buirsi secondo un ordine puramente estetico nelle composizioni e inserirsi perfino quali motivi decorativi negli elementi architettonici; esse allora acquisteranno ai nostri occhi un interesse nuovo e susciteranno un'ammirazione diversa, quella soprattutto per la intensa affettuosità umana della loro espressione (Della Robbia, Desiderio da Settignano, Perugino, Pinturicchio, Giambellino, ecc.). - Vedi Tav. LXXXVI.
BibL.: Oltre alla bibl. citata nella v. angelo, cf. K. Künste, Ibonographie der christl. Kunst. I. Friburgo in Br. 1928, pp. 245246; I. Sauer, s. v. in LThK, II, pp. 852-53; E. Kirschbaum, L'angelo rosso e l'angelo turchino, in Rivista di arch. cristiana, 17 (1940), pp. 209-48. Emilio Lavagnino
CHERUBINO da Avigliana, beato. - Agostiniano piemontese, oriundo dalla famiglia Testa, n. ad Avigliana nel 1451 e ivi m. il 17 sett. 1479. Si distinse per la sua pietà e ubbidienza e per l'ardente devozione al Crocifisso. Particolare menzione merita la sua angelica purità, che conservò illibata per tutta la vita. Dopo la sua morte, secondo una tradizione locale, il suono delle campane, non tocche da mano alcuna, annunziò il transito della sua anima al cielo, e il corpo emanò per lungo tempo una fragranza di gigli. Il culto del b. C., mantenutosi vivo attraverso i secoli, fu confermato, il 21 sett. 1865, da Pio IX. La sua festa ricorre il 20 febbr.
## Page 823
Bibl.: J. Lanteri, Postrema saecula sex religionis augustinianae, II, Tolentino 1839, pp. 58-59; Positio super casa excepto, Roma 1865.
Davide Falcioni
CHERUBINO da Correggio. - Predicatore e letterato cappuccino dell'antica provincia di Lombardia (Parma), n. il 9 febbr. 1636, m. a Modena il 3 febbr. 1728. Polemizzò contro gli eretici, fu cappellano dei soldati del duca di Mirandola nella campagna di Candia contro i Turchi. Per tre volte ministro provinciale, maestro dei novizi, promotore della consacrazione alla Vergine Immacolata della sua provincia.
Tradusse la Solitude séraphique del p. Giuseppe da Dreux: Solitudine serafica ovvero esercizi spirituali per un ritiramento di dieci giorni secondo il vero spirito di s. Francesco (Piscenza 1706), inserendovi però il Breve metodo per fare con profitto gli esercizi spirituali (ed. dal p. Michelangelo da Ragusa, Milano 1705). Il manoscritto delle sue Mediterrani per gli esercizi spirituali di dieci giorni ad uso pricato dei frati Minori cappuccini meritò di avere molte trascrizioni.
Bibl.: Bernardo da Bologna, Bibliotheca scriptorum Ord. Min. cap., Venezia 1747, p. 62; G. Trabbaschi, Biblioteca modenese, II, Modena 1782, p. 97; Placido da Pavullo, Gli scrittori francescani di Reggio nell'Emilia, Reggio Emilia 1931, p. 9; Felice da Maroto, Misrimani cappuccini della provincia per. mense, Modena 1942, pp. 40-41; Melchiorre da Pobladura, Historia generalis Ord. Min. cap., II, 1, Roma 1948, pp. 210. 232. 233.
Felice da Maroto
CHERUBINO da Mauhienne. - N. il 24 marzo 1566, entrò nei Minori cappuccini di Genova il 7 sett. 1583 ; m. nel convento del Monte a Torino il 23 ott. 1609. Efficace predicatore nella regione lionese e in Savoia; teologo e controversista, dal 1587 , con altri confratelli, fu l'apostolo dello Chablais, soprattutto nei centri di Annemasse e di Thonon. Con solenni Quarantore e con due giubilei straordinari a Thonon, accordatigli dai sommi pontefici, per il 1602 e il 1607 , ricondusse alla Chiesa gran numero di protestanti. S. Francesco di Sales l'ebbe in molta stima e condivise i frutti della sua attività.
Promosse, come superiore, le missioni cappuccine nel Vallese, nel cantone di Friburgo, e in Savoia. Progettò la fondazione a Thonon di un istituto (St-Maison) di coltura missionaria per sacerdoti e di rifugio per cattolici e convertiti, e prospettò anche l'istituzione della Congregazione «De Propaganda Fide». Le sue virtù gli meritarono la fiducia delle autorità e la venerazione delle popolazioni.
Bibl.: Abbi-Truchet, Vie du p. Chénéio de M., Chamblre 1880; P. Savio, P. C. da Moriana a Tonone, in L'Italia frauce. scina, 9 (1934), 10 (1935), II (1936), 12 (1937), passim; J. de Cognin, Le p. C. d. M., in Etudes franciscaines, 47 (1935), pp. 271-305, 401-17, 574-600.
CHERUBINO di San Giuseppe. - Carmelitano scalzo francese, al secolo Alessandro de Boria, n. il 5 ag. 1639 in Martel (Lot) e m. a Bordeaux il 4 apr 1725. Biblista, insegnò per molti anni filosofia e teologia nei collegi della sua provincia (Aquitania), in cui fu più volte priore e provinciale, oltre che visitatore di altre province francesi. Fino alla morte si distinse nella rigorosa osservanza regolare e nello studio indefesso.
Il p. Marziale, suo coetaneo, ne fissa la morte nel 1725 (Bibl. script. c. d., p. 81); però, nella stessa opera (p. 95), afferma che morì dopo la stampa del primo foglio del t. VIII della sua Summa criticae sacrae (uscita nel 1716). Le opere da lui pubblicate lo dimostrano uomo di immensa erudizione e di somma diligenza. Una di queste opere è la Bibliotheca criticae sacrae, una specie di archeologia biblica, di cui l'autore aveva promesso 12 voll. in-fol., mentre apparvero soltanto 4 voll. (I-II, Lovania 1704; III-IV, Bruxelles 1705-1706). Impedito, a causa della guerra in Belgio, di continuare la stampa di questa grandiosa opera, il p. C. ne intraprese un'altra, che fornisce agli studiosi della S. Scrittura i sussidi necessari per l'esegesi, stampando a Bordeaux negli anni 1709-16, la sua Summa criticae sacrae ( 9 voll.). Ma anche quest'opera, specie di intro-
duzione alla S. Scrittura, è rimasta incompleta. Lasciò inedite molte altre opere sui diversi testi e versioni della S. Scrittura, commenti su alcuni libri sacri, ecc.
Bibl.: Martialis a s. Johan. Bapt., Biblinth. script. c. d., Bordeaux 1730, pp. 78-97. Mémoires... de Trévoux, 32 (1710, 111), 2043-65; 42 (1711, 11), 1338-36; 43 (1711, 111), 2069-81; 46 (1712, 11), 1176-98; 50 (1713, 11), 1061-78; Journal des Savants, 33 (1705), pp. 132-42; 36 (1711), pp. 29-40.
Ambrogio di Santa Teresa
CHESELDEN (Chesselden), William. - Anatomico e chirurgo inglese (1688-1752). Studiò per primo dal punto di vista psicofisiologico il comportamento di cieco nato per cataratta operato per depressione del cristallino e risolse così il problema posto dal Molineux, se un cieco nato cui sia donata la vista possa, col solo aiuto dell'occhio, senza adoperare il tatto, distinguere un cubo da una sfera. L'esperienza del C. è di capitale importanza quando si studia la guarigione del cieco nato del Vangelo.
Bibl.: Il lavoro originale del C. è in Philosophical Transactions, 402 (Londra 1728), p. 447.
Luigi Scremin
CHESTER BEATTY, PAPIRI di: v. beatty, papiri di Chester.
CHESTERTON, Gilbert Keith. - Scrittore inglese, n. a Londra il 29 maggio 1874, m. a Beaconsfield il 14 giugno 1936. Dopo i primi studi alla scuola di S. Paolo, frequentò la scuola d'arte Slade e alcune lezioni universitarie, non tuttavia per conseguire una laurea, e si dedicò interamente al giornalismo. Dopo un breve periodo di dubbi e di incertezze nella giovinezza, divenne fervente anglicano, e nel 1922 si convertì al cattolicesimo.
Fu la sua una religione militante. Polemista di primo ordine, la sua polemica si manifestò prima di tutto in saggi, raccolti man mano in volumi, dei quali si ricordano: Tremendous Trifles (1909), Fancies versus Fads (1923), Generally Speaking (1928), The Thing (1929), The Well and the Shallows (1933). Carattere più unitario hanno Orthodoxy (1908), scritto nel periodo anglicano, The Everlasting Man (1925) da considerarsi continuazione di Orthodoxy e suo complemento, stesa nel periodo cattolico, e The Resurrection of Rome (1930), apologia e glorificazione di quanto ha fatto la Chiesa nei secoli, dalla difesa del domma alla protezione delle arti. La visione della vita del C. può essere rappresentata nella frase che chiude il saggio Is Humanism a Religion? (ripubblicato in The Thing), dove la Chiesa viene indicata come l'unica istituzione entro la quale si può esplicare il vero umanesimo. Dopo essersi chiesto: «Che cosa impedirà ad un umanista di volere la castità senza l'umiltà, a un altro l'umiltà senza la castità, e a un altro di accettare la verità o la bellezza senza nessuna delle due? e continua: «Il problema di un'etica e di una cultura durature consiste nel trovare la sistemazione dei pezzi che stanno in relazione fra loro come le pietre dell'arco. E io conosco soltanto uno schema che abbia provato in questo senso la sua solidità percorrendo a lunghi passi le terre e le età con i suoi archi giganteschi e trasportando da per tutto l'ampio fiume del Battesimo nell'incavo di un acquedotto romano». L'intrecciarsi dei valori umani e cristiani è la caratteristica della scrittura del C., sia che si tratti di romanzi o di novelle poliziesche (dal confuso The Man who was Thursday [1908], attraverso le storie di p. Brown il prete-poliziotto, fino a Manalive [1911]), o di biografie (R. Browning [1903], C. Dickens [1906], G. B. Shaw [1909], St. Francis of Assisi [1923], Chaucer [1932], St. Thomas Aquinas [1933]), o di poesia (il suo poema più impegnativo è quello dedicato alle gesta di Alfredo il Grande, The Ballad of the White Horse [1911]), o dei saggi già citati. Il C. dirigeva anche un proprio settimanale, G. K.'s Weekly.
Bibl.: H. Belloc, The Place of C. in English Literature, Londra 1937; M. Ward, G. K. C., ivi 1944. Non esiste ancora un'edizione completa delle opere di C. Una breve ma buona raccolta è quella della Everyman's Library: G. K. C., Stories, Essays, and Poems.
Alberto Castelli
## Page 824
CHESTOV, LEONE: v. Šestov, LEONE.
CHEVALIER, Cyre-Ulysse-JoSEPH. - Sacerdote, storico e bibliografo francese, n. a Rambouillet il 24 febbr. 1841, m. a Romans (Drôme), il 27 ott. 1920. Fu professore di archeologia al seminario di Romans, di storia ecclesiastica all'Institut catholique di Lione, membro dell'Académie des Inscriptions, e canonico onorario di 5 diocesi. Il suo valore è più di erudito e raccoglitore che di profondo studioso.
I suoi lavori sulla S. Casa di Loreto e sulla S. Sindone di Torino furono molto discussi. Moltissimi sono i suoi scritti ( 550 ), alcuni dei quali preziosi, come il Rëpertoire des sources historiques du moyen âge: I. Biobibliographie (1877-83, ultima ed. Parigi 1905-1907), II. Topobibliographie (Montbéliard 1894-1905); una Bibliothèque liturgique ( 9 voll., Parigi 1893-1902 con ca. 42.000 numeri e con diversi documenti importanti per la storia della liturgia locale: ordinaria, sacramentaria, martirologica, ecc.; il prezioso, se non sempre attendibile, Repertorium hymnologicum ( 6 voll., Lovanio 1892-1920); la continuazione della Gallia christiana novissima (Montbéliard 1899-1921), ecc.
Bibl.: Anon.: Le chou. U. C., 2^{mathrm{a}} ed., Valencia 1912; U. Chevalier, Le repertorium repertorií du P. C. Blume et les droits de la critique, in Anal. Boll., 21 (1902), p. 404 sg.; E.-G. L., Nécrologie, in Pidybiblion, 150 (1023), pp. 301-302; H. Leclercq, Liturgistes, in DACL, IX, n. col. 1743 sg.; R. Alarain, Liturgia, Parigi 1931, p. 1048 sg.; H. Bremond, Hist. litt. du sentiment religieux en France, X, ivi 1932, pp. 104-108, 112-22, passim; D. Buonner, in Vie et arts liturgiques, sett. 1924.
Filippo Oppenheim
CHEVALIER, Jules. - Prete della diocesi di Bourges, n. a Richelieu il 15 marzo 1824, m. a Issoudun il 21 ott. 1907. Ad una vita santa ha accoppiato un grande zelo nella propagazione del culto al S. Cuore di Gesù e alla S.ma Vergine, in onore della quale fin dal 1859 ha introdotto e propagandato nella Chiesa il titolo di Nostra Signora del S. Cuore. Cinque anni prima aveva gettato le fondamenta della Congregazione dei Missionari del S. Cuore di Gesù (v.), alla quale più tardi affiancò l'opera delle Figlie di Nostra Signora del S. Cuore, fondate nel 1874 insieme con la madre Luisa Harraer. Al suo zelo si deve pure la prima iniziativa della consacrazione della Chiesa al S. Cuore, per la quale presentò a Pio IX nel 1875 una petizione con 3 milioni di firme, raccolte in 6 mesi.
Tra le sue opere (ca. 20) si ricordano: Le S. Coeur de fésus dans ses rapports avec Marie (Parigi 1883) e Notre-Dame du S. Coeur d'après l'Ecriture Sainte, les Saints Pères et la Théologie ( 4² ed., ivi 1895).
BibL.: C. Piperon, Le t. r. p. 7. C., Lilla 1912; K. Schneider, Wege Gottes: P. 7. C., Düsseldorf 1928. Francesco Russo
CHEVALLIER, Léopold. - Teologo francese, n. a Malzéville (Meurthe e Moselle) il 13 nov. 1846 e m. a Nancy il 12 ag. 1891. Compiuti i suoi studi teologici nel seminario di Nancy ed ordinato sacerdote il 13 ag. 1871, fu destinato alla cura d'anime nella parrocchia di S. Leone IX in Nancy, donde passò professore di filosofia (1874) e di teologia (1883) nel seminario della stessa città. Negli ultimi anni fu nominato canonico onorario della Cattedrale.
Maestro di vita spirituale, lasciò incompleta un'opera che doveva abbracciare tre parti, corrispondenti ai tre stadi, naturale, soprannaturale e preternaturale, in cui può venir a trovarsi l'uomo che egli intende dirigere nella sua formazione spirituale. Per i vari stati di vita cristiana e per i vari gradi della perfezione egli lo viene formando ed educando con consigli e direttive basati sui più solidi principi della scienza mistico-ascetica e morale-dogmatica e sulla dottrina dei più esimi maestri di vita spirituale. Sue opere sono: De relationibus inter naturam et gratiam in ordine ad actus eliciendos consideratis (litografato a Nancy 1881); Theses theologicae (ivi s. a.); De scientia regiminis animarum supernaturalis (ivi s. a.).
Bibl.: E. Mangenot, L. C., in Senaime religienae historique et littéraire de la Lorraine, Nancy 1891, pp. 670-79; Hurter, V. col. 1865; E. Mangenot, s. v. in DThC, II, coll. 2362-63; L. Marchal, s. v. in DSp, II, coll. 831-32. Vito Zollini
CHEVERUS, Jean-Louis-Madeleine LefebVRe de. - Cardinale, n. il 28 genn. 1768 a Mayenne, m. il 19 luglio 1836 a Bordeaux. Sacerdote nel dic. del 1790, non volle prestare il giuramento alla costituzione civile del clero e lasciò la parrocchia e la Francia.
Invitato dall'abate Matignon nell'ott. del 1796, andò in America, a Boston. Ivi svolse fervida ed ottiva opera di apostolato, non solo tra la popolazione bianca, ma anche fra gli indiani. L'8 apr. 1808 fu nominato vescovo di Boston, diocesi allora eretta da Pio VII: lo C. lo amministrò fino al 1823, quando cedette alle istanze di Luigi XVIII che lo volle vescovo di Montauban, e ritornò in patria tra il più vivo rammarico della popolazione di Boston. Il 30 luglio 1826 fu dallo stesso sovrano nominato arcivescovo di Bordeaux e port di Francia. Il 1^{°} febbr. 1836 Gregorio XVI lo creò cardinale. Fu reputato uno dei più volenti e selanti vescovi francesi dell'età sua.
Bibl.: [Hanson], Vita del card. di C., trad. dalla 3ᵃ ed. francese. Udine 1846; cf. anche G. Moroni, s. v. in Dizionario di erudizione storico-ecclviontica, XXXVII, p. 259 sgg.; J. Grisar, s. v. in LTNC, II, col. 855 . Silvia Furlani
CHEVRIER, Antoine, venerabile. - N. a Lione il 16 apr. 1826, m. ivi il 2 ott. 1879. Alunno del seminario di Lione ne usci sacerdote il 25 maggio 1850. Vicario nella parrocchia popolare di S. Andrea, si prese speciali cure della gioventù per la quale fondò nel 1857 l'istituto «La Providence du Prado» con lo scopo di preparare alla S. Comunione ed avviare al lavoro i fanciulli traviati e deficienti. A Grenoble fondò poi una comunità di suore per il servizio del Prado, ascritte al Terz'ordine francescano, un'altra di preti per i quali scrisse il volume: Le prêtre ou le véritable disciple de N.-S. fésus-Christ.
La causa di beatificazione fu introdotta l'it giugno 1913.
BibL.: AAS, 5 (1913), pp. 309-11; C. Chambost, Vie nouvelle du v. p. C., Lione-Parigi 1920; lo stesso ha pubblicato anche le opere d. C. (Le prêtre, ivi 1924; Lettres, ivi 1927); A. Ancel, s. v. in DSp. II, coll. 835-37. Rosa Alba Squadrilli
CHEYENNE, oiocesi di. - Capitale dello Stato di Wyoming negli Stati Uniti, è diocesi suffraganea di Denver nella Stato del Colorado. Il suo territorio comprende tutto lo Stato di Wyoming (253.587 kmq.) e il parco nazionale Yellowstone.
Nel 1947, su una popolazione di 264.000 ab., i cattolici erano 40.083 , sotto la direzione di 41 sacerdoti e 11 religiosi, con 66 chiese di cui 26 parrocchiali, 40 missioni e 16 stazioni, 2 scuole superiori parrocchiali ( 1 d'indiani) e 1 orfanotrofio. Nel 1947 vi furono 185 conversioni. Questo territorio fece parte in un primo tempo del vicariato apostolico di Nebraska, poi della diocesi di Omaha, creata il 2 ott. 1885 , finché il 2 ag. 1887 fu eretto in diocesi suffraganea di St-Louis prima, poi di Dubuque ( 15 giugno 1893) e infine il 15 nov. 1941 di Denver.
Bibl.: Acta Leonis XIII, V, Roma 1886, pp. 114-15; VII, ivi (1888), pp. 175-77; XIII, ivi (1894), pp. 177-79; J. A. Duffy, s. v. in Cuth. Enc., III, p. 651 ; J. H. O'Donnel, The Catholic Hierarchy of the United States, 1790-1922, Washington 1922, v. indice; H. Margaret, Father De Smet, S. 7. pioneer priest of the Rockies, Nuova York 1940; AAS, 34 (1946), pp. 192-94; The Official Catholic Directory 1947, ivi 1947, parte 2², pp. 384-85. Corrado Morin
CHEYNE, Thomas Kelly. - Esegeta protestante, n. a Londra il 18 sett. 1841, m. ivi il 16 nov. 1915. Professore a Oxford dal 1886 al 1908 e membro della British Academy. Lavoratore instancabile, raccolse immensa documentazione, da usarsi tuttavia con somma cautela per le tendenze radicali che furono proprie dello C.
Attribuendo all'Arabia settentrionale un grandissimo influsso sulla storia e la dottrina degli Ebrei, egli scon-
## Page 825
volve il sacro testo per trovarvi una prova delle sue fantastiche immaginazioni, pretendendo di vedere citati a ogni passo Ierameel e i suoi discendenti. Fu condirettore della Encyclopaedia biblica (Londra 1899-1903), che porta il suo nome. I suoi lavori principali riguardano Isein, i Salmi, la critica e la storia ebraica: The Prophecy of Iscia, A new translation and commentary (2 voll., 4^{mathrm{a}} ed., ivi 1886); The origin and religious contents of the Psalter (ivi 1891); Founders of Old Testament criticism (ivi 1894); The Book of Psalms translated from a revised text (2 voll., ivi 1904); Critica biblica (4 parti, ivi 1906 sgg.); The veil of Hebrew history (ivi 1913).
CHÉzARD de MATEL, Jeanne. - Mistica francese di Roanne, n. il 6 nov. 1596, m. l'1 1 sett. 1670 , fondatrice della Congregazione del Verbo Incarnato e del S.mo Sacramento. Favorita da doni straordinari, ebbe precoce l'intelligenza della S. Scrittura e visioni sul mistero dell'Incarnazione, caratteristica della sua fisionomia spirituale, riallacciando in pieno sec. xvit il suo misticismo alla tradizione medievale. Nel 1625 fondò a Roanne la nuova Congregazione tra prove e contraddizioni inaudite, ottenendone nel 1644 l'approvazione pontificia. E in corso il processo di beatificazione. Dei suoi scritti finora è uscita soltanto una raccolta a cura di E. Hello: Oeuvres choisies (Parigi 1870 ).
Bist.: M. Saint-Pierre de Jésus, Vie de la rée. mère 7. C., de M., fondatrice ecc., Friburgo 1910; H. Bremond, Hist. litter. du sentiment religieux en France, VI, Parigi 1923, pp. 267 313; L. Christiani, s. v. in DSp. II, coll. 837-40. Innocenzo Casati
CHIABRERA, Gabriello. - Poeta, n. a Savona nel 1552, m. ivi nel 1638. Fu studente nel collegio Romano; a Roma ebbe pure contatti con gli umanisti Speroni, Manuzio e Muret. Entrato al servizio del card. Corner, sostenne un duello per una questione d'onore e dovette tornare in patria donde un altro incidente del genere lo costrinse ad allontanarsi per qualche tempo. Sposò, cinquantenne, la giovanissima Lelia Pavese. Ebbe incarichi d'affari dalla sua città presso la signoria genovese e fu in relazione con i Savoia, i Gonzaga, con Urbano VIII (cf. il breve papale diretto al C. in Lettere di G. C. a B. Castello, Genova 1838, p. 14), e specialmente con i Medici. A Mantova ed a Firenze allenti spettacoli in occasione di solenni avvenimenti di quelle corti.
Si provò nella lirica, con canzoni celebrative, canzonette amorose e bacchiche, poemetti narrativi, ecloghe, sonetti, satire; nel poema eroico con La Gotiade, La Firenze, L'Amadeide, Il Foresto e Il Roggero; nella drammatica con tragedie di argomento romanzesco ed alcune favole pastorali. Volle il C. rinnovare il linguaggio poetico sui modelli greci e latini, secondo le idee esposte negli scritti di prosa (l'Autobiografia e i Dialoghi dell'arte poetica) e, sporadicamente, nell'epistolario; idee che egli riprende dalla scuola ellenistica speroniana e dai trattatisti di poetica del ' 500 (Trissino, Daniello, Muzio, du Bellay, Minturno). Perciò si diede a cercare strutture metriche più agili e scelse argomenti più aderenti alla sensibilità del tempo, quali le imprese della cristianità contro gli Ottomani e contro l'eresia protestante. Innovatore riuscì nella lirica (Leopardi lo definl: «solo veramente pindarico »), anche se lavorò in parte su traduzioni latine di Pindaro, Saffo, Anacreonte e su i modelli gallo-ellenici della Pléiade francese. Sono da ricordare le Vendennole di Parnaco, gli Scherzi, i 30 Sermoni ove sviluppa la satira del costume secentesco, e specialmente i Poemetti, tra cui alcuni d'argomento biblico: Il leone di David, La liberazione di s. Pietro, La conversione di Maria Maddalena. Alla nuova tecnica chiabreresca, largamente imitata in Arcadia, devono non poco anche il Parini, il Monti, il Foscolo, il Carducci.
Bist.: Delle opere di G. C., 2 voll., Venezia 1757; O. Varaldo, Bibliografia delle opere a stampa di G. C., in Giornale ligustico di arch. storia e lett., 13 (1886), pp. 273-89, 336-83.

(da Rime di G. Chiabrera, Milano 1867)
Chiabrera, Gabriello - Ritratto. Incisione di G. Boggi.
414-70 (una nota supplementare dallo stesso titolo in Atti della Soc. stor. savonese, 2 [1889-90], pp. 423-57); S. Ferrari, G. C. e la "Corona di Apollo", in Giornale ligustico di arch. storia e lett., 13 (1888), pp. 266-76; F. Neri, Il C. e la Pléiade francese, Torino 1920; F. L. Mannucci, La lirica di G. C., storia e caratteri, Napoli 1923; G. Mauguin, Ronsard en Italie, Parigi 1906. capp. 3-4: G. Negri, G. C., Savona 1928; Tito da Ottone, G. C. Vita e arte, ivi 1940; A. Bianchi, C. e Cebà poeti pindarici, in Atti Accad. ligure scienze e lett., 1 (1941), pp. 239-61.
Enzo Noè Girardi
CHIAPAS, diocesi di. - Nella Repubblica del Messico, suffraganea di Antequera. Comprende l'intero Stato di C. con una superfice di 73.000 kmq . e una popolazione di 630.000 ab. (per metà indiani e per metà bianchi o meticci), di cui 615.000 cattolici. La diocesi è divisa in 40 parrocchie, ha 182 chiese con 27 sacerdoti diocesani e alcuni regolari. Tale scarsità di clero si deve principalmente alla persecuzione religiosa degli anni passati, calmata la quale si è riaperto il seminario dopo un lungo periodo di dispersione. Il territorio che attualmente forma la diocesi di C., dal 1526 al 1536 appartenne alla prima diocesi che nominalmente esistette nel Messico, chiamata Carolense: passò poi alla diocesi di Guatemala, ma fin dal 19 marzo 1539, Paolo III (Inter multiplices) lo crigeva a diocesi indipendente. Dalla sua fondazione, C. divenne un importante centro di evangelizzazione, grazie al suo secondo vescovo, il domenicano fra' Bartolomeo de las Casas, strenuo difensore degli indi di fronte alla cupidigia dei conquistatori, per cui si meritò il glorioso appellativo di "padre de los indios ".
I primi missionari furono domenicani e contribuirono molto ad elevare il livello morale e civile degli indi, che raccolsero in villaggi, o riduzioni, li catechizzarono e insegnarono loro mestieri e professioni, che ancora oggi esercitano. La sede vescovile è a S. Cristobal las Casas, già Ciudad Real, fondata da Diego Mazariegos (1528), che possiede una bella cattedrale e altre 19 chiese.
## Page 826
Bibl.: A. Remesal, Hist. de la provincia de S. Vicente de C. y Guatemala, Madrid 1619: F. Vasquez, Crónica de la prov. del S.mo Nandire de fersis de Guatemala, Guatemala 1714: F. S. Hernaez, Colección de Bulas, Bruselas 1879: M. Cuevas, Historia de la Iglesia en México, El Paso 1928, v. indice: R. Andrade, Noticias biográficas de los Obispos de C., Mexico 1927: A. Mandujano, En el IV centenario de la fundación de la dióc. de C., noticias históricas, Tlalpam 1939. Francesco Aguilera
CHIAPPELLI, Alessandro. - Filosofo, n. a Pistoia il 20 nov. 1857, professore a Napoli dal 1887 al 1908, m. ivi nel 1931. Neokantiano, più libero di altri della scuola da influssi positivistici, filomodernista, inclinò verso l'idealismo.
Secondo il C., la realtà è un sistema di relazioni. La realtà dei singoli esseri è data dallo loro variabile partecipazione alla totalità delle relazioni. Il pensiero è la forma unificante le relazioni. Il pensiero divino, ponendo le relazioni, pone gli esseri; il pensiero umano, riflettendo, li ripone gnoseologicamente. Dio fonda, cosi, il dualismo di pensiero e di essere e questo salva il C. dal cadere nella creatività trascendentale della sintesi a priori idealista. Il conoscere rivela la tendenza del reale ad elevarsi a forme superiori; tendenza che dà origine al valore : problema molto sentito e studiato dal C. Il pensiero del C. può classificarsi come un eclettismo positivista-idealista-teistico.
Bibl.: Il C. stesso ha elencato i suoi scritti in Un quarantennio di vita scientifica e letteraria, Pistoia 1919: principali: Saggi e note critiche, Bologna 1892: Dalla critica al nuovo idealismo, Torino 1910: La crisi del pensiero moderno, Città di Castello 1920. Studi: G. Gentile, in Origini della filosofia contemporanea, III, II, Messina 1921, pp. 131-42; F. Ferrari, A. C., Pistoia 1933; A. Alliney, I pensatori della seconda metà del sec. XIX, Milano 1942, pp. 121-23, 389. Giacomo Solari
CHIARA d'Assisi, santa. - Fondatrice con s. Francesco dell'Ordine delle Clarisse, detto Second'ordine francescano, n. ad Assisi nel 1194 da nobile famiglia (ma non dei conti di Sasso Rosso né dagli Scifi), m. l'1 ag. 1253 a S. Damiano fuori le mura della città. L'esempio della completa rinuncia e la predicazione di s. Francesco impressionarono profondamente la nobile giovane; la quale, avvicinatasi al Santo, fu da questo istruita e confermata nel nuovo ideale della perfetta sequela della povera vita di Cristo. La notte dopo la Domenica delle Palme, il 18 marzo 1212 (non 1211), C. con una parente segretamente abbandonò la casa paterna e si recò alla Porziuncola nella pianura sottostante Assisi, dove s. Francesco con i suoi compagni la ricevette, la vesti del salo francescano e la ricoverò presso le Benedettine di S. Paolo della Bastia, e quindici giorni dopo, nel monastero di S. Angelo in Panso alle falde del Subasio. Raggiuntavi dalla sorella minore s. Agnese (v.), s. Francesco le collocò presso la chiesa rurale di S. Damiano, a pochi passi dalle mura d'Assisi, donde le monache del Second'ordine francescano al principio furono chiamate le "povere donne recluse di S. Damiano", o anche "della valle spolerana", e solamente dopo la morte della Santa, Clarisse. Cresciuto il numero delle monache, C., nel 1215 , fu costituita badessa e s. Francesco abbozzò una regola (formula vitae) per loro, di cui ci è conservato qualche brano nella regola di s. C. del 1252-53. L'origine dei primi monasteri delle Damianite fuori Assisi (Firenze, Lucca, Siena, Perugia) fu opera principalmente del card. Ugolino, mandato nel 1217 legato pontificio nella Tuscia, il quale compose anche una regola per i nuovi monasteri (1218-19), forse non accettata del tutto da C. Essa che aveva abbracciato l'intero programma di s. Francesco, cioè l'assoluta povertà anche in comune, ottenne, da Gregorio IX (Perugia 17 sett. 1228), il privilegio della povertà (Seraph. legislationis textus originales, Quaracchi 1897, p. 97), documento più unico che raro, col quale il Papa dichiarava che C. non poteva essere costretta da

(fol. Daca)
Chiara d'Assisi, santa - Affresco di Simone Martini (sec. xiv). Assisi, chiesa di S. Francesco.
veruno ad accettare possedimenti. Lo stesso privilegio C. aveva già forse ottenuto da Innocenzo III. Governava la sua comunità, nella quale era entrata anche la propria madre Ortolana e un'altra sorella di nome Beatrice, con la massima carità ed avvedutezza. Con atto coraggioso scacciò da S. Damiano la soldatesca saracena che Vitale d'Aversa, al servizio di Federico II, condusse all'assedio d'Assisi (1243). S. Francesco non dimenticava la tenera pianticella, e in una capanna costruita nell'orto di S. Damiano compose il Cantico del Sole. Morto il Santo fondatore, il suo corpo fu fatto passare per S. Damiano, dove C. e le sue discepole poterono contemplare un'ultima volta le care sembianze del padre. Sempre maleticcia, spesso doveva assentarsi dal coro, e accadde così che una notte di Natale lagnandosi dolcemente col Signore, subito fu trasportata in spirito alla basilica di S. Francesco ed assistette alle sacre funzioni. Rimase attaccatissima alla memoria del Santo che l'aveva guadagnata a Cristo e quando vide che vari monasteri accettavano possessi e rendite, C. s'allarmò e volle salvare l'altissima povertà per il suo monastero. Compose allora (dopo il 1247) la sua regola foggiata su quella dei frati Minori del 1223, e la fece approvare dal cardinale protettore Rainaldo (poi papa Alessandro IV) nel 1252, e tre giorni avanti la morte ( 9 ag. 1253), da Innocenzo IV, che da Perugia era venuto in Assisi. Assistita dai fedeli compagni di s. Francesco, Ginepro, Angelo, Leone e ricreata da una celeste vi-
## Page 827
sione, diede l'ultimo respiro. Fu sepolta provvisoriamente in S. Giorgio finché non fosse terminata la chiesa che porta il suo nome, nella quale fu ritrovato nel 1850 il suo corpo ridotto a scheletro. Alessandro IV la canonizzò ad Anagni nel 1255 . Festa il 12 ag.
Sono conservate quattro lettere di C. alla b. Agnese di Praga la cui autenticità è stata messa fuori dubbio nell'ultimo edizione (Arch. franc. hist., 17 [1924], pp. 509-19). Dubbio è il testamento (Seraph. legisl. textus orig., Quaracchi 1897, pp. 272-80) e la benedizione (op. cit., p. 281 sg.).
Bibl.: La leggenda, quasi certamente di Tommaso da Celano, scritta per la canonizzazione, fu spesso edita, cf. Acta SS. Angusti, II, Parigi 1867, pp. 754-68, e F. Pennacchi, Assisi 1910; trad. it., Firenze 1919 e Bancasciano Val di Pesa 1925. Un rifacimento accorciato presso B. Mombritius, Sanctuarium, I, ed. Solesmes 1910, pp. 292-97; Legenda verrificata ed. B. Bughetti, in Arch. franc. hist., 5 (1912), pp. 237-60, 459-81; Gaudia r. Clarae Assis., ed. L. Oliger, ibid., 12 (1919), pp. 110-31; Z. Lazzeri, Il Processo di canonizzazione di s. C. d'A., ibid., 13 (1920), pp. 403-507, e estratto Quaracchi 1920 (antica trad. it. del testo latino perduto). La letteratura recente è abbondante: M. Beaufreton, S.te Claire d'Assise, Parigi 1916; Z. Lazzeri, La vita di s. C., Quaracchi 1920; Vita di s. C. compatta per Ugolino Verino cittadino fiorentino (dell 1496), edizione di lusso di W. Seton, Chelsea 1921.; A. Henrion, Sorella C., Milano 1921, 2^{°} ed. Torino 1923; id., S. C. d'A., in Arch. franc. hist., 19 (1926), pp. 379-609; F. Cavalini, Speculum sine turbine clarum, s. C. d'A., Milano 1927; L. Bracaloni, S. Livario Oliger
Iconografia. - I pittori della fine del ' 300 o del ' 300 rappresentarono spesso i fatti salienti della sua vita terrena e Giotto medesimo la raffigurò nella chiesa superiore di Assisi e in S. Croce a Firenze circondata dalle sue monache nell'atto di venerare, presso la chiesa di S. Damiano, il corpo di s. Francesco. Una sua spirituale immagine a mezza figura fu dipinta da Simone Martini nel transetto della chiesa inferiore di S. Francesco, pure in Assisi.
Pit tardi s. C. venne quasi sempre raffigurata nell'atto di sorreggere l'Ostensorio rievocando il gesto coraggioso con il quale aveva saputo imporsi e cacciare da S. Damiano la soldatesca di Vitale d'Aversa che assediava Assisi. - Vedi Tav. LXXXVII.
Bibl.: K. Künste, Ihonographie der christi. Kunst, II, Fri burgo in Br. 1926, pp. 163-65. Emilio Lavagnino
CHIARA da Montefalco, santa. - Agostiniana, n. a Montefalco (prov. di Perugia) nel 1268, m. iv) il 17 ag. 1308. All'età di 6 anni entrò nel reclusorio iniziato e retto dalla sorella maggiore Giovanna sotto la regola di s. Agostino, ricevuta dal vescovo di Spoleto nel 1290. Morta Giovanna nel 1291, C. le successe come badessa. Insignita di carismi soprannaturali, essa governava saggiamente la comunità che preservò pure dal contagio di una setta quietista, detta dello Spirito di libertà, i cui capi furono scoperti e denunciati dalla Santa. Dopo la morte furono trovati nel suo cuore gli emblemi della Passione; il corpo è conservato tuttora incorrotto. Fatto il processo diocesano, Giovanni XXII nel 1317 ne ordinò il processo apostolico per la canonizzazione. Ma solo nel 1742 seguì la beatificazione e l'8 dic. 1881 la canonizzazione. Il Martirologio romano la commentata il 17 ag .
BibL.: Vita contemporanea di Berengario di s. Africano, edita da M. Faloci Fulignani in Arch. storica per le Marche e l'Umbria, I (1884), pp. 337-623; 2 (1883), pp. 193-266; da P. F. Toth, Storia di s. C. da M., Siena 1908 (con versione it.); e in Analecta augustiniana, 17 (1939-40), in sette puntate: Antonio da Montefalco nel sec. xv la ridusse in forma di dialogo in lingua volgare: Vita di s. C. da M., Perugia 1882. Cf. poi B. Piergili, Vita della b. C. da M., Foligno 164x; A. N. Merlin, S.le Claire de la Croix de Montefalco, Parigi 1930; L. Oliger, De acta Spiritus libertatis, Roma 1943, pp. 9-27, 91-126 e passim; G. Aliste, La cosa paterna di s. C., Assisi 1946. Livario Oliger
CHIARA MARIA DELLA PASSIONE, venerabile. - Mistica carmelitana scalza, principessa Giovanna Vittoria Colonna-Barberini, n. l' 11 apr. 1610
in Orsogna (Chieti) da don Filippo Colonna, duca di Paliano, m. a Roma il 22 ag. 1675.
Educata presso le Agostiniane di Napoli, dopo un periodo di rilassatezza in cui si abbandonò alle vanità e ai divertimenti, ritornò a Dio e fu favorita di celesti visioni. Entrò fra le Carmelitane del poverissimo monastero di S. Egidio a Roma, il a ott. 1628. Menò una vita di somma austerità; da Dio purificata con sofferenze interne e tentazioni, e arricchita di doni straordinari, arrivò alla sposalizio mistico; fondò nel 1645 a Roma il monastero di Carmelitane scalze di "Regina Coeli», ove santamente mori. Poco dopo la sua morte fu introdotto il processo di beatificazione, e le sue virtù furono riconosciute eroiche dalla Chiesa, il 22 ag. 1762.
Bibl.: Biagio d. Purif., Vita della ven. madre sr. C. M. della P., Roma 1681; Alfonso di S. Gius., La ven. madre C. M. della P., Roma 1932; Gabriela, Die Ehre. Dienerin Gottes Maria v. d. Passion, Paderborn 1912; Relazione della fondazione del monastero "Regina Coeli» in Roma (mancorritto dell'Archivio gen. Carmelitani sc., Roma). Ambrogio di Santa Teresa
CHIARAVALLE. - Toponimo che ricorda la grande abbazia francese di Clara Vallis, Clairvaux (v.), e che fu dato ad alcune località in Italia dove sorsero monasteri o abbazie cistercensi. Se ne ricordano le principali :
r. C. della Colomba. - La fondazione del monastero di S. Maria C. della Colomba, in diocesi di Piacenza, risale al 3 maggio 1137. La chiesa, dopo i restauri del 1916-20, ha ripreso l'aspetto originario. Caratteristico nella facciata il contrasto tra la parete in mattoni (come nelle altre chiese dell'Ordine erette in Italia) e le decorazioni in pietra.
L'interno, nel consueto schema a tre navate divise da pilastri cruciformi, non contiene opere d'arte notevoli. Il grande chiostro venne rifatto in epoca posteriore alla prima metà del sec. xir come attesta la presenza di capitelli di vario tipo a semplici foglie d'acqua e figurati e soprattutto l'ornato delle basi già goticheggiante. Un più marcato geticismo appare nella sala capitolare sia nella struttura, sia negli elementi decorativi, particolarmente nelle due grandi trifore riaperte recentemente. Adiacente ad essa una cappella ottagonale con resti di affreschi, tra cui una Crucifissione trecentesca.
Bibl.: G. Bertuzzi, La Badia di C. della C. nel Piacentino, Piacenza 1905; Cottineau, I, col. 841.
2. C. di FlasTra. - L'abbazia cistercense di S. Maria de Flastris o de Villa Magna, in diocesi di Macerata, fu affidata nel 1141, dal marchese Guarnerio III all'abbazia di C. Milanese. La chiesa sorta in forme cistercensi ha una facciata con grande rosonemediano preceduta da un portico somigliante ad un loggiato con porta mediana e quattro trifore, due per porta. L'interno diviso da pilastri che hanno interessanti capitelli, in tre navate e otto campate con archi a pieno centro, ha la navata centrale coperta da un tetto a capriate tranne nella prima campata, l'unica dove fu costruita la volta a crociera. Il transetto ha la cappella mediana fiancheggiata da quattro mitori, due per parte. Nella parete di fondo del coro è un rosonen con cerchio quadrilobo mediano donde si partono otto colonnini. Sul fianco destro della chiesa è il chiostro (xiv-xv sec.).
Bibl.: Le carte dell'abbazia di C. di Flastra, ed. da E. Ovidi, Ancona 1908; Cottineau, I, coll. 1137-38.
3. C. di Fontevivo. - L'abbazia cistercense di Fons vivus o Fontana viva, in diocesi di Parma, fondata nel 1142 e colonizzata dall'abbazia di C. della Colombia.
Bibl.: Cottineau, I, col. 1183 (con indicazioni di fonti e bibl.).
4. C. Marche. - Il monastero di S. Maria in Castagnola C., diocesi di Senigallia, fu eretto il 14 genn. 1147. Una chiesa, nello stesso luogo di quella attuale, in provincia di Ancona, è ricordata sin dal 1029 negli annali camaldolesi; venne poi rimaneggiata nel 1125. Quando vi si trasferirono i
## Page 828

(Int. ExiI)
Chiaravalle - C. Milanesc. Interno della chiesa, consacrata nel 1221 - Milano.
Cistercensi, essa fu incorporata nel nuovo edificio, come attestano le diversità strutturali e decorative di alcune parti e l'asimmetria delle navatelle.
Tale rifacimento della chiesa, dedicata alla Vergine con il titolo di S. Maria di Castagnola, si ritiene di poco anteriore alla costruzione dell'abbazia di Fossanova (v.) e segna l'apparizione dell'architettura gotica nelle Marche. Nel 1688 il card. F. Chigi rifece il portico e consolido la caratteristica torre che si innalza sul transetto.
Tutto l'edificio è in muratura di laterizi, tranne il portale e alcuni capitelli appartenenti alla preesistente chiesa romanica. L'interno non contiene opere d'arte notevoli, ma è impressionante per l'imponenza di masse, chiara organicità di linee e senso ascensionale.
Bibl.: L. Serra, L'arte nelle Marche, I, Pesaro 1829. pp. 181-188.
5. C. Milanese. - Il 22 genn. 1135 s. Bernardo di Clairvaux, stabilitosi nella località di Ravegnano, vi fondava un monastero, ingrandito poi per l'attività svolta dai monaci nella bonifica della regione da essi ribattezzata col nome di C. Il sec. xili segna l'apogeo della vita religiosa dell'abbazia.
La chiesa attuale, consacrata nel 1221 da Enrico, arcivescovo di Milano, conserva quasi intatto l'organismo originario, tutto in laterizio, tipico esempio di architettura cistercense in Italia modificato nel sec. xiv, dalla torre innestata sopra al tiburio, e più ancora nel Seicento, quando fu eretta la mediocre facciata a portico.
Allora l'interno ebbe nuovi abbellimenti; il Garavaglia scolpì il mirabile coro ligneo e i Fiammenghini affrescarono la navata ed il transetto. Della decorazione pittorica più antica rimasero solo alcuni frammenti di affresco con evangelisti e dottori, di carattere francese della fine del ' 200 nella calotta della cupola e, al diavotto, con santi e storie della Vergine, di artisti avignonesi del ' 300 . In un ambiente accessorio è una Madonna col Bambino e angeli, prima opera datata del Luini (1512). Di qui proviene il famoso Ecce Homo di Bramante, ora a Brera.
Ancora nella metà del Settecento, l'abbazia costituiva un complesso imponente; rimasta in abbandono dopo la soppressione del 13 maggio 1798, cadde in ro-
vina quasi totale. Restano ora soltanto due lati del chiostro ed avanzi della sala capitolare e del cimitero, opportunamente restaurati tra il 1894 e il 1910. La chiesa è oggi una parrocchia di Milano. - Vedi Tav. LXXXVIII.
Bibl.: U. Nebbia, I recenti restauri della badia di C. M. in Ballettino d'arte, 4 (1910), pp. 369-66; H. Thode, Franc von Assisi und der Anfang der Kunst der Renaissance in Italien, 3^{°} ed., Berlino 1926, p. 364 sgg.; R. Bognoli, L'abbazia di C., 20 ed., Milano 1938.
Mario Zocca
CHIARI, PIETRO. - Sacerdote, drammaturgo, romanziere, n. a Brescia nel 1711, m. ivi nel 1785. Fu prima gesuita e insegnante di eloquenza a Modena per due anni ( 1736-38 ), indi uscì dall'Ordine, sacerdote secolare. A Venezia visse scrivendo versi, romanzi, dialoghi, commedie, traduzioni in troppi volumi. Fu onorato avventuriero della penna, facile volgarizzatore del pensiero illuministico, spesso improvvisatore e imitatore. Anche il suo teatro ha valore di improvvisazione e di traduzione, pur volendo il C. essere il secondo riformatore della commedia in gara con il Goldoni (1753).
La contesa tra «chiaristi» e "goldoniani» si prolungò per molti anni, durante i quali il C. era stato nominato dalla compagnia Medebac nel teatro S. Angelo. La presunta riforma voleva conciliare la commedia improvvisa e le maschere con la commedia premeditata o scritta. Le sue commedie incontrarono tuttavia favore a Venezia; e lo stesso Goldoni risentì della influenza di lui nella sua ultima maniera che indulgeva alle forme oratorie e melodrammatiche.
Il C. ha fama di avere fatto rinascere il romanzo, tentando di gareggiare con i Francesi. Ma i suoi romanzi, ricchi di avventure e morbosamente imbevuti della nuova filosofia (Montesquieu, Rousseau), con qualche pittura vivace folkloristica, sono sempre farraginosi e profissi (v. L'uomo di un altro mondo e La donna che non si trova). Anche i migliori, come La giocatrice del latte, La ballerina onorata, La Francese in Italia, La bella Pellegrina, non hanno i caratteri del romanzo di poi. Il C. diresse la Gazzetta veneta, trattando argutamente di cronaca cittadina.
Bibl.: G. F. Sommi-Picenardi, Un rivale del Goldoni, Milano 1902; G. B. Marchesi, Romanzieri e romanci italiani del
## Page 829
Settecento, Bergamo 1903 (v. indice); A. Neri, Passatempi galdoniani, in Atenco veneto, 30 (1907, 1); R. Simoni, Editori alla ribalta, in I libri del giorno, I (1918), p. 6; A. Zardo, Un prologo del C. e la Gazzetta veneto, in Rivista d'Itatia, 25 (1922), p. 8 sgg.; C. Musatti, La Veneriana a Parigi, in II Marzocto, 31 (1926), p. 44 sgg.; M. Apollonio, L'opera di C. Guidoni, Milano 1932 (v. indice); D. Lucchesi, Kulturgeschichtl. Betrachtung von P. C.r Cosmocite, Monaco 1938.
Emilio Santini
CHIAROSIONTE: v. ANGLONA e TURSI, DIOCESI di.
CHIAROSCURO. - E determinato nella visione degli oggetti dal contrasto tra parti in luce e parti in ombra. Si dice, in arte, che questi sono riprodotti a chiaroscuro quando sono resi nei loro valori plastici con le varie gradazioni di una sola tinta. Su questo sistema sono basati in linea generale i disegni e le incisioni; ma tutte le tecniche pittoriche, usando un solo colore, possono servire ad eseguire c. o «monocromati».
Il c. è parte essenziale anche della pittura policroma che non riuscirebbe a rendere il rilievo se non riproducesse le variazioni che subiscono i colori a seconda che sono più o meno illuminati. In alcune epoche i pittori si sono espressi usando il puro colore, senza che i volumi acquistassero determinatezza plastica a mezzo del c.; è la tendenza propria dell'arte classica anteriore al sec. v e che si ritrova presso i Bizantini, i Persiani, gli Indiani e in genere presso i popoli dell'Estremo Oriente. L'arte classica dopo il sec. v, e in genere tutto l'arte occidentale, non rinunciano invece, anche quando affrontano il problema del colore, alla plasticità dei corpi ottenuta col sussidio del c. Al concetto di una pittura basata sui valori chiaroscurali, ove le parti in luce tendono al bianco e quelle in ombra al nero, si oppone quello di una pittura tonale, cioè di quella pittura che, sull'esempio dei grandi veneti e con notevoli apporti delle moderne correnti degli impressionisti, macchiaioli, ecc., basa la rappresentazione

(per cortesia dei dati B. Urginhart) Catiarioscuzo - Allegoria della morte, di H. Burgkmair (sec. xv). Silografia e tre legni - Berlino, gabinetto dello stampo e disegni.
su accordi di «toni». "Tono» è il valore che i singoli colori acquistano a seconda della quantità di luce che essi assorbono e quindi riflettono.
Bim.: G. Vasari, Le vite, Introduzione, cap. 15; Anon. e V. Golzio, s. v. in Ent. Ital., IX (1931), pp. 995-97; C. Mezzana, La tecnica artistica di Leonardo, in Sapere, 15 dic. 1938, p. 374 . Corrado Mezzana
CHIAROVEGGENZA. - Difficile una definizione della c. pienamente soddisfacente. Etimologicamente: "visione chiara, chiarezza di percezione». Anche gli autori più competenti divergono sul significato da dare a questa parola; perciò, invece di c., si usano nomi diversi : «metagnomica ", "doppia vi sta ", "lucidità ", ecc. La definizione proposta da E. Servadio (Enc. Ital., IX, p. 997), fra le più felici, nuoce all'unità dottrinale che deve, quanto è possibile, legare assieme l'apparente molteplicità dei fenomeni. Infatti il Servadio esclude dalla sua definizione di c. tutti quei fatti in cui la cognizione acquisita trae origine da una mentalità estrinseca a quella del percipiente. Perciò, tenendo conto della molteplicità delle ipotesi sulla natura della c., si propone la definizione seguente che vuol essere comprensiva delle varie tendenze, adeguata all'essenza del fenomeno, pur rimanendo abbastanza simile a quella del Servadio, di cui riproduce l'idea informativa, pur con emendamenti atti a unificare la congerie dei fenomeni nell'unità dottrinale : «C. è voce comprensiva di tutti quei fatti di conoscenza, il cui oggetto è un evento o un ente qualunque posto nello spazio e nel tempo, e che avvergano senza l'uso dei sensi empirici». Definizione negativa, ma sola oggi possibile, perché l'intimo meccanismo della c., ormai fatto accertato, sfugge completamente. La definizione proposta dice che l'elemento essenziale della c. non consiste tanto nella posizione che l'evento o l'ente ha localmente e nel tempo rispetto al soggetto conoscente (percipiente), quanto nel modo para-normale di conoscenza, che sembra non verificarsi altro che in adatte circostanze e in soggetti particolarmente dotati, benché, secondo le ultime ricerche eseguite in America e altrove (Duke University di Durham, Columbia University di Nuova York, Hunter College, ecc.), paia che chiunque, più o meno, possegga tale facoltà, suscettibile di sviluppo e opportuna educazione (v.: J. B. Rhine, J. G. Pratt, B. M. Smith, C. E. Stuart, J. A. Greenwood, ExtraSensory Perception after Sixty Years, Nuova York 1940; J. B. Rhine, The Reach of the Mind, Nuova York, trad. it. G. D'Agozzo sotto il titolo: I poteri dello spirito, Roma 1949).
Chi è dotato di tale potere, conosce ove altri, essendone privi, non conoscono, vede, ove altri non vedono affatto, ha visione chiara, donde il valore della voce c.
Molteplice è il meccanismo pratico con cui si effettua la c., o almeno si pretende effettuarla : ad es., guardando oggetti lucidi, come vetro o lumine metalliche (cristalloscopia), o addirittura oggetti luminosi; usando adatti strumenti rivelatori; ponendosi in contatto intimo con l'oggetto da saggiare, scelto in modo appropriato (psicometria, dal greco varphi̇ ω χ η̂= «anima» e μ ε τ ρ o v= «misura»), voce però impropria ed equivoca per l'uso che se ne fa in psicologia scientifica, con ben diverso e giusto significato. Il Richeт propose più adatta terminologia, istituendo il termine criptestesia pragmatica, (dal greco π ρ cup π τ σ̂ ς= naacosto, α δ ε θ η σ ι ς= sensibilità, π ρ α γ- μ α τ ι κ imatĥ ς= pratico); ma questa voce non ha avuto fortuna.
Le differenze di tecnica dipendono generalmente da due fattori : la natura dell'evento o dell'ente che si vuole saggiare, la differenza del modo secondo cui si opina debba svolgersi il processo chiaroveggente. Com'è chiaro,
## Page 830
l'efficacia del procedimento tecnico adottato dipende dalla maggiore o minore corrispondenza che esso ha alle leggi obbiettive che regolano il meccanismo della c. Certamente la cosa sarebbe abbastanza facile se dette leggi fossero conosciute. Ma qui sorge la vera e radicale difficoltà : queste leggi sono tutt'oggi oscurissime. Gli studi del Rhine (Duke University) hanno portato qualche chiarimento, ma in genere ci moviamo nel buio più profondo e fra le più gravi incertezze. Non rimane che un solo rimedio, quello cioè di ricorrere al criterio di probabilità, costruendo ipotesi e teorie per quanto è possibile vicine a quella che, sulla scorta delle esperienze, si crede possa essere l'intima realtà dei fenomeni. Ma per ora nessuna delle teorie risponde in modo soddisfacente.
Prima di esaminare le ipotesi più importanti e farne brevemente la critica, conviene porre in solido la realtà obbiettiva dei fenomeni. In primo luogo i fatti sono possibili perché, anche al di là delle forze naturali, Dio sempre sarebbe in grado, quando lo reputasse conveniente, d'eseguirli. Ma, prescindendo dall'intervento divino (che non potrà essere invocato fuor del caso in cui altro potere fosse inetto alla produzione dei fenomeni), i fatti, oltre che possibili, esistono realmente: lo prova l'abbondantissima documentazione storica, specialmente odierna, la cui comunità, almeno in generale, è sopra qualunque discussione. Obbiezione seria : che i fatti siano dovuti a casuali coincidenze. Se tale possibilità in parecchi casi non può essere esclusa, in moltissimi altri può e deve essere scartata completamente. Per giungere a tali conclusioni, sono stati riprodotti in laboratorio i fenomeni in grandissimo numero, saggiandoli poi al calcolo statistico. Ciò ha mostrato che, ove entra l'uomo quale agente della pr