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. Dal 1501 al 1509 partecipò con Holbein il Vecchio alla pittura della serie delle Basiliche romane, dipingendo quelle di S. Pietro, di S. Giovanni in Laterano e di S. Croce (oggi nel museo di Augusta). Dopo diversi viaggi in Italia, fu uno dei principali propagatori della larga forma rinascimentale, dell'ornamento e dell'architettura classica nella pittura tedesca. Suoi ritratti, molti altari e quadri di contenuto religioso si trovano nelle gallerie di Augusta, Monaco, Berlino, ecc.

Vestissima è la sua opera silografica (Madonna, santi, Le sette virtù, I sette peccati, un ritratto di papa Giulio II, illustrazioni per libri). Fu uno dei principali intagliatori in legno per l'imperatore Massimiliano I (Weisskunig, 1313-16 ca.; Genealogia, 1510; Trianfo dell'imperatore, 1516-18; Theuerdank, dopo il 1512); con il Dürer ed altri esegui anche tre disegni nel famoso Gebetbuch dell'imperatore. Con Jost de Negker è uno dei primi maestri della silografia a colori. - Vedi Tav. XVII.

BISL.: H. A. Schmid, s. v. in Thieme-Becker, V, pp. 232258; H. Rupé, Zum Werk B. 's. Lipsia 1912: si consultino in Beiträge zur Geschichte der Deutschen Kunst, ed. E. Buchner e K. Feuchtmayr, II (Augsburger Kunst der Spätgotik), Augusta 1928, i seguenti articoli: E. Buchner, Thomas B., pp. 69-92; H. Rupé, Zeichnungen H. B. 's, pp. 194-207; K. T. Parker, Zeichnungen H. B.'s, pp. 208-23; inoltre: O. Benesch, Beiträge zur oberschudistischen Bildnismalerei, in Jahrbuch der Preussischen Kunstsammlungen, 54 (1923), pp. 241-50; O. Grautoff, B. et Augsbourg, in Gazette des Beaux-Arts, 14 (1932), pp. 155-68; F. Dörnhöffer - K. Feuchtmayr, Das Malerwerk B. 's (catalogo della B.-Ausstellung, Augusta), Augusta 1931; Burkhard, B., Meister der Graphik, 15 voll. Berlino 1932; F. Winkler, Neue Bildnisse B. 's, in Pantheon, 12 (1954), pp. 169-72; P. Wescher, Bildnisse des H. und Th. B., in Pantheon, 16 (1935), pp. 392-97; F. Winkler, B. s früheste Holzschnitte, in Zeitsch. für Kunstwiss. des Deutschen Vereins f. Kunstwiss., 1 (1947), pp. 39-50.

Bernardo Degenhart
BURGOS, diocesi di. - Nella Vecchia Castiglia (Spagna). Scartata come infondata l'origine greca o romana della città di B., devesi ammettere la sua fondazione, e quindi quella della sua chiesa, immediatamente dopo la cacciata dei Saraceni da quella contrada, cioè due anni dopo la vittoria di Pancorvo (882), ottenuta dal conte Diego Rodriguez sotto lo stendardo di re Alfonso III di Asturie. La città e il territorio erano soggetti ecclesiasticamente nei primi novant'anni alla diocesi, oggi

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(per cortesia del p. Ortiz de Urbina)
Burgos - Interno della Cattedrale (sec. xili e sgg.).
scomparsa, di Valpuesta, unita per qualche secolo con la più antica d'Auca o Oca, distrutta con la città durante la dominazione araba. Cessata nel ro52 la sede valpuestasx, che fu aggregata a quella di Nâjera (residenza del prelato di Calahorra, durante il dominio moro sopra questa città), si parla nei documenti appartenenti al territorio burgense soltanto della risorta diocesi di Oca e qualche volta di quella di B., il cui vescovo però non risiedette nella capitale fino al 1074, benché la diocesi fosse già istituita quasi un secolo prima. Dopo la morte dell'ultimo vescovo di Oca, chiamato Nunio (ca. 1079), la diocesi è governata dal prelato di B., il quale assurge presto a grande importanza. Le pretese di quest'ultimo furono contrastate dal metropolitano di Toledo, il quale volle che la nuova diocesi si dichiarasse sua suffraganea a dispetto di Tarragona, cui era soggetto l'antico vescovo di Oca. Ma il papa Urbano II nel ro97 chiuse la controversia concedendo che la sede di B. fosse immediatamente sotto la giurisdizione della S. Sede, e cosi restò come semplice diocesi fino che Gregorio XIII, dietro domanda del re Filippo II, l'elevò nel 1574 alla dignità arcivescovile, che conserva oggi con le suffraganee di Palencia, León, Santander, Calahorra, Burgo de Osma e Vitoria. Furono celebrati a B. alcuni concili provinciali importanti nei quali furono discussi affari di tutto il regno. Il primo fu tenuto nel ro85 sotto la presidenza del card. Riccardo, inviatovi dal papa s. Gregorio VII dietro richiesta del re Alfonso VI per l'introduzione della liturgia romana nel regno, essendo ancora in vigore la visigotica o moza-
rabica. Un altro concilio si celebrò a B. nell'anno 1136, presieduto dal card. Guido in occasione della discordia tra il primo arcivescovo di S. Giacomo di Compostella e il re Alfonso VII chiamato imperatore, e fu un concilio quasi nazionale, essendovi intervenuti vescovi di León, Castiglia e Galicia. Un terzo concilio, pure importante, vi si tenne nel 1379 con lo scopo di risolvere la capitale questione dello scisma occidentale; sembra però che nonostante la tendenza del re di Castiglia Giovanni I a riconoscere il papa d'Avignone, si fosse decisa una posizione di neutralità. Fra i vescovi di B. vanno ricordati Maurizio, il fondatore col re s. Ferdinando nel 1221 della mirabile chiesa cattedrale, Lodovico Acuña Ossorio (m. 1495), a cui si deve il chiostro della stessa cattedrale; Giovanni Alvarez di Toledo, che fece la grande crociera della stessa chiesa; gli scrittori Paulo di S. Maria, Alfonso di S. Maria, o da Cartagena, Giuseppe Rodriguez de Fonseca; i cardid. I. López de Mendoza, J. Alvarez de Toledo, F. de Mendoza y Bobadilla, F. Pacheco de Toledo, A. Zapata, F. de la Fuente, G. Aguirre, e J. Benlloch (m. 1926), fondatore del Seminario di Missioni Estere.

Nella diocesi hanno avuto grande importanza storica le due antiche abbazie benedettine di Oña e di Silos (S. Ruiz, s. v. in DHG, X, coll. 1308-51; Cottineau, II, coll. 2130-31 e 3036-37).

Nell'archivio della Cattedrale si ha un manoscritto dei Vangeli del sec. xI; un Chronicon del sec. xv; una copia della Biblia poliglota complutense, la collezione detta dei «libros Redondos» del 1352.

L'arcidiocesi ha un'estensione di 14.210 kmq . con ro89 parrocchie, 518 sacerdoti secolari e 160 regolari. Gli abitanti sono 535.964 .

BibL.: P. Orcajo, Historia de la catedral de B., Burgos 1896; R. Amador de los Rios. B., Barcellona 1888: M. Martínez Afibbarro, Intento de un diccionario biográfico y bibliocrático de autores de la provincia de B., Madrid 1889; Enc. Eur. Am., IX, pp. 14231472; A. Salva, Historia de la Ciudad de B., 2 voll., Burgos 1914-15; L. Ruiz, Escritores burgaleses, Alcalá de Henares 1930; L. Serrano, El Obispado de B. y Castillo primitivo desde el siglo V al XIII, 3 voll., Madrid 1935. Giuseppe M. Pou y Marti

Arte. - Se scarsi sono i resti della prima cattedrale edificata nel 1075 per ordine di Alfonso VI, l'edificio più rimarchevole è l'odierna Cattedrale a croce latina, che è fra i più cospicui esempi di arte gotica e che fu la prima di tal genere costruita in Spagna. Iniziata nel 1221, fu completata nel sec. xv; l'imponente facciata a tre ordini, opera di Giovanni di Colonia (1442-58), si orna di due traforatissime torri e della cupola iniziata nel 1539 su disegno di Felipe de Vigarni el Bergonón ma completata (1567) da Juan de Vallejo. Sono notevoli le porte della Coroneria e del Sacramental alle estremità del transetto, con sculture del sec. xiri, e quella della Pellejeria in stile plateresco; all'interno sono degni soprattutto di nota: il coro con magnifici intagli del Vigarnis, e la tomba del vescovo Maurizio in rame e smalti di fattura limosina; la cappella con le tombe del connestabile Pedro Fernández de Velasco e della moglie, la cappella di S. Anna di Simone di Colonia con la tomba del vescovo Acuña opera del de Siloe; la cappella della Presentazione con una Madonna di Sebastiano del Piombo; la cappella del «Corpus Christi» ove è conservato lo scrigno del Cid; il chiostro attiguo è del sec. xiv.

Notevoli sono pure le chiese gotiche dei SS. Cosma e Damiano (sec. xiri), di S. Esteban (1280-1350; rimarchevole il coro, il pulpito ed il sepolcro di Juan García de Castro) e S. Gil che risale allo stesso periodo, quella

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(per cortesia del dolt. Degemhart)
ORAZIONE NELL'ORTO (1505) - Amburgo, Museo.

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(fot. Garcia Garrabello)
(In alto: CATTEDRALE. VOLTA DELLA CAPPELLA DEL CONNEŚTABILE (sec. xv). In basso: CAtTEDRALE. CHIOSTRO (fine del sec. xili con restauri poster.).

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di S. Lesmes (1380), di S. Nicola da Bari (sec. xv) con un altare in marmo di Francesco di Colonia ed uno della scuola di Navarra (sec. xv), di S. Gadea e di S. Egidio che ha due quadri del Mengs.

L'architettura civile è caratterizzata dal palazzo comunale e dal palazzo episcopale, dagli archi di S. Stefano e di S. Martino del periodo della dominazione araba, e dall'arco di trionfo in onore di Fernando Gonzales, primo conte di Castiglia, cui appartenne il castello che fu anche dimora dei re di Castiglia; tipiche sono le antiche case gotico-rinascimentali del Cordón (1482), di Miranda (1543; con il più elegante "patio" di Burgos), d'ínigo Angulo ( 2² metà del sec. xviII).

A due chilometri dalla città si trovano Las Huelgas, trasformate nel 1187 da Alfonso VIII in monastero, la cui chiesa (1249) racchiude sarcofagi di re e cavalieri, e la certosa di Miraflores ( 2^{°} metà del sec. xv), opera gotico-rinascimentale di Giovanni e Simone di Colonia, notevole anche per il più ricco mausoleo di Spagna, opera del de Siloe, per Giovanni II ed Isabella di Portogallo. - Vedi Tav. XVIII.

Biol.: F. Iniguez, Un sepulcro de la catedral de B., in Archivo español de arte y arqueologia, 32 (1933), pp. 201-203; F. B. Delantral, The thirteenth century gnbic sculpture of the cathedrals of B. and Leon, in The art bulletin, 17 (1935), pp. 243389; H. E. Wothey, Gil de Siloe and his school. A study of late gnbic sculpture in B., Cambridge 1936; F. Iniguez, Las yeterias descubiertas recientemente en Las Huelgas de B., in Archivo espalal de arte y arqueol., 45 (1941), pp. 306-308; M. Gómez Moderno, La yema de st. Domingo de Silos, ibid., 48 (1941), pp. 493-562; F. Chucca Goitia, El antiguo hospital de la Con. repitio en B., ibid., 66 (1944), nn. 360-69; Enc. Eur. Am., IX, p. 1422 .

Fabia Borroni
BURGOS (Isveglies), Alessandro. - Minore conventuale, filosofo, teologo, oratore, e storico di vasta
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(per cortesia del p. Ortiz de Urbina)
Burgos - Facciata (1442-58) e cupola (1539-67) della Cattedrale.
dottrina e di piissima vita, n. a Messina nel 1668, m. a Catania il 20 luglio 1726. Insegnò a Roma, Perugia, Torino, Padova e Bologna, ove fu anche teologo ed esaminatore sinodale. Molto apprezzato dai dotti del suo tempo e notissimo nella Curia pontificia, fu consultore dell'Indice, membro dell'Arcadia e di altre Accademie italiane ed estere, infine eletto e consacrato da Benedetto XIII (20 febbr. 1726) a vescovo di Catania.

Pubblicò varie opere di filosofia, teologia, storia ecclesiastica e poesia, e varie disquisizioni giuridico-morali, discorsi e trattati di eloquenza e di ascetica. La più importante di tutte è il De Scriptoribus ecclesiasticis veteribus, praemissa Artis Criticae et eius regularum notitia, giudicata "opus ingens" (manoscritto).

Biol.: Hurter, IV, col. 1227; D. Sparacio, Frammenti biobibl. di scritt. min. conv., Assisi 1931, pp. 44-47; I. Abate, Series Epp. O. F. M. Conv., in Miscell. fransers., 31 (1931), p. 167; N. Papini, Lectures publici O. F. M. Conv., ibid., 33 (1933), p. 253 .

Giovanni Bastianini
BURGT, Francesco Pietro van der. - Sacerdote, canonista, n. a Uden (Olanda) il 12 febbr. 1825, m. a Rÿsemburg il 14 maggio 1896. Insegnò dapprima a Warmond, poi a Culemborg, e, finalmente, dal 1857 , nel seminario di Rÿsemburg dove ebbe la cattedra di Diritto canonico, e fu rettore. Dal 1891 fu anche vicario generale di Utrecht.

Sue opere principali: De celebratione Missarum (Utrecht 1871); De Ecclesiis (2 voll., ivi 1874); Tractatus de Matrimonio, 2^{text {a }} ed., ivi 1875); tutte notevoli per acume e precisione.

Biol.: W. L. S. Kneif, s. v. in Nieure Nederlandsch Biografisch Woordenboch, Leida 1911, col. 515 sg.

BURGUNDI. - Dei B. la prima menzione è in Plinio (Nat. Hist., IV, 99) precedentemente al loro stanziarsi oltre la Vistola. Di origine forse scandinava, certo di ceppo germanico, la loro emigrazione verso zone più ricche e più calde avviene nel in sec.: si urtano con Gepidi e Vandali, e dall'urto vengono spinti sul Danubio e sul Reno; attorno alla metà del secolo, fra continue lotte con Romani, Alemanni e Chatti, spesse volte ausiliari dell'impero, i B. erano stanziati nella zona del Meno, fuori dei confini dell'impero. Ma, tratti nella scia della valanga barbarica, di Alani, Vandali, Svevi, che alla fine del Iv sec. irrompe in Gallia, anch'essi varcano quei confini e si stanziano nella zona renana, attorno a Magonza ed a Worms, ove li trova la proclamazione imperiale di Giovino, il 411. Per avere sconfinato nella Belgica, nei contadi di Metz e di Treviri, nel 437 furono puniti da Ezio che li sconfisse, uccidendo il loro re Gundikar, o Guntiero, secondo la saga dei Nibelungi. Però nel 443 mentre delle schiere superstiti alcune passarono in Spagna coi Visigoti, altre ottennero proprio da Ezio di stabilirsi nella regione circostante il lago di Ginevra. Federati dell'impero dapprima, vi eressero il loro regno, estorti agli originari romani i «tertia» delle terre e degli schiavi coltivatori. Latinizzatisi e convertitisi al cattolicesimo, lasciavano alla regione il loro nome (Burgundia o Borgogna). Il cristianesimo presso i B. entrò con tinta ariana, ma ben presto, per opera di s. Avito di Vienne (v.), divennero cattolici. Clotilde, figlia del re dei B. era cattolica quando andò sposa a Clodoveo, re dei Franchi, ed ebbe probabilmente parte nella conversione del marito e del popolo di lui, avvenuta nel 496.

La tendenza espansiva dei B. li trasse a impossessarsi, alla metà del sec. v, di Lione, da cui poco dopo Maioriano li espulse, ma per poco. L'anno che la cronologia dà per ultimo dell'impero d'Occidente vede

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i B., alleati dei Romani, combattere assieme i Visigoti di Enrico.

Popolazione, tra quelle germaniche invaditrici, non tra le più forti, come mostra la loro scarsa potenza, lo era anche e forse soprattutto per la debolezza costituzionale del potere regio : causa il controllo dei compagni d'arme e le divisioni patrimoniali entro la stessa famiglia regia. Pur tuttavia, sul finire del v sec., i B. riescono a estendere il territorio in cui avevano stanza : una loro incursione nella Liguria, nel 490 , è respinta dagli Ostrogoti. Ma poi l'accrescersi di potenza dei due regni dei finitimi, Franchi e Goti, e i legami di parentela stabiliti con il re franco, Clodoveo, e il di lui intervento, minano il regno burgundo. Per brevi anni, Gundobaldo riesce a ricostituire nelle sue mani il potere : poi, subito, le fortune del regno decadono, preso sempre più nelle spire del vasto giuoco francogoto. Strettosi ai Franchi, proseguendo la politica del genitore, Sigismondo, figlio di Gundobaldo, fu preso prigioniero in battaglia dai figli di Clodoveo, mentre Teodorico attaccava il regno da sud. Pochi anni ancora: e i Franchi, tornati all'attacco spodestano l'ultimo re e dividono, tra gli eredi di Clodoveo, il regno burgundo. Accanto all'Austria e alla Neustria, la «Burgundia» o Borgogna, sarà, da allora, parte integrante del regno merovingio, confluendo cosi nella formazione della Francia.

Bbbl.: Tra le fonti, basato particolare importanza quelle legislative, e cioè le due brevi sillogi compilate al tempo del re Gundobaldo: la Lex Gundobando e la Lex Romana Burgundianom (per i soli Romani), per cui cf. le edizioni De Salis e Bluhme in MGH, Leges, I: Leges Nation. German., II, i e in Mon. Legg., III, pp. 579-624. Per la letteratura v.: K. Binding. Gesch. des burgundisch-romanischen Königreichs, Lipsia 1868; L. Schmidt, Gesch. der deutschen Stämme bis zum Ausgangs der Völkerwanderung, 2 voll., Berlino 1910-18, e, dello stesso, Gesch. d. german. Frühzeit der Entwicklungsgang der Nation. bis zur Begründung der frdehischen Universalsonarchie durch Chlodovech. Bonn 1922; A. Dopsch. Wirtschaftliche u. soc. Grundlagen der europäischen Kulturentwichtang aus der Zeit von Citar bis auf Karl d. Gresten, 2 voll., 2^{°} ed., Vienna 1923-24. Pier Fausto Palumbo

BURGUNDIONUM LEX ROMANA SEU PAPIA NUS: v. LEGGI ROMANO-BARBARE.

BURIDANO (Buridanus), GIOVANNI. - Filosofo e scienziato, n. a Béthune alla fine del sec. xiri e all'inizio del xiv. Rettore per la seconda volta della Sorbona nel 1340 (si ignora la data del primo rettorato), vi insegnava ancora nel 1358 ed è quasi certo che sia morto poco dopo. Discepolo di Occam, ne propugnò e sviluppò le dottrine nonostante le disapprovazioni e proscrizioni del 1326, 1339, 1340. Egli infatti accentuò la teoria nominalistica degli universali e sostenne una forma singolare di volontarismo : il bene maggiore determina invariabilmente la nostra elezione, e la sola libertà in nostro potere è quella di sospendere la scelta per un'ulteriore riflessione. La leggenda dell'asino di B. incapace di determinazione non si trova nei suoi scritti. Il merito maggiore di B. sta nell'aver divinato i fondamenti della dinamica moderna (E. Gilson). E infatti nella scuola nominalistica di Parigi che troviamo i precursori di Leonardo, di Copernico, di Galileo (P. Duhem). Merito speciale di B. è di aver battuto in breccia la dottrina aristotelica del moto. Egli la sostituisce con la teoria dell'impetus impresso dal motore al mobile e intuì che senza la resistenza del mezzo il moto continuerebbe indefinitamente. Cosi avviene nel moto rotatorio siderale ove l'impetus impresso inizialmente da Dio non incontra resistenze che tendano ad annullarlo. Diventano così superflue le intelligenze motrici e viene scossa tutta la costruzione astronomica degli antichi. Notevoli pure
le sue osservazioni sulla gravitazione e le leggi che la governano.

Opere principali : Summulae o Compendium logicae (Parigi 1487); Quaestiones in libros politicorum Aristotelis (ivi 1500); Quaestiones super octa physicorum libros (ivi 1509); Quaestiones in libros de anima (ivi 1516); In metaphysicen Aristotelis quaestiones (ivi 1518).

BibL.: U. Chevalier, Repertoire des sources historiques du moyen-dge, I, Parigi 1905, p. 733 sg.; P. Duhem, Etudes sur Léonard de Vinci, 2^{°} serie, ivi 1909, pp. 420-23 (note), e specialmente 3^{°} serie, ivi 1923, pp. 3-259; id., Le systeme du monde, IV, ivi 1916, pp. 124-42; A. Maier, Die Ingetustheorie der Scholastik, Vienna 1940, pp. 77-100 e passim; id., An der Grenze von Scholastik, und Naturwiss., Essen 1945, passim. Felicissimo Tinivella

BURKE, Edmund. - N. a Dublino nel 1729, m. a Beaconsfield nel 1797. E tra le figure più notevoli del partito whig; nel 1765 è segretario del primo ministro Rockingham: inizia allora la sua carriera politica, e sia al governo, sia alla Camera dei Comuni mantiene la sua linea di condotta anti-torysta: appoggia nel 1778 l'abolizione dei diritti limitati ai cattolici inglesi e irlandesi; negli anni 1772-95 è fieramente avverso alla politica schiavista che l'Inghilterra conduceva in India.

La sua fama è dovuta soprattutto, tra i vari suoi scritti, al suo grido di battaglia del 1790 Reflections on the Revolution in France. Nella sua opera di scrittore politico combatte su due fronti, sia contro il razionalismo illuministico sia contro l'individualismo pro-romantico, nella strenua difesa che egli fa del concetto di una società organico-collettiva: per B. la base e il germe di ogni saggio sentimento politico stanno proprio nell'adesione alla categoria sociale e nell'affetto al piccolo gruppo di cui l'individuo è parte nella più generale totalità. Contro l'astrattismo della Rivoluzione Francese egli pustulo un non meno astratto metodo conservativo: il suo storicismo tutto teso alla esaltazione della perfetta forma di governo (quella costituzionalistica inglese) gli impedisce di vedere il substrato politico-sociale del movimento rivoluzionario francese.

Essitato ed odiato, fu nutrimento spirituale degli scrittori della restaurazione, che presero da lui il rispetto per le tradizioni morali e politiche che non possono esser distrutte dalla furia rivoluzionaria. La sua opposizione alla filosofia del Bolingbroke, la sua costante polemica anti-ateistica (l'ateismo per il nostro è in opposizione non solo contro la ragione ma pure contro l'istinto umano) saranno lievite notevolissimo per il romanticismo religioso europeo.

BibL.: A. P. I. Samuels, The early life, correspondence and sortings of E. B., Cambridge 1923; B. Newman, E. B., Londra 1927; F. von Oppenheimer, E. B. und die französische Revolution, Berlino 1928; A. Cobban, E. B. and the revolt against the eighteenth century, Londra 1929; M. Einaudi, E. B. e l'indirizzo storico nelle scienze politiche, Torino 1930; R. H. Sturres, E. B., Oxford 1931; Ph. Magnus, E. B., A life, Londra 1939; A. M. Osborn, Rousseau and B.: a study of the idea of liberty in 1866 century political thought, ivi 1940. Massimo Petrocchi

BURKITT, Francis Crawford. - Critico e esegeta anglicano del Nuovo Testamento, n. a Londra il 3 sett. 1864, dal 1905 titolare della cattedra Norris dell'Università di Cambridge, m. l'11 maggio 1935. Era collaboratore del Journal of Theological Studies.

Opere principali: The Book of Rules of Tyconius (Texts and Studies, 3, 1), Cambridge 1894; The Old Latin and the Italo (Texts and Studies, 2, 4), ivi 1896; Early Christianity outside the Roman Empire, ivi 1899; The Gospel Quotations of S. Ephraim (Texts and Studies, 7, 2), ivi 1901; Evangelion da Mepharresche, ivi 1904; The Gospel History and its Transmission (ivi 1906; 3^{°} ed. 1920; trad. it.); Jewish and Christian Apocalypses (Schweich Lectures), Londra 1914; S. Ephraims Prose Refutations of Mani, Marcian and Burdaisan (con Mitchell), 2 voll., Cambridge 1912 e 1921; Christian Beginnings, ivi 1923; The Religion of the Manichees, ivi 1925; Church and Gnosis, ivi 1932.

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Bibl.: Souter, Connolly, Streeter ecc., Journal of Theological Studies, 1935, p. 225 sg.

Erik Peterson
BURLAMACCHI, Pacifico. - Domenicano, cultore della memoria del Savonarola, n. a Lucca verso il 1465 , ereditò dal padre e dalla madre Angelica Bernardini l'affetto all'Ordine domenicano cui s'oscrisse il 18 marzo 1499 a S. Romano in Lucca, lasciando la mercatura alla quale s'era prima dedicato e cambiando il nome di Filippo in quello di fra' Pacifico. Ricevé la tonsura nel 1500 . Dal 1508 al 1510 fu priore del convento della Quercia (Viterbo), ove Giulio II dichiarò che avrebbe volentieri canonizzato il Savonarola. Ritornato a Lucca fu confessore delle monache domenicane ( 1512-18 ) e sottopriore in S. Romano ( 1513-18 ). Dai contemporanei venerato come santo, m. a Lucca il 13 febbr. 1519.

A lui s'attribuil una Vita italiana del Savonarola, pubblicata, con rimaneggiamenti di T. Bottoni, a Lucca dal Mansi nel 1761 e dal Di Poggio nel 1764; nuova ed. di P. Ginori Conti, Firenze 1937. Tuttavia dopo le indagini di L. Ranke (Hist. biogr. Studien, Lipsia 1877, pp. 346357), di P. Villari (Saggi storici e critici, Bologna 1890, pp. 297-326; id., La Storia di G. Savonarola e dei suoi tempi, Firenze 1910, introd.) e di R. Ridolfi (La bibliofilia, 37 [1935], pp. 401-18) si ritiene, contro G. Schnitzer (Arch. stor. ital., 3^{°} serie, 28 [1901], pp. 257-95; id., Savonarola, II, pp. 324-46) che la Vita italiana fu scritta da un anonimo verso il 1528 e dipende dalla Vita latina.

Bibl.: M.-H. Laurent, s. v. in DHG, X, coll. 1380-81; G. Schnitzer, Savonarola (trad. it. E. Rutil, Milano 1931), passim, specialmente II, pp. 223-49, 616 sg.; I. Taurisano, I Domenicani in Lucca, Lucca 1914, pp. 43, 77-93. Angelo Wels
BURLEIGH (Burley, Bublaeus), Walter. - Scolastico inglese. Incerti e contrastanti i dati della sua vita. N. nel 1275 lo si ritiene discepolo di Scoto a Oxford. Insegnò a Parigi, Oxford (F. Überweg) e Tolosa (M. Grabmann). Venne due volte in Italia nel 1327 e nel 1330 e fu presettore di Edoardo III. M. dopo il 1343 (E. Denifle). Giovanni da s. Antonio con molti altri lo dice francescano, Alonso de Vargas con vari scrittori lo fa agostiniano, Denifle-Chatelain lo dicono canonico ad Evreux nel 1342. B. combatté il nominalismo di Occame fu detto «doctor planus et perspicuus».

Opere edite: De vitiis et moribus philosophorum (Colonia 1472; ed. critica Tubinga 1886), interessante tentativo di storia della filosofia da Talete a Seneca, più volte stampato e tradotto; Comment. in Ethicum Aristotelis (Venezia 1481); Super ortem veterem Porphyrii et Aristotelis expositio (ivi 1481); De intentione et remissione formarum (ivi 1496); Scriptum G. Burlei super libros Analyt. posteriorum (ivi 1497); De materia et forma (Oxford 1500); Summa totius logicae (Venezia 1508), ecc. Tra le opere inedite sono notevoli: De fluxu et refluxu moris anglici, già attribuito a Bacone; De divisione scientiarum; De substantia orbis, ecc.

Bibl.: Per la parte scientifica: P. Duhem, Etudes sur L. de Vinci, 3 voll., Parigi 1906-13, passim. Per la parte filosofica: indicas. bibliogr. in Überweg-Geyec, II, pp. 619, 621, 768. Felicissimo Tinivella
BURLINGTON, diocesi di. - Nello Stato di Vermont, cosi chiamato da Samuel de Champlain, a sud del Canadà.

Nel 1666 un sacerdote sulpiziano venne da Montréal a celebrare la Messa per soldati francesi nella cappella del forte di S. Anna nell'isola di Lamothe; due anni dopo il vescovo di Québec compì la prima visita episcopale nella Nuova Inghilterra. In seguito missionari gesuiti e altri si spinsero a visitare le famiglie cattoliche e a convertire gli Indiani dimoranti nel Vermont. Passato il Canadà all'Inghilterra, i vescovi di Québec continuarono a occuparsi dei cattolici del Vermont, i quali passarono sotto la giurisdizione della diocesi di Boston, eretta nel 1810 . Nel 1815 si recò a B. il venera-
bile p. de Matignon, trovando la popolazione senza preti e chiesa; nel 1830 fu inviato stabile il p. G. O'Callaghem che vi costrui la chiesa di S. Pietro (1832). Il papa Pio IX, in seguito a petizione dei vescovi della provincia di Nuova York, creò una diocesi suffragatoa di Boston e ne fissò la sede in B., che, su una popolazione di 362.000 ab., conta 97.963 cattolici, con 83 parrocchie, 123 sacerdoti diocesani e 50 regolari (1948).

Bibl.: L. de Goeckrland, Catholic memories of Vermont and New Hampshire, Burlington 1886; J. H. O' Donnel, The catholic hierarchy in the United States, Washington 1933, pp. 280-82; Th. F. Meehan, s. v. in The Cath. Enc., III, pp. 81-82; The official Catholic Directory, 1947, pp. 373-76. Enrico Josi
BURNES-JONES, Edward. - Pittore e decoratore, n. a Birmingham nel 1833, m. a Londra nel 1898. Lasciò gli studi ecclesiastici per dedicarsi alla pittura in seguito all'entusiasmo destatogli dai quadri di D. G. Rossetti (v.). Pur professando i principi teorici del preraffaelitismo (v.), egli appartiene ad un periodo successivo; cominciò infatti a lavorare quando la primitiva associazione preraffaellita era ormai disciolta. Fu dapprima un imitatore fedele del maestro; compi in seguito, sotto la guida del Ruskin, due viaggi in Italia ( 1839 e 1862), dove poté conoscere direttamente le opere dei quattrocentisti italiani e risentire l'influenza specialmente del Botticelli e del Mantegna, ciò che contribuì decisamente alla formazione della parte più originale del suo stile.

Oltre a soggetti tratti dalle leggende medievali o di carattere mistico-religioso, sempre viziato dal gusto letterario proprio della sua scuola (Il cavaliere misericordiano, Elia nel deserto, ecc.), egli trattò pure soggetti mitologici derivati specialmente dall'Odissea (La bevanda di Circe, ecc.), per i quali trovò una maggiore libertà di espressione e un colorito più caldo. Le sue opere migliori (La scala d'oro, Il re Cophetua e la piccola mendicante, Spensa de Libano), ci mostrano le sue qualità di fine colorista e di compositore sciolto e piacevole, pur non sapendo egli mai liberarsi da una stilizzazione formale esteriore e di maniera: le sue figure dai nitidi contorni sembrano ispirarsi ad un unico modello e hanno tutte un medesimo atteggiarsi in forme sinuose. Per questa sua tendenza all'ornamentale egli trovò una maggiore coerenza nelle sue opere di carattere decorativo: vetrate (ad es., Adamo ed Eva e la torre di Babele nella cappella del collegio di Bradfield), musaici (ad es., nella chiesa protestante di S. Paolo in Roma), arazzi (ad es., La stella di Betlemme nell'Exeter College a Oxford), incisioni su legno, illustrazioni di libri ecc.; opere che egli eseguì per la ditta di W. Morris.

Bibl.: Binyon, s. v. in Thieme-Becker, V, pp. 265-67; G. Mourey, D. G. Rossetti et les Préraphalites anglais, Parigi s. s., pp. 91-104; H. Rosion, B. 7., Parigi s. s.; A. Agreati, I Peraffaelliti, Torino 1908, pp. 293-313; A. M. Brizio, Elitocento e Novecento, ivi 1239, pp. 198-200. Marta Prandi
BURNS, Robert. - Poeta lirico scozzese, n. il 25 genn. 1759, m. il 21 luglio 1796. Nato in una fattoria dell'Ayrshire durante una notte di tempesta, ebbe vita prevalentemente procellosa. Consumò la puerizia tra studi saltuari e fatiche agresti, da cui sbocciarono i suoi primi canti. In gioventù chiese stordimento ai piaceri; se ne ritrasse, per poco, alla morte del padre (1784), del quale ereditò la sorte di nomade e sessato agricoltore.

Un suo progetto di viaggio alla Giamaica fu abbandonato in seguito alla pubblicazione del primo volume di versi (Poems, 1786), che gli diede rinomanza e gli aprì i salotti di Edimburgo, ove conobbe Walter Scott e, insieme, il vuoto sfarzo dell'alta società. Fu contatto bruciante, che risospinse il deluso B. alla vita dei campi, per trascorrervi gli ultimi anni in una rifioritura di canto, ma anche in un scuieti di resgolatezza, che ne accelerò, in Dumfries, la fine precoce.

Crucciato contro un mondo che lo respingeva ai margini sociali per la sua condizione di contadino povero, il B. si piegò verso i compagni di destino : gli oppressi,

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i reietti e, persino, i perduti, di cui canto con popolaresco realismo aspirazioni e deviazioni; verso gli animali, che vedeva soggetti a universale sofferente caducità. La sua voce, ora robusta ora tenera e sempre originale, si accende soprattutto se rievoca campagne e amori o se staffila rigidezza calvinistiche. Ma anche sulle note di più cruda sensualità si stende un velo di pessimismo, che dà alle ore di cercata ebbrezza il senso di una evasione dallo sgomento, di tregua del dissidio morale di una coscienza mal servetta da una fede angustamente deistica. La poesia del B., specchio di tale interiore insufficienza, costituisce, specialmente per la sua immediatezza espressiva, un interessante preludio al romanticismo.

BibL.: Opere: The poetical Works of R. B., Londra 1936; The Letters (a cura di J. de Lancey Ferguson), Oxford 1931; 'Troductioni; Poesie, da U. Orrensi, Modena 1893, Lanciano 1908; Jolly Beggars, da M. Praz in Poeti inglesi dell'800, Firenze 1925, pp. 43-46 (con bibl.). Studi: J. L. Hugues, The real R. B., Londra 1922; A. Dakers, R. B.: his Life and Genius, ivi 1923; C. Carwell, The Life of R. B., ivi 1930; P. B. Snyder, The Life of R. B., Nuova York 1932; A. Zanco, in Storia del Romanticismo inglese, Messina 1940, pp. 100-16; B. Croce, B., tre canti, in Poesia antica e moderna, Bari 1943, pp. 330-37; R. T. Fitzhugh, R. B., His Associates and Contemporaries, Univ. of North Carolina Press 1943.

Enzo Navarra
BURONZO DEL SIGNORE, Carlo Luigi Arcivescovo di Torino, n. a Vercelli il 23 ott. 1731, m. ivi il 22 ott. 1806. Fu vicario generale a Vercelli, divenne poi vescovo di Acqui (1784), e di Novara (1791), e arcivescovo di Torino (1797). Fu amico di Carlo Emanuele IV, ma alla sua caduta (dic. 1798), il B. si piegò con eccessivo e forse non sentito entusiasmo alle nuove istituzioni. Nel 1802 si recò a Parigi per evitare che venisse troppo ridotto il numero dei vescovati. Poiché Napoleone non lo aveva in buon concetto per il suo attaccamento al re, chiese ed ottenne di rinunziare al vescovato e si ritirò a Vercelli (1805), ove morì.

Fu il primo a pubblicare le opere di Attone vescovo di Vercelli: Attonis sanctae Vercellarum ecclesiae episcopi (924) opera ad aethographi Vercellensis fidem nunc primum exacta praefatione et commentariis illustrata a d. C. B. del S. (Vercelli 1768, riprodotte in PL 134, 27-834), dedicata al principe Vittorio Amedeo.

BibL.: G. Morardo, Lettere... a Carlo Luigi detto B. del S., Grenoble (1800); G. B. Semeria, Storia della chiesa metropolissima di Torino, Torino 1840, pp. 370-74; T. Chiono, La chiesa in Piemonte dal 1757 ai giorni nostri, it, ivi 1887, pp. 120-24, 243-46.

Renata Orazi Ausenda
BURRIEL, Andrés Marco. - Gesuita spagnolo, n. a Buenache de Alarcón nel 1719, ivi m. nel 1762. Insegnò retorica e filosofia nei collegi della Compagnia e si proponeva di partire per la California in soddisfacimento di un mandato-voto, quando fu invece chiamato all'archivio della cattedrale di Toledo (1789).

Questo incarico gli offrì la possibilità di divenire paleografo insigne e di scrivere la reputatissima Paleografia española, que contiene todos los modos que ha habido de escribir in España ecc. (Madrid 1758); trascrisse ca. 2000 documenti, raccolse una messe abbondantissima di notizie e pubblicò opere di gran valore su diversi argomenti (vite di re, ordine del T'sson d'oro, conquista d'America, archeologia, liturgia ecc.). E citato tra i letterati, le cui opere fanno testo di lingua. Interessantissima è la corrispondenza epistolare con gli eruditi del suo tempo.

BibL.: Collection de documentos inéditos para la historia de España, XIII, Madrid 1848, pp. 289-301; J. Hurtado y de la Serna e A. González Palencia, Historia de la literatura española, Madrid 1932, pp. 724-25; L. Koch, Jesuiten-Lexikon, Paderborn 1934, col. 280; A. De Bil, s. v. in DHG, X, col. 1388.

Luigi Berna
BURY, Richard AUNGerville de. - Vescovo di Durham, n. il 24 genn. 1287 a Bury St Edmunds, m. il 14 [apr. 1345 a Durham. Fu precettore del re Edoardo] III, dal 1323 amministratore delle province inglesi di Guascogna e Guyerme e nel 1333 divenne vescovo di Durham. Alla cura pastorale unì per un
anno l'ufficio di cancelliere d'Inghilterra (1334-35) e guardasigilli privato (1335-36). In quel tempo ebbe l'incarico di importanti missioni diplomatiche alla curia pontificia di Avignone, alla corte della Francia, alla quale portò la dichiarazione di guerra, che aprì la guerra dei Cent'anni 1338-39). Gli ultimi anni del suo vescovato, fino alla morte, avvenuta il 14 apr. 1345, li dedicò all'amministrazione della diocesi e alla bibliofilia.

Acquistò una raccolta di libri preziosi e nell'opuscolo Philobiblon ha lasciato le sue esperienze e impressioni di bibliofilo. La paternità letteraria del Philobiblon è ancora contrastata (probabile autore Roberto Holleath, domenicano); ne rimangono molti manoscritti, edizioni e traduzioni in diverse lingue. Il B. fu anche in corrispondenza col Petrarca.

BibL.: Fonti, studi e edizioni in J. de Ghellinck, Un évêque bibliophile au XIVr siècle, R. A. de B. (1343), in Revue d'hist. eccl., 18 (1922), pp. 271-312; 482-508 s. 19 (1923), pp. 137-209; M. J. Husung, R. de B., Philobiblon, Weimar 1931; J. de Ghellinck, s. v. in DHG. X (1938), coll. 1405-407.

Lucchysio Spöding
BUS, César de, venerabile. - Sacerdote, n. a Cavallon il 3 febbr. 1544, m. ad Avignone il 15 apr. 1607. Di famiglia oriunda italiana, forse milanese, fu capitano della guardia di Carlo IX, poeta e drammaturgo. Nel 1547 abbandonò la vita dissipata e, fattosi sacerdote, si diede con ardore apostolico alla istruzione catechistica del popolo. Si uni a lui il cugino G. B. Romillon, convertitosi dal calvinismo. Al loro seguito si misero altri sacerdoti, e nacque cosi la Congregazione dei Prati secolari della dottrina cristiana, viventi in comunità senza voti, come dovevano fare più tardi gli Oratoriani del de Bérulle ed i Sulpiziani. Per facilitare l'opera ai suoi discepoli scrisse delle Istruzioni, che furono pubblicate nel 1666 . E in corso la sua causa di beatificazione, e nel 1821 furono approvate le sue virtù in grado eroico.

BibL.: P. Marcel, Vie du vèn. C. de B., Parigi 1819; X. Chamoux, Vie du vèn. C. de B., ivi 1834; H. Bremond, Histoire littéraire du sentiment religieux en France, I, Parigi 1923, pp. 9-31.

BUSAEUS (BUSEO). - Cognome latinizzato, dall'olantiese Buys, di tre fratelli, tutti gesuiti, compatriotti e parenti di s. Pietro Canisio: Pietro (1540-87), celebre per la sua grande edizione del Catechismo di Canisio, arricchita delle fonti ( 1569 , ecc.), Teodoro ( 1542 -1609) e Giovanni, il più noto.

Giovanni B., n. a Nimega nel 1547, entrato nella Compagnia ( 1563 ), insegnò teologia a Magonza dal 1589 (alla sua morte, il 30 maggio 1611 . Scrisse opere di polemica contro i protestanti, tradusse le lettere annue e altre relazioni delle missioni della Compagnia, ma la sua produzione letteraria è prevalentemente di carattere ascetico.

Mentre Gesuiti tedeschi riformavano vari monasteri, pubblicò le opere del grande riformatore benedettino Tritemio (v.) : Yoh. Trithendi Opera pia et spiritualia (Magonza 1604). Grande traduttore (in latino) delle opere ascetiche dei suoi confratelli V. Bruno, L. Pinelli, G. Loarte, F. Androzzio, F. Arias, B. Ricci, vi aggiunse del suo un Enchiridion pigrum meditationum (ivi 1608, molte ristampe e traduzioni, più o meno modificate), che { }_{4}⁸ ebbe successo straordinario per la sua pia e semplice sobrietà; l'autore vi segue il metodo di meditazione del p. Bartolomeo Ricci (v.). Due compilazioni parallele del B. incontrarono pure gran favore: Panarium hoc est arca medica... adversus animi morbas (ivi 1608); Viridarium christianarum virtutum (ivi 1610) catalogo dei vizi e delle virtù, con i mezzi di combattere i primi e di acquistare le seconde, secondo i testi della Bibbia, dei Padri e dei teologi.

BibL.: Sommervogel, II, coll. 416-39; VIII, coll. 1949-51; J. Daniels, s. v. in DSp. I, coll. 1984-86; H. J. Allard, Canisiana... De Buysen, in Studiën, 57 (1901), pp. 1-48.

Edmondo Lamalle

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BUSCA, Icnazio. - Cardinale, n. a Milano il 23 nov. 1731, m. a Roma il 12 ag. 1803 . Nunzio in Fiandra dal sett. 1775 al giugno 1785 , con il titolo di arcivescovo di Emesa. Poi governatore di Roma, fu creato da Pio VI cardinale con il titolo di S. Maria degli Angeli. Nell'ag. 1796 successe al card. Zelada nell'ufficio di Segretario di Stato. Pur essendo in linea di principio favorevole ad accordi con il Bonaparte, il card. B., dinanzi alle esorbitanti richieste francesi, interruppe le trattative, e si sforzò di salvaguardare lo Stato della Chiesa dalla minaccia francese, sia in campo diplomatico intavolando trattative con Napoli e con Vienna, sia in sede di preparazione militare con la riorganizzazione dell'esercito pontificio. Dopo l'invasione degli stati ecclesiastici da parte del Bonaparte e dopo la firma del trattato di Tolentino, il card. B. lasciò la sua alta carica.

Bim.: G. Moroni, Dix. di crud, storico-ecclesiaatica, VI, Venezia 1840, p. 171; J. Du 'Teil, Rome, Naples et le Directoire, Parigi 1902, passim; Pastor, XVI, in, soprattutto p. 614 seg.

Silvio Furiani
BUSCH (pron. Büss), Johannes. - Il più grande riformatore monastico della Congregazione di Windesheim, e il suo principale cronista. N. nel 1399 a Zvolle (Olanda), compiuti ivi gli studi nella fiorente scuola di Johannes Cele, entrò, contro il desiderio dei genitori che volevano mandarle ad Erfurt per laurearsi in diritto, nel convento dei Canonici regolari di S. Agostino a Windesheim (1417). Vi prese l'abito il 6 genn. 1419 e professò un anno dopo. Ancora diacono fu mandato ( 1424 ) con altri tre religiosi a fare la nuova fondazione di Marienberg a Bödingen (diocesi di Colonia), e in questa città venne ordinato sacerdote. Tornato nel 1428 a Windesheim, il Capitolo lo delegò l'anno dopo a riformare il convento di Ludwigskerke (adesso Achlum, Frisia orientale), e quello di Sion a Beversvijk (Olanda settentrionale).

Dal 1431 al 1434 fu confessore delle religiose a Bruneppe (Kampen, prov. Overijsel), poi per due anni di nuovo a Windesheim. Nel 1435 il Concilio di Basilea affidò al monastero di Windesheim la riforma di tutti i conventi agostiniani di ambo i sessi nel ducato di Brunswick e nelle diocesi di Hildesheim, Halberstadt e Verden, e a quest'opera il B. dedicò tutta la sua attività, che si estese anche ai monasteri dell'Ordine benedettino, premostratense, cistercense, degli Alessiani e Fratelli della vita comune. Dopo il vicepriorato ( 1436-39 ) a Wittenburg (Sassonia), ebbe l'incarico di riformare il convento di Sülte, del quale fu prevosto per otto anni ( 1440-48 ). Nel frattempo visitò e ridusse a regolare osservanza molti altri monasteri. Nel 1448 accettò l'importante prevestura di Neuwerk, presso Halle. Avendo ivi alla sua dipendenza, come arcidiacono, 120 parrocchie, estese la sua attività anche al clero secolare ed ai fedeli, con maggiore autorità ed in cerchia più ampia quando il cardinale legato Niccolò da Cusa, al Sinodo di Magdeburgo ( 1451 ) lo nominò, insieme al prevosto di S. Maurizio di Halle, Paolo Busse, visitatore apostolico e riformatore di tutti i conventi di regola agostiniana nella diocesi di Magdeburgo, in Sassonia, Meissen, Turingia, Brandeburgo e Havelberg, e stabilì che a tale scopo un Capitolo generale si tenesse regolarmente a Neuwerk. Nel 1454 il B. dovette rinunciare alla sua prevostura e tornò a Windesheim, continuando sempre la sua opera di riformatore. Dal 1459 al 1479 fu di nuovo prevosto di Sülte, ove morì nel 1479 o 1480.

Olive ad alcuni scritti minori: Sermones, 2 Epistolae, 2 Soliloquia ed il Rapiarium, editi da D. J. M. Wusten-
hoff, De kleinere geschriften van 7. B... (Gand-Aia 1890), lasciò due grandi opere:

1) Chronicon Windeshemense, che comprende due parti : Liber de viris illustribus de Windeshem (scritto a Windesheim 1455-58) e Liber de origine modernae devotionis (compiuto a Sülte nel 1464), e che costituisce una delle principali fonti per la storia e la spiritualità del movimento di Windesheim e della Devozione Moderna (v.). Fu edita da H. Rosweyde, insieme alla cronaca di Monte S. Agnese di Tommase da Kempis, sotto il titolo: Chronicon canoniorum regu larium ordinis sancti Augustini capituli Windesheimensis auctore I. B. canonico regulari. Accedit Chronicon montis S. Agnetis auctore Thoma a Kempis canonico regulari (Anversa 1621).
2) De Reformatione monasteriorum, scritto a Sülte (14701475) dà un quadro fedele e vivace della sua attività riformatrice ed è d'importante fondamentale per conoscere la situazione religiosa dei Paesi Bassi e della Germania nella prima metà del Quattrocento. Vi ritroviamo il B. intero con le sue caratteristiche: zelo ardente per l'ideale monastico, penetrazione psicologica, sicurezza di sé e abilità nell'affrontare le situazioni più delicate e imbarazzanti e nel superare le moltissime difficoltà e resistenze che ostacolavano talvolta la sua opera.

Una prima edizione, però deficente, fu fatta da G. W. von Leinis, Scriptores rerum Bransoicesuium, II, Hannover 1707, pp. 476-506, 806-970. Una buona ed. critica di ambedue le opere ha dato K. Grube: Des Augustinerproputes 7. B. Chronicon Windeshemense und Liber de reformatione monasteriorum (Geschichtsquellen der Praeina Sachsen..., 19), Halle 1886.

Bim.: J. G. R. Acquoy, Het klooster te Windesheim en sôju insôsed, I, Utrecht 1875, pp. 289-328 e passim; K. Grube, 7. B. Augustinerproput zu Hildesheim (Sammlung historischer Bildnisse), Friburgo in Br. 1881; V. Becker, De twee verschillende redacties der Windesheimsche Kronijk, in Der Katholiek, 87 (1882), pp. 388-404; id., Een onbeheude Kronijk van het klooster te Windesheim, in Bijdragen en mededelingen van het Hist. Genootschap te Utrecht, 10 (1887), pp. 376-445; L. Schulze, Zur Geschichte der Brüder vom gemeinsamen Leben, II: Des 7. B. bisher unbehauute Schriften, in Zeitschr. für Kirchengeschichte, 11 (1890), pp. 586-96; G. Pohl, Die Glaubwürdighit des 7. B. in der Imitatio-Frage, in Hist. 70hrbach, 27 (1906), pp. 322-33 (cf. le repliche di G. Börner e P. Eschbach, ibid., pp. 924-75); P. Lehmann, Reste einer Frühfassung von 7. B. Windesheimer, in Hist. 70hrbach, 34 (1934), pp. 230-39. Anselmo Musters

BUSCHETTO (BISCHETO). - Architetto e operaio del duomo di Pisa, ricordato come tale in un atto di donazione di beni all'Opera di S. Maria Maggiore di Pisa del 1104 e in una obbligazione alla stessa Opera del 1110: probabilmente è la stessa persona, citata anche in due atti della canonica del duomo di Pistoia in data 1076 e 1078. Un'iscrizione, ora perduta, ma riportata dal De Rossi, ci informa che aveva rialzato a Roma l'obelisco vaticano: e del resto la sua eccezionale perizia nell'insalzare moli pesantissime viene magnificata, insieme con i suoi meriti artistici, nei due epitaffi in versi (uno dei quali ripetuto due volte) incisi sulla sua tomba, murata sulla facciata della Cattedrale pisana. In essi B. viene indicato come l'architetto creatore di quel mirabale tempio.

Ma è molto arduo stabilire la parte che egli effettivamente ebbe nella costruzione del Duomo pisano, fondato nel 1063, consacrato nel 1118 e la cui facciata venne eretta verso la metà del sec. XII sotto un «Rainaldus prudens operator et ipse magister». Da scavi, soggi e rilievi stilistici si ha ormai la certezza che l'attuale iconografia del Duomo non rifletta quella dell'epoca della sua fondazione ma sia frutto di un ampliamento che il Salmi suppone effettuato dopo il 1087, anno dell'impresa di el-Mehdia, quando nuovi rapporti commerciali e culturali con l'Africa e l'Oriente promossero e favorirono a Pisa quel gusto che vediamo esemplato nell'architettura e nella decorazione del Duomo. B. dunque, che ancora viveva nel 1110, difficilmente poteva essere il primo architetto della Cattedrale fondata nel 1063; ma fu colui che il primitivo e assai semplice edificio basilicale, forse a croce commissa con tran-

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setto poco sporgente e paramento a bozze squadrate, trasformò in una grandiosa fabbrica a croce latina, con matronel e cupola, e dai fianchi scanditi da arcate eieche e lesene e rivestiti di marmi con rosoni e lacunari ad intarsi policromi. Questo tipo di decorazione architettonica, nella quale B. seppe mirabilmente comporre elementi derivati dalla tradizione classica e bizantina con echi del gusto musulmano, arabo-siculo, ebbe immensa fortuna e diffusione non soltanto in innumerevoli chiese pisane e delle zona limitrofa, ma in Puglia, in Corsica e in Sardegna : onde a B. spetta il merito di aver iniziato una delle più importanti e feconde correnti dell'architettura romanica italiana.

Bibl.: G. Rohault de Fleury, Les monuments de Pisa au Moyen Age, Parigi 1886; Dehio u. Betzold, Die kirchliche Baukunst des Abendlandes, II, Stoccarda 1892, p. 230 sgg.; S. Monini, B. Pisano, Pisa 1896; M. Salmi, L'Architetura Romanica in Toscana, Milano-Roma 1927, pp. 12-16; S. Guyer, Der Dom von Pisa u. das Rättel seiner Entstehung, in Münchner Jahrbuch d. Bild. Kunst, 9 (1932); M. Salmi, La Genesi del Duomo di Pisa, in Boll. d'Arte del Min. Educaz. Naz., 32 (1938), pp. 14 9-61. Enzo Carli

BUSEMBAUM, Hermann. - Gesuita, moralista, n. a Nottuln (Westfalia) nel 1600 , m. a Münster il 31 genn. 1669. Professore, per parecchi anni, di filosofia, di dogmatica e di morale, poi rettore a Hildesheim e a Münster, direttore di coscienza assai stimato, deve la sua fama universale all'opera Medulla theologiae moralis (Münster 1650).

Come professore di morale a Colonia aveva composto per gli alunni un compendio breve, chiaro, ordinato, servendosi delle note ed appunti di due suoi predecessori, i pp. H. Nünning e F. von Spee; il compendio tanto piacque che si dovette stampare, e incontrò tanto favore che, oltre alle numerose edizioni (più di 200 fino al 1766) servì anche come testo base, su cui stesero i loro ampi commenti celebri teologi come C. La Croix, A. Ballerini e specialmente s. Alfonso de' Liguori. Il Santo, anzi, prima della sua opera Theologia moralis, pubblicò in quattro successive edizioni (Napoli 1748; ivi, 2 voll., 1753-55; Roma, 3 voll., 1757; ivi, 3 voll., 1760) la stessa Medulla, aggiungendovi note e appendici sempre più copiose. Non mancarono tuttavia critiche veementi ai B.; infatti alcune opinioni, accettate dal B. come probabili, furono più tardi condannate da Alessandro VII (1665-66) e da Innocenzo XI (1679) e perciò rettificate nelle edizioni posteriori. Più ardua la lotta per la proposizione sulla liceità della difesa personale fino all'uccisione dell'ingiusto aggressore, fosse pure un sovrano (l. III, tr. iv, cap. 1, dubbio 3, n. 8), per cui la Medulla fu condannata al fuoco dai Parlamenti di Parigi e di Tolosa (1757); e per la proposizione che il fine giustifica i mezzi (l. IV, cap. 3, dubbio 7, art. 2, n. 3). Ma la prima proposizione, anche se giudicata inopportuna, è in sé vera e giusta, secondo teologi eminenti tra cui s. Antonino, da cui è presa quasi letteralmente, ed è ammessa sostanzialmente anche da s. Tommaso. La seconda riguarda solo quei mezzi, che sono in sé indifferenti, e perciò restano giustificati da un fine legittimo.

BibL.: Sommervogel, II, coll. 444-55; M. Reichmann, Der Zuech heiligt die Mittel, Friburgo in Br. 1903; J. Brucker, s. v. in DThC, II (1905), coll. 1266-68; A. Brou, Les fésuites de la légende, Parigi 1907, pp. 153, 284; B. Duhr, I Gesuiti, favole e leggende, tr. it., II, Firenze 1908, p. 229 sgg.; M. de Meuleneester, Bibliogr. générale des écrivains rédemptoristes, I, L'Aix 1933, pp. 62-63; A. De Bil, s. v. in DHG, X (1938), coll. 1417-18.

Celestino Testore
BUSHIDO. - Il nome significa «la via dei cavalieri s. La cavalleria fu in onore nel Giappone fin dai tempi primitivi. Già fin dal medioevo sotto le diverse influenze nazionali e religiose un tal codice dell'onore e dei costumi della cavalleria, andò formandosi più per pratica che per effetto di prescrizioni scritte.

Il confucianesimo, il buddhismo e lo shintoismo hanno cooperato più che tutto alla formazione della «via dei cavalieri»