ritorio le contee di Erie, Niagara, Genesee, Orleans, Chautauqua, Wyoming, Cattaraugus e Allegany con una superfice di ca. 19.037 kmq . Il cattolicesimo fu introdotto presso gli Indiani della regione nel sec. xvir per opera dei Gesuiti e dei Francescani del Canadà, ma la colonizzazione per mezzo dei bianchi cattolici non cominciò che al principio del sec. xix allorché gli immigrati alsaziani costruirono la prima chiesa cattolica a B. nel 183 I .
Statistiche: 635.204 cattolici su ca. 1.298 .035 ab., 241 parrocchie, con 318 sacerdoti secolari e 329 regolari (1948), un'università (Niagara). Il santuario nazionale, molto frequentato, di Lackawana, che si trova in questa diocesi ed è dedicato a S. Maria della Vittoria, fu eretto in basilica minore il 20 luglio 1926.
Bibl. J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the United States, IV, Nuova York 1892; T. Donohue, s. v. in The Cath. Enc., III, pp. 37-40; Anon., ibid., mppí., p. 132 sg.; J. H. O'Donnell, The Cath. Hierarchy of the United States 1790-1912, Washington 1922, pp. 82-84; AAS., 18 (1926), pp. 86-88; D. C. Shearer, Pontificia americana, a documentary History of the Cath. Church in the United States 1784, Washington 1933, pp. 279-40, 229; E. Van Cauwenbergh, s. v. in DHG, N. col. 1082 sg. :The Official Cath. Directory, 1947, II, pp. 359-72. Corrado Morin
BUFFIER, Claude. - Gesuita, n. a Varsavia da genitori francesi il 25 maggio 166r, m. a Parigi il 17 maggio 1737. Passato fin dai primi anni in Normandia, frequentò il collegio dei Gesuiti a Rouen; entrò nel loro Ordine il 9 sett. 1679 e passò tutta la sua vita nell'insegnamento delle lettere nel collegio di Luigi il Grande a Parigi e della teologia a Rouen, tranne un breve esilio, dovuto ad un conflitto con l'arcivescovo di questa città.
Valente e limpido scrittore, oltre ad un'assidua cooperazione ventennale (1701-21) ai Mémoires de Trévoux, lasciò circa cinquanta opere di argomento ascetico, storico, filosofico, letterario e artistico. Quella che lo rese più celebre fu il Traité des premières vérités et de la sources des jugements (Parigi 1724), compendiato in Eléments de métaphysique à la portée de tout le monde (ivi 1725). Chiara ed innegabile è la dipendenza del B. dalle teorie gnoseologiche del Descartes e del Locke; ma chiara altrettanto, e più, è la confutazione che fa delle loro dottrine con un senso critico acuto e arguto (G. E. Brehier, Histoire de la philosophie, II, 4ᵃ ed., Parigi 1947, pp. 331-34). Grande influsso esercitò sulle teorie filosofiche di T. Reid, G. Beattie e di tutta la scuola filosofica scozzese, fino a rasentare il plagio. Degno di nota è pure il suo Cours de sciences sur des principes nouveaux et simples pour former le langage, l'esprit et le coeur dans l'usage ordinaire de la vie (ivi 1732), dove è inserita una grammatica francese, già stampata a Parigi fin dal 1709, alla quale largamente e con frutto attinuero grammatici posteriori.
Bibl.: Sommervogel, II, coll. 340-59; VIII, coll. 1244-45; F. Bouillier, Oeuvres philosophiques du p. B., Introduction, Parigi 1843; id., Histoire de la philosophie cartésienne, I, ivi 1868, p. 587 sgg.; C. Daniel, Les Yéautes instituteurs de la jeunesse française, ivi 1880, pp. 89-98, 191-99 e passim; G. Sortais, Le cartésianisme chez les Yéautes au XVII e et au XVIII e siècle, ivi 1929; F. R. Montgomery, La vie et l'oeuvre du p. B., ivi 1930; e inoltre: P. Bernard, s. v. in DThG, II, coll. 1168-73; A. de Bll. s. v. in DHG, X, coll. 1083-87. Celestino Testore
BUFFON, Georges-Louis Leclerc, conte di. Grande naturalista francese, n. a Montbard (Borgogna) il 7 sett. 1707, e m. a Parigi il 16 apr. 1788.
Iniziò la sua preparazione nella matematica, ma, avendo ereditato un vasto patrimonio, si dedicò a problemi di boschi, di mineralogia e di metallurgia. Con questi studi a 26 anni entrò nella Accademia delle Scienze. Fu nominato intendente al Jardin de Plantes a Parigi nel 1739 e tenne tale carica sino alla morte. Ampliò questo Istituto in tutti i rami della Storia Naturale e ne fece un'organizzazione scientifica che ancora oggi è gloria della Francia.
Le sue pubblicazioni sono famose: nel 1749 iniziò la pubblicazione dell'Histoire Naturelle générale et particulière, nel 1749 intraprese l'opera Histoire de la Terre e quindi pubblicò Histoire des animaux e Histoire de l'homme. Altri libri sono: Epoque de la nature (1778), Histoire des quadrupèdes (1750-76), Histoire des oiseaux, Histoire des minéraux ( 1783-88 ).
Dalle opere appare la sua concezione unitaria della natura. Secondo il B. tutti gli organismi sono formati, come i cristalli, da innumerevoli molecole organiche, invariabili. Ritenne che le specie si potessero evolvere e modificare per influenza dell'ambiente, della distribuzione geografica e della lotta per l'esistenza. Spirito indipendente, né filosofo, né antifilosofo, ma solo dotto e studioso, non attacca la religione; è anzi pieno di ammirazione verso il Creatore di tanti esseri, ma specialmente dell'uomo "creatura di predilezione".
BibL.: P. Flourens, B., histoire des sex travaux et de res idées, Parigi 1830; L. Roule, B. et la description de la nature, ivi 1924. Alberto Infanoili
BUGENHAGEN, Johann. - Detto anche Pomeranus dalla sua patria, fu uno dei personaggi più influenti della riforma protestante in Germania. N. a Wollin (Pomerania) nel 1485, e m. a Wittenberg 1558. Studiò grammatica, musica, dialettica ed elementi di fisica nell'accademia di Greifswald. Nel 1504, eletto rettore della scuola di Treptow, ne promosse gli studi e la disciplina.
Leggendo le opere di Erasmo e degli umanisti si persuase della necessità di una riforma religiosa e manifestò le sue prime idee eterodosse. Quando gli capitò tra le mani l'opera di Lutero De Captivitate Babilouine, alla prima lettura lo considero come uno dei libri più pericolosi; ma, rileggendolo, ne abbracciò le dottrine e cominciò a propagarle. Lutero lo ebbe in tanta stima che nel 1522 , lo propose come ministro della Collegiata di Wittenberg, ufficio che egli conservò fino alla sua morte. Ciò non impedì che sviluppasse le sue attività organizzative in varie parti dentro e fuori della Germania. Nello stesso anno 1522 organizzava la chiesa luterana di Amburgo nella dottrina, nel culto e proponeva norme per le vocazioni dei ministri. Nel 1530 faceva lo stesso per la chiesa di Lubecca. Nel 1530 fu anche insignito del titolo di dottore in teologia, presente l'elettore di Sassonia Giovanni Federico, davanti al quale propugnò che lo Stato poteva promulgare leggi anche ecclesiastiche, obbligatorie in coscienza, purché non fossero contrarie al Decologo; dottrina che piacque molto all'elettore. Nel 1537 chiamato dal re di Danimarca che in quel tempo lo era anche della Norvegia, Cristiano III (1533-59), non solo vi lasciò profondamente impresse le dottrine di Lutero, ma organizzò la liturgia luterana, un nuovo programma di scuole, stampo un libro di preghiere e, invece dei 7 vescovi cattolici soppressi, sostituì 7 sovraintendenti luterani, ordinando 24.000 ministri luterani per i due regni. L'università di Copenhagen gli deve nuova vita. Nel 1542 fu uno dei visitatori della chiese del Brunswick. Tra i suoi scritti, oltre la storia della Pomerania, sono da notarsi i commentari sui Salmi, molto apprezzati dallo stesso Lutero, e quelli su 10 Epistole di s. Paolo.
Bibl.: V. L. Seckendorf, Commentarius historicus et apologeticus de Lutheranismo, Lipsia 1694, p. 182 e passim; M.
## Page 133
Adamus. Diguorum laude virorum... immortalitas, Francoforte s. M. 1706, p. 130: F. J. Buddeus, Isagoge historica-theologica ad theologiam universum, Lipsia 1730, pp 844, 1433 e passim. Camillo Crivelli
BUGIA: v. menzogna.
BUGIA (liturgia) : v. palmatoria.
BUGLIARI, Francesco. - Vescovo, n. il 14 ott. 1742 a S. Sofia d'Epiro (Calabria), e ivi m. il 18 ag. 1806. Compinti gli studi nel collegio italo-greco di S. Benedetto Ullano, sorto per l'assistenza religiosa agli Albanesi d'Italia, il B. fu ordinato sacerdote. Nel 1792 divenne presidente del collegio italo-greco e fu elevato alla dignità vescovile. Trasferita la sede del collegio stesso nell'abbazia di S. Adriano, imprese nuovi indirizzi all'educazione impartitavi. Ciò valse al B. la taccia di giacobino, e la domenica delle Palme del 1799 una torma di fanatici invase e saccheggiò il collegio stesso. Il vescovo, insieme agli insegnanti ed agli allievi, riusci fortunatamente a sfuggire alle mani dei suoi nemici. Il 18 ag. 1806 un gruppo di briganti, agli ordini di Santoro di Longobucco e di Giacomo Pisano di Acri, accompagnati da feroci avversari del vescovo, saccheggiarono S. Sofa d'Epiro, ed uccisero il B. a pugnalate, dopo averlo trovato in un granaio, e mentre invocava da Dio perdono per gli assassini.
Bim.: O. Dito, s. v. in Diz. del Risorg., II, pp. 443-44. Silvio Furlani
BUGLIO, Giovanni Antonio, barone del BurGIO. - Insigne diplomatico della S. Sede (nei documenti: 7o. Ant. Pulleo, o anche Bulleonus, baro Burgii; presso il Pastor: Puglioni), n. a Mineo (Sicilia) alla fine del sec. xv, m. a Palermo tra il 1545 e il 1548. Trovandosi di passaggio a Roma il Papa lo invitò al suo servizio, mandandolo, nel 1523 , nunzio in Ungheria col card. Vio, legato presso le due corti di Germania e d'Ungheria, a promuovere l'unione dei principi cristiani contro il Turco. Nel 1524, Clemente VII lo rimandò nunzio speciale in Ungheria, scissa dalle contese dei nobili e minacciata dall'invasione turca. Il B. si cattivò l'ammisszione e l'amore di quella nazione, a segno da esservi stimato come un compatriotta, adoperandosi in tutti i modi per salvarla dall'estremo pericolo, benché invano. Dopo l'infelice giornata di Mohács ( 29 ag. 1526) in cui perì il re Luigi II, richiamato a Roma, fu nominato commissario generale delle milizie contro i Galonna. Nel 1527 fu un'altra volta in Ungheria; nel 1529 nunzio alla corte di Sicilia. Nel 1530 fu mandato alla corte di Enrico VIII, nel qual difficile posto rimase tre anni. Steph. Ehses (Römische Dohum. zur Gesch...Heinrichs VIII v. England, Paderborn 1895) lamenta di non aver potuto trovare le relazioni del B. su questa nunziatura. Dal 1534 fu destinato nuovamente a nunzio presso la corte di Sicilia, continuandovi a godere la piena fiducia di Paolo III. Degno di speciale rilievo è il patriottismo del B., il quale consigliava a Clemente VII la neutralità nelle contese tra Carlo V e Francesco I (s lassi rumpere le teste a li Barbari »), badando a fortificare l'Italia, che egli bramava indipendente da ogni influenza straniera e riunita in un solo Stato confederato, con a capo il Papa.
Birl.: G. Fraknoi, Le Baran Burgio, nouce de Clément VII et Hongrie, Firenze 1884: Pastor, IV, II, pp. 221, 411 sgg. Le relazioni molto interessanti del B. (incompiete e scorrette in A. Theiner, Vetera Monumenta historica vetorem Hungarian illustrantia, II, Roma 1860) furono pubblicate dal Fraknoi, Momms, Vatic. hist. Hung. illustr., Relaciones oratorum pontif., I, Budapest 1884.
Mario Barbera
BUGLIO, Ludovico. - Missionario gesuita e sinologo rinomato, n. a Mineo (Sicilia) il 25 genn.
1606, m. a Pechino il 12 ott. 1682. Entrato nell'Ordine nel 1622, s'imbarcò nel 1635 a Lisbona per l'Oriente, e giunse nel 1637 a Macao, donde penetrò nell'Impero cinese, dopo due anni dati allostudio della lingua. Predicò prima nel Kiangnan (1639), poi fondò nuove chiese nel Setchoan, e nel 1642 ebbe l'aiuto dal p. Gabriele de Magalhaens. L'anno 1643, il Setchoan veniva invaso dal brigante Tchang Hieng tchong, che volle i due missionari al suo servizio per lavori matematici, con il titolo di mandarini, ma poco mancò che non fossero presto vittime dei suoi capricci sanguinari. Ucciso Hiengschong dalle truppe tartare, il B. ed il Magalhaens furono condotti a Pechino dai vincitori come prigionieri di guerra ( 1648 ).
Il p. Giovanni Adamo Schall, molto influente alla corte del primo imperatore manciù, riusci a salvar loro la vita, ma non a farli liberare. Il fatto diede origine ad inerendosi contrasti tra i missionari e specialmente ad una campagna di denunzio contro il p. Schall (su questi incidenti, cf. A. Väth, Yohann Adam Schall von Bell, Colonia 1933, pp. 253-65). Nel 1651 i due padri furono liberati ed eressero a Pechino una nuova chiesa (Tongtang) facendone un centro di vita cattolica. La riconciliazione fra i missionari avvenne solo quando la minorita del nuovo imperatore Kanghi diede l'occasione all'attacco contro il p. Schall da parte degli astronomi cinesi e musulmani. Il B., che aveva risposto ai libelli degli accusatori, fu arrestato con gli altri padri di Pechino (Schall, Verbissi e Magalhaens) e con essi condannato dal tribunale del Lipu (1664). Pubbliche disgrazie impedirono l'esecuzione della sentenza (di morte per il p. Schall, di esilio per gli altri), e i padri rimasero a Pechino, ma solo più tardi ( 1669 e 1671), quando Kanghi prese personalmente il governo, ritrovarono la piena libertà per l'apostolato ed il culto pubblico. Il B. poté così passare is uoi ultimi anni in pace a Pechino. Si rese pure noto per avere insegnato ai pittori cinesi le regole della prospettiva europea. L'imperatore volle che i suoi funerali fossero compiuti in modo solenne come sappiamo da una relazione del p. Filippo Grimaldi.
Il B. ha apportato un contributo insigne allo sviluppo della letteratura cristiana cinese. Le sue opere comprendono traduzioni per rendere possibile l'introduzione d'una liturgia in lingua cinese (concessa già da Paolo V nel 1613, ma non messa in effetto; chiesta di nuovo a Roma parecchie volte dopo, ma senza successo) : Missale romanum auctoritate Pauli V Pont. Max. sinice redditum (Pechino 1670); Breviarium romanum sinice redditum (ivi 1674, incompleto): Manuale ad sacramenta ministranda iuxta ritum S. Rom. Ecc. sinice redditum (ivi 1675). Le sue traduzioni del piccolo ufficio della Vergine e dell'ufficio dei defunti ebbero ancora parecchie ristampe a Tousewe ed a Pechino nel 1800 e nel 1900. L'opera sua maestra, la traduzione d'una grande parte della Somma teologica di s. Tommaso ( 30 voll., più 4 di indici, Pechino 1654-79), è stata ristampata a Pechino nel 1930.
Birl.: Sommervogel, II, 363-65; Streit, Bibl., V, 768-770; H. Cordier, Bibliogr. des ouvrages imprimés en Chine par des Européens, Parigi 1901, pp. 8-10; J. Brucker, s. v. in DThC, II, coll. 1173-74; A. De Bil, s. v. in DHG, X, coll. 1090-93; L. Pfister, Notices biographiques et bibliographiques... de l'ancienne mission de Chine, I, Shanghai 1932, pp. 230-43, e 26*; 27*; M. Barbera, Il P. Ludovico Buglio S. 7. missionario in Cina nel sec. XVII, in La Chillà Cartulica, 1927, I, pp. 301-10, 304-313; H. pp. 322-30; P. Teepc, De chiveesche uitgave der Summa van st. Thomas, in Het missiecerk, 13 (1931), pp. 76-88.
Edmondo Lamalle
BUGLIONI BENEDETTO e SANTI. - Continuatore dell'arte del Della Robbia (v.), Benedetto (n. a Firenze nel 1461, m. ivi nel 1521) appare superiore a Giovanni Della Robbia, con il quale viene spesso confuso. Sue terrecotte sono a Perugia (lunetta per la Badia, 1487-1490); a Pistoia (Resurrezione di Cristo, ora nella sala capitolare di S. Francesco, 1481 ; lunetta con l'Incoronazione della Vergine nell'ospe-
## Page 134
dale del Ceppo, 1510); a Massa (frammenti dell'Adorazione del Bambino in S. Francesco, 1508).
A SANTI B. (n. a Firenze nel 1494, m. ivi nel 1525), allievo di Benedetto, del quale prese il cognome, dobbiamo principalmente il fregio con le Opere di Misericordia nell'ospedale del Ceppo di Pistoia (meno l'episodio degli Assetati) che tradizionalmente era tutto attribuito a Giovanni Della Robbia.
BibL.: A. Venturi : Storia dell'Arte ital., I. Milano 1932, p. 550 sgg., con catalogo delle opere e bibl. Amalia Mezzetti
BUGNI, Claba. - Mistica, n. a Venezia il 4 ott. 1471, m. il 17 sett. 1514.
Ricevette nel battesimo il nome di Bianca. Si aggregd alle suore Terziarie Francescane che attendevano alla cura degli infermi nell'ospedale del Santo Sepolcro, e vi ricevette il nome di C. Fu spesso rapita in estasi. Fu perseguitata da battiture e apparizioni demoniache. Nel 1504 fu eletta superiore del monastero. Ebbe alte manifestazioni carismatiche e le stimmate. E onorata col titolo di beata presso Benigno Frenault, De vitis Sanctorum Ord. s. Franc., 17 sett.
BibL.: Wadding. Annales, XV, pp. 541-548, nn. xis-xxx, narra la sua vita mirabile, ma non la onora col titolo di beata; gli Acta SS. Seprembris, V, Anversa 1753, pp. 465 f, 486 u, asseriscono non esistere "certa publici cultus indicia"; di lei tratta anche B. Mazzara: Leggendario Francescano, IX, Venezia 1722, pp. 2408, 2470.
Umile Bonzi da Genova
BUICHU, vicariato apostolico di. - Il 5 sett. 1848 fu staccato dal vicariato apostolico di Tonchino Orientale (v. haipinono) e affidato alla provincia regolare domenicana delle Filippine il vicariato del Tonchino Centrale, denominato di B. nel 1924. Ne venne smembrata nel 1936 la provincia di Thaibinh (v.) per la creazione del vicariato omonimo.
Superfice del territorio: kmq. 1273; popolazione totale (computo appross. 1946): 875.000 ab., la maggior parte Annamiti. Cattolici 181.324, catecumeni 304, protestanti 70, pagani 693.676 . Gli 11 distretti con le 7 stazioni primarie e 420 secondarie ( 314 chiese e 183 cappelle) sono affidati a 155 sacerdoti secolari annamiti, 12 domenicani, con 34 laici e 4 Fratelli delle Scuole Cristiane; 429 suore, di cui 421 annamite, più 270 catechiati. Scuole elementari 388 ( 1351 alunni), una media ( 300 alunni), una per catechisti ( 45 alunni). Altre opere : probatorio, seminario minore e regionale, noviziato domenicano, ospedale con dispensario, ospizio dei vecchi, 38 orfanotrofi ( 156 orfanelli). Dalla tipografia del vicariato esce il periodico Daminh-ban-nguyát ( 450 copic).
L'evangelizzazione progredisce lentamente, data la scarsezza del personale missionario. Alla fame, che ha decimato anche i cattolici, si aggiunge ora l'insidia comunista.
BibL.: Ius Pontificium de Prop. Fide, V, 1, pp. 75-76; AAS, 17 I 1925), pp. 25-26; 18 (1936), pp. 392-93; Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis; G. M., p. 138; MC, pp. 57-58. Giuseppe Monticone
BUKOBA, vicariato apostolico di. - Il vicariato di B., evangelizzato dai pp. Bianchi, fu eretto nel 1929, togliendone il territorio da quelli del Tanganyka, di Tabora e di Urundi. Esso comprende, oltre la provincia civile di B., la regione dell'Uha, e il distretto di Kibondo nella provincia di Kigoma.
La popolazione è di ca. 450.000 anime in maggioranza Bahaya con, al sud, una minoranza Baha, sopra una superfice di 27.230 kmq . Il vicariato, che nasceva con poco più di 25.000 cattolici, li vedeva aumentati di quasi 16.000 nel 1934. Oggi la popolazione supera di poco il mezzo milione e i cattolici sono 103.530 , i catecumeni 15.991 , i protestanti 27.047 , i musulmani 27.121 , i pagani 327-782. Vivissima, specialmente nel settore scolastico, la concorrenza protestante, ma grande al punto da non poterlo soddisfare è l'afflusso alle scuole cattoliche, favorito dal capi pagani e musulmani; frequentatissima la scuola cen-
trale per la formazione degli istitutori e degli impiegati civili; consolante il movimento di conversioni anche nelle regioni più lontane. I Padri sono oggi 24 indigeni e 68 esteri, i fratelli 19, le suore 70, i catechiati 543. Quasi parrocchie 17, stazioni secondarie 111. Scuole elementari 23 con 5.556 alunni, medie I con 174 alunni, professionali i con 18 alunni, superiori di vario grado 3 con 245 alunni. In 246 scuole rurali si istruiscono 17.778 alunni. Vi sono 3 ospedali con 120 letti e numerose altre opere di carità. La missione pubblica anche due periodici, che superano le 3050 copie.
BibL.: G. M., p. 233; P. Lesourd, Les Pères Blancs du card. Lavigerie, Parigi 1934, pp. 114-15; Anon., Grands Lacs, 1937, pp. 734-36; Anon., Les Pères Blancs, leurs missions, leurs cuvres, 1940, pp. 28-29; MC, p. 58; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. n. prot. 4305/48.
Giovanni B. Tragella
BULAWAYO, vicariato apostolico di. - La città di B., a ca. 1562 m . sull'altipiano, è situata sul percorso della grande ferrovia dal Capo al Congo, in regione a clima salubre. Conta 30.000 ab. di cui oltre 12.000 Bianchi. La missione di B. fu creata nel 1931 con territorio tolto a Salisbury (v.) affidandone la cura ai Missionari di Mariannhill, che già lavoravano nella regione da parecchi anni. Fu poi elevato a prefettura nel 1932 e a vicariato apostolico nel 1937.
Il vicariato comprende la regione sudoccidentale della Rhodesia Meridionale, più una grande parte del Protettorato del Bechounaland: la superfice è di 367.298 kmq . con una popolazione di ca. 362.200 anime, donde la difficoltà per il missionario delle grandi distanze da superare.
Accanto e in appoggio alla evangelizzazione diretta, i padri, particolarmente attrezzati, dànno molto rilievo all'attività culturale e sociale-economica. Nel 1934 furono accolte con grandi feste le prime Carmelitane (inglesi), le quali vi fondarono un chiostro, che richiond ben presto vocazioni indigene. Le Domenicane ( 50 già nel 1935) si dedicano alle scuole dell'elemento europeo. Il progresso della missione è però lento: nel 1935 i cattolici erano 4854 , tra cui 1200 europei. Nel 1938 il governatore della Rhodesia meridionale fece una visita alla missione, compiocendosi del lavoro compiuto sia nelle scuole sia negli ospedali. Secondo l'ultima statistica del 1948 i cattolici sono 12.115 , i catecumeni 1.616 , diretti da 13 padri e 7 fratelli coadiuvati da 101 suore di tre differenti Congregazioni. Stazioni primarie 9, secondarie 91; scuole elementari 105 con 4379 alunni, medie 56 con 2260 alunni, superiori 17 con 601 alunni, professionali 2 con 67 alunni, normali 1 con 60 alunni. Vi si pubblicano vari fogli con tirature assai ridotte.
BibL.: MC, p. 59; Archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. n. prot. 4031/48. Giovanni B. Tragella
BULGAKOV, Macario. - Teologo russo, n. nel 1816, m. nel 1882. Si fece monaco cambiando il suo nome di Michele Petrovič in quello di Macario; insegnò storia ecclesiastica a Kiev e teologia all'Accademia ecclesiastica di Pietroburgo (1842), di cui divenne rettore nel 1850 . Consacrato vescovo l'anno seguente, occupò una dopo l'altra le sedi di Vinnitza, di Tambov (1857), di Kharkov (1859) cumulando l'amministrazione diocesana con parecchi altri uffici e dignità e trovando il tempo di scrivere importanti e voluminose opere.
Le due opere principali sono: 1) uu corso completo di Teologia dogmatica ortodossa, in 6 voll. (Pietroburgo 1847-53, ridotto a 3 voll. nell'ultima ed.), in cui l'autore si è molto ispirato al corso del p. Perrone, salvo che l'elemento speculativo vi è quasi nullo; 2) una Storia della Chiesa russa in 13 voll., che va dalle origini al Concilio di Mosca del 1667, opera debole in quanto a critica ma preziosa per i documenti antichi che riproduce.
Di tutti i teologi russi del sec. xix, B. è stato il più conosciuto soprattutto all'estero, a causa del suo corso di teologia e del compendio che egli ne fece,
## Page 135
BUENOS AIRES

## Page 136

(fol. Kar. Cati.)

CRONACA DI MANASSE, nella traduzione in medio bulgaro. In alto: costruzione della Torre di Babele. In basso: gli imperatori Tiberio II (578-82) e Maurizio (582-602) - Biblioteca Vaticana, cod. slav. 2 (ca. 1344-45), foll. 14v e 117 r.
## Page 137
nel 1868, tradotto in parecchie lingue. Bisogna guardarsi dall'identificare la dottrina di B. con quella degli altri teologi russi del sec. xix. e soprattutto con quella dei teologi contemporanei. Vi è disaccordo su molti punti.
Biel.: A. Franzelin, Examen doctrinae Macarii B. de processione Spiritus Sancti, 2^{°} ed., Prato 1894; Th. Thov. Macario. metropolita di Mosca e di Kaloma. Saggio storico-biografico (in russi), 2 voll., Klev 1894 e 1895; M. Jugio, Theologia dogmatica christiamorum orientolium ob Ecclesia catholica dividendium, I. Parigi 1926, pp. 544-682, e passim: III-IV, passim. Martino Jugio
BULGAKOV, Sergit Nicolajevič. - Celebre pensatore religioso e teologo dissidente russo, n. di famiglia sacerdotale nel 1871, m. nel 1944. Fu prima marxista, come il suo amico Berdiajev, ma torno poi alla fede cristiana. Ordinato sacerdote nel 1918, fu espulso dalla Russia e si stabilì nel 1923 a Praga e dal 1925 a Parigi, dove fino alla morte fu decano e praticamente capo dell'latituto russo di teologia "ortodossa". Lavorò per il riavvicinamento degli anglicani e dei dissidenti russi. Come scrittore, fu molto fecondo, prima nel campo della filosofia ed economia politica e più tardi in quello della teologia. In questa disciplina fu autodidatta. Tutta la sua dottrina religiosa è pervasa dalle speculazioni sofianiche ossia della Sapienza Divina, nelle quali dipende dai russi V. Soloviev e Florenskij, e dagli idealisti tedeschi, come anche dai palaniti, ecc. A causa di questa dottrina fu condannato dalla Chiesa dissidente di Mosca nel 1935 e da quella di Karlovzi in Jugoslavia.
Studioso dei Padri, il B. è spesso troppo liberale nella loro interpretazione. Atracca sovente i dogmi cattolici, e benché i suoi pensieri siano talvolta molto profondi e suggestivi, mancano spesso di logica.
Tra i numerosi libri del B. vanno ricordati: La luce senza tramonto, Mosca 1917; la "Trilogia» sull'umanità divina: 1) L'Aguello di Dio, Parigi 1933 (trad. franc., ivi 1943); 2) Il Consolatore, ivi 1936 (trad. franc., ivi 1947); 3) La Spasa dell'Aguello, ivi 1945; L'Orthodoxie, ivi 1932; The Wisdom of God, Londra 1937. La dottrina criotologica del B. fu giudicata da Th. Spáčil: «Nova opinio auctoris orthodoxi de unione hypostatica" (Orient. Christ. Periodica, I [1935], pp. 33-92).
Bibl.: B. Schultze, Sofia, in Humanitas, 3 (1946), pp. 223230; L. Zander, Le p. S. B., in Irénikon, 19 (1946), pp. 168-85. Bernardo Schultze
BULGARI, SETTA de: : v. bogomili.
BULGARIA. - Stato balcanico compreso fra Jugoslavia, Grecia, Romania e Mar Nero.
Sommario: I. Geografia. - II. Profilo storico del cristianesimo dalle origini fino ad oggi. - III. Il rito bulgaro. - IV. Archeologia cristiana - V. Acre. - VI. Letteratura. - VII. Ordinamento scolastico.
I. Geografia. - Autonoma dalla Turchia (1878), indipendente come regno (zar) dal 1908, si costituì a repubblica il is sett. 1946. Il territorio ( 110.842 kmq .), che ha subito diversi mutamenti negli ultimi trenta anni (dopo la seconda guerra mondiale si è accresciuto con il riacquisto della Dobrugia, ceduta dalla Romania); è diviso in due dall'arco montuoso dei Balcani, che lo attraversano da O. ad E., finendo al Mar Nero. A N. si stende un ampio tavolato che il Danubio isola dalla finitima pianura valacca; a S. una serie di depressioni intermontane, massima delle quali quella di Plovdiv (Filippopoli); oltre di esse s'alzano ad occidente e a mezzodi altre masse montuose (Rila, Pirin, Rodopi, Strangia). La vocazione del paese è agricolopastorale; con prevalenza (quanto a valore economico) delle culture industriali (tabacco, girasole, rose, fragole) sulle cerealicole e dell'allevamento degli ovini su quello di tutti gli altri animali. Grande importanza ha l'avicoltura; notevoli i progressi dell'industria mo-
derna (lessile, molitoria, gomma), che tende ad utilizzare sempre più largamente i prodotti nazionali.
La popolazione ( 7 milioni di ab. nel 1947; densità 63 a kmq., la più alta fra gli Stati balcanici) è costituita per oltre 4 / 5 da Bulgari, in massima parte ortodossi (più di 100 mila sono i Pomacchi o Bulgari islamizzati, che vivono nelle regioni montuose del S.); dopo di essi l'elemento etnico più notevole è rappresentato dai Turchi (oggi meno del 10 \% del totale), raccolti soprattutto nelle regioni nordorientali. Seguono gli zingari ( 2 \% ), i romeni, gli ebrei (meno dell' 1 \% ), gli armeni, ecc. I centri urbani (nel nostro senso) sono pochi e piccoli. La capitale, Sofia ( 400 mila ab. con i sobborghi), occupa una posizione eccentrica rispetto allo Stato. Varna ( 70 mila ab.) e Burgas ( 36 mila ab.) sono i porti principali, Plovdiv ( 100 mila ab.) il centro maggiore della B. meridionale.
Prima della proclamazione della repubblica, lo Stato, pur riconoscendo come nazionale la Chiesa grecoortodossa di rito slavo, cui apparteneva l' 85 \% della popolazione, tollerava tutti gli altri culti. I musulmani erano meno di un milione, i cattolici oltre 50 mila, stabiliti soprattutto nella B. meridionale.
| Distretti | Superfice in kmq. | Popolaz. Cens. 1934 e 1941 | Densità | Capoluogo Popolazione in 1000 |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Burgas | 13621 | 554947 | 41 | Burgas (36) |
| Pleven | 15380 | 996686 | 69 | Pleven (32) |
| Plovdiv | 15840 | 801722 | 51 | Plovdiv (99) |
| Sumen | 14689 | 1020499 | 69 | Sumen (25) |
| Sofia | 16921 | I 152053 | 69 | Sofia (288) |
| Stara Zagora | 15552 | 812633 | 32 | Stara Z. (300) |
| Vratca | II 143 | 739366 | 56 | Vratca (16) |
| Dobrugia (1941) | 7696 | 219331 | 41 | Dobrić (28) |
| Totale | 110842 | 6397490 | 60 | |
Bibl.: J. K. Jircček, Das Fürstentum Bulgarien, Praga 1891: A. Iširkov, Balgarija, Sofia 1910; K. Kassener, Bulgarien: Land und Leute, Lipsia 1916-17; H. Grote, Bulgarien: ein Beitrag zur Landeskunde, Vienna 1921; L. Lamouche, La Bulgarie, Parigi 1923; F. J. Gellert, Die politisch-geographische Entzich lang und Struktur Bulgariens, Berlino 1933; G. Caraci, Disegno geografico della B., Roma 1933; V. Chatsignosia, Bulgarie in Géographie Universelle, VII, Parigi 1934; E. Corsi, La B.: popolazione, agricoltura, altre minori attività, Sofia 1935; F. O. Leibrock, Bulgarien gestern und heute, Bofino 1938.
Giuseppe Caraci
II. Profilo storico del cristianesimo dalle origini fino ad oggi. - I. Dalle origini alla conquista turca (864-1393). - Come tutte le Chiese autocefale nazionali, la Chiesa bulgara ha seguito le stesse vicissitudini della nazione. La sua estensione geografica è andata variando coi confini dello Stato bulgaro; la sua indipendenza e la sua soggezione più o meno accentuata al patriarcato di Costantinopoli, furono in relazione con gli avvenimenti politici.
Il territorio occupato oggi dalla Repubblica bulgara fu evangelizzato fin dai primi secoli. Nel sec. iv faceva parte della prefertura dell'Illirico e dipendeva dall'impero d'Occidente. Ecclesiasticamente dipendeva, almeno in parte, dal patriarcato romano anche dopo che l'imperatore Graziano, nel 379, ebbe ceduto l'Illirico orientale al suo collega Teodosio, imperatore d'Oriente. Non senza difficoltà i papi riuscirono a mantenere su questa contrada la loro giurisdizione che esercitavano per mezzo dell'arcivescovo di Tessalonica, il quale per questo era stato insignito del titolo di vicario della Sede apostolica. I patriarchi di Costantinopoli cercavano di scalzare di soppiatto tale giurisdizione e varie volte tentarono di stabilirvi la loro. Furono ben soddisfatti il giorno in cui Leone Isaurico, come rappresaglia contro il papa s. Gregorio III che
## Page 138
aveva condannato gl'iconoclasti, decretò l'annessione al patriarcato di Costantinopoli della parte dell'Illirico orientale rimasta all' impero bizantino (732).
Roma non cessò dal protestare contro tale violenza e dal chiedere opportunamente agli imperatori bizantini il ristabilimento dei suoi diritti su queste contrade. Le sue rivendicazioni divennero particolarmenteinsistentinella seconda metà del sec. Ix quando i Bulgari, tribù diorigine turca o finnica, dopo essersi assicurato un regno indipendente in quella regione, si convertirono al cristianesimo.

Bulgaria - Circoscrizioni ecclesiastiche antiche e moderne: 1. Confini di Stato; 2. Confini di circoscrizioni ecclesiastiche moderne; 3. Ferrovie.
Fu il re Boris o Bogaris ( 852-89 ) che prese l'iniziativa di tale conversione. A quanto sembra, avrebbe voluto in un primo tempo chiedere il Battesimo ai Franchi coi quali aveva stipulato un'alleanza politica nell'862 contro Ratislao, re di Moravia. Ma sul punto di aprire le ostilità contro quest'ultimo, i Bizantini vittoriosi dei Saraceni in Asia Minore ed alleati di Ratislao, il quale aveva loro chiesto dei missionari ( i ss. Cirillo e Metodio), fecero dimostrazioni ostili contro la costa bulgara. Per togliersi d'impaccio, Boris chiese la pace all'imperatore Michele III e promise di far battezzare sé ed il suo popolo dai missionari bizantini, di cui sollecitava l'invio. E così verso la fine dell'864 o al principio dell'865, Boris ricevette il Battesimo, avendo per padrino Michele III stesso, di cui prese il nome. Il cristianesimo fu imposto ai sudditi bulgari e quelli che si rifiutarono furono massacrati senza pietà (F. Dvornik, Les Slaves, Bizance et Rome, au XI* siècle, Parigi 1926, pp. 184 sgg., 226 sgg.).
Nacque così la Chiesa bulgara ma nello scisma, poiché allora appunto si era in pieno scisma di Fozio, deposto dal papa s. Niccolò I, in forma solenne, nell'863. La conversione di Boris al cristianesimo era stata sincera ma non disinteressata.
Lo scopo del Kan bulgaro era di rendersi in tutto simile al «basileús» bizantino dando alla B. la sua indipendenza politica e religiosa. Voleva per la sua nuova Chiesa un patriarca che potesse conferirgli la consacrazione imperiale e così fare di sé un vero zar, un vero «basileús». Ma i Bizantini rifiutarono di accordargli ciò e Fozio gli mandò come missionari dei semplici preti con una pomposa lettera dogmatica. Scontento di questo, Boris si volse allora verso Roma e fin dall'866 chiese al papa s. Niccolò I un arcivescovo e dei vescovi per stabilire nel suo regno una gerarchia completa; ma i suoi desideri furono esauditi solo in parte. I due vescovi inviati dal Papa in B., Formoso di Porto e Paolo di Populonia, non potevano essere che provvisori, poiché erano già provvisti di una sede episcopale ed a Roma si osservava ancora strettamente il canone del Concilio di Sardica che proibiva la trasla-
zione dei vescovi da un seggio all'altro. Così malgrado che Boris insistesse per avere come arcivescovo e patriarca Formoso, al quale si sentiva unito da particolare affetto, si ebbe sempre da Niccolò I un rifiuto come del pari gli venne negato il diacono Marino che egli aveva designato dopo il richiamo di Formoso. Il principe, molto contrariato, approfittò della riunione dell'VIII Concilio ecumenico a Costantinopoli (869870) per far regolare definitivamente la questione della Chiesa bulgara. Fu esaminata in una riunione extraconciliare, diligentemente preparata in anticipo dai Bizantini, ed alla quale assistettero soltanto l'imperatore Basilio I, il patriarca Ignazio, i legati del Papa, i rappresentanti dei patriarchi d'Oriente ed i deputati bulgari. Sulla questione da chi dovesse dipendere la Chiesa bulgara, se da Roma o da Costantinopoli, molto abilmente i Bizantini proposero come arbitri della questione i rappresentanti dei tre patriarchi d'Oriente, già guadagnati alla loro causa. Invano i legati romani cercarono di far valere i diritti antichi dei Papi sopra l'Illirico orientale. Si passò oltre le loro lagnanze ricordando che il territorio bulgaro per molto tempo aveva fatto parte dell'impero bizantino ed i Bulgari si lasciarono convincere. Boris espulse i missionari latini e li sostituì con l'arcivescovo Giuseppe ed i dieci vescovi inviistigli dal patriarca Ignazio (870). Papa Giovanni VIII spiegò tutta la sua energia e la sua diplomazia per indurre Bizantini e Bulgari a mutare la loro decisione (872-82). Se ebbe causa vinta presso i Bizantini, al Concilio foziano dell'879-80, perdette la sua opera presso Boris, il quale non volle intendere ragione.
Il principe bulgaro peraltro era ben lungi dall'essere soddisfatto dei Bizantini, poiché essi gli rifiutarono sempre non solo il patriarca che richiedeva, ma anche il titolo di zar per se stesso. Nell'886 i discepoli di s. Metodio, scacciati dalla Moravia dal ciero tedesco, si erano rifugiati presso di lui, che approfittò dell'occasione per sbarazzarsi del clero bizantino e per introdurre nel suo regno la liturgia slava.
## Page 139
Era un passo di più verso l'autonomia completa che fini per essere riconosciuta sia da Roma come da Costantinopoli: da Roma, prima del 924, sotto il successore di Boris, Simeone (893-927), se si deve prestar fede al re bulgaro Caloian nella sua lettera ad Innocenzo III, datata dal 1202 (cf. A. Theiner, Monumenta historice Slavorum meridionalium, I, Roma 1863, pp. 15-20); dalla corte di Bisanzio nel 945 , sotto le zar Pietro (927-69).
Però i giorni dell'impero bulgaro erano contati perché contro di esso si accanì l'imperatore bizantino Basilio II, detto il Bulgaroctono. Dal 986 al ror8 in cinque spedizioni successive egli se lo annetté pezzo per pezzo. Con l'indipendenza politica, la B. perdette la sua autonomia religiosa. Il primo patriarca bulgaro che aveva dovuto cambiare sette volte di residenza in seguito alle vicissitudini della guerra, si era stabilito alla fine ad Ocrida. Fu qui appunto che Basilio II stabilí il centro del nuovo arcivescovato grecibulgaro autonomo incorporato alla Chiesa bizantina, e durò sotto questo nome dal rozo fino alla conquista turca nel 1393, pur subendo trasformazioni. La più importante ebbe luogo in seguito al ristabilimento del regno bulgaro (1186-1393) ed alla creazione del secondo patriarcato bulgaro a Tirnovo (1204-1393). Come quelli del sec. x e per gl'identici motivi, i principi bulgari si volsero verso Roma col fine di ottenere per sé la corona imperiale e per la loro Chiesa l'autonomia. Dopo laboriose trattative e con l'unione ufficiale alla Chiesa di Roma, il papa Innocenzo III accordò l'uno e l'altro a Caloian nel 1204. L'unione con Roma era già rotta nel 1232 e gli sforzi per ristabilirla fallirono miseramente. Il principale tentativo fu fatto in occasione del Concilio unionista di Lione, sotto Michele Paleologo, nel 1274. Il patriarca Gioacchino di 'Tirnovo si uni a Giovanni Bekkos di Costantinopoli nel 1277, per riconoscere la suprema autorità della S. Sede.
2. Il patriarcato di Ocrida (1393-1767). - Il patriarcato di 'Tirnovo si mantenne fino alla conquista turca (1393). La Chiesa bulgara ricadde sotto la giurisdizione religiosa dei Greci e fu annessa di nuovo all'arcivescovato autonomo di Ocrida (v. ACRIDA) il quale venne decorato col pomposo nome di patriarcato e subì in seguito molte trasformazioni ed amputazioni. A partire dalla seconda metà del sec. xvir il patriarcato "ecumenico" s'ingeri sempre più negli affari dell'arcivescovato. I Greci soppiantarono il più delle volte i candidati nazionali ai vescovati, e l'ellenizzazione della regione fu proseguita ad oltranza. I prelati inviati da Costantinopoli spiegavano un barbaro zelo nel distruggere ogni monumento dell'antica letteratura bulgara e soltanto il basso clero, scelto tra la popolazione, restava all'alfabeto schiavone. Finalmente, nel 1767 , questo fantasma di Ocrida fu incorporato ufficialmente al patriarcato "ecumenico ".
3. L'emancipazione (1767-1872). - Gli eccessi nazionalisti dei prelati fanarioti, provocarono nei Bulgari una reazione violenta al principio del sec. xix, allor quando le nazioni balcaniche cominciarono a scuotere il giogo turco. Per mezzo del libro e della scuola, i patrioti bulgari riuscirono in pochi anni a risvegliare il sentimento nazionale. Il loro successo fu rapido e fin dal 1860 si sentirono abbastanza forti per entrare direttamente in lotta contro il patriarcato "ecumenico" ed esigere riforme radicali nell'amministrazione delle diocesi ove la popolazione bulgara era in maggioranza. I Turchi, arbitri tra i due partiti, poiché tanto i Bul-
gari quanto i Greci erano loro sudditi, finirono dopo dieci anni per piegarsi alle richieste dei Bulgari. Un firmano imperiale dell'i i marzo 1870, creava un esarcato bulgaro indipendente dal patriarcato "ecumenico", il quale però respinse energicamente tale nuovo regolamento.
Si cercò inutilmente durante due anni di giungere ad un'intesa. Non potendo più far uso contro i Bulgari delle armi spirituali, il Fanar si adoperò per riunire un concilio di tutta l'ortodossia orientale e condannare i recolcitranti, ma solo le autocefalie di lingua greca risposero all'appello. Il Sinodo si riunì a Costantinopoli nel sett. 1872 e decretò la separazione dei Bulgari dalla comunione ortodossa, trattandoli da scismatici e da filetisti, cioè da razzisti (non da nazionalisti come spesso vien tradotto tale nome). I Bulgari infatti si erano resi colpevoli di una grave innovazione canonica, creando vescovi bulgari nelle località dove già vi erano dei vescovi greci. Il loro esarca stesso aveva posto la sua residenza di rimpatto al Fanar. Ora, fin dalle origini della Chiesa, la base della giurisdizione ecclesiastica è il territorio, non la razza o la tribù ( γ_{2} λ_{2} ). Un solo vescovo nella stessa diocesi, ecco la regola che i Bulgari violavano apertamente. Ma convien dire che i Greci stessi avevano provocato tale illegalità col riservarsi la maggior parte delle sedi vescovili ove la maggioranza della popolazione era di razza bulgara. Malgrado dunque questa illegalità, il decreto del Sinodo di Costantinopoli non fu accettato che dalle autocefalie di lingua greca.
La Chiesa slava, la Chiesa romena e le Chiese arabofone della Siria non ne tennero conto e rimasero in comunione con la Chiesa bulgara. Ne risultò che dal 1872 in poi, l'unità di comunione ecclesiastica tra le diverse autocefalie di rito bizantino scompare, dato che lo scisma bulgaro si è protratto fino a tempi recenti. E strano che la comunione ecclesiastica si sia mantenuta tra le Chiese greche che scomunicarono la Chiesa bulgara e le autocefalie rimaste in comunuone con questa stessa Chiesa.
4. La situazione attuale. - L'organizzazione della Chiesa bulgara non cambiò subito sostanzialmente dopo la costituzione dell'esarcato nel 1870 . Lo statuto organico promulgato allora fu riordinato nel 1895 e rimase in vigore quantunque certe disposizioni siano state rese caduche dagli avvenimenti. Dal 1870 infatti i Bulgari sono diventati una nazione completamente indipendente, sono riuniti quasi tutti nel territorio del loro regno e non possono più rendersi colpevoli di filetismo, mentre, ai giorni nostri, varie altre Chiese autocefale hanno creato in diversi luoghi dei vescovati filetici. La sola città di Nuova York contava in questi ultimi tempi ben sette vescovi dissidenti di differenti razze. Lo scisma bulgaro doveva dunque scomparire poiché era venuto a mancare il suo fondamento. Infatti recenti trattative tra il patriarcato «ecumenico» ed il Sinodo bulgaro per ristabilire l'unione, hanno avuto esito felice. Il 22 febbr. 1945 il Santo Sinodo di Costantinopoli ha levato la scomunica alla Chiesa bulgara riconoscendone l'autocefalia.
Il Sinodo è permanente, composto di cinque vescovi e presieduto dal metropolita più anziano che governa la Chiesa; i quattro vescovi all'infuori del presidente sono rinnovati ogni quattro anni. Vi sono undici eparchie o diocesi, i cui titolari sono eletti dal Sinodo su due candidati presentati da un'assemblea diocesana mista. Si è sempre in attesa di un nuovo statuto organico che sia pienamente conforme all'attuale situazione politica. Il numero nominale dei fedeli era nel 1937 di 5.128 .298 su una popolazione totale di 6.077 .974 abitanti.
5. La Chiesa bulgara cattolica. - La Chiesa cattolica conta in B. qualche migliaio di fedeli divisi in due gruppi : l'uno di rito latino e l'altro di rito bizantino-slavo.
Il primo, di gran lunga più numeroso, è costituito in massima parte dei discendenti dei Pauliciani e Bo-
## Page 140
gomili (v.) convertiti nel sec. xvir dai Francescani venuti dalla Bosnia donde il loro nome di Pavlicani. Perseguitati durante molto tempo dai Turchi, hanno potuto ricostituirsi nel corso del sec. xix e formano oggi la diocesi di Nicopoli ( 16.500 fedeli nel 1930) ed il vicariato apostolico di Sofia e Filippopoli ( 24.500 fedeli nel 1930). Il servizio parrocchiale è assicurato dai Frati minori cappuccini aiutati da varie Congregazioni latine, maschili e femminili.
Il gruppo bizantino-slavo ebbe origine nel 1860 quando i Bulgari cominciavano a scuotere il giogo del patriarcato "ecumenico". Il numero delle conversioni salì ad un dato momento fino a 60.000 , ma tale movimento fu soffocato sul nascere da intrighi segreti del governo russo il quale fece togliere il primo capo della Chiesa unita, Giuseppe Sokolski venerando igumeno che il Papa stesso aveva consacrato (1861). Coloro che rimasero fedeli all'unione furono raggruppati nel 1883 in due vicariati apostolici; quello della Tracia e quello della Macedonia aventi per rispettive sedi Adrianopoli e Salonicco. Un amministratore apostolico risiedeva a Costantinopoli col titolo di arcivescovo quale rappresentante presso il governo turco. Questa organizzazione è scomparsa dopo la guerra bolognica del 1912-13 e quella mondiale del 1914-18. Presentemente i Bulgari cattolici di rito bizantino in numero di 6.000 ca., sparsi nel territorio bulgaro, obbediscono ad un amministratore apostolico che risiede a Sofia. Dal 1948 il governo bulgaro, dominato dai comunisti, ha sottoposto i cattolici a un grave regime di vessazioni.
BibL.: C. Jireček, Geschichte der Bulgaren, Praga 1876; P. Markovitch, Gli Slavi ed i Papi, II, Zagabria 1897, pp. 302608; S. Vallhé, Bulgarie, in DTNC, II, coll. 1174-1236; R. Janin, Bulgarie, in DHG, X, coll. 1120-94; il lettore troverà in questi due articoli un'ampia bibliografia per ogni vicenda della storia della Chiesa bulgara; I. Ducev, Il cattoliciuno in B. nel sec. XVII, Roma 1937. Sulla Chiesa bulgara cattolica di rito bizantino, cf. S. Congregazione orientale: Statistica con cenni storici della Gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932, pp. 99-105.
## III. Il Rito bulgaro. - Il rito vigente presso i Bul-
gari è quello bizantino; soltanto per alcune osservanze liturgiche proprie o di provenienza greca e per la celebrazione di alcune feste regionali si distingue dal rito di lingua slava in uso in Russia e in Serbia. Nella sua storia si possono rilevare i seguenti periodi. Quando lo zar Boris si decise (870) per la Chiesa di Costantinopoli, il rito bizantino, già introdotto da sacerdoti greci, si stabilì definitivamente nel paese; ma, con l'arrivo dei discepoli di s. Metodio, espulsi dalla Maravia (ca. 886), la lingua slava prese poco a poco il posto della lingua greca e all'inizio del regno dello zar Simeone (893) s. Clemente, primo vescovo di lingua slava, completò la versione slava dei libri liturgici.
Nel sec. xiv l'importante attività correttrice del patriarca Eutimio di Tirnovo e della sua scuola, basata su una profonda conoscenza del greco, rinnovò il testo slavo, preferendo una lingua vicina a quella in uso nelle terre russe e quindi largamente diffusa. Nel periodo seguente il rito della Chiesa bulgara, governata da una gerarchia greca, accettò alcuni usi particolari dei Greci, ma dal sec. xvir subì l'influsso dei libri liturgici stampati in Russia. L'ultimo periodo, iniziato alcuni decenni fa, manifesta una maggiore indipendenza e un audace spirito di adattamento alle esigenze moderne: le rubriche soltanto in bulgaro accanto al testo delle preghiere in slavo ecclesiastico, la celebrazione della divina liturgia senza diacono come normale, il rito matrimoniale e funerario abbreviato, il rito battesimale abbreviato e aggiornato.
BibL.: P. Syrku, Per la storia della correzione dei libri in B. al sec. XIV (in russo), Sofia 1898; I. Gosev, Starobulgarchata Liturgin, in Annuario delI'Université di Sofia (Joc. di Teologia), 9 (1931-32), p. 80.
Alfonso Racs
IV. ARCHEOLOGIA CRISTIANA. Per la sua posizione geografica la B. segna una via di passaggio obbligatorio nelle relazioni tra l'Oriente e l'Occidente. Perciò la B. ha subito nel passato gli influssi delle varie tendenze artistiche che dall'Oriente migravano verso l'Occidente e viceversa. Questo spiega l'apparizione e lo sviluppo simultaneo in B. delle più svariate forme architettoniche che si riscontrano nell'architettura paleocristiana.
Il periodo più fecondo di costruzioni cristiane, prima della calata e stabilizzazione dei Bulgari, sono i secc. iv-viI. Dal vasto e ricco campionario di chiese e basiliche paleocristiane, sparse un po' ovunque, ci si rende conto che in B. sono rappresentati tutti gli stili e le forme dell'antica architettura cristiana, con i loro elementi originali puri e misti, sì da formare un insieme più o meno gradevole e armonico.
Classificate per tipi, le basiliche paleocristiane della B. presentano diverse caratteristiche con scarsa uniformità locale. Una forma di rara eccezione per l'Oriente è quella della basilica di Klisseé-Kôj (sec. vi) con pianta a croce latina, con nartece e facciata affiancata da due costruzioni rettangolari, che formano rispettivamente il battistero e lo spogliatoio, munito quest'ultimo d'un vasto atrio.
Il tipo di basilica romano, con piccoli mutamenti, è rappresentato invece dal gruppo di basiliche di Hissar Sindgirlij (secc. IV-vi), alcune delle quali sono a tre navate ed altre a una. Ma differiscono dalle romane perché hanno il nartece invece dell'atrio, e alcune presentano la forma dell'abside poligonale all'esterno anziché circolare, come sono generalmente le romane. Tipi di basiliche cruciformi, a cupola con tre navate e tre abaldi, la centrale delle quali poligonale all'esterno, sono quelle del Cervo di Pirdop, di Aboba e di Pririné Tepé. In quella del Cervo di Pirdop, la facciata è affiancata dal
## Page 141
battistero con propria absidiola e dallo spogliatoio, comunicanti con il nartece per mezzo di apposite porte. Di tipo cosiddetto mozarabico è la basilica di ĆiebānDéré, ad unica navata, nella quale spicca l'abside a forma di cavallo.
Il prototipo della basilica a pianta centrale è rappresentato dalla chiesa di S. Giorgio di Sofia (sec. iv) ma più semplicemente da quella detta la basilica rossa di Perustiza (sec. viI), a pianta centrale con cupola, due absidi semicircolari contrapposte e doppio nartece.
Assai caratteristico appare il tipo basilicale del gruppo di Mesembria a tre navate e cinq