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ienze bibliche. In L'idée de Dieu dans l'ancien et dans le Nouveau Testament (1892), prese in esame alcuni fatti più importanti della storia d'Israele (l'esodo dall'Egitto sotto la guida di Mosè, la promulgazione della legge che afferma il principio dogmatico del monoteismo...) e si accinse a dimostrare questi fatti unicamente per l'indefettibile tradizione del popolo giudaico. Posta questa base, sarebbe stato poi facile riconoscere de iure l'autenticità messica del Pentateuco e con essa dimostrare l'esistenza della rivelazione e la sua progressiva attuazione fino alla comparsa di Gesù Cristo, che la compie e la trasmette perfezionata alla sua Chiesa.

L'opera del de B., al di fuori di un ristretto circolo di amici fedeli, non ebbe la risonanza che meritava, forse anche per il sopravvenuto tramonto del positivismo: non così presso gli ambienti avversari e laici che tanto lo apprezzavano da metterlo accanto a Gibbons e a Norman. I difetti inevitabili in una copiosa produzione e per una vita tenuta al massimo della tensione, sono abbondantemente compensati dalle intuizioni frequenti e ricche di spunti, dalla vastità della cultura, da uno stile elevato sempre, ma senza ingombro di tecnicismi, e soprattutto dalla riposante

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certezza del possesso della verità, che questo fedele operaio della Chiesa sa comunicare al lettore.

BibL.: A Largent, s. v. in DThC, II, coll. 1133-37. Per un'analisi della teoria della percezione: C. Fabro, Percezione e Pensiero, Milano 1941, pp. 50-54. Cornclio Fabro

BROGLIE, Jacques-Victor-Albert de. - Uomo politico e storico francese, n. a Parigi il 15 maggio 1821 e m. ivi il 9 genn. 1901. Inizio nel 1843 la sua carricra politica come segretario, successivamente, nelle ambasciate di Madrid, Londra e Roma. Poco dopo (1848) cominciò a pubblicare i primi articoli di politica estera ed ecclesiastica con l'intento, che fu pure del fratello, l'apologeta Augusto Teodoro Paolo, di conciliare le idee moderne e liberali con la fede cattolica, tradizionale nella famiglia. Avversario di Napoleone III, rimase in disparte durante la seconda repubblica e l'impero (1848-70). Invece primeggio sulla scena politica, presiedendo per due volte il ministero ( 1874 e 1877 ) nel successivo periodo di transizione. Tornò in seguito a vita privata ( 1878 ), pur tentando, ma invano, di ostacolare il crescente anticlericalismo dei governi di sinistra.

Noi due lunghi periodi di ritiro (1848-70 e 1878-1901) attese agli studi, specialmente nel campo storico e criticoletterario. Oltre ai numerosi articoli per Le Correspondant e la Revue des Deux Mondes, oltre ai discorsi politici e letterari, lasciò opere di valore duraturo. Il suo capolavoro resta L'Eglise et l'Empire romain au IVe siècle ( 6 voll., Parigi 1856-59 ; 5^{text {a }} ed., ivi 1867 -68), in cui descrive il contrasto tra il contemporaneo sfasciarsi dell'unità materiale del mondo romano e lo stabilirsi dell'unità morale del mondo cristiano.

BibL.: P. Allard, Le duc de B., historien de l'Eglise, in Le Correspondant, 1901, 1, pp. 464-75; J. Dedieu, s. v. in DHG, IX, coll. 808-14. Ireneo Daniele
BROGLIE, Maurice-Jean-Madeleine, principe di. - Vescovo, n. nel castello di Broglie, in Normandia, il 5 sett. 1766, m. il 20 luglio 1821 a Parigi. Educato nel seminario di S. Sulpizio, a Parigi, fu favorevole, durante i primi tempi, alla rivoluzione, ma i successivi avvenimenti lo disgustarono. Emigrò allora a Treviri, ove fu ordinato sacerdote. Rientrato in Francia nel 1803, Napoleone lo nominò elemosiniere, e due anni dopo vescovo di Acqui. Nell'ag. 1807 si fece trasferire, per ragioni di salute, alla sede episcopale di Gand. Insignito della Legion d'onore, il vescovo B. non volle prestare il giuramento richiesto, ravvisando in tale atto una approvazione della violenza perpetrata contro Pio VII con l'occupazione dello Stato della Chiesa nel 1809. Chiamato a far parte del Consiglio ecclesiastico nel marzo 1811, fu nel Concilio nazionale fra i più risoluti oppositori al proposito di Napoleone nei riguardi della istituzione canonica dei vescovi che questi voleva sottrarre al Papa. Imprigionato a Vincennes il B. fu costretto a rinunciare alla sede ( 21 nov.).

Dopo la caduta dell'imperatore, il B. fu fermamente contrario alle disposizioni della costituzione olandese, le quali richiedevano il giuramento civile del clero. Nuovamente minacciato di perdere la libertà personale, si rifugiò in Francia. Nel 1817 la Corte d'Assise del Brabante condannò il vescovo di Gand in contumacia alla deportazione.

BibL.: J. J. De Smet, s. v. in Biographie nationale... de Belgique, III, Bruxelles 1872, col. 83 sgg. - Cf. anche I. Rinieri, Napoleone e Pio VII (1804-1813), III, Torino 1906, passim; C. Terlinden, Guillaume Ive, roi des Pays-Bas, et l'Eglise catholique en Belgique 1814-1830, Bruxelles 1906, passim.

Silvio Furlani
BROKEN HILL, diOCESI e Prefettura aPOSTolica, v. rispettivamente: Wilkannia-forbes, diocesi di e Lusaka, Prefettura Apostolica di.

BROKOV (Brokoff). - Scultori boemi. Ferdinando Massimilino n. nel 1688 a Cervený Hrádek, m. nel 1731 a Praga.

Le sue principali opere d'indole religiosa, che insieme esprimono il diffuso gusto paesistico-ornamentale proprio del suo tempo, sono i gruppi statuari, numerosi e ricchi, scolpiti tra il 1707 e il 1714 per il Ponte Carlo a Praga, e la statua di s. Filippo (1715) sulle nuove scale del castello di Praga. Nella capitale ceca si trovano, in chiese e piazze, altre sue sculture, come, p. es., il sepolcro del conte G. Venceslao da Mitrovice (1715-16), una Santa Famiglia (1718), una Via Crucis (1720), i modelli per le statue argentee di s. Ludmilla, e un S. Giovanni Nepomuceno (1727). Fuori Praga sono notevoli un S. Venceslao (1717) a Rozedalovice, Mosè e Aron (1722) a Breslavia, e ancora un S. Giovanni Nepomuceno (1725) a Horin.

Giovanni, padre del precedente, n. nel 1652 a Spiská Sobota, m. il 28 dic. 1718 a Praga.

Con le sue opere, profuse nelle chiese di Praga, Ronsperk, Borek, Broumov, Skramnik, Police e Déčin, rappresenta efficacemente, insieme col figlio, con Matyáš Braun, Giovanni Bendl e Petr Brandl (v.) la migliore tendenza del barocco nelle terre cèche.

BibL.: O. Pofiak, s. v. in Thieme-Becker, V, pp. 52-53; K. M. Mádl, Dilo F. M. B., in St. úmèni, I (1921), p. 54 sgg. Miroslav Stumpf

BROLLO, Basilio, da Gemona. - Uno dei più illustri missionari francescani, e primo vicario apostolico dello Shensi. N. a Gemona nel Friuli il 25 marzo 1648, entrò nell'Ordine nel 1666 e, fatto sacerdote, fu predicatore e professore di filosofia e teologia. Nel 1680 partì per la Cina con mona. Bernardino Della Chiesa che lo nominò poi suo segretario e vicario generale e lo ebbe intelligente collaboratore nella visita delle missioni del Chekiang, Hukwang e Kweichow. Nel 1696 fu eletto vicario apostolico dello Shensi; peraltro le bolle non gli giunsero che nel 1700; riprese con zelo e con successo l'apostolato dei Gesuiti, suoi antecessori nella provincia, ridando vita a molte cristianità decadute dopo la morte del p. Stefano Lefèvre e la persecuzione del 1665 , lavorando non solo fra il popolo ma pure negli ambienti colti, data la sua grande conoscenza della lingua. Morì in ancor buona età, il 16 luglio 1704. Annunciandone la morte, il card. Sacripanti, prefetto della Propaganda, lo disse «il più grande missionario di allora».

Si deve a lui il primo vocabolario cinese-latino redatto da un europeo (Dictionarium sinico-latinum), che però rimase manoscritto e, rimaneggiato, fu poi pubblicato in francese da J. De Guignes: Dictionnaire Chinois-français et latio (Parigi 1812), senza che si degnasse neppure di nominare il vero autore, il che suscitò proteste da parte dei sinologi. Una seconda edizione la si deve ai Francescani (Hong. kong 1853) e una terza ai Gesuiti (Hokienfu 1877). Altre opere linguistiche del B. rimangono manoscritte, oltre lavori minori d'indole catechetico-apologetica, sempre in cinese.

BibL.: G. Tinti, Vita e missioni nell'Indocina del p. B. da Gemona dei Frati Minori, vicario apostolico del Kensi (16461704). Udine 1904; G. Ricci, Hierarchia Franciscana in Sinis, Wuchang 1924, pp. 52-55; Streit, Bibl., V, pp. 874-76; A. Wyngaert, Sinica Franciscana, III, Quaracchi 1936, passim; id. s. v. in DHG, IX, coll. 834-35; J. Goyens, Basile, ibid., VI, col. 1135; C. Rachelli, P. B. B. da Gemona, in Le Venezie Franc., 15 (1948), pp. 3-23.

Giovanni B. Tragella
BROM, Giesbert. - Sacerdote e storico olandese, n. ad Utrecht il 7 febbr. 1864, m. a Roma il 6 febb. 1915. Studiò a Roma e frequentò l'Archivio Vaticano, e questa personale esperienza gli rivelò l'importanza dei documenti pontifici, per la storia della Chiesa in Olanda in particolare, nonché per quella del suo paese in genere. Fu il primo direttore dell'Istituto storico olandese, di Roma, fondato nel 1904.

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(1ot. Anderzon)
Bronzino, Angelo - Sacra Famiglia - Firenze, galleria Pitti.

Tra le sue opere si annoverano un bollario della diocesi di Utrecht (Bullarium trajectense. Romanorum pontificum diplomata quotquot olim noque ad Urbanum papam VI (an. 1378) in veterem episcopatum trajectensem destinata reperiuntur... (L'Aia 1891-96); un regesto di documenti riguardanti la stessa diocesi (Regesten van oorkonden betreffende het sticht Utrecht [694-1301], Utrecht 1908); cataloghi di fonti di storia olandese che si conservano in archivi italiani (Archivalia in Italic belangrijk voor de geschiedenis van Nederland, 4 voll., L'Aia 1908-14; Romeinsche bronnen voor den kerkelijk-staathundigen toestand der Nerderlanden in de 16 eensw, ivi 1922, pubblicato postumo in collaborazione con mons. Hensen).

Bibl.: Sull'attività del B. a Roma cf. P. J. Blok, Het Nederlandsch Historisch Instituut te Rome (1904-1921), in Mededelingen van het Nederlandsch Historisch Instituut te Rome, I (1921), p. I sgg.

Silvio Furiani
BRONDI, Maria Caterina. - Mistica, n. a Sarzana il 24 marzo 1684, m. a Pisa il 28 luglio 1719. Singolari fenomeni accompagnarono il suo itinerario mistico: estasi, rivelazioni, partecipazione alle sofferenze della Passione (tre ore inchiodata ad una Croce invisibile), levitazioni (trascinava con sé due religiose), penitenze estreme, digiuno assoluto per mesi e anni. La sua vita abbondò dei carismi che spesso contrassegnano la via unitiva e la contemplazione infusa. Per queste sue manifestazioni soprannaturali suscitò molte discussioni teologiche.
C. N. Bambacari ne pubblicò una biografia interessante, specie come documentazione (riferisce diverse relazioni, lettere e scritti spirituali della B.). Ebbe particolare risonanza il fatto di aver ottenuto, come prova al confessore di poter nutrirsi soltanto della S. Comunione, che quattro persone, senza nessun incomodo, rimanessero nove giorni senza toccar cibo o bevanda alcuna. Questo caso sottoposto, con testimonianza delle interessate e giuramento degli esaminatori, al vescovo di Sarzana e al S. Uffizio, ottenne due volte favorevole risposta e il permesso alla B. di curare malati negli ospedali di Genova (1714) e di Pisa (1719).

Bibl.: C. N. Bambacari. Memorie istoriche delle virtù e azioni di M. C. B., vergine sarzanese, 2 voll., Lucca 1743. Bctivenuto Matieucci

BRONZINO, Angelo (AgnoIo TORI). - Pittore e poeta, n. a Monticelli (Firenze) il 17 nov. 1503, m. il 23 nov. 1563. Giovanissimo lavorò alle dipendenze di Raffaellino del Garbo, ma ben presto collaborò con il Pontormo nella Certosa di Firenze (1522-25), e nella Cappella Capponi di S. Felicità (1524-26). Dopo un soggiorno a Pesaro (affreschi della villa detta l'Imperiale) ritornò a Firenze (1533) ove, sempre con il Pontormo, dipinse per i Medici nelle ville di Poggio a Cajano, di Careggi (1536), di Castello (1537-42) e nel Palazzo Medici in Via Larga (1539), affreschi andati quasi del tutto perduti; nel 1540 fu nominato dal duca Cosimo pittore di corte.

I ritratti ai quali tanta fama del B. è legata, furono dipinti prevalentemente dopo il 1540 ; i più notevoli, in cui meglio si caratterizza lo stile del pittore per il disegno netto, il tono fermo e l'astratto geometria della composizione, sono quelli di Eleonora di Toledo col figlio, del piccolo Garcia, di Maria de' Medici e di Cosimo Primo agli Uffizi; il Ritratto di un giovane, nella collez. Agnew a Nuova York; di Stefano Colonne, nella galleria Naz. di Roma. Anterioti a questa serie (1534-40), sono quelli di Ugo Martelli a Berlino (Kaiser-Friedrich-Museum), di Bartolomeo e Lucrezio Panciatichi (Firenze, Uffizi). Chiamato a decorare la cappella di Eleonora di Toledo (1545-54) in Palazzo Vecchio, vi dipinse la stupenda Deposizione, ora a Besançon, e alcune storie bibliche (Passaggio del Mar Rosso, la Scaturigine dell'acqua, e la Pioggia della minna), nelle quali alcuni manierismi raffaelleschi e michelangioleschi sono proficuamente assimilati dal pittore; il quale conferisce a queste composizioni spunti di moto e di composizione complessa, spunti che si sviluppano nelle calde opere di carattere profano, quali le allegorie di Londra, di Roma, di Budapest. Probabili influssi fiamminghi contribuirono a questo graduale allontanarsi dai rilievi netti e dalle forme scultoree; la qualità pittorica delle ultime opere di soggetto sacro sono inferiori a quelle dei ritratti,
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Bronzino, Angelo - Ritratto di Lucrezia Panciatichi. Firenze, galleria degli Uffizi.

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poiché in esse la spontaneità vien meno (Deposizione del musco di S. Marco, Sacrificio di Abrano, il Limbo, la Fiesd degli Uffizi; Noli me tangere del Louvre), o rivelano una troppo esteriore influenza di Michelangelo (Resurrezione nella chiesa della S.ma Annunziata, in Firenze; Presepa nella chiesa di S. Stefano in Pisa), o addirittura, pur con l'abituale politezza, rasentano l'artificio (Martirio del Santo nella chiesa di S. Lorenzo in Firenze).

Btm.: V. Marioni, Due disegni del B. al Louvre, in L'Arte, 29 (1926), pp. 38-60; A. Mc Comb, A. B., Cambridge 1928; P. Weicher, Savi B.s Portraits, in Panthéon, 1 (1930), p. 5; W. R. Valentiner, Eleonora da Toledo by B., in Boll. of the Detroit Institute of Arts, 22 (1942-43), pp. 1-3; C. Caversazzi, Un presunto ritratto di Torquato Tasso giovinetto, in Bergamum, I (1946), p. 47; L. Becherucci, Manieristi toscani, Bergamo 1944, pp. 4231 (con bibl.).

Marcello Dussio
BRONZO. - Adoperato per svariatissimi usi fin dall'antichità, il b. ebbe una parte preponderante nella statuaria greca ad iniziare dal periodo attico (sec. vi a. C.). Le antiche fonti ne citano l'uso in più occasioni e molti degli oggetti originali superstiti con esso costruiti ce ne producono notevole testimonianza.

Prima ancora di essere usato in fusione per sculture o rilievi il b. fu usato in numerose applicazioni a lamina, per le suppellettile domestica, per gli ornamenti della persona, per le armi, per i carri ed anche per le decorazioni architettoniche. Plinio nella sua Naturalis Historia (XXXIV, capp. i-93) dà dettagliato resoconto di tali usi, commenta e descrive molte fra le più celebri sculture bronzee dell'antichità. I più grandi artefici dell'antica Grecia usarono infatti largamente il b. nelle loro opere più celebrate, da Mirone a Polisinto, da Fidia a Scopa, a Prassitolo, a Lisippo, e se solo pochissime ci sono pervenute negli originali, molti sono invece i piccoli b. votivi ed ornamentali che si conservano nei musei di ogni parte del mondo.

La tecnica usata nell'antichità per la fusione e per il getto si rivela d'una mirabile perfezione che ben si accompagna all'alta qualità artistica. Gli elementi figurativi (evidenza plastica, funzione della linea e dei piani, sonorità coloristiche) ritrovavano un elevato coefficiente nella duttilità della materia.

Anche gli Egiziani, gli Etruschi, e poi i Romani furono esperti nell'arte del b. che adoperarono largamente sull'esempio della Grecia. Tra i più celebri b. etruschi e romani si ricordano il Marte di Todi, la Lupa capitolina, la statua equestre di Marco Aurelio, le Erme e la decorazione delle navi di Nemi, la Vittoria di Brescia, ed alcuni busti d'imperatori.

Anche in Oriente si usò il b. fin dai più antichi tempi : in Cina per vasi, armi, ornamenti, per la statuaria sacra (statue di Buddha) e per tutti gli accessori del culto. Il Giappone, tributario della Cina, diede all'uso del b. una sua particolare caratteristica. In India molte sculture sacre, anche di grandi dimensioni, vennero fuse nel b. (si ricordano, ad. es., i Siva danzanti nel cerchio di fuoco del museo di Madras e della collezione della Banca d'Italia). Si produosero anche bracieri, campane, bruciaprofumi ed altri oggetti spesso ageminati di argento e d'oro e arricchiti di pietre e smalti preziosi.

Fin dagli inizi dell'arte cristiana piccoli oggetti come lucerne, medaglie, arredi del culto, accessori liturgici, transenne, candelabri, valve di porte (quelle nel battistero lateranense del sec. v) furono in b. La tecnica sempre più si perfezionò con gli apporti dell'arte bizantina in moltissimi oggetti ornati con rilievi o tarsie. Esempio mirabile sono le grandi imposte della chiesa di S. Sofia a Costantinopoli, del sec. IX. La tradizione importata dall'Oriente e che aveva avuto indipendentemente una sua vitalità anche in altri centri europei, fu alimentata soprattutto dai cenobi e dai monasteri fiorenti nel risveglio intorno al Mille. Essi continuarono l'uso della fusione d'arte che era stato ripreso nell'età carolingia, durante la quale si produsse un gran numero di interessanti sculture (fra queste si ricorda la statuetta di Carlo Magno di Metz, oggi al Louvre). Notevole opera di diffusione svolse in tutta la Germania la scuola del mo-
nastero di Hildesheim che produsse opere che ancor oggi stupiscono per la perfezione della tecnica, come le ente e la colonna di b. conservate in quella cattedrale.

Con il periodo romanico si ebbe in Italia una più intensa ripresa dell'uso del b. in opere fra le più nobili dell'arte di quei secoli. I grandi scultori romanici: Bonanno Pisano per le porte della cattedrali di Pisa e di Monreale, Barisano per quella di Trani e per le altre di Ravello e di Monreale, Oderino per quella di Troia, insieme all'anonimo artista autore della porta del duomo di Benevento, molto danneggiata nell'ultima guerra, si cimentarono tutti in opere in b. Negli altri paesi d'Europa si produosero soprattutto suppellettili ecclesiastiche, campane e altri oggetti, con vigoroso senso plastico. Il complesso candelabro del duomo di Milano, attribuito a Nicola di Verdun, è fra gli esempi nordici più notevoli di questo periodo. Anche nell'età romanica si ebbero importanti immigrazioni di opere dall'Oriente: fra le altre le porte di b. damaschinate d'argento per la basilica di S. Paolo fuori le mura, per Montecassino, per S. Michele al Gargano.

Fra i primi documenti trecenteschi si ricordano le porte che Andrea da Pontedera scolpì nel 1332 per il battistero fiorentino che furono fuse da specialisti venuti appositamente da Venezia. Settant'anni più tardi la vittoria nel concorso bandito dall'Opera del Duomo permetteva a Lorenzo Ghiberti di scolpire in b. dorato, prima la porta settentrionale poi quella orientale dello stesso battistero. La prima, allogatagli nel 1403, era compiuta nel 1424; la seconda, allogatagli nel 1425 , era finita nel 1452. Accanto a lui, i più grandi scultori del Rinascimento usarono molto il b. per le loro più riuscite opere: Brunelleschi, Donatello, Verrocchio, Pollaiolo, lasciarono a Firenze ed altrove impareggiabili testimonianze. Anche artisti minori si cimentarono nella lavorazione del metallo. Il padovano Bartolomeo Bellano collaborò agli altorilievi dei pergami di Donatello in S. Lorenzo a Firenze per le ultime Storie di Cristo e lasciò il suo capolavoro, nell'armadio delle reliquie nella chiesa del Santo a Padova; il Vecchietta, senese, scolpì nel 1467 la figura tombale di M. Sozzini il Vecchio, oggi al museo del Bargello a Firenze. Altre opere sue sono il ciborio del duomo di Siena e il Cristo risorto, del 1476, nella chiesa dell'Ospedale di Siena. Francesco di Giorgio Martini, nella sua molteplice attività, lasciò anch'egli molte opere in b. Fra quelle che la critica gli riconosce concordemente si ricordano i due rilievi con la Flagellazione, della pinacoteca di Perugia e della Deposizione della chiesa del Carmine di Venezia, e gli angeli del duomo senese, databili ca. il 1497-99. Un vigore mai prima sentito impressero alle loro fusioni il Sansovino a Venezia, il Giambologna a Pisa e più tardi Benvenuto Collini del quale è famosa la descrizione lasciataci da lui stesso della fatica per la fusione del Perseo.

Nel Rinascimento si produssero in b. anche molti accessori ecclesiastici che furono vere e proprie opere d'arte, sia che si trattasse di cancellate (cappella del Cingolo nel duomo di Prato) o pulpiti, sia di oggetti di minor mole come candelabri, campanelli, bacili e piatti da questua. Merita un particolare ricordo per la sua fiorente affermazione nel Quattrocento italiano anche la medaglia (v.) di cui il Pisanello fu il più celebrato artefice.

Nel Cinquecento in Germania si produssero statuine decorative e fra i maggiori artisti ebbero grande rinomanza Peter Vischer e Hans Leigenberger, che però non raggiunsero mai un alto livello artistico.

Per tutto il Seicento, tenuta viva da grandi scultori come il Bernini e l'Algardi, la tradizione del b. continuò ad avere una sua importantissima vita, specie nei grapdi monumenti funerari delle basiliche romane e nella decorazione dell'architettura barocca. Fuori d'Italia nel Settecento iniziò l'uso di ornare con il b. mobili e suppellettili domestiche, specie in Francia dove, durante e sul finire della monarchia, e

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(da Cb. de Brosses, L'Italie it y a cont ans, Parigi 1630)
Brosses, Charles de - Ritratto. Incisione di Coupé.
sul principio dell'impero, si foggiarono mobili di diverso stile ma frequentemente decorati con b. L'esempio francese fu seguito ben presto in Inghilterra e in Germania ma le produzioni di questi paesi non poterono uguagliare le raffinate eleganze dei cesellatori parigini. Il primato fu mantenuto per tutto il sec. xix e fra i più grandi artisti di Francia va ricordato Auguste Rodin, autore di sculture celebrative e di ritratti (Les Bourgeois de Calais, La Porte de l'Enfer, i busti di Clemenceau, di Victor Hugo e di Benedetto XV, tutti al museo Rodin di Parigi) ma anche di qualche scultura religiosa fra cui un St Jean-Baptiste prêchant dal 1879.

L'arte di Rodin fu di stimolo a numerosi scultori che alla fine del secolo e ai primi del ' 900 produsero numerose opere in b. nel gusto accademico allora imperante. Molto diffusa fu la decorazione delle grandi architetture onorarie (quadrighe degli archi di trionfo a Parigi, a Berlino, ecc., sculture dei monumenti a Vittorio Emanuele II e di Garibaldi a Roma).

In tempi più recenti l'uso del b. nell'arte è andato diminuendo, ad eccezione di alcune opere felici di artisti contemporanei (fra essi vale ricordare Arturo Martini) che spesso trattarono anche soggetti religiosi. E piuttosto passato nell'uso industriale, nel quale si è poi unito a molti altri metalli ugualmente impiegati. - Vedi Tav. X.

BibL.: Per l'arte antica: G. Humbert, Aes, in E. Daremberg e Ch. Saglio, Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines, I, p. 121 sgg.; E. Pernice, Untersuchungen zur antiken Torentih, in 7abredette d. datert. archäol. Instit., 7 (1904), p. 124 sgg.; 8 (1905), p. 51 sgg.; K. Lemhann, Hartleben, Die antiken Grossbronzen, I-III, Berlino-Lipala 1927; per il mediocro e il Rinascimento: A. Didron, Manuel des oeuvres de bronze et d'orfèorerie du mayen-âge, Parigi 1859; J. Labarte, Histoire des arts industriels au mayen-âge, d l'époque de la Renaissance, I, ivi 1864; H. Lucr e M. Kreutz, Geschichte der Metallkunst, I, Stoccarda 1904; E. Loewy e F. Rossi, s. v. in Enc. Ital., VII, pp. 937-42.

Giovanni Carandente
BROOKLYN, diocesi di. - Nello Stato di Nuova York (Stati Uniti A.); diocesi suffraganea di Nuova York. Eretta il 29 luglio 1853 con lo smembramento di quella di Nuova York, la diocesi comprende tutto il Long Island, e cioè quattro contee dello Stato di

Nuova York (King, Quens, Nassau, Suffolk) le quali si estendono su una superfice di ca. 7700 kmq . Questa isola esplorata dagli Spagnoli sul principio del sec. xvI, fu colonizzata solo nel sec. xvir sotto gli auspici della Compagnia olandese delle Indie occidentali ( 1636 ). Treviamo quindi poche tracce di cattolicesimo prima dell'immigrazione irlandese avvenuta al principio del sec. xix. Per opera degli Irlandesi sorse il 28 ag. 1823 nel Long Island la prima chiesa cattolica. D'allora in poi l'immigrazione cattolica si accrebbe vieppiù con il contributo di altre razze, specialmente italiana e tedesca.

La diocesi di B. conta 1.153 .467 cattolici su una popolazione di 4.600 .022 ab., un vescovo ausiliare, 1060 sacerdoti secolari e 283 regolari, 300 parrocchie (1948), un'università.

BibL.: F. Mulrenan, A Brief Historical Shetch of the Cath. Church on Long Island, Nuova York 1871; J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the United States, IV, ivi 1892; T. F. Meehan, s. v.in The Cath. Enc., II, pp. 798-802; Anon., s. v. ibid., XVII, p. 130; J. H. O' Donnell, The Cath. Hierarchy of the United States, 1790-1927, Washington 1922; F. Van Wyck, Kieshachange or the First White Settlement on Long Island, Nuova York 1924; D. C. Shearer, Pontificia Americana, a Documentary Hist. of the Cath. Church in the United States, 1584-1884, Washington 1933, p. 2845; M- boldsymbol{text { Y }} Ilynes, s. v. in DHG, X, coll. 845 845; The Official Catholic Directory, Nuova.York 1947, II, pp. 340-58.

Corrado Morin
BRORSON, Hans Adolf. - Poeta religioso danese n. a Randrup il 20 luglio 1694 e m. a Ribe il 3 giugno 1764. Figlio di un pastore protestante, fu pastore lui stesso, e, del 1741, vescovo di Ribe.

I suoi salmi costituiscono senza dubbio la migliore produzione lirica della Danimarca del tempo, e non solo per la dolcezza del ritmo e l'ozrema musicalità del verso. Scritti sotto l'influenza diretta del pietismo tedesco, essi sono una esaltazione del rapporto personale che intercorre tra Dio ed il credente, e Gesù vi è spesso cantato come lo Sposo celeste, non senza un certo sentimentalismo di maniera. Una nota più personale è data da alcuni accenni alla bellezza della natura danese ed alla vita quotidiana del poeta. Oltre ai fulesalmer (Salmi natalizi, 1732), ricordiamo: Troens rare Klenodien (Rari gioielli della fede, 1739), raccolta di 274 salmi, 82 dei quali originali (gli altri sono traduzioni o rielaborazioni dal tedesco) e Scanesangen (Canto del cigno, 1765), raccolta postuma di 70 salmi, di tono più personale e malinconico, spesso inneg. gianti alla morte, desiderata dal poeta come una liberazione.

BibL.: Edizione delle sue opere a cura di P. A. Arland, Copenaghen 1867; A. D. Jorgensen, H. A. B. Levnet, ivi 1887. Alda Maughi
BROSSES, Charles de. - Scrittore francese, n. a Digione il 7 febbr. 1709 e m. a Parigi il 7 maggio 1777. Consigliere al Parlamento di Digione, indi Presidente e Primo Presidente, egli è generalmente conosciuto con questo appellativo.

Fecondo poligrafo; l'opera cui ha atteso durante tutta la sua vita è la Histoire de la république romaine dans le cours du VII e siècle (1777), ricca di materiale, raccolto però con scarso senso critico; quella, invece, che costituisce il principale e forse l'unico suo titolo presso i posteri è la raccolta delle Lettres familières écrites d'Italie en 1739 et 1740, durante un suo soggiorno di circa un anno in Italia ed in cui si rivela osservatore sagace e ricercatore instancabile : lettere assai obiettive e che hanno perciò valore documentario, scritte in maniera semplice e spontanea, leggera e piacevole, danno una precisa idea della società e dei costumi del tempo, visti da uno dagli spiriti più curiosi del sec. xviri, aperto, amante di cose d'arte, di fine gusto, non incapace di sottile ironia e talora di irreligiosa spregiudicatezza.

Edizioni recenti delle Lettres sono state curate da E. Pilon e da Y. Bezard (Parigi 1929).

Il Presidente de B. ha scritto anche una Histoire

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des navigations aux terres anstrales, un Traité de la formation mécanique des langues (1765) ecc., ma l'eccessiva dispersione, la scarsa competenza, il disordine nella trattazione, la vaghezza e improprietà di espressione, tolgono loro oggi ogni valore.

Con la memoria Du culte des dieux fétiches ou parallèle de l'ancienne religion de l'Egypte avec la religion actuelle de la Nigeria (Parigi 1760), il de B. scrive una delle prime pagine della storia comparata delle religioni. Occasione alla sua opera il letterato francese tracva dall'interesse degli studiosi della seconda metà del sec. xviri per i popoli di natura (che erano stati oggetto di studio di un celebre lavoro di Lafitau), e materia gli era fornita dalle relazioni di marinai e commercianti portoghesi, che avevano avuto occasione di compiere esplorazioni sulla costa occidentale dell'Africa. Questi avevano notato come gli indigeni usassero portare appesi al collo o alla cintura oggetti (conchiglie, denti o code d'animali, penne, ferri, ecc.), evidentemente quali porta-fortuna. Questi porta-fortuna i Portoghesi chiamarono con lo stesso nome che usavano per quelli (medaglie, scapolari ecc.) che essi stessi recavano su di sé al medesimo scopo: feitigo, dal latino factitius. Il de B. si impadronì del termine, lo allargò comprendendovi ogni sorta di oggetti e persino gli animali sacri, cui erano rivolti atti di culto nell'antico Egitto, e fece del feticismo, in unione con il sabeismo, o astrolatria, lo stato iniziale dello sviluppo religioso - uniforme - di tutti i popoli, ad eccezione dell'ebreo. Il feticismo troverebbe la sua origine nella paura; il sabeismo nell'ammirazione.

Questa dottrina che si rivelò in seguito inconsistente, ha, storicamente, il suo valore, ché ad essa si ispirò, sia pure indirettamente, il positivismo evoluzionista del secolo seguente, che fece capo a Augusto Comte.

Bibl.: T. Folsset, Le Président de B.: histoire des lettres et des parlements au XVII' siècle, Parigi 1842; H. Mainet, Le Président de B., ivi 1874; G. de Socio, Le Président Ch. de B. et l'Italie, Roma 1923; R. Michuz, Le Président de B. en Italie. Les sources de son érudition et de son esprit, in Resc. de litt. comparée, 14 (1934), pp. 423-53; A. C. Taylor, Le Président de B. et l'Austrolia, Parigi 1937.

BROU, Alexandre. - Gesuita francese, scrittore e missionologo, n. il 26 apr. 1862 a Chartres, m. a Laval in 12 marzo 1947. Dopo gli studi, fatti in gran parte in Inghilterra a causa dell'espulsione dei Gesuiti dalla Francia, fu addetto alla formazione letteraria e spirituale dei suoi giovani confratelli a Canterbury (1894-97, 1907-10 e 1920-23), Jersey (1902-1906 e 1911-19) e Laval (1899-1901 e 1924). Allo stesso tempo svolgeva una feconda attività di scrittore e collaborava, dal 1909, alla rivista dei Gesuiti di Parigi, Les Etudes, della cui redazione venne a far parte nel 1927 stabilendosi a Parigi.

Nella sua multiforme produzione alcuni volumi sono il frutto del suo insegnamento, ad es. Le Dixhuitième Siècle littéraire ( 3 voll., Parigi 1923-27). Ma la sua più grande attività si riferisce a questioni di missionologia o di storia missionaria. Assai stimata rimane la sua biografia St François Xavier (2 voll., Parigi 1912; 2a ed., ivi 1923), a cui si aggiunsero: Vie populaire de st Fr. Xavier (2a ed., Tolosa 1914); St Fr. Xavier. Conditions et méthodes de son apostolat (Bruges 1925); S. Fr. Xavier. Lettres spirituelles (Parigi 1937). Inoltre: Les fésuites missionnaires au XIX siècle (Bruxelles 1905), ripreso poi in fésuites missionnaires: Un siècle (Parigi 1924, in collaborazione con il p. G. Gibert) e in Cent ans de missions. Les fésuites missionnaires au XIX e siècle (ivi 1935). In un genere assai diverso: Xaverius. Essai de directoire ascétique à l'usage des missionnaires de la Compagnie de fésus (Tolosa 1930). In Etudes, il campo particolare del p. B. fu sempre quello delle missioni, specialmente dell'India e della Cina.

Scrisse pure intorno al suo Ordine: Les fésuites de la légende. Des origines à Pascal. De Pascal à nos jours (2 voll.,

Parigi 1906-1907), che si riallaccia ai suoi studi letterari; Les fésuites morts pour la France (ivi 1921); La Compagnie de fésus (ivi 1924) e alcune biografie: Un fésuite breton. Le p. Edouard Marquet (ivi 1913); Un soldat de la Croix, Le p. Marc Barthelemy, missionnaire dans l'Afrique du Sud (ivi 1917); Le p. Paul Aucler, aumônier militaire (ivi 1937, in collaborazione col p. F. Gibert.).

D'indole insieme storica ed ascetica sono le tre opere seguenti, assai ben maturate: La spiritualité de s. Ignace (Parigi 1914); Les Exercices Spirituels de s. Ignace. Histoire et psychologie (ivi 1922); S. Ignace maître d'oraison (ivi 1925).

Citiamo infine, fuori serie, le due operette agiografiche : S. Augustin de Cantorbéry, Parigi 1897; Travail et prière. S. Marie-Madeleine-Sophie Barot (ivi 1923) e un volumetto di meditazioni, Au puil de Jacob (Tournai 1922).

Bibl.: E. Lamalle in Archicum Historicum Soc. Iesu. 16 (1947), pp. 223-25 (con bibliografia). Edmondo Lamalle

BROUGHTON, Richard. - Prete cattolico e storiografo inglese, n. a Great Stakeley (Huntingdonshire) nel 1556 ca., m. a Wood il 18 genn. 1635. Studiò a Oxford, e poi a Reims, ove fu ordinato sacerdote nel 1593. Tornato in patria, divenne arciprete, canonico del Capitolo, vicario generale del vescovo di Calcedonia Riccardo Smith, e vicario generale d'Inghilterra.

Le sue opere storiche e apologetiche contro i protestanti sono numerose. Ricordiamo: Resolution of Religion (Anversa 1601-1603); The Judgement of the Apostles (8 voll., Douai 1632); The Ecclesiastical Historie of Great Britaine (ivi 1633); A true memorial (8 voll., Londra 1630); Mismeticlion Britannicum ( 8 voll., ivi 1653), queste due ultime postume.

Bibl.: A. Wood, History and antiquities of the University of Oxford, I, Oxford 1792, p. 80; J. Gillow, Bibliographical Dict. of the English Catholics, I, pp. 318-20; N. G., s. v. in Dict. of national Biography, II, pp. 1270-71; The Douay Caltage Diaries, 1588-1634, ed. da E. H. Burton e T. L. Williams (Publications of the Cathol. Record Soc., 10), I, Londra 1911, passim. Renata Orazi Ausenda

BROWER (Brouwer), Christopif. - Gesuita, n. nel 1559 a Arnhem (Gheldria, Olanda), m. a Treviri nel 1617. Entrò nella Compagnia di Gesù nel 1580, e fu rettore a Fulda e a Treviri. Pubblicò studi di storia ecclesiastica, come Fuldensium antiquitatum libri III (Anversa 1612), e specialmente la grande opera di tutta la sua vita, sugli annali della provincia ecclesiastica di Treviri, stampati a Colonia nel 1626, ripubblicati il 1670 , a cura e con continuazione del confratello Giacomo Masen: Antiquitatum et Annalium Trevirensium libri X X V (2 voll., Liegi 1670). Un'altra sua opera, Metropolis Ecclesiae Trevericae, parimenti riveduta dal Masen, fu edita nel 1855-56 da Cristiano von Stromberg.

Bibl.: N. Southwell, Bibliotheca scriptorum Societatis Iesu, Roma 1676, p. 139; Sommervogel, II, coll. 218-22; B. Duhr, Geschichte der fésuiten in den Ländern deutscher Zunge, II, parte 24, Friburgo in Br. 1913, pp. 424-28; H. Kraus, Über die Urhandschrift von Bravers Annales Trevirenses, in Zentralblatt für Bibliothekswesen, 56 (1939), pp. 175-83.

Edmondo Lamalle
BROWN, Robert. - Botanico, n. a Montrose in Scozia nel 1773, m. a Londra nel 1858, figlio di un vescovo protestante. Seguì ad Edimburgo le conferenze di Rutherford. Fu nominato aiuto chirurgo in un reggimento di guarnigione a nord dell'Irlanda, dove rimase fino alla fine dell'anno 1800, dedicandosi anche agli studi botanici. Verso quest'epoca conobbe Giuseppe Banks (n. nel 1743, m. nel 1820), altro illustre naturalista inglese, che aveva preso parte a diversi viaggi fra cui anche quello della prima spedizione di Cook intorno al mondo (1768-71), dalla quale aveva riportato notevoli collezioni. Il B.

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per interessamento di Banks fu inviato nel 1802 con una spedizione inglese ad esplorare le coste dell'Australia. Ivi esaminò la flora della Nuova Galles, della Tasmania, delle Isole del distretto di Bass, ecc., e nel 1805 ritornò in Inghilterra con una collezione di 4000 specie di piante.

Subito dopo fu nominato bibliotecario della Società Linneana. Diede ragguaglio delle sue osservazioni nel Prodromus florae Novae Hollandiae (1810), nelle Genera/ remarks geographical and syrermatical on the botany of Terra australis (1814), nel Supplementum primum florac Novae Hollandiae. Descrise anche le piante raccolte a Giava da Horsehed, in Abissinia da Salte, le collezioni raccolte da Houdney, da Clapperton, dal capitano Talley, infine quelle di Ross, di Parry e di Richardson, esploratori delle regioni artiche. Pubblicò ancora numerose memorie sul polline e sulla fecondazione delle orchidacee e delle asclepiadacee, sulla fecondazione e sullo sviluppo del polline e degli ovuli delle conifere e delle cicadacee, sulla morfologia fiorale e su altri argomenti di anatomia e di fisiologia. Scoprì il nucleo nelle cellule vegetali; nel 1827 osservò per primo al microscopio quel movimento caratteristico di natura puramente fisica, che poi in suo onore fu chiamato movimento brauniano. Possiamo osservare tale movimento all'ultramicroscopio in una soluzione colloidale, ed è dovuto all'arte reciproca delle molecole del diapersoide su quella della parte dispersa, ma anche, al microscopio, su particelle più grandi.

Il B. fu nominato membro della società Reale di Londra nel 1811. Entrò in possesso della biblioteca e dell'erbario di Banks nel 1823. Donò la collezione delle piante al British Museum, che nel 1827 lo nominò direttore della sezione botanica. Nel 1832 dall'Università di Oxford riceve il titolo di dottore, e nell'anno successivo entrò a far parte dell'Accademia delle Scienze di Parigi.

Humboldt a ragione lo nominò «Principe dei botanici».

BibL.: Nouveau Larousse illustré, II, p. 302; Handwörterbuch der Naturwissenschaften, 2^{text {a }} ed., Jena 1933.

Giuseppe Dragone-Testi
BROWNE, Robert. - Pastore protestante, n. a Tolethorp (Inghilterra) ca. il 1551, m. ad Achur-chum-Thorpe, tra il 1631 e il 1633 . Dopo aver studiato a Cambridge nel Collegio del Corpus Christi, cominciò nel 1571 a predicare a Islington le sue dottrine.

Il B. infatti fu iniziatore dei principi e delle norme di governo ecclesiastico adottate dagli Indipendenti, chiamati poi Congregazionalisti e introdusse tra i pretestanti il «Regime Congregazionalista». Secondo questo regime, le singole congregazioni formano un corpo indipendente da ogni altro, che ha il diritto di eleggere e di deporre i suoi pastori, di formulare il suo "credo" e la sua disciplina senza che nessuna autorità estranea possa ostacolare la perfetta indipendenza dottrinale di ciascun socio. Accusato per queste sue dottrine, così contrarie al modo di governare della Chiesa ufficiale d'Inghilterra, fu protetto dal duca di Norfolk, cosicché poté ritirarsi a Norwich. Perseguitato anche qui dal vescovo anglicano della diocesi, lasciò l'Inghilterra e si recò a Middelburg in Olanda. Qui scrisse i suoi tre trattati, nei quali spiega le dottrine dei Congregazionalisti. Ma il suo carattere lo rese inviso ai fedeli di cui era pastore; perciò, nel 1584, li abbandonò per andare in Scozia, dove per le sue dottrine contrarie anche al regime presbiteriano fu incarcerato. Uscito dalla prigione, ritornò nel 1586 in Inghilterra stabilendosi a Northamptons, dove fu pure scomunicato dal vescovo anglicano. Protetto anche questa volta, si riconciliò con il vescovo, ed essendosi separato definitivamente dalla Chiesa che aveva fondato, nel 1591 fu fatto pastore anglicano nella piccola chiesa di Achur-chum-Thorpe, ove morì, a quanto pare, malato di mente.

BibL.: J. H. Blunt, s. v. in Disc. of Sects, Hereties, Ecclesiastical Parties and Schools of Religious Thought; Ph. Schaff. J. J. Herzog, s. v. in Enc. of Religious Knowledge; A. Ma-
ckennal, Sketches in the Evolution of English Congregationalism, Londra 1901; R. W. Dale, History of English Congregationalism, ivi 1907. Camillo Crivelli

BROWNE, Thomas. - Medico e scrittore inglese, n. a Londra il 19 ott. 1605 , m. a Norwich nel 1682. Nel suo spirito associò scienza e superstizione, fede e scienza, preziosità di stile e minuta erudizione, modernità e medioevo. Ammiratore di Dante, si ritenne investito di una universale missione di salvezza.

A tal fine mise a profitto i risultati dei suoi studi compiuti a Montpellier, a Padova e a Leida, dando nella Religio medici (1643) espressione alla sua coscienza religiosa e un interessante documento di osservazione psicologica. Il libro ebbe un singolare successo, ma per certa sua ambiguità fu posto all'Indice. Nella Pseudo. desia epidemica il B. tentò di dissipare gli errori popolari, mentre egli stesso credeva agli influssi delle streghe, due delle quali nel 1664 fece condannare a morte. The gordner of Cyrus e Urn Burial testimoniano la sua perizia di stilista e il suo gusto di erudito. Postume le Christian morals. Appartenne alla Chiesa riformata.

BibL.: Opere: The works of Sir T. B., a cura di G. Keynes, Londra 1928-31. - Studi: G. Keynes, A Bibliography of Sir T. B., Cambridge 1924; G. Leroy, Le Chevalier T. B., Parigi 1931.

Enzo Navarra
BROWNING, Robert. - Poeta inglese, n. a Camberwel il 17 maggio 1812 , m. a Venezia il 12 dicembre 1889. Spirito multiforme ed emotivo, temperò la felicità della vita con il tormento dell'arte, in una ricerca espressiva che anticipa i tempi. Nomade della cultura, esplorò, per cantarle, oscure regioni della storia, come amò praticare inattese sezioni sulle coscienze e correre materialmente il mondo, da Pietroburgo all'Italia, "sua unica università" e spesso fonte di ispirazione (dimorò a lungo in Firenze con la moglie Elizabeth Barrett e fu tra i primi scopritori dell'incanto veneziano). L'irrequietatezza interiore alimentò anche gli ardimenti tecnici della sua poetica, con cui volle reagire all'ambiente letterario e che s'intorbida a volte in sfarzoso apparato di immagini, di rime e di perifrasi, che disorientano il lettore.

Come il suo pensiero rimase sostanzialmente borghese, anche se idealmente eroicizzato secondo gli stampi carlyliani, così la sua visione cosmica e umana si rifranse in un pittoresco di mediterranea intensità. Vissuto in tempi, in cui la scienza iniziava gli assalti alla fede, il B., che dalla madre aveva ereditato l'indole intimamente religiosa e la salda struttura morale, sentì l'esigenza di un'ascesa spirituale, che, incominciata sulla terra al di sopra di ogni barriera positivistica, si prolunghi nell'aldilà, fino a Dio, e la vita terrena considerò come allenamento al bene, vestibolo dell'eternità, prova in cui anche il peccato e l'errore sono mezzi di spirituale affinamento. Persino l'arte e l'amore traggono riverberi da tale concezione : l'una intesa come sublimazione dell'angusta realtà mondana in luci di superiore verità, con assidua proiezione del reale sull'ideale; l'altro innalzato a simbolo dell'amore universale e perciò cantato con quasi costante rimozione di residui sensuali. Tale atteggiamento interiore del B. non può non illuminarsi di cristiane luci: crissianesimo, però, sentimentale, più che dogmatico; anelito, meglio che apprado.

Del resto la problematica religiosa è, più o meno, presente in tutta l'opera del B., la quale, dopo una fase filosofica (Pauline, 1833; Paracelsus, 1835; Sordello, 1840) e una drammatica (Strafford, 1837; Pippa Passes, 1841; ecc.), culmina nelle affermazioni della maturità (Dramatic Lyrics, 1842; Dramatic Romances and Lyrics, 1843; Christmas Eve and Easter Day, 1830; Men and Women, 1855; Dramatis Personae, 1864; The Ring and The Book, 1868-69), per poi ripiegare nell'analisi, non scelera di manierismo e svigorita di stile, delle ultime produzioni.

Scrutatore di anime solinghe, il B. meno riusci nel

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(1st. Sudervan)
PAESAGGIO - Roma, gallerie Cæsini.

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In alto: CHIOSTRO DELLA CHIESA DI S. BENEDETTO (sec. xiI). In basso: CRIPTA DELLA CHIESA DI S. LUCIA (sec. xir).

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teatro, affermandosi invece sommo artefice di monologhi drammatici. Ne è insigne prova il suo capolavoro, il ricordato The Ring and The Booh, nel quale viene riflessa nella specchio psicologico dei vari attori e testimoni della vicenda, la cronaca dell'assassinio di una giovane donna (Pompilia) e del suo amante (Caponsacchi) per opera del marito Guido, nella Roma papale del '60o. Il lungo poema, nonostante le ineguaglianze, rimane una delle più alte voci della poesia europea del sec. xix.

BibL.: Opere: Works, a cura di F. G. Kenyon, 10 vall., Londra 1912; Letters collected by T. T. Wise, a cura di T. L. Hood, Yale Un. Press 1933. - Studi : G. K. Chesterton, R. B., Londra 1908; L. Pellegrini, B., Napoli 1913; F. M. Sim, R. B. The Post and The Man, Londra 1923; id., R. B. Post and Philosopher, ivi 1923; V. Olivero, B., Liriche, in Germanische romanische Monatsschrift, 26 (1936), p. 325 sgg.; H. B. Charlton, B. as dramatist, in Yoln Rylands Library Bulletin, 23 (1939), pp. 33-67; Förster-Meta-Zappe, R. B. bibliographie, Halle 1939; W. Hall Griffin e H. C. Minchin, The life of R. B., 3⁴ ed., Londra 1945; S. Policardi, Introduz. allo studio della poesia di B. B., Milano 1947.

Enzo Navarra
BROWNING BARRETT, Elizabeth. - Poetessa inglese, n. a Durham l'8 marzo 1806, m. a Firenze il 30 giugno 186 r . La fanciullezza felice e, in seguito, nostalgicamente evocata, si chiuse con un infortunio d'equitazione che provocò alla B. quindicenne una grave affezione spinale, col dissesto del patrimonio domestico e con il tragico annegamento del fratello Ralph. Dal periodo di segregazione, imposto dal male, evase per seguire, contro la volontà paterna, il poeta Roberto Browning, da lei conosciuto per motivi letterari e poi suo sposo. A Pisa e a Firenze la B. riebbe calore d'affetti e, in parte, la salute e potè ritornare alle occupazioni letterarie, che già l'avevano resa nota.

Donna profondamente emotiva, fece dell'amore per il marito ragione di vita, e della poesia lo sbocco naturale del suo spirito, oltre che una missione di redenzione sociale, inserendosi nella corrente umanitaria vittoriana con il The cry of the children, accorato allarme contro lo sfruttamento della fanciullezza negli opifici. Profondamente religiosa, vide Dio soprattutto negli umili e compose liriche di soggetto sacro, tra cui notevole Cowper's Greve. Delle sue opere, aperte ai più svariati influssi (Milton, Byron, Coleridge, Tennyson, Swinburne), sono da segnalare: The Seraphim and other poems (1838), nel cui primo poemetto due serafini dialogano, librati sul Redentore agonizzante; Casa Guidi Windows (1851), canto delle speranze e delle delusioni patriottiche del Risorgimento in Toscana; Aurora Leigh (1857), vasto poema, confessione di un'anima pensosa di problemi etici e sociali; Sonnets from Portuguese (1847), effusione amorosa, in cui la B. espresse il suo più appassionato grido e le più alte possibilità della sua arte non grande, ma sincera e sofferta.

BibL.: Opere: Oxford Complete Edition, 1904. - Studi: P. Molmenti, E. B. B., in Nuova Antologia, 4⁴ serie, 73 (1898), pp. 276-84; F. Zampini Salazar, La vita e le opere di Roberto Browning ed E. B., Torino 1907; E. Nencioni, Medaglioni, Napoli 1907, pp. 97-108; L. Pratesi, I/italianità nei canti di E. B., Firenze 1928; I. C. Clarke, E. B. B., a Portrait, Londra 1929; A. Bremond, Les ssonnets de la portugalise s. De Marceline Debordes-Valmore à E. B. in Etudes, 227 (1936), pp. 220-24.

Enzo Navarra
BROWNLOW, William Robert, vescovo di Clifton: v. Northcote james SPENCER.

BROWNSON, Orestes Augustus. - Filosofo e apologista cattolico americano, n. a Stockbridge, il 9 sett. 1803, m. a Detroit, il 17 apr. 1876. Già pastore protestante, si convertì alla fede cattolica nel 1844.

Fondò fin dal 1838 The Boston Quarterly Review (fusasi verso la fine del 1842 con la U. S. Democratic Review, e riapporsa indipendente nel genn. 1844 col titolo Brownson's Quarterly Review), in cui comparvero moltissimi suoi studi e articoli di ordine letterario, filosofico, politico. Oltre agli scritti anteriori al 1844, fra cui notevole, per ispirazione quasi cattolica, l'opera The Mediatorial Life of

Jesus (Boston 1842), pubblicò The Spirit Rapper (ivi 1854), The Convert (Nuova York 1857), The American Republic (ivi 1865). Collaborò inoltre attivamente a varie riviste cattoliche. La sua fervida attività apologetica a favore del cattolicesimo, oltre all'approvazione ed encomio dei vescovi degli Stati Uniti, ebbe l'augusto riconoscimento di Pio IX in una lettera indirizzatagli nel 1854. In filosofia il B. appartiene alla corrente detta «transcendentalismo" e, senza pretendere alla costruzione di un sistema filosofico proprio, riesce, attraverso una elaborazione personale cui non mancano punti di analogia col pensiero giobertiano, alle posizioni fondamentali del pensiero cristiano.

BibL.: H. F. Brownson, B. early middle and latter life, Detroit 1898; id., s. v. in The Cath. Enc., III, pp. 1-3. Alberto Scola

BRUCIOLI, Antonio. - Letterato e volgarizzatore di dottrine ereticali, n. a Firenze alla fine del sec. xv, m. a Venezia nel 1566. Fu frequentatore dei famosi «orti accademici del Rucellai». Coinvolto nella congiura contro il card. Giulio de' Medici, poi Clemente VII, fuggì a Lione nel 1522, ove ebbe i primi contatti con le nuove dottrine eretiche. Rimpatriato nel 1527 scrisse contro gli abusi ecclesiastici, veri e supposti, ed il Varchi dice di lui che «era tanto costante in questa cosa dei preti e dei frati che, per molto che ne fosse avvertito e ripreso dai suoi più amici, mai non fu ordine ch'egli rimanere se ne volesse, dicendo : Chi dice il vero non dice male». Condannato all'esilio si rifugiò a Venezia dove, con qualche assenza, rimase fino alla fine della sua vita.

Quivi scrisse varie opere : Dialoghi