odo celebrato al Laterano. Tra i prelati era presente anche il vescovo di Augusta, il quale chiese ed ottenne di leggere davanti all'assemblea la vita ed i miracoli di Udalrico, e ne ebbe generale applauso. Il Papa, sotto la stessa data, ne stese un atto, esponendo l'accaduto e dichiarando degno di venerazione Udalrico. Il tutto rientra perfettamente nella
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Canonizzazione - Apparato della basilica di S. Pietro per la c. dei bb. Isidoro agricoltore, Ignazio di Loyola. Francesco
Soverio, 'T'eresu d'Avila e Filippo Neri, fatta da Gregorio XV (12 marzo 1622).
cornice generale della procedura allora in uso, solo che Pattore ne fu il Papa. Comunque, si è soliti considerare questo atto come la prima c. papale «formale» nel senso presente della parola.
A Gregorio V si attribuisce la c. di s. Adalberto, vescovo di Praga e martire ( 23 apr. 997), fatta lo stesso anno; certo è che egli eresse e dedicò a lui, che era stato suo amico, una chiesa sull'isola tiberina (poi S. Bartolomo).
Benedetto VIII permise, dietro istanza del conte Bonifacio, la costruzione di una chiesa in onore di s. Simeone, monaco a Polirone presso Mantova ( 26 ott. 1016). Il Papa rispose: «Tractate eum ut sanctum». Questo sarebbe la c. più rapida, avvenuta uno e due mesi dopo la morte del servo di Dio.
Giovanni XIX permise, ca. il 1024, l'elevazione di s. Adelardo, abate di Corbie (2 genn. 826) e due anni dopo quella di s. Bononio, abate di Lucedio (30 ag. 1026).
Benedetto IX concesse, verso il 1032, l'elevazione di s. Romualdo ( 16 giugno 1027). Molto più importante è l'altro suo intervento che, sotto tutti gli aspetti, costituisce storicamente il vero primo e perfetto atto di c. papale, cioè la c. di s. Simeone, recluso a Treviri ( 1 giugno 1035). Nella lettera al popolo tedesco il Papa espone, come gli fossero pervenute più volte notizie sulla vita e i miracoli del Santo, e come Poppone, vescovo di Treviri, gli avesse chiesto direttamente "ut quod nobis visum fuluset de celebratione eiusdem sanctissimi viri, salubri definitione nostres apostolicae auctoritatis statueremus atque decerneremus». In una solenne adunanza "fraternitatis romani nostri cleri», in occasione del Natale (1041) il Papa, di comune consenso, decise: «eundem virum Simeonem... ab omnibus populis, tribubus et linguis sanctum procul dubio esse nominandum », stabi-
lendo di celebrare la sua festa annualmente e di inserire il suo nome nel martirologio. E evidente, quanto differisca questo atto dai semplici permessi papali di elevazioni precedenti, soprattutto per l'espressa intenzione di una definizione di portata universale e obbligatoria per tutta la Chiesa. Però i tempi non erano ancora maturi per simili decisioni, e la c. di s. Simeone, in effetto, non superò i limiti delle solite c. vescovili.
Notevole pure il caso di s. Wiborada, recluso a s. Gallo (2 maggio 926). L'abate Hitto ne fece celebrare le solenni vigilie e celebrò la Messa sopra la sua tomba il giorno della deposizione; in seguito, come narra Ecchiardo, "in sanctam eam levari iam bis nostris temporibus per duos papas decretatum est, et sub Norberto tandem impletum n. L'abate Norberto infatti, appoggiato dall'imperatore Enrico III, ottenne nel 1047 ( 5 genn.) da Clemente II, "ut canonizaret et pro sancta haberi praeciperet et anniversarium diem ipsius solemnizandum institueret ". Come si vede, due precedenti concessioni papali non ebbero seguito, e solo una terza riusci; da ciò si deduca il reale valore delle concessioni papali di elevazione.
Importante invece per la storia della c. papale è il pontificato di s. Leone I X, al quale i frequenti viaggi diedero occasione di celebrare personalmente varie elevazioni solenni. All'inizio del 1049, in occasione del consueto Sinodo Lateranense, dopo la lettura della vita, permise more solito l'elevazione di s. Deodato, vescovo di Nevers ( 19 giugno 679). Nell'estate dello stesso anno, nel Sinodo tenuto a Magonza, permise ugualmente il culto di s. Gervasio, vescovo di Liegi. Il 3 dic. successivo l'arcivescovo Ugone di Besançon, per speciale incarico del Papa, procedette solennemente alla elevazione dei corpi degli abati s. Romarico di Luxeuil (ca. 635) e Amato di Remiremont (ca. 625), nonché di Adelfo,
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vescovo di Metz, dedicando ad essi la ricostruita chiesa di Remiremont. Molto interessante il caso di s. Gerardo, vescovo di Toul, predecessore del Papa su questa sede (23 apr. 994). Lo stesso Papa ne prese l'iniziativa; nel Sinodo Lateranense, 2 maggio 1050, presentò il caso all'assemblea, parlò della vita e dei miracoli del Santo, e, col generale applauso, decretò : "ut ex hoc sanctus habeatur... ubique terrarum, sicuti ceteri sancti", annunziando che egli in persona ne farebbe l'elevazione; ciò che fece realmente il 21 ort. dello stesso anno e Toul. Qui ci troviamo di nuovo di fronte ad una c. formale papale nel senso della piena autorità pontificia; infatti il Papa indirizzò una lettera «cunctis Ecclesiae catholicae filiis», firmata da tutti i componenti il sinodo romano. Incomincia cosi a delinearsi una distinzione fra la definizione pontificia e l'atto della elevazione, che fino allora, soprattutto nelle c. vescovili, era stato considerato come l'atto fondamentale. A Toul il Papa fece anche l'elevazione di un vescovo Romano di Toul, di cui però non si trova il nome negli elenchi autentici di questa sede. Durante il suo grande viaggio attraverso la Germania, il Papa, presente l'imperatore Enrico III, celebrò personalmente a Ratisbona ( 8 ott. 1052) l'elevazione dei vescovi s. Erardo (sec. viII) e s. Wolfango (31 ott. 994). Benedetto XIV, nella sua nota grande opera sulla c. accolse anche come attendibile la notizia della elevazione, fatta da Leone IX a Padova, nel 1053, dei ss. Bellino, Fidenzio e Massimo, o, come altri vogliono, Giuliano, Massimo, Felicita e tre innocenti; ma la cosa è molto malsicura, come alcune altre notizie di questo genere, spiegabili facilmente dall'attività notevole di s. Leone IX nel campo della c.
Alessandro II, nel 1067 di passaggio per Milano, avrebbe celebrato l'elevazione di s. Arialdo, martire (27 giugno 1066), ma la notizia non è del tutto sicura. Nel 1070 permise l'elevazione di s. Teobaldo, eremita a Salanigo ( 30 giugno 1066), e diede al vescovo di Burgos la facoltà di procedere alla solenne elevazione dell'abate Iñigo di Oña (1 giugno 1057).
Gregorio VII permise (1073) l'elevazione solenne delle spoglie di s. Pascasio Radberto, abate di Corbie (26 apr. 860) da parte del vescovo Wito; nel 1083, su istanza del re Ladislao, concesse l'elevazione solenne dei ss. Gerardo Sagreda, vescovo di Czanád, apostolo dei magiari ( 24 sett. 1046), Stefano, primo re d'Ungheria ( 15 ag. 1038) e suo figlio Emmerico ( 2 sett. 1031).
Urbano II permise l'elevazione di s. Godeleva, martire a Chistelles ( 6 giugno 1070); passando per Milano nel 1095 avrebbe fatto personalmente l'elevazione di s. Erlembaldo martire (10 apr. 1076). Nel Sinodo Romano del 1098 fu letta la vita del pellegrino s. Nicola di Trani (2 giugno 1094) e l'arcivescovo Bisanzio della stessa città chiese l'inserzione del suo nome nel catalogo dei santi : il Papa incaricò lo stesso Bisanzio di procedere a quanto era stato deciso, tornato che fosse a Trani. Il Martirologio romano dà anche a Attilano, vescovo di Zamora ( 5 ott. 1009), come canonizzato dallo stesso Urbano II.
Pasquale II nel 1100 canonizzò s. Angilberto, abate di St-Riquier ( 18 marzo 814), autorizzandone l'elevazione. Autorizzò pure l'elevazione del corpo di s. Canuto, re di Danimarca (io luglio 1086), avvenuta il 19 apr. 1101. Il 4 giugno 1109, a Segni, dopo la solita lettura della vita, permise ai vescovi della regione di venerare come santo, Pietro vescovo di Anagni (4 ag. 1105).
Callisto II, eletto a Cluny il 2 febbr. 1119, il giorno dell'Epifania del 1120 procedette all'elevazione di s. Ugone, abate di Cluny (28 apr. 1109), da lui conosciuto. Nello stesso anno incaricò il card. di Palestrina, suo legato al Sinodo di Beauvais, di procedere all'elevazione di s. Arnolfo, vescovo di Soissons (14 ag. 1087). Quanto poi ad una presunta c. di s. Corrado, vescovo di Costanza ( 26 nov. 976), il Papa l'avrebbe declinata col riferirsi ad un concilio generale. Da notare il caso di s. Gerardo, vescovo di Potenza ( 30 ott. 1119). Il successore Manfredo, che riferisce il fatto, si recò a Roma con una delegazione del popolo per chiederne la c. Portato il caso in concistoro, Callisto lesse la vita del defunto e viva voce pronunziò la c., senza ulteriore documento;
ma per attestarne l'autenticità ordinò ai vescovi presenti Pietro di Acerenza, Guido di Gravina, Leone di Marsico e insieme al card. di Palestrina, Guglielmo, di recarsi a Potenza per proclamare l'avvenuta c. e la concessione di una indulgenza di 40 giorni. Tutto ciò dové avvenire tra i primi mesi del 1123 e 1124. La concessione di una indulgenza in occasione delle c. divenne ordinaria solo ca. un secolo dopo.
Innocenzo II, presente al Concilio plenario di Reims, il 29 ott. 1131, dopo la solita lettura della vita e dei miracoli, permise alla Chiesa di Hildesheim la venerazione del proprio vescovo s. Godeardo ( 4 maggio 1038). Il 22 apr. 1134, dopo i preparativi del Concilio di Pistoia, il Papa, premesso la lettura della vita e dei miracoli, autorizzò la venerazione di s. Ugone, abate di Chaisc-Dieu, vescovo di Grenoble (i apr. 1132). Identica procedura al Concilio Lateranense del 1139, 19 apr., per s. Sturmia, abate di Fulda ( 17 dic. 779 ).
Eugenio III, in una solenne adunanza del clero in Trastevere, il 4 marzo 1146, procedette alla c. di s. Enrico imperatore ( 13 luglio 1024). Nello sua lettera il Papa ricorda di aver dato incarico a due cardinali legati in Germania, di prendere informazioni a Bamberga, ove era sepolto nella cattedrale di quel vescovado da lui fondato.
Ad Alessandro III si ascrive comunemente la riserva del diritto esclusivo della c. al solo Sommo Pontefice. La cosa è però ben diversa. Il 6 luglio 1170 Alessandro diresse a Canuto I, re di Svezia, ai vescovi, al clero e al popolo svedese la lunga lettera: Aeterna et incommutabilis (Jaffé-Wattenbach, II, 13546: PL, 200, coll. 1259-61); verso la fine d'essa lettera il Papa viene a parlare di un caso particolare: "denique quiddam audivimus...", cioè di un tale che, ucciso in stato di ubriachezza, era stato venerato da alcuni come santo martire. A questo proposito il Papa insegna che: "etiamsi signa et miracula per eum plurima fierent, non ficeret vobis pro sancto absque auctoritate Romanae Ecclesiae eum publice venerari ". Si trattava dunque di un caso particolare per il quale il Papa dava una sua direttiva, come i sommi pontefici solevano darne in tanti altri casi. Ma appena un decennio più tardi, certo dopo il 1179, un canonista inglese, salerte raccoglitore di decisioni pontifice, inseri nella sua collezione, detta "Cottoniana prima", anche l'«Audivimus" della lettera Aeterna et incommutabilis con qualche accomodamento nel testo. Attraverso alcune altre raccolte di questo tipo, ma sempre di carattere privato, il testo fini cx. il 1206 nella collezione privata di maestro Alano, inglese, professore di diritto a Bologna. Finalmente s. Raimondo di Peñafort, incaricato da Gregorio IX dell'edizione ufficiale delle Decretali, vi inseri anche l'«Audivimus" di Alessandro III, cosicché quel testo, in forza di tale inserzione ( 5 sett. 1234), divenne legge universale. L'ultima e definitiva fortuna dell'«Audivimus" si ebbe nelle interpretazioni successive dei grandi canonisti, soprattutto di Sinibaldo Fieschi (Innocenzo IV) e di Enrico Bartolomei da Susa detto il "Cardinale ostiense", il quale nella sua Summa Anras (1253) e nei suoi Commentario (dopo il 1268) interpretò l'«Audivimus" nel senso di legge fondamentale del diritto pontificio della c. Questo punto importantissimo della storia della c. è stato soltanto recentemente messo in giusto rilievo per merito di S. Kuttner, La réserve papale du droit de canonisation, in Revue historique du droit français et étranger (nuova serie, 17 [1938], pp. 172-228; estratto, Parigi 1938).
Le c. di Alessandro III non differiscono, del resto, affatto dalle precedenti; solo mezzo secolo più tardi le c. papali acquistano uno splendore e una risonanza universale tale che le elaborazioni canonistiche potevano innestare nel testo dell'«Audivimus», in se stesso molto scarno, l'idea di una legge universale di riserva del diritto della c. al solo Sommo Pontefice.
La prima c. di Alessandro III fu quella di s. Edoardo confessore, re d'Inghilterra (4 genn. 1066), fatta ad Anagni ( 7 febbr. 1161) dove, in presenza della sua corte, dopo l'esame del «liber miraculorum», viste-le lettere del predecessore Innocenzo al riguardo, procedette alla procla-
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(1st. Enc. Catt.)
Canonizzazione. - Decreto suber Tuto per la c. dei martiri di Gorkum ( 9 ott. 1674) - Città del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.
mazione richiesta; la lettera fu indirizzata a tutta l'Inghilterra il 7 nov. 1161.
Seguono due c. simili : a Tours il 9 giugno 1163 il Papa commise a Tommaso, arcivescovo di Canterbury, il futuro martire, di procedere, dopo la lettura della vita e dei miracoli fatta in apposito concilio, alla c. di s. Anselmo di Canterbury (21 apr. 1109). Da Sens. ove risiedeva, nel 1164 il Papa diede analogo mandato per l'elevazione di s. Elena di Skövde, martire svedese (ca. 1160). Per incidenza è da notare nel dic. 1165 la c. di Carfomagno ( 28 genn. 814) compiuta da Pasquale III, l'antipapa che Federico Barbarossa imperatore aveva contrapposto ad Alessandro III. Pasquale commise a Rinaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, il noto cancelliere imperiale, di procedere alla solenne elevazione di Carlo. E l'unico caso di una c., compiuta da un antipapa, che non esce dall'àmbito delle c. «locali». Nel 1169, a Benevento ( 8 nov.) segue la c. di s. Canuto, Knud Lavard, martire danese ( 7 genn. 1131). Importantissima invece la c. di s. Tommaso Becket arcivescovo di Canterbury ( 29 dic. 1170). Il fatto del suo martirio produsse un'enorme impressione in tutta l'Europa; il Papa, nel 1173, emanò da Segni due lettere di uguale tenore, di cui una diretta a tutti i prelati della Chiesa. Dice di aver conosciuto personalmente Tommaso, e di voler aspettare la relazione di due suoi cardinali legati, specialmente sui miracoli. Finalmente «in capite ieiunii» (21 febbr. 1173), presenti moltissimi ecclesiastici e laici "praefatum archiepiscopum solemniter canonizavimus». E la prima volta che in un documento pontificio appare questo preciso termine. Ugualmente importante è la c. di s. Bernardo di Chiaravalle ( 20 sg. 1153). Il Papa, dopo iterate istanze dei Cistercensi, nella festa della Cattedra di s. Pietro ( 18 genn. 1174), ad Anagni, presente un largo stuolo di prelati, fatta leggere la vita di Bernardo, decretò: «Beatorum Apostolorum Petri et Pauli
meritis confisi, sanctorum cathalogo duximus adscribendum». E la prima volta che si viene a conoscenza di una formula che si riferisce all'autorità apostolica, adoperata in questo atto.
Lucio II nel 1181, nella solita forma, concesse l'elevazione di s. Brunone, vescovo di Segni (18 luglio 1123).
Clemente III canonizzò, il 21 marzo 1189, s. Stefano di Thiers, eremita, fondatore della Congregazione di Grammont ( 8 nov. 1124). Molto interessante la c. di Ottone, vescovo di Bamberga, apostolo dei Pomerani ( 30 luglio 1139). In due lettere apostoliche, del 29 apr. e 1 maggio 1189, dirette a particolari prelati tedeschi, il Papa dichiarava di aver incaricato i due vescovi, di Merseburg e di Eichstädt, due abati e un canonico perché dopo una diligente inquisizione sulla vita e sui miracoli, con autorità apostolica lo dichiarassero canonizzato, "ipsum canonizatum, auctoritate freti apostolica, solemniter et publice nuntietis». E una autentica c. per delega papale. Simile la c. di s. Malachia O'Morgair, arcivescovo di Armagh (m. a Chiaravalle il 2 nov. 1148), fatta in base alla vita scritta da s. Bernardo e a molteplici altre informazioni, il 6 maggio 1190.
Celestino III, il 4 marzo 1192, su ripetute istanze del vescovo di Gubbio, dopo molte relazioni in proposito "de communi fratrum consilio", e "Beatorum Petri et Pauli Apostolorum auctoritate", canonizzò s. Ubaldo, vescovo di Gubbio ( 14 maggio 1136), comandando di celebrarne la festa "apud vos". Di simile tenore la lettera apostolica per la c. di s. Bernardo (meglio Bernhard), vescovo di Hildesheim ( 26 ott. 1025), fatta in Roma s s. Pietro l'8 genn. 1192. Identica la c. di s. Giovanni Gualberto ( 13 luglio 1073) in data 24 ott. 1193. Del 27 apr. 1197 è la c. di s. Geraldo, abate di Sauve-Majeur presso Bordeaux (5 apr. 1105). Allo stesso Celestino si ascrive anche la c. di s. Bernardo degli Uberti, cardinale vescovo di Parma, vallombrosano (4 dic. 1133), ma Clemente XI nel 1714 rifiutò di estenderne la festa a tutta la Chiesa perché non si era in grado di provare storicamente l'avvenuta c. formale. Più sicura appare la c. di s. Rodosindo, vescovo di Dumnium in Galizia (10 marzo 977), fatta probabilmente nel 1196.
Innocenzo III, il 12 genn. 1199, canonizzò s. Omobono di Cremona ( 13 nov. 1197), e nella sua lettera il Papa diede per la prima volta, in un documento ufficiale, un breve sunto della vita del Santo e dei miracoli, attestando ch'esso era stato composto su testimonianze giurate. Il 3 apr. 1200 canonizzò s. Cunegonda, imperatrice, moglie di s. Enrico ( 3 marzo 1040).
Del 1202 è la c. di s. Gilberto, abate di Sempringham (4 febbr. 1189). Molto interessante il caso di s. Guglielmo, eremita di Malavalle, presso Grosseto ( 10 febbr. 1157). Già Alessandro II aveva ordinato, su istanza del vescovo di Grosseto, che nella sua diocesi fosse celebrata la solenne ufficiatura per detto Santo * ad interim ". senza procedere all'atto della c. espressa. Innocenzo (1202, 8 maggio), dopo iterate istanze, rinnova il permesso di continuare a celebrare la festa. Benedetto XIV nega in questo fatto il carattere della c.: nondimeno crediamo che ancora si tratti di una c. locale. Il 14 maggio 1203, a Ferentino, canonizzò s. Vulstano, vescovo di Worcester (19 genn. 1095). Il Papa aveva incaricato una commissione di due vescovi e di due abati di recarsi a Worcester, di indire un digiuno di tre giorni e di procedere poi all'esame dei miracoli. Si tenne conto di una vita scritta cento anni prima in vecchio inglese, autenticata e sigillata. Il tutto fu portato a Roma per l'esame. In base a ciò il Papa celebrò la c. e pubblicò anche l'orazione del nuovo Santo. Il 2 luglio 1204 fu fatto l'elevazione del corpo di s. Procopio, abate di Sázawa, da parte del card. Guido di S. Maria in Trastevere, in base all'ordine del Papa «ut corpus beati viri solemnizatum canonizetur».
Quario III, il 17 maggio 1218, a S. Pietro in Vaticano, canonizzò s. Guglielmo, arcivescovo di Bourges, poi monaco e abate cistercense ( 10 genn. 1209). Il 18 febbr. 1220 da Viterbo annunziò a tutto il popolo cristiano la c. di s. Ugone, certosino, vescovo di Lincoln. (17 nov. 1200), dopo l'ormai solita «commissio inquisitionis».
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In data 8 genn. 1222 si ebbe la concessione ai monaci cistercensi di Molesme di venerare "tamquam sanctum" il loro abate s. Roberto (14 apr. 1111). Il 21 genn. 1224 al Laterano procedette alla c. di s. Guglielmo, abate cistercense di Roskilde in Danimarca ( 6 apr. 1203). Un caso di speciale interesse è la c. di s. Lorenzo O'Toole, arcivescovo di Dublino ( 14 nov. 1181), celebrata a Rieti l'i i dic. 1225. Al suo sepolcro, a Rouen, si crano verificati molti miracoli : pertanto il Papa ordinò all'arcivescovo di detta città di fare la solita inchiesta insieme con altri ecclesiastici, i quali raccolsero le debite testimonianze. Ma quanto alla vita del Santo, i commissari trasmisero la loro commissione all'arcivescovo di Du-
ormai tradizionale. Lo stesso si deve dire della c. di s. Antonio di Padova ( 13 giugno 1231) fatta a Spoleto il 1^{°} giugno 1232 e pubblicata con tre lettere nelle quali il Papa accenna alla "commissio inquisitionis ". Il 18 giugno 1232 al Laterano fu canonizzato un santo antico, con culto plurisecolare: s. Virgilio, vescovo di Salisburgo (27 sett. 780), con la concessione di una indulgenza per la festa e l'ottava. Caso interessante questo, perché conferma il valore che era venuto acquistando l'istituto della c. papale. Segue la c. di s. Domenico di Guzman (6 ag. 1221), fatta a Rieti il 3 luglio 1234 con la festa estesa alla Chiesa universale e con l'indulgenza di un anno. Altra c. di un personaggio, celebre in tutto il mondo

Canonizzazione - Avverato della basilica di S. Pietro per Caterina da Bologna, fatta da Clemente XI (22 maggio 1712)
(dia deta canonizotionis sanctarum Pii V str., Roma 1728, p. 881) la c. dei bb. Pio V. Andrea Avellino, Felice da Consalice, Città del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.
blino il quale, trattenuto alla corte inglese, delegò altri suoi dignitari, i quali fecero a Dublino l'inchiesta indicata e, sigillata, la trasmisero a Rouen, da dove tutto il materiale passò a Roma per la verifica e la decisione. In questo fatto si ha il primo caso di quello che oggi si chiama "processo rogatoriale". E del 18 marzo 1226 n2l Concilio Lateranense la c. di s. Guglielmo Fitzherbert, arcivescovo di York ( 8 giugno 1154), dopo le solite istanze ed inquisizioni. Ad Onorio III si attribuisce anche la c. di Ugone, abate cistercense di Bonnevaux (r apr. 1191) e di Giovanni eremita, priore di S. Maria di Gualdo. Le inquisizioni ormai necessarie furono fatte per il primo il 2 dic. 1221 e per il secondo il 3 giugno precedente, ma nessun documento ci resta che attesti l'avvenuta c. Un altro caso simile è quello di Giovanni Cacciafronte, abate benedettino di Vicenza, ucciso il 16 marzo 1183 . Onorio indisse la "commissio inquisitionis", si fece anche un processo a Cremona, dove era nato, ma non si andò più avanti.
Gregorio IX. Universale eco suscitò la c. di s. Francesco di Assisi (4 ott. 1226); il Papa la proclamò a Perugia e l'annunziò con due lettere, una al clero, l'altra al popolo universo ( 16 luglio 1228 e 21 febbr. 1229); la cerimonia relativa fu fatta dal Papa ad Assisi ai primi di luglio 1228. Nella piazza davanti alla chiesa egli tenne il sermone, e, portata in chiesa la salma, al canto del Te Deum, celebrò la Messa del novello Santo. La formola di questa c. ci è conservata, ed è certamente la più antica che si conosca. La festa del Santo fu imposta a tutta la Chiesa e subito universalmente accettata. Sebbene il Papa fosse stato suo amico volle nondimeno che fosse istituito il solito processo di inchiesta sulla vita ed i miracoli (il primo processo di c. completamente conservato e pubblicato) e che tutto procedesse secondo l'uso
cristiano di allora, è quella di s. Elisabetta di Turingia (19 nov. 1231), fatta nella chiesa dei Domenicani a Perugia il 27 maggio 1235. La lettera papale è del 1^{°} giugno successivo, ed anche questa volta la festa fu estesa alla Chiesa universale "distrutte principiando", ma senza effetto reale. Sotto Gregorio IX fu istituito anche il processo per Odone di Novara, abate certosino ( 14 genn. 1230). Si conosce la "commissio inquisitionis" in data ro dic. 1240 e il relativo processo; ma tutto si fermò, forse per la morte del Papa. Non si può tacere finalmente, perché anche molto istruttivo, il caso di s. Ildegarda, badessa benedettina ( 17 sett. 1233). La sua fama in vita era già universalmente nota e, dopo morta, si parlò di un numero grande di miracoli avvenuti per sua intercessione. Gregorio IX nominò la commissione e, il 16 dic. 1233, indisse il processo che fu mandato a Roma sigillato. Trovate insufficienti le deposizioni, si ordinò un nuovo esame di testi, di cui non ci è pervenuta notizia. Innocenzo IV poi, nel 1243, rinnovò la commissione, ma senza effetto pratico. Dopo nuove insistenze Giovanni XXII, nel 1317, diede nuove lettere di commissione, ma la cosa era divenuta sempre più difficile per la mancanza di testimonianze orali e per le esigenze sempre maggiori richieste nei processi. Cosi la celebre Santa non è stata mai canonizzata formalmente. Un caso simile è quello di s. Brunone, vescovo di Würzburg (27 maggio 1045). Gregorio IX emanò per lui la solita commissione, il I maggio 1238, ma il processo portato a Roma non fu giudicato soddisfacente. Innocenzo IV pertanto ordinò una nuova inquisizione (Lione, 5 nov. 1245), ma una c. formale non ebbe mai luogo. Indubbiamente Gregorio IX, esimio canonista, diede alla c. papale un'importanza nuova.
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Dopo il brevissimo governo di Celestino IV segui sul trono papale la grande figura di Sinibaldo Fieschi, Innocenzo IV (1243-54). Già professore di diritto a Bologna, da Papa scrisse l'Apperatus super V libros decretoitum, commentario che ebbe subito larghissima diffusione e fama, sebbene egli dichiarasse espressamente di averlo scritto da uomo privato. Le osservazioni e definizioni del Fieschi circa la c. divennero perciò la base di tutti i canonisti successivi. Egli stabili definitivamente l'«Audivimus» di Alessandro III come legge basilare della c. papale, di cui diede anche la prima precies definizione, divenuta classica fra i canonisti. Essa consiste nel "canonice et regulariter statuere quod aliquis sanctus honoretur pro sancte", cioè con tutte le prerogative di un culto pubblico e universale. In questa universalità appunto riconosce Innocenzo IV la radice della riserva pontificia della c.: «Solus Papa potest canonizare sanctus», poiché solo il Papa esercita una giurisdizione universale sopra tutta la Chiesa. Ma per pervenire alla c., occorrono le prove giuridiche "de fide et excellentia vitae et miraculis». Egli stesso canonizzò, il 16 dic. 1246 a Lione, l'arcivescovo di Canterbury, s. Edmondo Rich, orginario d'Abington (16 nov. 1240), e nella Pasqua del 1247, ancora a Lione, s. Guglielmo Pinchon, vescovo di St-Brieuc (op luglio di anno incerto tra il 1254 e il 1241). Più grandiosa riusci la c. di s. Pictro Martire ( 6 apr. 1252), la cui cerimonia fu celebrata a Perugia nel piazzale davanti la chiesa dei Domenicani nella Pasqua del 1253. Il Papa pubblicò due lettere di tenore generale, una da Perugia il 24 marzo 1253, l'altra da Anagni l'8 ag. 1254. Importante è l'asserto del Papa di avere proceduto alla c. "pase inquisitionem sollertem, studiosam examinationem, discussionem solemnem... auctoritate beatorum Petri et Pauli Apostolorum ac nostra». Segui ad Assisi, l'8 sett. 1253, la c. di s. Stanislao, vescovo di Cracovia, mortire ( 8 maggio 1279). Tutta la celebrazione solenne si svolse completamente nella grande basilica di S. Francesco. D'ora innanzi la c. si svolgerà interamente come rito liturgico. In seguito poi alla commissione, data da Innocenzo IV, furono costruiti, tra il 1251 e 1254, i processi per Giovanni Buono ( 23 ott. 1249), eremita, ma, per cause a noi ignote, la c. non si fece mai.
Alessandro IV celebrò un'altra c. celebre, quella di s. Chiara di Assisi, che egli stesso aveva assistita in morte (12 ag. 1253). La solennità si svolse ad Anagni nel secondo anniversario della sua morte, 12 ag. 1255.
Urbano IV canonizzò a Viterbo il 22 genn. 1262 s. Riccardo de Wych, vescovo di Chichester (3 apr. 1253). Come il Papa dice nella lettera sulla causa: linquisitio era stata ordinata da Innocenzo IV e "diligenti examine discussa" prima dal cardinale vescovo di Frascati, Ottone di Chateauroux, e finalmente "per nus et per fratres" vale a dire dai cardinali. Si vede come la procedura diventava sempre più severa.
Clemente IV procedette alla c. di s. Edvige, granduchessa della Slesia (15 ott. 1243), fatta a Viterbo il 26 marzo 1267.
Questo periodo si chiude con la grande figura del card. Ostiense, di cui si è già parlato. La sua Summa aurea e soprattutto il suo Commentarium costituiscono il termine di uno sviluppo plurisecolare. Dalla metà del sec. xiri si può datare il secondo periodo della storia della c. dei santi, de facto e de iure ormai riservata alla S. Sede. Con questa riserva però non cessò il sorgere di nuovi culti liturgici locali, senza che arrivassero mai alla c.
Come s'è visto, dai primi, sporadici interventi di alcuni papi, più casuali che altro, si pervenne insensibilmente ad attribuire alla c. papale un valore più elevato ed esclusivo. Mentre agli inizi si trattò prevalentemente di permessi o di commissioni pontifice per procedere all'elevazione di un santo, questo elemento, fin allora di importanza capitale, passò in seconda linea; incernincio a prevalere la semplice e formale dichiarazione pontificia della c. fatta. Così la procedura, agli inizi assai
rudimentale, acquistò una vera consistenza giuridica assumendo i vari elementi della procedura canonica, sviluppatasi per i vari processi curiali.
Agli inizi bastò la lettura di una vita e dei miracoli davanti al Papa e ad un sinodo o qualche altra solenne riunione del clero, per provocare, di comune consenso degli astanti, il permesso papale all'elevazione. Ma nelle rispettive lettere pontifice ben presto si rileva la tendenza di dare più risalto all'atto papale conferendogli un valore universale. L'esame poi dei miracoli, attinente in qualche modo ad una definizione di un intervento divino, portò all'idea trattarsi, nelle c., di "negotium maius Ecclesiae", spettante al Papa e alla sua Curia. La sola lettura di una semplice vita non bastò più; la S. Sede prese l'iniziativa e chiese da parte sua più ampie informazioni. Nel 1146 a proposito di Eugenio III. per s. Enrico, si sa per la prima volta che il Papa si scrvi a questo scopo dei suoi legati. Nel 1189 con Clemente III, appare la prima volta il termine "commissio", cioè l'espresso incarico dato dal Papa a determinate persone per l'inquisitio sulla vita e sui miracoli.
Sotto Innocenzo III (per s. Omobono) si viene per la prima volta informati che l'inquisizione si basò sopra testimonianze giurate. Rapidamente si introducono nella procedura preparatoria alla c. tutte le cautele giuridiche allora in uso per gli altri processi, esposti, ad es., magistralmente dal noto Guglielmo Durante, vescovo di Menda, nel suo Speculum iuris. uscito nel 1272 e nel 1287. Anche nel processo per la c. appariscono il giuramento detto «de calumnia: gli «interrogatoria», gli «articuli», preparati d'ufficio alla Curia papale e trasmessi, insieme con la «commissio», ai commissari. Le sigillazioni degli atti dopo ogni seduta rimontano a questa stessa età. Nello stesso modo poi, come gli altri processi, anche quelli per la c. furono affidati ai chierici della Curia, in genere si cappellani papali, per la revisione e la rubricazione; seguiva un esame preliminare da parte di un cardinale e, finalmente, la proposizione in concistoro.
Anche la celebrazione liturgica della c. ebbe in questo periodo la sua evoluzione sostanziale. Agli inizi si trattò di un semplice atto giuridico, di una sentenza del Papa, proferita in sinodo, senza ulteriori celebrazioni liturgiche. Queste, cioè la solenne elevazione con Messa ecc., avvenivano nel luogo ove riposavano le spoglie del santo. Solo nel 1131 con Innocenzo II (c. di s. Godeardo), si viene a sapere che la proclamazione della c. si chiuse con il canto del «Te Deum laudamus». Nel 1192 (con la c. di s. Ubaldo) ci è conservata la prima notizia che Celestino III, in seguito alla c., celebrò anche la Messa in onore del novello Santo. Da alcuni cenni contenuti nelle varie lettere pontifice per le c., si può dedurre che si era sviluppata una certa formola rituale per la proclamazione di un santo; si inserirono i nomi degli Apostoli Pietro e Paolo (primo accenno nel 1174, sotto Alessandro III, per s. Bernardo); nel 1228 (per s. Francesco), si è conservata la formola completa : "Ad laudem et gloriam omnipotentis Dei, Patris et Filii et Spiritus Sancti, et gloriosae Virginis Mariae, et beatorum Apostolorum Petri et Pauli, et ad honorem Ecclesiae Romanae». Sotto Onorio III (1218), incominciano le prime concessioni di indulgenze in occasione della c., 40 giorni (per s. Guglielmo di Bourges). Gregorio IX concedette, nel 1228, per s. Antonio, la prima volta un anno di indulgenza. Per s. Elisabetta (1235), l'in-
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dulgenza è salita a un anno e 40 giorni. Dal 1228 (s. Francesco) divenne regola che il Papa facesse al popolo un sermone, poi leggesse o facesse leggere i miracoli, e pronunciasse finalmente la formola della c., chiudendo la celebrazione con la Messa. Inoltre si sa che in quell'epoca generalmente fu d'uso già il canto del «Veni S. Spiritus» per implorare l'aiuto divino, affinché «Deus non permittat ipsum (papam) errare in hoc negotio", cosi l'Ostiense.
b) Periodo secondo: fino a Sisto V.- Gregorio X ordina l'ingutuito per il processo di s. Margherita d'Ungheria (18 genn. 1270) a tre prelati ungheresi. Nel 1271 il processo era chiuso, ma a Roma giudicato insufficiente (il processo è andato perduto); pertanto Innocenzo V commise a due italiani esperti della Curia di istituire un secondo processo (1276) con gli «interrogatoria» mandati da Roma. Il processo è conservato, ma non ebbe poi seguito. Soltanto recentemente (1943) Margherita è stata canonizzata equipollentemente da Pio XII (v. appresso c. equipollente). Osorio IV poco prima della sua morte (3 apr. 1287) nel convento di S. Sabina a Roma, ricevuta la notizia della morte di Ambrogio Sansedoni, domenicano senese ( 20 marzo 1287), circondata da fama di santità e di miracoli straordinari, ordino subito a quattro domenicani di recarsi a Siena per iniziare le dovute indagini. I commissari, sopravvenuta la morte del Papa, continuarono, pur senza forma di processo, a riunire il materiale in proposito. Ma tutto si fermò lì. Quando poi nel 1442 1443 Eugenio IV fu sollecitato di procedere alla c., promise di farlo a Roma. Intanto, il 16 apr. 1443, concesse alla provincia romana dei Domenicani di solennizzare la festa di Ambrogio «velut si sanctus esset canonizatus»: ma una c. formale non ebbe mai luogo.
Bonifacio VIII, l'i i luglio 1297, a Urvieto, canonizzò s. Luigi IX, re di Francia (25 ag. 1270). Questa c. ha un certo sapore politico, perché fatta dal Papa in seguito alla sua rappacificazione con Filippo IV, re di Francia.
Clemente V, il 5 maggio 1313 , canonizzò, in Avignone, s. Pietro de Murrone, Celestino V papa (19 maggio 1296).
Giovanni XXII, il 7 apr. 1317, canonizzò s. Ludovico vescovo di Tolosa (19 ag. 1297); il 17 apr. 1320, s. Tommaso Canteloup, vescovo di Herford (3 ott. 1282); e, il 18 luglio 1323 , s. Tommaso d'Aquino ( 7 marzo 1274), sempre in Avignone.
Clemente VI, ancora in Avignone, il 26 giugno 1347, canonizzò s. Ivo Hëlorv ( 19 maggio 1303 ) e, il 19 sett. 1351 , s. Roberto de Furlande, abate di Chaise-Dieu (17 apr. 1067).
Urbano V, il 15 apr. 1369, canonizzò, in Avignone, s. Elzeario de Sabran, conte di Ariano (27 sett. 1323). La bolla di c. fu pubblicata da Gregorio XI il 15 genn. 1371. Era l'ultima c. fuori Roma.
Sotto Gregorio XI è degno di nota il caso di Carlo di Blois, conte di Bretagna, caduto nella battaglia di Auray il 29 sett. 1364. Il processo di c. fu costruito regolarmente ad Angers nel 1374 e spedito ad Avignone. Il Papa, secondo la relazione dell'ambasciatore veneziano, già in procinto di partire per Roma, decise di far la solenne c. a Marsiglia il giorno precedente la sua partenza che realmente avvenne il 2 ott. 1376: ma nessuna fonte ci attesta l'avvenuta c.
La c. di s. Caterina, figlia di s. Brigida, posta da diversi autori al 1378, sotto Urbano VI, manca di ogni fondamento storico; la sua festa, permessa da Sisto IV, fu fissata da Leone X, il 21 marzo 1512, al 25 giugno, "donec ad eius canonizationem deveniatur». Alla stessa epoca era viva in Francia la fama del taumaturgo Pietro, conte di Lussemburgo (2 ag. 1387). L'antipapa Clemente VII (Roberto di Ginevra), che l'aveva creato cardinale vescovo di Metz, commise a tre cardinali una prima indagine e, nel Concistoro del 16 giugno 1389, Pietro d'Ailly, a
nome di Carlo VI, ne perorò la causa. Nominata nuovamente una commissione di cardinali, nel 1390 fu costruito il processo in base a non meno di 280 articoli, ma, dati i tempi turbinoni, tutto si fermò lì. Nel 1433 Eugenio IV riprese la causa, e il Concilio di Basilica nel 1433 istituì una nuova commissione, ma ancora una volta senza esito. Finalmente papa Clemente VII, il 7 apr. 1527, dopo iterate istanze, emanò una bolla in cui permise che il predetto Pietro e Luigi Aleman potessero esser venerati come "Beati... donec... ad canonizationem deventum fuerit». Ma la c. non fu mai fatta.
Bonifacio IX, il 7 ott. 1391, canonizzò s. Brigida (23 luglio 1373), nella cappella del palazzo Vaticano, e il giorno seguente, domenica, ne celebrò la Messa solenne.
Martino V canonizzò, il 26 marzo 1425 , s. Sebaldo, eremita ( 19 ag., sec. viI o viII). Egli ordinò anche l'inquisizione per Edvige, regina di Polonia (17 luglio 1399); nel 1446 Alberto Jastrzembicz, arcivescovo di Gnesna, nella sua qualità di visitatore apostolico del regno di Polonia, istituì di nuovo una sottocommissione per raccogliere testimonianze sulla regina; nel 1450 il cancelliere regio Giovanni Dlugra notò rassegnato che non c'era più speranza per la causa.
\Eugenio IV celebrò, il i febbr. 1447, la c. di s. Nicola da Tolentino (ro sett. 1306), e, poiché il novello Santo apparteneva all'Ordine degli Eremiti agostiniani, terminata la funzione in s. Pietro, il Papa si recò in grandiosa processione alla chiesa di s. Agostino per celebrarvi la Messa.
Niccolò V, il 24 maggio 1450 , canonizzò s. Bernardino degli Albizeschi, da Siena (20 maggio 1444).
Collero III, il i genn. del 1456, canonizzò s. Osmundo, vescovo di Salisbury (4 dic. 1099); il 29 giugno 1456 s. Vincenzo Ferreri ( 5 apr. 1419). La pubblicazione della bolla avvenne, sotto Pio II, il i ott. i 458 . Il 15 ott. 1457 canonizab s. Alberto da Trapani, carmelitano ( 7 ag. 1307); la pubblicazione della bolla fu fatta da Sisto IV, il 31 maggio 1476.
Pio II, il 29 giugno 1461, canonizzò s. Caterina Benincasa, da Siena (29 apr. 1380).
Paolo II nel 1466 ordinò il processo per s. Emma di Gurk (29 luglio 1045). In una lettera all'imperatore Federico III ( 1467 ) affermò che intendeva procedere alla c., ma solo nel 1938 si ebbe l'approvazione del culto col titolo di "santa". Paolo II intervenne anche nella causa di s. Andrea Corsini ( 6 genn. 1373), caso quanto mai interessante per la storia della c. Andrea fu subito venerato a Firenze, e a lui si attribuì, nella guerra di Firenze contro Milano del 1440, la salvezza della città. Nell'anniversario della liberazione si espose solennemente il corpo. Il Papa visitò il suo sepolcro e acconsentì senz'altro a tutte le manifestazioni di venerazione ormai regolari. Paolo II finalmente, ad istanza di Firenze, formò la commissione di tre cardinali, allora necessaria per iniziare il processo di s. La causa fu ripresa sotto Clemente VIII e Paolo V, ma soltanto sotto Urbano VIII, nel 1629, si poté procedere alla formale c. Si vedrà come Urbano VIII stroncò una volta per sempre certe affermazioni di culto che certo apparivano non del tutto scevre di inconvenienti.
Sisto IV. E da notare il caso particolare dei protomartiri francescani del Marocco, Bernardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto ( 16 genn. 1220). Il Papa aveva concesso «vivax vocis oraculo» di celebrarne la festa nelle chiese dell'Ordine francescano; ma levatesi varie opposizioni, il Papa emanò un breve il 7 ag. 1481, nel quale dichiarò espressamente che i frati Minori «ubicumque et solemniter ac publice» potevano celebrare questa festa. Questa concessione rientra quindi perfettamente nelle concessioni papali di un culto limitato, ma con tutte le prerogative di un culto di santi canonizzati : una c. «minore», se si vuole, ma sempre una c. Il 14 maggio 1482 canonizab s. Bonaventura ( 14 luglio 1274).
Innocenzo VIII canonizzò solennemente, il 6 genn. 1485, s. Leopoldo III, duca d'Austria, della famiglia dei Babenberg ( 15 nov. 1136).
A Giulio I I ( 1508 ) si ascrive un caso simile a quello
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di Sisto IV, per i martiri camaldolesi Benedetto, Giovanni, Matteo, Isacco e Cristiano (ro nov. roo3, presso Poznan). Però la notizia è una invenzione del sec. xvir. Il 12 dic. 1512 egli approvò il culto da secoli prestato a Nogero di S. Gallo, detto il Balbo, ( 6 apr. 912) per il monastero di S. Gallo e per la diocesi di Costanza, con la clausola però "quod... propterea canonizatus aut alias approbatus non censeatur ", dunque esclude positivamente l'effetto di una c. formale, a differenza di simili concessioni precedenti già ricordate. La c. formale si era già talmente radicata come atto supremo del Papa, che bisognava prevenire possibili malintesi derivanti da concessioni di grado minore.
Leone X, il I maggio 1519 , canonizab a. Francesco di Paola (2 apr. 1527) e, nel 1521 , s. Casimiro, figlio di Casimiro IV il Grande, re di Polonia (4 marzo 1484).
Bonifacio VIII, cardinale nel 1295, m. nel 1341, lasciò una relazione sulla c. di s. Celestino V e di s. Tommaso Canteloup, in prosa; una seconda su s. Celestino, in versi, e una terza su s. Luigi di Tolosa, inscrita nell'Ordo Romanus XIV (capp. III e 115). Nella procedura canonica appare una novità che però in seguito non fu mantenuta, cioè tutta una serie di concistori per lo studio del processo, e la scelta di 7 o 8 prelati della Curia incaricati di esporre, il giorno della c., il contenuto del processo in forma di predica al popolo. Interessante la notizia che il Papa, nell'ultimo concistoro, nominava due cardinali, generalmente religiosi, con incarico di preparare i testi liturgici, uno le lezioni, l'altro le antifone, i

(Jot. Attuelita arte sacra)
Candnizzazione - Pontificale di Pio XII per la c. di Caterina Labouré (27 luglio 1947) - Canto del Vangelo latino.
Adriano VI, il 31 maggio 1523 , canonizzò, primo caso di questo genere, in un'unica c. due santi insieme: s. Antonino, arcivescovo di Firenze ( 2 maggio 1459) e s. Bennone, vescovo di Meisson ( 16 giugno 1105 e 1107); la bolla però fu promulgata da Clemente VII il 26 nov. 1523.
Paolo III nel 1537 commise al nunzio di Sicilia di costruire il processo di c. di Guglielmo Cuffinella, eremita a Scicli (4 apr. 14 II). Esaminatolo, il 26 febbr. 1538, il Papa permise per il momento il culto già esistente, ma con la clausola: "quod dictus Guglielmus, propter praemissa, canonizatus non censeatur"; la c. formale, non venne mai. Questi e simili casi sono i primi indizi di quella che in seguito doveva essere la beatificazione (v).
Sisto V canonizzò, il 2 luglio 1588 , s. Diego da Alcalá (13 nov. 1463) ed è l'ultima c. secondo lo stile antico. La Congregazione dei Riti, istituita appena da qualche mese, non poté infatti intervenirvi in alcun modo.
Durante il secondo periodo delle c. papali, si constata subito una decisa e completa affermazione di tali c. come unica forma legittima per la costituzione di un culto universale. Ma tuttavia, anche se nelle bolle pontifice generalmente la festa del nuovo santo viene prescritta in termini categorici, in realtà poche di quelle feste sono entrate nell'uso generale della Chiesa; i culti rimasero circoscritti, de facto, a territori più o meno limitati. Qualche volta invece anche nelle stesse bolle papali tale limitazione viene espressamente stabilita, senza per questo derogare alla qualità di "santi" dei relativi canonizzati. Qualche volta però l'intervento papale è avvenuto, con espressa esclusione dell'effetto completo della c.; sono i primi indizi della futura beatificazione formale distinta dalla c.
La procedura e il rito della c. in questo periodo ci è noto in primo luogo attraverso alcune precise descrizioni. G. Gaetani Stefaneschi, nipote di
responsori e l'Oremus. Appare poi un personaggio nuovo: il procuratore della causa della c., ordinariamente l'ambasciatore di uno Stato cattolico. Questi dovrà domandare al Papa a volersi degnare di ascoltare i prelati che percoreranno la causa del canonizzando; seguono le prediche dei 7 o 8 prelati al popolo; il Papa, dopo il canto del Confiteor, dà l'assoluzione e pubblica l'indulgenza. In un secondo tempo poi, in chiesa, il Papa stesso tiene il sermone e chiede che si preghi. Intonato il Veni Creator, si continua, dopo il canto, a pregare in silenzio; poi il Papa pronunzia la formola della c., canta il Te Deum, con l'Oremus del nuovo santo. Segue il Confiteor, con l'indulgenza di 7 anni e 7 quarantene, e la Messa solenne.
Ca. cento anni dopo lo Stefaneschi, il patriarca di Grado, Pietro Amely (Petrus Amelii; m. nel 1403), nel 1395 stese una relazione sulla c. di s. Brigida, inserita nell'Ordo Romanus XV (cap. 153). Da questa relazione si conoscono altre novità introdotte: dopo la proclamazione della c., i procuratori chiedono al Papa di rogare il pubblico istrumento dell'atto. Mentre si canta il Te Deum, vengono distribuite torce di peso diverso, secondo il grado della persona cui sono destinate, e si fa una grandiosa processione verso il palazzo Vaticano. Nella cappella si chiude la funzione con l'Oremus e l'indulgenza. Finalmente, durante la Messa, un'altra novità, la quale costituisce ancora oggi per il pubblico una delle più curiose attrattive della c. Dopo il Vangelo i tre cardinali commissari della causa escono dalla sacrestia di S. Pietro con le oblazioni: il primo porta due grandi torce dorate, il secondo due pani, coperti con panni recanti gli stemmi dei tre cardinali e di
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s. Brigida, il terzo due barilotti dorati, pieni di vino e con gli stessi stemmi. Seguono cinque procuratori e l'avvocato della causa, e ciascuno offre un canestrello verde con due colombe bianche e due tortore. Nel caso di s. Brigida, il Papa, per riguardo alla Santa tanto venerata, concesse l'indulgenza in forma di giubileo, cioè un'indulgenza plenaria. Importante la notizia dell'Amely che la causa ebbe tre cardinali commissari; da altre fonti successive sappiamo che essi furono scelti dai tre ordini: dei vescovi, preti e diaconi. I cardinali commissari, alla loro volta, avevano nominato sottocommissari (vescovi, abati o altri dignitari) con le facoltà necessarie per la costruzione del processo apostolico. Durante il sec. xv, l'esame dei processi di c., la rubricazione ecc., passò agli uditori di Rota, nominati sin dai tempi di Innocenzo III, per lo studio e la trattazione di certe cause. Dopo Bonifacio VIII gli uditori che fermano già un collegio ben determinato, furono incaricati di esaminare i processi di c. Nella c. di s. Bonaventura appare per la prima volta la notizia del canto delle litanie dei santi. Per la c. di s. Francesco di Paola il noto cerimoniere pontificio Paris de Grassia rivide tutto il cerimoniale, nelle forme ormai tradizionali, rimasto in uso, nelle grandi linee, fino ad oggi.
c) Periodo terzo. - Evoluzione della procedura e della trattazione delle cause da parte della S. Congregazione dei Riti.
Nel generale rjordinamento della Curia voluto da Sisto V nel 1588 , con il quale furono istituite 15 Congregazioni cardinalizie, la S. Congregazione dei Riti occupa il quinto posto. A questa il Papa affidò, fra l'altro, anche il compito: "dlligentem quoque curam adhibeant cardinales circa sanctorum canonizationem». Con questa semplice frase, venne affidato ufficialmente e stabilmente alla nuova Congregazione tutta la preparazione delle cause dei santi fino alla loro piena maturazione, quando cioè potevano essere presentate al Papa nei soliti concistori, per l'ultimo esame formale. Fino a questo momento lo studio immediato dei processi inviati nell'Urbe era stato affidato agli uditori di Rota; però gli uditori non funzionarono, nelle cause dei santi, come collegio, ma isolatamente. Un organo permanente, che sorvegliasse e accompagnasse ogni causa attraverso le varie fasi fino al termine, mancava. Accadde non di rado che un processo, portato in Curia e deposto nella casa di uno dei tre soliti cardinali commissari, per la morte di uno, andasse smarrito. Anche i processi venivano costruiti con criteri molto disparati. Ora, Sisto V, affidando tutta la materia della c. alla nuova Congregazione dei Riti, gettò le fondamenta per la formazione definitiva di quella procedura che gode giustamente in tutto il mondo la meritata fama.
Era troppo evidente che agli inizi la Congregazione avesse bisogno di trovare la giusta strada, di raccogliere esperienze, di formarsi una prassi stabile, di trovare soluzioni, norme, applicazioni generiche in tanta varietà di materia. Questo periodo di orientamento e di stabilizzazione durò dal 1588 fino a tutto il pontificato di Urbano VIII (1623-44). Spetta a lui il merito di aver indirizzata la procedura canonica della c. a quella austerità e sicurezza che vige ancora. Nel 1642 egli fece pubblicare in un volumetto di 63 pagine tutti i decreti e i successivi schiarimenti emanati durante il suo lungo governo in materia di c.; porta il titolo: Urbani VIII Pont. O. M. Decreta servanda in canonizatione et

C A T H A R I N Æ
D. E R I C C I S
Mordis (edem Pudoxum in M. c. 1623-1623) 1. 1. 1623

(Ind. Cinc. Cull.)
Cangnizzazione - Decreto sulla eraticita delle virtù della ven, serva di Dio Caterina de' Rizci ( 7 marzo 1727) - Città [del Vaticano, archivio della S. Congregazione dei Riti.
beatificatione sanctorum. Accedunt Instructiones et declarationes quas Eñi et Rñi S. R. E. Cardinales praesulesque romanae Curiae ad id muneria congregati ex eiudem Summi Pontificis mandato condiderunt.
Si apre con due decreti della S. Inquisizione ( 13 marzo e a ott. 1625), fondamentali in materia di culto. Fino a quel momento erano nati continuamente nuovi culti. I grandi santi della Riforma cattolica, come s. Ignazio, s. Filippo Neri, s. Francesco Saverio, s. Teresa, suscitarono quasi subito una spontanea venerazione popolare che presto si trasformò in vero culto, anzi molto esteso, prima che la Chiesa si fosse pronunciata in merito alla loro santità. Urbano VIII vietò d'un colp