hristianis terram arare quam gentilium intendere libris». Per questo gli avversari ebbero buon gioco e la causa dell'umanesimo acquistò di valore e di zelo. Perché le aberrazioni, che si notavano, non erano caginate dal rinnovato studio dell'antichità in sé, ma dall'abuso di alcuni, che ne colsero motivo alla sfrenatezza degli spiriti e alla emancipazione da ogni morale. Per questo la Chiesa continuò a promuovere ogni salutare progresso culturale.
III. Nel sec. xvir. - Un nuovo ritorno di fiamma si ebbe nel sec. xvir. per l'opera esagerata e inopportuna dell'abate Armando Giovanni Le Bouthillier de Rancé, riformatore della Trappa: De la saintété et des devoirs de la vie monastique ( 2 voll., Parigi 1683), dove, parlando delle occupazioni del monaco, dice chiaramente come lo studio e la scienza siano un nutrimento estraneo alla sua condizione, una occupazione che gli nuoce, perché distrugge l'umiltà, mette il disordine nel cuore, rovina la pietà.
Perciò il lavoro intellettuale dev'essere messo da parte. Il libro, protetto dal Bossuet, ebbe grande risonanza, ma non ottenne altro che una serie di risposte e controrisposte. Il Le Bouthillier però era troppo manifestamente dalla parte del torto, quindi la fiamma destata, dopo alquanto scalpore, si quetò in una disillusione.
IV. Nel sec. xix. - Più acuta invece fu la lotta destata nel sec. xix dall'abate J. Gaume, vicario generale di Nevers, che pubblicò contro l'uso predominante degli autori pagani nei collegi cattolici un libro burrascoso: Le ver rongeur des sociétés modernes (Parigi 1851). Egli voleva che nei primi anni d'insegnamento del latino e del greco si adoperassero esclusivamente autori cristiani; i c. p. verrebbero dopo, negli ultimi anni, ma dovranno essere ben rivisti e ben spiegati. L'aver fatto diversamente aveva causato lo stato lacrimevole della società di quei tempi, mentre la sua tesi, applicata, avrebbe fatto scomparire il socialismo, il comunismo e ogni altro formidabile errore. Il tono perentorio, aggressivo, violento fino a chiamare l'insegnamento dato fino allora con il nome di "paganesimo scolastico ", gli nocque e gettò quasi nell'ombra anche ciò che poteva essere buono. Se non mancarono le simpatie e gli appoggi entusiasti (il Montalembert, il d'Alzon, Donoso Cortés e specialmente Luigi Veuillot), i contraddittori furono più vigorosi e più decisi : il vescovo di Nevers, i Gesuiti per i loro collegi, il Dupanloup, la Civiltà Cattolica per la penna del p. Carlo Curci, controbatterono le ingiuste asserzioni. E presto a sedare ogni tempesta e a rimettere l'equilibrio, giunse la parola di Pio IX, con l'enciclica luter multiplices del 21 marzo 1853, nella quale prega caldamente i vescovi di Francia a far si che i giovani alunni del santuario «imparino la vera eleganza del parlare e dello scrivere, l'eloquenza, sia dalle sapientissime opere dei santi Padri, sia dai più insigni scrittori pagani, debitamente purgati" (Acta Pii IX, I, Roma 1854, p. 433).
Del resto tale è stata sempre la norma seguita e inculcata fin dall'inizio della Chiesa "che seppe ognora apprezzare l'utilità che apporta lo studio dei classici mediante l'appropriazione dell'immortale bellezza della forma propria all'antichità " (Pastor, I, p. 56).
Biol.: Per i primi secoli: Ch. Daniel, Des études classiques dans la société, Parigi 1823: Morieux, II (1928), pp. 32-47; Fluche-Martin-Frutes, IV, n. 842; P. de Labriolle, Hist. de la littér. lat. chrétienne, I, 3* ed., Parigi 1947, pp. 7-43. Per la questione del Rinascimento: A. Rhidor, Card. Job. Dominicis. Ein Reformatorodild, Friburgo in Br. 1893, pp. 63-120; Pastor, I, pp. 54-60: H. Cochin. rassegna del libro di R. Coulon, Lucula noctis, in Giove, stor. della letter. ital., 53 (1909, 1), pp. 89-90; V. Zabugbin, Verglia nel Rinascimento ital., I, Bologna 1912, pp. 110-48; V. Rossi, Il Quattrocento, 3^{°} ed., Milano 1933, pp. 56-60. Per l'ab. di Rancé : H. Bremond, L'abbé Tempête, Parigi 1929, pp. 148-82. Per la questione Gaume: G. F. Landriot, Recherches historiques sur les écoles littéraires du christianisme, Parigi 1851; A. Cahours, Des études classiques et des études professionelles, ivi 1852; C. Curci, Intorno alla studio dei classici pagani, in Civ. Catt., 4^{2} serie, 3 (1859, iII), pp. 237 sg., 427 sg., 513 sg.; 4 (1859, iv), p. 182 sg., 486 sg. Celestino Testore
CLASSICISMO. - Il concetto di c., come quello di romanticismo e, più recentemente (limitato alle arti figurative) di barocco, oltre che designare un gusto ben determinato storicamente, ha assunto anche il significato più vasto di categoria filosofica, per cui caratteristiche particolari vengono elevate a principi assoluti d'arte.
Per il c. in letteratura v. uManesimo.
In arte, dal punto di vista storico il c., rappresentato dalle opere fiorite nel mondo greco-romano, non ha maggior valore dei gusti propri di altre età e indicati con altri nomi. L'aver fatto del classicismo il prototipo dell'arte,
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l'arte per eccellenza, è forse ancora un retaggio della critica rinascimentale che, vedendo nelle opere di quel periodo la somma perfezione, faceva scadere al loro confronto le altre espressioni d'arte che sembravano allontanarsene, e basti pensare per questo alla teoria dell'arte del Vasari. Ma non fu certamente il Rinascimento (v.) una pura e semplice ripresa del razionalismo ellenico e non lo fu il neoclassicismo di tempi più vicini a noi per cui sarebbe errato andar ricercando nella storia dell'arte il ripetersi di forme che sono espressione di altre età e di altro sentimento.
Tuttavie già agli inizi del '6oo la critica consigliò di guardare all'antico per trarne esemplificazioni precettistiche, contrapponendolo all'arte di cosiddetta imitazione naturalistica (identificata specialmente con la pittura veneziana) nella quale il tocco, la maniera pittoresca di porre i colori sulla tela venivano riguardati come l'opposto dello stile misurato, razionale dell'arte classica. In Italia (per ritare qualche nome) sono le idee dell'Agucehi, e poi del Bellori; in Francia del Dufresnoy e poi di Roger de Piles. Giunti a questo punto, è breve il passo a vedere il c. identificarsi con l'Accademia e, ammesso il principio della "selezione", con l'Eclettismo di cui nel '700 fu sostenitare il Winckelmann, massimo rappresentante ossimen al Menga del fanatismo classico di tutti i tempi. Con l'affermarsi ai primi dell'8oo degli artisti della scuola romantica si viene a determinare anche nel campo critico una netta presa di posizione, e mentre per i classicisti il programma è "l'Antiquité toute crue" e l'artista é un filosofo per il quale l'arte non ha "per guida che la fuccola della ragione" (David), per i romantici proprio questa arte è condannabile, perché freddamente calcolata e mancante dell'impeto creativo della fantasia dell'artista (v. neoclassicismo; romanticismo).
I due termini, c. e romanticismo, messi a confronto per definire due modi di vedere, finiscono però poi per prendere decisamente il loro posto in una diade nella quale il c., identificato con "l'arte bella" hegeliana, rappresenterebbe la forma eterna dell'arte (l'Arte) mentre il romanticismo ne sarebbe la negazione (la Non-Arte). Posizione, ben si comprende, oltremodo pericolosa, ché o s'intende per c. quel tipo di bellezza in cui (per dirla col Milizia) tutto è "grazia, delicatezza, eleganza di forme, di proporzioni, di contorni, di attitudini" come era stata, ad un certo momento, l'arte greca, e allora la parola c. diventa un concetto arbitrario (quanto ad universalità) che denoterà un gusto affatto particolare, col pericolo inoltre di definire come classiche opere di una bellezza affatto esteriore ed esteticamente al di fuori dell'arte. O con c. si vuole intendere la raggiunta sintesi estetica di contenuto e forma, e non si comprende allora perché si debba usare tale termine che finirà per diventare equivoco quando si debbano, ad es., secondo tale principio, definire classiche alcune espressioni d'arte modernissima. E chiaro inoltre che in quest'ultimo caso il c. come equivalente dell'Arte potrà sempre che si voglia sostituirsi con altri termini, tra i quali proprio lo stesso romanticismo, intendendo anche con questo quella stessa identità di contenuto e forma: tanto è vero che chi ha voluto, come il Croce, insistere sulla definizione di classico, ha dovuto distinguere classicità da c. nella stessa maniera, sembra, di chi, nella rivalutazione del barocco ha distinto questo dal barocchismo, comprendendo in quella le realizzazioni estetiche che rispondano al suo concetto di arte quale intuizione-espressione di un sentimento "che si è fatto tutto rappresentazione nitidissima" (Breviario di Estetica, p. 35) e lasciando invece scadere il termine c. ad indicare, storicamente, realizzazioni troppo spesso negative di imitazione e di ricerca iotellettualistica. Si giunge cosi ad una con-
taminazione del significato di c. e di quello di romanticismo, per cui l'opera d'arte finisce per essere ad un tempo classica e romantica, sia pure presupponendo, con Paul Valéry, in ogni c. un romanticismo anteriore.
In senso più strettamente formale, sarà inoltre opportuno aggiungere che al termine c. (contrapposto a quello di romanticismo o di barocco) si è riferito il linguaggio lineare (in contrasto con quello pittorico), la visione di superficie (in contrasto con quello di profondità), la forma chiusa (in contrasto con la forma aperta).
Dare del c. una precisa definizione, dopo tante che ne sono state date, senza forzare nel contempo il significato delle parole, è pertanto quasi impossibile, e non sarà fuor di luogo consigliare allora di mantenere al termine il significato d'indicazione di un gusto storico, senza voler astrarre dalle opere - e naturalmente solo da alcune - di quell'età che si chiamò classica, principi generali d'indole estetica.
Bias.: Per una storia della fortuna del c., v. J. SchlosserMagnino, La letteratura artistica, trad. it., Firenze 1935, specialmente pp. 392 sgg. e 441 sgg.: D. Mahon, Studies in Seicento Art and Theory, Londra 1947 (passim, v. indice analitico), nonché L. Venturi, Storia della critica d'arte, Roma 1945. Per il contrasto classicisti-romantici v. romanticismo, mentre per la formulazione dei concetti dal punto di vista filosofico si veda in particolare B. Croce, Breviario di Estetica, 8^{°} ed., Bari 1946, p. 34 sgg.: Aesthetica in nuce, ivi 1946, p. 34 sgg.: Gesto clasticistico e gusto romantico, in Quaderni della "Critica", 2 (1945), p. 106: H. Focillon, Vita delle Forme, trad. it., Milano 1945, p. 74 sgg. Per le relazioni classicismo-barocco, oltre il libro di E. Woefflin (Rinascimento e barocco, trad. it., Firenze 1928), vf. E. D'Ors, Del barocco, trad. it., Milano 1945, e L. Anceschi, E. D'Ors e il nuovo c. europeo, ivi 1945. Gilberto Ronci
CLASSIFICAZIONE. - E l'operazione per la quale una moltitudine di oggetti affini viene inquadrata in un sistema gerarchico di aggruppamenti, allo scopo di facilitarne lo studio. Come fattore di conoscenza, la c. sta alla base del problema gnoseologico ed investe tutte le entità collettive i cui componenti presentino peculiarità ossia caratteri comuni e differenziali graduabili in modo tale da giustificare l'ordinamento in un sistema. Lo studio dei caratteri è quindi necessario presupposto per la istituzione di gruppi (categoria o complessi) di diverso ordine o livello gerarchico. Si trova perciò una c. delle idee, germinata con Socrate e sviluppata da Platone, Aristotele e dai filosofi posteriori; una c. delle scienze, delineata da Augusto Comte; infine delle c. attinenti agli oggetti propri alle singole discipline.
La c. è essenzialmente un problema di metodo, ossia di criteri nel valutare caratteri e di procedura nel costituire gruppi. I criteri variano a seconda del materiale da classificare, degli scopi da perseguire e del punto di vista del classificatore; la procedura è divisoria quando discende dal generale al particolare sulla base dei caratteri differenziali, è raggruppatrice quando sale dal particolare al generale sulla base delle affinità. La scelta del metodo è importante quando si considerino oggetti della natura che fondati motivi inducano a ritenere già naturalmente ordinati in un sistema. Allora la c. è naturale se rispecchia fedelmente detto sistema e, dato il suo valore conoscitivo, non ammette soluzioni arbitrarie; è artificiale in caso contrario e, dato il suo scopo puramente riconoscitivo, può essere arbitraria purché razionale e comoda. Alla c. naturale si oppongono le lacune nelle nozioni sugli oggetti da classificare, l'impossibilità di delimitare nettamente gruppi tra loro collegati da caratteri comuni, la facilità di soggettivismi nell'apprezzamento del valore discriminativo e gerarchico dei caratteri assunti per l'individuazione dei gruppi, infine il dubbio nella scelta fra il procedimento divisorio e quello raggruppatore: il primo, che risale alla dicotomia platonica
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(סıalpeotc) e si richiama al principio delle definizioni "per genus proximum et differentiam specificam ", appare spesso più agevole ed anche più spontaneo come atteggiamento del pensiero di fronte al compito di smistare una moltitudine di oggetti; il secondo può essere consigliato dalla maggiore affarrabilità intuitiva degli aggruppamenti ristretti rispetto ai più ampi e quindi dall'opportunità di risalire dal più noto al meno noto.
In biologia la c. ha due scopi : permettere la determinazione, ossia l'identificazione di un animale o di una pianta, a cui è stato imposto con la nomenclatura un dato nome, e stabilirne la posizione nel sistema proposto; e adeguarli nel modo più fedele possibile alla sistematica naturale, ossia alla distribuzione naturale dei viventi in gruppi o complessi tassonomici gerarchicamente subordinati l'uno all'altro e risultanti dall'insieme delle affinità di diverso ordine intercedenti fra i loro componenti. Al primo scopo puib sopperire qualunque c., ma al secondo può rispondere soltanto la c. naturale.
I tentativi di rilevamento del sistema naturale, nei quali si riassume gran parte della storia della zoologia e della botanica, risentirono spesso le influenze di un secondo fine, che fu utile come stimolo all'indagine ma divenne dannoso quando fu assunto come apriorismo orientatore, e cioè la ricerca del piano di organizzazione o addirittura di creazione dei viventi, sostituita, con l'avvento dell'evoluzione (v.), dalla ricerca della filogenesi : nell'una e nell'altra si accesero dispute fra i sostenitori dell'unità fondamentale od originaria degli organismi e i sostenitori della loro molteplicità. Ad infirmare pregiudizialmente la possibilità della c. naturale concorsero dapprima la concezione di una distribuzione dei viventi in una serie continua di crescente complessità, e, più tardi,

(Ivi, Enc. Catt.)
Classificazione - Una pagina dell'opera di Ulisse Aldrovandi, De reliquis animalibus exanguibus, Bologna 1642.
la dottrina evoluzionistica: difatti la prima, già affacciata da Aristotele eppoi dominante fra molti sistematici del sec. xviri, sanciva a priori l'artificiosità degli «scompartimenti stagni» di qualsiasi c.; la seconda dichiarava fallace ogni c., in quanto i suoi quadri necessariamente statici non possono rispecchiare il dinamismo dei processi, evolutivi che agiscono sugli individui, sicché la consistenza dei vari complessi tassonomici non sarebbe una realtà, ma una transitoria apparenza. Di qui il pernicioso dualismo fra una cosiddetta sistematica statica e una sistematica dinamica, la prima oggetto del classificatore relegato al rango di bibliotecario o quasi, la seconda oggetto dell'evoluzionista e del biologo generale. A questa situazione si tenta ora di ovviare, da un lato considerando la lentezza dei processi evolutivi attinenti ai grandi gruppi sistematici (macroevoluzione) e quindi la non impossibilità teorica di ritrarre il sistema attuale, dall'altro studiando metodi atti a rilevare aggettivamente e ad assumere come limiti pratici le naturali discontinuità riscontrabili fra i vari complessi tassonomici. Che, in effetti, la definizione di non pochi gruppi di animali e di piante possa ormai ritenersi soddisfacente, è attestato dalla complessiva stabilità che da tempo e sovente per vie diverse essi hanno raggiunto.
Al faticoso delinearsi della c. naturale hanno contribuito: l'aumento del materiale di studio conseguente alle scoperte geografiche, paleontologiche e della microscopia; l'approfondimento nella conoscenza dei caratteri, determinato dal progresso di tutte le disciplina biologiche; infine l'accrescimento delle comparazioni fra i vari organismi. Cosi le c. in uso vennero modificate man mano che nuovi criteri si aggiungevano o si sostituivano ai precedenti: i vari gruppi subirono revisioni raggruppatrici o, più spesso, frazionatrici e si arricchirono nel numero delle unità componenti; inoltre nuovi livelli intermedi furono introdotti fra quelli già stabiliti. Di questi livelli si precisarono il significato e la denominazione, mentre a modelli uniformi si informarono le descrizioni dei singoli complessi: al primo compito provvide l'adozione, in gran parte risalente a Linneo, dei termini via via meno comprensivi di tipo, classe, ordine, famiglia, genere, specie, razza a cui si aggiunsero vari gradini intermedi (sottotipo, sottogenere, o : superfamiglia, ecc.) e, talora, anche altre categorie di rango variabile (tribù, coorte, legione, falange, ecc.); al secondo compito, anch'esso iniziato da Linneo, mirarono l'adozione della lingua latina nelle succinte diagnosi descrittive e nella denominazione dei singoli gruppi, e l'introduzione della nomenclatura binomia (divenuta talora trinomia e polinomia quando le determinazioni scesero ai livelli subspecifici), secondo la quale il nome di ogni specie deve essere preceduto dal nome del genere e seguito dalla sigla del primo descrittore. Agli inconvenienti delle omonimie e sinonimie derivate dal moltiplicarsi delle determinazioni, cercarono di ovviare le regole internazionali di nomenclatura : tuttavia accade ancora spesso che uguali specie e generi siano designati con nomi diversi da diversi autori, e questa confusa instabilità nel formalismo terminologico si aggiunge a quella che investe la sostanza medesima delle c., contribuendo a un certo persistente disagio negli studi di sistematica.
Storicamente le ricerche botaniche procedettero in modo più omogeneo ma meno profondo di quelle zoologiche, stante le diversità di organizzazione e di vita fra le piante e gli animali ed anche a causa del diverso interesse pratico per questi e per quelle. Difatti le c. dei vegetali furono per lo più generali, ma si basarono soprattutto sui caratteri esteriori; invece quelle degli animali furono sovente specializzate ai ristretti gruppi di studio più facile o più attraente, ma in compenso scesero precocemente nell'indagine anatomo-fisiologica.
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La storia, le tradizioni (vedasi fra l'altro il secondo capitolo della Genesi) e gli studi etnologici e linguistici attestano che l'umanità dovette abituarsi fin dai primordi e riconoscere e designare con appositi nomi gli animali e le piante più familiari. I primi documenti sicuri di biologia sistematica risalgono al sec. v a. C. : per la botanica è ricordato Empedocle d'Agrigento, per la zoologia sono annoverate la c. della scuola di Coo attribuita a Erodina di Selimbria e quella contenuta nel Timeo di Platone. Ma il primo vero sistematico fu Aristotele, al quale va il merito di aver definito in senso naturalistico i concetti platonici di specie ( ε ह̆̃oc) e di genere ( γ \dot{ε} v ° ς ) subordinando quella a questo, e di avere basato la c. degli animali su caratteri intrinseci agli organismi, non solo morfologici, ma anche anatomofisiologici. Egli ripartì le specie in otto grandi generi ( γ \dot{ε} v η μ ε γ ι σ τ α ), quattro di animali "con sangue" ( α i μ α τ α ) e cioè mammiferi ( ξ ω σ τ o κ o \tilde{σ} ν τ α \dot{ε} v α \dot{τ} τ o i ς= animali vivipari), uccelli ( δ ξ ν ι \vartheta ε ς ), rettili e anfibi ( τ ε τ ρ α ε σ δ α α α i δ σ ° δ α ф σ τ o κ o \tilde{σ} ν τ α= quadrupedi e apodi avipari) e pesci ( ζ \vartheta θ σ ε ς ) e quattro di animali senza sangue" ( \dot{α} v α i μ α τ α ) e cioè molluschi ( μ α λ \dot{α} α ι α ), crostacei ( μ α λ α κ \dot{α} σ τ ρ α κ α ), insetti ( \dot{ε} v τ η μ α ) e testacei ( δ σ τ ρ α κ o δ \dot{ε} μ μ α τ α ). Assai più artificiale è la c. delle piante eseguita dai due discepoli di Aristotele, Teofraste e Fanias:

(della Fauna Suecica di Linneo, ed. a cura di De Villars, Linne L. D)
Classificazione - Esempio di tavola sinottica comparativa sulla c. degli artropodi secondo Linneo, de Geer, Geoffroy e Fabricius.
essi divisero i vegetali in alberi ( δ \dot{ε} v δ ρ α ), frutici ( \vartheta \dot{α} μ ν σ ι ), suffrutici ( χ ρ \vartheta γ α ν α ), ed erbe ( π δ α ) e distinsero le piante con fiore ( = fanerogame) da quelle senza fiore ( = crittogame).
Per molti secoli l'opera aristotelica rimase concettualmente insuperata, pur arricchendosi nel numero delle specie. Anzi molte c. romane (come quelle di Dioscoride e di Plinio nel I sec. d. C.) e medievali (come quelle contenute nei bettieri ed erbari) rappresentano un regresso, sia perché furono puri elenchi alfabetici ovvero si fondarono su caratteri extrinseci agli organismi e sovente antropocentrici (come l'ambiente di vita, la veleuseità, l'utilità, ecc.), sia perché mancarono di ogni spirito critico e si infarcirono spesso di animali e piante favolosi. A prescindere dai contributi isolati di Alberto Magno, di Leonardo de Vinci e di pochi altri pionieri, occorre arrivare alle metà del sec. xvi per trovare i germi di quel rinnovamento negli studi naturalistici che ebbe poi potente impulso dal metodo sperimentale galileiano. Tra i botanici van segnalati: Andrea Cesalpino di Arezzo, il quale nel trattato De plantis (1583) delineò una c. artificiale bensì, perché quasi interamente fondata sui caratteri della fruttificazione, ma talmente razionale da essere servita di modello a Linneo; J. Pitton de Tournefort e John Ray, che nella Historia plantarum (1686) distinse le monocotiledoni dalle dicotiledoni. Più aderenti ai modelli aristotelici sono le contemporanee opere di zoologia, fra le quali emergono quelle del bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), autore di una Historia naturalis celebrata anche da Buffon e da Cuvier e di una Syntaxis animalium ove è precisato e applicato il metodo dicotomico; tale metodo è pure adottato dal Ray nella Synopsis methodica animalium (1693), mentre minuziosamente descrittive sono le Historiae animalium di Corrado Gesner (1551-87). Nel sec. xvir un nuovo campo si apre all'indagine sistematica con l'invenzione del microscopio, con il quale Leeuvenhoek scopre gli infusori (1675) e Marcello Malpighi approfondisce gli studi di anatomia (1671).
Con Carlo Linneo (1707-1778) si inizia il periodo aureo della sistematica, che conduce alle c. attuali. Esso è contrassegnato dall'intrecciarsi di ordinamenti dichiaratamente artificiali con altri tendenzialmente naturali: nei primi prevale la procedura dicotomica: le varie entità tassonomiche sono definite in modo rigoroso, i caratteri sono esaminati e graduati singolarmente secondo scale assolute e con preferenza per quelli più appariscenti; nei secondi, meno esatti e completi ma più significativi, è preferita la via ascendente: le divisioni sono meno decise, i caratteri sono studiati nel loro rapporti e graduati secondo scale relative in base al loro significato biologico senza preconcette preminenze. Nel Systema naturae (1735) Linneo pone a base della c. i generi come prime entità collettive della gerarchia e le specie come unità componenti: egli considera queste fisse e distinte fin dall'origine (tot enumeramus species quot ab initio creavit infinitum Ens) e ne trascura le piccole variazioni (caristates laevissimas non curat botanicus). Sono descritte con concisa esattezza circa 10.000 specie di piante ripartite in 24 classi prevalentemente in base ai caratteri degli stami e dei pistilli, e sooo specie di animali distribuiti in 6 classi (mammiferi, uccelli, anfibi, pesci, insetti, vermi). La razionalità e la comodità degli schemi linneani favorirono la loro pronta accettazione, quantunque lo stesso autore ne avesse avvertito l'artificio tanto è vero che in altre opere (Classes plantarum, Genera plantarum, Philosophia botanica) egli adottò il metodo naturale, basato sul rilevamento delle molteplici affinità fra gli organismi, per ritrarre fedelmente i gruppi più agevolmente individuabili. Unicamente a questo scopo tese A. L. De Jussieu (1748-1836) : egli in Genera plantarum (1789) nel proporre una nuova c. osservò che per rivelare i gruppi naturali non basta numerare i caratteri, ma occorre badare alle loro correlazioni e "pesarli", graduandoli e subordinandoli in base alla loro costanza che è indice del loro significato e valore. Al metodo naturale aderì pure Lamatck, che però nella Flore française (1778) volle di proposito dare un saggio di c. artificiale a puro scopo di determinazione, e introdusse in botanica il metodo dicotomico a chiavi analitiche, tuttora largamente in uso. Altre notevoli c. botaniche sono dovute a A. P. de Candolle, J. Lindley, S. L. Endlicher.
Nemico degli aridi e artificiosi «sistemi» di stampo linneano si dichiara G. L. Leclerc de Buffon (1707-88) : egli informa la sua Histoire naturelle (1749-88) al principio che il solo sicuro criterio di discriminazione delle specie è quello della fecondità intraspecifica e della sterilità degli ibridi, criterio che è ancor oggi fra i più accetti; la sua c., imprecisa e lacunosa, si richiama alla dottrina evoluzionistica e all'idea dell'unità del mondo vivente. Su tale idea conviene pure Stefano Geoffroy Saint-Hilaire (17721844), che nella Philosophie anatomique (1818-22) e nei Principes de philosophie zoologique (1830) introduce il concetto di omologia, affaccia il principio del «bilanciamento» degli organi e dà il massimo risalto all'anatomia topografica come rivelatrice delle relazioni fra gli organi e delle loro variazioni nella scala animale. Seguace di Carlo Bonnet, G. B. De Monet de Lamatck (1744-1829) sostiene le concezione della continuità lineare dei viventi, bipartiti nei due regni vegetale e animale, e ad essa si sforza di
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informare la c. che, per suo merito, giunge alla precisazione di molti gruppi soprattutto di invertebrati. Nelle sue numerose opere (fra le quali emergono la Philosophie zoologique, l'Histoire naturelle des animaux sans certébres e il Système analytique des connaissances positives de l'hommel, Lamarck riferisce le organizzazioni animali a quella umana, considerando ciascuna di quelle come una "degradazione" più o meno accentuata di questa e, reciprocamente, questa come un "progresso" di quelle. E, dalla considerazione di tale progresso come indice della "marcia della natura" verso una crescente perfezione, egli è tratto ad snunciare la sua teoria evoluzionistica (v. lamarckismo) come logica interpretazione delle affinità fra i viventi e dell'ascesa nella loro organizzazione : di qui l'abbozzo di quegli alberi filogenetici dipoi largamente sviluppati dagli evoluzionisti e culminati con E. Haeckel.
Concorde con Lamarck e Geoffrey sull'importanza sistematica delle comparazioni e sul concetto di degradazione, ma deciso avversario delle idee evoluzionistica ed unitaria è Giorgio Cuvier (1760-1832). I meriti principali che si riscontrano nelle sue molte opere e in particolare nel Règne animal (1817) sono : l'introduzione dell'anatomofisiologia comparata e della paleontologia fra i criteri tassonomici, l'ennociazione e l'applicazione dei principi della coesistenza e correlazione fra gli organi e della subordinazione dei caratteri, infine la istituzione di quattro embranchements (detti poi tipi de De Blainville) rappresentanti altrettanti irriducibili e distinti schemi fondamentali di organizzazione: tali tipi sono quelli dei vertebrati (con le classi dei mammiferi, uccelli, rettili e pesci), dei molluschi, degli articolati (con le classi dei vermi, crostacei, insetti) e dei raggiati. La c. cuvierana è, nella sua ossatura, seguita tuttora con le modificazioni apportate soprattutto da T. Von Siebold e da R. Leuckart.
Con la morte del Cuvier si chiude il periodo nel quale il termine naturalista equivaleva a sistematico. Dopo di lui le ricerche proseguono, ma si frammentano nelle opere degli specialisti di singoli gruppi; essi rivedono e arricchiscono ciascuno nel proprio ámbito e perciò disugualmente i livelli medi e inferiori della gerarchia sistematica, mentre gli zoologi e i botanici generali ritoccano i livelli superiori. L'interesse dei naturalisti si rivolge alle altre discipline biologiche che si sviluppano rapidamente nei secc. xix e xx e dalle quali confluiscono nella sistematica importanti contributi modificatori di criteri e di metodi : così al criterio morfologico linneano e a quelli anatomo-fisiologico e paleontologico di Cuvier, si aggiungono con Von Baer il criterio embriologico, con Darwin e gli evoluzionisti quello filetico, con Wallace, Wagner e Turesson quello eco-geografico, con Mendel, De Vries e i genetisti moderni quello genetico, con Le Dantec, Nilow, Souèges quello biochimico. Con l'adozione della metodologia statisticobiometrica, inagurata da Quetelet, applicata da Heincke e inquadrata da Johannsen nella genetica, e con l'esecuzione di esperienze intese a stabilire le capacità di variazione delle specie e scererarne gli elementi genetici da quelli ambientali, la sistematica si indirizza sulla via sperimentale, particolarmente feconda nei livelli subspecifici, mentre all'analisi individuale si sostituisce quella di popolazione e alla determinazione pretesamente esatta si tende a sostituire quella probabilistica.
Quantunque nella pratica della c. lo schematismo linneano conti ancora molti seguaci e quantunque persistano evidenti difetti nella valutazione dei caratteri (quali la loro analisi isolata e unilaterale, la preminenza attribuita a certe categorie, le preconcetta introduzione di ipotesi fiktiche), certo è che l'orientamento attuale tende verso la c. naturale, mèta forse non irraggiungibile quando si abbia la consapevolezza degli artifici usati e si disponga di acconci metodi per rimuoverli.
Tra le c. più seguite si citano quella botanica di EnglerDiels contenuta nel Syllabus der Pflanzenfamilien (1936) e quella zoologica di Leuckart-Von Siebold con le modificazioni di Emery-Ghigi. Nella prima le divisioni principali sono 15: Schizophyta; Myxomicetes; Flagellatae; Dinoflagellatae; Silicoflagellatae; Heterocontae; Bacillariophyta; Coniugatae; Chlorophyceae; Charophyta; Phacophy-
cene; Rhodophyceae; Eumycetes et Lichenes; Archegoniatae suddivise in Bryophyta e Pteridophyta; Embryophyta siphonogama suddivise in Gymnospermae e Angiospermae e queste ultime in Monocotiledonae e Dicotiledonae.
Nella seconda sono annoverati 18 tipi ( 1 di protozoi e 17 di metazoi di cui 16 di invertebrati) e cioè : Protozoi, Poriferi, Celenterati, Ctenofori, Platelminti, Nemertini, Nematelminti, Chetognati, Acantocefali, Rotiferi, Gefirei, Anelidi, Bituzoai, Burchiopodi, Artropodi, Molluschi, Echinodermi, Cordati coi sottotipi degli Emicordati, Urocordati, Cefalocordati e Craniali.
Bial.: Per brevità è necessario citare soltanto le principali opere storico-critiche e sintetiche, omettende quelle citate nel testo e rimandando per ulteriori notizie ai lavori generali e speciali di zoologia e di botanica.
1. Spix, Geschichte und Beurtheilung aller Systeme in der Zoologie nach ihrer Entwicklungsfolge von Aristoteles bis auf die gegenwärtige Zeit, Nothinbergs 1811; G. Cuvier-Mandeleins de Saint-Agy, Histoire des sciences naturelles depuis leur origine jusqu'à nos jours chez tous les peuples connus, 2 voll., Parigi 1841 1842; J. Meyer, Aristoteles Thierkund:, Berlino 1853; F. A. Pauchet, La biologie aristotélique, Parigi 1833; L. Agassiz, De l'espèce et de la classification en zoologie, trad. F. Vogeli, ivi 1869; J. V. Carus, Geschichte der Zoologie bis auf Yob, Müller und Charl. Darwin, Monaco 1872; T. H. Huxley, On the Classification of the Animal Kingdom, in Nature, 11 (1873), p. 111; J. Sachs, Histoire de la botanique du XIVI- siècle d 1880, trad. H. de Vargny, Parigi 1892; E. Durkheim e M. Mauss, De quelques formes primitives de classification, in Année zoologique, 6 (1903), pp. 1-72; R. Burckhardt, Zur Geschichte der biologischen Systematik, in Verhandlungen der Naturforschenden Gesellschaft in Basel, 16 (1903), pp. 388-440; id., Das heische Tiersystem, eine Vorstufe der zoologischen Systematik des Aristoteles, ibid., 13 (1904), pp. 377-414; id., Das 1^{\text {er Buch der aristotelischen Tiergeschichte, }} in Zoologische Annalen, 1 (1905), pp. 1-28; id., Zur Geschichte und Kritik der biologie-historischen Literatur, ibid., pp. 353 375, e s (1908), pp. 31-46; id., Aristoteles und Cuvier, ibid., 3 (1908), pp. 69-77; J. Briquet, Règles internationales de la nomenclature adaptées par le Congrès international de botanique de Vienne 1903, Iena 1906; A. Semenov-Tian-Shanskii, Die taxonomischen Grenzen der Art und ihrer Unterabteilungen, Berlino 1910; H. De Vries, Gruppenmeire Artbildung, ivi 1913; J. P. Lorsy, Que est-ce qu' une espèce?, in Arch. Néerl. des Sciences exactes et naturelles, 3^{e} serie, 8,3 (1918), pp. 57-110; O. Hamelin, Le système d'Aristote, Parigi 1920; R. Burckhardt e H. Erhard, Geschichte der Zoologie und ihrer wissenschaftlichen Probleme, 2 voll., Berlino 1921; G. Turesson, The genotypical response of the plant-species to the habitat, in Hereditas, 3 (1922), pp. 211-330; H. Daudin, I: De Lioud d'Yenien, Méthodes de la classification et idée de série en botanique et en zoologie, II: Cuvier et Lamarck, Les classes zoologiques et l'idée de série animale, 3 voll., Parigi 1926 (ampia bibl.): O. Kleinschmidt, Die Formendreitehre und das Weltwerden des Lebens, Halle 1926; G. C. Robson, The species problem, Londra 1928 (con bibl.); R. Hayata, The natural classification of plants according to the dynamic system, in Icon Formos, 10 (1929), pp. 97-234; R. Rensch, Das Prinzip geographischer Rassenbreite und das Problem der Artbildung, Berlino 1929 (con bibl.); B. Rensch, Kurze Anweisung für zoologisch-systematische Studien, Lipsia 1934; R. Wettstein, Handbuch der systematischen Botanik, 4^{e} ed., Lipsia 1933; L. Colman, L'espèce, Parigi 1936; E. T. Schenk e J. H. MacMasters, Procedure in Taxonomy, Stanford 1936; J. Clausen, D. D. Keck, e W. M. Hiescy, Experimental Taxonomy, in Carnegie Insti. of Washington. Annual Rep. Div. Plant Biology, Years 1931-37; T. Dobabansky, What is a species?, in Scientia, 31 (1937), pp. 280286; B. P. G. Hochreutiner, La valeur relative des groupes systématiques, in Boissiera, 2 (1937), pp. 1-7; J. Ramsbottom, Linnaeus and the species concept, in Proceeding of the Linnaon Society of London, 150 (1938), pp. 192-219; R. Souèges, L'espèce et les classifications actuelles, Parigi 1938 (con bibl.); J. Huxley (redattore), The Bete Systematics, Oxford 1940 (raccolta di scritti critici, ciascuno con bibl., di H. H. Allen, W. J. Arkoil, W. T. Calman, M. B. Crane, C. D. Darlinton, G. R. de Beer, C. Diver, E. B. Ford, J. S. L. Gilmour, J. Huxley, L. Hogben, J. A. MoyThoenas, H. J. Müller, J. Ramsbottom, E. J. Salisbury, J. Smart, T. A. Sprague, W. H. Thorpe, N. V. Timofeeff-Ressovsky, W. B. Turril, N. J. Vavilos, E. B. Worthington, S. Wright); E. Mery, Systematics and the origin of species, Nuova York 1942 (con ampia bibl.); R. Ciferri, La sitematica delle piante, in T. Ferraris, Botanica agraria, III, 1, Milano 1946 (con ampia bibl.); A. Sacchetti, Alcuni problemi di sitematica biologica, in Rivista di biologia coloniale, 8 (1947), pp. 79-110; S. Beer, Sistematica e c., in Responsabilità del sapere, 3 (1948), pp. 35-63; A. Ghigi, La specie, in Scientia, 42 (1948), pp. 175-81; v. inoltre International Rules of Zoological Nomenclature, in ogni volume di C. R. Congr. Intern. Zool.
Sergio Beer
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CLASSIFICAZIONE BIBLIOGRAFICA, siSTEMI di. - L'esigenza di un ordinamento sistematico del materiale bibliografico ai fini dell'immediata ricerca, ha dato origine a speciali sistemi di c. b., in base ai quali si possono ordinare "per materia" i cataloghi delle biblioteche (v. catalogo).
La classificazione del sapere umano ha avuto origine nel campo filosofico, e sistemi di tal genere non sono mancati neppure nell'età moderna; alcuni anzi sono rimasti famosi (F. Naville [1784-1846], A. Bain [1818-1903], E. Spencer [1820-1903], W. Wundt [1832-1920]), ma nessuno di essi ha mai trovato pratica applicazione nella biblioteconomia. Fra i sistemi propriamente bibliografici, per la verità innumerevoli, dopo quelli francesi di J.-Ch. Brunet e di L. Crozet, si sono sicuramente affermati quelli americani della c. b. decimale e della Library of Congress, che debbono considerarsi come gli unici sistemi scientifici oggi in uso. Eliminando la "parola di ordine", legata alla lingua in cui l'opera è scritta, essi possono dirsi veramente universali, e servono, oltre che per la c. b. dello schedario, anche per la collocazione dei libri nella biblioteca.
Il sistema del Brunet. - Trae la sua origine dal catalogo della biblioteca Thnana del 1679, modificato intorno al r700 da P. Marchand, fra il r7ir e il 1760 da G. Martin, più tardi da De Bure, e infine dal Brunet, da cui prese il nome, in due successive edizioni di una sua Table méthodique (Parigi 1842 e 1865). Esso comprende cinque classi principali: r. Teologia; 2. Giurisprudenza; 3. Scienze ed arti; 4. Belle lettere; 5. Storia; ciascuna divisa in categorie. Queste a loro volta si ramificano in varie divisioni e suddivisioni. E il sistema che è servito di base a tutte le elaborazioni posteriori, ed è ancora usato in alcune biblioteche della Francia.
La c. b. del Crozet. - Elaborata nel Manuel pratique du bibliothécaire (Parigi 1932), conta dieci divisioni : 1. Opere generali; 2. Religioni; 3. Filosofia; 4. Scienze pure; 5. Scienze applicate e tecnologia; 6. Belle arti; 7. Lingue e letterature; 8. Geografia; 9. Storia dei popoli; 10. Scienze sociali. Ciascuna divisione comprende diverse suddivisioni.
Il sistema della c. b. decimale. - Ideato da Melvil Dewey per la biblioteca del collegio di Amherst, Massachusetts (1873), e quindi applicato dallo stesso inventore alle biblioteche del Columbia College di Nuova York e dell'Università di Albany, fu ampliato e diffuso dai belgi H. Lafontaine e P. Otlet che a tal fine fondarono a Bruxelles, nel 1895, l'Institut International de bibliographie, con l'intento di conseguirne l'applicazione universale. Secondo tale sistema lo scibile umano risulta diviso in 9 classi, ogni classe in 9 divisioni, ogni divisione in 9 sezioni, ogni sezione in 9 sottosezioni, e così via, ciascuna numerata con cifre da 1 a 9 ; lo zero è riservato, nell'ambito di ciascuna ripartizione, alle opere generali. Le classi sono le seguenti : 1. Filosofia; 2. Religione; 3. Sociologia; 4. Filologia; 5. Scienza pura; 6. Scienza applicata (arti utili); 7. Belle arti; 8. Letteratura; 9. Storia. Ogni opera viene così ad essere caratterizzata da un numero, di tante più cifre quanto più dettagliato ne è l'argomento: ad es., un'enciclopedia generale sarà 03 (terza divisione della classe opere generali), ma un'enciclopedia italiana 035 (quinta sezione della terza divisione della classe opere generali); e l'opera di M. Rosi, L'Italia odierna, avrà il numero 945.08 , ossia classe 9 (Storia), divisione 4 (Europa), sezione 5 (Italia), sottosezione 08 (guerre del Risorgimento). Le specificazioni possono estendersi all'infinito, e si rendono necessarie nell'ambito di ciascuna classe o di ciascuna divisione quando il sistema debba applicarsi a biblioteche specializzate. In particolare, per le biblioteche ecclesiastiche, si sono avuti dettagliati sviluppi della classe 2 (Religione): cf. J. Murphy Lynn, An alternative classification for Catholic books: a scheme for Catholic theology, Canon law and Church history (Milwaukee 1937), e P.-A. Martin, Religion, théologie, droit canonique : classe 2 et division 348 de la classification decimale (Montréal [1938]). Ai fini della c. b. il sistema decimale
Muñoz, Antonio, 1884.
... La basílica di B. Lorenzo fuori le Mura. Roma, Filii Palombi, [1944].
2 f. p., 7.100 p., 2 f. ill., ca tav. 34,5 cm.
a Bibliografia e: p. 240-246.
Le tav. sono stampate sul recto e sul verso di 65 f.
1. Roma. B. Lorenzo fuori le Mura.
text { Via } 43-1230
Bibl. Vaticana DGS16.3.1.0283
Geminiani, Francesco, 1687-1783.
Complaat Instructions for the violin, containing the easiest and best methods for learners to obtain a proficiency, with some useful directions, lessons, graces, \&c., by Geminiani. To which is added a favorite collection of airs, marches, minutes, \&c., with several excellent prices j, for two violins. London; G. Goulding, 173-7,
1 p. L. 28, 35, p. front., pl. 17 x 24 cm . [With Entire new ... in. atructione for the fife. London (17-4)
Caption title: New instructions for the violin.
2. Violin-Instruction and study-To 1800. t. Title. n. Title: New instructions for the violin.
MT356.C82
11-19416 \mathrm{rev}
Library of Congress
(14881)
(Job. Enc. Catt.)
Classificazione bibliografica, sistemi di - Schede della biblioteca Vaticana e della Library of Congress.
(il cui nome è in certo senso improprio, perché nei numeri ciascuna cifra conserva il suo valore isolato) è corredato di ricchissimo indice analitico, o "indice relativo dei soggetti" in ordine alfabetico, con 43.000 soggetti classificati. Esso è adottato in oltre 40.000 biblioteche d'America e in un certo numero di biblioteche europee, fra cui alcune italiane.
Il sistema di c. b. della Library of Congress. - Introdotto dalla biblioteca del Congresso di Washington, che ne viene pubblicando lo schema, tuttora incompleto, dal 1904. Consta di diverse classi, contrassegnate da una o due lettere dell'alfabeto, nel modo seguente: A. Opere generali. Poligrafia; B. Filosofia e Religione (BA-BI. Filosofia; BJ-BZ. Religione); C. Discipline ausiliarie della storia; D. Storia e Topografia (esclusa l'America); E. Storia e Topografia generale dell'America e degli Stati Uniti; F. Storia e topografia locale dell'America e degli Stati Uniti; G. Geografia e Antropologia; H. Scienze sociali ed Economia; I. Scienze politiche; K. Diritto; L. Istruzione ed educazione; M. Munica; N. Belle arti; P. Lingua e letteratura; Q. Scienze (esclusa la medicina); R. Medicina; S. Agricoltura e industrie agricole; T. Tecnologia; U. Scienze militari; V. Scienze navali; Z. Bibliografia e Biblioteconomia.
Ogni classe consegue ulteriori suddivisioni con l'eggiunta di un'altra lettera (ad es., G. Geografia; GA. Geografia economica) e una determinazione di luogo ottenuta con l'uso di cifre arabiche, che variano però da classe a classe. Varie altre combinazioni di lettere e di numeri servono ad indicare il nome dell'autore, il titolo dell'opera, ecc. (ad es., l'opera di M. Rosi, L'Italia odierna, risulta cosi classificata: DG. 552. R. 779: D. Storia, DG. Storia d'Italia; DG. 552, Storia d'Italia. Risorgimento; R. 779 è il determinativo del nome Rosi). La Library of Congress pubblica per ogni classe degli indici dettagliati e stampa inoltre le schede dei libri posseduti, fornendole, dietro ordinazione, anche alle altre biblioteche: la ricchezza degli elementi in esse compresa permette di servirsene anche come repertorio bibliografico. In alcune biblioteche, come nella Vaticana, esse sono fuse con quelle del catalogo alfabetico in un unico catalogo dizionario.
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La notazione per autore. - Al fine di distinguere e ordinare alfabeticamente due o più libri di autore diverso, sullo stesso soggetto, sono state ideate delle notazioni che, aggiunte al simbolo della c. b. decimale o della Library of Congress, servono a determinare l'autore o almeno le prime lettere del suo nome. Constano della lettera iniziale del cognome, seguita da una o più cifre arabe, che rappresentano le lettere successive: il gruppo così ottenuto viene fatto seguire al simbolo della c. b. separandolo con un punto. Anche per dette notazioni esistono speciali tavole, di cui le più diffuse sono le Cutter- Sanborn three figures tables.
BibL.: Sui sistemi di c. b. in generale cf. E. C. Richardson, Classification theoretical and practical, Nuova York 1912; W. W. Bishop, Practical handbook of modern library cataloguing, Baltimora 1924; W. C. Sayers Berwick, A manual of classification for librarians and bibliographers, Londra 1926; J. H. Quinn, Library Cataloguing, ivi 1931. Sul sistema del Brunet cf. G. Ottino-G. Fumagalli, Bibliografia, Milano 1916, pp. 243-48 (nell'ultima ed., 1935, questa trattazione è stata omessa: ivi si legge invece, a pp. 310-11, un accenno al sistema del Crasct). Per la c. b. decimale, oltre l'opera di M. Dewey, Decimal classification and relative index..., 14* ed., Nuova York 1942, cf., dello stesso, Abridged decimal classification and relative index for libraries and personal use, 4^{4} ed., ivi 1929; e la pubblicazione dell'Institut international de bibliographie, Classification decimale universelle, Bruxelles 1927-33; utile anche l'opuscolo a cura della biblioteca Apostolica Vaticana, Sistemi di c. degli stampati, 2^{2} ed., Città del Vaticano 1941. Per il sistema di c. b. della biblioteca del Congresso di Washington cf. Library of Congress, Classification, Washington 1904 seg., di cui sono usciti finora 24 voll., e l'opuscolo cit. della biblioteca Vaticana.
Alessandro Pietesi
CLAUBERG, Johann. - Calvinista, n. nel 1622 a Solingen (Westfalia), professore di filosofia a Herborn, poi a Duisburg, ove m. nel 1665. Propagò per primo in Germania la filosofia cartesiana, che cercò di collegare con la tradizione platonica. Nel problema dell'origine delle idee professò un certo occasionalismo; i movimenti del nostro corpo sono soltanto "causae procatarcticae» le quali dànno occasione allo spirito di produrre le idee che esso possiede sempre virtualmente in sé.
BibL.: Opera, ed. J. Th. Schalbruch, 2 voll., Amsterdam 1691; Uberweg, III, pp. 246-63. Giovanni Muller
CLAUDE, Jean. - Teologo e polemista calvinista, n. a La Sauvetat (Agenois) nel 1619, m. all'Aja nel 1687. Figlio e nipote di pastori calvinisti, e pastore egli stesso, fu ministro a La Treine nel 1645, passando l'anno seguente a St-Affrique con lo stesso ufficio e nel 1654 a Nîmes dove insegnò inoltre teologia. Nel sinedo calvinista di Nîmes del 1661 si oppose alla proposta del governatore del Languedoc, di unione tra riformati e cattolici. Gli fu per questo interdetto l'esercizio del suo ministero in tutto il Languedoc e nello stesso anno si recò a Parigi per difendere la sua causa; ma invitato nel 1662 dai protestanti dell'importante centro di Montauban, accettò l'incarico di ministro e professore di teologia. Obbligato, dopo 4 anni, a ritirarsi anche da questa città, ritornò a Parigi nel 1666 e accettò la cura del gruppo di riformati di Charenton, dove rimase fino alla revoca dell'editto di Nantes nel 1685.
Il tempo della sua permanenza a Montauban e a Parigi fu il più fecondo della sua vita polemica. In occasione della conversione del maresciallo Turenna, che aveva difficoltà sul mistero dell'Eucaristia, i due giansenisti Nicole e Arnaud ed il p. Nouet pubblicarono alcuni trattati sulla presenza reale e sulla transustanziazione; contro di essi scrisse il C., attaccandoli e opponendo la dottrina calvinista. I protestanti lodano molto questo lavoro, ma lo scrittore Jean de Manoir nell'Eucharistie défendue la confuta, valendosi contro il C. degli stessi argomenti adottati da lui. Scrisse pure il C. in questo tempo la Défense de la Réformation, contro il libro di Nicole Préjugés légitimes contre les calvinistes; ma quella, più che difesa del calvinismo, è una collezione di dati storici interpretati
secondo il criterio calvinista ed una enumerazione di veri o pretesi abusi introdottisi nella Chiesa, elementi coi quali egli tenta di legittimare la riforma. A questo tempo si devono pure attribuire vari scritti del C. sullo stato della Chiesa riformata in Francia e la relazione della sua conferenza con Bossuet; questi ne scrisse un'altra più completa, alla quale il pertinace polemista calviniano non mancò di controbattere.
Mentre era ministro a Charenton, fu revocato nel 1685 l'editto di Nantes : per cui il C. si rifugiò in Olanda ove fu ricevuto con onore dal principe di Orange, futuro re d'Inghilterra, che gli assegnò pure una pensione; due anni dopo morì all'Aia. Ma prima di morire scrisse ancora in difesa dei suoi correligionari Les plaintes des Protestants cruellement opprimés dans le Royaume de France.
Oltre le opere citate, gli altri suoi scritti, ascetici, teologici e lettere, furono pubblicati in 3 voll. dal nipote Giovanni Giacomo Claude ad Amsterdam nel 1688-89.
BibL.: Notice sur C. (scritta probabilmente dal nipote G. G. Claude, al principio del libro Defence de la Réformation contre le livre intitulé : "Préjugés légitimes contre les calvinistes". Londra 1684; Pcan de Manoire, L'Eucharistie défendue, ou M. C. réfuté par lui-même, Parigi 1669; B. Pietes, Ouvrres mêls d'Histoire, de théologie etc. qui font le troisième tome de la théologie chrétienne, Ginevra 1721. Camillo Grivelli
CLAUDIA de Angelis. - Mistica, n. ad Anagni nel 1675, m. nel 1715. Dedita fin dai primi anni alla vita di pietà e di sacrificio, fu attirata in seguito alla spiritualità domenicana e, fattasi terziaria nel 1700 , ebbe per guida e modello a. Caterina da Siena. Dopo continuo penitenze confortate da visioni divine, ebbe a soffrire i dolori della Passione, con stimmate visibili per 14 giorni. Denunciata al S. Uffizio e riconosciuta innocente, ricevé nel 1699 il mistico anello di Sposa. Ha fondato in Anagni l' "Opera pia della carità " per la istruzione delle fanciulle. Ne è introdotta la causa.
BibL.: G. Marangoni, Vita della serva di Dio suor C.