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ture", ma piuttosto nei templi. Le (12?) masşēbhōth trovate in Gezer, appartenenti probabilmente al periodo 1800-1600, ritenute da molti autori come residuo del santuario di quella città, forse non sono altro che cippi commemorativi o sepolcrali dei principi o di altri personaggi illustri. Oggetti di culto nelle singole case erano statuette di d*i o di dee, specialmente della dea nuda, trovate in gian numero negli scavi.

Il culto stesso consisteva principalmente nei sacrifizi, sia cruenti, sia incruenti. Gli animali che si immolavano sembrano essere stati, come risulta dalle ossa trovate nei santuari scavati, quelli che prescrive la Bibbia, specialmente le pecore e i giovenchi; finora non si è provato con certezza che presso i Cananei (contrariamente all'uso ebraico) anche il porco sia stato immolato. Il Vecchio Testamento attesta che presso i Cananei erano pure in uso i sacrifizi umani
(cf. Lev. 20, 1-5; Deut. 12, 31; 19, 9 sg.). L'archeologia finora non ne ha fornito prove indiscutibili, ma degli indizi ci sono. Tuttavia l'interpretazione delle scoperte archeologiche deve essere cauta. Gli scheletri di bambini rinchiusi in anfore, trovate in alcune città scavate, forse non provengono da offerte sacrificali, ma da sepolture praticatesi dentro le case stesse; le salme non mostrano tracce di ferite o di combustione e sono generalmente accompagnate dai soliti doni sepolcrali (fiale con cibi, vasi con bevande ecc.). I cosiddetti "sacrifizi di fondazione" non si possono con certezza provare, ma neanche il Vecchio Testamento ne attesta indubbiamente l'esistenza (l'esegesi di I Reg. 16, 34 è controversa). Risulta invece dal Vecchio Testamento che dei sacrifizi umani furono offerti non soltanto a Moloch (identico con il dio Malik venerato in Babilonia), ma anche al dio cananeo Baal (Ier. 25, 5; 32, 35). L'esistenza di quest'uso barbaro presso Israele è un argomento convincente dell'esistenza del medesimo presso i Cananei; da questi era passato agli Israeliti come tanti altri usi religiosi immorali e inumani, p. es., la prostituzione "sacra" (cf. I Sam. 14, 24; 13, 12; 22, 47; II Sam. 23, 7).
5. Abbondanti sono le informazioni forniteci dagli scavi intorno alla cura per i morti; quasi di tutte le grandi città cananee si sono ritrovate o le necropoli o almeno un gran numero di tombe. I morti generalmente venivano sepolti, come anche presso gli Israeliti, in caverne naturali o in camere sotterranee costruite di differente forma, per lo più destinate a intere famiglie. Il morto veniva deposto nella tomba senza sarcofago; ove si adopera il sarcofago, come a Bejsân e a Tell Fara' (sarcofaghi antropoidi), ciò avviene per influsso dall'estero (cf., p. es., i sarcofaghi di Biblos). Al morto si davano abbondanti doni, particolarmente oggetti della vita comune: piatti, brocche, anfore, lampade, istrumenti e armi, ornamenti vari. Questo arredamento sepolcrale attesta la persuasione che il defunto gode, dopo la morte, una vita simile a quella terrestre. Le necropoli si trovavano generalmente fuori delle città; così, p. es., a Gerico, Tell Fara', Bejsân, Gezer, et-Tell (Hai); ma tombe di singoli individui o di intere famiglie si sono fatte anche dentro l'abitato (p. es., in Gezer, Mageddo). Del resto ci sono conservate soltanto le tombe dei più agiati; il popolo minuro seppelliva i suoi morti in semplici tombe scavate nella terra, delle quali nulla si è conservato.

Biss.: H. Virent, Canaan d'après l'exploration récente, Parigi 1907; F. Bohl, Kanander und Hebräer, Lipsia 1911; B. Maisler, Untersuchungen zur alten Geschichte und Ethnographie Syriens und Palästinas, I, Giesern 1930; W. F. Albright, Archaeology of Palestine and the Bible, Nuova York 1932; 3ᵃ ed. ivi 1935; C. Watzinger, Denkmäler Palästinas, I, Lipsia 1932. pp. 29-76; L. Hennequin, Fouilles et changes de fouilles, in DBs, III, coll. 318 524; A. Albright, The present State of Syro-Palestinian Archaeology, in The Hoverford Symposium on Archaeology and the Bible, 1938, pp. 1-46; M. Noth, Die syrisch-palästinische Bevölkerung des zweiten Jahrtausends v. Chr. im Lichte neuer Quellen, in Zeitschrift des Deutschen Palästinacereins, 63 (1942), pp. 9-67; A. Bea, La Palestina preisraelitica. Storia, popoli, cultura, in Biblica, 24 (1943), pp. 231-60; id., Die Entstehung des Alphabets in Mluc. G. Mercati, VI, Città del Vaticano 1948, pp. 1-35; G. Pavlovsky, De religione Cananavorum tempore occupationis Israeliticae, in Verbum Domini, 27 (1949), pp. 143-63.

Agostino Bea IV. Portatori di C. - Nell'antica arte eristiana si è rappresentata la scena di due esploratori di ritorno dalla terra di C., dove li aveva inviati Mosè, portanti su una stanga un tralcio con un grappolo d'uva (Num. 13, 2 sgg.).

Per Zenone vescovo di Verona (362-71) la stanga che sosteneva il grappolo è simbolo del legno della Croce (PL. 11, 469-70) : subito dopo s. Ambrogio spiega che

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il grappolo di C. prefigurava Cristo "ille botrus peregrinus, qui sicut uva de vite, ita ille in carne crucis pependit in ligno" (De Fide, I, 20; IV, 12 : PL 16, 559-60, 648-49). Lo stesso insegnano s. Agostino (Contra Faustum, XII, 42 : PL 42, 276; Enarratio in Psalm., 53, 2 e 7: PL 36, 849, 653) e una schiera di scrittori dal sec. v al sec. xili, come di recente ha messo in rilievo C. Leonardi (Ampelos, il simbolismo della vite nell'arte gagana e palescrittiana, Roma 1947, pp. 147-85). La scena dei portatori di C. nell'antica arte cristiana appare in un coperchio di sarcofago rinvenuto in S. Vittore a Marsiglia (Wilpert, Sarcofagi, I, p. 271, tav. 17, 2), in un vetro dorato del museo di Pesaro (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, III, Prato 1872, pp. 129-301, tav. 172, 10), e in altro del cimitero di Panfilo (C. Leonardi, ibid., tav. XIV). E pure effigiata in alcune lampade cristiane in terra cotta, come, ad es., quella del museo di Narbona, edita da E. Le Blant (De quelques sujets réprésentés sur des lampes en terre cotte de l'époque chrétienne, in Mélanges d'archéol. et d'histoire, 6 [1886], pp. 237-38), in un'altra nel museo del camposanto Teutonico in Roma (O. Marucchi, Medaille und Lampe aus der Sammlung Zurla, in Römische Quartalschrift, I [1887], p. 327). La rappresentazione si trova anche in monumenti posteriori, come in una bibbia illustrata francese, nella biblioteca Nazionale di Vienna, in una biblia pauperum di Heidelberg ecc. (Leonardi, ibid., tavv. XIV-XVI, 30-31). - Vedi Tav. XXXVI.

Enrico Josi
CANADÀ. - Regione dell'America settentrionale.
Soscinano: I. Geografia. - II. Storia civile. - III. Storia religiosa. - IV. Statistica religiosa. - V. Arte. - VI. Letteratura. - VII. Ordinamento scolastico.
I. Geografia. - Con questo nome, originariamente (sec. xvi) limitato alle contrade lungo il S. Lorenzo colonizzate dai Francesi e da essi possedute fino al 1763 (trattato di Parigi), si intende oggi tutto l'insieme dei territori dell'America settentrionale a N. del 49^{°} parallelo e dei 5 grandi laghi, con esclusione della sola Alasca.

L'immenso dominio, ampio poco meno dell'intera Europa, abbraccia naturalmente regioni assai differenti per le forme del suolo, il clima e gli aspetti del paesaggio, e pur tuttavia vastissime. Con la parte occidentale, percorsa dalle Montagne Rocciose e dalle Catene Costiere, alta, accidentata, con clima vario secondo l'altitudine ed ancora essenzialmente paese di foreste, contrastano le regioni centrali rappresentate dalle grandi pianure mediane, dal clima spiccatamente continentale, ma favorevole alle colture. A SE. si trovano il bacino del S. Lorenzo, settore lacustre (dove il C. raggiunge la sua più bassa latitudine) e i territori atlantici, dove la massa continentale si articola in penisole ed isole, e dove si iniziò la colonizzazione europea. Un posto a sé occupa la stretta cimosa laterale sul Pacifico, con la sua ricca frangia insulare, caratterizzata da clima marittimo analogo a quello dell'arcipelago britannico; il resto, comprendente la sterminata fascia di terre coperte di ghiacci che fan corona al bacino polare, è quasi del tutto spopolato, non tanto per il suo scarso valore economico, quanto per le sue condizioni climatiche.

Il paesaggio vegetale, che in quest'ultima zona si riduce in sostanza alla tundra, cede il posto, più a S., alla foresta che si stende dal Pacifico all'Atlantico su di 1 / 4 mathrm{ca}. del C. (almeno 330 milioni di ha., una superfice pori da sola ad oltre 10 volte quella dell'Italia) e costituisce una delle maggiori risorse del paese. Ancora più a mezzodì, nella zona interna più povera di pioggia, alla foresta succede la prateria, fertilissima, oggi trasformata in magnifica contrada cerealicola e di allevamento. Altre conpicue risorse sono rappresentate dalla pesca (anche nelle acque interne; 160.000 persone vi sono occupate), dagli animali da pelliccia (per i quali anzi il C. gode di un primato mondiale; alla caccia, ora in decadenza, si sono aggiunti gli allevamenti artificiali); e, soprattutto, dai tesori del sottosuolo, non solo vari e copiosi, ma sparsi in più luoghi. Per il nichelio, il platino e l'amianto, il C. è al primo posto
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CANADA - Divisioni amministrative.

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tra i produttori mondiali; si estrae inoltre oro, argento, cobalto, rame, radio, uranio ecc.; se modesta è la produzione petrolifera, cospicue sono le riscrve di carbon fossile e di ferro, ed ingenti quelle idriche. Non meraviglia percib che il C. abbia veduto, nell'ultimo secolo, un rapido sviluppo di industrie, le quali, benché giovanissime, hanno già raggiunto una invidiabile prosperita (in primo luogo quelle del legname, le alimentari, le chimiche, ecc.) : accanto e forse più ancora che quella agricola, la produzione industriale fa oggi del C. una delle regioni più ricche del mondo. L'espansione economica è stata favorita, oltre che dall'abbondanza dello spazio, dalle magnifiche vie acquee naturali di cui dispone, dalle strade, dai canali, dalle ferrovie (transcontinentali), che si sono facilmente potuti costruire, e dalle agevoli comunicazioni che il doppio fronte marittimo consente al. C. nei confronti con gli altri paesi.

La popolazione, che si raccoglie soprattutto, come nei primi tempi, nelle province sud-orientali (bacino del S. Lorenzo e regione atlantica), e che tende a sciamare verso le contrade mediane fra il lago Winnipeg e le Rocciose, dove si allarga la colonizzazione agricola recente, è più che raddoppiata nell'ultimo cinquantennio (era di ca. 400 mila ab. al principio del sec. xix, di 5 milioni o poco più all'inizio dell'attuale); ciononostante, con i suoi 13.000 .000 ab. (1947), oltrepassa di poco quella del solo nucleo urbano di Nuova York. Di questi appena 126 mila, tra Indiani ed Eschimesi, rappresentano i primi padroni del continente; 5.500 .000 discendono dai coloni francesi fissatisi sul S. Lorenzo e sui grandi laghi; 6.100 .000 sono di origine inglese, cresciuti di numero specialmente nel sec. xix; il resto immigrati di varia nazionalità, con alla testa Europei, centro-orientali (nel 1941 i cittadini di origine italiana erano calcolati a 112.625 ). Oltre la metà di questa popolazione vive nei centri urbani: di questi uno (Montréal) supera ormai il milione, uno (Toronto) vi si avvicina; ed altri sei oltrepassano i roo.00o ab. (Winnipeg, Vancouver, Hamilton, Ottawa, Québec, Windsor).

Il C. era una federazione di 9 province e a territori, costituita nel 1867 e riconosciuta nel 1926 quale dominion facente parte del Commonwealth britannico. In virtù dell'accordo dell'11 dic. 1948, l'isola di Terranova (che costituiva un dominion distinto, da cui fin dal 1927 dipendeva anche il Labrador), veniva costituita in nuova provincia del dominion canadese. Il potere legislativo spetta ad un Parlamento bicamerale (un Senato di 102 membri a vita, scelti dal governo, ed una House of Commons o Camera dei Deputati, di 252 membri eletti per 5 anni con suffragio generale diretto), mentre il re esercita quello esecutivo per mezzo del governatore generale e del governo. Le province hanno poi, ognuna, per gli affari locali, il proprio governo parlamentare.

| Province <br> territori | Superf. <br> in kmq. | Popolaz. <br> (cens. 1941) | Dens. <br> in kmq. | Capoluogo <br> (pop. in 1090 ab .; <br> 1941) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |

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(per cortesia data suore Criple di Montréal)
Canada - Iglu (casa di neve) degli Eschimesi.

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Canadà - Il sole di mezzanotte nel Mackenzie. Posizione del sole dalle 23, io alle 24,40 (a intervalli di 50 minuti). Fotografia presa al nord di Aklavik, circolo polare, dalla suora Lénnie Ferland, segretaria generale delle Suore Grigie di Montréal.

Francia, fondata sul Mississippi nel 1699 , la cui parte occidentale era già stata data alla Spagna nel 1762 per segreta convenzione). Con lo stesso trattato la Francia perdeva due altri possedimenti nell'Atlantico: le isole di Terranova e di Capo Bretone; di tutta la Nuova Francia non conservò più che le isole di S. Pietro e di Miquelon.
2. Sotto il regime britannico (1763). - Da quel tempo la nuova colonia inglese, calcolata in 80.000 ab., passo sotto un regime assoluto. Inoltre un proclama reale del 7 ott. 1763 metteva in pericolo la nazionalità del paese conquistato, sostituendo alle leggi francesi quelle inglesi ed escludendo praticamente i cattolici dalle cariche pubbliche con l'imposizione del giuramento del "testo". Fortunatamente le autorità britanniche attenuarono poco a poco la loro intolleranza. L'Atto di Québec del 1774 ristabil le leggi francesi e dispensò dal giuramento del «testo». D'altra parte la Rivoluzione americana (1774) che portò alla dichiarazione della indipendenza degli Stati Uniti (1776) ed alla emigrazione nel C. dei monarchici di questa nuova Repubblica (ca. 15.000 si stabilirono nella provincia di Québec e principalmente in quella dell'Ontario fra il 1782 e il 1785), non meno che l'impopolarità del Consiglio legislativo e lo scontento dei canadesi per l'Atto di Québec che l'aveva istituito, provocarono nel 1791 la creazione di due governi costituzionali, uno per la provincia del basso C. e di Québec (francese), l'altro per quella dell'alto C. o dell'Ontario (inglese), costituito ciascuno di un governatore, di una Camera elettiva e di un Consiglio nominato a vita. Nel frattempo, al fine di soffocare la nazionalità franco-canadese, il Parlamento britannico decise, sotto la pressione dei fanatici e degli interessati sia del C. che dell'Inghilterra, di unire le due province sotto un solo governatore. Il 23 luglio 1840 esso voto il Bill of Union che istituì un unico governo, composto del governatore, di un Consiglio esecutivo (scelto dalla Corona), d'un Consiglio legislativo prima a vita poi, dal 1853 , elettivo, e d'una Assemblea elettiva. Però il Bill mancò al suo scopo antirazziale per il fatto che i politicanti di Québec si unirono ai riformisti (liberali) dell'Ontario per la rivendicazione di un governo responsabile, che di fatti ottennero nel 1849. Da allora le altre colonie inglesi dell'America del nord, in lotta anch'esse per la indipendenza politica, mirarono alla unione col C. Cosi due delle province marittime, il

Nuovo Brunswick e la Nuova Scozia, decisero di formare una federazione con le province canadesi di Québec e Ontario. Londra approvò questo patto federale, e il 1 luglio 1867 le quattro province erano solennemente erette in confederazione sotto il nome ufficiale di Dominio del C. con Ottawa capitale. In seguito il governo federale acquistò dalla compagnia della baia di Hudson i territori del nord ovest, dove, nel 1870, creava la provincia autonoma del Manitoba. Nel 1871 la Columbia Britannica, provincia del litorale del Pacifico, entrò a sua volta nella federazione, seguita ben presto, 1873, dall'isola Principe Edoardo. In seguito a ciò l'Inghilterra credette giunto ormai il momento opportuno, nel 1880, di annettere al C. tutti i possedimenti dell'America del nord ad eccezione della Terra Nuova. Da queste nuove annessioni nacquero nel 1905 le province di Alberta e di Saskatchewan, poi, nel 1912, i territori organizzati dello Yukon e i tre distretti non organizzati del Nord Ovest: Mackenzie, Franklin e Keewatin. Nel 1948 l'isola di Terranova si pronunciò per l'unione col C.
III. Storia religiosa. - 1. Gli antecedenti (15341650). - Antonio e Guglielmo il Bretone, che si suppongono sacerdoti secolari e cappellani di Giacomo Cartier nel 1535-36, sono i due primi ministri del culto conosciuti nella storia del cristianesimo canadese. I loro successori immediati comparvero in altra parte della Nuova Francia, in Acadia, e solamente nel 1605; all'epoca della fondazione di Port-Royal, dove l'abate Nicola Aubray (m. nel 1605) fu sostituito nel 1610 da Giacomo Fléché (m. nel 1611), poi dai gesuiti Ennemondo Massé e Pietro Biard, che, nel 1613, abbandonarono quella casa per fondare la stazione missionaria di S. Salvatore nell'isola dei Monti Deserti. Disgraziatamente la sua distruzione e quella di Port-Royal, avvenute lo stesso anno, privarono l'Acadia di sacerdoti, come era priva già di chiese.
2. La missione (1615-18) e il vicariato apostolico (1658-74). - Per fortuna Québec, fondata (1608) nel cuore del C., offriva più sicurezza e stabilità. Così nel 1615 , su domanda del fondatore Champlain, mandati dal Papa vi giunsero quattro francescani

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Canadà - In alto: C. orientale; in basso: C. occidentale. 1) Confini di Stato; 2) Confini di Provincia; 3) Confini di circoscrizione ecclesiastica.
della provincia di Parigi : i pp. Dionisio Jamet, superiore, Giuseppe Le Coron, Giovanni Dolbeau e il frate Isico Pacifico Duplessis. D'allora, grazie allo zelo di questi pionieri e di quello dei Gesuiti, chiamativi in aiuto nel 1625 , il cattolicesimo poté stabilirsi nel C. Nel 1629 la conquista di Québec da parte degli inglesi costrinse i missionari a lasciare la missione.

Nel 1632, anno della restituzione del C. alla Francia, la compagnia dei Cento Associati, che aveva l'amministrazione della colonia, permise il ritorno solo ai Gesuiti, ma i Francescani continuarono in Acadia, sotto il governo del luogotenente La Tour, il ministero iniziato nel 1619, mentre il p. Giuseppe da Parigi, la celebre Eminenza grigia, affidava ai suoi confratelli

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(par vartenia di M. Pierrs tiranni, Gtiana)
Canada - Astrolabio di Samuele di Champlain, datato dal 1603.
cappuccini, su domanda del suo protetto il luogotenente De Rasilly, la missione di Port-Royal. Cosl per l'aumento continuo dei coloni e dei missionari, la missione del C. riprese vigore. Nel 1635 fu fondato a Québec il collegio dei Gesuiti, il primo del genere nell'America del nord; nel 1639 vi arrivarono le prime religiose, le agostiniane di Dieppe per la cura degli ospedali e le orsoline di Tours per l'educazione della gioventù. A Montréal (Villemarie), fondata nel 1642 da Maisonneuve, sorse nel 1653 l'istituto delle Suore di Nostra Signora, fondato dalla ven. Margherita Bourgeoys (v.); nel 1657 si aggiunse una comunità di suore infermiere, le Ospedaliere dell'Hôtel-Dieu, e nello stesso anno i preti di S. Sulpizio presero la direzione spirituale della nuova città. Nel contempo progredivano le missioni fra gli indiani, bagnate dal sangue dei martiri Jogues, Brébeuf e compagni.

Il 1658 segna una nuova tappa per la chiesa del C. I l'ri apr. un decreto di Propaganda Fide erigeva tutta la Nuova Francia in vicariato apostolico, e il 3 giugno un breve di Alessandro VII ne nominava primo titolare, con il titolo vescovile di Petra, il ven. Francesco di Montmorency-Laval (v.). L'andata dei Sulpiziani a Montréal e la fondazione del seminario di Québec nel 1663, costituiscono i primi avvenimenti religiosi di questo periodo che culminò con il ritorno dei Francescani nel 1670.
3. La diocesi (1674-1819). - Nel 1664 il re aveva chiesto l'erezione della diocesi di Québec, ma solo nel 1670 fu decisa con decreto di Propaganda Fide ed eseguita con bolla pontificia del 1 ott. 1674. La diocesi, di cui mons. Laval, m. nel 1708, divenne primo vescovo, comprendeva tutta la Nuova Francia, ossia tutti i possedimenti francesi dell'America del nord. Da allora, grazie agli aiuti reali e alle decime pagate dai fedeli, le parrocchie aumentarono e la vita della chiesa
canadese prese uno sviluppo più regolare. La cessione della Nuova Francia all'Inghilterra (1763) rallentò questo sviluppo. Infatti il trattato di pace, pur garantendo piena libertà alla Chiesa cattolica, lasciava un pretesto al fanatismo protestante con una clausola che subordinava tale esercizio alla compatibilità con le leggi inglesi. D'altra parte il C. aveva già da tre anni perduto il suo vescovo mons. Enrico du Breil di Pontbriand (giugno 1760). Tuttavia, benché l'Inghilterra non riconoscesse allora la gerarchia organizzata da Roma, il clero canadese, in forza della libertà religiosa garantita dal trattato, insistette per dare un successore a mons. Pontbriand. Finalmente, dopo lunghe trattative, il governo britannico fece intendere al candidato, l'abate J. O' Briand, andato a Londra a negoziare la questione, che si sarebbero chiusi gli occhi, purché la sua consacrazione avvenisse fuori del C. e non avesse assunto il titolo di vescovo di Québec nell'esplicazione del suo mistero episcopale. Perciò, dopo la nomina pontificia, mons. Briand fu consacrato in Francia il 16 marzo 1766, e per assicurare la continuità all'episcopato canadese, ottenne da Clemente XIII, il 13 apr. 1766, con l'approvazione delle autorità britanniche, la facoltà di nominarsi un ausiliare con diritto di successione. Fece poi il suo ingresso in paese, dove il governatore lo ricevette quale sovraintendente della Chiesa romana.

Malgrado questo ritorno ufficiale alla completa libertà religiosa, alti funzionari fanatici, e soprattutto il vescovo anglicano di Québec, la cui sede era stata eretta nel 1793 e che pretendeva, in forza delle leggi anglicane, il diritto di governare l'intera chiesa canadese, non mancarono di creare numerosi ostacoli. Ma l'abilità e la prudenza di mons. Plessis ( 11^{°} vescovo di Québec, 1806-25) riuscirono a trionfare e ad ottenere il riconoscimento ufficiale del suo titolo e ad avviare la chiesa canadese verso la completa organizzazione gerarchica.
4. L'arcidiocesi e le province ecclesiastiche dal 1819 ai nostri giorni.-Il 30 maggio 1817 avvenne la erezione del vicariato apostolico della Nuova Scozia (antica Acadia); il 12 genn. 1819, Québec fu elevata ad arcidiocesi e
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tdu. Soucy Mondoux, L'Hôtel-Dieu, premier hôpital de Montréal 8(2-1812, Montréal 1818, p. 811)
Canada - Parte delle sigle autografe dei capi indiani, apposte alle trattative di pace con la Francia, Québec, 16 ott. 1700.

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(per cortesia delle Suore Grigie di Montreal)
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(per cortesia di Mons. O. Moureall
In alto: OSPEDALE GENERALE DELLE SUORE GRIGIE - Montréal. In basso: UNIVERSITÀ CATTOLICA DI MONTRÉAL, inaugurata il 3 giugno 1943.

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![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(fat. Alinart)
ESTERNO DEL PALAZZO DELLA CANCELLERIA (1485-1517) - Roma.

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![img-11.jpeg](img-11.jpeg)
(fol. Alinari)
CORTILE DEL PALAZZO DELLA CANCELLERIA. - Particolare - Roma

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![img-12.jpeg](img-12.jpeg)

CANCELLO MARMOREO DELLA CAPPELLA SISTINA, opera di G. Dalmata e Mino del Reome (1481-83).

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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(per cortesia della renda suora Vondone)
Canadà - Lettere patenti di Luigi XIV (8 apr. 1669) per le Suore Ospitaliere di S. Giuseppe di Montréal. Archivio dell'Hôtel-Dieu di Montréal.
si eressero i vicariati dell'Alto-C. (Kingston) e dell'isola Principe Edoardo, cui seguirono nel 1820 quelli di Montréal e del distretto del Nord Ovest, S. Bonifacio. Tuttavia per prudenza, solo dopo la elevazione di Québec a Provincia ecclesiastica propriamente detta ( 12 luglio 1844), gli arcivescovi di questa città incominciarono a portare pubblicamente il loro titolo. Da allora alle sei diocesi suffraganee di Québec: Kingston (1826), Charlottetown (1829), Montréal (1836), Toronto (1841), S. Giovanni e Halifax (1842), si aggiunsero quelle di S. Bonifacio e Arichat (1844), Ottawa (1847), ecc., che formarono ben presto nuove province ecclesiastiche, Halifax (1852), Toronto e S. Bonifacio (1870), sicché nel 1909 poté adunarsi il primo Concilio plenario di Québec. Così, grazie alla fecondità delle famiglie franco-canadesi ed alla immigrazione di correligionari irlandesi, italiani, tedeschi, ecc., nonché alla venuta degli Oblati di Maria Immacolata nel 1841 ed al ritorno dei Gesuiti nel 1842 e dei Francescani nel 1890 , le cui comunità si erano spente nel C. in seguito alle leggi anglicane che proibivano di accettare nuovi membri; grazie inoltre al sorgere di congregazioni religiose, di scuole parrocchiali, collegi e seminari, nonché allo zelo del clero canadese, la Chiesa cattolica prese più vigore e si propagò in ogni provincia e territorio della confederazione. Nel 1886 Québec ebbe un cardinale ed una delegazione apostolica fu istituita ad Ottawa nel 1899. Nel 1908 finalmente il C., data la sua perfetta organizzazione, passò dalla giurisdizione di Propaganda a quella della Concistoriale. Restano ancora sotto Propaganda otto vicariati apostolici: Baia di Hudson, Baia di James, Gronard, Kcewatin, Labrador, Mackenzie, Prince Rupert, Whitehorse.
IV. Sratietica religiosa. - 1. Chiesa cattolica - Nel 1947, su una popolazione di 12.582 .000 ab., si contavano 5.032 .800 cattolici (ca. il 70 \% franco-canadesi, 12 \% irlandesi, 28,50 \% tedeschi, 2,40 \% italiani, 1,4 \% indiani ed esquinesi). Al principio del 1949 l'organizzazione ecclesiastica era la seguente: 13 arcidiocesi, 12 metropolitane ed una immediatamente soggetta alla S. Sede; 33 diocesi e 8 vicariati apostolici, più un'abbazia nullius
e gli esarcati apostolici per i fedeli ruteni di rito bizantino, cosi divisi: C. centrale (Winnipeg), C. orientale (Toronto), C. occidentale (Edmonton). I fedeli di rito orientale superano i 300.000 . Il delegato apostolico risiede ad Ottawa. Cinque università cattoliche riconosciute dallo Stato (di cui l'università Laval di Québec è la più antica, 1854) impartiscono l'insegnamento superiore al quale in più di 50 collegi classici e seminari minori si preparano i giovani sotto la direzione del clero secolare e regolare. Ogni parrocchia ha la sua scuola primaria sostenuta dai fedeli. Nel 1931, 10.309 sacerdoti, dei quali 3689 regolari, esercitavano il sacro ministero in 4335 parrocchie e stazioni di missione, senza contare i 300 missionari canadesi della Terra Santa, dell'Africa, delle Indie, della Cina, del Giappone e delle Antille. Nel 1937 nel C. esistevano 220 comunità religiose di cui 140 femminili con un totale di oltre 40.000 membri.
2. Sitte protestanti. - Sotto il dominio francese il protestantesimo non poté stabilirsi nel C., perché il re ne proibiva l'attività per meglio proteggere la religione cattolica che era quella dello Stato. Ma con l'avvento del dominio britannico e la grande immigrazione dei realisti degli Stati Uniti, il protestantesimo vi penetrò soprattutto nell'Ontario e nelle province marittime, e diede luogo alla erazione di un vescovado anglicano a Québec nel 1793. Oggi il protestantesimo canadese è suddiviso in oltre 77 sétte, delle quali le più numerose erano nel 1941 la Chiesa unita (2.204.875), l'anglicana (1.751.188), la presbiterianana (829.147), la battista (483.599), la luterana (401.153). Vi sono anche 139.629 greci scismatici.
BibL.: Generale: A. Fourner, s. v. in Cath. Enc., III, pp. 227242; Streit, Bibl., II e III; M. V. Higgins, Bibliography of Canadian bibliographies, Montréal 1930; L. Lejeune, Dictionnaire général... du C., 2 voll., Ottawa 1931; W. S. Wallace, The Encyclopaedia of C., Toronto 1936 sg. - Atlanti; L. J. Burpee, Historical atlas of C., Toronto-Nuova York 1927; Frères Mariates, Atlas géographique..., Montréal 1936. - Storia: E. Salone, La colonisation de la Nouvelle-France, Parigi s. d.; A. Schortt e A. G. Adam, C. and its provinces: a history of the Canadian people and their institutions..., 23 voll., Toronto 1914-27; F. X. Carneau, Histoire du C., 7 e ed., 2 voll., Parigi 1920-28; A guide to historical literature, New York 1937, pp. 1088-98. - Cattolicesimo: Brasseur de Bourbourg, Histoire du C., de son Estier et de ses missions depuis la découverte de l'Amérique jusqu'à nos jours, Parigi 1852; Juris pontificii de Propaganda Fide collectio, 8 voll., Roma 1888-1908; A. Gosselin, Vie de mgr de Laval, Québec 1890; C. De Rochemonteix, Les Jénoies et la Nouvelle-France au XVIIe siècle, Parigi 1895-96; O. Jouvet, Les Frères Mineurs à Québec 1613-1903, Québec 1905; A. Gosselin, La mission du C. avant mgr De Laval

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(1613-59). Evreux 1909; id., L'Eglise du C. depuis mgr De Laval jusqu'd la conquête, 5 voll., Québec 1911-14; O. Jouve, Les Franciseains et le C.: l'établissement de la foi, 1615-10, ivi 1915; A. Gosselin, L'Eglise du C. après la conquête, ivi 1916-17; A. J. Morice, Histoire de l'Eglise catholique dans l'Ouest canadiens, 2^{°} ed., S. Bonifacio 1921-23; H. A. Scott, Au berceau de notre histoire, in Mémoires de la Société Royale du C., 3^{°} seric, 1922, 3^{°} sex., pp. 39-74.; C. de Nant, Pages glorieuses de l'épopée canadienne: une mission capucine en Acadie, Montréal 1927; R. Corrigan, Die Kongregation de Propaganda Fide und ihre Tätigkeit in Nord-Amerika im 17. Jahrhundert, Monaco 1928; S. J. Case, A bibliographical guide to the history of the Christianity, Chicago 1931, pp. 170-72; I. Caron, La nomination des dvêques catholiques de Québec sous le régime anglais, Ottawa 1932; A. G. Dought, Sources for the history of the Catholic Church in the Public Archives of C., in Catholic historical reviera, 19 (1933-34), pp. 148-66; G. Goyau, Les origines religieuses du C., 3^{°} ed., Parigi 1934; H. Lemay, The Friar Minor in French and British North America, in The Franciscan educational conference, 17 (1936), pp. 151-82. - Statistiche: Dénominations religieuses par origines ravioles [1931], Ottawa 1933; C. Gautier, Le catholicisme au C., analyse des statistiques du recensement de 1931, ivi 1934; A. De Barbarzena, L'Eglise catholique au C.: précis historique et statistique, 4^{°} ed., Montréal 1934; Huitéme recensement du C., Ottawa 1941; Le C. ecclésiastique, 63 (Montréal 1949); Annuario Pontificio, Città del Vaticano 1949.

Corrado Morin
V. Arte - Costituitosi soltanto in epoca recente a nazione, il C. non conta un'antica tradizione artistica; inoltre le sue condizioni politiche e geografiche non gli hanno consentito una fisionomia indipendente nel panorama artistico internazionale. Limitrofo agli Stati Uniti d'America e dominion britannico, ha espresso nelle sue forme artistiche una stretta dipendenza dalle due civiltà inglese ed americana.

Della pittura, anteriormente all'indipendenza del dominio francese, si nota qualche accenno nelle produzioni di carattere religioso per chiese e conventi dei centri più popolosi, derivanti da quelle importate per la maggior parte dai missionari francesi e ripetute in schemi popolareschi di non rilevante entità. Si ebbero altre poche manifestazioni di carattere indigeno, con riferimenti alla iconografia indiana, e il primo notevole pittore di questo
filone fu l'irlandese immigrato Paul Kane (1810-71) di cui restano opere nel Royal Ontario Museum di Toronto. L'interesse ben presto si rivolse però alle opere d'arte europee di cui erano ottimi esemplari italiani, francesi, fiamminghi ed inglesi nella raccolta della Laval University, collezionati da Joseph Legaré, che fu anche buon pittore, durante la Rivoluzione Francese e nei suoi viaggi in Europa. Verso la fine dell'Ottocento si costituirono in C. le prime società artistiche, di cui la Mont-Art (1882), la più importante, ancor oggi esiste. Si iniziarono così i primi scambi di artisti e all'immigrazione di molti europei, tra gli altri il prussiano Jacobi, l'inglese Fowler, il francese Berthon, l'olandese Krieghoff, corrispose un'uguale emigrazione di artisti canadesi in Europa, soprattutto a Parigi e a Londra. Ne derivarono interessanti conseguenze e non ultima quella che intorno al 1920 raccolse nel «gruppo dei sette» i giovani Harris, Jackson, Lismor, Johnston, Macdonald, Horsman Varley e Carmichael, nell'intento di riessere con linguaggio attuale la trama dei grandi scenari selvaggi dell'Ontario che già erano stati ispirazione a Tom Thomson, cantore della natura canadese.

La scultura ebbe, a differenza della pittura, un più schietto carattere nelle statue del culto e nelle prime manifestazioni popolari dell'arte sacra. Ma anche per essa bisogna pervenire ai primi dell'Ottocento per riscontrare una eminente figura di artista. Tale fu Philippe Hebert che scolpì la statua di Samuele di Champlain a Québec e quella del Maisonneuve a Montréal. Autore di sculture celebrative fu anche W. S. Allward, di cui restano a Vimy (Francia) il monumento ai caduti canadesi e a Brantford quello a Graham Bell. Fra gli altri si distinse A. Phimister Proctor, nato a Bosanquet, nell'Ontario, che fu molto stimato negli Stati Uniti. A lui si devono i due leoni posti dinanzi alla Public Library nella Fifth Avenue di Nuova York e altre sculture nella stessa città e nella National Gallery of C. di Ottawa che, insieme all'Art Gallery di Toronto e a quella di Montréal, costituisce il patrimonio artistico pubblico del C.

L'architettura canadese s'iniziò, può dirsi, con una certa consistenza, al tempo della Canadian Academy of Arts
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

Canalà - Episodio della conquista di Québec da parte degli Inglesi (13 sett. 1759). Stampa pubblicata da Laurie e Whittle di Londra (1797).

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(1880) che comprendeva un gruppo di nove architetti. Anteriormente, brevi tentativi più funzionali che altro, diedero costruzioni in cui l'originalità va piuttosto ricercata nell'adattamento dovuto alle particolari condizioni del clima. A carattere generalmente utilitario, l'architettura privata non ebbe episodi significativi. Più notevoli possono considerarsi alcuni edifici pubblici delle maggiori città, dove un susseguirsi di facili mode importò di volta in volta tipi neoclassici, georgiani, neogotici dell'epoca vittoriana. All'inizio del Novecento subentrò invece l'influsso americano al quale solo poche località marittime ed interne si sottrassero sporadicamente, p.es. Halifax, che conserva caratteri tradizionali indigeni nel palazzo della Provincia, Montréal e Toronto.

BibL.: N. Mac Tavish, a. v. in Enc. Ital., VIII, pp. 627-29 (con bibl.); e più estesamente, id., The fine Arts in C., Toronto 1925.

Giovanni Carandente
VI. Letteratura. - Mentre gli Stati Uniti hanno ormai una letteratura nettamente configurata, lo stesso non può dirsi del C., anche se questo vasto paese, in parte almeno bilingue, presenta talune caratteristiche che assicurano una posizione a sé alla sua produzione letteraria sia in lingua inglese che in lingua francese.

La natura e l'ambiente umano del C. si rispecchiano nella lirica di Isabella Valency Crawford (non priva di spunti dialettali) e specialmente di Archibald Lampman (1861-1914). Tra i prosatori sono da ricordare soprattutto Thomas Chandler Haliburton, creatore della tipica figura del campanaro SanSick, e William Kirby (1817-1906), autore di un romanzo storico intitolato Le chien d'or or the golden Dog.

Nel campo della letteratura franco-canadese hanno particolare rilievo alcune relazioni ed opere storiche di gesuiti, tra cui l'Histoire et description générale de la Nouvelle France del p. Charlevoix. Una vera e propria produzione poetica franco-canadese ha inizio con O. Crémazie (1827-79); degni di menzione altresì L. Fréchette (1839-1908), che nella Légende d'un peuple cantò epicamente le vicende della sua terra, e, tra i prosatori, J. Marmette, H. R. Casgrain e specialmente J. P. Tardivel (1851-1905).

Echi di poesia inglese dell'Ottocento (Browning, Shelley) e spunti caratteristicamente locali si ritrovano anche nella poesia più recente. Fra gli scrittori moderni si segnalano W. W. Campbell, W. C. Bliss e Ch. G. D. Roberts. Narratori di avventure sono W. Wallace e Ch. V. Gordon. Letterati di lingua inglese e di lingua francese risentono, nel corso del tempo, dell'evoluzione delle rispettive letterature. Tra gli scrittori moderni di lingua fran-
cese si sono affermati, tra altri, A. Lozeau, E. Nelligan, A. Dreux, P. Morin, ed A. Desilet.
V. inoltre: inghilterra (letteratura).

BibL.: C.Rol, Manuel d'histoire de la litt, canadienne-francoise, Québec 1918; A. Lorne Pierce, An Outline of Canadian literature, Toronto 1927.
VII. Obdinamento scolastico. - La scuola canadese sta assumendo dal 1943 sempre più carattere nazionale che viene accentuato non soltanto dal regionalismo pedagogico nelle singole province, alle quali è lasciata ampia libertà d'insegnamento che comprende, oltre alle materie tradizionali, l'insegnamento pratico dell'economia domestica, igiene, cucito e coltivazione della terra, ma principalmente dall' insegnamento di Storia canadese inserita nei programmi nel 1943; l'educazione fisica obbligatoria in tutti i gradi di scuola è un indice di questo spirito nazionale. Alla scuola canadese manca però stabilità, a causa del nominato regionalismo, e si verificano forti differenze nel patrimonio scolastico-culturale dei bambini e degli scolari. Si sente la necessità di creare un ministero dell' Educazione che viene per il momento sostituito in certo qual modo dal Dominion Bureau of Statistics che cerca di esercitare almeno una elastica unificazione scolastica e tiene informate le province per mezzo
del suo Annual Survey of Education in C. Nelle sins gole province Alberta, Columbia Britannica, Manitoba, Nuovo Brunswick, Nuova Scozia, Ontario, Isola del Princ. Edoardo e Saskatchewan si ispezionano le scuole per mezzo delle apposite commissioni di controllo Board or school trustee; nella provincia di Québec il controllo viene esercitato da un soprintendente di pubblica istruzione assistito dal consiglio di 35 membri divisi in due gruppi, uno cattolico ed uno protestante, che corrispondono cosi alle due religioni della provincia. In tutte le province è lasciata la libertà ai genitori di promuovere le scuole di minoranza, Minority schools, se non intendono inviare i propri figli insieme alla maggioranza confessionale del luogo. La frequenza scolastica è obbligatoria dagli 8 ai 14 anni, la religione, nonostante la confessionalita della scuola, è libera e testo dell'insegnamento cattolico è il catechismo, mentre nella confessione protestante è la Bibbia.

La scuola canadese è divisa in quella di lingua inglese e in quella di lingua francese inquanto alla popolazione francese si garantisce nel "Privilegio reale» dal 1765 fra l'altro il diritto della istituzione delle scuole nella lingua materna. Le scuole si dividono in elementari (obbligatorie) della durata di 7 e 8 anni, integrate poi dalle High schools. Seguono le scuole secondarie con grande varietà di programmi. L'istruzione superiore è data da 20 università; 6 delle quali controllate dallo Stato. - Vedi Tav. XXXVII.

Stumpf Miroslav
CANADO-AMERICANI, MARTIRI. - Formano un gruppo di otto martiri gesuiti, sei Padri e due

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Fratelli coadiutori, missionari tra i pellerossa della tribù degli Uroni, nel Canadà, martirizzati dai pellerossa Irochesi, tra il 1642 e il 1649 . Furono beatificati e canonizzati da Pio XI, rispettivamente il 21 giugno 1925 e il 29 giugno 1930.
I. S. Jean de Brébeuf, n. a Condé-sur-Vire (Normandia), il 25 marzo 1593; dal 1625 in Canadà, fra gli Algonchini e poi fra gli Uroni sulle rive del lago omonimo. Tornato a Québec, cadde prigioniero dei pirati inglesi e fu trasportato in Inghilterra. Fatta la pace tra Francia e Inghilterra, poté ripartire per la missione nel 1633, dove col p. G. Lallemant fondò molte stazioni tra gli Uroni, che promettevano una bella fioritura. Ma la nuova guerra tra le due nazioni, suscitò anche una lotta fratricida tra gli Uroni cristiani e gli Irochesi pagani, che condusse allo sterminio dei primi e alla rovina totale della missione. Il p. Brébeuf fu crudelmente martirizzato nel villaggio di San Luigi il 16 marzo 1649.
II. S. Gabriel Lallemant, n. a Parigi il io ott. 16ro. Dal 1646 in Canadà. Rimasto due anni a Québec, era appena arrivato da sei mesi alla stazione del p. Brébeuf che venne con lui preso dagli Irochesi e con lui, anche più crudelmente, martirizzato, spirando il 17 marzo.
III. S. Isaac Jogues, n. a Orléans il 10 genn. 1607. In Canadà dal 1636. Durante un viaggio a Québec (1642), fu catturato dagli Irochesi, insieme con tutta la sua carovana, composta di Uroni e del Fratello coadiutore R. Goupil. Fu condotto a dileggio per i vari villaggi e torturato, ma riusci a scappare e passò in Francia. Due anni dopo, era di nuovo sull'antico campo del lavoro (1644). Ma gli Irochesi, per i quali aveva perorato la pace a Québec, gli si rivoltarono contro e lo martirizzarono nel villaggio di Ossernenon (oggi Auricsville, negli Stati Uniti, dove sorge un santuario in onore di lui, di s. Renato Goupil e di s. G. de la Lande) il 18 ott. 1646.
IV. S. Antoine Daniel, n. a Dieppe il 27 maggio 1598; dal 1633 nel Canadà, dove molto si prodigò tra gli Uroni. Assalito nel villaggio di Thonatiria da una banda di Irochesi, fu ucciso a colpi di frecce e di scure e il cadavere gettato tra le fiamme della sua cappella incendiata (4 luglio 1648).
V. S. Noél Chabanel, n. a Mende (Francia meridionale) il 2 febbr. 1616; in Canadà fra gli Algonchini e gli Uroni col p. C. Garnier; finché l'8 dic. 1649 fu ucciso a tradimento da un Urone apostata. La difficoltà assai grave di imparare i dialetti indiani e di adattarsi a quella vita tra i selvaggi, cosi ripugnante alla sua natura, lo indusse a fare il voto eroico di non lasciare volontariamente quella missione.
VI. S. Charles Garnier, n. a Parigi il 28 maggio 1606; in Canadà dal 1636 , dove lavorò con frutto in mezzo alla tribù del Tabacco. Fu martirizzato, durante la lotta fratricida tra Uroni e Irochesi, nel villaggio di S. Giovanni, il 7 dic. 1649.
VII. S. Réné Goupil, n. ad Angers nel 1607. Fratello coadiutore; accompagnando il p. Jogues nel viaggio a Québec (1642), fu anch'egli preso e torturato dagli Irochesi, poi ucciso da uno di essi, nel villaggio di Ossernenon, perché colto a tracciare un segno di croce sulla fronte di un bambino (29 sett. 1642).
VIII. S. Jean de la Lande, n. a Dieppe. Altro non si sa, se non che, accompagnando in qualita di Oblato il p. Jogues nel suo secondo viaggio presso gli Irochesi ( 1646 ), fu con lui catturato e ucciso con un colpo di scure il 19 ott. 1646.

Festa: il gruppo canadese: de Brébeuf, Lallemant,

Daniel, Garnier, Chabanel, 16 marzo; il gruppo statunitense: Jogues, Goupil, de la Lande, 18 ott.

Bibl.: La fonte principale è costituita da Relations des Jésuites, 3 voll., Québec 1858, e specialmente da R. G. Thwaites, Jesuit Relations and Allied Documents, 73 voll., Cleveland 1897 1910. - Studi: P. Parkman, The Jesuits in North America, Boston 1882; C. de Rochemonteix, Les Jésuites et la Nouvelle France au XVIIe siècle, I e II, Parigi 1892, passim; T. Campbell, Pioneer priests of North America, I, Nueva York 1913, II, ivi 1914 (v. indice); H. Fouqueray, Martyrs du Canada, Parigi 1930; I. Wynne, The Jesuits Martyrs of North America, Londra 1930; C. Testore, I santi Martiri Canado-Americani, Isola del Liri 1030.

Celestino Testore
CANAL, José de la. - Storico agostiniano, n. a Ueieda (Santander) l' ir genn. 1768 e m. a Madrid il 17 apr. 1845. Insegnò prima filosofia e poi teologia a Burgos, Salamanca e Toledo; nel 1804 fu trasferito a Madrid perché continuasse la España Sagrada, della quale pubblicò, con il confratello Merino, i voll. XLIII e XLIV (Madrid 1819 e 1826), e da solo i voll. XLV e XLVI (ivi 1832 e 1836), lasciando incompiuto il XLVII, poi pubblicato da Sainz de Baranda (ivi 1850). Scrisse anche libri devoti e ne tradusse altri dal francese. Rinumàò per tre volte al vescovato di Gerona e mori presidente della Accademia della storia.

Bibl.: G. de Santiago Vela, Ensayo de una biblioteca iberamericana de la Orden de s. Agustin. I, Madrid 1913, pp. 570-95; J. Rius Serra, Corispondencia epistolar entre don R. de Oisimellas y el p. Y. de la C., in. Anabata Sacra Turrasconenia, 18 (1945), pp. 189-217; L. Battle y Prats, Fray 7. de la C., ibid., pp. 219-22. David Gutiérrez

CANALE, Bartolomeo, venerabile. - Barnabita milanese, n. nel 1605, m. nel 1681. Educato dai Gesuiti di Brera, entrò a 22 anni fra i Barnabiti, si distinse per pietà e austerità di vita. Per ca. 28 anni dimorò in Monza. Campo precipuo della sua attività fu il governo delle anime. Ebbe anche cariche di fiducia nell'Ordine. Fu molto stimato per la santità e per i doni straordinari di cui era favorito. Il 26 luglio 1948 è stato pubblicato il decreto della eroicità delle sue virtù. E sepolto nella chiesa del Carrubiolo in Monza.

Diede alle stampe due importanti opere ascetiche, frutto delle sue meditazioni ed esperienze : Diario spirituale, ovvero meditazioni per tutti i giorni dell'anno, diviso in tre parti, utile a Religiosi clonatrali e a chiunque desidera vivere secondo lo spirito ecc. (Milano 1670; 110 ed., Monza 1909); La verità scoperta al christiano intorno alle cose presenti, (Milano 1694, 4^{°} ed. del 1895).

Bibl.: La vita più ampia è quella di E. Gallizia, Vita del ven. B. C. ecc., Milano 1883; O. Premoli, Storia dei Barnabiti nel '600, Roma 1922, pp. 231, 355; G. Boffito, Biblioteca Barnabitica, I, Firenze 1933, pp. 400-406. Salvatore M. De Ruggiero

CANALE DI SUEZ, vicariato apostolico del: v. Egitto.

CANALI, Benedetto Ancelo Maria. - Teologo servita, m. nel 1745. Pubblicò un Cursus Philosophicus ad mentem Doctoris solemnis Henrici de Gandavo (Parma 1715 ; ivi 1716) che incontrò qualche difficoltà a causa di alcune descrizioni anatomiche.

Diede alle stampe e completò le Disputationes theologicae, iuxta geminam Henrici de Gandavo mentem (Roma 1698, Lucez 1722-24) del Lodigieri. Curò anche l'edizione dell'opera Doctrina catholica de septem Ecclesiae Sacramentis (Venezia 1734) del p. Castelli, servita (m. nel 1715). Il C. scrisse anche alcuni studi storici intorno al suo Ordine.

Bibl.: Furrer, IV, vol. 997. Agostino Amaroli
CANALI, Luigi da Parma. - Ministro generale dei frati Minori e arcivescovo titolare di Tolemaide, n. a Parma il 9 febbr. 1836, m. ivi il 22 apr. 1905. Francescano nella provincia del S.mo Redentore di Bologna nel 1852, fu ordinato sacerdote nel 1858, in. segnò filosofia e teologia dal 1860 al 1866 , cioè fino alla soppressione dei conventi. Si dedicò poi alla predicazione e alla cura della parrocchia della S.ma Nun-

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Canarie - Circoscrizioni ecclesiastiche.
ziata di Parma. Ricostituita la provincia religiosa, ne fu il primo ministro provinciale dal 1882 al 1889 , e nel Capitolo generale, tenuto a Roma il 3 ott. 1889 , fu eletto ministro generale dell'Ordine. Inaugurò il collegio di S. Antonio di Roma ( 1890 ) e visitò molte province ed anche la Terra Santa, ma il più grande merito s'acquistò nel preparare la riunione delle varie famiglie del suo Ordine proclamata e sancita da Leone XIII con la bolla Felicitate quadam del 4 ott. 1897. Si ritirò allora nella sua Provincia che lo elesse ancora ministro nel 1900. L'anno seguente fu elevato alla dignità arcivescovile e poco dopo, il 14 sett. dello stesso anno, ufficiosamente gli fu comunicata da Roma la nomina alla sede di Reggio Emilia, cui rinunziò subito perché cagionevole di salute e avanzato in età. Nel 1904 fu ancora visitatore apostolico delle diocesi di Milano, Como e Lodi. Il suo nobile carattere, la sua affabilità, la prudenza nel governo gli avevano conquistato la stima di tutti. Oltre vari discorsi sugli studi, l'Immacolata Concezione, s. Bonaventura ecc. e le encicliche ufficiali, pubblicò una Vita del b. Giovanni da Parma (Quaracchi 1900); Da Roma a Gorusalemme (Vanves presso Parigi 1894; trad. francese, ivi 1894 ).

Bibl.: A. Molini, Sulla tomba di mons. L. C., Roma 1905; C. Alissini, Per l'inaugurazione del monumento a mons. L. C., Parma 1906; Anon., Reminiscenze e documenti intorno alla vita di mons. L. C., ivi 1907 (con nota autobiografica); G. Piccosi, Serie cronologico-biografica dei Ministri e Vicarii Provinciali della Minoritica Provincia di Bologna, ivi 1908, pp. 341-46. 323 sgg.

Livario Oliger Livario Oliger

CANANEA. - La donna di Tiro, da Mt. 15, 21-28, chiamata C., e da Mc. 7, 24-30, siro-fenicia, che implorò ed ottenne da Gesù la liberazione della figlia dal demonio che la vessava, è stata raramente rappresentata nell'arte cristiana antica.

Benché poche figure di donna siano state come questa oggetto di dissensi tra gli interpreti, che le diedero come rivali l'emorroissa, l'adultera, Maria e Marta sorelle di Lazzaro, la grande peccatrice, ecc., si può ritenere molto probabile che la C. deve riconoscersi solamente nella ben determinata figura di donna che, in piedi e leggermente china, riceve sulle mani velate la destra del Signore per baciarla in segno di ringraziamento. Solo la sorella di Lazzaro ricevette un atteggiamento simile in un limitato numero di sarcofagi, dove del resto ogni confusione con la C. è esclusa dalla stessa scena della Resurrezione in cui figura. Non sembra, quindi, che le altre figure di donne, inginocchiate con le mani protese verso il Signore, possano essere identificate con la C., e ciò tanto meno in quanto esse, in parecchi casi, ricevono l'imposizione della mano dal Cristo.

Stando ai monumenti conosciuti, la C. non venne mai rappresentata negli affreschi cimiteriali; essa figura, invece, in alcune sculture della seconda metà del sec. IV;
nora alle altre branche dell'arte paleocristiana, la C. potè difficilmente essere identificata con la donna in ginocchio nel musaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna; qui deve trattarsi piuttosto dell'Emorroissa o della grande Peccatrice.

Bibl.: G. Stahlfauth,