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après la Ste Ecriture et la tradition monastique, edita nel 1899 e altre volte in seguito; fu tradotta in tedesco, inglese e olandese. L'autrice fonda la santità sulla preghiera, tanto quella liturgica che quella privata, dando consigli pratici che rendono il suo scritto utile non solo alle anime contemplative, alle quali era destinato, ma anche ai cristiani di vita attiva. Meno noto è il suo Commentaire du Cantique des cantiques, Worcester (Stanbrook Abbey) 1913.

Bist., Dom Gadranger, Abbé de Solesmes, par un moine bénédictin de la Congrégation de France, Parigi 1910, pp. 211-338, 377-89; A. Houtin, Une grande abbesse au XIX e siècle, ivi 1925 (cf. J. De Poeles, s. v. in DS9, I, coll. 1972-74). Ambrogio Mancone

BRUYNE, DONATIEN de. - Filologo (Bibbia latina) e patrologo benedettino, n. a Neuve-Eglise (Fiandra Occidentale, Belgio) il 7 ott. 1871, m. a Bruges il 5 ag. 1935. Laureatosi in teologia a Lovanio sotto A. Van Hoonacker (1899), insegnò S. Scrittura nel Seminario Maggiore di Bruges (1901-1902); entrò poi (1903) nell'abbazia benedettina di Maredsous. Ben presto si impose con i suoi scritti all'atten-

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zione degli studiosi e "fece epoca" (A. von Harnack). Decisiva la sua assunzione alla Pontificia commissione per la revisione della Volgata (1907), alla quale prestò eccellenti lavori preparatori, specialmente per quanto concerne i libri didattici del Vecchio Testamento. Dal 1921 al 1924 diresse la Revue bénédictine, nella quale pubblicò circa 90 articoli (elencati nel vol. 55 [1943-44], pp. 16-19).

Da sottolineare gli studi sui prologhi biblici di origine marcionitica e antimarcionitica ( 1907 e 1928), sulla "Vetus Latina" del Cantico dei Cantici (1926), sul Salterio Gallicano e Romano (1929-30). Sempre alla ricerca di "membra disiecta" divenne un'autorità in materia di "Vetus Latina", Volgata, patrologio (specialmente su s. Girolamo e s. Agostino), critica testuale. Non sempre condivise i principi di critica testuale di H. Quentin, non simpatizzò per la sua "règle de fer". Le sue ipotesi, spesso ardite, sollevarono utili discussioni.

Numerosi i suoi contributi a vari periodici (Collations Brugenses, Revue bénédictine, Revue biblique, Analecta bollandiana, Journal of Theological Studies, Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft). Tra le sue opere sono da menzionarsi particolarmente: Les fragments de Freislog (épltres de s. Paul et épltres catholiques) (Roma 1921); S. Augustin reviseur de la Bible, in Miscellanea Agostiniana, II, ivi 1931, pp. 512-606; Les anciennes traductions latines des Machabies (Maredsous 1932).

Bibs.: Ph. Schmitz, Dom D. de B.: In memoriaon, in Revue binédictine, 47 (1935), pp. 205-206; Th. Delforge, Dom D. de B., in Revue liturgique et monastique, 20 (1934-35), pp. 380-83; J. Schildecberger, Arbeit an der lateinischen Bibel, in Benedikt, Monatschrift, 17 (1935), pp. 403-406; B. Capelle, Dom D. de B., in Revue d'histoire ecclisiasitque, 32 (1936), pp. 98-102.

Adalberto Metzinger
BRUYS, Pietro di. - Eresiarca della prima metà del sec. xir, denominato dal suo luogo d'origine, forse Bruis nel dipartimento delle Hautes-Alpes, oppure Les Brones ivi o in quello della Drôme. Non dovette avere una condotta da sacerdote credente ed integro, se venne privato dell'ufficio parrocchiale e se si fece sobillatore del popolo contro i sacerdoti, da lui qualificati impositori, i quali, insieme coi monaci, furono dalla sua truppa di reazionari maltrattati, imprigionati, costretti a sposarsi. Le varie date della sua morte, fissate dagli storici per induzione, sono comprese tra il 1132 e il 1140 ; sappiamo che circa vent'anni prima, e cioè tra il 1112 e il 1120 , aveva iniziato la sua propaganda ereticale nelle diocesi di Embrun, Gap, Die nel Delfinato, per passare in Guascogna, nelle regioni di Narbona, Tolosa ed Arles. A St-Gilles, presso la foce del Rodano, nel giorno del Venerdì Santo il popolo indignato lo finì tra le fiamme, da lui stesso accese per bruciare le croci che aveva dileggiate e spezzate.

Abelardo lo condanna, in genere, come sovvertitore delle istituzioni divine e delle dottrine ecclesiastiche e specifica alcuni errori che sono notificati nell'elenco più ampio della confutazione di Pietro il Venerabile (v.): invalidità del Battesimo dei bambini, perché incapaci di un atto di fede; gli adulti venivano costretti a farsi ribattezzare; inutilità delle chiese materiali, che venivano abbattute, e del canto liturgico, come d'ogni arte religiosa, perché la preghiera può essere fatta dovunque ed i sentimenti interiori non abbisognano di obbligate manifestazioni cultuali; ripudio della croce e dell'astinenza del venerdì, perché ci ricordano l'ignominia a cui fu sottoposto Gesù Cristo; negazione del sacrificio della Messa e del Sacramento eucaristico che furono compiuti da Gesù una volta per sempre; preghiere ed opere buone non possono giovare ai defunti, perché incapaci di merito. Nella sua avversione alla Chiesa rigetta le basi della sua autorità, ossia la S. Scrittura, di cui sembra ritenesse soltanto i Vangeli, e forse anche le lettere di s. Paolo, da lasciare però alla libera interpretazione dei fedeli, e la tradizione patristica. Non risulta quali siano
i principi positivi del suo personalismo e spiritualismo religioso; non si può dire che precorra la dottrina della giustificazione per la fede, poiché riconosce la necessità del Battesimo per gli adulti. La sua eresia non appartiene alla corrente dualistica catara; egli è piuttosto un rappresentante di quei movimenti ereticali che con vari pretesti vollero lalcizzare la religiosità, sottraendola alle istituzioni divine della Chiesa. B. trovò nell'eretico Enrico Diacono (v.) un peggioratore del suo indirizzo antiecclesiastico. I suoi seguaci furono chiamati Pijlotrobru(i)ziani. A titolo d'informazione segnaliamo l'avventurosa ipotesi del valdose E. Tron, che vorrebbe fare di B. il fondatore dei Poveri di Lione o Valdesi, identificandolo con P. Valdès o Valdo.

Bibs.: P. Abelardo, Introduslia ad theologiam, II, cap. iv: PL 178, col. 1036; Pietro il Venerabile, Epistola adversus Petrobrucians: PL 189, coll. 719-830; J. Kramp, Chronologisches zu Peters des Ehruïrd. Epistola adversus Petrobrucianos, in Miscellanea F. Ehrle, I, Roma 1924, pp. 71-79; F. Vernet, s. v. in DThC, II, coll. 1151-56; E. Vscendard, Vie de st Bernard, 4ᵉ ed., Parigi 1916, pp. 226-44; J. Guiraud, Histoire de l'inquisition au moyen âge, I, ivi 1935, pp. 3-5; G. Goupat, Il saldismo medioevale, Torre Pellice 1942, pp. 38-46.

Ilarino da Milano
BRUZZA, Luigi Maria. - Barnabita, n. a Genova il 15 marzo 1813, m. a Roma il 6 nov. 1883. Insegnò letteratura latina e greca per 40 anni in diversi collegi del suo Ordine (Parma, Vercelli, Napoli, Moncalieri) e diventò nel 1867 assistente generale dei Barnabiti. Archeologo e storico erudito delle antichità vercellesi, fu in corrispondenza ed in amicizia con i maggiori archeologi del suo tempo, soprattutto con il de Rossi, il quale con lui fondò la Società romana dei cultori dell'Archeologia cristiana, e volle che egli ne fosse il primo presidente fino alla morte, mentre dal canto suo il B. fu l'anima delle prime onoranze giubilari (1882) in onore del grande archeologo.

Oltre diecine di opuscoli, si ricordano le dissertazioni sulle Tavole lusorie, in gran parte inedite, poi utilizzate dal p. Ferrua per il suo studio sulle Tavole lusorie scritte in Epigraphica, 8 (1946), pp. 53-73; inoltre i due volumi su Gaudenzio Ferrari e sugli Artisti vercellesi compilati dal confratello P. G. Colombo sui materiali da lui raccolti. Sue opere maggiori sono: Iscrizioni antiche vercellesi (Roma 1874), proposte dal Mommsen (CIL, V, 736) come modello del genere e che gli meritarono, tra l'altro, la cittadinanza onoraria di Vercelli. Ogni epigrafe vi è illustrata da un commento che a volte dà luogo a lunghe digressioni, e tutte sono precedute da una eruditasima sintesi storico-topografica delle antiche ricende della città e territorio; Il Regesto Tiburtino (Roma 1880-86), primo saggio di un ampio commento storico-topografico, rimasto in abbozzo, di tutto il territorio tiburtino e della via Valeria; Le Iscrizioni sui marmi grezzi (Roma 1870, pp. 100) provenienti all'Emporio di Roma da ogni parte dell'Impero.

A Roma si occupò con predilezione e singolare acume dell' Instrumentum privato antico, specialmente cristiano; dando molti saggi interessanti delle sue ricerche nei vari periodici e nelle periodiche adunanze dei "cultori dell'archeologia cristiana ".

Biss.: G. Boffito, Biblioteca degli scrittori barnabiti, I, Firenze 1933, pp. 354-63; V. M. Colciago, Il p. L. M. B., storico e archeologo, Roma 1940, (in appendice: saggi dal carteggio archeologico).

Virgínio M. Colciago
BRY, Carl Christian. - Fu lo pseudonimo dello scrittore Carlo Decke, n. a Stralsund il 12 apr. 1892, m. a Davos il 9 febbr. 1926.

Delle sue opere le più conosciute sono: Des Buches Werdegang und Schicksal (s Storia e destino del libro", 1924); e Verhappte Religionen ("Religioni velate", 1925). In queste opere, ricche di geniali paradossi, egli combatte tutte le pseudo-dottrine della salute dell'uomo ponendo l'esigenza di una più profonda comprensione della religione cattolica.

Biss.: J. Ranft, s. v. in LThK, II, col. 599.
Gustavo Gundlach

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BRYAS, Carlo de: v. carlo dell'assunzione.
BRYENNIOS. - Due ecclesiastici «ortodossi * di questo nome.

Iôseph, celebre controversiata bizantino, vissuto fra il 1350 e il 1459 , nel passato poco noto in Occidente. Dopo aver predicato l'ortodossia greca a Creta ed insegnatala dal 1395 nel monastero di Studios, fu nel 1404 nominato predicatore di corte a Costantinopoli. Nel 1416 e nel 1418 fu mandato in Occidente per trattore dell'unione, dove spiegò grande attività contro la Chiesa latina. Caduto in disgrazia, si ritirò dalla vita pubblica. Le sue opere furono pubblicate a Lipsia ( 1468-84 ), in 3 voll. da Eugenio Bulgaris.

Fra i suoi scritti figurano 21 discorsi sulla S.ma Trinità pronunciati fra il 1420 e il 1430 , e la conferenza tenuta a Candia sulla processione dello Spirito Santo.

Brbl.:L. Brehier, s.v. in DIIG. X, coll. 993-96; Meyálıy ékkyv. byvonkian., VII, p. 810; Ph. Meyer, Des Joseph B. Schriften. in Byzantinische Zeitschrift, 5 (1896), pp. 74-111; J. Dräsche, I. B., in Neue Kirchliche Zeitschrift, 7 (1896), pp. 208-28; A. Palmieri, s. v. in DThC, II, coll. 1156-61; N. Tomadaki, { }^{°} mathrm{O} Iuorj̧o Bgwéving mal. i̧ Kgıyı̧̧̇aara to r. 100 , Atene 1947. Romualdo Sacarn

Philotheos, ecclesiastico, n. a Costantinopoli nel 1833, m. nel 1914. Studiò a Lipsia, Berlino e Monaco; professò la storia della Chiesa e l'esegesi biblica a Chalki dal 1861; fu direttore della scuola patriarcale di Costantinopoli dal 1867, metropolita di Serres (Macedonia) nel 1875 e di Nicomedia nel 1877. Nel 1875 rappresentò la sua Chiesa alla conferenza dei Vecchi cattolici (v.) a Bonn.

La sua maggiore notorietà gli viene dall'aver scoperto in un codice pergamenaceo del 1056, nella biblioteca dell'Ospizio del S. Sepolcro a Costantinopoli, che ora si trova nella biblioteca del Pa triarcato di Gerusalemme, il testo della prima lettera di Clemente romano pubblicata nel 1875 e soprattutto della Didaché pubblicata nel 1883 (v. didaché). Nicola Turchi

BRYNOLPHUS, vescovo di Skara, santo. - N. verso la metà del sec. xili e m. il 6 febbr. 1317. Appartenente ad una delle più nobili famiglie svedesi, fu inviato ancora fanciullo in Francia, per ricevervi una adeguata educazione ecclesiastica, e tornò in patria dopo ca. 18 anni. Prima canonico a Linköping e a Skara, fu poi nominato vescovo di questa ultima città nel 1278 , e vi durò fino alla morte.

Forte figura di credente e di organizzatore, è ora ricordato come il primo lirico svedese. I suoi versi melodiosi, tutti di argomento religioso, non escono dalla tradizione scolastica medievale che forse per qualche più forte accenno mistico. Son giunti sino a noi i suoi Uffici di s. Elena, di s. Eskil, per la Vergine e per la Corona di spine di Cristo.
B. è venerato come santo con festa nell'anniversario della morte. Nel Concilio di Costanza fu introdotta la domanda di canonizzazione (1416), ma l'affare fu deferito ad alcuni prelati svedesi per ulteriori indagini. Nel 1417 Martino V approvò la decisione del Concilio. Secondo alcuni autori la canonizzazione avrebbe avuto luogo nel 1498.

Brbl.: Acta SS. Februarii, I. Parigi 1863, pp. 933-35; Nordisk tidskrift for bok-och biblioteksväsen, 20 (1933), pp. 36-41. Alda Manghi

BUCAREST, arcivescovato latino di. - In romeno Bucureşti, capitale della Romania (999.658 ab. nel censimento del 1941). Fu capitale del principato di Valacchia nel 1642, dopo Curtea de Arges et Târgoviste. La città, che può risalire al 1400 , deve il suo nome secondo la leggenda a un pastore di cui la più
vecchia chiesa - Biserica lui Bucur - porterebbe il nome.

Quando il principe Giovanni Cuza I, eletto contemporaneamente ai troni di Moldavia e di Valacchia, la scelse come residenza ufficiale per sé e per il suo governo (1859), la città divenne la capitale dei principati uniti e, successivamente, del regno di Romania. Durante il lungo regno di Carlo I di Hohenzollern (1866-1914), si adattò sempre più al nuovo compito cui era stata chiamata tanto da diventare il centro politico e culturale di tutti i Romeni, e in questa città si maturò la preparazione politica e spirituale della Romania moderna. B. che, quale capitale dello Stato, era diventata sede del patriarca della Chiesa nazionale romena dissidente, fu, dal pontefice Leone XIII, con breve del 27 apr. 1883, eretta a sede residenziale della diocesi cattolica di rito latino, immediatamente soggetta alla S. Sede.

Questa diocesi latina raccoglieva l'eredità di una antica organizzazione per i cattolici residenti nei principati romeni. Dal 1610 al 1715 gli arcivescovi e i vescovi latini di Sardica (Sofia) erano amministratori apostolici delle Due Valacchie (Oltenia-Muntenia) e di Moldavia. In quel periodo venne edificata ( 1624-32 ) dal conventuale italiano Pietro Paolo Bruni la più antica parrocchia latina di B., S. Maria delle Grazie, detta la Borataio. Dal 1728 al 1792 la stessa cura toccò ai vescovi di Nicopoli (Bulgaria), vescovato latino fondato nel 1648 . Poi fino al 1863 gli stessi vescovi risiedettero a B. A questo periodo risale la parrocchia bulgara di Cioplea a 5 km . da B.

L'ultimo vescovo di quel periodo, il passionista italiano mons. Ignazio Paoli (1870-85), divenne anche il primo presule del periodo attuale nel 1883, ossia arcivescovo latino di B., allora senza suffraganei. Poté così portare a termine la costruzione del duomo di S. Giuseppe, da lui stesso iniziata nel 1873. Dei successori, il più importante è stato il benedettino mons. Raimondo Netzhammer (1905-25), morto nel 1945, e ritiratosi dopo la prima guerra mondiale, illustre per la sua attività scientifica e letteraria. Durante il regime dell'attuale arcivescovo, mons. Alessandro Cisar, cittadino romeno, sono stati edificati la nuova residenza e il seminario. Il 5 giugno 1930 sono state fatte suffraganee di B. le diocesi di Iasi, di Alba Iulia, di Oradea-Mare e di Timisoara o Temesvar. Fino al 1940 i fedeli di queste diocesi e specialmente quelli della arcidiocesi erano in prevalenza degli stranieri, fra essi anche Italiani, i quali hanno costruito la chiesa del S.mo Redentore. Esistevano a B. collegi di istruzione media dei Fratelli delle scuole cristiane, delle "Dame inglesi", delle Assunzioniste ecc. Le Suore della Carità tengono un ospedale. La situazione si è profondamente modificata in seguito alla persecuzione scatenata nel 1948 (v. ROMANIA).

Brbl.: D. Papazoglu, Istoria foudarii orasului Bucureşti, Bucarest 1891; N. Iorga, Guide bistorioue de la Romannie. ivi 1918.

Mariano Baffi-Federico Tailliez
BUCAREST, vicariato unito di. - Dopo l'unione con Roma verificatasi nel 1700 in Transilvania, i Romeni uniti dovevano essere rappresentati a B., dove il loro influsso si faceva sentire in istituzioni culturali, come il Collegio di S. Sava. Sin dal 1814 l'amministratore apostolico latino chiese un sacerdote di rito orientale al vescovo unito di Blaj. Un suo successore, il futuro vescovo transilvano Radu, iniziava la costruzione di una parrocchia romena-unita, che dovette essere edificata lontano dalla strada. La parrocchia venne affidata dal 1903 al 1907 a un sacerdote latino. Diventata poi protopopiato o arcidiaconato di

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B. pei cattolici di rito romeno, fu nel 1941 elevata a vicariato e affidata a un antico protopapa insignito della dignità vescovile con giurisdizione su tutti i territori della metropoli unita di Pagaras-Blaj situati fuori della Transilvania, ossia Valacchia, Bucovina, Moldavia e Dobrugia. La persecuzione scatenata dal governo nel 1948 ha colpito specialmente i cattolici di rito orientale. Mons. Aftenie, vicario di B. è stato arrestato (v. BOMANIA).

Per il patriarcato romeno dissidente v. BOMANIA.
Federico Tsillica
BUCCAPECUS, Teobaldo: v. Celestino II.
BUCCELLI, Domenico Maurizio. - Pedagogista scolopio, n. a Venezia il 22 sett. 1788, m. a Ovada il 18 marzo 1842 in odore di santità. Rimasto orfano ebbe una dura educazione. Giovane si votò alle Scuole pie, dove desiderò provvedere al miglioramento degli educati ed educatori.

Nel collegio di Carcare, sostenuto dal p. Carosio, dove insegnò lettere per 28 anni, il B. introdusse la prima scuola di lingua patria, sei anni prima che fosse voluta per legge in Fiemonte; propose un metodo di linguaggio di facile induzione che stampo nel ' 24 intitolato Ragion della lingua, opera commentata dal Cherubini e dal Lambruschini ma combattuta nelle sfere governative per ragioni politiche. Il B. con la sua scuola «intermedia» diede alla gioventù un aspetto scolastico piacevole e cercò di far sviluppare un intelletto precoce. Bindi dalle scuole le arcadiche inesie, vi sostituì prove d'ingegno per la gioventù. Gli ultimi anni visse a Ovada dando esempi di carità per lo spedale e di sacrificio alla gioventù.

Bisc.: L. Picanvol. Gu pedagogiato iurione: p. D. M. B. delle Scuole pie (1778-1842). Roma 1943. Lcodegario Picanvol

BUCCERONI, Gennaro. - Teologo, n. a Napoli il 22 apr. 1841, entrato nella Compagnia di Gesù il 7 sett. 1856, m. a Roma il 18 febbr. 1918. Costretto dagli sconvolgimenti politici del 1860 ad abbandonare l'Italia con i confratelli, attese nel Belgio agli studi di filosofia e teologia. Dopo aver trascorso alcuni anni nell'insegnamento di queste discipline agli studenti della Compagnia, nel 1884 fu chiamato a Roma per insegnare Teologia morale nell'Università Gregoriana. Tenne la cattedra per 33 anni ininterrotti ( 1885 -1918), durante i quali non gli venne mai meno quel sacro entusiasmo per la scuola ed una straordinaria forza di comunicativa che gli assicurò il successo. Fu consultore di vari dicasteri ecclesiastici e membro della commissione per il nuovo Codice di diritto canonico. Le Norme del 1901, che fino al Codice rimasero uno schema generale per le Costituzioni dei nuovi istituti religiosi, furono in gran parte redatte da lui.

Tra i suoi numerosi scritti ricordiamo: Commentarius in constitutionem Benedicti XIV: Sacramentum Paenitentiae (Lovanio 1884, 2^{mathrm{a}} ed., Roma 1888); Commentarius de sacramentorum causalitate (Parigi 1884); Commentarius de Beata Virgine Maria (ivi 1895); Commentarii de actibus humanis (Roma 1906); De natura theologiae moralis (ivi 1910). Resta però come sua fatica principale e più meritoria: Institutiones theologiae moralis, che ebbe sei edizioni ( 2 voll., ivi 1892 ; 6^{°} ed., 4 voll., ivi 1915) e dove la soda dottrina si appoggia sempre sui documenti. Di indole ascetica: Commentarii de SS. Corde Iesu ( 3^{text {a }} ed., ivi 1890); Esercizi spirituali (ivi 1901, 4^{mathrm{a}} ed., ivi 1931); La Beata Virgine Maria (ivi 1904).

Bisc.: Necrologio, in Collegium Germanicum Hungaricum, 27 (1918), pp. 62-63; L'Università Gregoriana del Collegio Romano, Roma 1924, pp. 149-50; sulle opere morali, v. [G. Celi], Le nuove edizioni delle opere morali del r. p. B. S. L., in La Civ. Catt., 1917, i. pp. 604-607.

Edmondo Lamalle
BUCCHI, Geremia. - Teologo e biblista dei Minori conventuali, n. a Udine nella prima metà del

Cinquecento, m. a Ronciglione (Roma) il 14 nov. 1587. Maestro di Teologia, fu reggente a Siena (1565) e più volte provinciale di Toscana ( 1573-8 mathrm{I} ); legato di Francesco I di Toscana all'imperatore Massimiliano d'Austria, svolse a Praga una larga campagna contro i luterani.

Le sue opere più notevoli sono: Expos. in Psalmos (Firenze 1572); In Orat. Ier. proph., et in Cant. Zachariae (ivi 1573). Stampò una nuova ed. del Liber Conformitatum di fra' Bartolomeo di Rinonico [v.] (m. nel 1401), e, dello stesso, preparò la 1ᵃ ed. del De sita et landibus B. M. Virginis, in 6 ll. (post., Venezia 1596).

Bisc.: G. Franchini, Biblissolia di scritt. franc. conv., Modena 1693, pp. 312-21; Sbaralca, II, p. 22; Anal. Franc., 3 (1912), pp. 252 III-xxi, cIII-viII; A. Van den Wenggert, s. v. in DHG, X, col. 1014.

Lorenzo Di Fonzo
BUCCERO (Butzer), Martino. - Celebre propagatore della Riforma in Germania, n. a Scheleradt (Alsszia)l' 11 nov. 1491, m. a Cambridge il 28 febb. 1551. Giovane ancora, entrò nell'Ordine dei Predicatori e nel 1506 fu mandato a studiare a Heidelberg ove imparò il greco e l'ebraico. Durante i suoi studi lesse alcune opere di Erasmo ed i primi scritti di Lutero che lo infievolirono nella fede. Dopo alcune conversazioni con Lutero, a Heidelberg e a Worms, ne abbracciò le dottrine cosicché, quando accompagnò l'elettore palatino nel Belgio, predicò dottrine contrarie alla Chiesa cattolica. Obbligato a fuggire, fu ospitato da Francesco Sickingen nel castello di Narotal. Di qui, dopo alcune peripezie, si ritirò a Strasburgo, dove fu accolto dai caporioni zuingliani M. Zell e G. Capitone dei quali abbracciò e insegnò le dottrine, predicando contro i riti del Battesimo e della Cresima, contro il culto dei santi e la presenza reale nell'Eucaristia, nel senso zuingliano. Si sposò tre volte, la prima con una monaca dalla quale ebbe tredici figli. Egli pure, con Lutero e Melantone, autorizzò la bigamia del langravio Filippo di Assia.

Nel 1529 cominciò la sua vita di "paciere» tra luterani e zuingliani, intervenendo nella conferenza di Marburgo. Nel 1530 presentò alla Dieta di Augusta la Confessione tetrapolitana, cosiddetta perché rappresentava le credenze delle quattro città imperiali di Strasburgo, Costanza, Memmingen e Lindau. Essa fu compilata in gran fretta dal B., aiutato da Capitone e da Hedio e presentata alla Dieta l'ir di luglio, dopo quella dei luterani e dei zuingliani. Nella dieta tale Confessione non fu letta, ma due teologi cattolici ne scrissero la confutazione che fu letta nell'ott. dello stesso anno. I teologi di Strasburgo ne ottennero segretamente una copia e le contrapposero la Vindicazione e difesa che fu pubblicata in latino e in tedesco a Strasburgo nel 1531. La Confessione tetrapolitana contiene 33 capitoli oltre il proemio e la conclusione, e si avvicina alla Confessione luterana. Nel I cap. asserisce la suprema autorità della Scrittura, cosa che avevano taciuto i luterani per spirito irenico; la dottrina della giustificazione è definita nel III e IV cap.; nel XXII è respinto il culto dei santi; della cena del Signore si tratta nel capitolo XVIII, ma in termini ambigui tra la dottrina luterana e la zuingliana. La tendenza conciliatrice del B. ostacolò l'esito di questa Confessione, che non ebbe mai radici profonde. Le chiese riformate adottarono poi la Confessione calvinista e le quattro città imperiali ammisero più tardi la luterana per potersi unire con la lega di Smalcalda. II B. si mantenne fedele alla tetrapolitana fino alla morte, benché con alcuni tentennamenti quando si trattava di far la pace tra

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luterani e zuingliani. Difatti il suo interessamento per la concordia lo indusse a firmare con Melantone i tre Capitoli di concordia nei quali fece tali concessioni ai luterani che alle rimostranze dei zuingliani dovette confessare che «non aveva capito bene la mente di Lutero \%. Anche a Smalcalda nel 1537 si mostrò così conciliante con i luterani che i suoi correligionari dissero di lui "che per il troppo desiderio della concordia succedeva a lui ciò che succede ai bevitori che bevono anche la feccia del vino \%. Non avendo sottoscritto l'Interim di Carlo V, e invitato dall'apostata arcivescovo Cranmer, si trasferì in Inghilterra nel 1549. Vi giunse poco dopo la pubblicazione del primo Prayer Book. In questa prima edizione del Prayer Book, per non urtare troppo il sentimento religioso del popolo, erano state conservate molte cerimonie e forme dell'antico messale cattolico di Sarum, benché fosse stato soppresso tutto ciò che poteva indicare l'idea di sacrificio nella Messa. Il B. tutto imbevuto delle sue dottrine zuingliane e della sua Confessione tetrapolitana, nella sua famosa Censura criticò vari punti del nuovo Prayer Book, tra i quali la commemorazione dei defunti, l'uso degli esorcismi e del crisma nel Battesimo, l'unzione degli infermi e quelle orazioni che parevano ancora indicare la presenza reale nell'Eucaristia. Quanto alla consacrazione dei vescovi e dei sacerdoti, secondo la dottrina zuinglliana della perfetta uguaglianza tra gli uni e gli altri, fu autore della formola quasi comune ai due Ordini, formola che fu usata nella Chiesa d'Inghilterra fino ai tempi di Carlo II, rendendo così invalide tutte le ordinazioni anglicane (v. anglicane, ordinazioni). Delle sue censure si tenne conto nella pubblicazione del secondo Prayer Book del 1552. Durante la sua permanenza in Inghilterra insegnò nell'Università di Cambridge e alle dottrine di Zuinglio aggiunse quella della predestinazione calviniana. Scrisse un libro De Regno Christi e un discorso sulla Riforma di molti abusi che fecero impressione sul giovane re Edoardo VI, il quale forse avrebbe imposto le norme tiranniche e intollerabili che in esso si suggerivano, se fosse vissuto più a lungo.

BibL.: G. Eck, Apologia... adversus mucores et calumnias Bucerí, super actis Comitiorum Ratioponae, Parigi 1543; M. Adamus, Vitae Theologorum Germanorum. Martinus Bucerus, Francoforte sul Reno 1706, p. 102; H. A. Niemeyer, Collectio Confessionum in Ecclesiis Reformatis Publicatorum. Confessio Tetrapolitana, Lipsia 1840; Phil. Schaff, The Creeds of Christendom, I, Nuova York 1877, p. 526; W. Benham, The Dictionary of Religion, Londra 1887; F. A. Gasquet, Edward VI and the Book of Common Prayer, Londra 1891; S. F. Smith, s. v. in DFC, III, coll. 1177-78, 1181-82; G. Hergenroether, Storia Universale della Chiesa, trad. it. di E. Ross, VI, Firenze 1930, passim.

Camillo Crivelli
BUCH (Buche, Busch), Michel-Henri, detto le bon Henri. - Fondatore dei «Fratelli calzolai», n. il 3 maggio 1598 a Arlon (Lussemburgo), ove frequentò la scuola dei Carmelitani, m. a Parigi il 9 giugno 1666. Come calzolaio ambulante attraverso il Lussemburgo, la Renania e la Francia, esercitò, sull'esempio dei ss. Crispino e Crispiniano, un apostolato efficace presso i compagni di professione, e ne ridusse molti dal vizio a vita cristiana esemplare. Stabilitosi a Parigi e diventato l'amico e collaboratore del barone Gaston de Renty (v.) uno dei dirigenti della «Compagnie du St-Sacrement», fondò ivi, sotto il di lui patronato e con l'appoggio di s. Vincenzo de' Paoli e l'approvazione dell'arcivescovo Gondi, l'associazione dei «Fratelli calzolai».

La Société des frères chrétiens cordonniers de st Crépin et st Crépinien (atto di creazione del 2 febbr.

1645, in A. Bessières, p. 430), univa i membri in comunità di vita e di lavoro, per servire Dio e il prossimo. Senza veri voti di religione, gli aderenti promettevano il celibato e l'obbedienza al superiore da loro eletto, vivendo del frutto del proprio lavoro e devolvendo il superfluo ai bisognosi, specie quelli della stessa professione. Su tale modello sorse nel 1647 l'Associazione dei sarti. Seguirono analoghe fondazioni altrove. B. continuò a dirigere la sua opera e morì, dopo lunga malattia, in fama di santità il 9 giugno 1666.

Il martirologio francese (al giorno 9 giugno) e i Petits Bollandistes gli dànno il titolo di venerabile, ma non risulta che la sua causa di beatificazione sia mai stata introdotta. L'opera sua, largamente diffusa, sopravvisse fino alla Rivoluzione Francese.

BibL.: J. A. Vachat, L'artisan chrestien ou la vie du bon Henry malstre cordonnier instituteur et supérieur des frères cordonniers et tailleurs, Parigi 1670; F. Michaelis, L'ouvrier selon l'Evangile ou la vie de M.-H. B., Namur 1887; A. Bessières, Deux grands méconnus: Gaston de Renty et H. B., Parigi 1931.

Anselmo Musters
BUCHANAN, George. - Umanista e storico scozzese, n. a Killearn il 1^{°} febbr. 1506 , m. a Edimburgo il 28 sett. 1582. A Parigi, dove compì gli studi, scoprì la sua vocazione d'interprete del mondo classico presso i contemporanci e compose il poema, il primo nel Book of Elegies, Quam misera sit conditio docentium literas humaniores Lutetiae, che costituisce un pregevole documento del tempo.

Tornato in Scozia nel 1535, si diede a denunciare in caustici epigrammi latini l'oscurantismo degli oppositori di ogni innovazione o riforma sia nel campo religioso che in quello scientifico, e tradusse in latino, sotto il nome di Somnium, la pasquinata del poeta scozzese William Dunbar: How Dunbar wes desyrd to be ans freir. Nell'Ordine francescano il B. vide il maggior nemico degli studi classici e nelle satire successive (Polinodia e Franciscanus et Fratres), spinto dall'impeto polemico, imputò a tale Ordine i vizi di rapacità e di licenza, di spregio della regola e d'impostura. Accusato d'eresia, fu imprigionato a St. Andrews, donde riusci nel 1539 a fuggire in Inghilterra e poi a riparare in Francia, sua patria elettiva ed ospitale. Insegnò a Bordeaux, ove ebbe per allievo il Montaigne, passando in seguito all'Università di Coimbra nel Portogallo. Qui fu colpito dall'accusa di eresia da parte dell'Inquisizione e recluso in un monastero, nel quale iniziò la sua celebre parafrasi poetica dei Salmi (1548). Liberato, tornato in Scozia, si fece protestante, e prese parte agli affari pubblici, mostrandosi uno dei più fervidi compioni della Riforma e dei più spietati accusatori di Maria Stuarda, di cui era stato in un primo tempo presettore. Nel De ture regni apud Scotos (1579), il B. intesse l'apologia della riforma scozzese, affermando il principio della sovranità popolare e il diritto di ribellarsi al dispotismo monarchico.

Diverso carattere hanno le altre opere del B.: pa-triottico-oratorio la sua Rerum Scoticarum Historia (1582); accademico-umanistico le tragedie modellate sui classici (Baptistes, Zephtes) o tradotte da Euripide (Medea, Alcestis), e didattico-scolastico varie composizioni originali latine, fra cui va segnalato il poema De Sphaera, nel quale il B. espone la cosmogonia tolemaica in contrasto con il sistema proclamato da Copernico e respinto da dotti e indotti come empo e irrazionale.

BibL.: Opere: Opera omnia cum indicibus memorabilium et praefatione Petri Burmanni, Leida 1725; The Works of G. B. in the Scottish Language, Edimburgo 1825. Studi: P. H. Brown, G. B., Humanist and Reformer, ivi 1890; D. Macmillan, G. B., a Biography, ivi 1906; P. H. Brown, G. B. and his Times, Londra 1906; R. Lebègne, G. B. il son influence en France et en Portugal, Coimbra 1931.

Vittorio Gabrieli
BUCHAREV, Alexandr Matvejevic. - Scrittore russo, noto come «l'archimandrita Teodoro», n. nel 1822 e m. nel 1871. Pensatore religioso dissidente e animato dall'ideale di ricristianizzare il mondo, si fece monaco. Più tardi insegnò Teologia a Kazan e pub-

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blicò numerosi articoli su temi religiosi di attualità. Indispettito perché la censura non gli aveva permesso di stampare un commento sull'Apocalisse causa le sue "idee confuse", chiese di essere ridotto allo stato laicale, caso insolito in Russia. Accetto tutte le pene ecclesiastiche e civili per amore di Cristo umiliato. Poi però si sposò con grande scandalo di tutti. Nel 1866 si difese in una apologia. Morì in estrema povertà.

BibL.: A. P. Lopuchin, s. v. in Enc. Teol. Ortodossa, II, Pietroburgo 1901, coll. 1200-1207; B. Schultze, Pensatori russi di fronte a Cristo, I, Firenze 1947, p. 161 sgg.

Bernardo Schultze
BUCHARIN, Nikolaj Ivanovič. - Rivoluzionario russo, n. nel 1888, m. nel 1938. Fu uno dei maggiori rappresentanti della corrente bolscevica e nei primi anni che seguirono la Rivoluzione del 1917 ebbe una parte importante come politico e organizzatore, quale membro del Comitato centrale del partito comunista e del Politburó. Fu uno dei principali organizzatori del Komintern. Più tardi venuto in aspro contrasto con Stalin a causa della maniera radicale e violenta con cui veniva attuata la collettivizzazione dell'agricoltura, fu nel 1938 giustiziato insieme con altri capi della Rivoluzione.
B. era contrario alla soppressione forzata delle aziende agricole private, convinto che i contadini, una volta socializzata l'industria, si sarebbero gradualmente e pacificamente uniformati al moto generale di socializzazione. A causa di questa sua teoria detta del "samotēk", o della spontaneità, la quale negava il principio della lotta di classe nella campagna, B. venne, insieme con Rykov, considerato come il principale rappresentante della cosiddetta "deviazione di destra" del partito. Come fondamento filosofico di questa sua posizione viene additata la concezione meccanicistica che egli ebbe della dialettica hegeliana, e che si traduce nella cosiddetta "teoria dell'equilibrio", secondo la quale ogni moto dell'universo è il risultato di un turbamento e di una restituzione dell'equilibrio tra diversi fattori opposti, e non delle contraddizioni interne latenti in ogni fenomeno, e in ogni cosa, come insegnava Lenin. Equilibrio, turbamento di esso e sua restituzione sono secondo il B. la vera essenza della dialettica hegeliana (v. materialismo STORICO).

Opere principali: Mirovoe chozjajstvo i imperializm (Economia mondiale e imperialismo), Mosca 1918; Teorija istorilazhogo materializma (Teoria del materialismo storico), ivi 1921; Atsbuha hommunizma (L'ABC del comunismo), ivi 1920.

BibL.: K. Vorländer, Von Mochiavelli bis Lenin, Lipsia 1926, pp. 274-75; M. Selektor, Dialektilzshij materializm i teorija ravnovesija (Il materialismo dialettico e la teoria dell'equilibrio), Mosca-Leningrado 1934, passim; G. Stalin, Questioni del Leninismo, Mosca 1946, pp. 303 sgg.; G. Wetter, Il materialismo dialettico sovietico, Torino 1948, pp. 168-76.

Gustavo A. Wetter
BUCHERIO, Egidio: v. bouchier gilles.
BÜCHI, Albert. - Storico svizzero, n. il I giugno 1864 a Frauenfeld, m. il 14 maggio 1930 a Friburgo. Studiò alle Università di Monaco e di Vienna, e fu allievo di Grauert, Delbrück, Bresslau e Wattenbach. Laureatosi nel 1889, ottenne ben presto una cartedra all'Università di Friburgo, ove insegnò fino alla morte.

Oltre a diversi lavori di storia svizzera (Freiburgs Bruch mit Österreich, sein Ubergang an Savoyen und Anschluss an die Eidgenossenschaft, 1897; Peter von Molsheims Freiburger Chronik der Burgunderbriege, 1914), meritano speciale rilievo l'edizione dell'epistolario dell'umanista Bonstetten e la biografia del card. Schiner, in due volumi,
di cui il secondo postumo (Kard. Mattäus Schiner als Staatsmann und Kirchenfürst, Ein Beitrag zur allgemeinen und schweizerischen Geschichte von der Wende des XV-XVI. Jahrhunderts, in Collectanea Friburgensia, nuova serie, 18 (1923) e 25 (1937). Nel 1907 il B. fondò la Revue d'histoire ecclésiastique suisse.

BibL.: Necrologio di G. Castells, in Revue d'histoire ecclés, suisse, 10 (1930), p. 385 sgg.

Silvio Furlani
BUCHINGER, Michael. - Teologo tedesco e predicatore, n. a Colmar nel 1520 e ivi m. nel 1571. Dopo aver studiato a Heidelberg e conseguito nel 1539 il baccellierato a Friburgo in Br., dal 1542 al 1569 esercitò il ministero in varie località della Germania; fu così a Molsheim, a Strasburgo, nel 1564 era parroco a Molsheim, donde passò a Schlettstadt e finalmente a Colmar, dove nel 1569 lo troviamo in qualità di predicatore. In difesa dell'autorità del papato, abbozzò una storia della Chiesa, rivendicandone l'apostolicità nella successione ininterrotta dei pontefici da s. Pietro a Paolo IV. Senza eccessive pretese critiche, con la foga dell'oratore più che con la precisione del critico, si direbbe che miri più a far breccia nel cuore che a piegare la ragione. Non diversamente nelle sue opere di predicazione alterna egregiamente il calore dell'oratore alla freddezza dell'apologeta.

Scrisse : De imaginibus, ieiunio, Eucharistia (s. I. 1543); De mysterio altaris (Colonia 1555); Ecclesia (s.l. 1556); ripubblicata col titolo Historia ecclesiastica nova (Magonza 1560); in tedesco Sermoni sul Decalogo, vangelo delle domeniche e feste dei Santi (3 voll., s. I. 1567-70); De Missae sacrificio (Anversa 1588).

BibL.: Hurter, III, col. 94; N. Paulus, s. v. in LThK. II, col. 607; P. Polman, s. v. in DHG, X, col. 1028. Vito Zollini

BUCHMANISMO. - Così chiamato da alcuni scrittori dal nome del suo fondatore Frank Nathan Daniel Buchman. Il B. è conosciuto sotto vari nomi; dapprima si chiamò semplicemente «Movimento di Gruppo» (Group Movement); poco dopo prese il nome di «Movimento del Gruppo di Oxford» (Oxford Group Movement) dal fatto che si propagò dapprima specialmente tra gli studenti di Oxford, e ora di «Riarmo morale» (Moral Re-Armament) donde la sigla M.R.A. Pretendono di essere i cristiani del primo secolo (First Century Christians) e dicono di voler aiutare tutte le altre Chiese. Proclamano lo stesso principio che ebbero G. Wesley, riguardo alla chiesa ufficiale d'Inghilterra, e lo Swedenborg, riguardo alle sette protestanti; eppure l'uno diede origine al Metodismo e il secondo alla Chiesa della Nuova Gerusalemme.

L'iniziatore di questo «movimento», nacque nel 1878 a Pannburg in Pennsylvania; fu ordinato ministro luterano nel 1902 e resse una piccola parrocchia luterana per qualche tempo. Disgustatosi, a quanto sembra, con gli amministratori dell'ospizio di Overbrook, nel 1908 fece un viaggio in Inghilterra. Sia, come dice Ivor Thomas, che si convertisse nella riunione (Convention) di Keswick, o, come raccontano altri, che in una chiesetta di campagna vi si sentisse mosso, per lettere chiese perdono agli amministratori di Overbrook. La pace che egli sentì nell'animo suo dopo quest'atto, lo fece riflettere e poi formulare tutta una sua teoria, sull'utilità spirituale di conoscere i propri peccati, di confessarli a qualcuno, di abbandonarsi a Dio, di ascoltare le ispirazioni dello Spirito Santo. Ritornato in patria, cominciò subito ad applicare questo suo metodo ad alcuni studenti universitari, e dopo alcuni anni fece un viaggio in Oriente. Nel 1921 visitò l'Università di Cambridge, dove attrasse alcuni seguaci, con i quali si stabili a Oxford. Non tardò molto a raccogliere attorno a sé un bel

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gruppo di studenti, e, sfruttando il loro entusiasmo giovanile, li spinse alla propaganda dei suoi metodi e delle sue dottrine. Sono rimasti celebri, tra altri, i viaggi da essi fatti nell'Africa del sud (1928-29), nel Canadá e negli Stati Uniti (1932), e la grande riunione di Hollywood (Cal.), del 1939. In questa specialmente vi fu uno sfoggio imponente di arte reclamistica e di letteratura propagandista, con titoli sensazionali, ad es., "una crociata mistica per il riarma. mento morale", ecc. Sulla scena coronata ad arco, e sull'annunzio "Nuovi uomini, nuove nazioni, un nuovo mondo ", spiccava la sigla M.R.A. tra una selva di bandiere issate dai rappresentanti di 30 nazioni. Pretendevano con il riarmamento morale di arrivare ad una pace mondiale, e pochi mesi dopo scoppiava la più immane di tutte le guerre. I gruppi con il nuovo nome di M.R.A. si sono propagati soprattutto nei paesi anglosassoni, nel Canadá e nell'Africa del sud; qualche successo hanno avuto in altri paesi protestanti; poco o nulla nei paesi cattolici.

Il Buchman non ha scritto nessun libro sul suo metodo, ma ha comunicato ai suoi seguaci la sua esperienza religiosa di un ravvivamento di quello che, secondo lui, costituisce il cristianesimo primitivo (First Century Christionism): adunarsi in gruppi sotto la guida immediata dello Spirito Santo, confessare vicendevolmente i propri peccati (Io. 5, 16; Eph. 4, 25), consacrarsi interamente a Cristo e indurre altri a convertirsi alla medesima vita. Secondo questa interpretazione, il Buchman stabili, quali costitutivi essenziali del movimento, quattro norme di vita (Standards of Life): assoluta onestà (negli affari), assoluta purità (nei costumi), assoluto disinteresse, assoluto amore; e quattro pratiche : Sharing, comunicare ad altri le proprie esperienze religiose, confessando i propri peccati, tentazioni, ecc.; Surrender: abbandonare totalmente la propria vita alla guida di Dio; Restitution: riparare il male fatto; Listening to God's Guidance, ascoltare e seguire la guida dello Spirito Santo in ogni cosa da fare o da dire, e perciò praticare il Quiet time, tempo, sia pur breve, di raccoglimento spirituale per poter ascoltare tale guida. E essenziale il proselitismo, onde ogni gruppista deve essere necessariamente un Life-changer, convertitore ardente, per cambiare il mondo al più presto. L'ansia febbrile per le conversioni con appelli patetici e con radisse visioni millenaristiche di un mondo in pace e prosperità è caratteristica immancabile dello stile buchmanista. La propaganda è fatta, oltre che individualmente, in adunanze di invitati in una casa o in qualche villa in campagna, dette House-parties, e più largamente in spedizioni missionarie di propagandisti, dette Teams, anche con adunanze pubbliche, discorsi e parate spettacolari, come quella notturna di 30.000 persone a Hollywood, il 19 luglio 1939. Il gruppismo non professa alcun dogma né alcuna confessione particolare, anzi vuole che i gruppisti rimangano nelle rispettive loro confessioni a ravvivarvi la coscienza cristiana; perciò ha preso nel 1939 in America, un nuovo nome, più generico: "Riarmo morale" (Moral Re-Armament).

Ciò nondimeno ha sollevato opposizioni anche nel campo protestante. In realtà è una setta protestantica, come il metodismo al quale somiglia molto. Nel campo cattolico non manca chi la consideri con una certa approvazione; altri credono che cada sotto la proibizione del CIC, 1258, § i, pur considerando con benevola simpatia il movimento, in quanto si storza di ravvivare la vita religiosa e morale languente nel protestantesimo. Le ragioni principali sono le seguenti : perché prescinde totalmente dalla gerarchia ecclesiastica; per il grave pericolo della Sharing, tanto pubblica come privata, fatta a qualsiasi persona, ed anche tra giovani di diverso sesso; per il pericolo di prendere nel Quiet Time per ispirazioni dello Spirito Santo ciò che è prodotto della fantasia, o delle inclinazioni personali; per la superficialità
dei "cambiamenti di vita" o "conversioni" fatte nei ricevimenti familiari ecc. Inconvenienti gravissimi che non possono essere compensati da qualche successo ottenuto dai capigruppo, dalla buona volontà che manifestano anche verso la Chiesa cattolica, né dallo zelo che li anima.

Bibl.: Ci limitiamo ad alcune tra le opere più rappresentative: A. J. Russel, For Sinners only, Nuova York-Londra 1932; id., One thing I know, Londra 1933; What is the Oxford Group? (scritto + da un laico n), ivi 1933; G. Allen, He that cometh, ivi 1933; H. H. Henson, The Oxford Groups, ivi 1933; M. Bordess, Il Movimento dei Gruppi di Oxford, Roma 1934; R. H. S. Crossman, Oxford and the Groups, Oxford 1934; P. Congar, Les groupes d'Oxford in La vie intellectuelle, nuova rev., n. 44 (1936), pp. 8-85; S. Foot, La mia vita è cominciata ieri, Milano 1937; M. Barbera, Il B., estratto da La Civ. Catt., Roma 1938; H. Chabner Bell, Catbalica (soglo-cattolici) and the Group movement, Londra 1939; M. Barbera, Dal Gruppo di Oxford al Riarma mento morale, in La Civ. Catt., 1940, iv, pp. 401-409.

Mario Barbera
BUCHMANN (Bibliander), Theodore. - Protestante, n. ca. il 1504 a Bischofszell (Thurgau), m. di peste a Zurigo il 26 sett. 1564.

Professore di lingue orientali a Zurigo, dopo Zwingli (dal 1531), B. si distinse per la sua conoscenza dell'ebraico e terminò la traduzione della Bibbia (Zurigo 1542-43) cominciata da Leo Jud. Egli è principalmente l'» humo grammaticus ", come amava chiamarsi (De optima genere grammaticarum Hebr. [1542]; id., Commentarium de Sancta lingua Hebr., Il. 24 (ms); id., De ratione communi omnium linguarum et litterarum Commentarius [1543]). La sua traduzione del Corano (1543) è piuttosto una revisione del testo di Pietro Cluny. Contrariamente a Lutero e a Melantone, si occupò sia della storia biblica che ecclesiastica (De ratione temporum [1551]; id., Temporum supputatio partitioque exactior [1558]). Egli attacca volentieri la Chiesa cattolica con le armi degli umanisti alla maniera di Erasmo e più spesso con gli argomenti dello zwinglanesimo. E strano che abbia combattuto le riforme del Concilio di Trento, pur desiderando l'unione delle Chiese (Ampilor consideratio decreti Synodalis Tridentini de authentica doctrina Ecclesiae Dei..., Basilea 1551; e ancora in: De legitima vindicatione christianismi, 1553).

Dal punto di vista missionario Zwingli e dopo di lui B. ebbero un atteggiamento umanista di fronte al problema della salvezza degli infedeli (Oratio ad enarrationem Essjiee [1552]). B. nella sua dissertazione De Monarchia totius Orbis Supremi rivendica i tesori della grazia divina per tutti i cristiani, giudei e musulmani. Anche nella questione della predestinazione si allontana dalla tesi di Zwingli.

Bibl.: H. M. van Nes, Bibliander als Zendingzman, in "Mededelingen · Tijdschrift voor zendingmeetenschap, 62 (1918), p. 107; Giovanni Maria del S. Cuoro, Noismo internes (doctrinales) de la négation ou de l'affirmation de l'idée missionnaire dans le Protestantisme du XVIr, XVIr et XVIIIr siècle, Roma 1939-40 (dissertazione manoscritta). Giovanni Maria del S. Cuore

BUCHNER, Aloys. - Teologo tedesco, n. a Murnau (Baviera) il 20 apr. 1783, e m. a Passavia il 29 ag. 1869. Novizio benedettino al tempo della persecuzione contro gli Ordini religiosi, soppresso il suo monastero, fu ricevuto a Landshut da mens. Sailer; poté così continuare gli studi, divenendo prete nel 1806. Dalla cura d'anime passò successivamente a Dillingen, Würzburg, Monaco (1818-38) professore di dogmatica. Dal 1840 al 1857 fu rettore del liceo di Passavia, dove morì canonico della Cattedrale.

Frutto dei suoi studi e del suo lungo insegnamento furono le sue pubblicazioni: Summa theologiae dogmaticae, 4 voll. in 8^{°}, Monaco 1828-29; Encyclopédie u. Methodologie der theol. Wissenschaft (Sulzbach 1837), dove alla vastità dell'erudizione accoppia egregiamente la sodezza della dottrina.

Bibl.: Hurter, V. coll. 933-34; F. Lauchert, s. v. in LThK, II, coll. 608-609.

Vito Zollini

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BÜCHNER, Ludwig. - Filosofo tedesco, n. a Darmstadt il 29 marzo 1824, m. ivi il I maggio 1899. Medico, subì l'influsso di Moleschott così da diventare uno dei più illustri volgarizzatori del materialismo. La sua opera Kraft und Stoff (1855) ottenne un successo straordinario e fu il breviario della nuova corrente filosofica per tutta la seconda metà dell'Ottocento; tra il 1855 e il 1889 ebbe 16 edizioni in tedesco e numerose traduzioni. Lo scandalo da essa suscitato gli costò però la cattedra universitaria per cui ritornò all'esercizio della medicina nella città natale. Il sistema di B. è di un semplicismo elementare : tutto si riduce a materia e forza, elementi eterni, che riuniti formano la somma dei fenomeni che diciamo mondo. Nella materia hanno sede tutte le energie, anche quelle dette spirituali : essa perciò è da considerarsi come fondamento originario di ogni esistenza.

Oltre Kraft und Stoff B. scrisse Natur und Geist (Lipsia 1876): Der Meusch und seine Stellung in der Natur (ivi 1889): Das goldene Zeitalter oder das Leben in der Geschichte (Berlino 1891); Darwinismus und Sacialismus (ivi 1894), ecc.

Biol.: F. A. Lange, Geschichte des Materialismus, 2 voll., Lipsia 1905, trad. il., Milano 1932, passim. Felicissimo Tinivella

BUCHOLTZ, Franz Bernhard von. - Statista e storico austriaco, n. il ro giugno 1790 a Münster (Vestfalia), m. il 14 febbr. 1838 a Vienna. Nell'attività svolta nella capitale austriaca egli portò lo spirito di rinnovamento proprio delle cerchie cattoliche dalle quali proveniva. La sua opera principale è la storia del regno di Ferdinando I ( 9 voll., Vienna 1830-38 ).

Biol.: V. von Kraus, s. v. in Allgemeine Deutsche Bibliozraphie, III, pp. 490-91.

Gustavo Gundlach
BUCK, Victor de. - Gesuita, n. ad Audenarde (Belgio) il 24 apr. 1817, m. a Bruxelles il 23 maggio 1876; entrò nella Compagnia di Gesù nel 1835. Terminato il corso di filosofia, dal 1840 al 1845 venne addetto al ricostituito collegio dei Bollandisti. Compiuta la teologia a Lovanio, nel 1850 ritornò tra i Bollandisti, a cui dedicò per tutta la vita ogni forza del suo ingegno acuto e profondo e della sua memoria felicissima. La sua opera agiografica cominciò nel 1845 nel vol. VII di ott. degli Acta Sanctorum con 16 dotti commentari; proseguì durante il suo corso teologico con un ampio lavoro in difesa dei regolari assaliti da un professore di Lovanio; continuò nei voll. IX-XIII degli Acta di ott. e in numerosissime pubblicazioni dottrinali su diverse materie, fra cui sulla riunione delle Chiese (anglicana e russa) e su altri campi discussi. Le sue relazioni con anglicani e cattolici liberali gli causarono gravi amatezze per forti accuse, da lui potute dissipare. Non minori difficoltà ebbe per il pregevole lavoro De phialis rubricatis quibus martyrum romanorum sepulcra dignosci dicuntur observationes (Bruxelles 1855), ossia ampolle contenenti un sedimento rossiccio che si dicevano indicare nelle catacombe il sepolcro di un martire (v. ampolle di sangue). Egli, pur ammettendo che le ampolle contenenti vero san