no stati giustiziati i martiri di York dal 1582. Accusata nel 1586 per aver ospitato preti e aver ascoltato la Messa, la C. rifiutò di difendersi in tribunale per timore che i suoi prossimi divenissero colpevoli della sua morte mediante testimonianze estorte. Un ragazzo fiammingo di dodici anni fu talmente impaurito che rivelò la cappella in cui C. organizzava le riunioni eucaristiche. Su questa resultanza invalida, la C. fu uccisa per schiacciamento il 25 marzo 1586. Fu beatificata il 15 dic. 1929 .
BibL.: La biografia della C. fu scritta dal suo confessore John Mush. Milburn, A Martyr of York, Londra 1900; C. Testore, Il primato spirituale di Pietro, difeso dal sangue dei martiri inglesi, Isola del Liri 1929, pp. 165-73. Enrico E. G. Ruge
CLITUNNO, TEMPIETTO del: v. SPOLETO, DIOCESI di.
CLODOVEO, re dei FranchI. - Era di stirpe regia ed apparteneva alla tribù dei Franchi Salii; n. nel 446, a 15 anni era già re. Cresciuto nella religione pagana, si converti al cristianesimo dopo una battaglia contro gli Alamanni. Lo battezzò s. Remigio, vescovo di Reims il 25 dic. 498 o 499. Il gesto fu determinato certamente, oltre che da motivi personali e dall'azione della moglie, la piissima Clotilde, da opportunità politiche, e permise al re di aver con sé tutta la popolazione romana della Gallia; tra i due popoli non vi fu distacco come altrove, ma godettero di uguali diritti ed entrarono tutti nell'eser-
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cito. Così C. poté compiere molte conquiste, in special modo quella del regno visigotico, occupando anche la capitale Tolosa. Ottenne da Bisanzio il titolo di console; con Teodorico, re dei Goti residenti in Italia, ebbe molti contrasti risolti con alterne vicende. C. morto nel 311 , era uomo rozzo, primitivo, violento; uccise di sua mano quanti gli davano ombra; ebbe avidità di dominio; anche nel suo sentimento religioso fu impulsivo ed intollerante. Tuttavia proprio per questo egli espresse bene i caratteri delle nuove forze della società ed anticipò il risultato dell'opera medievale, consistente nella fusione di Romani e barbari in seno alla Chiesa cattolica.
Bibl.: La fonte principale è l'Historia Francorum di Gregorio di Tours; per la bibliografia recente oltre alle storie generali sulla Francia, cf. G. Kurth, Clovis, Bruxelles 1923; L. Levillain, Le Bapslme de Clovis, in Biblioth. de l'Ecole de Chartes, 67 (1906), pp. 472-88; id., La Communion et le Bapslme de Clovis, in Revue de l'Eglise de France, 21 (1935), pp. 161-92; Manitius, p. 136; A. van de Vyver, La victoire contre les Alamans et la conversion de Clovis, in Revue belg. de philal. et d'hist., 15 (1936), pp. 859-914; 16 (1937), pp. 32-94. Paolo Brezzi
CLOE. - In I Cor. 1, 11, s. Paolo scrive: «Mi fu riferito a vostro riguardo, fratelli miei, da quei di C. ( \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} ) che vi sono tra voi dei par-titi». Espressioni di questo genere indicano normalmente i familiari (compresi gli schiavi ed i liberti) della nominata (cf. Rom. 16, 10-11). Poiché la I Epistola ai Carinti fu scritta da Efeso, è probabile che C. abitasse a Corinto e che alcuni membri della sua casa, recatisi ad Efeso, abbiano informato l'Apostolo. Altri pensano che C. abitasse ad Efeso. Alcuni, come s. Ambrogio, credono che C. sia un nome di luogo.
Pietro De Ambroggi
CLOGHER, diOcesi di. - Nell'Eire (Irlanda), suffraganea di Armagh. Il nome proviene dal gaelico Clochar ( = chiesa in pietra). La sede fu fondata da s. Patrizio, il quale intorno al 454 designò s. Macartan suo discepolo e compagno come primo vescovo. Degno di menzione, tra i pastori di questa sede, Heber MacMatron (1643-50), il quale, dopo la morte di O'Neil, fu designato a succedergli come capo dell'armata irlandese contro Cromwell. Fu catturato e decapitato. La causa del suo martirio è introdotta presso la S. Congregazione dei Riti.
Nella diocesi, a Loch Derg, è situato il «Purgatorio di S. Patrizio * dove ogni anno, dal 1^{°} giugno al 15 ag., affluiscono migliaia di pellegrini per tre giorni continui di digiuno, preghiera e penitenza.
Nel museo Nazionale di Dublino si conservano due cimeli di antica arte cristiana provenienti da questa diocesi. Si tratta della Croce di C. e del Dominach Alrgid, urna d'argento per la custodia di una copia dei Vangeli che si dice essere stati donati da s. Patrizio a s. Macartan.
La diocesi ha 40 parrocchie, 88 chiese, 110 sacerdoti diocesani, 22 sacerdoti regolari, una comunità di clero regolare, 4 di fratelli laici, 11 case di suore, 9 seminari, ab. 117.250 dei quali 83.569 cattolici (1946).
Bibl.: Annales of the four Masters, ed. J. O' Donovan, 7 voll., 2^{2} ed., Dublino 1856 (cf. vol. VII, Index, s. v. Clochar, p. 31); W. M. Brady, Episcopal succession in England, Scotland and Ireland, 3 voll., Roma 1876 (v. indice); J. F. Kenney, Sources for the early History of Ireland, Nueva York 1929 (v. indice); S. Leslie, S. Patrick's Purgatory, Londra 1932; Irish Catholic Directory and Almanac, 1949, Dublino 1949, p. 169.
Dionisio MacDaid
CLOISONNE : v. SMalto.
CLONFERT, diOcesi di. - Nell'Eire (Irlanda), suffraganea di Tuam. Il nome deriva dal gaelico Cluain Fearta Breanaina ( = prato dell'erba di Brandan). Le origini della diocesi si spingono fin verso il 550 , quando s. Brendano, detto il Navigatore, fondò un monastero e una scuola, la cui fama può
essere valutata dal fatto che i suoi alunni raggiunsero il numero di 3000 . Brendano non era vescovo, ma aveva come suo assistente il vescovo s. Moinenn, che gli successe più tardi. La leggenda del viaggio di sette anni di s. Brendano in cerca di una terra promessa fu ampiamente conosciuta nell'Europa medievale. In Giovanni, che fu vescovo circa gli anni 1266-96, si ha il raro esempio di un prelato italiano che occupasse una sede irlandese. Più tardi egli fu trasferito in Italia, a Benevento.
La vecchia cattedrale di C., bel modello di romanico irlandese, fu occupata, nel periodo della Riforma, dai protestanti i quali la detengono tuttora.
Nella diocesi vi sono 24 parrocchie, 48 chiese, 56 sacerdoti diocesani e 27 regolari, Carmelitani scalzi e Redentoristi, 8 case di suore, un seminario. I cattolici sono 3^{8}-434 su 38.869 ab. (1948).
Bibl.: Annales of the four Masters, ed. J. O' Donovan, 7 voll., 2^{2} ed., Dublino 1856 (cf. vol. VII, Index, s. v. Clematis-fearco-Breanaina, p. 35); J. Healy, Ireland's ancient schools and scholars, ivi 1890 ; J. Ryan, Irish Monasticism, ivi 1931, pp. 118, 122; Irish Catholic Directory and Almanac, 1949, ivi 1949, pp. 332-38. Copiosa bibl. sulla leggenda di s. Brendano in J. F. Kenney, Sources for the Early History of Ireland, I, Nueva York 1929 (v. indice, s. v. Breanand), Dionisio MacDaid
CLOPINEL, Jean : v. meung, jean de.
CLORIVIÈRE, Pierre-Joseph Picot de. - Gesuita francese, n. a St-Malo il 29 giugno 1735, m. a Parigi il 9 genn. 1820. Entrò nel 1756 nel noviziato di Parigi, ma la soppressione della Compagnia di Gesù in Francia per opera dei Parlamenti (1762) lo fece passare alla provincia d'Inghilterra; vi ebbe, fra altre mansioni, quella di cappellano delle Benedettine inglesi di Bruxelles (1770-75). Soppressa la Compagnia nel 1773, divenne parroco a Paramé, presso St-Malo (1779-86), poi superiore del collegio-seminario di Dinan (1786-90). Ritiratosi alla proclamazione della costituzione civile del clero (1790), si tenne nascosto a Parigi durante la persecuzione rivoluzio-

(da J. Lurcat, La tapiiseria française, Parigi (5i) Clodovso - Particolare dell'incoronazione di C. Arazzo francese (sec. XV) - Reims, Cattedrale.
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naria. Per porre riparo al vuoto creato prima dalla soppressione della Compagnia e poi dalla distruzione degli Ordini religiosi decretata dagli Stati generali (1790), fondò, tra grandi difficoltà, due società i cui membri avrebbero osservato i voti ed una regola religiosa, senza però vita comune, abito od osservanze claustrali; una fu la "Società dei preti del S. Cuore di Gesù" (da distinguere dalla Società del S. Cuore, con vita comunitaria, fondata nel 1794 dai pp. Tournély e Varin per supplire all'opera degli antichi Gesuiti); l'altra, eretta con la nobildonna Ma-ria-Adelaide de Cicé, la "Società delle figlie del Cuore di Maria». Iniziate nel 1791, approvate da Pio VII nel 1801, entrambe sono tuttora fiorenti e benemerite della Chiesa. Sospetto alla polizia imperiale per appartenenze famigliari, il C. venne rinchiuso nel Temple (1804). Liberato a 74 anni, dopo cinque anni di detenzione arbitraria, fu l'anima del risorgere in Francia della Compagnia di Gesù; dopo la sua restaurazione (1814), ne fu il primo provinciale e ne curò le prime laboriose fondazioni (nella forma dei cosiddetti piccoli seminari).
Il p. de C. scrisse molto, nei lunghi anni di forzata vita nascosta: La vie de M. Louis-Marie Grignion de Monfort (Parigi 1785); parecchie novene o libretti di pietà, come Exercices de dévotion à s. Louis de Gonzague (ivi 1785), che ebbe molte ristampe; le Considérations sur l'exercice de la prière et de l'oraison, composte nel 1778 per il piccolo gruppo degli eremiti del Mont-Valérien, pubblicate nel 1802, con parecchie ristampe, le migliori dal p. Bainvel (ivi 1928) e dal Monier-Vinard in P. de C. d'après ses notes intimes (II, ivi 1935, pp. 10207); semplice di tono, l'opera va stimata per l'esposizione autorevole dell'orazione mistica (una Pratique de l'oraison mentale rendue facile à tous les fidèles, stampata sotto il suo nome a Avignone nel 1821, non è di lui); Explication des Epîtres de s. Pierre (3 voll., Parigi 1809); ampi commentari sull'Apocalisse (commentaire moral, commentaire politique e commentaire littéral) ai quali lavorò più di 20 anni, con vedute assai personali, rimasero manoscritti, come pure altri commentari sui Profeti e sul Cantico dei Cantici; alcuni scritti di circostanza sono stati messi in luce di recente: Le serment de la liberté et de l'égalité, pubblicato dal can. Uzureau (Parigi 1924); Les doctrines de la Déclaration des droits de l'homme, con alcuni frammenti, pubblicate da R. Bazin in: P. de C. contemporain et juge de la Révolution (ivi 1926); le sue Lettres circulaires ai membri delle società da lui fondate furono stampate a modo di manoscritti ( 2 voll., ivi 1935), le sue note intime dal p. Monier-Vinard nella collezione Maîtres spirituels (2 voll., ivi 1935).
Bibl.: Sommersvagel, II, coll. 1244-48; IX, coll. 54-58; F. de Grivel, La vie du r. p. P. 7. Picot de C., Nantes 1820; J. Terrien, Histoire du r. p. de C., Parigi 1894; Pierre de C. contemporain et juge de la Révolution, introd. di R. Bazin, ivi 1926; J. Sternaux, Sturmflut und Wetterleuchten. P. de C. S. I., Ein Textitenleben aus bewegter Zeit, Innsbruck 1927; M. E. F. de Bellevue, Le p. de C. et sa mission, Wetteren 1933; H. Monier-Vinard, Pierre de C., S. I. (1735-1820) d'après ses notes intimes de 1763 à 1773, 2 voll., Parigi 1935; id., La mystique du p. de C., in Ren. d'ascétique et de mystique, 17 (1936), pp. 147-68, 225-42; id., s. v. in DSp, II, coll. 974-79.
Edmundo Lamalle
CLOROFILLA : v. ROTANICA; ORGANICAZIONE.
CLOTILDE, santa. - Figlia del re ariano Childerico, n. a Lione nel 474 ca., dopo l'uccisione dei genitori affidata alla tutela dello zio Gundobaldo re dei Burgundi, fu educata nella religione cattolica dalla pia madre Caratena. Verso il 492 andò sposa a Clodoveo, re dei Franchi, sulla cui conversione esercitò un reale influsso e dal quale ebbe cinque figli. Dopo la morte del marito, afflitta dalle lotte tra Franchi e Burgundi e dall'assassinio dei figli, si ritirò a Tours presso il sepolcro di S. Martino, dove

(da A. Lireo, Evolution de la peinture française, Parigi 1831). CLOUET, François - Ritratto di Elisabetta d'Austria.
si distinse per la sua attività religiosa, intesa a fondare chiese e monasteri. M. nel 545 ; festa il 3 giugno.
Bibl.: Acta SS. Iunii, I. Anversa 1695, pp. 292-98; Vita s. Clotilidhis, ed. B. Krusch, in MGH, Scriptores, II, pp. 341-48; G. Kurth, Ste Clotilde, Parigi 1897; Martyr. Romanum, 1940, pp. 222 .
Mario Scaduto
CLOUD OF UNKNOWNG (" Nube della non conoscenza "). - Testo mistico, anonimo, composto in Inghilterra nel dialetto del Midland, intorno alla metà del sec. xiv e pubblicato per la prima volta, con un commentario, dal benedettino Agostino Baker (1575-1641).
L'autore, che scrive sotto l'influsso delle opere di s. Agostino, di Riccardo di S. Vittore, e soprattutto di Dionigi Areopagita, espone al suo discepolo il concetto che non la conoscenza, ma l'intuizione mistica della divinità, raggiungibile non con la sola ragione discorsiva, ma con la volontà e con l'amore, attinge il possesso di Dio. Alla fine del suo travaglio, il mistico si troverà di fronte a una nuvola, che solo il suo "piccolo cieco amore" avrà il potere di penetrare.
Bibl.: Testo modernizzato a cura di I. McCann, 2^{2} ed., Londra 1936. Del testo originale esistono due edizioni (ivi 1871 e 1912).
Augusto Guidi
CLOUET, Jean. - Pittore e disegnatore, n. nei Paesi Bassi (?) nel 1485 ca., m. a Parigi nel 1540. Egli è ricordato a Tours dal 1516, dove eseguisce anche grandi altari; dal 1529 si stabilisce a Parigi, e lavora specialmente come ritrattista. Al servizio di Francesco I, lavora a numerosi ritratti di personalità della corte e dello stesso re (Louvre, Chantilly, Uffizi), fa miniature per libri (Guerre Gallique, biblioteca Nazionale di Parigi). Il suo merito maggiore sta nei disegni di ritratti, dei quali il museo di Chantilly possiede i più famosi. Essi hanno la finezza di
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quelli dell'Holbein, ma sono più stilizzati, e raffinatissimi nella tecnica e nell'espressione.
Suo figlio, François, n. a Tours prima del 1522, m. a Parigi nel 1572, segul lo stile paterno nell'arte del ritratto e, dopo le morte del padre, ne prese il posto come pittore di corte di Francesco I (1541); vi rimase anche sotto Enrico II e Carlo IX. E famoso per i suoi disegni. Del 1562 è il ritratto dipinto di P. Cutte nel Louvre; fra gli altri numerosi ritratti di principi ecc., quello di Enrico II degli Uffizi (1559) è uno dei più noti.
Birl.: H. Bouchot, Les C. et Corneille de Lyon, Parigi 1892; E. Moreau-Nélaton, Les crayons de Chantilly, 4 voll., ivi 19021904; A. Germain, Les C., ivi 1906; E. Moreau-Nélaton, Les C., ivi 1908; L. Dimier, s. v. in Thieme-Becker, VII, pp. 19 20; H. S. Ede, Authenticated information concerning 7. and F. C., in Burlington Magazine, 42 (1923), pp. 111-29; L. Dimier, Histoire de la peinture de portrait en France, 2 voll., Parigi 1924, passim; E. Moreau-Nélaton, Les C. et leurs émuies, 3 voll., ivi 1924; I. Adler, Die C., in 700 rbach der Kunsthist. Sammlungen, Wien, 3 (1929), pp. 201-46; H. Malo, Les C. de Chantilly, Parigi 1932; L. Dimier, Dessins français du XVIr siècle, ivi 1941 .
Settorato Degenhart
CLOVIO, Giulio. - Miniatore, n. a Grizane in Croazia, m. a Roma il 5 genn. 1578. Il suo nome nella lingua nativa suonava Jural (cioè Giorgio) Glovichsich. Nel 1516 era a Venezia presso la famiglia Grimani, poi fu a Roma ove conobbe Giulio Romano. Nel 1524 era in Ungheria e lavorava per il re Luigi II. Nel 1527 era di nuovo a Roma e durante il sacco fu fatto prigioniero dagli Spagnoli. Fuggito si rifugio a Mantova ove divenne canonico scopetino nel convento di S. Rufina assumendo il nome di Giulio. Ma il suo antico protettore, il card. Marino Grimani, ottenne (1531) che venisse prosciolto dai voti e si recasse a lavorare per lui a Perugia. Fu quindi a Roma alla corte del card. Alessandro Farnese allontanandosi solo per alcuni importanti lavori quali quelli eseguiti nel 1551 per Cosimo de' Medici a Firenze.
Sono molto numerose le opere del C. ricordate dal Vasari e quelle che gli vengono assegnate; fra queste vanno

(da F. Bonnard, D. Giulio Clavio, miniaturiste, Roma - Parigi 1889) Clovio, Giulio - Autoritratto firmato, Ministura. Firenze, galleria degli Uffizi.

(da Ireland May Folder, Dublino 1527) Cloyne - Il castello (secc. xili-xiv).
ricordate, oltre una deposizione ed un autoritratto nella galleria Pitti a Firenze, alcuni codici della biblioteca Vaticana tra cui i messali nn. 3805 e 3807 ; il Canon Missae dell'archivio arcivescovile di Ravenna; il Silius Italicus della Marciana di Venezia, I Commentari dell'Epistola di i. Paolo nel Suane Museum ed altri manoscritti nel British Museum di Londra, il Salterio di Paolo III a Parigi, ecc.
La fama di d. G. C., quale artista di eccezione fu, ai suoi tempi, immensa e certo le sue capacità di tecnico e di disegnatore appaiono anche ora veramente straordinarie. Tuttavia il giudizio che di lui oggi s'esprime è limitato all'interesse che può suscitare chi tenti tradurre in paziente minuteria di gusto un po' fiammingola conchiusa armonia delle forme raffaellesche o la potenza di quelle di Michelangelo; e la nostra ammirazione viene quindi limitata alla sua, talvolta miracolosa, abilità artigianesca.
Birl.: J. W. Bradley, The life and work of G. C., Londra 1891; G. Vasari, Vita di d. G. C., con una introduzione e note di A. M. Bessone Aureli, Firenze 1915 (con bibl. precedente). Emilio Lavagnino
CLOYNE, diocesi di. - In Irlanda, suffraganea di Cashel. Il nome proviene dal gaelico Cluain ( = prato). La diocesi fu fondata ca. nel 580 da s. Colman, il primo vescovo, che ne è anche il patrono. La sede di C. fu unita a quella di Cork dal 1450 fino al 1747 , quando fu separata da Benedetto XIV. Perciò la diocesi di C. si gloria di aver avuto tra i suoi vescovi il b. Taddeo MacCarthy (v. cork, diocesi di).
La moderna cattedrale a Cbbh, completata nel secolo presente, è molto ammirata come modello di stile neogotico. La diocesi ha una superfice di 3440 kmq .; conta 47 parrocchie, 103 chiese, 155 sacerdoti diocesani, 19 regolari, un seminario; scuole sono tenute dai Festelli delle Scuole cristiane e da altre famiglie religiose laiche. Le case di religione sono 25; la popolazione cattolica è di 103.412 su 105.483 ab .
Birl.: Annale of the four Masters, ed. J. O'Donovan, 7 voll., 2^{4} ed., Dublino 1856 (cf. vol. VII, Index); W. M. Brady, Records of Cork, C. and Rost, 3 voll., Dublino e Londra 1864; id., Episcopal succession in England, Scotland and Ireland, 2 voll., Roma 1876-77; Journal of the Cork Hist. and Archeol. Society, passim; J. O'Riordan, s. v. in Cath. Enc., IV, pp. 71-73; Irish Catholic Directory, 1949, Dublino 1949, pp. 271-78. Dionisio MacDaid
CLUJ-GHERLA, diocesi di. - Cluj è città di Romania, capoluogo della Transilvania, con 99.720 ab. (censimento del 1937). Città antichissima, detta dai Daci Napoca e dai romani Claudiopolis, fu nel medioevo chiamata Castrum Cluz, donde la denominazione odierna. Nel 1267, Cluj e il suo territorio furono dai sovrani d'Ungheria dati in dono ai vescovi di Transilvania. A Cluj ha la sua residenza il vescovo cattolico
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CLUNY - C. e la sua zona d'influenza (secc. x-xiv) : 1) C. a) Le Quinque filiae. 2) Principali centri cluniscensi. 4) Priorati cluniscensi fondati oppure abbazie riformate dagli abati Bernone, 910-24 (B.), Oddone 924-42 (Od.), Maiolo 924 [964]-94 (M.), Odilone 994-1048 (O.), Ugo 1049-1109 (U.). La scelta è stata ristrettissima. 5) Centri infloenzati da C. 6) Riforme parallele indipendenti da C. 7) Ordini monastici nuovi: Certesini (1084), La Grande-Chartreuse, Cistercensi (1098), Cîteaux e Clairvaux: e centri di riforme canonicali: Canonici regolari, S. Frediano a Lucca (fine sec. xi), Prémontré (1121). 8) Priorato neocloniscense di Aosta. 9) Centri abitati.
della diocesi di C.-G., istituita per i fedeli orientali dal pontefice Pio IX con bolla del 19 dic. 1853.
Superfice kmq. 14.000; ab. 600.000 (cattolici 421.652); parrocchie 463.
Bres.: P. Botes, Cédéusa aragului Cluj, Cluj 1923; V. Lazar, Cluj, Bucarest 1923; Ann. pontificio, 1949. Mario Baffi
CLUNY (Cluniacum, Cluni). - Città della regione del Rodano, dipartimento Saône-et-Loire, diocesi di Mâcon, con resti dell'omonima abbazia benedettina, chiamata la "seconda Roma", e centro ideale delle tendenze riformatrici del basso medioevo.
Sosmiann: I. Storia dell'abbazia. - II. Organizzazione della Congregazione. - III. Caratteristiche spirituali. - IV. Estensione della riforma. - V. Metodi di conquista. - VI. Cause dell'ascesa e della decadenza. - VII. Costume dei Cluniscensi. - VIII. Importanza. - IX. Restaurazione di C. - X. Arte di C.
I. Storia dell'abbazia. - L'atto di fondazione dell' 1 i sett. 910 (riportato da A. Bruel, tav. I) designa C. come "monastero libero" sotto la protezione di Roma. Fondatori ne sono Guglielmo, duca d'Aquitania (m. nel 918), e il b. abate Bernone di Baume (m. nel 927). L'età classica di C. (910-1156) è caratterizzata dal suo influsso e dall'amministrazione da parte di abati capaci e santi. S. Oddone (927-42, oppure 948) concluse nel 931 l'importantissima unione con Roma (Jaffé-Wattenbach, 3854). I santi abati Maiolo (954-94), Odilone (994-1048) e Ugo (10491109) stabilirono sull'Europa la supremazia religiosa cluniscense. Dopo l'insuccesso di Ponzio (1122 dimissionario, 1126 scomunicato), C. raggiunse sotto Pietro il Venerabile l'apice della sua potenza ( 400
monaci in C., massima estensione della Congregazione; nel 1131 è ultimata la basilica di Ugo, magnifico edificio a cinque navate). Il periodo delle riforme interne (1156-1621) rivelò un indebolimento della capacità d'espansione; condusse a numerosi tentativi di riforma nell'interno, e alla cessione del diritto di indipendenza alla Corona francese (1258), per cui divenne commenda della Corona, e soffrì sensibili perdite (incendio del 1157, guerra de) Cento anni, saccheggio dei tesori della biblioteca in occasione del moto ugonotto [1562], perdita delle comunità estere per la riforma del sec. xvi). Il periodo della decadenza (1621-1790) iniziò con lo spezzarsi della Congregazione nei due gruppi di riformati e non riformati sotto l'abate Giacomo di Veny d'Arbouze (1621-29). Il card. Richelieu, quale commendatario, uni (1629-42) C. per dieci anni con i Maurini. Il suo successore, card. Mazzarino, unì C. alla Congregazione di St-Vanne (1654-61), unione che si spezzò nel 1661. Sotto l'ultimo commendatario, card. Domenico de la Rochefoucauld (1757-90), vivevano in C. ormai soltanto 40 monaci. L'esecuzione del decreto statale di soppressione del 19 febbr. e dal 20 marzo 1790 era ultimata nel luglio 1791. L'ultima Messa conventuale nella basilica di Ugo fu celebrata il 25 ott. 1791. Il 21 apr. 1798 si procedette alla vendita dei terreni a privati per due milioni e quattordicimila franchi. La distruzione degli edifici abbaziali incominciò nel sett. del 1801. Nel giugno-luglio del 1811 si fece saltare in aria la navata della chiesa per tracciarvi una strada, per il che
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gli abitanti di C. dovettero udire da Napoleone I le dure parole: "Allez, vous êtes des vandales!".
BibL.: I titoli delle opere di carattere generale saranno dati nella bibl. generale: M. Marrier, pp. 2-1627, 1627-88 (Chre. nison Clunior, sec. XV); A. Bruel, I, p. 128; D. Besunier, pp. 1-39; J. de Valois, Fondation de C., in Millénoire de C., I, pp.177219; P. Denis, Quelques mots sur les derniers moines de l'abbaye de C., ibid., II, pp. 114-46; H. Chabcur, Comment fus détruite l'église abbatiale de C., in Revue de Bourgogne, 1912, pp. 269-91; D. Anger, Le nombre des moines d C., in. Revue bèvèd., 36 (1924), p. 267 sgg.; J. Virey, pp. 9-17; L. H. Champly, p. 9 sgg.
II. Organtzzazione della Congregazione. - Le basi della costituzione erano le Consuetudines, gli Statuta degli abati, dei Capitoli generali, e dei romani pontefici. Le Consuetudines del tempo di Oddone (B. Albers, Consuetudines monasticae, II, pp. 1-24) sono una elaborazione delle disposizioni di Benedetto d'Aniane (m. nell'821; ibid., III, pp. 154-56); la seconda redazione risale al 1000-30 (ibid., II, pp. 3161). Un'altra redazione è dell'anno 1043 (ibid., I, p. I sgg.). Per la redazione di Bernardo (1063-87) e Udalrico (1079), cf. sotto, bibl. Dal sec. xir in poi seguono molti Statuta complementari (testi in Marricr, pp. 1053-76, 1457-70, 1471-1541-1616). La struttura di C. si basa su una immensa donazione di beni immobili (documenti in A. Bruel, Recueil, I-VI). La gerarchia delle cariche (camerarius, ccllarius, cantor, ecc.), venne poi aumentata (forestarius, sepiarius, harengerius), e il tradizionale decanato sostituito dalla nuova costituzione del priorato. Nella stratificazione sociale cluniacense si trovano: sacerdoti e monaci laici; nutritii, provenienti dall'istituto degli Oblati (soppressi da Pietro il Venerabile) e più tardi i conversi; infine affi-
liati, addetti e servi. Nella Congregazione di C. non si conobbe invece il "procuratore civile" (advocatus). La struttura della Congregazione cluniacense si fonda su tre principi costitutivi : il principio feudale della traditio, l'idea aniana dell'unione sotto controllo, e lo schema, già noto dal tempo di Gregorio Magno, di monastero principale e monastero affiliato. La Congregazione così costituita si articolava in cinque gruppi ineguali : a) gruppo dei priorati immediatamente sottoposti (le cosiddette "Quinque Filiae" di C., Lewes in Inghilterra, La-Charité-sur-Loire, St-Martin-des-Champs [Parigi], Souvigny, Sauxillanges, alle quali si devono in certo qual modo aggiungere alcune abbazie che ritennero il titolo abbaziale come Camprodon, S. Benedetto in Polirone, ecc.); b) i priorati mediatamente sottoposti (cioè i monasteri sottoposti alle «Quinque Filiae"); c) il gruppo delle abbazie incorporate; d) le abbazie poste solo sotto diretta sorveglianza e non incorporate nelle quali C. dirige o convalida l'elezione dell'abate (Vézelay, Moissac, St-Martial di Limoges, ecc.); e) le abbazie affidate temporaneamente per la riforma (Fleury, St-Maur-des-Fossés, Marmoutier). Il capo della Congregazione era il "prior abbas" (Marrier, p. 1406), la cui potestà all'inizio del sec. xiII, era già condivisa con 10 capi provinciali (camerarii); Gregorio IX (28 luglio 1231) la limitò ancora per mezzo del Capitolo generale e dei definitori ( 4 , poi 15). Le rendite dell'abate provenivano da beni stabili, dalle entrate di cancelleria e da imposte. Il complesso fiscale del 1377 ascese a 16.122 libbre.

(da E. Ricard, C. et les environs, in ed., Nancy s. d., tiv. I)
Cluny - Piante dell'abbazia prima della sua soppressione (1790) e della sua distruzione (sett. 1801 -luglio 1811). Le parti disegnate in nero sono quelle oggi ancora esistenti.
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Cluny - Ricostruzione del complesso monumentale di C., prima della distruzione (sctt. 1801-busiso 1811): A. Entesta; B. Edifici claustrali (sec. xvir); C. Facciata del palazzo coaddetto di pana Gelazio (principio sec. xiv con modifiche di Richelieu, sec. xviI); D. Palazzo di Giacomo d'Amboise (principio sec. xvi); E. Palazzo di Giovanni di Barbone (seconda metà sec. xv); F. Scuderia di S. Ugo; H. Rimesse e abitazione dei domestici; I. Prizione; K. Torre Fabr. (sec. xiv); L. Torre regonda (sec. xv); M. Torre del mulino (sec. x); N. Torre dei formaggi (sec. xI), basilica (sec. xII); 2. Torre degli archivi; b. Torre della giustizia; c. Nartece; d. Navata maggiore; e. Campanile del coro; f. Campanile di S. Caterino; g. Campanile dell'acqua benedetta, superstite; h. Campanile delle lampade; i. Campanile dell'orologio.
Bibl.: Bernardus, Ordo Cluniacensis, in M. Herrgott, Vetus disciplina monastica, Parigi 1726, pp. 136-364; Udalricus, Antiquiores connotudines monatterii Cluniacensis: PL 149, 635-778; R. Albers, Untersuchungen zu den ältesten Mönchsgewohnheiten, Monaco 1905; M. Rothenhäusler, Zur altesten cluniazensischen Abzowald, in Studien und Mitteilungen O.S.B. 33 (1912), pp. 605620; D. Anger, Chapitres généraux de C., in Revue Mobilion, 8 (1913), pp. 105, 213-52, 447; R. Molitor, Aus der Rechtsgeschichte bened. Verbände, I, Münster in V. 1928, pp. 39-138; G. de Valous, I, pp. 28-141 e II, pp. 87-206; id., Le temporel et la situation financière des établissements de l'Ordre de C. du XIIe au XIVe siècle particulièrement dans les provinces françaises (Arch. frane. monast., 41), Ligugé 1935; K. Hallinger, pp. 350-59, 553-626 e 632 sgg.
III. Caratteristiche spirituali. - L'aspirazione al monachesimo integrale ha impresso a C. evidenti caratteristiche, così che il suo tipo si differenzia netamente da quello delle abbazie gentilizie, regie e imperiali. Esse sono :
a) l'ideale liturgico, trasformatosi poi in una specie di ritualismo, costituito dal prolungamento dell'Opus Dei per mezzo dell'Oratio Trina; dagli uffici votivi; dai salmi speciali e da lunghi riti processionali. L'ufficio del coro sostituì il lavoro manuale e lo studio (Petrus Ven., Statutum, 67, in M. Marrier, p. 1272);
b) gli Ideali di libertà, contenuti nella Carta di fondazione del gro per i quali i cluniacensi lottarono contro l'oppressione proveniente dal sistema feudalistico delle Chiese gentilizie. Il bisogno di libertà creò il sistema priorale di C. (emancipazione della Chiesa bassa francese del sec. xi dalle mani dei laici), e il recente istituto dei conversi (Charité-sur-Loire) spinse C. a erigere grandi monasteri e a debellare i «Procuratori civili» (riforma di Hirsau); e condusse finalmente C. a trasportare queste idee all'alta Chiesa per mezzo del gregorianesimo;
c) l'Unione con Roma. C. dal 910 al 1258 si servì di Roma come contrappeso al feudalesimo laico ma soprattutto al feudalesimo episcopale. L'ideale di libertà, culminato nel sec. x, nell'esenzione, condusse
i circoli cluniacensi dei secc. xI-xit ad una certa psicosi di emancipazione con alterni successi. Lontani echi di queste lotte sono i cann. 615-18 dell'odierno CIC:
d) volontà di riforma. Gli abati del periodo classico (915-1156) hanno fatto di questo retaggio di Benedetto d'Aniane, mediante un lavoro indefesso (desudati labores, dice la Vita Odilosis, in M. Marier, p. 1814), una caratteristica di C;
e) il Centralismo. L'avvenuta riforma doveva essere garantita dall'unione in Congregazione (Ugo il Grande nel caso di Lézat [Bruel, Recueil, IV, p. 563, n. 3454 del 5 nov. 1073]). In tal modo crebbe fin dal 929 una gerarchia feudale diretta da una centrale che, ad onta dei risentimenti antifeudalistici, era radicata in ultima analisi, nonostante tutto, nell'idea della Chiesa gentilizia.
I punti caratteristici dell'ideale centralistico di C. sono : la tendenza verso il diritto stabile dell'ordinatio, il sistema del priorato già menzionato, il diritto di visita dell'abate maggiore, e, cosa curiosa, le continue opposizioni entro la stessa Congregazione contro il sistema centralistico.
Bibl.: P. Fabre, Etudes sur le Liber Censuum de l'Eglise romaine, Parigi 1892; G. Schreiber, Kurie und Kloster im 17. Jh., 2 voll., Stoccarda 1910; id., Gemeinschaften des Mittelalters, Münster in V. 1948, pp. 89-132 e 410-51 (sistema del priorato di C.); G. Letonnelier, L'Abbaye exempte de C. et le St-Siège, Ligugé 1923; U. Berlière, p. 177, n. 87; R. Molitor, pp. 122138; U. Stutz (stud) sulla natura della Chiesa gentilizia raccolti da Molitor, I, p. xxviII); St. Hilpisch, Geschichte des benediktinischen Mönchtums, Friburgo in Br. 1929, pp. 223204; G. Tellenbach, Liberus, Stoccarda 1936, pp. 204, 219 e 227; K. Hallinger, capp. 2 e 4, pp. 350-92 e 516-53; Th. Mayer, Gregor VII. und das Eigeohirchowrecht, in Zeitschrift für Schweizer Geschichte, 38 (1948), pp. 145-76.
IV. Estensione della riforma. - L'attività riformatrice di C. ebbe di mira due cose : la diffusione della riforma e l'annessione del monastero riformato alla Congregazione. Si devono dunque distinguere
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In alto: CONSACRAZIONE IN S. PIETRO DI VESCOVI MISSIONARI (29 ott. 1939) - Pio XII pronuncia il discorso al termine della cerimonia. In basso: MAR IVANIOS VESCOVO DI TRIVONDRUM DAL XX SETTEMBRE MCMXXX ED IL SUO AUSILIARE MAR TEOFILO, già giecobiti, con S. E. Mons. Kandathill, arcivescovo di Ernakulam (India)
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In alto: LATO DELLA BASILICA DI CLUNY. Incisione (acquaforte e bulino) di P. F. Giffart, riprodotta negli Annales Ordinis S. Benedicti di G. Mabillon, V, Parigi 1713, p. 256. In basso: URBANO II, CIRCONDATO DA CARDINALI, consacra l'altare maggiore ( 25 ott. 1095) della Basilica iniziata dall'abate Ugo (1088), presente con i suoi monaci. Miniatura che accompagna la Libertas loci Cluniacensis sancita a domno papa Urbano in ipso cenobio - Parigi, biblioteca Nazionale, ms. lat. 17716, f. 91 (fine sec. xit), importante codice miscellaneo su Cluny.
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due gruppi di monasteri cluniacensi : i riformati e quelli annessi alla Congregazione. I monasteri annessi alla Congregazione di C. avevano raggiunto fino al 937 il numero di 17 . Nel 994 erano 37 , fino al 1048 sono 65 , e sotto Pietro il Venerabile, a quanto si dice, 2000 (M. Marrier, p. 600). Il più recente riesame della questione per i secc. xir-xiv diede rispettivamente 1174 e 1450 case (G. de Valous, II, pp. 179-271; Schmitz, I, p. 138). Secondo una prica e provvisoria statistica le case riformate ammontano a 1629. L'estensione complessiva dell'influsso cluniacense dal sec. xi al sec. xiv porta pertanto almeno 2795 e rispettivamente 3079 comunità.
Statistica, secondo i paesi, dell'influsso riformatore:
a) Francia. La Congregazione cluniacense (dal 929) con 960 case dipendenti nel territorio di lingua francese. La primitiva riforma della Francia meridionale (dal 929) non aggregata a C.: Aurillac da sola aveva 65 case dipendenti. Si aggiungano: Yulle, St-Jean-d'Angély, St-Pons-de-Thomières, Genouillac e altri. Gruppo di Fleury (dal 930) con più di 20 comunità. Gruppo di Marmoutier (dal 982) con 8 case. Movimento di Digione (dal 990) con più di 60 case nel territorio di lingua francese. Gruppo di Le Bec, presso Rouen, con 18 case (seconda metà sec. xi).
b) Italia. La riforma di Oddone (936-41) con circa una dozzina di comunità nell'Italia centrale e meridionale. Gruppo di Digione-Fruttuaria (dal 1003) con ca. 39 case nell'Italia settentrionale. L'unione di Farfa (inizio del sec. xi) con le 683 chiese esistenti nel suo dominio temporale. L'unione di La Cava (dal 1079) con 77 abbazie, 100 priorati e 33 obbedienze. L'unione italiana di C. (dalla fine del sec. x) con ca. 54 case annesse.
c) Germania. L'unione cluniacense alemannica (dal 1050) con ca. 22 case in territorio di lingua tedesca. Gruppo della riforma di St. Blasien (dal 1068-72) con ca. 36 case nella Germania del nord e del sud. Gruppo di Siegburg (dal 1070) con 19 comunità del tipo di Fruttuaria. Movimento di Hirsau (dal 1077-79) con ca. 100 comunità del tipo cluniacense. Gruppo di Anchin, al Pas-de-Calais (dal 1087), con ca. 40 case nel Belgio e nelle Fiandre.
d) Spagna. Gruppo di S. Juan de la Peña in Aragona (dal 1020) con 65 case. Gruppo di S. Vittoriano de Asán in Aragona (Orma, Taberna, Ovarra, ecc.). Gruppo di Oña di Castiglia (dal 1032) con 73 case dipendenti. Gruppo di S. Pedro de Cardeña in Castiglia (dal 1035) con 5 case riformate. Gruppo di Silos in Castiglia (dal 1041) con 15 case dipendenti. Gruppo di Sahagún (dal 1079) con 138 case dipendenti. Gruppo di Arlanza presso Burgos in Castiglia (fine del sec. xi) con 30 case riformate. L'unione priorale di C. dal 1045 con 27 case (centro: S. Zoilo de Carrión) e l' unione di Moissac affiliata a C. (dal 1073-78) con 4 abbazie dipendenti e un certo numero di priorati.
e) Inghilterra. Riforma di Guglielmo il Conquistatore (dal 1066) che nelle 36 abbazie esistenti chiamò successivamente 29 abati del movimento di Digione (Juntièges, Fécamp, Bernay, Cérisy), 15 del movimento di Bec, 3 da C. stessa e 2 da Marmoutier. L'unione priorale inglese di C. (1077) con 43 comunità contava all'atto della soppressione del 1536 ancora 35 case.
f) Oriente. Sotto Pietro il Venerabile (1122-56) esisteva una colonia di C. in Civitot presso Bisanzio, una casa a Patrasso, due abbazie in Palestina (Monte Tabor e S. Maria nella valle di Josaphat).
g) Polonia e Ungheria. Presentano ugualmente nel sec. xi influssi cluniacensi.
Bibl.: U. Berlière, Beitrag zur Geschichte der Cluniazenser Deutschlands und Polens, in Studien und Mitteilungen O.S.B., 12 (1801), pp. 118-20; G. de Valous, passim; B. Eeger, passim; A. Brockmann, Germania pontificia, 3 voll., Berlino 1911-32; B. Gariador, Les auzions monastères bénédictins en Orient, Parigí 1912; L. M. Smith, The early history of C., Oxford 1920; R. Graham, The Cluniac Order on its English Province, in Journ. of the Brit. Archert. Assoc., nuova serie, 28 (1922), pp. 169-74; F. Galla, A Churpi reform hatasa Magyarországoz (a Riforma cluniacense in Ungheria 1). Cinquechiese 1921; H. Meurer, L'action clunisienne en Espagne au temps de 1. Odilon, in Cahiers d'histoire et d'archéologie, 4 (1932), pp. 261-63; J. Gay, L'abbaye de C. et Byzance au début du XIIe siècle, in Echos d'Orient, 30 (1931), pp. 84-90; P. Kehr, Italia pontificia, 8 voll., Berlino 1906-12; Ph. Schmitz, Les grandes abbayes belges, in Grande Encyclopédie de Belgique et du Congo, I, Bruxelles 1938, pp. 211228; K. Hallinger, capp. I e 2. Per l'Italia cf. una serie di brevi monografie su alcuni priorati cluniacensi (S. Moiale in Pavia, S. Egidio di Fintanella, S. Pietro Castelletto [Vercelli], S. Valeriano di Rodobio, ecc.) sparse in diverse riviste e dovute a D. Sant'Ambrogio, recensite in Rivista storica benedettina, 2 (1907), p. 393 sgg. e 3 (1908), p. 633 sgg. Inoltre: G. B. Intra, Il monastero di S. Benedetto Polirone, in Architio stor. lomb., 37 serie, 24 (1807), pp. 297-338; R. Bellodi, La badia di S. Benedetto Po, Mantova 1903; A. L'Hollier, I priorati cluniacensi in Italia. Appunti di storia monastica, Brescia 1912; P. Puschini, Il priorato cluniacense di Pontida nella seconda metà del Quattrocento secondo i documenti catiensi, in Archiv. tenuta, 5 (1929), pp. 134150; P. Lugano, L'Italia benedettina, Roma 1929.
V. Metodi di conquista. - I metodi con i quali venne raggiunto questo numero non possono sempre essere chiamati felici. Fin dal sec. xi la volontà di conquista si sovrappose sempre più all'originale ideale di riforma. I metodi onesti del tempo primitivo (attrarre alla propria causa i proprietari delle chiese, e la messa in opera delle qualità monastiche) furono sostituti: a) con il disprezzo degli altrui ideali; b) con l'indurre gli altri a riformarsi sotto pretesti disciplinari; c) con il condurre la riforma imponendosi con metodi coattivi sotto l'apparenza di lotta costituzionale.
Bibl.: Schmitz, I, p. 139 sgg.; K. Hallinger, cap. 2, pp. 277-453.
VI. Cause dell'ascesa e della decadenza. - L'espansione di C. fu causata dalle qualità monastiche di alcune eminenti personalità di capi che poterono, sin dalle origini, imporsi a comunità realmente bisognose di riforma. A ciò si aggiunse la superiorità di statuti ben definiti, la brillante organizzazione di indirizzo internazionale e la posizione centrale nel cuore dell'Occidente latino. Per lo sviluppo economico risultò importante la cura sapiente dell'idea monastica, del ricordo dei defunti e dell'opportunità di suffragarli. Tutto questo però fu messo in pieno risalto soltanto dalla singolare esenzione di C. dall'ordinamento feudale civile ed ecclesiastico (doppia esenzione) e dalla stretta unione con Roma. Condussero C. alla decadenza non tanto i cambiamenti economici e sociali dei secc. xir-xiir o le perdite di uomini del sec. xiv (peste) quanto piuttosto numerosi eccessi (centralismo, ritualismo, spiritualismo eccessivo, esagerata norma del silenzio, ecc.) e spostamenti nell'interno (deficenza della volontà di riforma, nascente freddezza verso Roma, cessione dell'esenzione, crescente feudalizzazione degli uffici claustrali; cf. Molitor, I, p. 151) come anche la fiacchezza strutturale dell'intero sistema, con le sue anormalità e le sue ineguaglianze negli elementi costitutivi. Il tentativo cluniacense di monopolizzare il manachesimo favori, fin dal sec. xir, un contraccolpo di ideali di libertà. Nella concorrenza, spesso penosa, con nuovi tipi di ordini (CIteaux) il sistema di C. si dimostrò ormai superato.
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Bibl.: D. Sant'Ambrogio, I Capitoli generali o Definitioni> di C. e la decadenza dell' Ordine, in Riv. di scienze storiche, 2 (1908), p. 161 sgg .; J. Storm, Untersuchungen zum Dialogu duorum monachorum, Bocholt 1926; Mclitor, I, pp. 130-62; Schreiber, pp. 92-283, 404.
VII. Costume dei cluniacensi. - La cocolla scapolare è lunga fino alla caviglia, senza maniche, ricca di pieghe, aperta da un lato e legata più volte. La cocolla talare, senza cappuccio, è lunga fino alla caviglia con maniche lunghe e larghe come il braccio, gonfie e chiuse come una camicia. Modo di portarla: ambedue le cocolle (in contrapposizione alla comune dei monaci) vengono di regola portate contemporaneamente. Colore : più o meno nero o scuro.
Bibl.: K. Hallinger, cap. 3, pp. 454-515.
VIII. Importanza di C. - 1. Per l'Occidente. a) Il suo pensiero sociale, di portata internazionale, si manifestò nella cura dei poveri e delle vie di transito per i pellegrini, nella colonizzazione di vasti terreni e soprattutto nella propagazione del movimento per la pace (tregua di Dio). Con la sua posizione di critica verso l'ordinamento mondiale feudale, C. precorse largamente le idee sociali del suo tempo (A. Schulte).
b) Nella sfera culturale non raggiunse l'altezza scientifica di altri monasteri, malgrado l'intensa attività scrittoria (la biblioteca di C. al sec. xir contava 570 manoscritti; cf. L. Delisle, pp. 259-81), l'influsso larghissimo dello scriptorium (H. Fichtenau, Mensch und Schrift, Vienna 1946, pp. 158-76) e il largo orizzonte politico della storiografia cluniacense (Spörl). L'importanza culturale di C. sta piuttosto negli influssi architettonici che si diffusero dalla basilica di S. Pietro, del 981 e del 1131, nella Borgogna, nell'Impero e lungo l'itinerario di S. Giacomo di Compostella (conseguimento della vittoria della tecnica della costruzione a volta sul soffitto piano basilicale, accentuazione della grandiosità e della scultura monumentale, accettazione degli influssi iberoarabi, riduzione della cripta, ecc.).
c) La sua volontà politica concepì, già ai giorni di Odilone, l'ideale europeo (Schreiber, p. 418). Molto prima di Gregorio VII e 30 anni prima del 1096, C. mobilitava la «reconquista» e salvava la Spagna per l'Europa (Schmitz, I, p. 146; Chagny, p. 247). L'unione europea, l'avvicinamento dei popoli nei traffici e nei costumi, la mediazione fra i principi e particolarmente tra il sacerdotium e l'imperium (Canossa, 1077) rivelarono C. come una personificazione dell' universalismo medievale. Giova però notare che per mezzo dell'antica idea monastica della "libertas», trasportata dal ramo cluniacense di Digione sul piano della politica internazionale, C. divenne il fermento della scissione dell'unità occidentale (Umberto di Moyenmoutier).
Bibl.: B. Egger, pp. 193-99; A. Schulte, Der Adel und die deutsche Kirche im Mittelalter, Stoccarda 1910; P. Gaffarel, S. Hugues et la basilique de C., in Revue de Bourgogne, 1912, pp. 193-212; G. de Valous, Le domaine de l'abbaye de C., Parigi 1923; H., Le monachisme, I, pp. 312-26; P. Frankl, Baukunst des Mittelalters, in Handbuch der Kunstwissenschaft, Potsdam 1926, pp. 36, 163-70; P. Boissonade, C., la papauté et la 1^{\text {ère }} grande Croisade internationale contre les Sarrasins d'Espagne, in Revue des questions historiques, 117 (1932), pp. 227-301; A. Mayer-Pfannholz, Die Wende von Canossa, in Hochland, 30 (1932), pp. 385-404; C. Erdmann, Die Entstehung des Kreuzzugsgedanken, Stoccarda 1935; J. Spörl, Grandformen hochmittelalterlicher Geschichtsausschanung, Monaco 1935; J. Evans, The remanesque architecture of the Order of C., Cambridge 1938; W. Weisbach, Religiöse Reform und mittelalt. Kunst, Einstufeln 1945; A. Michel, Die folgenschweren Ideen des Kard. Humbert und ihr Einfluss auf Gregor VII., in Studi gregoriani, I, Roma 1947, pp. 65-92; G. Schreiber, pp. 132, 140, 153, 300, 419 (importanza politica di C.); H. Miteis, Der Staat des hohen Mittelalters, 3^{4} ed., Weimar 1948.
2. Per il papato. - Le comunità cluniacensi furono ad un certo momento una scuola di papi (Gregorio VII, Urbano II, Pasquale II); esse erano le rappresentanti incondizionate dell'episcopato universale, le naturali alleate nella lotta contro il sistema della Chiesa gentilizia, promotrici di sinodi di riforma già prima di Gregorio VII, attive alleate delle idee gregoriane e punti di appoggio delle medesime. La posizione di C., come grande potenza, fu sentita la prima volta da Gregorio VII, quale noiosa concorrenza e il suo programma di riforme, dopo il ro8o, fu sensibilmente ristretto.
Bibl.: G. Létounclier, p. 35 sgg .; P. Schmid, Dic Entstehung des Marseiller Kirchenstaats, in Archiv für Urkundenforschung, 10 (1928), p. 176 sgg . (particolarmente pp. 186-95); A. Brackmann, Die politische Wirkung der cluniacensischen Bewegung, in Histotische Zeitschrift, 139 (1929), pp. 34-47; C. B. Borino, Quando e e dove si fece monaco Ildebrando, in Miscellanea G. Mercati, V, Città del Vaticano 1946, pp. 235-84; Th. Mayer, pp. 167170; G. Schreiber, pp. 134 sgg., 140 e 430.
3. Per il manuchismo. - a) C. realizzò la missione storica di Benedetto d'Aniane nell'àmbito monastico (ritualismo, riforma, fondazione di una «comunità sotto controllo ", antifeudalismo). Con il compimento dell'idea antifeudalistica, con le innovazioni e con la sua politica aggressiva, C. aprì una profonda fossa fra sé e il monachesimo riformato di Gorze (K. Hallinger, capp. 1-5).
b) Nell'àmbito monastico-giuridico, C. pose in risalto la contrapposizione "corporazione-signoria", (effetto riassorbitivo del sistema cluniacense del priorato), con ricostruzione dei patronati ecclesiastici a tendenza capitalistica. Per reazione C. diventò una premessa negativa delle comunita più sviluppate di Cîteaux e Prémontré, preparando così la via alle corporazioni medievali (G. Schreiber, pp. 135-37, 429-32). L'influsso giuridico di C. risalta maggiormente attraverso la sua posizione antifeudalistica, cioè dall'esigenza di libertà contenuta nell'atto di fondazione ( 910 ), dall' autoinvestitura del nooeleno superiore, dal passo contro il "procuratore civile» e dalla tendenza all'esenzione (K. Hallinger, pp. 360-92).
c) C. esercitò il suo influsso nel campo della pietà e della liturgia. L'età classica di C. (in special modo gli scritti omiletici e agiografici dei grandi abati) visse nell'idea di Gregorio Magno, di Beda, e della riforma anianea. Però soltanto Anselmo di Bec-Canterbury (m. nel 1109) e Giovanni il Piccolo di Fécamp (1028-78) portarono contributi dogmaticomistici. Il "Temporale» della liturgia cluniacense contiene solo i grandi Misteri della Redenzione. Il "Santorale» più ricco contiene come cose specifiche la memoria e la traslazione dei grandi abati di C., delle ss. Florenzia e Consorzia ( 20 e 22 giugno), del s. abate Lautenio (2 nov.), la commemorazione dei defunti (2 nov.) ecc., e i giorni di dedicazione della basilica del 15 febbr. e del 25 ott. (per i manoscritti liturgici, cf. A. Wilmart, Manuscritz liturgiques de C., in DACL, III, II, coll. 2074-92; per il calendario, cf. V. Leroquais, Les Bréviaires mss. des bibliothèques publiques de France, I, Parigi 1934, pp. civ-cviI). Sulla divisione dei salmi, le Messe votive, ecc., cf. G. de Valous, I, p. 414 sgg. Segni caratteristici della pietà, dell'età classica di C. sono: solennità, esibizione, lunga durata delle funzioni, amore per i salmi, ma soprattutto la «pietà dei Misteri» nell'Opus Dei e nel loro ciclo annuale. Particolari devozioni (S. Croce, Maria S.ma, giorno dei morti) erompono impetuosamente. Per contro s. Bernardo inizia il movimento opposto a queste forme di pietà con-
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trapponendo al "decoro cluniacense,, il " moto affettivo,.. C. c il monachesimo corrente hanno in tal modo elaborato nelle loro consuetudini il fondo comune delle prescrizioni liturgiche di Benedetto d'Aniane in modo opposto (cf. su ciò K. Hallinger, cap. 5, pp. 632-716).
BibL.: J. B. Martin, Bibliothèque liturgique de l'abbaye de C., in Millénaire de C., II, pp. 147-63; D. Besse, Les mystiques bénédictins, Parigi 1922; P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, II, ivi 1928; W. Jorden, Das clunizz. Totengedächtnis, Münster in V. 1930; A. Wilmart, Auteurs spirituels et textes décrets du moyen âge latin, Parigi 1932, pp. 64-201; St. Hilpisch, Chorgobet und Frömmigkeit im Spätmittelalter, in Festenbe I. Hernegen, Münster in V. 1938, pp. 263-84; Fliche-Martin, Histoire de l'éclive, VII, Parigi 1940, pp. 320-28; H. Frank, recensione a: G. de Valous, Le monachisme chur., in Zabrbach für Liturgien/issenscheft, 13 (1941), pp. 458-60; G. Schreiber, p. 445.
BibL. CENEbale: Fonti: 1. Narrative: Giovanni di Salerno, Vita Odonis: Pl. 133, 43-89; cf. E. Sackur, in Neues Archiv, 13 (1889-90), pp. 103-16; Odilo, Vita Maioli, in Acta SS. Maii, II, Parigi 1866, pp. 683-88; Nalond, Vita Maioli, ibid., pp. 657683 : cf. E. Sackur, in Neues Archiv, 12 (1886-87), pp. 303316; id., ibid., 16 (1890-91), pp. 180-81; W. Schultze, ibid., 14 (1888-89), pp. 343-64 ; L. Traube, ibid., 17 (1891-92), pp. 402-407; Jorsaldus, Vita Odilonis: Pl. 142, 897-940; cf. E. Sackur, in Neues Archiv, 13 (1889-90), pp. 117-26; id., ibid., 24 (1898-99), pp. 728-32; Giln, Vita Hugonis, ed. A. L'Huilier, T'ic de r. Hugues, Solesmes 1888, pp. 565-618.
2. Diplomatiche: M. Marricr, Bibliotheca Clunincensis, Parigi 1614; P. Simon, Ballerium Ordinis Chur., Lione 1680; G. Duckett, Charters and records of C., 2 voll., Lewes 1890; [A. Bernardi-A. Bruel, Recueil des Chartes de l'abbaye de C., 6 voll., Parigi 1876-1904; B. Albert, Consuetudines monasticae, 3 voll.: I. Stoccarda 1900; [I-V. Montecassino 1905-12.
Per la biblioteca e l'archivio, cf. L. Nagee, Bibliothèque de l'muissime abbaye de C., in Revue Lyon, 1881, p. 213 sgg.; L. Delisle, Le cabinet des mrs. de la bibliothèque Nationale, II, Parigi 1874, pp. 458-85; A. Bénet-J. Bazin, Archives de C., Mâcon 1884.
Letteratura: