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sotto le diverse influenze nazionali e religiose un tal codice dell'onore e dei costumi della cavalleria, andò formandosi più per pratica che per effetto di prescrizioni scritte.

Il confucianesimo, il buddhismo e lo shintoismo hanno cooperato più che tutto alla formazione della «via dei cavalieri». Dal confucianesimo lo shinto tolse la fedeltà ai superiori ed ai sovrani, come pure i doveri corrispon-
denti ai cinque rapporti (gorin), cioè: 1) fra il sovrano ed i sudditi, 2) fra i genitori ed i figli, 3) fra il marito e la moglie, 4) tra i fratelli maggiori e quelli minori, e 5) fra amico ed amico. Al buddhismo il B. deve alcuni insegnamenti ed anzitutto gli esercizi dell'astrazione interna (esercizi di contemplazione, ecc., zen). Ai cavalieri piacque il concetto che la vita e la morte formino un'unità, che la morte sia il compimento della vita, ma non una fine crudele con la quale questa si distrugge. Nella vita pratica tali insegnamenti partorono alla sopportazione senza delle privazioni e del dolore, come pure al disprezzo eroico della morte. Lo shintoismo diede al B. la concezione religiosa e la venerazione per l'imperatore e per la patria. Anche l'eroismo del cristianesimo, la fedeltà assoluta verso Dio, l'alto rispetto per l'autorità e la necessità che vita ed insegnamento debbano corrispondersi, fecero grande impressione sui cavalieri dei sess. xvi e xvir, emulti lo seguirono, avendo trovato nel cristianesimo la realizzazione dei loro ideali.

Virtù speciali del B. che vennero chieste fino ad oggi ad ogni giapponese il quale abbia il senso del nazionalismo, sono anzitutto la fedeltà assoluta all'imperatore, l'essere sempre presenti a servire il popolo e la patria, il coraggio, il disprezzo della morte, il rispetto e l'obbedienza verso i superiori, la cortesia ed il contegno, la stima e la venerazione per il sacro, la misericordia verso i deboli, il rispetto per il nemico e la sobrietà.

BibL.: B. Balbi, La psiche e la virtù bellica del popolo giapponese (Yamato-Danashii), Napoli 1916; I. Nitobe, B., l'anima del Giappone, trad. ital. di B. Balbi, ivi 1917; N. Hocami, L'adorazione degli antenati e la Legge giapponese, trad. ital. di S. Nogami, Roma 1941; G. Tucci, Il R., in Biblioteca popolare di cultura politica, Firenze 1942.

Doroteo Schilling
BUSHNELL, HORATUS.-Scrittore protestante americano, n. a Lichfield (Connecticut), il 14 apr. 1802, m. a Hartford il 17 febbr. 1876. Studiò legge nell'Università di Yale, e quando stava per dedicarsi al fòro, cembiò idea e si mise a studiare teologia. Nel 1833 fu nominato ministro congregazionalista di Hartford (Conn.). In quegli anni fu fondata la "Alleanza Cristiana», associazione protestante americana per combattere il cattolicesimo, condannata nel 1844 dal papa Gregorio XVI nell'En-
siclica Inter praesipuas; ma il B. scrisse foglietti e predicò per raccomandarla. Nel 1845 fece un viaggio in Europa, ritornando poi alla sua congregazione di Hartford, dopo un anno di assenza. Nel 1849 pubblicò il suo primo libro Dio in Cristo con dottrine che inclinavano all'antitrimisirismo. Fu accusato perciò davanti all'associazione centrale congregazionalista di Hartford, ma dei cinque giudici, tre dichiararono che i suoi errori non erano fondamentali. L'accusa fu presentata di nuovo nel 1852 all'associazione generale del Connecticut, ma questa rifiutò di intervenire; un terzo tentativo si fece nel 1852 davanti all'associazione generale di Danbury, ma questa dichiarò di non essere un corpo legislativo o giudiziario e ciò in conformità delle dottrine dei Congregazionali citca l'assoluta indipendenza delle singole Congregazioni o Chiese. Dal 1855 al 1856 viaggiò per gli Stati Uniti, fissandosi in California, dove lavorò per la fondazione dell'Università di California. Nel 1859 si ritirò a vita privata nella sua antica congregazione di Hartford ove rimase fino alla morte. Il B. scrisse molti libri ascetici, morali, teologici ecc. e verso la fine della sua vita corresse alcuni dei suoi errori. Il protestante Benham dice che questi libri contengono cose buone, ma devono leggersi con cautela.

Bibl.: W. Benham, The Dict. of Religion, Londra 1887; Ph. Schaff-J. J. Herzog, s. v. in Encycl. of Religious Knowledge, Nuova York 1891; A. E. Dunning, Congregationalists in America, ivi 1894.

Camillo Crivelli
BUSI, Giovanni : v. Cariani ciovanni.

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BUSI, Luigi. - Pittore, n. a Bologna l'8 maggio 1838, m. ivi il 2 giugno 1884. A Roma, dove perfezionò i suoi studi di pittura, si legò d'amicizia con i principali esponenti del rinnovamento artistico, e ne seguì moderatamente le orme, come dimostrano le opere a fresco ed a olio che esegui tornato nella città natale; opere in cui la preoccupazione del soggetto, realizzato con impeccabile disegno, prevale sull'emozione lirica.

Tra queste vanno ricordate il Martirio dei due Santi nella Chiesa di S. Vitale e Agricola di Bologna, Giacobbe e Rachele, la Figlia di Tefte e, per il significato polemico che riveste, il quadro intitolato: Conseguenze di un matrimonio soltanto religioso (1875).

Bibl.: K., s. v. in Thieme - Becker, V. p. 288. Amalia Mezzetti

BUSNELLI, Giovanni. - Scrittore gesuita, n. a Cassina Ferrara (Milano) il 16 marzo 1866, m. a Roma il 31 marzo 1944. Compiuti gli studi sacri nel seminario di Milano e laureatosi in lettere e filosofia all'Università di Padova, passò a Roma tra gli scrittori de La Civiltà Cattolica. Si distinse per accurate ed erudite pubblicazioni teologiche, filosofiche, teosofiche, letterarie e di critica. Si segnalò
in modo particolare come dantista, fu membro delle Accademie dell'Arcadia e di S. Tommaso.

Tra gli scritti danteschi oltre la collaborazione al Giornale dantesco e agli Studi danteschi, citiamo: Il simbolo delle tre fiere dantesche (Roma 1909), L'unica nicomacheo e l'ordinamento morale dell'Inferno di Dante (Bologna 1907), Il Virgilio dantesco e il Gran Veglio di Creta (Roma 1919), L'ordinamento morale del Purgatorio dantesco (ivi 1908), Cosmogonia e Antropogonesi secondo Dante Alighieri e le sue fonti (ivi 1922), L'origine dell'anima razionale secondo Dante e Alberto M. (ivi 1929), Il concetto e l'ordinamento del Paradiso dantesco (Città di Castello 1911), e i due volumi del monumentale commento al Convivio affidatogli dalla Società dantesca italiana (Firenze 1934-37). Scrisse parecchio sul Manzoni; merita di essere citata La conversione di Alessandro Manzoni dal carteggio di lui (Roma 1913). Tra gli scritti filosofici notevoli I fondamenti dell'idealismo attuale staminati (ivi 1926), Il metodo cartesiano e il metodo aristotelico (Milano 1937), Filosofia e pedagogia (Roma 1932) Indipendenza e novità dell'arte e l'idealismo moderno (ivi 1933), i 4 voll. del Manuale di teosofia (ivi 1911, 1915, 1932).

Bibl.: D. Mondrone, Scrittori al traguardo, II, Roma 1944. pp. 227-322 (con bibl. completa).

BUSQUETS, Pere. - Francescano, n. a S. Felix de Guixols in Catalogna, nel sec. xv. Esimio letterato, fu uno tra i più attivi e zelanti fautori della restaurazione della disciplina e severità di costumi cristiani in opposizione allo scetticismo paganeggiante e allo
spirito di pseudo-critica diffuso in Catalogna dal Rinascimento. Tra le sue opere sono particolarmente da ricordare le due fedelissime traduzioni in lingua catalana dello Specchio della Croce e del Pungilingua di fra Domenico Cavalca, versioni conservate manoscritte nella biblioteca Catalana di Barcellona.

Umile Bonzi da Genova
BUSSEREAU, Jakob Friedrich. - N. il 2 febbr. 1863 ad Oberhambach (Palatinato), m. a Herzheim il 2 luglio 1919. Ordinato sacerdote nel 1886, fu cappellano a Herzheim ed a Germersheim, e parroco nella diocesi di Augusta. Costituì a Herzheim un istituto per infermi di mente, ai quali accudiscono i Fratelli e le Sorelle di s. Paolo, da lui fondati nel 1905.

Bibl.: W. Liese, s. v. in LThK, II, col. 666. Silvia Furlani

BUSSI, GIOVANNI ANDREA. Umanista, n. a Vigevano nel 1417, m. a Roma nel 1475. Addottoratosi alla Sorbona, insegnò presso lo Studio genovese; papa Niccolò V lo chiamò a Roma nel 1451 nella sua segreteria; nel 1461 fu consacrato vescovo di Accia in Corsica e promosso poco dopo arcivescovo della diocesi di Aleria. Preferto della biblioteca Vaticana fu attivissimo nel raccogliere e rivedere antichi codici, di cui curò splendide editiones principes della tipografia romana di Sweynheym e Pannartz. Celebre era la sua biblioteca personale, ricca di esemplari rari e preziosi. Era noto fra gli studiosi con il titolo di episcopus aleriensis, o anche come Vigevius (dalla sua patria).

Bibl.: F. Fossati, Nuovi particolari su G. A. de' B., in Vigevanum, 1907; H. Quentin, Essai de critique textuelle, Parigi 1926, pp. 169-77. Carmine Starace

BUSSI, Giovanni Battista. - Cardinale, di nobile famiglia viterbese, n. nel 1656 a Viterbo, m. a Roma nel 1726. Il papa Innocenzo XII, riconoscendo la sua profonda dottrina ed apprezzando il suo zelo sacerdotale spiegato in Roma durante un periodo di gravissima epidemia, lo nominò internunzio delle Fiandre che in quel tempo erano agitate dalle teorie calviniste e gianseniste. Il B. vi svolse un'opera intelligente ed energica riuscendo a ricondurre un po' di calma fra quelle popolazioni. Per questi suoi meriti fu nominato da Clemente XI arcivescovo titolare di Tarso e, poco dopo, mandato a Colonia come nunzio della Germania inferiore. Nel 1710 fu chiamato a reggere la diocesi di Ancona e, tre anni più tardi, ricevette il cappello cardinalizio. Da Benedetto XIII fu nominato visitatore della basilica di Loreto.

Bibl.: Pastor, XV, passim; I. Ph. Dengel, s. v. in LThK, II, col. 666. Carmine Starace

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![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Bussola, Dionigi - Maria tra le pie donne. Particolare della Crocifissione - Varese, cappella X del Sacro Monno.

BUSSOLA, Dionigi. - Scultore lombardo, m. nel 1687 . Si formò a Roma, nell'ambiente berniniano e algardiano; dal 1645 lavorò per il duomo di Milano, eseguendo lavori decorativi e statue : S. Massimo e S. Anastasio (nel transetto); S. Andrea (1652), S. Dorotea (1674) - tra le migliori per modellato e per finitezza di fattura - Abacuc (1679) sulla facciata, eseguita in collaborazione con il figlio Carlo, cosi come il bassorilievo con Caino e Abele (1666). Il B. lavorò anche per la Certosa di Pavia (bassorilievi con la Natività di Cristo [1675], e la Strage degli innocenti [1677]). Le sue composizioni sono ben costruite ed equilibrate; più scadenti sono le statue, generalmente convenzionali e manierate.

Bibl.: U. Nebbia, La scultura nel duomo di Milano, Milano 1908, p. 215 ; F. Malaguezi Valeri, s. v. in Thieme-Becker, V, p. 295 (con bibl.).

## BUSSOLANTI PONTIFICI : v. FAMIGLIA PONTIFICIA.

BUSSOLARO, Jacopo. - Predicatore agostiniano, n. a Pavia ca. il 1312, m. a Ischia nel 1380. Entrò giovane tra gli Eremitani di s. Agostino. La sua celebrità si deve quasi completamente al fatto che svolse un terribile lotta politica contro i Visconti invasori della sua città natale. Dal pulpito inveiva contro i corrotti costumi e contro i potenti usurpatori, aizzando il popolo a difendersi. Eletto comandante del presidio di Pavia, organizzò la difesa, e il 28 maggio 1356 sconfisse i nemici. Liberata poi la città anche dai nemici interni (famiglia Beccaria), diede ai pavesi le libertà comunali. Ma il 13 nov. 1359, dopo ripetuti combattimenti, i Visconti diventarono padroni di Pavia, e rinchiusero il frate in una tetra cella sotterranea, ordinando che fosse alimentato soltanto con pane e acqua. Per quindici anni languì nel carcere. Libera-
tone, riparò all'isola d'Ischia, dov'era vescovo suo fratello Bartolomeo, e vi mori.

Bibl.: C. Magurta, I Visconti e gli Sforza nel Castello di Pavia, Milano 1883; R. Majocchi-N. Casacca, Codex diplomaticus Ord. E. S. Augustini Popine, I. Pavia 1905; C. Milani, Due documenti inediti del frate 7. B., ivi 1936: G. Vanzini, I. B. pavese e frate eremitano di S. Agostino. Firenze 1942.

Davide Falcioni
BUTA, vicariato apostolicO di. - Già vicariato apostolico dell'Uellè occidentale nel Congo belga, fu creato con questo nome come prefettura apostolica nel 1898 , elevata a vicariato nel 1924; esso è affidato ai padri Premonstratensi dell'abbazia di Tongerloo (Belgio). Nel 1926 le parte al nord dell'Uellè è stata staccata (v. BONDO) dal vicariato, che è rimasto limitato alla parte a sud del fiume. Nel 1932 i protestanti sono penetrati rella missione, ma i loro risultati sono assai modesti. La missione cattolica è in crescente progresso, favorito, specialmente nel settore scolastico e caritativo, dai Fratelli Maristi, e da quattro Congregazioni di suore. Parecchi padri e fratelli Premonstratensi sono diplomati in medicina tropicale. Molto sviluppato l'insegnamento professionale e quello agricolo (ogni scuola centrale accoglie anche l'agronomia nel suo programma) : ricca è anche la produzione letteraria indigena dei missionari, religiosa o puramente scolastica.

Attualmente (1948) il vicariato (superfice 60.000 kmq.) conta una popolazione di 245.000 ab., dei quali 41.697 sono cattolici e 7338 catecumeni, protestanti ca. 1000 e pagani 203.000 . I padri sono 43 di cui quattro indigeni, i fratelli 41 , le suore 74 , i catechisti 381 . Una vasta rete di opere di carità e di pie associazioni facilitano l'apostolato.

Bibl.: GM, pp. 262-63; A. Corman, Annuaire des Missions Catholiques au Congo Belge, Bruxelles 1935, pp. 238-55; Archivio di Propaganda, Prospectus status missionis, pos. n. prot. 3127-48; MC, pp. 59-60.

Giovanni B. Tragella
BUTINONE, BERNARDINO. - Pittore, n. a Treviglio (Milano) prima del 1463; notizie fino al 1507 .

E uno dei maggiori rappresentanti, con lo Zenale e dopo il Foppa, della pittura lombarda preleonardesca, noto soprattutto per il trittico (Madonna in trono e santi), firmato e datato al 1484, della galleria di Brera (Milano). Il Trittico «Qualino» già a Cereseto Monferrato è probabilmente la sua prima opera. Altre opere, anteriori alla pala braidense, sono : la Resurrezione e la Deposizione della Collezione Marbio a Milano, l'Adorazione dei Magi già a Parigi, la Nativitá di Londra, la Circoncisione dell'Accademia Carrara a Bergamo, le Nozze di Cana della collezione Borromeo di Milano, che dimostrano come questo pittore, partendo da un iniziale empirico mantegnismo, sul quale si innestano accenti individuali, passi a modi derivati dal Foppa. In seguito il B., che si rivela in sostanza un eclettico, accoglie anche influssi fiamminghi (Nativitá nella galleria Malaspina, Pavia), ferraresi (Madonna, nell'Isola Bella), e bramanteschi, trasmessigli dallo Zenale, con il quale eseguì gli affreschi di S. Pietro in Gessate a Milano (ora semidistrutti) e la grandiosa pala di S. Martino a Treviglio posteriore al 1493 , schietta espressione del lusso decorativo lombardo.

Bibl.: W. v. Seidlitz, s. v. in Thieme-Becker, V, pp. 300-302, con bibl. precedente; F. Malaguezi-Valeri, Nuovi affreschi lombardi del ' 200 , in Rassegna d'arte, I (1914), pp. 155-57; Venturi, VII, iv, pp. 862-72, con bibl.; M. Salmi. Il Trittico del B. nella Pinacoteca di Brera, in Archivio storico lombardo, 52 (1925, 1), pp. 154-58; D. C. R., Three Paintings of the Quattrocento, in Bull. of the Art Institute, 21 (1925, viI), pp. 86-88.; M. Salmi, B. B., in Dedalo, 10 (1929-30, 11), pp. 336-61, 395-426; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, trad. it. Cecchi, Milano 1936, pp. 105-106.

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(fut. Navrdziz)
ABSIDE DELLA CHIESA DI S. STEFANO (sec. xI).

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(1)C. (Obert)

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BUTLER, Alban. - Agiografo inglese, n. in Appletree nella contea di Northampton il 24 ott. 1710, m. a St-Omer (Francia) il 15 maggio 1773. Studiò nel collegio inglese di Douai (Francia), dove nel 1735 ricevette l'ordinazione sacerdotale. Ivi, poi, insegnò filosofia e teologia. Nel 1745 viaggiò in Francia ed in Italia, poi lavorò per qualche tempo come missionario in patria. Fu nominato presidente del seminario inglese a St-Omer, diretto prima dai Gesuiti, allora espulsi dal governo francese.

II B. scrisse parecchie opere, ma è celebre specialmente per le The Lives of the Fathers, Martyrs and Other Principal Saints, frutto di oltre 25 anni di lavoro. E una collezione popolare di vite di santi secondo l'ordine del calendario. Fu pubblicato senza il nome dell'autore e senza le sue note, in 5 voll., a Londra negli anni 1754-59. Dopo la sua morte furono fatte molte edizioni, con le note dell'autore: così a Dublino 1779-80, Edimburgo 1798-1800. Le edizioni posteriori furono sempre aggiornate. L' ultima edizione inglese è quella di H. Thurston (o collaborator) N. Celston e D. Attwater), Londra 1926-1938 in 12 voll. D. Attwater compilò l'indice generale, Londra 1938.

Numerose furono anche le traduzioni. Queste modificarono sempre più l'opera originale del B. aggiungendovi i santi nuovi e specialmente i santi nazionali non nominati nell'opera inglese. La prima traduzione fu quella francese del Godescord (Parigi 1763-1788), seguita da numerose altre edizioni stampate in Francia (ad es., Versaille 18181820), nel Belgio (Lovanio 1828-33, Bruxelles 1854), ecc. L'opera del B. fu tradotta anche in tedesco (Magonza 1823-27) e in spagnolo. Le traduzioni italiane furono fatte su quelle francesi (Venezia 1823-26, in 20 voll.; ivi 1857-63 in 15 voll.); gli ultimi volumi però di queste edizioni non sono che appendici: cosi il vol.XIII dell'ultima edizione contiene un altro trattato del B.: Feste mobili, digiuni ed altre osservanze annuali della Chiesa Cattolica (opera postuma pubblicata nel 1774 col titolo Movable Fests and Fasts); il vol. XV contiene fra l'altro gli indici e la vita del B.

Un compendio inglese fu tradotto anche in italiano: Le feste del Signore e della B. Vergine, opera originale inglese... (4 voll., Monza 1833).

La vita del B. fu scritta dal suo nipote Charles Butler, An Account of the Life and Writings of the Rev. A. B., (Londra 1799. In italiano nel vol. XX della ed. di Venezia 1826, pp. 3-61, nel vol. XV dell'cd. di Venezia 1863, pp. 99-131).

Bibl.: Biographic Universelle ancienne et moderne, VI, Parigi 1812, pp. 393-95: A Literary and Biographical History or Bibliographical Dictionary of the English Catholics, I, LondraNuova York 1883, pp. 350-54: Dictionary of National Biography, III, Londra 1908, pp. 495-96.

Cesario van Hulst
BUTLER, Charles. - N. il 14 ag. 1750 a Londra, m. ivi il 2 giugno 1832, B. frequentò una scuola cattolica a Hammersmith, e passò poi al collegio inglese di Douai. Terminati gli studi, ritornò dalla Francia in Inghilterra, ed iniziò nel 1769 lo studio della giurisprudenza sotto la guida di un avvocato cattolico. Di tendenze intragallicane, B. divenne nel 1782 segretario del Comitato cattolico, il quale, ricostituitosi nel 1788 con membri anche ecclesiastici, tra cui il vescovo Charles Berington, incaricò appunto il B. di redigere un «bill» per la revoca delle leggi contro i cattolici. Il B. redasse in quest'occasione anche una profusio fidei, sostenendo inoltre la necessità di prestare il giuramento di fedeltà richiesto dal governo ai cattolici, e l'opportunità di sottrarre l'episcopato inglese all'autorità diretta della S. Sede, avocando la nomina dei vescovi inglesi al clero ed ai laici dell'isola, e sottraendola al Papa. Fallito questo tentativo del

Comitato cattolico di accordarsi col governo su tali basi di discussione, e scioltosi il Comitato stesso, B. costituì il Club cisalpino «per resistere ad ogni interferenza ecclesiastica che potesse opporsi alla libertà dei cattolici inglesi». A queste sue idee gallicane, il B. rimase sempre fedele, ma ebbe sempre ad intransigente antagonista il vescovo Milner. Solo verso gli ultimi anni della sua vita, B. divenne, come scrisse un suo intimo amico, "un gallicano entro i limiti dell'ortodossia ".

BibL.: T. Cooper, in Dict. of National Biography, III, pp. 497-99. Silvio Furlani

BUTLER, Cuthbert. - Abate benedettino, dottororico del monachismo, n. a Dublino il 6 maggio 1858, m. il 1^{°} apr. 1933 a Ealing (Londra). Dopo gli studi umanistici nel Collegio annesso al monastero benedettino di Downside (Inghilterra meridionale, 1869-75), entrò nell'Ordine (1876) e fu ordinato sacerdote nel 1884. Dal 1896 al 1904 fu Superiore della casa di studio dei Benedettini a Cambridge, dal 1906 al 1922 abate di Downside, dal 1911 al 1921 anche presidente della Congregazione benedettina inglese. Di fronte al carattere quasi missionario che questa Congregazione aveva conservato, egli favoriva, fin da quando era giovane monaco, il movimento verso il ritorno all'antica tradizione che vedeva l'ideale in una maggiore intensità di vita delle singole abbazie, nello splendore liturgico e negli studi. Sotto l'impulso di Edmondo Bishop egli si diede agli studi sul monachismo e alla letteratura ecclesiastica antica. A questo scopo intraprese anche viaggi in Italia e Germania.

Le sue opere principali sono: Edizione del testo greco della Historia Lausiaca di Palladio (2 voll., Cambridge University Press, 1898-1904); S. Benedicti Regula Monasteriorum (Friburgo in Br. 1912, 2^{mathrm{a}} ed. ivi 1927), con le fonti e i luoghi paralleli; Benedictine Monachism (Londra 1919, 2^{text {a }} ed. ivi 1924); Western Mysticism (ivi 1922, 2^{mathrm{a}} ed. (vi 1924); The Life and Times of Archbishop Ullathorne, (2 voll., ivi 1926). Collaborò a molte riviste, specialmente a The Downside Review, e a varie Enciclopedie.

Bibl.: D. Knowles, Abbot B.: a Memoir, in The Downside Review, 52 (1934), pp. 347-472. Livario Oliger

BUTLER, Samuel (senior). - Poeta satirico inglese, n. nel 1612 a Strzcusham (Worcester), m. nel 1680 a Covent Garden (Londra) di tisi.

Fu segretario di vari magistrati presbiteriani, dai quali derivò molti spunti per configurare il carattere dell'ipocrita Hudibras, protagonista dell'omonime poema eroicomico, di ottocillolo rimasti a coppia (in 3 parti : 1663, anonima; 1664; 1678). E il racconto delle ridicole avventure di sir Hudibras, giudice presbiteriano pedante e scolastico, e del suo scudiero Ralpho, indipendente; avventure che tendono a mostrare l'assurdità e l'ipocrisia del Puritanesimo. L'opera ricorda il Don Chisciotte, ma lo spirito animatore è piuttosto rabelaisiano. La satira non sempre mantenuta nei suoi limiti, i frequenti giochi di parole e le frasi immaginose, non accompagnati da alta poesia e abilità narrativa, riescono più a effetti comici che letterari. Noravoli del B. gli arguti Characters. A Westminster Abbey fu eretto nel 1721 un monumento in sua memoria.

BibL.: Opere: The collected Works of S. B., 3 voll., Cambridge 1905-28. - Studi: Veldkamp, S. B., The Author of Hudibras, Hilversum 1923; E. A. Richards, Hudibras in the Burlesque Tradition, Nuova York 1937.

BUTLER, Samuel (junior). - Scrittore inglese, n. il 4 dic. 1835 a Langar (Bingham), m. ivi il 18 giugno 1902. Nipote e figlio di pastori anglicani, fu avviato alla carriera ecclesiastica, che ben presto abbandonò in seguito a dubbi sulla fede; tentò poi di fare il pittore, ma, ostacolato dalla famiglia, emin-

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grò nella Nuova Zelanda ad allevare ovini. Nel 1864 tornò in Inghilterra, dove riprese la sua attività di pittore e iniziò quella critica e letteraria. Attaccò violentemente tutti i principi della società vittoriana: religione, morale, tradizioni e sentimenti.

La sua opera maggiore è Erewhon (1872), anagramma di Newhote, utopia che non configura un mondo migliore, ma presenta, deformata e schernevole, l'immagine di questo. Vi sono satireggiate le istituzioni religiose, il progresso meccanico e le teorie darwiniane. Il romanzo postumo The Way of All Flesh (1903), è una feroce requisitoria contro l'istituto familiare e l'ambiente ecclesiastico in cui l'autore trascorse la giovinezza. Frutto dei suoi annuali viaggi in Italia è la raccolta di impressioni Alps and Sanctuaries of Piedmont and Canton Ticino (1881). Lo stile del B. è nudo, come caustico è il suo pensiero. B. Shaw ne ha derivato molte idee per il suo teatro.

Bibl.: Opere: The Shrewchury Edition of the works of S. B., ed. H. F. Jones e A. T. Bartholomew, 20 voll., Londra 1923 sgg. - Studi: H. Festing Jones, S. B., Author of Erewhon (1835-1901), a Memoir, 2 voll., Londra 1920; A. J. Hoppé, A Bibliography of the Writings of S. B. and of Writings about him, Nuova York 1923; C. G. Stillman. S. B., a Mid-Victorian Modern, Londra 1932; J. B. Fort, S. B. Etude d'un caractère et d'une intelligence, Bordeaux 1934; id., S. B.: l'Ecrivain, Etude d'un style, ivi 1932; M. Muggeridge, The Earnest; A study of S. B., Londra 1936.

BUTRINTO. - Antica città dell'Epiro (oggi nel-
l'Albania meridionale, prefettura di Argirocastro) posta a sud di Santi Quaranta, in località prossima al mare e di fronte all'isola di Corfù. Nella zona, ora disabitata e selvaggia, gli scavi compiuti da una missione archeologica italiana diretta da L. M. Ugolini hanno messo in luce, a partire dal 1928, gli avanzi di Bov8porvòv o Buthrotum, centro urbano di qualche importanza nell'età greca e romana.

La prima notizia dell'introduzione del cristianesimo a B. risale alla metà del in sec. e concerne il martirio di s. Terino, avvenuto nel teatro della città, durante la persecuzione di Decio.

Il più notevole monumento d'età cristiana riapparso negli scavi, è un battistero a pianta circolare (diametro interno m. 13,50). L'interiore disposizione curvilinea era dissimulata all'esterno da muri disposti secondo un quadrato, che determinavano ambienti secondari a pianta triangolare mistilinea. Due peristili interni, ciascuno di 8 colonne granitiche di spoglio, suddividevano lo spazio interiore in zone concentriche. Numerose semicolonne in muratura erano addossate all'interno della parete circolare, in correlazione agli allineamenti radiali delle colonne.

Soltanto qualche capitello e alcuni architravi possono offrire elementi per la restituzione ideale del monumento, che doveva esser coperto a tetto e fornito di finestre e di ipocausti. Al centro della costruzione si nota la vasca per il rito battesimale ad im-
mersione; questa mostra all'esterno un perimetro circolare, mentre internamente è a pianta cruciforme quadrilobata e rivestita di marmi.

Il pavimento a musaico, assai ben conservato nella ricca policromia e nella svariata decorazione figurata zocomorfa, si riferisce alla tarda età imperiale (iv sec.). Il musaico a fondo bianco è scompartito in 7 anelli concentrici, 5 a motivi stilizzati o geometrici (cerchi
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ButrinTo - Avanzi del Battistero con pavimento a musaico (sec. iv).

In conci lusione, l'edificio non sembra costruito espressamente per battistero, ma adattato a tale scopo solo nel v-vi sec.

Altre costruzioni sacre sono state rintracciate a B.: una chiesa bizantina sulla vetta del colle, un sacello medievale ad unica navata, una basilica a croce latina a tre navate, sorta in epoca veneziana sui resti di una cella trichora d'età bizantina. Infine pochi ruderi di chiesa trichora sono apparsi all'estremità meridionale della pianura situata alle falde del colle.

Boll: L. M. Ugolini, Le recenti scoperte archeologiche italiane a B., in Bollettino d'Arte, 2* serie, 8 (nov. 1928): id., L'antica Albania nelle ricerche archeologiche italiane, Roma s. d.: id., Il Battistero di B., in Riv. di Arch. crist., 11 (1934), pp. 265-83; id., Il cristianesimo e l'organizzazione ecclesiastica a B., in Orientalia christiana periodica, 2 (1936), pp. 309-29. Guglielmo De Angelis d'Ossat

BUTTI, Enrico Annibale. - Commediografo e romanziere, n. a Milano il 19 febbr. 1868 e m. il 29 nov. 1912.

Esordi con una serie di romanzi: L'automa (1892), L'anima (1893), L'immorale (1894), L'incantesimo (1897), la cui nota fondamentale è una tendenza alla meditazione accorata sul mistero della vita. Altrettanto gravi di riflessioni e di idee sono i suoi drammi, che reagiscono al « verismo * di timbro francese imperante in quel tempo, portando sulle scene problemi morali, sociali e religiosi. I più significativi sono: La corsa al piacere (1900), Lucifero (1901), Una tempesta (1903). Notevole il poema drammatico Il castello del sogno (1910), dove l'autore invoca dalla fede e dall'amore la redenzione della società. Il B. fu artista vero; temperamento sensibile e meditativo, si raccolse tutto nella tormentosa ricerca di valori trascendenti

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che dessero significato alla sua vita e a quella degli altri; ma, nonostante l'asserita necessità di una fede, non riusci ad evadere dallo sconforto scettico e ad aderire a un credo religioso positivo, cosi come il suo pedagogismo non superò i limiti della morale laica né rifuggí dall'insistere su temi e situazioni censurabili.

BibL.: C. Levi, E. A. B. (con bibl), in Riv. Teatr. Ital., nov.-dic. 1912; M. Berardi-Romani, Studio critico dell'opera di E. A. B., Roma 1920; L. Russo, E. A. B., in I Narratori, Roma 1923, pp. 68-71; M. Cerini, La «tesi» nelle opere di E. A. B., in Anrea Parma, 8 (1924, III); A. Tilghee, La scena e la Vita, Roma 1925, pp. 121 125; M. Gostaldi, L'ut. more di E. A. B. per le scrittriol, Piscata 1930. Italo Borzi

## BUXENTUM.

- Era una città situata sul litorale lucano tra i fiumi Melfi e Lao. Alcuni identificano la sua posizione con quella dell'odierna Policastro, altri con quella di Pisciotta nella Valle di Novi. E ricordata da Stradone, Plinio e Lirio. Il suo nome fu in antico comu-
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(fot. Egalini)
nne anche al promontorio di Policastro. Di origine greca, accolse nel 194 una colonia di cittadini romani e divenne più tardi municipio. Molto scarse sono le notizie sulla diocesi. Nel 501 un vescovo Rustico partecipò al Concilio Romano tenuto da papa Simmaco; nel 592 s. Gregorio Magno (Ep. 42) ordinava a Felice, vescovo di Pesto, la visita della diocesi di B., priva di pastore; nel 649 un vescovo Sabbazio era presente al Concilio tenuto in Roma da papa Martino I.

La città andò poi distrutta dalle scorrerie dei Saraceni.

Bibl.: Cappelletti, XX, p. 768; P. R. Gams, Series episcoporum Exclusiva Catholicae, Ratisbona 1873, p. 912 (identifica la diocesi di B. con quella di Policastro); R. Gaetani, Notizie di Policastro Buxentino dalla Storia Lucana del Mannelli, Napoli 1880; id., L'antica B., oggi Policastro Buxentino e la sua diocesi, in Studi in Italia, 5 (1881), pp. 366-86; Lanzoni, I, 1323.

Nocmi Crostarosa Scipioni
BUXTORF. - Famiglia d'ebraisti protestanti di Basilea, che si succedettero sulla cattedra di lingue bibliche di questa città.

Giovanni (I, senior [1564-1629]) fu il più celebre. Dottissimo ebraista, iniziato alla letteratura ebraica e talmudica da dotti giudei, conseguí la cattedra nel 1590. Sostenne, con vari altri protestanti del suo tempo, che i punti vocalici nel testo ebraico e la scrittura quadrata fossero primitivi.

Opere: Synagoga iudaica (Basilea 1603 in tedesco; Hanau 1604 in latino), esposizione della religione, costumi e cerimonie degli Ebrei; Praecoptiones grammaticae hebraicae (ivi 1605) divenute poi Epitome gramm. hebr. che ebbe 16 ed.; Epitome radicum hebr. et chald. (ivi 1607), divenuto poi il Lexikon hebraicum et chaldaicum; De abbreviaturis hebraicis (ivi 1613); Biblia hebraica (ivi 1618 1619); Tiberias, seu commentarius masorethicus (ivi 1620); Lexicon chaldaicum talmudicum, edito dal figlio (ivi 1639); Concordantiae Bibliorum hebraicae (ivi 1632).

Giovanni (II, iunior [1569-1664]), figlio del prece-
dente, difese le tesi del padre polemizzando col protestante Luis (II) Cappel, il quale sosteneva, al contrario, che i punti vocalici fossero posteriori al Talmud e che la scrittura quadrata fosse stata preceduta dalla samaritana, primitiva.

Opere: Lexicon chald. et syr. (Basilea 1622); De litterarum hebr. genuina antiquitate (ivi 1643); De linguae hebr. origine et antiquitate (ivi 1644); varie Dissertationes philol.-theol. (ivi 1645 sgg.); Tractatus de punctorum, vocaliam et accentuum in libris V. T. hebr. origine (ivi 1648); Anticritica, seu Vindiciae veritatis hebr. adv. Lud. Cappelli criticam (ivi 1653 ). Tradusse dall'ebraico in latino il Môreh Nébhûkhîm (Doctor perplexorum, ivi 1629) di Mosè Mainomide, e il Közdrî (Liber Corri, ivi 1660) di Giuda Levita.

Giovanni Giacomo (1645-1704), figlio del precedente, curò nuove edizioni delle due opere del nonno Tiberias (Basilea 1665) e Synagoga iudaica (ivi 1680). Dopo la sua
morte la ricca collezione delle opere ebraiche della famiglia B. passò alla biblioteca dell'Università di Basilea.

Giovanni III (1661-1732), del quale fu zio il precedente, scrisse: Catalecta philol.-theol. cum mantissa epistolar. viror. claror. ad Iohannem Buxtorffium patrem et filium scriptarum (Basilea 1707); Specimen phraseologine V. T. hebr. (Francoforte s. M. 1717).

Bibl.: M. Kayserling, s. v. in Jewish Enc., III, p. 446 sg.; I. Markon, s. v. in Enc. Iudaica, IV, coll. 1232-34; E. e C. Berthoau, s. v. in Realese. Iur protest. Theol. u. Kirche. III, pp. 612-17.

Gaetano M. Perrella
BUZZETTI, Vincenzo. - Primo e principale promotore, all'inizio del secolo scorso, della rinascita della filosofia tomistica in Italia. N. a Piacenza il 26 marzo 1777, dopo aver dedicata tutta la vita all'insegnamento della filosofia e della teologia nella città natale, vi morí, canonico della Cattedrle, il 24 dic. 1824.

Nel periodo della sua formazione intellettuale visse nell'atmosfera della filosofia sensista, che nel nome di Locke dominava pur nelle scuole ecclesiastiche italiane. Ma da un suo maestro, il gesuita Baldassare Mazdeu, apprese, con un senso d'insoddisfazione verso il sensismo, un vivo amore alla filosofia scolastica, e nelle opere dei domenicani Roselli e Goudin venne a contatto con le più genuine dottrine di s. Tommaso; ebbe poi come discepoli i fratelli Serafino e Domenico Sordi, i quali, divenuti entrambi gesuiti, propagarono efficacemente l'entusiasmo del maestro verso il tomismo. Suo merito principale fu di aver rivalorizzato alcune dottrine caratteristiche della filosofia di s. Tommaso, quali la composizione ilemorifica dei corpi, l'unione sostanziale dell'anima umana col corpo, la distinzione reale fra l'essenza e l'esistenza, e di avere insieme criticato alcune dottrine che ottenevano allora il plauso di molti, quali l'atomismo e il dinamismo in cosmologia, l'occasionalismo, l'armonia prestabilita e l'influsso fisico in psicologia e in teologia naturale.

Attraverso i fratelli Sordi esercitò la sua influenza sul Taparelli e sul Liberatore, che impressero definitivamente l'impronta del tomismo alla rinascita della filosofia scolastica del sec. xix.

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Bibl.: Opere: Institutiones philosophicae, I : Logica et metaphysica, a cura di A. Masnovo, Piacenza 1940. - Studi : A. Masnovo, Il neotomismo in Italio, Milano 1923; A. Fermi, V. B. e la filosofia in Piacenza, Piacenza 1923; id., Le vicende del pensiero tomistico del Sem. Vesc. di Piacenza, ivi 1924; id., V. B. nel I cent. della morte, ivi 1922: O. Bruni, Gli albori del neotomismo in Italio, in Saphio, 2 (1934), pp. 331-61: P. Dezza, Alle origini del neotomismo, Milano 1940.

Cato Giacon
BYRNE, William. - Missionario ed educatore, n. nel 1780 nella contea di Wicklow (Irlanda), m. il 5 giugno 1833 a Bardstown, nello stato di Kentucky, U.S.A. Sentì fin da giovane la vocazione del sacerdozio ed emigrato in America all'età di 25 anni, si stabili nel collegio di Georgetown. Iniziò allora lo studio del latino e dopo aver frequentato il Mount St. Mary's College di Emmistsburg ed il seminario di Baltimora e di Bardstown, fu ordinato nel 1819 sacerdote dal vescovo David. Dopo la consacrazione svolse attiva opera missionaria. Accortosi della necessità di provvedere innanzitutto all'educazione ed alla istruzione dei fedeli, e soprattutto dei loro figli, B. fondò nel 182 I vicino a Bardstown il St. Mary's College, che diresse per dodici anni. Pochi mesi prima della morte, donò l'istituto ai Gesuiti, ed ebbe in animo di trasferirsi a Nashville per fondarvi un collegio analogo, ma, scoppiata un'epidemia di colera, egli si recò nella zona infetta per amministrare i sacramenti ai moribondi; morì appunto perché colpito dal morbo.

Bibl.: T. F. Meehan, s. v. in The Cath. Enc., III, pp. 93-94. Silvio Furlani
BYRON, George Gordon. - Poeta inglese, n. il 22 genn. 1788 a Londra, m. il 19 apr. 1824 a Mis. solungi, in Grecia, dove si era recato a combattere per la liberazione di quel popolo.

Nobile e ricco, incarnò la figura del "dandy" allora in voga. L'itinerario avventuroso attraverso tutta l'Europa si trasfigurò nella sua fantasia : e ne risultò il Childe Harold's Pilgrimage (1812-16-18) che in sostanza divenne un diario pittorico in cui dominava cupo e sprezzante il suo eroe : Aroldo, "debole figlio del dubbio e della morte, che non poggia la sua speranza che su fragili canne" (Childe Harold's Pilgr., II, st. 3).

Tale eroe si ripeté nelle novelle in versi (1813-16): The Glaour, The Bride of Abydos, The Corsair, Lara, The Siege of Corint, Parisina. Del ' 17 fu il Manfred, specchio di una sua torbida passione; e del '21 l'apocalittico Cain, pubblicato durante il suo soggiorno in Italia, con gli altri tre drammi : Marin Faliero, Sardanapalus, The Tico Foscari. Ribelle a una pena che non sente sua, Caino, abbandonato Iddio, si dà a Lucifero, nella speranza, vana, di trovare in lui una risposta ai suoi angosciosi interrogativi; e quando vede Abele sempre di più legato a quel Dio, che egli odia, lo uccide e, disperato, fugge in esilio. L'opera risente il vecchio mito del Dio del male.

Nel ' 19 iniziò la pubblicazione del suo capolavoro, il Don Juan, an epic satire. In questo poema, in cui si alternano commedia, tragedia, voluttà e cinismo, sono esposte le avventure del protagonista in Spagna, Grecia, Russia, fino al suo trasferirsi in Inghilterra, ove per suo mezzo il poeta satireggia i costumi e la società del tempo.

Ribelle ad ogni morale, ad ogni legge o convenzione sociale, ma incapace di proporre nuovi valori, il B. fece della sua esistenza una ribellione fine a se stessa, improntata al bisogno di fatalità.

Vero è che nei momenti di concentrazione interiore B. sentì il fascino di Cristo e il bisogno di credere (Don Juan, c. XV, st. 18). Allora la sua mano seppe tracciare, nella Parisina, il sublime quadro
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(do T. Moore, Lord B., Puriqi 1821)
Byron, George Gordon. - Ritratto di F. Sieurac, inciso da J. T. Wedgwood.
del sacerdote che assolve dai peccati e ridà calma a Ugo moribondo, e, nel Don Juan (c. XV), il purissimo profilo di una vergine cattolica; come riusci ad evocare, nello stesso poema (III, st. Ior-103), la mistica suggestione dell'Ave Maria, riecheggiata in seguito dal Carducci. Ma si tratta di brani solitari; né più che un momentaneo atteggiamento estetico va ritenuta la sua dichiarata "propensione alla dottrina cattolica" (Th. Moore, Letters and journals of L. B. with notices of his life, 2 voll., Nuova York 1830, lett. 283, 482).

Bibl.: H. G. Pollard, s. v. in The Cambridge Bibliography of English Literature, ed. da F. W. Bateson, III, Nuova York 1941 (rasscgna ampia e sicura della bibliografia : p. 187; enumerazione completa delle varie edizioni delle opere e traduzioni di esse nei diversi paesi: pp. 187-206; elenco biografico e critico: pp. 206-127.

Franco Costabile
BYTOWN : v. ottawa, diocesi di.
BZOVIUS (Bzowski), Abraham. - Predicatore domenicano polacco, celebre per la sua focosa oratoria. N. a Proszowice nel 1567 , m. nel 1637 a Roma, dove passò molti anni della sua vita trattenutovi da Urbano VIII, e qui fu sepolto nella chiesa della Minerva. Fu professore di teologia a Ferrara e di filosofia a Milano, vicario a Varsavia, nei cui dintorni fondò il collegio di Nove-Miasto (1603), e priore di Cracovia e di Breslavia. Pubblicò vari sermoni ed opere storiche, di cui la principale è la continuazione degli Annali Ecclesiastici del Baronio, in 9 voll., che va dal 1198 al 1572 (edd. Roma 1616-72). E certo questo un lavoro di grossa mole, ove manca peraltro vero senso critico e studio accurato dei problemi.

Bibl.: Quotil-Echard, II, pp. 488-92 ; K. Estreicher, Bibliografia polsha, XIII, Cracovia 1894, pp. 492-501.

Renata Orazi Ausenda

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CAADAEV, Piotr Jakovlević. - Pensatore russo, il "primo occidentalista». N. tra il 1793 e il 1796 di famiglia nobile, fu educato nell'ammirazione per la cultura occidentale. Nel 1812 partecipò alla battaglia di Borodino; fu poi in Francia con i reggimenti russi vincitori. Per qualche tempo fu membro della massoneria. Dal 1823 fece un lungo viaggio all'estero. Gli anni 1826-3 r li trascorse a Mosca, conducendo una vita molto ritirata. Famose sono le sue Lettere filosofiche, di cui la prima è del 1836. A causa delle sue idee sulla Russia e sulla Chiesa di Roma ivi contenute fu dichiarato pazzo dall'imperatore Nicola I. Per difendersi scrisse poi l'Apologia di un pazzo.

L'occidentalismo di C. non è positivistico o ateo, ma religioso e contiene in germe l'idea messianica dello slavismo. Da una parte C. era avversario della formula molto discussa ortodossia, antocrazia e nazionalitd, apprezzava la cultura occidentale, si esprimeva in senso molto negativo sullo sviluppo storico e culturale della Russia che considerava come paese arretrato; ammetteva l'idea del primato della Chiesa di Roma ed elogiava l'attività culturale e sociale di quest'ultima (però, senza mai farsi cattolica); dall'altra parte prediceva alla Russia - giovane, vergine, profondamente religiosa - un grande avvenire sociale e cristiano. Sul piano politico fu sostenitore di un culto e prudente liberalismo permeato di considerazioni storicistiche. Morì nel 1856.

Le Opere e lettere scritte in gran parte in francese furono edite da M. Gherżenzon (2 voll., Mosca 1913).

Bibl.: M. Gheršenson, P. 7. C., Vita e pensiero (in russo), Pietroburgo 1908; Th. G. Masaryk, La Russia e l'Europa, Studi sulle correnti spirituali in Russia, trad. it. E. Le: Gatto, I, Roma 1922, pp. 203 sgg.; Ch. Quénet, Tchaadacu et les lettres philosophiques, Contribution à l'étude du mouvement des idées en Russie, Parigi 1931; W. Giusti, Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti progressiste, Firenze 1943, p. 80 sgg.; B. Schultze, Pessotori russi di fronte a Cristo, I, ivi 1947, pp. 41-62.
Bernardo Schultze
CAATH (cbr. Qêhäth). - Secondo figlio di Levi (Ex. 6, 16; Num. 3, 17; I Par. 5, 27-29 [6, 1-3]), n. in Canaan (Gen. 46, 11) e m. all'età di 133 anni (Ex. 6, 18). Tra i casati dei suoi quattro figli Amram, Isaac, Hebron e Oziel rimase celebre quello del primo (Amram), tra la cui progenie si noverò Aronne (v.), capostipite dei pontefici e sacerdoti (Ex. 6, 20).

Siccome i sacerdoti, superiori ai leviti, erano denominati «figli di Aronne», il termine «caathiti» o discendenti da Caath si restrinse (eccetto Ios. 21, 4) ad indicare quel gruppo di leviti cui spettava il trasporto dei vasi sacri dopo che fossero stati avvolti con panni dai sacerdoti. Non era però loro permesso, pena la morte, di vedere o toccare gli stessi arredi sacri quando erano ancora scoperti (Num. 4, 15-20). Dovevano preparare per ogni sabato i pani della proposizione (I Par. 9, 32) e trasportare sulle spalle l'arca (Num. 7, 1-9; I Par. 15, 2-15). I leviti discendenti da Gerson (v.) o da Merari (v.) avevano invece uffici inferiori, come cantori e portieri. Tuttavia Heman, direttore del canto sacro al tempo di Davide, era un caathita (I Par. 6, 18-32 [33-38]), come lo erano pure alcuni portieri discendenti da Issar per la linea di Core (I Par. 9, 19).

Faustino Salvoni
CABALA DEI DEVOTI. - Nomignolo (Cabale des dévots) con cui fu designata in Francia, nel sec. xvir, la Compagnia del S.mo Sacramento (v.); fu applicato poi a molte altre associazioni e attività cattoliche.

Antonio Pudanti
CABALLERO, Antonio de S. Maria. - Frate minore, prefetto della missione francescana in Cina. N. a Baltanás in quel di Valenza il 20 apr. 1602, m. a Canton il 13 maggio 1669. Nel 1618 entrò tra gli Scalai della provincia di S. Paolo i completò gli studi nell'Università di Salamanca. Nel 1628 con 29 compagni andò missionario nelle Isole Filippine, dove dap-
prima insegnò retorica e teologia, dedicandosi in pari tempo alla lingua giapponese e alla cura dei lebbrosi. Invitato dal p. Angelo Cocchi (v.) domenicano, passò in Cina, dove fondò nuove comunità cristiane, e dal 1636 prese parte alle questione dei riti cinesi, per cui molto scrisse e viaggiò. Nel 1640 è a Macao e dopo una navigazione pericolosissima col suo compagno ed alcune suore clarisse, poté finalmente sbarcare a Manila, dove cominciò ad esercitare un nuovo apostolato. Nel 1649 rientra di nuovo in Cina e lavora nello Hantung, dove nel 1662 si diceva che avesse già convertito 3000 cinesi. Irritati, i fanatici capi del popolo suscitarono la crudele persecuzione del 1664, nella quale il p. Antonio, col suo compagno p. Giovanni Valat gesuita, dapprima fu incarcerato sul posto, indi esiliato a Canton, dove, consumato dalle fatiche e dalle infermità, finiva di vivere. Lasciò 32 lettere e varie relazioni concernenti la sua missione.

Bibl.: Analecta Franciscana, i (1885), pp. 21-27; L. Pérez, Las franciscanas en el extremo oriente, in Arch. franc. hist., 4 (1911), p. 20 sgg.; Streit, Bibl., V, p. 767 sgg.; A. Van den Wyngeert, Sinica franciscana, II, Quarzechi 1933, pp. 213-606 ; A. Chiappini, Annales Minarum, XXVIII, ivi 1941, p. 90 sgg. Aniceto Chiappini

CABANILLAS, Juan José. - Organista spagnolo, n. ad Algemesi il 6 sett. 1644 , m. il 29 apr. 1712. Prima del 1668, non ancora sacerdote, fu nominato in via eccezionale organista della cattedrale di Valencia. Ebbe cura degli infantes o putti cantori.

Le moltissime sue opere organistiche presentano le caratteristiche della scuola spagnola; egli fu assai più attento al sentimento estetico ed alla espressione mistica che non alla tecnica. In alcuni dei suoi lavori egli è tuttavia un precursore. Benché molte delle sue opere siano andate perdute, ci restano interessantissimi tientos, toccatas, passacalles e gallardos.

Bibl.: I. Anglos, Joannis C. Opera Omnia. Barcellona 1927. Gregorio M. Suñol

CABANIS, Pierre-Jean-Georges. - Medico e filosofo, n. a Cosnac (Corrèze) il 5 giugno 1757, m. a Rueil il 5 maggio 1808. Iniziò gli studi nel collegio di Drives e li terminò a Parigi. Incontrò nel salotto della signora Helvétius i filosofi e gli scienziati del tempo, e adottò i principi della Rivoluzione. Fu il medico di Mirabeau di cui descrisse la malattia e la morte.

Nel 1802 pubblicò l'opera Rapports du physique et du moral de l'homme ( 2 voll.) in cui studia l'influsso esercitato sul carattere individuale dalle condizioni fisiologiche dell'organismo. L'opera, ricca di osservazioni accurate e perspicaci, non sembra tuttavia superare il materialismo, in quanto il cervello vi è descritto come organo vero e proprio del pensiero. E però possibile che in quest'opera C. non intendesse proporre una soluzione adeguata e definitiva: infatti negli ultimi anni di vita, in una celebre lettera al Fauriel, si pronunzia, almeno con probabilità, per l'esistenza di un Dio trascendente e di un'anima spirituale.

Bibl.: Oeuvres complètes, ed. de Thurot, Parigi 1823-25. Studi: A. Guillois, Le salon de Madame Helvétius, C. et les idéologues, ivi 1894; T. P. Vermeil de Conchard, Trois études sur C., ivi 1914: M. Tencer, La psycho-physiologie de C. d'après son livre "Rapports du physique et du moral de l'homme", Tolosa 1931; G. Capone Braga, La filosofia francese e italiana del Settecento, I, 2^{text {a }} ed., Padova 1941, p. 199 sgg. Carlo Boyer

CABASILAS, Nicola. - Celebre teologo bizantino del sec. xiv (m. dopo il 1596), la cui vita è quasi sconosciuta, ma le cui opere, notevoli per più ragioni, sono state oggetto di parecchi studi recenti. Alcuni autori l'hanno confuso sia con suo zio, Nilo C. (v.) di cui sarebbe stato, affermazione senza fondamento, il successore sul seggio di Tessalonica; sia con Michele C. il Sacellario, suo contemporaneo (cf. S. Salaville, C. le Sacellaire et N. C., in Echos d'Orient,

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35 [1936], pp. 421-27). Di fatto, non abbiamo alcuna prova ch'egli abbia appartenuto al clero secolare o regolare. Nella controversia palamitica, si schierà a fianco di Gregorio Palamas, come attesta l'opuscolo inedito Adversus Gregoras deliramenta, nel cod. Paris. 1213, f. 282-84 v.; ma fu palamita moderato. Fu anche antilatino, ed è lui che ha inaugurato la controversia tra Greci e Latini sulla forma dell'Eucarietia e la questione dell'epiclesi (cf. capp. 29 e 30 della sua Spiegazione della Messa bizantina: PG 150, 429-37). Del resto, egli ha seguito l'influenza della teologia latina, che ha conosciuto attraverso la traduzione greca delle due Somme di s. Tommaso, dovuta al suo amico Demetrio Cidone, convertito al cattolicesimo.

La lista degli scritti del C., pubblicati soltanto in parte, non è ancora completamente compilata. Consistono soprattutto in trattati di spiritualità, in omelie e panegirici, in lettere ed epigrammi. I principali si trovano riuniti nel cod. Paris. 1213 del xv sec. Tra le opere edite bisogna segnalare: De vita in Christo (PG 150, 493-725), trattato, e dei migliori, sulla vita spirituale; la Spiegazione della Messa bizantina (PG 150, 368-492), opera molto apprezzata dai liturgisti; le Omelie sulla Natività, L'Amnunciazione e La Dormizione della S. Vergine, edite da M. Jugie (PG 19, 465-510; cf. dello stesso, La dottrina mariale di N. C., in Echos d'Orient, 18 [1919], pp. 373-88). Sugli altri scritti del C. editi ed inediti cf. I. Ehrhard nella Geschichte der byzant. Literatur del Krumbacher, 2^{text {a }} ed., Monaco, 1897, p. 159, e PG 150; da completare mediante le pubblicazioni seguenti : Panizyrique de Matthieu Cantacuzène et Anne Paléologine, ed. M. Jugie, in Bollettino dell'Istituto archeologico russo di Costantinopoli, 15 (1911), pp. 112-21; Priëre inédite à Jésus Christ, ed. S. Salaville, in Echos d'Orient, 35 (1936), pp. 43-50.
BibL.: W. Gass, Die Mystik des N. K. vom Leben in Christo, Greifswald 1849; G. Horn. La vie dans le Christ de N. C.. in Revue d'ascétique et de mystique, 3 (1922), pp. 20-45; S. Brouasaleux, La vie en Jésus-Christ, tradu