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terra pura. Deve fare tutto questo con rispetto, pensando che Amida è presente. Benché assicurato della sua salvezza mercé l'invocazione a Amida, l'amidista deve essere umile e puro, poiché la salvezza non è veramente assicurata che dalle invocazioni fatte in punto di morte. Allora bisogna fare dieci invocazioni dal fondo del cuore. Solo così, Amida si manifesterà, apparirà, consolerà l'anima e la riceverà nella sua terra pura. Se al posto di Amida, vien posto Gesù, la preghiera dell'amidista è spesso perfettamente ortodossa; qua e là ci potrà essere ancora qualche errore da correggere, ma l'insieme è una preghiera sincera che non può lasciare insensibile il cuore del vero Dio.

Si giudichi da questa preghiera di un credente: "Ecco che, invocando Amida e raccomandandomi a lui, metto la mia fiducia nel suo nome. Sapendo che egli, a causa del suo voto, ha compassione di tutti quelli che soffrono, formulo in sua presenza il mio pentimento e il mio desiderio. Confesso adesso con pentimento tutte le mie ignoranze e tutte le mie ribellioni, tutti i peccati commessi in opere, in parole e in pensieri. E desidero che all'ultima ora della mia vita siano distrutti tutti gli ostacoli che si potrebbero opporre alla mia rinascita nella terra felice e alla mia visione di Amida faccia a faccia». Ed ecco un inno commovente nella sua brevità : «Salve, Amida, salvatore del mondo, gran padre delle misericordie! Con tutto il cuore e con tutta la sincerità ti domando di farmi rinascere nella terra pura. In virtù del tuo voto e a causa della tua grande misericordia, degnati liberarmi da tutti i vincoli. Degnati specchiarti nel cuore che io ti apro, come la luna si specchia nell'acqua limpida».

Raramente un cinese non-cristiano, se ha sentimenti religiosi, si contenta di una soltanto di queste tre religioni; non di rado egli è confucianista e taoista, confucianista e buddhiata e forse anche confucianista, buddhista e taoista, secondo la formola cara a ogni buon cinese "le tre religioni non ne fanno che una».

Ora si dirà in breve delle altre religioni rappresentate in C. (per il cristianesimo, v. più oltre). Il commercio marittimo spiega sufficentemente la presenza dei maomettani fin dalla metà del sec. xviri in parecchie città della costa. La storia della penetrazione dell'ialamismo in C. è però legata ai movimenti militari e alle deportazioni dell'epoca dei Mongoli. Solo nella seconda metà del sec. xir si vede l'ialamismo fissato in numerosi porti della C. Parecchi musulmani occuparono posti importanti alla corte cinese o come scienziati. Dal sec. xili al sec. xvir astronomi maomettani venuti dall'Arabia si occuparono del calendario cinese. La loro astronomia non fu sostituita dall'astronomia europea, rappresentata dal famoso gesuita Giovanni Adamo Schall von Bell, che nel 1634.

La prima menzione certa del manicheismo in C. arrivato dalla Persia è del 694. Per molto tempo i manichei praticamente legarono la loro sorte a quella degli Uigur, i cui principi erano favorevoli al manicheismo. Col declinare della potenza dei loro protettori anch'essi si avviarono verso la loro fine. Fino al sec. xir se ne incontrano in piccolo numero nel Chekiang e nel Fukien sotto il nome di Mim chiao, nome che fu proibito dal primo imperatore della dinastia Mim o Ming e passò poi agli ebrei di Kaifeng.

Nessun documento cinese attesta l'arrivo degli ebrei in C. prima del 1000 d. C. Non mangiando essi i nervi degli animali in memoria di Giacobbe (Gen. 32, 24-32), i Cinesi chiamarono la loro religione «la religione di coloro che tolgono i nervi». Secondo una stele cinese eretta dagli Ebrei nel 1489, fin dal 1163 la città di Kaifeng nel Honan avrebbe avuto una sinagoga. Un'altra sinagoga sarebbe stata eretta in Hangchow nel Chekiang. Parecchie famiglie ebraiche vivevano a Kaifeng al principio del sec. xvir. Matteo Ricci (v.) ne ebbe conoscenza negli ultimi
giorni di giugno del i6os quando uno di questi Ebrei, credendo di trovare nel Ricci un correligionario andò a fargli visita a Pechino. Il Ricci mandò nel 1607 un coadiutore temporale cinese, Antonio Leitão, a Kaifeng per avere maggiori informazioni. Questi Ebrei non saranno però ritrovati che nell'ott. 1704 dal gesuita Giovan Paolo Gozani, il quale ci informa che essi avevano conservato il Pentateuco in 13 rotoli, senza i punti masoretici, e un gran numero di altri libri del Vecchio Testamento.

Bon... Per la bibliografia generale sul taoismo e buddhismo in C. anteriore al 1908, v. H. Cordier, Bibliotheca Sinica (Dictionnaire bibliographique des ouvrages relatifs à l'Empire chinois), Parizi 1904-1908, coll. 714-27, 727-63. Per le opere apparse tra il 1908 e il 1924, v. id., ap. cit., Suppl., ivi 1924, coll. 35363541, 3541-58. Inoltre: S. Couling, The Encyclopedia Sinica, Sciangai 1917; J. Dyer Ball, Things Chinese, 5^{4} ed., ivi 1925; L. Wiegor, Histoire des croyances religieuses et des opinions philosophiques en Chine, 3^{4} ed., Siznhoien 1927; id., Amidisme chinois et japonais, ivi 1928; J. B. Aufhauser, Asien am Scheidenegs, Christentum, Buddhismus, Batschewismus, Monaco 1933; P. W. O'Brien, Het Borddhisme in Chino (Xaveriana, 167), Lovanio 1937; P. M. D'Elia, Ponti Rirciane, I, Roma 1942, pp. 108-32; II, ivi 1949, pp. 314-25.
III. Evangelizzazione della C. - i. Prima del sec. XIII. - Lasciando da parte la leggenda, oramai criticamente inammissibile, della predicazione di s. Tommaso apostolo in C., è storicamente accertato che nel 635 il cristianesimo, sotto la forma dell'eresia nestoriana, fece la prima comparsa nella capitale del Regno di Mezzo, che si chiamava allora Changan, oggi Sian, nello Shensi. Ce lo attesta la famosissima stele di questa città, scolpita il 4 febbr. 781 e scoperta nei primi mesi del 1625 , tuttora esistente.

La parte superiore porta una magnifica croce con sotto questo titolo: "Lapide della propagazione in C. della religione luminosa, venuta dal Gran Zain ", vale a dire dall'Oriente mediterraneo, forse la Persia. La stele, scolpita in cinese e in siriaco antico (estranghelo), contiene una parte espositiva della dottrina religiosa, una parte storica che narra le vicende dei nestorianesimo in C. dal 635 al 781 , e una settantina di titoli e di nomi di missionari occidentali in estranghelo.

La parte dottrinale tratta i seguenti argomenti : Dio uno e trino, immutabile, eterno, creatore, puro spirito; la creazione del mondo e dell'uomo nello stato d'innocenza; il peccato originale; l'Incernazione del Signore da una Vergine, manifestata per mezzo di una stella; Gesù, chiamato Messia, che adempie le profezie, fonda la Chiesa, predica le otto Beatitudini, muore sopra una croce (?) , sale al Cielo con i giusti e lascia il Nuovo Testamento; il Battesimo, il segno della Croce, la preghiera col volto verso oriente; finalmente i sacerdoti che portano barba e tonsura, professano la povertà, recitano l'ufficio per i vivi e per i morti, e celebrano la Messa una volta la settimana.

Accolti con grandi dimostrazioni di rispetto dalla corte, i missionari presto diffusero la "buona novella" fin nelle più remote regioni, innalzando chiese e monasteri. Essi sembrano essere stati quasi esclusivamente stranieri e monaci o monache; pochissime testimonianze alludono a dei nestoriani cinesi o ne fanno supporre la esistenza. Verso la metà del sec. Ix questi nestoriani sembrano aver quasi raggiunto il migliaio.

Appena arrivati, con l'aiuto evidente degli indigeni anche se pagani, buddhisti e specialmente taoisti, essi si accinsero a tradurre o ad adattare in cinese alcuni dei 530 libri cristiani da loro portati. Parecchie di queste opere, tradotte negli aa. 635-700, non sono state ritrovate che nel 1908. Si hanno cosi una Vita di Gesù Messia, un Trattato sul monotetismo, il Gloria in excelsis Deo secondo la forma in uso nella Siria orientale, e una specie di Litanie dei Santi (P. M. D'Elia, Nel XIII centenario dell'arrivo dei nestoriani in C., in Civ. Catt., 1936, 1, pp. 203 sg.; 304 sgg.).

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Il decreto dell'845, che distrusse il buddhismo, distrusse anche il nestorianesimo. Nel 980 si annunziava che i cristiani della C. erano periti in un modo o in un altro e che le chiese erano state distrutte. Cosí verso il roos si estinse questo ramo del nestorianesimo proveniente dalla Persia. Ma nei secc. xi-xIII si assiste a un rifiorire del medesimo, proveniente questa volta dalle Chiese dell'alta Asia.

Forti nuclei di nestoriani si incontrano nelle province settentrionali della C., fra tribù non cinesi, quali gli Uigur, tribù turca della Mongolia interiore, gli Ongpút e Tartari bianchi, altra tribù turca, i Naiman dei Monti Altai, e specialmente i Kereit, di cui ben 200.000 si sarebbero convertiti insieme con il loro capo nel 1007. Parecchie principesse cristiane di questo ramo andarono poi spose dei Khăn mongoli. Dal nord questi nestoriani scesero in seguito verso il mezzogiorno. Marco Polo ne trovò nel nord, nel centro e nel sud negli aa. 1275-92. In questi ultimi anni sono state ritrovate parecchie reliquie di queste comunità cristiane, come medaglie, croci e in particolare tombe e sarcofagi cristiani, spesso con una breve iscrizione in siriaco e una o piú croci scolpite. Nei secc. VII-xIII s'incontrano pure parecchie fonetizzazioni straniere, che non sono che nomi cristiani, quali Luca, Paolo, Giovanni, Giacomo, Sergio, Carlo, Zosimo, Giorgio ecc. Nel 1933 si sono ritrovati perfino gli ultimi discendenti di questi antichi cristiani nella tribù degli Echiut, che abita l'angolo sud-est dell'Ordoe; oggi ancora i loro riti permettono di rintracciare il Battesimo, la Confessione, il Matrimonio e l'Estrema unzione.
2. I primi contatti e la prima missione (secc. XIIIXIV). - Nel 1206 incomincia a sorgere l'immenso Impero mongolo che a un certo momento si estende dalla Mongolia e dalla C. alla Dalmazia e all'Adriatico. Innocenzo IV concepí l'idea di entrare a contatto con i Mongoli per convertirli o almeno per averli alleati dei crociati contro i musulmani che essi avrebbero dovuto prendere alle spalle. Per questo nel 1245 egli mandò come legato pontificio alla corte mongola uno dei primi compagni di s. Francesco d'Assisi, Giovanni da Pian di Carpine, presso Perugia, che fu il primo viaggistore a recarsi in Estremo Oriente per via di terra; fallita la sua missione, due anni dopo ritornò in Europa e scrisse la sua Historia Mongolarum. Né miglior esito ebbe la missione del domenicano francese Andrea da Longjumeau, mandato nel 1249 da s. Luigi re di Francia all'imperatore mongolo che si diceva convertito al cristianesimo; due anni dopo anche egli tornava in Europa. Anche la missione del minorita fiammingo Guglielmo da Rubruk, partito nel 1253 e tornato nel 1255, ebbe risultati molto modesti. Nessuno di questi tre era restato in C.

L'onore di aver iniziato la prima missione cattolica nel Regno di Mezzo spetta al minorita italiano Giovanni da Montecorvino, che fu il primo ad arrivare in C. per via di mare. Sboccato probabilmente a Zaiton, cioè Chüanchow nel Fukien, dove affluivano i mercanti arabi, egli dovette arrivare a Khănbalik, "la città del re", la nostra Pochino, nei primi mesi del 1294, poco dopo la morte di Kubilai. L'anno stesso del suo arrivo ricondusse alla Chiesa cattolica dal nestorianesimo il principe Giorgio di Tendue e con lui buon numero dei suoi sudditi, e l'anno seguente battezzò un figlio di lui. Una grande e bella chiesa, fu innalzata dal principe in onore della S.ma Trinità probabilmente nella provincia del Suiyüan. Morto però il principe nel 1298, i fratelli di lui, fanatici nestoriani, ricondussero il popolo agli errori di prima.

Nei primi undici o dodici anni, Giovanni amministrò più di sei mila battesimi, e tra il 1298 e il 1318 innalzò tre chiese in Khănbalik. Una quarantina di ragazzi dai sette agli undici anni venivano formandosi allo studio del latino, del canto e della liturgia. Per essi Giovanni tradusse il Nuovo Testamento in uigur, e copiò il salterio, il Breviario e gli inni liturgici.

Quando Clemente V, allora in Poitiers, apprese queste buone notizie, nel 1307, fece consacrare vescovi sei minoriti, affinché alla loro volta andassero a consacrare Giovanni, primo arcivescovo di Khănbalik e patriarca
dell'Estremo Oriente. Gli eletti furono quattro italiani, un tedesco e un provenzale, sostituito poi questo da un quinto italiano. Partiti nell'autunno del 1307, tre di essi morirono in India durante il viaggio mentre gli altri tre proseguirono fino a Khănbalik, dove, probabilmente nel 1313, consacrarono l'arcivescovo Giovanni. Questi si affrettò a fondare la sede episcopale di Zaiton, dove furono successivamente titolari i tre vescovi che lo avevano consacrato. Altri frati furono mandati a Hangchow nel Chekiang e a Yangchow nell'attuale Kiangsu. Sfortunatamente, nonostante quanto si suol dire in contrario, questi vescovi non ebbero mai veri successori sulle loro sedi. Tra il 1325 e il 1328 si vede in Khănbalik il b. Odoricò da Pordenone, che rientra in Italia per arruolare una cinquantina di nuovi missionari francescani; la morte però lo sorprende a Udine il 14 genn. 1331. I cinquanta Francescani partirono nondimeno con il nuovo legato, fra' Giovanni de' Marignolli, il quale arrivò a Khănbalik nella prima metà dell'ag. 1342 e non vi restò che tre a quattro anni. Tornato ad Avignone nel 1352, egli raccomandò caldamente la missione ad Innocenzo VI che volentieri avrebbe voluto mandare altri vescovi in C. Ma allora lo zelo delle missioni venne a scemare, non ci furono più nuovi invii di missionari. Poi venne la grande rivoluzione nel 1368 che sostituí la dinastia mongola con quella cinese dei Mim e Ming, e allora tutta l'opera degli eroici Francescani perí.

Parecchi indizi hanno condotto un certo numero di sinologi moderni a pensare che l'elemento indigeno era molto scarso, per non dire nullo, sia tra i nestoriani che tra i primi cattolici della C. Vi erano stati nei secc. VII-IX un migliaio di monaci e monache nestoriani, ma tra loro c'erano ben pochi Cinesi. Vi erano stati sì e no, nel sec. xiv, ca. 30.000 cattolici, ma essi erano in gran parte non-cinesi. La storia dei cristiani nella C. primitiva e medievale non è la storia della C. cristiana, ma la storia dei cristiani stranieri viventi in C.; e questi cristiani stranieri sparirono con la bufera del 1368. Per due lunghi secoli, 1368-1551, la storia della Chiesa cattolica non ha praticamente niente da registrare in C. Il Regno di Mezzo si chiude sempre più in se stesso e s'isola quasi completamente dal resto dell'orbe. La C. e il mondo diventano allora nella lingua di Confucio: "Tutto quello che si trova sotto la vòtta celebre", le frontiere dell'uno coincidendo sufficientemente con le frontiere dell'altro.
3. Fondazione delle missioni moderne (1583-1635). La giovane Compagnia di Gesù dà presto alla C. un propulsore di primo piano, Francesco Saverio, uno stratega e un capo eccezionale, Alessandro Valignano, un paziente precursore, Michele Ruggieri, e un intelligente e devoto esecutore, Matteo Ricci, che impianterà stabilmente la Chiesa in quell'immenso paese.

Francesco Saverio, in contatto con i Giapponesi negli aa. 1549-51, vede necessario convertire il Giappone attraverso la C. Nell'ag. del 1552, eccolo nell'isola di Sanciano, a una decina di chilometri dal continente e a un po' più di cento dalla città di Canton, aspettando un'occasione propizia per sbarcare sull'altra sponda; ma la notte sul 3 dic. 1552 lo sorprende la morte e profetizza che i suoi confratelli arriveranno là dove egli non ha potuto arrivare. Questa ultima volontà del Santo viene raccolta da Alessandro Valignano (v.), che il 6 sett. 1578 sbarca per la prima volta in Mezzo, dove i Gesuiti fin dal 1565 avevano una residenza con chiesa annessa, e decide di far venire dall'India qualche giovane padre italiano per applicarlo allo studio esclusive della lingua e dei costumi cinesi.

L'eletto è il pugliese Michele Ruggieri (v.). Si iè detto di lui che egli è il precursore di Matteo Ricci, e la cosa è esatta purché non si creda che egli sia il solo o il primo precursore. Egli invece non è che l'ultimo di una serie già lunga, ma il più fortunato. Difatti nello spazio

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Cina - P. Matteo e p. Paolo Ly. - Incisione conservata dalla delegazione apostolica della C.
di 30 anni, da Saverio (1552) al Ricci (1585), ben 25 gesuiti, 22 Francescani, 2 Agostiniani e I Domenicano, e alcuni di essi più di una volta, con perseveranza e coraggio indomito battono, ma inutilmente, alle impenetrabili porte della C. Il Ruggieri arrivò a Macao verso il 20 luglio 1579 e subito si mise allo studio del cinese, senza libri e con maestri che egli non capiva. Mentre egli prosegue questo arido studio, i Portoghesi di Macao, dapprima una volta, poi due volte all'anno, si recano a Canton per una fiera che durava parecchie settimane. Profittando dell'occasione il Ruggieri tra il marzo 1580 e l'apr. 1582 ci si reca ben quattro volte. Intanto egli desidera avere un compagno di studio e a questo effetto chiede con insistenza al Valignano di mandargli un giovane condiscepolo di Macerata che allora si trovava in India.

In conseguenza di ciò, il 7 ag. 1582 Matteo Ricci (v.) sbarca a Macao e intraprende lo studio del cinese. Dopo undici mesi di studio intenso, ambedue, il ro sett. 1583 , vera data di nascita delle moderne missioni, si recano nella città di Sciaochin o Shiuhing, sede del viceré della provincia del Kwangtung, e vi si stabiliscono. Nel nov. 1588, Ruggieri fu mandato dal Valignano a Roma per preparare una ambasceria pontificia all'imperatore della C. Pallita anche questa, egli si ritirò a Salerno, dove finì i suoi giorni l'11 maggio 1607. Matteo Ricci invece tra il 1583 e il 1601 fondò cinque residenze dal sud al nord, fino a Nanchino e a Pechino, dove entrò trionfalmente nel 1601 e dove restò fino alla sua morte, ( 11 maggio 1610). Nell'interno della C. nel 1583 egli non trovò nessun cattolico, nemmeno qualche lontano discendente di quelli battezzati dai Francescani del sec. xiv; morendo ne lasciava ca. 2500 sotto la cura di 16 missionari di cui la metà cinesi. Già il 12 nov. 1603, il Valignano scriveva: "Questa missione della C. è giunta a tal punto che sembra cosa più miracolosa che umana.

Nemmeno da qui a cento anni avremmo potuto sperare che i nostri potessero arrivare a godere di tanta stima in C. " (P. D'Elia, Ponti Riccione, II, Roma 1949, p. 264, nota 4).

Molto presto i Gesuiti si preoccuparono dell'elemento indigeno. I due primi Cinesi che si siano fatti religiosi incominciarono il noviziato presso i Gesuiti il 1^{°} genn. 1519, quando nell'interno della C. vi erano solo ca. 80 cristiani. Ad essi, che erano macaisti, si aggiungeranno, vivente ancora il Ricci, sei altri egualmente macaisti e un sino-giapponese. Due di essi avevano studiato filosofia, tutti eccetto uno il latino, ed uno aveva ricevuto la tonsura, ciò che prova che si avviavano al sacerdozio, al quale però non arrivarono, perché dal generale dell'Ordine, per motivi di prudenza, fu loro proibito l'accesso all'altare.

Nel loro quasi impaziente desiderio di aver presto un numeroso clero indigeno, i Gesuiti, non sorretti, come noi, dall'esperienza di quasi quattro secoli, prevedendo ed anche esagerando le difficoltà che avrebbero avuto i Cinesi per imparare il latino, desiderando d'altra parte che molti letterati già intellettualmente formati potessero essere ordinati sacerdoti senza troppi studi complementari, domandarono e nel 1615 ottennero dalla S. Sede di poter sostituire il cinese letterario al latino nella celebrazione della Messa, nella recita del Breviario e nell'amministrazione dei Sacramenti. In realtà questo privilegio non fu messo mai in esecuzione, perché Roma s'impensieri dinanzi a un progetto di tale portata e praticamente si tirò indietro, nonostante le iterate insistenze dei Gesuiti che si protrassero durante tutto il sec. xvir.

Ciò che maggiormente concorse al successo dei missionari gesuiti in C. fu la correzione del calendario. Questo era per i Cinesi uno strumento politico di alto valore; i regni tributari che lo accettavano ottenevano la protezione della C., mentre quelli che lo respingevano erano considerati ribelli. Le regole scientifiche sulle quali era fondato, già da molti anni erano andate perdute, di modo che era redatto soltanto empiricamente e quindi non andava scevro di gravi errori.

Una delle ragioni per cui il Ricci poté recarsi a Pechino fu proprio la speranza che egli fosse capace di fare questa tanto desiderata correzione. Conscio però della sua impreparazione scientifica, fin dal 1595 , e poi di nuovo nel 1605 e nel 1608 egli domandò ai superiori di Roma un astronomo autentico. Intanto, nel 1609, Galileo fabbrica il cannocchiale con il quale incomincia la serie delle sue sensazionali scoperte che pubblica nel marzo 1610. Tra gli amici più intimi dell'astronomo pisano si trova uno scienziato tedesco, Giovanni Schreck, latinizzato Terentius, il quale fattosi gesuita e recatosi in C. resterà sempre ammiratore del sommo astronomo toscano. Un giovane scienziato piemontese, andato missionario in India, il p. Antonio Rubino, informato delle scoperte a sua volta ne avverte i missionari della C. Già nel 1615 , ciò che rappresenta a quei tempi una rapidità singolare, il p. Emanuele Dias il giovane in un opuscolo su Questioni di Astronomia fa conoscere ai Cinesi nell'ultima pagina dell'opera il cannocchiale e le scoperte fatte con esso.

Dietro nuove e sempre più insistenti richieste di autentici astronomi fatte da Pechino a Roma, il 16 apr. 1618 s'imbarcarono a Lisbona per la C., tra gli altri, il milanese Giacomo Rho, il boemo Venceslao Pantaleone Kirwitzer convinto copernicano, l'austriaco Giovanni Alberich, e due tedeschi, Giovanni Schreck, già incontrato, e Giovanni Adamo Schall von Bell (v.). Con questa occasione sembra sia arrivato in C. il primo cannocchiale. Lo Schreck, preoccupato della progettata riforma del calendario, con insistenze sempre più incalzanti, fa caldi appelli a Galileo dal quale sollecita un aiuto scientifico che stima decisivo per la sospirata riforma. Dal 1616 al 1623 queste richieste si moltiplicano. Dopo una risposta nettamente negativa del Galilei, lo Schreck si rivolse quindi a Kepler che nel dic. 1627 rispose per minuto a tutti i quesiti e mandò le sue opere.

I missionari non furono ufficialmente incaricati della correzione del calendario che nel 1629 , alla quale lavo-

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rarono specialmente il Rho e lo Schall, che, coadiuvati da una dozzina di buoni letterati, nello spazio di quasi cinque anni pubblicarono una collezione di ca. 150 volumetti di Libri di matematico. Il 28 febbr. 1634 sarà presentato all'imperatore il primo calendario secondo i metodi occidentali. L'opera dello Schall sarà poi continuata da Ferdinando Verbiest (v.) e da altri insigni scienziati. D'allora in poi il presidente dell'ufficio astronomico sarà sempre un Gesuita, e, dopo il 1773 , un missionario, anche in tempi di persecuzione fin verso la metà del sec. xix.
4. Progresso fuori e dentro la corte (1635-1700). Grazie al favore imperiale goduto dai Gesuiti astronomi, la Chiesa fece meravigliosi progressi. I 2500 cattolici del 1610 , già nel 1615 erano diventati 5000 , poi 13.000 nel 1627 e 38.200 nel 1636 . Il p. Prospero Intorcerta pensa che dal 1583 al 1650 furono amministrati 150.000 battesimi. Poco dopo la metà del sec. xvir l'annuo incremento dei cristiani era di 10.000 unità. Tra il 1651 e il 1664 , ben 105.000 battesimi furono amministrati da tutti i missionari che allora lavoravano in C. Nel 1664 una trentina di missionari gesuiti erano riusciti ad aprire 42 stazioni di missione, 159 chiese e un gran numero di cappelle private. Verso il 1670 il numero totale dei cattolici era arrivato a 274.000 e nel 1700 raggiungerà i 300.000 .

Ma più che il numero va considerato la qualità di questi cattolici. Parecchi di essi appartenevano all'alta società della C. del Seicento. Già al tempo del Ricci, che aveva intuito il metodo esatto, si incontrano degli uomini veramente eminenti: Paolo Siücoamachi [Hsü Kuang-ch'i] (1562-1633), l'uomo più illustre che la Chiesa di C. abbia mai avuto, battezzato verso il 15 genn. 1603, il quale introdusse il cristianesimo nella sua nativa Sciangai nel 1608; salito ai più alti posti della vita sociale e politica, fino a diventare cancelliere dell'Impero, egli fu, al dire del Ricci, la "maggior colonna" della Chiesa di C.; Ignazio Cchiüttaesu [Ch'ü T'aisu] (1549-1611), figlio del più grande letterato di quel tempo, battezzato il 25 marzo 1605 , il quale, diventato entusiastico ammiratore della scienza e della virtù del Ricci, si fece a proclamarla dappertutto e quindi ad appianargli la strada dovunque si recava; Leone Licezzo [Li Chihtsao] (1565-1630) di Hangchow nel Chekiang, che fece rapidi progressi nello studio delle scienze occidentali da lui divulgato in C., battezzato dal Ricci nel marzo 1610 , poche settimane prima della propria morte; Michele Iamttimiùm [Yang T'ing-yü] (1557-1627), parimenti di Hangchow, battezzato nel 1611. Nel 1636 vi erano tra i cattolici, 14 ufficiali superiori, 10 dottori, e più di 300 licenziati. Molti altri, tra i più grandi letterati e i membri più influenti del governo, pur non arrivando al Battesimo, simpatizzarono con i missionari e ammirarono la purità e l'elevatezza della dottrina cristiana. E certo che il Ricci ed alcuni dei suoi collaboratori e successori ebbero un influsso enorme e veramente eccezionale sulla più alta società della C. del Seicento, letterati, magistrati, prefetti, governatori di province, viceré, ministri delle due capitali, principi e personaggi che avvicinavano l'imperatore.

I Gesuiti penetrarono indirettamente anche nella corte. Nel 1626 battezzarono Achille Ppamttiensceu [P'ang T'ien-shou], che poi diventerà cancelliere dell'Impero e generalissimo di tutte le forze navali e militari dell'ultimo pretendente al trono dei Mim. Per suo mezzo il cristianesimo arrivò alla corte. Nel 1636, 140 principi di casa imperiale, 40 membri della corte, e da 70 a 80 dame di palazzo avevano ricevuto il Battesimo. Più tardi, nel 1647, tanto la madre naturale, quanto la madre legale del pretendente al trono, Iomli [Yung Li], ricevettero il Battesimo sotto i nomi rispettivi di Maria
e di Elena, e con esse anche l'imperatrice Anna, e il principe ereditario a cui si volle dare il simbolico nome di Costantino. Nel 1650 Achilleo ed Elena mandarono a Roma il gesuita polacco Michele Boym, latore di lettere al Papa e al gaterale dell'Ordine, in cui si facevano istanze per avere altri missionari della Compagnia. Alessandro VII non rispose che alla fine del 1655 quando Elena era già morta da quattro anni e le risposte del generale Alessandro Gottifredi non giunsero mai a destinazione, poiché il Boym che le portava, nel 1659 mori prima di raggiungere la mèta del suo viaggio.

Nel frattempo continuava l'opera dell'astros nomia europea per cura di Adamo Schall e di Ferdinando Verbiest. Pur in mezzo ai lavori scientifici, ambedue non perdevano di vista l'apostolato. Schall senza dubbio avrebbe portato alla luce del Vangelo gli imperatori Ciomcem [Chung Cheng] e Scioence [Shun Chih], rispettivamente l'ultimo sovrano dei Mim e primo degli Zzim [Tx'ing], se la morte prematura di ambedue non gielo avesse impedito. Allo Schall successe nel 1666 il Verbiest che ebbe rapporti di intima amicizia con l'imperatore Ccamoci [K'ang Hai], il più grande forse degli imperatori della Cina. Durante cinque mesi egli insegnò al monarca le scienze occidentali e con esse la dottrina cristiana che l'imperatore era disposto ad abbracciare.

Infatti, Ccamsci, soddisfatto del trattato di Nercinsk, negoziato dai gesuiti Francesco Gerbillon e Tommaso Pereira, per cui il 6 sett. 1689 la pace era ristabilita tra lo zar e il «figlio del cielo», il 22 marzo 1692 emanava il primo decreto di libertà religiosa: d'ora in poi tutti i suoi sudditi potevano seguire la religione cristiana e tutti i missionari potevano predicarla nei suoi vasti domini. Questo decreto coronava gli sforzi di un secolo di penetrazione cristiana.
5. Difficoltà interne ed esterne (1632-1840). - Gregorio XIII, dietro preghiera del governo portoghese, nel 1585 concesse ai Gesuiti il privilegio esclusivo della evangelizzazione della C. e del Giappone. Così si spiega perché durante gli aa. 1583-1631 non vi furono in C. altri missionari all'infuori dei Gesuiti. Nel 1600 Clemente VIII revocò questo privilegio, pur obbligando i missionari in partenza per l'Asie portoghese di far vela da Lisbona. Nel 1608, Paolo V tolse anche queste restrizione per gli Ordini mendicanti, e nel 1633 Urbano VIII la tolse per tutti i religiosi indistintamente. Finalmente nel 1673 Clemente X estese questa concessione anche al clero secolare.

Accadde così che il 2 genn. 1632 arrivarono al Fukien due domenicani italiani, Angelo Cocchi da Piesole e Tommaso Serra di S. Maddalena. Ucciso il secondo dai corsari, il Cocchi domandò ed ottenne un altro compagno, Giovanni Battista Morales, il quale arrivò nel Fukien il 2 luglio 1633 in compagnia del francescano Antonio Caballero di S. Maria. Morto il Cocchi nel nov. 1633, l'anno seguente arrivarono un altro domenicano, il p. Francesco Diez, e un altro francescano, il p. Francesco Alameden de la Madre de Dios.

Con l'arrivo dei nuovi missionari, già nel 1634 scoppiò in pubblico la troppo famosa questione dei riti cinesi (v.) che doveva protrarsi fino al 1742 e non trovare la sua soluzione ultima che nel 1939. I missionari si divisero in due campi opposti: Gesuiti da una parte e Francescani e Domenicani dall'altra. Ccamsci, si sentí ferito, quando vide che un'autorità diversa dalla sua e straniera alla sua nazione si intrometteva negli affari della C., contro la sua propria volontà.

La difficoltà non scemno a diminuire con l'arrivo in Estremo Oriente dei primi vicari apostolici. Francesco Pallu, Pietro Maria de la Motte Lambert e poi Ignazio Cortolendi, fondatori della Società delle Missioni estere di Parigi, il 9 sett. 1659 furono nominati rispettivamente

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vicari apostolici del Tonchino, della Cocincina e di Nanchino e nello stesso tempo amministratori di cinque province del sud-ovest, di quattro del sud-est e di cinque del centro, nord, e nord-est della C. I due primi arrivarono in Oriente rispettivamente nel 1664 e nel 1662 , mentre il terzo mori in India nel 1662.

Cosí dopo l'arrivo dei primi Agostiniani nel 1680 , arrivarono pure in C. nel 1684 il Pallu, nominato vicario apostolico del Fukien, e il suo successore in questa carica, Carlo Maigrot. Con Maigrot incomincia una fase più acuta della questione dei riti, che determina un nuovo esame a Roma e l'invio in C. di due legati, Carlo de 'Tournon e Ambrogio Mezzaborba, i quali irritarono maggiormente Ccamsei che non arrivò a capire come mai stranieri, ignoranti della lingua e della storia della C. pretendessero sentenziare sopra il senso di certi testi e di certi usi plurimillenari del paese.

Di là alla persecuzione mancava poco. E la persecuzione, fortemente influenzata da quella del vicino Giappone, dove più dove meno, aperta o subdola, violenta o velata, praticamente si estese dalla prima decade del sec. xviri a ca. la metà del sec. xix, uccidendo missionari e cristiani e distruggendo non poche chiese. A questi moli si aggiunse nel 1773 la soppressione della Compagnia di Gesù nel mondo e quindi anche in C., dove, durante poco meno di due secoli ( 1583-1773 ), avevano lavorato ben 472 Gesuiti, alcuni dei quali erano stati uomini veramente eminenti in sveristi campi. A sostituire in qualche modo i Gesuiti di Pechino furono chiamati i Lazzaristi i quali arrivarono nel 1784. Ma la persecuzione infieriva tuttavia. Il numero totale dei cattolici tra il 1800 e il 1850 sembra essersi contenuto tra i 200 e i 250 mila. Durante questo tempo esistevano probabilmente nel paese meno di 40 missionari europei e ca. 80 sacerdoti cinesi. Senza una nuova svolta, la Chiesa di C. sarebbe probabilmente perita.
6. La svolta internazionale (1840-1900). - Ma la svolta occorse. Il 5 giugno 1840 il commissario imperiale di Canton, volendo a ragione sopprimere il commercio dell'oppio che era in mano degli Inglesi, gettò in mare più di 20 mila casse di questa droga. Fu il pretesto dell'immediata guerra, che, naturalmente, fu vinta dagli Inglesi. Il 29 ag. 1842 la C. dovette firmare il primo trattato internazionale dei tempi moderni, presto seguito da altri con l'America e la Francia. All'occasione del trattato con la Francia, la quale spiava il momento opportuno per sostituirsi al Portogallo come potenza protettrice delle Missioni, fu emanato un doppio decreto, l'uno nel 1844 per cui era permesso ai Cinesi di seguire la religione cattolica, e l'altro nel 1846 con il quale le antiche pene contro i cattolici venivano soppresse. La Chiesa, profittando di questo stato di cose, incomincia a vivere all'aperto.

Non rimanevano in C., come s'è veduto, che alcuni Francescani, non molti Lazzaristi, pochi Domenicani, e un certo numero di membri delle Missioni Estere di Parigi. Ristabilita da Pio VII nel 1814 la Compagnia di Gesù, fin dal 1842 essa riprende il suo posto in C. e precisamente nei dintorni di Sciangai e poi di Sienhsien. Aperti con i trattati ospedali, asili e orfanotrofi, fu possibile per la prima volta anche alle religiose di prestare opera. Le prime furono le Figlie della Carità, arrivate a Macao nel 1847 e poco dopo a Ningpo. L'anno seguente arrivano a Hongkong, ceduta all'Inghilterrra, anche le Suore di S. Paolo di Chartres.

L'uccisione di un missionario francese, Augusto Chapdelaine, nel 1856, e un trattamento un po' rude, fatto dai Cinesi ed alcuni marinai inglesi, fornirono alla Francia e all'Inghilterra, con il tacito consenso degli Stati Uniti e della Russia, il pretesto di mettersi contro la C. e di obbligarla nel 1858 a firmare i trattati di 'Tientsin, con
le quattro Potenze suddette. L'ingresso delle truppe anglo-francesi nella capitale nel 1860 obbligò la C. a firmare la convenzione di Pechino con la quale essa si vedeva forzata ad aprire le sue porte agli stranieri. Tra il 1861 e il 1869 la C. dovette firmare altri trattati con la Prussia, la Donimarca, l'Olanda, la Spagna, il Belgio, l'Italia e l'Austria. In essi restava sanzionato il principio della libertà religiosa, venivano abrogati gli editti contro i cristiani, e protezione veniva promessa ai missionari cattolici muniti di passaporto da parte del console francese. Cosí, con il tacito consenso delle altre potenze e specialmente della S. Sede, s'introdusse l'uso, anche se non il diritto, di vedere nella Francia la potenza protettrice delle missioni, uso che continuò indisturbato e spesso molto proficuo per la Chiesa, durante una ventina d'anni, dal 1860 al 1880 . In tal modo lo stato legale della Chiesa in C. cambiò.

Ciò rese possibile l'arrivo di nuovi missionari. I primi membri della giovane Società delle Missioni estere di Milano giungono a Hongkong nel 1858. I padri di Scheut arrivano nel 1865 e presto si occupano della Mongolia. Dopo un'interruzione di più di un secolo, gli Agostiniani tornano nel Hunan nel 1879. Il seminario dei SS. Pietro e Paolo, nuovamente fondato a Roma, manda i suoi primi membri nello Shensi nel 1885. I primi padri tedeschi della Società del Verbo Divino di Steyl arrivano nel 1879 e fin dal 1882 incominciano a lavorare nello Shantung. Anche i Trappisti fondano una trappa a Yangkiaping, nell'attuale Hopeh, nel 1883. Finalmente, fatto nuovo, arrivano anche i maestri non-sacerdoti, cioè i Fratelli delle Scuole Cristiane a Hongkong nel 1870 e i fratelli Maristi a Sciangai nel 1893. Ai missionari tengono dietro le missionarie: le Conossiane in Hongkong nel 1860, le Ausiliatrici del Purgatorio a Sciangai nel 1867, le Suore della Provvidenza di Portieux a Mukden nel 1875, le Missionarie francescane di Maria a Chefoo nel 1886 e le Domenicane nel Fukien nel 1889. Finalmente anche le Carmelitane fondano una casa a Sciangai nel 1869.

Ma non mancarono le persecuzioni tanto negli aa. 1850-69, al tempo dell'insurrezione dei Ttaeppin [T'ai P'in], quanto durante il massacro di Tientsin nel 1870 e specialmente nel 1900, al tempo dei cosiddetti Pugili o «Boxers».
7. La magnifica fioritura del sec. X X (1900-49). Con i tempi nuovi, la vecchia C. è crollata per sempre. Nel 1905 è crollato l'antico sistema degli esami e con esso l'antica cultura confuciana. Le scuole sono andate moltiplicandosi, dalle elementari alle università. Nel 1911 è crollata la plurimillenaria monarchia e la C., sotto l'impulso di Sun Yat-sen, l'araldo del Triplice Demismo, si è costituita in repubblica. Nella famiglia è finita la reclusione della donna, la quale non solo studia e frequenta le università, ma non teme d'immettersi perfino nella vita politica.

Questo crollo dell'antico e questo bisogno del nuovo ha facilitato l'espansione del cattolicesimo. Innanzi tutto il numero dei cattolici aumentò rapidamente. Nel 1900 essi erano 742.000; il primo milione fu raggiunto nel 1907, il secondo nel 1921, e il terzo nel 1938; le statistiche del 1947-48 li fanno salire a 3.275 .000 , a cui però bisognerà aggiungere circa due centinaia di migliaia di catecumeni.

Aumentato inoltre il numero dei missionari stranieri. Nel 1900 essi erano 886 ed appartenevano a dieci istituti. Nel 1946-47 essi invece erano 3066 ed appartenevano a 37 istituti stranieri, di cui 26 avevano uno o parecchi territori esclusivamente ad essi riservati; ad essi, tutti sacerdoti, andavano aggiunti 421 fratelli laici stranieri. Aperte le scuole moderne anche alle ragazze dopo il 1905, le Suore hanno potuto lavorare non solo negli asili, gli orfanotrofi, gli ospedali, i dispensari, gli ambulatori di ogni sorte, ma anche nel campo scolastico con scuole e collegi femminili. Quindi gli istituti missionari femminili sono saliti da 10 nel 1900 a 59 nel 1946-47, con ben 2046 membri.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

In alto: SEMINARIO REGIONALE DI KAI-FENG. In basso: MONASTERO BUDDHISTA DI KANSU SULLE RIVE DEL SINING.

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)

In alto a sinistra: STATUETTA DELLA MADONNA in lacca rossa, eseguita da un artigiano cinese, - Pechino, delegazione apostolica. In alto a destra: RESURREZIONE DI CRISTO. Pittura su seta di Wang-Shuyuen (sec. xx) - Pechino, delegazione apostolica. In basso a sinistra: CHIESA COSTRUITA DAI PP. FRANCESCANI -

Shs-Tao-Kuan (Hopch). In basso a destra: ALTARE MAGGIORE DELLA STESSA CHIESA.

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![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(fot. Fides)
Cina - Alunni cinesi al lavoro, Ichang, atamperia della Missione cattolica.

A questo esercito di Cristo, venuto dal di fuori, va aggiunto l'altro, non meno considerevole, formato di sacerdoti e di suore del paese. Dopo i due primi cinesi entrati nella Compagnia di Gesù il 1^{°} genn. 1591, Gregorio Louenzao [Lo Wen-tssol (v.) domenicano, fu il primo sacerdote ( 1656 ) e il primo vescovo ( 1685 ) cinese. Il primo gesuita cinese fu ordinato a Roma verso il 1670 ; altri tre gesuiti cinesi furono ordinati in C. da Louenzao il 1^{°} ag. 1688 . Tra i 472 gesuiti che lavorarono nel Regno di Mezzo tra il 1583 e il 1773 , sono 81 cinesi, di cui 48 sacerdoti. Più grande ancora è la proporzione tra i Lazzaristi; in un totale di 593 membri dal 1697 al 1911, ben 195 furono cinesi, tutti sacerdoti ad eccezione di otto. Nel solo Sacchwan i missionari delle Missionj Estere di Parigi tra il 1781 e il 1821 condussero 46 giovani cinesi all'altare. Tra il 1732 e il 1888 , ben 106 cinesi hanno studiato nel collegio della S. Famiglia, fondato da Matteo Ripa, in Napoli, giungendo al sacerdozio. Questi sacerdoti cinesi che verso la metà del sec. xvili erano appena 15 , un secolo dopo erano saliti a 140 , poi nel 1900 arrivarono a 400 , per salire ancora a 1369 nel 1929 e a 2527 negli aa. 1946 1947. In questo rapidissimo sviluppo del clero cinese, due date sono di particolare importanza, il 26 ott. 1926, quando Pio XI volle consacrare con le sue proprie mani in S. Pietro i primi sei vescovi cinesi dei tempi moderni, e il 18 febbr. 1946, quando Pio XII, per la prima volta nella storia della Chiesa, ha elevato alla porpora cardinalizia un autentico figlio della C. Prima dell'ultima guerra mondiale, poco meno di 1000 studenti di filosofia e di teologia e più di 5000 ragazzi educati nei piccoli seminari e nelle scuole apostoliche assicuravano l'avvenire di questo clero cinese. La prima Congregazione di vergini esclusivamente cinesi, quella delle Presentandine, fu fondata a Sciangai nel 1855; oggi queste Congregazioni esclusivamente indigene arrivano ad una sessantina. Le religiose cinesi che fanno parte o di una di queste Congregazioni esclusivamente indigene o di quelle altre che ac-
canto alle occidentali accettano anche le cinesi, nel 1946 1947 erano 4735 .

I tempi nuovi hanno accelerato ma non hanno creato per i cattolici il movimento dell'educazione; basti ricordare il collegio di S. Ignazio di Zikawei, presso Sciangai, fondato fin dal 1850 . E certo però che durante il sec. xx scuole maschili e femminili di ogni grado si sono moltiplicate meravigliosamente. L'educazione superiore assicurata agli studenti secolari, cattolici e scattolici, in tre università : l'Università "L'Aurora " fondata in Sciangai nel 1903 e diretta dai Gesuiti francesi; l'Università Cattolica di Pechino, fondata nel 1925 dai Benedettini americani, ma passata fin dal 1933 alla Società del Verbo Divino; e l'Università di Tientsin, diretta dai Gesuiti francesi, diventata università nel 1947 ma le cui origini risalgono come istituto di studi superiori al 1922. Nel 1946-47, ca. 4500 studenti frequentavano queste tre università, di cui una cinquantina di sacerdoti e più di 400 alunne della sezione femminile de "L'Aurora" diretta dalle Religiose della Società del S. Cuore. Inoltre nel 1947-48 la C. contava 189 collegi di studi superiori o secondari con una scolaresca cattolica di 7350 alunni e acattolica di 39.698 . Due mila scuole primarie erano frequentate da ca. 60 mila cattolici e da 136 mila pagani. Contando tutte le altre scuole, si aveva una popolazione scolastica di ca. 320 mila ragazzi che frequentavano quasi 4450 scuole diverse.

Ecclesiasticamente, la C. dal 1946 in poi è divisa in diocesi e arcidiocesi, le prime arrivando oggi a 108 e le seconde a 20 . Di esse, 21 sono in mano del clero secolare cinese, che si vede affidate le maggiori città, Pechino, Nanchino, Mukden, Sciangai e presto, senza dubbio, anche Canton. Inoltre due diocesi sono affidate ai Lazzaristi cinesi e una ai Francescani indigeni. Di più una diocesi affidata ai Gesuiti francesi ha per vescovo un gesuita cinese; una affidata ai Lazzaristi olandesi ha per vescovo un lazzarista cinese; e due diocesi affidate ai Verbiti tedeschi hanno avuto finora per vescovi due Verbiti cinesi. Si hanno quindi complessivamente 33 Ordinari di nazionalità cinese, di cui 28 rivestiti del carattere episcopale.

Il protettorato francese delle missioni che si affermò tra il 1860 e il 1880 , con il tempo divenne piuttosto nocivo alla Chiesa e inviso alle altre potenze. Quindi sotto i colpi specialmente della Germania e dell'Italia, da parecchio tempo esso è caduto in desuetudine. Oggi la Chiesa ammette che ogni nazione ha il diritto di proteggere i propri connazionali dovunque essi si trovino, non però i soggetti di altre nazioni, ciò che annulla ogni protettorato quale era inteso durante la fine del sec. xix. Questo protettorato della Francia aveva già parecchie volte, nel 1881, nel 1886 e nel 1918, impedito la C. di avere normali relazioni diplomatiche con la S. Sede. Ma nel 1922 Pio XI, senza domandare niente alla Francia, istituì la delegazione apostolica e nominò il primo delegato, il quale nel 1924 convocò il primo concilio plenario a Sciangai, i cui atti, approvati da Roma nel 1928, furono pubblicati nel 1929 (I. Antoniutti, Il primo sivodo cinese, in Il pensiero missionario, I [1929], pp. 182-94). Nel maggio del 1942 il Giappone mandava un suo rappresentante presso la S. Sede. La C., allora in guerra con il Giappone, non poteva non fare lo stesso passo. Quindi già nel febbr. del 1943 la C. mandò un suo ministro plenipotenziario al quale il Vaticano rispose nel 1946 con l'invio di un internunzio. La Francia questa volta ha taciuto.

La Chiesa di C. porta già il suggello del divino. Essa è madre finora di 62 beati, tutti martiri. Di essi, 19 sono stati beatificati da Leone XIII negli aa. 1889, 1893 e 1900, 14 da Pio X nel 1929 e 29 da Pio XII nel 1946. Tra questi beati, vi sono sei vescovi e tredici sacerdoti europei, e quattro sacerdoti cinesi, un laico europeo, sette suore europee, sette seminaristi, otto catechisti, nove cristiani, due vergini, due vedove, tutti cinesi. Essi sono stati martirizzati tra il 1648 e il 1900 :

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Francesco Fernandez de Capillas (m. 1648) b. 2 maggio 1909, protomartire della C.; Pietro Martire Sanz, vescovo (m. 1747) b. 14 maggio 1893; Francesco Serrano (m. 1748) b. 14 maggio 1893; Gioacchino Royo (m. 1748) b. 14 maggio 1893; Giovanni Alcober (m. 1748) b. 14 maggio 1893; Francesco Diaz (m. 1748) b. 14 maggio 1893; Pietro U, catechista cinese (m. 1814) b. 27 maggio 1900; Giuseppe Tchanp-Ta-Pong, catechista cinese (m. 1815) b. 2 maggio 1909; Gabriele Taurino Dufresse, vescovo (m. 1815) b. 27 maggio 1900; Agostino TchaoSoung, sacerdote cinese (m. 1815) b. 27 maggio 1900; Giovanni Lantrua da Triora (m. 1816) b. 27 maggio 1900; Giuseppe Yuen-Tsai-Te, sacerdote cinese (m. 1817) b. 27 maggio 1900; Paolo Lieou-Han-Tso, sacerdote cinese (m. 1818) b. 27 maggio 1900; Francesco Regis Clet, lazzarista (m. 1820) b. 27 maggio 1900; Taddeo Lieou, sacerdote cinese (m. 1923) b. 27 maggio 1900; Pietro Lieou-Ouen-Yuen, catechista cinese (m. 1834) b. 27 maggio 1900; Gioacchino Ho-Kai-Tche, laico cinese (m. 1859) b. 27 maggio 1900; Giovanni Gabriele Perboyre, lazzarista (m. 1840) b. 10 nov. 1889; Lorenzo Pe-Man, laico cinese (m. 1856) b. 27 maggio 1900; Augusto Chapdelaine, delle Missioni Estere di Parigi (m. 1856) b. 27 maggio 1900; Agnese Tsao-Koue, vedova cinese (m. 1856) b. 27 maggio 1900; Gerolamo Lou-Tin-Mey, catechista cinese (m. 1858) b. 2 maggio 1909; Lorenzo Ouang-Ping, catechista cinese (m. 1858) b. 2 maggio 1909; Aosta Lin-Tchao, vergine (m. 1858) b. 2 maggio 1909; Giuseppe Tchang-Yo-Yang, seminarista (m. 1861) b. 2 maggio 1909; Paolo Tchen-Tchang-Ping, seminarista (m. 1861) b. 2 maggio 1909; Giovanni Battista Lo, laico, cinese (m. 1861) b. 2 maggio 1909; Marta Ouang, vedova cinese (m. 1861) b. 2 maggio 1909; Giovanni Pietro Néel, delle Missioni Estere di Parigi (m. 1862) b. 2 maggio 1909; Martino Ou-Sue-Chang, catechista (m. 1862) b. 2 maggio 1909; Giovanni Tchang, laico cinese (m. 1862) b. 2 maggio 1909; Giovanni Techen, laico cinese (m. 1862) b. 2 maggio 1909; Lucia Y, vergine cinese (m. 1862) b. 2 maggio 1909. Da aggiungere i 29 martiri, vittime della persecuzione dei Boxers, morti il 4, 7, 9 luglio 1900 e beatificati da Pio XII il 24 nov. 1946: Giovanni M. Grassi, vescovo; Francesco Fogolla, vescovo; Antonio Fantosati, vescovo; Elia Facchini; Teodorico Balat; Giuseppe M. Gambaro; Cesidio Giacomantonio; Andrea Bauer; Maria Ermino di Gesù (Irma Grivot); Maria della Pace (Marianna Giuliani); Maria Chiara (Clelia Nanetti); Maria di S. Natalia (Giovanna Maria Kerguin); Maria di S. Giusto (Anna Francesca Moreau); Maria Adolfina (Anna Caterina Dierlex); Maria Amandina (Paolina Jeuris); cinque seminaristi e nove domestici.

Oltre ad essi molti altri diedero la vita per la fede e attendono la gloria degli altari.

Bibl.: Le informazioni bibliografiche più ricche si troveranno in H. Cordier, Bibliotheca Sinica (Dictionnaire bibliographique des ouvrages relatifs à l'Empire chinois), 4 voll., Parigi 1904-1905. Per le opere scritte tra il 1908 e il 1924, v. id., op. cit., Suppl., ivi 1924. Inoltre : Streit, Bibl., IV, V, VII; G. Rommerskirchen, Bibliografia missionaria, Roma 1933-42.

In particolare: T. M. Gentili, Memorie di un missionario domenicano della C., 3 voll., Roma 1887-88; H. Havret, La Bible chrétienne de Si-ngan-fou, 3 voll., Sciangai 1895-1902; J. Tobar, Inscriptions juives de K'ai-fong-feu, ivi 1912; J. de la Servière, Histoire de la mission du Kangnan, 2 voll., ivi 1914; A. Jans, Die katholischen Missionen in Indien, China und Japan. Ihre Organisation und das portugiesische Patronat vom 15. bis ins 18. Jahrhundert, Paderborn 1915; B. Martinez, Historia de las missiones Augustinianas en China, Madrid 1918; J. Brucker, La Compagnie de Jésus. Esquisse de son Institut et de son histoire, Parigi 1919; J. M. Planchet, Documents sur les martyrs de Pékin pendant la persécution des Boxers, 2 voll., Pechino 1922-23; id., Le cimetière et les oeuvres catholiques de Chala, 1610-27, ivi 1928; O. Maas, Die Wiedereröffnung der Franzishanermission in China in der Neuzeit, Münster in W. 1926; B. M. Biermann, Die Anfänge der neueren Dominikanermission in China, ivi 1927; P. M. D'Elia, Catholic Native Episcopacy in China. Being an Outline of the Formation and Growth of the Chinese Catholic clergy (1500-1926), Sciangai 1927; id., The Catholic Missions in China. A short sketch of the History of the Catholic Church in China from the earliest records to our own days, ivi 1934; id., Fonti Ricciane. Documenti originali concernenti Matteo Ricci e la storia delle prime relazioni tra l'Europa e la C. (1550-1615),

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