nto del 1580.
Brbl.: A. Di Pecro, Cotsdogo dei vescovi della diocesi dei Marsi, Avczerno 1872: P. Piccirilli, La Mar. idea monumentali, auto d'arte, Roma 1909; F. Kebe, Indio Pontificio, IV, Berlino 1909; Lanzoni, I, pp. 363-65.
Serafina Pette
"CAELESTIS
AGNI NUP. TIAS". - Inno dei Vespri di s. Giuliana de Falconicri (v). E in forma di preghiera e ricvoca alcuni episodi della vita della Santa. Alla eleganza della forma non sempre corrisponde l'ispirazione poetica, poiché è una fredda narrazione dei fatti più salienti di una vita di alto misticismo e perché l'autore, Francesco Lorenzini, si è troppo ispirato

Caen - Chiesa detta il Vecchio S. Stefano* (sec. XV).
crato a degna dimora di Dio. L'inno, che si trova in manoscritti dei secc. viri e ix, è stato completamente rimaneggiato sotto Urbano VIII, e risulta composto di sei dimetri giambici in luogo degli originali dimetri trocaici.
Silverio Mattei
"CAELI DEUS SANCTISSIME s. - E l'inno dei Vespri del mercoledì, attribuito a s. Ambrogio, ma con non molto fondamento. Il giorno che muore ispira al poeta sentimenti di commozione. Dopo una breve descrizione del tramonto e degli ultimi bagliori della luce, è pieno di significato il richiamo a Gen. i, 14-19 ove, al quarto giorno, è posta la creazione dei "luminaria magna", il sole, la luna, le stelle che dànno vita e luce alla creazione. Tutta la composizione è a forma di preghiera, e la quarta strofa perora la fuga della notte dal cuore, delle tenebre dall'intelletto e dei legami della colpa dalla coscienza.
Silverio Mattei
"CAELITUM IOSEPH DECUS ATQUE NOSTRAE s. - Inno del Mattutino nella festa di s. Giuseppe che si trova per la prima volta in un breviario benedettino del 1580.
In una saffica che si snoda agile ed armoniosa, son richiamati i pochi passi del Vangelo dove appare l'azione del santo Patriarca. La prima strofa si rivolge a lui come ad ornamento del cielo, speranza della nostra vita e salvezza del mondo, preludio alla sua dichiarazione a Patrono della Chiesa universale fatta da Pio IX.
Silverio Mattei
"CAELO REDEMPTOR PRAETULIT". - Inno del Mattutino nella festa della Maternità della Madonna. Lo si trova in un breviario portoghese del 1700, e solo nel 1931 Pio XI, a ricordo del centenario del Concilio di Nicea, lo incluse nel Breviario romano insieme all'ufficio della Maternità, la cui festa fu estesa alla Chiesa universale. La sostanza è espositiva in una forma precisa e dommatica.
Brbl. (anche per gli inni precedenti): G. G. Belli, Gli inni del Breviario romano tradotti, Roma 1897, pp. 262 sg., 398 sg., 80, 232, 508; C. Albin, La poésie du Bréviaire romain, Lione s. d., pp. 283, 342, 438, 72, 513; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, pp. 213, 177, 263, 69, 198, 184.
Silverio Mattei
CAEN. - Attualmente capoluogo del dipartimento di Calvados (Francia). Si trova ricordata la prima volta nel 1027 con il nome di Cadomum, ma era ancora un semplice borgo a 12 km . dalla Manica, quando Guglielmo il Conquistatore e sua moglie Matilde eressero, in riparazione dei falli commessi, l'Abbaye aux dames, con annessa chiesa dedicata alla S.ma Trinità (1066), e l'Abbaye aux hommes, con l'unita chiesa consacrata a s. Stefano (1077). Si può dire che la vera fondazione di C. data dalla costru-
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zione di queste due abbazie, che detiero alla città un grande incremento.
Altre chiese notevoli sono: S. Nicola (1083-93); S. Pietro (15x1-35); S. Salvatore, con due absidi, l'una gotica, l'altra del Seicento; Notre-Dame-de-la-Gloriette (1609). Fa parte della diocesi di Bayeux e conta sette parrocchie. E sede universitaria dal 1436 , d'una Académie des arts, sciences et belles lettres e della Società degli antiquari di Normandia. Ma soprattutto va ricordato l'Institut du Bon Sauveur, fondato nel 1712 a St-Lô da un piccolo gruppo di «socurs associées pour les petites écoles»; l'istituzione assunse dal 1726 la denominazione "Socurs du Bon Sauveur" dal piccolo oratorio annesso, dedicato al S.mo Salvatore. Anna Leroy e Margherita Lecouvreur de la Fontaine ne eressero una casa a C. nel 1720. Nel 1790 ne fu nominato confessore il sac. Pietro Jamet, n. a Fresne (Orne) il 12 sett. 1762 , m. a C. il 12 genn. 1845 , il quale ha portato l'istituzione a tale floridezza da essere considerato come il secondo fondatore dell' Institut du Bon Sauveur. Specialissimo suo merito è l'istituzione d'un nuovo metodo d'educazione per i sordomuti (G. A. Simon, L'abbé Pierre-François Jamet, Caen 1935). - Vedi Tav. XIX.
Bibl.: R. Ruprich, L'ćglise de la Ste.-Trinità et l'ćglise de St-Etienne, Caen 1864; G. Vanel, Une grande ville au XVIIe et au XVIIIe siècle, ivi 1910-12.
Enrico Josi

(Int. Alianri)
Caetani - Castello della famiglia C. (secc. xili-xv). - Sermoneta.
"d altri castelli della Campagna, oltre quelli della Sabina. Con questi acquisti la famiglia C. era ormai in grado di fronteggiare, come baluardo di parte guelfa, la parte ghibellina rappresentata da casa Colonna; e con essa infatti lottò per cinque lustri fino alla pace conclusa nel 1327 .
Fratello di Pietro fu Francesco, creato cardinale dallo zio il 17 dic. 1295, m. in Avignone il 16 maggio 1317, che tanto si adoperò per salvaguardare la memoria di Bonifacio VIII in occasione del celebre processo sotto Clemente V. Egli comprò dai Gabelluzzi il 14 marzo ed il 19 luglio 1302 il possesso di Cecilia Metella sull'Appia e fabbricò il relativo castello; ma lo tenne per pochi anni. Della parentela di Bonifacio in quegli anni furono Benedetto C., iunior, creato cardinale nel primo semestre 1295, m. il 14 dic. 1296 e Giacomo Stefaneschi (v.) creato cardinale insieme con Francesco.
Loffredo III, figlio di Pietro, allargò i domini con la vasta e ricca signoria di Fondi e di Traetto.
Bibl.: I documenti più importanti dell'archivio, il più ricco degli archivi privati di Roma, la storia della famiglia C. e la bibl. inerente si trovano nella collezione di Gelasio C., Documenti dell'archivio C. (II voll.), ricca di contenuto, precisa e condotta con buon metodo. Sono editi i voll.: Caietanorum Genealogia, Perugia 1920, indice genealogico e cenni biografici dei C. dalle origini all'anno 1882; Regesta Chartarum dal 954 al 1500, 6 voll., Sancasciano 1927-29; Epistolarium Honorati C., ivi 1926; Demus Cuietana, 2 voll., ivi 1927-33; Varia, ivi 1956. Inoltre si possono consultare utilmente: G. B. Carinci, Documenti scelti dall'archivio C. di Roma, Roma 1846; V. Novelli, I Colonna e i C., ivi 1893; S. A. Guarnieri, Cenni storica-biografici-genealogici dei C., ivi 1893.
Rodolfo Sommaruga
Le vicende dei nipoti e pronipoti di Bonifacio VIII si svolgono in continuo contatto con quella della Campagna e Marittima dello Stato Pontificio e di Roma
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stessa e con quelle del regno di Napoli. Parte importante ebbero in esse Niccolò, capitano di singolare abilità, e in particolare Onorato I (n. ca. il 1336) figlio suo e di Giacoma Orsini, conte di Fondi, che troviamo alla corte di Napoli nel 1352. Nel 1358 insieme col fratello Giacomo ebbe dai cittadini la signoria di Anagni; nel 1367, in lega con altri signori, si impadronì di Ferentino, ma ne fu scacciato subito dopo e venne anche scomunicato da Urbano V. Gregorio XI nel 1377 lo costituì rettore di Campagna e Marittimo. Morto Gregorio XI, non volle riconoscere l'elezione di Urbano VI e aderì ai cardinali ribelli. Dopo aver vinto i romani a Ponte Salario il 16 luglio 1378 , si ritirò a Fondi dove, sotto la sua protezione, il 20 sett., nella Cattedrale, Roberto di Ginevra (v.) fu eletto e coronato papa dagli scismatici con il nome di Clemente VII.
Dall'antipapa ricbbe il governo di Campagna e Marittima toltogli da Urbano VI, ma fu perciò colpito dalla scomunica lanciatagli da quest'ultimo. Trovò appoggio alla sua politica in Giovanna regina di Napoli finché non salì al trono Carlo III di Durazzo che si schierò dalla parte del vero Papa. Lottò a lungo tanto contro Carlo III quanto, e con più violenza, contro Ladislao successo al padre nel 1386. Fu costretto ad una tregua, nel 1390 , che rinnovò anche con il nuovo papa Bonifacio IX, ma che ruppe nel 1397. Vinto finalmente dalle forze riunite del Papa e del re fu costretto a chiedere la pace. Morì il 20 apr. 1400 lasciando erede l'unica figlia Jacobella di quanto gli rimaneva dopo le disgraziate vicende.
Bibl.: G. Caetani, Domus Caietana (già citata), I, I, pp. 278-324; L. Ermini, Onorato I conte di Fondi e la Scisma d'Occidente, Roma 1238. Emma Santovito

(da G. Caetani, Domus Caietana, Sancasciano 1217-21) Caetani - Statuti borgiani di Sermoneta (fine del sec. xv).
Giacomo II (m. nel 1423) non partecipò alle turbolenze suscitate dal fratello Onorato, ed ereditò da Jacobella sua nipote quanto le era rimasto dell'eredità paterna. Da Sveva Sanseverino egli ebbe GiaCOMO III, al quale assegnò i possessi situati entro lo Stato Pontificio; a Cattoloroso che fu valente capitano assegnò i beni posti nel Regno; ed infatti questi ebbe poi gran parte nelle vicende di esso e diede origine al ramo dei C. d'Aragona, i quali continuarono la tradizione del padre al servizio dei re aragonesi. Terzo fratello fu Antonio che entrò nella carriera ecclesiastica. N. verso il 1360 , era nel 1387 arcidiacono di Bologna e nel 1390 lo si trova priore di S. Giacomo sopr'Arno a Firenze. Aspirava nel 1395 all'arcidiocesi di Patrasso; invece nel febbr. 1395 ebbe il patriarcato d'Aquileia, in un momento difficile per le discordie interne del paese. Con l'aiuto del fratello Cristoforo poté entrare nel Friuli e nell'Istria, di cui oltre che metropolita era anche signore feudale e governò il paese con grande abilità. Lasciò il Friuli sul principio del 1401 per recarsi nel Regno, ed il 27 febbr. 1402 Bonifacio IX lo creò cardinale di S. Cecilia, previa rinuncia al Patriarcato.
Egli fu l'unico grande ed illustre prelato della sua casa fra il gruppo dei secc. xiri-xiv e quello del Cinque e Seicento. Quanto allo scisma nel quale si trovò implicato, ebbe costante preoccupazione di provvedere all'estinzione di esso nei Conclavi a cui partecipò. Ebbe in commenda il monastero dei SS. Alessio e Bonifacio (1404); fu penitenziere maggiore, arciprete della Basilica lateranense, vescovo di Palestrina (1405), abate di Farfa (1407). Nel 1408 si separò dall'obbedienza di Gregorio XII e promosse il Concilio di Pisa nella speranza di troncare lo scisma. Partecipò quindi all'elezione di Alessandro V e aderì a quella di Giovanni XXIII. Morì l'ir genn. 1412 a Roma e fu sepolto nella chiesa della Minerva.
Bibl.: P. Paschini, A. C. cardinale aquileiste, in Arch. d. Sac. romano di storia patria, 411 (1931), pp. 147-227; id., Il patriarca A. C., in Mem. Stor. Forogial., 27 (1933), pp. 73-205; id., L'Istria patriarcalo durante il governo di A. C., in Atti e Memor. della Soc. Istriana di Archeol. ecc., 42 (1930), pp. 1-33. Pio Paschini
Durante il sec. xv, attivi furono i rapporti dei C. di Sermoneta con le grandi famiglie romane in relazione con la politica di Eugenio IV, specialmente, e con quella di Sisto IV.
Momento critico per loro si ebbe quando Alessandro VI, prendendo occasione dalle continue lotte che essi avevano con quei di Sezze, intervenne contro di loro con una bolla il 22 sett. 1499 ed aggiudicò il loro patrimonio alla Camera.
Enrico C., n. a Sermoneta nel 1550, studiò a Perugia ed entrò nella Curia quale,referendario apostolico. Nominato patriarca di Alessandria il 29 luglio 1585 , fu creato cardinale da Sisto V il 18 dic. seguente e camerlengo il 26 ott. 1587; dal 1586 al 1587 fu anche legato a Bologna. Avvenuto l'assassinio di Enrico III re di Francia (10 ag. 1589), Sisto V inviò a Parigi il C. il 25 sett. con l'incarico di provvedere alla difesa degli interessi cattolici nella successione del regno e impedire il Concilio nazionale. Il C., che fu accompagnato da. s. Roberto Bellarmino quale teologo, si mostrò troppo favorevole alla Spagna, contrariamente alle intenzioni del Papa, ed osteggiò i partigiani cattolici di Enrico di Navarra, il futuro sovrano. Morì in Curia il 13 dic. 1599 e fu sepolto nella suntuosa cappella famigliare a S. Pudenziana ch'egli aveva fatto edificare. Nella sede di Alessandria gli era successo il fratello Camillo che
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(da G. Cactani, Domus Caitana, Sancaniara 260-27) Caetani - Ingresso del cardinale legato Enrico C. in Parigi, il 25 genn. 1590. Incisione in legno - Parigi, bibl. Nazionale, Estampes.
fu nunzio presso l'imperatore, poi, nell'ott. 1592, nunzio ordinario in Spagna.
Bibl.: L. Cardella, Notizie storiche dei cardinali, V. Roma 1793, pp. 228-30: C. Manfroni, La legazione del card. C. in Francia, Torino 1893; Pastor, X, passim; G. Cactani, Domus Caietana, II, Sancasciano 1933. p. 238. Maria Marsetetto
Membro del S. Collegio fu anche Antonio C. (n. nel 1566) dei duchi di Sermoneta. Studiò diritto a Bologna e a Perugia ed accompagnò lo zio Enrico nelle sue legazioni. Il 31 ag. 1605 successe al cardinale Bellarmino nella sede di Capua, e nel 1606 fu inviato nunzio in Germania presso l'imperatore. Ritornato a Roma nel 1611 fu subito inviato nunzio in Spagna. Creato cardinale di S. Pudenziana il 19 luglio 1621, m. in Curia il 17 marzo 1624 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Bibl.: H. Biaudet, Les nonciatures apost. permanentes jusqu'en 1648, Helsinki 1910, p. 257; Pastor, XIII, passim.
Emma Santovito
Ultimo in questo gruppo di prelati ci si presenta Luigi C. n. a Piedimonte nel luglio 1565 , anch'egli del ramo di Sermoneta; patriarca di Antiochia il 14 marzo 1622, fu creato cardinale il 19 genn. 1626. Era coadiutore a Capua del card. Antonio e gli successe su quella sede; m. in Curia il 15 apr. 1642 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Bibl.: Eubel-Gauchat, IV, passim. Pio Paschini
Con il declinare del Seicento declinano anche le sorti dei C. di Sermoneta, finché non sorse a dar nuovo lustro Michelangelo C., duca di Sermoneta e principe di Teano, figlio d'Enrico e di Teresa de Rossi, n. a Roma il 20 marzo 1804, m. ivi il 12 luglio 1882. Spirito arguto, d'ingegno singolare e di vasta cultura, coltivò particolarmente gli studi danteschi e, sotto la guida del Tenerani e del Minardi,
scultura e pittura. Nel palazzo avito, "l'eremo delle Botteghe Oscure", accoglieva largamente in casa sua uomini eminenti d'ogni paese, dallo Stendhal al Talite, dal Balzac al principe di Galles, dal d'Azeglio al Gregorovius. Liberale moderato, diffidava degli entusiasmi troppo facili ("L'ignoranza degli Italiani nelle cose politiche - lamentava nel 1848 - è al di là d'ogni credere. Tutti concorrono all'impedimento di ogni legalità") ed invocava riforme meditate e graduali. Loro per l'elezione e per i primi atti di Pio IX, ne sostenne la politica come presidente del Circolo romano (dic. 1847) e quale ministro di polizia del ministero Bofondi ( 12 febbr. 1848). Dopo la caduta della Repubblica romana si consacrò più che mai ai suoi studi prediletti ed alle relazioni poli-tico-culturali con il fior fiore degli intelletti europei, anche dopo la cecità che lo colpì nel 1865 . All'indomani del plebiscito dell'ott. 1870 quale presidente della Giunta provvisoria di Governo ne portò ufficialmente a Vittorio Emanuele II i risultati.
Bibl.: U. Pesci, Il duca di Sermoneta, in L'Illustrazione ital., 2 (1882), pp. 425-28; E. Cactani, Alcuni ricordi di M. C. duca di Sermoneta, raccolti dalla tua caduca, Milano 1904.
Alberto M. Ghisalberti
Figlio di Michelangelo fu Onorato, n. il 18 gennaio 1842 ; deputato per più legislature, fu anche sindaco di Roma, presidente della R. Società geografica (18791887) e diede incremento alle esplorazioni africane e lasciò scritti di argomento geografico. Ministro degli Esteri nel marzo-luglio 1896, m. il 25 sett. 1917. Suo figlio fu Leone C. 1 tentò la vita politica, ma si acquistò fama per la sua speciale competenza negli studi islamici ed in particolare per gli Annali dell'Islam che pubblicò in 10 voll. dal 1904 al 1906, e per un Onomasticon arabicum di cui uscì solo un volume a Roma (a. d.), compilato in collaborazione con G. Gabrielli.
Suo fratello Gelasio, valente ingegnere, restaurò

Cactani - Lettera autografa di Michelangelo C. al sig. Mazzocchi (6 ott. 1847) - Roma, archivio dell' Istituto per la storia del Risorgimento.
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con grande sapienza il castello di Sermoneta; pubblicò signorilmente una serie di volumi sulle vicende ed i documenti della sua casa; e ricostituito l'archivio di famiglia, dispose che fosse conservato nell'archivio Vaticano. Fu anche ambasciatore a Washington.
Pio Peschini
CAETANI, Costantino. - Benedettino, n. a Siracusa nel 1560 , m. a Roma il 17 sett. 1650 . Il 29 ott. 1586 entrò nel monastero di S. Nicola d'Arona a Catania. Fu nominato, da papa Paolo V, abate di S. Baronato nella diocesi di Pistoia e più tardi, da Urbano VIII, ot-
tenne il priorato di S. Maria Latina in Sicilia. Chiamato a Roma, fu nominato custode della biblioteca Vaticana e addetto agli archivi pontifici. Ideò la fondazione del Collegio gregoriano di S. Benedetto e scelse il luogo in Trastevere vicino alla chiesa di S. Benedetto in Piscinula. Da papa Gregorio XV, con una bolla del 18 maggio 1621 , gli fu consentita l'erezione ed egli stesso ne fu nominato presidente. Scrisse

(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercizi del Sacro Cuore S. J. - Roma) Cafarnao - Resti dell'antica Sinagoga.
chiese di Roma (S. Caterina da Siena a Magnanapoli, S. Maria in Campitelli, S. Agnese in Agone) e di Malta. Ma più che in queste sculture, che subirono l'intervento o di Ercole Ferrata, maestro del C., o di seguaci, è nei bozzetti (ve ne sono alla biblioteca Vaticana) che bisogna cercare la misura della sua arte sensibile e delicata con preannunci di grazia settecentesca.
Bibl.: O. Pollak, s. v. in Thieme-Becker, V, p. 347 (con bibl.); A. E. Brinchmann, Barockshulptur. II, Berlino 1917. p. 268; L. Ozzola, Il Battesimo di Cristo di M. C. a Malta, in Dedalo, 7 (1926-27), pp. 131-32; R. Wittkower, Eine Bronzegruppe des M. C., in Zeitschrift für bildende Kunst, 62 (1928-29). p. 227 sgg.; O. Delogu, La scultura italiana del Seicento. I. Firenze 1932, p. 27.
Amalia Mezzetti
## CAFARNAO.
- Città «di Galilea" (Lc. 4, 23; Керрарчаб́ц, lat. Capharnaum) nominata sedici volte nei Vangeli ( 4 in Mt., 3 in Mc., 4 in L c ., 5 in I o.). E chiamata «marittima» ( σ times ρ times θ times λ ἀ σ σ ıo) in Mt. 4, 13. Gesù la elesse come sede stabile della sua predicazione (Mt. 4, 13; Lc. 4, 31; Io. 2, 12) e vi compi molti miracoli (liberazione d'un de-
moniaco, guarigione del servo del centurione, del figlio del basilikós, del paralitico, dell'emorroissa, risurrezione della figlia di Giairo). A C. Levi-Matteo fu chiamato al seguito di Gesù, fu pagata la moneta del tributo, fu tenuto il memorando discorso sull'Eucaristia. Non lontano da C. fu pronunciato il sermone della montagna. I nazareni sono invidiosi per i miracoli di cui C. era stata la sede fortunata (Lc. 4, 23); ma Gesù minaccia severissimo castigo a C. per la sua incredulità (Mt. 11, 23; Lc. 10, 15).
All'antica C. corrisponde l'odierno villaggio Tell Hūm. Ciò risulta dalla esattoria di Matteo ivi posta; in quel punto dovevano pagarsi i diritti di dogana da quelli che, attraversando il Giordano, entravano nella tetrarchia di Filippo e nella capitale di essa Bethsaida Iulias. Fl. Giuseppe conferma ciò, narrando (Vita, 72) che, combattendo presso il Giordano, cadde a terra e si ferì una mano e fu quindi trasportato eíc кú μ η ν Керápvaxov λ ε γ o μ ε ἐ ν η ν (altre lezioni: -vú μ η ν o -vuvóv). Infatti C. è il primo villaggio abitato in cui s'imbatte chi viene dal Giordano; non ci sono vestigia di rovine tra Tell Hūm e il Giordano (H. Kohl-C. Watzinger, p. 5; G. Dalman, Orte und Wege fesu, p. 158).
Fl. Giuseppe menziona un'importante sorgente ( π η γ ἠ γ ° ν μ α τ α τ̇ η ), che gli abitanti chiamano Керрарчаб́ц (Bell. Iud., III, 10, 8), e afferma che si trova in essa quel pesce proprio del Nilo chiamato xopáxıvos, e che la sorgente irriga la pianura di Gennesar. Questi due fatti si verificano per la sorgente composta da sette minori fonti detta 'E π τ ἀ- π η γ ° ν oggi et-Täbigah. Il canale oggi superstite conduce
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le acque per un chilometro e mezzo ai piedi del colle Tell el-'Orejmeh nella pianura di Gennesar. Vero è che Heptapegon dista ca. 2 km . e 300 m . da Tell Hūm, ma il nome di questa località è dovuto al fatto che non vi è nella zona altro abitato maggiore. Si aggiungano le testimonianze dei pellegrini: C. mancava di mura (Adamnano e Beda: CSEL, XXXIX, pp. 273 e 319), come infatti risulta dalle attuali rovine; la distanza di C. da Magdala è «due miglia» (ibid., p. 138).
Altri autori preferiscono la località Hirbet Minjeh, che è sulla «via del mare»; vi fu trovato nel 1932 un castello romano quadrato di 70 m . di lato. Ma vale ancora oggi quanto scrisse J. von Kasteren in Revue biblique, 3 (1894), p. 65 s.: "Ritengo ormai giudicata la questione del sito di C. ".
All'inizio di questo secolo un ampio terreno di Tell Hūm è stato comprato dalla custodia di Terra Santa. Vi sono state trovate imponenti rovine della sinagoga, esaminate da H. Kohl e C. Watzinger, che ricostruirono graficamente l'edificio sinagogale ( 24 times 18 mathrm{~m}.). Le rovine furono risoaminate da G. Orfali, per le cui cure la sinagoga fu dal 1920 in poi ricostruita nella forma primitiva. Alcuni identificarono questa sinagoga con quella che il centurione della città di C. aveva edificato (Le. 7,5), in cui Cristo promise (Jo. 6, 26-39) la S.ma Eucaristia (così G. Orfali e B. Meistermann). Ma nell'edificio che oggi abbiamo esistettero dall'inizio immagini di animali e di centauri, che al tempo di Gesù erano tra gli Ebrei ritenute proibite. Perciò questa sinagoga appartiene allo stesso periodo delle altre trovate ed esplorate in Galilea, al tempo cioè degli imperatori Settimio Severo e Caracalla (193-217); cosi giustamente determinano l'età della sinagoga Kohl e Watzinger.
BibL.: S. Biccoz, in Conférences de Saint-Etienne. I. Parigi 1910. p. 131; H. Kohl e C. Watzinger. Antike Synagogen in Galiluca, Lipsia 1916, pp. 4-40, 204-12; B. Meistermann, C. et Bethvalde, Parigi 1921; G. Orfali. C. et ses ruines, ivi 1922; G. Dalman, in Palästinajahrbuch, 18-19 (1922-23), pp. 60-66; id., Orte und Wege Jesu, 3ᵉ ed., Gütersloh 1924, pp. 142-63; F.-M. Abel, Capharnaüm, in DBs. I, coll. 1043-64.
Urbano Holzmeister
CAFARO, Paolo, venerabile. - N. a Cafari, presso Cava, il 5 giugno 1707, m. il 13 ag. 1753 a Caposele. Sacerdote il 22 sett. 1731, nel 1735 parroco di S. Pietro a Sepi (Cava dei Tirreni), entrò nel 1741 nella Congregazione del S.mo Redentore. Funse da maestro dei novizi, da lettore di dommatica, prefetto degli studenti, e, poi, fu quasi sempre rettore di una casa. Grande missionario, fu maestro di vita spirituale (s. Alfonso e s. Gerardo Maiella furono tra i suoi penitenti). La causa della sua beatificazione fu introdotta nel 1908.
Da giovane parroco rinnovò la sua parrocchia. Fu poi predicatore instancabile, e anima contemplativa, austero con sé, sagace direttore delle anime, senza ambagi, proteso verso una santità soda, imperturbabile tra angoscie e fatiche. Soleva spronare i suoi confidenti ripetendo spesso: «Bisogna crepare per dare gusto a Dio. Fortezza e non tene-
rezza vuol Dio da noi». S. Alfonso, guidato dal C. per più di un decennio, lamentò amaramente la sua perdita, e ne dettò un'estesa biografia, prospettandone la futura beatificazione. S. Gerardo Maiella, accettato dal C. nella Congregazione, vide estatico l'anima di lui entrare trionfante in cielo.
BibL.: S. Alfonso, Brevi notizie del r. p. D. C., Bassano 1766; G. Landi, Istoria della Congr. del S.mo Redentore (ma. del 1782, arch. gen. del pp. Redentoristi, Roma): F. Dumortier, Vie de B. p. P. C., Parigi 1883; Nucernia Paganorum, Beatil. et Canon. Positio super introductione Causae, Roma 1908; Epistolue o. 1. D. Pauli C., ivi 1934; M. De Meulameister, Bibliogr. générale des écrivains Rédemptoristes, III, Lova-

(per cartesia del Superiore delle Case degli Esercizi del Sacro Cuore it J. - Roma)
Cafarnao - Pescatori del lago di Genezareth, nel sito dell'antica C.
Napoli ed i suoi Conservatori, a voll., Napoli 1880-84.
Luisa Cervelli
CAFELANDIA, diocesi di. - Nella repubblica del Brasile, Stato di S. Paulo, suffraganca di S. Paulo. Fu cretta da Pio XI con la bolla Ea est in praesenti del 21 giugno 1926, per smembramento della diocesi di Botucatú.
Comprende la ferace zona nord-ovest dello Stato, con una superfice di 40.000 kmq . e una popolazione di 1.700 .000 ob., dei quali 1.500 .000 cattolici, distribuiti in 42 parrocchie. Il clero diocesano è composto di 43 sacerdoti, e 23 regolari. Patrona della diocesi e della cattedrale è s. Elisabetta d'Ungheria.
BibL.: AAS, 19(1927), p. 370; Anuario estadistico do Brasil 1937, Rio de Janeiro 1937, pp. 68-72; J. B. Lehmann, O Brasil católico 1938, Juiz de Fora 1947, pp. 68-72. Maurilio Cesar de Lima
CAFFARINI, Tommaso. - Domenicano, propriamente Tommaso di Antonio (Thomas Antonii) da Siena. Il Laurent, che gli restituì il cognome, lo chiama comunemente "C.".
N. a Siena verso il 1350, m. a Venezia nel 1434. Entrò giovane nell'Ordine de' Predicatori a S. Domenico in Camporegio. Sin dal 1364 fu in relazione personale ed epistolare con s. Caterina. Lettore di teologia a Genova nel 1391, dopo un viaggio in Terra Santa si fissò a Venezia (nov. 1394) fu provinciale della provincia di Grecia (1397), priore dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia (1409-11) e di S. Domenico di Castello (1414-22).
Nella storia del Terz'ordine secolare di s. Domenico e del culto cateriniano ebbe meriti del tutto speciali. Il b. Raimondo da Capua gli affidò nel 1396 la direzione
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delle Mantellate a Venczia. Nel 1401 il p. Tommaso da Fermo lo fece vicario generale per tutte le Mantellate d'Italia e lo incaricò delle trattative per la canonizzazione della Senese e per l'approvazione della Regola di Muffoz da Zamora. Compose un Trattato sul Ters'ordine domenicano di cui lo parte 1^{°} fu terminata nel 1402 , la 2^{mathrm{a}} nel 1407 , la 3^{mathrm{a}}, che è una raccolta di lettere d'indulgenza, sembra sia rimasta incompleta dopo il 12 ag. 1407.
A imitazione dei loro confratelli d'altre città, i Figli e le Figlie di s. Domenico a Venezia presero l'uso di commemoriare con una certa solennità l'anniversario della morte di Caterina da Siena. Nel 141 in seguito ad una discussione su questa usanza sorta fra devoti e avversari della Senese, una deputazione di Domenicani chiese al vescovo di Castello di aprire un'inchiesta la quale avrebbe avuto per scopo di mostrare le virtù attribuite a Caterina da Siena. C. da principio ebbe in mano le fila della faccenda sulle virtù cateriniane noto come Processo Castellano. Esso fu presentato alla Curia vescovile di Castello e contiene 23 deposizioni (Domenicani, altri religioni, laici), con 2 supplementi ed i lettera del cardinale Giovanni Dominici, raccolte tra il 1411 e il 1416. L'importanza dell'inchiesta e delle notizie è grande. Il Laurent ha messo in evidenza la storia e il valore storico e giuridico di queste deposizioni castellane.
Lavorò molto a due altri manoscritti su Caterina, cioè poco prima e sino al 1411 al Supplementum alle leggende cateriniane del Capuano (Proc. Cust., LXI-LXVII) terminandola nel 1416-18 nella forma in cui ci è pervenuto (ibid., LXI), mentre nel 1412-13 conseguì per scritta la prima relazione della Legende minor che ebbe nel 1413 1414 una seconda redazione (ibid., XIX-LXI). C. raccolse anche lettere cateriniane.
Bibl.: Mononotata Ord. Psuedicatorum Historica, XIX, Roma 1937. pp. 67, 81, 90, 212; Epistolario di s. Caterina da Siena (ed. E. Dupré Thescidcz). I, Roma 1940, pp. Li-Lvi e passim; M.-H. Laurent diede una edizione perfetta del Tractatus de Ordine FF. de Pucnitoutia S. Dominici di F. Tommaso da Siena (Postes vitae s. Catà. Sen., 21). Firenze 1938, mentre l'edizione di F. Comer in Ecclesiae Venetae etc., VII, Venezia 1749, pp. 2-166 è incompleta; E. Franceschini, La vita e maior e a minor e di s. Caterina da Siena, Milano 1939.- M.-H. Laurent curò una bella edizione del Processo Castellano nelle Fontes vitae s. Catò. Sen., IX, Milano 1942.
Angelo Vala
CAFFARO. - Cronista genovese, n. verso il ro8o, m. nel 1166. Di nobile stirpe (era figlio di Rustico, signore di Castrofino) e imparentato con le maggiori famiglie di Genova, C. partiva ventenne per la Terra Santa nella spedizione genovese dell'autunno i ioo: da allora partecipò a molte imprese che allargarono i possessi e la rinomanza della Repubblica. La maturità raggiunta nella navigazione, nei commerci, nella lunga dimora in Siria, inizia per C. l'attività politica. E, sempre al servizio della patria, trascorre il resto della vita in ambascerie, in uffici, in nuove spedizioni.
Nel 1121, profondendo anche l'oro genovese, patrocina, davanti la Curia di Callisto II, e nel 1123 avanti il Concilio, le pretese dell'episcopato, e in realtà del governo, genovese, contro l'arcivescovo e il popolo di Pisa, per la giurisdizione sulla Corsica, e lo fa con gran fortuna, aprendo la via all'affermazione politica di Genova sull'isola. Alterna quindi l'ufficio di console nella sua città con quello, sui mari vicini e lontani, di ammiraglio; abilissimo nel maneggio diplomatico come nella condotta marinara e guerrecce, egli appare il rappresentante più compiuto di quell'aristocrazia di natali e soprattutto d'opere che fece la grandezza di Genova e di Venezia.
Aveva condotto i suoi alla presa di Minorca e all'assedio di Almeria, contro i Saraceni, nel 1147-48 e aveva sostenuto con mano forma la Repubblica spossata dalla guerra vittoriosa, quando prese ad occupare l'incipiente vecchiezza con l'opera che più d'ogni altra assicurò la sua fama : gli Annales, Zanuensus, già iniziati nella giovinezza e condotti innanzi tra le guerre e le missioni di governo. In essi la
vicenda della patria è seguita con tale immediatezza e tale calore dal 1100 al 1163 , quali solo una personale, multiforme esperienza, immedesimantesi con i fasti stessi di Genova, poteva concedere. Nel 1132 il liber era consegnato ai consoli e accolto nel pubblico archivio; inaugurandosi cosi una tradizione annalistica, perpetuatosi fin presso al Trecento, che ridava alla storia il culto già stato proprio di Roma. Ancora, C. stendeva, traendole dai suoi ricordi, due altre opere minori: il De liberatione civitatum Orientis e l'Historia captionis Almerie et Tortose. Morì, dopo aver ritrovato nella difesa della patria dalle mire di Federico Barbarossa a Roncaglia e, presso Genova, al Bosco, tutta la sua energia, rivelata ancor quasi all'ultimo nella prosa ingenua e forte degli Annales, in particolare nel racconto dei fatti del Barbarossa.
Bibl.: Annali di C. e continuatori, ed. Perra, in MGH. Scriptures, XVIII, II; ed. Belarano-Imperiale, in Fonti per la storia d'Italia, I, Roma 1890 sgg. (più complete); trad. ital. di C. Roccatagliata Ceccardi e G. Monleone, Genova 1923. Cf. anche C. Imperiale di S. Angelo, C. e i suoi tempi, Torino 1898; U. Balami, Le Cronache italiane del Medioevo, 3² ed., Milano 1909, p. 299 sgg.; F. Novati-A. Monteverdi, Le origini, Milano 1926, p. 373 sgg.; V. Vitsle, Genova negli Annali di C. e dei continuatori, in Rassegna Italiana, 3² serie, 24 (1929), pp. 1122-33; 23 (1930), pp. 88-102.
## Far Fausto Palumbo
CAFFE (IL). - Primo giornale di collaborazione collettiva, espressione diretta della milanese "Accademia dei Pugni», fondata in casa Verri, e quindi della "Società del Caffè», edito a Brescia, ogni ro giorni, dal 1^{°} giugno 1764 a tutto maggio 1766.
I suoi 11 collaboratori, tre cui i fratelli P. e A. Verri e C. Beccaria, vi svolsero in forma arguta e, a volte, paradossale, secondo il gusto settecentesco, argomenti di economia pubblica, di legislazione, di agricoltura, di storia naturale, di medicina, di varia letteratura e di morale, evitando quelli di politica e di religione. Gli articoli erano presentati come resoconti di discussioni fra i frequentatori dell'immaginario caffè aperto in Milano da un esule greco: donde il titolo.
Il C., molto diffuso in Italia e all'estero, provocò vivaci polemiche, specie con il Baretti; poi cessò le pubblicazioni per dissidi tra A. Verri e C. Beccaria.
Fedeli alla parola d'ordine cose e non parole, i "caffettanti " lottarono srenuamente contro ogni specie di autorità e di pregiudizi, in favore della sincerità e della libertà delle opinioni, precorrendo il programma del Cuscillatore (v.).
Si è rimproverata al C. la gollofilia del contenuto di certi articoli e la trascuratezza della forma. Ma ben più sostanziali contraddizioni si potrebbero indicare, se non si avvertisse che proprio nella sottile e nascosta antitesi tra l'impostazione generalmente illuministica dei problemi e la sensibilità preromantica dell'indagine sta la vitalità del giornale. La fede nel potere illuminante della ragione spiega la lotta antiarcadica, antipurista e antipedantesca intrapresa dagli scrittori del C. contro tutti i detriti del passato, e il vivo bisogno di una salda coscienza morale. Ma è avvertibile altresi, specie in A. Verri, la tendenza ad ascoltare, di là dalla chiarezza definitoria, la voce del "senso interno", ossia la "strada del cuore", a riconoscere la priorità dell'ispirazione e del sentimento sulla ragione. Perciò accanto a una dichiarazione razionale di europeismo cosmopolitistico del C. (ritenuta a torto un'eludicazione di italianità) si possono trovare, come nel noto articolo del Carli sulla Patria degli Italiani, precorrimenti romantici nell'affermazione dell'unicità della nozione italiana storicamente e concretamente individuata.
Bibl.: L. Ferrari, Del "C.", periodico milanese del sec. XVIII, Pisa 1899; E. Rota, La società de s II C. "nelle sue relazioni con l'emiclopedismo francese, in Boll. d. Soc. paresse di St. patria, 12 (genn.-giugno 1913), pp. 30-72; A. Schiaffini, Aspetti della eticilinguistico italiana del 'rss, in Zeitschr. f. Roman. Phil., 27 (1937), pp. 272-93; W. Binn, I giornali letterari del'rss, in La Rusta, 8 (1940), pp. 308-13; id., Preromanticismo italiano, Napoli 1948.
Del C. si fecero due ristampe complete : a Verona nel 1766 e a Milano nel 1804, sempre in due tomi. Autologie parziali sono quelle di L. Collino (Torino 1930), di V. Lozito (Da quattro periodici, Milano 1923) e di E. Colombo (ivi 1943).
Ettore Li Gotti
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CAFFI, Francesco. - Compositore e storico della musica, n. a Venezia nel 1778 m. a Padova nel 1874. Dopo essere stato fino al 1827 a Milano consigliere di corte d'appello, studiò a Venezia, compiendovi preziose indagini negli archivi e dando alla luce un'opera di capitale importanza per la storia musicale di Venezia: Storia della musica sacra nella già cappella ducale di S. Marco in Venezia dal 1318 al 1797 (2 voll., Venezia 1834-35), ed inoltre varie monografie su B. Purlanetto (ivi 1820), A. Lotti (ivi 1835), B. Marcello (ivi 1830 e 1841), Zarlino (ivi 1836), Dragonetti (ivi 1846), Asola (ivi 1862). La sua fama di compositore è assai minore, lasciò solo una cantata dal titolo: L'armonia richiamata (1811).
BibL.: T. A. Salvagnini, F. C., musicologa veneziana (17781874), in Atti del Congresso internazionale di scienze storiche, VIII, Roma 1905, p. 33.
Luisa Cervelli
CAFFIERI. - Famiglia di scultori francesi di origine italiana.
Il capostipite, Daniele, n. a Sorrento nel 1603, m. nel 1639, era ingegnere al servizio di Urbano VIII; il figlio Filippo, n. a Roma nel 1634, m. a Parigi il 7 sett. 1716, si recò nel 1660 in Francia, e operò di decorazione specie in collaborazione con il Le Brun; nel 1687 venne nominato scultore dei vascelli del re a Le Havre. Filippo ebbe 11 figli e di questi, Francesco Carlo, n. a Parigi il 26 luglio 1667, m. a Brest il 27 apr. 1729, lavorò dapprima col padre a Versailles e quindi a Le Havre e a Dunkerque quale disegnatore e scultore dei vascelli del re, mentre il decimo figlio, Giacomo, n. a Parigi il 25 ag. 1678, m. ivi il 23 nov. 1755, lasciò molti busti in bronzo e lavorò specialmente come intagliatore di mobili. Dei sette figli di quest'ultimo, Filippo, n. a Parigi il 19 febbr. 1714, m. ivi l'8 ott. 1774, oltre a collaborare col padre nell'intaglio lasciò memoria di sé come cesellatore; il fratello Gian Giacomo, (n. a Parigi il 30 apr. 1723, m. ivi il 21 maggio 1792) è da considerarsi certamente come il miglior artista della famiglia. Fu a Roma all'Accademia di Francia dal 1749 al 53 e quindi a Napoli e in altre città italiane. Sotto l'influsso del Bernini, ha lasciato in Roma, sull'altar maggiore di S. Luigi dei Francesi, il gruppo in stucco della Trinità; eseguì fra numerosi busti quelli del Lulli, di Corneille, di Molière, di Rousseau.
Bibl.: S. Lami, s. v. in Dictionnaire des sculpteurs de l'école française au XVIII e siècle, I, Parigi 1910, pp. 130-62 (con bibl.); C. de Mandach, s. v. in Thieme-Becker, V, p. 330 sgg.; A. Bertini Calosso, s. v. in Enc. Ital., VIII, pp. 265 sgg.
Gilberto Ronci
CAGAYAN, diocesi di. - Città delle Filippine nella provincia del Misamis orientale, è sede della diocesi omonima, suffraganea di Nome di Gesù (Cebù), comprendente le province civili del Misamis orientale ed occidentale, di Bukidnon, di Lanao, e l'isola di Camiguin con una superfice complessiva di ca. 20.000 kmq .
Eretta come suffraganea di Manila, il 20 genn. 1933, la diocesi di C. il 24 apr. dell'anno seguente veniva annessa a Cebù, elevata nel frattempo a sede metropolitana. Più tardi, il 3 giugno 1939, parte del territorio di C. fu smembrato per formare la nuova diocesi di Surigao.
Gli ab. sono 724.800 , inclusi maomettani, pagani, eretici; i cattolici 397.353, con 37 parrocchie, 15 sacerdoti diocesani e 22 regolari (1948).
Bibl.: AAS, 25 (1923), pp. 360-62; 27 (1935), p. 263 sg.; 31 (1939), pp. 384-86; The Official Catholic Directory 1947, Nuova York 1947, parte 27, p. 843-6. Corrado Morin
CAGIN, Paul. - Liturgista, n. a Béthune il 7 giugno 1847, m. a Solesmes l'8 apr. 1923. Entrato nell'Ordine benedettino nel 1879 e ordinato sacerdote nel 1885, fu lavoratore instancabile e ardito indagatore, uno dei maestri della scienza liturgica.
Si devono a lui: Un mot sur l'Antiphonale Missarum (Solesmes 1890), riguardante l'opera liturgica di s. Gregorio
Magno; la pubblicazione d'un antifonale ambrosiano, nei voll. V e VI della Paléographie Musicale (Solesmes 1896); con commenti e rilievi fondamentali per la liturgia ambrosiana; l'edizione del Sacramentario ambrosiano di Bergamo nell'Anctarium Solesmense (1900); uno studio sulla Eucalogia latina: Te Deum ou Illatio?, contribution a l'histoire de l'Euchalogie latine à propos des origines du Te Deum (Solesmes 1906); L'Eucharistie, canon primitif de la Messe ou formulaire essentiel et premier de toutes les liturgies (Parigi 1912), scuta dissertazione sulla formazione del canone, cui segul l'Anaphore Apostolique (ivi 1919), che suscitò molte critiche; oltre numerosi articoli in varie riviste.
Bibl.: Anon., P. C., in Revue liturg. et monast., (1923), p. 292-93; id., in Éphémérides liturgiars, 37 (1923), p. 282.
Silverio Mattei
CAGLI e PERGOLA, diocesi di. - Nelle Marche, in provincia di Pesaro, suffraganea di Urbino. L'antica Callium, derivata forse da una stazione sulla via Flaminia (ad Cale), fu sede episcopale solo dal sec. viII, perché nessuna sicura assegnazione è possibile per taluni vescovi ad essa attribuiti anteriormente, e d'altra parte l'antica sede dovette essere Pitinum (Pitiumm Mergens, a breve distanza da C.), il cui primo vescovo, intervenuto al Sinodo romano del 499 , fu, con tutta probabilità, Romanus. Giovanni, legato di papa Giovanni VIII a Ravenna, fu uno dei primi e più insigni vescovi propriamente di C., succeduta e Pitiumm. Nel 1563 Pio IV la rese suffraganea della diocesi di Urbino e Pio VII nel 1819 vi unì la nuova chiesa di P. Città e territorio, dopo che furono largamente contesi tra Longobardi e Bizantini, appartennero al dominio temporale della Chiesa romana nel suo primo costituirsi. Assoggettata più tardi alla signoria di Urbino, con il cessare di questa nel 1631. C. tornò definitivamente alla S. Sede.
Tra le istituzioni religiose situate nel territorio della diocesi, va ricordata l'abbazia di S. Geronzio; essa ha una particolare importanza storica essendo connessa con le più antiche memorie cristiane del luogo, come il culto di s. Geronzio, che una leggenda identificò con il vescovo di Cervia del sec. v (BHL, 3489 b), ma che non è escluso possa dirsi un santo locale. L'abbazia, anteriore al sec. viII, unita alla mensa episcopale da Niccolò IV, fu distrutta nel 1481.
La Cattedrale antica cadde in rovina, a causa del terremoto, nel 1781. Nella chiesa di S. Francesco è notevole l'artistico portale dell'anno 1427 e in quella di S. Angelo il grazioso portico quattrocentesco. Anche la cittadina di P., d'origine medievale, possiede chiese monumentali tra le quali S. Francesco, S. Giacomo e S. Rocco. L'archivio capitolare presso la cattedrale di S. Maria possiede carte di considerevole valore, specialmente il fondo relativo all'abbazia di S. Geronzio.
Attualmente la diocesi comprende in 361 kmq. di superfice, 53 parrocchie, 64 sacerdoti diocesani, 12 sacerdoti regolari e 34.058 cattolici su 34.102 ab. (1948).
Bibl.: A. Tarducci, De' vescovi di C., Cagli 1896; L. Duchesne, Les évêchés d'Italie et l'invasion lombarde, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 23 (1903), p. 93; P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 222-26; Lanzoni, pp. 365, 470, 494, 714, 788; Cottineau, I, col. 355. Serafino Prete
CAGLIARI, ARCIDIOCESI di. - Principale città della Sardegna con 60 mila ab. ca., situata sulla costa meridionale, capoluogo di provincia e sede metropolitana, avente come suffraganee le diocesi di Iglesias, Nuoro e Ogliastra. Conta 85 parrocchie con 185 sacerdoti del clero secolare. Vi lavorano inoltre numerose famiglie religiose d'ambo i sessi.
Già all'inizio dell'era cristiana C. era il centro principale dell'isola, dove stanzicava una sezione della flotta romana. Avuto riguardo alla maniera con cui il cristianesimo si diffuse, si può ritenere che a
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Caglian - Leoni dell'antico pulpito (sec. xit) della Cattedrale.
C. esso abbia trovato un primo punto d'approdo, dove si sia organizzata la prima comunità dell'isola di Sardegna alla fine del sec. 1 o all'inizio del II. Mancano documenti per una cronologia episcopale cagliaritana, essendo fantastiche le liste forgiate in tempi recenti per colmare le lacune della gerarchia episcopale.
Un passo di una lettera di s. Atanasio di Alessandria a Lucifcro di C., campione dell'ortodossia contro l'arianesimo, accenna ai precedessori di quest'ultimo nella sede cagliaritana, senza però dirne né il numero né i nomi (cf. CSEL, XIV, p. 324). Il primo vescovo storicamente accertato è Quintasius presente al concilio di Arles del 314, come uno dei principali vescovi dell'Occidente. Più tardi, a partire dal sec. v-vi, il titolare di C. era insignito della dignità di metropolitano, con diritti non solo sulle diocesi di Sardegna, ma anche delle isole Balcari e delle Pitiuse, come si ricava dalla testimonianza di Vittore Vitense (MGH, Anctores, III, I, p. 71). Dopo Quintasius non si conosce altri prima di Lucifero di C., il deciso avversario dell'arianesimo, csiliato in Siria per non avere voluto firmare nel Sinodo di Milano del 355 il decreto dell'imperatore ariano Costanzo. Un secondo Lucifero ricorre nel 484 ricordato insieme ad altri vescovi della Sardegna, che per ordine di Unnerico intervennero a Cartagine. Altro nome conosciuto è quello di Iannarius, contemporaneo di s. Gregorio Magno, e spesso oggetto dei rimproveri del santo Pontefice. Nel corso del sec. vir, Giustino fu presente al Sinodo romano che condannò il monotelismo sotto Martino I, come Citonato quarant'anni più tardi sottoscriveva nel 680 gli atti del terzo Concilio costantinopolitano. Oscura la storia dei secc. viI-x:
periodo caratterizzato da feroci aggressioni contro l'isola, lasciata in balia di se stessa, ma lungo il quale venne lentamente maturandosi una forma di governo autonomo, sulla quale non si è ancora arrivati a far piena luce. Si tratta dei Giudicati sardi nei quali l'isola appare nettamente divisa alla fine del sec. xi. Durante questo periodo la chiesa sarda ebbe a subire gravi danni e delle sette sedi vescovili del sec. vi, nel sec. ix restano in piedi solo quattro, tra le quali la metropoli di C.
Dopo il 1016, anno della vittoria dei Pisani sui Genovesi, la Sardegna, attratta entro l'orbita dell'attività delle repubbliche marinare, iniziò un altro periodo di vita che la coinvolse nelle lotte di quel tempo.
I diplomi del sec. xi parlano delle donazioni fatte dai giudici di C. alla diocesi, ma anche delle rovine dei tempi precedenti, che Vittore III esortava a restaurare in una lettera all'arcivescovo Giacomo, designato come primate di Sardegna. Durante questo periodo la circoscrizione metropolitana coincideva con i limiti dei quattro Giudicati e C. aveva come suffraganee Sulcis, Dolia e Suelli.
Alla fine del sec. xir si affermava il primato spirituale di Pisa nelle vicende politiche dei Giudicati, e l'arcivescovo di Pisa Lanfranco otteneva il privilegio della legazione apostolica (1176) da Alessandro III, ma esteso anche ad altre province della Sardegna tra cui C. I poteri su quest'ultima, del primate di Pisa furono però limitati, dati gl'interessi di Genova sul giudicato di C., che negli anni seguenti furono fomite di altre guerre tra le due repubbliche del Tirreno. Ma la S. Sede vigilò sempre, mediante un'azione sempre più diretta, per impedire che la Sardegna fosse ridotta al vassallaggio politico di
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Cagliari - S. Apollonia. Particolare del polittico della. Visitazione, dipinto di G. Barceis (sec. xv) - Museo di C.
signorie estranee. E in questo senso bisogna interpretare gli interventi di Innocenzo III e Onorio III intesi a porre un limite al predominio di Pisa. Questo decadde di fatti, ma per opera degli aragonesi, i quali nel giugno del 1324 occuparono il castello di C. La città fu dichiarata allora caput et praesidium, e l'arcivescovo, posto a capo della città più favorita dal nuovo governo, si considerd, di fatto, succeduto nei privilegi goduti sino allora dall'arcivescovo di Pisa, attribuendosi più tardi, nel sec. xv, il titolo di primate della Sardegna e della Corsica. Per rafforzare l'autorità propria nell'isola il re Pietro d'Aragona deliberò e convocò il primo Parlamento al quale furono chiamati a prendere parte l'arcivescovo di C. con gli altri membri dell'alto clero sardo, il suo ramo ecclesiastico. Con il primate di C. il re concluse un accordo riguardo ai beni della mensa vescovile nel 1335. In seguito, sotto il pontificato di Martino V, nel 1420 l'arcidiocesi fu estesa sensibilmente in seguito alla soppressione della chiesa suffraganea di Suelli, decaduta e impoverita. La stessa sorte seguirono più tardi sotto Ferdinando il Cattolico il vescovato di Galtelli nel 1496, e quello di Dolia nel 1501, ugualmente incorporati a C. Anche Iglesias fu unita a C. nel 1514 ma ad tempus finché vivesse l'arcivescovo Giovanni Pilares, già
vescovo di Iglesias. Allora C. abbracciava come territorio un quarto di tutta la Sardegna. Divenuto signore di molte terre e con una giurisdizione territoriale assai estesa, il primate di C. aveva acquistato una importanza politica. Egli inaugurava nel duomo di S. Cecilia le sessioni parlamentari, e riceveva da ogni viceré il giuramento di fedeltà ai diritti della rappresentanza dell'isola.
Tuttavia nessun atto della S. Sede gli aveva conferito nello spirituale diritti superiori, e il titolo di primate di Sardegna e Corsica preso nel corso del sec. xvi ebbe solo importanza politica.
Però nel sec. xvin la questione della primazia fu fonte di litigi tra C. e Sassari.
Durante il periodo della restaurazione cattolica, i vescovi di C. presero parte attiva all'opera della riforma e tra questi si distinsero specialmente il domenicano Baldassar Eredia intervenuto al Concilio di Trento, come più tardi vi prese parte Antonio di Gastilloyo, promosso a C. nel 1558, che, tornato in sede nel 1653 , si applicò con zelo a fare osservare i decreti del concilio.
Valido appoggio alla rinascita della vita religiosa diede la nascente Compagnia di Gesù, che nel 1587 apriva un noviziato a C., scuole e collegi, tra i quali noti soprattutto il collegio Canapoleno (1621), detto dopo dei Nobili, eretto per volontà dell'arcivescovo d'Esquivelle e che assumeva anche la direzione del seminario la cui creazione era stata decisa nel Sinodo diocesano del 1576-77. Altre case religiose furono aperte più tardi dai Minimi (1628), dai Fatebenefratelli (1636) e dagli Scolopi (1640) per l'educarione dei fanciulli. In questo periodo sono pure frequenti i sinodi diocesani per la disciplina ecclesiastica. Importanti quelli del 1628 sotto l'arcivescovo Bernardo de la Cabra. L'ultimo sinodo diocesano del periodo spagnolo fu quello del 1715 , quando governava l'arcidiocesi Bernardo di Carignena, le cui ordinanze mostrano in che condizioni era stata ridotta la Sardegna dalla lunga dominazione spagnola.
Nei primi decenni del sec. xviri la Sardegna dovette subire le conseguenze e i malanni della guerra di successione. Nell'ag. 1708 la flotta angloolandese compariva a C. che apriva la porta al nemico. L'anno seguente la Sardegna proclamava re l'arciduca d'Austria. Nel 1717 per opera dell'Alberoni la flotta spagnuola veniva rivolta verso la Sardegna, che tornava nuovamente alla Spagna, ma per poco, perché in seguito alla coalizione antispagnola, in virtù del trattato di Londra del 1718, la Sardegna era destinata a Vittorio Amedeo di Savoia, che ne prendeva possesso nel 1720.
Il moto riformista che caratterizzò la vita del ' 700 in Italia sotto la spinta dell'illuminismo, ebbe le sue ripercussioni anche in S