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Come già al tempo degli arciduchi si assisté a una vera e propria rinascita cristiana. I seminari di nuovo affollati fornivano numerose ed antusiastiche reclute al clero diocesano. Le idee del Lamennais, che avevano fatto forte impressione sul clero belga prima ch'egli fosse condannato nel 1832, furono gradualmente abbandonate o modificate, grazie al buon senso dei vescovi e malgrado le apprensioni di Leopoldo I e degli ambienti romani. A Lovanio tuttavia il tradizionalismo ebbe dei partigiani troppo caldi.

Se i cattolici belgi seppero fin dal principio trar frutto dalla libertà d'insegnamento, trascurarono però troppo la libertà di stampa, lasciandosi distanziare dai giornali liberali fortemente anticlericali, i quali condussero una campagna accanita contro la Chiesa. Una delle questioni più scortanti sorte sotto i primi ministeri liberali fu quella della laicizzazione degli istituti di carità e dei cimiteri. Il card. Sterkx e dopo di lui il card. Dechamps, suo successore, si batterono invano per ottenere il riconoscimento della personalità civile dei conventi e delle opere pie. Si dovette aspettare la legge del 1912 sulle associazioni senza scopo di lucro perché i cattolici potessero avere soddisfazione su questo punto. La lotta per la difesa delle posizioni cattoliche fu appoggiata dai vescovi Malou di

Bruges e De Montpellier di Liegi. Le difficoltà ch'essa dovette superare giunsero al loro massimo nella battaglia per l'insegnamento scoppiata nel 1879 . I vescovi con la loro intransigenza galvanizzarono la resistenza dei cattolici belgi e uscirono vittoriosi dalla crisi del 1884. L'attività apostolica è segnata dai congressi tenuti a Malines nel 1863 e negli anni successivi, e dal punto di vista sociale dai congressi di Liegi nel 1886 e di Malines nel 1898 e 1909. Le missioni parrocchiali e i ritiri per operai furono uno dei mezzi più efficaci per rallentare il moto di progressiva scristianizzazione che colpì la chiesa belga a partire dal 1890. La tattica che da allora in poi venne adottata dal clero e dai fedeli, fu di organizzare il maggior numero possibile di opere specificamente indirizzate ai bisogni dei singoli gruppi sociali. Queste opere furono vivamente incoraggiate dall'episcopato sotto l'ispirazione del card. Goossens (1883-1906) e del card. Mercier (1906-26). Quest'ultima fu anche l'ispiratore dell'Associazione della gioventù cattolica belga, il cui dinamismo e i grandi congressi di Charleroi e di Liegi nel 1928 risvegliarono tante speranze nei cattolici belgi. Nella classe operaia la J. O. C. (Jeunesse ouvrière catholique), fondata dell'abate Cardijn, fornì una formola nuova per la riconquista delle lavoratrici. Una delle preoccupazioni più dolorose del laborioso apostolato del clero belga, sia secolare che regolare, è certo il fenomeno della scristianizzazione dei centri operai. La curva della scristianizzazione è in fase ascendente, mal-
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(let. Paul Geffen, Bruxelles)
Belgio - Statua della Vergine sulla facciara del municipio (fine del sec. xvi) - Bruges.

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grado gli sforzi coraggiosi e costanti del clero e delle organizzazioni dell'Azione cattolica, ed è prevedibile che, sotto la pressione del comunismo ateo e del socialismo, il numero dei non battezzati, dei non praticanti, dei divorzi e delle unioni illegittime venga ancora ad aumentare nei prossimi anni. Le classi medie e rurali del B. sono nella maggioranza rimaste fedeli alla Chiesa. Sembra perciò che l'abbandono della fede de parte delle masse operaie abbia in gran parte trovato occasione favorevole nel ritardo con il quale i cattolici si sono decisi ad organizzare i sindacati cristiani indipendenti. Il clero, formato santamente nei seminari, è in generale pieno di zelo, laborioso, caste e disciplinato, ma è stato sorpassato dall'evoluzione troppo rapida della vita moderna. E forse quelli che avevano la responsabilità delle anime, non ebbero abbastanza audacia ed iniziativa. Gli sforzi missionari recenti avranno senza dubbio più tardi il merito di ricondurre alla Chiesa le folle specialmente operaie eradicate dai luoghi di origine, che l'hanno abbandonata, ma che nel senso della giustizia e della solidarieta conservano una buona parte dello spirito cristiano. La sua generosità apostolica il B. l'impiego anche nelle imprese missionarie del Congo e di altre terre pagane. Il numero dei missionari d'ambo i sessi che operano nei paesi più lontani arriva a 3000 . Il solo Congo ne ha 1500 , e i frutti sono stati degni del lavoro condottoril: a distanza di 70 anni più di un quarto della popolazione indigena è stata guadagnata al cristianesimo. Il numero dei battezzati e dei catecumeni supera i 3 milioni. Questi risultati provano la grande vitalità cristiana della madrepatria e la speranza legittima di riuscire un giorno a riconquistare le poche migliaia di soristianizzati della Valiania.

La popolazione del B. al 1^{°} genn. del 1948 era di 8.450 .000 ab., ripartita molto inegualmente per le diverse diocesi. L'arcivescovato di Malines conta 3500 preti su più di 3 milioni d'ab. La popolazione di ciascuna delle altre diocesi supera in genere il milione, tranne Namur che ha meno di 600.000 ab. e 1200 preti. La stessa sproporzione è nelle parrocchie. Non è raro trovare nella diocesi di Malines delle parrocchie con più di 25.000 ab., mentre alcune parrocchie della diocesi di Namur ne hanno soltanto 250.

Ogni vescovato ha uno o più seminari minori e un seminario maggiore. Il numero delle vocazioni, che è stato a lungo sufficente ai bisogni della Chiesa belga, tende attualmente a diminuire, per quanto complessivamente sia abbastanza alto. La diocesi di Tournai, che aveva sofferto negli anni scorsi di penuria di vocazioni, si va a poco a poco risollevando. I chierici hanno l'obbligo del servizio militare che viene prestato in formazioni sanitarie omogenee. I seminaristi e i religiosi possono durante il loro anno di servizio continuare i corsi di teologia sotto la direzione del loro elimosiniere e di professori ad hoc. Due case dipendenti dell'episcopato permettono a un certo numero di seminaristi e di giovani preti di fare i loro studi universitari a Lovanio. Tuttavia le esigenze del ministero parrocchiale restringono il numero di coloro ai quali può essere concesso di continuare gli studi superiori. Il Collegio Belga di Roma ospita un certo numero di preti e di chierici che studiano negli istituti pontifici.

La fedeltà e l'attaccamento dell'episcopato e dei cattolici belgi alla S. Sede non si sono mai smentiti dal 1830 in poi. Fu nella diocesi di Gand che nel 1859 venne fondata l'opera dell'obolo di S. Pietro, intesa ad aiutare la S. Sede nella difesa della sua sovranità. Molti belgi militarono tra gli zuavi pontifici organizzati dal ministro delle armi dello Stato pontificio mons. De Mérode. Nel campo dottrinale l'intervento del card. Dechamps, arcivescovo di Malines ( 1865-83 ), fu tra i più notevoli. La costituzione Dei filius del Concilio Vaticano riprese l'essenziale della sua argomentazione. Tutti i vescovi belgi appoggiarono la definizione dell'infallibilità del Papa, dottrina tradizionale dell'Università di Lovanio. Il card. Mercier, arcivescovo di Malines, e il suo suc-
cessore, hanno continuato la tradizione dell'attaccamento della Chiesa belga a quella di Roma. I rappresentanti della S. Sede nel B., internunzi dal 1835 al 1841 e poi nunzi dal 1841 al 1880 e dal 1880 ai nostri giorni, hanno adempiuto con onore l'incarico delicato di temporeggiatori, quando i governi liberali e settari sin dal principio dell'indipendenza si trovarono alle prese con vescovi combattivi ed energici. Nel conflitto scolastico del 1879 questi ultimi furono vittime del settorismo con il quale la lotta fu guidata, e a causa dell'intransigenza dei liberali, le relazioni con la S. Sede rimasero interrotte per cinque anni. Quando il ministero cattolico del 1885 ebbe ristabilito la normalità dei rapporti, i nunzi praticarono una politica di pacificazione che valse loro diverse volte la riconoscenza dei Belgi. Il più famoso degli antichi nunzi fu mons. Pecci, divenuto poi Papa con il nome di Leone XIII. I nunzi non hanno mai cessato di partecipare intimamente alla vita dei cattolici belgi, e li hanno validamente difesi durante il difficile periodo dell'occupazione straniera.

Blat.: Oltre alle fondamentali e documentate opere di H. Pirenne, Histoire de Belgique, 7 voll., Bruxelles 1932, e E. de Moreau, Histoire de l'Eglise en delgique, 4 voll., dei quali uno di supplementi e un fascicolo di cartine in collaborazione con A. de Ghellinck, Bruxelles 1940-48, si consultino: E. de Moreau, Le catholicisme en delgique, Liegi 1928; id., La Belgique et les missions, Lavanio 1928; Annuaire général du chégé, des concepts et congregations religieuses, XLIII, Bruxelles 1931; J. Leclercq e A. Mampsey, Annuaire catholique de Belgique, ivi 1931-32; Annuaire sintistique de la Belgique et du Congo belge, ivi 1932; H. Mahn, Annuaire complet des communautés religieuses en Belgique, ivi 1932; Un siècle d'enseignement libre, in Revue cath. des idées et des faits, (1932). - Opere e studi particolari: Correspondance de Philippe II sur les affaires de Payt-Bas, a cura di M. Gachard, 3 voll., Bruxelles 1848-79; Th. Gousset, Les actes de la province ecclésiastique de Reims, 4 voll., Reims 1842-44; A. Le Glay, Cameracum christianum ou histoire ecclésiastique du diocèse de Cambrai, Parigi 1849; A. Wauters, Le duc Jean I* et le Brabant sous le règne de ce prince (1167-24), Bruxelles 1862; P. Gerard, Antwerpsch Antsjrvenblad, Anvers, dal 1867; P. Fredericq, Carpus documentarum inquisitions haereticae pravitatis neerlandicae, 3 voll., Gand 1879-1906; P. Classens, Histoire des archéologues de Malines, II, Lovanio 1881; E. Poullet, Histoire politique nationale. Origines, développements et transformations des institutions dans les anciens Pays-Bas, 2 voll., 2* ed., ivi 1882-92; E. Hubert, Étude sur la condition des protestants en Belgique depuis Charles-Quint jusqu'à Joseph II, Liegi 1882; S. Dicka, Histoire littéraire et bibliographique des Frères mineurs de l'observance de st François, Anversa 1885; A. Auger, Etude sur les mystiques des Pays-Bas au Moyen-Age, Bruxelles 1892; A. Van Hove, Etude sur les conflits de juridiction dans le diocèse de Liège à l'époque d'Erard de la March (1506-58), Lovanio 1900; L. Vanderkindere, La formation territoriale des principautés belges au Moyen Age, 2 voll., Bruxelles 1902; P. Kallaiff, Die Anfänge der Gegenreformation in den Niederlanden, in Schriften des Vereins für Reformationsgeschichte, fasc. Lxxxv, Halle 1903; S. Balaa, Les sources de l'histoire de Liège au Moyen Age, Bruxelles 1903; Ch. Tarlinden, Guillaume I*, roi des Pays-Bas, et l'Eglise catholique en Belgique, 2 voll., ivi 1906; A. Cauchee e A. Van Hove, Documents sur la principauté de Liège (1310-31), spécialement au début du XVII- siècle, 2 voll., ivi 1908-20; E. Van Berlo, L'ordre des Frères mineurs en Belgique depuis son rétablissement, Malines 1908; E. de Moreau, L'abbaye de Villers-en-Brabant aux XII et XIII siècles Bruxelles 1909; J. Warichez, L'abbaye de Lobbes depuis les origines jusqu'en 1100, Lovanio 1909; H. Van der Linden e H. Obreon, Album historique de la Belgique, Bruxelles 1910-11; H. von Schubert, Geschichte der christlichen Kirche im Frühmittelalter, I vol. in 2 parti, Tubinga 1917-21; J. Laenen, Histoire de l'église métropolitaine de St-Rombaut, 2 voll., Malines 1919; B. De Jonghe, Belgium dominicacum, Bruxelles 1719; L. Van der Essen, Une institution d'enseignement supérieur sous l'ancien régime, L'université de Louvain (1413-1797), Bruxelles 1921; P. Verhaegen, La Belgique sous la domination franque, 3 voll., ivi 1922 1929; E. Michel, Abbages et monastères de Belgique, ivi 1923; C. Tihan, La principauté et le diocèse de Liège, sous Robert de Berghes (1337-64), (Biblioth. de la faculté de phil. et lettres de Liège), Liegi 1923; P.-J. Blok, Geschiedenis van het Nederlandsche volk, 4 voll., 3^{°} ed., Leida 1923-26; J. Laenen, Introduction à l'histoire paroissiale du diocèse de Malines, Les institutions, Bruxelles 1924; P. Magnetto, Précis d'histoire lidgeoise, 2^{\text {e }} ed., Liegi (1924); F. Baix, L'abbaye et principauté de

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Stavelot-Malmédy, in Terre wallonne, 10 (1924); Th. Plocgacrts, Les moniales cisterciennes, 4 voll. (Aywières, La Ramée, Florival e Wauthier-Braine), Bruxelles 1923-26; J.-M. Canivez, L'ordre de Cîteaux en Belgique des origines (1130) au XXe siècle, Forges-lez-Chimay 1926; Fl. Prims, Geschiedenis van Autoverpen, Bruxalha 1927; A. Poncelles, Histoire de la Compagnie de Jésus dans les anciens Pays-Bas, 2 voll., ivi 1927-28; L'universite de Louvain a travers cinq stècles. Etudes historiques, pubblicati sotto la direzione di L. Van der Essen, ivi 1927; Autori vari, Histoire de la Belgique coutemparaine, 3 voll., ivi 1928-30; L. Jadin, Procès d'information pour la nomination des cédones et des abbés des Pays-Bas, de Liège..., 3 voll., Roma 1928-31; L.-E. Halkin, L'hdrézie et sa répression au pays de Liège avant la Héliorne, Tongres 1929; F. Willock, L'introduction des décrets du Coucile de Troute dans les Pays-Bas et dans la principauté de Liége, Lovanio 1929; U. Berlière, Coup d'ail historique sur l'ardre bénédictin en Belgique dans le passé et dans le présent, in
Becue liturgique et monastique, 14 (1929), pp.438-522; V. Fris, Histoire de Gand, Gand 1930; S. Toucier, Les démocrates belges de 1769. Etude sur le vauchisme et la révolution brabanconne, Bruxelles 1930; H. J. Elias, Kèch en Staat in de zuidelijke Nederlanden onder de redeving dera artsheringen Albrecht en Isabella (1590-1621), Anversa 1931; A. Verhacgen, Le card. de Franckenberg, Lilla s. d.; E. de Moreau, Belgique, in DHG, VII, coll. 520-756.
L. Jadin
IV. LETTERATURA - Nel B., una parte del quale venne annessa alla Francia sotto Luigi XIV, i due gruppi etnici, fiammingo, di lingua neerlandese, vallone, di lingua francese, hanno letterature proprie, che, tuttavia, per effetto di convivenza e di matrimonio, si accordano nell'esprimere con ricchezza di colori (la prima più che la seconda, raffinata dal genio latino), sentimenti profondi e aspirazioni di benessere talvolta troppo materiali o sensuali.

1. Letteratura fiamminga. - Nel Duecento la poesia fiamminga didattica è rappresentata da Giacomo van Maerlant, traduttore di opere francesi e latine, e la mistica dalle religiose Beatrice van Nazareth e Hadewijk, l'opera delle quali è nel sec. xiv superata dal più grande mistico dei Paesi Bassi, il b. Giovanni van Ruysbroeck (m. nel 1381), con il suo capolavoro Die cierheit der gheesteliker Brulacht ("L'ornamento delle nozze spirituali "). Le "Camere di retorica" (redereikerhamers), associazioni il cui scopo era la recitazione e rappresentazione di misteri, drammi, miracoli ecc., si mantennero fino al sec. xvir. Il Rinascimento con il suo individualismo, l'Umanesimo con il suo ritorno all'antichità classica, la Riforma con la rottura dell'unità di credenze religiose, le lotte religiose e politiche ed infine il distacco dalla Fiandra delle Province Unite del Nord (Olanda), tutto questo influi molto sulla letteratura dei secc. xvi e xviI. Toccava al classicismo e in seguito ad altre correnti culturali francesi di agire sulla letteratura fiamminga del secolo seguente, che però segna una decadenza.

Divenuto il B. indipendente nel 1830, la letteratura fiamminga rifiori, a reazione contro l'influsso francese, e poté vantare un Giovanni Francesco Willems (m. nel 1846),
padre del movimento stesso, e il canonico Giovanni David (m. nel 1866), e scrittori sia romantici che realisti quali Enrico Conscience (m. nel 1883), autore del celebre De Leense van Vlaanderen ("Leone di Fiandra») e Augusto Snieders (m. nel 1904), tra i più fecondi ed i più letri. Seguì una schiera di letterati, in maggioranza di schietta fede cattolica e particolarmente interessati ai problemi sociali, e furono poeti, drammaturghi, romanzieri, novellieri, critici, storici. Alla Fiandra dell'Ovest appartengono don Guido Gezelle (m. nel 1899), poeta paragonabile a Vondel, il poeta Albrecht Rodenbach (m. nel 1880), i novellieri Hugo Verriest (m. nel 1922) e Stijn Streuvels (pseud. di Frank Lateur). Fra quanti scrissero in questo secolo sono anche da ricordarsi Edoardo Vermeulen, Carlo van de Woestijne (m. nel 1929), Augusto Vermeijlen (m. nel 1943), Maurizio Sabbe (m. nel 1938), Maria Belpaire (m. nel 1948), Cirillo Verschaeve, Ernesto Claes, Felice Timmermans (m. nel 1947), di cui fu tradotto in varie lingue il volume intitolato Pallieter.

Allo sviluppo e alla diffusione della letteratura fiamminga contribuirono validamente anche le riviste Van Nu en Straks (fondata nel 1893) e Dietsche Warande en Belfort (fondata nel 1900), quest' ultima schiettamente cattolica. Allo studio dell'ascetica e della mistica fiorite nei Paesi Bassi fino al 1750 è dedicata, invece, la rivista Out geestelijk Erf (fondata nel 1927).

Bon.: A. Vermeylen, De Vlaamsche letteren van Gezelle tot heden, Amsterdam 1938; F. Baur, A. van Duinderken, I. van Mierlo ecc., Geschiedenis van de letterkunde der Nederlanden, Bruxelles (1939).
2. Letteratura francese. - A prescindere dalle opere scritte nei dialetti piccardo e vallone, la letteratura francese del B. si inizia nel sec. xiri, con la canzone di gesta di Adenet le Roi e la cronaca rimata di Filippo Mousket, e continua nel sec. xiv con le cronache di Giovanni le Bel e di Giovanni Froissart (m. nel 1404), suo geniale continuatore. Generosi mecenati sono nel sec. xv i quattro duchi di Borgogna, da Filippo l'Ardito (m. nel 1404) a Carlo il Temerario (m. nel 1473), possessori anche di ricche biblioteche. Storiografi insigni sono, in quel secolo, Giorgio Chastellain (m. nel 1475), Giovanni Molinet (m. nel 1507), Giovanni Lemaire de Belges (m. nel 1524) e Filippo de Comines (m. nel 1511), quest'ultimo scrittore veramente moderno. Gli stessi fattori che hanno influito sulla evoluzione della letteratura fiamminga del secc. xvi e xvir, agiscono anche sulla contemporanea francese; il principe di Ligne (m. nel 1814) è il più importante fra gli scrittori del sec. xviri.

Alla costituzione del regno (1830) segui un rinnovamento della letteratura, che nel secolo scorso ha vantato il poeta Andrea Van Hasselt (m. nel 1874), il moralista Ottavio Pirmez (m. nel 1883), il romanziere Carlo De Center (m. nel 1879), autore de La légende d'Ulwapiégel; gli storici Ludovico Gachard (m. nel 1885), Giuseppe Kervijn de Lettenhove, Leone Vanderkindere; gli oratori Carlo

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Rogier (m. nel 1885), Uberto Frère-Orban (m. nel 1896), Augusto Beernaert (m. nel 1912) e mons. Carlo Cartuyvels (m. nel 1907); il teologo card. Vittorio Dechamps (m. nel 1883), redentorista, arcivescovo di Malines.

Ad un ulteriore rinnovamento, cui diedero inizio battaglieri studenti universitari, ha contribuito la rivista L a 7enne Belgique (fondata nel 1881) di Max Waller (pseud. di Maurizio Warlemont), Giorgio Rodenbach (m. nel 1920), Ivano Gilkin (m. nel 1926) e Alberto Giraud i cui scopi erano sintetizzati dalla formula, allora assai discussa, L'art pour l'art e dal motto Ne crains, corretto dall'aggiunta fors Dieu; ai suoi sforzi unil il suo anche un gruppo di giovani cattolici (Enrico Moeller, Enrico Carton de Wiart, ecc.) ai quali si deve la fondazione della rivista Durendal (fondata nel 1894).

Fra i migliori scrittori di questo secolo, benché tuttavia non sempre rispettosi della fede e della morale cattolica, vanno segnalati Camillo Lemonnier (m. nel 1913), romanziere naturalista, l'insigne poeta Emilio Verhaeren (m. nel 1916), il celebre drammaturgo Maurizio Maeterlinsk (m. nel 1920). Ricordiamo anche i poeti, don Ettore Hoornaert, Giorgio Rency, Alfonso Hardy; i drammaturghi Fernando Crommelinck, Gustavo Van Zippe; i romanzieri Edmondo Picard (m. nel 1924), Edmondo Glesener, Giorgio Virrès, Leopoldo Courouble, Enrico Davignon; il novelliere Paolo Demade; i critici Eugenio Gilbert (m. nel 1919), mons. Schyrgens (m. nel 1937), Firmino van den Bosch (m. nel 1949); gli oratori Augusto Beernaert (m. nel 1912), Carlo Woeste (m. nel 1922); gli storici Goffredo Kurth (m. nel 1916) e Enrico Firenze (m. nel 1933); i filosofi Maurizio De Wulf (m. nel 1948) e il card. Desiderato Mercier, arcivescovo di Malines (m. nel 1926).

Per l'arte, v. fiamminga, arte.
BibL.: C. De Seyn, Dictionnaire des écrivains belges. Biobibliographie, Bruges 1930-31; G. Doutrepont, Ilistaire illustrée de la littérature française en Belgique, Bruxelles 1939; C. Hanlet, Les écrivains belges contemporains de langue française, 1800-1946, Liegi 1946.

Augusto Pelzer
V. Ordinamientoscolastico. - L'istruzione scolastica belga è basata sulla interconfessionalità e neutralità. La religione è obbligatoria ma a chiunque è data la possibilità della dispensa dall'insegnamento religioso. Il 10 \% degli scolari sono dispensati.

L'istruzione prescolastica è curata nei giardini d'infanzia che sono divisi in 1290 comunali, in 1040 cattolici, in 1336 privati.

L'istruzione scolastica comprende le scuole primarie, secondarie e l'università. Le scuole primarie comprendono 5077 *écoles communales *, 1971 *écoles adoptées * e 1295 * écoles adoptables * e * écoles privates *. L' école communale "è neutrale e interconfessionale, l'"école adoptée * è scuola della Chiesa cattolica, sta sotto la giurisdizione dello Stato ed ha l'obbligo di dare ad un certo numero di bambini l'insegnamento gratuito. l'«école adoptable" è una scuola privata che non sta sotto la giurisdizione statale; i maestri vengono pagati dallo Stato. "L'école private" non si trova sotto la giurisdizione dello Stato. Le scuole secondarie si dividono in inferiori e superiori, ambedue in maschili e femminili. Le scuole secondarie inferiori maschili si dividono in 89 statali, 7 comunali, 6 patronali, 41 religiose e 23 private. Le scuole secondarie femminili comprendono 46 statali, 10 comunali, 252 religiose e 26 private. La durata di queste è di due anni. Dalle scuole secondarie inferiori si accede a quelle di grado superiore che hanno il nome di «atenei» o di «collegi». Esistono 26 atenei, 4 collegi comunali, 9 collegi patronali, 61 collegi vescovili, 41 collegi di Ordini religiosi, 19 collegi privati. Le università sono 4: l'Università cattolica di Lovanio fondata nel 1835 ha ripreso le antiche tradizioni di quella fondata nel 1425 nella medesima città; l'Università fiamminga di Gand fondata nel 1806, l'Università liberale di Bruxelles fondata nel 1834 e l'Università statale di Liegi fondata nel 1816. Esistono 4 conservatori di Stato a Bruxelles, Anversa, Gand e Liegi oltre ai numerosi conservatori comunali nei maggiori centri.

I maestri vengono formati nelle «écoles normales primaires * che hanno la durata di 5 anni. Si dividono in scuole
normali primarie maschili e femminili. Le prime comprendono 9 statali, 5 comunali, 17 vescovili, I retta da un Ordine religioso. Le seconde comprendono 7 statali, 7 comunali, 36 vescovili e 8 rette da Ordini religiosi. Il clero cattolico viene istruito nei 6 seminari vescovili e presso la facoltà teologica dell'Università di Lovanio.

I giovani che intendono recarsi nelle colonie vengono istruiti presso l'Università coloniale di Anversa. - Vedi Tav. LXXIV.

BibL.: B. Bouché, Un plan de l'organisation del'enseignementet Belgique, Bruxelles 1923; G. Cascino, B. Il piano di studi, in Boll. d. legisl. scol. comp., 3 (1948), pp. 215-17. Miroslav Stumpf

BELGRADO (Beograd), arcidrocesi di. - Nella Jugoslavia. Ha una superfice di kmq. 48.550 ; fedeli 60.410 (dei quali oltre 40.000 a B. stesso), che vivono fra 3.260 .000 dissidenti quasi tutti serbi. Comprendeva, nel 1938, 2 decanati, 15 parrocchie e I cappellania e conta 25 sacerdoti secolari e 14 regolari (Gesuiti, Minori, Lazzaristi, Maristi, Assunzionisti). Essendo la diocesi di ricostituzione recente, le varie istituzioni cattoliche sono appena in formazione.

Sul posto dell'odierna B. esisteva nel sec. iv il municipio romano di Singidunum con sede vescovile, dal 335 al 370 retta dal vescovo ariano Ursacio. Al tempo del Concilio di Sardica (343-44) nel territorio dell'attuale diocesi si trovavano quelle di Naissus (Nis), Horreum Margi (Cuprija) e Viminacium (Kostolac), poi scomparse sotto l'invasione degli Avari e degli Slavi. Sulle rovine di Singidunum (distrutta dall'inizio del sec. viI) appare quindi una nuova città che sotto i vari domini (bizantino, bulgaro, ungherese e serbo) prenderà il nome di Alba Graeca, Alba Bulgarica, Nandoralba e B. I Serbi vennero la prima volta nel 1316-19 in possesso di B., che fu poi nel 1403 capitale della «desporta serba»; ma già nel 1427 passò in mano ungherese come fortezza-chiave all'ingresso delle regioni del medio Danubio; e nel 1456 avvenne la vittoria nella quale rifulse s. Giovanni da Capistrano. Allora fu eretto a B. un vescovato cattolico di rito latino, che scomparve quando Selimano il Magnifico nel 1521 conquistò la città, trasformando la cattedrale in moschea. La diocesi fu poi amministrata da diversi vescovi quali visitatori apostolici, dei quali alcuni vi risiedono, come permanentemente l'arcivescovo di Bar (Antivari) Piero Massarechi (1624-32). Dal 1647 al 1720 i vescovi di questa diocesi, tra i quali anche il p. Matteo Belic (1651-74), ebbero il titolo di vescovo di B., al quale dal 1720 al 1739 si aggiunse quello di Smederevo (Belgradensis-Zenemdriensis) e furono soggetti al metropolita di Antivari e a quello di Skoplje (Usküb). Nel 1717 Eugenio di Savoia riconquistò B. Sotto il dominio ungherese riconobbero invece l'autorità dell'arcivescovo di Kalocsa. La popolazione era in maggioranza dissidente; cattolici, generalmente, soltanto gli immigrati bosniaci-ragusei, tedeschi o ungheresi. Sotto l'Austria (1711-39) il cattolicesimo ebbe un breve periodo di rifioritura cosi che si contarono 12.000 cattolici su 20.000 ab., con 8 chiese. Quando B. cadde di nuovo in potere dei Turchi, i cattolici scomparvero quasi completamente e la diocesi fu retta da vicari e amministratori apostolici dei quali il più noto è il vescovo di Djakovo, J. J. Strossmayer (1851-97). Dal 1898 passò alle dipendenze di Propaganda Fide fino al 1914. Di-
versi dignitari ecclesiastici dell'impero asburgico portarono il titolo di B. Neanche con le sue insistenti premure lo Strossmayer riusci ad ottenere dal governo serbo l'autorizzazione di aprire nella città almeno una chiesa e scuola cattolica. Queste condizioni cambiarono quando l'art. 2 del concordato con la Serbia

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(1914) elevò la diocesi di B. a titolo arcivescovile con la diocesi suffraganea di Skoplje, ambedue esenti dalla giurisdizione di Propaganda Fide. I confini delle due diocesi corrispondevano fino al 1912 a quelli del regno serbo. La sede arcivescovile rimase però vacante fino al 1924. Con la formazione dello stato iugoslavo, B. divenne capitale; il numero dei cattolici aumentò da poche migliaia a 60.400 per diminuire tuttavia notevolmente dopo il 1941.

BbSL.: D. Farizil, Illyricum sacrum, VII e VIII, Venezia 1817 e 1819; I. Markovic, Gli Slavi e i Papi, Zagabria 1897; M. Premrou, Serie dei vescovi romano-cattolici di Beograd, in Archite, Franc. Histar., 18 (1923), pp. 33-62; 19 (1926), pp. 2945; S. K. Diaganovic, Opci sematicam Katoliche Crhve u Jugoslaviji, Seracova 1930; V. Wagner, Storia della Chiesa cattolica in Serbia nel XIX sec., in Bupalovska smatra, Zagabria 1933-34. Stefano Draganovic
BELGRADO, Giacomo. - Gesuita e scienziato, n. a Udine il 16 nov. 1704, entrato nel noviziato il 16 ott. 1724; insegnò prima lettere a Venezia, poi, dopo l'ordinazione sacerdotale, scienze a Parma, dove fece collocare una specola astronomica in una delle torri del collegio. Dal 1750 al 1763, fu al servizio della corte. La soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 lo trovò rettore del collegio di S. Lucia di Bologna. M. nella sua città nativa il 26 marzo 1789.

Membre di numerose accademie, pubblicò in latino parecchie dissertazioni di fisica e fisiologia, osservazioni di eclissi, ecc. (v. la lista nel Sommervogel o nella Biblioteca matematica italiana dei Riccardi). Più importanti sono la Theoria cochleae Archinedis (Parma 1767), e principalmente la duplice memoscia: De anolyseos vulgaria usu in re physica, De anolyseos infinitorum usu in re physica (2 voll., ivi 1761-62), che gli valse la nomina a socio corrispondente dell'Accademia delle scienze di Parigi. Diresse la pubblicazione di una collana: Nuova raccolta di autori che trattano del moto dell'acqua ( 7 voll., Parma 1766-68, rist. a Bologna 1823-45). Negli ultimi anni trattò argomenti apologetici e religiosi, come: Dell'esistenza di Dio da' teoremi geometrici demostrata (Udine 1777) e Ragionamenti sacri sulle tre prigioni di s. Giov. Battista, s. Pietro e s. Paolo (ivi 1824).

BbSL.: C. Belgrado, Commentario della vita e dell'opera dell'abate conte Jacopo B., Parma 1795: Sommervogel, I, 106: 1123-26. Edmondo Lamalle

BELIAL. - Termine che nella Bibbia ebraica ( 28 volto) indica l'occulta malvagità operante nel mondo, divenuto poi nome del supremo genio del male (Satana).

L'ebraico bélijid'al è composto di bêll ("non", "senza") e d'un nome d'incerta origine e significato, probabilmente * j a^{′} a l (da * j a^{′} a l, usato solo in h i p h^{′} l l ), quindi b .= "senza utilità" sarebbe una litote (cf. lat. nequam, franc. courien); ma s. Girolamo (in Eph. 4, 27: PL 26, 544) con gli antichi rabbini (Sanhedhrin, i II b) vi ravvisa 'ál "giogo", onde la sua glossa id est absque iugo ( = bêll 'ál) in Iudc. 19, 22 (Volg.); T. K. Cheyne, H. Gressmann (che adduce le dèa babilonese degli inferi Belili), altri, vedendo in II Sam. 22, 5 (=Ps. 17, 5) ove B. è in parallelismo con "morte", un'allusione all'abisso sotterraneo, che non consente ai morti di risalire, derivano * j a^{′} a l da 'áláh "salire" e intendono b. ("senza salita") come sinonimo, in origine, dello l a^{′} a l (v.).

Sembra che le fosse originariamente un sostantivo astratto ("perdizione"), che ebbe un'evoluzione semantica simile a quella del più raro abaddon (v.). E adibito in senso etico, eccetto forse II Sam. 22, 5 (Ps. 17, 5). Nel Vecchio Testamento prevale l'accezione astratta, specie nelle espressioni in cui è genitivo di qualificazione o di destinazione: «figlio di b.» (cf. «figlio d'iniquità»: II Sam. 3, 34; 7, 10; Ps. 88, 23; e «figlio di morte»: I Sam. 20, 31; 26, 16; II Sam. 12, 5): Deut. 13, 13 (ebr. 14); Judc. 19, 22; 20, 13; I Sam. 1, 16; 2, 12; 10, 27; 25, 17; I Reg. 21, 10. 13; II Par. 13, 7, e «uomo di b.» ( 7 l b. o hab-b. con l'articolo [3 volte sole]; cf. «uomo di morte»:

I Reg. 2, 26, "d'iniquità": Iob 34, 36): I Sam. 25, 25; 30, 22; II Sam. 16, 7; 20, 1; I Reg. 21, 13; Prov. 6, 12; 16, 27; 19, 28 (Eccli. 11, 32). Solo, usato ellitticamente (per 'il b.), b. equivale a "malvagio" (II Sam. 23, 6; Iob 34, 18) o "distruttore" (Nah. 2, 1) assumendo senso concreto, quale nome o aggettivo. B. esprime il male morale, e si applica a tutto ciò (cose, pensieri, azioni) che vi tende o ne proviene (Deut. 15, 9; Ps. 40, 9; 100, 3; Nah. 1, 11; I Sam. 29, 10 Settanta; forse II Sam. 22, 5 [Volgata Belial] e Ps. 17[18], 5 Volgata: torrentes iniquitatis, ove molti vedono in b. lo la { }^{′} a l. P. Jolion (p. 183) vede in b. "un nome concreto, appellativo, adibito anche come nome proprio». Ha potuto contribuire alla formazione del termine l'assonanza di b. con nomi di falsi dèi quali bèl e ba'al.

I Settanta ignorano (così anche i Targûmîm) b. come nome proprio: non conservarono il termine (solo cod. A in Judc. 20, 13: Bв́лıaı); intendono b. in confuso, e lo traducono quale sostantivo concreto o appellativo ( π α- ρ \dot{α} v α μ ° ς, α \dot{α} α β β ξ, α \dot{α} α \dot{α} ρ τ α λ ° ς, α \dot{α} ρ ρ ω v ), o quale astratto ( \dot{α} v α μ \dot{α} α, \dot{α} τ α τ α α i α, spesso λ α ι μ \dot{α} ζ, "peste" π α λ α i α ι ς: Nah. 2, 1). Aquila traduce b. \dot{α} σ τ α τ α τ τ ς, e così interpreterà la Suda. Teodozione trascrive Bв́лı λ considerato nome proprio, Judc. 19, 22.

Peri varietà ha la Volgata. S. Girolamo considera spesso b. come personificazione del diavolo (I Reg. 21, 13 filii diaboli... diabolici; ma in Eph., loc. cit.: filii pesidentiae =λ η η μ \dot{α} ζ ) e conserva B. (considerato appellativo, nome proprio) solo nella locuzione «figlio di B. (e 2 volte vir B.: II Sam. 16, 7; 20, 1); altrove: praevaricatio ( π ° ν η ρ \dot{α} ): Nah. 1, 11; praevaricatoret( \dot{α} π α ρ \dot{α} v α μ ° ς ): II Sam. 23, 6; iniquus ( \dot{α} λ π η μ \dot{α} ζ ): I Sam. 25, 25 e 30, 22; apostata: Iob 34, 18; iniustus ( π α ρ \dot{α} v η μ ° ς ): Ps. 100, 3; inipius ( \dot{α} ρ ρ ω v ): Prov. 16, 27.
B. fu identificato con Satana nei circoli assidri del sec. II a. C. (K. Kohler). Come personificazione del diavolo, B. è assente dalla letteratura rabbinico-talmudica. Solo nel medioevo la Cabbala oppone l' 'Adhdm B. all' 'Adhdm Qadhmim.

Nella letteratura apocalittica giudaica, B. è divenuto il nome proprio del "malvagio" per antonomasia, Satana. A tale personificazione preludeva nel Vecchio Testamento l'uso ellittico ed assoluto di b. per designare una forza malefica (Nah. 1, 15: Volg. Belial). La forma invialsa è ormai Beliar (talora Berial), dovuta a dissimilazione eufonica, forse per influsso aramaico; è possibile una confusione con bél jáar "signore del bosco". Nei Testam. XII Patriarch. (sec. II a. C., con ritocchi di mano cristiana), B. designa di continuo il capo degli spiriti maligni, Satana (Ruben 4, 7. 11; 6, 3; Simeon 5, 3: Leal 3, 3; 18, 12; 19, 1; Isaschar 6, 1; 7, 7; Z'abolon 9; Dan 1. 4-5; Aser 1. 3; Beniamin 3. 6-7; ecc.), come in Jubil. 1, 20; 15, 33, e nella 1^{2} parte di Ascensio Isaiae (1-5), 2, 1-4 ("angelo d'iniquità", "potenza di questo mondo", B. è chiamato anche Sammuel e Manmbulus); 3, 11. 13; 4, 2-16; 3, 1-4. 13. B. è l'antagonista di Dio, ha il suo regno e la sua corte di tenebre (Test. Joseph 20, 10; Nephtali 2, 6; Beniamin 9; Dan 6), i cui "sette spiriti perversi», opposti ai "sette arcangeli", vercano ogni male sulla terra (Ruben 2, 1-2). Alla fine dei tempi B. combatterà il Messia o "nuovo Sacerdote" (Test. Leal 18, 12), che lo vincerà e lo butterà nel fuoco (Test. Ind. 5, 10 sg.; 25, 3; Ruben 6, 12; cf. Asc. Is. 3, 11-4, 18); cf. Apoc. 20, 2-3. B. (Satana) ricorre nel documento Sadoqita (ca. 200 d. C.) della setta damascena (6, 9; 7, 19; 9, 12; 14, 5). Bв́лíaz o Bв́лíaz di Sibyll. III, 63-76 (cf. II, 167) si suole identificare con l'Anticristo (J. Geffcken, R. H. Charles), e al brano fu premesso il titolo (posteriore, ma intonato) : π ε ρ i тoй α π τ ε δ α ° ς δ α i μ o v o s ~ τ o 0^{′} λ v π \imath ρ ρ ι σ τ o \tilde{u}. Ma anche qui B. è piuttosto uno spirito, capo dei demoni.
S. Paolo (II Cbr. 6, 15) ugualmente chiama Bв́лı \bar{α} ρ (alcuni codd. Bв́лıeı, accus. di Bв́лıaz; Volg. Belial, ma alcuni latini antichi leggevano Beliar o Beliab) il capo degli spiriti perversi manifestantesi nella vita dei pagani, opposto a Cristo-Dio (nei Sinottisi ha nome «Beelzebul»: Mt. 10, 25; 12, 24. 27; Mc. 3, 22), e la Pēšittā traduce

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"Satan». I Siri spiegarono Beliar "signore dell'aria", da bel e 'ajar ( \dot{α} \hat{η} ρ ): cf. Eph. 2, 2; s. Girolamo "coeca angustia, sive coecum lumen vel filius praevarications" (Rom. hebr. 76: PL 23, 853 sg.). A torto M. Friedländer e R. H. Charles sostengono che B. si trasformò nell'Anticristo (v.); al tempo di s. Paolo B. era sinonimo di Satana, ben distinto dall'Anticristo. W. Bousset e T. K. Cheyne, vedono in \dot{α} v θ ρ ω π o s ~ π \bar{η} ς ~ \dot{α} v ω μ i a s di II Thess. 2,3 l'equivalente di ' l l b.; si potrebbe anche ritenere che \dot{α} \dot{α} α \dot{α} ς τ \bar{η} ς \dot{α} π α λ ε i α ς ivi traduca ben billijid'nl; \dot{α} v ω μ ς di II Thess. 2, 8 potrebbe tradurre B. (reso talora dai Settanta π α ρ α \dot{α} v ω ι ς ), ma riproduce piuttosto l' α \dot{v} ω μ ι ς di Is. 11, 4 ebr. râla'). Solo alla piccola apocalisse cristiana (ca. 100 d. C.) di Ascensio Is. 2, 13-4, 19 si addice l'ipotesi di Charles di una miscela di tradizioni intorno a Beliar, l'Anticristo e Nerone redivivo (Asc. Is. 4, 1-14).

Presso i Padri B. rimase in uso come sinonimo di Satana, più spesso nella forma \mathrm{Be} λ \mathrm{i} α \mathrm{s} (Ps.-Ignazio, A d Philipp.: PG 5, 933; s. Ippolito, Haer.; s. Gregorio Naz.: PG 37, 996). I Latini usarono Belia (Tertulliano, De habitu mult., 2 : "Christo et Beliae"; Prudenzio, Hamartig., 5, 20; Psychom., 714 "praeceptor Belia "), Belias (Potamio: PL 8, 1416), talora Beliar (Cassiano, Coll. 12, 16).

L'uso di chiamare B. il principe dei demoni si protrasse nel medioevo. Fu assai diffuso il libro che compose (1382) Giacomo da Teramo Convolutio peccatorum o Belial (o Lis Christi et Belial), edito a Augusta (Augsburg) nel 1472 con interessanti silografie. Milton chiama B. il demonio dell'impurità (Paradise Lost, I, 490-505; Paradise Regained, II, 150).

Bibl.: T. K. Cheyne, The development of the meanings of B., in The Expositor, 1 (1895), pp. 435-39; id., B., in Encycl. Bibl. a., coll. 525-28 (insiste sul senso apocalittico di B., personificazione dell'abisso sotterraneo e dalle potenze del male); W. Bousset, Der Antichrist in der Überlieferung des Judentums, des N. T. u. der alten Kirche, Gottinga 1895, pp. 86 sg., 99-101; id., Die Religion des Judentums, 3^{2} ed. di H. Gressmann, Tubinga 1926, pp. 232-35, 334 sgg.; W. Baudissin, B., in Realencel, far prot. Theol. u. Kirche, II, p. 348 sg.; K. Koh'er, B., in Yousch Encyclopedia, II, col. 638 sg.; M. Friedländer, Der Antichrist in den vorchristlichen jüdischen Quellen, Gottinga 1901, pp. 140-44; E. Tisserant, Ascension d'Isaie, Parigi 1909, pp. 2033, 90-94, 107-32; R. H. Charles, The Revelation of st. John, I, Edimburgo 1920, pp. 76-87; H. L. Strack e P. Billerbeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud u. Midrusch, II, Monaco 1924, p. 552; III, ivi 1926, pp. 521 Isg., 584, 698; IV, ivi 1928, pp. 467, 503 sg., 216, 527, 791, 803, 914; P. Jodon. B., in Bibliva, 5 (1924), pp. 178-83; H. Gressmann, B., in Die Religion in Gesch. u. Gegenu., I, col. 884: J. E. Hogg, "B. n. in the Old Testament, in American Journal of Semitic Languages, 44 (1927-28), pp. 56-58; B. Rigaux, L'Antéchrist et l'apparition au royaume messianique [dans l'A. et le N. T., Gembloux 1932, pp. 107-201, 399-402.

BELIGATTI, Cassiano. - N. a Macerata nel 1708, m. ivi nel 1785. Cappuccino (1725) della provincia della Marche, partì con altri nove confratelli per il Tibet nel 1738, giungendo a Lhasa nel genn. 1741. Nell'ag. 1742 passò nel Nepal, svolgendo la sua opera anche nel Bengala fino al 1756. Ritornato in patria per malattia, pubblicò le Memorie storiche riguardanti il compagno missionario Giuseppe M. Bernini da Gargnasco (Verona 1767); a cura della Propaganda Fide l'Alphabetum Brammahanicum seu Judostanum universitatis Kasi (Roma 1771), e l'Alphabetum Tangutanum sive Tibetanum (ivi 1773). Interessante storicamente il suo Giornale (1738-56) di cui la prima parte è stata parzialmente edita da A. Magnaghi (Firenze 1902); il manoscritto della seconda è ora smarrito.

Bibl.: Giuseppe da Fermo, Gli scrittori cappuccini delle Marche, Iesi 1928, pp. 24-26; Streh, Bibl., VI, pp. 154-56; Analecta Ord. Minorum Cap., 50 (1934), pp. 45-49; Isidoro da Milano, Vicende ignorate di un libro missionario, in L'Italia francestana, 13 (1938), pp. 58-66. 1.1 Ilarino da Milano

BELIN, K. aERT. - Vescovo e scrittore benedettino, n. a Besançon, secondo altri a Dôle verso il 1610 e m. a Belley il 29 apr. 1677. Pronunciati i voti
religiosi nell'abbazia di Faverney nel 1630 e trasferito successivamente a Cluny, Charité-sur-Loire, Nevers, fu quindi destinato a Parigi, ove, per la sua fama di valente predicatore, entrò nella cerchia degli amici di Galbert, per i cui buoni uffici fu nel 1666 consacrato vescovo di Belley. Si dedicò stranamente a studi di alchimia e astrologie per poterne agevolmente fare la confutazione; ma si occupò pure di filosofia e di teologia polemico-positiva, rivendicando particolarmente la perfetta armonia tra i princìpi di fede e di ragione.

Di lui abbiamo: Les emblèmes eucharistiques on octave du Saint Sacrement (Parigi 1647); Les solides pensées de l'âme pour la parter à son devoir (ivi 1648); Poudre de projection démontrée (ivi 1653); Pierre philosophale (ivi 1653); Prenves convaincantes des vérités du christianisme (ivi 1658, 1666); Aventures du philosophe incvum (ivi 1664; 1674); Traité des toilsmaux ou figures atrioles (ivi 1671); Poudre de sympathie justifiée (ivi 1709). Se poi è da identificarlo con Alfonso Belin, priore benedettino di Charité-sur-Loire, bisogna pure attribuirgli: La vérité de la religion catholique et la fauteté de la religion prétendue efformée (Nevers 1683).

Bibl.: Hurter, II, coll. 55, 427; B. Heurtsbize, s. v. in DThC, II, coll. 538-59; A. Hoffmann, s. v. in The Cash, Enc., II, p. 410; L. Albing, s. v. in DUG, VII, col. 775. Vito Zollini

BELISARIO. - Celebre stratega bizantino, N. ca. il 500 , m. nel 565 . Ricevuto l'incarico di scacciare dall'Italia gli Ostrogoti, in breve tempo conquistò la Sicilia ed il mezzogiorno della penisola fino a Napoli e occupò Roma mettendola in stato di difesa.

Durante l'assedio di Roma da parte di Vitige, B., quantunque esitando e non senza repugnanza (L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, pp. 151-54), si prestò nel marzo del 527 a deparre papa Silverio, che veniva accusato di voler consegnare la città ai Goti, facendolo spogliare dagli ornamenti sacerdotali e rivestire di un abito monacale. Inoltre dal clero romano fece eleggere Papa il diacono Vigilio (v.), già apocrisario a Costantinopoli e ligio all'imperatrice. Secondo le concordi testimonianze del Liber pontificalis (ed. L. Duchesne, I, pp. 291-393), di Procopio (Anecdota, 1) e del diacono di Cartagine Liberato (Breviarium, 20) la deposizione di Silverio era una vendetta di Teodora, la quale intendeva così, ma invano, di ottenere da un Papa meno ostile del deposto alla sua azione favoreggiatrice dei monofisiti, la restituzione sul trono patriarcale di Costantinopoli di Antimo, già dimesso dal pontefice Agapito.

Del resto B. mentre si trovava a Roma, aveva fatto cospicui doni alle chiese, come la particolare croce di 100 libre d'oro, su cui erano nominate tutte le sue vittorie, destinata alla tomba di s. Pietro; aveva fondato un monastero sulla via Flaminia ed un xemodochium per i pellegrini sulla via Lata (Lib. pontif., ed. L. Duchesne, I, pp. 142 e 296).

In seguito B. fece da intermediario tra l'imperatrice e papa Vigilio, sia dopo le violenze subite, nella chiesa di S. Pietro in Costantinopoli, dallo stesso Pontefice, che non approvava la "Professione di fede di Giustiniano"; sia per ricondurre a Costantinopoli Vigilio, che, per liberarsi dalla insostenibile situazione creatagli dall'imperatore, aveva cercato scampo in Calcedonia, sia, il 1^{°} maggio 553 , quando comunicò al Papa che Giustiniano non avrebbe mai accolto una certa sua proposta relativa al V Concilio ecumenico, di prossima inaugurazione ( 5 maggio).

Bibl.: Procopio, De bello persiano, De bello vandalico, Historia arcana, ed. Haury, 3 voll., Parigi 1909-13. Per la leggenda di B. cf. K. Krumbacher, Geschichte der byzant. Literatur, 2 { }^{2} ed., Monaco 1897, p. 825 sgg. Per la storia cf. L. M. Hartmann, s. v. in Pauly-Wissowa, Realencycl., III, coll. 210-40; E. Gibbon, Desline and Fall of the Roman Empire, Londra 18961900, capp. 41-43; Ch. Diehl, Justinien et la civilization bya, au VIe siècle, Parigi 1901, pp. 158-67 e passim; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio (Sveria di Roma, 9), Bologna [1941], passim; L. Bréhier, s. v. in DHG, VI, coll. 776-87. Alberto Galleti

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BELISARIO. - Insieme con un certo Liberatus è presentato quale autore di due poesie acrostiche e telestiche (v. teLestica) compilate dai versi di Sedulio, e che ogni 16 versi celebrano Sedulius antistes. Si ritengono dell'anno 500 ca. e i loro autori sono detti scholastici. cf. Anthologia latina, ed. A. Riese, Lipsia 1906, nn. 492 e 493.

Antonio Ferrus
BELIZE, vicariato apostolico di. - La missione, iniziata nel 1851 dai Gesuiti del vicariato apostolico di Giamaica e staccata da questo per l'erezione a prefettura apostolica di Honduras ( 16 maggio 1888), il 3 genn. 1893 ad istanza dei cattolici fu elevata a vicariato, che mutò poi il nome in quello di B. ( 15 dic. 1925 ).

Superfice del vicariato, i cui confini coincidono press'a poco con quelli della colonia: kmq. 24.600; popolazione totale (computo approssimativo 1939) : 57.767 ab.: cattolici 35.000 , di cui ca. 18.000 Maya, di lingua Mayathan e Mopán, che immigrarono dal Guatemala e dal Yucatán, conservando la fede istillata loro dai Francescani; ca. 17.000 meticci e 250 stranieri. Vi sono inoltre ca. 22.370 protestanti, 35 ebrei, 30 musulmani, 200 pagani. Alle opere della missione, distribuite in 9 stazioni primarie e 132 secondarie, attendevano (genn. 1949), oltre l'ordinario, 4 sacerdoti secolari e 30 Gesuiti, 4 scolastici e altrettanti cosoliutori Gesuiti. Le suore sono ca. 100 (Misericordia; di Bethesda, Maryland, U.S.A.; Pie Missioni di Limburgo sul Lahn; S. Agnese; Sacra Famiglia; negre).

Gravi ostacoli derivano dalla dislocazione delle 54 stazioni per i Maya, stanziati in tribù nella parte occidentale e settentrionale della colonia, per lo più nella giungla; oltreché dal diffuso malcostume e dalla penuria di personale missionario. Però il fortunato aumento delle scuole ( 59 elementari con 6608 alunni, e due secondarie con oltre 200 alunni nel 1948) e l'attività di altri centri culturali hanno contribuito alla formazione di un'alle cattolica, base di un più rapido e sicuro sviluppo dalla missione.

BibL.: Leonis XIII P. M. Acta, XIII (1894), pp. 3-5; Arch. di Prop. Fide, Prospectus Status Missionis, 30 giugno 1939: Catalogus Prov. Missourianac S. I., 1949; Jesuit Missions, 22 (1948), p. 232 sgg.

Giuseppe Monticone
BELJAJEV, Nicola Jakovlevic. - Teologo e polemista russo del sec. xix, m. nel 1894. Fu professore nell'Accademia ecclesiastica di Kazan, e poi ispettore. B. si occupò soprattutto di polemica anticattolica ed antiprotestante. La sua opera principale si intitola: Dottrina del cattolicismo romano sulla soddisfazione offerta a Dio dall'uomo (Kazan 1878).

Il difetto di B. è quello di confondere spesso l'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica con le opinioni delle scuole e di presentare come espressione dell'ortodossia orientale le vedute particolari di qualche teologo russo della nostra epoca.

BibL.: Tserkovnij Viestnih, 1894, pp. 637, 646-48 e 663664; Enciclopedia teologica ortodossa (in russo), II, coll. 1277-79. Martino Jugie

BELL, Andrew: v. mutuo insegnamento.
BELL, Charles. - N. a Edimburgo nel 1774, m. a Hallow Park il 28 apr. 1842. E stato un grande studioso della fisiologia nervosa. Contrariamente alle opinioni dell'epoca e dello stesso Haller dimostrò che esistono fibre nervose motrici e fibre nervose sensitive e non fibre presentanti contemporaneamente queste due proprietà. Fu molto religioso e profondamente credente e finalista.

Curò insieme a lord Broughmann un'edizione del Paley su Natural Theology, or Evidences of the existence and attributes of the Deity (Londra 1802). Scrisse una parte
dei Bridgersater Treatises on the power, Wisdom and goodness of God, as manifested in the creation (ivi 1833-40).

BibL.: C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, Brescia 1906, p. 452.

Alberto Stefanelli
BELlACCI, Tommaso da Firenze, beato. - Francescano dei Minori osservanti, n. a Firenze nel 1370, m. a Rieti il 31 ott. 1447. Abbandonate le giovanili dissipatezze e fattosi frate, si impose all'ammirazione di tutti per la sua santa vita. Nel 1439 fece parte della missione inviata da papa Eugenio IV in Etiopia. Ritornò in Italia nel 1444 dopo aver sofferto, durante la spedizione, schiavitù e persecuzioni. Il suo culto fu approvato da Clemente XIV il 17 ag. 1771. Festa 31 ott. v. Alberto da sarteano.

Biol.: F. A. Savorini, Storia delle gesta del b. T. B. da Firenze, Fermo-Rieti 1773; Acta SS. Octobris, XIII, Parigi 1883, pp. 860-92; L. Wadding, Annales Min., XI, Quaracchi 1932, pp. 336-46; S. Manchesterini, in La Verna, 10 (1912) e 11 (1913) e in Studi francescani, 1 (1914), 2 (1915). Maria Morseletto
"BELLA DUM LATE FURERENT ET URBES». - Inno dei vespri per la festa dei santi sette fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria, canonizzati da Leone XIII nel 1888. La celebrazione della festa fu estesa alla Chiesa universale. L'inno accenna alle gesta dei sette patrizi fiorentini che, in epoca di lotte intestine, si ritirarono sul Monte Senario in penitente contemplazione dei datori della Vergine. Autore ne fu il p. Galletti dello stesso Ordine, e fu riveduto da Leone XIII.

Biol.: G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 126; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 192.

Silverio Mattei
BELlamy, Jean-Julien. - Teologo, n. a Mous-toir-ac nel 1857, m. a Vannes il 22 maggio 1903. Prima insegnò filosofis, poi S. Scrittura e storia ecclesiastica nel seminario maggiore di Vannes.

Collaborò con vari articoli al DB e al DThC. Il suo nome è legato soprattutto ad un'opera di volgarizzazione teologica: La vie surnaturelle considérée dans son principe (Parigi 1891), e ad uno studio storico: La théologie catholique au XIX siècle (ivi 1904), uscito postumo a cura di J.-V. Bainvel, il quale, nell'introduzione, ha alcune note bio-bibliografiche dell'autore.

Biol.: E. Mangonot, s. v. in DThC, II, col. 559.
Cosimo Petino
BELLANO, Bartolomeo. - Scultore, n. a Padova nel 1434 ca., m. ivi tra il 1496 e il 1497. Si crede che abbia collaborato alle due cantorie di S. Lorenzo a Firenze, venendo cosi a contatto con l'arte di Donatello, di cui si applica a tradurre lo stiacciato nei rilievi per il reliquiario marmoreo della sacrestia (1469) e in quelli bronzei ( 1484-88 ) per il coro, nella chiesa del "Santo " a Padova: vi dimostra una durezza del segno da cui esulano le ricerche pittoriche, ed un interesse narrativo di gusto settentrionale. Le qualità d