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usivamente espositiva, è diretta a far penetrare in Inghilterra la filosofia tedesca. Appartengono a questo periodo The philosophy of Kant explained and examined with a historical introduction (Londra 1876); Hegel (Edimburgo 1883-86); The critical philosophy of I. Kant (2 voll., Glasgow 1889) ecc. La seconda fase, caratterizzata da una personale rielaborazione del pensiero hegeliano, è intesa soprattutto allo studio del fatto religioso che C. interpretatorio storicamente come un processo dialettico della coscienza nei suoi tre momenti fondamentali : al momento aggettivo corrisponderebbe il politeismo greco (rappresentativo, esterno); al soggettivo la religione ebraica (personale, interna) : al sintetico quella cristiana, in cui Dio sarebbe insieme immanente e trascendente. Queste idee che influiranno pure su Tyrrel e Loisy, sono da C. esposte principalmente in The evolution of religion (2 voll., Glasgow 1893); The evolution of theology in the greeh philosophers (ivi 1904), ecc.

BibL.: H. Jones e J. M. Muirhead, The life and philosophy of E. C., Glasgow 1921; L. J. Walker, Hegelianism in Great Britain, in Hegel, Milano 1932, p. 134 sgg. Felicissimo Tinivella

CAIRD, John. - Filosofo e teologo inglese, fratello di Edoardo, n. a Greenock, in Scozia, il 15 dic. 1820 , m. il 30 luglio 1898 . Studiò nell'Università di Glasgow dove insegnò teologia (era stato ordinato ministro del culto protestante nel 1845) e di cui in seguito, nel 1873 , divenne vice cancelliere e «principal».

Studioso di Hegel ne espese il sistema nella Introduction to the philosophy of Religion (1880) e lo difese contro le correnti dell'empirismo e dello scetticismo. A lui si deve inoltre un ottimo studio sulle dottrine di Spinoza messe a confronto con quelle di Hegel. Tutta la sua attività fu dedicata all'indagine di problemi religiosi e teologici e alla rivalutazione dei motivi fondamentali del cristianesimo.

Bibl.: Memoria su J. C. (del fratello Edoardo) nella sua opera postuma, The fundamental ideas of Christianity, Glasgow 1899.

Luigi Bellofiore
CAIRNS, diocesi di. - Città della provincia di Queensland in Australia e diocesi suffraganea di Brisbane. Il suo territorio, che comprende una parte del Queensland settentrionale ( 336.885 kmq .), fu staccato dalla diocesi di Brisbane nel 1876, per formare un pro-vicariato affidato prima a sacerdoti italiani, poi nel 1882 agli Agostiniani irlandesi. Eretto in vicariato apostolico col nome di Cooktown nel 1887, divenne diocesi l' 8 luglio 1941 che prese il nome di C. dal luogo di residenza dell'Ordinario e fu affidata al clero secolare.

Su di una popolazione totale di ca. 46.216 mathrm{ab}., in grandissima maggioranza protestante, vi sono, secondo l'Australasian Catholic Directory del 1948 (pp. 328-31), 13.933 cattolici con 12 parrocchie, 34 chiese, 22 sacerdoti religiosi, ro fratelli, 92 suore e varie scuole con più di 2000 alunni. La diocesi sembra destinata ad un grande sviluppo per le possibilità di una forte immigrazione.

BibL.: AAS, 33 (1941), pp. 412-14; Henry W. Cleary, Cooktown, in Cath. Enc., IV, p. 350; e Anon. Cooktown, ibid., Supplement, I, p. 229; L. Gramatica, Australia, in Enc. Ital., V, pp. 415-17; MC, pp. 60-61.

Corrado Morin

CAIRO, VESCOVADO dei MABONITI e VICARIATO paTRIARCALE per i MELKITI : v. EGITTO.

CAJAL, Santiago Ramón y. - Anatomopatologo e istologo spagnolo, n. a Petilla de Aragón nel 1852, m. nel 1934, noto per le tecniche istologiche introdotte nell'esame del sistema nervoso. Premio Nobel 1906. Trattò anche alcune questioni generali. Religiosamente agnostico, va ricordato per il senso critico col quale riconobbe, nel progresso dei suoi studi, la totale insufficienza delle teorie evoluzionistiche.

BibL.: C. S. Sherrington, Obituary Notices of the Royal Society of London, 1935, p. 425 sgg. Luigi Scramin

CAJAMARCA, diocesi di. - Nella Repubblica del Perù, dipartimento di C., suffraganea di Trujillo.

Eretta il 5 apr. 1908, comprende il dipartimento di C. con una estensione territoriale di kmq. 25.000 e 587.644 ab., (1948) quasi tutti cattolici. La diocesi comprende 183 chiese e 34 parrocchie, con 30 sacerdoti secolari e 15 regolari (1948). La città vescovile possiede un seminario, 6 chiese - tra cui sono degne di menzione la cattedrale dedicata a s. Caterina, e la chiesa di Belén -, il convento di s. Francesco di Assisi, nella cui chiesa (Capilla de los Dolores) si trovano ottimi bassorilievi, opera dell'artista locale Sebastiano Tejada, e il convento di Belén.

Bibl.: Annuaire Pontifical Catholique, Parigi 1936; Anon., s.v. in Enc. Eur. Am., X, pp. 486-88. Pietro Gómez

CAJAZEIRAS, diOCEsi di. - Repubblica del Brasile, Stato di Parahyba do Norte. Eretta da Pio X il 6 febbr. 1914 con la bolla Maius Catholicae Religionis incrementum, che ne distaccò il territorio dalla diocesi di Parahyba, di cui è suffraganea.

Comprende la parte occidentale dello Stato di Parahyba, a ca. 7^{°} di latitudine sud, con una superfice di kmq. 22.602 e una popolazione di ca. 300.000 anime (1948). La diocesi è divisa in 17 parrocchie. Il clero diocesano è composto da 26 sacerdoti diocesani e 7 regolari (Carmelitani e Salesiani i quali dirigono il ginnasio P. Rolim in C.). Titolare della cattedrale e della diocesi è la Madonna della Pietà.

Le Religiose Dorotee dirigono un collegio nella città residenziale, le Francescane una scuola normale a Catolé do Rocha; le Figlie del Divino Amore l'educandato di Cristo Re a Patos.

Bibl.: AAS, 6 (1914), pp. 187-88; 24 (1932), p. 72; 25 (1935), p. 126; 26 (1934), p. 181; 27 (1935), p. 136; J. B. Lehmann, O Brasil Católico, 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 78-79. Maurilio Cesar de Lima

CAJAZZO, diOcesi di. - Al confine tra il Molise e la Campania. C. è l'antica Calatia, città di origine osca occupata successivamente dagli Etruschi, dai Sanniti e conquistata poi dai Romani di cui divenne municipio; Cicerone (Epist., l. III) ne ricorda usi e costumi. Fu devastata della invasioni barbariche e sarscene. Giustiniano la donò all'abbazia di Montecassino alla quale venne tolta più tardi per essere incorporata al ducato di Benevento, e poi al regno normanno.

Mentre la leggenda fa rimontare l'evangelizzazione di C. a s. Pietro e s. Prisco, l'origine della diocesi di C. è incerta cronologicamente. Il primo vescovo di cui si conosca il nome è Algisio, di epoca imprecisata, a cui sarebbe successo un Gioulfo; ma la serie regolare dei vescovi si inizia solo con Orso, eletto nel 966 , il cui nome è ricordato in un privilegio del 967 ; a lui segul s. Stefano Menicillo, patrono della città. S. Ferdinando d'Aragona fu il sexto vescovo di questa serie. Fra i presuli più importanti si annoverano Fabio e Ottavio Mirto Frangipane : il primo intervenne al Concilio di Trento e fu nunzio in Francia, Fiandra e Germania. A lui si deve l'erezione del seminario (1564), poi ampliato nel 1633 e 1770.

Nel 1818, C. fu da Pio VII unita alla diocesi di Caserta e C. divenne chiesa collegiata. Nel 1852 Pio IX ristabil la diocesi, suffraganea di Capua.

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Numerosi sono i ruderi romani tra i quali statue, una cisterna e residui di un teatro. La città ha un castello longobardo e portali e tombe del Rinascimento. La Cattedrale, rovinata nel 1185 , fu ricostruita ed abbellita nel 1284; al titolo antichissimo di S. M. Assunta fu allora aggiunto quello di S. Stefano. La chiesa dell'Annunziata ha un portale marmoreo del sec. xv.

Fra gli antichi conventi di C. e della diocesi : S. Francesco (sec. XI), poi soppreso; S. Maria delle Grazie (1496) dei Minori osservanti, poi dei Cappuccini; S. Croce Montis Borsme (sec. 2-2I) dei Benedettini fino al 1521 , poi beneficio; S. Maria di Gesù degli Agostiniani (soppresso nel 1652); S.ma Annunciazione di Maria dei Domenicani, fondato nel 1400 e soppresso nel 1652 ; Ospizio benedettino in Villa Sclavis.

La diocesi ha: 35 parrocchie, 51 sacerdoti diocesani e 32.500 ab., tutti cattolici ( 1948 ).

Bim.: E. Sacco, Diisionaria geografica, istorica, fisica del Regno di Napoli, I, Napoli 1795, p. 142; Ughelli, VI, pp. 438-60; X, pp. 22-232; Cappelletti, XX, p. 261-77; P. B. Gams, Series Episcoporum Ecclesiae Catholicae, Ratisbono 1898, p. 863 ; R. Bianchi, Memorie per la reintegrazione della sede vescovile di C., Napoli 1831; G. Foraone, Notizie storiche e biografiche della città e diocesi di C., ivi 1800; P. F. Kohn, Italia Pontificia, VIII, Berlino 1935, p. 271; Cottincau, I, col. 357; B. Di Dario, Naiizie storiche delle città e diocesi di C., Cajezzo 1940.

Normi Crostarosa Scipioni
GALABAR, vicariato apostolicO di. - In Nigeria, all'estuario del Cross. L'opera missionaria nel territorio del vicariato apostolico di C. ebbe inizio con la stazione missionaria di C., centro dei negri, ove nel 1903 si aprirono delle scuole, che ebbero subito successo, nonostante la precedenza e la preponderanza della missione presbiteriana. Ad Ogoja la stazione fu fondata nel 1921 per tentare la prima conversione dei Munsci. Il 9 luglio 1934, insieme con Benne la zona fu eretta in prefettura apostolica di C. con territorio del vicariato apostolico di Nigeria meridionale, togliendole le due province civili di Ogoja all'est e di C. al sud. Il progresso della missione, accentuatosi dopo la crezione in prefettura autonoma, decise la Propaganda a creare - a soli quattro anni di distanza - un'altra prefettura e cioè quella di Ogoja (v.) staccando la provincia omonima da C. Essa è affidata alla Società irlandese di S. Patrisio, i cui Padri erano andati in Nigeria a partire dal 1920. Nel 1947 fu elevata a vicariato apostolico.

Ha una superfice di ca. kmq. 10.139 e conta una popolazione di quasi un milione ( 899.503 ) secondo le statistiche del 1948 appartenenti a svariate tribù Bantu e Sudanesi, pagane; pochi sono i musulmani (un migliaio circa), ma potenti i protestanti ( 270.000 ); i cattolici sono 62.956 , i catecumeni 29.458 con 27 Padri, di cui uno indigeno e 41 suore, di cui 20 native. Dal 1937 i cattolici vanno sviluppando assai la loro attività sanitaria, con la collaborazione della nuova Società medico-missionaria di Maria (M.M.M.); l'attività scolastica è rappresentata da 241 scuole elementari con 21.515 allievi, 38 medie con 2125 studenti, due normali con 123 alunni ed una per catechisti con 41 aspiranti.

Bim.: AAS, 27 (1935), pp. 323-25; 30 (1938), pp. 329-30; 39 (1947), pp. 605-606; Chronique des missions confiées à la Congr. du S. Esprit. Aperçu historique et Exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 128-47; Africa, Organ of the St. Patrick's Miss. Society, ott. 1937; MC, p. 61: archivio di Prop. Fide, Prospectus status missionum, posiz. n. prot. 4550/48.

Giovanni B. Tragella
GALABIANA, Nazari Luigi, conte di. - Vescovo, n. il 27 luglio 1808 a Savigliano, m. il 23 ott. 1893 a Milano. Eletto, il 12 apr. 1847, vescovo di Casale, fu demosiniere di re Carlo Alberto. Alla alta dignità episcopale "lo avevano scorto - come disse il presidente del senato Farini nella commemorazione pronunciata a palazzo Madama il 23 nov. 1893 -
vita esemplare, dottrina, pietà; sempre più lo innalzarono mansuetudine evangelica, apostolico zelo».

Il 3 maggio 1848 fu nominato senatore. Di sentimenti patriottici e pronto ad accogliere le nuove idee entro i limiti in cui la fede cattolica e la libertà della Chiesa lo consentissero, si trovò ben presto costretto a far sentire la sua voce in difesa dei diritti dalla Chiesa, in sede di discussione del progetto di legge Siccardi per l'abolizione del foro ecclesiastico. "Illegale - egli disse nella tornata dall'8 apr. 1850 - io chiamo quella riforma che si opera da civile governo indipendentemente dalla Romana Sede sopra quelle materie le quali, oltre di essere ecclesiastiche per natura e regolate da speciali leggi canoniche, sono state definite col mutuo accordo dei due poteri »; gravi saranno le conseguenze di questo atto unilaterale del Governo sardo; ne sorgerà un conflitto tra la Chiesa e lo Stato, "conflitto tanto più doloroso, in quanto che maggiore è ora il bisogno di un buon accordo tra il sacerdozio e l'impero; conflitto che porrà l'episcopato in angustie e timori», perché "dall'un canto bramerebbe di obbedire al Governo, e dall'altro dovrà venerare ed osservare le canoniche leggi». La deprecata frattura non fu evitata, il progetto di legge fu approvato dal Parlamento e sanzionato dal sovrano, ed altre e più aspre battaglie attendevano il vescovo di Casale, senatore del regno di Sardegna. Nel 1852 il guardasigilli Boncompagni presentò un progetto di legge sul matrimonio civile, progetto che non fu approvato dal Senato e che il governo dovette ritirare. Anche in tale occasione il C. tenne un dotto discorso, dimostrando che il cosiddetto matrimonio civile, essendo privo del crisma sacramentale, doveva considerarsi, secondo i canoni tridentini, un vero e proprio concubinato. Degna di particolar nota è l'azione svolta dal senatore C. contro la soppressione di comunità religiose e di stabilimenti ecclesiastici proposta dal Cavour e dal Rattazzi alla Camera nel 1854. Dietro suggerimento di re Vittorio Emanuele II e di vari senatori contrari alla soppressione dei conventi, il vescovo di Casale dichiarò in senato, il 26 apr. 1855 , che l'episcopato del regno era disposto ad assumersi l'onere della somma annua iscritta nel bilancio dello Stato a favore del clero e del culto, in attesa che di comune accordo con la S. Sede si procedesse alla conclusione di un nuovo concordato per dirimere la controversia. L'offerta non fu però gradita dal Cavour, che presentò al re le dimissioni del ministero.

Apertasi la crisi, ed impostata la questione su un terreno esclusivamente politico e non finanziario, quale era quello di concedere allo Stato la facoltà di procedere d'autorità in materia ecclesiastica, indipendentemente da accordi con la Chiesa, la crisi stessa si concluse a favore del Cavour, e di lì a poco questa legge «ingiusta, illegale, antireligiosa, inumana » venne approvata. D'allora in poi il C. non partecipò più alle sedute del Senato. Fece solo una rapida comparsa nel 1865 , in sede di discussione del progetto di legge per l'unificazione legislativa, combattendo di nuovo il matrimonio civile, come aveva fatto tre lustri prima. Il 27 marzo 1867 da Casale fu trasferito alla sede arcivescovile di Milano.

Il C. si trovò qui di fronte ad una situazione difficile e scabrosa. Praticamente la cattedra di s. Ambrogio era vacante dalla morte del Romilli, perché al Ballerini, proposto nel Concistoro del 20 giugno 1859 a ricoprire l'alta dignità, era stato impossibile esercitarla per la sua fama di austriacante. Clero e fedeli erano divisi in due parti : dall'una, gli intransigenti che non ammettevano in alcun modo il nuovo stato di cose venutosi a creare in Lombardia con la cessazione del dominio asburgico; dall'altra, i liberali, i quali erano ben disposti verso casa Savoia, e credevano in una equa e non lontana regolamentazione dei rapporti tra il regno d'Italia e la S. Sede, tra la Chiesa e lo Stato. Era portavoce degli intransigenti un giornale battagliero e violento, l'Osservatore

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cattolico di don Albertario, che non risparmiava nei suoi attacchi neppure figure di presuli degni di ogni rispetto come il Bonomelli e lo Scalabrini, sol perché avevano il torto di usare forma più misurata e conciliante. L'opera del C. fu lungimirante : con tatto, ma anche con fermezza ove fosse necessario, riuscì un po' alla volta ad ottenere una distensione negli animi, contribuendo efficacemente con la sua azione al ritorno di un clima più sereno che facilito in seguito l'inserimento delle forze cattoliche nella vita politica della nazione.

BibL.: Commemorazione di D. Farini negli Atti parlamentari della Camera dei senatori, legislatura XVIII, 1 sessione, 1892-93, Roma 1893, pp. 2400-2401; C. Castiglioni, L. N. dei conti di C. e i suoi tempi, Milano 1942. Sulla azione svolta dal C. nel Parlamento subalpino, soprattutto nel 1895, cf. A.C. Jemolo, Il a partito cattolico e piemontese nel 1833 e la legge sarda soppressiva delle comunita religione, in Il Risorgimento Italiam, 11-12 (1918-19), pp. 1-32, soprattutto p. 35 sgg.; I. M. Larocca, Il patrimonio degli Ordini religiosi in Italia, Roma 1936, p. 70 sgg.; P. Pizzi, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato. I: La laicizzazione dello Stato sardo 1828-56, ivi 1944, passim. Silvio Furlani
CALABOZO, diocesi di. - Nella repubblica del Venezuela, Stato di Guárico, suffraganea di Santiago del Venezuela. Fondata il 7 marzo 1863 , ricevette il suo primo vescovo solo nel 1880.

La diocesi comprende, oltre lo Stato di Guárico, parte degli Stati di Apure, Zamora, Portuguesa e Cojedes, con una popolazione cattolica di 198.000 ab.; possiede una settantina tra chiese e cappelle e un seminario minore (gli studenti di filosofia e teologia vengono inviati al seminario di Caracas). Conta 20 parrocchie; il clero è composto da 20 sacerdoti secolari e 3 regolari ( 1948 ). Tra i monumenti religiosi, meritano speciale menzione la Cattedrale e la chiesa de Las Mercedes.

Biel.: N. E. Navarro, Anales eclesiásticos renevalanos, Caracas 1929 .

Pietro Gómez
CALABRESE : v. PRETI MATTIA.
CALABRIA. - I. Geografia. - Con questo nome si designò in antico la Penisola Salentina, e solo dopo il sec. viI l'altra, più ampia, che a sud del gruppo del Pallino, staccandosi dal tronco d'Italia fra il Golfo di Policastro e la foce del Sinni, termina questa ad occidente. E paese quasi tutto montuoso ( 22,4 \% del territorio) o collinare, con cime che s'alzano oltre i 1500 m . (M. Cocuzzo, m. 1541) e massicci altipiani (Sila, Aspromonte) anch'essi sollevati fin quasi i 2000 m. (M. Botte Donato, m. 1929; M. Montalto, m. 1956). I corsi d'acqua, più torrenti che fiumi (fiumare), hanno creato, con i loro copiosi detriti, brevi pianure alluvionali (al di sotto dei 100 m .; il Crati, la piana di Sibari; l'Amato, quella di S. Eufemia) che coprono in complesso appena il 14 \% della superfice della C. Il clima, tipicamente mediterraneo sub-tropicale lungo le coste, assume nell'interno carattere continentale, con inverni freddi e piovosi nelle aree più elevate, e con tendenza ad un certo squilibrio termico fra i due litorali, di cui quello ionico più caldo ed asciutto.

Rigogliosa di foreste in antico, la C. spicca ancora, fra le regioni del nostro mezzogiorno, per l'estensione dell'area ricoperta da boschi e da colture arboree specializzate ( 48 \% ). Soprattutto la cimosa costiera è vestita di splendidi oliveti, agrumeti e frutteti. La C. è in Italia al primo posto per la produzione di berganotto (Reggino), cedri e castagni, al secondo per quella degli altri agrumi, dell'olio di oliva e dei fichi secchi (Catanzarese); e parimenti notevoli sono i quantitativi di bozzoli, di frutta, di legumi, ecc. che di qui vengono immessi sul mercato nazionale. L'agricoltura assorbe oltre i 3 / 5 della popolazione attiva;
per contro molto modeste sono le cifre relative all'industria ( 18 \%, oltre un 6 \% all'artigianato).

Fertilità del terreno e tradizionale parsimona di genti spiegano l'indice relativamente alto (sebbene inferiore alla media dello Stato) della densità del popolamento ( 133 ab. al kmq.). I massimi assoluti corrispondono alla C. meridionale, al vallo cosentino ed all'istmo catanzarese. I centri abitati molto popolosi sono rari : solo il comune di Reggio supera i 100 mila ab. (la città i 60 mila); seguono Catanzaro con 35 e Cosenza con 32 mila ab. Più di 2 / 3 dei Calabresi vivono in comuni con meno di io mila ab.

L'attuale divisione amministrativa perpetua, sotto diverso nome, la partizione tradizionale in C. citeriore (Cosenza), ulteriore prima (Reggio) e seconda (Catanzaro), d'onde l'uso, tuttora non infrequente, di Calabrie in luogo di C. Ecco i dati statistici relativi :

| Province (e ab. del capoluogo) 1948 | Num. del comuni | Superi. in kmq. | Populari comim. 1936 | Incentra a kmq. | Popol. 1-1-48 in 1000 |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| Catanzaro ( 576^{13} ) | 155 | 5232 | 606364 | 116 | 704 |
| Cosenza (60216) | 153 | 6673 | 587025 | 88 | 680 |
| Reggio (139598) | 93 | 3189 | 578262 | 182 | 650 |
| Calabria | 401 | 15094 | 1771651 | 117 | 2034 |

Al 1^{°} genn. 1948 la popolazione della C. era valutata ad oltre 2 milioni di ab.

Biel.: C. Arnoni, La C. illustrata, Catanzaro-Cosenza 1874: G. Marenghi, La C., Roma 1909; N. Valenti, I centri castieri della C. e il loro sviluppo, Catanzaro 1924; G. Isnardi, C., Roma 1926; C. Sgro, Demografia della C., Napoli 1928; F. Nunzianti, La rinascita agraria calabrese, Firenze 1930; H. Kantet, Kalabrien, Amburgo 1930; E. Cortese, Descrizione geologica della C., Firenze 1934; P. Schmidt, Navikolabrieu, eine sazizigeographische Studie, Berlino 1937.

Giuseppe Caraci
II. Storia. - Anticamente si chiamava Brutium, dai primi abitanti, affini ai Lucani, che l'abitarono, e fece parte integrante della Magna Grecia. Quando, nel sec. vir, i Bizantini persero il dominio della vecchia C., cioè della penisola salentina, ne trasferirono il nome al Brutium, che d'allora in poi ha sempre mantenuto l'attuale denominazione. Nella divisione augurtea dell'Italia, il Brutium, con la Lucania, forma la terza regione.

Le origini cristiane del Bruzio si fanno risalire a s. Paolo, il quale, in occasione del suo viaggio a Roma si fermò per un giorno a Reggio (Art. 28, 13). Secondo leggende posteriori, un suo discepolo, Stefano di Nizza, insieme con un certo Suera, ne avrebbe continuato l'opera. Sono anche leggendarie la presenza di s. Pietro nella regione, la predicazione di s. Marco in Val di Crati e di s. Dionigi l'Areopagita quale vescovo di Crotone. E certo che il cristianesimo penetrò di buon'ora in C., attraverso gli attivissimi porti di Reggio, Locri, Crotone, Turio e Vibona in continuo contatto con l'Oriente; le iscrizioni cristiane trovate a Reggio, Tauriano, Tropea e altrove dimostrano che il Vangelo si affermò prima nelle città marittime e procedette dal sud verso il nord. La gerarchia, in una testimonianza di s. Atanasio, vi figura costituita fin dalla prima metà del sec. iv. Al principio del sec. v il papa Innocenzo I (401-17) si rivolge ai vescovi del Bruzio, Massimo e Severo. A Tauriano ed a Blanda Iulia sono state trovate iscrizioni con i nomi del vescovi Leucosio e Giuliano, tutti e due ammogliali (secc. iv-v). Nelle lettere di s. Gregorio Magno sono ricordate undici diocesi del Bruzio : Reggio, Locri, Squillace, Miria, Crotone, Turio, Cosenza, Nicotera, Tauriano, Vibona e Tempes.

In seguito alla lotta iconoclasta, il patrimonio della Chiesa romana nella regione fu incamerato dall'imperatore di Bisanzio e le diocesi, ridotte all'ubbidienza del patriarcato di Costantinopoli, dovettero adottare il rito

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CALABRIA. - Regione conciliare calabrese; 1. confine di regione; 2. confine di provincia; 3. confine di circoscrizione ecclesiastica; 4. ferrovia; 5. strade.

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Calabria - Pastorale con l'Incoronazione della Vergine (principio del sec. xv) - Reggio Calabria, Cattedrale.
greco. Nel sec. ix la circoscrizione ecclesiastica fu rimaneggiata; vengono costituite le due metropoli di Reggio e di S. Severina, e altre diocesi, quali Rossano, Cassano, Bisignano, Oppido e Nicastro prendono il posto di quelle distrutte, Turio, Tempsa, Miria, ecc.

Il monachismo, esistente nella regione prima di s. Gregorio Magno, si afferma con Cassiodoro che fonda i due celebri cenobi del Vivario e del Castellese presso Squillace. Ma presto i monaci latini vengono soppiantati da quelli greci, che invadono anche i reconditi e impervi recessi della regione, formando delle zone eremitiche (notissima quella del Mercurion nella C. nord-occidentale) e dei monasteri celebri, che trasformano la C. in una nuova Tebside. Tra questi cenobi meritano particolare attenzione quelli del Patirion, presso Rossano; di S. Adriano, presso S. Demetrio Corone; di S. Giovanni di Stilo; di S. Filarete presso Seminara; di S. Bartolomeo di Trigonio, presso Sinopoli. I preziosi manoscritti greci usciti da questi monasteri sono oggi dispersi in varie biblioteche d'Europa. La santità si affermò mirabilmente, con una quarantina di santi calabro-greci, tra cui s. Elia di Reggio, s. Giovanni Teristi, s. Gregorio di Cassano, s. Fantino, s. Nilo, s. Bartolomeo di Simèri, ecc.

I Normanni iniziano la conquista della C. nel 1054 e la terminano virtualmente nel ro64. Essi restituiscono a Roma la giurisdizione usurpata da Bisanzio, pur lasciando invariata la circoscrizione ecclesiastica esistente, anzi aggiungendo altre diocesi, quali Mileto e S. Marco, al posto di Tauriano e Vibona, distrutte, e di Malvito. Ad essi si deve la rilatinizzazione della C. e il grande favore accordato agli Ordini monastici benedettini, certosini e cistercensi: sorgono cosi le ricche e potenti abbazie benedettine di S. Eufemia e della S.ma Trinità di Mileto; la Certosa di S. Stefano del Bosco a Serra S. Bruno, dove mori lo stesso fondatore dei Certosini; i cenobi cistercensi della Sambucina, di Corazzo e della Mattina, la cui arte si afferma trionfalmente nel duomo di Cosenza, consacrato nel 1222. Dai Cistercensi si staccò
l'abate Gioacchino da Fiore (v.), che nel 1189 getto le basi della Congregazione Florense con centro in S. Giovanni in Fiore.

Ai Normanni subentrarono gli Svevi (1195-1264). Durante la lunga dominazione di Federico II, la C. raggiunse un grande progresso economico; ma gli Svevi adottarono una politica religiosa disastrosissima, che li portò alla rovina. Con gli Angioini le condizioni religiose migliorarono di molto; ma la lunga guerra del Vespro devastò la C. (1282-1304). Il governo vicereale spagnolo che durò per più di due secoli fu esiziale per C. (secc. xVI-xVII). Nel sec. xili i Francescani calabresi hanno i loro martiri nel Marocco (1227) : ai Domenicani è affidata la chiesa di S. Matteo a Cosenza (1240).

Il sec. xv è dominato dalla figura di s. Francesco di Paola, fondatore dell'Ordine dei Minimi. Contemporaneamente si affermava nella regione la Congregazione riformata domenicana, per opera del b. Paolo da Mileto. Riforme ancor più importanti furono effettuate nel sec. xVI; si hanno cosi due Congregazioni agostiniane, quella cosi detta dei Zumpani, per opera del b. Francesco da Zumpano, e quella di Collorito, per opera del b. Bernardino da Rogliano. La riforma cappuccina ha i suoi promotori nei bb. Ludovico e Bernardino da Reggio. In questo stesso secolo eminenti ecclesiastici calabresi si affermano per il loro ingegno: i tre cardinali calabresi: Paolo Parisio da Cosenza, Guglielmo Sirleto da Guardiavalle e Vincenzo Lauro da Tropea; Colantonio Ruffo da Scilla è il primo generale dei Basiliani; Filippo Gesualdi da Castravillari è generale dei Conventuali, Silvestro Papalo da Monteleone dei Cappuccini; Teofilo da Tropea, domenicano, è il primo commissario del S. Uffizio; il suo confratello Tommaso Campanella da Stilo, è anch'egli calabrese.

A cinque religiosi calabresi del sec. xvir la Chiesa ha decretato gli onori degli altari: Umile da Bisignano, francescano; Nicola Saggio da Longobardi, minimo; Angelo Falcone da Acri, cappuccino; Paolo Navarro da Laino e Camillo Costanzo da Bovalino, martiri della Compagnia di Gesù nel Giappone.

Il sec. xvir è un secolo di decadenza, aggravata dal terremoto disastrosissimo del 1783 e dalla politica giurisdizionalistica del ministro Tanucci. Il sec. xix fu illustrato dalle virtù eroiche dei ven. Bernardo Maria Clausi da S. Sisto, minimo, e Gesualdo Melacrino da Reggio, cappuccino.

Il sec. xx ha visto sorgere i due seminari regionali di Reggio e di Catanzaro, che contribuiscono in maniera sostanziale alla formazione intellettuale e spirituale del clero. v. anche basiliani d'italia; italo-albanesi; italo-grecr.

Bibl.: I vecchi autori regionali, G. Barrio, De antiquitate et sita Calabrina, Roma 1271 (rd. dell'Aceti, Roma 1777); G. Morafioti, Antichità di C., Padova 1601; G. Fiore, C. illustrata, 2 voll., Napoli 1691 e 1743 ; D. Martire, C. sacra e profana, 2 voll., Cosenza 1876-78, sono da consultare con molta circospezione. Lavoro molto serio è quello di G. Minasi, Le Chiese di C. dal quinto al duodecimo secolo, Napoli 1896, che ha un complemento in L. Duchesne, Les évêchés de Calabre, in Mélanges Paul Fabre, Parigi 1900, pp. 1-16; J. Gay, Les diocèses de Calabre à l'époque byzantine, in Revue d'hist. et litt. religieuses, 5 (1900), pp. 233-60; D. Taccone-Gallucci, Regesti dei Romani Pontefici alle chiese di C., Roma 1902 con note delucidative abbastanza buone. Troppo radicale sembra il lavoro del Lanzoni: La prima introduzione del cristianesimo e dell'episcopato nella Lucania e nei Bruxii, in Arch. stor. della C., 5 (1917), pp. 3-25, e in Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del sec. VII, Fsenza 1927. Una buona sintesi è stata fatta da A. Crivellucci, Le origini cristiane del Bruxio, in Il seminario regionale calabrese Pio X, Roma 1914.

Sono anche da vedere: D. Taccone-Gallucci, Le epigrafi cristiane del Bruxio, Reggio Calabria 1904; P. Oval, Istruzioni cristiane di Taurania nei Bruxi, in Arch. stor. della C., 2 (1914), pp. 225-36; A. Crispo, Le antichità cristiane della C. prebizantino, in Arch. stor. Cal. e Lucania, 14 (1943), pp. 3 sgg., 110 sgg., 209 sgg.; F. Russo, La metropoli di S. Severina, in Arch. stor. Cal. e luc., 16 (1947), pp. 1-20. Francesco Russo

III. Arte della C. - L'arte cristiana, dopoché, a causa delle invasioni barbariche, s'era quasi persa ogni traccia della fiorente civiltà greca e romana precedente, cominciò a manifestarsi in C. quando vi giunsero

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i monaci orientali. E prima ancora che nel battistero di S. Severina (sec. IX), nella cattolica di Stilo e nel S. Marco di Rossano (secc. X-xII) apparissero i chiari riflessi della civiltà architettonica bizantina sorsero piccole chiese simili ai sacrari delle regioni elleniche dell'Armenia e dell'Anatolia. Più tardi elementi derivati dall'architettura siculo-musulmana apportarono agli edifici bizantini eleganze decorative. Il nuovo spirito e il nuovo orientamento dominarono anche la pittura, la scultura e le arti minori di cui rimangono scarnissimi avanzi. Il celebre Evangelario di Rossano del sec. vi è un prezioso documento della pittura sui codici, mentre la Croce del duomo di Cosenza è un tipico saggio dell'oreficeria bizantina. Il dominio normanno suscitò, specialmente nel campo della edilizia, un'intensa attività; che soprattutto si manifestò attraverso le chiese erette dai monaci di s. Nilo, le quali ebbero caratteri propri, si da assumere il nome di «chiese niliane». Alle chiese e ai monasteri edificati dai normanni seguirono numerosissimi sacri edifici costruiti dai Benedettini e poi dai Florensi. Il tipo del tempio a croce greca e a croce con cupola centrale proprio delle chiese niliane venne sostituito dal tipo basilicale a croce latina, ma anche dopo l'avvento dei Normanni l'influsso dell'arte si-culo-musulmana continuò a manifestarsi nella decorazione. Marmorari e artefici forse siciliani importarono l'arte del decorare pavimenti e membrature architettoniche con musaici a disegni geometrici, al modo dei cosmati (v.).

La feconda operosità architettonica fu incoraggiata e aiutata dagli Svevi. Nel 1222 venne inaugurato il duomo di Cosenza in cui, per la prima volta, appaiono, nell'abside e nella facciata, elementi gotici sistercensi. Durante il successivo periodo angioino-durazzesco anche la C. si inserì nel rinnovamento architettonico favorito dagli Angioini; in questo periodo, pittori, scultori, decoratori di altre regioni lavorarono in C. Gli affreschi della cripta di S. Francesco ad Irsina, il sepolcro del Sangineto nella chiesa di S. Maria della Consolazione ad Altomonte, i mausolei di Ademaro Romano a Scalea e dei Carafa a Caulonia mostrarono come anche in C. la pittura fosse dominata dai lontani riflessi dell'arte cavalliniana e senese e la scultura da quelli del gotico toscano giunti all'estremo limite della penisola attraverso le opere napoletane. Come in tutta l'Italia meridionale, il Rinascimento non si affermò in C. con caratteri propri ma sono abbastanza numerose le opere d'arte importate da altre regioni. Un vero risveglio artistico si ebbe in C. solo nel Scicento. Stucchi, marmi, intagli lignei, soffitti decorati, stalli, cattedre, sedioloni scolpiti, i damaschi e i velluti fabbricati dalle famose seterie di Catanzaro arricchirono chiese e case patrizie, mentre i tessuti di Longobucco e di altri paesi della Sila - pregevoli saggi di un'arte tessile popolare - dimostravano la vitalità di una tradizione che risaliva al tempo durazzesco. Pittori napoletani come Antonio Sarnelli e Niccolò Rossi, fiamminghi come Guglielmo Borremans, architetti e scultori in pietra giravano in tutta la regione per costruire palazzi e decorare facciate ed interni. Ma su tutti sovrasta la grande figura di Mattia Preti, detto il cavaliere calabrese, la cui produzione chiuse trionfalmente il ciclo della pittura seicentesca napoletana. Nell'architettura e nella decorazione il barocco continua a imperare nel sec. xviri. Durante il sec. xix gli artisti calabresi si orientarono decisamente verso le forme che fiorivano a Napoli.

Bibl.: E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1924, passim; C. Diehl, L'art byzantin dans l'Italie méridionale, ivi 1910; Archivio storico della C., Napoli 1913-18; Bruttum, Giornale d'arte, anno 1922 sgg.; P. Orsi, Chiese niliane. I. La chiesa di S. Adriano a S. Demetrio Carone (Cosenza), in Boll. d'arte del Min. della P. I., 2^{°} serie, I (1921), pp. 67-77 e 108-24; id., Chiese niliane. II, Il Patirion di Rossano, ibid., 2^{°} serie, 2 (1923), pp. 229-62; A. Frangipane, L'arte in C., Messina [1922]; id., Le chiese basiliane della C., Firenze 1929; S. Bottari, Chiese basiliane della Sicilia e della C., in Bollett. stor. meer., 1 (1936-

1938), pp. 1-31; G. Slaughter, C. the first Italy, Madison 1939 (con bibl.); H. Schwarz, Die Baukunst Kalabriens und Sixtliens im Zeitalter der Normannen, in Römischer Jahrbuch für Kunstgeschichte, 6 (1942-44), pp. 1-112; P. Della Pergola, Aspetti del primo Rinascimento nell'architettura della C., in Emporium, 102 (1942), pp. 109-18.

IV. Folklore. - La C. è una delle regioni ove le tradizioni popolarisisono meglio conservate, e dànno una pittoresca impronta alla vita dei paesi. Vi apportano vivacità e varietà i costumi delle diverse colonie : neogreche nell'Aspromonte meridionale, albanesi nelle province di Cosenza e Catanzaro, valdesi a Guardia Piemontese (Cosenza). Quantunque l'uso di portare il costume tradizionale vada rapidamente sparendo, esso tuttavia sopravvive in diversi paesi conservandosi nella bellezza, nella ricchezza e originalità delle varie fogge di vestire e dei relativi ornamenti. Esso compare specialmente nelle feste religiose e familiari. A S. Giovanni in Fiore il costume femminile è completamente nero, salvo il bianco della camicia e della tovaglia sul capo, ma in genere le donne calabresi portano ampie gonne pieghettate, di seta a vivaci colori, rosso o azzurro, un busto con corsetto di velluto, maniche attaccate con nastri sopra ampie camicie ricamate. I più begli esemplari possono osservarsi a Castrovillari, Luzzi, Tiriolo, Nicastro, Gioiosa Ionica, Lungro, Cardeto. Meno usuale ormai il costume maschile, con il caratteristico cappello a cono adorno di nastri, giacchetta corta di fustagno con bottoni metallici, corpetto di velluto, calzoni corti di panno o di velluto, calze di lana e ai piedi le "calandrello» o "porcine», simili alle ciocle. Più semplice e antico il costume dei pastori e dei pescatori. Per voto all'Addolorata le donne vestono in nero con un gran cordone bianco alla vita; per voto a s. Antonio portano una tonacella da frate, e così via : frequente anche l'uso di tali vestiti tra i fanciulli.

Sopravvive in alcuni paesi il pianto funebre eseguito dalle reputatrici : alcuni di tali canti, simili nella metrica e nello stile ai «voceri» corsi, vibrano d'intenso amore materno. Ma le più interessanti manifestazioni sono legate
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(104. Ministero P. I.)

Calabria - Altare dei Gagini (sec. XV).
Vibo Valentia, chiesa di S. Leoluca.

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alle grandi feste e usanze religiose nelle quali il forte sentimento devoto del popolo calabrese si esprime in forme originali e spesso commoventi. Santuari e pellegrinaggi sono specialmente dedicati al culto della Vergine: si ricordano quelli della Madonna della Consolazione, patrona della città di Reggio, della Madonna della Catena presso Cosenza, della Madonna di Porto Salvo presso Sambisse (Catanzaro). Importante centro di culto popolare e di pellegrinaggio è il santuario di S. Francesco di Paola, eretto sulla spelonca nella quale egli pregava. La figura del Santo ha ispirato dei canti narrativi in cui i tratti spirituali e biografici vengono qua e là deformati dalla fantasia popolare.

Numerose le feste patronali, precedute da novene: si offrono lauti pranzi agli ospiti, le vie sono addobbate con festoni e palloncini e percorse da bande e da "tumbari" (sonatori di tamburo). Le persone abbienti pongono davanti alla porta di casa un tavolo ornato dei migliori tappeti, la statua del Santo sosta a benedire la famiglia che lancia fiori e grano e invoca la grazia. Si fanno al Santo donativi in denaro e si appendono a un nastro rosso legato alla cintura della statua. Specialmente per l'Assunzione usa il gioco delle navi formato da dieci giovani che ne reggono sulle spalle altri dieci e così girano il paese e cantano (Delianova, Cetraro, Cittadella del Capo, ecc.). Per s. Giuseppe, quasi tutte le famiglie imbandiscono un pranzo a tre poveri : un vecchio, una donna, un bambino. Ancor vivono in molti luoghi le reliquie del dramma sacro rievocanti la Passione e morte di Cristo nei giorni della Settimana Santa: essi si chiamano "mortoro" o "affacciata" (dall'incantro di Gesù con la Madre) o "pigghista" (dalla cattura di Gesù) : di questa esiste un copione d'ignoto autore del Seicento, in versi sciolti, con una trentina di personaggi, oltre le numerose comparse.

Espressioni di entusiastico fervore religioso si hanno con le compagnie dei "battenti", che, nella processione della Settimana Santa, continuano l'antico costume dei flagellanti (es.: gli "ufficianti» di Bova). Altre forme drammatiche popolari sono date dalle farse di carnevale. Ricco è anche il patrimonio di canti lirici (straenbotti), narrativi (e rumanze e) e sacri (e orazioni e e storie e) così pure quello delle fiabe e leggende. L'arte popolare può vantare la bellissima produzione dei tappeti di Longobucco e di ceramiche di Seminara e di altri centri.

BibL.: A. Casetti e V. Imbriani. Canti popolari delle province meridionali, 2 voll., Torino 1817; V. Dorsa, La tradizione greco-latina negli usi e nelle credenze popolari della C. Citeriore, 2^{°} ed., Cosenza 1884; A. Lumini, Studi calabresi, ivi 1892; C. Pigorini-Beri, In C., Torino 1892; S. De Chiara, La mia C., Milano 1920; R. Corso, Putti d'amore e pegni di promessa, S. Maria Capua Vetere 1925; G. Algranati, C. forre, Milano s. d.; R. Lombardi Satriani, Canti popolari calabresi, 6 voll., Napoli 1928-40; L. Di Francia, Fiabe e novelle calabresi, 3 voll., Torino 1934.

Paolo Toschi
V. Regione conciliare calabrese. - E una delle regioni in cui, con provvedimenti della S. Congregazione Concistoriale del 15 febbr. e 22 marzo 1919 e 29 sett. 1933 (AAS, 11 [1919], pp. 72-74, 176; 25 [1933], p. 466), fu ripartita l'Italia perché, in luogo dei concili provinciali, si celebrassero concili regionali.

Comprende i territori delle province ecclesiastiche di Reggio Calabria e di S. Severina, oltre alle arcidiocesi di Catanzaro, di Cosenza e Rossano, e alle diocesi di Lungro, Mileto, S. Marco e Bisignano, Squillace.

Nel capoluogo della regione (Reggio Calabria) ha sede il tribunale ecclesiastico regionale per le causa di nullità di matrimonio; l'appello contro le sentenze da questo emanate va proposto o al tribunale regionale campano (Napoli) o alla S. Rota (cf. Pio XI, motu proprio "Qua cura", 8 dic. 1938, in AAS, 30 [1938], pp. 410-13). - Vedi Tav. XXI. Pio Ciprotti

CALAHORRA e LA CALZADA, DIOCESI di. C. è città del nord della Spagna nella vecchia Castiglia, in provincia di Logroño e sede di diocesi
suffraganea di Burgos. Situata entro le diocesi di Vitoria a nord, Pamplona a nord-est ed est, Tarazona ad est, Osma a sud e Burgos ad ovest, il suo territorio si estende su quasi tutta la provincia di Logroño con la capitale, e su parte delle province di Navarra (21 parrocchie), Soria ( 51 parrocchie), e Burgos ( 48 parrocchie), per una estensione di kmq. 5114. Ha una popolazione di 235.000 ab. ca. Pessiede 737 chiese e 353 parrocchie, servite da 454 sacerdoti e 124 regolari (1948). Patroni: s. Emeterio, s. Celedonio e s. Domenico de La Calzada.

Ha due cattedrali (Calahorra e La Calzada) e una collegiata (Logroño). C., la Calagurria dei Romani, situata lungo la grande via militare che metteva in comunicazione Tarragona con la Galizia, fu una delle città spagnole dove il cristianesimo arrivò presto. Il martirio dei ss. Emeterio e Celedonio sotto Diocleziano, celebrati più tardi da Prudenzio nel suo Peristephanon (VIII) prova che in C. esisteva al principio del sec. Iv una comunità cristiana. Quando vi sia stata stabilita la gerarchia ecclesiastica non sappiamo, certamente tra il iv ed il v sec. Tarragona, già nel 384 aveva il suo metropolita da cui dipendeva C. e nel 457 aveva certamente un suo vescovo di nome Silvano, contro il quale protestava Ascanio di Tarragona, presso il papa Ilaro, per avere irregolarmente ordinato 2 vescovi. In seguito all'invasione musulmana del sec. viII, la gerarchia della diocesi andò dispersa, ma nel secolo seguente il suo territorio rimase ancora fuori del dominio musulmano, e fu diviso tra due diocesi di recente fondazione: Nájera (Rioja) e Alava, in territorio basco, che ebbe la sua sede in Armentia. Ma dopo la conquista di C. da parte delle forze navarresi (1044) Nájera veniva assorbita dall'antica sede nel 1045, dopo appena un secolo o poco più di vita, e lo stesso avveniva poco dopo di Alava (1088). Nel sec. xirı la sede vescovile di C. veniva trasferita a La Calzada, ciò che diede pretesto a gravi dissidi, composti poco dopo, nel 1236, quando il vescovo faceva ritorno a C., ma univa pure il titolo di La Calzada. In seguito alle disposizioni del Concordato del 1851, la parte basca del suo territorio passò alla nuova diocesi di Vitoria, eretta da Pio IX nel 1862. Suffraganea a principio di Tarragona, nel 1318 fece parte di quella di Sarngozza e finalmente nel 1574 di Burgos.

La cattedrale di C. dedicata all'Assunta, è a tre navate in stile ogivale e di discutibile valore architettonico, sottoposta a radicali rifacimenti nel sec. xv; quella di La Calzada in stile romanico, fu iniziata nel 1168. Notevole la collegiata di Logroño, a tre navate, in stile ogivale, del sec. xv, con pianta a croce latina, segnalata per i suoi otto pilastri. In essa l'ingresso principale non si armonizza al genere di architettura della chiesa; essa fu infatti costruita nel sec. xviri, mentre la nicchia sferica che serve d'ingresso alle sue due torri agli produce buon effetto. Le porte laterali sono del Rinascimento; le cappelle dell'abside del sec. xvir; il coro della fine del xvi; l'altare maggiore della fine del xvir.

BibL.: J. González Tejada, Historia de S. Domingo de La Calzada, Madrid 1702; M. Risco, Las antigüedades civiles y eclesiásticas de C., in España Sagrada, XXXIII, Madrid 1781, pp. 113-22, 271-330; M. La Fuente, Historia eclesiástica de España, II, ivi 1875, pp. 81-83, 421-22; M. Alamo, s. v. in DHG, XI (1939), coll. 267-327; Anuario religioso español, Madrid 1947, p. 357-58.

Mario Scaduto

## CALAMAIA: v. Eleusini, misteri.

CALAMATTA, Luigi. - Incisore e litografo, n. a Civitavecchia il 21 giugno 1801 o il 12 giugno 1802; m. a Milano l'8 marzo 1869. Dal 1822 visse prevalentemente a Parigi, dove fu entusiasta seguace di Ingres, e a Bruxelles, dove insegnò per molti anni l'arte del bulino. Ritornato in Italia, partecipò alla campagna del 1866. La sua opera, consistente in una ottantina di incisioni a bulino, riproducenti quadri di Ingres, dipinti di grandi maestri italiani e qualche ritratto autografo, è notevole per morbidezza e varietà di disegno.

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
i/ut. Associazione del Mezzogiorno)
In alto: ABSIDI DELLA CHIESA DI S. MARCO (sec. xir) - Rossano. In basso: CHIESA DI S. RUBA (sec. xvII) - Vibo Valentia.

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![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(fol. Enc. Coll.)
xvi f vi lit. luhani cprlopis \& confelloris.
vi 9 v lit. Sancte aguctis fecundo.
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(da V. Leroquale, Les sacramentoires et missels mes. des bibliothèques publiques de France, Parigi 1824, aljom)
In alto: MESE DI APRILE DEL CALENDARIO LITURGICO MURALE, dipinto ca. la metà del sec. xiri, in una stanza, forse l'antica sacrestia, dell'attuale z⁰ cortile della chiesa dei SS. Quattro Coronati - Roma. In basso: MINIATURA CON SCENA DEL MESE DI GENNAIO. Messale romano in uso a Tours (sec. xvi) - Parigi, biblioteca Nazionale, ms. lat. 886, f. 4.

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Bibl.: R. Oietti, L. C. incisore, Roma 1874; L. Alvain, Notice sur L. C. graveur, suivie du catologue de l'oeuvre du maitre, Bruxelles 1882; V. Corbucci, L. C. incisore, Civitavecchia 1886; G. Geffray, s. v. in Thieme-Becker, V, pp. 367 368 (con bibl.).

Amalia Mezzetti
CALAMO : v. strumenti scrittori.
CALANCHA, Antonio. - N. a La Plata nel Perù nel 1584, m. a Lima il 1^{°} marzo 1654 . A 14 anni vestì l'alato agostiniano. Si rese celebre non solo come storico, filosofo e teologo, ma anche come predicatore, direttore di anime e cultore di scienze naturali.

Opere principali : De Immaculata B. Virginis Conceptione (Lima 1629); Crónica moralizada de la Orden de s. Agustin en el Perú (I, Barcellona 1639; II, Lima 1653); De natura et qualitatibus castoris americani (1642).

Bibl.: G. Vela, Ensayo de una biblioina Ibero-Americana de la Orden de s. Agustin, I, Madrid 1913, pp. 487-94.

Davide Falcioni
CALANDIONE. - Patriarca di Antiochia, succeduto nel 48 I a Stefano II ucciso dai monofisiti, dovette la sua elevazione all'imperatore Zenone e al patriarca Acacio di Costantinopoli. Ardente sostenitore del Concilio di Calcedonia, iniziò il suo episcopato con misure energiche contro i suoi avversari nella fede. Pietro Fullone, Timoteo (Euro (v.) e l'enciclica di Basilisco che condannava Calcedonia. Ma non rimase a lungo nel favore dei suoi patroni, e Zenone, ad istigazione di Acacio, lo esilio nella grande Oasi (484). Il motivo addotto era politico: per aver cancellato dai dittici il nome dell'imperatore e favorito la ribellione di Illo e Leonzio; in realtà per aver suscitato l'animosità di Acacio che C. accusò di avere anatemizzato i decreti di Calcedonia e per il rifiuto opposto di firmare l'Henoticon di Zenone e di rompere la comunione con il papa Felice III.

Bibl.: Evagrio, Hist. eccl., III, 10; Gelasio, Gesta de nomine Acuali e Epist. ad episc. Dardaniae, in Collectio Avellana, ed. Günther: CSEL, 33, pp. 149, 155, 160, 388, 392, 452, 784, 786, 800; Liberato discono, Breviarium, 18 : PL 68, 1028; Tillmann, XVI, Venezia 1732, pp. 318, 319, 354, 366, 760; R. Deereesse, Le patriarchat d'Antioche depuis la paix de l'Eglise inupo' à la conquête arabe, Parigi 1945, pp. 66-67. Mario Scaduto

CALANDRELLI, Alessandro. - Studioso di scienze militari, n. a Roma l'8 ott. 1805, m. ad Albano Laziale nel 1888. Ufficiale di artiglieria, riorganizzò la scuola pontificia di artiglieria; di idee e di condotta politica moderata nel periodo riformistico di Pio IX, partito il Pontefice per Gaeta e seguito dei luttuosi casi dei 15 e 16 nov. 1848, il C. rimaneva in servizio, accettava il grado di maggiore di artiglieria, ed entrava come sostituto nel dicastero delle Armi ( 17 febbr. 1849), lo reggeva ad interim, sedeva deputato per Roma nell'Assemblea Costituente, e preparava con perizia tecnica la resistenza contro i francesi. Dopo aver partecipato alle operazioni dall'assedio, fu dal Governo Pontificio escluso dall'esercito come capo di corpo rimasto al servizio del regime rivoluzionario. Sorti gravi sospetti politici sulla sua persona il C. veniva, quindi, arrestato il 3 ott. 1849 , e per i documenti sequestratigli e per corresponsabilità in violente perquisizioni ai danni di enti religiosi e di privati, il 23 maggio 1851 veniva condannato dalla Sacra Consulta a venti anni di opera pubblica, e perché militare, a morte per alto tradimento. Tali condanne da Pio IX il 19 ag. furono commutate in venti anni di carcere da scontarsi nel bagno di Ancona; una ulteriore commutazione sopravvenuta nel 1853 consentì al C. di andarsene in perpetuo esilio. Da allora in poi visse molto lavorando e studiando a Berlino. A Roma tornò solo dopo il 1870.

Bibl.: Biografie: C., in Russ. stor. d. Risorg. it., I (1914), pp. 945-47; P. Dalla Torre, L'opera rifurnatrice ed avmini.
strativa di Gregorio XVI, in Gregorio XVI: miscellanea commemorativa, II, Roma 1948.

Paolo Dalla Torre
CALASANZIO, GIUSEPPE, santo: v. GIUSEPPE calasanzio, santo.

CALASIO, Mario da. - Frate minore, n. a Calasio negli Abruzzi nel 1550, m. a Roma il 24 genn. 1620. Entrò giovane nell'Ordine francescano e si dedico specialmente allo studio dell'ebraico, che continuò per 40 anni, così che si meritava l'attenzione di Paolo V, di cui poi fu confessore. Egli lo chiamò a Roma, gli concesse il titolo di Dottore e lo istituì «maestro generale della lingua santa " nell'Urbe. Suo maestro di ebraico fu l'ebreo convertito Fabio Fioghi, lettore di tale lingua nel Collegio dei neofiti, che istruiva gli Ebrei nella religione cristiana. Il C. insegnò l'ebraico prima nel convento di S. Pietro in Montorio, poi in quello di Aracoeli, sede del ministro generale dell'Ordine e dello studio generale.

Il C. pubblicò una grammatica ebraica (Verbum Dei, Canones generales linguae sanctae hebraicae, Roma 1616) e un dizionario ebraico (ivi 1617). La sua opera principale però sono le Concordanze ebraiche (Concordantiae sac