volume-03

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rechi evidente offesa alla giustizia e al buon senso.

BibL.: G. J. Goschen. Theory of Foreign Exchanges, Londra 1861: G. Cassel, Moncy und Foreign Exchanges after 1912, ivi 1922: J. M. Keynes, La riforma monetaria, trad. it., Milano 1923: C. Bresciani-Turroni, I c. esteri in regime di carta moneta, ivi 1944: F. Vito, La moneta, il credito e i sistemi monetari attuali, 7² ed., ivi 1947 .

Ercole Calcaterra
CAMBISE (Kambuğija dei documenti cuneiformi). - Nome di due re degli Achemenidi (v.). Del primo null'altro sappiamo se non che fu padre di Ciro il Grande (v.) e re di Anzan nella Susiana fino al 558 a. C.

Il secondo fu figlio e successore di Ciro sul trono persiano (529-22). Fatto uccidere suo fratello Bardija (lo Smerdi degli scrittori greci), egli condusse una spedizione contro l'Egitto, che facilmente conquistò grazie al tradimento dei mercenari greci, passati dal soldo dell'Egitto al suo. Vani però riuscirono i tentativi di occupare la Libia cartaginese e l'Etiopia. Saputo intanto dall'Egitto che Gaumata, spacciatosi per Smerdi, s'era fatto proclamare re, riprese il cammino per la Persia; ma fu assassinato per via o, secondo Erodoto, mori per fortuito incidente.

La sua politica verso gli Egiziani fu dapprima tollerante, ma poi, dopo l'insuccesso delle due accennate spedizioni, divenne crudele e irriverente verso la loro religione.

BibL.: Erodoto, II, 1 sgg.; III, 1 sgg.; The Cambridge ancient history, IV, Cambridge 1926, pp. 12-25: G. Ricciotti, Storia d'Istorie, II, 3² ed., Torino 1938, nn. 10-12. Gaetano M. Perrelli

CAMBOGIA: v. indOCINA FRANCESE.
CAMBRAI, abcdiocesi di. - Situata sulla riva sinistra della Schelda, C. fu con Tournai e Bavay la capitale del paese dei Nervi. Conquistata dai Romani che la chiamarono Cameracum, cadde in potere dei Franchi nel 445 , poi dei Normanni, che la devastarono nell'88o. Inclusa più tardi nella contea dello Hainaut, si rese comune libero a partire dal 1076. Luigi XI l'occupò nel 1477; quindi fece parte dei Paesi Bassi spagnuoli. In questa città fu nel 1508
segnata la celebre lega di C. tra il papa Giulio II, la Francia e l'Impero contro Venezia. Alcuni anni dopo, nel 1529 , vi fu firmata la pace da Luisa di Savoia in nome del figlio Francesco I, e da Margherita d'Austria per il nipote Carlo V. Nella pace di Nimega del 1677 C. fu da Luigi XIV annessa definitivamente alla Francia.

La prima evangelizzazione di questa contrada risale, a quanto sembra, a s. Vedasto, che ca. il 500 fondò ad Arras un vescovato, trasferito a C. verso la fine del sec. vi. Nel 1093 Arras e C. formarono due sedi separate. La diocesi di C. si estendeva allora fino ad Anversa. Tra i 96 vescovi conosciuti di C. si contano 11 santi e i beato. Altri vescovi celebri della diocesi sono Roberto II di Ginevra (l'antipapa Clemente VII del grande scisma d'Occidente); Fénelon (1693-1715) detto il Cigno di C., i cardd. d'Estrées, de la Trémoille, Dubois.

Con la bolla Super universas del 12 maggio 1559 C. fu elevata a metropoli con Arras, Tournai, Namur, St-Omer come suffraganee; il concordato del 1801 la ridusse a semplice suffraganea di Parigi; nel 1841 torsà sede metropolitana con Arras, suffraganea, alla quale aggiunta nel 1913 anche Lilla, da poco creata, con i circondari di Lilla, Hazebrouck e Dunquerque. La città di C., eccetto i bastioni - tra cui il castello di Selles e la porta del S. Sepolcro (secc. xiri e xiv), - ha conservato pochi monumenti del passato.

L'arcidiocesi è formata di 4 arcipreture : di C. con 9 decanati, di Douai con 7, di Valenciennes con 8, di Avesnes con 12. Patrono della diocesi è s. Stefano. Conta 873.199 ab.

BibL.: A. Le Glay, Camaracum christianum, Lilla 1849: I. Destombes, Les Vies des saints et des personnes d'une éminente piité... de C. et d' Arras, 4 voll., 2² ed., Douai 1867: id., Hist. de l'eglise de C., 2 voll., ivi 1890: E. Bertcaux, Etude historique sur l'ancienne cathédrale, les évêques... de C., 2 voll., Cambrai 1908: M. Debaut, Prêtres victimes de la révolution dans le diocèse de C., ivi 1909: A. Alvin, Hist. du séminaire de C., ivi 1910; L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, III, 3² ed., Parigi 1912, pp. 106-14; Cottineau, I, coll. 570-72; M. Chartier, s. v. in DHG, XI, coll. 547-65.

Antonio Soirat
CAMBRAI, MARTIRI di : v. RIVOLUZIONE FRANCESs, martiri della.

CAMBRIDGE, UNIVERSITÀ di. - Camboritum dei Romani, era nel medioevo un piccolo villaggio intorno alla chiesa di S. Benedetto, più tardi vi si formò un centro di studio, ma cominciò a fiorire solo quando vi si recò un certo numero di studenti di Oxford, dove erano state sospese le lezioni. Nel 1225 vi si stabilirono i Frati minori; nel 1226 ebbe un cancelliere riconosciuto dal papa e dal re; nel 1240 vi si fissarono i Domenicani; più tardi i Carmelitani e gli Agostiniani. Nel 1261 appaiono i primi proctors o rectors e il solito insegnamento del trivio e del quadrivio. Alla fine del secolo si ha una costituzione sul modello di quelle di Oxford e di Parigi. La bolla d'erezione con privilegi tra cui lo ius ubique docendi è ottenuta dal papa Giovanni XXII il 9 giugno 1318. Il capo dell'Università la governava, organizzava gli studi, approvava gli statuti dei colleges, assistito da due Proctors, borealis e australis con funzioni finanziarie. Vi era inoltre il magister glomeriae, ispettore delle grammar schools, nominato dall'arcidiacono d'Ely, la diocesi da cui dipendeva C.

Nella Peterhouse vi era un magister (master) e 14 scholares (fellows) perpetui, dedicati allo studio delle arti, di Aristotele, del diritto canonico e della teologia; due studiavano il diritto civile e canonico, uno la medicina. Gli esami o tripos furono all'inizio discussioni orali.

Ma C. ottenne nel 1401 che il cancelliere fosse dispensato di ottenere la conferma del vescovo di Ely e

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dal 1432 divenne del tutto indipendente. Nel corso del sec. xv gli ordini mendicanti ebbero in C. un importante centro per gli studi nell'Inghilterra orientale.

Dopo un vano tentativo al St. John's Hospital, nel 1284 fu istituita la Peterhouse, nel modello del Merton College di Oxford. Nel 1324 Michael House per fornire cappellani a S. Michele. Nel 1326 si ebbe l'University Hall, divenuta nel 1336 Clare Hall, con statuti confermati da Bonifacio IX nel 1402. Nel 1347 il Pembroke College, con preferenza per studenti francesi. Nel 1349 il Gouvdle Hall, ingrandito nel 1558 dal medico cattolico Caius e perciò da allora detto Gouville and Caius College. Nel 1350 si fondò Trinity Hall; nel 1352 il Corpus Christi College da una confraternita residente in S. Benedetto. Nel 1439 si ebbe la God's House per formare maestri per la campagna. Enrico VI fondò nel 1441 il King's College per gli studenti di Eton; la cappella venne finita da Enrico VIII. Il Queen's College, in origine S. Bernardo, è del 1446 e fu rifondato nel 1475 , nel quale anno fu istituito il St. Catharine's College; nel 1497 il Jesus College; nel 1505 il Christ's College, assorbendo la God's House che era del 1441; il St. John's è del 1511. Il rinnovamento di C. nel sec. xvi fu opera di s. John Fisher (1469-1535). Fu studente nella Michael House, B. A. nel 1487, M. A. nel 1491, fellow nella Michael House, proctor dell'Università nel 1494, vice cancelliere nel 1501, cancelliere nel 1504 e presidente del Queen's College dal 1505 al 1508. Fece fondare nel 1505 una nuova cattedra di teologia e ne fu il primo docente; a lui si deve anche la fondazione del Christ's College. Offrì a Erasmo la cattedra di teologia e l'insegnamento del greco; Erasmo vi soggiornò dal 1511 al 1514, e nel 1616 elogió il mirabile rinnovamento di C.; Fisher aveva per testamento legato al St. John's College la sua biblioteca, che fu però dispersa per ordine di Enrico VIII.

Dopo il suo martirio fu eletto cancelliere Cromwell. Dopo il 1535 con la soppressione degli ordini religiosi se ne avvantaggiarono alcuni colleges, cioè il Queen's College e Magdalene College; sorse allora il Trinity College costruito sull'antica fondazione benedettina del Buckingham College, che assorbì la Michael House e il King's Hall e servì per lo studio della teologia, della filosofia e delle lettere, delle arti e delle scienze. Nel 1584 nasce l'Emmanuel College; nel 1588 fu fondato il Sidney Sussex College. Con il periodo elisabettiano, si ebbe lotta di tendenze opposte rappresentate dal puritanesimo con T. Cartwright e dall'anglicanesimo con Whitgift; ma gli studi in C. si ridussero alla teologia e alle arti e al common lavo invece del diritto civile.

Nel 1665 il Parlamento conferì il privilegio alle biblioteche del re, di Oxford e di C. di ricevere un esemplare di ogni libro stampato in Inghilterra. Con il sec. xvir si ebbe a C. un grande interesse per le scienze e si crearono cattedre speciali per le matematiche. Una di queste fu tenuta per 55 anni dal Newton, che vi pubblicò nel 1687 i suoi Philosophiae naturalis principia matemathica. Nel 1706 un lascito di T. Plume fece istituire nuove cattedre di scienze, d'astronomia e fisica. Nel sec. xvirif fu vice cancelliere per 33 anni R. Bentley presidente del Trinity College dove creò un laboratorio di chimica chiamandovi il veronese Vigani; si ebbero pure nel 1724 il Regineprofessorship di storia (1724) e la cattedra di geologia (1727). Nel sec. xix si introdussero molte riforme alcune per C. e Oxford, altre speciali per C. Nella seconda metà del secolo si accettarono studenti senza l'obbligo di vita nei colleges. Il Selwyn College è del 1882. Nel 1869 fu istituito il Girton College, nel 1877 il Newnham College tutti e due femminili. La donne furono ammesse dal 1923 ai gradi ufficiali e dal 1926 a tutte le cattedre d'insegnamento.

L'Università comprende oggi 20 facoltà e 19 colleges. Vi sono, attualmente 2 colleges cattolici: il St. Edmund's College per il clero secolare e il St. Benet's College per i Benedettini. Il dottorato in teologia D D può essere conseguito anche da coloro che non hanno ricevuto gli ordini nella Church of England.

L'Università ha le sue rendite che sono costituite da donazioni, da fondazioni speciali per cattedre, dalle
tasse scolastiche, da sussidi dello stato e da contribuzioni dei colleges. Come membri dell'Università sono da considerare un certo numero di studenti e molti laureati con almeno 7 anni di anzianità, che hanno cariche o nei colleges o nell'Università stessa ed hanno il diritto di eleggere due deputati al Parlamento.

I principi fondamentali dell'Università sono fissati da decreti reali (ordes in council). Il senato accademico elegga il cancelliere, carica onoraria, in genere politica assistito da un vice cancelliere detto annualmente tra i capi dei colleges e rieleggibile, assistito da 16 membri scelti dal Regent House.

L'Università provvede ai corsi, determina gli esami. Si ottiene il grado di bachelor of arts dopo un esame in cinque materie; il grado di master of arts dopo sei anni dal primo term o trimestre; doctor con honours dopo esami in uno o più dei 14 tripos.

Costituzione e amministrazione universitario. - La Università è un ente corporativo che comprende tutti i colleges. Una previous examinatio è necessaria per entrare all'Università, ma i colleges possono avere regolamenti speciali per la missione. Lo studente collegiale ha l'obbligo della residenza, non può essere fuori oltre le 22 senza permesso, deve vestire la toga e pranzare nella hall del college 5 giorni la settimana.

Il baccalaureato comprende tre anni di studio di tre terms ciascuno (Michaelmass, Lent, Easter and Summer). Per avere il grado occorre un duplice esame: 1) general examination (classics, mathematics, a portion of English history); 2) special examination (scelta di materie prese in gruppi diversi). Anticamente i candidati erano classificati in ordine di valore individuale voranglers, senior e junior optim e che dal 1919 è rimasto solo per la giurisprudenza.

Ogni college è autonomo con rendite proprie provenienti da fondazioni o donazioni sovrane o di privati. A suo carico è l'alloggio, il vitto e la preparazione dei fellows e agli studenti mediante i tutors. Ogni college consta di edifici muniti di uno o più cortili (courti). Un grande relettorio hall per fellows e studenti; una biblioteca, una cappella, gli alloggi per i fellows e per gli studenti; tutto in origine derivato da palazzi medievali, con successive modifiche specie nel Rinascimento. La sontuosa residenza del senato è dei 1722; la biblioteca dell'Università (communis libraria universitatis) è un complesso di edifici che vanno dal medioevo al sec. xviII. Essa comprende 1.500 .000 volumi, 10.000 manoscritti e 3000 incunaboli; 50.000 volumi del fondo Acton sono per la storia moderna. Nella zona meridionale di Downing Street vennero istituite: la scuola di Agricoltura (1910) ingrandita nel 1926-27, il museo di Archeologia e Etnologia (1910-15), il laboratorio psicologico nel 1913 e quello fisiologico nel 1914, la Forestry School nel 1914, l'istituto Molteno di Parassitologia animale nel 1921; una stazione per ricerche biochimiche e biofisiche (1922) e la scuola sir William Duun di Biochimica; nel 1928 il nuovo laboratorio patologico.

In C. si hanno i seguenti istituti di cultura : la Philosophical Society con i suoi Proceedings dal 1821 e le Transactions dal 1843; la Philological Society con i Proceedings (1872) e Transaction (1882); la Pathological Society col suo Journal of Pathology and Bacteriology. La Cambridge University Press dal 1902 ha iniziato l'edizione delle seguenti collezioni: C. Modern History in 3 voll. e un atlante; C. Medieval History, 1911, in 8 voll.; C. Ancient History dal 1924, in 17 voll. di cui 5 illustrati. Inoltre: The C. History of the British Foreign Police C. 1922-23, 3 voll.; The C. History of the British Empire, 1929, 3 voll.; The C. History of India, 1922, 6 voll.; C. History of English Literature, 1907-16, 15 voll. - Vedi Tav. XXVIII.

Bibs.: J. Bass Mullunger, History of the University of Cambridge, 3 voll., Cambridge 1873-1909; E. Bullogh e G. R. Potter, s.v.

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in The Encyclopaedia Britannica, IV, 14* ed., 1929, pp. 632-34; J. N. Summerson e A. Pophan, s. v. in Enc. Ital., VIII, pp. 220223; A. De Bil, s. v. in DHG, XI, coll. 568-85. Enrico Josi

GAMBRY, Jeanne de. - Mistica agostiniana, n. a Douai il 15 nov. 1583 , m. a Lilla il 19 luglio 1639. Entrò nel 1604 al monastero delle monache agostiniane «Des Prés-Porchins» a Tournai. Dal 1621 fu superiora all'ospedale di Menin. Fondò a Lilla una nuova Congregazione «Les Filles de la Présentation». Nel 1625 si ritirò in un réclusoir presso la chiesa di S. Andrea a Lilla, ove morì in fama di santità.

Anima mistica di profonda spiritualità, lasciò vari scritti in cui si ritrova l'influsso specialmente di s. Agostino, di s. Bernardo e di Ruysbroeck. Le sue opere furono stampate a Tournai : Petit Exercice pour pouvoir acquérir l'amour de Dieu (1620); Traité de la ruine de l'amour-propre et bâtiment de l'amour divin (1623); Le Flambeau mystique (1631); Traité de la réforme des abus du mariage (1655); Traité de l'excellence de la solitude (1656); Lamentation funèbre de l'âme captive dans un corps mortel (1656).

Bias., P. de Cambry, Abrégé de la vie de Dame 7. de C.... Anversa 1659 , Tournai 1663 e 1785 (questa ultima edizione dà pure l'analisi delle opere): H. Saintrain, Vie admirable de 7. de C..., Tournai 1699; H. de Bainsieu, Une recluse en dix-septième siècle, Parigi v. Gembloux 1934; P. Droulers, s. v. in DSp, II (1937), col. 81 sg.

Anselmo Muereva
CAMDEN, diocesi di. - Nello Stato di NewJersey (U.S.A.), suffraganea di Newark, comprende le contee di Atlantic, Camden, Cape May, Cumberland, Gloucester e Salem.

Fu eretta il 9 dic. 1937, per smembramento di quella di Trenton, e assegnata, il ro dic. seguente, alla provincia ecclesiastica di Newark, creata lo stesso giorno.

Ha una superfice di 7500 kmq . Conta 139.479 cattolici su 696.489 mathrm{ab}. sotto la direzione di 121 sacerdoti, di cui 21 religiosi; 90 sono le chiese e 63 le parrocchie (1948).

Bias., AAS, 15 (1938), pp. 251-53; 258-60; The Official Catholic Directory, 1547, Nuova York 1947, parte 2*, pp. 377-80. Corrado Morin
CAMERA APOSTOLICA. - Con la parola C. A. che con il principio del sec. XI ebbe il sopravvento sulle altre analoghe di fiscus, palatium, arca, saccus si volle indicare il corpo amministrativo della Chiesa romana.

I redditi e i possessi della Chiesa erano affidati anticamente al collegio dei disconi, i quali erano in questo compito coadiuvati dai collegi dei notarii e dei defensores; ma la organizzazione si mutò man mano con il progredire dell'età ed in modo particolare quando tutta la Curia prese un nuovo aspetto, come conseguenza della lotta per le investiture, e dei nuovi compiti che essa si stava assumendo. Quando nel 1073 fu eletto papa Gregorio VII, che era stato arcidiacono, l'ufficio dell'arcidiaconato cessò senza lasciare traccia e si presentò, invece, quello del camerarius, gerente della C. A., che acquistò nella Curia primaria importanza. Il card. Cencio de' Savelli, chiamato appunto camerario, che fu poi papa Onorio III, sentì la necessità di compilare nel 1192 il Liber censuum, una specie di libro mastro nel quale sono elencati, provincia per provincia, i contributi che istituii ecclesiastici, paesi, persone erano tenuti a pagare alla C. A. A questo elenco egli aggiunse anche una collezione di documenti illustrativi (ed. P. Fabre e L. Duchesne, Le liber censuum de l'Eglise Romaine, 2 voll., Parigi 1910, con ricche note) che venne accresciuta in seguito. A questo momento la C. A. era un organismo finanziario ed amministrativo, che aveva la cura di tutti gli affari, diritti ed interessi materiali ed il governo delle temporalità della Chiesa Romana. Quando poi, durante il sec. xirr, i cardinali costituiti in collegio ebbero un proprio nucleo di beni e di proventi, ebbero anche una propria C. A., distinta dalla C. A., con a capo un proprio camerario che il papa sceglieva tra loro. Il Camerarius domini papae era il consigliere par-
ticolare del papa negli affari amministrativi ed era anche il custode del denaro, della cose preziose, delle derrate e di quanto giungeva nei magazzini della Curia; controllava le entrate e le uscite e ne teneva regolare registrazione. Alla C. A. faceva capo tutto il personale inferiore addetto alla Curia : panettieri, cantinieri, maniscalchi, portieri, genti armate, guardie ed anche i condottieri con le loro milizie. Facevano pure capo i collettori che il camerlengo (così fu chiamato il camerarius nell'uso comune) nominava nei singoli paesi per l'esazione dei tributi dovuti alla S. Sede. Anche tutta la gestione della zecca papale stava alla dipendenza della C. A. Quando il camerlengo era assente per qualche missione, il papa deputava a farne le veci un luogotenente o un vice-camerlengo.

Il camerlengo, che prima era un alto prelato rivestito per lo più di dignità vescovile, fu di regola nominato cardinale, e con questa promozione non cessò dall'ufficio; anzi, esso nella seconda metà del sec. xv non fu conferito che ad un cardinale. Un tale fatto però ebbe per conseguenza l'allargamento delle attribuzioni e delle responsabilità degli ufficiali subalterni.

Ben comprendendo Gregorio X che per essere buona l'amministrazione delle temporalità della Chiesa, non doveva subire arresti o periodi di incertezze, aveva stabilito, nel Concilio di Lione del 7 luglio 1272 (Ubi periculum), che il camerlengo continuasse anche in sede vacante ad avere custodia della C. A. A tale disposizione fece seguito quella di Clemente V (Clementine, cap. 2: Ne Romani) per cui la carica di camerlengo non doveva cessare con la morte del pontefice. Pio IV (cost. «In eligenda») stabilì che il cardinale camerlengo insieme con i tre cardinali capi d'ordine provvedesse al governo del conclave e ne curasse la chiusura.

Il camerarius si valse nel disbrigo delle sue molteplici attività dell'opera di alcuni chierici, detti poi chierici di C. A. Il loro numero, dapprima non ben determinato, venne stabilito a sette da Eugenio IV (cost. Inter cetero gravio). Innocenzo VIII (cost. Cum sicut accepimus) e Alessandro VI (cost. Etsi ex pastoralis) concessero loro la facoltà di giudicare, anche sommariamente, le cause riguardanti esazioni di cose e beni spettanti alla C. A., e affidarono loro il governo di molte città soggette al dominio temporale della S. Sede e la facoltà di ispezionare ogni anno tutte le terre dello Stato Pontificio. L'ultimo documento pontificio che riguarda i chierici di C. A. è la cost. Ad incrementum decoris di Pio XI, in data 15 ag . 1931 in cui vengono fissati: la loro nomina e presa di possesso, le loro funzioni ed i loro privilegi.

L'ufficio del vice-camerlengo, divenuto stabile, ebbe a godere di tutte le attribuzioni, giurisdizioni ed onori propri del camerlengo, e ad esso venne attribuito, in principio però non stabilmente, il governo di Roma; anzi, dopo Sisto V, il vice-carmerlengo fu l'ordinario governatore di Roma.

Oltre ad una competenza giudiziaria in materia civile il vice-camerlengo, quale governatore di Roma, ne ebbe una vastissima in materia criminale a cui si riferivano del resto svariate norme pontifice (cost. Etsi pro cunctarum di Leone X, cost. Universi agri di Paolo V), comprendendo essa anche funzioni preventive di polizia e di vigilanza per mantenere la pubblica quiete ed impedire i delitti : funzioni alle quali provvedeva con un corpo di birri, retto da un bargello. Coadiuvavano il vice-camerlengo nell'esercizio delle dette giurisdizioni un luogotenente civile, due luogotenenti criminali e vari altri funzionari. Fur esercitando tutte queste giurisdizioni e funzioni, il vice-camerlengo partecipava sempre all'attività solita della C. A.

Il camerlengo, che da principio affidava l'ufficio di tesoriere ed un chierico di C.A., rese in seguito stabile tale designazione, e si venne cosi a creare la carica di

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tesoriere generale, il cui potere fu sempre più esteso dai pontefici, essendo necessaria all'amministrazione dei beni della S. Sede ed alla vigilanza sulle sottocollettorie, sparse per il mondo cattolico, un'autorità che, controllasse gli introitos e gli exitus dei denari, cioè lo stato della cassa, tenendosi a diretto contatto con i mercatores romanam Curiam sequentes, cioè con i banchieri che erano i depositari ed i cambiatori della moneta. Il tesoriere generale doveva così render conto ogni semestre alla C.A. di tutto il denaro ricevuto e speso, ed a sua volta poteva chiamare innanzi a sé tutti i collettori, sottocollettori ed ufficiali, perché rendessero conto dei loro atti.

Basilare per le competenze del tesoriere generale della C.A. e la costituzione di Sisto V In conferendis praecipuis del 23 genn. 1590. Secondo detta costituzione esso poteva comporre e concordare questioni riguardanti spogli, frutti, redditi, proventi, beni e diritti spettantialia C.A.; assolvere, previo pagamento, anche da censure o da pene, coloro che vi erano incorsi per non averli pagati, ecc. Per un certo tempo, inoltre, il tesoriere generale, sotto il pontificato di Benedetto XIV, cumulò in sé le cariche di sopraintendente alle dogane pontifice, di castellano della fortezza di castel S. Angelo e di commissario generale del mare.

Poiché le operazioni fiscali davano spesso origine a litigi, causa, p. es., contestazioni fra contribuenti e collettori, malversazioni di collettori, rifiuto di pagamenti, concussioni di ufficiali, proteste ecc., in seno alla C.A. stessa fu costituito un tribunale, il quale giudicava con procedura sommaria tali questioni. Era presieduto da un magistrato che fu chiamato l'uditore generale della C.A., ed era coadiuvato da un viceuditore e giudicava in prima istanza tanto in civile quanto in criminale; gli appelli andavano al camerlengo.

L'uditore generale delle cause della reverenda C.A., già sotto Innocenzo VIII (cost. Apprime ad devotionis) giudicava le cause e poteva colpire con pene ecclesiastiche coloro che non ubbidivano ai mandati apostolici (il giudizio personale contro Lutero fu istruito presso questo tribunale), o non pagavano i debiti (cost. Ad eximiae devotionis di Pio IV). Tale carica nel 1558 fu soppressa e le sue funzioni e competenze affidate al reggente della reverenda C. A., nel 1561 Pio IV, con la cost. Ad eximiae devotionis, la ricostitui, abolendo quella effimera del reggente.

Altri uffici camerali erano: l'avvocato dei poveri (uno degli avvocati concistoriali), che era il gratuito difensore dei non abbienti ed aveva, prendendo parte alla visita delle carceri, la cura di vigilare affinché i carcerati non fossero gravati dai giudici, dagli esecutori e dai custodi delle carceri; il commissario generale della C.A., deputato ad intervenire nella trattazione degli affari ed a sorvegliare gli interessi camerali; il procuratore del fisco, che doveva introdurre le cause riguardanti il vantaggio del fisco e funzionava da pubblico ministero nelle cause criminali.

Ben si comprende come la C.A. per rogare i suoi atti pubblici avesse tra i suoi componenti alcuni notari che erano anche i segretari e cancellieri della stessa C.A.

Quando la C.A. nella vigilia e nella mattina della festa dei ss. Pietro e Paolo si riuniva in Camera dei tributi per ricevere i tributi degli Stati vassalli, il procuratore del fisco aveva diritto di protestare contro i non solventi ed avanti al papa leggeva una orazione di protesta.

Anche nel campo giudiziario le attribuzioni della
C. A. crebbero sino a formare, con la riunione di tutti i suoi membri, un tribunale che si chiamava appunto Tribunale della piena C. A. o semplicemente Tribunale della C. A. La sua competenza si estendeva alle cause interessanti direttamente o indirettamente il fisco pontificio od aventi per oggetto le collette, le gabelle, relative ai Capitoli degli appalti od attinenti ad affari fiscali o alla devoluzione e caducità dei feudi ecclesiastici. Giudicava poi in appello le sentenze ed i decreti del governatore di Roma, della C. A., del tesoriere generale e dei chierici di C. A. presidenti (detti cosi perché erano loro, tra l'altro, affidate anche le presidenze e prefetture dell'annona, della grascia, delle strade, delle ripe, degli archivi, delle carceri, della zecca e del bollo, degli ori e degli argenti, delle dogane ed i commissariati delle armi e del mare). Giudicava finalmente in terza istanza le cause che avevano per oggetto gli * allontanamenti coattivi, l'edilizia e le servitù ». Come si vede il carattere giurisdizionale di questo tribunale era prontamente temporale e laico.

Sotto Pio IX la C. A. subi profonde modifiche. Con il motu proprio del 12 giugno 1847 egli costituil Consiglio dei ministri, chiamandone a far parte il cardinale camerlengo, quale Ministro del commercio, delle belle arti, dell'industria e dell'agricoltura.

Con la fine del dominio temporale dei papi invece cessò qualsiasi attività della C. A. in sede piena.

Presentemente la reverenda C. A. consta del cardinale camerlengo di S. Romana Chiesa, del vicecamerlengo, del tesoriere generale, dell'uditore generale, di un collegio di otto prelati chierici, di due notari di C. A. Le sue funzioni sono fissate nel can. 262 del CIC, che rimanda alla cost. Vacante Sede Apostolica di Pio X, del 25 dic. 1904, ora sostituita dalla cost. Vacantis Apostolicae di Pio XII (8 dic. 1945). Per tale costituzione il cardinale camerlengo, durante le vacanze della Sede Apostolica, ha la cura e l'amministrazione dei beni e dei diritti temporali della S. Sede, con l'aiuto dei cardinali capi d'ordine. Appresa quindi dal maestro di C. A. la notizia del decesso del papa, si deve recare al palazzo Vaticano per prenderne possesso, esercitarne il governo, come prende il possesso ed esercita il governo del palazzo Laterano e del palazzo di Castelgandolfo, e apporre i sigilli alle stanze private del defunto pontefice, provvedendo, con parere dei cardinali capi d'ordine se nulla sia stato stabilito dal pontefice defunto, alla conveniente conservazione del cadavere. All'inizio del conclave il camerlengo deve vigilare che tutti i conclavisti prestino il dovuto giuramento de secreto servando e che nessuno di questi comunichi con l'esterno, provvedendo cosi a che la clausura del conclave non venga violata. La competenza dei chierici di C. A., durante il conclave, concerne la custodia delle varie parti del palazzo Vaticano, del Piombo della Cancelleria, della Segreteria dei brevi e della Dataria.

Bial.: G. Mollat, Les paper d'Avignon, 2^{°} ed., Patizi 1912. p. 311 sss.; A. I. Cameron, The apostolic C. and Scottish benefices (1418-88), Oxford 1934, pp. xili-xciv; G. Felici, La reverenda C. A., Roma 1940, con bibl. citata. Guglielmo Felici

CAMERIERI SEGRETI DI SUA SANTITA: v. famiglia pontificia.

CAMERINO, ARCIDIOCESI di. - Nelle Marche, in provincia di Macerata. Documenti sicuri fanno conoscere la sede episcopale come certamente stabilitavi a metà ca. del sec. v. Indubbi sono i nomi dei vescovi Bonifazio (501) e Severo (555-60). Crebbe d'ampiezza e di splendore nell'età medievale, specie

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(fol. Gabinetto fotografico nazionale)
PORTALE DELLA CHIESA DI S. VENANZIO (sec. xiv).

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(fut. Enc. Cett.)
CAMICE DETTO DI BONIFACIO VIII (sec. xiv) - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.

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A sinistra: TAZZA FARNESE. Cammeo d'onice con figurazione di Medusa (sec. 1) - Napoli, Museo nazionale. A destra: TESTA DI MEDUSA. Cammeo di etü romana (sec. 11); RITRATTO. Cammeo del tempo di Caracalla - Biblioteca Vaticana, Museo profano; PESCE. Cammeo cristiano (sec. iv-v); S. GIOVANNI BATTISTA. Cammeo bizantino (sec. xiri-xiv) - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.

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(da A. Serafni, Torri Campanarie, Roma 1927)
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(da A. Serafni, Torri Campanarie, Roma 1927)
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(fot. Enc. Cait.)
In alto a sinistra: CAMPANA DI CANINO (sec. viII o principio sec. ix). Una delle più antiche campane liturgiche tuttora esistenti - Roma, museo Lateranense. In alto a destra: CAMPANA DI S. BENEDETTO IN PISCINULA (1069) - Roma. In basso: CAMPANA MAGGIORE DI S. PIETRO (1786) - Basilica di S. Pietro.

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nell'età carolingia. L'antica estensione territoriale si andò però riducendo fin dal sec. xiv.

Nel 1320 sotto il papa Giovanni XXII un primo smembramento diede origine alla diocesi di Macerata. Un secondo, nel 1586, sotto Sisto V, portò alla creazione di Tolentino e di S. Severino. Nel 1728 la città di Flobriano, con Benedetto XIII, nel 1787 quella di Matelica, con Pio VI, si distaccarono da C., che venne elevata a sede antirescovile immediatamente soggetta. Legami speciali ebbe con lo Stato Pontificio cui fu soggetta nel sec. XII dopo essere stata per lungo tempo capoluogo della «marca» detta dal suo nome Marca di C. e di nuovo direttamente nel 1545 con il cadere della storica signoria dei Varano. Nel 1727 vi fu eretta da Benedetto XIII l'Università; nel riassetto dello Stato Pontificio del 1814 C . mantenne la tradizione politica del passato essendo stata designata a sede di delegazione.

La fiorente vita passata della vasta arcidiocesi Camerte è rispecchiata nel numero ragguardevole di abbazie le quali però vengono attualmente a trovarsi fuori del suo territorio. Così l'abbazia di Rambona (SS. Gregorio, Silvestro e Flaviano) presso il fiume Potenza, fondata nel sec. IX e, prima della rovina, considerata tra le più grandi abbazie benedettine in Italia; S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, presso il Chienti sul corso del Fiastra, sorto accanto alla chiesa sunnina del sec. XI: cumulata di privilegi, ricca di estesissime pertinenze, questa abbazia cistercense fu distrutta quasi del tutto nel 1421.

Tra i monumenti sacri di C. si ricorda: la chiesa di S. Venanzio con il portale della fine del ' 400 , dedicata al famoso martire dalmata, straordinariamente venerato nella città e nel territorio e che tanta parte ha nella tradizione delle memorie sacre locali. La sua passio (BHL, 8523 ) è un adattamento di quella del martire prenestino Agapito, ma attinge largamente alle Passioni dei martiri dalmati. Una chiesa monumentale è S. Francesco che, sebbene rimaneggiata, conserva della primitiva l'abside e il portale del sec. xili.

Nel tempio cinquecentesco dell'Annunziata ha sede una pinacoteca con opere del ' 400 e del ' 500 , specie di pittori locali (Arcangelo di Cola). L'archivio è andato perduto nell'incendio del 1515 . Manoscritti di qualche interesse si trovano nella biblioteca Valentiniana della città.

Attualmente l'arcidiocesi di C. conta 450 chiese, 174 parrocchie, 179 sacerdoti diocesani e 28 regolari, 10 comunità religiose maschili, 8 femminili, 77.980 cattolici su 78.000 ab. - Vedi Tav. XXIX.

Bibl.: O. Turchi, De ecclesiae Camerinensis pontificibus libri VI sive Camerinum sacrum, Roma 1762; H. Delohaye, S. Anastase martyr de Salane, in Analecta bollandiana, 16 (1897), pp. 490-94 (s. Venanzio); A. Dufourou, Etudes sur les geitis Martyrum romains, III, Parigi 1907. p. 25; P. F. Kehr, Iridia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 119-33; B. Feliciangeli, Cranotasti dei più antichi vescovi di C., Camerino 1921; Lenzoni, pp. 487-89; M. Mariani, L. Allevi, D. Aringoni, R. Romani, Guida diC., Terni 1927; Cottincau, I (1939), coll. 1137, 2399. Serafino Prete

CAMERINO, Paolo da. - Il primo gesuita italiano nelle Missioni Estere. Sacerdote della diocesi di Camerino (donde ebbe il cognome abituale, non avendo nome gentilizio), entrò nella Compagnia nel 1540 ed accompagnò il Saverio, che partiva per l'India. Sbarcato a Goa nel 1541, vi rimase fino alla morte ( 21 genn. 1560), occupato nei catechismi, nell'istruzione del clero indigeno al collegio di S. Paolo e nella cura degli infermi, per i quali eresse un ospedale. Si guadagnò grande simpatia per la sua estrema semplicità, il suo candore e la sua carità. Alcune sue lettere dall'India sono pubblicate nei Monum. Historica S. I., Documenta Indica, I, Roma 1948 sgg.

Bibl.: P. Tacchi-Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, II, Roma 1922, pp. 371-81. Edmondo Lamallo

CAMERLENGO DI SANTA ROMANA CHIESA: v. CAMERA APOSTOLICA.

CAMERONIANI. - Nome dato ai seguaci di Riccardo Cameron ( 1648-80 ). Fu questi un fanatico partigiano dei «Covenanters», difensori del «Covenant» (1643) o patto con il quale gli Scozzesi si erano legati per difendere il calvinismo più rigido nella loro patria. Quando i «Covenanters» furono sconfitti nella battaglia di Bothwell Bridge (1679), durante il regno di Carlo II (1660-85), il Cameron radunò gente e continuò la guerra, e nella dichiarazione di Sanqubar (1680) non solo respinse la gerarchia ecclesiastica anglicana, ma anche la monarchia. Ucciso poco dopo nella battaglia di Aird's Moss, i suoi seguaci continuarono la lotta e la ribellione contro gli Stuarts, fino alla Rivoluzione del 1688. Riorganizzata, dopo questa, la Chiesa presbiteriana di Scozia, i C. si rifiutarono di unirsi con essa, perché non aveva ripristinato totalmente il "Covenant", e formarono la «Reformed Presbyterian Church». Questa chiesa esiste tuttora non solo nella Scozia ma anche in Irlanda e negli Stati Uniti, rappresenta la parte più rigida del Presbiterianismo scozzese, e si considera legittima discendente dei vecchi "Covenanters», difensori di uno dei patti più fanatici e ostili alla Chiesa cattolica.

Bibl.: J. H. Blunt, s. v. in Dictionary of Sects, Heresies, Ecclesiastical Parties and Schools of Religious Thought, Londra 1874; T. McCrie, The Story of the Scottish Church, ivi 1875, pp. 343 446 e passim; W. Benham, s. v. in Dictionary of Religion, Nuova York 1887. Camillo Crivelli

CAMERONITI. - Setta calvinista francese che prese il nome dallo scozzese Giovanni Cameron (15771625), il quale, dopo aver studiato filosofia a Glasgow, nel 1600 passò a Bordeaux in Francia. La Chiesa riformata di questa città, per conto suo lo mandò a studiare teologia a Ginevra ed a Heidelberg. Mentre era professore a Saumur (Maine-et-Loire) abbracciò e difese alcune dottrine arminiane (v. arminio), imitato in ciò da Mosé Amyraut, dal quale ebbero origine gli Amiraldisti; ma per difficoltà poi sopravvenute dovette ritornare nella Scozia, dove rimase solo un anno, trasferendosi di nuovo in Francia nella città di Montaultan, ove dicesi che sia morto durante un tumulto l'anno 1625 . Scrisse le «Theological Lectures».

Bibl.: J. H. Blunt, s. v. in Dictionary of Sects, Heresies Ecclesiastical Parties and Schools of Religious Thought, Londra 1874, p. 99 sgg.; I. F. Buddeus, Iuopage historico-theologica ad theologiam universam, singulasque eius partes, Lipsia 1730, pp. 1146, 1147, 1499, 1502. Camillo Crivelli

CAMERUN. - Regione dell'Africa Equatoriale che si stende dal fondo del golfo di Guinea al Ciad, al Lagone ed al corso inferiore del Congo. La colonia germanica dello stesso nome abbracciava, alla vigilia della prima guerra mondiale, una superfice di 745 mila kmq . Col trattato di Versailles ( 28 giugno 1919; artt. 119-58) furono restituiti alla Francia (A.E.F.) i territori orientali (sulla sinistra del Lagone ; 225 mila kmq.) ceduti al C. tedesco nel 1911, e dei rimanenti vennero costituiti due mandati. Il maggiore, affidato alla Francia, abbraccia 431.300 kmq . con 2,8 milioni di ab. (dei quali 1,6 banta, 800 mila sudanesi e ca. 4 mila europei); il più piccolo, comprendente il lembo occidentale del paese, alla Gran Bretagna ( 88.266 mathrm{kmq}. con 926 mila ab.), che amministrativamente lo annesse alla finitima Nigeria.

La zona costiere, bassa e paludosa, ha clima caldo, umidissimo e malsano; verso l'interno, il territorio va innalzandosi in colline e poi in un altopiano ( 800-1500 mathrm{~m}.) che ha clima meno eccessivo, con una stagione asciutta, ed è meglio sbitato. Foresta equatoriale e savane dominano il paesaggio, ma il terreno si presta a colture svariatissime (cacao, arachidi, sesamo, banana, caffè, tabacco, ecc.) e suscettibili di grande sviluppo. Purtroppo la popolazione

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Camerun - Un Capo davanti alla sua residenza. Foumban, vicariato apostolico.
è decimata dalle malattie (tifo, tubercolosi, malattia del sonno), dalla deficenza del nutrimento, dall'alcoolismo e dalle fatiche dei trasporti che si fanno a spalla d'uomo. Non mancano possibilità minerarie (stagno, oro, argento, titanio) e di allevamento, ma la ricchezza maggiore del C. è ancora la foresta, che riveste ca. 18 milioni di ha. e dà legnami pregiati e palme oleifere. Le comunicazioni sono scarse ( 508 km . di ferrovie) e difficili; il C. francese dispone però del magnifico porto naturale di Douala. Yaoundé ( 25 mila ab.) e Buea ( 3 mila ab.) sono le sedi dell'amministrazione, rispettivamente, nelle zone francese e britannica.

Bibl.: R. Costedoat, L'Effort frantais au Cameroun, Besancon 1930; H. Celarié, Nos frères noirs. Cameroun, Dahomey, Parigi 1932; C. Weller, Wirtschaftsgengraphie des britischen Mandats Kamerun, in Der Tropenpllanser, 36 (1933), pp. 367-91, 413-50; I. T. Sanderson, An expedition to the British Cameroon, in Geogr. Tournal. 85 (1935), pp. 113-41; P. Chauleur, L'auure de la France au Cameroun, Yaoundé 1936; G. Ongaro, Il C., in Riv. delle Colonie, 10 (1936), pp. 909-22; W. Kemnez, Kamerun, Berlino 1937; H. Labouret, Le Cameroun, Parigi 1937; G. Escherich, Kamerun, Berlino 1938; H. Lembezat, Le Cameroun, Parigi 1947.

Giuseppe Caraci
Missioni nel C. - Prima dei cattolici, i protestanti, verso la metà del secolo scorso, penetrarono nell'attuale regione del C. I cattolici vi entrarono, si può dire, con la colonizzazione tedesca, in seguito alla quale tutto il territorio della colonia fu eretto in prefettura apostolica omonima (1890), affidata ai Pallottini tedeschi, ed elevata poi a vicariato (1904).

L'attività dei missionari si estese prima alla regione costiera, e poi a quella interna, col risultato che nel 1913 - un anno prima dello scoppio della guerra europea - la missione contava 28.469 cattolici e 17.650 catecumeni, distribuiti in 14 stazioni principali e curati da 34 padri, 36 fratelli, 29 suore e 223 catechisti. Molto sviluppata
era l'attività scolastica ( 200 scuole con 20.000 allievi), la propaganda scritta (catechismi, libri di preghiere, studi linguistici) e il lavoro agricolo ed economico. Nel 1907 l'esperienza apostolica di quegli anni fu come codificata nelle norme del Sinodo. Poco prima della guerra (1912) la parte orientale interna (Nuovo C.) fu staccata dal vicariato per dar luogo alla prefettura apostolica dell'Adamaua, affidata ai preti del S. Cuore e la regione di Butiko, nel sud, fu affidata ai padri tedeschi della Congregazione dello Spirito Santo. La guerra irruppe anche nel C. e la missione soffrì la distruzione di chiese e stazioni, e la deportazione di parecchi missionari in Inghilterra, mentre altri furono imprigionati. Le missioni della parte francese passarono ai padri francesi dello Spirito Santo, quella inglese ai padri dell'Istituto inglese di Mill Hill. Attualmente le mission del C. sono le seguenti : Douala (v.), Yaoundé (v.), Foumban (v.), Doumé e Garoua (v.) nel C. francese, Buea (v.) nel C. britannico, con una popolazione cattolica che si avvicina al mezzo milione.

Bibl.: GM, pp. 241, 254-56; G. Schmidlin, Das deutsche Missionstorik der Gegenwart, Münster in W. 1920, pp. 31-33; cf. inoltre la bibliografia alle voci delle singole missioni.

Giovanni B. Tragella
CAMETTI, Alberto. - Musicologo e compositore, n. a Roma il 5 maggio 1871 , ivi m. il 1^{°} giugno 1935. Maestro di cappella a S. Luigi de' Francesi in Roma, membro della Pontificia commissione per la musica sacra, istituita da Pio X.

Pubblicò: I Melodrammi biblici all' Osipizio S. Michele in Roma (Roma, 1899); Frescobaldi in Roma, in Riv. Mus. It., 15 (1908), p. 701 sgg.; La scuola dei Pucri cantus di S. Luigi de' Francesci e i suoi principali allievi, ibid., 22 (1915), p. 593 sgg.; Palestrina (Milano, 1925). Fra le sue composizioni musicali sacre si ricordano messe, vespri, motretti e musica per organo.

Luisa Cervelli
CÀMICE. - Veste di lino bianca (detta perciò in linguaggio liturgico alba), lunga fino ai piedi, usata dagli ecclesiastici nelle funzioni liturgiche. Deriva dalla tunica che i Greci e i Romani portavano sola, o sotto le altre vesti. Era senza maniche e giungeva alle ginocchia, quella muliebre discendeva sino ai piedi, donde il suo nome di talare. Nel sec. III, sotto l'influsso dei costumi orientali, furono aggiunte le maniche. Semplice e senza ornato da principio, ebbe in seguito delle lunghe strisce di porpora o di altro colore, che scendevano, dalle spalle ai piedi, tanto di dietro che davanti. E precisamente questa tunica talare, bianca, senza ornato, con le maniche lunghe e strette ai polsi, che i chierici usarono per compiere i sacri ministeri. Il Concilio di Cartagine del 398 stabili che il diacono indossasse la tunica solamente nel tempo dell'oblazione o delle lezioni. Nel sec. vi anche i suddiaconi cominciarono a portarla. Nell'830 Leone IV prescrisse per le funzioni sacre un c. diverso dall'ordinario; così quando i civili cessarono di portare la tunica, questa fu conservata nella liturgia e divenne indumento sacro. Nell'Ordo Romanus I la tunica di lino è già certamente una veste liturgica.

L'antica tunica era abbastanza ampia, e vi furono applicati ornamenti di seta o di oro, non solo alla estremità e alle maniche, ma anche sul petto, sulle spalle, alle falde. Con l'andar del tempo questi ornamenti scompaiono, per dar luogo, specialmente dal sec. xvi, a merletti e trine di vario genere. Oggi il c., secondo le prescrizioni canoniche, dove essere di tela bianca, di taglio abbastanza ampio e scendere fino ai talloni, stretto con il cingolo, intorno ai fianchi. Nessun ornato è prescritto; si può quindi seguire l'uso invalso di applicarvi dei merletti intorno al collo, alle estremità delle maniche, e dell'orlo inferiore. I c. fatti di soli merletti non sono permessi; sono invece tollerati i fondi di vario colore da sottoporsi al merletto delle maniche e della frangia; rappresentando essi

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il colore della sottana del celobrante. L'uso del c. è riservato dal sec. xil-xili ai soli ministri in sacris per la Santa Messa, e tutte le volte che si indossa la dalmatica o la tunicella. Il sacerdote non l'usa nei vesprì, matutino e lodi, e nelle esequie. Il c. deve essere benedetto dal vescovo o da chi ne ha la facoltà. - Vedi Tav. XXX.

Bibl.: J. Braun, I paramenti sacri, Torino 1914, pp. 70-77; V. Casagrande, L'arte a servizio dello Chiesa, ivi 1938. pp. 194-97.

Enrico Dante
CAMILLI : v. ROMANI, BELlGIONE dei.
CAMILliANI, Francesco. - Scultore, n. in Firenze e m. ivi il 13 ott. 1586, sepolto nella chiesa della S.ma Annunziata. Scolaro di Baccio Bandinelli e membro dell'Accademia del disegno, fece statue, oggi perdute, per molte chiese fiorentine.

Le fonti ricordano di lui un Melchisedech in terracotta per la cappella dei pittori nel chiostro grande della S.ma Annunziata, un Neituno in pietra per il cortile del palazzo Ricasoli, alcune statue per Borgo Ognissanti e un bassorilievo con l'Annunciazione per la porta del Duomo. La sua opera più importante è la grande fontana con allegorie di fumi ideata per la villa fiorentina di d. Pedro di Toledo, poi venduta nel 1573 da d. Luigi di Toledo al Senato di Palermo. Composta di seicentoquarantaquattro pezzi di marmo, fu sistemata nella piazza Pretoria di quella città dal figlio dello scultore, l'architetto Camillo. Su alcune delle statue l'autore appose la firma e le date 1554 e 1556 .

Birl.: G. Vasari, Le vite, Firenze 1881, pp. 618-20; W. Bielà, s. v. in Thieme-Becker, V. p. 439; A. Venturi, X. II (1926), pp. 230-43; E. Mauceri, s. v. in Ene. Ital., VIII (1930), p. 504 .

Giovanni Carandente
CAMILLINI : v. MINISTRI DEGLI INFERMI.
CAMILLIS, GIOVANNI GIUSEPPE de: v. DE CAMILLIS, GIUSEPPE.
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Camerun - Antica scultura in legno raffigurante un Capo con la testa del nemico vinto, in atto di bere vino di palma.
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(per cortina dei padri Camillini)
Camillo de lellis, santo - Maschera del Santo che si conserva in Roma nella stanza della casa generalizia annessa alla chiesa della Maddalena ove morì.

CAMILLO de LELLIS, santo. - N. a Bucchianico di Chieti il 25 maggio 1550 da nobile famiglia abruzzese. Fanciullo, poi giovinetto, manifestò vivacità incomposta: amante dei giochi, insofferente di disciplina e riluttante a ogni applicazione di studio e fatica. Perduti a 13 anni la madre e a 17 il padre, visse, fino a 25 , vita randagia, tra rischi e avventure belliche di terra e di mare, in Dalmazia e in Africa, al soldo di Venezia e poi di Spagna, ma più avido e smanioso di divertimento che allettato e inorgoglito da miraggi di gloria. Una piaga a un piede l'obbligò ad entrare in cura a S. Giacomo degli Incurabili di Roma. Ristabilitosi tornò alla guerra e al gioco, cui espose, perdendo, ogni cosa. Nell'autunno del 1574, per non mendicare, si rassegnò a servire da manovale in una fabbrica di Cappuccini a Manfredonia. Il 2 febbr. 1575, dopo vivaci resistenze, si dette vinto alla Grazia. Chiese ed ottenne l'abito dei Cappuccini; ma la piaga lo costrinse a tornare a S. Giacomo, dove maturò la sua vocazione alla carità ( 1575-84 ). Rifiutato la seconda volta dai Cappuccini si consacrò al servizio dei malati, temperando via via e educando le ardue risorse della natura, potenziate da una volontà di ferro, al conseguimento del pietoso intento, senza che Filippo Neri, che ne moderava lo spirito, riuscisse ogni volta a contenerne l'impeto e l'ardore. Nel 1584, col proposito di fondare una Compagnia di uomini timorati che si consacrassero per amor di Dio all'assistenza dei malati, si fece sacerdote. Il 15 sett. dello stesso anno dette l'abito religioso ai primi compagni. Il 18 marzo 1586 Sisto V approvò la Compagnia di C., denominata dei «Ministri degli Infermi» (v.), cui concesse di portar sul petto, cucita all'abito, e sul mantello una croce rossa. Lo stesso anno la Compagnia entrò in possesso della Casa e Chiesa della Maddalena in Roma, casa madre dell'Ordine. Lì, l'8 dic. 1591, C. pronunziò, con 25 compagni, la professione dei tre voti solenni, cui aggiunse un quarto di assistenza ai malati, ancorché appestati, in seguito alla bolla di Gregorio XIV che elevava la Compagnia a Ordine religioso di Chierici regolari. Dal 1588 C. fondò altre case in Napoli, Milano, Genova, Fi-

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renze, Bologna, Mantova, Ferrara, Messina, Palermo, Viterbo, Chieti, Bucchianico, Borgonuovo, accettando, ovunque gli fu consentito, l'assistenza ai malati negli ospedali, e dei moribondi nelle loro case. Egli stesso eresse nuovi ospedali, di cui uno in Roma di 700 letti a Bocca della Verità. Per 40 anni C. pose la sua vita a servizio dei poveri e dei malati, senza limiti e riserve. Entrò in tutti i campi della carità con sovrumano ardore. Gli ospedali, per opera sua e dei suoi, mutarono faccia. Esperimentò e dettò regole sapienti "per servire con ogni perfezione i malati ", e i feriti sui campi di battaglia, dove la sua croce rossa fece la prima comparsa nel 1596 a Strigonia in Ungheria, al seguito dell'armata di Francesco Aldobrandini. A Roma in tempo di carestia, epidemia, inondazione, organizzò soccorsi d'urgenza con intuizione immediata dei bisogni, tecnica perfetta e larghezza di mezzi, col genio innato e reso soprannaturale dalla carità. Nel 1607, dopo 22 anni, rinunziò al governo del suo Ordine, per attendere solo alla carità. Mori a Roma, il 14 luglio 1614, alla Maddalena, dov'è sepolto. Fu canonizzato da Benedetto XIV nel 1746, da Leone XIII proclamato nel 1886 celeste "Patrono di tutti gl'Infermi e Spedali", e da Pio XI nel 1930 "Protettore di tutti gl'Infermieri». La sua festa si celebra dalla Chiesa Universale il 18 luglio.

BibL.: S. Cicatelli. Vita del p. C. de L., Viterbo 1615. Napoli 1620, Roma 1624; C. Lenzo. Annalium CC. RR. Miuitirantium Infirmit. Napoli 1641; M. Vanti. S. C. de L., Torino 1029; id., S. Giacomo degli Incurabili di Roma nel Cinquecento. Roma 1938; A. Ca