bats e nella Gazette musicale de Paris, appassionato sostenitore della tendenza artistica della musica a programma. Nel campo religioso assai notevoli sono il Requiem (1837), l'oratorio L'enfance du Christ (1854) e il Te Deum (1855). Fu autore di numerose e vivaci opere letterarie, di memorie e di un celebre trattato di strumentazione e orchestrazione (1844).
BibL.: E. Hipper, H. B., l'homme et l'artiste, Parigi 1883; R. F. Boult, H. B.'s life as written by himself in his letters and memoires, Londra 1903, vers. it., Roma 1945; P. M. Masson, H. B., Parigi 1923; A. Boschot ha scritto la biografia fondamentale, H. B., 3 voll., rist. Parigi 1948.
BERLOTY, Bonaventure. - Gesuita e scienziato francese, n. a Lione il 25 marzo 1856, m. a Ksara il 10 ott. 1934. Entrò in religione nel 1874. Aveva insegnato le scienze fisico-matematiche nelle facoltà cattoliche di Angers e di Lione quando fu incaricato, a cinquant'anni, di fondare in Siria una specola annessa all'Università di S. Giuseppe di Beirut. L'eresse a Ksara nel 1907, e, dopo le rovine della guerra mondiale, la restaurò e l'ampliò nel 1919-20, dirigendola principalmente verso il lavoro sismologico e meteorologico. Infatti, il B. era stato nominato nel 1920 direttore del servizio meteorologico ufficiale della Siria e rese in questo campo preziosi servizi.
BibL.: Bollettino della Soc. sismologica italiana, 33 (1935), pp. 76-79.
Edmondo Lamalle
BERMUDES, Jozo. - Portoghese, pseudopatriarca di Etiopia. Strana figura di avventuriero del sec. xvı che da barbiere-chirurgo, al suo ritorno dall'Etiopia, si spacciò per patriarca e ingannò molti. Documenti contemporanei, in parte di recente pubblicazione, hanno dimostrato la falsità delle pretese del B., m. in Portogallo nel 1570.
BibL.: S. Euringer, Der Pseudopatriarch 7. B. (1539-55), in Theologie e. Glaube, 17 (1925), pp. 226-36.
Ienazio Ortiz de Urbina
BERNA da Siena: v. barna da siena.
BERNABEI, Ercole. - Musicista, n. a Caprarola tra il 1620 e il 1622 , m. a Monaco nel 1667. Allievo di Orazio Benevoli, nel 1663 era organista a S. Luigi de' Francesi in Roma, di là passò maestro di cappella a S. Giovanni in Laterano, poi alla Giulia in Vaticano, finché nel 1674 parti per Monaco di Baviera, maestro di cappella a corte. Ha scritto molta musica da teatro e sacra, messe, salmi, inni, Te Deum, a 4 e 8 voci, nonché di genere madrigalesco. Piega magistralmente il suono alle esigenze delle idee e delle parole, e infonde alla monodia e al declamato un colore e un colore che preludono alla prossima grandezza del discorso drammatico e della melodia teatrale.
Figlio e allievo di Ercole, nonché suo successore nella cappella di corte, fu Giuseppe Antonio n. a Roma nel 1649 , m. a Monaco il 9 marzo 1732. Anch'egli scrisse salmi, mottetti, inni, Magnificat, offertori e messe, di cui pubblicò una raccolta (Sex Missarum brevium, cum una pro defunctis, a 4 voci strumentate) stampata ad Augusta nel 1710 . Le sue opere giacciono manoscritte nel Liceo musicale di Bologna, e molte furono pubblicate dal Proske nella sua Musica Divina, II e III, Ratisbona 1854-59.
Bibl.: R. Casimiri, E. B., maestro della Cappella musicale al Laterano, Roma 1920; R. De Remis, E. B., inl 1920.
Luisa Cervelli
BERNADOT, Marie-Vincent. - Domenicano francese n. il 14 giugno 1883, m. a Labastide-l'Evêque il 25 giugno 1941, attivo propulsore del rinnovamento cristiano in Francia tra il 1920 e il 1940.
Compiuti i suoi studi in Italia, fondò a Juvisy presso Parigi, dopo alcuni anni di feconda attività presso gli intellettuali, La Vie spiritualle (1920) e nel 1928 La Vie intellectuelle, col preciso scopo di dare, in momenti così travagliati, indirizzi chiari di dottrina e d'azione. Ma le sue idee sociali e politiche furono talora discusse. I suoi suggestivi corsivi erano firmati "Civis", "Christians", "Apostolus". Creò nel 1930 il centro d'apostolato culturale ed editoriale che fa capo a Les Editions du Cerf (trasferitosi da Juvisy a Parigi nel 1935), pubblicando egli stesso scritti densi di spiritualità, tra cui diffusissimi De l'Eucharistie à la Trinité (Tolosa 1919; Parigi 1941, 1250 migl.), e Notre Dame dans ma vie (Parigi 1937 e 1938, 300 migl.). Si hanno pure: Lettres de direction du p. M.-V'. B., Parigi 1946.
Bibl.: P. Boisselot, B. M.-V., in La vie spirituelle, I sg. 1941, pp. 97-107. Innocenzo Casati
BERNÁLDEZ, Andrés. - Scrittore spagnolo n. a La Fuente verso la metà del sec. xv e m. probabilmente nel 1514, parroco de Los Palacios e cappellano dell'arcivescovo di Siviglia, Diego de Deza.
Fu primo a scrivere una storia dei re cattolici (Historia de las Reyes Católicos don Fernando y doña Isabel) che abbraccia il periodo 1453-1513, ed in cui si diffonde in particolare su avvenimenti di grande importanza, quali, ad es., la cacciata degli Ebrei e l'istituzione dell'inquisizione (della quale ultima il B. è convinto assertore), la guerra di Granata, la conquista delle Canarie ecc., nonché eventi di altri paesi, di cui però l'autore non dà mai una interpretazione personale. L'opera, di amena lettura e scritto in un linguaggio vivace e pittoresco, integra quella scritta sullo stesso argomento da Hernando del Pulgar ( 1436-93 ca.) ed è ricca di
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informazioni fornite direttamente da personaggi contemporanei : vi è, infatti, inserita la prima narrazione della scoperta dell'America basata sul Diario di Colombo, con numerosi dettagli sui due primi viaggi forniti direttamente da Colombo stesso. La Historia fu pubbl. nel 1856 da M.Lafuente y Alcántara e successivamente nella Bibl. de autores espall. 70, Madrid 1878, pp. 567-773.
Bias.: B. Sánchez Alonso, Historia de la historiografia española, I, Madrid 1947, pp. 402-403. - E ricordato ripetutamente da autori antichi quali: F. Pizarro y Orellana, Varones ilustres del Nuevo Mundo, Madrid 1639; A. González Barcia, Historiadores de Iodín, ivi 1749, oltreche da E. de Vedia, Historiadores primitivos de Indias (Bibl. de ant. espall., 22 e 26), ivi 1838 e 1862.
Iole Scudieri Ruggieri
BERNANOS, Georges. - Scrittore francese di romanzi, novelle e saggi, n. a Parigi il 20 febbr. 1888, m. a Neuilly-sur-Seine il 5 luglio 1948. Proveniente da ambienti cattolici, egli ispirò la sua opera ad una concezione religiosa della vita, ad un cattolicesimo sentito, ma affermato con una forza troppe volte smodata e violenta. Il suo primo romanzo, Sons le soleil de Satana, che può dirsi il romanzo della vita interiore, pubblicato nel 1926 con enorme successo, nasce in fondo dalla tragica reazione a quel facile ottimismo che si era prodotto nel primo dopoguerra. E la strana storia d'un sacerdote, l'abate Donisson, che pur visitato e perseguitato da Satana, raggiunge una santità che i superficiali hanno facilmente paragonata a quella del santo curato d'Ars anche per il suo particolare dono di leggere nelle anime e indurle alla piena confessione delle colpe più occulte. L'impasture (1927) segue la via segnata da questo primo romanzo accentuandone stranezze e audacic, mentre La joie (1929) ci presenta la figura d'una ragazza elevata ad un eccezionale stato mistico. Seguono La grande peur des bien-pensants (1931), focosa e intemperante satira politico-sociale, Noël à la maison de France (1933), Yeame relapse et sainte (1934), Un crime, che si riallaccia al primo romanzo e vuole colpire con ritratti satirici ed esagerati l'indifferenza dinanzi al bene e al male, nonché l'impossibilità di poterli seguire entrambi contemporaneamente. Le journal d'un curé de campagne del 1936 c'introduce in un ambiente più accessibile, in cui il soprannaturale diventa più intimo e profondo; il modesto parroco di campagna si dimostra vero clinico delle anime, soprattutto della propria, e ne risolve i problemi spirituali con delicata sicurezza. Nel 1938 il B. pubblicò un volume di saggi, Les grands cimetières sous la lune, molto parziale nei suoi giudizi politici, mentre fin dal 1927 aveva pubblicato La vie de S. Dominique e nel 1928 una raccolta di novelle, Madame d'Argent. Durante l'occupazione tedesca andò in volontario esilio in America. Dello stesso periodo sono Nous autres frangais, e Leter aux anglais. Dotato d'un temperamento originale e potente, privo di complicazioni erotiche e morbosi estetismi, B. ha arricchito la letteratura francese di un intenso orientamento spirituale e di un profondo senso della vita. Proveniente dalla scuola dei romanzieri cattolici (J. Barbier d'Aurevilly, Villiers de l'Isle -Adam, L. Bloy) egli sa rappresentare con pari efficacia anime sacerdotali pure, e talune molto discutibili, ed anime sataniche (alcuni critici l'hanno avvicinato a Dostojewskiij), in uno stile che crea un pathos speciale e a volte un'ossessione allucinante. Al B. manca la serenità e il senso della misura: il che impone qualche doverosa riserva al suo titolo di scrittore cattolico.
Bias.: F. Lefèvre, G. B., Parigi 1926; A. Tilgher, Satana nel romanzo contemporaneo: G. B., in La Cultura, 6 (1927), pp. 12-16; K. Pfleger, Aufstieg im Mysterium. Rückblick auf das Werk des G. B., in Hochland, 34 (1927), pp. 10-32; C. Bo,
Sagai di letteratura francese, Brescia 1940, pp. 239-49; L. Estang, Présence de B., Parigi 1947; F. Casnati, G. B., in Vita e Pensiero, 31 (1948), pp. 528-33; D. Mondrone, L'anima tormentata di G. B., in La Cio. Cart., 1948, iv, p. 123 sgg. Maria Teresa Sposato
BERNARD, Claude. - Sacerdote francese detto il povero prete, n. a Digione, da un distinto magistrato, il 26 dic. 1588, m. a Parigi il 23 marzo 1641. Educato dai Gesuiti a Dôle, studiò poi diritto a Tolosa. Conduase quindi vita alquanto dissipata, anche dopo aver abbracciato la vita ecclesiastica. Convertitosi al fervore con la guida del p. de Condren (v.), si pose sotto la direzione del gesuita p. Marnat. Distribuita un'eredità di 400.000 lire ai poveri, s'impose una vita di solitudine e di mortificazione e si dedicò all'assistenza dei poveri.
Il suo apostolato per 15 anni negli ospedali e nelle carceri di Parigi destò l'ammirazione d'Anna d'Austria, di Richelieu, di tutta la società del tempo. Le sue prediche unalissime e popolari attivavano grande folla; il p. de St-Jure mandava i suoi novizi ad imparare dal "santo oratore", come lo chiamava. Divulgò in più 200.000 esemplari il Memorare (v.) destando fiducia nella Vergine S.ma di cui era molto devoto, ed operò moltissime conversioni. Fondò nel 1639 il a Seminario dei trentatré " (per 33 alunni), precedendo le iniziative di s. Vincenzo de' Paoli, Olier e Bourdoise. Questo istituto durò fino al 1789.
Bias.: P. Lempercur, Le vie du nés, p. B., Parigi 1708 (espono molti r miracoli a attribuiti al B. dal 1641 al 1661); H. Bremond, En dansont devant l'arche, ivi 1929; C. Gazier, C. B. et le séminaire des Treute-Trois, in Le Correspondant, 314 (1929), pp. 896-911. Ambrogio M. Fiocehi
BERNARD, Claude. - Fisiologo, n. a StJulien (Rhône) il 12 luglio 1813, m. a Parigi il ro febbr. 1878. Di umile origine, iniziò la propria giovinezza come semplice impiegato di farmacia. Più tardi, laureatosi in medicina, fu nominato assistente e divenne quindi successore del celebre fisiologo F. Magendie. Fin dal 1854 occupò la cattedra di fisiologia, per lui creata al Collège de France, e dal 1868 insegnò fisiologia generale al Musée d'histoire naturelle di Parigi. Membro dell'Accademia di Francia e senatore dell'impero, ebbe una schiera di allievi divenuti famosi.
Nel campo della fisiologia il B. è una delle principali figure del secolo passato e lasciò legato il proprio nome non soltanto a numerose e fondamentali scoperte (funzione glicogenetica del fegato, azione vasomotrice del sistema nervoso sulle pareti delle arterie, azione digestiva del sucoo pancreatico, fisiologia della corda del timpano e del nervo spinale, genesi del calore animale, attività farmacologica degli anestetici e del curaro, interdipendenza delle funzioni degli organi) ma anche all'introduzione di una metodica sperimentale e di un'impostazione teorica che condussero a decisivi progressi nella scienza della vita.
Il B. aderisce sostanzialmente al determinismo pur riconoscendo espressamente l'insufficenza della fisica e della chimica a dare una spiegazione adeguata della vita (cf. De la physiologie génévale, 306, 307, 321). Un altro aspetto del suo pensiero risulta dalle seguenti parole pronunciate in occasione del suo ingresso all'Accademia: «Sarebbe un errore credere che lo scienziato, per seguire i precetti del metodo sperimentale, debba rifiutare ogni concezione a priori ed imporre silenzio al suo sentimento per non consultare che i risultati dell'esperienza.... Il suo sentimento, anche a sua insaputa, obbedisce al bisogno innato che ci fa irresistibilmente risalire all'origine delle cose, ma i suoi sguardi restano piegati verso la natura perché la nostra idea diventa precisa e luminosa solo tornando al focolare della conoscenza che è in noi dopo essersi riflessa sul mondo esterno, come il raggio di luce non ci può illuminare che riflettendosi sugli oggetti che ci circondano (La science expérimentale).
Fra le opere principali del B. si ricordano: Leçons
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sur les propriétés des tissus vivants (1865); De la physiologie générale (1872) ; Legons sur les phénomènes de la vie communs aux animaux et aux végétaux (1877-79); Legons de pathologie expérimentale (1880). Si devono pure ricordare, per lo loro vasto risonanza sulla formazione del pensiero scientifico moderno: Introduction à l'étude de la médecine expérimentale (1865) e La science expérimentale (1878). Tutte stampate a Parigi; le Pensées, Notes déta. chées, ed. L. Delhoume, ivi 1937; Philosophie, ed. J. Chevalier, ivi 1938.
BibL.: C. L. Kneller, Il Cristianes, e i naturalisti moderni, vers it., Brescia 1906, pp. 442-49; F. Lamy, C. B. et le positivisme, Parigi 1929; H. Cotard, Pour connaitre la pensée de C. B., Grenoble s. d.; A. D. Sertillanges, La philosophie de C. B., Parigi 1944. Enrico Vannini
BERNARD di La Treille (de Trilia). - Filosofo e teologo domenicano del sec. xiri. N. a Nîmes, insegnò a Parigi teologia ( 1284-88 ), m. ad Avignone nel 1292. Fu tra i primi seguaci di s. Tommaso di cui tratta con ampiezza, tra l'altro, la questione della distinzione reale tra l'essenza e l'esistenza, contro l'opinione di Enrico di Gand.
Scrisse dei Quodlibeta (1284-87) rimasti incompiuti. Gli si attribuiscono anche: Quaestiones de spiritualibus creaturis; De potentia Dei; De anima conjuncta; De anima separata.
BibL.: Per tutti cf. M. de Wulf, Storia della filosofia medievale, II, 2^{°} ed., Firenze 1945, pp. 187-99. Gerardo Bruni
BERNARDES, DIOGO. - Poeta portoghese, n. tra il 1520 e il 1530 , m. tra il 1596 e il 1608 . In un primo tempo trattò argomenti d'ispirazione profana (con trasparenti influssi di poeti italiani, quali il Petrarca, l'Ariosto, il Tasso) per passare più tardi a temi religiosi e celebrare con commossi accenti Gesù, la Vergine e vari santi, principalmente s. Orsola. Siffatto cambiamento è da ricercarsi nella lunga prigionia sofferta dal B. al Marocco ( 1578-81 ), quando, accompagnando come poeta di corte la spedizione in Africa del re Sebastiano, fu catturato dopo la disastrosa battaglia di Alcácer-Quebir.
Durante il periodo di cattività egli compose infatti odi ed egloghe alla Vergine, e anche in seguito la sua musa religiosa continuò ad alimentarsi della nuova coscienza spirituale che quell'avvenimento gli aveva dato. Il B. godette la stima e l'amicizia di illustri letterati contemporanei, quali Sá de Miranda, Antonio Ferreira e il Camões; Lope de Vega lo proclamò « maestro dell'egloga».
Le Varias rimas ao bom Jesus e à Virgen gloriosa, furono stampate a Lisbona nel 1594 e nel 1608; O Lima, em o qual se contém as suas églogas e cartas e Varias flores do Lima, apparvero ivi stesso nel 1596; e la Historia de s. Ursula, nel 1597.
BibL.: F. Dias Gomes, Analyse sobre a elocucäo e o estylo de D. B., Lisbona 1793. Ruggero M. Ruggieri
BERNARDES, MANOEL. - Scrittore e religioso portoghese della Congregazione dell'Oratorio, n. a Lisbona il 20 ag. 1644 , m. ivi il 17 ag. 1710.
Eloquente e profondo teologo, di ricca e vivace immaginazione, negli Exercicios espirituais a meditaçōes (1686) svela all'anima le miserie della vita, onde esortarla alla contemplazione divina, mentre in Lue e Calor, opera pubblicata nello stesso anno, mira a illuminare la ragione e a rafforzare l'amor di Dio. Dei nove capitoli che quest'ultima opera contiene, particolarmente interessanti sono il 2^{°} sul turbamenti provocati nello spirito posseduto dal demonio, e il 3^{°} che costituisce una sintesi di psicologia razionale. Negli Últimos fins do homem (1728) torna a trattare dell'ultimo destino dell'uomo; ma la più nota e stimata fra le sue opere è la voluminosa raccolta di sentenze, apoftegmi e riflessioni, intitolata Nova floresta (1706-28). Il B. è uno dei maestri della letteratura portoghese e la principale figura della mistica oratoriana.
Edizioni moderne delle sue opere sono, fra l'altro, quella di Lue e Calor (Lisbona 1871), della Nova Floresta (ivi 1909) a cura di J. Pereira de Sampaio, di alcuni sermoni, oltre un'antologia curata da A. de Campos (ivi 1920).
BibL.: A. F. do Castilho, M. B., Rio de Janeiro 1865; L. A. Rebelo da Silva, O Padre M. B., in Bosquejos bistóricoliterarios, II, Lisbona 1909, pp. 93-139. Jole Scudieri Ruggieri
BERNARDETTA SOUBIROUS, santa; v. MaRIA BERNARDA SOUBIROUS, santa.
BERNARDI, GaETANO. - Benedettino cassinese della badia di Montecassino, letterato ed educatore, n. a Caramanico (Chieti) il 1^{°} nov. 1827 , m. a Montecassino il 7 febbr. 1895. Insegnò letteratura a Sulmona e a Napoli, nel 1868 si ritirò a Montecassino, nel 1870 emise i suoi voti religiosi. Nel 1887 da Leone XIII fu scelto a primo abate di S. Anselmo in Roma, chiamatovi a reggere il ricostituendo collegio benedettino. In tale carica fu di valido aiuto al card. Dusmet e con lui cooperò ad attuare le idee del Papa, miranti ad organizzare in una confederazione fraterna le varie Congregazioni benedettine. Formatasi questa ed elettone il primate, il B. ritornò a Montecassino. Nel 1894 fu fatto presidente della Congregazione cassinese, ma poco poté durare in tale ufficio, perché l'anno seguente venne a morte. Fra le sue opere edite, va ricordato l'Avviamento all'arte del dire, che ha avuto parecchie edizioni, anche recentemente, dopo la prima del 1869.
BibL.: A. Capocchino, Commemorazione di d. G. B., Caserta 1896; Annales ordinis sancti Benedicti (1893-1908), Roma 1913, pp. 105-106; F. D'Ovidio, G. B., in Rimpianti cestbi e nuovi, I, Caserta 1929, pp. 65-87. Tommaso Leccisotti
BERNARDINE DI ESQUERMES.-Tre religiose cistercensi francesi, cacciate dalla Rivoluzione e tornate in patria nel 1797, decise a vivere unite, aprirono a Dousi un pensionato che, due anni dopo, trasferirono ad Esquermes, presso Lilla. Nel 1827 si tentò di riportare la comunità di Esquermes alla osservanza della regola cistercense, ma il pensionato, che nel frattempo aveva preso grande sviluppo, mal conciliava le sue esigenze con quelle di una vita eminentemente contemplativa. Furono perciò redatte nuove costituzioni, approvate dalla S. Sede nel 1901, e altre case furono aperte in altre città, sicché oggi l'Istituto ne enumera 8 con ca. 300 religiose dedite alla istruzione ed educazione della gioventù femminile.
Silverio Mattei
BERNARDINO degli Alsizeschi; v. BERNARDINO da SIENa, santo.
BERNARDINO d'Aquila (Amici), beato. - Celebre predicatore e scrittore francescano, n. a Fossa nel 1420, m. a San Giuliano presso L'Aquila il 23027 nov. 1503. Leone XII approvò il suo culto il 26 marzo 1828. Avviato al chiostro, quando era studente di diritto all'Università di Perugia, da un discorso di s. Giacomo della Marca, entrò nell'Ordine minoritico nel 1445. Vicario provinciale negli Abruzzi per ca. 10 anni, fu pure provinciale in Dalmazia e Bosnia e procuratore generale dell'Osservanza. Ricusò, secondo Wadding, il vescovato dell'Aquila. Scrisse molte opere, latine e italiane, alcune interessanti anche la storia del dramma sacro, in gran parte inedite.
Furono stampate: Ammonizioni del b. B. aquilano da Fossa nell'anno 1491 composte (Venezia 1572); Funerale, (Venezia 1572, raccolta di 32 discorsi); Peregrinus (Venezia 1573); Chronico Fratrum Minorum de Observantia (ed. L. Lemmens, Roma 1902). Notevoli tra le inedite: Centurio (roo discorsi), il cui autografo è nella biblioteca di S. Marco, Venezia (Z. L., LXXXIX Bess.); De qualibet statu fidellum, ivi (Z. L., CXLIII Bess.).
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Bibl.: Marco da Lisbona, Croniche degli Ordini instituiti dal p. S. Francesco, III, vir, Napoli 1680, cap. 38; Ugone da Pescocostanzo, Vita del b. B. da Fossa..., Napoli 1872; L. Wadding, Annales, XII-XV, passim; id., Script. pp. 40-41; I. H. Sbaralca, Suppl., I, pp. 131-32; C. Coletti, Monografia del b. B. da Fossa, Torino 1900; G. D'Agostino, S. Francesco e i Francescani negli Abruzzi, III, Lanciano 1927, pp. 148-48; ASS. Nov., III, Bruxelles 1910, pp. 686-723. Felicissimo Tinivella
BERNARDINO d'AstI. - Cappuccino, n. ca. il 1484 nel castello di Rinco presso Asti, m. a Roma nel 1554. Entrò nel 1499 nell'Ordine dei Minori osservanti. Fu a capo della Provincia romana e passò presso i Cappuccini quando questi dopo il 1528 cominciarono a formare una famiglia a parte. Fu nominato vicario generale dell'Ordine nel nov. 1535, dopo che Paolo III ebbe ordinato al p. Ludovico di Fossombrone di lasciare quell'ufficio. Nel 1546 partecipò al Concilio di Trento quale teologo; nel 1549 per opera sua i primi missionari Cappuccini reggiunsero l'Egitto e la Terra Santa. A lui l'Ordine deve la sua organizzazione interna e le costituzioni definitive.
Bibl.: A. Tectaert, s. v. in DHG, VIII, coll. 783-83; Bernardino da Colpetrazzo, Hist. Ord. Fratrum Capuc., in Monumenta hist. Ord., Min. Capuc., IV, Roma 1941, pp. 123-25. Maria Morseletto
BERNARDINO da Balvano. - Predicatore cappuccino, n. a Balvano (Potenza), m. santamente a Cosenza nel 1558. Svolse il suo apostolato nel salernitano, nelle Puglie e nelle Calabrie.
Aggiungendo ad una forte oratoria l'austerità e santità della vita, raccolse nel popolo molti frutti. Incontrò l'opposizione delle locali sète ereticali che tentarono perfino di sopprimerlo. Le combatté ovunque apertamente e in qualche luogo riusci ad estinguerle. Istituì un "Collegio» per convertite. Fu favorito di soprannaturali carismi.
Si hanno di lui i seguenti scritti mistici : Meditationes de vita Christi et eius Matris Virginis Mariae, a vall. in 8^{°}; Mysterium Flagellationis D. N. J. Christi pro singulis diebus hebdomadae, opera apparsa in lingua italiana a Venezia nel 1537 ed in francese a Parigi nel 1601; De novem effusionibus Sanguinis D.N.J. Christi, Venezia 1559, Parigi 1601; De septem regulis bene vivendi; Speculum orationis, Roma 1537-56, Venezia 1893, Parigi 1601, Saragozza 1604; Tractatus de Gloria Paradisi.
Bist.: Z. Boverio, Annali dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, trad. di B. Sanbenedetti, I, parte 2*, Venezia 1643, pp. 86, 117 sgg.; L. Wadding, Scriptores, p. 41.
Egidio Caggiano
BERNARDINO de' Bustis. - Grande predicatore francescano, n. a Milano, dalla nobile famiglia de' B., ca. il 1450 . Fece i primi studi in Milano, e quelli di giurisprudenza a Pavia, conseguendone la laurea; fu ricevuto tra i Minori osservanti ca. il 1475. Ai contemporanei apparve un altro s. Bernardino. Morì in fama di santità tra il 1513 e il 1515 , e probabilmente l' 8 maggio 1515 , nel convento di S. Maria della Misericordia a Melegnano. E detto «beato» a voce di popolo.
Il de' B. eccelle come apostolo e scrittore, particolarmente mariano. Oltre alcuni opuscoli ascetici (Expos. super Orationem dominicam, e Tract. de Imitatione Christi per assumptionem status Tertii Ordinis de Poenitentia [trad. ital., Napoli 1621]), pubblicò il celebre Defensorium Montis Pietatis contro avversari accaniti dell'istituto (Milano 1497), completato poi dell'opuscolo Contilium de retrovendendo et de pacto retrovendendi. La sua opera oratoria più voluminosa è il Rosarium Sermonum per Quadragesimam, prontuario per i predicatori e schemi latini delle prediche dette, come sempre, in volgare da B. (Strasburgo 1498; ediz. riv. e definitiva, Venezia 1498). L'Officium et Missa glorios. Nominis Iesu (Milano 1492) fu approvato da Sisto
IV. Sulla Beata Vergine pubblicò 9 sermoni De Immac. Conceptione (poi parte 1^{text {a }} del Mariale), Opusculum (148a), Elucidarium (1492), e Off. et Missa de Immac. Concept. (1492; approv. da Sisto IV nel 1480), infine l'opera maggiore e più diffusa, il Mariale de singulis festio. B.V.M., composto nel 1492 ( 1^{text {a }} ed. Norimberga 1493; 7^{text {a }} ed. ed ult., Colonia 1607), in 12 parti e 63 sermoni che illustrano tutta la vita della B. Vergine. Particolarmente importante la dottrina sull'Immacolata e sulla universale mediazione, nelle sue due fasi, ammessa in senso stretto e formale.
Bist., L. Wadding, Annales Min., ad ann. 1469, n. 17; 1474, n. 13; 1480, n. 38; 1500, suppl. nel. 7; I. H. Sbaralea, Suppl. ad. Script. Ord. Min., I, Roma 1908, p. 133; Hurter, III, coll. 1001-1002; P. Sevesi, S. Maria della Misericordia in Melegnano, ivi 1932; Martyrol. Franc., Roma 1939, pp. 171-72, n. 3; F. Cuochi, La mediaz. univ. della S.ma Vergine negli scritti di B. de' B., Milano 1942. Lorenzo Di Fonzo
BERNARDINO della Chiesa: v. della chiesa BERNARDINO.
BERNARDINO da Colpetrazzo. - Storiografo e predicatore cappuccino della provincia umbra, n. il 25 nov. 1514, passò dai Min. osservanti ai Min. cappuccini l'ri gen. 1534; m. il 7 feb. 1594.
Maestro dei novizi, vicario provinciale dell'Umbria, consigliere di vari ministri generali, dal 1580 al 1594 stese tre relazioni sulla prima età dell'Ordine, edite recentemente da p. Melehiore da Pobladura sotto il titolo Historia Ord. Min. Capuccinorum: 1. I, Praecipui nascentis Ordinis eventus (Assisi 1939); 1. II, Biographiae selectae (ivi 1940); 1. III, Ratio vivendi fratrum. Ministri et Vicarii generales, Cardinales protectores (Monumenta historica Ord. Min. Capuccinorum, 2, 3, 4), Roma 1941.
L'autore, testimone autorevole dei fatti, descrive con semplicità a scopo d'edificazione le virtù dei primi Cappuccini, di cui esalta la riforma come una fedele restaurazione dell'antica vita francescana. Scrivendo a memoria, cade in errori cronologici; seguendo la forma agiografica indulge con fede all'elemento soprannaturale. Predicatore evangelico, detto gli statuti del Monte Frumentario o dell'Abbondanza, fatto erigere a Colpetrazzo e a Torre Lorenzana.
Bist.: Frodæando d'Anversa, La vita dei primi frati Min. Cappucc. secondo la Cronaca di B. da C., in Liber memorialis Ord. Min. Capuccinorum, Roma 1928, 131-73; Francesco da Vicenza, Il p. B. da C. e i Monti Promenieri, in L'Italia franc., 2 (1927), 131-37; Melehiore da Pobladura, Prolegomena del I. I della Historia sopra citata, pp. xxxix-lxxxix; id., Hist. Generalis Ord. fratum Min. Capucinorum, I, Roma 1947, pp. 239-40, 275.
Felice da Mareto
BERNARDINO da Feltre, beato. - Frate minore, al secolo Martino Tomitani, predicatore, n. a Feltre nel 1439, m. a Pavia il 28 sett. 1494. La madre era cugina dal celebre Vittorino. Fu alunno di Guarino Veronese o di un suo discepolo; seguiva nello studio patavino i corsi di lettere, logica e diritto, quando, nel 1456, attratto dall'eloquenza di s. Giacomo della Marca, entrò nell'Ordine dei frati Minori. Sacerdote dal 1463 e lettore, iniziò in Mantova nel 1469 il suo apostolato religioso e sociale.
Come il suo omonimo e patrono di Siena, percorse di continuo, a piedi, le regioni dell'Italia settentrionale e centrale fino all'Aquila, dovunque desideratissimo, e, come quello, osò trattare argomenti di attualità, sebbene scabrosi o pericolosi. Anzi l'implacabile lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli usurai, specialmente ebrei, e la sua fermezza nel denunciare ingiustizie e abusi anche di governanti, gli valsero lo adegno di taluni di questi, e perfino attentati alla vita da parte di privati che si ritenevano colpiti negli interessi o nella licenziosità. Tipico è il bando avuto da Firenze una notte della Quaresima del 1488.
Esercitò delicati incarichi pontifici, ed ebbe grande influenza nel promuovere la pace tra le fazioni in molte città, anche a costo di esporsi inerme tra faci-
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(loc. Andresco)
Bernardino da Feltre, beato - Ritratto del Cavazzola (sec.xvi). Verona, museo, Coll. Lotze.
norosi armati, come nel 1486 in Perugia. La prontezza a pagare di persona è una nota simpatica del suo carattere; così in occasione della guerra di Ferrara, per ottemperare, in qualità di vicario provinciale dell'Osservanza, all'interdetto del 1484 , si attirò le ire del governo di Venezia. In occasione della peste del 1478 in Padova non esitò ad assumere la cura degli appestati, fino a contrarne il contagio.
Promosse associazioni di culto e di beneficenza, specialmente a favore di poveri vergognosi; ma l'opera più strettamente legata al suo nome è l'istituzione di Monti di pietà (v.), primo, quello di Mantova, fondato da lui nel 1484 , con la caratteristica dell'interesse sul mutuo, propugnata da pochi suoi confratelli, vincendo la tenace opposizione di altri religiosi, i quali non volevano ammettere la liceità di detto mutuo, pur necessario alla prosperità dei Monti. La recente scoperta di due collezioni di prediche di B. ha permesso finalmente di conoscere il suo pensiero originale in proposito, mentre prima si doveva ricercarlo nel Defensorium di Bernardino de' Bustis, ispirato dal Feltrino. Tuonò dal pulpito anche contro la vanità muliebre e contro lo sfarzo, considerandoli come un'offesa ai miseri. Tra gli argomenti da lui preferiti sono inoltre da notare: il culto dell'Eucaristia, la difesa dell'Immacolato Concepimento di Maria, allora pubblicamente impugnato, la propaganda per il Terz'ordine francescano.
Non è facile dare un giudizio esatto, in sede letteraria, della sua eloquenza, perché tanto il Quaresimale di Pavia del 1493 quanto l'Avvento di Brescia dello stesso anno risentono troppo della penna del raccoglitore, fra' Bernardino Bulgarino, che in parte conservava la forma italiana, in parte traduceva in un povero latino, mescolandovi locuzioni venete. Tuttavia queste prediche e le poche precedentemente
note ci riportano la vivacità del tono, di cui parlano i primi biografi, la facilità aneddotica, e non nascondono la buona cultura, la preparazione, la serietà dell'oratore.
Venerato come beato dai Frati minori, ebbe confermato il culto nel 1654 . Festa il 28 sett.
Iconografia. - Nei processi di canonizzazione si trova notizia di abbondante materiale iconografico anteriore al sec. xvir, soprattutto raccolto in Feltre e Pavia. Notevoli nella prima città : il ritratto, eseguito dal Luzi (il "Morto da Feltre"), per la chiesa di S. Maria degli Angeli, e i quadri nelle chiese di S. Lorenzo e dello Spirito Santo; nella seconda: le Sacre Conversazioni in S. Chiara (assegnate al 1493 ca.), in S. Maria delle Virtù, in S. Francesco, nella chiesa e nella Cancelleria dell'Ospedale; un antico busto nell'edificio del Monte di Pietà a Porta Marica, oltre una S. Conversazione nel monastero di S. Agata, di mano del Rosso, contemporaneo di B. e, del medesimo autore, un affresco sul modello della maschera mortuaria, sulla porta della cappella del beato in S . Giacomo. Anche a Verona è effigiato nella Sala del Morone presso s. Bernardino e in una pala del Cavazzola nel museo del Castelvecchio.
Contrassegni e attributi : volto breve con occhi alquanto sporgenti; emblema della pietà o dei Monti; talvolta cartigli con uno dei motti: "Attende tibi Habc illius curam - Nolite diligere mundum».
BibL.: F. Casolini, D. do F., il martello degli uturai, Milano 1939, opera condotta in prevalenza sulle fonti più antiche a stampa; L. da Besse, Le bicchereaux B. de F. et son quatre, Tours-Parigi 1902; vers. ital., 2 voll., Siena 1902; A. Pellin, Beato B. da F., Leceo 1938; Sermoni del b. B. da F. nella redazione di fr. Bernardino Bulgarino da Brescia. Il Quaresimale di Pavia (Orbis romanus, 12), I, a cura di p. Carlo da Milano, Milano 1940; C. Fiano, Un sermone sconosciuto del b. B. da F., in Studi Francescani, 1 (1940), pp. 53-71; E. Lazzareschi, Il b. B. du F., gli Ebrei ed il Monte di Pietà in Lucca, Lucca 1941. Fausta Casolini
BERNARDINO da Fossa, beato: v. bernardino d'aquila, beato.
BERNARDINO da Laredo. - Mistico francescano, n. a Siviglia nel 1482 , m. dopo il sett. 1540. Dopo avere studiato medicina, entrò tra i Minori Osservanti come fratello laico; nella custodia dei SS. Angeli a Sierra Morena (Siviglia) esercito l'ufficio d'infermiera. Di vita molto austera, pio e meditativo, scrisse, oltre due opere di medicina (Metaphora medicinae, Siviglia 1522, e Modas faciendi cum ordine medicandi, ivi 1527), la famosa Subida del Monte Sion (ivi 1535), più volte ristampata. Illustre per miracoli, mori in fama di santità nel convento di S. Francesco del Monte, a Valverde, diocesi di Siviglia; il Martirologio francescano lo ricorda il 16 apr.
La Subida del Monte Sion, che ricorda la "Subida del Monte Carmelo" di s. Giovanni della Croce, è divisa in tre libri : conoscenza del proprio nulla, meditazione dei misteri della s. Umanità di Cristo, e contemplazione della Divinità. Per lo studio bisogna tener presente lo 2^{°} ed., rimaneggiata, specie nella terza parte, del 1538. Nello stile e in tutta la sua presentazione, l'opera riflette più la mistica nordica, dei Paesi Bassi, dalla quale riceve propriamente tono e carattere specifico, che quella spagnola. B. infatti, in genere molto sobrio nella citazione delle sue fonti, s'ispirò molto al certosino Enrico di Baume (Ugo de Balma), e soprattutto al Directorio aureo del suo confratello Enrico Herp (Harphius, m. nel 1477); ma l'influenza di B. sui grandi mistici spagnoli fu notevole. In breve, ripetendo, con qualche riserva, un giudizio di un apologista di s. Giovanni della Croce nel '600 (Fray Basilio Ponce de León), si può dire che tutta la dottrina o quasi della Noche oscura si trova nel B., mentre è pure noto che s. Teresa d'Avila (Vida, c. 23) lo lesse di preferenza e l'ebbe a guida nell'orazione unitiva.
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(lei. 1. Cesti i. Alineri)
A sinistra: MASCHERA FUNERARIA IN CERA PRESA SUL VOLTO DEL SANTO. Aquila, museo. A destra: SAN BERNARDINO, dipinto di Sano di Pietro (1450) - Siena, palazzo Comunale.
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(let. Alinari)
MAUSOLEO DEL SANTO
opera di Silvestro di Giacomo detto dell'Aquila (1500-1505).
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Bibl.: Andres de Guadalupe, Hist. de la s. provincia de Las Angeles, Madrid 1622, pp. 322-39; L. Wadding, Annales Min., a. 1433, n. 19; 1545, 24-7; 1557, 5; I. H. Sbaralca, Suppl. ad Script. O. Min., I, 135, Roma 1908; E. A. Peers, Spanish mysticism: a preliminary survey, Londra 1924, pp. 73 e 192; P. Groult, Les mystiques des Pays-Bas et la littérature espagnole du seixième sifcle, Lovanio 1927; B. Foronda, Fr. B. de L., su viola, sus escritos y su doctrina, in Arch. Ibero-Amer., 35 (1930), pp. 213-30, 497-526; F. de Ros, Harphins et L., in Rev. Ase. et Myst., 20 (1939), pp. 265-83.
Lorenzo Di Fonzo
BERNARDINO da Picquigny (lat. a Piconio). Escgeta cappuccino della provincia di Parigi, n. a Picquigny in Piccardia nel 1633, m. a Parigi 18 dic. 1709. Fu lettore di filosofia e di teologia, superiore del convento di Parigi. Rinunciò ad ogni carica nel 1688 per vivere di raccoglimento e di studio, fino a che la morte lo colse improvvisamente mentre usciva di confessionale. B. lasciò un'operetta ascetica molto pregiata (Pratique pour bien vivre et pour bien mourir, ou double préparation à la bonne mort, Parigi 1701), un'esposizione dei Vangeli (pubblicata postuma, nel 1726, a cura del p. Bernardo d'Abbeville), di molto inferiore alla Epistolarum B. Pauli Triplex Expositio (analisi del testo, parafrasi e commento), Parigi 1703, che è il capolavoro di B. Una riduzione in francese fu pubblicata da B. stesso, a istanza di amici, nel 1706; e su questa venne condotta la prima versione italiana, uscita a Venezia nel 1737. Ottimo, per i suoi tempi, il commento di B. alle lettere di s. Paolo s'è mantenuto in onore fino ai giorni nostri, come fanno fede le 27 edizioni latine (ultima in Opera omnia, ed. Vivès, Parigi 1870 sgg., in 5 tomi), le 33 francesi, le 11 italiane (la più recente a cura di G. Castoldi, 3 voll., Monza 1940 sg.). B. sa unire lo studio limpido e oggettivo del testo sacro a una pietà robusta, per cui la sua è opera di spiritualità, oltre che di esegesi.
Bibl.: Bernardo da Bologna, s. v. in Bibl. Script. Ord. Min. Cap., Venezia 1747, p. 46; Ubaldo d'Alencon, Travaux des Capucins de Paris sur l'Ecriture sainte, in Etudes Franciscan. nes, 8 (1902), p. 453 sg.; Ramiro de S. Zarapuda. El p. B. da Piconio, in Estudios Franciscanos, 14 (1915), pp. 185-93, 333-49; 15 (1915), pp. 193-209, 275-83; 16 (1916), pp. 19-44, 280-93; Fredegando da Anversa, De vita et scriptis p. B. a Piconio, in Analecta Ord. Min. Cap., 40 (1924), pp. 17-23; Alessandro da Serino, P. B. di Picquigny, in L'Italia Franc., 17 (1942), pp. 136140; 18 (1943), pp. 41-48; P. Hildebrand, s. v. in DIGG, VIII, vol. 708.
BERNARDINO de Planes. - Priore della certosa di Montalegre, presso Barcellona, m. nel 1694.
Scrisse diverse opere ascetiche, tra le quali la Concordancia Mistica, Barcellona 1669, in cui tratta diffusamente della vita purgativa, illuminativa, unitiva, e dimostra che la dottrina mistica di s. Teresa d'Avila è conforme alla dottrina dei SS. Padri e dei dottori della vita spirituale.
BibL.: D. C. Morozzi, Theotrum chromalogioum S. Carthusiensis Ordinis, Torino 1681, p. 149, n. 248; Anon., Scriptores S. Ord. Carthusiensis, I, p. 188 (ms. dell'archivio della Grande Chartreuse).
Gabriele Costa
BERNARDINO da Portogruaro. - Ministro generale dei frati Minori (Giuseppe Dal Vago), n. il 15 genr. 1822 a Portogruaro, m. a Quaracchi il 7 maggio 1895. Educato nel collegio di S. Caterina a Venezia, entrò nel nov. 1839 fra i Francescani riformati, fu ordinato sacerdote nel 1844, e fu predicatore molto applaudito. Nel 1862 fu eletto a Roma procuratore generale per i Riformati ; il 9 marzo 1869 Pio IX lo nominò generale di tutto l'Ordine francescano. Durante il suo generalato fondò l'istituto di S. Bonaventura a Quaracchi per l'edizione critica di s. Bonaventura e di altri celebri scolastici francescani e il collegio internazionale di S. Antonio a Roma e riuscì a dare nuova espansione all'Ordine turbato dalle soppressioni. Iniziò gli Acta Ordinis Fratrum Minorum (1882). Visitò personalmente le province minoritiche, assisté
al sorgere ed al prosperare di monasteri di Clarisse e di Congregazioni femminili di terziarie, e diede nuovo impulso alle missioni dell'Ordine. Oppresso dagli anni e dalle fatiche, lasciò nel 1889 il generalato e si ritirò a Quaracchi. Il 4 ag. 1892 Leone XIII lo cesò arcivescovo titolare di Sardica. E esso introdotto il processo di beatificazione.
BibL.: I. Beschin, Vita del Servo di Dio p. B. Dal Vago da P., Ministro Generale dei Frati Minori, Arcivescovo di Sardica (1822-93), 2 voll., Treviso 1927.
Sibrio Furlani
BERNARDINO da Sahagún. - Illustre missionario e etnografo del Messico, n. a Sahagún (Spagna) nel 1500 , m. a Messico il 23 ott. 1590 . Studiando all'Università di Salamanca entrò nell'Ordine francescano in quella città. Nel 1529 s'imbarcò per la Nueva Spagna (Messico) e vi rimase fino alla morte. Imparò a perfezione il nahuatl, la lingua allora più usata del paese, fu professore e a tratti rettore del famoso collegio (per i nobili indiani e per il clero indigeneo) di S. Croce di Tlatilolco, in cui stette 40 anni. Fu pure visitatore della provincia di Michoacán e definitivo di quella del S. Vangelo. Carattere mite e paziente e insieme tenace nei suoi propositi letterari, a cui nell'interesse della formazione missionaria si era dedicato, ebbe a soffrire varie contrarietà, specie per la grande opera Historia general de las cosas de Nueva España, scritta in lingua nahuatl e tradotta, o meglio parafrazata, in spagnolo.
Sono 12 libri intorno alle antichità pagane, sacre e profane, del Messico precortesiano, raccolte dagli indigeni, controllate e vagliate dall'autore attraverso tre redazioni successive. E opera premississima, oggi assai apprezzata dagli etnologi, e per il contenuto, essendo la fonte migliore per le antichità messicane, e per il metodo usato nel raccogliere il materiale. Il testo spagnolo è stato pubblicato cinque volte: da C. M. de Bustamante, in 3 voll. in 4^{°}, Messico 1829-30; da Lord Kingsborough, Antiquities of Mexico, V, Londra 1830, pp. 345-93; VII, pp. 1-464; da Ireneo Paz, 4 voll. in 8^{°}, Messico 1890-95; e recentemente in 5 voll. in 8^{°}, ivi 1938 , che è la migliore edizione, sebbene non risponda in tutto alle severe esigenze della critica e da M. Acosta Saigues, in 3 voll. in 12^{°}, Messico 1946, con molte illustrazioni, ricca bibliografia e indici. Il testo nahuatl è ancora inedito. F. del Paso y Trancoso però ha riprodotto in fac-simile alcuni codici, Madrid 1905 sgg. Una versione francese fu curata da D. Jourdanet-R. Siméon, Histoire générale des choses de la Nouvelle-Espagne, Parigi 1880. E. Seler tradusse certe parti in tedesco sul testo nahuatl: Einige Kapitel aus dem Geschichtswerk des Fray B. S., Stoccarda 1927. Dei due primi libri l'autore mandò nel 1570 un riassunto a. Pio V: Breve compendio de los ritos idolátricos de Nueva España, edito da L. Oliger, in Antonianum, 17 (1942), pp. 3-38, 133-74, e a parte, Roma 1942. Altre opere sono: Pláticas o Colequios, ossia discorsi dei primi missionari fatti agli indigeni, editi, per quanto si conserva, da Gius. Pou y Marti, in Miscellanea Fr. Ehrle, III, Roma 1924, pp. 281-333 (testo spagnolo, e nahuatl in fac-simile); Evangeliarium Epistolarium et Lectionarium extecum sice mexicanum, per cura di B. Biondelli, Milano 1858; Psalmodia christiana y sermonario de los sanctos del año en lengua mexicana, Messico 1583, unica opera pubblicata in vita dell'autore. Altre opere, tra le quali una vita di s. Bernardino da Siena in lingua nahuatl, andarono perdute.
Bibl.: G. Mendieta, Historia eclesiástica indiana (sec. xvI), ed. Jcasholceta, Messico 1870, pp. 551, 663-65; M. da Civezza, Saggio di Bibliografia uadrancescana, Prato 1879, pp. 523528; J. G. Jcasholceta, Bibliografia mexicana del siglo XVI, Messico 1886, pp. 247-323; Streit, Bibl., II, pp. 216-21; L. Oliger, B. di S. O.F.M. e una sua vita di s. Bernardino in lingua nahuatl. in Bull. di Studi bernardiniomi, 2 (1936), pp. 207-12; W. Jandmez Moreno, Fray B. de S. y su obra, Messico 1938 (l'introduzione all'edizione di quell'anno); R. Szlaica Gazem, Los Franciscanos y la ingrenta en México en el siglo XVI, ivi 1939, pp. 195-202.
Livario Oliger
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BERNARDINO da Siena, santo. - Frate minore, insigne per dottrina e santità, per la sua predicazione originale ed efficacissima, per la propagazione del culto del nome di Gesù e per un nuovo spirito di riforma dato nel sec. xv all'Ordine francescano.
I. Vita. - Della nobile famiglia senese degli Albizzeschi, B. n. a Massa Marittima, territorio di Siena, l'8 sett. 1380. Rimasto a sei anni orfano dei genitori e allevato dai parenti più vicini in Siena, vi compì gli studi di retorica, di filosofia e di giurisprudenza. Preso in un primo tempo dall'amore dei classici latini, si dette poi con tutto il fervore allo studio della Sacra Scrittura e della teologia e a più intense pratiche di pietà. A 22 anni entrò tra i frati Minori. Presi gli Ordini sacri, fu nel 1405 abilitato alla predicazione, che continuò sino alla morte. Dei primi quindici anni della sua vita di religioso poco sappiamo; certo è che B. li spese soprattutto nel perfezionare la sua cultura teologica, preparando anche un abbondante materiale quale risulta da diversi codici miscellanei, di recente scoperti, da lui, in detti anni, trascritti o fatti trascrivere (cf. D. Pacetti, I codici autografi di s. Bernardino, in Archivum Franciscanum Historicum, 29 [1936], pp. 231241, 523-30). La sua predicazione in tale periodo di tempo fu ristretta principalmente alla Toscana, e non suscitò grandi entusiasmi. Dal 1417 in poi B. poté allargarla all'alta e media Italia con grandissimo frutto, dovunque risvegliando nelle coscienze il sentimento religioso assopito, richiamando alla pratica dei Sacra-

(let. Alinari)
Bernardino da Siena, santo - Predica di s. B. da Siena. Pittura attribuita a Sebastiano di Cola del Casentino (sec. xv). Aquila, museo aquilano.
menti, attutendo odi, conciliando fazioni, suggerendo riforme sociali, suscitando opere di carità e di abnegazione.
Note sono (di alcune essendocene giunta anche la riportazione) le Quaresime predicate a Genova (1418), Milano (1419), Padova (1423 e 1443), Firenze (1424 e 1425), Viterbo (1426), Gubbio (1427), Arezzo (1428), Venezia (1429), Siena (1434), Massa Marittima (1444); e pure nati i corsi di prediche tenute a Genova (Avvenio 1417), Treviglio (11-25 nov. 1419), Bergamo (giugno 1422), Verona ( 1^{°} nov. 1422-17 genn. 1423), Vicenza (maggio-luglio 1423), Treviso (zo luglio-ag. 1423), Belluno (25 sett.-ott. 1423), Modena (nov. 1423), Bologna (genn. 1424), Prato (maggiogiuigno 1424), Lucca (sett.-ott. 1424), Siena (zo apr.-10 giugno 1425), Assisi e Perugia (ag.-nov. 1425), Todi (genn.febbr. 1426), Roma (apr.-maggio 1426), Montefalco e Spoleto (giugno-luglio 1426), Amelia (dic. 1426), Orvieto (12 genn.-16 febbr. 1427), Urbino (giugno 1427), Siena (15 ag.-6 ott. 1427), Forlì (20 maggio-2 luglio 1431), Matelica (sett. 1433), L'Aquila (ag. 1438), Milano (dic.febbr. 1442-43 ).
Il meraviglioso successo riportato ovunque da B. fu dovuto, oltre che alla sua eccezionale eloquenza e all'attualità degli argomenti predicati, alla santità della sua vita. Fu un grande propagatore della devozione al S. Nome di Gesù, che faceva scolpire o dipingere su tavolette con la sigla ThS, e ne raccomandava la venerazione alle moltitudini. Per questa sua novità, da emuli fu accusato di culto superstizioso ed eretico, e deferito a Roma due volte ( 1426 e 1431), ma venne riconosciuto innocente; anzi Eugenio IV, interrompendo il secondo processo a sua insaputa già iniziato, fece, in una bolla dell'8 genn. 1432, amplissime lodi della dottrina e dei costumi di B. (cf. E. Longpré, S. Bernardin de Sienne et le Nom de Jésus, in Archivum Franciscanum Historicum, 28 [1935], pp. 445-76; 29 [1936], pp. 142-68; 30 [1937], pp. 443-77; 31 [1938], pp. 170-92). Nel suo Ordine fu il principale propagatore della riforma degli Osservanti, per i quali fondò molti conventi e di cui nel 1438 fu eletto vicario generale (cf. Ilarino da Milano, S. B. da S. e l'Osservanza Minoritiza, in S. Bernardino da Siena. Saggi e ricerche pubblicati nel V centenario della morte [Pubblicazioni dell'Università Cattolica del S. Cuore, nuova serie, 6], Milano 1945, pp. 379-406; D. Pacetti, S. B. da S. Vicario Generale dell'Osservanza con documenti inediti, in Studi Francescani, 17 [1945], pp. 7-69). M. a .L'Aquila il 20 maggio 1444. Fu canonizzato da Niccolò V nella Pentecoste del 1450.
II. Opere. - Gli scritti più importanti lasciati da B. sono tutti di prediche e in lingua latina, ad eccezione del Quaresimale fiorentino del 1425 (cf. D. Pacetti e B. Bughetti, Intorno agli schemi in volgare di s. B. da S. per la Quaresima Fiorentina del 1425, estratto da Arch. Franc. Hist., Quareschi 1941, pp. 1-108), di poche lettere e di alcuni trattati in volgare a lui aggiudicati (cf. s. B. da S., Le Operette volgari, integralmente edite da D. Pacetti, Firenze 1938). Oltre agli scritti suoi sono fino a noi pervenute anche molte prediche, raccolte da uditori dalla viva voce del Santo. Si ha così una doppia serie: Opere scritte da B. stesso e Prediche riportate da uditori. Questi, con più o meno fedeltà e quasi sempre in compendio, stenografavano su tavolette cerate o su carta le parole del predicatore, ora riportandole nell'idioma volgare nel quale sempre da B. erano pronunciate, e ora in lingua latina; cosicché ci sono giunte prediche riportate latine e riportate volgari. Di esse, alcune sono edite, altre inedite. Talvolta è accaduto, ad es., a Padova nel 1423 (cf. D. Pacetti, Una redazione inedita del "Seraphim" predicato da s. B. a Padova nella Quaresima 1423, in Bull. di Studi Bernardiniani, 4 [1938], p. 35 sgg.) che contemporaneamente più riportatori o tachigrafi hanno raccolto un medesimo corso di prediche del Santo, pervenendoci così redazioni ben diverse delle stesse. Benché
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dal lato dottrinale le prediche riportate non abbiano lo stesso valore dei Sermones o altri scritti, per la ragione che non sempre il pensiero del Santo fu riportato dai tachigrafi con assoluta fedeltà; essi sono fondamentali della letteratura per vivezza espressiva e per introspezione spirituale, e nella storia civile per l'acutezza con cui sono colte le condizioni sociali del tempo. I Sermones costituiscono la parte maggiore e più importante degli scritti del Santo (quasi tutti si conservano autografi in codici della biblioteca Vaticana e nella Comunale di Siena; cf. D. Pacetti, I codici autografi, op. cit.). Abboczati in un primo tempo per uso proprio, e dopo il 1430 ampliati, definitivamente redatti e in massima parte dall'autore editi per comodo dei predicatori (cf. D. Pacetti, Gli scritti di s. B. da S., in S. B. de S. Saggi e ricerche, op. cit., pp. 25-138), i Sermoni sono veri trattati teologici, soprattutto di teologia morale (cf. C. Piana, S. B. du S. teologo, in S. B. da S. Saggi e ricerche, op. cit., pp. 139-201), compilati in forma omiletica, con grande acume e buon gusto, sulle opere dei grandi dottori e giuristi scolastici (Guglielmo d'Alvernia, Alessandro d'Alès, s. Tommaso, s. Alberto Magno, s. Bonaventura, Duns Scoto, Giraldo Oddone, Francesco Mayrone, Riccardo da Mediavilla, ecc.) e degli scrittori

Berrabbino da Siena, santa - Monogramma bernardiniano
del Nome di Gesù, sulla facciata del Palazzo Vecchio (sec. XVI) - Firenze.
francescani, specialmente di Ubertino d