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Camaiani, la diocesi cedette parte del suo territorio alla nuova di Ripatransone (1571) e poco più tardi, sotto l'episcopato del card. Gerolamo Berneri, a quella di Montalto (1586). La città e il territorio appartennero alla Marca d'Ancona, nella quale A. occupava il quarto posto fra i capoluoghi più importanti. Dal 1502 fu costantemente sotto lo Stato Pontificio e, dal 1824, fu sede di delegazione fino all'annessione del 1860 .

Abbazie. - Delle numerose abbazie, S. Savino era insigne per la sua antichità (sec. vi). Celebre il monastero femminile di S. Angelo (S. Angelo Magno), ricco di storia e di arte, di cui tuttavia, dopo le varie trasformazioni subite fino alla conversione in ospedale civile e militare fatta nel 1866 , oggi rimane solo la chiesa romanica (sec. xiri) ed un abbondante materiale archivistico (Libro Maggiore di S. Angelo Magno, ms. del 1754 nella biblioteca comunale).

Monumenti. - A. conserva varie chiese monumentali costruite nel periodo che va dal sec. xili al xv, tra le quali S. Vittore, dove tuttora si ammirano Caratteristiche pitture murali di artisti locali, e S. Francesco, il più bel monumento gotico della città. La Cattedrale, dedicata a s. Emidio, nonostante la fredda ed inespressiva facciata del sec. xvi, racchiude rilevanti elementi architettonici di epoche anteriori.

Musei-Archivi. - Presso la Cattedrale, nel Tesoro, si conservano alcuni cimeli sacri. Esemplari di arte cristiana sono numerosi nella ricca Pinacoteca civica, dove è il famoso piviale di Niccolò IV, tessuto di fattura inglese del sec. xiri, donato dal Papa alla sua città natale. Esiste un archivio capitolare ed un archivio della curia, con carte non anteriori al sec. xv. - Vedi Tav. X.

BibL.: Fr. A. Marcucci, Saggio delle cose ascolane e de' vescovi di Ascoli nel Pizeno dalla fondazione della città fino all'anno 1766 corrente, Teramo 1766; P. Capponi, Memorie storiche della Chiesa ascolana e dei vescovi che la governarono, Ascoli Pizeno 1898: P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 147155; C. Mariotti, Guida di A. Pizeno, 2² ed., Ascoli Pizeno 1925; Lanzoni, pp. 397-99.

Serafino Prote
ASCOLI SATRIANO-GERIGNOLA, diOCESI di. - Nelle Puglie, provincia di Foggia, suffraganea di Benevento. Ha 15 parrocchie, 57 sacerdoti diocesani e 18 regolari, 86.921 ab., tutti cattolici. Residenza: A. S. (estiva), C. (invernale). Patroni: di A. S., s. Potito; di C., s. Pietro.
A. S., incendiata dai Saraceni, distrutta dai Normanni, fu riedificata poco lungi e nel 1400 divenne ducato. Incerte le origini della diocesi, che viene ricordata nella bolla di fondazione dell'arcivescovato di Benevento (969), ma di cui non si conoscono vescovi sino al sec. XI (Mauro nel 1058); sembra che le fosse trasferito il titolo episcopale di Ardona.
C. si ritiene fondata dai dispersi abitanti di Cerina, colonia greca poco distante, distrutta da Alessandro, re di Epiro. Rasa al suolo da un terremoto, nel 1731, venne riedificata. Nel 1818 Pio VII, nel riorganizzare le chiese del regno di Napoli, le conferì dignità vescovile e l'uni ad A. S.

Abbazie e monasteri: S. Giovanni; S. Maria; S. Michele; S. Leonardo, commenda dell'Ordine Teutonico fondata da Federico II; SS. Benedetto e Lazzaro.

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![img-23.jpeg](img-23.jpeg)

Ascoli Piceno - Chiesa di S. Giacomo (sec. xili).

Bibl.: Ugholli, VIII, col. 224 sgg.; Cappelletti, XIX, p. 140 sgg.; A. Grüner, Die Diö̈zesen Italiens von der Mitte des 10. bis zum Ende des 12. Jahrhunderts, Tubinga 1904, pp. 35, 42, 45; Eubel, I. p. 97; III, p. 133; IV, p. 111; Lanzoni, pp. 256-57; F. Bonnard, s. v. in DIIG, IV, coll. 912-13.

Noemi Crostarosa Scipioni

## ASCOLTANTI : v. Penitenza.

## ASDOD : v. azoto.

ASEITÀ (lat. aseitas, da a se "da sé, per sé "). Proprietà di una realtà che non deriva da altri il suo essere. Nella filosofia cristiana l'a. è perfezione esclusiva di Dio, Essere inderivato e impartecipato, a se e per se. Secondo la dottrina di alcuni tomisti, l'a. indicherebbe inoltre la natura metafisica di Dio : intendendosi per natura metafisica di Dio quella nota fondamentale della essenza divina, che, secondo il modo umano di conoscere, è la prima radice della distinzione di Dio da ogni essere creato, e il fondamento di ogni altro suo attributo. Prevale però, secondo il più genuino pensiero tomista, la dottrina che ripone l'essenza metafisica di Dio nella pura attualità dell'essere divino "per se subsistens". E questa infinità e perseità dell'essere divino che fonda e spiega, per noi, la sua a.

Opposto ad aseitas è, nella terminologia scolastica, la voce abalietas (ab alio "da altro").

Luigi Bellofiore
ASELLA, santa. - Vergine romana, m. al principio del sec. v. S. Girolamo la loda grandemente, facendone conoscere nella sua lettera a Marcella (384), la severa vita di penitenza. A. si consacrò sin dalla
prima giovinezza a Dio; visse in una piccola stanza, dalla quale non usci mai, conducendovi una vita di continuo digiuno. S. Girolamo nel 386 , mentr'era già sulla nave in viaggio per Betlemme, si giustifica in una lettera ad A. delle calunnie propagate a Roma contro di lui. Viveva ancora nel 405 e nulla si sa della sua morte; la data della sua festa al 6 dic. è stata creata dai martirologisti della fine del sec. xv.

Bibl.: S. Girolamo, Epist. 24 già 15 (a Marcella), 45 già 90 (ad Asella), 65 già 140 (a Principia); ed. I. Hilberg; in CSEL, 54, pp. 214-17, 323-28, 619; Martyr. Romanum, pp. 369-70.

Cessato van Hulst
ASENETH (ebr. ' Ā s e ̄ n a t h; Settanta 'Aoxvè θ [nei manoscritti di origine egiziana spesso 'Aoxvvè θ ]; nome egiziano : 'iva-n-nt "essa appartiene a Neith" [dea di Sais]). - Moglie del patriarca Giuseppe, figlia del sacerdote egiziano Putifar (Potifera) di On (Eliopoli), madre di Manasse ed Efraim (Gen. 41, 45.51 sg.; 46, 20).

Volendo spiegare perché l'ebreo Giuseppe, in contrasto con la Legge (posteriore!), aveva contratto matrimonio con una straniera di altra religione, il Targum di Ps. Jonathan (non anteriore al sec. viI) diffuse (in Gen. 41, 45; cf. Biblia polyglotta di Walton, IV) la leggenda che A. era figlia di Dina, nata in seguito al peccato di Sichem. I Pirqé Rabbi Eliezer, cap. 38, raccontano la leggenda in forma sviluppata (cf. Midhrāt falqūt, § 134). Con questa spiegazione A. era diventata ebrea, e lo scandalo del matrimonio misto eliminato.

Questa haggādāh era nota ai Siri cristiani (cf. Sachau, Kurzes Verzeichnis der Sachau'schen Sammlung, p. 7; G. Oppenheim, Fabula Isueph et Asenethae e libro syriaco latine versa, Berlino 1886, p. 6 sg.).

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Libro o preghiera di A. - Apocrifo in lingua greca, intitolato in modi diversi, intorno a Giuseppe e A. (Gen. 41, 45). Esistono traduzioni in siriaco (sec. vi), in armeno (prima del sec. xi), in etiopico, in slavo ed in latino (sec. xIII).

Il Batiffol (p. 36 sg .) formula l'opinione più comune degli eruditi (E. Schürer, W. Bousset): «Une légende agadique, fixée vraisemblablement au IV { }^{text {e }} siècle et que l'on retrouve dans le Targum du Ps. Jonathan, dans le Midrash de R. Eliezer, dans d'autres compilations rabbiniques - cette légende devenant le thème d'un développement chrétien, dans le goût des légendes hagiographiques post-constantiniennes, vraisemblablement au mathrm{v}^{mathrm{e}} siècle telle est la Priè̀re d'A.». Si tratterebbe dunque di un apocrifo giudaico, posteriormente cristianizzato. Per P. Riessler l'operetta è stata scritta in circoli esseni. Né l'una né l'altra opinione sembra fondata. Un rapporto con la haggâdâh giudaica non esiste, perché nel nostro testo Giuseppe sposa l'egiziana A., quando questa abbandona la religione del suo paese con una vera conversione, mentre per la haggâdâh il matrimonio misto è diventato possibile in seguito al fatto che A. non era allogena, ma d'origine ebraica (figlia di Dina). Niente dunque di comune nei due tentativi di spiegare il matrimonio misto di Giuseppe con l'egiziana.

L'opera è d'origine cristiana, probabilmente dell'epoca bizantina, presuppone la conoscenza dei Settanta, degli usi liturgici della Chiesa (si prega verso l'Oriente e non, come gli Ebrei, verso Gerusalemme), di cui usa perfino il linguaggio liturgico. Si tratta di una allegoria, sviluppata probabilmente in ambiente monastico. Giuseppe è tipo di Cristo, che appare sotto le forme dell'arcangelo Michele. Vi sono evidenti accenni all'Eucaristia, come ricordi della vita e dell'ascetica verginale nella Chiesa.

BibL.: F. Perles, La légende d'Aunath, in Revue des études juives, 22 (1891), p. 87 sgg.; V. Aptowitzer, A., the Wife of Joseph. A Haggadic Literary Historical study, in Hebrew Union Colleve Annual, Cincinnati 1924, p. 239 sgg. - Per il Libro di Asenet : P. Batiffol, Studia patristica. Etudes d'antienne littérature chrétienne, Parigi 1889; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, III, 3ᵉ ed., Lipsia 1898, pp. 399-402; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 161; P. Riessler, in Theologische Quartalschrift, 104 (1922), p. I sgg.; id., Altjüdisches Schriftum ausserhalb der Bibel, Augusta 1928, p. 1303 sgg.; W. Bousset, Die Religion des Judentums im spâthellenistischen Zeitalter, 3ᵉ ed., Tubinga 1926, p. 24; F. Doelger, Antike und Christentum, VI, Münster 1934, pp. 40 e 76. - Nelle preghiere greche per il matrimonio, Giuseppe e A. sono i modelli del matrimonio virtuoso: A. A. Dmitrievskij, Descrizione dei maoascritti liturgici di Kiev (in russo), II. Kiev-Pietrogrado 1901, pp. 403, 405, 462, 565 sg., 714,814 .

ASENSIO, Esteban de. - Missionario, n. in Spagna nel 1527, m. in Colombia nel 1585. Fu il sesto e ultimo titolare della custodia francescana della Colombia. Entrò nell'Ordine francescano e compì il noviziato nel convento di S. Francesco de Sala, nella provincia di Santiago. Nel 1561 partì per l'America, dove i superiori lo destinarono alle missioni della Colombia. Per due anni lavorò e predicò nella città di Santa Fd. Eletto custode, partì per la Spagna, ove radunò un gruppo di 30 missionari e, tornato in Colombia, fu eletto ministro della nuova provincia religiosa (1566). Durante il suo governo furono fondati due conventi : uno a Trinidad de Muso per la conversione degl'indiani Muso, e un altro ad Ancerma. L'A. battezzò molti indiani nelle diverse regioni della Colombia e lasciò un memoriale storico, che abbraccia il periodo dal 1550 al 1585.

BibL.: A. López, Las Franciscanos en Colombia y Venezuela. Relación inédita del siglo XVI, in Archivo Ibero-Americano, 15 (Madrid 1921); id., Documentos inéditos del siglo XVI referentes al Nuevo Reino de Granada (Colombia), ibid., 20 (ivi 1923); id., Fr. E. de A. y las Doctrinas en el Nuevo Reino de Granada Colombia, ibid., 21 (ivi 1924).

Pancrazio Maarschalkerweerd
ASER (ebr. ' ᾱ ε̄ r̄ e felice ). - 1. Ottavo figlio di Giacobbe, n. in Mesopotamia, dopo Gad, da Zelfa serva di Lia.

Gen. 30, 13, spiega il nome di lui con le parole di Lia: "Nella mia felicità, sì, mi dicono felice le donne! n. Ebbe quattro figli: Janne, Jesua, Jessui e Beria, oltre la figlia Sara (Gen. 46, 17; I Par. 7, 30). La narrazione delle vicende della famiglia di Giacobbe non nomina mai A.;la benedizione di Giacobbe (Gen. 49, 20) assegna alla sua discendenza prosperità agricola ("pane ottimo e olio a profusione ").
2. Come gli altri figli di Giacobbe, A. diede il nome ad una delle dodici tribù d'Israele. Questa, che figura nei cataloghi dei diversi censimenti con un numero ora di 41.500 (Num. 1, 41), ora di 53.400 (Num. 26,47 ) uomini, non esercitò mai molta influenza nella storia del popolo ebraico: perciò è raramente nominata (Iudc. 5, 17; 7, 23; I Par. 12, 36; I Reg. 4, 6). Il suo territorio occupava il nord-ovest della Palestina, dal Carmelo (incluso) alla Fenicia, cioè il versante occidentale dei colli che dalle falde del Libano degradano fino alla pianura di Esdrelon; era limitato (Ios. 19, 24-31) a nord dal Nahr el-Qasimijch (confine di Tiro), ad ovest si estendeva lungo la costa del Mediterraneo fino al fiume Labanath (oggi Nahr exZerqâ'), ad est una linea di colli di Gahlea divideva A. dalle tribù di Zabulon e di Neftali. Delle 22 città elencate da Ios., poche sono state archeologicamente identificate. Alla tribù di A. apparteneva la profetessa Anna (Lc. 2, 36).
3. Città di confine della tribù di Manasse (Ios. 17, 7), probabilmente l'odierna Teiasir "sulla via da Neapolis a Scythopolis" (s. Girolamo, L. de situ et nomin. locorum hebr.: PL 23, 871), a 15 miglia (ca. 22 km .) a nord di Nablus.

Angelo Penna
'ĀSERĀH v. ASTARTE.
ASERbAIGIAN. - La più estesa ( 85.500 mathrm{kmq}.), ma non la più popolata, delle tre Repubbliche federate sovietiche del settore transcaucasico. Entrata nella Federazione transcaucasica nel 1922, fu ammessa, nel dic. 1936, fra le maggiori unità dell'U. R. S. S.

L'Aserbaigian S. S. R. abbraccia l'estremità sudorientale della regione transcaucasica pertinente all'U. R. S. S., fino alla frontiera con la Persia, oltre la quale si stende, in questo Stato, la provincia d'egual nome (A. persiano), che ha avuto e continua ad avere stretti rapporti con i paesi passati da tempo sotto il dominio russo. Il territorio dell'Aserbaigian S. S. R. risulta in sostanza dal bacino del medio e basso Kura, che è regione per larga parte pianeggiante, e dal due plessi montuosi che lo delimitano a N. ed a S.; di questi il meridionale, che si continua nella finitima regione iranica, è di poco meno elevato (G. Kapudjikh, m. 3918) ed impervio dell'alta barriera caucasica (G. Bazar Dycza, m. 4489). Al settore depresso corrisponde un territorio arido (meno di 200 mm . annui di pioggia, in media), cui l'irrigazione artificiale può tuttavia aprire larghe possibilità agricole (cereali, cotone, tabacco, frutta); ai due cercini montani un paesaggio assai più vario e per giunta pieno di risorse minerarie (ferro, carbone, alluminio, argento, piombo, ecc.), fra le quali cospicui i giacimenti petroliferi che accompagnano, sui due lati, il diaframma caucasico, specie dove questo si protende nel Caspio (penisola di Apecheron).

L'economia dell'A., per quanto fondata ancora sull'agricoltura e la pastorizia, vien facendo un posto via via più largo all'attività industriale, in cui, accanto all'estrazione del carburante e alla sua lavorazione, figurano ormai l'impianto di centrali elettriche, ampi stabilimenti tessili e una grande varietà di imprese destinate all'alimentazione. Anche l'artigianato vi è in fiore, continuando tradizioni vetuste (tappeti, se-

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teric. ceramiche, lavori in rame ed in argento). Le comunicazioni hanno avuto, nell'ultimo ventennio, un notevole impulso; tuttavia l'A. gravita piuttosto verso S. (Persia) che non sui vicini territori sovietici.

La popolazione è cresciuta da 2,3 a 3,2 milioni di ab. fra il 1926 ed il 1939; quella urbana dal 28 al 36 \% nello stesso periodo. E costituita per oltre 3 / 5 da elementi Turco-cartari (Turkmeni, Kirghisi, Negsi, Kumik, Karaciai, ecc.), nomadi e sedentari, per ca. I/Io di Armeni e per altrettanto di Russi. La capitale, Baku, che contava appena 13 mila anime ottant'anni fa, è oggi, per popolazione, coi suoi 800 mila ab., la terza città di tutta l'U. R. S. S. (dopo le distruzioni subite da Kiev e Kharkov). Il vecchio nucleo asiatico vi è ormai sommerso in un grande complesso di quartieri moderni, a carattere prevalentemente operaio; ma la città è divenuta in pari tempo un attivo centro intellettuale, di gran lunga il più notevole in tutta la regione caucasica.

Dipendono amministrativamente dall'A. il piccolo territorio ( 4160 Kmq . con 150 mila ab.) del Karabakh montano (Nagorno K.), abitato soprattutto da Armeni ( 89 \% e meno di 1 \% Russi) e tipicamente agricolo (capitale Stepanakert, con ca. 6 mila ab.) e la Repubblica autonoma del Nakhicevan ( 5480 Kmq . con 117 mila ab., di cui 9 / 10 Turchi e appena 2 \% Russi; la capitale è Nakhicevan con ca. 12 mila ab.), chiusa entro i confini della limitrofa Repubblica federativa armena.

Per la storia ecclesiastica v. georgia.
BibL.: M. v. Dechy, Kauhausus. Reisen und Forschungen im Kauhasischen Hochgebirge, Berlino 1905-1907; R. Blanchaed, La morphologie du Caucase, in La Géographie, 27 (1913), pp. 430-74; S. Govi, Transcaucasia, in Universo, 1920, pp. 295. 319; e 1921, pp. 5-40 e 81-120; A. Büdel, Transbaubasien, eine technischen Geographie (Petern., Mittel. Ergsh., 189), Gotha 1926; C. Egger, Die Eroberang des Kaukasus, Basilea 1932; M. Asmoudch, Le pétrole en U.B.S.S., Parigi 1934; A. Byhan, La civilisation caucasienne, trad. G. Montandon, Parigi 1936; R. Riccardi, I paesi del Caucaso, Roma 1942. Giuseppe Caraci

ASFU, ISOLE : v. abCIPELago deI NAVIGATORI.
ASHAM, Roger. - Umanista e pedagogista, n. a Kirby Wiske (Yorkshire) nel 1515, m. il 23 dic. 1568. Coltivò gli studi umanistici e con cura speciale il greco, di cui divenne «regio professore» nel 1540; fu anche istitutore di Elisabetta, ancora principessa, poi segretario di latino di Enrico VI, Maria Tudor e di Elisabetta, diventata regina.

Il suo nome è legato a due opere di valore pedagogico rilevante: la prima Tavophilus (1545) tratta del tiro dell'arco, considerato come esercizio fisico, utilissimo allo sviluppo armonico del corpo e alla difesa del paese. Scritto in inglese, mirava a persuadere i lettori della efficacia e della plasticità dell'idioma nazionale contro il predominio, allora, del latino, dell'italiano e del francese. La seconda, The Schoolmaster (1570), pubblicata postuma dalla vedova, era stata redatta per la educazione dei suoi tre figli, e vi si trattavano soprattutto tre punti : la verità nella religione, l'onestà nella vita, il vero metodo dello studio. L'A. vi si dimostra dominato dalle idee del Cortigiano di B. Castiglione, ne consiglia anzi la lettura; ma da buon puritano, pur stimando e lodando la bella cultura italiana, mette in guardia i giovani dal venire in Italia, perché non abbiano a guastarsi al contatto dei costumi rilassati degli Italiani. Importante è soprattutto il terzo punto, concernente i problemi didattici: raccomanda il metodo della versione e retroversione per il latino; vuole che lo si impari più dalla costante lettura dei classici, che non dall'arido studio della grammatica; deplora l'abitudine allora corrente di imporre agli allievi delle scuole l'uso esclusivo della lingua latina; anche la lingua nazionale ha i suoi pregi e le sue bellezze; non solo: ma i fanciulli, costretti a parlare una lingua che non è la loro, finiscono con l'usarne in maniera barbara e senza riflessione.

Bibl.: Le opere dell'A. in Cambridge English Classics, II, Cambridge 1904. - Letteratura: C. Bendorf, Die Englische Pädagogih im 16 7hr., Lipsia 1905. Celestino Testore

ASHANTI (COSTA D'ORO) : v. KUMASI.
ASHLINE ANNIS : v. KILLA.
ASI : v. GERMANI, RELIGIONE dei.
ASIA. - Uno dei cinque massimi continenti della terra.

Sommario: I. Grografia. - II. Etnografia e religioni. III. L'A. nella Bibbia. - IV. Il cristianesimo nell'A.
I. Geografia.

L'A. è il più vasto dei continenti (più di 44 mi lioni di kmq.; quasi 1 / 2 delle terre emerse, oltre 4 volte l'Europa), o meglio, forse, la parte maggiore ( 52,6 \% ) dell'antico continente, nel quale è congiunta tanto all'Africa (l'istmo di Suez fu tagliato da un canale solo nel 1869, ed il Mar Rosso può venir facilmente traversato), quanto e più all'Europa, che spesso n'è considerata una penisola (si parla perciò, talora, di continente eurasiatico), saldata come le è per una vasta area terrestre, dal Mar di Barentz al Mar Nero.

Ogni separazione ha qui appena valore convenzionale, sia pure in sede storica, e del resto tutta quell'area pertiene da tempo ad una sola unità politica. Anche a SE. un articolato e complesso ponte insulare collega l'A. al vicino continente australe, mentre a NE. le due masse del Vecchio e del Nuovo Mondo, che l'immensa distesa del Pa-
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(Int. Enc. Cott.)
Asia - Colonne funebri scolpite in legno. Birmania. Roma, Pont. museo missionario etnologico del Laterano.

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cifico disgiunge, si accostano l'una all'altra prima con un ampio cordone insulare di dubbia appartenenza (Aleutine), quindi in un angusto braccio di mare (Stretto di Bering, 92 km .), che, gelato d'inverno, consente agevole passaggio dall'A. all'America e viceversa. In tal modo l'A. gode del privilegio di essere in contatto più o meno intimo con tutte le parti del mondo, fra le quali occupa una posizione centrale.

Delimitato dal Capo Celiuskin a N. ( 77^{°} 42^{′} mathrm{N}.), dal Capo Buru a S. ( 1^{°} 16^{′} mathrm{N}.), dal Capo Baba ad O. ( 26^{°} 5^{′} mathrm{E}. Greenw.) e dal Capo Orientale o Delnev ad E. ( 169^{°} 44^{′} O. Greenw.), il tronco del continente rimane tutto compreso nell'emisfero boreale.

L'A. è la parte del mondo che più di ogni altra si estende nel senso delle longitudini : oltre 164^{°} (poco meno della metà del giro del globo). Tenendo conto delle isole, mentre gli estremi in longitudine si spostano di poco, l'arcipelago australasiatico porta il limite meridionale del continente al di là dell'Equatore: 10^{°} 54^{′} S. (Isola Roti, a SO. di Timori.
L'A. ha forma piuttosto massiccia, con un tronco che si può, grosso modo, ragguagliare ad un quadrilatero di ca. 6000 mila km . di lato, ed è, da solo ( 33.5 milioni di kmq .), più grande di ciascuna delle altre parti del mondo.

La sua vastità e continentalità è ben espressa dal fatto che la distanza media dal mare vi è più che doppia del corrispondente valore europeo ( 770 km . invece di 340 ), quasi 1 / 3 della sua area è separata dalle coste per oltre 1000 km . di interposto spazio terrestre, e vi sono punti interni che se ne allontanano fino a 2400 km . Pur tuttavia il suo contorno è relativamente accidentato. Tronco ed articolazioni stanno fra loro nel rapporto di 3 a I all'incirca (in superfice), e le seconde sono rappresentate soprattutto da penisole. Di queste le tre meridionali (Arabia, India e Indocina) sono le più grandi, o tra le più grandi, del mondo (di varie volte più grandi delle mediterranee), mentre le isole, tra le quali ve ne sono del pari di cospicue (Borneo, Sumatra, Hondo, Celebes, Giava, Luzon), formano, insieme con le prime, sul lato orientale del continente, un cosi ricco e vistoso corteo di festoni quali in nessun'altra parte del mondo. Caratteristico lo sviluppo che assumono, fra questi festoni e la massa continentale, i mari periferici, dallo stretto di Bering al Mediterraneo australasiatico (che, col suoi 7,5 milioni di kmq., è il più ampio dei mediterranei terrestri) : attorno ad alcuni di questi mari si sono costituite aree di fervida attività economica tra le più densamente popolate del globo.

Anche per quanto riguarda il rilievo, l'A. si distingue dagli altri due continenti con cui costituisce il Vecchio Mondo. Più che le proporzioni assai maggiori dei sistemi montuosi, degli altipiani, dei bacini, delle valli, delle depressioni, dei ghiacciai, ecc. e la stessa molto maggiore altezza assoluta delle cime più eccelse (l'A. centrale oltrepassa in più luoghi gli 8000 m . e tocca gli 8882 nel M. Everest, Himalaia), giova a dare un'idea delle condizioni della sua morfologia il prevalere delle alte sulle basse terre. Le prime, che comprendono gli altipiani più elevati del mondo e tutte (eccetto una) le vette della terra superiori ai 7000 m., abbracciano, da sole, i 2 / 3 della superfice del continente, la cui altezza media ( 950 m .), poco men che tripla di quella europea, non trova riscontro nelle altre parti del mondo, quando si prescinda dall'Antartide, del resto ancora imperfettamente nota. Dà subito nell'occhio il contrasto tra una zona orografica mediana, che rappresenta la continuazione dell'arco alpino, ed i bassipiani (A. settentrionale) o le piattaforme (A. occidentale e meridionale) che la delimitano da N. e da S. Da un lato più serie di lunghi e rinterzati diaframmi si continuano dal Mediterraneo verso oriente (M. Pontici, Tauro, Zagros, HinduKush) fin nel cuore dell'A., dove sembrano riunirsi
(Pamiri) per poi diramare in diverse direzioni : ad E. verso il Tibet (Himalaia, Transhimalaia, Kuen-lun, Altin-tag) e poi, piegando a S., verso l'Indocina e l'Indonesia; ancora più ad E. verso la Cina (Tsing ling), a N. verso la Mongolia e la Siberia (Tien-scian, Iablonov, Stanovoi). Dall'altro, più o meno estesi altipiani rimangono inclusi o sono limitati da questi beluardi (Anatolia, Armenia, Iran, Tibet, Turchestan orientale, Zungaria, Mongolia, ecc.) su uno o più d'uno dei loro lati.

Alla continuità orografica non corrisponde sempre quella genetica e strutturale: di contro alla grande fascia dei corrugamenti terziari cui appartengono, ad es., il Caucaso e l'Himalaia, assumono individualità i rilievi che risalgono al piegamento ercinico, come, ad es., i cimali che attraversano il Tibet e limitano a N. l'A. centrale. Parimenti diversi possono essere l'origine e l'aspetto degli altipiani. Di questi alcuni corrispondono a tavalati (del complesso cui appartengono l'Africa e l'Australia) : il Deccan e l'Arabia, ambedue saldati al continente da estese zone alluvionali (rispettivamente i bassipiani indo-gangetico e mesopotamico); gli altri risultano per lo più di antiche zone corrugate che una lunga erosione ha appianato e allivellato, com'è, ad es., il caso della sezione centrale (fra Jenissei e Lena) della Siberia, ben diversa da una vera e propria pianura. Una posizione a sè occupa, sotto molti riguardi, il lato orientale del continente, nel rilievo e nella morfologia del quale è da fare largo posto al vulcanesimo, presente con numerosi apparati attivi dal Kamciatka alle isole della Sonda.

In complesso, la disposizione del rilievo è tale che, in genere, le zone periferiche corrispondono ai settori più agevolmente accessibili, laddove le regioni interne sono attraversate da grandiosi plessi montani che ne ostacolano la penetrazione. Gli assi di questi plessi, ora avvicinandosi, ora divaricando gli uni dagli altri, chiudono zone di varia ampiezza, che vengono a trovarsi segregate dal benefico influsso oceanico. L'A. è cosi il continente che ha la più alta percentuale di aree senza deflusso al mare. In pari tempo si determina una compartimentazione regionale, con cui va forse posta in rapporto la persistenza di forme di attività pratica (generi di vita, organizzazione tribale e statale e spirituale, lingue, religioni, costumi), altrettanto originali, quanto conservative.

Ai caratteri del rilievo si attagliano quelli della idrografia, di cui è peculiare innanzi tutto la grande estensione dei bacini interni. Non meno di 15 mi lioni di kmq. (vale a dire all'ingrosso 1 / 2 del continente) sono estese le zone le cui acque non raggiungono l'Oceano, ed anzi di essi ben 10 milioni (pari all'area dell'intera Europa) mancano affatto di idrografia superficiale (zone areiche), per difetto di precipitazioni. Prescindendo dall'Arabia e dall'Iran, queste regioni interessano l'A. centrale, dal Caspio alla Manciuria e dal Tibet al Turchestan; regioni nelle quali, oltre ad un gran numero di laghi chiusi salati (Caspio, Aral, Balcaš, Lob nor; laghi tibetani), sono anche numerose depressioni assolute (Turfan, 130 m .; specchio del Caspio, 26 m .; la più profonda è tuttavia rappresentata dal Mar Morto, in Palestina, 394 m .). Esclusa la regione aralo-caspica, il maggior bacino interno è quello del Tarim ( 1,1 milioni di kmq.), il cui corso ( 1500 km .), come quelli dell'Amur, del Syr e di tutti i fiumi delle zone aride, si impoverisce progressivamente verso la foce anche per l'intensa sottrazione di acqua a scopo irrigatorio.

Il dilatare, nel bel mezzo del continente, di questa immensa area senza scolo al mare e la disposizione del rilievo, spiegano perché l'A., nonostante la sua vasta mole, conti il maggior numero di grandi flumi (7

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DIVISIONE POLITICA
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I. Gr. Rerhogno - 2. Frnucio - 3. Gbondo - 1. Portogello.
I. K-F.S.S.R. - II. E.S.S.R. - III. Lat.S.S.R. - IV. I.A.S.S.R. -
V. B.S.S.R. - VI. A.M.S.S.R. - VII. G.S.S.R. - VIII. A.S.S.R. IX. As.S.S.R. - X. Tad.S.S.R. - XI. Kir.S.S.R.

ETNOGRAFIA
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1. Indo-rurapri - 2. Cumili e semili - 3. Cuneinsici - 4. Ugro-finni 5. Stangeli e Vangosi - 6. Turcu-tatori - 7. Cuevani e Giappanesi 8. Sino-difetani - 9. Austro-asiatici - 10. Austroavsioni - 11. Dravida 12. Paleoasiatici.
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2. Meno di 1 ab. per kmq. - 2. da 1 a 20 ab. per kmq. - 3. da 20 a 30 ab. per kmq. - 4. da 30 a 100 ab. per kmq. - 5. da 100 a 200 ab. per kmq. - 6. oltre 200 ab. per kmq.

## ATTIVITÀ ECONOMICA

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1. Furuse di ctonomio primitiva (raccoglitori, cacciatori, pescalori) 2. Postorizio nomade - 3. Furuse primitive di agricoltura - 4. Furus più elevate di agricoltura - 5. Isominio dello rizzcolturo - 6. Aprimel tura e allernimento - 7. Pianlogioni - 8. Principali zone di pern 9. Principali zone minerarie - 10. Principali zone industriali - 11. Pripe cipali ferrovie.

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A S I A
DENSITA DEI CATTOLICI
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con oltre 4 mila; 2 con oltre 3 mila e 6 con oltre 4 mila km . di corso), non però il più gran fiume del mondo.

I fiumi siberiani, fra i quali ve n'hanno di cospicui (con 5,2 mila km. di lunghezza ciascuno Ob e Jenissei la cedono solo al Nilo, Mississippi e Amazzoni), hanno corso di pianura ed acque copiose e costanti, ma la navigazione - che vi è interrotta per molti mesi ( 7 sul Lena a monte di Vitim) a causa dei ghiacci - ha carattere saltuario (comunicazioni interne); di più, anticipando a valle il gelo ed a monte il diagelo, trasformano in palude, durante periodi più o meno lunghi, le zone rivierasche. Bloccata dai ghiacci per circa sei mesi è anche la foce dell'Amur ( 4,5 mila km.; 2,1 milioni di kmq. di bacino); e regine troppo irregolare ha lo Hoangho ( 4,1 mila km.; I milione di kmq.), il cui potente alluvionamento ha causato frequenti rotte e mutamenti di corso (nove volte in tempi storici, l'ultima, nel 1852, portò la foce dal Mar Giollo al Golfo di Pe-ci-li) e determinato incalcolabili rovine. Per contro il più grande dei fiumi cinesi, lo Jang-tse-Kiang ( 5,2 mila km.; 1,8 milioni di kmq.), ricco di acque e risolibile in ogni stagione da natanti per oltre metà del suo corso, rappresenta l'artoria più importante di tutta
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Asia - Statuette di Avalokiteśvara, Giava. Roma, Pont. museo missionario etnologico del Laterano.
l'A. orientale; con
i suoi numerosi affluenti è certo il bacino più frequentato del mondo. Anche i fiumi indocinesi (Iravadi, Menam, Saluen, Mecong) godono di copioso deflusso, ma con caratteri di notevole irregolarità così nei regimi (piene), quanto e più nel profilo di fondo (rapide e cateratte). Vivo è il contrasto tra i due massimi fiumi indiani, l'Indo e il Gange-Brahmaputra: povero d'acque, poco navigabile e bagnante territori non molto popolati il primo ( 3,2 mila km.; i milione di kmq.); privilegiato l'altro per l'abbondante e regolare portata, meglio navigabile ed impiegato per l'irrigazione (in uno dei territori più fervidi di vita del continente) in misura forse superiore a qualunque altro fiume del mondo ( 3 mila km.; 1,7 milioni di kmq.). Assai minore, ma pure notevole, è l'importanza dei "gemelli" Eufrate e Tigri, la cui sapiente utilizzazione rese possibile, in antico, il fiorire delle civiltà mesopotamiche.

Dei molti laghi di cui è ricca l'A., i più appartengono ai bacini interni, non escluso il Caspio, che per le sue proporzioni ( 440 mila kmq.) e per i suoi caratteri (residuo di un mare assai più ampio) forma parte per se stesso. L'Aral ( 64,5 mila kmq.) ed il Baikal ( 33 mila kmq.) sono tra i più cospicui; il secondo, che è anche il più profondo della Terra ( 1321 m .) è, in pari tempo, la massima criptodepressione conosciuta, scendendo col suo letto a 1045 m . sotto il livello marino.

A determinare le caratteristiche climatiche dell'A. e la loro grande varietà concorrono essenzialmente : la notevole estensione del continente in latitudine (dal polo all'equatore); la spiccata continentalità della sua massa; la disposizione e l'energia del rilievo; ed infine il giuoco dei monsoni. Sono, questi, venti periodici determinati dal regolare contrasto stagionale (mawstim, in arabo "stagione") fra il diverso riscaldamento e
raffreddamento della compatta massa continentale interna e dell'adiacente Oceano Indiano, e spirano perciò durante il semestre dell'inverno boreale freschi e secchi dalla terra al mare (monsone di NE.), e durante il semestre estivo in senso opposto (monsone di SO.), apportando in questo caso, perché carichi di umidità, il beneficio della pioggia ad un'area estesissima (dalle coste dell'Arabia al Giappone). Nell'A. meridionale e sud-orientale monsonica, dove le temperature sono in genere piuttosto elevate e con modeste escursioni termiche, l'anno si divide in due stagioni, l'asciutta e la piovosa, separate da due brevi periodi di inversione (di solito in aprile e in ottobre), nei quali si producono frequenti e terribili tempeste (tifoni dei mari cinesi). Sul rovescio meridionale dell'Himàlais si misurano fino a 12 m . di pioggia annui (il massimo registrato sulla terra). Le piogge sonopure copiose, e in ogni stagione, nell'Indonesia, dove le temperature si mantengono costantemente elevate tutto l'anno (clima equatoriale oceanico). Verso occidente, dall'India e dal Caspio all'Egeo, domina il clima mediterraneo, con inverni miti, estati calde e siccitose, e piogge invernali scarse, e che sempre più scarse si fanno sugli altipiani interni, segregati dall'influsso marino (Anatolia, Arabia, Iran). Verso NO. da queste zone aride si trapassa a poco a poco ai climi dell'A. centrale, che si estendono su di un buon terzo del continente : più che i contrasti termici fra lunghi, rigidi inverni, e brevi, calde estati, il loro carattere è dato dalla generale aridità, anche dove cresce l'altitudine (Tiber). L'A. boreale, dagli Urali all'Amur, ha inverni anche più lunghi e rigidi (ad Olmekon, nel bacino dell'Indigirka, si ha una media invernale di -48^{°}; è questo il cosiddetto "polo del freddo"), ed estati brevi con precipitazioni del pari scarse, ma nella Siberia meridionale le condizioni climatiche si mitigano e la quantità di pioggia cresce fino a rendere possibili le colture.

Sulla distribuzione zonale grosso modo da N. a S. dei climi si attaglia quella della vegetazione spontanea. La regione boreale periartica, dal suolo persistentemente gelato, è nel dominio della tundra, squallida d'inverno, vivacemente fiorita e verde di muschi e bicheni durante la soleggiata estate. A S. del circolo polare si distende la sterminata foresta di conifere (taiga) che riveste quasi tutta la Siberia per una larghezza oscillante da 1000 a 2300 km . (e perciò la più vasta del mondo) : rifugio di inesauribile selvaggina (anmali da pelliccia, lupi, orsi bruni). A spese del bosco la colonizzazione russa ha dato sviluppo, nelle regioni meridionali più adatte, all'allevamento del bestiame ed alle colture europee della zona fredda. Con graduale transizione la taiga fa posto, verso S., prima alla steppa e quindi al deserto, che formano una zona pressoché continua, distesa dal Mar Rosso al Mar

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del Giappone, e comprendente l'Arabia, l'Anatolia, la Persia, il 'Turan e l'A. centrale fino all'estremo Gobi; enorme fascia arida, la cui vocazione naturale è la pastorizia nomade (ovini e commelli; l'A. centrale sembra il luogo di origine del cammello, l'A. anteriore del dramedario), ma che in parte (irrigazione, oasi) ha potuto essere conquistata alle colture (cereali, cotone: Tarim, Turchestan russo). La restante A. abbraccia appena 1 / 3 dell'area del continente, ma circa i 9 / 10 della sua popolazione; in essa rientrano, insieme con le savane dei paesi monsonici e le macchie sempreverdi dei paesi subtropicali, che, cosi ad occidente (A. anteriore), come ad oriente (Cina meridionale, Giappone di SO.) sono state ormai trasformate dalle colture, lembi abbastanza estesi della foresta equatoriale, che copre ancora le parti interne delle isole malesi e diverse plaghe dello stesso continente (Malacca, Indocina). In queste regioni la fauna è altrettanto esuberante quanto la flora (grandi felini, elefanti, rinoceronti, scimmie, rettili, ecc.; grande abbondanza e varietà di uccelli nelle regioni subtropicali dell'A.), s'intende, impoverendosi via via man mano che si trapassa dalla zona equatoriale e da quella monsonica alle subtropicali periferiche.

In complesso, dell'area dell'A. poco più di 1 / 5 è occupato da steppe, pascoli e prati, meno di 1 / 4 da macchie e foreste, all'incirca 1 / 5 o poco più da seminativi; il resto è improduttivo ( 20 \% ).

L'A. contiene più della metà della intera popolazione terrestre, da 1250 a 1300 milioni di ab., ciò che darebbe, in media, appena 28 ab. a kmq. (poco più della metà di quella europea). Si tenga tuttavia presente che si tratta per larga parte di stime, dato che diversi paesi dell'A. non conoscono censimenti regolari (basti pensare alla popolosissima Cina), e che la distribuzione di questa massa è di fatto assai disuguale. India, Cina, e Giappone assorbono da sole dai 3 / 4 ai 4 / 5 del totale, con estremi che, anche in plaghe tutt'altro che ristrette, superano i 500 e perfino i 1000 ab. a kmq. Ma a tali enormi formicai umani fanno riscontro arec molto più estese poco popolate o addirittura spopolate: meno di i ab. a kmq. e talora meno di I ogni 10 kmq . caratterizzano la tundra e la taiga siberiane, le steppe e i deserti dell'occidente e del centro, nonché le parti più elevate dei grandi sistemi montuosi. Di contro ad un valore medio di ca. 100 ab. a kmq. per l'Asia monsonica, se ne ha uno venti volte più piccolo ( 5-6 mathrm{ab}. a kmq.) per il resto, cioè per non meno dei 3 / 4 del continente.
L'A. è considerata la culla dell'umanità; e dall'A. mossero, in epoca storica, diverse ondate di popoli: Ugro-Finni, Tartari, Turchi, Unni, ecc. verso l'Europa, Arabi verso l'Africa, Ebrei in ogni direzione. Tutti e tre i maggiori gruppi razziali oggi generalmente riconosciuti (Bianchi, Gialli, Negri) vi sono rappresentati, ma i 2 / 3 all'incirca della sua popolazione appartengono ai Gialli o Mongolidi (si che spesso si suol chiamare questo per antonomasia il Continente giallo), fra i quali numericamente prevalenti i due rami orientali dei Sino-Tibetani e dei Coreani e Giapponesi, mentre diffusi su aree molto maggiori, ma più rarefatti, sono cosi il ramo occidentale (Turchi, Turcomanni, Tartari, Chirghisi), come quelli centrali (Mongoli in senso stretto e Manciù) e settentrionali (o dei Paleoasiatici: Samoiedi, Tungusi, Jacuti, Kamciadali), che vivono per lo più allo stato nomade e talora in condizioni primitive.

Il gruppo curopide penetra in A. da occidente con due lunghe intrusioni, una antica, a S., dal Mediterraneo al Golfo del Bengala, costituita da Armeni, Iranuci e Indù; ed un'altra al N., protesa a mo' di esile striscia dagli Urali al Pacifico, e più recente (Slavi); rami congiunti in certo modo, spazialmente,
dall'originale, confuso nucleo dei Caucasici. Si può calcolare che i Bianchi assommino in A. a 320-350 milioni in cifra tonda. Quanto ai Malesi, che popolano la maggior parte delle isole australasiatiche e che vengono talora considerati appartenenti ad una razza mista (incrocio di mongolidi con negridi), essi sono probabilmente non meno di 70 milioni. Un'altra area di mescolanze etniche è rappresentata dalla parte meridionale del vasto settore in cui A. ed Europa si saldano; una terza, ancora più evidente, l'India, dove, accanto a residui di popolazioni primitive (Vedda di Ceylon), è rappresentato un ramo abbastanza cospicuo ( 200 milioni) di negridi o indomelanidi (regioni di E.) anch'essi di posizione tutt'ora incerta. Nuclei razzialmente mal classificabili s'incontrano del resto, in A., un po' dappertutto: nel Giappone settentrionale (Ainu), nelle Filippine (Negritos), nelle Andamane (Mincopi), ecc.

L'A. fu la culla di tutte le religioni più diffuse: Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo nacquero sul limite del deserto arabo; Brahmanesimo e Buddhismo in India, Confucianesimo e Taoismo in Cina, Scintoismo in Giappone. Non sorprende perciò che l'A. presenti sotto questo riguardo un quadro non meno vario che complicato. Confucisti ( 370 milioni), induisti ( 280 milioni) e buddisti ( 270 milioni) assorbono da soli i 4 / 5 della popolazione del continente, prevalendo i primi nell'A. sudorientale dall'Annam alla Corea e nella Cina propria, i secondi in India, gli ultimi dalla Birmania all'Indocina. L'islamismo domina l'A. di SO. con notevoli nuclei nell'India e nella Indonesia: i suoi proseliti oscillano, nei calcoli che ne dànno le fonti più attendibili, da 200 a 280 milioni. Non meno di 50 milioni debbono essere, probabilmente, gli aderenti alle religioni primitive che ancora si conservano tra i popoli dell'estremo N., nonché nell'interno dell'India, dell'Indocina e delle maggiori isole. Un gruppo a sé, considerevole anche pel numero ( 18-20 milioni), formano gli Scintoisti del Giappone, uno relativamente esiguo (forse un milione) e piuttosto disperso gli Ebrei, anche se per la maggior parte fissati nell'A. anteriore.

Quanto ai cristiani, essi rappresentano in A. forse non più di 1 / 25 della popolazione ( 50 milioni di anime); 1 / 60 appena i cattolici ( 20 milioni; soprattutto Filippine e A. anteriore). La maggior parte dei Cristiani del continente ( 25 milioni) è ortodossa (A. minore, Siberis); i protestanti sono sparsi un po' dovunque, ed hanno, al pari dei cattolici, fondato numerose missioni nell'A. meridionale e sudorientale. E appena necessario avvertire che tutti questi dati statistici vanno accolti con molte riserve, data la diversa e spesso scarsa attendibilità delle fonti da cui promanano.

Nel quadro dell'economia mondiale l'A. occupa un posto in complesso sproporzionato alla sua grandezza, alla sua potenzialità ed alla sua popolazione.

Per quel che riguarda la produzione mineraria, l'A. domina il mercato internazionale solo con lo stagno (oltre il 90 \% del totale mondiale, Malesia Britannica, Cina, Indocina), e discreta è la sua partecipazione per il petrolio (tuttavia, meno 1 / 4 del totale mondiale; soprattutto nel Caucaso, in Arabia e nell'Iraq). Quanto al carbon fossile, invece, pur tenendo conto della produzione sovietica (che per la maggior parte proviene tuttora da regioni europee), il quantitativo estratto in A. non giunge probabilmente ad 1 / 4 del totale mondiale. E modesta, o addirittura irrilevante, è la parte da farsi all'A. per tutti gli altri prodotti più ricercati dal commercio internazionale (notiamo solo un 40 \% per il tungsteno; il piombo dà 1 / 10, l'antimonio 1 / 4 od 1 / 5 ).

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(Int. Enc. Catt.)
Assa - Madonna col Bambino in legno policromato. Cua-tung, Annam - Roma, Pontificio museo missionario etnologico del Laterano.

La vera ricchezza del continente è costituita dai prodotti agricoli; il che non meraviglia quando si ricordi che dall'A. ci è venuto il dono del maggior numero delle specie coltivate (se non anche il grano, certo riso, thè, cotone, gelso, olivo, canna da zucchero, ecc.) e degli alberi da frutta (ciliegio, pesco, albicocco, susino, banano, arancio, ecc.), nonché della vite. Di riso, che è l'alimento più comune dei paesi monsonici, l'A. produce il 95 \% del totale mondiale; 1 / 3 di orzo (U.R.S.S., e Cina); 1 / 4 di grano (U.R.S.S., Cina e India), 1 / 4, del pari, di zucchero di canna (India) e di casapa (U.R.S.S. e Cina); più di 1 / 4 di cotone (India e Cina); oltre metà del tabacco (Cina e Indie), la quasi totalità del thè ( 98 \%; India, Cina, Giappone, Ceylon), del caucciù ( 97 \%; Malesia britannica, Indonesia), e della soja ( 80 \% ), più (Cina, Manciuria); la totalità della juta (India), ecc.

L'A. è la patria del nomadismo pastorale, che tuttora vi è molto diffuso; ciò nonostante, le sue ricchezze animali sono, nel complesso, mal confrontabili con le vegetali.

L'allevamento dei bovini è cospicuo in India (che ne conta più d'ogni altro paese del mondo) e in Cina; con oltre 200 milioni di capi, l'A. novera il 30 \% circa del patrimonio mondiale. Caprini ( 30 \% del totale mondiale) ed ovini ( 12 \% ) sono assai diffusi, specie in India, in Cina e nell'A. anteriore; suini (il continente, compresa l'U.R.S.S., ne possiede poco meno di 2 / 5 del totale mondiale) soprattutto in Cina (che ne detiene il primato assoluto con più di 1 / 5 di quello totale). Degli animali da tiro e da soma, a parte le regioni dell'estremo N. (renne e cani), bovi e bufali (con 62 milioni di capi, questi ultimi rappresentano il 98 \% del patrimonio mondiale) prevalgono nell'A. monsonica, dove anche l'elefante è impiegato allo stesso scopo; cavalli ( 30 milioni di capi; 1 / 3 del totale mondiale: U.R.S.S., Cina ed India), asini ( 16 milioni di capi; oltre 1:3; Cina, India, U.R.S.S.) e muli ( 26 \%; soprattutto in Cina ed in Manciuria) nei territorii mediani a N. della fascia desertica e nell'A. orientale; cammelli ( 1 / 4 del totale mondiale: Cina, U.R.S.S., India) nelle regioni aride del centro, eccetto il Tibet, dove è impiegato (ma solo per i trasporti) lo Yak. Dei prodotti d'origine animale va ricordata la seta, il cui allevamento è sviluppatissimo in tutta l'A. orientale; l'A. dà certo più dei 4 / 5 della seta greggia di tutto il mondo. Se modesto risulta il contributo del continente per quel che riguarda carni, lane e latte, ricco è il prodotto della pesca marittima (forse 2 / 5 del totale mondiale), da lungo tempo una delle occupazioni preferite delle popolazioni del Giappone (sotto questo riguardo alla testa di tutti gli Stati), della Cina e della Malesia.

Mentre l'artigianato ha tradizioni antichissime in A. (Cina, Giappone, India) e fornisce tuttora oggetti di pregio artistico e di larga rinomanza, tardo e recente vi è stato dovunque lo sviluppo della grande industria moderna. Solo il Giappone, la Cina e la Siberia centrale possono allinearsi fra i paesi industriali, sebbene, fatta eccezione per il primo, si tratti di trasformazioni parziali, e di produzioni destinate a coprire, almeno in parte, il consumo interno. Nel commercio internazionale, infatti, la partecipazione asiatica rimane modesta: da 1 / 7 ad 1 / 6 del valore complessivo prima della recente guerra mondiale. Questo commercio poggiava e poggia sostanzialmente sullo scambio di materie prime con prodotti lavorati, dei quali ultimi, in sostanza, i soli fornitori continentali di maggiore importanza sono il Giappone e l'U.R.S.S.

Il largo frazionamento politico dell'A., la sua struttura fisica ed il suo sviluppo economico spiegano perché, mentre i traffici hanno conservato per molta parte i sistemi tradizionali, il commercio internazionale è concentrato nell'A. meridionale ed orientale. Le vie di mare più frequentate congiungono queste regioni all'Europa attraverso il Mar Rosso (Canale di Suez); l'importanza del Pacifico tende nondimeno a crescere, come conseguenza della seconda guerra mondiale. I porti più attivi (preacindendo dall'U.R.S.S.) sono tutti a S. del 40^{°} parallelo (Smirne, Beirut, Aden, Bombay, Madras, Colombo, Calcutta, Rangun, Singapore, Batavia, Manila, Hong-Kong, Canton, Scianghai, Nagasaki, Kobe e Jokoama). Quanto alle comunicazioni interne, le ferrovie furono introdotte in A. relativamente tardi, e il loro sviluppo è stato lento. Con ca. 170 mila km . di linee, l'A. è, rispetto alla popolazione, all'ultimo posto fra i continenti ( 1,4 mathrm{~km}. di ferrovia ogni 10 mila ab.), e i quattro settori che ne comprendono la maggior parte (indiano, giapponese, russo, cinese), né si saldano, né si completano. E tuttavia possibile andare oggi in treno dall'Europa al golfo Persico, al Turchestan (Turksib), alla Corea ed alla Cina (Transiberiana) con servizi regolari, completati per quasi tutte le altre plaghe del continente da non meno rapidi e comodi servizi automobilistici; e più velocemente ancora con aerei che allacciano ormai tutti i principali centri asiatici a quelli del Vecchio e del Nuovo Continente. Se le distanze sono cosi dovunque vinte o raccorciate, rimane nondimeno se-

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(fei, Enc. Catt.)
Asia. - Crocifisso scadpito in legno dorato. Zikpuri, Cina. Roma, Pont. museo missionario etnologico del Laterano.
gregata dal traffico moderno la maggior parte del continente (A. centrale e settentrionale), la cui valorizzazione impegnerà ancora certamente gli sforzi di più generazioni.

L'A., i cui popoli costituiscono fin dalla più remota antichità grandi e ben ordinati organismi politici ed in questi compresero anche, a più riprese, parte della stessa Europa, aveva, alla vigilia della prima guerra mondiale, ancor più di metà del suo territorio soggetto a Stati europei. Questi vi mantenevano da tempo fiorenti colonie di sfruttamento, in cui una ristretta aristocrazia di dirigenti dominava enormi masse di popolazioni indigene, delle quali la civiltà occidentale non sempre ha potuto permeare ed alterare le tradizionali e spesso originali forme di vita. Tuttavia l'ultimo secolo, con la sua evoluzione economica ed i suoi grandi conflitti politico-sociali, ha favorito dovunque dapprima una più intima collaborazione dell'elemento locale con i dominatori, e quindi una più larga ed effettiva autonomia e indipendenza dei dominati.

Tenendo conto dei cambiamenti avvenuti di recente nella situazione politica dei territori soggetti all'autorità od all'influenza inglese (India, Birmania, Ceylon, Transgiordania), quasi i 9 / 10 dell'area e oltre i 9 / 10 della popolazione asiatica sono de iure indipendenti, quando si escluda dal computo l'A. russa, che assorbe da sola poco meno di 2 / 3 della superfice, ma appena 1 / 30, o poco più, della popolazione del continente (e del resto la riconosciuta autonomia nazionale trova un riflesso, sia pure esteriore, nella struttura federativa dello Stato sovietico). Comprendendo poi nel novero degli Stati indipendenti anche la Palestina, l'Insulindia olandese e la Federazione indocinese, per le quali non si può parlare più, ad ogni modo, di