a rivolta verso la Sardegna, che tornava nuovamente alla Spagna, ma per poco, perché in seguito alla coalizione antispagnola, in virtù del trattato di Londra del 1718, la Sardegna era destinata a Vittorio Amedeo di Savoia, che ne prendeva possesso nel 1720.
Il moto riformista che caratterizzò la vita del ' 700 in Italia sotto la spinta dell'illuminismo, ebbe le sue ripercussioni anche in Sardegna, specialmente negli anni 1759-73, quando gli affari dell'isola furono affidati al conte Gian Lorenzo Bogino, che si preoccupò della rinascita degli studi, affidandone l'incarico all'arcivescovo di C. Tommaso Natta (1759-63). Questo ottenne lo smembramento della sua troppo estesa arcidiocesi, costituendo in diocesi autonoma Iglesias.
A C. sorse una università con i regolamentidell'Ateneo torinese, fu riordinato il collegio Canapoleno, e il seminario ebbe nuovi locali che permisero un aumento dei suoi alunni. Durante la Rivoluzione Francese, in seguito all'invasione del Piemonte, C. fu capitale dello Stato dei Savoia. Ma quando la corte
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tornò a Torino, C. rinunciava ai suoi privilegi e si uniformava agli indirizzi politici del Piemonte.
Tra gli uomini illustri di C. notiamo i cardinali : Benedetto Cao, creato cardinale da Gregorio VII nel 1073; Diego Gregorio Cadello promosso da Pio VII, nel 1813; Luigi Amat di S. Filippo e Sorso elevato alla porpora da Pio IX nel 1837.
Benemeriti della cultura furono: Nicolò Canyelles, oriundo di Iglesias, più tardi vicario dell'arcivescovo Paragues, il quale introdusse a C. la prima tipografia, donde uscirono numerose opere intese a promuovere la riforma religiosa; Andrea Baccalar, finito vescovo di Alghero nel 1578, che tradusse in latino il De Fide Orthodoxa del Damasceno (PG 94). Inoltre il poeta Sebastiano Sugner (1643-75); il can. Paolo Nyot (1859-1711) e il cappuccino P. Giorgio Aleo, storici; il mercedario Pietro Andrea Accorrà, m. nel 1698, oratore sacro.
Bibl.: Per referense esaurienti in materia si rimanda a A. Manno, Bibliografia storica degli stati della monarchia di casa Savoia, III, Torino 1801, pp. 333-91; e specialmente a R. Ciasca, Bibliografia sarda, 5 voll. (l'ultimo di indici analitici ed alfabetici), Roma 1931-34. In particolare, per le fonti: P. Tula, Codice diplomatico di Sardegna (Monumenta Historiae Patriae, 11-12), 2 voll., Torino 1861-68; D. Scano, Codice diplomatico delle relazioni diplomatiche fra la S. Sede e la Sardegna, Cagliari 1940-41; oltre gli studi sui vari fondi documentarita i quali vanno citati: M. Pinna, L'archivio del duomo di C., ivi 1899; A. Solmi, Le carte solgari dell'archivio vescovile di C., Firenze 1905; E. Besta, Studio storico sui diplomi sardi dell'arcivescovato di C. di B. Bandi di Fesna, in Bollettino bibliogr. sarda, 2 (1902), p. 83 sgg. Opere d'indole generale sulla storia religiosa, civile e culturale quelle di: G. Manno, Storia di Sardegna, Milano 1835; P. Martini, Storia ecclesiastica di Sardegna, 3 voll., Cagliari 1839-41; P. Tula, Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, 3 voll., Torino 1837-38; G. Siotto-Pintor, Storia letteraria di Sardegna, 4 voll., Cagliari 1844; G. Spano, Sardegna sacra e le antiche diocesi, in Bull. archeol. sardo, 14 (1838), pp. 5 sg., 41 sgg.; S. Pintus, Sardinia sacra, I. Provincia ecclesiastica di C., Iglesias 1904; F. Lanzoni, La prima introduzione dell'episcopato e del cristianesimo in Sardegna, in Arch. stor. sardo, 11 (1916), p. 190 sgg.; E. Besta, La Sardegna medievale, 2 voll., Palermo 1908-1909; A. Salia, Il Pontificato romano e la Sardegna medievale, Roma 1930; D. Filio, La Sardegna cristiana, 3 voll., Sassari 1909-29 (importante). Inoltre, per questioni particolari: A. Cabori, Le istituzioni di beneficenza di C., Cagliari 1898; P. Valdra, Guida pratica di C., ivi 1902; F. Troia, Guida di C., ivi 1930; Sardinia Sacra. Guida ufficiale delle diocesi di Sardegna, ivi 1937.
Mario Scaduto
Il Santuario di N. S. di Bonaria. - A sud-est della città, sul piccolo colle di Bonaria ove un ipogeo con pitture e iscrizioni testimonia la fede cristiana che C. ricevé, probabilmente prima in Sardegna, i Mercedari ca. il 1330 avevano fondato il loro più antico convento dell'isola. Non molti anni dopo, il 25 marzo 1370, secondo la tradizione fissata anche in un processo canonico del 1592, una nave proveniente della Spagna, veniva assalita dalla tempesta, già in vista delle coste sarde. Per evitare il naufragio, fu gettato in mare gran parte del carico. Ma una pesante cassa, galleggiando sulle acque, si diresse celermente al golfo di C. Apertala, vi fu trovato un bel simulacro della Vergine, reggente con il braccio sinistro il divin Bambino. Da allora esso fu in venerazione sulla collina di Bonaria. Nel 1704 vi si pose la prima pietra di un nuovo tempio progettato dall'architetto De Vincenti. Ma i lavori rimasero sospesi a lungo e vennero ripresi solo nel 1910. La chiesa, in stile barocco e decorata dal pittore sardo A. Ghivu, fu consacrata nel 1926 dal card. legato Gaetano Bisleti. La Vergine il cui simulacro era stato incoronato nel 1870 , fu da Pio X dichiarata principale patrona dell'isola nel 1910. Sarebbe appunto da Bonaria, che la capitale argentina avrebbe derivato il nome Buenos Aires, portato nell'Ame-
rica meridionale da marinai sardi. Il santuario è stato molto danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. - Vedi Tav. XX.
Bibl.: Anon., Nostra Signora di Bonaria, in I Santuari d'Italia illustrati, II, Milano 1920, n. 2; A. Salvini, Santuari marinai d'Italia, Alba 1940, pp. 374-77. Tommaso Lacciotti
CAGLIERO, Giovanni. - Cardinale, n. a Castelnuovo d'Asti l' 11 genn. 1838, m. a Roma il 28 febbr. 1926. Incontrato per la prima volta s. Giovanni Bosco nel paese natale ( 1850 ), ne riportò un'impressione incancellabile e il desiderio di seguirlo nelle opere di apostolato. Entrato nell'anno seguente, a Torino, nell'Oratorio salesiano, fece rapidi progressi nello studio della musica, tanto che ci rimangono ancora di lui delicate composizioni, specialmente romanze (La Spazzacamina, L'Etale, Il Marmio, ecc.). Ordinato sacerdote nel 1862, svolse il suo ministero a fianco del Santo, finché, nel 1875, partì da Genova col primo drappello dei missionari salesiani per l'Argentina, ove lavorò a Buenos Aires nel popolare quartiere della «Boca» tra gli emigrati italiani. Nel 1879 i Salesiani penetrarono nella Patagonia, terra selvaggia, ove ben pochi missionari erano precedentemente riusciti a giungere. E vi svolsero un apostolato ricco di fecondi frutti spirituali, tanto che Leone XIII, nel 1884, costituì il vicariato della Patagonia settentrionale e centrale, nominando per primo vicario il C., quale vescovo titolare di Magido. Egli che ricopriva a Torino l'ufficio di direttore spirituale della Pia Società Salesiana e di primo direttore generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice parti, nel febbr. 1885, per la nuova destinazione. S. Giovanni Bosco aveva detto che la Patagonia sarebbe stata conquistata col sudore e col sangue e il C. ne divenne apostolo, di null'altro sollecito che di condurre le anime a Cristo, tanto che sotto il suo governo furono amministrati 47.000 battesimi, di cui 15.000 ad indigeni.
Pio X, nel 1904, nominava il C. visitatore apostolicò delle diocesi di Babbio, Piacenza, Savona e Tortona, promovendolo arcivescovo titolare di Sebaste, e nel 1909 gli affidò l'incarico di delegato apostolico ed inviato straordinario a Costarica, Nicaragua e Honduras, dove tornava a dare mirabili prove di prudenza e di fortezza, accattivandosi la riconoscenza della S. Sede e la stima dei governi di quei paesi, che ne ammirarono le virtù pastorali, congiunte a spiccate doti diplomatiche. Benedetto XV, nel Concistoro del 6 dic. 1915, lo creò cardinale del titolo di S. Bernardo alle Terme e fu il primo della famiglia salesiana, decorato della porpora romana. Lavorò instancabilmente nel governo della Chiesa, prendendo parte a numerose manifestazioni religiose in varie parti d'Italia.
Il 16 dic. 1920 divenne vescovo suburbicario di Frascati. Nonostante la tarda età svolse ancora un'attività giovanile, recandosi assai frequentemente tra il suo gregge e, nel 1923, sebbene ottantacinquenne, vi celebrava un ben riuscito Congresso eucaristico. Diedicè, inoltre e con molto fervore, le estreme, instancabili energie per lo sviluppo dell'azione cattolica.
Bibl.: U. E. Imperatori, G. C., Bologna 1931; C. Salotti, Il Santo Giovanni Bosco, 3ᵃ ed., Torino 1934; G. Cassano, Il card. G. C., 2 voll., ivi 1932.
Moto De Camillo
CAGLIOLA, Filippo. - Teologo, storico, scrittore conventuale, n. a Malta al principio del sec. xvir, m. a Napoli nel 1653. Entrato tra i Francescani della provincia di Sicilia e ammesso nel Collegio Sistino di S. Bonaventura in Roma (1634) vi conseguì il magistero in teologia (1637). Tornato a Malta, fondò a La Valletta una Confraternita dell'Immacolata Con-
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cezione (1637). Passò poi lettore a Siracusa, Catania, Roma (1641). Nel 1643 predicò con grande successo a Messina difendendo l'Immacolata Concezione.
I suoi discorsi furono raccolti nel volume La lettera di Messina in difesa di Maria, cioè l'Immacolata Concezione provata e difesa in 9 discorsi su detta Lettera (Messina 1650). Teologo del vescovo di Cefalù e consultore del S. Ufficio a Malta e in Sicilia; superiore a Palermo e a Messina (1649); commissario generale di Malta (1653) e segretario e commissario provinciale di Sicilia; storiografo generale dell'Ordine (1653), redasse altri volumi, quali Siciliennis Provinciae O. F. M. Conv. manifestationes (Venezia 1644); Catholica pugna inquisitorum apostolicorum in haereticam pravitatem (finito nel 1649) e Tractatus de Melitensibus rebus apologeticus, rimasti inediti.
Bibl.: Arch. Gen. SS. XII Apostol, Regesta O. F. M. Conn., codd. 33, foll. 41, 140; 37, fol. 108; 34, foll. 25, 212; 35, foll. 123, 224; 42, foll. 248, 521; B. Teuli, Triomphus aeraphicus Collegii S. Bonaventurae, Velletri 1655, p. 150; G. Franchini, Bibliosefia di scrit. franc. conv., Modena 1693, pp. 203204; Wadding, Scriptores, p. 193; Sharaba, II, p. 376; D. Spavacio, Siciliennis Prov. O. F. M. Conv. conspectus hist., Roma 1925, pp. 103-104.
Giovanni Odoardi
GAGLIOSTRO, Alessandro, conte di. - Famoso avventuriero del sec. xviri. Il suo vero nome era Giuseppe Balsamo, n. nel 1743 da palermitani benestanti ed in Palermo ricevette la prima educazione in seminario, poi a Caltagirone presso i Fatebenefratelli. Scacciato di là ritornò a Palermo, dove rubando, falsificando, facendo sortilegi e peggio, meritò il carcere. Non appena libero prese il volo per il mondo. Fu in Oriente ed in Egitto, fece l'abate a Roma e vi sposò la compagna delle sue malefatte Lorenza Feliciani, fu a Barcellona, Madrid, Londra, Parigi, Bordeaux, Bruxelles, Monaco, Strasburgo, Pietroburgo. A Londra assunse il nome di conte di Cagliostro. Venuto a conoscenza della Massoneria, ne fondò una setta che disse di rito egiziano e si proclamò il Gran Cofto, riuscendo con trucchi famosi a conseguire trionfi e far molti quattrini. Scacciato da Parigi per l'affare della Collana, in cui furono coinvolti illustri personaggi, riparò a Roma nel 1789 , e prese a far il medico a piazza di Spagna ed a raccogliere proseliti alla sua sètta presso piazza Farnese. Arrestato e processato dalla S. Inquisizione, venne condannato a morte; ma Pio VI mitigò la condanna con il chiuderlo nella fortezza di S. Leo, dove morì nel 1795, tra pentimenti e ritrattazioni, ma infine impenitente.
Bibl.: Libro fondamentale per la conoscenza di C. reata [Mons. Barberi], Compendio della vita e della gesta di G. Balsamo denominato il conte di C. che si è attratto dal processo contro di lui formato in Roma l'anno 1750, Roma 1791; importante anche il libro anon., Gli arcani svelati o sia il Cagliutrimo svelato, edito a Venezia lo stesso anno, dove a pp. 179-232 è un Saggio sulla vita segreta del conte di C.; cf. inoltre G. Sforza, La fine di C., in Arch. st. ital., 7 (1891), pp. 144-51, e E. Petraccone, C., nella storia e nella leggenda, 2² ed., Milano 1937. I Luigi Berra
CAGNACCI, Guido. - Pittore, n. a S. Arcangelo di Romagnu il 20 genn. 1601, m. a Vienna nel 1681. A Balogn1 studiò in particolare il disegno e a Venezia il colore.
Fedele al linguaggio e agli schemi del suo maestro bolognese, Guido Reni, compose a Rimini il Redentore nella chiesa della Madonna degli Angeli, la Cena nell'Oratorio del Rosario, la Vergine in gloria con s. Andrea Corsini, e a Forlì, nel Duomo, la Predicazione di s. Antonia. Altre sue composizioni sono nella chiesa di S. Croce della sua città natale, e di materia profana a Bologna e a Vienna.
Bibl.: F. Noack, s. v. in Thieme-Becker, V4 pp. 505-506; I. B. Supino, s. v. in Enc. Ital., VIII, p. 274.
CAHAGNE, Taurin. - N. a Heubécourt (dip. dell'Eure) il 27 maggio 1826, m. a Carcassonne il 1^{°} sett. 1899. Entrò sacerdote tra i Minori cappuccini della
provincia di Tolosa (1856), in cui fu definitore e guardiano. Missionario in Etiopia (1866), coadiuvò nello Scioa mons. G. Massaia, che lo consacrò vescovo titolare di Adramita (1874). Cacciato in esilio, per ingiunzione di Ari Joannes al re Menelik (1879), successe al Massaia, ritenuto in Europa, nel vicarieto apostolico dei paesi Galla, fissandone la sede ad Harrar (1881). Fra persecuzioni e difficoltà costitui 9 stazioni con 700 neofiti, un seminario, due comunità di suore francescane di Calais, con orfanotrofí e dispensari. Pubblicò opere religiose in lingua orana, di cui compose l'alfabeto.
Bibl.: F. Meunier, Lettre pastorale annonçant la mort de Mgr Taurin Cahagne, Eureux 1899; Analecta Ord. Min. Cap., 16 (1900), pp. 58-60; Clonante da Terzoria, Le missioni de Min. capp., X, Roma 1938, pp. 157 sgg.; 175 sgg.; Ireneo d'Aulon, Histoire des Frères Min. Cupucins de la Province de Toulouse, I, Tolosa 1936, pp. 402-13.
Ilarino da Milano
CAHANA. - Vari dottori ebrei fra gli Amorei (v.) portano questo nome, forma aramaica dell'ebraico kâhên (e sacerdote e). E difficile stabilire ogni volta di quale Rabbl C. si tratti.
I più importanti sono: C. 'ĀMôkâ, della I generazione (appare nel Talmud palestinese senza il titolo di rabh); R. C., della II generazione, contemporaneo ed amico di R. 'Alî (v.), che riferisce molte tradizioni in nome di Rab (Abba Areka) e qualche volta di Semî.'êl. Si ricorda di lui un soggiorno in Palestina dove frequentò la scuola di R. Jôhânân (v.). Altri di questo nome sono; R. C. ben R. Hijà ben Abbâ; R. C. maestro di Rab; infine il più noto: C. ben Tahifî, celebre haggadista autore della Pésigtâ (v.), n. a Pum-Nahara (Babilonide) nel 330 ca., discepolo di Rab, che dal 397 alla morte (413) fu direttore della scuola di Pum-Bedita (v.).
Bibl.: Z. Frankel, Einleitung in den jerusalem, Talmud, Brusia via 1870, p. 109 sgg.; A. Wünsche, Pesihta des Rab Kahana, Lipsia 1885.
Alfredo Ravenna
CAHIER, Charles. - Gesuita ed archeologo francese, n. a Parigi il 26 febbr. 1807, m. ivi il 27 febbr. 1882. Consacrò quasi tutta la vita a studi d'archeologia religiosa, con lo scopo dichiarato di non lasciarne il campo a macetri miscredenti.
In collaborazione con il p. Arturo Martin (v.) pubblicò : Monographie de la cathédrale de Bourges (Parigi 1841-44, gr. in-fol.; solo la prima parte: Vitraux du XIII siècle, con 33 tavole pregevoli per l'epoca), e Mélanges d'archéologie, d'histoire et de littérature (4 voll., ivi 1848-56, in -4^{°} con figure).
Morto il collaboratore (1856), pubblicò il materiale che aveva preparato con lui: Suite aux mélanges d'archéologie (ivi 1868, 2 voll., quasi tutti di tavole), e Nouveaux mélanges d'archéologie, d'histoire et de littérature du moyen âge ( 4 voll. in-4 { }^{°}, ivi 1874-77, con molte figure; la lista delle dissertazioni delle tre serie, con la parte che spetta ai due autori, si trova nel Leclercq, cit. infra). Frattanto, il C. apriva le vie all'inmografia moderna con le sue utilissime Caractéristiques des saints dans l'art populaire ( 2 voll. in-4 { }^{°}, ivi 1867 , repertorio alfabetico di emblemi e simboli, con ca. 500 figure disegnate dal Martin). Oltre molti articoli in: Annales de philosophie religieuse, Etudes, Revue de l'art chrétien, ecc., lavorò molto ad una Géographie ecclésiastique, rimasta inedita.
Con i difetti d'un aurodidatta ed una originalità a volte un po' bizzarra, il C. fu, negli studi di archeologia medievale, un'iniziatore di vastissima erudizione.
Bibl.: Sommervogel, II, coll. 215-18; VIII, 1961-62; J. Brucker, s. v. in DThC, II, coll. 1303-1304; H. Leclercq, Martin Art. et C. Ch., in DACL, X, II, coll. 2334-54; A. De Bil, s. v. in DHG, XI, coll. 177-78.
Edmondo Lamalle
CAHIERS DE LA NOUVELLE JOURNÉE. -
Sono la continuazione de La nouvelle journée pure diretta da P. Archambault. Vengono pubblicati senza regolare periodicità, generalmente quattro fascicoli l'anno e ciascuno di essi è dedicato ad uno speciale argomento che interessa i cattolici nell'ora presente.
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(ptl. Architio Plakographiqueri
Cahors - Lato nord della Cattedrale (sec. xir. con restauri posteriori).
La trattazione può essere d'una sola persona o è redatta in collaborazione. I principali collaboratori finora (dic. 1948) sono stati, oltre P. Archambault, J. Chaix, W. d'Ormesson, M. Hauriou, J. E. FidaoJustiniani, P. Lagrange, M. Médoncelle, J. Ruy, H. Simon, L. Sturzo.
CAHIERS DE LA QUINZalNE. - Fondati da Charles Péguy nel 1900 . Al principio il fondatore pubblicò dei C. d'indole socialista e anticlericale, su Loisy, sul monumento a Renan e un catechismo ateo (Le monde sans Dieu). Convertitosi verso il 1908 egli vi pubblica il suo Mystère de la charité de Jeanne d'Arc, e i suoi poemi Eve, La tapisserie de Notre-Dame, La tapisserie de St-Geneviève. Dopo la sua morte il figlio ne ha pubblicato dal 1925 qualche altro numero.
CAHIERS DES ARCHIVES DE PHILOSOPHIE. - Fondati a Parigi nel 1923. Ogni quaderno, che non ha una periodicità fissa, si riferisce ad un argomento storico o dottrinale dettato da uno o più collaboratori, seguito da un supplemento bibliografico nel quale vengono recensite le opere filosofiche inviate alla redazione. Fondatori dei C. furono R. de Sinéty e G. Picard; direttori, fino al 1941, J. Souilhé quindi Bl. Romeyer.
CAHIERS DU MONDE NOUVEAU. - Con sotto titolo Tribune internationale de langue française. Fondati a Parigi nel 1945 per assicurare la presenza efficace del pensiero e della speranza cristiana nel mondo avvenire nelle istituzioni, nella cultura e nella spiritualità. Escono dieci volte l'anno. Principali collaboratori: F. Bernard, E. Coornaert, A. Corbeau, R. d'Harcourt, F. Kepp, M. Mitzakis, A.
Rousseaux, G. Tessier, P. Chaillet, A. de la Pradelle, M. Luc-Verbon, A. Mare, R. Silva.
CAHIERS LAENNEC. - Pubblicazione periodica edita a Parigi dal 1935, per iniziativa della "Conférence Laënnec», al fine di trattare problemi medici presentanti un interesse morale, psicologico, pedagogico e sociale. Gli articoli principali di questi quaderni, che generalmente sono dedicati a un solo argomento, rappresentano i risultati di inchieste e adunanze di studio, alle quali hanno partecipato medici, filosofi, giuristi, educatori, teologi. Il periodico è inoltre organo destinato a collegare i medici, che, durante gli studi universitari a Parigi, hanno appartenuto al sodalizio.
BibL.: Anon., Les revues catholiques françaises à l'Exposition inténationale de la presse catholique au Vatican en 1936. Parigi 1936, p. 43.
Nello Vian
CAHORS, diocesi di. - In Francia, capoluogo del dipartimento di Lot, sulla penisoletta, formata dal fiume Lot. E suffraganea di Albi. Superfice: kmq. 5213; ha una popolazione di 162.572 ab. dei quali 160.000 cattolici, con 480 parrocchie, 152 sacerdoti diocesani e 74 regolari; due seminari; è divisa nella tre arcipreture di C., Figeac e Gourdon; patrono della diocesi il protomartire s. Stefano.
Quale "civitas Cadurcorum" fece parte nell'età romana della provincia Aquitania prima. Le origini della diocesi di C. risalgono al sec. III. Nel 1317 Giovanni XXII le tolse il territorio di Montauban, erigendolo a diocesi. C. fu suffraganea di Bourges, fino al 1678 , in cui passò ad Albi; divenne diocesi dipartimentale nel 1790 posta sotto Tolosa, ma nel 1822 si ricostituì la provincia di Albi e C. tornò ad esserne suffraganea.
La Cattedrale, dedicata a s. Stefano nel sec. xir, è composta di un'unica navata a due grandi campate e cupole impostate su robusti pilastri. Rimangono ancora in esse sculture del 1130 ca., ma una parte del coro fu rifatta nel 1285 . Le cupole, alte m. 32 e d'un diametro di m. 18, secondo il Rey, sono d'ispirazione locale, le prime costruite in Francia; esse anzi servirono di modello alle altre nella stessa regione (Angoulême, Moissac, Souillac). L'altare maggiore venne consacrato, il 27 luglio 1119 , dal papa Callisto II, al ritorno dal Concilio di Tolosa. Nel 1324 fu terminata all'interno la decorazione delle pareti, in seguito ricoperte d'intonaco. Nel 1872 si rimisero in luce nella prima cupola e nel coro i ritratti dei ss. vescovi di C. Genulfo e Urcisio. Vi si conserva il corpo del ven. Alano di Solminihac, riformatore dell'abbazia di Chancelade (nel Périgord) e della diocesi di C.; è iniziata la causa della sua beatificazione. La facciata centrale era ornata del portale oggi collocato nella facciata nord; nel timpano è scolpita la maestosa scena dell'Ascensione.
Altre chiese notevoli sono: S. Urcisio vescovo, eretta all'inizio del sec. xir; è un caratteristico esempio del periodo di transizione tra il romanico e il gotico, presenta massicci pilastri quadrilateri fiancheggiati da un fascio di quattro colonne. NotreDame, detta du Pont Vieux, perché situata presso l'antico ponte romano; la parte centrale fu rifatta e ingrandita nel 1466. S. Bartolomeo, già S. Stefano, restaurata o ricostruita da Giovanni XXII che vi era stato battezzato; è ad un'unica navata divisa in quattro campate con campanile rettangolare. S. Orsola tra i secc. xir-xiir, con capitelli romanici.
Il palazzo di Giovanni XXII è ora adibito a museo; contiene tra gli altri capitelli del sec. xir
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provenienti dall'abbazia di Marcillac (Lot). L'episcopio costruito dal vescovo Guglielmo Le Jay alla fine del sec. XVI è oggi sede della prefettura.
La diocesi fu ricca di abbazie nel medioevo: la più celebre è quella di Moissac (v.); si ricordano pure quelle di Figcac, Aurillac, Marcillac, Souillac, Notre-Dame de Rocamadour, La Nouvelle de Gordon, ecc.
Fra i santuari più insigni si ricorda il santuario della Madonna a Rocamadour, uno dei più venerati in Francia fin dal sec. x.
C. fu la patria di Giacomo Duèse poi papa Giovanni XXII (1316-34); a Puèch, diocesi di C., nacque il b. Gabriele Perboyre (v.).
Bibs.: R. de Lastenrie, L'architecture religielute en France à l'époque romane, Parigi 1912, pp. 282, 300, 426, 468-81, 647; R. Rey, La cathédrale de C. et les origines de l'architecture à coupole d'Aquitaine, Cahors 1923; E. Mâle, L'art religieux du siècle XIIr en France, Parigi 1928, pp. 91-92, 398, 402-404; E. Sol, s. v. in DHG, XI, coll. 178-220; Cottineau, J. col. 527.
Enrico Josi
CAHOUR, ARsène. - Gesuita e scrittore francese, n. a St-Hilaire du Harcouêt (Manche) l'8 giugno 1806, m. a Le Mans il 14 sett. 1871. Entrato il 1825 nel noviziato di Montrouge, fece a Roma gli studi di teologia (1831-34). Fino al 1848 insegnò retorica e letteratura ai suoi giovani confratelli a Brugelette; dopo il 1849 risiedette a Parigi, dedicandosi al ministero apostolico e agli studi leiterari. Scrisse articoli di storia e critica letteraria nelle Etudes religieuses, tragedie per i collegi, un'opera apologetica Des fésuites, par un fésuite (2 voll., Parigi 1843-44, ristampata e tradotta in varie lingue); un volume Des études classiques et des études professionnelles (ivi 1852), in relazione con la controversia sui «classici cristiani» del Gaume, curando anche raccolte molte volte in seguito ristampate ad uso dei collegi, quali: Chefs-d'ceuvre d'éloquence française (ivi 1854), Poésies françaises distribuées et annotées à l' usage des collèges ( 3 voll., ivi 1856 sgg.).
Bibs.: Sommervogel, II, coll. 519-23; J. Burnichon, La Compagnie de fétus en France. Histoire d'un siècle, IV, Parigi 1922, pp. 186-95. Edmondo Lamalle
CAIANI, Maria Anna. - In religione M. Margherita, n. in Poggio a Caiano il 2 nov. 1863 , m. a Firenze l'8 ag. 1921. Sebbene proclive al mondo, divenuta terziaria domenicana, condusse sempre più vita di pietà. Tentato invano un noviziato di clausura, iniziò nel '94 una scuola per fanciulli, germe dell'istituto delle Suore Minime del S. Cuore (v.), da lei fondato con carità eroica a scopo educativo e assistenziale. Fu legislatrice e madre esemplare. Sviluppò molto le case della Congregazione, dopo le prove fatte per l'assistenza infermieristica negli ospedali di guerra.
Bibs.: M. Rigon, La madre M. M. C., Poggio a Caiano 1945. Rosa Alba Squadrilli
CAICO, diocesi di. - Nello Stato di Rio Grande do Norte, in Brasile, suffraganea di Paraiba, situata nella parte centro-meridionale dello Stato, in una zona calda ma ricca per l'allevamento del bestiame e la produzione del tabacco.
Ha una superfice di 8.140 mathrm{kmq}. e 112.609 ab. C., città dal 1938, è a 135 m . sul livello del mare, e conta 25.000 ab.
La diocesi fu eretta da Pio XI con la costituzione apostolica E diocesibus del 25 nov. 1939, per smembramento di quella di Natal. Ha 9 parrocchie e una ventina di sacerdoti diocesani. Titolare della diocesi e cattedrale è s. Anna.
Bibs.: AAS, 39 (1940), p. 141; J. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 73-75.
Maurilio Cesar de Lima
CAIETANUS: v. de vio tomnaso.
CAIFA (arab. Hajfā). - Città situata all'estremità sud della baia di S. Giovanni d'Acri, ai piedi del monte Carmelo; capoluogo del distretto nord della Palestina, si è molto sviluppata negli ultimi anni grazie al nuovo porto, il maggiore del Levante, inaugurato nel 1933, e all'affluenza dei sioniati.
E il centro industriale e commerciale della Palestina (sapone, cemento, tabacco) e termine dell'oleodotto dell'Iraq. Gli abitanti, 110.000 , sono per metà israeliti e per l'altra metà musulmani, cristiani, drusi e 150 babisti. I cristiani, in maggioranza greco-cattolici, superano i 10.000 . Numerose le istituzioni cattoliche (asili, scuole, ospedali, pensioni); vi risiede il vescovo greco-cattolico della Galilea. La città, non ricordata dalla Bibbia, appare nel sec. iv a. C. col nome di "Họx, all'estremità di una zona distrettuale che cominciava alle Scale di Tiro, riconosciuta a Tell Abú IJawām a 2 km . a sud-est della stazione ferroviaria. Caduta dopo la distruzione di Tiro, si riformò nel luogo detto Hajfá el-'Atigah. I Crociati la presero d'assalto nel 1100 con l'aiuto della flotta veneziana. Saccheggiata nel 1191 da Saladino, visse senza importanza storica fino al sec. xviri, allorché nel 1760 l'emiro Dāhir el-'Omar la trasferì nel luogo attuale, costruendovi un castello con mura di difesa. Vicino al mare e intorno al castello si formò la città vecchia attuale, con le sue vie strette ma piene di traffico nell'affollato bazar. La parte nuova è verso nord-ovest con una città-giardino e a sud-est con il quartiere industriale; lo sviluppo maggiore è sulle pendici del Carmelo, con ampi viali, grandi case e nuovi stabilimenti governativi.
Donato Biddi
CAIFA. - Meglio Giuseppe C., sommo sacerdote, genero di Anna (v.) o Ananos. Il cognome C. è di origine e significato incerto, ed è spiegato come "interprete". Anche il nome del padre è sconosciuto. Istituito sommo sacerdote dal procuratore romano Valcrio Grato, l'anno 18 a. C., tenne l'ufficio per 18 anni, fino al 36 d. C., cosa allora straordinaria. Si spiega questa lunga durata per la bassezza della sua anima e il suo servilismo verso i Romani. Infatti nulla si legge in Flavio Giuseppe intorno a qualsiasi attività di C. per gli interessi religiosi del suo popolo presso i procuratori romani. Come quasi tutti i sommi sacerdoti del suo tempo, fu sadduceo e uomo senza sentimento per la giustizia e la religione. Fu deposto dal legato di Siria Vitellio. Di lui sappiamo solo ciò che riferiscono le poche notizie di Fl. Giuseppe e gli Evangelisti. Sotto il pontificato di C., a Giovanni Battista cominciò il suo ministero (Lc. 3, 2). Dopo risuscitato Lazaro, C. consigliava al Sinedrio di uccidere Gesù (Io. 11,47-54; 18, 14). Annotando, nel racconto di questo episodio, che C. «era il sommo sacerdote di quell'anno», il IV Vangelo non intende dire che l'ufficio del sommo sacerdote durasse soltanto un anno, giacché erano ben note le nomine e destituzioni dei sommi sacerdoti, che per C. Fl. Giuseppe racconta minutamente (Antig. Ind., II, 2; XVIII, 4, 3), ma dà al termine éxxivoç senso enfatico ("in questo anno fatidico") o il senso lato di «allora». Poco prima della festa di Pasqua in cui morì Gesù, i sinedristi si riunirono in casa di C. per deliberare sul modo come Gesù potesse esser messo a morte (Mi. 26, 3; Mc. 14, 1.2; Lc. 22, 2), e decisero di non ucciderlo durante la Pasqua. Nella stessa casa di C. Gesù, dopo la sua cattura, compariva dinanzi a lui, come preside del Sinedrio. E, siccome le deposizioni dei testimoni non coincidevano, C. scongiurò Gesù di dire se egli fosse il Messia e il figlio di Dio. Avendo Gesù risposto di si, C., per mostrare che considerava l'affermazione come una bestemmia, si stracciò le vesti e gridò: «Ha bestemmiato! che bisogno abbiamo an-
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cora di testimoni ?" (Mt. 26, 57-65; Mc. 14, 53-64). Così Gesù dal Sinedrio fu condannato a morte, e quindi consegnato a Pilato, al quale fu condotto dalla casa di C. (Io. 18, 28). Quando, dopo la guarigione di uno storpio, Pietro e Giovanni annunziarono Gesù al popolo, furono condotti al Sinedrio, del quale faceva parte anche C. (Act. 4, 6), ma non più al seggio di preside, occupato da Anna.
Bibl.: E. Jacques, Calphe, in DB, II, coll. 44-47; U. Holameiner, Historia orratis Novi Testamenti, 2² ed., Roma 1938, pp. III, 114, 199; J. M. Vosté, Studia Theologiae Biblicae Novi Testamenti, III: De passione et morte Jesu Cheisti, ivi 1937, p. 120 .
Arduino Kleinhans
Caillalu, Armand-Benjamin. - Prete francese, n. a Parigi il 22 ott. 1794, m. ivi il 4 luglio 1850.
Benemerito della patrologia e dell'agiografia : cominciò con una nuova edizione del Thesaurus biblicus di Merz (2 voll., Parigi 1822), cui segui un Thesaurus floresque doctorum (8 voll., ivi 1823-25). Iniziò poi una Collectio selecta SS. Ecclesiae Patrum interrotta al vol. CXXXIII per la comparsa delle due patrologie del Migne (ivi 1829-42). Delle opere dei Padri fece una cernita delle più importanti; dei Padri greci diede solo la traduzione latina. Compluti sono s. Giovanni Crisostomo e s. Agostino. Iniziò anche una Rhetorica SS. Patrum progettata in 5 voll., dei quali uscirono solo 3 (ivi 1838 ). Progettò una riedizione corretta della Histoire génér. des auteurs sacrés et ecclésistiques di Cellier; ma ne uscirono solo i voll. III e IV (ivi 1838 e 1839 ). Infine è suo il II vol. delle opere di s. Gregorio Nazianamo (2 voll., Parigi 1842: riprodotto in PG 77-38). Oltre a ciò progettò una Bibliotheca SS. Patrum Mariana, di cui una parte uscì in forma di opuscoli di mistica mariana.
Bibl.: E. Mangenot, s. v. in DThL, II, col. 1304 sgg.; J. F. Sallier, s. v. in Cath. Enc., III, p. 142; J. Zellinger, s. v. in LThK, II, col. 697 sg.
Benedetto Gioia
CAIMI, Bernardino, beato. - N. a Milano nella seconda metà del sec. xv. Entrato giovanissimo nell'Ordine dei Minori osservanti fu guardiano in vari conventi della Lombardia. Dal marzo 1477 all'apr. dell'anno seguente fu inviato guardiano provvisorio del S. Sepolcro sul monte Sion. Tornato in Italia concepì ed attuò il progetto di costruire un santuario che riproducesse l'immagine dei Luoghi Santi, e in cui le varie cappelle rappresentassero la vita e la passione di Gesù. Scelse a tal fine il monte di Varallo, e nell'apr. del 1493 prese con grande solennità possesso del nuovo convento. Vicario provinciale di Milano, ebbe incarichi in Spagna (1483), in Calabria (1484), in Croazia e in Bosnia (1495). Predicatore valente (molte sue prediche sono tuttora conservate manoscritte), si prodigò nell'aiuto dei poveri e dei derelitti, e fu a tale scopo in relazione con i personaggi più importanti del suo tempo come dimostrano le numerose lettere conservate nell'archivio di Stato di Milano e in parte pubblicate da E. Motta. E incerta la data della sua morte; sappiamo tuttavia che egli era ancora vivo nel 1507. E in corso la causa per la conferma del culto.
Bibl.: E. Motta, Il b. B. C. fondatore del Santuario di Varallo, Milano 1891; P. M. Sevesi, Storia del culto del b. B. C., Novara 1909; A. Saba, Biografia del b. B. C. fondatore del S. Monte di Varallo Sesia, Varallo 1928.
Renata Orazi Ausenda
CAINAN. - 1. Ebr. Qēnān, gr. Kátvav (-au), figlio di Enos (Gen. 5, 9; I Par. 1, 2), nipote di Seth, pronipote di Adamo, m. all'età di 910 anni (Gen. 5, 14), ricordato da s. Luca (3, 37) nella genealogia di Cristo.
2. Katvav, altro antenato di Cristo secondo s. Luca (3,30), che lo dice figlio di Arphaxad, nipote di Sem, pronipote di Noè e padre di Sale. Al luogo corrispon-
dente di Gen. 10, 24; 11, 12 (cf. 1 Par. 1, 18) egli è nominato nei Settanta, ma non nell'ebraico (e Volgata), in cui la discendenza passa direttamente da Arphaxad a Sale.
Per l'uno e l'altro testo, di Gen. e di s. Luca, i commentatori sono di diverso avviso. Alcuni credono che Gen. 10, 24 sia da integrare nel testo ebraico in base al greco (così, p. es., fa intendere il Kittel nella Biblia Hebraica [3a ed., Stoccarda 1929]), oppure, quanto a s. Luca, che C. non appartenga alla forma scritta dall'Evangelista, mancando nel cod. D (di Beza). Più comunemente si inclina a credere che per Gen. sia migliore l'ebraico, confermato anche dal Pentateuco Samaritano, antico e autorevole, e che s. Luca non faccia che riferire la genealogia quale si ricava dai Settanta. Giovanni Rinaldi
CAINITI. - I. Stirpe di Caino (v.), di cui parla Gen. 4, 17-24. Si attribuisce loro il primo progresso materiale dell'umanità con l'erezione di una città (Caino), l'allevamento delle mandrie (Iabel), la musica (Iubal) e il lavoro dei metalli (Tubalcain).
Per maggiori particolari si vedano i singoli nomi surricordati. S. Mawinckel, ritenendo tale elogio inconciliabile con il biasimo delle altre sezioni bibliche, ricostruisce arbitrariamente un « documento cainita» che poi sarebbe stato incorporato in Gen. Non mancano indatti anche in questa pericope episodi comprovanti un loro basso livello morale, come la poligamia e l'omicidio (Lamech). S. Agostino (De civ. Dei, XV, 1) vede nei c. i primi rappresentanti della città terrena opposta alla divina che, secondo s. Giovanni Crisostomo (Hom. 22 in Genesim: PG 53, 187) sarebbero stati causa della corruzione dei sethiti (v.) e del successivo diluvio (v.).
Bibl.: S. Mawinckel, The two sources of the predestere. nomic primeval history in Gen. 1-11, Oslo 1937. Faustino Salvoni
II. Setta gnostica del sec. II. La sua origine si ricollega a quei lassisti dei tempi apostolici i quali, travisando il pensiero paolino sull'abrogazione delle osservanze giudaiche, cercavano di legalizzare l'immoralità, tramutando la libertà evangelica in licenza e lussuria. Questa corrente antinomista penetrò in seguito nel movimento gnostico, determinando in seno ad esso numerose sette di teorici dell'immoralità, tra cui quella dei c. (cf. Ireneo, Adv. haereses, I, 31, I-2: PG 7, 704).
Base di questo sistema è una concezione antitetica dei due Testamenti, per cui il dio del Vecchio Testamento viene considerato come un essere inferiore, tiranno del mondo di cui è stato il demiurgo, nemico del vero Dio che ha nome Sophia. Bisogna perciò opporsi ad esso e glorificare quanti furono da lui perseguitati. Il primo tra questi è Caino, generato da Eva per opera di Sophia, mentre Abele è della schiatta del demiurgo. Egli possedeva il segreto della vera gnosi, che fu trasmesso lungo i secoli a tutti i rei dei Vecchie Testamento fino a Giuda. Quando Iddio mandò il Redentore, il demiurgo voleva impedirne la morte salvifica, ma Giuda, vero figlio di Dio, riuscì a procurarne egualmente la uccisione, ottenendo così la Redenzione. Cristo poi, disceso agli inferi, liberò tutti i condannati del Vecchio Testamento, lasciandovi i seguaci del creatore. Lo scopo di questa dottrina era eminentemente pratico: con il pretesto di distruggere le opere del creatore, si cercava di legittimare la lussuria dando ad essa un carattere di dovere religioso. I c. rigettavano la Bibbia: in sua vece usavano libri apocrifi come il Vangelo di Giuda e l'Ascensione di Paolo.
Bibl.: Tillemont, II. ed. Parigi (1701-1709), p. 47; G. Bareille, s. v. in DThC, II, coll. 1307-1309; E. de Faye, Gnostiques et gnosticisme, 2² ed., Parigi 1925, pp. 371-73.
Guglielmo Zannoni
CAINO (ebr. Qajin = ar. qajn * fabbro *, nome riallacciato in Gen. 4, 1, per etimologia popolare, a qānāh " possedere v). - Primo figlio di Adamo ed Eva, fratello di Abele (v.); non è fondata l'opinione rabbi-
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nica che li considera gemelli. Per l'odio e il fratricidio, è il primo esponente del disordine morale derivato dal peccato di Adamo. Offrendo con animo gretto e privo di fede (Hebr. II, 4) i prodotti dell'agricoltura cui si era dato, vide respinti da Dio i suoi doni, a differenza dei graditi sacrifici di agnelli offerti dal fratello pastore. Di qui l'ira minacciosa del malvagio C., meditante l'uccisione del giusto Abele. Dio, parlatologli alla coscienza, lo invitò (passo alquanto enigmatico di Gen. 4, 6 sg .) a resistere, con il far bene, al dè-
mone maligno desideroso d'impadronirsi di lui: «Se bene agisci non sei forse superiore al Maligno, ma se mali operi il Dèmone non si asside alla porta? Egli si sforza di conquistarti, ma sei tu che lo devi dominare». Però, come commenta l'Apostolo (I Io. 3, 12), C. mosso «dal Malvagio uccise (ठo μ ε ε ε ν "sgoszo") il fratello» dopo averlo invitato in aperta campagna e rispose arrogantemente a Dio, che gli chiedeva conto dell'ucciso, di non esserne il custode. Ma per «la voce del sangue» di Abele reclamante giustizia, Dio maledisse C. preannunciandogli la futura sterilità della terra, im-
bevuta di sangue fraterno, nei riguardi di lui fuggitivo e ramingo. Ridestatosi allora alla consapevolezza del delitto, paventando la dura legge del taglione, C. ottenne che Dio, pietoso anche nell'ira, promulgasse una pena di sette per uno a chiunque lo avesse ucciso, e gli desse un segno premonitorio della sua fine non cruenta.
E erroneo vedere, con i rabbini, nel "segno" un corno, una lebbra, un tremito, una faccia terribilmente contratta dal rimorso o un tatuaggio, destinato a farlo riconoscere e risparmiare dagli estranei che l'avessero incontrato nella regione di Nod, ad occidente dell'Eden, dove era fuggito.
Per l'archeologia, v. abele.
BibL.: A. Schultz, Zu Gen. 4, 7-8, in Theologie und Glaube, 1930, pp. 502-503; W. Stodert, Der Bräderwörder Kais, in Zeitencächter, 1930, pp. 132-39; G. Closen, Der « Dämon Sünde , (Gen. 4, 7), in Biblica, 16 (1935), pp. 431-42; C. F. Jesu, Le - démon de la porte», dans un verret de Gendse, in Revue apologétique, 62 (1936, II), pp. 113-17; F. Salvoni, Il monito del Sigmre a C. (Gen. 4, 7), in La Scuola Cattolica, 72 (1944), pp. 23-39.
Faustino Salvoni
Folklore. - Una diffusissima e antica tradizione popolare ricordata anche per due volte da Dante (Inf., XX, 126, e Par., II, 50) vede nelle macchie della luna l'immagine di C. Variano, tuttavia, un poco i particolari dell'interpretazione. Alcuni vi vedono C. che innalza una forcata di spine, o che è costretto a reggere sulle spalle un fascio di spine; altri, C. che sta, come dice un commentatore di
Dante, il Buti, «in su uno fascio di pruni». Varianti presentano pure le leggende che cercano di render ragione di questo modo con cui il popolo interpretava le macchie tunari. Una leggenda abruzzese narra che C., commesso il fratricidio, si nascose, ma fu condannato da Dio a stare nella luna, appunto perché tutti lo vedessero; né gli valse portar seco un gran ramo di spino, che non può nasconderlo affatto. Un'altro, assai più diffusa ma anche più complicata, racconta come ucciso Abele, C., divenuto pauroso, ammucchiasse rovi attorno alla spelonca dove abitava, per ripararsi dalle belve. "Fai bene, rispose Iddio, perché le spine serviranno a

(per cartesia dell'editore dei Turce, Firenze)
CAINO - Episodi della storia di C. e Abele. Formella della porta del Paradiso di L. Ghiberti - Firenze, Battistero.
(per cartesia dell'editore dei Turce, Firenze)
dicento. (c. 1935, 20, 4; III Io. 1), in due Caius (Rom. 16, 23; I Cor. 1, 14); ma i codici propendono per Gaius. I personaggi distinti che vengono presentati con questo nome sembrano quattro, dato che quasi certamente Rom. 16, 23 e I Cor. 1, 14 si riferiscono allo stesso individuo. Non tenendo conto della differenza puramente grafica Caius e Gaius - del nome (o, piuttosto, prenome), frequentissimo nel mondo greco-romano, li presentiamo tutti sotto C.
1. - C. di Corinto è quello di cui siamo maggiormente informati. Da I Cor. 1, 14 sappiamo che fu battezzato da Paolo stesso, ma quasi in via eccezionale; Rom. 16, 23 ci attesta che C. doveva avere delle conoscenze a Roma, dove invia i propri saluti, e che ospitò Paolo almeno durante un suo soggiorno (secondo o terzo, v. CORINII, EPISTOLE I e II ai) a Corinto, alla fine del terzo viaggio apostolico. Lo stesso testo aggiunge che C. ospitava pure "tutta la chiesa" (i codici della Volgata hanno: "et universa ecclesia" o "et universae ecclesiae"), probabilmente nel senso che la sua casa era aperta ad ogni cristiano di passaggio a Corinto. Non è escluso, però, che questa ospitalità venisse esercitata da C. concedendo la propria casa per le riunioni dei fedeli almeno durante il soggiorno di Paolo a Corinto. D'altra parte, la frase "e di tutta la chiesa " potrebbe anche avere un colorito alquanto iperbolico.
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2. - Un C. di Macedonia fu arrestato ad Efeso durante il tumulto degli argentieri (Act. 19, 29), assieme ad Aristarco pure di Macedonia.
3.-C. di Derbe figura al seguito di Paolo (Act. 20, 4) durante il suo viaggio di ritorno dalla terza missione. Potrebbe anche trattarsi di persona non diversa da una delle due precedenti, in rapporto con Derbe o per origine o per domicilio.
4.-C., destinatario della III Io. (v. 1), di cui sappiamo solo il pochissimo che ci dice quel testo, pare non si identifichi con nessuno di quelli già menzionati. Doveva essere in vista nella comunità di cui era capo Diotrefes (v.), biasimato da Giovanni; ma quale fosse questa comunita non è possibile dirlo. C. aiutava largamente i missionari di passaggio (III Io. 5 sg .), contrariamente a quanto faceva Diotrefes, dal quale C. non si lasciava influenzare. Const. Apost., VII, 46 (PG 1, 1053) ci parlano di un C. costituito vescovo di Pergamo da s. Giovanni, e pensano, probabilmente, al destinatario di III Io.
Bias.: E. Jacquier, Caius, in DB, II, col 47; III, col. 44; s. v. in Dict. Enc. de la Bible di A. Westphal. I, p. 456; M.-J. Lagrange. Aux Romains, Parigi 1916, p. 376; E. Jacquier, Le Actes des Apôres, ivi 1106, p. 586; E. B. Allo, Première Epilive aux Cerinthiens, ivi 1935, p. 11; J. Chainé, Les Epîtres Catholiques, ivi 1939, pp. 239-51.
Tendorico da Castel S. Pietro
CAIO, PAPA, santo. - Il Liber Pontificalis lo dice di origine dalmata, ed anzi parente dell'imperatore Diocleziano (di quest'ultima aggiunta si può dubitare). Secondo la cronologia dello stesso Liber fu pontefice dal 2^{°} consolato di Caro e Carino ( 282 o 283 ) al 6^{°} di Diocleziano e al 2^{°} di Costanzo ( 295 o 296); certo deve avere governato la Chiesa sulla fine del sec. III.

Cato, papa - Frammenti dell'epitaffio di papa C. Roma, cimitero di S. Callisto.
Il suo epitaffio fu rinvenuto nel cimitero di Callisto (cf. Diehl, Inscr. Chr., n. 961: trascrizione errata); da tale iscrizione risulta che fu «deposto» al 22 apr. (però il numero del giorno non è di lettura certa). Non è neanche sicuro che il cubicolo ove si trova l'epigrafe, non «in situ», sia proprio quello ov'era la salma del Pontefice. L'epitome Cononiana e la redazione pleniore del Liber Pontificalis ricordano una sua importante riforma per cui era vietato salire alla dignità vescovile senza avere asceso la scala dei gradi inferiori. Ciò che dice di C. la Passio s. Susannae non ha valore storico. Non è sicuro che sia deceduto martire. Forse è soltanto un confessore.
Bias.: Acta SS. Apellis, III, Anversa 1675, pp. 13-17, 982-83; Becllios, Acta S. C. P. et M., Roma 1628; G. B. de Rossi, Roma sotterranea, III, Roma 1877, pp. 114-20; Lib. Pont., pp. 6, 70, 171; A. Harnack, Gesch. der altchristlich. Lit., I, Lipsia 1893, p. 589 .
Carlo Cecchelli
CAIO di Roma e gli ALOGI. - Da Eusebio furono trovate nella biblioteca di Gerusalemme le opere di Berillo di Bostra, di Ippolito (senza indicazione geografica) e di C. Tutti i tre autori sono qualificati come let-
terati (ג'́yıv) e uomini della chiesa ( ε_{ε} ε_{λ} λ η σ ι α σ τ ι α o i; v. Hist. eccl., VI, 20, 1. Di C. Eusebio conobbe un dialogo, scritto o tenuto, sotto papa Zefirino a Roma contro il montanista Proclo: op. cit., VI, 20, 3). Dalle citazioni: II, 25, 6; III, 28, 1; III, 31, 4; VI, 20, 3 di Eusebio vediamo che C. polemizzava contro i nuovi scritti dei Montanisti, che combatteva il loro millenarismo, che rifiutava l'Apocalisse di s. Giovanni e che l'Epistola agli Ebrei non si trovava nel suo canone delle Epistole paoliniane. Da Eusebio (Hist. eccl., III, 28, 4 e VII, 25, 1) si può dedurre che Dionigi d'Alessandria abbia conosciuto il dialogo di C. Pare che per C. l'Apocalisse di s. Giovanni fosse opera di Cerinto (Eusebio, op. cit., III, 28, 1. 2). Contro i Montanisti che si vantavano delle tombe di Pilippo e delle sue figlie profetiche C. mette in rilievo il possesso delle tombe di Pietro nel Vaticano e di Paolo alla via Ostiense (Eusebio, op. cit., II, 25, 7.) La polemica di C. contro l'Apocalisse rassomiglia in tal modo alla polemica dei cosiddetti alogi: una gran parte degli studiosi ha negata l'esistenza di una propria setta di alogi, dichiarando che essi sarebbero in realtà solo C. Il nome "alogi» è una invenzione di Epifanio, che in Panar. haeret., 51 (CB, 31, p. 248 sgg.), tratta a lungo di questa polemica contro gli scritti di Giovanni, qualificando gli avversari come "alogoi", perché negavano il Logos negli scritti Giovannei. Sulla critica degli «alogoi» ha trattato in modo migliore Ed. Schwartz, Der Tod der Söhne Zebedaei (Abhandlungen der Götting. Ges. der Wissensch. Phil. Hist.Kl., nuova serie, 7, v [Berlino 1904], p. 30 sgg.), ma questo studioso ha anche sentito le difficoltà che si oppongono alla identificazione degli alogi con C. (op. cit., p. 41 sg .), perché in questo caso già Ireneo avrebbe polemizzato (Adv. Haer., III, 11, 9: ed. A. Stieren, I, Lipsia 1848, p. 473), contro C. e la data di Eusebio per il dialogo (verso il 200) sarebbe impossibile ed inoltre sembra poco probabile che Eusebio, che ha letto il dialogo, non avrebbe denunciato il carattere eretico di un autore che negava l'autenticità del vangelo di s. Giovanni. Anche la possibilità discussa da Schwartz (op. cit., p. 42), di supporre che il dialogo fosse anonimo e C. il nome di uno dei partecipanti al dialogo sembra insostenibile davanti alle parole di Eusebio. D'altra parte non si può dire che C. aveva accettato solo una parte della critica degli alogi, cioè quella che riguardava l'Apocalisse, perché dai frammenti di un'opera di Ippolito contro C., conservati presso Dionigi bar Salibi (Commentar. in Apocalypsim: Corp. Scr. Chr. Or., 2² serie, t. 161, p. 4, 4 sg.; 11, 16 sg.; 12, 24 sg.; 13, 17 sg.; 14, 10 sg.; 25, 3 sg.; CB, i, p. 241 sgg. e Commentario sui IV Vangelo) risulta che C. aveva negata anche l'autenticità del Vangelo di Giovanni. E ormai evidente che il capitolo di Epifanio sugli alogi dipende in gran parte da Ippolito. Secondo Ebedjesu (m. 1318) Ippolito avrebbe scritto Capitia adversus Cainm et Apologiam pro Apocalypsi et Evangelio Johannis apostoli et evangelistae (J. S. Assemani, Bibl. orientalis Clementino-Vaticana, III, 1, Roma 1725, p. 15). Si discute se si tratti di una o di due opere di Ippolito. In ogni modo il secondo titolo si trova anche nell'elenco delle opere di Ippolito sulla sua statua. Da queste constatazioni risulta che sia la questione della data del dialogo, sia quella del giudizio favorevole di Eusebio su C. sono rimaste insolute. C., l'avversario di Ippolito, è nella tradizione diventato un sostituto di Ippolito (cf. Ed. Schwartz, Zwei Predigten Hippolyte, in Sitzungsberichte der Bayr. Akademie, Philos. histor. Abt., Monaco 1936,
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fasc. III, p. 36 sg .); le ragioni di questa sostituzione ci rimangono ugualmente ignote.
BibL.: Th. Zahn. Aloger. s. v. in Realenc. für Theol. u. Kirche, I, pp. 386-88; Ad. Harnack, Caius, ibid., pp. 638-39; P. de Labriolle, La Crise Montaniste, II, Parigi-Friburgo 1913, cap. 6; id., Les sources de l'histoire du Montanisme, Friburgo-Parigi 1913, p. Lxx sgg.; P. Ladeuze, Caius de Rome le seul Aloge connu, in Mélanges Godefroid Kurth, II, Liegi 1908, pp. 49-60. Erik Peterson
CAIRD, Edward. - Filosofo inglese, n. a Greenock (Scozia) il 22 marzo 1835, m. a Oxford il 1^{°} nov. 1908. Tenne dal 1866 al 1893 la cattedra di filosofia morale nell'Università di Glasgow. Fu in seguito rettore di Balliol-College fino al 1906.
L'attività scientifica del C., eminentemente storicistica, può essere considerata in una duplice fase. La prima, quasi esclusivamente espositiva, è diretta a far penetrare in Inghilterra la filosofia tedesca. Appartengono a questo periodo The philosophy of Kant explained and examined with a historical introduction (Londra 1876); Hegel (Edimburgo 1883-86); The critical philosophy of I. Kant (2 voll., Glasgow 1889) ecc. La seconda fase, caratterizzata da una personale rielaborazione del pensiero hegeliano, è intesa so