l'antica civitas Arvernorum (Auvergne); nel 1317 se ne distaccò la diocesi di St-Flour. Il primo vescovo fu Austremonio; tra gli altri più notevoli si ricordano: Sidonio Apollinare(v.), già prefetto di Roma nel 468 e vescovo di C. dal 470 al 489 ; Stefano Aubert (1340-42), cardinale nel 1342, papa col nome di Innocenzo VI nel 1352; e il celebre predicatore Massillon (1717-42). A C. nacquero Gregorio di Tours (m. 594) e Biagio Pascal (1623-62).
Nel 1095 il papa Urbano II vi tenne il concilio nel quale fu bandita la prima Crociata.
C. possiede una università di Stato comprendente le facoltà di Diritto, di Lettere e di Scienze; una scuola preparatoria di medicina e farmacia. Patrono della diocesi è s. Austremonio. La cattedrale, Notre-Dame, è un bello edificio gotico francese iniziato nel 1248 e consacrato nel 1346. La chiesa di Notre-Dame du Port, in stile romanico (sec. xi), è meta di pellegrinaggio.
BibL.: L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{\mathrm{e}} ed., Parigi 1910, pp. 31-39; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948-49, Parigi 1949, pp. 552-57, 1021-23.
Elia Griffe
Archeologia. - Gregorio di Tours raccolse con grande cura le memorie relative ai martiri, ai santuari, ai vescovi della sua patria (Historia Francorum, I, 33; De gloria martyrum, 43, 64, 66; De gloria confessorum, 35). Da Gregorio di Tours si apprende cosí che C. aveva i suoi martiri locali (quali Antoliano); sul suo sepolcro venne costruita una basilica al principio del vi sec.; una seconda basilica conteneva le tombe dei sa. Cassio e Vittorino; un Martire Li minio era sepolto nella chiesa di S. Venerando. Ma vi erano onorati anche martiri di altre chiese, cioè s. Pietro, s. Andrea, s. Stefano, s. Lorenzo e s. Quirico.
Verso la metà del sec. v il vescovo di C. Namazio ( 442-62 ca.) inviò a Bologna un sacerdote e ottenne alcune reliquie dei sa. Vitale ed Agricola, le quali furono solennemente accolte a C .; un grande corteo si recò incontro ad esse (Gregorio di Tours, De gloria martyrum, 44); vennero deposte nella chiesa principale. Il Martirologio geronimiano conserva due anniversari: al 14 maggio la dedica della chiesa: Arvernus dedicatio ecclesiae s. Agricolae, al 10 dic.: in civitate Arvernis Agricolae et Vitalis martyrum. Anche nella regione sono ricordati santuari insigni; al 28 ag. lo stesso Martirologio pone in Averno vico Bricatense passio s. Iuliani martyris; il suo sepolcro divenne il santuario più venerato dell'Alvernia. A Riom era venerato s. Policarpo, e a Thiers le pietre bagnate del sangue di s. Sinforiano di Autun, ivi pure il vescovo Avito nel 571 costruil la chiesa di S. Genesio, santo distinto da quello di Arles. Gregorio di Tours dedica tre capitoli (De gloria confessorum, 35-37) per descrivere la basilica cimiteriale di S. Venerando (m. nel 380); il sottosuolo era tutto

(Ist. Archices photographiques)
Clermont-Ferrando-Zaccaria e la Visitazione. Capitello di una colonna della navata di Notre-Dame du Port (fine sec. xi).
pieno di sepolcri; nell'interno stavano gli altari di S. Giuliano e di S. Basilissa antiochena. Da esse provengono molti sarcofagi scolpiti. Altra chiesa piena di sepolcri era quella di S. Illidio o Allirio vescovo sepolto nel suburbano, dove riposavano pure altri vescovi; la chiesa fu detta poi S. Maria inter Sanctus.
La chiesa di S. Stefano nel suburbano di C. fu eretta dal vescovo Namazio ( 44^{6-62} ) e i soggetti degli affreschi che dovevano decorarne le pareti vennero indicati ai pittori dalle illustrazioni di un manoscritto contenente historias actionis antiquas (Gregorio di Tours, Histor. Francor., II, 17). La bella serie dei sarcofagi cristiani scolpiti con scene tratte dal nuovo e dal vecchio testamento mostra quanto sia stata fiorente la comunità della chiesa di C. Essi vennero pubblicati prima dal Le Blant, più recentemente dal Wilpert. Sidonio Apollinare (m. nel 489) fu sepolto nella chiesa di S. Saturnino e più tardi traslato in quella di S. Genesio. Il suo epitaffio metrico venne copiato ed è conservato da un manoscritto di Madrid (E. Le Blant, II, n. 562 ). E noto pure il carme sepolcrale dello sio di Gregorio di Tours, Gallo (m. nel 551) che fu sepolto nella basilica di S. Lorenzo (ibid., n. 359). Si conoscono poi le iscrizioni di un presbitero di nome Privato, di due diaconi Innocenzo (CIL, XIII, I, 1489) ed Emellio morto nel 37^{°} anno di Clotario (a. 548 se Clotario I; 621 se Clotario II); in S. Cassio era sepolta una Georgia sacrata Christi (CIL, XIII, I, 1491). Gregorio di Tours riporta l'iscrizione metrica composta da Sidonio Apollinare per il sepolcro di Abramo abate di S. Quirico (m. nel 477 ca.) di cui egli costruil la chiesa (Vitae patrum, 3). L'epitaffio di una Lupa è del 555 al tempo di re Teobaldo; l'altro, d'un Remesto, è del 612. Vedi Tav. CXX.
Bibl.: A. Tardieu, Hist. de la ville de C.-F. depuis les temps les plus reculés jusqu'à nos jours, 2 voll., Moulins 1871-72; E. Le Blant, Recueil des inscriptions chrétiennes de la Gaule. Parigi 1865, p. 322, nn. 327-64; id.. Nouveau recueil des inscriptions chrétiennes de la Gaule, ivi 1892, p. 231, nn. 231-39; H. Leclercq, s. v. in DACL, III, coll. 1905-42; H. Delehaye, Les origines du
## Page 1086
culte des martyrs, 2^{°} ed., Bruxelles 1933, pp. 79-329, 342-45; Wilpert, Sarcofagi, p. 34 e tav. 27, 2; p. 117 e tav. 99, 1; pp. 232, 296, 303, 337 e tav. 184, 5; pp. 294, 299, 310 e tav. 230, 5 .
Enrico Josi
CLERMONT-GANNEAU, Charles. - Orientalista, n. a Parigi il 17 febbr. 1846, m. ivi il 15 febbr. 1923. Dal 1890 insegnò al Collège de France epigrafia e antichità semitiche. Dal 1906 al 1908 diresse gli scavi di Elefantina.
Sua maggior gloria rimane la scoperta, nel 1869 , mentre era cancelliere-interprete al consolato francese di Gerusalemme, dell'importante stele di Mesa, re di Moab, fatta a Dhiban (Dibou biblica) in Transgiordania; il calco eseguitone subito dal C., prima che i Beduini la frantumassero, ne permise la decifrazione. Nel 1871 a Gerusalemme scoprì una delle stele che proibivano ai gentili l'ingresso nell'atrio riservato ai Giudei nel Tempio (cf. Act. 21, 27-30). Nel 1880 curò il calco dell'iscrizione trovata nel tunnel che portava l'acqua dalla fontana della Vergine alla piscina di Siloe. A Glaffa, negli scavi che curò nel 1873-74, scoprì la necropoli giudaica; stabilì nel 1871 l'ubicazione di Gezer a Tell-Gezer.
Collaborò al Corpus inscriptionum semiticarum e a numerose riviste. Ca. 1500 tra articoli e pubblicazioni attestano la sua scienza e il suo senso critico.
BibL.: R. Dunsaud, Les tronaux et les découvertes archéologiques de C. C.-G., Parigi 1923 (estratto dalla rivista Syria); H. Ingholt, C.-G., in Revue Archéologique, 18 (1923), pp. 139158; L. Pirot, s. v. in DBs, II (1924), coll. 55-60.
Francesco Spadafora
CLERMONT-TONNERRE, ANNE-ANTOINE-Marie-Jules, duca di. - Cardinale, n. a Parigi il 1^{°} genn. 1749, m. a Tolosa il 21 febbr. 1830. Abate di Montierender, vescovo di Châlons-sur-Marne, pari ecclesiastico del regno, deputato del clero agli Stati Generali, dapprima giurò fedeltà alla costituzione del 4 febbr. 1790; ma poi si ribellò alla costituzione modificata e accettata nel 1791 da Luigi XVI. Emigrò, visse nel Belgio, in Olanda, in Germania, rientrò in Francia dopo il Concordato. Fu nominato pari di Francia da Luigi XVIII e cardinale (2 dic. 1822) da Pio VII. Nel 1823 pubblicò una Lettre pastorale sur les intérêts généraux de la relig. en France, censurata dal ministero Villèle. Fu a capo di una protesta firmata da 73 vescovi contro le ordinanze del 1828 , per cui cadde in disgrazia della corte. Nel 1829 si recò a Roma per il Conclave, benché malato, e morì poco dopo.
BibL.: C. Constantin, s. v. in DThC, III, col. 236; J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuest. Zeit, I, Monaco 1933, pp. 372, 375, 394, 402, 474, 479.
Benedetto Gioia
CLERO, ASSEMBLEE del. - Secondo le disposizioni canoniche il clero di ogni diocesi si raduna con il vescovo a capo, nel sinodo diocesano (v.); i vescovi si radunano nei concili provinciali, nazionali, generali, ecumenici (v. concilio). Nei regni barbarici di Spagna e di Gallia si adunarono collegialmente insieme con i maggiorenti laici in occasione delle maggiori decisioni del regno. Durante il periodo feudale, il clero si costituiva uno dei tre stati in cui era divisa la società, partecipava ai convegni che si tenevano a vantaggio della classe o dell'intera collettività delle diete provinciali o nazionali.
Carattere particolare nel regno di Francia ebbero le a. del c., costituite in seguito al trattato di Poissy concluso nell'assemblea di Poissy del 1561. Per ridurre a più ragionevole misura le esazioni che il re imponeva sui redditi del clero in una assemblea di vescovi e di ecclesiastici del secondo ordine, tenuta a Melun nel 1579, si
stabili che si tenessero in proposito periodicamente (il periodo vario talvolta) adunanze di rappresentanti del clero stesso; vi dovevano far parte due vescovi e due ecclesiastici inferiori eletti per ogni provincia e decidere sui contributi che venivano perciò considerati come e dons gratuits n. Essi verificavano anche periodicamente i resoconti finanziari. Le a. del c. erano convocate dal re che poteva anche indire assemblee straordinarie ogni qualvolta lo ritenesse necessario; sicché esse che di per sé avevano un compito puramente finanziario potevano anche venir chiamate a trattare su questioni religiose. Così avvenne infatti nel 1682 quando furono emanati dall'a. del c. i famosi quattro articoli delle "libertà gallicane". Si evitava in tal modo di radunare concili sui quali assai meno avrebbe il re potuto far valere la sua autorità sovrana. L'ultima a. del c. fu tenuta nel 1788.
BibL.: A. Bourlon, Les assemblées du clergé sous l'ancien régime, 2 voll., Parigi 1907.
Pio Paschini
CLERO, CHIERICI. - Per diritto divino i membri della Chiesa sono divisi nelle due categorie di chierici e laici. A quella appartengono (per diritto divino o no, secondo il grado che occupano), tutti coloro che abbiano ricevuto la prima tonsura, o almeno un grado di Ordine; alla seconda tutti gli altri (can. 107).
La parola clero (e quindi anche chierico) deriva dal greco xà \bar{η} ρ ° ς, che significa in primo luogo "sorte", e quindi anche parte ottenuta per sorte, porzione di eredità. All'inizio del cristianesimo, questo termine indicava tutto il popolo cristiano, considerato come il popolo eletto ( I Pt. 5, 3); ma già nel sec. in la parola è usata per indicare coloro che sono addetti al servizio del culto (cf. Tertulliano, De monagam., 12; Origene, How. in Ieremiam, 11.3). La ragione di tale uso è cosi spiegata da s. Girolamo (Ep. ad Nepotiamum): "I chierici sono cosi chiamati, perché essi sono la parte del Signore, o perché il Signore costituisce la loro parte"; s. Agostino invece giustifica l'uso del vocabolo dal fatto che l'apostolo Mattia fu eletto a sorte (In Pt. 47, 19): la spiegazione di s. Girolamo prevalse nei secoli seguenti e fu accolta anche nel Decreto di Graziano (capp. 5.7, C. XII, q. 1).
Sono chierici e fanno parte del clero: i semplici tonsurati, gli ostiarii, i lettori, gli esorcisti, gli accoliti, i suddiaconi, i diaconi, i preti o presbiteri, i vescovi : gli appartenenti alle prime cinque categorie si chiamano chierici minori, gli altri chierici maggiori (v. ORDINE).
Per la questione se le diaconesse facciano o meno parte del clero, v. diaconesse.
L'apparenenza alla categoria dei chierici determina modificazioni nella capacità, nei diritti e nei doveri. Prescindendo qui dalle capacità derivanti dalla potestà di ordine, si ricordi che solo i chierici hanno la capacità di ricevere la potestà di giurisdizione, e di essere nominati ad un ufficio ecclesiastico (can. 118). Anzi, per la maggior parte degli uffici, tra cui tutti quelli il cui titolare ha cura d'anime, è richiesta le qualità di sacerdote (prete o vescovo). Viceversa i chierici maggiori sono incapaci, nel diritto canonico della Chiesa latina e anche in alcuni riti orientali, al matrimonio (cann. 132 § a e 1072 ; e v. ORDINE, IMPEDIMENTO dell').
Tra le prerogative proprie dei chierici, particolare interesse presentano quelle che vanno comunemente sotto il nome di "privilegi dei chierici", e che consistono in un complesso di favori diretti a tutelare il decoro dello Stato ecclesiastico e il libero esercizio delle potestà della Chiesa.
Tra i doveri positivi dei chierici i più importanti sono: a) particolare santità ed esemplarità di vita (can. 124); b) il celibato (v.), che è un obbligo per i chierici maggiori e una condizione per i chierici minori che non vogliano decadere dallo stato di chierici; da tale obbligo consegue anche quello di usare particolari cautele nell'evitare la compagnia di donne (v. COAPITAZIONE), sia per non dare scandalo, sia per tenersi lontano dal pericolo di venir meno alla castità (cann. 132-33, 1072, 2171-81, 2358-59, 2388); c) la
## Page 1087

(per cortesia del p. G. Barlassina I.M.C.)
Clero indigeno - Seminario di Tosamaganga nel vicar. apost. di Iringa - Tanganica.
recita quotidiana delle ore canoniche (v. Ufficio divino), obbligo imposto solo ai chierici maggiori e a quelli che possiedono un beneficio (cann. 135, 1475 § 2); d) confessione frequente e altre pratiche di pietà (can. 125); e) compimento, almeno ogni tre anni, degli esercizi spirituali (can. 126); f) rispetto e obbedienza al proprio Ordinario (cann. 127, 128, 2331); g) continuazione degli studi sacri (cann. 129131, 976, 2376-77; e v. conirebenze); h) vita in comune, in quanto possibile (can. 134, e v. vita canonica); i) uso dell'abito ecclesiastico e, secondo le consuetudini locali, della tonsura (cann. 136 §§ i e 3, e 2379; e v. abito ecclesiaStico; Tonsura).
Sono poi da ricordare alcuni doveri negativi : non portare anelli salvo privilegio (cann. 136 § 2, 325, 811 § 2, 1378); non fare da fideiussore senza il permesso dell'Ordinario (can. 137); astenersi da tutto ciò che può essere disdicevole per chi fa parte del clero (cann. 138 e 140 , e v. abiti indecorose), o che è troppo estraneo alla vita ecclesiastica (can. 139); non arruolarsi volontariamente se non per liberarsi prima, con il consenso dell'Ordinario, dal servizio militare obbligatorio (can. 141); non esercitare commercio o speculazioni (cann. 142 e 2380 ); non allontanarsi dalla diocesi senza l'autorizzazione dell'Ordinario (cann. 143-44, 542 n. 2).
Un obbligo, e insieme fonte di un intenso vincolo di subordinazione gerarchica da cui a sua volta deriva una serie di obblighi, è l'incardinazione.
La potestà di Ordine non si perde mai per qualsiasi causa, anche quando ne è vietato, e quindi illecito, l'esercizio (v. carattere sacramentale; ordine). Invece la condizione giuridica del chierico, come pure gli altri effetti giuridici dell'Ordine, possono mutarsi per varie cause, tra cui va ricordata, come quella che più modifica, la riduzione allo stato laicale : con essa infatti il chierico viene posto in condizione giuridica identica o quasi a quella del laico (v. biduzione allo stato laicale).
Per la condizione giuridica dei chierici nella legislazione italiana, v. Privilegi dei chierici.
Bibl.: L. Ferraris, Clericus, in Prompta bibliotheca, II, Roma 1886, pp. 297-359; B. Dolhagaray, Clercs, in DThC, III, coll. 225-35; F. Cheys-Boüdaert, Clerc, in DDC, III, coll. 827871; Werne-Vidal, II (1943), pp. 35-189. Pio Ciprotti
CLERO INDIGENO DELLE MISSIONI. Fine specifico delle missioni è di stabilire la Chiesa nei territori dove essa ancora non esiste, dotandola
dei mezzi necessari al suo ulteriore sviluppo. Di qui la necessità della formazione di un c. i. capace di governare la chiesa locale, e cioè di un congruo numero di sacerdoti nati nel paese e in condizione di esercitarvi il ministero, anche se di lingua e di razza diversa. Su tale necessità la S. Congregazione di Propaganda Fide ha insiatito fin dall'inizio. Ragioni fondamentali di metodo fanno sì che i missionari da soli siano insufficienti all' opera di conversione e di assistenza degli infedeli, specie quando il numero dei convertiti si moltiplica in proporzione superiore a quello dei missionari. Gli indigeni, d'altra parte, hanno anch'essi diritto di coltivare il proprio campo e, più accetti come sono ai connazionali, dei quali parlano la lingua, sono a ciò anche più adatti. Nei momenti di crisi essi sono inoltre in condizione di poter meglio assicurare la vita della Chiesa. La formazione del c. i. è stata una delle prime preoccupazioni

(fol. Vidco)
Clero indigeno - S. E. Mons. Tommaso Rocco Agniswami, S.I. vescovo di Kottar (India), consacrato in S. Pietro da Pio XII (29 ott. 1939).
## Page 1088
degli Apostoli e in seguito dei missionari che attraverso i secoli hanno lavorato per la conversione degli infedeli. Errori e deviazioni dal pensiero genuino della Chiesa, se non mancarono, furono principalmente dovuti alla deficente valutazione di molteplici elementi e a pregiudizi propri del tempo. Per quello che è il concetto teologico della Chiesa, nessun pregiudizio di nazionalità o di razza può ostare alla formazione di un c. i.
Seguendo l'esempio della Chiesa antica e medievale e l'insegnamento stesso dei pontefici, i missionari mirarono sempre a educare gli indigeni al sacerdozio, anche se non sempre tutte le difficoltà vennero adeguatamente superate. Spesso la cosa si rese necessaria per la mancanza di personale immigrato, ma fu solo nella seconda metà del sec. xix che la formazione del c. i. prese lo sviluppo che esso ha al presente. Vescovi indigeni si hanno in India, Indocina e Cina: nel Giappone tutti gli Ordinari sono indigeni. L'Insulindia ha anch'essa un vescovo del luogo. L'Australia e la

Clervaix - Veduta dell'abbazia, Tutti gli edifici sono moderni. Lussemburgo.
nuova Zelanda sono in tutto indipendenti dall'estero. In Africa vi sono due vescovi e un prefetto apostolico indigeni. I sacerdoti indigeni sono dovunque abbastanza numerosi e in genere ben formati. Il numero dei sacerdoti cinesi è iore a quello degli stranieri: ciò che rese possi nel 1946 l'istituzione della gerarchia regolare.
Varie cause hanno ritardato nel passato la formazione di un c. i. più numeroso, e tra queste la mancanza nelle terre missionarie di un episcopato di proporzioni adeguate. Le circoscrizioni ecclesiastiche comprendevano fino al secolo scorso immensi territori, e ciò rendeva l'autorità dell'Ordinario nominale e fittizia per tutta quella parte che restava fuori del raggio della sua materiale attività. Spesso non v'era neanche un episcopato, a volte per gli ostacoli frapposti dalle potenze coloniali. S'aggiungano anche i pregiudizi di razza dai governi europei. In India il sistema delle caste e in Cina e in Giappone la difficoltà di avere giovani ugualmente padroni della lingua locale e delle scienze sacre, resero più ardua l'opera missionaria in quelle regioni. La S. Congregazione di Propaganda Fide d'altra parte non fu sempre in grado di provvedere adeguatamente alla formazione del c. i. per mancanza di informazioni imparziali e tempestive. Tutto era reso infine più difficile dalla primitività dei trasporti e delle poste, né v'erano ancora rappresentanti diretti come gli odierni delegati e nunzi apostolici.
Il progresso moderno ha eliminato molte di queste cause: i territori sono proporzionati al raggio d'influenza effettiva degli Ordinari, e i seminari sono abbastanza numerosi. Rimangono però altre difficoltà, che solo l'educazione dei popoli potrà via via eliminare. La costanza e la perseveranza nella vocazione, con tutti gli obblighi inerenti e in specie quello del celibato, possono a volte trovare ostacolo nell'indole di certe popolazioni. In tali casi la difficoltà può esser superata solo con una conveniente educazione morale e spirituale. Nei paesi a popolazione mista, come in Africa, un particolare ostacolo è costituito
dal pregiudizio razziale, ma anche questo sarà su perato dai principi della fratellanza cristiana. Il c. i. deve avere la stessa formazione morale e intellettuale universalmente richiesta a tutto il clero. Esso è soggetto, senza eccezione, alle norme del diritto canonico, in modo da poter esser reso capace di tutti gli uffici gerarchici.
Circa la questione se il c. i. debba essere religioso o secolare, i documenti pontifici prescrivono la formazione dell'una e dell'altra specie. Nelle diocesi di diritto comune i sacerdoti secolari sono in genere al governo delle medesime occupando la quasi totalità degli uffici diretti alla cura delle anime, e i missionari, pur in grandissima maggioranza religiosi, hanno obbligo di promuovere proporzionatamente lo sviluppo dei due cleri. Ove i migliori elementi venissero attratti alla vita religiosa, il clero secolare si troverebbe in una condizione di inferiorità, il che renderebbe più difficili le vocazioni e più ardua l'opera di organizzazione della Chiesa, per la diffcoltà che ne conseguirebbe di trovare i parroci, i direttori delle scuole, gli insegnanti dei seminari e gli altri sacerdoti destinati agli uffici superiori dell'ordine gerarchico. Il c. i. deve essere avviato a tutte le coriche e non deve essere lasciato ai margini della missione, evitando situazioni proprie di qualche missione, in cui tutto il c. i. è religioso. Per tal motivo la S. Sede ha stabilito varie prescrizioni, che limitano ai giovani di missioni il libero ingresso in istituti religiosi. - Vedi Tav. CXXI.
BibL.: Encicliche pontifice e istruzioni di propaganda, in Collezionea (Roma 1907) e Sylloge (ivi 1930) della S. Congr. de Prop. Fide; GM [1935] S. Paventi, La Chiesa Misionaria. Manuale di missionologia generale, Roma 1949, pp. 406-17. Saverio Paventi
CLERVAUX (CLERF). - Abbazia benedettina dei SS. Maurizio e Mauro, nel Lussemburgo, eretta nel 1909 per succedere all'abbazia di S. Mauro di Glanfeuil (diocesi di Angers) che i monaci lasciarono nel 1901 in seguito alle leggi sulle congregazioni religiose.
E sede di un'associazione di preghiere per la conversione dei popoli scandinavi. A C. fu unita come filiale la Pontificia abbazia di S. Girolamo a Roma, eretta da Pio XI nel 1933 per continuare l'opera della revisione della Volgata.
BibL.: AAS, I (1909), p. 482; 2 (1910), p. 187; 23 (1934), p. 85; 30 (1938), p. 93; Annales O.S.B., 1909 sgg. (annua relazionel).
Giovanni Muller
CLESIO, Bernardo. - Cardinale, n. a Cles l'ri marzo 1485, m. a Bressanone il 28 luglio 1539. Studiò a Bologna; durante il pontificato di Leone X, venne eletto ( 12 giugno 1514) vescovo di Trento, città che egli beneficò molto con la sua munificenza, abbellì con numerosi edifici interessandosi anche di opere pratiche quali acquedotti e lastricazioni di strade. Fu contrario alla rivoluzione protestante, tanto che la sua opera antiluterana ebbe l'elogio di Adriano VI nel 1523. Fu creato cardinale da Clemente VII nel 1530. Recatosi a Bressanone del cui
## Page 1089
vescovato era stato nominato amministratore ivi morì improvvisamente.
Fu uomo di grande energia e di larghe vedute politiche (soprattutto come cancelliere di Ferdinando I), amico e protettore delle arti e delle lettere. Fu amico di Erasmo da Rotterdam al quale si sentiva affine nell'antipatia verso ogni fanatismo e per il senso della religione intesa soprattutto come interiore raccoglimento. Tuttavia, fervido uomo d'azione, intuì subito contro la rivoluzione protestante, la necessità dell'apertura di un concilio : nel 1522 già aveva spronato in tal senso Adriano VI, e al convegno di Bologna tra Carlo V e Clemente VII (dic. 1532), dove intervenne ai negoziati, propugnò l'urgenza della convocazione di un concilio.
Bib.: K. Ausserer, Kardinal Bernhard von Cles und die Papsttuchl des Jahres 1534, Innsbruck 1913: Numero unico in onore di B. C., Cles 1914: G. Gerola, s. v., in Enc. Ital., X (1931). pp. 384-85 (dove sono citati gli studi fondamentali del medesimo): G. Steinmayr, I rapporti fra Erasmo e B. C., Roma 1928; G. Briani, Corteggio inedito fra B. di Cles ed Erasmo di Rotterdam, in Studi trentini di scienze storiche, 25 (1946), pp. 24-39, 112-30: 26 (1947), pp. 25-43. Mario Zazzetta-Massimo Petrocchi
CLET, François-Régis, martire, beato. - N. a Grenoble il 19 ag. 1748. Giovanetto si distinse per innocenza, pietà e grande amore allo studio; i suoi condiscepoli lo definiranno più tardi «biblioteca vivente \%. Il 6 marzo 1769 entrò nella Congregazione della Missione a Parigi. Ordinato sacerdote il 27 marzo 1773, fu mandato al seminario maggiore di Annecy, dove rimase 15 anni, insegnando teologia morale. Nel maggio 1788 venne posto alla direzione del seminario interno (o noviziato) della casa-madre. Tre anni dopo fu accolto l'antico suo voto di consacrarsi alle missioni estere e parti per la Cina (io apr. 1791). Per trent'anni lavorò indefessamente e con molto frutto nelle province del Kiang-Si, del-l'Hu-Kwang, dell'Hupeh e dell'Honan. Promosse con particolare zelo il Battesimo dei bambini moribondi. Due volte (nel 1805 e nel 1811) sfuggì per miracolo alla persecuzione. Riaccesasi più viva la lotta contro i cristiani, fu catturato, per tradimento, il 16 giugno 1819. Dopo aver coraggiosamente confessata la fede, il 17 febbr. 1820 coronò col martirio le fatiche del lungo apostolato. Leone XIII lo proclamò beato il 27 maggio 1900. La sua festa si celebra il 17 febbr.
Bibl.: G. de Mongesty, Le bienheureux François-Régis C., martyrisé en Chine (1748-1820), Parigi [1906].
Annibale Bugnini
CLETO, papa: v. anacleto, papa.
CLEVE.-Due pittori di questo nome. Di Joos van C. (Ioos van der Beke) il Vecchio, è ignoto l'anno della nascita; m. ad Anversa nel 1540. Questo pittore, noto finora come "Maestro della Morte di Maria ", viaggiò in Italia intorno al 1528. Era quindi a Parigi nel 1529 (per lavori per Francesco I) ed in Inghilterra nel 1536 (come ritrattista).
Dopo aver subito influssi da parte della scuola di Bruges (David, Memling, Patinir) il C. ebbe parte attiva nello sviluppo della scuola pittorica di Anversa durante la prima metà del ' 500 . Le sue composizioni di soggetto sacro mostrano in genere un ecleticismo italianizzante ed appaiono ricche di ornati con studi d'architetture antiche, marmi policromi, ecc.; è spesso evidente il ricordo di Leonardo e di Raffaello. Menzionato già dal Guicciardini. Opere sue sono a Monaco di Baviera, a Parigi, Dresda, Bruxelles, Berlino, Vienna, Francoforte ecc.; in Italia: ve ne sono a Firenze (Uffizi), a Napoli (Museo), a Modena (Galleria) e specialmente a Genova (trittico a S. Donato, del 1514 ca. e quadri in collezioni private); provengono anche da Genova l'Adorazione dei Magi di Dresda (da S. Luca d'Erbe, dopo il 1525) e la Deposizione del Louvre (da S. Maria della Pace, verso il 1530). Famoso il Ritratto del card. Clesio nella Galleria Corsini di Roma, che ricorda lo stesso Holbein.
Joos van C. il Giovane, n. ad Anversa fra il 1510 e il 1520 , m. a Londra nel 1554 ca. Attivo specialmente alle Corti di Francia e d'Inghilterra.
Bibl.: F. Guicciardini, Descrizione di tutti i Paesi Bassi, Anversa 1567, p. 98: Carol van Mander, Het Schilder Boeck, Anversa 1906, passim; W. Cohen, s. v. in Thieme-Becker, VII (1912), p. 97 sg.: J. v. d. Branden, Paintings by C., in Burlington Magazine, 26 (1914-15), pp. 169-72; L. Baldass, Die Anfänge des C., in Festschrift für A. Goldschmidt, Lipsia 1923, pp. 83-90; id., C., Vienna 1925; id., Bildnisse C., in Zeitschrift für Bildende Kunst, 62 (1928), pp. 145-52; F. Winkler, Die altsiederländische Malerei, Berlino 1924, p. 250; M. J. Friedländer, Altsiederländische Malerei, IX, ivi 1931, p. 20 sgg.: A. Morassi, Mostra della pittura antica in Liguria, Genova 1946, pp. 49-51. Bernardo Degenhart
CLEVELAND, diocesi di. - Città dello Stato di Ohio negli Stati Uniti e suffraganea di Cincinnati. Il suo territorio comprende 14 contee del nordest dell'Ohio, con una superfice di ca. 18.300 kmq . Su una popolazione complessiva di più di i. 851.834 ab., nel 1947 i cattolici erano 475.695 , sotto la direzione di 499 sacerdoti diocesani e 207 religiosi, con 197 parrocchie, 95 cappelle, I missione, I seminario maggiore, 4 collegi, 34 high-schools, 193 scuole parrocchiali e 6 orfanotrofi. Nel 1947 vi furono 1643 conversioni. Nella diocesi lavorano una decina di ordini religiosi, e ca. 15 congregazioni femminili, con 2700 religiose.
4 Fin dal 1817, con l'arrivo dei Domenicani di Somerset (Ohio), fu iniziata l'assistenza religiosa per i coloni cattolici nel nord-est dell'Ohio. Nel 1842 vi era già il clero secolare. Intanto, nel 1834, il vescovo di Cincinnati, dal quale dipendeva il territorio di C., affidava ai Redentoristi la cura delle missioni tedesche disperse nel nord dell'Ohio e la fondazione di altre. A loro successero nel 1844 i religiosi del Preziosissimo Sangue. La Chiesa poté organizzarsi così bene che il 28 apr. 1847 la S. Sede separava da Cincinnati tutta la regione dell'Ohio a nord del 40^{°} per formare una nuova diocesi suffraginea con sede a C. Due anni dopo i confini della

(ftst. C.S.I.S.)
Cleveland - Veduta generale del porto e della stazione.
## Page 1090
diocesi venivano meglio precisati con 17 contee complete, 3 delle quali (Erie, Huron, Richland) nel 1922 passavano alla diocesi di Toledo. La Cattedrale è dedicata a s. Giovanni Evangelista.
BibL.: J. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, IV, Nuova York 1892, pp. 183-87, 555-58; G. F. Houck, A history of catholicity in northern Ohio and dioceses of C., Cleveland 1902; id., s. v. in Cath. Enc., IV, pp. 55-58; AAS, 14 (1922), p. 382; D. C. Shearer, Pontificia Americana, Washington 1933 (v. indici); The Official Catholic Directory, Nuova York 1947, parte 2*, pp. 294-304.
Corrado Morin
CLICHTOVE, JOSE. - Umanista e tcologo, n. a Newport nel 1472 o nel 1473, m. a Chartres il 22 sett. 1542. Dall'inizio del sec. XVI figura fra i più rinomati dottori di Parigi. In stretti rapporti con Le Fèvre d'Etaples, suo maestro, e con i circoli umanisti francesi, ne condivise le idee e favorì i propositi di riforma delle scienze sacre e della vita cristiana.
La pubblicazione del suo Elucidatorium nel 1516 gli suscitò contro l'opposizione della Sorbona e lo coinvolse per quattro anni nelle polemiche fra la Sorbona e i primi riformatori francesi. Il dubbio d'esser caduto in errore era avvenuta nel frattempo la condanna di Lutero - e il timore di venire implicato nella condanna che incombeva su Le Fèvre d'Etaples, lo portarono a rigettare i suoi principii novatori e ad accostarsi alla Sorbona. Negli anni dopo il 1520 dedicò tutta la sua attività alla polemica contro i luterani e all'azione contro i novatori in Francia. Dal 1527 si ritirò a Chartres con l'ufficio di canonico teologo, e ebbe ancora una parte rilevante nella celebrazione del Sinodo di Sens riunito a Parigi dal card. Duprat nel 1528. C. fu uno dei più fecondi scrittori del suo tempo. Il carattere delle sue opere è diverso secondo i diversi momenti della sua vita. Pubblicò dapprima un buon numero di trattati classici di contenuto prevalentemente retorico e filosofico; poi una grande serie di scritti patristici ed esegetici editi con l'intento di cercare un rinnovamento della teologia tradizionale; seguirono le discussioni con la Sorbona (1516-20), e, più noti di tutti, gli scritti antiluterani. Inoltre una larga produzione di opuscoli morali, ascetici, liturgici e esegetici si estende lungo tutta la sua vita. C. non è uno dei massimi uomini del sec. XVI, tuttavia interessa perché la sua opera riassume e riflette in maniera complessiva tutte la correnti spirituali del suo tempo.
BibL.: F. van de Hangen, Bibliographie des Oeuvres de 7. C., Gand 1888; A. Clerval, De Indoci Clichtovei vita et operibus, Parigi 1895; L. Cristiani, Antilutherus de Iodocus Clichtovens (1514), in Retese des qudétions historiques, 89 (1911), pp. 120134; A. Clerval, s. v. in DThC, III, coll. 236-43. Igino Rugger
CLIFFORD, William Joseph. - Prelato inglese, n. il 24 dic. 1823 ad Irnham (diocesi di Nottingham), m. nel 1893 a Both. Eletto vescovo di Clifton nel febbr. 1857, governò questa diocesi fino alla sua morte. Partecipò al Concilio Vaticano e fu contro la definizione del dogma dell'infallibilità pontificia. Ritornato in patria, fu dapprima indeciso sull'atteggiamento da assumere, ma il 3 dic. 1870 comunicò infine al card. Barnabò, prefetto della Propaganda, la sua adesione a quanto il Concilio aveva definito. Il C. è noto anche per una originale interpretazione del primo capitolo della Genesi apparsa nell'apr. 1881 sulla Dublin Review (The days of the week and the works of creation, pp. 311-32).
BibL.: Sufficzione svolta dal C. durante il Concilio Vaticano, cf. T. Granderath, Geschichte des vatihanischen Konaib, Friburgo in Br. 1903-1906, passim. { }^{°}
Silvio Furlani
CLIFTON, diOCESI di. - Nel S. del canale di Bristol (Inghilterra); comprende la contea Borough di Bristol e le contee di Gloucestershire, Somerset e Wiltshire.
Il territorio attuale faceva parte nel medioevo della diocesi di Bath, Salisbury e Worcester, dal 1623 dei vicariato apostolico d'Inghilterra, Nel 1688 fu eretto il vicariato apostolico dell'Ovest con sede in C. Questo
vicariato, più grande della diocesi attuale di C., perdette nel 1840 il Galles, poi anche il territorio del sud (Plymouth), quando nel 1850 divenne diocesi, suffraganea dapprima di Westminster, e poi (dal 1911) di Birmingham. Il vescovo risiede a Bristol. Le parrocchie sono 57 , i sacerdoti diocesani 130, sacerdoti regolari 136. Cattolici 49.600 su 1.500 .000 ab. (1948). La pro-Cattedrale è dedicata ai SS. Apostoli. Patroni della diocesi, l'Immacolata Concezione e i ss. Apostoli Pietro e Paolo.
BibL.: E. Burton, s. v. in Cath. Enc., IV, pp. 58-59; Suppl., pp. 212-13; The Official Cath. Directory, Nuova York 1948, pp. 146-57.
Cesario van Hulst
CLIMATERICA, ETÀ.-Attribuzione data dagli antichi a determinati periodi della vita, ricorrenti a epoche fisse (ogni sette o nove anni); punti critici di particolare difficoltà, in cui l'organismo, quasi rinnovandosi, subisse cambiamenti sostanziali nella propria costituzione, pericolose rotture d'equilibrio, donde maggior frequenza di malattie e di mortalità.
La dottrina risale a Pitagora; gli antichi, aderendo a un concetto astrologico, ne poggiavano il determinismo alla rivoluzione terrestre e al ricorrere degli anni bisestili. La moderna medicina costituzionalista ha richiamato in vita tali concetti in forma nuova, dimostrando come realmente nel corso della vita dell'individuo esistano particolari periodi in cui l'organismo subisce radicali mutamenti legati a spostamenti della costituzione endocrina e alla ricerca di nuovi equilibri, presentando una particolare fragilità e facilità ad ammalarsi. Ciò avviene più chiaramente in due punti nodali del cammino della vita: l'inizio della vita sessuale (v. PUBERTà) e la fine, manifesta in particolare nella donna (monopausa). In essa, il climaterio assume speciale importanza, per lo spegnersi della funzione follicolare ovarica e il sostanziale mutamento dell'equilibrio endocrino che tenta spostarsi verso una iperfunzione compensatoria della tiroide, dell'ipofisi, delle surrenali, mentre appaiono caratteristici cambiamenti delle forme esterne (tendenza all'adiposità e alla mascolizzazione), nervosi e psichici (parestesie, ipereccitabilità, squilibri vasomotori, cefalee, modificazioni del tono affettivo con facile tendenza a stati di malanconia ansiosa). Le due suddette e. c. della vita, la pubertà in entrambi i sessi, la menopausa nella donna (nell'uomo il punto climaterico che segna il passaggio dall'età virile alla vecchiaia non è così netto), rappresentano veramente epoche difficili di particolare predisposizione alla malattia e alla mortalità. Alcune forme di anomie, la tubercolosi, i tumori (cancro dell'utero e della mammella nella donna, della prostata nell'uomo), alcune psicosi (schizofrenia, forme maniache e melancoliche) dimostrano una particolare predilezione { }^{4} per tali e. c.
BibL.: A. Palmiari, Ristretto dizionario enciclopedico mediochirurgico, I, Foligno 1829, p. 140; N. Pende, Climaterio, in Enc. Ital., X (1931), p. 606.
Giuseppe de Ninno
CLINGE (Kling), Konbad. - Teologo tedesco, dei Francescani Conventuali, n. a Nordhausen (Turingia) ca. il 1483-84, m. a Erfurt il 10 marzo 1556. Si laureò in teologia presso l'Università di Erfurt (1520).
Guardiano del convento stesso, esplicò per 36 anni larga azione di teologo e predicatore, particolarmente nella Cattedrale ( 1530 ), contro gli errori dei luterani; molti ne converti, ma fu combattuto e calunniato dagli altri, e personalmente in due scritti di Lutero e del Menio. Fra i suoi scritti: Loci communes theologici pro ecclesia catholica (Colonia 1559), Catechismus catholicus... (ivi 1562, 1570), ecc.
BibL.: Sbaralea, I, p. 212; III, p. 338; K. Eubel, Geschichte der hölolischen Minoriten-Ordonaprovinz, Colonia 1906, pp. 21, 299, 200 (s. v. Kling K.); H. Bücher, in Fronzisk. Studien, 10 (1923), pp. 117-98; 15 (1928), pp. 252-71; 17 (1930), pp. 273-97.
Lorenso Di Fonsa
CLINICI. - Con questo nome (da xàive = letto), che in latino si riferiva tanto ai medici, quanto ai malati degenti in letto (di questo secondo significato si trovano notevoli esempi in scrittori cri-
## Page 1091
stiani: cf. Thesaurus linguae latinae, III, 1350, 15 sgg .) si chiamarono dal sec. in coloro che ricevevano il Battesimo mentre erano in pericolo di morte.
Tale Battesimo fu sempre considerato con poco favore, soprattutto per l'insufficente preparazione del battezzando, e per la minore solennità (tra l'altro, era amministrato quasi sempre per infusione, anziché per immersione); e il disfavore doveva necessariamente essere maggiore per quei casi, molto numerosi, in cui i catecumeni appositamente differivano il loro Battesimo fino al punto di morte, per poter più a lungo condurre una vita libera, e per timore (facilitato dall'eresia novaziana : cf. s. Ambrogio, De paenitentia, II, 11, 98 sgg .: PL 16, 521 sg .) di non poter essere assolti dai peccati che commettessero dopo ricevuto il Battesimo. Di questo più grave abuso si trova un ricordo nella leggendaria Passio s. Genesii ex mimo martyris, n. I (BHL, 3315).
Certo in tutt'altro senso Tertulliano aveva scritto che "secondo la condizione, la disposizione e l'età di ciascuna persona, può essere utile differire il Battesimo" (De Baptismo, 18, 4), anche se quel che segue (al n. 6) potrebbe fornire appiglio per giustificare i c.
Per dare un'idea del gran numero di c., si ricorda che nel De rebaptismate, cap. 4 (anonimo del 256 o poco dopo) si dice che a quel tempo era cosa frequentissima che molti morissero dopo il Battesimo senza avere il tempo di ricevere l'imposizione delle mani dal vescovo (PL 3, 1188); s. Agostino (Sermo de urbis excidio, 6, 7: PL 40, 722) racconta che a Costantinopoli, durante l'impero di Arcadio, essendosi sparso un gran panico, tutt' correvano a battezzarsi; e nelle Confessioni (IX, 3) narra del suo amico Verecondo che si battezzò in punto di morte; inoltre molte iscrizioni funerarie di neofiti adulti (tra cui Giunio Basso) fanno supporre che almeno alcuni di essi siano persone battezzate durante l'ultima malattia (cf. E. Diehl, Inscriptiones latinae christianae veteres, I, Berlino 1925, nn. 90, 965, 1478, 1480, 1482, 1483, 1484, 1485 B, 1488, 1488 B, 1489 DF, 1492, 1493, 1495, 1503, 1529, 1537, 2764, 3053 A, 3352, 3802 A, 433^{8} \mathrm{C}, 4753, ecc.). Il caso più celebre fu quello di Costantino (cf. F. I. Dölger, Die Taufe Konstantins und ihre Probleme, in Konstantin der Grosse und seine Zeit, Friburgo in Br. 1913, p. 381 sgg.); e sembra che appunto questo fatto abbia avuto presente Giuliano l'Apostata (nell'opera I Cesari, p. 336 dell'ed. C. J. Neumann, Lipsia 1880) nel mettere in ridicolo Costantino.
Non meraviglia percio l'insistenza di molti Padri, specialmente greci, contro quest'uso (cf. Pseudo-Basilio, Homil., 13, soprattutto n. 3 sgg.: PG 31, 424 sg.; s. Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 11-14: PG 36, 373 sg.; s. Gregorio Nisseno, Adversus eos qui differunt Baptismum: PG 46, 415 sgg.; s. Giovanni Crisostomo, Homiliae in Acta Apostolorum, 1, 6-8, e 23, 4: PG 60, 23 sgg., 182 sg.; id., Catecheiis ad illuminandos, I, 1 : PG 49, 224 sg.).
Vi fu anche qualche dubbio sulla validità di questi Battesimi. S. Cipriano, che non approva la denominazione di c., usata invece di cristiani (Epist., 69, 13), sostiene appunto, contro chi l'aveva messa in dubbio, la validità del loro Battesimo (ibid., nn. 12-13), e anzi difende appunto i c. dall'accusa che loro si faceva, e che era spesso vera, di aver ricevuto il Battesimo senza l'adeguata preparazione dottrinale e senza le dovute disposizioni; ma contemporaneamente a s. Cipriano, papa Cornelio, in una sua lettera a Fabio vescovo di Antiochia, del 252 (Eusebio, Hist. eccl., VI, 43, 5-22), parlando del Battesimo ricevuto da Novaziano in punto di morte, aggiunge: "se proprio si deve dire che lo abbia ricevuto" (ibid., n. 14), dove però il dubbio può essere retorico, oppure fondato sulla mancanza di disposizione. Più tardi si ritrova che s. Basilio suppone evidentemente la validità di tali Battesimi (Epistolae, 269, 2, : PG 32,
1001, che però riguarda un caso in cui la dilazione non era stata colpevole).
La legislazione ecclesiastica dette presto disposizioni sui c. Non vietò mai il conferimento del Battesimo a chi lo domandava in punto di morte; ma richiese un preventivo accertamento delle disposizioni del battezzando, sebbene poi si sia largheggiato soprattutto in caso di Battesimo a chi avesse perduto la conoscenza (cf., con più o meno stretta connessione con questo argomento, can. 59 del Concilio di Elvira, del 305 ca.; can. 34 del III Concilio di Cartagine, del 397; can. 12 del Concilio di Oranges, del 441; s. Agostino, De coniugiis adulterinis, I, 26, 33; 28, 35: PL 40, 469 sg.; Fulgenzio da Ruspe, Epist., 12, 10, 21-23: PL 45, 389 sg.).
Ignota è l'origine della norma che obbligava i c., qualora fossero guariti, a chiedere al vescovo di supplire alle cerimonie eventualmente omesse nel Battesimo (tra cui forse anche la consignatio o confermazione) : tale norma è ricordata come già in vigore nella citata epistola di papa Cornelio (Eusebio, loc. cit., 15), 'e inoltre, in modo più generico, da s. Cipriano (Epist., 73, 9), e dall'anonimo autore del De rebaptismate (cap. 10). Essa fu poi sancita dal Concilio di Elvira (can. 38), e, per quanto riguarda la necessità di completare l'istruzione religiosa, dal can. 47 del Concilio di Laodicea (tra il 343 e il 381 ).
Inoltre l'aver ricevuto il Battesimo in punto di morte venne spesso considerato come un impedimento o irregolarità per l'ordinazione (cf. la citata lettera di papa Cornelio, n. 17, dove si parla della deroga che era stata fatta a questo divieto nell'ordinare prete Novaziano). E il can. 12 del Concilio di Neocesarea (tra il 314 e il 325), riportato anche nel Decreto di Graziano (c. I D. 57), vietò di ordinare preti coloro che fossero stati battezzati mentre erano malati (almeno, e ciò secondo la più comune interpretazione, se il non essere stati battezzati prima fosse dipeso da loro colpa), salvo che avessero dato buona prova di sé e vi fosse scarsità di personale; questo canone si trova poi riprodotto e riconfermato nel cap. 8 del Concilio di Parigi dell'829 (MGH, Leges, III, II, p. 615), e fu poi usualmente esteso a tutte le ordinazioni e anche alla prima tonsura.
E da notare infine che talvolta, a titolo di penitenza canonica, la Chiesa stessa rifiutava il Battesimo fino al punto di morte (can. 68 del Concilio di Elvira, per le catecumene che avessero commesso adulterio e ne fossero rimaste incinte).
All'inizio del medioevo si trova la denominazione grabatarii, per indicare con parola più latina quelli che prima erano chiamati c. (cf. can. 18 del Concilio di Auxerre del 573-603, in MGH, Leges, III, 1, p. 181; e, meglio ancora, cap. 8 del Concilio di Parigi dell'829, sopra citato).
Con la diffusione dell'uso di battezzare gli infanti, anche i c. divennero sempre più rari (ma se ne trovano esempi anche in massa in luoghi di missione fin nel sec. xviII : cf. Pastor XVI, 1, p. 319); la legislazione ecclesiastica non parlò più di essi, limitandosi a dettar norme (che si trovano fin dai primi secoli) sull'amministrazione del Battesimo ai malati e ai moribondi (v. battesimo), e vietando l'ordinazione dei neofiti.
Pio Ciprotti
CLIPEATA, IMMAGINE. - Con l'espressione "imago clipeata" che si trova già in Macrobio (Saturn., II, 3), si suol designare la figura o più spesso il mezzo busto d'una persona scolpita a rilievo o dipinta su di una superfice in forma di
## Page 1092

(let. gellerie e murei Vaticani)
Clipeata, immagine - Ritratto romano del sec. in.
Vaticano, museo.
scudo. Questo tipo di ritratto ( ε i κ ω ́ v γ ρ α π τ \dot{η} \dot{ε} ω \dot{α} α ), sorto originariamente in ambiente greco-orientale di età ellenistica come immagine di carattere eroico e poi come semplice riproduzione dei tratti fisionomici di grandi personaggi o di semplici cittadini, fu assai adoperato dai Romani a scopo funerario durante tutto il periodo imperiale. L'uso ce ne viene attestato fin dall'inizio del sec. III a. C.; Plinio infatti (Nat. hist., XXXV, 12) afferma che il console Appio Claudio pose clipei con ritratti degli antenati nel tempio di Bellona.
Particolarmente interessanti sono un rilievo del museo Vaticano ed un sarcofago dipinto di Kertsch perché mostrano rispettivamente l'uno la bottega d'uno scultore con un marmorato intento a terminare un ritratto a clipeo di una donna romana, l'altro lo studio di un pittore che, dopo aver appeso alla parete due clipei con i ritratti a mezzo busto, siede dinanzi ad un cavalletto. Le i. c. sui sarcofagi romani incominciano a divenire assai frequenti a partire dall'età degli Antonini ed anche i cristiani le adottarono largamente. Sui sarcofagi però, il busto o i busti dei defunti non sono in genere scolpiti su di una superfice conveasa a contorno circolare come quella di un clipeus, ma dentro una cavità semisferica ricavata il più delle volte nel centro della cassa o meno frequentemente sul coperchio, oppure anche, ma eccezionalmente, su di uno dei fianchi, come si vede in un sarcofago cristiano di Tolosa. Spesso il clipeo assume la forma di conchiglia, venendo così ad acquistare un maggior senso estetico, per il motivo assai decorativo delle scanalature e dato che la voluta presso la cerniera della conchiglia fornisce un grazioso supporto al busto o ai busti dei defunti. Non sempre però la trasformazione del clipeo in conchiglia si è compiuta interamente; talvolta, infatti, in basso è rimasta la caratteristica voluta, ma la cavità è priva di scanalature. Altre volte i clipei con i busti dei defunti sono sostenuti da geni, da eroti volanti, da vittorie, ecc., ma molto più frequenti sono quelli non sorretti da alcuna figura, incastonati cioè al centro della cassa del sarcofago tanto nel caso che questo sia strigilato, quanto nel caso che sia decorato a fregio continuo. Quando poi la fronte del sarcofago è divisa in due zone orizzontali, il clipeo si trova di solito nel regi-
stro superiore, invadendo però spesso, almeno in parte, anche quello inferiore. Formandosi a destra e a sinistra due spazi triangolari nel punto in cui il listello terminale della cassa del sarcofago incontra la parte superiore del clipeo, gli scultori cristiani pensarono assai ingegnosamente di riempire questi angoli con figure di poco volume e che potessero trovare un posto giustificabile nella parte superiore delle scene rappresentate; poiché la figura della ma oo di Dio sporgente dalle nubi per fermare il braccio d'Abramo o per consegnare a Mosè le tavole della Legge rispondeva bene allo scopo, per questo ai lati dei clipei si trovano pressoché costantemente queste due scene del Vecchio Testamento: il sacrificio di Abramo e la rivelazione del Sinai. L'arte cristiana usò inoltre le i. c. nelle pitture delle catacombe per raffigurarvi spesso il busto di Cristo (comesi vede, ad es., nella vòlta dell'arcosolio di Celerina del cimitero di Pretestato); nelle pitture delle basiliche per inserirvi i busti dei santi o (come a S. Paolo fuori le mura) i busti dei pontefici; nei musaici per farvi campeggiare (come frequentemente si vede nel centro delle cupole bizantine) il busto ieratico del Pantocrature.
BibL.: F. X. Kraus, Imago elypeata, in Realencyclopädie der christlichen Altertümer, II, pp. 29-30; J. A. Martigny, Imagines elypeatins, in Dictionnaire des antiquités chistiennes, 3^{e} ed., Parigi 1889, p. 352 ; Ch. Daremberg-E. Saglio, Imago, in E. DarembergCh. Saglio, Dict. des antiquités grecques et romaines, III, p. 589 sgg .: H. Leclercq, Imago elypeata, in D. ICL., VII, II, coll. 302-303; A. Salatch, Imago elipeata et sinàe iveaninge, in Revue archéologique, 9 (1937), pp. 14-15; J. Bohnn, Die Imago elipeata, Ein Beitrag zur Portrait- und Typengeschichte, Paderborn 1937; G. Bocatti, Due simulacres elipeatines - antiemi, in Le arti, 4 (1942), pp. 172-80; G. Bovini, I sarcofagi palmeristiani, Città del Vaticano 1949, pp. 54-56.
Giuseppe Bovini
CLITHEROW, Margaret, beata, martire. Detta «la Perla di York», n. a York ca. nel 1552 da Thomas Middleton negoziante di cera e «sheriff» di York. Cresciuta nell'eresia, sposò nel 1571 il benestante John C., anglicano conformista, che aveva due fratelli cattolici, di cui uno sacerdote. Nel 1574 M. C. conobbe la fede cattolica e si converti. Anelando al martirio, conduceva una vita di eroiche penitenze e si prodigava nell'ospitare preti perseguitati, provvedendo loro luoghi e mezzi per celebrare la Messa e per l'apostolato; spesso si recava scalza al luogo dove erano stati giustiziati i martiri di York dal 1582. Accusata nel 1586 per aver ospitato preti e aver ascoltato la Messa, la C. rifiutò di difendersi in tribunale per timore che i suoi prossimi divenissero colpevoli della sua morte mediante testimonianze estorte. Un ragazzo fiammingo di dodici anni fu talmente impaur