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'egli diffuse costantemente con l'esempio e con la parola. Egli cercò di conservarla con l'austerità della vita e con l'amore di Cristo, il quale con la sua soavità raddolcisce il peso delle susterità e rende più generosi nel sopportare, anzi nel cercare le croci che sono una partecipazione alla sua passione e glorificazione. Il supremo grado dell'umiltà è insieme il primo grado della verità : l'individuo conoscendo la propria miseria raggiunge la conoscenza della miseria del prossimo con il desiderio di aiutarlo; ascende poi ad un terzo grado cioè a un amore, nel quale ama Dio in ogni persona e cosa (cf. De grad. humil., 4-6). Con singolare chiarezza s. B. espone la vera relazione fra Grazia, volontà e meriti personali : è necessario il libero arbitrio, ma è pure necessaria la Grazia: tolle liberam arbitrium, non est quod salvetur; tolle gratiam, non est quo salvetur. Con la caduta dei protoparenti, l'uomo non ha perduto la sua libertà (libertas a necessitate o arbitrii), ma è capace di scegliere o la beatitudine o la miseria; però la perduta libertas consilii o a peccato gli viene restituita solo per mezzo della Grazia, e solo cooperando con la Grazia l'uomo ottiene la libertà a miseria (cf. De gratia et lib. arb.). Gli affetti e le passioni, di cui descrive con potente profondità psicologica le manifestazioni e le lotte, seguono le vicissitudini della volontà. I meriti, possibili solo con la grazia antecedente e concomitante, sono doni di Dio, e Dio vuol premiare il loro uso (cf. In Cient. Serm., 67, 10; De grat. et lib. arb., 13 e in fine); la grazia discende nelle anime dei fedeli attraverso i Sacramenti, e specialmente per mezzo dell'Eucaristia, e, in un certo senso, li rende simili a Cristo. Gli esercizi spirituali che aiutano l'anima nel salire i gradi dell'amore divino sono principalmente la meditazione e la preghiera : quella ci mostra ciò che ci manca, questa l'ottiene da Dio (cf. Serm. I in festo s. Andreae, n. 1o). Celebre è la mistica del Santo : i gradi che formano la scala mistica con i quali si ascende nell'amore di Dio, sono esposti nel cap. 8 del De diligendo Deo (PL 182, 973); eccone l'elenco: l'amor proprio o carnalis, l'infimo grado : l'amor di Dio per molteplici benefici che l'uomo riceve da Dio; l'amore di Dio per se stesso, propter Deum; l'amor puro che dimentica se stesso e ama tutto e tutti in Dio (ibid., 2-11). L'amor proprio "quo ante omnia homo diligit se ipsum propter se ipsum" (ibid., 8) nel suo principio è legittimo perché naturale, ma troppo facilmente esce dai limiti e trascorre ai piaceri, dai quali l'uomo deve ritirarsi con il rientrare nella propria coscienza, con il frenare la curiosità e con l'umiltà; l'amore di sé deve, per essere giusto, spogliarsi del suo carattere egoistico e diventare comune e sociale. Il più alto grado dell'amore, l'unione mistica, è una operazione divina che eleva l'anima già stabilita nella carità perfetta,
distruggendo ciò che vi è di proprio nell'uomo decaduto, e la libera da ogni cupidigia e timore ed illumina lo spirito per mezzo di una più perfetta intelligenza della S. Scrittura: adhaerens Deo anima unus spiritus est cum eo (cf. E. Gilson, La théologie mystique de s. B., Parigi 1934). Caratteristico per la vita spirituale di s. B. è il Credo ut experiar e il cambiamento tra azione e contemplazione (cf. J. Ries, Das geistliche Leben nach der Lehre des hl. B., Friburgo in Br. 1906).
2. Teologia. - L'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Per arrivare, dopo la caduta, alla santificazione, egli ha quindi bisogno d'una restaurazione della rassomiglianza a Dio, ed è questa l'opera del Divin Redentore e Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo. Prima di Cristo soltanto alcuni hanno avuto una chiara notizia profetica del Figlio di Dio e della sua opera redentrice; la meditazione dei misteri della vita terrestre del Verbo Incarnato è un mezzo potentissimo per avvivare l'amore ed offre insieme il modello cui configurarci. Caratteristica per la cristologia bernardina è perciò la devozione a Cristo infante nel prescpio e vittima sul Calvario.

Nella sua mariologia l'abate di Chiaravalle celebra anzitutto la maternità divina, ragione delle altre sue prerogative (cf. Sermo in Assumpt., in Dom. infra Assumpt., In vigilia Nativ. Dom., LII de diversit); le virtù principali, con le quali ha attirato il compiacimento di Dio, sono l'umiltà (cf. Sermo 3 in Assumpt., n. 9; 4 in Assumpt., n. 7) e la verginità (cf. Serm. 3 in Assumpt., Serm. 2 in Adrentu, n. 4). L'unione della divina maternità con la verginità viene esaltata più volte con le parole della liturgia prese da Sedulio (PL 19, 599): « Gaudia matris habens cum virginitatis honore, nec primam similem visa est nec habere sequentem \%. Enuncia anche la mediazione universale della Vergine, che è teologicamente fondata sul fatto che Maria ha dato al mondo in Gesù la sorgente di ogni grazia; Maria serve da canale, acquedotto, ed è la volontà di Dio che tutto ci venga per Maria, idea che l'Ufficio cistercense «B. M. V. in sabato» doveva poi nuovamente inculcare (De aquaeductu, n. 7; cf. P. Aubron, La Mariologie de s. B., in Recherches de science relig., 24 [1934], pp. 543-77; D. Nogues, La Mariologie de s. B., Parigi 1934). Pur cedendo al pregiudizio dottrinale di molti del suo tempo, e non accettando la dottrina dell'Immacolata Concezione (cf. E. Campana, Maria nel dogma cattolica, 3^{text {a }} ed., Torino 1928, p. 437 sgg.), s. B. è il cavaliere e il cantore di Maria; infatti le lezioni liturgiche delle feste Mariane sono dalla Chiesa estratte in parte dai suoi sermoni in onore della Madonna.

Nella dottrina sui Sacramenti s. B. difende la teoria che i bambini di genitori cristiani, come gli adulti non battezzati e che pure credono, possono essere salvati, anche senza Battesimo, e fuori del martirio: solo il disprezzo del Sacramento è degno di castigo. Inoltre pensa che le azioni peccaminose commesse senza coscienza di far peccato, siano ugualmente colpe (cf. De Bapt. [1, 2: PL 183, 1032-38]; cf. E. Vacandard, s. v. in DThC, II, coll. 745 e 774).

La Chiesa è essa pure mediatrice fra Dio e l'uomo: donde in lui il culto per la tradizione ecclesiastica, lo zelo per la comunione dei Santi, fa fede nella missione degli Angeli. L'unione dell'anima col Verbo Divino non si opera se non attraverso la Chiesa. Essa con il suo ordine e con la sua gerarchia è una figura del regno di Dio.

Papato e impero devono riaccostarsi e sorreggersi

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[fot. museo Nazionale Normberga]
Bernabdo di Chiaravalle, santo - Vistine di s. B. di Chiaravalle. Scuola di Norimberga (1487) - Norimberga, museo Nazionale Germanico.
a vicenda. Il Papa possiede il supremo e pieno potere nella Chiesa e può, se fosse necessario, destituire, cambiare, trasferire, scomunicare anche i vescovi senza doverne indicare le ragioni; però anche gli inferiori, nel loro campo, hanno i propri diritti inalienabili innanzi a Dio e le loro responsabilità.
S. B. accetta esplicitamente il celebre simbolo delle "due spade", di cui una, la spirituale, è tutta della Chiesa; l'altra, la temporale, deve essere adoperata dai poteri civili, non senza una certa sorveglianza e autorità da parte della Chiesa. Difende risolutamente contro Abelardo l'infallibilità del Papa (PL 182, 1053); però egli chiarisce come ciò che in sé non è giusto, non diventi giusto per un'approvazione del Papa (cf. Epist. 7, 7. 8; 178 e 231). Intorno ai problemi teologici cf. E. Vacandard, s. v. in DThC, II, coll. 761-84; sul pensiero politico bernardino cf. A. Steiger, Der hl. B. v. Cl., Brünn 1908; J. von Kozlowski, Kirche, Staat und Kirchenstaat im hl. B. v. Cl., Poznan 1916; F. Millosevich, Le idee politiche di s. B. di Chiaravalle, in Boll. di Studi storico-relig., i (1922), nn. 5-6; Ricerche religiose, I (1925), nn. 4-5. Sull'importanza della liturgia per la vita pratica cristiana cf. A. Le Bail, S. B. docteur de la vie liturgique, in Revue Liturg. et Monast., 16 (1931), pp. 26-35. Per la sua escatologia cf. F. Radke, Die eschatologischen Anschauungen B. v. Cl., Würzburg 1922.
IV. L'influsso. - 1. Influsso religioso. - S. B. è il grande riformatore della vita religiosa del suo tempo. Circa un quarto delle sue lettere si occupano di questioni monastiche, perché il primo e il principale suo
affetto era per il suo Ordine. Con il suo spirito nobile, nel quale si intrecciavano castità verginale, generosità, virilità, pietà e clemenza, e con il fervore del suo amore di Dio e della sua eloquenza, B. attraeva a sé uomini d'ogni età, condizione e professione: da ogni suo viaggio infatti portò seco a Chiaravalle gran numero di candidati, e li elevò a tale perfezione monastica che la fama del suo monastero sembrava superare quella di Cluny. Contribui in questo modo moltissimo al rinnovamento dello spirito religioso-ecclesiastico. Nel 1116 compi, ad es., una fruttuosa predicazione a Châlons-sur-Marne, con reclutamento di molti novizi, fra i quali anche religiosi e sacerdoti secolari; nel 1140 venne invitato dal vescovo di Parigi a predicare agli studenti; dei suoi ascoltatori una ventina partirono subito per il noviziato. Anzi, dopo la predica della crociata nella Renania, portò seco a Chiaravalle ca. 350 giovani aspiranti. Non ci si deve quindi meravigliare se Chiaravalle, di solito troppo popolata, poteva accettare molteplici domande di fondazioni: le 68 abbazie fondate da s. B. divennero in breve tempo nuovi centri di luce e focolari importanti di vita spirituale in Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, ecc.; nel 1153 anno della morte di s. B., i suoi monaci raggiungevano i più lontani e ancora barbari paesi. L'influsso di s. B. era vivo dovunque sia a ragione delle sue visite annuali e della sua presidenza nelle elezioni abbaziali, sia per le sue lettere e i suoi delegati. S. B. contribuì anche molto a migliorare la vita religiosa degli altri Ordini; da ogni parte gli si chiedevano consigli o interventi : dai Certosini (il suo influsso sull'Ordine di s. Brunone è conosciuto dalla sua visita alla Grande Chartreuse [cf. PL 185, 305] e dalla sua corrispondenza, specialmente Epist. 11); dai Premostratensi, ai quali cedette del terreno (Epist. 253; cf. 56, 178, 355); dai Canonici regolari di s. Agostino; dai Benedettini (ad es., a Cluny fece estirpare alcuni disordini); nel 1137 ordinò gli affari di Montecassino. Infine lo si trova in Italia, in Inghilterra, nella Renania, ad introdurre salutari riforme nei monasteri; favorì con tutte le sue forze l'espansione degli ideali dei Canonici regolari di s. Vittore di Parigi e di Arrouaise e intervenne personalmente tra i Canonici di s. Stefano di Digione. In occasione del Concilio di Troyes (1128) diede ai templari la Regola di s. Benedetto adattata alle esigenze della vita militare; fu anche saggio legislatore dell'Ordine di Calatrava. Diversi monasteri cercavano di affiliarsi, se non mediante la Regola, almeno con lo spirito, alla riforma di Cîteaux : S. Maria di York in Inghilterra, St-Denis a Parigi, Argenteuil, Compiègne, Ste-Geneviève, St-Sépulcre di Cambrai, Ponthières ed altri. Altri ordini militari, che sorsero nel secolo seguente, si strinsero più o meno strettamente a Cîteaux: quelli d'Alcantara (1156), d'Aviz (1162), di s. Michele o de l'Aile (1205), di Montesa (1314), l'ordine di Cristo (1319), di S. Giorgio d'Alfama, e diversi ancora. Nel terzo suo viaggio in Italia B. fondò anche il Terz'ordine degli umiliati nella Lombardia.

Il suo consiglio o intervento, non soltanto nel guidare le anime, ma anche, spessissimo, negli affari politici, diplomatici ed ecclesiastici, era desideratissimo dai vescovi e dai Papi, dagli imperatori e dai nobili laici (cf. J. Thiel, Die politische Tätigkeit des Abtes Bernhard v. Cl., Königsberg 1885). Un bel numero di lettere erano dirette a vescovi: voleva che l'episcopato fosse penetrato di letteratura sacra, impre-

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gnato di scienza, umiltà, castità e carità, in modo che continuasse, cosi purificato, la riforma di Gregorio VII; desiderava veri pastori d'anime, perciò spesso intervenne per l'elezione di degni vescovi : a Langres (1138), e poco dopo a Reims, spinse il vescovo Enrico di Verdun a causa di gravi accuse ad abdicare (cf. MGH, Scriptores, X, p. 506 sgg .); intervenne nel 1128 a favore del vescovo di Parigi presso papa Onorio III e il re Ludovico VI di Francia; ottenne nel 1145 l'elezione del vescovo di York contro la protezione del vescovo di Winchester; esercitò grande e benefica influenza per l'elezione del vescovo di Auxerre, Alano; decise nel 1133 la doppia elezione arcivescovile a Tours in favore di Ugo; riconcilió il vescovo di Beauvais con Luigi il Giovane; fu paciere tra il vescovo di Metz e Matteo duca di Lorena, ecc.

Cercava con successo di migliorare anche la disciplina, e specialmente la castità, nel clero inferiore : il suo famoso sermone De conversione ad clericus ne dà un eloquente esempio. Intervenne ad un gren numero di capitoli, sinodi e concili, esercitando sempre un grande influsso nelle decisioni : a Troyes (1128), Châlons (1129), Etampes (1130), Reims (1131), Joursre (1133), Pisa (1135), Sens (1140), Parigi (1147), Reims (1148), per nominare solo i principali. Rifiutò l'episcopato offertogli più volte (a Genova nel 1130; a Milano nel 1135; a Reims nel 1138, ecc.) e perfino il cardinalato.
2. Influsso politico. - Con il conte Teobaldo di Sciampagna, nei cui domini si trovavano le terre del suo Ordine, e in genere con la nobiltà del tempo, dimostrò sempre una prudente fermezza, che spesso gli permise d'intervenire in favore dei deboli oppressi. Nel 1131 rimproverò l'imperatore Lotario che si arrogava il diritto di investire vescovi; nel 1140 intervenne nella lotta contro Luigi il Giovane e il conte di Sciampagna per le investiture di Aquitania (cf. J. M. Canivez, s. v. in DHG, VIII, coll. 624-26). Paciere anche tra i grandi del mondo, riconcilio ad es. Luigi il Giovane di Francia con il conte di Anjou e con il duca di Normandia; l'imperatore Lotario di Germania, con Corrado di Svezia e Ruggero di Sicilia con il Papa e con l'imperatore; Guglielmo di Poitiers con il suo re, come pure le città di Pisa e Genova, di Milano, ecc. Ovunque l'apostolato di s. B. cercò indistintamente tra i grandi come tra i piccoli l'osservanza delle leggi di Dio e della Chiesa. Soprattutto B. cercava di confermare e propagare, con tutte le sue forze, l'autorità della S. Sede. Nel Concilio d'Étampes (1130), nel quale si discusse quale dei due pontefici eletti contemporaneamente a Roma fosse legittimo, Innocenzo II o Anacleto II, l'intervento di B. fu decisivo a favore del primo : le sue ragioni, benché attaccabili, convinsero il re di Francia, poi quello d'Inghilterra e quello di Germania-Italia, e questi con i loro paesi riconobbero Innocenzo, in favore del quale B. mosse due volte il re Lotario ad una spedizione militare in Italia (cf. ibid., coll. 626-30; e particolarmente ora P. F. Palumbo, Lo scisma del MCXXX, Roma 1942). B. trascinò spesso le turbe con il suo eloquente entusiasmo (cf. E. Vacandard, S. B. orateur, Rouen 1877; E. Gérouzec, Essai sur l'éloquence et la philosophie de s. B., Parigi 1839); compì viaggi faticosi, lottò in mezzo alle ansie e alle opposizioni, per sostenere il Pontefice e la Chiesa, finché, il 29 maggio 1138 fra la gioia del popolo romano, che proclamò B. padre della patria, il santo raccolse la solenne sottomissione dell'antipapa Vittore IV successore di Anacleto (cf. E. Amélineau, S. B. et le schisme
d'Anaclet II, in Revue Quest. Hist., 30 [1881], p. 47 sgg.). La sua perizia nel diritto canonico, e più ancora il suo senso ecclesiastico e i suoi grandi lavori per l'estinzione dello scisma, l'avevano fatto consigliere influente del Papa.
3. Difensore della fede - Acceso di fervore per la purezza della fede, e inesorabile nella difesa dei principi teorici e morali della religione, ritornato in Francia, egli si oppose, nella Francia e sul Reno, ai neomanichei che negavano alla Chiesa qualunque autorità sulle cose di fede e di morale, sopprimevano il Sacerdozio ed altri Sacramenti e propagavano la libera interpretazione della S. Scrittura: B. costrinse i loro corifei, Enrico di Losanna e Pietro di Bruys, a sottomettersi; nel Concilio di Sens (1140) otteneva anche la condanna di 14 articoli di Abelardo (cf. Hochland, 5 [1908], pp. 527-45; P. Lasserre, Un conflit religieux au XII siècle, Parigi 1930), e, nel 1148, a Reims, la condanna di Gilberto de la Porré (v.); conquistò le sète ereticali degli apostolici e dei petrèbrusiani più con la mitezza che con il rigore, predicando e riconducendo in massa i sedotti, a Tolosa, Bergerac, Périgueux, Seifat, Cahors, Albi, ecc. A Magonza il suo intervento pose fine alla sanguinose persecuzione contro gli ebrei; fu meno fortunato invece a Colonia, Worms, Spira, Strasburgo e altrove. Pur riconoscendo la necessità d'un rinnovamento interiore della società ecclesiastica - sono particolarmente note le sue osservazioni contro certi sacerdoti avari - B. riteneva intoccabili i diritti politici della Chiesa e i suoi beni da parte del laicato, e quindi combatté fieramente contro Arnaldo da Brescia (v.) e la sua riforma, come pure contro gli usurpatori dei beni della Chiesa e del Pontefice, lotta funestata da sanguinose rivolte, specialmente a Roma nel 1144.

Volse la sua attività anche alla difesa della Chiesa contro i Musulmani, e, incaricato da Eugenio III, predicò nel 1146-47 la creciata per la liberazione dei Luoghi Santi, con tale zelo e successo, nella Francia e nella Germania occidentale, che ca. 200.000 uomini, guidati da Corrado III e Luigi VII il Giovane, presero le armi (cf. G. Hüffer, Die Anfänge des zweiten Kreuzzuges, in Histor. Jahrbuch, 8 [1887], p. 391 sgg., K. Neumann, B. v. Cl. und die Anfänge des zweiten Kreuzzuges, dissert., Heidelberg 1882). Egli voleva che a tale impresa partecipasse l'intero mondo cristiano - essa gli appariva come una realizzazione dell'unità morale della cristianità attraverso la cooperazione militare dei singoli stati - e perciò cercava di far entrare nel movimento anche l'Inghilterra, la Boemia, la Baviera, la Polonia, la Svezia, la Norvegia e la Danimarca. Fallita la prima impresa, incominciò a predicare una seconda crociata; anzi era già eletto capo della nuova spedizione, quando gli altri abati cistercensi gliene vietarono l'esecuzione. Allo straordinario successo della sua predicazione aveva molto contribuito, come spesso anche in altre occasioni, la fama di miracoli da lui compiuti (cf. G. Hüffer, Die Wunder des hl. B. und ihre Kritiker, in Histor. Jahrbuch, 10 [1889], pp. 23-46, 748-806).
4. Influsso teologico. - Nel rinnovamento intellettuale del sec. xII s. B. rappresenta, insieme con Ugo e Riccardo di S. Vittore, essenzialmente il misticismo ascetico, caratteristico della religiosità del medioevo. Egli non è un teologo nel senso tecnico della parola: fu piuttosto un magnifico esaltatore dei valori tradizionali della Chiesa, e un grande oratore. Uomo di profondo sentimento, s. B. non si sentiva soddisfatto né di Aristotele né del metodo dialettico-speculativo

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introdotto poco prima nelle verità teologiche da s. Anselmo di Canterbury, benché anche l'abate di Chiaravalle l'adoperasse con grande abilità, ad es., contro Abelardo. Con il suo spirito chiaroveggente e col suo giudizio teologico sicuro coglieva quasi intuitivamente sia il senso vero e più profondo sia la piena bellezza di queste verità che gli erano garantite dalla S. Scrittura e dalla dottrina dei SS. Padri (specialmente Agostino, Ambrogio e Gregorio Magno); con tenero affetto, nutrito da un profondo spirito di raccoglimento e di preghiera, egli le sapeva proporre agli altri, tanto che fin dal sec. xv venne chiamato: Doctor mellifluns.
5. Influsso ascetico. - Vasto e duraturo fu l'influsso ascetico di s. B. sulla spiritualità dei secoli seguenti fino ad oggi. Fu, tra gli autori medicvali, uno dei più letti e studiati : già nel 1891 le edizioni totali e parziali delle suc opere avevano raggiunto il bel numero di 500 , e intorno a lui erano state scritte più di 2000 opere (cf. L. Janauschek, Bibliographia bernardina [Xenia bernard., 4], Vienna 1891); molte altre noturono aggiunte dopo. Gli fu anche attribuito un gran numero di opere: il Janauschek (op. cit., parte 4ᵃ, pp. iv-xiv) ne elenca 120 in prosa, 57 in poesia, fra cui l'inno Jesu dulcis memoria (cf. B. Hauréau, Sur les poèmes latins attribués à s. B., Parigi 1882 e 1890 ; E. Vacandard, Les poèmes latins attribnés à s. B., in Revue quest. hist., 49 [1891], p. 218 sgg.; M.Herold, B.'s von Clairvoux Hymnen, in Realenc. f. protest. Theol. u. Kirche, II, p. 638 sg.; A. Wilmart, Le "inbilus" sur le nom de Jésus dit de s. Bermard, in Ephemerides liturgicae, 57 [1943], pp. 3-285), e un Tonaie (trattato sugli 8 toni del canto gregoriano e le differenze caratteristiche di questi), redatto in forma dialogica (M. Gerbert, Scriptores ecclesiastici de musica sacra potissimum, II, Sankt Blasien 1784). Già i Flores excerpti, raccolte di testi presi dagli scritti del Santo, indicano che diverse categorie di anime l'avevano preso come maestro di vita spirituale ed i suoi scritti come oggetto di meditazione; ai quali si debbono aggiungere anche libri anonimi ed apocrifi sulla vita e passione di Cristo e sui dolori di Maria S.ma. Con le sue con.iderazioni poste in fine al trattato per i templari, s. B. aveva creato infatti una nuova specie di meditazione: trattenersi cioè a considerare la persona e la vita del Divin Redentore; poiché l'opera della redenzione è, più di ogni altro oggetto, in grado di eccitare sentimenti di amore nel redento. Ai suoi scritti poi quasi tutti i teologi, predicatori ed asceti dal sec. xim fino ad oggi, si sono ispirati : primi fra tutti Pietro Lombardo, s. Tommaso d'Aquino, il Gersone e tanti altri; l'Imitazione di Cristo non è soltanto nutrita di citazioni e pensieri bernardini, ma in certi manoscritti figura perfino come opera sua. Anche fra i protestanti s. B. ha i suoi ammiratori, a cominciare da Lutero e Calvino fino ad oggi. Con pieno diritto viene quindi chiamato il padre della mistica occidentale, specialmente cristocentrica, e delle nozze mistiche dell'anima con il Verbo di Dio. Diverse scuole hanno conservato o sviluppato la sua dottrina : la Scuola cistercense, e la celebre Schola Claravalleusis con le opere di Guglielmo, abate di St-Thierry, d'Helredo, abate di Rievaux in York, di Guerrico, abate d'Igny, d'Isacco, abate de l'Étoile (de Stella), ecc.; i commentari morali sulla Cantica trovarono continuatori e imitatori in Gilberto di Hoyland (m. nel 1172), Tommaso il Cistercense (ca. 1180), Balduino, abate di Ford e poi arcivescovo di Canterbury (m. nel 1188) e molti altri
ancora (cf. F. Cavallera, in DSp, I, col. 1494 sgg. con bibliografia; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, II, Parigi 1928, pp. 183-92; A. Wilmart, La série et la date des ouvrages de Guillaume de St-Thierry, in Revue Mabillon, 1924, pp. 157-67; F. Bliemetzrieder, Isaac de Stella. Sa spéculation théologique, in Recherches de théol. anc. et médiévale, 4 [1932], pp. 134-59). S. Bonaventura, citando circa 400 testi dell'abate di Chiaravalle (cf. J. C. Didier, La dévotion à l'humanité du Christ dans la spiritualité de s. B., Parigi 1929) con la Scuola francescana si è fatto il promotore delle considerazioni sulla vita mortale di Cristo, iniziate da s. B. (cf. St. du Chambon-Feugerolles, La dévotion à l'humanité du Christ dans la spiritualité de s. Bonacenture, Lione 1932, cap. 11 e bibl.); quanto all'influsso di s. B. sugli scritti francescani del medioevo, cf. F. Vernet, La spiritualité médiévale, Parigi 1929, pp. 32 e 77, e per l'epoca moderna, ad es., p. Costantino de Barbançon, Les secrets sentiers de l'amour divin, Douai 1623, nuova ed. Tournai 1932. Le monache d'Hélfia poi, con a capo s. Geltrude e s. Mecclide, che verso s. Bernardo "specialem habebant devotionem propter mellifluorum verborum ipsius praerogativam" (s. Geltrude, Legat. div. pietatis, 4, 49), completando la dottrina del maestro con la devozione al S. Cuore di Gesù, rappresentano, alla fine del sec. xim, una di quelle numerose comunità, che con l'aiuto di testi liturgici, sotto la direzione spirituale di s. B. contemplano l'amore di Cristo, manifestatoci nei misteri della sua umanità. Un'altra monaca, Beatrice di Nazareth (m. 1268), nel descrivere i sette gradi dell'amore, non solo segue s. B., ma adopera le sue stesse formole (cf. De seven manieren van minne, Lovanio 1926, p. 3 sgg.). La distinzione di s. B. nell'esperienza mistica - raptus, excessus, nozze mistiche è divenuta classica.

Tributari del grande abate di Chiaravalle sono: oltre i grandi mistici della Germania, Eckhart, H. Seuse, J. Tauler, la celebre scuola francese del de Bérulle, con i suoi principi : conformazione al Verbo Incarnato, stati interiori di Gesù, servitù dell'umanità di Cristo; Giovanni van Ruysbroeck, che segue s. B. nei sette gradi dell'amore, come lo segue nelle immagini che adopera per l'assimilazione dell'anima a Dio e specialmente nella descrizione dell'excessus (cf. Melline d'Asbeck, La Mystique de R. l'Admirable, Parigi 1930, pp. 87-90), e la Scuola della devotio moderna con a capo Gerardo Groot con i suoi confratelli della Congregazione di Windesheim (cf. H. Gleumes, Gerhard Groot und die Windesheimer als Verehrer des hl. B. v. Cl., in Zeitschrift f. Aszese und Mystik, 10 [1935], p. 90 sgg.) che traggono molto dall'ispirazione bernardina (cf. I. Huijben, Aux sources de la spiritualité française au XVII' siècle, in La Vie Spirit., 25 [1930] : parte Etudes et documents, dic. 1930, p. 126).
6. Influsso filosofico. - Dei problemi filosofici, interessavano s. B. particolarmente quelli che hanno una relazione diretta con la vita pratica religiosa. Cosi s. B. considera la natura dell'uomo sempre in intimo rapporto con il peccato originale e con la grazia della redenzione, e perciò condanna tutto ciò che si chiede in nome della natura e raccomanda la mortificazione del corpo e dei sensi. Le sue teorie, poi, sulla libertà cristiana e il libero arbitrio, sulla legge e la morale cristiana, sull'intenzione, sulla coscienza, e l'obbligazione; le sue idee sull'amore e il suo oggetto, in specie come l'uomo conosce se stesso e dall'amor proprio ascende per diversi gradi all'amor di Dio; la sua

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dottrina psicologica sul cercare e trovare Dio, sulla struttura dell'anima e delle sue qualità, e sul fatto che l'uomo sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e che perciò è capace di partecipare alla maestà e alla felicità di Dio (anima capax Dei), tutto questo ed altre speculazioni filosofico-religiose danno a s. B. un posto preminente nella filosofia ch'egli incanalò verso il cattolicesimo, preparando il terreno alla grande sintesi tomistica del secolo seguente (cf. E. Gérouzez, Essai sur l'éloquence et la philosophie de s. B., Parigi 1839; E. Gilson, L'esprit de la philosophie médiévale, 2 voll., Parigi 1932, passim). Non a torto quindi s. B. viene chiamato il padre della filosofia cristiana.

La prima edizione a stampa delle opere di s. B. fu curata da A. Bocard, Seraphica melliflui devotique doctoris s. Bernardi scripta (Parigi 1508); in seguito se ne ebbero altre più accurate, come quelle di J. Merlo Horst, S. Patris B. opera omnia (2 voll., Colonia 1641) e di J. Mabillon, S. Bernardi... opera... post V. C. I. M. Horsfium ad varios codd. nos. collata (9 voll., Parigi 1667), ristampata nel 1690 e nel 1719 (postuma) a cura di Massuet e Le Texier, riprodotta dal Migne (PL 182-85) dove si trova anche un'enumezzazione assai completa dei manoscritti (182-83: gli scritti genuini; 184: falsi e spuri); utile la Clurestomathia bernardina di E. Piszter (Torino 1939).

BibL.: Fonti principali per la conoscenza di s. B. sono le Vite, scritte da contemporanei, pubblicate dal Mabillon (S. Beroardi Opera, II, p. 1062 sgg .) e raccolte nel Migne [PL 184] e negli Acta SS. Augusti, IV, ed. Venezia 1752, pp. 101-368; importante la Vita Prima (PL 183, coll. 225-433), il più antico frammento in Cod. Par. Lat. 17639, in Analecta Boll., 50 (1932), pp. 83-122 (I. I scritto da Guglielmo di St-Thierry, suo discepolo, verso il 1145 ; I. II dall'abate Arnaldo di Bonnevai; II. III-V da Goffredo di Clairvaux; I. VI, in origine un libro a sé stante: Liber miraculorum); la Vita Secunda (PL 183, 469-524), composta da Alano di Auxerre, è un compendio della prima; la terza è un insieme di documenti frammentari; la quarta (PL 183, 531-50), scritta verso il 1180 da un certo Giovanni Eremita, ha già carattere leggendario, come pure il Liber miraculorum di Eriberto, monaco di Clairvaux (da un codice frammentario di Cluffet del 1660 ; PL 183, 1273-1384) e l'Exordium maguum Cisterciense (Bibl. Cist., I, 13 sgg .; PL 185, 995 sgg .), I manoscritti principali sono il 7361 di Parigi, quello dei Padri della casa di s. B. a Fontaine-lès-Dijon, ed altri.

Un elenco accurato e quasi completo della bibliografia su s. B. fino a 1891 si trova G. Hüffer, Die Wunder der bl. B., in Hist. Jahrbuch, 10 (1889), pp. 23-46, 748-807; nell'appendice di L. Janauschek, Xenia Bernardina, Vienna 1891. - L. Chomion, S. B. et le château de Fontaine-lès-Dijon, 3 voll., Digione 1891-92; J. Jobin, S. B. et sa famille, Poitiers 1891; E. Vacandard, Vie de s. B., Abbé de Clairvaux, 2 voll., Parigi 1893, ultima ed. 1927 (opera fondamentale): J. Jobin, S. B., Parigi 1904 (utile antologia dei più significativi passi estratti dalle opere di s. B.); J. Bernhart, Ebbharrische und beruhardtische Mystik in ihren Beziehungen und Gegensätzen, Kempten 1912; U. Berlière, L'Ordine monastico dalle origini al sec. XII, trad. ital. M. Zappalà, Bari 1928, p. 126 sgg.; G. Gorsu, S. B., trad. ital. G. Decca, Brescia 1928 (popolare); [Vari aut.], S. B. et son temps. Recueil de méesaires et communications présentés au Congrès de Dijon 1927, 2 voll., Digione 1928; P. Miterre, S. B. de Cl. Un moine arbitre de l'Europe au XIIr siècle, Genval 1929; id., La doctrine de s. B. Le théologien, l'ouette, le mystique, le docteur de l'Eglise, Bruxelles 1932; E. Gilson, La théologie mystique de s. B., Parigi 1934; W. Williams, St B. of Clairvaux, Manchester 1935; J. Leclercq, S. B. mystique, Parigi 1948.

Altre opere sono citate da J.-M. Canivez, s. v. in DHG, VIII, coll. 610-44; da M. Mahler, s. v. in DSp, I, coll. 14941499; e da J. Schuck, s. v. in LThK, coll. 197-201; E. Vacandard, s. v. in DThC, II, coll. 761-84. Filippo Oppenheim
V. Iconografia. - Compare quasi sempre vestito da cistercense; soltanto eccezionalmente quale abate in abiti pontificali. I suoi attributi generici sono un libro, cioè la regola dell'Ordine, e il pastorale, simbolo della autorità abbaziale; qualche volta, come celebre esorcista, è accompagnato dalla figura d'un diavolo incantenato (tela di Seb. del Piombo nella pinacoteca Vaticana). Il Santo reca, dal medioevo in poi, gli em-
blemi della passione di Cristo, segni della sua volontaria mortificazione. Sebbene il grande riformatore, fuori dai conventi cistercensi, non abbia mai goduto di una vera e propria popolarità, due scene della sua vita divennero particolarmente care agli artisti : la figurazione di s. B. abbracciato dal Crocelleus, dovuta al tardo gotico tedesco (silografie, vetrate e la tavola del Wolgemut), e quella dell'apparizione della Madonna (quadri di Filippo Lippi, di Filippino Lippi e di Fra' Bartolomeo). Un altro intervento miracoloso della Madonna nella vita del Santo, la cosiddetta lactatio, venne dipinta dal renano «Maestro della vita della Madonna» (ca. 1500) e dal Murillo. Fra le rappresentazioni cicliche della leggenda sono meritamente celebrate le otto tavole di Jörg Breu il Vecchio a Zwlettl (Austria inferiore, ca. 1500), le incisioni su rame di Antonio Tempesta (Roma 1587) ed i rilievi degli stalli del coro di Chiaravalle Milanese (Carlo Saravaglio, 1645). - Vedi Tavv. XC-XCI.

Bibl.: V. J. Heumphner, Jhonographie der hl. Bernhard v. Clairvaux, Augusta-Colonia-Vienna 1927; K. Künstle, Jhonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1928, pp. 127-30; I. Errera, Répertoire abrégé d'iconographie, Wetteren 1929, pp. 457 460; J. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1941, coll. 129-32.

Kurt Rathe
BERNARDO di Cluny. - Benedettoio della abbezia di Cluny, vissuto nel sec. xi. Come sappiamo dalla prefazione alla sua opera, fu discepolo di s. Ugo (v.) di Cluny; da questi fu iniziato agli studi teologici e letterari fin dal suo ingresso in monastero; B. a lui si dice debitore della sua formazione monastica.

Spinto dai continui dubbi dei monaci del suo tempo riguardo agli usi monastici, verso il 1086 e il 1088 ne diede una nuova redazione utilizzando e ampliando quella di Ulrico (v.) anteriore solo di alcuni anni. Tali sembrano i risultati degli ultimi studi esposti da d. Schmitz, mentre finora si credeva anteriore la compilazione di B. E certo però che la raccolta di Ulrico che reca il titolo di Antiquaires consuetudines Cluniacenses fu il testo ufficiale degli usi di Cluny. Oltre questa raccolta di usi monastici, nota con il titolo di Orde Clunincensis, a B. sono attribuite anche altre opere, che però sono perdute.

Bibl.: B. L. D'Achery, Spicilegium, IV, Parigi 1661, prefazione, pp. 8-9; M. Mantina, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, III, Monaco 1931, pp. 209, 643, 780-83; P. Calendini, s. v. in DHG, VIII, coll. 559-60; F. Schmitz, Histoire de l'Ordre de s. Benslt, I, Maredsous 1942, p. 133.

Ambrogio Mancone
BERNARDO da Corleone, beato. - Laico cappuccino, al secolo Filippo Latini, n. a Corleone il 6 febbr. 1605, m. a Castelnuovo (Palermo) il 12 genn. 1667. Da giovane fu calzolaio ed essendo di forse erculee da tutti era ritenuto un temibile campione. Un signorotto di Corleone però, con reiterate provocazioni, lo spinse ad accettare il duello: la vittoria arrise a Filippo, rimanendo l'avversario ucciso al primo colpo. Tocco da penitenza e per sfuggire alla giustizia, si ritirò tra i Cappuccini del convento di Palermo, dove vesti l'abito il 13 dic. 1632. Lo distinsero: orazione assidua, penitenza, carità prodigiosa e devozione a Maria Sims. Fu beatificato da Clemente XIII il 15 maggio 1768. La sua festa si celebra il 12 genn.

Bibl.: B. Sanbenedetti, Vita del ven. f. B. de C., Palermo 1737; G. da Modigliana, Vita del ven. f. B. da C., Roma 1768; Aureola Serafica, I, Quaracchi 1900, p. 233 sgg.; G. Fiorenza, Vita del B. B. da C., Palermo 1922; G. Coletta, Vita del b. B. da C., ivi 1933.

Giuseppe Santà
BERNARDO da Eger (da Agria, in Ungheria). Dotto scrittore della certosa di Liegnitz nella diocesi di Breslavia, che Tritemio dice eruditissimo esegeta,

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filosofo e storico. Scrisse molte opere, ma non tutte videro la luce. M. nel 1493, secondo i Bollandisti (Acta SS. Octobris, III, Parigi 1868, p. 54 I.

Altri pongono la sua morte nel 1497, ma a torto, trovandosi il suo nome tra i defunti della Carta del Capitolo generale dei Cartosini del 1494. Il libro dei Dialoghi che fu dato alle stampe subito dopo la sua morte, porta il titolo (Dialogni fratris Bernardi ordinis Caribusientis inmeniam et innumerabilem immaculate dei genitricis virginis Mariae misericordiam per multa miracula atque exempla elucidatus atque amplificans. (In fine) Finitum est presens opusculum anno MCCCCXCIII et impressum in foelici urbe Lyptzigh.

Bibl.: Anon., Scriptores S. Ord. Carthusiemis, I, pp. 188189 (ms. dell'archivio della Grande Chartreuse); Ch. Le Couteulv, Annales Ord. Carthusiemis, I, Montreuil 1887, p. LviII; P. Bastin, Necrologium Ord. Carthus. ad annum 1494 (ms).

Gabriele Costa

## BERNARDO di Guido: v. GUJ BERNARD.

BERNARDO di LIPPE. - Cistercense, vissuto nei secc. xir-xiir. Era canonico della cattedrale di Hildesheim, allorché, per la morte del fratello, fu chiamato in servizio d'armi ; e servì con grande lealtà ed onore, quale vassallo, Enrico il Leone. La nostalgia vivissima della vita religiosa lo condusse a farsi monaco nell'abbazia cistercense di Marienfeld, alla cui fondazione largamente aveva contribuito. Quindi andò in Livonia, dove lo ritroviamo nel 1211 abate di Dünamü̈nz; nel 1218 divenne vescovo di Selburg; nel 1224 morì. Di questa singolare figura di monaco e di prelato, il maestro Giustino di Lippe compose, verso la metà del Duecento, la vita, notevole per la conoscenza dell'uomo e del tempo.

Bibl.: Magistri Iustini, Lippiflorium..., ed. G. Laubmann e P. Scheffer-Boichorst, Dermold 1872; W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, II, Berlino 1874, pp. 236-37.

Fier Fausto Palumbo
BERNARDO di Lussemburgo. - Controversista e inquisitore domenicano, n. a Strassen nel sec. xv e m. a Colonia il 6 ott. 1535. Nel 1516 si laureò a Parigi e da quell'epoca compare nel novero dei professori di Colonia, del cui convento fu ripetutamente priore. A Colonia, Magonza, Treviri assolvette per vari anni l'ufficio di inquisitore.

Numerosi i suoi scritti sui più disparati soggetti, da quelli di devozione a quelli agiografici, da quelli storici a quelli polemici e apologetici. L'opera sua principale : Catalogus hoereticorum, 5 li., s. n. t., che dal 1522 al 1537 ebbe dieci edizioni; essa completa l'opera di N. Eymeric (m. nel 1399) Directorium inquisitorum. Non troppo critico ed esatto, fu largamente utilizzato per la compilazione della lista dei libri all'Indice.

Bibl.: Hurter, II, col. 1251; N. Paulus, Die deutschen Donninhauser im Kampfe gegen Luther, Friburgo in Br. 1903, pp. 106110; P. Mandonnet, s. v. in DThC, II, col. 787; H. de Jongh, L'ancienne faculté de théologie de Louvain, Lovanio rari, p. 91 sgg.; G. Lühr, s. v. in LTbK, II, col. 20s; V. de Wilde, s. v. in DHG, VIII, coll. 682-83.

Vito Zollini

BERNARDO di MENTHON, santo: v. BERNARDO arcidiacono di aosta, santo.

BERNARDO di Montmirat: v. abbas antiquus.
BERNARDO da Napoli. - Scrittore ascetico cappuccino, n. a Napoli, dalla famiglia D'Andrea, il 26 ott. 1819 ; vestì l'abito dei Cappuccini il 30 genn. 1835, m. nel 1889 .

Fu professore di filosofia, di matematica e fisica (18441849), poi di ecologia speculativa e morale (1849-58). Fu eletto provinciale nel Capitolo del 1858; fu esaminatore sinodale in varie diocesi (Napoli, Nola, Salerno). Pubblicò numerosi poemetti, tra i quali ricordiamo: La Cantica volta in rima dal testo ebraico, Napoli 1855; Il Conce- pimento di Maria, ivi 1855; La Colomba, poemetto allegorico in ottava rima, intorno alla Chiesa; S. Tommaso d'Aquino, ivi 1874; Pel settimo centenario natalizio di s. Francesco d'Assisi, ivi 1884; inoltre svariati inni sacri. Sono degne di particolare menzione le sue opere arcetiche: L'amor di Dio verso l'uomo, meditazioni, ivi 1877; Colloquio tra Gesù Sacramentato e l'anima che l'adora, ivi 1878; Richiamo all'amor di Dio, meditazioni, ivi 188 r .

Bibl.: Apollinare da Valenza, Bibliotheca fratrum Min. Capuccinorum pero, neapolitanae, Roma-Napoli 1886, pp. 57-59; Bonaventura da Gargiolo, I Cappuccini della provincia monastica di Napoli e Terra di Lavora, Surrenta 1879, p. 43; Emidio d'Ascoli, s. v. in DSp, I, col. 1309. Umile Bonzi da Genova

BERNARDO da Offida, beato. - Laico cappuccino, al secolo Domenico Peroni, n. a Offida il 7 nov. 1604, m. ivi il 22 ag. 1694; era pastore. Entrato tra i Cappuccini a Corinaldo, ne vestì l'abito il 13 febbr. 1626, conducendo poi vita di orazione e penitenza. Ebbe il dono della scienza infusa : sicché veniva spesso consultato dai dotti e dai principi nei più difficili problemi. Fu beatificato da Pio VI il 25 maggio 1795. La sua festa si celebra il 22 ag.

Bibl.: Anon., Compendio della vita del b. B. da O., Fermo 1794; A. da Porto di Fermo, Vita del b. B. da O., ivi 1895; Aureola Serafica, III, Quaracchi 1900, p. 354 sgg.; A. M. Latini, Elogio della filosofia del b. B. da O., Roma 1896.

Giuseppe Sanità
BERNARDO d'Osimo. - Cappuccino, n. a Osimo (Ancona) verso il 1527 da famiglia povera, ivi m . in odore di santità il 23 ag. 1591. Entrò tra i Cappuccini già in età matura; si distinse per l'austera osservanza: fu cultore della povertà serafica sino all'eroismo. Inviato in Francia con altri confratelli per fondarvi la riforma cappuccina, fu eletto provinciale di Parigi. Godette la stima e l'amicizia di Enrico III. Ricevette nell'Ordine Angelo da Joyeuse e Benedetto da Canfield. Ritornato in Italia, vi pubblicò anonimo un Tractatus de passione Domini in varias meditationes per Hebdomadam distributus, Venezia 1589.

Bibl.: Z. Boverio, Anuales ord. franc. min. cap., II, Lione 1630, pp. 463-66; Dionisio da Genova, Biblioth. script. ord. franc. min. cap., Genova 1691, pp. 62-63; Bernardo da Bologna, Bibl. script. ord. min. cap., Venezia 1747, p. 48; Giuseppe da Fermo, Gli scrittori cappuccini delle Marche, Iesi 1928, p. 20; Emilio d'Ascoli, s. v. in DSp, I, col. 1509.

Umile Bonzi da Genova
BERNARDO da Parma. - Detto anche da Botone, decretalista n. a Parma sugli inizi del sec. xim, m. a Bologna nel maggio 1263. Canonico della cattedrale di Bologna.

E autore di un vasto Apparatus alle Decretali di Gregorio IX, nel quale usò specialmente gli scritti di Vincenzo Ispano e di Goffredo da Trani. Questo apparato, che venne ricevuto come glossa ordinaria, nel manoscritto e nelle edizioni a stampa si trova completato con addizioni estratte da ultimo dalla Novella di Giovanni Andrea ed è ricco di riferimenti dottrinali ai canonisti precedenti e contemporanei a B., e di richiami di testi e di teoriche civilistiche.

Elaborò pure i Casus longi sulle stesse Decretali e quest'opera appare ripetutamente stampata sulla fine del sec. xv.

Bibl.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des Kan. Rechts, II, p. 495; F. Laurin, Introduzto in Cod. iuris cav., Friburgo in Br. 1889, p. 231; A. Rota, Un fondo giuridico ignorato, in Archivi, 1935, p. 155 e sgg. Antonio Rota

BERNARDO, vescovo di Parma. - Eletto nel 1169 e confermsto l'anno successivo, si adoperò come signore della città e del contado di Parma a proteggerla dalle incursioni nemiche provvedendo a fortificarne i sobborghi. Ingrandì notevolmente il palazzo vescovile. Fu il primo vescovo di Parma che

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assunse il titolo di conte. Nel 1179 assistette al Concilio del Laterano. In forza dell'art. 8^{°} della pace di Costanza ebbe confermato il diritto di eleggere il podestà di Parma. In riconoscimento della sua fedeltà verso l'impero, ebbe il castello di Castrignano. Sottoscrisse insieme con l'imperatore le condizioni di pace imposte alla città di Crema, ed ebbe parte nel trattato tra Parma e Piacenza. M. I'8 nov. II94.

BibL.: G. Allodi, Serie dei vescovi di Parma, I, Parma 1826, p. 303 sg.; Cappelletti, XV, p. 184; F. Kehr, Italia pontificia, V, Berlino 1911, p. 418; N. Pellicelli, I vescovi della Chiesa parmense, in Ecu della Curia di Parma, 1931, p. 212; 1932, p. 36. Agostino Amore

BERNARDO (Emiliani) da Pesaro. - Predicatore cappuccino, n. a Pesaro verso il 1626, m. ivi il 22 apr. 1706. Vesti l'abito cappuccino il 16 dic. 1646, poi ricoprì con lode nell'Ordine le cariche di guardiano e di commissario generale della provincia di Nizza.

Predico con plauso nelle maggiori città italiane. Domenico Lazzarini compose una Elegia a sua lode (Opere, ed. Veneta, p. 366). Pubblicò: l'Innocenza trionfante, panegirico di s. Geminiano (Modena, 1667-71); La meta sublime dei pubblici sguardi, discorso tenuto nella sala del Senato di Lucca (Lucca 1688); La vigilanza cristiana tesoriera dell'eternità (Roma 1695), opera di notevole valore esce. tico. Tutto il trattato si svolge intorno alle parole Vigilate, omni tempore orantes; dimostra che, l'oblio di Dio essendo causa di tutti i mali morali, tenere costantemente apertie alle ispirazioni della grazia e alle realtà soprannaturali gli occhi dello spirito è il più efficace rimedio. La perfezione consiste nell'inabissarsi in Dio.

- Bibl.: Dionisio da Genova, Bibl. script. ord. min. cap., Genova 1691, p. 63; Bernardo da Bologna. Bibl. script. ord. min. cap., Venezia 1747, p. 48; Bibl. piceva ossia Notizie storiche delle opere e delli scritti piceat, IV, Osimo 1795, pp. 31-32; Giuseppe da Fermo, Gli scrittori cappuccini delle Marche e le loro opere edite ed inedite, Iesi 1928, pp. 20-21. Umile Bonzi da Genova

BERNARDO di Porto. - Cardinale, vissuto nel sec. xir. Magister Bernardus, come lo chiama Gerhoh di Reichersberg (De investigatione antichristi, I, 53) fu sotto Innocenzo II e, com'è da credere, durante gli ultimi, più tranquilli anni del pontificato di quello, priore del chiosiro al Laterano e fu nominato da Eugenio III (II45) cardinale prete del titolo di S. Clemente. Durante il pontificato d'Eugenio compare più volte quale arciprete di S. Pietro. Sul finire del 1158 lo si ritrova cardinale vescovo di Porto e S. Rufina. Morì, come si desume dal Necrologio cassinese (L. A. Muratori, Rer. Ital. Script., VII, Milano 1725, p. 944), il 18 ag. 1176.

BibL.: J. M. Brixius, Die Mitglieder d. Kardinalhollegiums v. 1130-81, Berlino 1912, pp. 23-103. Pier Fausto Palumbo

BERNARDO da Rogliano, venerabile. - Eremita, fondatore della Congregazione di Colloreto, n. a Rogliano (Cosenza) nel 1519, da Protetto Milizia e Palma Dodera ; ebbe nome, al Battesimo, Leonardo; morì santamente a Colloreto il 12 genn. 1602. Ebbe ottima educazione, anche culturale, continuata a Rende dallo zio, dopo la morte del padre. A 19 anni si disfa dei beni in favore dei poveri e di opere pie; a Cosenza (1539) si dedica al servizio dei miseri e degl'infermi; a Castrovillari ( 540 ), per umiltà, fa da garzone in una famiglia, mentre completa la sua formazione sotto la guida di due sacerdoti; nel 1541 si ritira romito nella chiesetta di S. Angelo, assumendo il nome di B. Nel 1544 Durante dei Duranti, vescovo di Cassano, l'ordina sacerdote. Toltogli il romitorio, va pellegrino a Roma ed a Loreto; di ritorno si stabilisce a Colloreto (pos m. s. m.), solitudine tra Morano e il Pollino; vi costruisce la cella (1545), inizio del fu-
turo grande convento, e la chiesetta ( 1546 ) sacra alla Madonna di Colloreto, di cui oggi si scorgono i ruderi.

La sua vita penitente, illustrata da miracoli, gli attirò gran numero di seguaci. Per essi B. fissò le regole della nuova Congregazione di Colloreto: preghiera, macerazioni, opere di carità. Dopo la bolla Lubricum ( 17 nov. 1568), B. ricevette a Roma dal papa s. Pio V la regola di s. Agostino. La Congregazione di Colloreto fiorì in Calabria e nell'Italia meridionale, fino alla fine del sec. xvir, quando i rivoluzionari la soppressero. Pur tra molteplici cure, B. continuò lo studio della filosofia e della teologia; sotto la guida di Leonardo d'Osso imparò anche il greco. Poco dopo la sua morte fu iniziato il processo per la beatificazione.

BibL.: Biografo del venerabile fu il noto medico di Morano, suo contemporaneo. G. L. Tufarelli, Vita del p. fra' B. d. R., Cosenza 1810. - Nella preziosa opera La Calabria sacra e profano, II, Cosenza 1878, pp. 341-51, il can. Domenico Martire (m. nel 1710) utilizzi un'altra biografia di B. scritta da fra' Diego da Vinclonietto, della stessa Conorezzetona, e gli atti del processo di beatificazione. - Cf. inoltre A. Salmena, Morano Calabro e le sue cose illustri, Milano 1882, pp. 82-86; V. Severini, G. L. Tufarelli e le autibilità di Morano Cal., Morano Cal. 1901, pp. 140-43. Francesco Spadafora

BERNARDO di S. Pietro in Vincoli. - Card. del sec. xir, creato da Alessandro III col titolo di S. Nicola in Carcere, probabilmente nel 1178, e alla morte del card. Guglielmo, trasferito a quello presbiterale di S. Pietro in Vincoli. Celestino III e Innocenzo III gli affidarono importanti legazioni sull'estremo scorcio del sec. xir. Papa Innocenzo, appena eletto, lo inviò con il collega Pandolfo Pisano in Tuscia e a Spoleto e l'anno successivo (principio del I199), da solo, in Lombardia, a tutelare, come egli fece con grande autorità e dottrina, i diritti della S. Sede di fronte si metropoliti e ai Comuni. Morì forse lo stesso anno 1199.

BibL.: A. Ciscunius, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium, I, Roma 1677, p. 1114; E. Winckelmann, Philipp v. Schusben u. Otto IV. von Braunschweig, I, Lipsia 1873-78, p. 35 sg.; H. Zimmermann, Die päpstliche Legation in der ersten Hälfte d. 12. Jahrh., Paderborn 1913 (v. indica).

Pier Fausto Palumbo
BERNARDO di Tiron. - Abate e riformatore benedettino, n. nel territorio di Abbeville (perciò detto anche B. d'Abbeville) ca. il 1046 e m. a Tiron il 14 o il 25 apr. 1117. Dopo aver raggiunto ancor giovane un alto grado di cultura, all'età di 20 anni abbracciò la vita monastica nell'abbazia di S. Cipriano di Poitiers. B. era monaco da poco quando divenne priore di S. Savino. In questo ufficio dimostrò particolare zelo per la rigida osservanza della Regola e seppe distogliere anche il suo abate Gervasio dalle sue tenui simpatie simoniache. Alla morte di quell'abate, per evitare l'elezione abbaziale, fuggì nelle foreste del Meno, ove si uni ad altri che già vi conducevano vita eremitica, ma l'ubbidienza lo fece tornare all'abbazia di S. Cipriano, della quale, non molto dopo, fu eletto abate.

Nel suo governo abbaziale B. ebbe molto a soffrire per il monastero che dovette difendere prima dal duca di Aquitania e poi dai Cluniacensi che reclamavano antichi diritti su S. Cipriano. Quest'ultima contesa ebbe momenti particolarmente dolorosi, e B. fu costretto ad abbandonare l'abbazia per ordine del papa Pasquale II. Tornò così alla vita eremitica, ma vi rimase poco tempo, poiché si lasciò indurre dai suoi monaci a perorare a Roma la causa del monastero. Ottenuta giustizia, fu reintegrato nel suo ufficio. Ma una nuova prova gli venne proprio da parte dei monaci di S. Cipriano, che trovavano troppo rigorosa la disciplina instaurata dal loro abate. In un nuovo viaggio a Roma B. vinse la causa; anzi il Papa gli propose il cardinalato, che B. rifiutò per ritornare alla vita monastica, ma non più a S. Cipriano. Dopo qualche altro tentativo di introdurre la sua riforma in monasteri preesistenti, incontrando a