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te di santi (Domingo, Millán, Oria), la seconda riguardante la Vergine (Loores de Nuestra Señora, Milagros de Nuestra Señora, Duelo de la Virgen), la terza di assunto religioso vario (El martirio de Sant Laurencio, El sacrificio de la Misa, Los signos que aparecerán antes del fricio). Emergono fra tutti questi scritti, per il loro particolare valore artistico, i Milagros de Nuestra Señora, che si credettero attinti ad un'opera consimile di Gautier de Coincy, ma che invece risalgono ad una comune fonte latina, identificata nel ms. Thort 128 della biblioteca di Copenaghen. Ma l'imitazione nulla toglie alla originalità e alla spontaneità del B. La sua fede, di un candore che può a volte sembrare eccessivo, è però sempre viva e profonda, tutta intenta a far rifulgere, nelle situazioni più diverse, la pietosa opera di Maria che scampa i suoi devoti dalle pene infernali, anche se talora indegni e peccatori sino all'ultima ora.

In questa atmosfera incantata e miracolosa il pio chierico spagnolo trova il suo più vero mondo spirituale e poetico. Così nella Vida del glorioso Confesor S. Domingo de Sihis, rifacimento della Vita Beati Dominici del monaco Grimaldo, la seconda e la terza parte trattano dei miracoli in vita e in morte del Santo, mentre alla biografia è riservata solo la prima; il medesimo ordine è tenuto nella Estoria del Señor Sant Millán, derivante dalla Vita Aemilianí di s. Braulio, vescovo di Saragozza. Altro tema preferito dell'arte del B. sono le descrizioni e le visioni demonische e celestiali. Nelle due Vite già citate e nei Milagros abbondano scene varie e vivaci di cui sono protagonisti i diavoli; nella Vita di s. Oria poi (tratta da un racconto

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di Munio, suo confessore nel monastero di S. Millán) si narra l'apparizione di tre sante, che invitano la giovinetta a salire in Cielo lungo un'alta colonna coronata di alberi e fiori; lassù ella può parlare con anime dei suoi conterranei, udire la voce di Gesù e vedere il seggio che le è riservato. Si può forse dire che questo racconto e il Ducto de la Virgen, in cui la Madonna narra la passione e la deposizione del Signore siano le opere dove meglio si rivela la sensibilità e l'emotività del poeta, mentre El Sacrificio de la Misa e Les signes que aparecerán.... Iunno più che altro un carattere descrittivo ed esegetico; ai Loares de Nuestra Señora possiamo annettere soltanto un valore di esercitazione e di anticipazione rispetto alla poesia ben più alto e sentita dei Milagros.

Le opere sue furono stampate nel volume dedicato ai Poetas castellanos anteriores al siglo XV, nella Bibl. de aut. esp., 57 (Madrid 1864), pp. 39-146; recenti edizioni sono quelle dei Milagros, ed. Solalinde ( Clás. Castellanos» [Madrid 1934]); di C.C. Marden (Veintitrés Milagros [ivi 1929]), a cui si deve anche una di Cuatro poemas de G. de B. (ivi 1928); si aggiunga La Vida de santo Domingo (ed. Fitz-Gerald, Parigi 1904); El Sacrificio de la Misa (ed. Solalinde, Madrid 1913); il Martirio de sant Laurencio (Publ. of the mod. Lang. Assoc. [Baltimora 1930]).

Bibl.: R. Lanchtas, Gramática y vocabulario de las obras de G. de B., Madrid 1900; F. Hanssen, Metrische Studien zu Alfonso und B., Strasbourg 1903; R. Becker, G. de. B.s Milagros und ihre Grundlage, ivi 1910; T. C. Goode, G. de B., «El sacrificio de la Misa», A Study of its Symbolism and of its Sources, Washington 1933; C. Guerrieri Crocetti, G. de B., Brescia 1947. Su una poco sostenibile attribuzione a B. del Libro de Alexandre, cf. G. Balat, in Roman. Forsch., 6 (1891), p. 292 sgg. e R. Menéndez Pidal, in Cultura Española, 6 (1907), p. 246 sgg.

Ruggero M. Ruggieri

BERDINI, Alberto: v. alberto da sarteano.
BERDJAEV, Nikolaj Aleksandrovic. - Filosofio russo contemporaneo, n. a Kiev il 6 maggio 1874, m. a Parigi il 23 marzo 1948. Compiti gli studi nell'università della sua città natale fu, nel 1898 , coinvolto in un processo politico ed esiliato ( 1900 -1903) nel nord della Russia. Passato in Germania vi continuò i suoi studi filosofici. In Russia, dopo aver abbandonato il marxismo e cercato di conciliare il socialismo con orientamenti kantiani ed idealistici, si converti al cristianesimo russo, e stette, insieme con V. Ivanov, S. Bulgakov ed altri, al centro del «rinascimento russo», movimento ispirato soprattutto da Dostojevskij e Soloviev. Pubblicò nel 1911 la Filosofia della libertà; nel 1912 Chomjahov e nel 1916 Il senso dell'attività creatrice. Dopo lo scoppio della rivoluzione, insegnò all'Università di Mosca; ma nel 1922, fu espulso dalla Russia come avversario ideologico del comunismo. Recatosi a Berlino pubblicò nel 1923 La filosofia della disuguaglianza (contro gli autori della Rivoluzione); Il senso della storia; La concezione di Dostojevskj, e nel 1924 Il nuovo medioevo. Passato, nel 1925, a Parigi vi pubblicò le altre sue opere fondamentali : La filosofia dello spirito libero (1927; ed. ital., con il titolo Spirito eliberta, Milano 1947); Sulla destinazione dell'uomo (1931); Io e il mondo degli oggetti, saggio di una filosofia della solitudine e comunione (1934; ed. ital. con il titolo L'io e il mondo, ivi 1942); Sulla schiavitù e la libertà dell'uomo (1939); L'idea russa (1946); e in francese, Essai de métaphysique eschatologique (1946); Dialectique existentielle du Divin et de l'humain (1947). Tradotti ultimamente in ital. dal russo, nella quale lingua B. soleva scrivere, sono Le fonti e lo spirito del comunismo russo (ivi 1945), e Il destino dell'uomo nel mondo contemporaneo (Milano 1946).

La filosofia di B. può essere qualificata come a esistenzialismo russo", come "personalismo soggettivo" e come "gnosi». Nella sincera preoccupazione di una filosofia intenzionalmente cristiana B. non distingue nettamente tra
dati puramente filosofici e rivelati, onde nel suo pensiero coincidono tre piani : la metafisica, l'ordine soprannaturale e l'ordine mistico. Nella sua gnosi il B. si riallaccia specialmente agli antichi gnostici Clemente d'Alessandru ed Origene, agli idealisti germanici Hegel, Schelling e von Baader; nel suo misticismo, inoltre, dipende fra gli altri da Boehme; nel suo esistenzialismo si avvicina a Bergson - formando una corrente parallela a quelle tedesca e francese - e dipende specialmente da Dostojevskij. Egli riconosce di aver accettato il cristianesimo secondo lo spirito di libertà, espresso nella Leggenda del grande inquisitore (inserito dal Dostojevskij nel romanzo I fratelli Karamazov). Il motivo della libertà, specie nella concezione della Chiesa come comunità di unità, libertà ed amore, senza autorità esterna in materia di fede, lo riconnette con il capo teologico degli slavofili, Chomjakov.

La filosofia di B. mira piuttosto a porre problemi e questioni che non a darne le soluzioni. Ha approfondito vari lati dell'antropologia cristiana e della Chiesa; e nelle sue opere sui problemi sociali e storici contemporanei si avvicina spesso alla dottrina cattolica, pur tradendo sovente una parentela con posizioni rivoluzionarie e comuniste. Oltre al rifiuto di verità specificamente cattoliche (il primato del Papa, l'autorità della Chiesa), indole spiccata del pensiero di B. è un sottile soggettivismo affine al modernismo. Dietro la spinta del libero profetismo egli ha inoltre predicato l'avvento di un nuovo cristianesimo creativo, di un Terzo Regno, quello dello Spirito Santo, sottovalutando la Redenzione. Tra l'altro egli insegna la preesistenza delle anime, dà falsi apprezzamenti sulla famiglia ed il matrimonio cristiano e nega l'eternità dell'inferno.

Bibl.: C. Pfleger, In lotta per Cristo, trad. it. di R. Paoli, Brescia 1936 (contiene un saggio sul B., a pp. 367-408: La gnostica dell'oriente cristiano); R. Schultze, Die Schau der Kirche bei N. B. (Orientalia Christiana Analecta, 116), Roma 1938, con bibl. quasi completa fino al 1938; F. Taticini, Il personalismo religioso di N. B., in Filosofi contemporanei, Milano 1943, pp. 53-138; E. Porret, La philosophie chrétienne en Russie, N. B., Neuchâtel 1944.

Bernardo Scholtze
BEREA. - Nome antico di tre città.

1) B. di Macedonia (lat. Beroea). Città importante alle falde del Monte Bermio (attuale Verria), a 68 km . a nord-ovest di Salonicco. Dal 146 soggetta a Roma, fu fatta capoluogo del terzo distretto della Macedonia. Al sorgere del cristianesimo vi era un'importante colonia ebrea, dove predicò con successo a. Paolo fuggiasco da Tessalonica (Act. 17, 10-14). Uno dei compagni dell'Apostolo, Sopatro, era di B. (Act. 20, 4).
2) B. di Palestina, da identificarsi probabilmente con el-Bireh, al nord di Gerusalemme, è chiamata Bé'ērah, Volg. Bera (Indc. 9, 21; cf. I Par. 7, 37) e Bé'érāth, Volg. Beroth "pozzi" (Jus. 9, 17). Quivi Bacchiće e Alcino, generali di Demetrio Sotero, si accamparono poco prima della battaglia in cui Giuda Maccabeo trovò la morte (I Mach. 9, 4; Volg. Berea).
3) B. di Siria. Il nome greco Bépous fu da Seleuco Nicatore ( 31 mathrm{I}-28 mathrm{o} ) dato all'antichissima città di Aleppo (Halab) nella Siria settentrionale. Aleppo (v.), insieme con la vicina Carchemiš, sull'Eufrate, subì profondamente l'influsso delle civiltà assiro-hittita. L'empio ed ambizioso Menelao fu fatto ivi uccidere ( 163 a. C.) da Antioco V Eupatore (II Mach. 13, 4 [testo greco]; Pl. Giuseppe, Antiq. Ind., XII, 9, 7).

Vincenzo Cavalla
BEREANI. - Sono così chiamato i seguaci di una sètta scozzese che volendo imitare i cristiani di Berea (Act. 17,11) leggono ogni giorno la Scrittura. Ne fu il fondatore Giovanni Barklay (1734-98) ministro presbiteriano della Chiesa di Scozia, dalla quale si separò. In Italia esiste l'k Unione di Berea * che pubblica piccoli libretti con uno o più versetti della S. Scrittura in ciascuna pagina, distribuiti per i singoli giorni

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dell'anno con l'obbligo per i soci di imparare un passo biblico ogni settimana.

BibL.: Anon., The Denominational Reason Why, Londra 1890; Unione di Berea, Appunti sui passi biblici per il 1925. Arezzo 1928; Berean Verses for Pochets and Purses, Londra 1933. Camillo Crivelli

BERENGARIO I, re d'Italia. - Alla deposizione di Carlo il Grosso, il marchese del Friuli B. vantò diritti alla successione, essendo nato dal marchese Eberardo e da Gisela figlia di Ludovico il Pio. Fu incoronato re d'Italia in Pavia nel genn.-febbr. dell'888 dall'arcivescovo di Milano. Gli contrastò il trono però Guido marchese di Spoleto e tra i due rivali si svolse una guerra aspra e incerta. B. fu espulso da Pavia, ma continuò ad essere riconosciuto re nell'Italia nord-orientale. Suscitò allora contro il rivale il re di Germania Arnolfo. Questi cercò di impadronirsi del regno d'Italia e fece due spedizioni nella penisola: dopo la sua scomparsa, B. si mosse per riconquistare il trono. Ora però dovette combattere con il figlio e successore di Guido, Lamberto : presto però i due si accordarono e si divisero il regno, riconoscendo come confine l'Adda. Morto Lamberto ( 898 ) rimase finalmente solo padrone del regno B. Ma di li a poco dovette fronteggiare l'invasione dei Magiari ( 899 ) : la debolezza mostrata nel respingere i nemici gli procurò il malcontento di alcuni conti, che fecero appello a Ludovico di Provenza. Questi venne a due riprese in Italia e nel goi fu re a Pavia ed imperatore a Roma. B. lo vinse ambedue le volte e lo accecò (905). Credendosi ormai sicuro padrone d'Italia, volse le sue cure a riorganizzare il paese, servendosi dell'autorità dei vescovi, a cui ricorse per costruire difese contro la minaccia continua dei Magiari. Nel dic. del 915 fu incoronato imperatore a Roma. Nel 921 la tranquillità d'Italia fu rotta dalla insurrezione di un gruppo di feudatari che opposero a B. il re di Borgogna Rodolfo II. Nel 923 B. fu sconfitto a Fiorenzuola e si ritirò in Verona, dove fu ucciso in chiesa da un suo vassallo di nome Fiambetto, il 7 apr. 924.

BibL.: Le fonti principali sono Gesta Berengarii imperatoris, ed. E. Dümmler, ivi 1901; L. Schiaparelli, I diplomi di B. I (Fonti per la storia d'Italia, 35), Roma 1903; Liutprando di Cremona, Antapodosis, ed. J. Becker, Hannover 1912 (MGH, in usum schularum) passim (v. indice). - Le opere principali relative a B. I sono: E. Dümmler, Geschichte des astfidoklischen Reiches, III, Lipsia 1878, passim (v. indice); S. Pivano, Stato e Chiesa da B. ad Arduina, Torino 1908; L. M. Hartmann, Geschichte Italiens im Mittelalter, III, Gotha 1912, passim (v. indice).

Francesco Cognasso
BERENGARIO, Pietro di Poitiers (Berengarius Pietaviensis). - Discepolo ed ammiratore di Abelardo (v.), noto, quasi unicamente, per la parte che prese nel difendere il suo maestro, anche dopo l'avvenuta condanna del Concilio di Sens (1140) e per le ingiurie che lanciò contro s. Bernardo il quale ne era stato il principale responsabile. Quasi nulla si sa circa la sua vita. Si ignora l'anno ed il luogo della sua nascita, ritenendolo gli uni oriundo del Gévaudan (Lozère) e dicendolo altri nativo di Poitiers (ms. 2923 della biblioteca Nazionale di Parigi).

Opere: Apologeticus contra beatum Bernardum Claravallensem Abbatem et alim qui condemnaverunt Petrum Abaelardum, libello velenoso non privo di interesse letterario, ma di nessun valore storico; un'invettiva Contra Cartibusientes, dei quali acremente critica gli abusi, che, al dir di B. stesso, si riducono alla violazione della regola del silenzio, a qualche curiosità ed ai pettegolezzi mondani; una lettera, oggi perduta, nella quale attaccava con asprezza alcuni abusi della vita religiosa; una lettera di blanda ritrattazione scritta a Guglielmo, vescovo di Mende, nella quale si scusa di quanto aveva scritto precedentemente,
soprattutto nei riguardi di s. Bernardo, riconoscendo di aver errato. A chi gli faceva osservare ch'egli non aveva pubblicata, come aveva promesso, una giustificazione di Abelardo, B. risponde che il tempo gli aveva maturato il giudizio circa quella dottrina, che, se può essere buona in sé, suona però male alle orecchie del popolo cristiano. Infine egli domanda perdono a tutti: "Veniam rogo innocens et, si magis placet, veniam postulo reus." Gli si attribuisce taloro anche un Trattato sull'Incarnazione, ma è dubbio che gli appartenga.

BinL.: PL 178. 1857; E. Vacandard, s. v. in DThC, II, coll. 720-22; id., Vie de s. Bernard, II, Parigi 1927, p. 188 sgg. Giuseppe Gennaro

BERENGARIO di Tours. - Eretico del sec. xI, n. a Tours nei primi anni del sec. XI e m. ivi il 6 genn. ro88. Studiò nella scuola di Chartres, ed insegnò poi a S. Martino di Tours, dove ebbe per discepolo s. Bruno. Fu probabilmente cancelliere della medesima scuola e certamente arcidiacono di Tours. Verso il ro47, cominciò a diffondere le sue opinioni sull'Eucaristia. Una sua lettera indirizzata a Lanfranco, che diventò poi arcivescovo di Canterbury, andò a trovare il destinatario a Roma, e letta in un Concilio del ro50, destò tanta indignazione che l'autore fu scomunicato. La condanna fu ripetuta a Vercelli (i sett. ro50) e l'anno seguente a Parigi ( 16 ott. 1051). Però si fece assolvere nel 1054 da un Concilio di Tours, il quale si consentò di una professione di fede non erronea, ma molto generica. Idebrando, il futuro Gregorio VII, che si trovava a Tours consigliò di portare la sua causa a Roma. Infatti si presentò al Concilio del Laterano nell'apr. 1059, e fu costretto a leggere una ritrattazione delle sue opinioni. Ma, tornato in Francia, riprese ad insegnare la stessa dottrina di prima. Richiamato a Roma, finì con accettare una formula ortodossa dinanzi al Sinodo Lateranense del 1079. Dopo ciò, ritiratosi presso Tours, visse esternamente in pace con la Chiesa, ma persistette nelle sue opinioni.

L'opera principale di B., quella che permette di valutarne meglio il pensiero, è il suo De sacro coena, che scrisse prima del 1070 in risposta al De corpore et sanguine Domini di Lanfranco. Scoperta nel sec. xviri da G. E. Lessing, l'opera fu pubblicata a Berlino da Aug. F. e Friedr. Th. Vischer nel 1834, e nel 1941 da W. H. Beckenkamp a L'Aja. Contro il Concilio Lateranense del 1059, egli rispose con uno scritto citato da Lanfranco Contra praefatens synodum (PL 150, 409 sg .) ed un altro contro i consili del 1078-79 (in E. Martène, Thesaurus, IV, pp. 103-109). Si hanno anche di lui alcuni versi più limpidi che la sua prosa, suntoria ed inelegante (Juste index, Jesu Christo, in Martène, op. cit., pp. 115-16), e 23 lettore.

Sebbene altri errori siano imputabili a B., fu la sua dottrina eucaristica che destò scandalo e suscitò una importante letteratura.

Egli intese dapprima negare la conversione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo nell'Eucaristia; ma da tale negazione sembra che sia passato a negare anche la presenza reale. Secondo B., per opera della consacrazione, il pane ed il vino non sono cambiati, ma vi si aggiunge la presenza spirituale, intelligibile di Cristo. Non è dunque vero che il sacerdote tiene nelle mani, divide e distribuisce ai fedeli il corpo del Salvatore; ma nel mangiare il pane e nel bere il vino, nutriamo anche l'anima nostra con il ricordo dell'Incarnazione e della Passione del Figlio di Dio. Insomma il pane ed il vino eucaristici sono soltanto un simbolo che ci rappresenta il Corpo e il Sangue di Cristo, ma che non li contiene realmente. B. si appellava ad alcune parole della Scrittura, ad alcuni testi di s. Ambrogio e di s. Agostino e specialmente alla dottrina di Ratranno ed alla dialettica, che egli metteva al di sopra dell'autorità. Diceva, p. es., che niente si può convertire in una cosa esistente, che il corpo di Cristo non può essere in diversi luoghi, che non potrebbe

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![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

TRITTICO DEL MAESTRO DELLA WESTFALIA (sec. xıu) - Berlino, museo di Stato.

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![img-19.jpeg](img-19.jpeg)

COMPIANTO SUL CRISTO MORTO
Pittore austriaco (ca. 1224) - Berlino, museo di Stato.

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esser contenuto nello spazio delle specie. La condanna immediata, che lo colpì, attesta la fede della Chiesa e gli scritti che lo combatterono fecero progredire la tcologia eucaristica.

Bibl.: M. Cappuyns, Bérenger de Tours, in DHG. VIII, coll. 385-407 (con abbondante bibliografia); L. Biginelli, La sinascenza degli studi eucaristici nel medioevo in occasione dell'eroce di B. nella presenza reale, in Compte rendu du IV congrés scientifique intern. des estbol., Friburgo in Br, 1908, pp. 19-31; R. Heurtevent, Durant de Troyes et les origines de l'bérésis bérengarienne, Parigi 1912; S. Geiselmann, Die Encharistotehre der Vorschulestih, Paderborn 1926; A. J. Mac Donald, Berenger and the Reform of Sacramental Doctrine, Londra 1930; L. C. Ramirez, La controversia eucaristica del siglo XI: B. de T. a la lue de sus contemporaneos, Bogotá 1940.

Carlo Boyer
BERENGAUDO. - Autore di un importante commento latino all' Apoc.: Expositio super septem visiones libri Apocalypsis (PL 17, 765-970).

Il suo primo editore, Cuthbert Tunstall, vescovo di Durham (Inghilterra), lo attribui a s. Ambrogio, tra le cui opere lo inserì (Parigi 1548). Eppure l'Expositio non solo cita s. Agostino, s. Girolamo, s. Gregorio M. e lo stesso s. Ambrogio, ma svela il nome dell'autore all'inizio dell'epilogo (omesso, come i nomi dei Padri, nell'edizione di Tunstall) : "Quintuis nomen auctoris scire desideras, litteras expositionum in capitibus septem Visionum primas attende [=BRNGVDS]. Numerus quatuor vocalium quae desunt, si graecas posueris, est LXXXI [2203] ; Onde Berenpondus. Il cod. lat. 2467 (sec. xir) della biblioteca Nazionale di Parigi ha l'annotazione originaria dell'amanuense: "Auctor huius libri Berengaudus appellatur ".

I padri Maurini, poi R. Ceillier, identificarono B. col benedettino B. dell'abbazia di Ferrières che il suo abate Lupo inviò nell's 59 a studiare a St-Germain d'Auxerre (PL 119, 592 e 597). B. conosce infatti e cita la regola benedettina, maneggia bene il latino come i suoi maestri Lupo di Ferrières e Heiric d'Auxerre, menziona la scomparsa del regno longobardo (PL 17,914), stigmatizza l'avarizia degli arcidiaconi (ibid. 17,919) come i concili del sec. ix. Pochi (E. Dupin, P. Rangeard) lo identificarono con B. diacono di Angers (ca. 1040).
B. divide tutta l'Apoc., come s. Beda e A. Autperto, in 7 visioni; è originale e accurato nell'esporre il senso teologico (non si indugia sul senso letterale dei simboli) misto allo spirituale-parenetico. Dionisio il Cartosino, Bossuet nella prefazione alla sua Apocalypse, lo lodano molto; Bossuet lo segue nello spiegare Apoc. 17,7-18. Come s. Beda, B. ravvisa la situazione della Chiesa nelle varie epoche, non predizioni di fatti singoli; nelle 7 chiese (capp. 1-3) "una Ecclesia catholica designatur" (PL 17, 771 sg., 796). Babilonia, che in un dato momento storico raffigura "Roman specialiter", è "civitas diaboli, i. e. omnis multitudo reproborum" (PL 17, 916.918). Pone la "recapitulatio" tra i 7 sigilli, le 7 trombe e le 7 coppe; rappresentano le epoche del mondo, da Adamo alla chiesa cattolica. La "donna" di 12,1 è la Chiesa, "Caput Ecclesiae Christus est, 12 vero stellae 12 sunt apostoli" (PL 17, 881); le "teste" della Bestia sono tutti i reprobi, l'Anticristo sarà la 7^{text {a }} e comparirà alla 7^{text {a }} epoca (PL 17, 887-94). Il commento ascetico-mistico è ricco di bei spunti : i 7 doni dello Spirito Santo (ibid. 799-804), preghiera e santità (ibid. 807 sg.), i " 7 vitia principalia" (ibid. 887 sg.), il n. 24 (ibid. 806), le 12 gemme (ibid. 952-56).

Bibl.: E. Dupin, Table universelle des auteurs ecclésiastiques, III, Parigi 1704, p. 222 sg.; PP. Maurini, Histoire littéraire de la France, V, ivi 1740, p. 623 sg.; R. Ceillier, Histoire générale des auteurs sacrés et ecclés., XIX, ivi 1754, p. 397 sg.; P. Rangeard, Histoire de l'Université d'Angers (117-12 serie), I, Angers 1877, pp. 28-30; E. Levesque, B., in DB. I (1891), col. 1610 sg.; E.-R. Alts, St Jean: L'Apocalypse, 3⁴ ed., Parigi 1933, p. CCXLVI; E. de Moreau, B., in DHG, IX (1934), col. 338 sg. (giudica molto dubbia l'identificazione invalsa).

Antonino Romeo
BERENGOZ di Treviri. - Abate benedettino di S. Massimino, di cui si rese benemerito rivendicando da Enrico V vari diritti e possedimenti, m. verso il 1125 . Si distinse quale letterato lasciando oltre a 5 Sermones
(panegirici per la festa di martiri, confessori, della dedica e delle reliquie) due opere: De laude et inventione sanctae crucis libri 3; De mysterio ligni dominici et de luce visibili et invisibili per quam antiqui patres olim meruerunt illustrari (PL 160, 935-1036). Questa esalta il Cristo, "lux vera" sin dagli albori del genere umano, nel Vecchio e Nuovo Testamento; lumeggia pure un tema, allora di grande attualità : relazioni armoniche tra sacerdocio ed impero, possibili nel Rex-Sacerdos Cristo. La prima capone 5 figure della Croce (Giuseppe, Isacco, Mosè), la sua invenzione ed efficacia, nella vita di s. Elena «Trevirorum quondam indigena civitatis" (ibid. 953) e di Costantino.

Adalberto Metzinger
BERENICE (Bernice). - Sorella di Agrippa II, figlia del re Erode Agrippa I (m. nel 44 d.C.). Sposò Erode, re di Calcide, fratello di suo padre. Rimasta vedova a 21 anni, convisse scandalosamente con il fratello. Più tardi sposò Polemone I, re di Cilicia, ma l'abbandonò presto per ritornare presso il fratello. In questo periodo, verso il 60, Agrippa II e B., di passaggio a Cesarea marittima, furono invitati dal procuratore Festo ad ascoltare l'apologia di s. Paolo che aveva appellato a Cesare (Act. 23, 13 - 26, 12). In seguito B. riusci a sedurre Vespasiano già vecchio, e Tito, il quale avrebbe sposato l'ebrea, se non avesse temuto la disapprovazione del popolo romano.

Oltre Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., XIX, 5, 1 e 9, 1; XX, 7, 2; Bell. Iud., II, 15, 1 e 17, 6; Vita, 65), parlano di B.: Dione Cassio, 66, 18; Giovenale, VI, 155160; Tacito, Hist., II, 2, 81; Svetonio, Titus, 7, 1. Sono note le tragedie di Racine (Bérénice) e di Corneille (Titus et Bérénice).

Pietro De Ambroggi
BERGAMASCO, II: v. castello gian batTISTA.

BERGAMO, diocesi di. - La città è composta di due nuclei, la città alta, che è quella antica, racchiudente i monumenti più cospicui, e la città bassa, sviluppatasi di recente in piano. E capoluogo di una ricca ed attiva provincia ( 2759 kmq .) e sede vescovile, suffraganea di Milano. La diocesi conta 391 parrocchie delle quali 27 di rito ambrosiano e cinque vicaristi autonomi, 1073 sacerdoti diocesani e 560.000 fedeli (1948).
I. Storia. - La città di B., che trasse origine da popoli liguri, gli Orobi, e passò poi agli Etruschi, ai Galli Cenomani, e verso il 200 ai Romani, conobbe il cristianesimo alla fine del sec. III. Si ha memoria di un martire bergamasco: Alessandro, sul quale la leggenda ha lavorato assai; egli divenne il patrono della diocesi; sulla sua tomba fu eretta, forse già nel sec. iv, una basilica.

La diocesi sorse nella prima metà del sec. iv. A testimonianza infatti del vescovo s. Ramperto di Brescia la lapide funeraria posta dal quarto vescovo di B. al suo antecessore ricordava che questi era stato ordinato diacono da s. Filastrio (m. prima del 397) e consacrato vescovo da s. Ambrogio (374-97), per cui il primo vescovo di B. dovrebbe porsi verso il 340 . Secondo la tradizione, questi sarebbe s. Narno, cui successe s. Viatore, le tombe dei quali furono rinvenute nel 1561 quando fu abbattuta l'antica Cattedrale. Quanto agli altri otto vescovi che la tradizione fa seguire sino alla fine del sec. vi, solo di quattro si hanno dati determinati : Dominatore e Stefano facilmente identificabili col terzo e quarto sopra ricordati, Prestanzio che assisté al Concilio milanese del 451 contro Eutiche, e Lorenzo presente al Concilio ro-

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mano del 501. Qui la lista si interrompe per riprendere alla metà del sec. vir con Giovanni che sottoscrisse al Concilio romano del 679 , l'opera del quale è legata all'apostolato tra gli ariani di B., allora sede ducale longobarda. Compare in questo tempo la chiesa di S. Vincenzo, forse sede del vescovo ariano (poi cattedrale con Capitolo proprio sino al 1667). Agli inizi della dominazione franca appaiono le prime pievi rurali con Telgate, Almonno, Caleppio ecc. Tra i vescovi di questo periodo va ricordato Adalberto (891-935) il ricostruttore della basilica di S. Alessandro e della città devastata da Arnolfo re di Germania; con lui incominciò la giurisdizione civile del vescovo sulla città, allargata con Ambrogio I (971-75), cancelliere di Ottone I in Italia, e con Ambrogio II (10271057).

Durante la riforma gregoriana la vita religiosa di B., che soffrì per la defezione del vescovo Arnolfo (1077-96), è tutta illuminata dai monasteri cluniacensi di S. Egidio in Fontanella e S. Giacomo in Pontida, da quello cassinese di S. Paolo d'Argon, dal vallombrosano del S. Sepolcro in Astino, e dal cistercense in Vallalta nelle cui origini ebbe parte s. Bernardo. Il periodo comunale che lasciò nelle tradizioni di B. il ricordo di un celebre patto (Pontida), vide nella vita della Chiesa dolorose incertezze sotto il vescovo mathrm{Ge}- rardo (1146-67), ma registrò il saggio governo di Gregorio (1133-46) autore dell'opuscolo De veritate corporis Christi contra Berengerianos, di Guala (1168-86), di Giov. Tornielli che accolse in B. i Domenicani (1218) ed i Francescani (1230), e di Giovanni Scanzo (1295-1309), il cui Sinodo del 1304 è il primo rimasto veramente nella storia di B. Quest'opera sarà continuata dai vescovi del periodo visconteo (1332-1428) tra i quali si distinse Francesco Regazzi segnalatosi ai Concili di Costanza e di Basilea, bella figura di pacificatore delle fazioni, sotto il quale si iniziò in B. l'opera provvidenziale di s. Bernardino da Siena. Col dominio veneziano su B. (1428-1798), Pietro Lippomani (1517-44), che prevenne l'opera di riforma del Concilio di Trento, aprì una splendida schiera di vescovi, tra i quali Federico Corner (1561-77) partecipò al Concilio di Trento, accolse la visita apostolica di s. Carlo, e fondò il seminario; i successori G. Regazzoni, G. B. Milani, G. Emo, F. Corner e L. Grimani seguiranno le direttive del Concilio negli anni 1577 1656, culminando nell'opera del b. Gregorio Berbarigo (1657-64) e di Daniele Giustiniani (1664-97). Di tutti l'archivio vescovile conserva la ricca serie delle visite pastorali, documenti assai preziosi per la storia della diocesi.

Nei rivolgimenti politici del secolo scorso, si affermarono particolarmente i vescovi Gian Paolo Dolfin (1777-1819) colto e zelante ma un po' arrendevole di fronte alla Rivoluzione, Pier Luigi Speranza (18541879) che visse le difficoltà del tempo del Risorgimento con austera fortezza e vide nascere numerose famiglie religiose bergamasche, e Camillo Guindani (1879-1904) sotto il quale B. ebbe uno dei suoi periodi migliori specie per lo splendido sviluppo di tutte le istituzioni facenti capo alla sorgente Azione Cattolica.
II. Antz. - I monumenti più interessanti ed antichi si trovano nella parte alta della città. La chiesa romanica di S. Maria Maggiore, costruita nel 1137 su progetto del maestro comacino Fredi, fu ampliata ed innovata fino alla sistemazione del sec. xvir, non più mutata: il ricco portale marmoreo verso la piazza del Duomo, eretto nel 1353 dal comacino Campilioni, è sormontato da due edicole con figure di santi, di cui
quella orientata a mezzogiorno di Campilioni figlio (1360), ed è completato da un tempietto e guglia di Antonio di Alemagna (sec. xv). Nell'interno, in cui il Rinascimento ed il barocco hanno lasciato la loro orma profonda, sono notevoli gli affreschi del Cavagna con l'aiuto del Talpino e dello Zucca nella cupola ottagona (1614), gli araazi dei secc. xv e xvi su cartoni dell'Allori e di Luca van Schoor, gli intagli figurati del coro su disegni di Andrea Previtali ed Alessandro Bonvicino, le ringhiere di Camillo Capi, i candelabri in bronzo di Rizzetto da Brescia (1597), il mausoleo trecentesco del card. Longo del Campilioni, il confessionale barocco del Fantoni (1706), il monumento a Donizetti del Vela. Attigua ad essa è la superba cappella Colleoni che Antonio Amadeo (v.) costrui fra il 1470 ed il 1476 : la facciata più volte rimaneggiata ed arricchita è preziosa di marmi e di sculture. Nell'interno, ove nella cupola ottagona sono affreschi del Tiepolo, v'è il monumento del Colleoni, in pure linee rinascimentali lombarde con ricche sculture e bassorilievi, sormontato dalla statua equestre in legno dorato di Sisto Siry di Norimberga (1501) e quello di Medea Colleoni di ispirazione toscana, l'altare barocco di Andrea Manni (1676) ed il piccolo battistero ottagonale trecentesco con interessanti sculture del Campilioni (1340) qui ricomposto nel 1898.

Il Duomo sorse al posto di un tempio del sec. vi per iniziativa del Filarete (seconda metà del sec. xv) e fu profondamente modificato nel 1680 dal Fontana: l'interno a croce latina e ad una sola nevata, sormontato dalla cupola del Crivelli (1853) è ricco di decorazioni e di altari barocchi fra cui quello grandioso di Filippo Alessandri, di pulpiti in alabastri e marmi preziosi, di un ciborio di Cesare Targoni (1558) e di pregevoli dipinti.

Fra le molte chiese sono interessanti S. Pancrazio anteriore al sec. x. ma più volte restaurata e con un bel portale, "S. Grata inter vites" (sec. viII) rinnovata da Achille Alessandri (1750), l'antichissima S. Alessandro della Croce rifatta in stile barocco (1630), S. Michele soprannominato dell'Arco perché elevato su di un arco romano dedicato a Nerone, S. Spirito, anteriore al 1500 ma rifatta nel 1521, S. Agostino costruita nel sec. xv in forme gotiche, "S. Grata in via" barocca, l'antica basilica di S. Andrea rifatta, secondo il gusto neoclassico (1840). La più antica chiesa della città bassa è S. Alessandro in Colonna, ricostruita nel 1447.

Fuori di questo centro sono di particolare interesse artistico le chiese: di S. Michele al Pozzo Bianco sia per gli affreschi del Lotto come per quelli recentemente scoperti risalenti sino al Duecento; di S. Agostino (edifista ad uso militare) per la massassa facciata lombardo-ogivale; di S. Spirito per la nobiltà del disegno (Rinascimento) e per la ricca collezione di quadri di pregio del Lotto, del Previtali, del Bergognone, di G. Carpioni, ecc. Accanto ad essa sorgeva il monastero dei Celestini, passato nel 1475 ai Canonici regolari lateranensi e poi soppresso, che doveva la sua origine al card. G. Longo (1240-1319) fondatore pure dell'abbazia dei Celestini di s. Niccolò egualmente soppressa. Le chiese di S. Alessandro della Croce e di S. Alessandro in Colonna si distinguono, dopo queste, per i numerosi dipinti di valore, che non mancano anche in altre, come una tavola del Moretto in S. Andrea, e l'ancona dell'altare maggiore di S. Bartolomeo proveniente dall'insigne monastero domenicano di S. Stefano distrutto nel 1561.

Fra le chiese recentemente costruite sono degne di nota il Tempio ai Caduti della grande guerra (Arch. Galizzi) e della Vittoria (Arch. Angelini).

In diocesi si distinguono per importanza storica ed artistica: a Gandino la monumentale basilica del Betteca ed i preziosi paramenti raccolti in apposito museo; ad Alzano i lavori di scultura e di intaglio di Grazioso ed Andrea Fantoni e le tarsie di G. B. Caniana; a Fontanella la ba-

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Bengano - Abside di S. Maria Maggiore fondata nel 1137. prosceguita ai primi del sec. xiri.
silica dell'abbazia cluniacense; ad Almenno tutto il centro archeologico-artistico con le antiche chiese di S. Tomé, S. Maria del Castello, e S. Giorgio.

L'Accademia Carrara con le ricchissime collezioni della sua pinacoteca completa il patrimonio artistico di B. sacra.

Tra i sussidi culturali, accanto alla biblioteca Civica iniziata dal card. G. Alessandro Furietti ( 1685 -1764) ed arricchita dalle librerie del Capitolo della Cattedrale e di monasteri soppressi, la diocesi dispone della biblioteca del clero di S. Alessandro e di quella del seminario, degli archivi del Capitolo della Cattedrale, e della curia vescovile con documenti dal 976 . Un museo di arte sacra è in formazione accanto ai musei cittadini di antichità bergamasche, del Risorgimento, donizzettiano e di storia naturale.

La tradizione musicale di B. ebbe pure nella musica sacra un'affermazione degna di nota nella cappella di S. Maria alla quale sono passati maestri di fama come S. Maor, A. Panchielli, G. Mattioli, A. Donini. Il giornale cattolico L'Eco di Bergamo, è testimonio della molteplice attività della organizzazione cattolica che fu tra le pioniere d'Italia e che si affermò rigogliosamente nel campo sociale.

Bibl.: Opere generali: Lanzoni, pp. 971-75; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia: Lombardia, II, 1, Bergamo 1932. - Opere particolari: Celestino da Bergamo, Historia quadripartita di B. nato gentile, vivato cristiano, 4 voll., ivi 1617-18; D. Calvi, Effemeride sagro-profana di quanto di memorabile via successo in B. ecc., 3 voll., Milano 1676; M. Lupi, Codex diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomensis, 2 voll., Bergamo 1784-99; B. Varrini, Scrittori di B., 4 voll., manoscritto nella biblioteca Civica di B.; G. Ronchetti, Memorie Istoriche della Città e Chiesa di B., 6 voll., Bergamo 1805-19; A. Mazzi, Studi Bergomenti, ivi 1889; Ministero dell'edurza, naz., Inventario degli oggetti d'arte della provincia di B. (a cura di A. Pinetti), ivi 1931; A. G. RoncalliP. Forno, Gli atti della visita apostolica di s. Carlo Borromeo a B., I e II, I e II, in Fontes Andreaisini, Firenze 1936-39; L. Dentella, I Vescovi di B., ivi 1939; B. Bellotti, Storia di B. e dei Bergamaschi, 3 voll., Milano 1940; F. Vistalli, Mura. Guindani nei suoi tempi e nella sua opera, Bergamo 1943. - Altri studi di storia bergamasca nel Boll. della Civica Biblioteca di B., dal 1907 in poi.

Arte: M. Mattioni. B., Milano s. d.; G. Secco Suardo, Il Palazzo della Regione in B. ed edifici ad esso adiacenti, Bergamo 1901; A. Pinetti, La decorazione pittorica secentesca di S. Maria

Maggiore, ivi 1916; V. E. Gaudia, S. Alessandro della Croce, ivi 1924; A. Pinetti, Il Tesoro della basilica di S. Maria Maggiore, ivi 1925 ; id., Il confessionale di Andrea Fantoni in S. Maria Maggiore, ivi 1926; id., La collaborazione di un orato piacentino in una Croce del Duomo di B., Piacenza 1926; R. Papini, B. rinnovata, Bergamo 1929; A. Morassi, La Galleria dell'Accademia Carrara in B., Roma 1934; P. Pasenti, La basilica di S. Maria Maggiore in B., Bergamo 1936; B. L. Angelini, Il Chiostro di S. Maria in B., ivi 1936; G. Antonucci, Per la cronistoria della chiesa di S. Stefano, in Bergamono, 3 (1936), pp. 198-99; G. Giovannoni, Il Chiostro di S. Marta a B., in Rass. di Archit., 8, 9 (1936), p. 331; A. Salvelli, L'antico convento francescano di B., Bergamo 1938; A. Levi, Il museo romano nella Rocca di B., ivi 1938; I. Negrindi, B. romana, in Bergamum, 4 (1938), pp. 131 189; L. Angelini, Recenti restauri di edifici monumentali berg., in Atti del III Conv. naz. di st. dell'archit., 1938, pp. 383-90; id., Vicende e restauri della chiesa e convento di S. Nicolò ai Celestini, Bergamo 1939; S. Locatelli, B. vecchia e nuova, ivi 1941; N. Degrassi, Scaperta di una strada romana. Il reticolato strobilo di B., in Nat. degli Scavi, 66 (1941), pp. 311-18; G. Locatelli, Per lo studio della cappella di Bartolomeo Colleoni, Bergamo 1943.

II. S. Paolo d'Argon. - Antico priorato cluniacense, fondato verso il 1081 dal conte di Bergamo Gisilberto prima in Sarnico, poi nel sito attuale, ora nel comune di Cenate d'Argon, a II km. da B. La chiesa fu consacrata nel 1198 . Alessandro VI nel 1493 nel il monastero alla Congregazione di S. Giustina, che lo restaurò ed abbellì. Soppresso all'epoca napoleonica, la bella Basilica, ora parrocchia, fu spogliata delle cose più preziose ed il monastero con i suoi due graziosi chiostri cambiò più volte possessore. Attualmente appartiene alla diocesi di B. - Vedi Tav. LXXXIII.

Bibl.: Anon., Breve illustrazione del monastero e della chiesa di S. Paolo d'Argon nella diocesi di B., Bergamo 1887; P. F. Kehr, Italia pontificia, VI, 1, Berlino 1913, p. 389; L. H. Cottineau, Répertoire topo-bibliographique des Abbayes et Prieurés, I, Macon 1939, 148.

Tommaso Leccisetti
BERGER, Elie. - Storico, n. a Beaucourt nel 1850, m. a Parigi il 2 apr. 1925. Professore di paleografia all'Ecole des Chartes, membro della sezione filologica e storica del "Comité des travaux historiques" si interessò particolarmente dei problemi storici dei secc. xir e xiri.

Fra le sue opere si ricordano: Les registres d'Innocent IV, recueil des bulles de ce Pape, 4 voll. (Parigi 1881-1919); Histoire de Blanche de Castille, reine de France (ivi 1895); Jacques II d'Aragon, le Saint-Siège et la France, in Journal des savants, 6 (1908), pp. 281-94, 348-59.

Bibl.: A. Lambert, s. v. in DHG, VIII, coll. 450-51.
Gabriella de Stefano
BERGIER, Nicolas-Sylvestre. - Teologo ed apologista francese, n. a Darney (Lorena) il 31 dic. 1718, m. a Versailles il 9 apr. 1790. Laureatosi in teologia a Besançon, si recò a Parigi per completare gli studi. Richiamato in diocesi, nel 1748, fu parroco di Flan. gebouche, e nel 1764, dopo la soppressione dei Gesuiti, direttore del collegio di Besançon. Nel 1769, dietro invito dell'arcivescovo M. de Beaumont, tornò a Parigi e fu nominato canonico della Metropolitana.

II B. è autore di molte opere apologetiche, che a ragione ne fanno uno dei più validi difensori del cristianesimo nel sec. xviri. Celebre fra tutte è il Dictionnaire théologique che rappresenta il primo tentativo del genere e che, nonostante alcuni difetti di dottrina e di metodo, è stato meritatamente apprezzato dai contemporanei e dai posteri. Pubblicato a Parigi nel 1788, in 3 voll., in 4⁰, esso raccoglieva gli articoli scritti dal B. per l'Encyclopédie. In seguito è stato ristampato più volte in diversi formati e con molte aggiunte ( 8 voll., Liegi 1789; Tolosa 1801; ivi 1819; Besançon 1838; 4 voll., Parigi 1839; 12 voll., ivi 1875 ).

Oltre il Dictionnaire, meritano d'essere ricordate le seguenti opere: Le déisme refuté par lui-même (2 voll., Parigi 1765) contro Rousseau; La certitude des preuves

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du christianisme (ivi 1767), inserito dal Migne nelle sue Démonstrations évangéliques; Apologie de la religion chrétienne ( 2 voll., ivi 1790) contro l'Holbach; Réponse aux Conseils raisonnables (ivi 1771) contro Voltaire, inserito egualmente dal Migne nelle Démonstrations évangéliques; Examen du matérialisme ou réfutation du Système de la nature (2 voll., ivi 1771); Traité historique et dogmatique de la vraie religion (12 voll., ivi 1780 ).

E stata rimproverata al B. la collaborazione prestata all'Encyclopédie e quindi la diffusione che con ciò egli ha fornito a quest'opera in sé tanto pericolosa. Tuttavia, come osserva il Dublanchy, è da ritenere che il B. non si è deciso a tale collaborazione se non dopo le insistenze degli antici ed i pressanti consigli dell'arcivescovo di Parigi. In un primo tempo la collaborazione si limitava alla revisione degli articoli deficenti. Ben presto però il correttore si vide nella necessità di sostituire con articoli completamente nuovi quelli che non sembravano suscettibili di correzione.

Bibl.: F. Janner, s. v., in Kirchenlexikon, II (1883), coll. 408-10; M. Mazuel, Les meilleurs écrivains français classiques et modernes apologistes de la foi chrétienne, Parigi 1898; Hurter, V, coll. 310-12; E. Dublanchy, s. v. in DThC, II, coll. 742-45. Francesco Carpino

BERGOGNONE (Ambrogio da Fossano). - Pittore lombardo, n. probabilmente tra il 1450 e il 1460 , menzionato tra il 148 I e il 1522 . Fu seguace di Vincenzo Foppa senza raggiungere nelle sue delicate immagini la modellatura plastica di quello.

Al primo periodo della sua attività, caratterizzato dalle tinte fredde e grigie, appartengono tra l'altro la Vergine in trono e Santi, della pinacoteca Ambrosiana, le decorazioni della certosa di Pavia e la Vergine del Velo a Brera; del secondo periodo, in cui le figure assumono animazione e dolcezza di espressione per un'influenza forse del Perugino e i colori si fanno più caldi e pastosi, ricordiamo il Battesimo di Melegnano (1496) e il polittico della chiesa di S. Spirito a Bergamo, l'Assunta di Brera, l'affresco dell'Incoronata a S. Simpliciano a Milano. Il B. sentì in modo del tutto estrinseco l'influenza di Leonardo, sforzandosi di rendere con un chiaroscuro fumoso il caratteristico "sfumato" del Vinci (Maria e Santi a S. Celso); e in genere, per la sua incapacità di accogliere nuovi apporti del gusto e dell'arte, ripeté fino alla stanchezza le sue dolci figure dai lineamenti stanchi, dalle pose convenzionali, non trascurando mai gli attributi tradizionali e rappresentando spesso negli sfondi, con un realismo a volte pittoresco, la nebbiosa regione lombarda. Più che nelle opere monumentali trova una sua coerenza nelle piccole composizioni di minore respiro quali le numerosissime Madonna col bambino. - Vedi Tav. LXXXIV.

Bibl.: A. Venturi, Storia dell'Arte italiana, VII, iv, Milano 1915, pp. 883-912; V. Costantini, La pittura lombarda dal XIV al XVI sec., Milano 1922, pp. 144-56. Vincenzo Golzio

BERGSON, Henri. - Filosofo, n. a Parigi il 18 ott. 1859 da famiglia israelita, oriunda irlandese, m. ivi il 4 genn. 1941. Allievo di Ollé-Laprune e di Boutroux alla Scuola normale superiore, dove in seguito insegnò (1897-1900), consegui il dottorato nel 1889 con la discussione della celebre tesi Essai sur les données immédiates de la conscience (Parigi 1889), a cui seguirono, oltre ad altri brevi scritti, Matière et mémoire (1896), Le rire (1900), L'évolution créatrice (1907), tutti editi a Parigi. Chiamato nel 1900 al Collegio di Francia, vi restò, applauditissimo maestro, fino al 1924, anno in cui spontaneamente si ritirò. Nel 1928 gli fu assegnato il premio Nobel. Altri scritti principali: Durée et simultanéité, à propos de la théorie d'Einstein (1922) e Les deux sources de la morale et de la religion (1932). Saggi, studi e conferenze si trovano raccolti nei due volumi L'énergie spirituelle (1919) e La pensée et
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(ist. Andersen)
Bergognone - Certosini al seguito di Cristo.
Pavia, scuola di Belle Arti.
le mouvant (1933). Il B. ha avuto ed ha ancora una influenza mondiale.
I. Intuizionismo e sCientismo. - Il suo intuizionismo può considerarsi l'espressione più originale della reazione idealistica contro la scienza e l'intellettualismo scientifico, la quale caratterizzò il pensiero antipositivista dell'ultimo scorcio del sec. xix. Esso rappresenta la più vigorosa reazione allo scientisme, cioè a quell'empirismo evoluzionistico francese della seconda metà del sec. xix, in cui convergevano motivi del positivismo del Comte e del Taine, del dilettantismo del Renan, dell'empirismo inglese rinnovato dallo Stuart Mill, della filosofia tedesca postkantiana, del positivismo evoluzionista e biologico dello Spencer.

Dallo stesso pensiero francese del sec. xix il B. trasse motivi di critica dello scientismo e precisamente dal psicologismo del Maine de Biran, dalla filosofia della libertà del Ravaisson, dal neocriticismo del Renouvier, dal contingentismo del Boutroux, ecc. Il B. rappresenta la riscossa dell'antirazionalismo, la rivolta contro la tradizione cartesiana (di cui l'ambiente filosofico francese era impregnato), contro la "raison raisonnante", che nello scientismo aveva trovato la sua ultima incarnazione. Il suo sforzo speculativo ha come due direzioni convergenti in una unità fondamentale: liberare il biologismo e l'evoluzionismo dalla pesantezza dello scientismo intellettualista ed immergerlo nella corrente viva e zampillante della vita e, d'altra parte, dare alla vita stessa non un puro significato biologico e materialista, ma un senso profondamente spirituale. Da un lato, il B. si giova dell'anti-intellettualismo francese di tipo pascaliano per demolire l'intellettualismo scientista e, dall'altro, delle nuove teorie biologiche

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ed evolusioniste per portare il primo a contatto con la realtà concreta, farne, attraverso i principi dell'"intuizione", della "durata" e dello "slancio vitale ", l'espressione metafisica di tutto il reale. Perciò l'anti-intellettualismo del B. (ed è questo il suo aspetto polemico) si presenta come critica di una particolare forma d'intellettualismo (quello scientista) e non negazione di qualunque forma di conoscenza intellettiva e razionale. Sulla base di questa critica egli costruisce una filosofia (una metafisica) che, nulla respingendo delle esigenze legittime del positivismo, rivendica contro di esso proprio il senso concreto della vita e la realtà dei suoi valori spirituali. Il positivismo era innanzi tutto un "metodo", di cui il B. vuol dimostrare l'astrattezza, indicando contemporaneamente un nuovo modo di filosofare. Il B. (come il Blondel in altro senso e altri pensatori francesi contemporanci) è la riscossa della conscience contro la raison. Intuizionismo il suo, ma non irrazionalismo: l'intuizione non esclude una razionalità concreta. Bisogna distinguere tra il B. e il "bergsonismo" di alcuni suoi seguaci, inclini ad un anti-intellettualismo da dilettanti.
II. Intuizione, durata beale e slancio vitale. Altro è dire che cosa è un oggetto, descriverlo, esprimerlo in simboli; altro è penetrarlo nel suo interno, captarne l'essenza profonda, che non si esprime in simboli. Il primo è il metodo della conoscenza per concetti (analisi e sintesi, induzione e deduzione), propria dell'intellettualismo filosofico e scientifico, simbolica, estrinseca, astratta, relativa; l'altro è il metodo dell'intuizione immediata, conoscenza intrinseca, concreta, assoluta. Fino ad ora, dice il B., la scienza e la filosofia sono state come due punti, tra i cui pilastri scorre la corrente della realtà viva; l'intuizione, invece, si colloca in mezzo al fiume della vita e ne coglie la realtà nella esperienza immediata. "La realtà è un processo di perenne creazione senza principio né fine, che non ha due volte la stessa fisionomia, ma assume in ogni istante un aspetto originale ed imprevedibile : è un flusso incessante, dove nulla persiste, una continuità mobile e viva, senza alcuna divisione di parti». Intuizione significa vivere dal di dentro una cosa e perciò essa è un modo assoluto di conoscenza, diverso dal modo relativo dell'analisi; è una specie di simpatia intellettuale che ci fa cogliere un oggetto nella sua essenza, al di là di ogni espressione simbolica, del tipo della scienza positiva che si limita a fotografare gli oggetti, estrinsecamente. Perciò : 1) da un lato, le teorie scientifiche, le dottrine filosofiche, i dogmi religiosi sono simboli astratti relativi, oscuri (a cui sfugge la realtà profonda, concreta e vera), elaborati dall'intelligenza per fini pratici; 2) e, dall'altro, solo l'intuizione è il tipo della conoscenza concreta e assoluta, cioè metafisica. Infatti, per il B., metafisica è un modo speciale di conoscere, "di possedere una realtà assolutamente invece di conoscerla relativamente, di penetrare in essa invece di adottare dei punti di vista su di essa, di averne l'intuizione invece di farne l'analisi, allo scopo di coglierla al di fuori di ogni espressione, traduzione o rappresentazione simbolica" (Introduction à la métaphysique, in Revue de métaph. et de morale, I [1903]).

Mediante l'intuizione conosciamo almeno la realtà del nostro io, la cui essenza, come quella dell'universo, è durata reale, scorrere perenne, in cui i vari stati si compenetrano in unità. L'introspezione ci mostra come la nostra vita spirituale non sia che esperienza intimamente vissuta di qualcosa che dura, permane attraverso il cangiamento. La persona è du-
rata psicologica o reale. Se noi riusciamo a scendere al di sotto dell'io superficiale, frammentario e diviso in tanti atti psichici, al disotto del congelamento superficiale degli strati esteriori della coscienza, cogliamo una continuità ed una successione di movimento e di stati solidamente organizzati ed animati da una vita comune, in cui è tutto il nostro passato che s'ingrossa del presente (coscienza è memoria), scopriamo il nostro io profondo, cioè la nostra vita unitaria, permanente e pur sempre nuova.

La fonte inesauribi