poi si soleva concedere, in tal caso, che il servo di Dio «interim beatus nuncupetur» (v. culto, conferma del).
Diamo un elenco (incompleto) di tali concessioni : Paolo V: 1606, Salvatore da Orta; 1618, Tommaso da Villanova e Pasquale Baylon; 1619, Francesco Saverio. - Gregorio XV: 1622, Pietro di Alcantara. - Urbano VIII, nel suo lungo governo, fu largo di codeste concessioni. Esempi : 1624, Giacomo della Marca e Francesco Borgia; 1625, Andrea Avellino e Felice da Cantalice; 1626, Maria Maddalena de' Pazzi; 1629, Gaetano da Thiane; 1630, Giovanni di Dio; 1643, Giosafat Kunciewicz, martire dell'unione. Dette b. davano occasioni a feste, di sempre maggiore sviluppo, celebrate nelle Chiese nazionali o dei rispettivi Ordini a Roma e fuori, in quei luoghi per i quali erano concesse. Finalmente Alessandro VII nel 1662 ordinò che tali feste dovessero esser celebrate, per la prima volta, esclusivamente nella basilica Vaticana. Da quell'anno incominciano le b. formali. Era raggiunta, quanto alla solennità esterna, l'ultima fase della b.
Questa istituzione della b., sempre in previsione della canonizzazione, non poteva non incontrare universale favore, e in pari tempo, la stessa procedura canonica, mirante unicamente e direttamente alla canonizzazione, ne dovette subire gli effetti. Incominciò quindi a delinearsi un nuovo stato di culto, realmente diverso da quello dovuto al santo canonizzato. Urbano VIII, in vista di culti già esistenti, aveva istituito un: procedura canonica speciale, detta del cano exceptus, vide a dire, di un caso particolare, eccettuato dalle norme comuni della procedura che si basava, non sopra un culto esistente, ma sopra la fama di santità (v. culto, conferma del). Ora lo stesso Urbano VIII, nel 1642, ordinò che per i beatificati che avevano un culto speciale preliminare o anticipato, in vista della canonizzazione, non si dovesse istituire un processo sopra il culto, ma che bastasse produrre il breve della b. Si fece dunque distinzione tra culto e culto; era un primo passo verso le netta differenziazione tra b. e canonizzazione. Lo stato di beatificato si delineava sempre più chiaramente come cosa separata, e, siccome tale stato incominciò a durare non di rado per parecchio, gli interessati tentarono, con crescente invadente, di aumentare ed allargare il culto limitato dei beati, avvicinandolo sempre più a quello universale dei canonizzati. Ne seguirono due severe repressioni : nel 1652 fu dichiarato che gli indulti di b. non potessero essere oltrepassati da nessuno, e nel 1659 fu emanato il celebre decreto sugli onori spettanti ai «beati nondum canonizati», decreto sostanzialmente in vigore ancor oggi e che è fondamentale per la distinzione liturgica fra beato e santo. Ormai la b. doveva essere considerata non più come fase semplicemente interinale, ma come stato di transito obbligatorio alla canonizzazione. Clemente IX, nel 1668, decretò, conseguentemente, che dopo l'avvenuta b. non si tornasse più, come si faceva ancora talvolta, alla trattazione della vita, delle virtù o del martirio del beato, cose ormai definite, ma che si trattasse solamente delle cose sopravvenute dopo la b., cioè dei nuovi miracoli. Intanto nella formazione dei dubbi proposti alla Congregazione dei Riti in occasione della b., si soleva domandare, in sostanza, se si poteva procedere tuto alla canonizzazione, o almeno che si
potesse concedere ad interim la b. Clemente X finalmente ordinò (accorgimento giuridico, se si vuole, ma assai eloquente) che nella formazione del dubbio sopra il Tuto per la b. si omettesse ogni accenno alla canonizzazione, e che si proponesse il solo dubbio sopra il Tuto per la b. stessa. D'allora in poi la b. è, anche nel senso formalc-giuridico, una cosa in sé perfetta, completamente distaccata dalla canonizzazione, con un suo significato originale e proprio. Entro cento anni si può dire, l'istituto della b. aveva raggiunto il suo pieno assetto liturgico e canonico.
La prima b. formale, come fu detto, è quella di Francesco di Sales, 18 genn. 1662. Da allora fino al giugno 1949 sono state celebrate, in tutto, 185 b., con un numero complessivo di 983 beati, di cui 819 martiri. La b. si fa sempre per un beato solo, ad eccezione dei martiri che vengono beatificati anche a gruppi (quando la data è la stessa o è vicina; oppure è lo stesso il paese o il luogo di morte); di tali gruppi se ne contano, fino ad oggi, 22. Considerando il numero delle b., avvenute durante i vari pontificati, si trova il massimo di 41 sotto Pio XI; seguono Leone XIII con 29, Pio VI con 18, Pio IX con 17, Pio X con 15; Pio XII finora ne ha celebrate 16. Gli altri papi rimangono molto indietro. Vi furono anche dei rari vasi in cui lo stesso papa canonizcò chi da lui già era