orundem haereticorum atque theologorum (Parigi 1540); Detectio nugarum Lutheri (Lovanio 1551); Scutum Fidei ortodoxae (Gand 1556).
Bibl.: B. de Jonche, Belgium dominicanum, Bruxelles 1719, p. 72; Quóil-Schard, II, p. 160; P. Mandonnet, s. v. in DThC, II, coll. 1263-64. Angelo Penna
BUNSEN, Christian Karl Josias. - Diplomatico ed erudito luterano, n. a Korbach nel principato di Waldeck il 25 ag. 1791, m. a Bonn il 28 nov. 1860. Dopo gli studi teologici, filosofici, filologici e giuridici a Marburg, Gottinga e Berlino, si dedicò alla carriera diplomatica: a Roma, prima come segretario di legazione, poi come successore di Niebuhr all'ambasciata dei re di Prussis presso il Sommo Pontefice (1816-37), quindi a Berna (1839-41) e a Londra (1841-54). Coltivò sempre gli studi, e scrisse molte opere di carattere politico, storico, filosofico, religioso, liturgico. Nel 1854 si ritirò a vita privata a Heidelberg e Bonn, dedicandosi con zelo alla scienza biblica.
Nel campo politico-religioso, riguardo alla spinosa questione dei matrimoni misti, commise il grave errore di stipulare sull'arcivescovo di Colonia, Ferdinando Augusto Spiegel, una convenzione segreta che avrebbe dovuto paralizzare, per la Prussia, il breve di Pio VIII, che richiedeva le garanzie per l'educazione cattolica dei figli (1834). Dovette in seguito lasciare il suo posto a Roma e da allora il suo atteggiamento verso la Chiesa cattolica divenne sempre più ostile. A lui si deve il merito dell'erezione di una diocesi protestantica anglo-prussiana a Gerusalemme (1841). Sono note inoltre le sue lettere Die Zeichen der Zeit (1855) contro il pericolo della «reazione» ecclesiastica dei protestanti.
Fra le sue produzioni di carattere piuttosto filosofico e storico sono da menzionarsi : Aegyptens Stelle in der Weltgeschichte, 5 voll., Gotha 1845-57; Gott in der Geschichte oder der Fortschritt des Glaubens an eine sittliche Weltordnung, 3 voll., Lipsia 1857 sg.; Aphorismen aus der Philosophie der Geschichte der Menschheit und der Religionsgeschichte insbroundere, nel vol. I del suo Hippolytus.
Fu notevole, specialmente durante il periodo romano, il suo interesse per l'antichità cristiana (p. es. Beschreibung der Stadt Rom, 3 voll., Stoccarda 1870-43; Die Basiliken des christlichen Roms, Monaco 1843; Ignatius und seine Zeit, Amburgo 1847; Hippolytus und seine Zeit (2 voll., Lipsia 1852 sg. E all'Indice l'ediz. inglese : Hippolytus und his age [Londra 1852] decr. 1853). Insieme con Niebuhr fondò l'Istituto archeologico prussiano a Roma (1828), creò sul colle Capitolino la Casa Tarpea per artisti e studiosi tedeschi (1835). Per le comunità dei protestanti tedeschi a Roma e a Londra elaborò una speciale liturgia e un libro di canti religiosi (1827). Nel vol. II del suo Hippolytus, pp. 441-618, ossia nelle Reliquiae liturgicae, vorrebbe ricostruire le liturgie della Chiesa antica, eliminando ale falsificazioni e inserzioni ecclesiastiche s. Nel 1841 pubblicò Die hl. Leidensge-
schichte und die stille Wache e nel 1853 Analecta AnteNicaena.
In materia biblica è notevole il suo Vollständiges Bibelwerk für die Gemeinde che comprende versione, commentario, critica, storia ecc. dei libri sacri, opera riveduta e completata da A. Kamphausen e H. J. Holtzmann ( 9 voll., Lipsia 1858-70 ). Con questo egli intendeva rivedere la Bibbia di Lutero secondo i testi originali e, in opposizione ai protestanti a ortodossi { }¹, esporre il vero senso storico.
Interessante è pure la corrispondenza epistolare di B. con il re Federico Guglielmo IV (ed. L. von Ranke, Lipsia 1873), con cardinali, vescovi ed altri personaggi cattolici (ed. F. H. Reusch, Lipsia 1897).
Bibl.: A Memorial of baron B., scritto dalla vedova (1867); un'edizione tedesca aumentata curò F. Nippold, 3 voll., Lipsia 1868-71; L. Zacharnack, s.v. in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, I, 2* ed., Tubinga 1927, col. 1372 sq.
Adalberto Metzinger
BUNTIC, DIDAK. - Francescano croato, n. a Paoča nell'Erzegovina il 9 ott. 1871, m. a Brotnjo il 3 nov. 1922. Studiò ad Innsbruck, e dal 1895 al 1919 fu professore al ginnasio di Simki Brügg, quindi provinciale del suo Ordine, membro del Consiglio Nazionale e deputato nella Costituente del nuovo regno di Jugoslavia. Pieno di audacia e dotato di eccezionale senso sociale, salvò il popolo dell'Erzegovina dalla fame negli anni 1915-18, promosse efficacemente il miglioramento economico nonché l'incivilimento del popolo (con metodo suo proprio insegnò a leggere e a scrivere a ca. 13.000 contadini), e riorganizzò gli studi della sua provincia religiosa.
Bibl.: O. Karsonik, Zivat i rad fra D. B., Zagabria 1938; B. fra D., in Hrvatsba Enciklopedija, III, ivi 1942, pp. 516-17. Pietro Capkun
BUNYAN, John. - Scrittore e predicatore inglese, n. il 28 nov. 1628 a Elstow presso Bedford, m. a Londra il 31 agosto 1688 . Militò per due anni nell'esercito di Cromwell, attingendo quelle dottrine puritanocalviniste, che non depose neppure con la sua adesione ai battisti. Dopo il matrimonio lasciò la vita sregolata e fu ordinato ministro della setta battista. Morale e religione costituirono da allora le due forze su cui fondò i suoi principi di vita e di pensiero, principi che andò predicando anche dopo la Restaurazione (1660), per cui fu arrestato e tenuto in prigione per più di 12 anni. Modesto popolano (era stagnino), dalla Bibbia e da altri pochi libri religiosi derivò la sua unica educazione letteraria.
La sua opera maggiore, il The Pilgrim's Progress (1678), poema in prosa destinato a diventare il più diffuso codenectum devozionale del mondo inglese, espone allegoricamente le lotte dell'anima in cerca della salvezza. Christian, il pellegrino protagonista, nel suo viaggio dalla città della Perdizione alla città Celeste, attraversa una serie di ostacoli, superati i quali può contemplare dalle cime delle Montagne Deliziose le torri della bramata Sion. Il racconto si svolge in uno stile di quasi infantile semplicità, con monotona insistenza sui particolari, illuminata a tratti da tocchi di efficacia rappresentativa, derivata dai modelli biblici. L'accostamento alla Commedia dantesca non può spingersi oltre il profilo di itinerario spirituale comune alle due opere e il loro valore rappresentativo della coscienza collettiva di tutta un'età. L'opera lascia trasparire l'odio e il diprezzo puritano-calvinista contro la Chiesa cattolica. Più direttamente autobiografico il Grace Abounding to the Chief of Sinners (1666), in cui il B. si mostra ossessionato dal timore della dannazione eterna. Interessante per il suo carattere realistico è The Life and Death of Mr. Badman (1680). Ma quasi tutte le opere del B., aliene come sono da velleità letterarie, riescono a comunicare al lettore anglosassone le intime esperienze di
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questo scrittore singolare, tanto lontano invece dalle esigenze della spiritualità mediterranea.
Bisc.: G. B. Harrison, 7. B., A Study in Personality, Londra 1928; F. M. Harrison, A Bibliography of the Works of 7. B., ivi 1932; W. Y. Tindall, 7. B., Mechanich Preacher, Nuova York 1934; S. W. Sachs, Der tipisch-puritanische Ideengehalt in Bunyan's + Life and Death of Mr. Budman v. Zvolnika 1936; J. Lindsay, 7. B. Maber of Myths, Londra 1937.
Omella Giannanti
BUON, famiolia. - Giovanni, architetto e scultore, è ricordato a Venezia per la prima volta nel 1382; m. ivi nel 1442. Lavorò insieme con il figlio Bartolomeo alla chiesa di S. Maria dell'Orto, all'abbazia della Misericordia, alla chiesa di S. Polo, alla Scuola grande di S. Marco (1437) dove fornì la cornice gotica del portale (la lunetta si attribuisce a Bartolomeo). Nel 1438 iniziò i lavori della Porta della Carta. La sua attività si svolse entro la tradizione gotica, alla quale è ancora legato il figlio BARTOLOMEo (m. a Venezia nel 1464) che ne rinnova il significato per una larga riposata forza del modellare, di ispirazione toscana (cf. la Carità, Scuola grande di S. Marco). B. è il maggiore rappresentante della scultura veneziana della prima metà del secolo, e alla sua bottega si riconnette la massima produzione plastica del tempo. La qualità della sua arte è documentata dalla lunetta del portale della Scuola della Misericordia (1441-45) più che dalla Madonna del Municipio, a Udine (1448); e non sembra necessario il diretto intervento di un toscano per spiegare la delicata eleganza della lunetta in S. Maria della Salute (già in S. Maria della Carità, 1443-49). Tra le opere più notevoli sono la vera da pozzo, alla Ca'd'Oro e la decorazione plastica (l'attribuzione delle Virtù è discussa) della Porta della Carta.
Bisc.: P. Paoletti, e. v. in Thieme-Becker, IV, pp. 264-65 317-18; I. Pinnocip, Die Bilder Vencdias in der ersten Hälfte des 200, in Jahrb. d. Kunsthist. Samml. in Wien., 48 (1930), p. 47 sq.; G. Fogelori, Gli scultori toscani... e B. B. veneziano, in L'Arte 33 (1930), pp. 427-66; id. Ancora di B. B., ibid., 33 (1932), pp. 27-45; G. Fiocco, I Lamberti a Venezia, in Dedalo, 8 (19271928), pp. 432-48
Maria Vittoria Brugnoli
BUONACCORSO (Bonacursus) di Milano. Personaggio della seconda metà del sec. xII, militò fra gli eretici catari di Milano in qualità di insegnante o dottore della loro dottrina. Ritornato alla fede, denunciò pubblicamente gli errori della setta; in un tempo in cui l'insegnamento esoterico del catarismo e sue frazioni era conosciuto dagli estranei soltanto frammentariamente, la Manifestatio di B., messa per scritto, servì come base ai controversisti cattolici per la compilazione tra il 1176 e il 1190 di un manuale di confutazione scritturale in cui si combattono anche gli errori dei passagini (v.) e degli arnaldisti (v. arnaldo da brescia). La breve ma dettagliata esposizione di B. costituisce una prima e preziosa fonte sia dei vari capi dottrinali delle correnti catare lombarde sia delle loro rappresentazioni mitiche.
Bisc.: Ilarino da Milano, La - Manifestatio heresis catarorum quam fecit B. · secondo il cod. Ottob. lat. 136 della biblioteca Vaticana, in Aevum, 12 (1938), pp. 281-333.
Ilarino da Milano
BUONAFEDE, ApPiano. - Il vero suo nome fu Tito Benvenuto, n. a Comacchio il 4 genn. 1716 da antica e nobile famiglia, entrò a 18 anni nell'Ordine Celestino, assumendo il nome di Applano. Dal 1745 professore di Teologia a Napoli, fu, in seguito, segretario diun monastero in Puglia, quindi abate dei monasteridi S. Stefano (1755) e di S. Giovanni Battista (1758) di Bologna, poi procuratore dell'Ordine a Roma; nel 1777 fu eletto generale e si stabili sul Murrone, nel 1780 tornò a Roma; m. il 17 dic. 1793.
Uomo di acuto ingegno e di vastissima cultura, partecipò attivamente alle polemiche del tempo e scrisse con stile arguto ed elegante opere di critica letteraria, filosofica ed anche poesie (fra cui vanno ricordati Versi liberi, Ca sena 1766). Una sua commedia in versi sdruccioli I filosofi fanciulli (stampata nel 1754 sotto il nome arcadico di Agatopisto Cromaziano), che mette in ridicolo con spirito lucianesco i vari sistemi filosofici, fu criticata dal Baretti nella Frusta. Di qui nacque la celebre polemica fra i due eminenti critici: il B. lanciò contro il Baretti Il Bue pedagogo, che provocò ai danni del rivale le persecuzioni del governo veneto. Notevoli le seguenti opere del B.: l'Istoria critica e filosofica del suicidio; il trattato Delle conquiste celebri esaminate col naturale diritto delle genti; Dalla Istoria e dell'indole di ogni filosofia ( 7 voll., Lucca 1766-81) che rappresenta la prima ampia storia della filosofia apparsa in Italia; Della restaurazione d'ogni filosofia nel secc. XVI, XVII e XVIII. Il B. ha all'Indice, donec corrigatur (decr. 3 dic. 1754), i Ritratti poetici, storici, critici, pubblicati con lo pseudonimo di Appio Anneo De Faba Cromaziano; ed ogni persona un sonetto con nota; stile sgualato, sarcasmo eccessivo, idee filosofiche errate.
Bisc.: Ant. Buonsfede, Elogio di Agatopisto Cromaziano, Ferrara 1704; F. Cuciani, Elogio di Agatopisto Cromaziano, Roma 1794; M. Scherillo, Una fonte del Socrate immaginario, in Giorn. stor. della lett. ital., 5 (1885), p. 186; B. Croce, Storia della Storiografia in Italia nel sec. XIX, II, Bari 1921, pp. 88-89.
Italo Borzi
BUONAIUTI, ERNESTO. - Uno dei più noti rappresentanti del movimento modernistico in Italia, n. a Roma il 25 giugno 1881, e m. ivi il 20 apr. 1946. Ordinato sacerdote nel 1903, ben presto si dedicò all'insegnamento.
Spirito assimilatore, di coltura enciclopedica, dalla parola eloquente e dalla facile penna, temperamento emotivo, incapace di dubitare di sé, la vicenda del modernismo lo trovò giovine sacerdote, mente aperta ai nuovi studi religiosi positivi, e ne guadagnò prontamente l'intelligenza e la deviò.
Esordì quale pubblicista collaborando (1901) nella Rivista di Studi religiosi, e di lì a poco, dirigendo la Rivista storico critica delle scienze teologiche (all'Indice nel 1910). Tribuna di più largo contenuto per la manifestazione del suo pensiero storico-filosofico-religioso fu più tardi la sua rivista Ricerche religiose (all'Indice nel 1925) che accolse fra l'altro i suoi notevoli studi su G. da Fiore. Professore universitario di storia del cristianesimo dal 1915 al 1931, pubblicò: Il cristianesimo nell'Africa romana (Bari 1928) che sviluppa il tema della sua prolusione alla cattedra ( 23 nov. 1915); i Frammenti gnostici (Roma 1925) da lui tradotti e commentati, che integrano l'opera giovanile: La gnosticismo (ivi 1907) movimento da lui avversato in quanto lo considera un adattamento e una concessione del messaggio cristiano alle correnti religioso-culturali del secolo, contro la vibrante aspettazione millenaristica a cui sono sempre andate le sue simpatie; i Saggi sul cristianesimo primitivo (Città di Castello 1923) che mostrano già nel B. la tendenza a interessarsi più della storia del cristianesimo che di quella della Chiesa e a preoccuparsi più del mondo delle idee che non della prassi liturgica e degli elementi istituzionali della Chiesa. Una critica della situazione attuale della Chiesa si ha in: La Chiesa romana, Milano 1933.
Molta parte della sua attività di studioso e di insegnante il B. detto al sec. Iv cristiano, senza però tracciarne un profilo generale, neppure nell'opera sintetica citata in fine di questo elenco. Si riferisce tuttavia a questo periodo la Storia dell' ascetismo cristiano (Finerolo 1928) che egli considera come la valvola di sicurezza offerta dal cristianesimo per ovviare alla crisi economico-sociale dell'impero in decadenza. Nel Saggio su Lutero e la riforma religiosa in Germania (Bologna 1926) egli rimprovera al riformatore tedesco di aver asservito il cristianesimo alle esigenze politiche dei principi tedeschi con il grave danno di aver provocato in politica l'affermazione dell'omipotenza dello Stato e, in conseguenza, della sua eticità; e in filosofia il trionfo dell'idealismo contro il realismo della
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filosofia aristotelico-scolastica, ormai tradizionale nella Chiesa.
Contro l'avversione al ribelle germanico sta la simpatia del B. per Gioacchino da Fiore e il suo movimento mistico: Prolegomeni alla storia di Gioacchino da Fiore (in Ricerche religiose, 4 [1928], pp. 385-419); ed altri studi pubblicati nel medesimo periodico sino al 1931, e le edizioni critiche dei due scritti gioachimiti; Tractatus super Quatuor Evangelia e De articulis fidei, con prefazione, introduzione e note (ivi 1936).
Il B. concluse la sua attività di studioso con La Storia del cristianesimo (3 voll.,Milano 1942-43) lavoro ineguale come proporzioni e come concezione.
Gli abili atteggiamenti di pensiero e di parola del B., e d'altra parte la longanimità della Chiesa, che fu con il suo figliol prodigo di straordinaria tolleranza, consentirono al B. di combinare, più a lungo di altri, una situazione ecclesiastica regolare con una attività ostinatamente equivoca e demolitrice. Colpito, il 25 gennaio 1946, dopo lungo tergiversare, dalla più solenne censura ecclesiastica, che lo metteva fuori dell'ovile, egli, non più trattenuto da barriere, prosegul con più libere movenze la sua attività negativa, amaramente passionale. Pur senza aderire al protestantesimo, penetrò, libero, in quel mondo, dove misté consensi e simpatie; e, sensibile alla gloria com'era tenace nelle idee, trasse da quelle amicizie, e dalle altre, buon alimento a perseverare fino all'ultimo in quello che un giorno aveva malinconicamente chiamato «il mio tragico andare». Con decreto del 17 giugno 1944 il S. Uffizio ha condannato Opera et scripta omnia del B. come già aveva fatto nel 1924 e 1925.
BibL.: E. Rosa, Il · caso B. 4, in La Civiltà Catt., 1925, II, p. 229 sgg.; III, p. 220 sgg. Sulla morte del B., Cronaca contemporanea, ibid., 1946, II, pp. 242-43; E. B., Pellegrino di Roma, Roma 1945 (è l'autobiografia e l'eco del suo dramma interiore); numero unico del giornale · 1943 , pubblicato in occasione della morte del B., contenente l'elenco delle pubblicazioni ed un profilo dettato da G. Levi Della Vida.
Vincenzo Ceresì*
BUONANNI, Filippo. - Gesuita, n. a Roma il 7 genn. 1638 , m. ivi il 30 marzo 1725. Fu bibliotecario ed archivista del Collegio Romano e si distinse nella numismatica e statistica. L'opera principale è Numismata sumnorum pontificum templi Vaticani fabricant indicantia (Roma 1696) intrapresa per consiglio di mons. Ciampini (v.); è la prima storia della grande Basilica ed è ornata di numerose tavole.
Sono parimenti riccamente illustrate le utili opere Numismata pontificum romanorum a tempore Martini V
(Roma 1699); Ordinum religiosorum catalogus (ivi 1706); Ordinum equestrium et militarium catalogus (ivi 1711); La gerarchia ecclesiastica considerata nelle vesti sagre e civili (ivi 1720); Catalogus provinciarum Societatis Iesu (ivi 1679 ).
BibL.: Hurter, IV, p. 1195; G. Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Roma 1942, p. 185.
Antonio Ferrus
BUONARROTI, Fllippo. - Archeologo, n. a Firenze nel 1661, m. ivi nel 1733. Venuto giovane a Roma entrò nelle grazie del card. Carpegna che lo prepose alla sua bi-

Biblioteca e museo. Di esso pubblicò la ricca collezione numismatica (Roma 1698) in modo egregio. Quello stesso anno fu nominato bibliotecario della Vaticana, ma poi, costretto a lasciare Roma, tornò a Firenze, dove radunò un museo ricco di epigrafi, monete ed avori.
Fu benemerito delle antichità cristiane con il libro Osservazioni sopra alcuni frammenti di vasi antichi di vetro ornati di figure trovati nei cimiteri di Roma, Roma 1716, nel quale ragionò dottamente delle vesti ed altre usanze antiche e specialmente del nimbo.
BibL.: A. Fabroni, Vitae Italorum, Pisa 1778-1805, VI, p. 122; G. Ferretto, Note sto-rico-bibliografiche di archeologia cristiana, Roma 1942, p. 234.
Antonio Ferrus
BUONARROTI, Fllippo. - Rivoluzionario ed organizzatore di società segrete, n. a Pisa I'ri nov. 1761, m. a Parigi il 17 sett. 1837. Formatosi intellettualmente alla scuola pisana del Sarti e del Lampredi e abbeveratosi essenzialmente al vago umanitarismo massonico-rossennuiano del tempo, esulò poco dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese in Corsica, facendovisi notare per la foga del suo giacobinismo ed anticlericalismo. Nominato nell'apr. 1794 agente nazionale ad Oneglia, B. tentò di attuarvi, anche dopo la caduta del Robespierre, la politica di questi e di far accettare dai capi francesi anche un programma italiano di tipico unitarismo giacobino.
Destituito ed imprigionato il 15 marzo 1795, conobbe nelle carceri del Plessis il Babeuf ed altri giacobini; con costoro si legherà l'anno dopo nella nota congiura, il cui programma, tendente alla comunione dei beni e dei lavori, risale in buona parte al B. stesso. Condannato per questo alla deportazione, poté riprendere la sua attività rivoluzionaria solo nel 1806, con il trasferimento in residenza sorvegliata a Ginevra, e per tutto un trentennio in Svizzera prima (1806-23), a Bruxelles poi (1823-30) e infine a Parigi, ove la sua vita ormai si identifica con quella di molti organismi segreti ("Adelfi», «Su-
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blimi Macstri Perfetti ", "Mondo"), che a volte direttamente, più spesso invece celandosi dietro logge massoniche o valendosi delle vendite carbonare, tendono a realizzare una vasta rivoluzione a carattere repubblicano e con presupposti comunisteggianti. Tale attività settaria si esplicò essenzialmente verso l'Italia, ove essa entrerà ben presto in concorrenza con la Giovine Italia; in Francia, invece, il B. operò essenzialmente con la pubblicazione, avvenuta a Bruxelles nel 1828, della Conspiration pour l'Egalité dite de Babeuf (trad. it., Torino 1948), che non poca importanza ebbe nel costituirsi dei primi gruppi socialisti rivoluzionari.
Bibl.: G. Weill, Ph. B., in Revue historique, 26 (1901), p. 241 sgg.; D. Cantinucci, Utopisti e riformatori italiani, Firenze 1943; A. Frugoni, La formazione dell'cqualitaria B., in Ilumanitas, 3 (1948), pp. 470-82; A. Saitta, F. B. e la municipalita provocaria di Albo, in Bellogno, 3 (1948), pp. 387-92; A. Galante Garrone, B. e Babeuf, Torino 1948.
Armando Saitta
BUONARROTI, MICHELANGELO: v. MICHELANGELO BUONARROTI.
BUONCONSIGLIO, Giovanni, detto il Marescalco. - Pittore vicentino, vissuto soprattutto a Venezia, dove operò dal 1495 al 1535 .
La Pietà di Vicenza, che è il suo capolavoro, è da annoverarsi tra le prime operc, e mostra l'influsso del Montagna e di Antonello (v. anche un ritratto virile nella galleria Capitolina in Roma); più tardi, per influenza della pittura di Giambellino, la linea incisiva che caratterizzava il suo stile cede a un impasto coloristico più morbido e ricco. Così nel frammento dell'Accademia di Venezia con le teste dei ss. Casma, Benedetto e Tecla (1497), nella s. Cisterina e nella pala di s. Rocco della Galleria di Vicenza(1502). Ma non seppe assorbire il nuovo indirizzo pittorico del Quattrocento veneziano, come dimostrano la Vergine e i Santi del Duomo di Montagnana, le due pale di S. Giacomo dell'Orio e di S. Spirito a Venezia (1511), dove le figure perdono molto della loro primitiva monumentalità; ciò si accentua ancor più nella pala di S. Pietro di Montecchio Maggiore (1519), ultima opera datata del B.

(fot. Alinari)
Buontalenti, Bernardo - Facciata della chiesa di S. Trinita. Firenze.
Bibl.: Venturi, VII- iv, Milano 1915, pp. 634-48; A. Foratti, Di alcuni quadri inediti di G. B., in Bollettino d'Arte, 12 (1918), pp. 70-80. Marcello Dussio
BUONFIGLI, Nicola: v. aurifex buonfigli, nicola.
BUONFIGLIO dei Monaldi, santo: v. SETTE PONDATORI.
BUONPEDONI, Bartolo, beato: v. bartolo da san Gimignano, beato.
BUONPENSIERE, Enrico. - Teologo domenicano, n. a Terlizzi il 26 ott. 1853, m. a Roma il 18 genn. 1929. Insegnò successivamente teologia dogmatica e morale; fu priore della Minerva (1894-97) e reggente del collegio di S. Tommaso a Roma (1897-1910). Aperto il collegio Angelico (1910) sospese l'insegnamento che riprese tre anni dopo nell'Ateneo lateranense. Fu teologo della Dataria apostolica e consultore delle Congregazioni degli studi, dell'Indice e di Propaganda Fide.
Scrisse un ampio e sottile commento alla Summa di s. Tommaso, di cui però dette alle stampe solo due volumi, comprendenti i trattati De Deo uno (Roma 1902) e De Trinitate (Vergara 1930) postumo.
Bibl.: I. Tsurisano, P.E.B., in Memorie Domenicane, 46 (1929), pp. 83-84; cf. pure Memorie Domenicane, 28 (1911) p. 42; 43 (1926), pp. 436-37; Necrologium, in Analecta s. ord. Praed., 37 (1929), pp. 124-26. Alfonso D'Amato
BUONRICCIO, Angelico. - Teologo veneziano, entrato giovane fra i Canonici regolari del S.mo Salvatore di Bologna, di cui divenne superiore generale nel 1588 ; m. a Venezia nel 1610.
Del B. si conservano parafrasi evangeliche e delle epistole di s. Paolo, in italiano: Le pie e divote parafrasi sopra tutte le Epistole di s. Paolo e le Canoniche (Venezia 1565); Le pie et divote parafrasi sopra l'Evangelo di s. Giovanni (Venezia 1569), opera incorporata nello stesso anno, insieme alle parafrasi di s. Matteo, alla collezione "Ghirlanda spirituale" (XII fiore), edita a Venezia dal Giolito. Nel 1566 pubblicò una parafrasi dei libri De Anima di Aristotele, e nel 1584 un'ampollosa, parenetica Dichiarazione dei sacri Salmi di David re e profeta.
Bibl.: Mazzuchelli, II, parte 4ᵃ, p. 2414; Archivio di S. Pietro in Vincoli, Manoscritti Cavalieri. Nicola Wiedloecher
BUONTALENTI, Bernardo. - Architetto, scultore, pittore e miniatore, n. a Firenze ca. nel 1536, m. ivi il 6 giugno 1608. Notevolissima personalità del manierismo fiorentino, il B. si affermò soprattutto nell'architettura, dimostrando affinità di gusto col contemporaneo Ammannati (v.), che tuttavia superò per inventiva più immediata. Esigenza concreta è per il B. il valore plastico-decorativo di stemmi, festoni, conchiglie, volute ecc., in svolgimenti bizzarri pre-barocchi che non si sovrappongono ma nascono insieme con l'organismo architettonico, il quale pertanto assume spesso il preziosismo, e in definitiva il singolare valore, di un'opera d'oreficeria ingrandita.
L'attività del B., a servizio dei duchi Cosimo I e di suo figlio Francesco, è stata vastissima. Si manifestò soprattutto nell'architettura di palazzi e ville, nelle forme che caratterizzano i dintorni di Firenze. Prima opera architettonica fu la Villa di Pratolino, poi demolita; da ricordare il Casino Mediceo, oggi Palazzo Giustizia (1574), e, sempre a Firenze, la Grotta di Boboli, pensata per collocarvi i quattro Prigioni di Michelangelo, una parte del Palazzo Nonfinito, ecc. Eseguì altre opere secondarie in S. Maria Maggiore e in S. Spirito, la facciata della chiesa di S. Trinità e, per la stessa chiesa, la scalinata di accesso al coro, ora in S. Stefano. Eseguì disegni e un modello (museo dell'Opera) per la facciata del duomo fiorentino, in forma propria al tardo manierismo, già sensibile all'imminente gusto del barocco.
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Vasta fu anche la sua attività di decoratore e inventore di scenari e macchine per feste e spettacoli, e fuochi artificiali, per cui venne chiamato "dalle girandole". - Vedi Tav. XV.
BibL.: Venturi, XI, II, Milano 1939, pp. 455-546 sgg., con la bibl. precedente.
Luigi Grassi
BUONVICINO (Bonvicino), Ambrogio. - Scultore e stuccatore, n. a Milano nel 1552, m. nel 1622 a Roma, dove si era trasferito nel 1581. Formatosi presso Prospero Antichi (il Bresciano) raggiunse una buona padronanza del mestiere, ma rimase debole e superficiale compositore. Le sue opere principali sono in Roma: le statue di David e Ezechiele (1599) in S. Giovanni in Laterano, il bassorilevo con Carlo VI e le fortificazioni di Ferrara (1612) e quello con Clemente VIII (1613), ambedue nella Cappella Paolina di S. Maria Maggiore, la statua di Urbano VIII in S. Maria sopra Minerva, alcune sculture accessorie per S. Pietro ecc.
BibL.: F. Noack, s. v. in Thieme-Becker, V. p. 235 (con bibl.); A. Riccoboni, Roma nell'arte, La scultura, Roma 1942, pp. 124-27 (con catalogo delle opere).
Elsa Gerlini
BURALI, Paolo d'Arezzo, beato. - N. a Itri nel 1511. Si addottorò in legge a Bologna ed esercitò la professione di avvocato a Napoli con tanto successo da essere nominato, nel 1550 , consigliere del Consiglio di S. Chiara; ebbe, benché riluttante, incarichi d'ordine politico e legale a favore della città. Uomo susterro, pio, caritatevole, sentì fortemente la vocazione religiosa ed entrò nell'Ordine dei Chierici regolari teatini, nel 1557 , mutando il nome di Battesimo Scipione in quello di Paolo. Rifiutò incarichi e vescovati, ma nel 1568 fu costretto da Pio V ad accettare la sede di Piacenza, dove riunì il sinodo nel 1570 e svolse opera fattiva di pastore, erigendo scuole, ospizi, orfanotrof e il seminario. Nel 1570 Pio V lo elevò alla porpora.
Fece parte della commissione cardinalizia incaricata dell'applicazione dei decreti del Concilio di Trento e della riforma del clero, e si adoperò perché venisse osservato l'obbligo della residenza da parte dei vescovi. Nel 1576 fu trasferito alla sede arcivescovile di Napoli che resse sino alla morte, avvenuta il 17 giugno 1578. La sua santità di vita era tale che Filippo Neri ne deplorò la morte come un lutto di tutta la cristianità. Fu beatificato il 13 maggio 1772 da Clemente XIV. Festo il 17 giugno.
BibL.: G. B. Del Tufo, Historia della Religione de' padri Chierici Regolari [Teatini], Roma 1609, p. 157 sgg.; G. A. Cagiano, Vita del card. P. B. d'Arezzo, ivi 1649; G. B. Bonaglia, Vita del b. B. d'Arezzo, ivi 1772; Pastor. VIII, p. 114 e passim; X, passim.
Noemi Crostarosa Scipioni
BURATTO. - Prende questo nome un tessuto a larga trama sul quale si ricama con punto ad ago in colore diverso dal fondo e generalmente più in chiaro. Il b. fu assai usato nel sec. xvi. Presenta, rispetto ad altre tecniche, una maggiore morbidezza d'insieme dovuta alla larga trama del fondo.
Guglielmo Matthiae
BURBANK, Luther. - Botanico americano, n. nel 1849, m. nel 1926. Fu il primo negli Stati Uniti a dedicarsi alla selezione e all'ibridazione con notevolissimi risultati. Fu sostenitore dell'azione dell'ambiente sulla costituzione ereditaria. "Non vi è possibile dubbio - egli dice - che ogni forma vegetale che esiste su questa terra è stata modificata e sta modificandosi per effetto dell'ambiente" (L. Burbank, A n Architect of Nature, Londra 1939, p. 139).
BibL.: La vita di B. è premessa alla traduzione italiana della sua opera intitolata: Come si educano le piante, Milano 1941.
Luigi Scremin
BURCARDO II. - Vescovo di Halberstadt (ro591088), di nobile famiglia sveva, nipote dell'arcivescovo Annone di Colonia, fu prevosto a Goslar, quando l'imperatrice Agnese lo nominò vescovo di Halberstadt, nel Natale del 1059. Nel Concilio di Augusta dell'ott. 1062 B. si decise in favore del papa Alessandro II contro l'antipapa Onorio II. Nel primo decennio del suo vescovato fu amico del giovane re Enrico IV, ma nel 1073 ne divenne l'inesorabile avversario a causa della sua politica contro i Sassoni. Accanto ai ribelli e ai competitori Rodolfo di Svevia e Ermanno di Salm, B. continuò la lotta contro Enrico IV, finché, in seguito a una grave ferita riportata a Goslar, morì nel suo monastero prediletto di Flensburg, il 7 apr. 1088, in età di sessanta anni. Il suo nome è legato in modo particolare alla fedeltà verso il papa Gregorio VII e al suo programma di riforma. La sua attività riformatrice è documentata dalla fondazione dei monasteri e collegi nella diocesi di Halberstadt e dalla grandiosa e artistica ricostruzione della cattedrale (incendiata nell'ultima guerra).
BibL.: Gesta episcoporum Halberstadenium, in MGH, Scriptores, XXIII, pp. 96, 101; Annalista Sassone, ibid., II, pp. 722-26; G. Schmidt, Urkundenbuch des Hochstifts Halberstadt, I, Lipsia 1885, pp. 58-77; R. Leers, B. II, Bischof von II., Eisenach 1892 e 1894; G. Sellin, Bischof B. II v. II., Lipsia 1914; G. Allemany, s. v. in DHG, X, coll. 1212-34; A. Herle, s. v. in LThK, II, col. 638.
Lucchonia Spätling
BURCARDO di Basilea. - Vescovo, n. verso il 1040, m., sembra, a Basilea il 12 apr. 1107. Figlio di Ulrico, conte di Féni, fu canonico di Eichstätt e quindi cameriere di Sigfrido arcivescovo di Magonza. Nel 1072 divenne vescovo di Basilea. Nel 1076, dopo l'inizio delle ostilità sorte tra Gregorio VII ed Enrico IV, partecipò all'assemblea che votò la deposizione del Papa e fece parte dell'ambasceria inviata in Italia per convincere alla causa imperiale anche i vescovi romani. Colpito, come tutti i fautori di Enrico IV, dalla scomunica, ottenne anch'egli il perdono di Gregorio VII a Canossa e seguì poi di nuovo Enrico IV in Germania assistendolo durante la guerra da lui intrapresa contro Rodolfo di Svevia e ottenendo in compenso da Enrico IV la contea di Hertingen per la chiesa di Basilea. Rimasto fedele ad Enrico IV anche dopo la seconda bolla di scomunica del 7 marzo 1080, assistette all'elezione dell'antipapa Clemente III avvenuta a Roma il 21 marzo 1084. Tornato in Germania, sottoscrisse alla deposizione di Gregorio VII e alla conferma dell'antipapa. Ebbe, da Enrico IV, anche il dominio di Ribeaupierre in Alsazia e l'abbazia di Pfäfers.
BibL.: Annalista Sassone, in MGH, Script., VI (1884), pp. 542-777; Gallia christiana, XV, Parigi 1860, coll. 438-40; L. Vautrey, Histoire des évêques de Bâle, I, Einsiedeln 1884, pp. 120-32.
BURCARDO, Giovanni. - Cerimoniere pontificio, liturgista e storico, n. a Nieder-Haslach (Alsazia) nel 1450 ca., m. a Roma il 16 maggio 1506. Venuto a Roma nel 1467 in cerca di fortuna, fu dapprima al servizio di vari cardinali, poi familiare di Sisto IV (ca. 1475), dal quale ottenne vari benefici ecclesiastici e alte cariche curiali, come quella di protonotario apostolico ( 148 I ) e di maestro delle cerimonie ( 1483 ), ufficio che tenne fino alla morte, anche dopo essere divenuto vescovo delle diocesi riunite di Civita Castellana e Orte (1503-1506). Era un valente liturgista, pratico del suo ufficio, acuto osservatore, ma anche avido di denaro. A Roma si fabbricò una casa, la Torre Argentina, detta così dalla nativa Strasburgo (Argentoratum). Fu anche rettore della
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BUONTALENTI BERNARDO

(foi. Altinari)
PORTALE DEL CASINO MEDICEO - Firenze.
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(1ut. Bildnerehic d. (i. Nationalbibliothek)

In alto: CHIESA GOTICA FORTIFICATA DI KLEINHÖFLEIN (1528), il campanile è del 1700. In basso: CHIESA GOTICA (1400) E PAESAGGIO DI MARIASDORF.
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chiesa nazionale tedesca di S. Maria dell'Anima a Roma; fu sepolto in S. Maria del Popolo.
Pubblicò, insieme con Ag. Patrizzi, il Liber pontificalis, cioè il Pontificale romano (Roma 1485 , che ristampò in seconda edizione con Giacomo De Lucis (ivi 1487). La sua opera liturgica principale è Ordo servandus per sacerdotem in celebratione Missae (Roma 1495, coi tipi di Stef. Plonok [cf. L. Hain, Repert. bibl., n. 4102], pubblicata di nuovo a Roma 1502, e spessissimo ancora sotto vari titoli), opera la cui sostanza entrò nel Messale romano come Rubriche generali e Rito per celebrare la Messa. Molta materia liturgica ad uso della Curia pontificia è pure sparsa nella celebre opera Diario della Curia romana o Liber notarum, che come cerimoniere scrisse giorno per giorno nell'interesse del suo ufficio, pur inserendovi però fatti e osservazioni attinenti alla Curia e agli eventi di quel tempo movimentato. Per questo lato l'opera che va con alcune interruzioni dal 1483 al 1506, è una preziosa fonte storica, dall'autore però non destinata al pubblico. I maggiori storici odierni ammettono la veridicità dell'autore che scientemente non mente né calunnia per proposito, sebbene qualche volta accolga forse delle dicerie difficilmente controllabili.
Bibl.: Edizioni complete: L. Thuasne, 3 voll., Parigi 1883 1884; E. Celani, Bannis Burchardi Liber notarum, 2 voll., in 4², nella nuova ed. del Muratori, Rerum Ital. Script., vol. XXXII, parte 12. I. Città di Castello 1907-13, con abbondanti note (e la migliore edizione). Studi : oltre le prefazioni di L. Thuasne al III vol. e del Celani al I vol. e II, 447 , nota 7, v. pure: D. Gnoli, La Torre Argentina in Roma, in Nuova Autologia, 43 (1908, 111), pp. 396-603; J. Lescllier, Les méfaits du cérémoniaire 7 ean Burchard, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 44 (1927), pp. 11-34; P. Puschini, A proposito di G. B. cerimonicre pontifcian, in Arch. della R. sec. romana di storia patris, 51 (1928), pp. 33-36; A. Petriganni, Il restauro della casa del B. in via del Sudario in Roma, in Capitolium, 9 (1933), pp. 191-200; L. Oligcr, Der päpstliche Zeremonienmeister Johannes Burchard von Strassburg, in Archb. für elsässische Kirchengeschichte, 9 (1934), pp. 199232. Per la parte liturgica: A. Frons, Die Messe im deutschen Mittelalter, Friburgo in Br. 1902, pp. 613-13; J. Baudot, 2, v. in DACL. II, I (1910), col. 1330 sg.
Livario Oliger
BURGARDO (BROCARDO) del Monte Sion (di Sassonia). - Viaggiatore in Terra Santa, autore di una famosa Descriptio Terrae Sanctae, n. a Barby nel Magdeburgo verso il 1220. Alcuni manoscritti e diverse edizioni dell'opera lo fanno appartenere all'Ordine dei Predicatori, il che è molto probabile. Dall'unica data ( 1283 ) e da alcune allusioni che troviamo nel libro, risulta che B. dimorò in Palestina una decina d'anni, ond'ebbe occasione di visitare ripetutamente i luoghi santi.
La sua relazione è di grande valore storico per l'abbondanza di notizie e di particolari che, come testimone ocolare, ci dà del vicino Oriente, specialmente sui luoghi biblici, e sugli usi e costumi orientali. Conoscitore della lingua del paese, B. attinse le sue informazioni direttamente da cristiani e musulmani, vagliandole con diligenza ed imparzialità, senza risparmiare né lodi ai cristiani di rito orientale, né biasimi a quelli dell'Occidente, che spesso con la loro condotta si dimostravano indegni di dimorare nei luoghi santi.
Abbiamo così nell'opera di B. una fedele immagine dello stato della Terra Santa durante gli ultimi anni dell'occupazione dei Crociati. Come il cosiddetto A n tico Compendio durante i secc. XI e XII, così la Descriptio Terrae Sanctae fu in voga fino al sec. xVI, spesso anche saccheggiata da narratori poco scrupolosi, che da B. prendevano senz'altro notizie sui luoghi santi, mai visti né visitati, particolarmente per quel che riguarda la Galilea.
Bibl.: Edizioni: G. C. M. Laurent, Peregrintores medii aesi quattuor, Lipsia 1864, pp. 1-100, 2² ed. 1873, pp. 19-94; W. A. Neumann, Liber de Descriptione Terrae Sanctae, Gi. nova 1880; Quétif - Echard, I, pp. 391-94; V. Leclerc, Burchard, in Histoire littéraire de la France, XXI, ivi 1847, pp. 180-216;
R. Röhricht, Bibliotheca geographica Palaestinae, Berlino 1890 , pp. 56-60; F.-M. Abel, Ecrits des dominicains sur la Terre Sainte, in Miscell. Dominic., Roma 1923, pp. 227-29.
Tsoffio Antolin
BURGARDO di WORMS. - N. nel 965 dalla famiglia dei conti Reichenbach-Ziegenhain, ca. l'anno 1000 fu da Ottone III eletto vescovo di Worms, dove compì una notevole opera di riforma, e dove morì nel 1023.
Perché la sua esperienza potesse giovare ad altri, con l'aiuto di Alberto di Labbese e Gualtiero di Spira, compose tra il 1008 e il 1012 una collezione canonica, chiamata Decreto. L'opera è distinta in 20 libri e consta di 1785 frammenti. Il 1. XIX è chiamato Corrector e tratta della penitenza; il XX Speculator e riguarda i dogmi più strettamente connessi con la morale. Le fonti del Decreto sono principalmente la Collectio Anselmo dedicata, e il De Synodalibus causis di Reginone di Prüm. I testi sono spesso rifatti e alcuni di essi sono attribuiti ad altri, pur essendone autore lo stesso B. L'opera si diffuse rapidamente in tutto l'Occidente, riaffermando, in epoca di decadenza, l'autorità del Pontificato romano, e facilitando alla Chiesa la liberazione dalla tutela imperiale. B. combatte, oltre la simonia, il concubinato e l'avarizia del clero, ed è ostile all'esenzione dei monaci dall'autorità vescovile. Non dubita di affermare che non solo la società ecclesiastica, ma anche la società civile di allora, poggiava sui vescovi.
Bibl.: A. Van Hove, Prologonema, 2² ed., Malines-Roma 1945, pp. 239, 263, 298, 320-21 e bibl. ivi citata. Dino Staffa
BURGARDO di Würzburg, santo. - Benedettino anglosassone, discepolo e collaboratore di s. Bonifacio (v.), nel 741 fu da lui ordinato vescovo di Würzburg, fondando così quell'episcopato. Fu da Pipino d'Héristal incaricato, con l'abate Fulrado di St-Denis, della missione d'ottenere, dal pontefice Zaccaria, l'assenso alla deposizione dell'ultimo re merovingio, l'imbelle Childerico; missione che recò felicemente in porto. Meri a Homburg il 2 feb. 754. Secondo l'autore della Vita posterior, sarebbe stato sepolto nella cattedrale di Würzburg, dalla quale il vescovo Ugo, nel 983, trasse le reliquie e le trasportò nel monastero di S. Andrea, fondato da B. e che perciò assunse anche il nome di s. B.; il giorno consacrato alla celebrazione della festività di B., fu poi fissato al 14 ottobre. Un'altra tradizione lo vorrebbe morto a Berceto, presso Parma, durante il terzo viaggio in Italia, e la chiesa di S. Moderanno ne conserverebbe le apoglie; ma ciò è poco probabile, perché la festa di B. è ovunque celebrata il 14 ott., cioè il giorno della traslazione delle reliquie al monastero di Würzburg.
Sotto il nome di B. sono noti : l'Evangeliario di Würzburg (sec. viI-viII), conservato nella biblioteca dell'Università; il Codex Burchardi, ossia un omiliario dell'epoca merovingia, conservato parimenti nella biblioteca dell'Università di Würzburg, molto utile per la critica dei Sermoni di s. Cesario di Arles.
BibL.: Si hanno di B. due biografie, l'una risale al sec. IX, ma non ha alcun valore storico, l'altra al XII ed è di qualche interesse. Entrambe furono pubblicate da O. Holder-Egger nei MGH, Scriptores, XV, p. 47 sgg. La seconda fu ristampata da F. J. Bendel, Die iünger Lebenschr. d. hl. R., Paderborn 1911. Cf. anche BHL, 1483-85. Pier Fausto Palumbo
BURCHIELLO, Domenico. - Poeta, n. a Firenze nel 1404 e m. a Roma nel 1449. Figlio di Giovanni, legnaiolo, e di Antonia, tessitrice, fece il barbiere a Calimala, ma più che il rasoio gli piacque il verseggiare alla burchia come si diceva allora.
Compose sonetti talora satirici, prendendo di mira anche personaggi altolocati, talora volutamente oscuri sino ad essere per noi incomprensibili, talora composti di riboboli senza necco, di ghiribizzi e slatinature, infarciti spesso di trivialità e di sconcezze.
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Burchiello, Domenico - Ritratto di ignoto autore (sec. xvi). Firenze, galleria degli Uffizi.
Condusse vita misera e movimentata, ridendo tuttavia e sghignazzando nelle borgate. Inimicatosi con Cosimo de' Medici, riparò a Siena nel 1434, dove, nel 1439, si tirò addosso tre condanne pecuniarie, e l'ultima e più grossa delle quali per furto che dovette espiare in carcere. Nel 1445 lo si trova a Roma, dove morì nel 1449 sempre nella miseria. Da lui prese modello un genere di poesia che ebbe in Toscana imitatori e fu popolare.
Bibl.: G. Mazzi, Il B. Saggio di studi sulla vita e sulla sua poesia, in Propugnatore, 9 (1876-77), p. 211 sgg.; V. Rossi, Un sonetto e la famiglia del B., in Bibl. delle scuole ital., 2² serie, 9 (1900), pp. 33-36; N. C. S. Gutkind, Burchielliana, in Archivum romanicum, 13 (1931), pp. 1-34; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 264-66. Andrea Rigoni
BURCKHARDT, Jacob. - Storico protestante, n. a Basilea il 25 maggio 1818, m. ivi l'8 ag. 1897. Compiuti gli studi ginnasiali, si iscrisse alla facoltà di Teologia della città natale, donde passò dopo due anni a Berlino, frequentandovi nella facoltà di Filosofia soprattutto i corsi del Ranke (storia), del Boeckh (antichità classica) e del Kugler (storia dell'arte).
Nel 1853 pubblicò un'opera sull'età di Costantino (Die Zeit Constantins des Grossen), opera che è notevole non perché costituisca uno studio fondamentale su quell'imperatore romano, ma per l'impostazione data al problema storiografico riguardo all'età di transizione, in cui alla progressiva decadenza dell'età classica funge da equilibrio la novella aurora del Cristianesimo sorgente, che annuncia il medioevo della "res publica christiana". Spezzata l'unità medievale, il B. vagheggia (e questo è il motivo ispiratore che presiedette alla genesi del libro) una ricostituzione di tale unità su basi spirituali diverse dalle direttrici della Chiesa cattolica e del Papato, credendo di poter così coordinare le particolari esigenze degli individui e della società, pur restando fermo il continuo fluire del processo storico, per cui l'età di Costantino, ad es., presenterebbe, più che una preponderante influenza del Cristianesimo sul paganesimo morente, uno "svolgimento interiore in seno al paganesimo stesso n. La situazione politica non incoraggiava purtuttavia l'ideale di una umanità unita e solidale, ed il B., con la sua fine sensibilità, si allontanò sempre
di più dalla visione storica del Ranke e dei suoi seguaci. Dopo avere pubblicato nel 1855 il Cicerone, una guida artistica dell'Italia, convinto che solo l'attività creatrice delle spirito, e quindi le opere d'arte, diano l'esatta misura del valore umano, il B. diede vita a quell'indirizzo storiografico che va sotto il nome di Kulturgeschichte, e di cui è modello la sua Kultur der Renaissance in Italien (1860). L'intento del B. di innalzare il Rinascimento a prototipo della civiltà, a parte la discutibilità dell'asserto, ha condotto (e perviene agli stessi risultati qualsiasi altra ricerca che si ispiri ad analogo dettame) ad un livellamento monotono ed uniforme che esclude, nelle diverse attività pratiche e spirituali dell'uomo del Rinascimento, una valutazione etica e morale dell'individuo e della società, e rende pertanto impossibile formulare un vero giudizio storico.
Bibl.: Le più importanti opere del B. sono state ripubblicate nella 7. B. Groentnugube, 14 voll., Berlino-lapsia 1930-33. Per le lettere v. 7. B., Briefe zur Erbauntnir seiner geistigen Gestalt, a cura di F. Kaphahn, Lipsia 1935 (ottima la biografia premessavi). Tra le biografie del B. è da ricordare quello di C. Neumann, 7. B., Monaco 1927, e la recentissima di W. Kaegi, 7. B., Basilea 1947 di cui è uscito finora il primo volume. Sulla concezione storiografica del B. e sulle divergenze e convergenze con quella di Ranke cf. R. Stadelmann, 7. B. und das Mittelalter, in Historische Zeitschrift, 142 (1932), p. 457 sgg.; e F. Meincke, Ranke und B., in Neue Zürcher Zeitung, 8, 15-16 sett. 1947. Sui limiti della storiografia del B. si veda B. Croce, La storiografia senza problema storico. II. Il B., in La Critica, 35 (1937), pp. 425-33.
Sdvio Furlani
BURDACH, Karl Friedrich. - Medico, anatomico e fisiologo, n. nel 1776, m. nel 1847; professore all'Università di Königsberg, grande studioso dell'anatomia del sistema nervoso centrale.
La sua "Fisiologia come scienza d'osservazione" (trad. it., Venezia 1843) è messa all'Indice, verosimilmente per l'intonazione idealistica ("filosofia della natura" del primo Schelling), ma le pagine sull'immortalità dell'anima si leggono con interesse.
Bibl.: J. Soury, Le système nerveux central, Parigi 1899. pp. 548-54; R. Stölzle, Karl Ernst von Baer, Ratzabona 1897, pp. 33-37 (sui rapporti fra B. e il suo discepolo von Baer a proposito della filosofia della natura ").
Luigi Seremin

(prl. Büdersziz d. G. Nationalbibliothek)
Burgenland - La · Bergkirche · di Eisenstadt (1701-1703).
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Burgkmair, Hans - Ritratto di ignoto (1506). Vienna, musco storico artistico.
BURDIN, Maubizio, arcivescovo di Braga: v. gregobio viit, antipapa.
BURG, Joseph Vitus. - Vescovo, n. ad Offenburg il 27 sg. 1768, m. a Magonza il 22 maggio 1833. Entrato nell'Ordine francescano nel 1787, esercitò il ministero parrocchiale. Gli fu affidata anche l'amministrazione commissariale delle parti delle diocesi di Strasburgo incorporate al granducato di Baden. Diventato dottore in teologia a Friburgo dopo il 1817 , fu uno dei più influenti membri della conferenza di Francoforte per il ristabilimento dell'organizzazione ecclesiastica nell'Alto Reno, accompagnò a Roma il Wessenberg rappresentante del vescovato di Costanza. Decano del Duomo e vescovo ausiliare di Friburgo, poi vescovo di Magonza il 28 sett. 1829, si dimostrò il maggiore rappresentante del giuseppinismo e febronisnismo, mirando a dare alla Chiesa cattolica dell'As-sis-Darmstadt una reale indipendenza; approvò perciò nel 1830 gli articoli dei principi e dei governi tedeschi della provincia ecclesiastica dell'Alto Reno, condannati da Pio VIII nel breve Pervenerat del 30 giugno 1830 .
BISL.: U. Wesch, s. v. in Allgemeine Deutsche Biographie, III, ppz; H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrh., Magonza 1887 sgg., passim; H. Baier, Zum Charakterbilde 7. V. Burgs. in Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, 79 (1927), pp. 291-630. Silvio Furlani
BURGENLAND, amministrazione apostolica di. - Costituita il 18 maggio 1922 e comprendente le parti delle diocesi ungheresi di Giavarino e di Sabaria, passate all'Austria col trattato di St-Germain (1919). Ne è amministratore l'arcivescovo di
Vienna pro tempore, il quale ha un suo provicario nella capitale, Eisenstadt.
E divisa in 15 decanati con 157 parrocchie. Il B. "paese dei castelli» è politicamente uno dei paesi della Confederazione austriaca, con proprio governo e dieta; conta 3977 kmq., 273.000 ab., di cui 234.000 cattolici; etnicamente 10.000 sono magiari, 40.000 croati, tutto il resto tedeschi.
Dal sec. xiv in poi il territorio dell'attuale B. passò ripetutamente dall'Ungheria all'Austria e viceversa, quale pegno per aiuti militari; dal 1647 restò unito all'Ungheria fino al trattato di pace di St-Germain (10 sett. 1919); ma soltanto il 3 dic. 1922 fu occupato definitivamente. I resti di una chiesa paleocristiana furono ritrovati a Donnerskirchen. Da notare i celebri castelli di Forchtenstein, Schlaining, Landsee, Halbturn; come esempio di borgata fortificata Purbach, come cittadine rustiche Eisenstadt e Rust. Santuari: Frauenkirchen (sec. xiv), Baumgarten (1465), Loreto (1431), la "Bergkirche" di Eisenstadt, magnifico complesso barocco (1701-1705). Vedi Tav. XVI.
BISL.: 12 Jahre Burgenland, Vienna 1946 (pubblicazione ufficiale).
Giuseppe Löw
BURGKMAIR, Hans. - Pittore, disegnatore e sifografo tedesco, n. a Augusta nel 1473, m. ivi nel 1531. Si formò artisticamente sotto il padre, Thoman, pittore di scarsa importanza della scuola di Augusta; fu influenzato poi nel disegno dallo Schongauer (v.) e dal Dürer, e nei colori da Holbein il Vecchio (v.) e dai veneziani. Nel 1498 diventò maestro ad Augusta. Dal 1501 al 1509 partecipò con Holbein il Vecchio alla pittura della serie delle Basiliche romane, dipingendo quelle di S. Pietro, di S. Giovanni in Laterano e di S. Croce (oggi nel museo di Augusta). Dopo diversi viaggi in Italia, fu uno dei principali propagatori della larga forma rinascimentale, dell'ornamento e dell'architettura