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nze. Se tale possibilità in parecchi casi non può essere esclusa, in moltissimi altri può e deve essere scartata completamente. Per giungere a tali conclusioni, sono stati riprodotti in laboratorio i fenomeni in grandissimo numero, saggiandoli poi al calcolo statistico. Ciò ha mostrato che, ove entra l'uomo quale agente della produzione dei fenomeni, la probabilità matematica viene sempre e di gran lunga sorpassata, sicché è necessario ammettere nell'uomo la esistenza d'un potere conoscitivo extrasensoriale ("effetto ESP", cioè di extra sensory perception, denominazione adottata dalla Duke University di Durham, nella Carolina del Nord; direttore di questi lavori statistici il Rhine). L'uso del metodo statistico non è nuovo; iniziato dal Richet nel 1880 , questi nel 1884 aveva radunate 2927 prove; il Gurney 17.653. Dal 1880 a oggi sono stati formati 150 gruppi di grandi esperienze di tipo statistico, corrispondenti a ca. 5 milioni di singole prove sperimentali. Il Rhine e i suoi collaboratori hanno applicato il metodo statistico a un complesso di quasi un milione di esperienze. La più gran parte di tali studi è relativa alla c., e specialmente alla sua forma cosiddetta indiretta, cioè telepatica (una parte cospicua delle esperienze riguarda i fenomeni telecinetici, cioè l'effetto "PK", vale a dire degli impulsi meccanici a distanza: v. metapsichica) : i risultati furono brillanti e convincenti. Oltre il Richet e il Gurney, s'occuparono di questi studi il Dessoir, il Sidgwick, il Barret, l'Ochorowicz, il Warcollier, il Brugmans, ecc. (v. METAPSICHICA; TELEPATIA).

E necessario considerare separatamente le teorie che fanno capo alla cosiddetta c. diretta e quelle che si ricollegano alla c. indiretta. Nel primo caso la conoscenza chiaroveggente avverrebbe in virtù d'una azione diretta tra oggetto o evento e percipiente, considerata diretta anche se ottenuta con il sussidio d'istrumenti «rivalatori» (come, ad es., nella rabdomanzia [v.]). Nel secondo l'intimo meccanismo del fenomeno è legato a una trasmissione di messaggi da mente a mente, cioè per telepatia (v.), qualunque sia la natura della mente comunicante : divina, angelica, umana, di vivente o di defunto.

Nell'esame dei fenomeni, per primo interessa ve-
dere a quale categoria (c. diretta o indiretta) possono essere ascritti. Perciò valgono alcuni criteri abbastanza semplici; può ammettersi più probabile la c. diretta nel verificarsi di tutte le seguenti condizioni : l'ente o l'evento percepito a) esiste contemporaneamente al percipiente, b) non vi partecipano in alcun modo esseri umani (ad es., se è un evento nel cui effettuarsi non entra l'attività dell'uomo). In caso diverso la c. indiretta è più probabile, almeno in generale, specialmente quando si tratta di c. nel futuro, ove, per motivi cui si accennerà appresso, spesso bisogna addirittura riferirsi a un intervento divino, mediato o immediato. Dopo aver classificato un fenomeno nell'una e nell'altra categoria, potrà proporsi quell'ipotesi che appaia la più adatta a spiegarne l'assenza.

Gli autori più accreditati, relativamente alla c. diretta, propongono l'ipotesi che i fenomeni siano attribuibili : a) all'azione di un «sesto senso» o altra «facoltà speciale» del percipiente (criptetesia del Richet); b) all'estrinsecazione delle facoltà percettive del soggetto oltre i limiti normali d'intensità e soprattutto di luogo (tele. stesia [v.], dal greco τ η̂ λ mathrm{x}= lontano e α λ σ vartheta η σ ι ς= sensibilità : letteralmente dunque «sensibilità lontana i; c) alla captazione da parte del soggetto di radiazioni speciali, ancora sconosciute, emesse dall'oggetto percepito o dall'ambiente ove nel passato accadde l'evento e fu situato l'oggetto: in tal caso si ammette che l'oggetto o l'evento abbiano lasciato nell'ambiente le loro radiazioni (ipotesi psicometrica, di cui s'occuparono Pechner, Buchanan, Denton, Myers, De Rochas, Bezzano, ecc.); d) a una ipotetica dissociazione parziale, non quantitativa, ma attiva, dell'azione dell'anima del percipiente dal corpo di lui, sicché l'anima, indipendente com'è dallo spazio, potrebbe conoscere istantaneamente e a qualunque distanza un oggetto o un evento qualsiasi.

Quando invece si crede più probabile che il percipiente conosca l'oggetto o l'eventa in virtù d'un messaggio trasmessogli da altra mente, e questo è nel caso della c. indiretta, trattandosi di "telepatia fra viventi", potrebbe immaginarsi un meccanismo d'azione analoge a quello della radio (Sinclair, Cazzamalli), oppure un "contatto" diretto fra le anime degli agenti parzialmente dissociate dai corpi (telepsichisme); però, meglio che contatto fra le anime, si dovrebbe dire contatto fra le attività delle anime. Quest'ultima ipotesi gode qualche reputazione anche nei casi ove si pensi a messaggio proveniente da defunto. Quando si crede che il messaggio provenga da un puro spirito o addirittura da Dio, si trascende a ipotesi che in metapsichica non sono degne di nota, nel libri di occultistica, ridicole, non raramente pazzesche e blasfeme.

Sempre nei riguardi della c. indiretta, è interessante esaminare i criteri più notevoli per cui gli studiosi credono poter riconoscere, con qualche probabilità, la natura della mente trasmittente (vivente, defunto, puro spirito, Dio). Se si tratta di oggetto o di evento presente o passato, se la percezione è di natura simbolica, finalistica, o comunque tale da rivelare un'elaborazione intelligente, si può senz'altro ammettere la c. indiretta; è però ben difficile, anche in teoria, determinare se si tratti dell'intelligenza d'un vivente o d'un defunto; la possibilità d'identificare l'intelligenza trasmittente con quella d'un defunto, risolverebbe, nientemeno, il problema della sopravvivenza dell'anima dopo la morte. Questo suggestivo (v. spiritismo); nonostante le pretese "identificazioni» di spiriti defunti (Bozzano, Trespioli, ecc.), per deficenza d'una sperimentazione scientificamente accettabile e per le numerose frodi rilevate proprio nei casi più invocati dagli spiritisti in appoggio alla loro tesi, la decisione sulla sopravvivenza, almeno per questa via, è ancora sub indice.

Di particolare importanza è l'interpretazione del fenomeno quando l'evento o l'oggetto è futuro; in tal caso la sola ipotesi attendibile è quella della c. indiretta. Mettendo da parte per ora la possibilità che l'intelligenza trasmittente sia quella stessa di Dio, deve subito esclu-

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dersi la telepatia tra viventi. Infatti chi trasmette si troverebbe nelle identiche difficoltà di colui che riceve, cioè nell'impossibilità di conoscere un evento futuro, quindi ancora non esistente (a meno che non venga previsto nelle cause che debbono produrlo, come, ad es., la data esatta di un'eclissi di luna).

Il problema diviene arduo se ci domandiamo se altre intelligenze, distinte da quella di Dio e dell'uomo vivente, possono conoscere il futuro. Ben considerando la cosa, non sembra possibile altro ricorso che all'intelligenza di un'anima disincarnata (defunto) o a un puro spirito (angeli, demoni). Sia chi sia, rimane però ben stabilito che un evento futuro, non essendo per definizione ancora conoscibile in se stesso appunto perché ancora non esiste, non può esser conosciuto che nelle sue cause. Se l'evento futuro è dovuto alla decisione d'una causa libera, ad es. l'uomo, non potrà esser conosciuto in essa con certezza, ma solo congetturalmente; se così non fosse, con manifesto assurdo, la causa sarebbe insieme libera e predeterminata. Se l'evento futuro è dovuto a causa non libera, potrebbe esser conosciuto anche da un ente intelligente distinto da Dio, capace tuttavia di porsi in contatto con detta causa, di conoscerla e di analizzarne sufficientemente il meccanismo d'azione, tanto quanto è necessario per trarne l'apprendimento dell'effetto futuro. Tale sarebbe il caso della premonizione di morte d'un Tizio a causa di malattia, quando, per deficenza della scienza umana, ciò rimanesse oscuro anche ai medici, chiaro, invece, all'intelletto, senza paragone più poderoso, d'un puro spirito. Al contrario, non è facile accettare l'intervento d'un defunto, non potendosi ammettere in esso un'intelligenza dotata d'un potere naturale superiore a quello dei viventi. Ciò perché, anche concedendo che il defunto, attraverso un meccanismo d'azione a noi oggi totalmente sconosciuto, possa naturalmente (cioè, con le sole forze provenienti dalla sua natura di anima disincarnata, senza, dunque, l'ausilio di Dio) mettersi in contatto con l'uomo vivente, ad es., col Tizio del caso proposto; non si vede come la mente di lui, non superiore in potenza a quello dei viventi, e quindi, nell'esempio, nemmeno a quella dei medici, abbia la virtù di scorgere ciò che essi non riescono a vedere. Né potrà soccorrere il fatto che il defunto esiste in condizioni diverse dalle nostre; non si vede in qual maniera le potenze di lui possano essere avvalorate dal suo stato d'esistenza, certamente deteriore rispetto a quello del vivente, nel quale l'anima è unita al corpo, cioè al suo naturale strumento d'azione vitale e quindi di conoscenza.

Rimane fuori discussione la possibilità da parte di Dio di trasmettere all'uomo qualunque premonizione d'eventi futuri, secondari a cause determinate o libere. Qui sorgono gravissimi quesiti, sul modo come Dio conosce gli eventi futuri liberi e circa l'accordo fra prescienza divina e libero arbitrio umano; per la loro soluzione, si rimanda ai trattati di teologia speculativa (cf., p. es., H. Hurter, Theologia dagmat., II, Innsbruck 1885, dalla tesi 97 alla tesi 106). L'intervento di Dio dovrà ammettersi soltanto se ogni altra causa determinante il fenomeno, si rivela inadeguata; certamente, nel caso della esatta (cioè, non congetturale) premonizione del futuro libero, la causa della profezia non può essere che Dio.

Gli studiosi di metapsichica ricorrono a ipotesi che rendono verosimile il fatto della premonizione del futuro, rimanendo proporzionate alla conoscenza dei viventi e alla natura delle anime disincarnate; ipotesi, però, tutte insostendiali, spesso ridicole. Se ne citano tre : a) la vita, che noi crediamo successione di eventi nel tempo, è istantanea, ma noi non ne abbiamo coscienza; b) l'anima, prima d'incarnarsi, determina tutto il proprio avvenire e anche la data della sua morte (teoria prenatale, fatalista, reincarnazionista); c) gli eventi di questa vita, per noi futuri, sono già presenti ed esistenti in un ordine diverso dal nostro, il quale potrebbe essere l'essenza divina (cioè Dio), oppure una «quarta dimensione», oppure l'ordine
in cui esistono le anime disincarnate e gli spiriti puri (tale ordine, fuori del tempo, permetterebbe la visione simultanea degli eventi umani).

Il Myers, con la sua considerevole autorità, ha sostenuto queste dottrine (non però tutte), prima e dopo di lui riprese da vari trattatisti. Ma l'ipotesi dell'istantaneità della vita non va d'accordo con la realtà dei fatti; la teoria prenatale contrasta nettamente con la fede cattolica, con i risultati delle scienze psicologiche e con i fatti i quali attestano essere la nostra vita non frutto di decisioni precedenti alla nascita, e quindi di fatalità, ma del nostro libero sforzo. L'ultima teoria potrà essere accolta purché non si pretenda di sostenere che l'intelletto del percipiente vegga già in questa vita direttamente l'essenza divina: ciò infatti s'identifica con gli errori dell'ontologismo, condannati dalla Chiesa (Decr. S. Uff. del 14 dic. 1887 contro gli errori di Antonio Rosmini-Serbati: Denz-U, nn. 1891-1930); inoltre è contrario alla ragione e ai fatti sperimentali. L'ipotesi della «quarta dimensione» è senza valore. L'ammissione che per i defunti e i puri spiriti la nostra vita sia già interamente presente, e ciò soltanto perché costoro sono fuori del tempo, non ha fondamento : infatti verrebbe ad ammettere che un ente simultaneamente esiste e non esiste, il che è assurdo.

Concludendo, si può dire quanto segue : è certo che la c. esiste, ma è difficile riconoscere le cause : queste in moltissimi casi sono naturali e vanno ascritte a un potere insito nell'uomo vivente, che è capace di esplicarsi in condizioni favorevoli; in alcuni casi invece si richiede necessariamente l'intervento divino. L'ammissione dei puri spiriti, quale causa del fenomeni, è normalmente assai poco probabile; qualche volta attendibile, anzi certa; quella dei defunti, ancor meno probabile, sempre incerta.

Biss.: F. W. H. Myers, Human Personality and its Survival of Bodily Death, 2 voll., Londra-Bombay 1903 (di questa opera capitale si hanno varie traduzioni, fra le quali si segnala l'adattamento in francese di S. Janislevitch, Parigi 1919; esiste pure una riduzione italiana in 2 voll., stampata da E. Voghera, Roma 1909); E. Duchâtel, La vue à distance dans le temps et dans l'espace. Enquête sur les cas de psychométrie, Parigi 1910; E. Osty, Lucidité et intuition. Etude expérimentale, ivi 1913; E. Bozzano, Dei fenomeni di teletesia, Roma 1920; R. Tischner, Uber Telepathie und Hellsehen. Experimentell-theorische Untersuchungen, Monaco 1920; E. Bozzano, Gli enigmi della psicometria, Roma 1921; C. Richei, Traité de métapoychique, Parig1 1922; W. Mackenzie, Metapsichica moderna, Roma 1923; E. Osty, La connaissance supernormale, Parigi 1923; E. Bozzano, Prenonizioni, precognizioni, profezie, Roma 1929; U. Sinclair, Mental. Radio, Monrovia (California) 1930; E. Osty, Télépathie spontanée et transmission de pensée expérimentale, in Revue de métapoychique, 12 (1932), 13 (1933), trad. it., La telepatia, Milano 1934; C. Barnard, The Supernormal, Londra 1933, trad. it., Roma 1948; C. E. Stuart and J. G. Pratt, A handbook for testing extrasensory perception, Nueva York 1937; J. B. Rhine and J. G. Pratt, Extra-Sensory Perception after Sixty Years, ivi 1940; F. Cazzamalli, Di un nuovo apparato radioelsttrico rivelatore dei fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello umano, in Energio Elettrico, 1 (1941), p. 28 agg.; J. B. Rhine, Experiment bearing upon the precognition hypothesis, in The Journal of Parapoychology, 1 (1941), pp. 51-57; G. Schopin, La ricerca scientifica in metapsichica, Roma 1942; id., Un nuovo campo di applicazione del metodo statistico: lo studio dell'effetto detto di percezione extrasensoriale (ESP), estratto degli Atti della Società Italiana di Demografia e Statistica, ivi 1947 (contiene una ricca bibl. delle ultime pubblicazioni americane circa gli studi e i metodi statis.ici in metapsichica); B. M. Humphrey, Handbook of Tests in Parapoychology, Durham (North Carolina) 1947; W. Carington, Telepatia, trad. ital., Roma 1948; A. Grandini, Prodigi del pendolo, Milano 1948 (contiene un'ampia bibl.); J. B. Rhine, The Reach of the Mind, trad. it., Roma 1949.

Alighiero Tondi
C. SPirituale. - Nel linguaggio della teologia mistica è il dono soprannaturale di discernere da quale spirito, se buono o cattivo, è mossa un'anima da dirigere; o di leggere nel segreto dei cuori, o di vedere e manifestare avvenimenti passati o anche presenti, ma a distanza, che altrimenti non si potrebbero conoscere con i soli mezzi o secondo le sole leggi naturali. Secondo alcuni la c. spirituale sarebbe un aspetto della "profezia», intendendo profezia nel senso lato di conoscenza delle cose pas-

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sate, presenti e future ignote al profeta (Sum. Theol., 2^{mathrm{a}-2^{mathrm{ae}}}, q. 131, a. 3); però più comunemente e più propriamente il termine "profezia" lo si restringe alla conoscenza e alla previsione del futuro (Benedetto XIV, De serv. Dei beatificatione et beat. canonizatione, I. III, cap. 45, n. 2).

Esempio di c. spirituale sarebbe la conoscenza avuta a Roma, il 7 ott. 1571, da s. Pio V della vittoria di Lepanto, nel momento stesso decisivo della lotta (cf. Pastor, VIII, pp. 579-80); e quella avuta da s. Teresa, a Medina del Campo, il 15 luglio 1570 , del massacro di 40 Gesuiti, in mare, all'altezza delle Canarie (cf. s. Teresa, Autobiografin, trad. ital. di C. Mella, Modena 1871, pp. 333-36); tali anche i numerosi fatti di lettura dei cuori, narrati nella vita del santo Curato d'Ars (cf. F. Trochu, Les intuitius du Curé d'Ars, 2 voll., Lione 1931).

I fatti di c. spirituale vanno naturalmente vagliati secondo le norme di una critica severa per non cadere in errori o in illusioni o nella credulità; ma pure lasciando a parte quelli che si possono spiegare ricorrendo alla scienza ed alla psicologia, altri ne rimarranno che, e per il contenuto e per le circostanze, richiederanno l'intervento di un agente soprannaturale. Ad es., i segreti più intimi dei cuori, che riguardano lo stato della coscienza, le vocazioni, i disegni di Dio sulle anime non si potranno in molti casi leggere se non alla luce interiore dello Spirito Santo, il quale "penetra tutto, anche le profondità divine" (I Cor. 2, 20).

Uno dei caratteri distintivi di questi fatti è la chiarezza, la precisione, la certezza su quello che cosi s'è venuti a conoscere: "Il Signore pur non mostrandosi sotto forma sensibile, s'imprime nella mente con una notizia cosi chiara che sembra non potersene menomamente dubitare, perché Egli vuole che l'oggetto resti cosi profondamente scolpito nella mente, che non ne possiamo concepire dubbio, più di quello che vediamo cogli occhi; anzi meno ancora "(s. Teresa, op. cit., p. 366).

Quanto al modo con cui la c. spirituale avviene e si svolge, gli stessi, che ne sono soggetto, non trovano parole adatte a spiegarlo: "Dio istruisce l'anima e parla senza parlare. E questo linguaggio è talmente celeste, che male quaggiù si può dare a intendere, per molto che ci proviamo di dire, se il Signore per esperienza non l'insegna" (ibid., p. 366).

Resta da notare che la c. spirituale, essendo un dono gratuito, come la profezia, non dà la santità, né la suppone; e quindi può esserne soggetto anche un peccatore; però generalmente, esso è accordato ad anime sante, perché più è meglio si sentano aiutate nella missione loro affidata da Dio.

Bibl.: A. Sandreau, Les faits extraordinaires de la vie spirituale, Parigi 1908, pp. 225-79; A. Farges, Les phénomènes mystiques distingués de leur contributions humaines et diaboliques, II, Parigi 1923, pp. 128-53.

Celestino Testore
CHIAVARI, diocesi di. - Diocesi e città in provincia di Genova, eretta da Leone XIII il 3 dic. 1892; ha una superfice di 570 kmq . con 148 parrocchie, 242 sacerdoti diocesani e 44 regolari, un seminario; conta ca. 100.000 ab., tutti cattolici (1948); è suffraganca di Genova. Il primo vescovo fu Francesco Vinelli (m. il 26 dic. 1910).

La Cattedrale, la Madonna dell'Orto, venne eretta nel 1613 ed è basilica minore; è preceduta all'esterno da un portico a colonne del Poletti, nell'interno contiene affreschi del Baratta e quadri del Borzone e del Merano. Altre chiese sono quelle di S. Giovanni e di S. Francesco.

Sottoposta ai genovesi, dopo la scoperta della congiura dei Fieschi (1542), la città di C. ebbe molto a soffrire. Nella parrocchia di Cugurno si ammira la monumentale chiesa gotica di S. Salvatore, fatta costruire da Innocenzo IV, Fieschi, ca. il 1250. Nelle vicinanze della chiesa esistono gli avanzi del palazzo Fieschi (sec. 22 II).

Bibl.: C. Garibaldi, C. antico fino al 1797, Genova 1855; F. Vinelli, La diocesi di C., ivi 1908.

Enrico Josi
CHIAVASSA, Michele Antonio. - In religione, Giovan Domenico di S. Chiara. Missionario e vescovo
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(da Liguria, T.C.f., Milano 1858, p. 82)
Chavari - S. Salvatore di Cugurno, Basilica dei Fieschi, fondata da Innocenzo IV (ca. 1250).
carmelitano. N. a Racconigi (Cuneo, Italia), il 1^{°} marzo 1710 e fece la professione religiosa il 6 apr. 1728. Dal 1740 missionario nel Gran Mogol, e precisamente nella stazione di Karwar (Canara). Fu cletto, il 15 giugno 1756, vicario apostolico del Gran Mogol, con il titolo di vescovo assuritano in partibus, e pose la sua residenza a Karwar (ossia Sunkery), essendogli stato impedito dal governo inglese di entrare a Bombay. Chiuse la sua vita durante la visita pastorale nel regno di Canara, fatta per incarico dell'arcivescovo di Goa, il 25 genn. 1772 .

Bibl.: E. Hull, Bombay Mission History, I, Bombay 1927, pp. 66-67, 187: Ambrosius a S. Teresia, Hierarch. Carm., 3a serie Roma 1936, pp. 129-36; F. Kaverius a S. Anna, Annales Miss. de Caruar, ivi 1939, pp. 24-37; id., Nomenclator Miss. C. D., ivi 1944, p. 209.

Ambrogio di Santa Teresa
CHIAVETTA, Giacinto. - Cappuccino della provincia di Messina, in religione Giacinto da Troina.

Dotto nel diritto ecclesiastico e civile, sostenne varie cariche nel suo Ordine; coltivò la teologia spirituale, di cui lasciò un saggio nell'opera Istruzioni familiari nelle vie dello spirito (Messina 1732). In essa mostra una vasta conoscenza degli scrittori ascetici sia antichi sia moderni; nell'esposizione dei vari argomenti della vita ascetica tende a preparare l'anima alla contemplazione. Scrisse anche una Vita di s. Silvestro di Troina, monaco dell'Ordine di S. Basilio Magno (ivi 1734).

Bibl.: Bérnardo da Bologna, Biblioteca scriptorum Ord. Min. Cap. Venezia 1747, p. 125; Andrea da Paternò, Notizie storiche degli uomini illustri dei Min. Capp. della provincia di Messina, Catania 1781, p. 205; G. Maria Mira, Bibliografia siciliana, I, Palermo 1875, pp. 222, 420.

Felice da Maroto

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CHICAGO, ARCIDIOCESI di. - Città dello Stato dell'Illinois negli Stati Uniti, e sede di arcidiocesi metropolitana che comprende le contee di Cook, Lake, Du Page, Kankakee, Will e Grundy nell'11linois con una superfice complessiva di 10.136 mathrm{kmq}. Sue suffragance sono le diocesi di Belleville, Jolliet, Peoria, Rockford e Springfield nell'Illinois. Nel 1948 i cattolici erano 1.755 .868 su 5.110 .100 ab., sotto la direzione del cardinale arcivescovo, di tre vescovi ausiliari, 1113 sacerdoti diocesani e 942 religiosi appartenenti a 25 istituzioni, con 549 chiese, 447 parrocchie, un seminario, una Pontificia facoltà teologica, fondata il 20 sett. 1929, e un collegio a Roma, tutti intitolati a S. Maria del Lago; in più un seminario minore. Nel 1947 vi furono 6190 conversioni.

Fin dal 1674 il celebre gesuita Giacomo Marquette esplorava il territorio dell'attuale diocesi, ma solo alla fine del sec. xviri i bianchi cominciarono a coionizzarlo. Nel 1804 fu costruito il forte Duaborn all'imboccatura del fiume Chicago, e intorno vi si stabilirono dei coloni. Nel 1833 un centinaio di cattolici ivi residenti domandarono a mons. Rosati vescovo di St-Louis e amministratore di Bordstown, di cui faceva parte l'Illinois, di avere un sacerdote stabile. Il vescovo inviò l'abate Saint-Cyr che costrui la prima chiesa. Nel 1843 i progressi realizzati incitarono il 5^{°} Concilio plenario di Baltimora a domandare alla S. Sede di separare C. dalla diocesi di Vincennes (oggi Indianapolis) dopo l'erezione di quest'ultima nel 1834 per farne sede di un vescovato. Il 28 nov. 1843 Gregorio XVI eresse la nuova diocesi, elevata da Leone XIII a metropolitana l'8 sett. 1880. In C. si tenne nel 1926 il XXVIII Congresso eucaristico internazionale. Dal 1892 si pubblica in C. il The New World Publishing Co., organo ufficiale dell'arcidiocesi di C. e della provincia di Illinois. - Vedi Tav. LXXXIX.

BISL.: J. Webster Melody, s. v. in Cath. Eucyd., III, pp. 653-56; H. O' Neill. Illinois, ibid., VII, pp. 653-60; G. J. Garraglian, The Catholic Church in C. (1813-1871), on historical sketch, Chicago 1921; J. H. O' Donnel, The catholic hierarchy of the United States 1790-1911, Washington 1922; G. C. Shearer, Pontificia Americans, a documentary history of the catholic church in the United States 1784-1884, ivi 1933 (v. indice); The Official catholic directory 1947, Nuova York 1947, parte 2*, pp. 46-72.

Corrado Morin
Parlamento delle religioni a C. - In occasione dell'Esposizione Universale tenuta a C. nel 1893 si tenne in quella città, organizzato dal miniaro protestante J. H. Barrow, un "Parlamento delle religioni" dall'ir al 27 sett., al quale furono invitati i dignitari delle varie religioni del mondo. Non vi aderirono ufficialmente né l'islamismo né l'anglicanesimo : gli arcivescovi americani dopo qualche esitazione decisero di prendervi parte e incaricarono dell'organizzazione mons. Keane, rettore dell'Università cattolica di Washington, il quale propose anche l'argomento delle dissertazioni (la discussione era esclusa) per i vari giorni del congresso. I temi proposti furono per ciascun giorno i seguenti : Dio, l'uomo, la religione, cioè il rapporto tra Dio e uomo; le varie religioni e loro studio comparato; le scritture sacre; e poi i rapporti della religione con la famiglia, la società, i problemi sociali, le prospettive di riunione dei cristiani, ecc.

Lo scopo del Parlamento secondo C. C. Bonney, direttore dell'Esposizione, "doveva essere inteso come l'unione di tutte le religioni contro l'irreligione».

Presensiammo il congresso, oltre i cattolici, gli "ortodossi", i protestanti delle varie denominazioni, gli Ebrei, e poi buddhisti, scintoisti, confuciani, taoisti, parsi, tutti nei loro paludamenti sacri.

La seduta fu aperta con la recita del Pater noster recitato dal card. Gibbons e seguito da tutti i presenti. Seguì nelle varie tornate l'esposizione, natu-
ralmente apologetica, delle varie credenze pur essendo in tutti la preoccupazione di porre in luce più l'elemento morale-unificatore, che non quello dottrinale, discriminatore delle varie credenze. Per l'illustrazione particolare delle varie fedi si tennero sedute in separata sede.

Mons. Keane riassunse così i risultati del «Parlamento»: 1) la comparazione delle religioni sbocca nell'affermazione del monoteismo; 2) lo sforzo di unità del mondo logicamente e storicamente si orienta verso la persona storica di Gesù Cristo; 3) la sua Chiesa non deve essere soltanto una federazione di corpi distinti, ma una unità organica, vero corpo mistico di Lui.

Il «Parlamento delle religioni» di C. non ha giovato - come del resto era prevedibile - a unificare le idee né a chiarire speciali punti di vista della storia delle religioni; ma valse ad accentuare il desiderio di unione dei cristiani, patrocinando innanzi tutto l'unione di tutte le chiese protestanti di lingua inglese. Esso propose anche di stabilire vari comitati per assicurare la periodicità di tali riunioni, le quali si tennero infatti, sebbene Leone XIII con una lettera al delegato apostolico consigliasse ai cattolici di radunarsi per loro conto o almeno di assistere a dette riunioni solo in qualità di uditori.

BISL.: L. P. Mercer, Review of the World's Religions Congresses, Chicago 1893; G. H. Barrow, History of the Parliament of Religions, 2 voll., ivi 1894; E. Combs, Il Parlamento delle religioni, in Nuova Antologia, 30 (1894), pp. 428-31; A. Houtin, L'Américanisme, Parigi 1904, pp. 111-28. Nicola Turchi

CHICOUTIMI, diOCESI di. - Nel Canadà. Città della provincia di Quebec, e suffraganea di Quebec, comprende le contee di C., Charlevoix, Lac StJean, e in parte quello di Saguenay. Nel 1947 contava 191.000 cattolici sotto la direzione di 250 sacerdoti diocesani e 53 religiosi, con 89 parrocchie, 8 missioni, 89 cappelle, 1 seminario, 18 collegi per ragazzi, 7 accademie per signorine, 350 scuole, 2 orfanotrof. A S. Michele di Mistassini si trova l'abbazia cistercense della Stretta Osservanza di Notre-Dame de Mistassini, fondata nel 1892.

La città di C., fondata a metà del sec. xix da coloni della vallata del San Lorenzo, fa parte di quella regione la cui colonizzazione ebbe inizio nel sec. xvir e fu assistita dai Gesuiti fino alla fine del sec. xviri, quindi dagli Oblati di Maria Immacolata fino alla metà del sec. xix, e da allora dal clero diocesano. La diocesi di C. è stata creata il 28 maggio 1878 per smembramento dell'arcidiocesi di Québec. La Cattedrale dedicata a s. Francesco Saverio, distrutta dal fuoco nel 1912 e nel 1919, è stata ricostruita per la terza volta.

BISL.: Acta Leonis XIII, I, pp. 61-63 e VII, pp. 83-85; V. H. Huard, s. v. in Cath. Euc., III, p. 658; Le Canada ecclésiastique 1949, Montréal 1949, pp. 133-45. Corrado Morin

CHIDONE, Demetrio: v. CIDONE demetrio.
CHIDONONE (CidONE), Procono: v. CIDONE Procono.

CHIEREGATO (CHIERICATI), Francesco. - Nunzio apostolico, n. a Vicenza nel 1478, m. a Bologna il 6 dic. 1539. Sotto Leone X fu mandato, come nunzio apostolico, dal 1515 al 1517 in Inghilterra, e due anni dopo in Spagna; poi ancora, nel 1521, in Portogallo. A Saragozza e a Barcellona ebbe occasione di conoscere il futuro papa Adriano VI, allora card. A. Florenz e governatore di Carlo V. Il 7 sett. 1522 venne nominato dal nuovo Papa vescovo di Teramo e nunzio in Germania in occasione della Dieta di Norimberga. Giunto in Germania il 26 sett. 1522, e ben accolto dall'arciduca Ferdinando, partecipò alla dieta apertasi il 17 nov. di quello stesso anno, vi pronunciò due discorsi, ed il 3 genn. 1523 diede lettura della lettera del Papa

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in cui si riconoscevano gli abusi invalsi nella Chiesa la necessità e di eliminarli. Ma ciò non bastò a mutare l'animo dei ribelli alla potestà ecclesiastica ed a ricondurre la pace religiosa in Germania. Neppure fu possibile ottenere l'esecuzione dell'editto di Norma (1591) contro Lutero. Nel 1534 fu governatore e castellano di Narni, uffici cui rinunciò nel 1535 per motivi di salute.

Biel.: B. Morsolin, F. C., Vicenza 1873; G. Hergenröther, Storia univ. della Chiesa, Firenze 1907, VI, p. 55; Pastor, IV, 11, passim; F. Leuchert, s. v. in LThK, II, col. 860 . Emma Santovito

CHIEREGATO, Lionello. - Vescovo e nunzio papale, n. a Vicenza da Nicola C., nella prima metà del sec. xv. Dottore in decreti, nel febbr. 1470 lo si trova al seguito del card. Marco Barbo, vescovo di Vicenza; poi a Roma, alla corte di Paolo II; fu nominato vescovo di Arbe in Dalmazia l'8 genn. 1472 ed accompagnò il Barbo nella legazione in Germania, ma lo precedette nel ritorno a Roma (1473). Il 14 genn. 1484 passò al vescovato di Traù, visitò la diocesi ed anche il Friuli a nome del Barbo patriarca di Aquileia; finalmente, il 22 ott. 1488 , fu trasferito alla sede di Concordia nella Venezia orientale.

Nel frattempo Innocenzo VIII lo aveva nominato nunzio in Francia per regolare le controversie politico-religiose di quella nazione (nov. 1487), dandogli per compagno Antonio Flores canonico di Siviglia. Dalle lettere del C. si conosce quanto fossero le accuse contro gli abusi degli ecclesiastici e particolarmente dei religiosi, ed anche l'opera sua nei riguardi di Pico della Mirandola rifugiato in Francia.

Nel 1490 egli passò in Inghilterra per negoziare la pace fra quel re e Carlo VIII. Il 29 sett. 1490 il C. lasciò Lione e la Francia con il collega, e rientrò a Roma senza avere concluso gran cosa causa le misure dilatorie della corte francese. Il C. ebbe il favore anche di Alessandro VI che lo incaricò di abboccarsi con Carlo VIII quando scese verso Roma (dic. 1494) e l'anno seguente lo inviò nunzio in Germania presso Massimiliano. Vi rimase sin verso la metà del 1499 quando si portò nel suo vescovato di Concordia, dove, nel febbr. 1505, tenne anche un Sinodo, e vi morì il 19 ag. 1506. Uomo integro e dotto, il C. non ebbe forse come nunzio molta fortuna. Fu ritenuto al suo tempo oratore di grande merito, e delle sue orazioni di circostanza alcune si hanno per le stampe; disse anche il discorso di cerimonia per il matrimonio di Lucrezia Borgia con Giovanni Sforza.

Parte dei suoi dispacci e lettere sono pure stampati.
Biel.: P. Paschini, L. C. nunzio ecc., Roma 1935; id., Il carteggio fra il card. Marco Barbo e Giovanni Lorenzi, Città del Vaticano 1948, passim.

Pio Paschini
CHIERIGATO (Clericatus), Giovanni. - Teologo e canonista della Congregazione dell'Oratorio, n. a Padova l'8 sett. 1633, m. nella stessa città il 29 dicembre 1727. Coprì vari uffici ecclesiastici, e fu anche vicario generale del b. Gregorio Barbarigo.

Lasciò le seguenti opere meritamente apprezzate: De virtute et sacramento poenitentiae (ivi 1702); Decisiones sacramentales theologicae canonicae et legales (Venezia 1727); Discordiae forenses (ivi 1734): vi si tratta, fra l'altro, dei benefici e delle pensioni; Via lactea, seu Institutiones Iuris canonici (ivi 1717).

Biel.: B. Iberti, Memorie intorno alla persona ed alle opere di mons. G. C., Padova 1790.

Alberto Scola

## CHIERICI : v. Clero.

CHIERICI DI SAN VIATORE.- Congregazione religiosa, fondata per l'insegnamento ed il ministero sacro dal sacerdote Luigi Querbes (1793-1859) parroco di Vouries presso Lione, nel 1823. Fu approvata dall'autorità civile nel 1830, da quella ecclesiastica l'anno seguente, e definitivamente dalla S. Sede nel 1839. La Congregazione si compone dei catechisti (religiosi insegnanti) e aiutanti (fratelli conversi). I catechisti son destinati all'insegnamento; possono essere sacerdoti o no, ma professano la stessa regola
e hanno gli stessi privilegi. Ai sacerdoti son riservate la cariche di superiori maggiori e di maestri dei novizi. I catechisti possono essere superiori locali, membri del consiglio generale e dei consigli provinciali.

Sono diffusi in Belgio, Francia, Spagna, Canada, Stati Uniti, Cina e Giappone, con scuole primarie, superiori ed universitarie. I sacerdoti hanno anche cura di attinue in parrocchie e seminari. L'Istituto conta oggi 1500 professi, dei quali 550 sacerdoti, con 22.000 alunni che ne frequentano le scuole.

Biel.: P. Robert, Vie de p. Louis Querbes, Bruxelles 1922; Anon., L'Istituto des Clercs de S. Vintour, Parigi 1927; A. Bernard, Histoire des Clercs de S. Vinteur au Canada, Montriàl 1947.

Luciano Papi
CHIERICI REGOLARI. - Sono quelle società religiose di chierici che, fondate dal principio del sec. xv sino alla fine ca. del xviin, non seguivano nessuna delle regole monacali e si consacravano alle forme più varie dell'apostolato.

La loro origine è dovuta in buona parte agli ideali di riforma della vita religiosa specie dopo il Concilio di Trento, alla necessità di provvedere ai bisogni della Chiesa, al sorgere del protestantesimo, e ai paesi scoperti nelle Indie occidentali ed orientali. Essi esercitano l'apostolato nelle forme più varie, che vanno dall'insegnamento alla predicazione, alla cura degli infermi. Hanno le proprie costituzioni, il governo è più centralizzato che non negli Ordini mendicanti, non consacrano al divino Ufficio lo stesso tempo che i monaci, anzi parecchi lo recitano soltanto privatamente. Per la precedenza vengono subito dopo i monaci e prima delle Congregazione religiose di chierici (can. 491).

Biel.: C. Silos, Historiarum clevisorum regularium, parti 1*. 3*, Roma e Palermo 1632-66; M. Heimbacher, Die Orden und Kongreastionen der hath. Kirche, 3⁴ ed., II, Paderborn 1934, p. 96 sgg.; I. Schaefer, De Religiosis, 3⁴ ed., Roma 1940, p. 27.

Giuseppe Creuson
I. Chierici regolari della Madre di Dio. - Ordine religioso fondato in S. Maria della Rosa a Lucca il 3 maggio 1574 da s. Giovanni Leonardi (v.). Il primitivo titolo : Preti riformati della S. noa Vergine, fu poi cambiato in Congregazione dei Chierici secolari della b. Vergine: l'attuale fu stabilito nel 1614.

Per avere una buona direzione nella vita della piccola famiglia, il fondatore si servì nei primi tempi dell'opera di due religiosi domenicani : i padri Francesco Bernardini, e Benedetto Onesti, del convento di S. Romano in Lucca.

Nel 1580 la piccola istituzione lasciò la chiesa della Rosa e si trasferì in quella di S. Maria Corteorlondini ove, l'8 marzo 1583 , si compì l'erezione canonica per opera del vescovo, mons. Alessandro Guidiccioni seniore. Il 13 ott. 1595 venne la conferma della S. Sede, e conseguentemente l'esenzione dalla giurisdizione dell'Ordinario. Nel 1621 fu elevata da Gregorio XV al grado di Ordine religioso, e due anni dopo fu ammessa al godimento dei privilegi e delle esenzioni degli altri Ordini religiosi. Con breve pontificio del 14 genn. 1614, e per desiderio del card. Benedetto Giustiniani, protettore degli Scolopi, era avvenuta l'unione di questi con la Congregazione del Leonardi; ma l'unione fu di breve durata (fino al 6 marzo 1617), poiché fra le due istituzioni esisteva incompatibilità di ministero: i figli del Leonardi non vollero rinunciare al ministero parrocchiale, e gli Scolopi a quello scolastico. Nel 1603 il card. Baronio fu nominato protettore della Congregazione lucchese, della quale è considerato quale secondo fondatore, per averla coadiuvata e difesa nelle più critiche circostanze. Egli fece eleggere generale perpetuo il Leonardi, e l'anno seguente fece adunare il primo Capitolo generale in Roma, nel quale si approvarono le Costituzioni che egli stesso aveva già riveduto.

Nel 1601 il Leonardi aveva ottenuto in Roma la chiesa di S. Maria in Portico (poi dedicata a S. Galla, demolita nel 1935) ai piedi del Campidoglio, luogo allora insalubre e spopolato, offertagli dal card. Bartolomeo Cesi, che ne era il titolare. Presso questa, che era anche parrocchia e collegiata con canonici, apriva una casa della sua istituzione, ove rimase fino al 1620 , quando si trasferì nella vi-

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Chierici regolari (Scolopi) - Studentato filosofico-teologico a Monte Mario in Roma.
cina chiesa di S. Maria in Campitelli, ove ancora oggi ha sede la casa generalizia dell'Ordine. Altre case furono fondate poi: a Napoli, sulla riviera di Chiaia (S. Maria in Portico) e nel centro della città (S. Brigida a Toledo); in Vasto negli Abruzzi; a Genzano di Roma nel 1841; a Monaco (Principato) nel 1873; a La Spezia, intorno all'anno 1880; a Massa Marittima nel 1897; a Fosciàndora (Lucca) nel 1903; a Candela (Foggia) nel 1937; a Gallipoli (Lecce) nel 1938; a S. Ferdinando di Puglia nel 1946. In questi ultimi anni sono state aperte tre case nel Cile, in luoghi di missione secondo lo spirito del Leonardi, il quale nel 1603 , insieme allo spagnolo mons. G. Batt. Vives, aveva gettato le basi dell'istituzione di Propaganda Fide. Altri tentativi di aprire case di missioni erano avvenuti, al principio del sec. xviri, con il p. Domenico Perroni, morto a Canton (Cina) nel 1729, ove era stato inviato come procuratore generale di Propaganda Fide, e nel 1924 con l'erezione di una casa nella diocesi di Batucatù nel Brasile. In Lucca l'Ordine portò un efficace contributo al movimento della controriforma. Fra i religiosi insigni, vanno annoverati i venn. Giovanni Battista Cioni (m. nel 1623) e Cesare Franciotti (m. nel 1627), primi soci del Leonardi; Ippolito Marracci (m. nel 1675), fecondo scrittore di cose mariane, suo fratello Ludovico (m. nel 1700), arabista; Costantino Roncaglia (m. nel 1737), scrittore di teologia morale; e Giandomenico Mansi (m. nel 1779), il noto collettore dei Sacri Concili.

Scopo dell'Ordine è l'esplicazione del ministero parrocchiale e sacerdotale, in tutto ciò che è vita attiva dell'apostolato. L'abito è lo stesso che indossavano i sacerdoti nel sec. xvi, cioè : sottana nera senza bottoni, con una falda sovrapposta all'altra e fermata alla vita con una fascia di lana; e collare mobile, rivoltato sul colletto della sottana. Lo stemma è rappresentato dall'immagine della Madonna Assunta in cielo. L'Ordine conta oggi ca. 100 religiosi in 8 case.

Bibli C. Franciotti, Cronache della Congregazione..., manoscritto esistente nella casa generalizia; F. Ferraironi, Tre secoli di storia dell'Ordine delle Madre di Dio, Roma 1939.

Francesco Ferraironi
II. Chierici regolari minori (Caracciolini). Ebbero origine nel 1588 a Napoli ad iniziativa del p. Giovanni Adorno, di s. Francesco Caracciolo
e di d. Fabrizio Caracciolo dei principi di Marsiconovo, e furono approvati da Sisto V il 9 apr. 1589.

Le Costituzioni si differenziano da quelle degli Ordini religiosi di voti solenni per i seguenti principali motivi : a) ai tre voti religiosi è aggiunto quello di non ambire dignità ecclesiastiche, e il giuramento di non procacciarsi prepositure anche dentro l'Ordine; b) i religiosi sono obbligati ad un turno di orazione davanti al S.mo Sacramento di un'ora per ciascuno nella giornata; c) dove il numero dei sacerdoti e dei chierici lo consente, v'è l'obbligo dell'ufficiatura in comune, senza canto; d) parimenti a turno ogni religioso deve compiere una penitenza straordinaria. Si dedicano inoltre alla predicazione, all'educazione della gioventù, all'assistenza degli infermi, dei carcerati, ecc.

Morto dopo tre anni l'Adorno, il governo della Congregazione fu assunto da s. Francesco Caracciolo, per opera del quale si diffuse specialmente in Italia e nella Spagna, raggiungendo il numero di 60 case con ca. 2000 religiosi. Ebbe missionari in Cina, professori nelle università, predicatori, vescovi e scrittori molto apprezzati. Con l'andar del tempo perdette l'antico splendore fin quasi ad estinguersi. Ora è in promettente ripresa con otto case e sei parrocchie in Italia ed in America.

Bibl.: P. Pisanelli, Notizia historica della religione dei CC. BR. MM., Roma 1710; G. Rossi, Il precursore dell' Adorazione natturua: s. Francesco Caracciolo, 2^{°} ed., Ivi 1926.

Florindo Monachesi
III. Chierici regolari poveri della Madre di Dio delle Scuole pie (Scolopi). - Fondata da s. Giuseppe Calasanzio (v.) nel 1617 in Roma, la Congregazione fu preceduta dall'istituzione delle scuole popolari primarie fatta dallo stesso Santo (nel 1597, presso la chiesa di S. Dorotea, in Trastevere), che le denominò fin dall'origine «Scuole pie», donde «Scolopi».

Le Scuole pie, gratuite per tutti, furono le prime vere scuole popolari e primarie in Italia e in Europa. Esse costituirono per Roma una novità, e fecero cosi presto ad affollarsi, che dopo pochi anni fu necessario trasferirsi altrove: nel 1612 si stabilirono finalmente nella casa annessa alla chiesa di S. Pantaleo, dove ancora risiede la curia generalizia dell'Ordine. Intanto il Calasanzio si andava preoccupando dei suoi collaboratori nel ministero scolastico, e venne matu-

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(prt antioin dei pp. Scolopi)
Chierici regolari (Scolopi) - Collegio-convitto a Sarria (Barcellona).
randosi in lui il proposito di costituire una Congregazione religiosa, la quale, dopo varie vicende, fu fondata nel 1617 , e Gregorio XV nel 1622 ne approvò le Costituzioni con il breve Sacri apostolatus.

Nonostante l'ostilità di taluni, e qualche dissidio interno, l'opera si accreditava e si propagava. Prima nel Lazio, quindi in Liguria, nel Napoletano, in Toscana, in Sicilia, in Sardegna, in Germania, in Polonia, furono aperte case e scuole, vivente ancora il fondatore. L'attività della nuova Congregazione si estese presto anche alle scuole non primarie, per volere dello stesso Calasanzio, che non riconosceva limiti nell'insegnamento. E nota la scuola di matematica stabilita nel 1639 in Firenze, come pure l'amicizia coltivatavi dagli Scolopi con Galileo. Emuli e interessati si adoperarono in tutti i modi per tener ristretta l'azione educativa degli Scolopi nell'àmbito della scuola primaria o elementare. Alla tentata limitazione resistette incrollabile il fondatore, e fu questa una delle cause di un ulteriore accanimento contro le Scuole pie.

Comunque, è certo che l'Istituto così rapidamente ingrandito, e al tempo stesso mal compreso ed avversato, subl una crisi assai grave, provocata all'interno dai fratelli laici aspiranti al sacerdozio, e all'esterno da un deciso attacco di competitori e nemici. Questo stato di cose cagionò da parte di Urbano VIII la deposizione del Calasanzio da superiore generale, e poi, da parte di Innocenzo X, un breve del 16 marzo 1646, che imponeva la regressione dell'Ordine a semplice unione libera di varie case tra loro indipendenti, con piena facoltà a ciascuno di entrare a farne parte o uscirne. A siffatta soppressione sopravvisse due anni il fondatore, il quale mori, preannunziando la risurrezione della sua opera, ciò che avvenne parzialmente nel 1656 , quando Alessandro VII ridonò all'Istituto la fisonomia di Congregazione religiosa con voti semplici; e totalmente nel 1669 , quando fu rielevato da Clemente IX allo stato primiero di Ordine religioso con voti solenni.

In seguito, l'Ordine ebbe una gagliarda ripresa estendendosi in Italia e fuori. A una si rapida diffusione segui di pari passo il progresso sempre crescente del movimento letterario e scientifico, che ebbe la sua culla nello studentato di Chieti, donde, auspice il p. Morelli, unico glorioso superstite dei cosiddetti galilciani, s'irradió a tutto l'Ordine, nell'ultimo scorcio del Seicento, per opera principalmente del p. Pirroni, uno degli uomini più illuminati che abbiano governato l'Ordine ( 1677-85 ).

Nella seconda metà del sec. xvin s'inaugura per gli Scolopi un periodo di massimo rifiorimento nel campo delle lettere e delle scienze, unito al notevole aumento di case e di province. In molti luoghi essi non limitarono la loro opera alle scuole, ma assunsero anche il governo di collegi e seminari, sull'esempio del loro fondatore, che dal card. Michelangelo Tonti accettò l'incarico di istituire e reggere il collegio Nazareno di Roma, aperto nel 1630 . Gli Scolopi si dedicarono inoltre alla conversione degli oretici nella Boemia, in Moravia, ed alle missioni. Il sec. xvin fu il secolo d'oro delle Scuole pie, che nel 1784 contavano in Europa ben 218 case e 15 province. Molti Scolopi, soprattutto in Italia, insegnarono nelle universita. In Firenze si rese celebre l'Osservatorio Ximeniano, che accrebbe la sua fama durante tutto il sec. xix.

Le tendenze regalistiche e i moti rivoluzionari dell'ultimo Settecento e del primo Ottocento influirono sinistramente sugli Scolopi che, oltre a rimanere divisi in tre parti praticamente staccate tra loro, in alcune regioni ne rimasero stremati; e molto soffrirono le Scuole pie italiane per la soppressione degli Ordini religiosi nella seconda metà del secolo scorso. Nel 1904 papa Pio X restituiva l'unità gerarchica a tutto l'Ordine, spezzata dalla creazione nel 1804 del vicariato di Spagna.

Religiosi illustri per santità furono, oltre il Calasanzio (v.), a. Pompilio M. Pirrotti (v.), i venerabili Landriani e Casani, dei quali è in corso la causa di beatificazione. Molti si distinsero nelle scienze, nelle lettere e nelle arti.

Gli Scolopi contano attualmente 140 case con 2300 religiosi; 55.000 sono gli alunni educati nei loro collegi.

Bial.: T. Vifias, Scriptores Scholarum Piarum, 3 voll., Roma 1909-11; G. Giovannozzi, Il Calasanzio e l'opera sua,

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A sinistra: S. CHIARA. Affresco del sec. xiv - Assisi, convento di S. Damiano. A destra: S. CHIARA. Affresco di Giotto (sec. xiv) - Firenze, chiesa di S. Croce.

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(1st. dilaerl)
CHIESA ABBAZIALE DI CHIARAVALLE MILANESE (sec. xiI) - Milano.

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Firenze 1930: L. Picanyol, Brevis conspectus historico-statisticus Ordinis Scholarum Piorum, Roma 1932; id., Le Scuole Pie e Galileo Galilei, ivi 1942; Catalogus generalis Ordinis Scholarum Piorum exervite anno scholastico 1947-48, ivi 1948.

## CHIERICI SCALZI DELLA SS.rna CROCE E PASSIONE DI N. S. GESƯ CRISTO (PASSIONISTI). - Congregazione clericale di voti semplici perpetui, fondata da s. Paolo della Croce (v.) nel 1720 nella quale oltre i tre voti comuni a tutti gli altri istituti, se ne emette un quarto, quello di promuovere tra i fedeli la devozione alla Passione di Cristo. Vestono una tonaca di panno nero di lana, ruvido e pesante, con cintura di cuoio, da cui pende a sinistra la corona del rosario, e con un mantello dello stesso panno, lungo fino al ginocchio. Hanno sandali e il cappello ecclesiastico. Solto la spalla sinistra sulla tonaca e sul mantello portano un emblema in forma di cuore, sormontato dalla croce, con l'iscrizione jesu spi passo e i tre chiodi della Crocifissione, in bianco su fondo nero. I fratelli laici, a distinzione dei chierici e dei sacerdoti, lo portano sulla tonaca soltanto.
S. Paolo della Croce nel 1725 ebbe da Benedetto XIII facoltà di adunar compagni, e il 14 sett. 1737 aprì sul monte Argentario, presso Grosseto, il primo ritiro. Nel 1741 Benedetto XIV approvò le regole ed i pochi religiosi emisero i voti. Si costituì così la prima comunità canonica con s. Paolo per superiore.

L'Istituto ebbe la solenne sanzione di Clemente XIV con la bolla Supremi Apostolatus, del 18 nov. 1769. Le regole dei Passionisti sono improntate ad uno spirito tutto particolare di penitenza e di orazione. La povertà è palese in tutto: nei ritiri, nelle celle, negli oggetti d'uso. Nulla si può possedere né in privato, né in comune, ad eccezione della casa e di un limitato terreno annesso, da coltivare ad orto, prato e selva. Vietate le rendite fisse e gli oneri perpetui di Nesse. Vivono di elemosina, e a titolo di elemosina ricevono quanto è loro offerto per il ministero della predicazione. Dimorano in solitudine, lontano dai luoghi abitati; perciò le loro case sono dette «ritiri». Dormono vestiti su pagliericci e si levano di notte per la recita del Mattutino. Principale osservanza è quella del coro, cui tutti devono intervenire, sia di giorno che di notte: sacerdoti, chierici e laici: questi ultimi per recitare la corona del Signore (di 33 Pater noster) ed altre preghiere loro proprie. Oltre la salmodia corale si hanno ogni giorno due ore di orazione mentale, una la mattina
e una la sera. E proibito espressamente nella predicazione uno stile elevato ed elegante, ma si deve parlare con linguaggio semplice e chiaro per istruire i fedeli nelle verità della fede e nell'osservanza della legge divina, promovendo insieme la devota ed assidua memoria della Passione di Gesù Cristo. Non è permesso predicare quaresimali e si devono alternare le fatiche dell'apostolato con la dimora nella solitudine, per ritemprare le forze dello spirito.

La Congregazione è governata dal preposito generale, assistito da quattro consultori e dal procuratore, eletti per un sessennio. La provincia religiosa è retta dal preposito provinciale, assistito da due consultori eletti ogni tre anni nei Capitoli provinciali. Nessuno dei superiori può essere confermato più di una volta nella medesima carica.

In principio la Congregazione incontrò gravi