iderando il numero delle b., avvenute durante i vari pontificati, si trova il massimo di 41 sotto Pio XI; seguono Leone XIII con 29, Pio VI con 18, Pio IX con 17, Pio X con 15; Pio XII finora ne ha celebrate 16. Gli altri papi rimangono molto indietro. Vi furono anche dei rari vasi in cui lo stesso papa canonizcò chi da lui già era stato beatificato. Alessandro VII beatificò e canonizzò Francesco di Sales, Benedetto XIV, Camillo de Lellis; Leone XIII, Giovanni Battista de la Salle; Pio IX, Paolo della Croce e Germana Cousin; Pio XI, Teresa del Bambino Gesù, Roberto Bellarmino, Maria Michela del S.mo Sacramento, Maria Bernarda Soubirous, i Martiri del Canadá, Andrea Liberto Fournel, Giovanna Antida Thouret, Lucia Filippi, Giovanni Bosco, Teresa Margherita Redi e Corrado da Parzham. Fra i beati che poi giunsero alla canonizzazione, quegli che dovette aspettare di più, fu Pietro Arbues : 203 anni ( 1664-1867 ); di meno, Teresa del Bambino Gesù, 2 anni (1923-25). Di 185 beatificazioni solo 80 cause giunsero, fino ad oggi, alla canonizzazione.
Diamo un elenco delle beatificazioni formali dal 1662 al giugno 1949, tratto dagli atti della S. Congregazione dei Riti: Alessandro VII: Francesco di Sales, 8 genn. 1662; Pietro Arbues, 20 apr. 1664. - Clemente IX: Rosa da Lima, 15 apr. 1668. - Clemente X : Pio V, 1 maggio 1672; Giovanni della Croce, 21 apr. 1673; Francesco Solano, 30 giugno 1673; i 19 martiri di Gorlaum, 24 nov. 1673. Innocenzo XI: Turibio di Mogrovejo, 2 luglio 1679. Clemente XI: Giovanni Francesco Regis, 24 maggio 1716. - Benedetto XIII; Giacinta Marescotti, 1 sett. 1728; Giovanni Prado, 24 maggio 1728; Fedele da Sigmaringa, 24 marzo 1729; Vincenzo de' Paoli, 13 ag. 1729; Pietro Fourier, 28 genn. 1730. - Clemente XII: Caterina Ricci, 30 apr. 1732; Giuseppe da Leonessa, 22 giugno 1737. Benedetto XIV: Alessandro Sauli, 23 apr. 1741; Camillo de Lellis, 8 apr. 1742; Girolamo Emiliani, 29 sett. 1747; Giuseppe Calasanzio, 7 ag. 1748; Giovanna Francesca di Chantal, 21 nov. 1751; Giuseppe da Copertino, 24 febbr. 1753. - Clemente XIII: Gregorio Barbarigo, 21 sett. 1761; Simone de Rosza, 12 maggio 1766; Bernardo da Corleone, 15 maggio 1768. - Clemente XIV: Francesco Caracciolo, 10 sett. 1769; Paolo Burali, 8 giugno 1772. Pio VI; Bonaventura da Potenza, 26 nov. 1773; Michele de Sanctis, 2 maggio 1779; Maria Anna di Gesù, 23 maggio 1783; Lorenzo da Brindisi, 2 giugno 1783; Giovanna Maria Bonomo, 9 giugno 1783; Nicola Fattore, 18 maggio 1786; Tommaso da Cort, 25 maggio 1786; Pacifico da S. Severino, 13 ag. 1786; Gaspare di Bono, 10 sett. 1786; Nicola Saggi, 17 sett. 1786; Giovanni Giuseppe della Croce, 24 maggio 1789; Sebastiano dell'Apparizione, 31 maggio 1789; Maria dell'Incarnazione, 15 maggio 1791; Andrea Hibernon, 22 maggio 1791; Caterina Thomas, 12 ag. 1792; Bernardo da Offida, 23 maggio 1793; Leonardo da Porta Maurizio, 19 giugno 1796; Giovanni de Ribera, 18 sett. 1796. - Pio VII: Giuseppe M. Tommasi, 29 sett. 1803; Veronica Giuliani, 4 giugno 1804; Francesco de Ceronimo, 24 maggio 1806; Giuseppe Oriol, 6 sett. 1806; Crispino da Viterbo, 13 sett. 1806; Alfonso de' Liguori
## Page 646
15 sett. 1816; Francesco Posadas, 20 sett. 1818; Giovanni Battista della Concezione, 26 sett. 1819. - Leone XII : Giuliano di sant'Agostino, 6 giugno 1825; Alfonso Rodriguez, 12 giugno 1825 ; Ippolito Galantini, 19 giugno 1825 ; Angelo da Acri, 28 dic. 1825 ; Vittoria Maria Fornari Strada, 26 sett. 1828. - Gregorio XVI: Sebastiano Valfré, 31 ag. 1834; Giovanni Massias, 22 ott. 1837; Martino de Porres, 29 ott. 1837; Maria Francesca delle Cinque Piaghe, 12 nov. 1843. - Pio IX: Pietro Claver, 21 sett. 1851; Paolo della Croce, 1 maggio 1853; Giovanni de Britto, 21 ag. 1853; Andrea Bobola, 30 ott. 1853; Giovanni Grande, 13 nov. 1853; Marianna di Gesù de Paredes y Flores, 20 nov. 1853; Germana Cousin, 7 maggio 1854; Giovanni Sarcander, 6 maggio 1860; Giovanni Battista de' Rossi, 13 maggio 1860; Benedetto Giuseppe Labre, 20 maggio 1860; Giovanni Leonardi, 10 nov. 1861; Margherita M. Alacoque, 18 sett. 1864; Pietro Canisio, 20 nov. 1864; Maria degli Angeli, 14 maggio 1865; Giovanni Berchmans, 28 maggio 1865; Benedetto Passionei, 10 febbr. 1867; 205 martiri giapponesi, 6 luglio 1867. - Leone XIII: Alfonso da Gracca, 12 genn. 1882; Carlo da Sezze, 19 genn. 1882; Umile da Bisignano, 26 genn. 1882; Luigi M. Grignian di Montfort, 22 genn. 1888; Clemente M. Hofbauer, 29 genn. 1888; Egidio di s. Giuseppe, 5 febbr. 1888; Felice da Nicosia, 12 febbr. 1888; Giovanni Battista de la Salle, 19 febbr. 1888; Maria Giuseppa di s. Agnese, 26 febbr. 1888; Giovanni Gabriele Perboyre, 10 nov. 1889; Pietro Luigi Chanel, 17 nov. 1889; Pompilio M. Pirrotti, 2 febbr. 1890; Giovanni Giovenale Ancina, 9 febbr. 1890; Francesco Saverio M. Bianchi, 2 apr. 1893; Gerardo Maiella, 9 apr. 1893; Leopoldo da Goiche, 16 apr. 1893; Antonio Baldinucci, 23 apr. 1893; Rodolfo Acquaviva e 4 compagni martiri, 30 apr. 1893; Pietro Sanz e 4 compagni martiri, 14 maggio 1893; Giovanni d'Avila, 16 apr. 1894; Diego Giuseppe da Codice, 23 apr. 1894; Bernardino Realino, 12 genn. 1896; Teofilo da Corte, 19 genn. 1896; 77 martiri annamiti e cinesi, 27 maggio 1900; Maria Maddalena Martinengo, 3 giugno 1909; Dionigio della Natività e Redotto della Croce martiri, 10 giugno 1900; Giovanna de Lestonnac, 23 sett. 1900; Antonio Grassi, 30 sett. 1890; Crescenza Höss, 7 ott. 1900. - Pio X: Gaspare del Bufalo, 18 dic. 1904; Stefano Bellesini, 27 dic. 1904; Agatangelo e Cassiano, martiri, i genn. 1905; Giovanni Battista Vianney, 8 genn. 1905; Marco Crisino e compagni martiri, 15 genn. 1905; Giulia Billiart, 15 maggio 1906; Francesco Gil e 7 compagni martiri, 20 maggio 1906; le 16 Carmelitane di Compiègne, martiri, 27 maggio 1906; Bonaventura da Barcelona, 10 giugno 1906; Maria Maddalena Postel, 17 maggio 1908; Maddalena Sofia Barat, 24 maggio 1908; Gabriele dell'Addolorata, 31 maggio 1908; Giovanna d'Arco, 18 apr. 1909; Giovanni Eudes, 25 apr. 1909; Stefano Teodoro Guénot e 33 compagni martiri, 2 maggio 1909. - Benedetto XV: Giuseppe Benedetto Cottolengo, 29 apr. 1917; Luisa de Marillac, 9 maggio 1920; Oliviero Plunkett, 23 maggio 1920; Anna Maria Taigi, 30 maggio 1920; 22 martiri dell'Uganda, 6 giugno 1920; 4 martiri di Cambrai e 11 di Valenciennes, 13 giugno 1920. - Pio XI: Teresa del Bambin Gesù, 29 apr. 1923; Michele Garicolts, 10 maggio 1923; Roberto Bellarmino, 13 maggio 1923; Antonio M. Giannelli, 19 apr. 1925; Vincenzo M. Strambi, 26 apr. 1925; Giuseppe Cafasso, 3 maggio 1925; 32 martiri (suore di varie Congregazioni) d'Orange, 10 maggio 1925; Maria Michela del S.mo Sacramento, 7 giugno 1925; Maria Bernarda Soubirous, 14 giugno 1925; Giovanni de Brébeuf e 7 compagni martiri dei Canadà, 21 giugno 1925; Lorenzo Imbert e 78 compagni martiri di Corea, 5 luglio 1925; Andrea Uberto Fournet, 16 maggio 1926; Giovanna Antida Thouret, 23 maggio 1926; Bartolomea Capitaniò, 30 maggio 1926; Giacomo Salles e Guglielmo Saltamochia, martiri, 6 giugno 1926; Lucia Filippini, 13 giugno 1926; Abba Ghebre Michele, 3 ott. 1926; Emanuele Ruiz e 9 compagni martiri di Damasco, 10 ott. 1926; Giovanni du Lau e 190 compagni martiri della Rivoluzione Francese, 17 ott. 1926; Giovanni Bosco, 2 giugno 1929; Teresa Margherita Redi, 9 giugno 1929; Claudio de la Colombière, 16 giugno 1929; Cosma da Carboniano (Gomidas Der Ineumurgan), martire, 23 giugno 1929; Francesco
M. da Camporosso, 30 giugno 1929; Giovanni Hemersford e 135 compagni martiri inglesi, 15 dic. 1929; Giovanni Ogilvie, 22 dic. 1929; Paola Frassinetti, 8 giugno 1930; Corrado da Pursham, 15 giugno 1930; Maria di s. Eufrasia (Palletier), 30 apr. 1933; Vincenza Gerosa, 7 maggio 1933; Gemma Galgani, 14 maggio 1933; Giuseppe Pignatelli, 21 maggio 1933; Caterina Labouré, 28 maggio 1933; Rocco Gonzalez e 8 compagni martiri, 28 febbr. 1934; Antonio M. Claret, 25 febbr. 1934; Pietro Renato Rogue, 10 maggio 1934; Giovanna Elisabetta Bichier des Ages, 13 maggio 1934; Maria Giuseppe Rossello, 6 nov. 1938; Francesca Saverio Cabrini, 13 nov. 1938; Maria Domenica Mazzarello, 20 nov. 1938. - Pio XII: Emilia de Vialar, 18 giugno 1939; Giustino de Jacobis, 25 giugno 1939; Filippina Duchesne, 12 maggio 1940; Gioacchina de Ventura de Mas, 19 maggio 1940; Maria Crocifissa di Rosa, 26 maggio 1940; Maria Guglielmina Emilia de Rodat, 9 giugno 1940; Ignazio da Laconi, 16 giugno 1940; Maddalena di Canossa, 7 dic. 1941; Maria Teresa di Soubiran, 20 ott. 1946; Teresa Eustochio Verzeri, 27 ott. 1946; Gregorio Grassi e 28 compagni martiri in Cina del 1900, 24 nov. 1946; Contardo Ferrini, 13 apr. 1947; Maria Goretti, 27 apr. 1947; Alessia Le Clerc, 4 maggio 1947; Giovanna Delanoue, 9 nov. 1947; Fratel Benildo (Pietro Romanponi, 4 apr. 1948.
La bibliografia si troverà alla voce: ciscosirzzamine. Vedi Tav. LXIX.
Giuseppe Lōw
BEATITUDINE NATURALE : v. FINE SUTTUO.
BEATITUDINE SOPRANNATURALE : v. vUSIONE BEATIFICA.
BEATITUDINI, MONTt delle. - Luogo dove Gesù pronunziò il discorso della montagna (Mt.5-7) ed elesse i Dodici all'apostolato. Secondo i dati evangelici era ben noto ( 766505 ), situato nelle vicinanze di Cafarnao e caratterizzato da altipiani ( M t .3,13 ; 5,1 ; 8,5; Mc. 3, 20; Lc. 6, 13.17; 7, 1; Jo. 6, 17).
Fu ricercato sul monte Oliveto, sul Taber (s. Girolamo), più comunemente a Hattin, collina vulcanica ( 316 m. s.m. e 524 m . sul lago di Tiberiade) a km . 15 a sudovest di Cafarnao e 10 da Tiberiade. Tra i moderni, B. Meistermann preferisce Seğerät el-Mubārakāt (km. 2,700 a nord-ovest del lago di Tiberiade).
I più lo identificano con il modesto altipiano che si estende a sud-ovest della collina (m. 150) di et-Tabgah (sette fonti) a km. 2,700 a sud di Cafarnao, detta «monte delle b.», alla cui sinistra sorge l'ospizio dell'Associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani e la nuova basilica delle b. La custodia francescana di Terra Santa nel 1935 ha rimesso alla luce una cappella (m. 11,90×4,40) con museici del sec. IV-vi, costruito sopra la gratta sulla quale (secondo Etheria) Gesù disse le b.

(ed. P. U. Bausy O.F.M.)
Beattitudin, monte delle - Qurûn Hattin. Doggio sperone roccioso che alcuni identificano con il m. delle b. Sull'altipiano anticamente si sarebbe raccolta la moltitudine degli ascoltatori; ivi Saladino annientò l'esercito crociato ( 5 luglio 1187).
## Page 647
BinL: A. Legendre, in DB, I, coll. 1528-31; L. Heidet, DBs, I, coll. 940-50; B. Meistermann, Guide de Terre Sainte, Parigi 1023, p. 550 ; P. Baldi, Nei luoghi santi, Firenze 1912; id., Enchiridion facorum sanctorum, Gerusalemme 1935, pp. 343-50; G. M. Perrella, I luoghi santi, Piacenza 1936, pp. 151-56. Bonaventura Marrani
## BEATITUDINI EVANGELICHE. - Proclamazioni (Mt. 5, 3-10) che iniziano il «discorso della montagna (Mt. 5-7), rivolto da Gesù ai «discepoli» e alla moltitudine. Con esse il Maetro, in otto frasi esclamative, enunzia il tema essenziale dello «spirito cristiano opposto allo spirito giudaico" (F. Prat, p. 269), chiamando felici ("beati"), e assumendoli nel Regno di Dio, coloro che il mondo suol rigettare; dà così una soluzione nuova, inaudita, del problema eudemonistico. Benché s. Agostino, seguito da s. Tommaso, A. Tostato e da pochi altri, ne ravvi: solo 7 (unificando la 1ª e l'ultima), e qualcuno (aggiungendo i vv. 11-12) ne trovi 9 (così il "Catechismo" della Chiesa russa edito da Filarete Drozdov, Pietroburgo 1823) o 10 (F. Delitzsch), s. Ambrogio e la generalità degli esegeti contano certamente 8 b . Le b. sono «il tema di tutto l'in-egnamento di Gesù» (M.-J. Lagrange, p. So; cf. Bossuet, 1^{°} giorno).
L'esclamazione declarativa iniziata con "beato" (ebr. 'afrê, "beatitudini di...") ricorre nel Vecchio Testamento (Deut. 33, 29; I Reg. 10, 8; Iob 5, 17; Prov. 3, 13, 18, e altre 6 volte; Eccle. 10, 17; Is. 30, 18; 32, 20; 56, 2; Dan. 12, 12), specialmente nei Salmi (Ps. 1, 1, e altre 25 volte). I Settanta traducono paxápcós; onde paxapopós (Rom. 4, 6, 9; Gal. 4, 15) "proclamazione di felicità in lode di qualcuno. Nei Nuovo Testamento ricorrono analoghe b.: Mt. 11, 6; 13, 16; 16, 17; 24, 46; Lc. 11, 28; 12, 37 sg. 43; 14, 15; Io. 20, 29; Ioc. 1, 12; I Pt. 3, 14; 4, 14; Apoc. 1, 3; 14, 13; 16, 15; 19, 9; 20, 6; 22, 7, 14. Tuttavia i cristiani di Oriente chiamano le b. "macarismi». Il Diatessaron arabo interpreta l'aggettivo iniziale "beati" in senso avverbiale: "viva!» (E. Preuschen, Tatians Diatessaron aus dem Arabischen, Heidelberg 1926, p. 86 sg.).
Le b. hanno carattere messianico: Gesù promulga il «lieto messaggio» della venuta del Regno di Dio (Mt. 4,17) inteso come sorrestereno, elencando i membri che di diritto ne fanno parte, Le b. enunzia no le condizioni per entrare nel Regno di Dio, considerato nella sua doppia fase presente e futura, iniziale e terminale. Esse sono requisiti necessari per entrare nella felicità del Regno. Il loro carattere di esclusività (B. Lanwer, p. 156; cf. 94, 99, 106) rirulta chiaro da Lc. 6, 24-26 e da altri passi del Nuovo Testamento (Mt. 10, 38; 16, 24; Act. 14, 22; Rom. 8, 17 sg.; I Cor. 1, 26-28; II Tim. 3, 12) : i fortunati di questo mondo non fruiranno del compenso (o "mercede") nel cielo (Mt. 5, 12; 6, 1-2. 5; Lc. 6, 23), poiché l'hanno già scontato quaggiù. Nella fase di faticosa elaborazione terrestre, il Regno procede nel contrasto tra il suo ideale di giustizia e la turpe realtà di cinica ingiustizia, per culminare poi nell'ordine in cui è assicurata la pace e la felicità. Nel porre le basi del Regno dello spirito, opposto a quello imperante della materia, Gesù vi include i reietti e i conculcati dal mondo. Il paradosso evangelico raggiunge qui l'acme. Benché i concetti siano in embrione nella letteratura profetica (cf. Is. 29, 19; 35,4 ; 61,1 ) e nei Salmi, le b. sono, nel loro complesso, d'un'originalità unica, d'un ardimento e potenza tale da rovesciare la visuale morale dell'umanità. Capovolgendo i privilegi (cf. Mt. 19, 30; 20, 16), le b. annunziano, a chi nulla spera dal mondo e vive nell'abbandono a Dio, l'ordine nuovo, la nuova morale, la nuova felicità. La beatitudine è effetto della sapienza (Prov. 3, 13; 8, 34; A. Robert, in Revue biblique, 43 [1934], p. 61 sg.).
Ognuna delle 8 b. è una massima (mâlâ̂̂) ritmica, costituita da una lode, al presente (Lc. 6, 21 in iste sul vōv), e da una categorica promessa che, pur riferendosi al futuro (la prima e l'ultima hanno \dot{ε} σ τ v, che doveva mancare nella forma aramaica primitiva), conferisce un diritto e una certezza attuale che, con la fede e la speranza, trappone il tribolato nella felicità (cf. Rom. 5, 3-5; Hebr. 11, 1). Ogni proposizione consta di due stichi: un oxymoron, cui segue un'apodosi introdotta da \dot{ε} τ (piutto-to asseverativo, come l'ebr. k i, con il senso di τ \dot{α} ρ ) che è la spiegazione e la giustificazione di fatto della protasi. L'apodosi presenta, oltre un chiarimento indiretto dei soggetti proclamati beati, il compenso (non si tratta propriamente di premio) di gioia e di gloria, basato sulla doppia legge della rivolta o "contrappasso" per i piaceri goduti e per i dolori sofferti : cf. Lc. 16, 25 e II Cor. 4, 17. Qualcuno (F. Prat, pp. 270 e 273) dit tinguede b. in due serie: la 4 prime abbraccerebbero il Regno come presente e futuro, le 4 ultime solo come futuro. Ma tutte le 8 b. sono strettamente parallele, impostate sullo stesso ideale e miranti alla stessa meta, pur esponendone aspetti diversi. Unico è il soggetto, unico soggetto, in tutte ( > Unum autem praemium, quod e't Regnum caelorum, pro his gradibus varie nominatum cst » : s. Agostino, De serm. Domini in monte, I, 4). Ognuna delle b. potrebbe dirsi completa come programma e include implicitamente le altre. Ciò spiega perché Lc. 6, 20-22 riferisca solo 4 b. (la 1^{2}, 3^{2}, 4ª e 8ª ) di Mt., facendole seguire da 4 maledizioni che, ricalcandole, le interpretano per via d'antitesi.
La 1ª b. racchiude in sostanza le 7 altre, come è chiaro dal soggetto della b. e dall'oggetto o termine di essa. Indica in sintesi tutte l'itinerario dalla tribolazione al Regno. Dall'interpretazione, controversa nelle applicazioni particolari, della 1ª b. dipende quindi quella delle altre. "Beati [sono] i poveri!» (Tertulliano, Adv. Marc., IV, 14: "Beati mendici») perché essi (oi π τ ε χ ρ ° i ) sono i destinati dell' ε \dot{α} α γ γ ε λ ι ° v del Regno (Mt. 11, 5; Lc. 4, 18). Il τ α χ ° ́ ς corrisponde nei Settanta all'ebr. 'dal (34 volte) o ' \bar{α} π δ σ ° ( 4 volte), più di rado ( 10 volte) a 'ebhj \bar{ρ} \bar{n} che traducono anche π ε ε^{′} ν ς ς. Più forte di π ε ε^{′} ν ς ("povero" che non può fronteggiare i bisogni della vita), π τ α χ^{′} α è l'«indigente», che è oppresso dai travagli in seno ad una società che lo disprezza e lo rigetta (cf. Mt. 11, 28). Nei Salmi (ove π τ α χ^{′} δ ς - ^{′ ′} α \dot{α} l 19 volte), gli ' \bar{α} π i β \bar{ρ} σ ° sono opposti al relá́ λ ω "empìs, cioè ai ricchi e potenti che ne sono gli oppressori (Ps. 11, 1-6); Dio promette a questi reietti rifugio e sostegno (Ps. 9, 13-19; 33, 7; 34, 10; Is. 57, 15) e il Messia li libererà (Ps. 71, 2-4, 22 sg.) dalla prepotenza dei magnati, rappresentanti e arbitri della legalità, che li conculcano: sarà il loro redentore e vindice (gá́ál: Is. 43, 1; 44, 22, ecc.; Ps. 71, 14). Gesù introduce nel Regno di felicità la larga massa dei miseri, sfruttati e illusi dalle minoranze scaltre e avide dei potenti (Is. 29, 20 sg.). Poiché i ricchi, schiavi militanti della materia trionfante, si sono formati un regno e una felicità quaggiù, Gesù elegge i derelitti (cf. Lc. 14, 21) relegati ai margini della società, senza mezzi e senza aiuti umani, glorifica il povero che soffre tutte le conseguenze della povertà i soprusi, insulti, inganni. E chiaro trattarsi di povertà effettiva, quella che spaventa e scandalizza il mondano; Lc. 6, 24 aggiunge la maledizione ai ricchi: Gesù è avverso ai ricchi perché combatte il mondo, il cui fasto e potenza contrastano col Regno di Dio (I Cor. 1, 26-28) e saranno annientati (Io. 16, 33; Apoc. 18, 10-19). Gesù, poverissimo (Mt. 8, 20; Lc. 9, 58), glorifica ed esige la povertà (Mt. 19, 21; Lc. 12, 33; 18, 22) in cambio del Regno (Mt. 13, 44-46), essendo la ricchezza, fulcro della potenza terrena, effetto e causa del peccato (Mt. 6, 24; Lc. 16, 9-13; cf. Eccli. 31, 8-9). Mt. 5, 3 (non Lc. 6, 20) ha la determina-
## Page 648
zione τ \tilde{ω} π v ε \dot{u} μ α τ ( α propriamente un locativo»: G. Bonaccorsi, p. 3), "nello spirito", che non limita affatto, ma intensifica il senso di π τ ω χ o i; non si tratta di poveri solo «in spirito», cioè in metafora, ma di poveri interiormente affranti dal disagio e dal dolore, come è chiaro dall'uso costante di π v ε \tilde{ω} μ α (ebr. rûah) in simili espressioni (Is. 57, 15; 66, 2; Ps. 33, 19; uguale senso di lèbh "cuore» in Ps. 108, 16): è la pavertà piena, lancinante fin nel più intimo dell'anima (ma s. Girolamo interpreta: "Adiunxit "spiritu " ut humilitatem intelligeres, non penuriam"; e s. Agostino, con il maggior numero dei Padri, pensa cosi). Mentre chi abbonda dibeni materiali è escluso dalla salvezza (Lc. 16, 25; 18, 25; Mt. 19, 21. 24), ai poveri «appartiene il Regno dei cieli (Mt.) o di Dio (Lc.)»: è l'unico verbo al presente, come nell'ultima b., perché il Regno esiste già ed è aperto agli eletti. Nelle 6 b . intermedie, il verbo è al futuro, perché enunziano particolari realizzazioni del Regno dopo la vita di prova; le 7 successive b. sono suggestive variazioni sul doppio tema della 1^{2} : la tribolazione, il Regno, l'una conducendo all'altro.
La 2^{2} b. ( » Beati i miti «, oi π ρ α ε i ́ s ) della Volgata, posta al 3^{°} posto nella maggior parte dei codici greci, riproduce sostanzialmente la 1^{2}. Tolta la proclamazione "beati», è cirazione di Ps. 36, 11. Nei Settanta, π ρ α \tilde{ς} ς traduce ' \hat{a} n imatĥ ( 46 volte) e ' \hat{a} n \hat{α} α ( 7 volte); la distinzione tra π τ ω χ o ́ s e π ρ α \tilde{ω} ς, come tra ' \hat{a} n imatĥ e ' \hat{a} n \hat{α} α, è minima nel linguaggio biblico, in cui questi termini comportano, di solito, un significato etico-religioso di modestia e di pazienza disposta a subire le ingiustizie senza reagire, confidando in Dio. I «miti» (F. Prat traduce "gli umili") sono meschini che nessuno calcola, rassegnati al loro umiliante e amaro destino. Innocui e innocenti per necessità, come i fanciulli, ché la violenza palese o occulta è prerogativa dei padroni del mondo, questi uomini, che non possono sperare nulla se non da Dio, "entreranno in possesso della terra" promessa ad Abramo (Gen. 15, 7-8. 18; Dent. 4, 38) e al popolo d'Israele (Ex. 3, 8. 17). Questo "terra" piena di delizie (s latte e miele»: Ex. 13, 5; 33, 3) rappresenta il Regno messianico.
La 3^{2} b. concerne gli «afflitti» (ol π ε v \vartheta ° \tilde{ν} v τ ε ς; L c. 6, 21 ol \varkappa λ α i ́ o v τ ε ς «i piangenti»), accasciati dal dolore (dal pentimento : s. Giovanni Crisostomo: PG 57.225 sg.), non solo dal lutto per la morte dei propri cari come opinava s. Agostino (PL 34, 1232). Gesú glorifica la sofferenza per i suoi salutari effetti: redime espiando, purifico distaccando, libera svincolando dal mondo. La tristezza tra le risa dei gaudenti del mondo, fuggita e odiata da elirei e da pagani, sarà trasformata in gaudio (Is. 16, 20-22; II Cor. 7, 10; I Pt. 2, 19; Apoc. 7, 17; 21, 4). Il Messia viene a consolare gli afflitti (Is. 61, 2 'âbhêlim, Settanta π ° \tilde{ω} ς π ε v \vartheta ° \tilde{ν} v τ α ς; cf. Is. 25, 8). Condizione della felicità eterna, la croce di Cristo reca sin d'ora "pace e gaudio" (cf. Mt. 10, 38; 16, 24; Lc. 9, 23; 14, 27; I Cor. 1, 17 sg.; Gal. 6, 14).
La 4^{2} \mathrm{~b}. esalta "gli affamati e assetati», cioè gli indigenti tormentati dal bisogno; l'oggetto aggiunto da Mt. 5, 6 (omesso da Lc. 6, 21), "la giustizia», approfondisce e rende pregnante, ma non muta il concetto: in fondo al soffrire del fedele angustiato vi è l'aspirazione ardente, anche se inespressa, all'ordine morale, che gli empi, detentori esclusivi dei mezzi di vita corporale, sconvolgono. La debilitante privazione fisica è acuita dai patemi interiori. "Saranno satellati»: il compenso era assicurato (Ier. 31, 25) nel regno messianico a quanti avevano penato (Is. 49, 10; 55, 1-2 «senza danaro»; cf. Eccli. 51, 33; Apoc. 22, 17). L'espressione è spiritualmente evocatrice, ché nella Bibbia "fame e sete" indica spesso il desiderio dei beni sovraterreni (Is. 56, 1; Ier. 31, 25; Am. 8, 11; Ps. 41, 2-3; 106, 9), che Dio soddisferà appieno.
La 5^{2} \mathrm{~b}. ha per soggetto «i misericordiosi» (ol ε λ α -f́ α ° v ε ς ). 'E λ ε \dot{η} μ ω v è detto solo, nel Nuovo Testamento, di Gesú in Hebr. 2, 17; i Settanta rendono con questa voce il doppio attributo divino bannûn e râbûm (Volg. miseriors et miserator) di Ex. 34, 6; Ps. 110, 4, ecc. Chi, come Dio, perdona i torti ricevuti, chi imita Gesú «compatendo" (Hebr. 2, 17; Col. 3, 12) i miseri con il condividere e alleviare i loro dolori fisici e morali (non solo con l'elemosina, come intendono s. Gregorio Nazianzeno s.
s. Leone Magno) "conseguirà la misericordia" divina, entrando nel Regno. Letteralmente è espressa l'equazione tra la prestazione e il compenso; ma, in realtà, il dono di Dio supera immensamente il merito umano (II Cor. 4, 17).
La 6^{2} \mathrm{~b}. si rivolge ai "puri di cuore» (ol \varkappa α \vartheta α ρ o i τ \tilde{η} \varkappa α ρ δ i α ), a coloro che sono retti e mondi di peccato "interiormente», in opposizione alla legalità formale, esteriore, su cui si reggono gli ottimati (Mt. 23, 25-28); oltre la castità è qui inculcata l'innocenza reale della vita, la rispondenza sincera a tutti gli obblighi morali. Gió. Ps. 23, 4 (cf. 50, 12) esige «il cuore puro» per chi vuol vivere accanto a Dio, e Ps. 73, 1 afferma che i prediletti di Dio sono i «puri di cuore» (bârê lêbhâb); "cuore" è qui un modo di esprimere che la realtà etica è posseduta e vissuta, non è apparenza né verbalismo. Oggetto della b. : "vedranno Iddio"; è la suprema felicità promessa a "gli uomini retti" e "innocenti" (Ps. 11, 7; 17, 15; cf. 15, 11), che sono i "puri di cuore». Questa " visione di Dio" caratterizza il Regno fondato da Gesú (Io. 14, 6-11, 19-23) e culminerà nella gloria eterna (I Cor. 13, 12; I Is. 3, 2; Apoc. 22, 4).
La 7^{2} b. glorifica i "pacifici" (ol ε i ρ η v o π o t o l ). Elp η v o π o t o ́ s (hapas nel greco biblico) risponde etimologicamente a pacificus; è colui che ama la "pace" (nel largo senso sensitico, includente "incolumila" e "salvezza ") e l'irradia intorno a sé. Essendo la pace frutto della giustizia (Is. 33, 17; Bor. 5, 4), il "pacifico», che è di vero giusto, si oppone all'ingiustizia (Proc. 10, 10 LXX). Il Regno messianico è il regno della pace piena (Is. 9, 6-7; 11, 6-9; 54, 10; Ez. 34, 25); Cristo ha inaugurato la pace ed è "la nostra pace" (Eph. 2, 14-15; Col. 1, 20 elp η v o π o t \hat{η} σ α ), ha recato al mondo l'evangelo della pace (Eph. 6, 15). Prerogativa di questi miti militi del "principe della pace": "saranno chiamati" (e saranno davvero, secondo la concezione semitica che identifica il nome con l'entità individuale) "figli di Dio". Dio infatti è "Dio della pace" (Rom. 15, 33; 16, 20; I Cor. 14, 33; II Cor. 13, 11; ecc.), e chi è "figlio di pace" (Lc. 10, 6) gli somiglia e gli appartiene. Gli eletti saranno, nel secolo futuro, "figli di Dio" (Lc. 20, 36); fin d'ora godono della filiazione divina perché la \dot{α} γ \dot{α} π η di Dio è nci loro cuori (Rom. 5, 2b. 5; 8, 14; I Io. 3, 1; 4, 8. 16), e non può concepirsi, dopo l'insegnamento di Gesú, ε i ρ η η v senza \dot{α} γ \dot{α} π η.
L'ultima b. si ricongiunge alla 1^{2} (s. Bernardo: PL 183. 135), con accentuato carattere di «inclusio» che fa del gruppo delle b. una strofa ritmica a sé stante. "I perseguitati per la giustizia" ("giustizia "nel linguaggio biblico è il termine piú generico indicante la perfezione morale: virtú, religione, bontà di vita) sono tutti quelli che si estraniano al mondo per conseguire la vita e la luce di Dio; il mondo, non riconoscendoli per suoi, li odia, come odia Cristo (Mt. 10, 16-22; 24, 9; Io. 15, 18-25; 16, 2; I Io. 3, 13). I due versetti seguenti, che riprendono, applicandola in seconda persona, questa b., poi l'intero discorso della montagna, tutta la dottrina e la storia evangelica, l'esperienza e la predicazione degli Apostoli, fino all'Apocalisse, sono lo sviluppo di questa b., la quale compendia (come la 1^{2} ) l'intero ottonario delle b. La realtà terrestre è spaventosa; ma per le vittime di essa è pronta la piú alta e piú fulgida rivincita: il Regno di Dio.
La teologia a*cetica delle b. ha alimentato in ogni tempo le anime cri-tiane, spronandole al distacco dal mondo, alla rinunzia, alla mortificazione, sulla ba*e della fede, della speranza e della carità. Vari Padri «i «ono sforzati di dedurre dalle b. una sinte»i si tematica di a*cesi.
S. Ambrogio (Expositio Ev. sec. Luc., V, 62 sgg.: PL 15, 1649-55) espone le 4 b. di L c .6,20-26 quali gradi "per quos ab ultimis ad superiora possumus ascendere" e le riallaccia alle 4 virtú cardinali, come anche le 8 b. di Mt. 5, 3-10 (ove ogni virtú si suddivide in due rami), rilevandovi una scala che dalla miseria iniziale sale alla gloria eterna (in ciò trova la differenza tra la 1^{2} e l'82 b. : incipienti e comprensori). S. Cromazio d'Aquileia (PL 20, 331-37) desume dalle singole b. altrettante virtú da praticare. S. Leone Magno (Hom. 95, De gra-
## Page 649
dibus ascensionis ad beatitudinem: PL 54, 460-66) ravvisa nelle b. 8 tappe morali ("gradus felicissimae ascensionis") che portano al riposo eterno "in tranquillissima Dei pace", o meglio 8 aspetti della perfezione cristiana. Tra i Greci, s. Gregorio Nisseno, nelle sue 8 omelie sulle b. (PG 44, 1194-1302), ne fa l'applicazione etico-ascetica, insistendo sui due aspetti attivo e contemplativo. S. Giovanni Crisostomo (PG 57, 223-30) vede nelle b. le virtù cristiane, di ognuna esponendo i gradi: la 1^{2} \mathrm{~b}. impone l'umiltà, principio di ogni perfezione, gli affitti sono i penitenti, quindi si sviluppa la fame di giustizia o santità, per cui si attua ogni bene in rapporto a Dio e al prossimo.
Nel medioevo l'interpretazione parenetica delle b. continua a svilupparsi, arricchendosi di applicazioni, fondate talora sull'allegorismo, alla vita cristiana, o clericale, o monastica. S. Bernardo, nel Sermo I in festa onosimn sanctorum (PL 183, 453-62; cf. accenni in De conversione ad clericos, 7-22: PL 182, 841-56, e in Sermo II in Circuncisione Domini: PL 183, 135), vede nelle 8 b . altrettante virtù, disposte in gradazione non gerarchica, ma piuttosto cronologica in relazione all'esperienza ascetica dei monaci : la volontaria paupertatis viftias è rimedio alla superbia, la mansuetudine o obbedienza è rimedio alla ribellione del peccato, la 3ª \mathrm{~b}. riguarda la "contritio spiritus et assiduitas lacrymarum", la 4^{2} il desiderio della perfezione, la 5ª l'elemosina, la 6ª la lotta contro la concupiscenza e il peccato con l'uso del doppio "remedium" dell'orazione e della confessione, la 7ª la carità fraterna, l'8a il martyrium attuantesi nel chiostro. Dante (Purg. XII, 110: pauperes sp. = umili; 15, 38; 17, 68 sg.; 19, 50; 23, 5-6; 27, 8) applica le b. alle virtù per cui gli eletti si avviano al premio celeste. Ludolfo di Sassonia (Vita Christi, parte 1a, cap. 33, Venezia 1566, pp. 155-62), s. Bernardino da Siena ( 9 sermoni di Avvento sulle b.: Opera, III, ivi 1745, pp. 18-68), come tutti i predicatori e scrittori ascetici fino ad oggi, spiegano le 8 b . come "i principi fondamentali della morale cristiana", "le massime generali della morale e della perfezione cristiana" (M. Meschler, Méditations sur la vie de H. S. Yous-Christ, trad. dal tedesco, I, Parigi 1892, pp. 425 e 427).
Una sistemazione teologico-mistica ideò s. Agostino, innestandola sulla comune interpretazione eti-co-ascetica. Dal numero "sette" (l'ultima b. è identificata alla prima) l'Ipponate deduce che le b. sono i 7 doni dello Spirito Santo (Is. 11, 2-3), ma in serie invertita, dalla 1ª che combacia con il timor di Dio, all'ultima ("pacifici") che racchiude la sapienza (De serm. Dom. in monte, I, 3-4: PL 34, 1234; e più rapidamente in Sermo 347: PL 38, 1524 sg., e De doctr. chr., II, 7: PL 34, 39). Conclude la sua opera De serm. Dom. in monte (II, 2: PL 34, 1308) richiamando l'equazione: 7 b. =7 "operazioni" dello Spirito Santo. Il parallelismo tra lo "spirito di Jahweh" e la redenzione degli oppressi può fondarsi, meglio, su Is. 42, I (48, 6); 61, 1; Ex. 37, 14.
S. Agostino, peraltro, ben conosceva e adottava la spiegazione semplicemente morale-ascetica delle b. (Sermo 53; Epist. 130, 3-5; De sermone Domini in monte, I, 1-2, ove ravvisa nella 1^{2} \mathrm{~b}. l'umiltà, nella 2^{2} la carità, ecc.). La si ritrova anche nel nuovo Sermo (già elencato da Passidio) scoperto a Vienna ed edito da G. Morin (1922), in un manoscritto del sec. xIII; qui le b. sono dette con insistenza otto.
La teoria mistica agostiniana è riprodotta da s. Beda (In Matth. ev. expus. I. I: PL 92, 24-25), il quale per altro segue s. Ambrogio per Lc. 6, 20-26 (PL 92, 401-405), da s. Pier Damiani (PL 144, 411-15), da Ugo da S. Vittore (PL 175, 765 sg.). S. Tommaso le dà un assetto più sistematico. Posto che il giusto è sotto la mozione dello Spirito Santo, che con i suoi doni (habitus) lo rende disposto ad assocondarne gli impulsi soprannaturali (Summa theol., 1^{2}-2^{20}, 9,68 ), le b. sono gli "atti" che ne risultano (loc. cit., q. 69, a. 1), atti identici specificamente a quelli de-
rivanti dalle virtù morali infuse, ma differenti per il modo con cui sono prodotti e per un grado superiore di perfezione oggettiva. Coordinandole poi ai beni perseguiti, l'Angelico pone la gerarchia delle "sette" b.: le tre prime si oppongono ai beni fallaci, le due seguenti costituiscono la vita attiva e dispongono alla vera felicità, le due ultime formano la vita contemplativa e "vel sunt ipsa beatitudo finalis, vel aliqua inchoatio eius, et ideo non ponuntur in beatitudinibus tanquam merita sed tanquam praemia" (loc. cit., q. 69, a. 3). Alle b. subordina (op. cit., 2^{\mathrm{b}-2^{20}}, \mathrm{q} .139, a. 2, ad 3) i 12 frutti (v.) dello Spirito Santo, che sono "atti" virtuosi più comuni : "plus requiritur ad rationem beatitudinis quam ad rationem fructus... Unde omnes beatitudines possunt dici fructus, sed non convertitur" (op. cit., 1^{2}-2^{20}, 9,70, a. 2). L'8a b. compendia tutte le precedenti, e non corrisponde a un dono speciale (loc. cit., q. 69, a. 3, ad 5 e a. 4, ad 2). Quanto al parallelismo tra le b. e i doni, s. Tommaso si attiene alla teoria di s. Agostino (op. cit., 2^{2}-2^{20}, q. 19, a. 12), ma rigetta ogni esclusivismo concordistico: le b. corrispondono ai 7 doni "non singulac singulis, sed plures uni et una pluribus" (op. cit., 1^{2}-2^{20}, 9,69, a. 3 ; 2^{2}-2^{20}, q. 121, a. 2 e q. 139, a. 2), se si bada non solo ai motivi (mativa) delle b. (come fa s. Agostino), ma all'oggetto di esse, secondo l'intima "convenientia proprias rationis ad invicem" tra i doni e le b. (op. cit., 1^{2}-2^{20}, 9,69, a. 3, ad 3). Ammette inoltre l'interpretazione morale (le 4 virtù) di s. Ambrogio (op. cit., 1^{2}-2^{20}, 9,69, a. 3, ad 6).
Analogamente, s. Bonaventura pone alla radice delle b. i doni dello Spirito Santo: le virtù dispongono alla vita attiva, i doni alla vita contemplativa, le b. alla perfezione dell'una e dell'altra (Brevilinguium, p. V. cap. 6). Questa dottrina si è tramandata nei trattati di Peraldo (Summa de virt. et vit., I, 5) e di s. Antonino (Summa theol., IV, tit. 7, capp. 5-6) e fino ai nostri giorni con E. Nieremberg, M. J. Scheeben e B. Froget; qualcuno oggi preferisce ometterla ritenendo che essa "si riduce praticamente all'esercizio di certe virtù più importanti, considerato sotto il punto di vista particolare di avviamento alla vera beatitudine" (J. de Guibert). Leone XIII (Encyclica Diximum illud manus, 9 maggio 1897) fa dipendere dai doni dello Spirito Santo le b. "indices ac nuntiae beatitatis perpetuo mansurae" (Leonis XIII Acta, XVII, Roma 1898, p. 148).
S. Agostino (De Sermone Domini in monte, II, 11 : PL 34, 1286), dopo aver spiegato il Pater aggiungeva: "mi sembra che il numero sette di queste domande corrisponda alle sette b., donde ebbe origine tutto il presente discorso " e alle singole b. riferisce per ordine le petizioni; l'artificio lo porta a unire le lagrime con il dono di scienza e il compimento della volontà di Dio, poi il dono di fortezza con il pane quotidiano. S. Pier Damiani lo imita (PL 144, 415). S. Tommaso constata che "Augustinus adoptat septem petitiones donis et beatitudinibus " e ne cita per esteso il testo (Sum. Theol., 2^{2}-2^{20}, q. 83 ad 9 , ad 3), ma non insiste su tale accostamento.
Più che dall'astratta dottrina dei geni teologici, le b. hanno il loro integrale commento dalla vivente realizzazione dei santi. Squillo di lotta ideale, sfida dallo spirito inerme ma impavido lanciato alla materia signoreggiante, annunzio conclusivo del capovolgimento dei valori umani gridato dai Profeti per il "giorno di Jahweh", le b. inaugurano e spiegano "lo scandalo della croce" (I Cor. 1, 23). Invano i "benpensanti", aggrappati al secolo che passa, si sforzano, con ingegnose giosse, di edulcorare e di adattare ai tempi " il Vangelo delle b. Solo lo sporuto gruppo degli oscuri eroi che seguono Gesù fino alla piena vittoria sul mondo assapora, in silenzioso amore e tormento, la perfetta letizia (Mt. 11, 25-30; Lc. 10, 21; 12, 32; Is. 16, 20-22, 32-33; II Cor. 4, 6-18; 5, 14-18; 6, 2-10 e cf. 7, 4-6 : Paolo sperimenta in sé il divino paradosso, che non è di parole, delle b.). BibL.: I. = Dell'immensa letteratura esegetico-critica basti segnalare le trattazioni più notevoli dall'inizio del secolo (per le più importanti tra il 1850 e il 1902, cf. C. W. Vonsw, Sermon of the Mount, in J. Hastings, Dict. of the Bible, V (Extra volume, Edimburga 1904), p. 44 sgg.). Canolici : J. Leferrton, Le discours sur la montagne et les béatitudes, in Revue prat. d'apologétique, 28 (1919),
## Page 650
pp. 321-43; id., La vie et l'enseignement de Jésus-Christ N.-S., I, Parigi 1930, pp. 171-97; id., Lumen Christi: La doctrine spirituelle du Nouveau Testament, ivi 1947, pp. 141-52; L. Penck, «Beati...! (Mt. 5, 1-12), in Verbum Domini, 2 (1922), pp. 32127; G. Morin, Sermon inédit de s. Augustin sur les huit béatitudes, in Revue bénédictine, 34 (1922), pp. 1-13; A. Lamponyer, Le messianisme des béatitudes, in Revue des sciences phil. et théol., II (1922), pp. 373-89; M.-J. Lagrange, Ev. selon s. Matthieu, Parigi 1922 ( 8^{°} ed. 1948), pp. 89-87 (c Ev. selon s. Luc. ivi 1920 [7* ed. 1948], pp. 183-91); L. Pirot, Béatitudes évangéliques, in DBs, I, coll. 927-39; F. Salveni, Il significato della prima beatitudine, in La Scuola cattolica, 60 (1932, III), pp. 426-42, e 60 (1932, iv), pp. 18-37; G. Bonaccorsi, Primi saggi di filologia neotestamentaria, Torino 1933, pp. 2-11, 310-12; B. Latour, Die Grundgedanken der Bergpredigt auf dem Hintergrunde des Alt. Test. und Spätjudentums, Ullfrup 1934, pp. 80-101, 218 sg.; R. Kleine, Die acht Seligheiten der Bergpredigt, Paderborn 1935; A. Rohner, Die acht Seligkeiten, in Divus Thomas, (Frib.), 13 (1935), pp. 437-45; F. Prat, Jésus-Christ, 7^{°} ed., Parigi 1938 (16* ed. 1947), pp. 267-77; Th. Soiron, Die Bergpredigt Jesu: Formgeschichtliche, exegetische und theologische Erklärung, Friburgo in Br. 1941, pp. 134-208; J. M. Rover, Beati qui escriunt et sitiunt iustitiam (Mt. 5, 6), in Estudios eclesiásticos, 16 (1942), pp. 9-26.
Acattolici: C. W. Votaw, op. cit., pp. (1-44) 14-22; O. Baumgarten, Bergpredigt und Kultur der Gegenwart, Tubinus 1921; K Bornhäuser, Die Bergpredigt: Versuch einer zeitgemässen Auslegung, Gütersloh 1923, pp. 18-37; H. Windisch, Der Sinn der Bergpredigt: Ein Beitrag zum geschichtlichen Verständnis der Evangelien und zum Problem der richtigen Exegese, Lipsle 1929, 2^{°} ed. ivi 1937, pp. 8-10, 18, 63, 96-103, 143-88; J. Reservski, Die Maberismen bei Mt. und Lb., ihr Verhältnis zueinander und ihr historischer Hintergrund, in Studia theologica (Rigol. I (1935), pp. 137-69.
Sui paralleli nel mondo antico: G. L. Dirichlet, De veterum macariamis, Giessen 1914 - Sui paralleli giudalci: G. Friedländer, The Jewish sources of the Sermon on the mount, Londra 1911, pp. 11-28, 91, 166-81; H. L. Strack e P. Billeybeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud und Midrasch, I, Monaco 1922, pp. 189-232; P. Fiebig, Jesu Bergpredigt. Rabbinische Texte zum Verständnis der Bergpredigt, Gottinga 1924; G. Kittel, Die Bergpredigt und die Ethik des Judentums, in Zeitschrift für systematische Theologie, 2 (1924-25), pp. 253-94; C. G. Montefiore, Rabbinic literature and Gospel teaching, Londra 1930, pp. 1-33, 274; J. Isaac, Jésus et Israël, Parigi 1948, pp. 134-39. Insiste sulla dipendenza dal giudaismo precristiano le scuole scandinave: J. Pedersen, Israel, I, Copenhagen 1920 (v. trad. inglese 1926, pp. 263-335), e II, ivi 1934; S. Mowinckel, Podneustudien, I ('Aván und die indleiduelien Klagenodnen) e IIVI, Oslo 1921-24; H. Birkeland, Ani und Anau in den Podnien, ivi 1933; ai quali si associa A. Causse, Les pauvres d'Israël, Strasburgo 1922, e Du groupe éthuique à la communauté religieuse, Parigi 1937, pp. 243-76. Contro la mania di trovare alle sentenze di Gesù paralleli e antecedenti rabbinici... in tema dal suono così poco giudalco, se non antigludalco - J. Bonsirven, Les Juifs et Jésus, Parigi 1937, pp. 108-10, 158 (pp. 57-59: i travisamenti).
II. - Interpretazione etico-ascetica. Cattolici : J.-B. Bossuet, Méditatione sur l'Evangile, giorni 1-10; C. Gay, Les béatitudes évangéliques, Parigi 1880; H. Bolo, Les béatitudes évangéliques, ivi 1896; F. Lavallée, Béatitudes, Lione 1927; G. Semarin, Le b. evangcliche, Milano 1928; N. Ciriaci, Le b. del Vangelo, Napoli 1929; G. Perardi, La dottrina cattolica, parte 4^{°} (Virtù e peccati), II, Torino 1935, pp. 5-75; T. Kranich, Die acht Seligheiten und der moderne Mensch, Beuron 1937; A. Portaluppi, Commento alle b., Roma 1942; E. Prosperini, Le b. in famiglia (Conferenze alle madri), ivi 1941; Anon., En marge des béatitudes (Dialogue biblique), in Dieu vivant, fasc. III (1945), pp. 91-102. - Acattolici : A. Schmirthoner, Die Seligpreisungen unserer Herren praktisch ausgelegt, Tubinga 1908; J. Müller, Die Bergpredigt, verdeutscht und vergegenwärtigt, 3^{°} ed., Monaco 1911 ( 6^{°} ed. 1920), pp. 38-99; H. Foston, The Beatitudes and the contrasts, Londra 1911; M. Devine, The religion of the Beatitudes: A study of Christ's teaching, ivi 1918; L. Cardier, Jesus und das Glück: Betrachtungen über die Seligpreisungen, Herborn 1923; J. Burr, The Crown of the character, Londra 1932; C.H.S. Matthews, The way to Happiness, ivi 1934; M. Watryn-Williams, The Beatitudes in the modern world, ivi 1935; F. W. Borham, The heavenly Octave, ivi 1935; R. E. Roberts, The Happy heart: A study in the Beatitudes, ivi 1936; G. Vann, The divine pity: A study in the social implications of the Beatitudes, Nuova York 1946.
III. - Interpretazione teologico-mistica: A. Gardell, Béatitudes évangéliques, in DThC, II, coll. 515-17 (cf. IV, col. 1764); id., "Beati pauperes...", in La vie spirituelle, dic. 1932, pp. 234-38; febbr. 1933, pp. 204-26; apr. 1933, pp. 30-39; genn. 1934, pp. 20-32; F. Cayré, La contemplation angustinienne, Parigi 1927, pp. 52-63; M.-D. Roland-Gosselin, Le sermon sur la montagne et la théologie thomiste, in Revue des sciences philos. et théol., 17 (1928), pp. 201-34; E. Gilson, Béatitudes dans l'Evan-
gile, in La vie intellectuelle, 25 marzo 1933, pp. 357-69; M. J. Scheeben, Le meraviglie della grazia divina, trad. it., Torino 1933, p. 220 sg.; D. Busy, Béatitudes, in DSp, I, coll. 12981310; B. Froger, L'abitazione dello Spirito Santo nelle anime giuste secondo la dottrina di s. Tommaso d'Anaimo, trad. it., Torino 1937, pp. 428-33; R. Garrigou-Lagrange, La carità perfetta e le b., in Vita cristiana, 10 (1938), pp. 11-27; J. de Guibert, Lecons de théologie spirituelle, Tolosa 1946, p. 158 sg. (1022).
Aminimo Romeo
BEATO (beatus), santo: v. SEtTE FONDATORI.
BEATO, santo nuncupato: v. CULTO, CONFERMA del.
BEATO, santo. - Apostolo della Svizzera; non si conosce nulla di lui. La leggenda del sec. xvı ne ha fatto un discepolo degli Apostoli. Alcuni lo tengono come un santo mai esistito, altri, avuto riguardo alle tracce di un culto visibile sin dal sec. xir, lo ritengono un monaco di origine anglo-sassone andato in Svizzera verso il sec. vi. Non manca chi ne fa un identico personaggio con s. B. di Vendôme del sec. ix. Sullo stato della questione cf. H. Moretus, La légende de s. Béat, apôtre de Suisse (in Analecta Bollandiana, 26 [1907], pp. 423-53).
Mario Scaduto
BEATO di Liébana. - N. a Liébana nelle Asturie, fu maestro e confessore della regina Adosinda, abate benedettino di Valcavado (diocesi di León) e m. il 19 febbr. 798. E onorato sotto il nome di s. Biego in Spagna. Avversio con Etecio, vescovo di Osma, l'adozianismo (v.). Le due epistole Contra Elipaudun sono edite, con una sua vita, in PL 96, 890-1030.
E noto soprattutto per il Commento all'Apocalisse pubblicato dal Florez nel 1770, in edizione ormai rarissima, e ripubblicato nel 1930 da Henry A. Sanders nel vol. VH dei Papers and monographs of the American Academy in Rome. Questo commento, molto importante per la storia dell'antica esegesi dei latini e per il testo stesso dell'Apo-

(ist. Pont. Istituto di Arch. Cristiana)
Beato di Liébana - Cristo e cavalieri (Apoc. 19, 11-13). Pagina, miniata del ms. di B. (1086) della biblioteca di Burgo de Osma.
## Page 651
colisse, differisce dalle solite Catenae di citazioni patristiche, perché i brani sono collegati tra loro cosi ingegnosamente e cosi armonicamente da formare un tutto unico senza soluzioni di continuità. B. stesso indica i nomi di nove autori di cui egli si è servito, ma la sostanza del lavoro è cosilituita dai Commentari di Apringis (v.) di Beja, di Ticonio (v.) e di Vittorino Afro (v.). Il lavoro di B. permette cosi di stabilire, attraverso i brani trascritti, il testo originale del commento di Vittorino e la parte più importante e più preziosa di quello del donatista Ticonio, il cui testo è perduto. L'Apocalisse di B. è poi ancora importante per una carta del glabo terracqueo e per i suoi molti codici ricchi di miniature, le quali furono ritenute dal Neuss derivate da una unica fonte del sec. v di ambiente africano; esse, invece, rivelano ben chiaramente l'affinità stilistica con l'arte delle regioni dei due versanti dei Pirenei, dei secc. x, xi e xir. Inoltre le architetture si attengono a forme e a tipi arabi, mentre le figure mostrano influenze celtiche e merovinge.
Assai singolare, poi, è la stilizzazione, e perciò la costanza iconografica, di alcuni personaggi celesti (ad es. gli angeli) che contrasta con il verismo di altre figure. La vivacita del movimento, che ricollega le figurazioni con l'arte carolingia, e specialmente alcune ardite impostazioni prospettiche, conferiscono grande importanza ai codici di B., dal punto di vista della storia dell'arte.
Bibl.: II. L. Ramsay, Le commentaire de l'Apocalypse par B. de L., in Revue d'histoire et de littérature religieuses, (1902), pp. 419-47; H. A. Sanders, op. cit., 1939. Sui manoscritti : H. L. Ramsay, The use. of the commentary of B. of L. on the Apocalypss, in Revue des bibliothlques, (1902), pp. 74-104; J. A. Herbert, Illuminated Manuscripts, Londra 1911, pp. 209-11; H. Vogels, Untersuchungen zur Geschichte der lateinischen Apok.-Ubersetzungen, Düsseldorf 1920, p. 36 sg.; W. Neuss, Die Apokalypse des bl. Johannes in der altspanischen und altchristlichen Bibelillustration. Das Problem der Beatus-Handschriften, Monaco 1931; A. Ferrua, Le teofanie dell' Apocalisse nell'arte, in La civiltà cattolica, 1938, 11, p. 446 sg.; M. Del Alamo, Les Commentaries de B. al Apocalipsis y Elpando, in Miscellanea Mercati, II, Città del Vaticano 1946, pp. 16-33. Noemi Crostaroza Scipioni
BEATON. - 'Tre sono i principali personaggi scozzesi di questo nome: 1) James, arcivescovo di Glasgow, sio di 2) David, cardinale e arcivescovo di St.-Andrews, il quale fu zio di 3) James, anch'egli arcivescovo di Glasgow.
1. James. - N. nel 1473 e m. nel 1539. Studiò nella Università di St. Andrews, dove ricevette il titolo di «magister artium» nel 1493. Eletto vescovo di Galloway nel 1508, prima ancora di essere consacrato, fu elevato all'arcivescovato di Glasgow nel 1509. Durante la minoranza del re Giacomo V (1513-42) fu uno dei consiglieri della reggenza, e nelle lotte fra i due reggenti Angus e Arran, il B. favorí quest'ultimo del quale era congiunto. Nel 1522 fu trasferito alla sede primaziale di St.-Andrews e si mostrò avversario dalla politica inglese, opponendosi alle mene di Enrico VIII, che voleva dominare la Scozia, intervenendo nel matrimonio del giovane re con la figlia del re di Francia, e, morta questa, con Maria di Guisa, contro il matrimonio della figlia del re d'Inghilterra, Maria Tudor.
Poco dopo il matrimonio ottenne che suo nipote, il card. David B. fosse nominato suo coadiutore con diritto di successione. Fu grande benefattore prima della sua diocesi di Glasgow e dopo dell'Università di St.-Andrews, nella quale istituí un nuovo collegio (St.-Mary's) per lo studio della teologia, del diritto civile e canonico, della medicina, ecc. Per mandato del papa Clemente VII e con l'appoggio del re procedette con energia contro i protestanti, sforzandosi, quanto poté, di evitare i grandi guai che dall'eresia provennero alla Scozia.
2. David. - N. nel 1494, m. nel 1546. Fu figlio di Giovanni B. di Balfour, fratello di Giacomo B., arcivescovo di Glasgow. Dopo aver fatto i suoi primi studi a St.-Andrews, si trasferí a Glasgow presso suo zio Giaco-

(da B'. Scans, Dic Aphialyase des Ht. Johannes, Monaco Bbll, I4p. 12) Beato di LgbanA - I Cinque Angeli, ricordati nel cap. 7, 1-4 dell'Apoc. Pagina miniata del ms. di B. (fine sec. xII) della John Rylands Library, Manchester.
mo, recandosi poscia a Parigi per continuarli. Nel 1519 il re di Scozia Giacomo V lo elesse suo ambasciatore presso la corte di Francia. Ritornato nella Scozia nel 1525, fu uno dei membri del Parlamento; ma nel 1533 dovette ritornare in Francia, mandatovi dal re e da suo zio per negoziare l'alleanza con quella nazione ed il matrimonio del giovane re con Maddalena, figlia di Francesco I re di Francia, che poi accompagnò in Scozia. Morta la regina nel 1537, poco dopo il matrimonio, egli ritornò in Francia per procurare il matrimonio del vedovo re con Maria di Guisa e in questa occasione gli fu concesso il vescovato di Mirepoix dal re Francesco I. Creato cardinale nel 1538 con il titolo di S. Stefano al Celio, ritornò in Scozia, ove fu nominato coadiutore o ausiliare dell'arcivescovo suo zio, a cui nel 1539 successe nella sede primaziale. Frattanto lo scismatico Enrico VIII d'Inghilterra si sforzava di separare anche Giacomo V dalla S. Sede.
In questo grave pericolo il re fu aiutato efficacemente dal cardinale. Scoppiata la guerra con gli Inglesi, nel 1542, dopo la sconfitta di Solway Moss, il re morí di crepacuore, lasciando una figlia, Maria Stuart, da poco nata, sotto la reggenza del B. e di altri nobili scozzesi. I nobili venduti ad Enrico VIII e protestantizzanti, non vollero riconoscerlo come reggente e lo imprigionarono. L'atteggiamento protestante di costoro e la loro condotta anticattolica urtarono i sentimenti del popolo scozzese, allora cattolico, in maniera che per evitare turbolenze, si dovette rilasciarlo libero. Con grande energia il B. provvide subito all'indipendenza della patria e alla difesa della religione. Nominato legato a latere dal papa Paolo III, nel 1544 procedette con maggiore energia e fece condannare a morte, fra altri, il predicatore protestante Giorgio Wishart, reo di avere
## Page 652
ordito un complotto per assassinarlo (1546). Due mesi dopo egli stesso era ucciso dai partigiani del Wishart, stipendiati dall'Inghilterra. Il card. B. non