volume-03

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 dell'anno islamico sono divisi in settimane contraddistinte, come nel c. religioso ebraico e cristiano, da un numero progressivo a cominciare dalla domenica, e non dal nome delle divinità astrali. Il sesto giorno (venerdi) ha luogo l'adunanza religiosa nella moschea principale della località.

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| Mesi del c. arabo-musulmano |  |
| :--: | :--: |
| 1 Muharram | = sacro |
| 2 Safar | = vuoto |
| 3 Rabi' I | = prima primavera |
| 4 Rabi' II | = seconda primavera |
| 5 Gumädā I | = primo secco |
| 6 Gumädā II | = secondo secco |
| 7 Rağab | = pericoloso |
| 8 Sa'bän | = adunanza |
| 9 Ramadān | = bruciante |
| 10 Sawwāl | = lavoro |
| 11 Dū 'l-Qo'dah | = della riunione |
| 12 Dū 'l-Hiğğah | = del pellegrinaggio |

Le feste principali della religione musulmana sono sei : cominciano tutte di notte e cadono:
I. Il io Muharram, riunione di Adamo e Eva dopo la cacciata dal paradiso; uscita di Noè dall'arca; morte di Husejn nipote del profeta.
2. Il primo Rabi' I, nascita di Maometto.
3. Il 27 Rağab, ascensione di Maometto.
4. Il 27 Ramadān, la notte del diploma in cui gli angeli fissano il destino degli uomini per l'anno successivo.
5. Il primo Sawwal, che chiude il digiuno mensile del Ramadān ("piccolo bajrām").
6. Il io Dū 'l-Hiğğah, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca ("grande bajrām").
7. Indoeuropei : a) India. - Nell'India vedica e brahmanica il c. era lunare ed era diviso in tre sezioni quadrimestrali in corrispondenza delle tre stagioni : calda, umida e fredda, ciascuna consacrata da feste solenni. Si rimediava alla differenza con l'anno solare inserendo ogni quinto anno un mese intercalare (H. Zimmer, Altindisches Leben, Berlino 1879, p. 365 sgg.).

Attualmente il c. indù è lunisolare in quanto intercala un'intera lunazione per accordarsi con l'anno solare. Ogni mese è diviso in due quindicine, una chiara (tuhla) e una oscura (hrssa).

|  | Mesi del c. indù |  |
| :--: | :--: | :--: |
| 1 Caitra | 5 Sravana | 9 Märgaitrsa |
| 15 marzo | 15 luglio | 15 nov. |
| 2 Vaisāhha | 6 Bhädrapada | 10 Pausa |
| 15 apr. | 15 ag. | 15 dic. |
| 3 Jaystha | 7 Asvina | 11 Mägha |
| 15 maggio | 15 sett. | 15 genn. |
| 4 Ayägha | 8 Kārttika | 12 Phälguna |
| 15 giugno | 15 ott. | 15 febbr. |

Le festività religiose del c. indù sono 18 di cui qui si menzionano le principali:

15 marzo (Caitra): festa del Capodanno.
15 sett. (Āmina): festa di Gauri o Pārvati moglie di Siva. Particolare omaggio viene reso agli dèi della casa impersonati negli oggetti di uso domestico e a quelli dei vari mestieri.

15 ott. (Kärttika): festa degli Antenati (Mahā-navami, detta anche Dasara) con offerta degli usuali sacrifici e oblazioni per 9 giorni. Anche le scuola e l'esercito festeggiano la solennità.

Fine nov. (Märgaïtrsa): festa delle lampade (Deepavali) dedicata particolarmente al fuoco, con accensione di lumi a scopo di incrementare la vegetazione.

15 febbr. (Phälguna): festa dei serpenti più velenosi, detta Nagara-päñchami con offerte di latte e vegetali al cobra ( = nagara).

Quando il sole entra nel segno zodiacale del Capricorno si celebra la festa della rinascita del sole detta Pongul o Mahasankranti che coincide con il solstizio invernale. Dura tre giorni : 1) visite e scambio di doni; 2) festa del sole : battitura (pongul) e degustazione di riso; 3) pongul del bestiame: aspersione degli animali con acqua in cui sono stati infusi polvere di zaffirano e semi e foglie di particolari piante : triplice circumambulazione del bestiame inghirlandato di fiori e di frutta da parte degli uomini (le donne sono escluse) con quadruplice prostrazione (saltanga) ai quattro angoli. Poi le frutta sono a gara acciuf-
fate dai presenti e gli animali spinti a loro talento nei campi per tutto il giorno. Questa, che è la più popolare festa dell'India, si chiude con una processione di simulacri di divinità con esibizione di danze e canti osceni, a scopo di ottenere fertilità.
b) Iran e Persia. - Prima di Zarathustra il c. iranico era ricalcato su quello della finitima Babilonide. La riforma zoroastriana gli conferì un'impronta nettamente mazdea in quanto i mesi ebbero i nomi di figure religiose della teologia mazdaica.

L'anno mazdeo comincia all'equinozio di primavera (21 marzo) e consta di 12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni aggiunti in fine. Le 6 ore annuali non calcolate venivano e vengono ogni 120 anni compensate con l'aggiunta di un tredicesimo mese. Questo non fu più aggiunto dopo il passaggio della Persia all'islamismo e perciò attualmente l'anno mazdeo (o parsi) è vago.

Ogni mese è sotto la protezione di santi (Amešaspenta) e venerabili (Yazata). Esso è diviso in quattro sezioni, le prime due di 7 giorni, le ultime due di 8.

Anche ogni giorno del mese ha il suo genio o dio protettore.

Mesi del c. mazdeo attuale.
Vi sono elencati i nomi delle divinità protettrici, che corrispondono ai nomi dell'antico c. avestaico:

| Mese | Divinità | Mese | Divinità |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| 1 Farvardin | Fravashi | 7 Mihr | Mithra |
| 21 marzo |  | 17 sett. |  |
| 2 Ardibahisht | Asha Vahista | 8 Aban | Āpō |
| 20 apr. |  | 17 ott. |  |
| 3 Khärdäd | Haurvatat | 9 Adar | Ātar |
| 20 maggio |  | 16 nov. |  |
| 4 Tir | Tishtrya | 10 Dai | Dathush |
| 19 giugno |  | 16 dic. |  |
| 5 Murdād | Ameretat | 11 Bohman | Vohu Manō |
| 19 luglio |  | 15 genn. |  |
| 6 Shahrévar | Khshatra | 12 Asfandär- | Spenta Ar- |
| Vairya |  | mad | maiti |
| 19 ag. |  | 14 febbr.- |  |
|  |  | 15 marzo |  |

Dal 16 al 20 marzo seguono i 5 giorni intercalari, che portano anch'essi nomi di entità sacre avestaiche e sono perciò detti giorni di Gch (Gatha): Ahunavaiti, Ushtavaiti, Spenta Manyu, Vohuhhšathra, Vahätaitti.

Indipendentemente dalle celebrazioni religiose relative alle entità sacre mazdee, i Parsi celebrano sei feste stagionali :

1) Mētāzarni (mezza primavera, 5 maggio) offerta di primizie e doni di buon augurio;
2) Mēttōhšem (mezza estate, 4 luglio), chiusura della raccolta del fieno;
3) Pētika (apportatore di cereali, 16 sett.) chiusura della mietitura, offerte di grano e di frutta;
4) Ayárism (fine dell'estate, 16 ott.) festa per la fecondità del bestiame;
5) Mëtyariya (mezzo inverno, 4 genn.);
6) Hamaspatmédin (alla fine dell'anno, 20 marzo), commemorazione dei defunti (fravashi).
c) Grecia.-Nell'antica Grecia ogni città-stato aveva il suo proprio c., diverso dagli altri nel nome dei mesi e nelle festività. Dei 14 c. di cui si conosce la esistenza si cita qui quello di Atene, come il più noto e il più importante.

L'anno ateniese era lunare di 354 giorni; cominciava al primo novilunio dopo il solstizio di estate ( 15 luglio). Veniva messo d'accordo con l'anno solare mediante l'aggiunta di mesi intercalari, prima ogni due, poi ogni tre e ogni otto anni, mesi che dal tempo di Pericle in poi grazie ai calcoli dell'astronomo Metone, furono distribuiti

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(da G. Leidinger, Flämischer Kalender des XVI. Jahrh., Monaco 1930).
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(fol. Archivio di Stato di Siena)
In alto: MESE DI MARZO DEL CALENDARIO FIAMMINGO (inizio sec. xvı) miniato da Simone Bening, il principale artista del "Breviario Grimani" - Monaco, biblioteca di Stato, cod. lat. 23.638. In basso: SEDUTA DELLA COMMISSIONE PER LA RIFORMA DEL CALENDARIO ALLA PRESENZA DI GREGORIO XIII. Biccherna del 1582. Artista ignoto - Siena, archivio di Stato.

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![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
(1st. Museo nazionale Dublino)

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in un ciclo di 19 anni alla chiusura del quale anno solare e anno lunare venivano a coincidere. I mesi erano alternativamente di 30 giorni (mesi pieni, π λ η̂ ρ ε ι ς ) e di 29 giorni (mesi vuoti, π 0 i λ ° 1 ).

Il mese era diviso in tre decadi : del mese cominciante (i̇ τ α μ ε vov), medio ( μ ε σ ° ṽ v τ o ς ), declinante ( varphi vartheta(ν ν ν τ o ς ); la terza decade veniva numerata a ritroso come per le none, le idi e le calende a Roma.

Mesi e feste principali del c. ateniese
I Ecatombeone Panatenee (24-29)
(luglio-ag.)
2 Metagitnione (ag.-sett.)

3 Boedromione (sett.-ott.)

4 Pianepaione (ott.-nov.)
5 Maimacterione (nov.-dic.)
6 Posideone (dic.-genn.)
7 Gamellone (genn.-febbr.)
8 Antesterione (febbr.-marzo)
9 Elafebolione (marzo-apr.)
io Munichione (apr.-maggio)
II Targhelione (maggio-giugno)

12 Schiroforione (giugno-luglio)

Panatenee (24-29)
Metagitnie (giorno incerto)
Genesie (5)
Mist. eleusini (16-24)
Tesmoforie (9-13)
Apaturie (19-21)
Maimacterie
Dionisie rustiche (6)
Aloe (ro)
Lenee (12)
Antesterie (11-13)
Piccoli misteri (19-21)
Diasie (23)
Grandi dionisie (9-14)
Delfinie (6)
Munichie (16)
Olimpie (19)
Targhelie (6)
Callinterie (19)
Bendidie (20)
Plinterie (28)
Schiroforie (12)
Diipolie (14)
Per la descrizione delle feste v. sotto le singole voci. Per l'epoca ellenistica è utile la conoscenza dei nomi del c. macedone che cominciava anch'esso alla metà di luglio.

| I | Loos | =15 luglio | VII | Peritios | = genn. |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| II | Gorpiaios | = ag. | VIII | Dystros | = febbr. |
| III | Hyperbretaios | = | IX | Xanthihós | = marzo |
| IV | Dios | = ott. | X | Artemisios | = apr. |
| V | Apellaios | = nov. | XI | Daisios | = maggio |
| VI | Aydynaios | = dic. | XII | Pánemos | = giugno |

d) Roma. - Il c. religioso romano era lunare di 12 mesi (è da scartare l'anno romuleo di 10 mesi), di giorni 29 e 31 alternativamente; cominciava, in antico, a marzo; ma dal 153 a. C. l'inizio fu fissato per gli usi civili al 1^{°} genn., giorno in cui i consoli entravano in carica. Veniva ragguagliato all'anno solare mediante l'intercalazione ogni due anni di un mese di 22 e 23 giorni, chiamato intercalare o mercedonio. L'intercalazione era fatta ad arbitrio del collegio pontificale, arbitrio che condusse ad abusi tali da indurre Giulio Cesare alla riforma del c. di cui diede incarico all'astronomo egiziano Sosigene. Questi diede al 45 a. C. 445 giorni (aggiungendovi i 90 giorni accumulatisi col tempo per cui quell'anno fu detto «annus confusionis »), stabili dal 45 l'anno di 365 giorni e 6 ore (mentre in realtà sono 365 giorni, 5 ore, 48 minuti primi e 46 secondi) aggiungendo ai singoli mesi uno o due degli undici giorni mancanti, se-
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(da P. Gruinder, Album. Eimnigtians Attiques, Gand-Parigi 1952, tav. 29)
Calendario - C. ateniese dell'epoca di Adriano (sec. II).
condo l'ordine tutt'oggi in vigore e aggiungendo ogni quattro anni un giorno complementare, a compensare le sei ore non calcolate; giorno da collocare dopo il 24 febbr. e che fu perciò due volte sesto (bisestile) avanti alle calende di marzo.

Il mese comportava tre grandi divisioni desunte dalle fasi della luna (v. sopra); i giorni intermedi si numeravano calcolando a ritroso i giorni che li separavano dalla divisione immediatamente seguente.

Il c. romano fu efficace mezzo di unificazione religiosa non solo per l'Italia dove i c. superstiti, in tutto 28, più o meno completi hanno rivelato la loro fondamentale uniformità, ma anche dovunque fu in vigore l'amministrazione imperiale civile o militare

Il c. romano è rimasto nelle sue parti più antiche all'epoca regia (certo è anteriore al 509) ed è perciò attribuito a Numa, il sistematore, secondo la tradizione, delle antichità sacre della città. Le feste più antiche sono scolpite nei feriali superstiti in grandi maiuscole. Sono a data fissa (stativae) in numero di 45 : ne sono privi i mesi di sett. e nov., forse perché questi mesi non interessano l'agricoltore. Le feste aggiunte posteriormente sono in caratteri minori. Le feste conceptivae, cioè indette anno per anno a seconda della stagione (Sementine, Fornacali, Florifortum, Augurium conarium, Puganali, Compitali), non sono fissate dal feriale.

Feste del c. medesimo
I Martins
Equirria (14), Liberalia (17), Quinquatrus (19), Tubiluatrium (23)
2 Aprilis
Fordicidia (15), Cerialia (19), Parilia (21), Vinalia (23), Robigalia (25)

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|  |  | Mesi del c. romano |  |  |  |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  | MARZO | GENN. |  | APR. |  |  |
|  | MAGGIO | AG. |  | GIUGNO |  |  |
|  | LUGLIO | DIC. |  | SETT. | FEBBR. |  |
|  | OTT. |  |  | NOV. |  |  |
| 1 | kalendis | kalendis |  | 1 kalendis | halendis |  |
| 2 | VI | IV |  | 2 IV | IV |  |
| 3 | V | III |  | 3 III | III |  |
| 4 | IV | prid. nonas |  | 4 prid. nonas | prid. nonas |  |
| 5 | III | nonis |  | 5 nonis | nonis |  |
| 6 | prid. nonas | VIII |  | 6 VIII | VIII |  |
| 7 | nonis | VII |  | 7 VII | VII |  |
| 8 | VIII | VI |  | 8 VI | VI |  |
| 9 | VII | V |  | 9 V | V |  |
| 10 | VI | IV |  | 10 IV | IV |  |
| 11 | V | III |  | 11 III | III |  |
| 12 | IV | prid. idus |  | 12 prid. idus | prid. idus |  |
| 13 | III | idibus |  | 13 idibus | idibus |  |
| 14 | prid. idus | XIX |  | 14 XVIII | XVI |  |
| 15 | idibus | XVIII |  | 15 XVII | XV |  |
| 16 | XVII | XVII |  | 16 XVI | XVI |  |
| 17 | XVI | XVI |  | 17 XV | XIII |  |
| 18 | XV | XV |  | 18 XIV | XII |  |
| 19 | XIV | XIV |  | 19 XIII | XI |  |
| 20 | XIII | XIII |  | 20 XII | X |  |
| 21 | XII | XII |  | 21 XI | IX | e nel |
| 22 | XI | XI |  | 22 X | VIII | bisestile |
| 23 | X | X |  | 23 | VII |  |
| 24 | IX | IX |  | 24 VIII | VI |  |
| 25 | VIII | VIII |  | 25 VII | V | bis VI |
| 26 | VII | VII |  | 26 VI | IV | V |
| 27 | VI | VI |  | 27 V | III | IV |
| 28 | V | V |  | 28 IV | prid. halend. | III |
| 29 | IV | IV |  | 29 III |  | prid. halend. |
| 30 | III | III |  | 30 prid. halend. |  |  |

3 Maius Lemuria (9, 11, 13), Agonium (21), Tubilustrium (23)
4 Junius Vestalia (9, 15), Matralia (11)
5 Julius Poplifugia (5), Lucaria (19, 21), Neptunalia (23), Furrinalia (25)
6 Augustus Portunalia (17), Vinalia rustica (19), Consualia (21), Volcanalia (23), Opiconsivia (25), Volturnalia (27)

7 September
8 October Meditrinalia (11), Fontinalia (13), Armilustrium (19)
9 November
10 December Agonium (11), Consualia (15), Saturnalia (17), Opalia (19), Divalia (21), Laretalia (23) 11 Ianuarius Agonium (9), Carmentalia (11, 15)
12 Februarius Lupercalia (15), Quirinalia (17), Feralia (21), Terminalia (23), Regifugium (24), Equir.ria (27).
Per la descrizione di queste feste v. le singole voci.
Nicola Turchi

## III. Cristianesimo.

1. Chiesa occidentale. - a) Origine dell'anno. - Il c. religioso cristiano prescinde dalle vicende stagionali e commemora nel corso dell'anno i momenti principali della vita del Fondatore dal preannuncio della venuta (4 sett. dell'Avvento), al Natale ( 25 dic.) all'Epifania o sua manifestazione pubblica ( 6 genn.), alla Pasqua (plenilunio che segue l'equinozio di primavera), all'Ascensione (40 giorni dopo la Pasqua), alla Pentecoste ( 50 giorni dopo la Pasqua) alle 24 domeniche dopo la Pentecoste che ricordano l'espansione della Chiesa nel mondo e vanno a raggiungere la prima domenica dell'Avveito (v. anno liturgico).

Per la fissazione della Pasqua, data centrale del c. religioso cristiano e che ha i suoi riflessi anche nei riguardi dell'anno civile, occorre conciliare i due cicli astronomici
solare e lunare : il primo affinché la Pasqua, che è una festa primaverile, non venga troppo in anticipo o troppo in ritardo (v. ciclo solare); il secondo affinché la Pasqua cada nella domenica che segue il plenilunio immediatamente seguente l'equinozio di primavera, conforme alla decisione del Concilio di Nicea (325), che aveva fissato l'equinozio al 21 marzo, mentre la riforma giuliana lo fissava al 24. A raggiungere questo accordo che permette di prefissare la data della Pasqua, i cronologisti hanno adottato l'uso della lettera domenicale (v.), dall'a al c, che indica il giorno nel quale durante tutto l'anno cadrà la domenica, combinato con quello dell'epatta (v.) che precisa l'età della luna al primo dell'anno e permette cosí di fissare il cadere dei noviluni durante il corso dell'anno stesso. L'epatta a sua volta si trova per mezzo del numero aureo (v.) che è relativo al posto che l'anno occupa dentro un ciclo di 19 anni, ciclo fissato dall'astronomo greco Metone; dopo detto periodo il sole e la luna riprendono presso a poco le medesime posizioni reciproche (v. ciclo lunare).

Ma per gli usi civili, il cristianesimo ha adottato il c. giuliano, introducendovi la settimana che a quello era estranea e ponendolo, di nuovo, in relazione con le fasi della luna, per la determinazione della Pasqua.

La settimana, imitata dagli Ebrei e venuta in uso almeno fin dalla seconda metà del sec. 1, incomincia con la feria I detta per lo più dies dominica e termina con la feria VII che è chiamata sabbatum. Per la Pasqua, il Concilio di Nicea del 325 stabilí che essa si celebrasse la prima domenica dopo la XIV luna del primo mese (nîsân) cioè in quella che cadeva il giorno dell'equinozio di primavera fissato al 21 marzo, o che lo seguisse (v. pasqua).

In un primo tempo fu creduto sufficiente, ai calcoli per determinare la XIV luna, il ciclo lunare di 19 anni introdotto da Metone e seguito dalla chiesa alessandrina, mentre la Chiesa di Roma seguiva un vecchio ciclo di 8_{4} anni. Le divergenze tra i due computi circa la data di celebrazione

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

Calendario - C. anziate precesareo, dipinto su intonaco, scoperto ad Ansio nel 1913, trasportato nel musco delle Terme. Sue particolarità : il 13 mese (mercedonio): i mesi alternati di 29 e 31 giorni, i nomi di Quintile e Sestile a luglio e ag. - Roma.
della Pasqua erano tali che l'imperatore Teodosio I inviò Teofilo, poi patriarca alessandrino, e fissare un nuovo ciclo. Questi lo fissò in 437 anni ridotti poi da lui stesso a 100 e da suo nipote Cirillo, che gli successe nel patriarcato, a 95 ; mentre in Occidente, dopo le notevoli discrepanze degli anni 379,403,417,428,444,455, il papa s. Ilaro (successore di s. Leone Magno, che già aveva scritto [luglio del 454] alle Chiese di Gallia e Spagna di arcoverd per amor di concordia all'uso orientale) pregò il matematico Vittore di Aquitania di trovare una via di conciliazione, ciò ch'egli fece proponendo un ciclo di 532 anni. Questo ciclo fu accettato e perfezionato da Dionigi il Piccolo combinando il ciclo solare di 28 anni con i cicli di Teofilo, di Cirillo, di Metone (525). E questo il ciclo rimasto in vigore nella cristianità fino alla correzione gregoriana ( 1582 ), salvo un piccolo strascico che si ebbe nelle Chiese celtiche (Irlandesi e Bretoni), le quali vollero rimanere fedelt all'uso romano ricevuto al tempo della loro prima evangelizzazione e soltanto verso la fine del sec. vili aderirono al ciclo dionisiano che era quello ricevuto dagli Anglosassoni insieme con la missione di Agostino di Canterbury.
b) Biforma gregoriana. - L'anno giuliano già nel medioevo era stato sottoposto a vari calcoli che scoprirono tra esso e l'anno tropico differenze minime ma tali da portare gravi errori con l'andar dei secoli tanto che l'equinozio, nel sec. xvi, doveva, secondo il c. ufficiale, cadere l'i i marzo; la differenza di un giorno ogni 312 anni si riscontrò pure per le fasi della luna.

Già un monaco scozzese, Giovanni di Holywood, nel 1232, aveva nel De anni ratione proposto una modifica all'intercalazione del bisesto; nel 1252 gli astronomi che per ordine di Alfonso X di Castiglia redassero le tavole allossine, calcolarono che l'anno tropico non era di 365 giorni e 6 ore, bensi di 365 giorni, 5 ore, 49^{′} e 12^{′ ′}; Ruggero Bacone, nell'Opus mainz ad Clementem IV, propose una riforma. Clemente VI nel 1345 incaricò dello studio due matematici francesi. Nel sec. xv se ne occuparono i Concili di Costanza e di Basilea; Sisto IV incaricò di studiare una riforma il famoso Regiomontano (Giovanni Müller di Königsberg). Leone X nel V Concilio Lateranense, convocato da Giulio II nel 1511 e continuato sotto la presidenza del papa Medici, dal 1513 al 1517 , diede nuovo impulso alla riforma del calendario giovandosi anche della coo-
perazione di Paolo di Middleburg, impulso grazie al quale l'opera di preparazione poteva considerarsi presso che compiuta. Anche l'imperatore Massimiliano fece esaminare la questione: i matematici (Pighius, Lucidus, Pitatus, Sepúlveda, e altri) vi si dedicarono; infine il Concilio di Trento, nella sua ultima sessione del 4 dic. 1563 , ne demandò al Papa la riforma insieme con quelle del Breviario e del Messale.

Gregorio XIII, quindi, si valse dell'opera dei più famosi matematici fra cui il calabrese Antonio Giglio (Lilius), il cui fratello Luigi aveva redatto il progetto esaminato dalla commissione, il domenicano Ignazio Danti, costruttore dello gnomone di S. Petronio di Bologna, il gesuita tedesco Cristoforo Clavio (Clau) e lo spagnolo Pietro Chacón (Clacconio).

Si è calcolato che la riforma gregoriana lascia sussistere ancora un errore di 6 giorni ogni 10.000 anni, ma comunque, per altri 2000 anni non occorrono, praticamente, correzioni.

Il c. gregoriano, adottato quasi subito nei paesi cattolici, incontrò resistenze altrove, ma fu poi accettato definitivamente dalla Svezia nel 1753; in Svizzera, data la diversa religione e l'autonomia dei Cantoni, tra il 1584 e il 1811 ; in Germania nel sec. xvin; in Inghilterra nel 1750; in Giappone nel 1873.

I paesi scismatici dell'Oriente, Greci, Russi, Serbi, Bulgari, Romeni, Armeni, Georgiani, Copti non accettarono la riforma, anzi i quattro patriarchi bizantini e molti vescovi si radunarono in Sinodo a Costantinopoli nel 1593, per lanciar l'anatema contro la riforma, quasi fosse contraria alle deliberazioni di Nicea. Il governo sovietico nel 1917 accettò la riforma la quale però è tuttora respinto dal patriarcato moscovita. Con la bolla del 24 febbr. 1582 Inter gravisimas Gregorio XIII dispose : 1) che il giorno seguente al 4 ott. 1582 si computasse come il 15 ott., rimediando alla sconcordanza tra l'anno civile e l'anno solare, ciò che riportava l'equinozio di primavera al 21 marzo conforme alla situazione verificatasi al tempo del Concilio di Nicea; 2) che per evitare il rinnovarsi dell'errore (tenuto conto che l'anno civile è in eccesso di 11 minuti e 12 secondi sull'anno solare) si sottraesse ogni secolo un giorno, rendendo comune l'anno secolare che sarebbe bisestile, salvo quello le cui prime due cifre siano divisibili per 4. Questa sottrazione si chiama equazione solare in quanto ristabilisce l'accordo tra l'anno civile e l'anno solare. Carmelo Trasselli

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2. Chiese orientali. - Le Chiese orientali di rito bizantino conservano ancor oggi l'antica tradizione di Costantinopoli, secondo la quale l'anno ecclesiastico comincia nel mese di sett. (ro o 13 , secondo che hanno accettato o no la correzione gregoriana). Nel computo degli anni si segue dovunque l'ira cristiana, e soltanto nelle grandi solennità questa si fa seguire dall'èra bizantina o dei Settanta.

Allorché Gregorio XIII procedette alla riforma del vecchio c. giuliano, cercò di accordarsi anche con il patriarca di Costantinopoli, ma i suoi tentativi non ebbero alcun risultato positivo, anzi la sua riforma venne esplicitamente condannata nel Sinodo del 1593. Tale avversione delle Chiese orientali dissidenti per il nuovo c. è continuata dovunque fino al 1923, anno in cui il patriarcato di Costantinopoli, le Chiese di Atene, di Cipro, di Polonia e romena l'adottarono per le feste fisse, seguite poi dai georgiani (1927) e dai melkiti di Alessandria (1928). Il Sinodo «panortodosso* di Mosca del 1948 ha lasciato per questa parte libertà di scelta alle chiese dell'orbita sovietica (cf. G. de Vries, Il Sinodo "panortodosso" di Mosca, in Civ. Catt., 1949, II, 157 sgg.; 287 sgg.).

L'adozione di esso da parte di molte chiese nazionali è avvenuta non senza difficoltà, ed in tutto l'Oriente cristiano, per quanto concerne le feste mobili, si continua ad usare il vecchio c. giuliano. Le stesse chiese cattoliche di rito bizantino non osservano ancora tutte la riforma di Gregorio XIII, e Roma saggiamente non insiste in tale proposito, affidandosi all'immancabile progresso per introdurla dappertutto. I maroniti, ad es., hanno accettato il c. gregoriano fin dal 1606 , i siri dal 1836 , i melkiti dal 1857 , i romeni solo nel 1924. Presso gli armeni, che hanno un anno ecclesiastico del tutto speciale, la riforma gregoriana fu accettata da parte dei cattolici nel 1890 e resa obbligatoria nel 1911. Nel rito caldeo l'anno ha inizio il 1^{°} dic. ed il c. gregoriano, introdotto presso i cattolici nel 1836 , è stato accettato a poco a poco senza grandi difficoltà.

Anche nel rito antiocheno - siri e maroniti - l'anno ecclesiastico per il santorale ha inizio il 1^{°} ott. Il vecchio c. della Chiesa di Antiochia è stato ricostruito basandosi sulla raccolta delle Omelie di Severo e colmando le inevitabili lacune con l'aiuto dei Panegivici di s. Giovanni Crisostomo e dei martirologi siriaci.

Del c. copto di Alessandria il Nilles ha tentato la ricostruzione con l'aiuto di indicazioni fornite da un vescovo copto, mons. Agapio Bsai. E fuori di dubbio che i copti dovettero ereditare un c. già formato, al quale fecero delle aggiunte, senza alterarne il fondo primitivo, che può ritenersi costituito da una triplice divisione: Feste maggiori (Annunciazione, 29 Phamenōth; Natale, 28 Choiak; Battesimo, 11 Töbi; Domenica delle Palme; Pasqua di Resurrezione; Ascensione; Pentecoste), Feste minori (Circoncisione, 6 Töbi; Primo miracolo, 13 Töbi; Presentazione al Tempio, 8 Mechir; Cena; Domenica di Tommaso, La prima dopo Pasqua; Entrata in Egitto, 24 Pachōn) e Feste semplici, dette Pinisti e Pikudzi; queste ultime riguardano la Vergine e i santi, mentre le precedenti concernono la vita, la passione e la morte di Gesù Cristo. Nel c. copto d'Alessandria, l'anno ecclesiastico ha inizio il ro sett. (I Thout).

Marlano Baffi

## C. bizantino

1 Septèmbrios
2 Octobrins
3 Noémbrios
4 Dehèmbrios
5 Iavoudrios
6 Fehroudrios

## C. bizantino

7 Martios
8 Aprilios
9 Maios
10 Iounios
11 Ioulios
12 Augoustos

Nei nomi e nella lunghezza dei mesi il c. bizantino riproduce quello giuliano. Esso però ha inizio con il 1^{°} sett. (giorno dell'indizione) messo in relazione con l'inizio della vita pubblica di Gesù e il suo ingresso nella si-
nagoga di Nazareth dove diede l'annunzio del "giorno accettevole e salutare».

Questo c. è proprio delle chiese di rito bizantino: greco, slavo, romeno, georgiano, melkita.

Seguono i nomi dei mesi in uso nelle regioni dell'Oriente cristiano.

## C. siro-arabo

I Tïrís primo = ott.
2 Tïrís secondo = nov.
3 Känün primo = dic.
4 Känün secondo = genn.
5 Sbät
6 Adär
= ott
7 Nisän
8 Ijïär, ajjär
9 Haxirän
10 Tammüz, tamüz = luglio
11 A b
= ag.
12 Iläl
= sett.

## C. armeno

I Navasard
2 Hori
3 Sahmi
4 Trè
5 Khalots (Khaghots)
= II ag.-9 sett.
= ro sett.-9 ott.
= ro ott.-8 nov.
= o nov.-8 dic.
5 Khalots (Khaghotts) =9 dic.-7 genn.
6 Arats
= genn.-6 febbr.
7 Mehehan
= 7 febbr.-8 marzo
8 Areg
= marzo-7 apr.
9 Ahehan
= apr.-7 maggio
10 Mareri
= maggio-6 giugno
II Margats
= giugno-6 luglio
12 Hrotits
= 7 luglio-5 ag.
epagòmeni : ovelikh =6-ro ag.

## C. copto

I Thöut
29 ag.-27 sett.
2 Paopi
28 sett.-27 ott.
3 Alöär
28 ott.-26 nov.
4 Choiak
27 nov.-26 dic.
5 Töbi
27 dic.-25 genn.
6 Mechir
26 genn.-24 febbr.
7 Phamenōth
25 febbr.-26 marzo
8 Pharmouthi
27 marzo-25 apr.
9 Pachōn
26 apr.-25 maggio
10 Paöni
26 maggio-24 giugno
II Epēp
25 giugno-24 luglio
12 Mesörè
25 luglio-23 ag.
epagòmeni : 24 ag.- 28 ag.

## C. etiopico

I Maskaram
29 ag.-27 sett.
2 Tëhēmt
28 sett.-27 ott.
3 Hēdär
28 ott.-26 nov.
4 Tähkät
27 nov.-26 dic.
5 Tèr
6 Jahätit
26 genn.-24 febbr.
7 Magäbit
25 febbr.-26 marzo
8 Mijäajä
27 marzo-25 apr.
9 Cēnbät
26 apr.-25 maggio
10 Sanè
26 maggio-24 giugno
II Hamlè
25 giugno-24 luglio
12 Nahasè
25 luglio-23 ag.
epagòmeni : 24 ag.- 28 ag.

## IV. C. della Repubblica Francese.

Un'altra temporanea riforma il c. subì con la Rivoluzione Francese, che lo modificò in apparenza sia allo scopo di far più facilmente dimenticare dal popolo il culto cristiano, sia per rendere più razionale il computo del tempo, sia per imitare il computo romano ab urbe condita. Il nuovo c., approvato dalla Convenzione il 5 ott. 1793, cominciava l'anno con il 22 sett. 1792, data della proclamazione della Repubblica e dell'equinozio d'autunno vero per Parigi; su relazione di Laplace fu abolito dal Senato a partire dal 1^{°} genn. 1806. Esso faceva constare l'anno di 12 mesi di 30 giorni, divisi in 3 decadi; i rimanenti 5 giorni ( 6 negli anni bisestili), detti epagòmeni o sanculottidi, si aggiungevano all'ultimo giorno di fruttidoro. Si è creduto bene d'iniziare lo schema seguente con la data dell'approvazione.

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Concordanza tra il c. francese e l'anno gregoriano:
anno rep.
anno greg.
mese rep.
I vendemmiale
I brumale
I frimale
I nevoso
15 nevoso
1 piovoso
I ventoso
I germinale
I fiorile
I pratile
I messidoro
I termidoro
I fruttidoro

IV 1795-96
1 vend. 23 sett. 1795
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1796
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
5 epagòmeni
VII 1798-99
1 vend. 22 sett. 1798
1 bru. 22 ott.
1 fri. 21 nov.
1 nev. 21 dic.
15 nev. 4 genn. 1799
1 piov. 20 genn.
1 vent. 19 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
5 epagòmeni
VII 1799-1800
1 vend. 22 sett. 1798
1 bru. 22 ott.
1 fri. 21 nov.
1 nev. 21 dic.
15 nev. 4 genn. 1799
1 piov. 20 genn.
1 vent. 19 febbr.
1 germ. 21 marzo
1 fior. 20 apr.
1 prat. 20 maggio
1 mess. 19 giugno
1 term. 19 luglio
1 frutt. 18 ag.
6 epagòmeni
X 1801-1802
1 vend. 23 sett. 1801
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1802
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIII 1804-1805
1 vend. 23 sett. 1804
1 bru. 23 ott.
1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni
XIV 1805
1 vend. 23 sett. 1805
1 bru. 23 ott.

1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 germ. 22 marzo
1 firt. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni

## XIII 1804-1805

1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni

## XIV 1805

1 vend. 23 sett. 1805
1 bru. 23 ott.

1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
15 nev. 5 genn. 1805
1 piov. 21 genn.
1 vent. 20 febbr.
1 frit. 23 nov.
1 frit. 23 ott.
1 fev.

1 fri. 22 nov.
1 genn. 1805
1 genn. 1804
2 genn. 21 apr.
21 maggio
20 giugno
20 luglio
19 ag.
5 epagòmeni
5 epagòmeni
XII 1803-1804
24 sett. 1803
24 ott.
23 nov.
23 dic.
6 genn. 1804
2 genn. 22 genn.
21 febbr.
22 marzo
21 apr.
21 maggio
20 giugno
20 luglio
20 luglio
19 ag.
19 ag.
4 epagòmeni

## XIII 1804-1805

1 germ. 22 marzo
1 fior. 21 apr.
1 prat. 21 maggio
1 mess. 20 giugno
1 term. 20 luglio
1 frutt. 19 ag.
5 epagòmeni

## XIV 1805

1 fri. 22 nov.
1 nev. 22 dic.
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(Inf. museo delle Terme)
Calendario - C. prenestino, detto di Verrio Flacco (anni 3-10 d. C.), perché da lui commentato per il municipio di Preneste. Si conservano interi i mesi di marzo e apr. - Roma, museo delle Terme.

## V. C. MASSONICO.

Nei diplomi e negli atti della massoneria (v.) si segue un sistema cronologico particolare, chiamato appunto «èra massonica», con c. proprio.

Esso conserva la suddivisione dell'anno in mesi e giorni secondo l'uso comune, ma sostituisce al nome dei mesi la successione dei numeri ordinali da 1 a 12 , a partire dal mese di marzo, in conformità all'antico c. romano e allo stile veneto dell'èra cristiana. Il computo degli anni ha un anticipo di 4000 anni sull'èra cristiana, ed è fatto con il numero cardinale, preceduto dalla formola «anno della vera luce». Nei documenti la datazione con il sistema dellèra massonica è sempre usata con la sincronia dell'èra cristiana nello stile della circoncisione. Così in un atto del 15 giugno 1812, emanato presso la Loggia massonica di Malta, si legge : L'an de la V.․. L.․ [Vraie Lumière] 5812, le 150 Your du 40 Mois, et de l'ère vulgaire le 150 Juin 1812; e nell'escatocollo: Donné à l'Orient de Malthe, les Your, Mois et an que dessus (citato da C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapè, Firenze [1942], p. 211, nota 2).

## VI. Ulteriori proposte di riporma.

Sono suggerite dal desiderio: 1) di render fissa la data della Pasqua; 2) di far cominciare le stagioni allo stesso giorno: 1^{°} apr. e 1^{°} ott. per gli equinozi di primavera e di autunno; 1^{°} genn. e 1^{°} luglio per i solstizi d'inverno e di estate; 3) di spezzare la continuità dei giorni della settimana, che non tiene conto del principio dell' anno, facendo cominciare ogni anno con la domenica; 4) di spostare il giorno bi-

## Page 232

![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(fol. Soprincendenza Monumenti)
Calendario - Figurazione dell'Autunno, opera di B. Antelami (ca. 1200) - Parma, battistero.
sestile alla fine di dic., considerando come fuori serie sia il giorno che avanza ogni anno oltre le 52 settimane, sia il bisestile che si aggiunge ogni quattro anni: a questi due giorni si potrebbe dare un nome proprio.

Di tutte queste riforme la più importante e delicata è quella della data della Pasqua, la quale segue il c. lunare anziché quello solare, e può variare, dal 22 marzo al 25 apr., trascinando con sé tutte le altre feste mobili. Questo svincolamento della Pasqua dal computo lunare potrebbe attuarsi fissando la data media, tra le possibili lunazioni pasquali, nella quale si è realmente verificata la Passione e la Resurrezione del Signore, ma va incontro alla ininterrotta tradizione liturgica della Chiesa, consacrata dal Concilio di Nicea che ha sempre associato la Pasqua al ciclo lunare.

Senza riandare alle più antiche proposte di riforma del c. è da ricordare: che nel 1922 l'Unione astronomica internazionale, riunita a congresso a Roma, presentò un suo progetto alla Società delle Nazioni; nel 1930 si fondò a Nuova York una società per la riforma del c. che ha per suo organo il Journal of Calendar Reform; nel 1937 su domanda del Bureau International du travail fu presentato alla Società delle Nazioni un progetto diretto a fissare la posizione dei giorni della settimana nel mese e a fissare la data della Pasqua. Si proponeva, rispettando la divisione in settimane dei giorni dell'anno, di dividere l'anno stesso in quattro trimestri, di quattro settimane ciascuno, comincianti tutti con la domenica
e terminanti il sabato, in tutto 91 giorni, che moltiplicati per quattro, dànno 364 giorni. Il giorno 365 sarebbe da aggiungere alla fine di dic. e il bisestile ogni quattro anni alla fine di giugno. Quanto alla Pasqua, svincolato dal ciclo lunare, si potrebbe fissare alla domenica 8 apr. La più recente esposizione di queste idee si ha nell'opuscolo del p. C.M. Morin, citato in bibliografia.

Boll.: In generale: I. J. Ideler, Handbuch der mathem. und technischen Chronologie, Berlino 1825; Ledouble, La connaissance des années et des jours, Soisson 1887; F. K. Ginzel, Handbuch der mathematischen und technischen Chronologie, 3 voll., Lipsia 1906-14; A. Cappelli, Cronologia, cronografia e c. perpetuo, 2² ed., Milano 1930. - Primitivi: M. Nilsson, Primitive time rezoning, Lipsia 1920; H. Hubert e M. Mauss, La représentation du temps dans la religion et la magie, in Mélanges d'histoire des religions, Parigi 1920, pp. 189-229; R. Cantoni, I primitivo, Milano 1941, pp. 166-82. - America precolombiana: C. Crivelli, Le religioni... del Messico e dell'Americo centrale, in Storia delle religioni, diretto da p. P. Tacchi Venturi, 2^{°} ed., Torino 1939, pp. 111-44; G. M. Perrone, Il Perù, Palermo 1907, pp. 175-76. - Egrito: Ed. Meyer, Ägyptische Chronologie, in Abhandl. Berlin. Abad., Berlino 1904-1907; K. Sethe, Die Zeitrechnung der alten Ägypter, in Nachr. Gött. Gesell. d. Wissensch., 1919; M. Nilsson, Sonnen-Kalender und Sonnen-Religion, in Arch. für Religionswissensch., 30 (1933), pp. 144-73. - Babilonia: B. Meisser, Babylonien und Assyrien, II, Heidelberg 1923, pp. 394-97; G. Furiani, La religione babilonese-axira, II, Bologna 1929, pp. 200-11. - Esperi: E. Mahler, Handbuch der jüdischen Chronologie, Lipsia 1916; Savage, Cycles of Time and season, based on the Reproduced Ancient Jewish Calendar, 1928; A. Cassuto, Kalender, in Enc. Jud., IX, coll. 797-813; - Islam: Carta de Vaux, La doctrine de l'Islam, Parigi 1909, pp. 297-300. - India: J. A. Dubois, Hindu manners, customs and ceremonies, 3^{°} ed. della trad. inglese, fatta da H. K. Benschamp sull'originale francese, Oxford 1906, pp. 567-77. - Iran: V. Henry, Le Parsisane, Parigi 1905, pp. 106-10, 175-80; J. H. Moulton, Early Zoroastrianism, Londra 1926, pp. 430-37. - Grecia: F. Unger, Zeitrechnung der Griechen und Römer, Monaco 1892; A. Mommsen, Feste der Stadt Athen im Alterthum, 2^{°} ed. rifatta, Lipsia 1898; M. Nilsson, Griechische Feste von religiöser Bedeutung, mit Ausschluss der Attischen, Lipsia 1906; W. Kubitschek, Grundriss der antiken Zeitrechnung, Monaco 1928. - Roma: Th. Mommsen, Römische Chronologie bis auf Caesar, Berlino 1858; A. Leuze, Römische Jahreszählung, Tubinga 1909; G. Moncini, C. antitate precesores, in Nat. Storri, 1921, p. 73 sgg.; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, pp. 7-112.

Centenesimo: Per la Chiesa occidentale v. c. della chiesa universale. - Chiese orientali: N. Nilles, Kalendarium manuale uirivaque Ecclesiae Orientalis et Occidentalis academiis clericorum accomodatum, 2^{°} ed., Innsbruck 1896; Calendrier de l'Eglise capte d'Alexandrie, redatto dal p. N. Nilles, in Revue de l'Orient Chrétien, 2 (1897), pp. 307-39; C. Tondini de' Quarenghi, Etude sur le calendrier liturgique de la nation arménienne, Roma 1906; R. Josin, Les Eglises Orientales et les Rites Orientaux, Parigi 1926; C. Gotti-C. Kurolewski, I riti e le Chiese Orientali, I, Roma 1942, p. 107. - Riforma gregoBiana: F. Kaltenbrunner, Die Vorgeschichte der Gregorianischen Kalenderreform, in Sitzungsb. Ak., Vienna 1876, 289-414; F. Ferrari, Il c. gregoriano, Roma 1882; D. Mazzi, La questione della riforma del c. nel V Concilio lateranense, Firenze 1896; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, I, 1, 2^{°} ed., Roma 1931, pp. 181-84.

Proposte di aiforma: V. Botto, Il c. unificato e comparato con la liturgia, Roma 1919; A. Obrecht, Il c. gregoriano, Bergamo 1925; Société des Nations, Classification et résumé des projets de réforme du calendrier, Ginevra 1927; P. Seonzo, Sulle questioni della nuova riforma del c., Palermo 1935; Abbé ChauveBertrand, Vers un calendrier nouveau, in Ephemerides liturgiow, 54 (1940), pp. 67-87; C.-M. Morin, L'année jubilaire 1930 sera-t-elle l'ère d'un nouveau calendrier civil et ecclésiastique?, estr. da Culture, Québec, dic. 1947. Nicola Turchi

## CALENDARIO DELLA CHIESA UNIVERSA-

LE. - Di un c. della Chiesa Universale si può parlare soltanto dall'anno 1568 in poi, dal momento, cioè, in cui Pio V impose a tutta la Chiesa latina il Breviario riformato, con l'annesso c. L'identico c. si trova poi nel Messale romano, riformato e prescritto ugualmente da Pio V a tutta la Chiesa latina nel 1570. Il Papa permise di ritenere Breviario e Messale proprio solo a quegli Ordini e diocesi che li usavano da duecento anni. Di questa facoltà si servirono tutti i rami dell'Ordine benedettino, i Domenicani, Carmelitani, Pre-

## Page 233

mostratensi, Certosini, e alcune poche diocesi (Milano, Aquileia, Parigi, Lione, ecc.) le quali poi quasi tutte, in tempi successivi, adottarono il Messale e il Breviario romano, cosicché la Chiesa latina quasi al completo si serve di un c. unico, nel quale le singole chiese e Ordini inseriscono le feste proprie. Ogni cambiamento di questo c., come l'inserzione di feste nuove, variazioni di rito, spostamenti di feste ecc. spetta unicamente alla S. Sede la quale esplica questa attività attraverso la S. Congregazione dei Riti (v.).

Non è qui il luogo di fare la storia del santorale (v.), o dell'origine e dello sviluppo delle feste (v.); basti dire che la base di questo c. fu costituita da quello dei libri liturgici, detti "della Curia" ossia di Roma, ma con una saggia riduzione di feste e di rito, in modo da ripristinare in gran parte la liturgia feriale. Infatti, il c. di Pio V ha soltanto 120 feste, di cui 30 semidoppi, 57 doppi, e 33 memorie. Le grandi feste erano 20 di prima e 17 di seconda classe. Clemente VIII, nel 1602, in occasione della nuova edizione del Breviario, introdusse una nuova classe di feste, il doppio maggiore ( 16 feste). Da questo momento incominciò la prevalenza del santorale (v.) sopra il temporale (v.), e la ininterrotta inserzione di nuove feste, di aumenti di riti, di distinzioni sempre più raffinate nelle singole categorie della gradazione liturgica. Al tempo di Benedetto XIV il numero delle feste era già salito a 228 . Esistevano inoltre 36 feste "ad libitum", vale a dire che una chiesa o un ordine le poteva inserire o meno nel c.; però, una volta inserite, la festa si doveva celebrare; il numero complessivo dunque di feste era 264. Leone XIII, nel 1893 e 1895, stabili una ulteriore distinzione di grado, le feste primarie e secondarie. La riforma di Pio X del 1911 perfezionò tutto il sistema della gradazione codificandolo definitivamente; ma omise di fermare in qualche modo l'aggiunta di nuove feste. Attualmente siamo arrivati ad un complesso di 338 giorni festivi, di cui 50 mobili (compresi i giorni di ottave privilegiate) e 288 feste fisse.

Segue ora il c. della Chiesa Universale, allo stato attuale, con l'indicazione del rito ( mathrm{D} 1= doppio di 1 classe, mathrm{D} 2= doppio di 2 classe, mathrm{DM}= doppio maggiore, mathrm{D}= doppio minore, mathrm{SD}= semidoppio, mathrm{s}= semplice, mathrm{c}= commemorazione), отт. = ottava ( r. privilegiata; c. comune; s. semplice), e di tutte le mutazioni avvenute da s. Pio V (1568) fino all'anno 1949. Le date indicano i cambiamenti fatti: non è stata notata la data della seduta della Congregazione dei Riti, ma solo quella dell'approvazione pontificia.

Genu. - 1. Circoncisione e ottava della Natività, D2. - 2. ottava di s. Stefano, D (1568), s (1914). - 3. ottava di s. Giovanni, D (1568), s (1914). -4. ottava degli Innocenti, D (1568), s (1914). - 5. vigilia dell'Epifania: SD; C di s. Telesforo papa (1602). - 6. Epifania, D I OTT. P. -7-12: giorni fra l'ottava, SD (1914); 11. c di s. Igino papa (1568). - 13. ottava dell'Epifania, D (1568), DM (1914). - 14. s. Ilario, SD (1568), D e Dott. della Chiesa (io genn. 1852); s. Felice sacerdote m., c (1568). - 15. s. Paolo primo eremita: SD (1568), D (18 ag. 1722); s. Mauro ab., C (1568). - 16. s. Marcello papa, SD (1568). - 17. s. Antonio ab., D (1568). - 18. Cattedra di s. Pietro a Roma, D (1568), DM (1602); c di s. Prisca v. m. (1568). - 19. ss. Mario, Marta, Audiface, Abaco, mm., s (1568); s. Canuto re m., SD ad lib. (10 ag. 1670), ridotto a C (1914). - 20. ss. Fabiano e Sebastiano, D (1568). - 21. s. Agnese, D (1568). - 22. ss. Vincenzo ed Anastasio, SD (1568). - 23. s. Emerenziana, s (1568); s. Raimondo da Peñafort, SD (23 marzo 1671); s. Emerenziana, ridotta a c - 24. s. Timoteo, s (1568), SD (1602), D (18 maggio 1854). - 25. Conversione di s. Paolo Apostolo, D (1568), DM (1602). - 26. s. Policarpo, s (1568), SD (1602), D (1914). - 27. s. Giovanni Crisostomo, Dott.
della Chiesa, D (1568). - 28. s. Agnese secondo, s (1568); s. Pietro Nolasco, D (dal 31; 25 marzo 1936); s. Agnese ridotta a c-29. s. Pietro Nolasco, SD (22 luglio 1664); s. Francesco di Sales, SD (21 ott. 1666; s. Pietro Nolasco trasferito al 31) D (24 nov. 1691) Dott. della Chiesa (20 sett. 1877). - 30. s. Martina, SD (1635). - 31. s. Pietro Nolasco, SD (trasferito dal 29: 1666); D (13 luglio 1672); s. Giovanni Bosco, D (23 marzo 1936; s. Pietro Nolasco trasferito al 28).

Febbr. - 1. s. Ignazio m., SD (1568), D (Pio IX). - 2. Purificazione di Maria S.ma, D2 (1568). - 3. s. Biagio, s (1568). - 4. s. Andrea Corsini, SD ad lib. (21 ott. 1666), SD (31 ag. 1697), D (3 genn. 1731). - 5. s. Agata, SD (1568), D (26 ag. 1713). - 6. s. Dorotea, s (1568); s. Tito, D (18 magg. 1854); s. Dorotea, ridotta a c. - 7. s. Romualdo, D (1602), SD (1631), D (16 febb. 1669). - 8. s. Giovanni de Matha, D (31 maggio 1694). - 9. s. Apollonia, s (1568); s. Cirillo Alessandrino, Dott. della Chiesa, D (28 luglio 1882); s. Apollonia ridotta a c. - 10. s. Scolastica, D (i febb. 1729). - 11. ss. sette Fondatori dei Servi di Maria, D (20 dic. 1888); apparizione dell'Immacolata a Lourdes, DM (1 genn. 1908; i Fondatori trasferiti al 12). 12. ss. sette Fondatori, D (8 genn. 1908, dall'11). - 14. s. Valentino, s (1568). - 15. ss. Faustino e Giovita, s (1568). 18. s. Simeone, s (1568). - 22. Cattedra di s. Pietro in Antiochia, D (1568), DM (1602). - 23. s. Pier Damiani, Dott. della Chiesa, D (1 ott. 1828). - 23 o 24 (secondo se l'anno è bisestile o no) vigilia (1568) - 24 o 25. s. Mattia Ap., D2 (1568). - 27 o 28. s. Gabriele dell'Addolorata, D (13 apr. 1932).

Marzo. - 4. s. Lucio papa, s (1602); s. Casimiro, SD (7 ag. 1621); s. Lucio ridotto a c. - 6. ss. Perpetua e Felicita, D (1908, dal 7). - 7. s. Tommaso d'Aquino, Dott. della Chiesa, D (1568); ss. Perpetua e Felicita, c (1568; trasferite al 6 ed elevate a D : 1908). - 8. s. Giovanni di Dio, SD (5 maggio 1714), D (25 apr. 1722). - 9. ss. Quaranta martiri, SD (1568); s. Francesca romana, senza rito determinato (1 giugno 1606), D (26 febbr. 1649); trasferimento dei
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(let. Enc. Catt.)
Calendario della Chiesa Universale - Decreto di inserzione della festa di s. Raimondo da Peñafort nel c. della Chiesa Universale (23 marzo 1671) - Città del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.

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Quaranta al giorno seguente (21 ag. 1649). - 10. ss. Quaranta martiri, SD (1649, dal giorno precedente). - 12. s. Gregorio Magno, Dott. della Chiesa, D (1568). - 17. s. Patrizio, C (1631), SD (7 sett. 1685), D (12 maggio 1859). - 18. s. Cirillo di Gerusalemme, Dott della Chiesa, D (28 luglio 1882). - 19. s. Giuseppe, D (1568), D2 (6 dic. 1670), D I (8 dic. 1870); festa mobile, assegnata alla domenica dopo il 19 marzo, D I OTT. C. (2 luglio 1911); restituito al 19 : DI senza OTT. (24 luglio 1911), D2 (28 ott. 1913), DI (12 dic. 1917). - 20. s. Gioacchino, SD (1584), D (18 maggio 1623); trasferito alla domenica dopo l'ottava dell'Assunta (1738). - 21. s. Benedetto, D (1568), DM (5 luglio 1883). - 24. s. Gabriele arcangelo, DM (26 ott. 1921). - 25. Annunciazione di Maria S.ma, D2 (1568), D I (27 maggio 1895). - 27. s. Giovanni Damasceno, Dott. della Chiesa, D (19 ag. 1890). - 28. s. Giovanni da Capistrano, SD (19 ag. 1890 ).

Agr. - 2. s. Francesco da Paola, D (1585), SD (1602), D (4 maggio 1613). - 4. s. Isidoro, Dott. della Chiesa, D (25 apr. 1722). - 5. s. Vincenzo Ferreri, SD ad lib. (29 nov. 1667), SD (25 marzo 1706), D (5 apr. 1726). - 11. s. Leone Magno, D (1568), Dott. (15 ott. 1754). - 13. s. Ermenegildo, SD (1631). - 14. ss. Tiburzio, Valeriano, e Massimo, s (1568); s. Giustino m., D (28 luglio 1882); i martiri ridotti a c. - 17. s. Aniceto, papa, s (1568). - 21. s. Anselmo (un tentativo sotto Innocenzo XI, 1688, non riusci), SD (con la Messa dei Dottori : 21 genn. 1690), D (8 febbr. 1720). - 22. ss. Sotero e Caio, papi, SD (1568). - 23. s. Giorgio, SD (1568). - 24. s. Fedele da Sigmaringa, D (16 febbr. 1771). - 25. s. Marco, D2 (1568). - 26. ss. Cleto e Marcellino, papi, SD (1568). - 27. s. Pietro Canisio, Dott. della Chiesa, D (24 nov. 1926). - 28. s. Vitale, s (1568); s. Paolo della Croce, D (14 genn. 1869); s. Vitale ridotto a c. - 29. s. Pietro m., D (13 apr. 1586), SD (1602), D (26 luglio 1670); s. Caterina da Siena, c (8 maggio 1597); trasferita al 30 (1628). - 30. s. Caterina da Siena, SD (7 ag. 1628, dal giorno precedente), D (9 ott. 1670 ).

Maggio. - 1. ss. Filippo e Giacomo App., D2 (1568). 2. s. Atanasio, Dott. della Chiesa, D (1568). - 3. Invenzione della S. Croce, D (1568); D2 (1602); ss. Alessandro, Evenzio, Teodulo e Giovenale, C (1568). - 4. s. Monica, s (1568), SD (14 luglio 1669), D (26 ag. 1730). - 5. s. Pio V, papa, SD (17 febbr. 1713), D (26 apr. 1775). - 6. s. Giovanni a porta Latina, D (1568), DM (1602). - 7. s. Stanislao vesc. m., SD (22 nov. 1594; il 21 febbr. 1595, fu elevato a D. ma rimase in vigore il SD), D (13 marzo 1736). - 8. Apparizione dell'arcangelo s. Michele, D (1568), DM (1602). 9. s. Gregorio Nazianzeno, Dott. della Chiesa, D (1568). 10. ss. Gordiano ed Epimaco mm., s (1568); s. Antonino, SD ad lib. (17 ag. 1683), SD (16 apr. 1707; i martiri sono ridotti a c), D (12 sett. 1845). - 12. ss. Nereo, Achilleo e Pancrazio, s (1568); con l'aggiunta di Donzitilla (1597) in seguito all'invenzione e traslazione dei corpi nella chiesa tindare del Baronio SD (1602). - 13. s. Roberto Bellarmino, Dott. della Chiesa, D (6 genn. 1932). - 14. s. Bonifacio, m., s (1568). - 15. s. Giovanni Batt. de la Salle, D (1904). - 16. s. Ubaldo, s (17 dic. 1605), SD ad lib. (18 febbr. 1696), SD (10 dic. 1713). - 17. s. Pasquale Baylon, D (13 marzo 1784). - 18. s. Venanzio m., SD (11 nov. 1670); D (23 luglio 1774). - 19. s. Pudenziana, s (1568); s. Pietro Celestino, SD (21 luglio 1668; s. Pudenziana ridotta a c), D (10 marzo 1681). - 20. s. Bernardino da Siena, SD (15 nov. 1657). - 25. s. Urbano, papa, s (1568); s. M. Maddalena dei Pazzi, SD (29 nov. 1690; s. Urbano ridotto a c); s. Gregorio VII, D (25 nov. 1728; trasferendo s. Maria Maddalena al 27). - 26. s. Eleuterio, papa, s (1568); s. Filippo Neri, SD ad lib. (6 nov. 1625), SD (sotto Aless. VII; s. Eleuterio ridotto a c), D (8 giugno 1669). - 27. s. Giovanni, papa m., s (1568); s. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (dal 25 nov. 1728); s. Beda, venerabile, Dott. della Chiesa, D (1899; trasferendo s. Maria Maddalena al 29); s. Giovanni ridotto a c. - 28. s. Agostino di Canterbury, D (28 giugno 1882). 29. s. Maria Maddalena dei Pazzi, SD (1899, dal 27). 30. s. Felice, papa, m., s (1568). - 31.