ioventale (VI, 581), ed altri. La c. fiori specialmente nel Rinascimento ad opera di molti autori fra i quali si segnalano Pacacelso, Cordano, Batt. Coeliès (Physiognomio et chir., Bologna 1504), Aless. Achillini (Opera omnia, Venezia 1545), Giovanni della Porta (Della chirofisonomia, versione dal latino di P. Sarnelli, Napoli 1677), esz. Poi quasi scomparsa dall'inizio del 1600 , la c. fu riportata in onore in Francia e nel mondo nel scc. xix ad opera del D'Arpentigny e del Desbarolles.
Biss.: C. S. D'Arpentigny, La chirognomonie, Parigi 1843; A. Desbarolles, Les mystères de la main, ivi 1859; id., Les mystères de la main. Révélations complètes, ivi 1879; A. De Thebes, L'énigme de la main, ivi 1900: J. Leclercq, Le caractère et la main: histoire et documents, ivi 1900; Wood, Scientific palmitity, Londra 1900; N. Veschide, Essai sur la psychologie de la main, Parigi 1909; E. Alta, Signum. Traité complet de chiromancie pratique, Vichy 1924; M. Chmiet, Chirologie, Parigi 1927; M. Raschig, Hand und Persönlichkeit, Amburgo 1930; A. del Bello, Astrochiromancia, Milano 1941; J. Vergier-Boimond, Chiromancie, in DOC. III, coll. 683-85.
Alighiero Tondi
CHIROTECA: v. GUANTI.
CHIROTONIA: v. MANI, IMPOSIZIONE delle.
CHIRURGIA ESTETICA. - In senso lato si intende quella parte della chirurgia che si occupa di migliorare l'aspetto dei pazienti, correggendo l'im-

(disegno di λ. Tondi)
Chibomanzia - Schema delle linee chiromantiche nel palmo della mano.
perfezione anatomica o la forma esteriore del corpo deturpata o distrutta da traumi o malattie.
Così intesa, la c. e. include numerosi interventi che rientrano in altre specialità, già ben definite ed ormai completamente avulse dalla madre comune chirurgia generale, nelle quali il fine estetico si combina intimamente con quello del ripristino funzionale. Ciò vale per l'«ortopedia» che si interessa delle deformità dell'apparato del movimento, come per l'«ortognazodonaia» (ortopedia dento-maxillo-facciale) che si occupa delle malposizioni dentali e delle deformazioni del complesso maxillo-facciale. Mentre cura le alterazioni, in eccesso e in difetto, dello sviluppo dello scheletro mascellare, questa corregge alcune funzioni importanti (respirazione, mastizzazione, fonazione) e stabilisce una migliore armonia di linee nel viso. Così pure una specialità a sé stante è la chirurgia plastica ricostruttrice della maschera facciale distrutta o deturpata da traumi e malattie congenite o acquisite, che ha anch'essa un fine estetico e funzionale al tempo stesso. La chirurgia plastica non limita la sua attività alla faccia, ma l'estende ad altre regioni ove, ad es., si tratti di ovviare alle conseguenze estetiche e funzionali di una retrazione cicatriziale da uscione.
E ormai generalmente accettato che la chirurgia inerente a queste specialità non è in contrasto con le leggi della morale naturale.
Al contrario, da taluni vengono sollevate obbiezioni per quegli interventi che trovano la loro indicazione non nelle conseguenze di malattia, o malformazione congenita, ma nel desiderio di migliorare l'armonia di linee nella persona umana,alterata da condizioni che sono sul confine tra il normale e il patologico.
Questa chirurgia potrebbe chiamarsi «cosmetica» (da xoopéa = orno, abbellisco) se si volesse considerarla in sola funzione estetica. Ma non c'è dubbio che i confini tra chirurgia plastica e quella puramente cosmetica sono quanto mai indeterminati e che quest'ultima è, come la prima, al tempo stesso estetica e funzionale. Essa si occupa, ad es., della correzione della forma del naso (a sella, adunco, ecc.) e dell'orecchio (orecchio ad ansa), delle plastiche dei seni e del ventre, dell'abbazione delle rughe, ecc. Molte di queste condizioni possono essere fastidiose, dar luogo a disturbi o a veri e propri stati patologici (ad es. ipertrofia dei seni, iperadiposità del ventre) e pertanto rientrano nella chirurgia plastica; altre, che sembrano non disturbare alcuna funzione, turbano sempre l'armonica fusione dei vari tratti di quel disegno che tende più o meno all'ideale della bellezza umana e che costituisce il normotipo (v.).
Dio che creò l'uomo senza peccato e a sua immagine e somiglianza non può averlo plasmato che bello e la bellezza dovrebbe essere pertanto la normalità; ogni deviazione è da considerarsi come il risultato della trasmissione e forse dell'accennazione di caratteri degenerativi. «La bellezza - dice H. Bohn - non è carattere della divinità?» (op. cit., p. 500). Si aggiunga che ogni deviazione della norma può esser causa di ostacolo nella vita sociale e sorgente di pericolosi complessi psichici. Ciò vale anche per l'abbazione delle rughe, prodotto della perdita di elasticità della cute, conseguenza e sintomo di vecchia malattia che insorge precocemente, in età ancor giovanile e che gli uomini spesso considerano come condizione d'inferiorità; per ciò, almeno in molti casi, è giustificato il tentativo di cancellarne i segni.
Dal punto di vista morale deve, quindi, concludersi che, ogniqualvolta non venga esposto l'individuo a grave pericolo o danno (il che attualmente è da escludersi per la totalità dei casi, purché trattati da persona abile e con tecnica corretta), l'intervento di c. e. (sia pure a fine soltanto cosmetico) è intrinsecamente morale e quindi lecito, se l'individuo si propone un fine soggettivamente onesto.
## Page 904
BibL.: E. Lexer, Le operazioni di chirurgia plastica, in Trattate di chirurgia pratica, di V. Bergmann, I, Milano 1901, p. 317; M. Virenque, Chirurgie réparatrice maxillo-faciale, Parigi 1940; H. Bon, Medicina e religione, trad. it. di A. Alliney, Torino 1940, pp. 499-501; M. Thorek, Plastic surgeons of the breast and abdominal wale, Illinois 1942; J. Imre, Atlas d'autoplasties de la face, Parigi 1943; G. Sanvenero-Rosselli, La divisione congenita del labbro leporino, Roma 1944; R. Wittmoser, Die Reverdin-Plastik, Vienna 1946.
Emanuele Scavo
CHITTAGONG, diocesi di. - E suffraganea di Calcutta (India) ed è affidata ai missionari della provincia canadese della Congregazione della S. Croce. Fu eretta nel 1927 con territorio distaccato dalla diocesi di Dacca (v.); l'anno dopo vi furono aggiunti i distretti di Shylet e Cachar, distaccati dalla prefettura apostolica dell'Assam (ora diocesi di Shillong) e nel 1940 ne fu staccata la provincia birmana dell'Arakan (v. aKYAB).
La diocesi comprende oggi la parte sud-orientale del Bengala, con una superficie di 6005 . 76.609 e ca. 12.731 .121 ab. quasi tutti di stirpe e lingua bengalese. Di essi 7.684 .578 sono maomettani, 4.054.712 induisti, 825.25 I buddhisti, 51.167 animisti, e ca. 102.368 protestanti. I cattolici (1948) sono 11.033 ed i catecumeni 2012. I primi missionari venuti a C. furono i Gesuiti portoghesi nel 1559 e poi gli Agostiniani. Verso il 1875 C. fu curata dai Benedictini della provincia anglo-belge e dal 1889 vi lavorano i religiosi della S. Croce. La diocesi ha io distretti con io stazioni primarie e 70 secondarie e con 4 chiese e io cappelle. Vi lavorano 26 sacerdoti (dei quali 7 indigeni), 18 fratelli, 42 suore e 51 catechisti. Essa mantiene 36 scuole elementari e 4 scuole medie con ca. 2000 alunni, 40 scuole superiori con 596 alunni, una scuola professionale con 78 alunni e una normale con 61 alunni. Vi sono ancora 4 orfanotrofi con 608 bambini e un asilo di vecchi con 23 ricoverati. L'Azione Cattolica è incipiente.
BibL.: GM, pp. 143-44; MC, p. 8o; Catholic Directory of India, Burma and Ceylon, Madras 1948, pp. 257-63; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, 1948, pos. prot. n. 3352/48. Valentino Belgeri

(Ini. Exit)
CHIUSI - Portale della chiesa di S. Francesco (sec. xiv).
CHIUSI e PIENZA, diocesi di. - In provincia di Siena, suffraganea di Siena. C. in Valdichiana fu una della 12 lucumonie etrusche.
Il cristianesimo è attestato nel sec. III dai monumenti, così pure l'origine della diocesi perché una iscrizione cristiana ricorda il vescovo Lucio Petronio Destro, n. nel 256 e m. nel 322 (CIL, X, i, 2548). Altri vescovi noti sono poi Fiorentino ( 55^{8-60} ) al quale scrisse papa Pelagio I ed Ecclesio nel 600.
La diocesi ha una superficie di 1168 km 9 , con 65.575 ab. tutti cattolici, conta 61 parrocchie, 82 sacerdoti diocesani e 24 regolari, un seminario a P .
Nel 1633 vicino alla chiesa di S. Mustiola si scoprì un cimitero sottertaneo cristiano che però venne esplorato solo nella primavera del 1830 . La martire Mustiola è ricordata nel Martirologo Geronimiano: in Tuscia s. Mustiolae al 23 nov.; si ha pure una sua Passio (BHL, nn. 443-56). Un'iscrizione scoperto nel cimitero menziona una Giulia Asinia Felicissima ex genere Mustiola sanctae (CIL, XI, 2549). Sarà la martire l'eponima del cimitero? L'antico ingresso di questo immetterà ad un'ampia aula dalla quale si dipartono le gallerie cimiteriali per lo più con arcosoli. Ivi, oltre la citata iscrizione del vescovo L. Petronio Destro, si rinvennero quelle d'un discano di nome Sulpicio Felicissimo (CIL, XI, 2561), di un Senzio Respetto esorcista, dei neofiti Sulpicio Vincenzo (ibid., 2560) e Ulpia Faustina (ibid., 2563). Aurelius Melitius iuifans cristaeanus fidelis peregrinus mori dine Saturai Pascae noctis ipsius percigliatio oratione quinta (ibid., 2551), cioè nel Sabato Santo, nella notte della vigilia di Pasqua mentre si recitava la quinta orazione. L'iscrizione appartiene alla seconda metà del sec. iv al 354 a 363 , o 378 . Una Redenta mori nell'a. 390 (ibid., 2573). C'è poi un Peregrinus Ciconius cuius nomine Deus scit (ibid., 2568). In un frammento appartemente ad una C(iorissima) p(uelis) c'è l'augurio : dormis in somno pacis (ibid., 2579). Il cimitero detto di S. Caterina si trova sulla via di Città di Pieve, anche esso presenta un ampio cubicolo, all'ingresso del quale si trova un architrave in travertino in cui si ricorda la deposizione del fanciullo Capelione (ibid., 2537). Nell'iscrizione di L. Fonteia Concordia moglie di Sieno Callicrate si dice che cereis colstibus funus ducerunt (ibid., 2534). Fra le altre iscrizioni cristiane di C. va ricordata quella d'una Laurentia quae credidit resurrectionem, morta nell'a. 493 (ibid., 2585).
La cattedrale, S. Secondiano (del sec. XII), che ha tre navate divise da 18 colonne riadoperate, è stata deturpata da un restauro alla fine del sec. xix. Vi si conservano tre epigrammi relativi al restauro del ciborio marmoreo fattovi eseguire al tempo del vescovo Arcadio e del re Liutprando da Gregorio duca di C. Nella sagrestia si conservano 22 corali miniati del sec. xv, provenienti dal monastero di Monte Oliveto Maggiore, paramenti sacri del sec. xiri, un cofanetto in avorio del sec. xv. La chiesa di S. Francesco ha un portale romanico; quella di S. Maria della Morte è del sec. xini, ma ora rinnovata, e usa come campanile l'adiacente torre medievale.
Gli ipogei etruschi (detti della Scimia, del Colle, del Granduca, della Tassinala), il materiale archeologico in parte conservato nel locale museo Civico, sono stati illustrati da R. Bianchi Bandinelli, Clusium, in Monumenti antichi dei Lincei, XXX, II (1925).
G. B. De Rossi nel 1880 identificò in C. un pettine di avorio che su tutte e due le facce presenta incise due pecore, da un lato sono volte verso una cattedra velata, dall'altra verso una corona. Insieme col pettine si rinvennero molte monete del sec. iv e alcune lucerne in terra cotta pure del sec. Iv (G. B. De Rossi, Pettine adorno di simboli cristiani trovate in C., in Bullett. d'arch. crist., 3^{\text {a }} serie, 6 [1881], pp. 75-85).
Per la storia di P.: v. PIENZA.
## Page 905
Bibl.: Per C.: Ughelli, III, pp. 586; F. Liverani, Le catacombe e antichità di C. descritte, Siena 1872; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, III, Berlino 1908, pp. 231-34; Lanzoni, pp. 552554; M. Giusti e P. Guidi, Rationes decimarum Italiae nei sect. XIII e XIV (Studi e Testi, 98), Città del Vaticano 1942, pp. 127-74.
CHOBAR (ebr. Këbhär). - Fiume del «paese dei Caldei», sulla cui riva sorse la località detta Tèl'Abhlbh ("colle delle spighe"), dove fu installata la prima deportazione di Ebrei ( 597 a. C.), tra i quali vi fu anche Ezechiele (Ez. 1, 1-3; 3, 15, ecc.). E con sicurezza identificato con il Naru kabaru ("canale grande"), canale navigabile che attraversava Nippur (l'odierna Niffer) a sud-est della città di Babilonia.
Bibl.: L. Tondelli, Ezechiele, Reggio Emilia 1920, p. 51.
Gaetano M. Perrella
CHOCARNE, Bennano. - Domenicano, n. nel 1826 , m. nel 1895 . Fu tra i più benemeriti della restaurazione domenicana in Francia, fondatore e superiore di vari conventi e per due volte provinciale nel periodo turbinoso dell'oppressione politica.
La Vita intima e religiosa del p. Lacordaire (Parigi 1866, trad. it. 1870 ), rimane
la biografia classica del grande oratore e l'effusione commossa di un discepolo prediletto verso il maestro. Suo è ancora l'opuscolo Derniers moments du p. Lacordaire (Parigi 1861).
Bibl.: Anon., Necrologium, in Analecta O. P., 2 (1895-96). pp. 420-21; Acta Cap. Gen. O. P., 1898, p. 125; J. Ollivier, Le p. C., Parigi 1889.
CHOCG, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Fu eretta nel 1908 e affidata ai padri Claretiani della provincia di Colombia. Prima di allora tutto il territorio della prefettura apostolica era affidato a cinque sacerdoti secolari della diocesi di Popayan. Alla fine del sec. xix vi lavorarono anche i padri Francescani, che dovettero poi allontanarsi per l'insalubrità del clima e motivi politici. I Claretiani fondarono la prima residenza nel 1909 a Quibdo cui fecero seguito quella di Istmina e di Carmen de Atro del 1910; questa ultima però nel 1916 venne distaccata dalla prefettura ed annessa alla diocesi di Jerico.
La missione ha una superfice di kmq. 40.000 con una popolazione di ca. 80.000 ab. dei quali la maggior parte sono cattolici. I sacerdoti sono 17 , le suore 26 e i fratelli 7. Le opere missionarie sono abbastanza bene avviate: vi sono scuole elementari e medie, ospedali, e una tipografia.
Bibl.: MC, pp. 80-81; Arch. di Prop. Fide, Relazione quinquesuale 1540, pos. prot. n. 2679/40; id., Relazione annuale 1945, pos. prot. n. 1736/45.
Antonio Mezza
CHODORLAHOMOR (ebr. Këdhorlä'ömer). - Re di Elam, che tenne soggetta la Palestina per dodici anni, finché questa gli si ribellò. Organizzò allora una spedizione contro di essa con tre re suoi vassalli
(v. amrafel). Raggiunta la regione del Mar Morto e sconfitti vari popoli, venne assalito nella vallata di Siddim dai cinque re della Pentapoli, che debellò. Ma, sulla via del ritorno, dopo un veloce inseguimento fino a Lais (Dan), fu sgominato con un attacco di sorpresa da Abramo e si salvò a stento con la fuga, abbandonando ampio bottino nelle mani del nemico (Gen. 14, 1-17).
Il nome di C. (come degli altri nel medesimo passo) non è prodotto di fantasia, ma si dimostra di schietto stampo elamico. La prima parte ( = "servo ") s'incontra nel nome dei re KudurNahhundi e KudurMabug; la seconda parte è il nome della dea elamica Lagamar, sicché si ha "servo di Lagamar». Al termine del terzo millennio a. C. a Larsa ( = 'Tilibär di Gen. 14, 1!) in Babilonia dominavano gli Elamiti, e Babilonia, prima delle conquiste di Hammurapi (v.) era loro vassalla.
Bibl.: B. Kittel, Geschichte des Volkes Israel, I, 7* ed., Stoccarda 1932, pp. 63-65, 284-86.
Giorgio Castellino
CHOISEUL
DU PLESSIS
PRASLIN, GILBERT. - Vescovo, n. verso il 1613 e m. a Parigi il 31 dic. 1689. Dottore della Sorbona nel
1640, fu eletto vescovo di Coninges nel 1644. Nel 1671 fu trasferito alla diocesi di Tournai. Deputato all'assemblea del clero, s'adoperò per far ritornare la pace nella Chiesa di Francia scissa dalla questione giansenista, mostrandosi anche troppo indulgente verso i giansenisti; e con Bossuet fu uno degli artefici della dichiarazione del clero del 1682, magna charta del gallicanesimo. Troppo sensibile per i diritti della Chiesa di Francia, sentì poco quelli della Chiesa di Roma, di cui mise in dubbio la indefettibilità, e del Romano Pontefice, di cui, forse per opportunità, negó la infallibilità. Per il resto si rese con i suoi scritti benemerito della Chiesa, combattendone gli avversari del tempo : ateisti, deisti, libertisti, protestanti.
Opere più importanti: Eclaircissement touchant le sacrement de Pénitence (Lilla 1679); Mémoires touchant la religion (3 voll., Parigi 1681-85); Les psaumes, cantiques et hymnes de l'Eglise, traduit en français (s.n.t.); Lettre pastorale sur le culte de la Vierge, in testa all'opera di Baillet, Avis salutaires de la Vierge à ses dévots indiscrets (Tournai 1711); Rapport sur la déclaration du clergé de France en 1682, nell'edizione dell'opera di Dupin, Traité de la puissance ecclésiastique et temporelle (Parigi 1768).
Bibl.: B. Jungmann, s. v. in Kirchenlex., III, coll. 170-71; Hurter, IV, coll. 327, 423-26; F. Desmams, G. de C., évêque de Tournai, Tournai 1907; M. Dubruel, G. de C. à Tournai, in Etudes, 110 (1907), pp. 433-59.
Vito Zollini
CHOISEUL-STAINVILLE, Etienne-François, de. - Ambasciatore e uomo politico francese, n. il 28 giugno 1719, m. a Parigi l'8 maggio 1785.
## Page 906
Datosi prima alla carriera delle armi, combatté valorosamente nella guerra di successione austriaca. Con il secondare gli intrighi della favorita madama di Pompadour se ne assicurò il favore, e nel 1754 fu nominato ambasciatore a Roma dove rimase sino al 1757. In quest'officio riusci a concordare con Benedetto XIV la spinosa questione, che teneva agitata una parte del clero francese a proposito della negazione dell'assoluzione sacramentale a quelli fra gli appellanti contro la bolla Unigenitus che non volevano assoggettarsi e riconoscere la loro disobbedienza. La bolla di Bene. detto XIV Ex omnibus fu pubblicata il 16 ott. 1756 e con essa cessò l'importanza politica dei giansenisti in Francia.
Nel 1757-58 lo C. fu ambasciatore a Vienna e si adoperò a confermare quell'alleanza franco-austriaca che rovesciava la politica precedente, per dirigerla contro la Prussia. Nel nov. 1758 sostituil l'abate de Bernia al ministero degli Esteri; nel 1761 assunse anche quello della guerra e l'anno seguente quello della marina. Per dodici anni egli fu il vero governatore della Francia e lavorò a stringere quel "patto di famiglia " fra le dinastie horboniche che si propose la soppressione dei Gesuiti nella quale egli ebbe gran parte. Amico di Voltaire, era fra coloro che reputavano la religione buona solo per il popolo. Ritenne utile politica avviare la Francia a costituirsi un largo possesso coloniale in gara con l'Inghilterra, e vi riusci; annesse inoltre la Corsica e la Lorena.
Inimicatosi con la nuova favorita, la du Barry, fu da Luigi XV esiliato nella sua proprietà di Chanteloup, dove rimase dal 1770 al 1774 , vittima degli intrighi di corte. Mori rovinato finanziariamente a causa del suo stravagante metodo di vivere.
Bibl.: Mémoires de M. le duc de C., Parigi 1790; M. Boutry, C. d Rome, ivi 1902; F. Bourguet, Le duc de C. et l'alliance espagnole, ivi 1906; id., Etudes sur la politique étrangère du duc de C., ivi 1907; G. Goyau, s. v. in Cath. Euc., III, p. 694.
Pio Paschini
CHOMJAKOV, Alexiei Stepanovič. - N. nel 1804, m. nel 1860 , uno dei rappresentanti più cospicui dello slavofilismo, movimento nazionale russo che vedeva la salvezza, il progresso e la possibilità del pieno sviluppo della Russia nel ritorno agli antichi costumi nazionali anteriori a Pietro il Grande. Lo slavofilismo è di ispirazione religiosa e cristiana, in opposizione all'occidentalismo, dipendente dall'Occidente secolarizzato. C. era un genio molto versatile : poeta, inventore, sociologo, filosofo (sviluppando i temi del suo amico Ivan Kirejevskij) e specialmente il primo grande teologo laico russo. I suoi aderenti lo consideravano come padre della Chiesa russa moderna.
Egli ha svolto specialmente il concetto della Chiesa come comunità di unità, libertà ed amore. Il cattolicesimo avrebbe rinnegato l'amore, preferendo le proprie opinioni a quelle dei fratelli d'Oriente, e possederebbe l'unità senza la libertà; il protestantesimo, derivando logicamente dal cattolicesimo, avrebbe la libertà senza l'unità; la sintesi unità, libertà e carità si troverebbe soltanto nella Chiesa d'Oriente. Egli nega, tra l'altro, la differenza essenziale tra Chiesa docente e discente e l'esistenza di un'autorità esterna nella Chiesa. Fondamentale è poi l'affermazione che la conoscenza integrale dipende dall'amore e suppone l'unione fraterna con gli altri nella Chiesa. L'influsso di C. è, tra i russi separati da Roma, in continuo aumento.
Opere complete in russo: 8 voll., Mosca 1900 sgg. (alcuni volumi in parecchie edizioni). La teologia di C. veniva ostacolata dalla censura della Russia zarista. Egli ha pubblicato in francese i suoi scritti polemici contro la Chiesa cattolica (A. S. Chomjakoff, L'Eglise latine et le protestantisme au point de vue de l'Eglise d'Orient, Losanna e Vevey 1872). La sua corrispondenza con l'anglicano Palmer (che dopo si fece cattolico) si trova in W. J. Birkbeck, Russia and the English Church during the last fifty years, I (Londra 1895).
Bibl.: A. Graticus, A. S. Chomjohoy et le mouvement slavophile: Les hommes (Unam Sanctam, 5), Parigi 1939; Les doctrines (ibid., 6), ivi 1939; P. Baron, Un théologien lalic orthodoxe russe au XIX* siècle. A. S. Chomjohoy (1804-60). Son ecclesiologie, Exposé et critique (Orient. Christiana Amolecta, 127), Roma 1940; B. Schultze, Problemi di teologia presso gli ortodossi, in Orient. Christ. Periodicu, 7 (1941), pp. 174-203; id., La nuova asteciciogia russa, I, ibid., 9 (1943), pp. 418-30; id., Chomjohous Lehre über die Eucharistie, ibid., 14 (1948), pp. 138-61.
Bernardo Schultze
CHOPIN, Frédéric. - Compositore pianista, n. a Zelazowa-Wola (Varsavia) il 22 febbr. 1810, m. a Parigi il 17 ott. 1849. A Varsavia, terminati gli studi (1827), iniziò i suoi concerti e li continuò nelle principali capitali europee circondato di sempre crescente ammirazione. Fu grande amico di Berlioz, Bellini, Balzac e del p. Jelowicki che sul letto di morte lo indusse a una fine cristiana.
C. inizia in maniera nuova e tutta personale, precorrendo, nel romanticismo musicale, analoghi fenomeni letterari, lo scioglimento di più rigide forme costruttive e sintattiche in emotive atmosfere melodiche e armoniche, ora elegische e abbandonate, ora impetuose e appassionate, che, tutte, avvolgono un fondamentale sentimento di forza e di strazio. L'opera di C. trova la sua perfezione nel pianoforte che rivela qui ogni sua possibilità espressiva : si ricordino gli Studi, i Preludi, le Ballate, le Mazurche, i Nattumi, le Pedusche, gli Scherzi, i Falzer; la notizia della caduta di Varsavia (1831), giuntagli a Stoccarda, gli ispirò il celebre Studio in do min. (op. 10, n. 12) che ha accompagnato i polacchi in ogni ora di sventura e di speranza.
Bibl.: F. Liszt, F. C., Parigi 1852; G. Pstrucci, L'epistolario di F. C., s. I. 1907; A. Longo, Chapiniana, in Arte pianistica, 1 (1917): G. de Poutalcs, C. ou le poite, Parigi 1927; G. Mariotti, C., Firenze 1933; I. Valetta, C., 4^{e} ed., Milano 1940; A. Gide, Notes sur C., Parigi 1948; V. Terenzo, C., Bari 1948.
CHOUCHIH (Сhоwснiн), PREFETTURA APOSTOLICA di. - Si trova nella parte centrale della provincia dello Shensi (Cina). Fu eretta il 17 giugno

(de Handboch der Musikwissenschaft, ed. de E. Bocken, foer. XXXIX) Chopin, Frédéric - Ritratto. Quadro di E. Delacroix. Parigi, museo del Louvre.
## Page 907
1932, per divisione del vicariato apostolico di Sianfu ed affidata al clero secolare cinese. Le origini cristiane risalgono al sec. xvir, prima per la predicazione dei Gesuiti (1630) e poi per quella dei Francescani(1696).
Ha una superfice di ca. 8000 kmq . La popolazione totale, al 30 giugno 1947, era di oltre 1.000 .000 di ab. I cattolici erano 23.600 . Il personale missionario risultava di 23 sacerdoti secolari cinesi e i padre francescano spagnolo; io religiosi laici cinesi e 12 suore pure cinesi.
Bibl.: GM. p. 192; MC. pp. 8i-82; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1946, Sciangai 1948, passim. Adamo Pucci
CHOWTSUN,
diocesi di. - Si trova in Cina nella parte centro-settentrionale della provincia civile dello Shantung. Eretta, con il nome di Changtien, in missione sui iuris il 16 apr. 1929, per divisione del vicariato apostolico di Tsinanfu e affidata ai frati Minori della provincia del S. Cuore di Gesù negli Stati Uniti d'A. merica, il i giugno 1932 fu elevata a prefettura apostolica, il 18 maggio 1937 in vicariato apostolico con il nuovo nome di C., dalla città capoluogo sede dell'Ordinario e l'ir apr. 1946 in diocesi, suffraganea di Tsinan.
Ha una superfice di ca. 18.000 kmq., in gran parte pianeggiante, montagnosa al sud : il suolo è fertilissimo, sebbene non manchino zone meno fertili e alcune sterili. Abbastanza buone le vie di comunicazione fra i principali centri. Al 30 giugno 1947, su una popolazione assocuta di ca. 3.000 .000 di ab., i cattolici erano 29.200. Il personale missionario risultava di 18 pp . francescani, 3 sacerdoti secolari cinesi, 28 suore di cui 8 indigene. Il cattolicesimo vi è stato predicato da almeno 160 anni, ma il consolidamento della missione si è avuto solo negli ultimi decenni.
Bibl.: GM. p. 191; MC. p. 82; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine, Sciangai 1948 (v. indice). Adamo Pucci
CHRÉTIEN (Chrestien) de Troyes. - Poche notizie biografiche si hanno intorno a questo famoso poeta cortese, vissuto alla corte di Champagne, la cui maggiore attività letteraria dev'essersi svolta tra il 1160 e il 1175 . Conobbe ed elaborò la materia classica (specialmente ovidiana), come dimostrano vari titoli di opere sue non pervenuteci; ma più lo attrasse l'avventuroso mondo delle favole arturiane, cui egli, traendo spunto dalla Historia regum Britanniae verrificata nel Roman de Brut di Wacen, dette nuova vita e nuova celebrità.
Di lui si elencano cosi un Erec et Enide, un Lancelot, un Yvain e un Perceval, ispirati alle Arturi regis ambages pulverisnue e un Cligés di ispirazione greco-bizantina, per quanto ambientato nel mondo arturiano. Di questi poemi (tutti in ottosilabi a rima baciata) semplicemente erotici ed avventurosi, c'è chi ha parlato come di a romanzj a tesi x, chi vi ha visto riposti e complicati sensi allegorici;
certo C. non si contenta solo di narrare belle favole, ma anche vuole porre e discutere delicati problemi psicologici (il sorgere della passione amorosa, il rapporto tra amore e cavalleria, la natura e le esigenze della fedeltà coniugale). E in ogni caso scrive da grande artista, con una lingua ricca, facile, variopinta e con una sicura padronanza dei suoi complicati intrecci.
Per quanto rimasto incompiuto a 7000 versi merita speciale rilievo il romanzo Perceval, dove l'elemento avventuroso si mescola a quello religioso, in una forma destinata a lunga e varia fortuna nelle letterature posteriori. Si tratta di un giovane che, tenuto a forza lontano dal mondo cavalleresco, vi viene finalmente accolto, ed è portato, di avventura in avventura, a ritrovare il Graal, cioè il sacro vaso in cui si diceva fosse stato raccolto il sangue del costato di Cristo.
Bibl.: Opere: C. von T., Sämtliche erhaltenen Werke, a cura di W. Foerster, a voll., comprendenti il Cligés, l' Yvain, l'Erec, il Lancelot e il Guillaume d'Angleterre, d'attribuzione incerta. Halle 1884-89; Ch. Potvin, Perceval le gallois ou le Conts du Graal, 6 voll., comprendenti anche il romanzo in prosa e le continuazioni. Murs 1866. Studi: G. Cohen, C. de T. et son oeuvre, Parigi 1931; R. R. Bezzola, Le sens de l'otenture et de l'amour (C. de T.), ivi 1947.
Ruggero Maria
Ruggieri
CHRISMON. - In diplomatica si designa con questo nome la formola monogrammatica di invocazione alla Divinità che apre il protocollo del documento (v.). Nel tardo medioevo prende anche il nome di laborum (cf. C. Du Cange, s. v. in Glossarium mediae et infimae latinitatis, V, nuova ed., Niort 1885, p. 2).
Nella sua forma originaria esso è rappresentato dal monogramma cosiddetto costantiniano (v. monogranna costantiniano e monogranma cristologico): ed è a questo segno che il termine c. compete in senso stretto. Nel corso dei secoli, e di paese in paese, esso ha subito però varie trasformazioni, complicandosi spesso con segni ornamentali che ne hanno alterato totalmente la fisionomia : tanto che negli atti privati dei secc. x e xi esso rivela una assoluta ignoranza, da parte dello scriba, non soltanto dell'origine, ma anche del significato del c. Le forme più comuni vanno dalla semplice croce (talora anche decussata, e, nella forma greca o latina, ora piana, ora potenziata, ora pomellata, ora ancorata), ad una C (iniziale del nome latino Christus), per lo più intrecciata con una lunga J (iniziale di feens). Sovente il c. è aggiunto all'invocazione verbale; talvolta è accompagnato da una formula pia, espressa in note tironiane. Nella cancelleria pontificia fu usata saltuariamente l'invocazione monogrammatica, fino a Leone IX; nel sec. xI Gregorio VII la soppresse definitivamente. Quella verbale si incontra una sola volta nei documenti papali (un atto di Alessandro II, del 18 maggio 1072), per i quali si deve pensare
## Page 908
che il significato del c. fu sempre inteso nel suo valore.
Impropriamente si indica talora col nome di c. anche il segno di croce o segno consimile che accompagna le sottoscrizioni del documento: in questo caso esso ha semplicemente il valore di un simbolo religioso e per lo più denota l'intervento personale del sottoscrittore nella stesura dell'atto, sia quando c'è la firma autografa, sia quando ne tiene il posto.
BbL.: A. Giry, Manuel de diplomatique, Parigi 1894, pp. 531 533; W. Erben, L. Schmitz-Kallenberg, O. Radlich, Urkundenlehre, I, Monaco-Berlino 1907, pp. 140-45; C. Psoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapè, Firenze [1942], pp. 130-32.
CHRISTCHURCH, Diocesi di. - Con breve pontificio del ro maggio 1887 fu eretta con territorio distaccato dalla arcidiocesi di Wellington e comprende le due province di Canterbury e Westland (Nuova Zelanda), per tre quarti montagnose e inshitabili.
La popolazione è di origine europea nata sul posto. Vi sono poco più di 150 Maori. Su di una superficie di 35.200 km . vive una popolazione totale di 251.524 ab., di cui 34.100 cattolici, e gli altri protestanti. Gli Ebrei superano di poco i 200. Le parrocchie sono 31 distribuite in tre distretti. Nelle scuole secondarie (12), tecniche (1), preparatorie (1) si educano 6.260 sisonni. I sacerdoti diocesani sono 51 , religiosi 40 ; fratelli 21 ; suore 337.
Le opere di carità sono rappresentate da 3 orfanotrofi, 1 ospedale e 1 casa di ricovero di vecchi.
BbL.: Australasian Catholic Directory, Sydney 1948, pp. 373-79.
Saverio Paventi
CHRISTEN, BERNARD da ANDERMATT. - Ministro generale dei Minori cappuccini, arcivescovo titolare di Stauropolis, n. a Andermatt (cantone di Uri, Svizzera), il 23 luglio 1837, m. l'11 marzo 1909. Lettore di filosofia e di teologia (1862), maestro dei novizi (1865), provinciale della Svizzera (1879), custode della provincia ticinese (1883); ministro generale per 24 anni ( 1884-1908 ), fu merito suo la restaurazione dell'Ordine che le soppressioni e tribolazioni dell'Ottocento avevano debilitato.
Sistemò la curia in via Boncompagni a Roma, fondò l'organo ufficiale Analecta (1884), promulgò le Ordinationes generales (1886), visitò e organizzò le missioni con apposito Statutum (1887-93), riordinò il Caseremuniale (1892; nella visita alle province, ne curò con ordinamenti particolari la vita regolare, l'attività apostolica, gli studi. Ebbe successo una sua biografia tedesca di s. Francesco (Innsbruck 1899), migliorata nella 2ª ed. (ivi 1902), che apparve prima nella trad. francese (Parigi 1901; trad. it. Innsbruck-Roma 1902; trad. portoghese, Bahia 1908). L'autore si propone uno scopo di edificazione, non polemizza, ma discerne criticamente le fonti e la letteratura contemporanea. La 3ª ed. tedesca (Innsbruck 1922) è stata rifusa da Ilarino Felder da Lucerna ( 4ª ed., ivi 1927). Pio
X il 30 maggio 1908 ricompensò i suoi meriti con la dignità arcivescovile.
BibL.: Anon., Necrologio, in Analecta Ord. Min. Capucc., 55 (1909), pp. 151-60; e in Appendice dopo p. 128; T. Bossart, P. B. C. von A., Einsiedele 1909; Hilarin Felder von Luzern, General und Erabischal P. B. C. von A. und die Erneuerung des Kapuzinerardens, Schwyz 1943.
Ilarino de Milano
"CHRISTE SANCTORUM DECUS ANGELORUM". - Inno delle Lodi nella festa di s. Michele Arcangelo, tolto da quello della festa degli Angeli. Si trova fra le opere di Rabano Mauro e fa veramente onore al genio lirico, grave e misurato, dell'illustre monaco di Fulda. E una saffica molto ben modulata, dalla quale son prese solo quelle strofe che si rivolgono ai tre Arcangeli dei quali magnificato le particolari qualità: Michele, l'angelo della pace per aver debellato Lucifero; Gabriele, il celeste messaggero della Incarnazione; Raffaele, l' angelo della salute.
BbL.: G. G. Belli, Gli inni del breviario romano, tradotti, Roma 1827, p. 310 ; C. Albini, La poécie de Bréviaire, Lione s. 6., p. 340 ; G. Bossi, Gli inni del Breviario romano, versione risonica, Roma 1919, p. 192; A. Mirra, Gli inni del Breviario, Napoli 1947, p. 208. Silverio Mattei
CHRISTIAN ENDEANOUR. I. Storia. - E il nome di una società giovanileprotestante che può tradursi "Attività cristiana" o anche "Azione o sforzo cristiano". Fu fondata nel 1881 in una cittadina del Maine (Stati Uniti d'America), dal pastore congregazionalista Francesco E. Clark. Egli aveva cominciato con un piccolo gruppo di volontari dello studio della Bibbia, e vedendo che i giovani di ambedue i sessi vi accorrevano numerosi, concepì l'idea di fondare una società giovanile che volesse lavorare per il "regno di Dio", e la chiamò C. E. Le diede un carattere esclusivamente religioso e pratico, proponendo ai giovani associati ideali grandi, che eccitarono il loro entusiasmo, ed ebbe uno straordinario successo prima per tutta l'America del Nord, e in seguito anche in altri paesi.
II. I quattro Principi o ideali del C. E. - Essi sono riassunti in queste poche parole: confessione di Cristo, servizio di Cristo, compagni del popolo di Cristo, lealtà alla Chiesa di Cristo.
Confessione di Cristo. - Il socio del C. E. non deve aver rispetto umano nella pratica della sua religione; deve parlare di Cristo sempre che gli si offra occasione; deve coltivare la vita di pietà con la preghiera e con lo studio della Bibbia. Come prova pratica di questa confessione, tutti i membri "attivi" devono firmare una promessa fatta a Dio (quindi l'accusa massa al Clark di aver introdotto i voti religiosi in una istituzione protestante): ad es. di pregare ogni giorno, di leggere la Bibbia, di assistere alle riunioni, ecc. Nelle sale delle riunioni e alla vista di tutti sono appesi molti modelli di diversi atti di pietà e di zelo, tra cui ogni
## Page 909

(fol. Alinari)
In alto: ORATORIO DI S. MARTINO (1392). In basso: PULPITO DELLA CATTEDRALE, opera di B. Cavalieri e C. Negri (1667).
## Page 910
Tav. XCVI
CHIOSTRO

## Page 911

(da G. V. Arata, L'Architetura araba narnatana in aicmu. Milano 1925, fac. 8)

(da A. Moyer, Archthetur und Kunstgewerbe in Alt-Spanien, Monaco 1922)
In alto: CHIOSTRO DELLA CATTEDRALE DI CEFALU (prima metà del sec. xit). In basso: CHIOSTRO DI SORIA, chiesa di S. Pietro (ca. 1200) - Spagna.
## Page 912

A sinistra: IL CARD. INNOCENZO CIBO nella scena di Cosimo 1, creata diera di Firenze. Affresco di G. Vatari e palazzo Vecchio (sec. xv1) - Firenze. A destra: SEPOLCRO DEL CARD. A. CIBO. Opera di C. Fontana (sec. xv11) - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.
## Page 913
associato o «endevorista» può leggere e scegliere quello che più gli piace.
Servizio di Cristo. - La pietà e lo studio della Bibbia devono essere la pratica fondamentale dell'associato. Il frutto ne è il * servizio di Cristo». Questo abbraccia qualsiasi attività religiosa e filantropica. Scendendo a casi particolari, sono indicati all'attività dei giovani l'offrirsi al pastore per aiutarlo nel formare cori per la musica sacra, comitati per la vigilanza, per la propaganda, per l'abbellimento e pulizia del tempio; condurre sul buon sentiero compagni ed amici traviati, visitare i sorcerati, gli ammalati ed i poveri nelle loro case; interessarsi delle missioni, scegliendone qualcuna come oggetto del proprio studio, mettendosi in relazione con qualche missionario, procurandogli doni, elemosine; fondare piccole stamperie per pubblicare gli avvisi della chiesa, foglietti ed opuscoli religiosi. Altre indicazioni : adornare con fiori il pulpito, raccomandare le Bibbie e gli innari comuni usati nella chiesa, quando sono sciupati, o sostituirli con altri a proprie spese; ed alle giovani afflirsi qualche volta a supplire la moglie del pastore nelle faccende della casa, affinché possa riposarsi e fare visite, ecc. Per organizzare tutte queste molteplici attività, sono indette periodiche riunioni, nelle quali si fa consistere principalmente il buon andamento della società. Tali riunioni sono organizzate, divise e suddivise in modo che tutti i giovani associati vi abbiano parte e qualche responsabilità. La severità con la quale si insiste sulla presenza e sull'ordine, il metodo con il quale si procede e la guida di capi attivi ed esperti hanno contribuito all'esito sorprendente della società.
Compagni del popolo di Cristo. - Con questo si vuol indicare che la società deve lavorare per tutti e con tutti, non escludendo nessuno, qualunque sia la nazione o la religione alla quale appartiene.
Lealtà alla Chiesa di Cristo. - Con questo principio, la società, benché fondata da un pastore congregazionalista, è dichiarata interdenominazionale, poiché inculca a ciascun associato di rimanere fedele alla sua sètta o chiesa, e perciò si dichiara che il capo nato di ogni gruppo deve essere il ministro o pastore. E da notarsi come, appartenendo gli associati a molte sette differenti, non pare che la società abbia avuto difficoltà con veruna, e ciò si deve attribuire al fatto che il Clark ed i continuatori del movimento, fissati i principi fondamentali, lasciano piena libertà ai singoli gruppi, purché ad essi si mantengano fedeli.
III. Società internazionale del C. E. - Il centro o vincolo di unione fra tutti i gruppi fu ed è la Società internazionale del C. E. (The International Society of C. E.), con sede principale a Boston, U.S.A., 41 Mt. Vernon St., la quale procura di celebrare ogni biennio una grande riunione o congresso.
Uno dei più celebri fu quello tenuto a S. Francisco in occasione del giubileo della fondazione della Società (1881-1931). Nelle statistiche presentate in tale riunione si trovano 80.113 società o gruppi sparsi per tutto il mondo; il numero dei soci componenti ciascun gruppo varia da 10 a 100 e più membri, e prendendo come cifra media 50 si hanno i 4.000 .000 di associati che l'associazione afferma di avere, appartenenti a più di 20 Chiese o sète differenti. Non maneb chi, studiando questi numeri, facesse osservare come la Y.M.C.A. (v.) o Associazione cristiana dei giovani, molto più antica, poiché sorta nel 1844 , nonostante le attrattive di divertimenti, ginnastica ecc., in quello stesso anno 1931 contasse appena 800.000 soci, laddove il C. E. in minor tempo, e solo con ideali religiosi e perciò più grandi, più universali e quindi più atti a colpire l'immanificazione dei giovani, contava un numero cinque volte maggiore di associati.
IV. Il C. E. in Italia. - In Italia il C. E. è rappresentato dalla «Federazione giovanile valdese" il cui motto è «Per Cristo e per la Chiesa».
Bibl.: R. P. Anderson, C. E., around the world, Boston 1921; E. P. Gates, How to organize a C. E. Society, ivi 1928; id., What C. E. can do, ivi 1928; F. B. Meyer-F. E. Clark, C. E., Fundamentals, what it is and what it stands for, ivi s. d.; A. R. Wells, C. E., history and principles, ivi s. d.; Anon., Golden Jubilee convention, official report, Stati Uniti 1931;
Statuto-regolamento della Federazione giovanile valdese, Roma 1931: C. Crivelli, I protestanti in Italia, II, Isola del Liri 1938, pp. 368-72. Camillo Crivelli
CHRISTIAN SCIENCE : v. BAKER, NARY EDDY.
"CHRISTO PROFUSUM SANGUINEM». Inno del mattutino nel comune dei martiri, composto di quattro strofe tolte dall'inno degli Apostoli di s. Ambrogio. I primi versi hanno subito un qualche cambiamento. E da notare lo slancio e la energia delle espressioni, nonché l'arditezza delle immagini. La prima strofa è una specie di introduzione, un invito a cantare la gloria dei martiri, le sofferenze dei quali son dipinte a colori molto vivaci.
Bibl.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario romano tradotti, Roma 1827, p. 366; L. Biraghi, Inni sinceri di r. Ambrogio, Milano 1862, p. 103; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. d., p. 408; G. Bovs, Gli inni del Breviario romano, versione ritmica, Roma 1919, p. 231; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 223. Silverio Mattei
CHRISTOS PÁSCHON. - Latinamente Christus Patiens, è un bizzarro centone di motivi tragici sulla Passione di Gesù, attribuito già a s. Gregorio Nazianzeno e riportato dopo le ultime indagini al sec. xI. Ha l'andamento della tragedia greca con cori e dialoghi imitati da Eschilo, Euripide, ecc. dei quali si riproducono interi versi e emistichi. Ne deriva una aria pagana che contrasta stranamente con l'argomento sacro. La Madonna, così accorata ed umana nel Piante di Jacopone e nello Stobat Mater, è qui quasi profanata da un linguaggio che riecheggia il cupo dolore di Ecuba e quello dissennato di Medea.
Bibl.: A. d'Ancona, Origini del teatro italiano, Torino 1801. Nicola Vernieri
CHRONICON PASCHALE. - Cronaca bizantina anonima del sec. viI, con prevalente interesse cronologico. Fu detta comunemente pasquale per l'impegno che si dà l'autore di riferire i dati cronologici alle ricorrenze pasquali; però si trova anche indicata col nome di C. Alexandrinum, o Constantinopolitanum e con quello di Fasti Siculi. Il nome dell'autore è ignoto, ma dal contenuto si può arguire, con ogni verosimiglianza, che fosse un ecclesiastico di Costantinopoli, vissuto nell'ambiente del patriarca Sergio (610-38). A questa data ci conducono sia gli accenni a quel patriarca come il titolo premesso dall'autore all'opera: Sommario cronologico da Adamo sino all'anno centesimo del regno di Eraclio (629).
Il c. p. appartiene al genere di quelle storie universali, le quali ebbero nel medioevo cosi larga diffusione. Secondo questa cronaca, l'èra del mondo si iniziò 5509 anni prima della nascita di Cristo e la prima Pasqua fu celebrata il 13 apr. dell'anno 1272 a. C. La nascita del Redentore avvenne di mercoledì, il 25 dic., ed il 23 marzo, trentatré anni dopo, cadrebbe la sua morte. La Pasque sono calcolate con un cielo di 19 anni lunari e uno di 28 solari. Cosi ogni 532 anni giuliani esse ritornano con lo stesso ritmo.
La fondamienta di questa storia del mondo, i cui pilastri sono fissati secondo una visione schiettamente religiosa, sono naturalmente costituite dai testi biblici, benché non vi siano ignorati i sistemi cronologici dei popoli antichi, dal Babilonesi ai Romani. Secondo l'uso del tempo, l'autore non si tiene strettamente all'assunto, ma il racconto storico gli dà occasione a divagazioni di diverso genere. Il tono della cronaca muta ad un certo momento; dopo il nudo schematismo degli anni 532-600, succede per gli ultimi trent'anni una narrazione nutrita di fatti e di cose, alle quali evidentemente l'autore fa contemporaneo o vicino. In questa parte sta tutto il nostro interesse per la cronaca, poiché per il resto si tratta di una volgarissima compilazione, neanche diligente. Oltre alla Bibbia, essa si fonda per la parte più antica su Giulio Africano (v.), dipoi su Eusebio (Storia e Cronaca), su Malala
## Page 914
e sui fasti cosiddetti Idaciani. Segue perciò una via molto diversa dal cronografo del 354 e dalle altre cronache che risalgono alla compilazione Ippolitea.
Questa opera, di scarso pregio storico e letterario, ebbe larga popolarità nel medioevo e grande influsso sulle cronache bizantine posteriori. Per il popolo essa fu insieme a Malala (v. giovanot malala) ciò che per il ceto colto erano Eusebio, Sincello, Zonara.
BibL.: Il testo ci è restato sul cod. Vat. greco 1041 (mutilo in fine) del set. e da cui dipendono tutti gli altri. Edizione di L. Dindorf nella raccolta di Bonn, a voll., 1832, con la prefazione ed il commento di C. Du Cange. Di nuovo in PG 92. Studi: H. Gelzer, Sextus Iolius Africanus und die byzantinische Chronographie, II, 1, Lipsia 1885, pp. 138-76; Krumbacher, pp. 347-59; E. Schwartz, s. v. in Pauly-Wissowa, III (1899), pp. 2480-77.
Luigi Aurigemma
CHRONIQUE SOCIALE DE FRANCE. - Rivista mensile di studio e di azione e organo della "Semaine sociale de France".
Fondata a Lione nel 1892 da Victor Berne e Marius Gonin, ha per scopo lo studio e la diffusione dei principi e dei mezzi atti a promuovere un rinnovamento cristiano della società. Seguendo l'insegnamento tradizionale dalla Chiesa e le direttive della S. Sede, tratta in particolar modo i problemi riguardanti la persona, la famiglia, la professione, lo Stato e le relazioni internazionali.
Giuseppe Graghis
CHRÔNOS. - E la personificazione del tempo presso gli antichi Greci. Non ebbe alcuna importanza né nella mitologia né nel culto, fu invece sfruttato dalla cosmogonia orfica che ne fece l'origine di tutte le cose, lo disse figlio di Selene o di Eracle, padre di Aion, di Eros (Amore), dei Venti, delle Ore.
Nel rilievo dell'apoteosi di Omero è raffigurato alato con in mano i due rotoli dell'Iliade e dell'Odissea. Gli antichi, seguiti da alcuni studiosi moderni, vollero identificare C. con Crono, ma l'ipotesi non regge.
Biel.: Roscher, s.v. in W. H. Roscher, Lexicon, I, 1, coll. 899 sgg.; Waser, s. v. in Pauly-Wissowa, III, 11, col. 2481 sgg. Luisa Banti
CHUMATIEN, diOCESI di. - In Cina, nella parte centrale della provincia civile del Honan. Fu eretta in prefettura apostolica il 2 marzo 1933 con 4 sottoprefetture della missione di Nanyang e 3 di quella di Sinyanchow, già anch'esse della missione di Nanyang, e affidata al clero secolare cinese. Fu elevata a vicariato apostolico il 9 nov. 1944 e a diocesi suffraganea di Kaifeng l'11 apr. 1946.
Ha una superfice di kmq. 12.000 , quasi tutta pianeggiante e coltivata a riso. La popolazione totale, al 30 giugno 1947, era ca. di 1.300 .000 ah., in gran parte dediti all'agricoltura. Alla stessa data i cattolici erano 15.375; il personale missionario risultava di 17 sacerdoti secolari cinesi. Se si eccettua il distretto civile di Kiachen, in cui si trova la cristianità di Hatehwang, una delle più antiche del Honan, fondata dai Gesuiti oltre 3 secoli fa, i più vecchi cristiani di questa diocesi risalgono a ca. 80 anni, convertiti per opera dei padri delle Missioni Estere di Milano.
BibL.: GM, p. 193; MC, pp. 83-84; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine, Sciangsi 1948 (v. indice). Adamo Pucci
CHUNGKING, ARCIDIOCESI di. - Si trova nella parte sud-orientale della provincia civile dello Szechwan (Cina); ebbe origine il 2 apr. 1856 e si chiamò vicariato apostolico dello Szechwan meridio-orientale (v. CHENGtU), con residenza dell'Ordinario in Chungking; il 24 genn. 1860 fu diviso in due : vicariato apostolico dello Szechwan meridionale (v. SUIFU) e vicariato apostolico dello Szechwan orientale. Questo il 3 dic. 1924 prese nome da C. e il a ag. 1929 fu nuovamente diviso, dando origine al vicariato apostolico di Wanhsien (v.).
Per la erezione di questo, la missione di C. rimase divisa in due parti non contigue di territorio: quella a sud-ovest di Wanhsien, che fa capo a C., e quella a nord-est di Wanhsien, che fa capo alla città di Fengkseh. L'intero territorio è affidato alla Società per le Missioni Estere di Parigi. L'1 1 apr. 1946 il vicariato apostolico fu elevato ad arcidiocesi-metropoli della provincia ecclesiastica dello Szechwan.
La superfice è di ca. 80.000 kmq., la popolazione totale, al 30 giugno 1947, era di ca. 11.000 .000 , di cui cattolici 38.948 e catecumeni 1572 ; il personale missionario, oltre all'arcivescovo, risultava di 24 sacerdoti esteri e 64 cinesi, 6 fratelli maristi di cui 5 cinesi; le religiose erano 129, di cui 104 cinesi. Tra le opere, oltre al seminario, si contavano 2 orfanotrofi, 3 ospedali, 5 ambulatori medici, i tipografia; le scuole, tra primarie e secondarie, 147 con 7976 alunni.
BibL.: GM, p. 193; MC, p. 84 sgg.; Lazaristes du Pétang (Peking), Les missions de Chine, quincième année, 1938-39, Sciangsi 1940, p. 264 sgg.; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, ivi 1948, passim.
Adamo Pucci
CHUR, diOcesi di: v. COIRA, diOcesi di.
CHUS. - Termine geografico (ebr. Kû́̌), abbastanza frequente nella Bibbia. In Gen. 2, 15 è chiamata C. la terra percorsa dal fiume Gehon. Tale testo, come quello che collega C. con il re di Sennaar Nemrod (Gen. 10, 8. 12), farebbe pensare ad una regione mesopotamica. Ma sono molto più numerosi i testi biblici (cf. II Reg. 19, 9; Ps. 67, 32; 86, 4; Is. 11, 11; 18, 1; 20, 3, 5; Ez. 29, 10), che invitano a porre C. in Africa a sud dell'Egitto, ossia vagamente nella moderna Etiopia (v.).
Infatti, già nella genealogia delle nazioni (Gen. 10, 6.7), C. è presentato come figlio primogenito di Cham ( = Camiti), che avrebbe come fratelli Mesraim ( = Egitto), Phuth e Chanaan. I discendenti di C., ossia Saba, Hevila, Sabatha, Regma e Sabatacha, appaiono come tribù dell'Arabia. E possibile che i vari dati rappresentino un'antichissima tradizione di un passaggio dalla Mesopotamia in Africa con ramificazioni in Arabia. In Isr. 13, 23 il cuscita è descritto come appartenente alla razza negra; mentre in A m. 9,7 si ostenta un certo disprezzo verso quel popolo, in genere adibito come schiavo (cf. II Sam. 18, 21 sgg.; Isr. 38,7; 39,16). Tuttavia anche la moglie di Mosè era una cuscita (N