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 apr. 1698 partì per la Cina, dove arrivò nel 1701. Mons. Bernardino Della Chiesa (v.) lo ritenne presso di sé nel vicariato apostolico dello Shantung, e nel 1707 lo nominò suo vicario generale. Ebbe molto a soffrire, specialmente dopo la morte del suo amatissimo vescovo (1721), per parte dei suoi emuli e per la susseguente persecuzione contro i cristiani (1724). Perché la S. Sede fosse di tutto tenuta informata, s'indusse a partire alla volta di Roma (1734). Ormai già avanzato in età, fu dello stesso Pontefice persuaso a restarsene in Italia presso i parenti, con l'assegnazione di un'adeguata pensione.

Molti ed interessanti sono i libri da lui scritti, rimasti per lo più inediti, tra i quali primeggia il Dizionario latino-italiano-sinico, sia delle voci e sia dei caratteri cinesi.

Bibl.: Anon., Brevissima notizia o relazione di vari viaggi, fatiche, potimenti, opere ecc., nell'impero della Cina del p. C. Horatio da C., Livorno 1759. R. F. Marcsic, Apologia per l'Ordine dei frati Minori, III, Lucca 1750, p. 203 sq; Marcellino da Civczza, Saggio di bibliografia szafranceseana, Prato 1879, pp. 90-108; M., Orbis Seraphicus, VI, Quaracchi 1886, p. 715 ; VII, p. 391 ; M. Cervone, Compendia di storia dei frati Minori negli Abruzzi, Lanciano 1893, pp. 151 e 320 ; G. Ricci, Hierarchia franciscana in Sinis, Wuchang 1929, pp. 49-51; A. Chiappini, Annales Mus., XXVII, Quaracchi 1934, p. 361 ; Sbarales, III, p. 208. Aniceto Chiappini

CARLOSTADIO (Carlstadt, Karlstad, Karolstadt), Andrea. - Celebre riformatore tedesco, n. probabilmente nel 1481, e m. a Basilea il 24 dic. 1541. Il suo vero nome era Andrea Rodolfo Bodenstein; ma fu chiamato C. dalla città di Carlstadt, dove nacque. Fece i suoi studi a Erfurt e a Colonia. Ordinato sacerdote fu eletto canonico arcidiacono della collegiata di Wittenberg; fu a Roma nel 1515 , ove conseguì il dottorato in utroque iure. Al suo ritorno a Wittenberg trovò la città sconvolta dalle dottrine di Lutero, alle quali da principio volle opporsi, ma che abbracciò in seguito; lavorò anzi con Lutero per qualche tempo in completa armonia.

Le tesi che pubblicò contro l'Obelisti del professore
dell'Univ. di Ingolstadt, Giovanni Eck, strenuo difensore della Chiesa cattolica nella Germania, condusse lui e Lutero alla celebre disputa di Lipsia (1519), dove si doveva discutere sul libero arbitrio, sul primato del Papa, sulla Confessione, sul Purgatorio e sulle indulgenze. Nella questione del libero arbitrio la superiorità di Eck e il difetto di memoria di C. nel ricordare i testi della S. Scrittura diedero ad Eck una facile vittoria. Lutero, che poi disputò sugli altri punti, benché attraesse l'attenzione per la sua infocata eloquenza, ebbe a confessare che non era rimasto contento dell'esito della disputa, e C. si considerò umiliato tanto davanti a Eck come nei confronti di Lutero. Da uomo presuntuoso voleva essere il primo in ogni iniziativa alla quale prendesse parte; ne segui un segreto rancore contro Lutero che conservò tutta la vita.

Seppe sfruttare l'occasione quando, nel 1521, Lutero fu messo al bando dell'impera e, protetto dall'elettore Federico, stette nascosto nel castello di Wartburg, e Wittenberg rimase a discrezione di C. Insieme con l'apostata G. Zwilling (detto anche Didimo) soppresse la Messa, con abito lueco celebrò la Cena del Signore, distribuì la Comunione sotte le due specie, cominciò una vera campagna iconoclasta contro ogni sorta di immagini sacre e il 26 dic. dello stesso anno 1521 contrasse pubblico matrimonio con Anna di Mochau. Nel frattempo erano giunti a Wittenberg alcuni dei cosiddetti "profeti di Zwickau" o anabattisti, e fra essi Nicola Storch, i quali cominciarono a predicare il "nuovo regno di Cristo". C. al principio parve esitare, ma poscia a poco a poco abbraccio alcune delle loro dottrine, come l'inutilità degli studi e della scienza per i ministri del Signore.

Lutero, quando seppe tutto questo, abbandonò occultamente il suo rifugio di Wartburg il 1^{°} marzo 1522, rientrò in Wittenberg e con il suo prestigio e la sua eloquenza ristabili l'ordine. C. a malincuore dovette cedere. Si ritirò per poco in campagna, visse come un semplice contadino e si mise in relazione con Tommaso Münzer. Nel 1523, chiamato dagli abitanti di Orbanunda, vi andò come ministro e con nuovo entusiasmo cominciò a propagare le sue dottrine, distruggere immagini sacre ed a sopprimere scuole. Questo produsse alcuni moti tra il popolo, e siccome inoltre erano conosciute le sue relazioni con gli anabattisti, sempre più inquieti e molesti alle autorità civili, l'elettore di Sassonia lo cacciò via dalla Sassonia nel 1524.

Per qualche tempo andò ramingo per la Germania. Allo scoppio della guerra dei contadini e in occasione dei soprusi e delle calamità che l'accompagnarono, egli, benché non avesse presa parte alcuna in essa, pure, per le sue relazioni col Münzer, cadde in sospetto dei vincitori, così che, per salvarlo da una morte certa, i suoi amici lo calarono in una sporra giù dalla finestra aperta nelle mura di Rottenburgo.

Nelle gravi e pericolose circostanze in cui si trovava, non trovò altro rimedio per salvarsi che umiliarsi a Lutero al quale scrisse chiedendogli protezione e rifugio. Glielo concesse Lutero nel 1526 tenendolo occulto per qualche tempo e perfino gli battezzò il figlio. Non adattandosi però egli a quel genere di vita occulta, fuggì nel 1527 a Strasburgo, donde passò a Zurigo, bene accolto da Zwingli. Quando questi fu ucciso nella battaglia di Kappel nel 1531, C. fu fatto ministro di Allstadt e nel 1534 accettò l'ufficio di professore a Basilea dove morì di peste il 24 dic. 1541.
C. fu un personaggio volubile: da sacerdote cattolico si fece luterano, ed essendo ancor luterano abbracciò alcune dottrine anabattiste per aderire poi definitivamente a Zwingli. Di Lutero conservò tenacemente la dottrina del libero esame, anzi d'essa si servì contro lo stesso Lutero al quale non voleva essere soggetto. In opposizione alla volontà primitiva di Lutero invel contro il culto della sacre immagini e con vero fanatismo iconoclastico ne distrusse quante poté; con gli anabattisti non solo condannò il Battesimo dei bambini, ma professò l'inutilità degli studi profani, dicendo che bastava la sola Bibbia; con gli zuingliani difese la presenza puramente simbolica di Cristo nell'Eucarestia e osò parlare "della carne dell'idolo che mangiano i preti». Non c'è quindi da mera-

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vigliarsi se gli stessi protestanti non ne parlano con molto entusiasmo.

Bbsc.: I. Eck, Defensio contra amarulentas D. Andreae Bademetrio Carboendrini Inuactiones, in Corpus Catholicorum, I. Münster in V. 1919: V. L. Seckendorff, Commentarius historicus e tupoligentum de Lallanaentimo, Lipsia 1692, p. 196 sec.; M. S. Adamus, Diaporum laude serorum... immortalitas, Transclinte s. M. 1706, pp. 37-41; J. Janssen, L'Allemagne et la Réfierme, trad. dal tedesco di E. Paris, II. Parigi 1880, pp. 221-26; Ph. Schaff-J. J. Herzog, s. v. in Enc. of Religion: Konsladae, I. Nuova York 1891, pp. 404-405; H. Grisar, Lutera, trad. it., Torino 1933, passim. Camilio Crivelli

CARLOW: v. kildare.
CARLYLE, Thomas. - Scrittore scozzese, n. a Ecclefechan il 4 dic. 1795 e m. a Londra il 4 febbr. 1881. Falliti i tentativi di dedicarsi alla carriera ecclesiastica e, più tardi, a quella di avvocato, affrontò una vita dura con l'insegnamento elementare e la collaborazione a varie riviste.

I suoi primi volumi, la traduzione del Wilhelm Meister di Goethe (1824) e The Life of Schiller (1825), dimostrano la sua tendenza verso la cultura tedesca, che domina anche in Sartor Resartus (1833-34, in volume nel 1858 : una specie di autobiografia spirituale, costruita sulla « filosofia del vestito ricerca di ciò che è transitorio e fittizio, e di ciò che è sostanziale ed eterno nel mondo) e nella History of Frederick II of Prussia (1858-65). Nel 1865 C. fu nominato rettore dell'Università di Edimburgo. La sua fama di storico, iniziatasi con The French Revolution (1837) si riaffermò con Oliver Cromwell's Letters and Speeches (1845). Nel 1841 pubblicava le conferenze On Heroes, Hero-Worship, and the Heroic in History (1841), che racchiudono la sua concezione antidemocratica della storia intesa come creazione degli spiriti superiori. In Past and Present (1843), al triste presente, creato dalla rivoluzione economica e sociale, contrappose il felice medioevo, configurato soprattutto nell'ordinata comunità dei suoi monaci. Ogni cosa che egli vedeva intorno a sé acuiva la sua irritazione e ispirava la furia della sua scrittura, che includeva nella sua condanna sia il movimento di Oxford che le ricerche di Darwin. Quanto a Cristo e al cristianesimo, C. ebbe il buon gusto di non inserire Gesù tra i suoi eroi umani. Chesterton cosi definiva la religione di C.: "... veramente egli aveva una certa simpatia per gli enormi e voglii iddii di quella triste ma virile religione della natura che pare riempisse la tenebre del settentrione prima della venuta dell'Aquila romana o della Croce cristiana. Questa s'unica in lui, tenuto conto di certe scettiche omissioni, con il terribile Iddio del Vecchio Testamento, del quale aveva sentito partire nelle terre domeniche della sua infanzia; e cosi proclamava (contro i razionalisti come contro i cattolici) una specie di puritanesimo pagano: il protestantesimo, privato dei suoi elementi cristiani».

Bbsc.: Dopo i volumi del suo seguace e scolare, J. A. Froude, pubblicati poco dopo la sua morte, vennero i sei volumi di D. A. Wilson, dal 1923 al 1934 (l'ultimo in collaborazione con M. Wilson), pubblicati a Londra: Life of C. Il volume più recente in Italia è quello di L. Fermi, T. C., Milano 1939.

CÄRMATI. - In senso generico e improprio c. è uno dei vari nomi (ismailiti, bāṭiniti ecc.) con il quale sia in Oriente che in Europa si designa una tendenza settaria dell'estrema B^{′} a h. In senso più preciso sono gli organizzatori e i seguaci della grande rivolta contro il califfato islamico sunnita del sec. ixx dell'èra nostra, che ebbe importanti ripercussioni sul califfato fâtimide d'Egitto.

Il nome della setta dei c. viene da Hamdān, fanatico proselita dell'ismailita 'Abdallāh, che visse nel sec. Ix della nostra èra ed ebbe il soprannome di Qarmat, di etimologia e di significato incerti. Nel movimento dei c., trovò fra l'altro chiara espressione il contrasto tra l'elemento contadino indigeno (Qarmat era un contadino della Mesopotamia) e i dominatori semiti venuti dai deserti d'Arabia. Significativo
è il fatto che Qarmat si sarebbe convinto per ragioni astrologiche che gli Irani avrebbero preso la rivincita e riconquistato l'impero degli Arabi.

Il fondatore della setta, che aveva il suo quartiere generale presso Kufa, organizzò un'abilissima propaganda specialmente fra le masse di contadini ed artigiani non arabi. Anche degli Arabi aderirono tuttavia al carmatismo.

Non è facile cogliere ciò che, dottrinalmente, distingue i c. da altri movimenti religiosi affini (v. ismailiti, ecc.) anche perché delle loro dottrine ci restano soprattutto le esposizioni interessate e malevole fatte dagli avversari, né sono troppo chiari i loro rapporti con i Fâtimidi, che ad un certo momento sembrarono combatterli. Tuttavia si distinguono dagli altri sciiti estremi sia per un più marcato intellettualismo delle loro dottrine sia perché pare ritenessero che per essere mobali (v.) non fosse necessario discendere per sangue da 'Alf. Tipiche e da tutti ammesse le loro tendenze comuniste: il capo dello stato carmata era un primus inter pares, coadiuvato da una specie di corpo senatoriale (gli 'iqdānijjah). Forti tasse fondiarie e pedaggi, oltre ai bottini di guerra, fornirono annualmente ca. 1.300.000 dindr. Inoltre tutti i fedeli cedevano un quinto dei loro possessi alla comunità, che poi li ridistribuiva. I capi non si sottraevano in genere alle battaglie ed erano in prima linea nelle più difficili spedizioni. Rivolte come quelle dei c. ebbero almeno all'inizio carattere nettamente anti-arabo. Una tradizione riferita da Nizām al-Mulk fa dire a un "sovversivo" sciita estremista: "Mazdak (noto riformatore comunista persiano preislamico) era sciita! ", mentre un c. avrebbe detto: "Tre persone hanno rovinato l'unanità : un pastore (Mosè), un medico (Gesù) e un cammeffiere (Maometto). E quest'ultimo fu peggio di tutti».

Dal punto di vista teologico, la dottrina dei c. è una dottrina mistico-emanatistica non dissimile da quella di altre sétte sciite estreme, quali i drusi, gli assassini i nuzajri ecc., considerate "eretiche" anche dagli sciiti duodecimani "ortodossi". L'universo è per essi un grande giuoco di apparenze che si ripetono ciclicamente. Le entità intellettuali che sono gli attori di questo continuo dramma sono sempre le stesse e invariabili di numero: tali intelligenze si riconoscono veramente nella loro reale essenza solo mediante l'annientamento del velo materiale che le oscura e nello stesso tempo le moltiplica apparentemente: solo allora l'intelligenza rinasce veramente ("seconda creazione") e si adegua a quel pensiero puro e impersonale che è Dio. I c. vengono cosi a negare logicamente ogni attributo divino e a porre Dio come una constatazione di intelligibilità vuota di ogni contenuto.

Anche il culto esterno viene cosi praticamente svalutato : il vero culto consiste nel sapere risalire all'indietro attraverso le varie tappe dell'emanatismo che frontuma Iddio nel mondo, fino alla puntuale ed indifferenziata unità del Divino. Le scintille divine sono particolarmente temporaneamente in due serie "gerarchiche": quella discendente degli iniziatori (nätiq, sänit, bäb), e quella ascendente degli iniziati (dä̉ boldsymbol{i}, huggah, imdm). Tali intelligenze hanno solo l'apparenza della personalità e non è detto quindi che nei cieli successivi, paralleli ai grandi cieli astrali, del loro riapparire nel mondo ritrovino la stessa personalità.

Confrantati con altre sétte estreme, i c. sono più nettamente intellettualisti : per loro non esiste nemmeno la materiale e talvolta rozzamente intesa metempsicosi quasi universalmente accettata dagli sciiti eretici, in quanto non si può parlare di metempsicosi con intelligenze che sono impersonali.

Fra l'altro i c. restituiscono al profeta Maometto il primato su 'Alf, che alcune sétte sciite gli negarono, ammettono l'iniziazione anche per le donne ed accentuano l'idea dell'eguaglianza fondamentale di tutte le religioni.

Uno dei più interessanti lati del movimento c. è il grande sviluppo dato da loro alle associazioni operaia e artigiane, anzi secondo alcuni studiosi come il Massignon le corporazioni artigiane medievali e la massoneria risalirebbero ad una influenza c.

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I c., che considerano legittimo spargere il sangue dei loro avversari, anche se musulmani, costituirono un pericolo gravissimo per l'islâm ortodosso. Nell' 899 essi riuscirono a fondare uno stato indipendente sulla riva occidentale del golfo Persico, con centro in al-Ahsā, donde partirono a devastare periodicamente i paesi vicini. Nell'a. 903 il c. al-Gannābī sottomise la Jamämäh e invase lo 'Omān. Le razzie dei c. raggiunsero il punto massimo quando essi nel 930 occuparono la Mecca e portarono via la pietra nera dalla Ka'bah (v.). Solo nel 951 la pietra nera fu riportata alla Mecca per ordine del califfo fâtimide al-Manṣūr. Perfino il lontano Horāsān divenne, per opera della propaganda carmata, pericoloso fondare di rivolta. Solo nel 1077-78, lo Stato carmata di al-Ahsā poté essere abbattuto.

Ma se il carmatismo fu distrutto politicamente non lo fu spiritualmente e la mentalità religiosa che era stata l'essenza di questo singolare movimento rivisse, con più o meno grandi cambiamenti, in varie altre sètte. Lo stesso bâbismo (v.) si riallaccia in fondo a concezioni proprie dello sciismo estremo di tutte le epoche.

Il carmatismo ha inoltre una notevole influenza sullo sviluppo filosofico, dogmatico e specialmente mistico dell'islâm.

Bibl.: S. De Sacy, Exposé de la religion des Druzes, 2 voll., Parigi 1838, invecchiato in parte, ma ancora fondamentale; M. J. de Goeje, Memoire sur les Carmathes, Leida 1862 ( 2² ed., ivi 1886); id., Fin des Carmathes du Bahralo, in fournal dialogue, 9^{°} serie, 5 (1895), pp. 5-30; J. Friedländer, The Heterodoxies of the Shistes, in fourn. Amer. Orient. Society, 28 (1907), pp. 1-80; 29 (1909), pp. 1-183.

Alessandro Bausani
CARMEIA. - Le notizie che si hanno sulla città e sulla diocesi sono scarse ed incerte. C. era una città dell'Apulia presso il Gargano. Tra le 24 sedi vescovili della «regio II ", l'Apulia, è registrato, prima dell'invasione longobardica, un episcopato "Carmeianum»; un Probo, episcopus Carmeniensis o Carmenianensis risulta intervenuto ai mathrm{Si}- nodi romani del 501 e 502.

Bibl.: L. Duchesne, Les mabhés d'Itolio et l'invasion lombarde, Roma 1906, pp. 19, 38; Lansonl, p. 284.

Noemi Crostarosa Scipioni
CARMELI, Michelangelo. - Filologo francescano, n. il 27 sett. 1705 a Cittadella (Venezia), m. a Padova il 15 dic. 1766. Il 25 ott. 1723 abbracciò la regola dell'Ordine dei frati Minori nella provincia veneta. Dopo gli studi teologici andò a Roma per perfezionarsi nelle lingue, e studiò anche l'ebraico con l'aiuto di un rabbino. Ritornato a Padova, si perfezionò specialmente in ebraico, conversando con gli ebrei; per il greco fu suo maestro Antonio Straticò. Con i suoi scritti su oggetti classici il p. C. si era acquistato una tale fama che fu nominato il 9 apr. 1744 professore della cattedra nuovamente eretta «ad linguam hebraicam, graecam ceterasque orientales» dell'Università di Padova. In seguito fu anche ammesso al collegio dei Teologi, poi tra i procuratori di esso con il diritto a porvi una stabile sesta cattedra. Nel convento di S. Francesco Grande, in cui abitava, fondò anche una biblioteca famosa, chiamata con il suo nome, incorporata nel 1836 alla biblioteca Universitaria.

Il C. fu valente grecista, anche riguardo al greco neotestamentario. Conosceva molto bene l'ebraico, come dimostrano le sue traduzioni dal testo originale dell'Ecclesiaste e del Cantico dei Cantici; abile interprete della S. Scrittura, si studiava di esporne il senso letterale. Merite di essere ricordato e studiato ancor oggi dai biblisti. Le sue opere stampate sono, in ordine cronologico: Ragionamento sopra il fenomeno apparso la notte del di 14 dic. 1737 (Venezia 1738); Panegirici (ivi 1738); P. Lacerni...., in militem
gloriosum Plauti commentarius, etc. (ivi 1742); Euripide..., Padova (1743-53); Risposta del p. C.... sopra "Animadversiones in Hebraicum Evodi Libram et in Graecam LXX Interpretationem" (ivi 1744); Storia di vari costumi sacri e profani... (2 voll., ivi 17502² ed. ivi 1761; 3² ed. Venezia 1778); Pro Euripide et nove eius italico interprete (Padova 1750); Il Photo... di Aristofane (Venezia 1752); Oratio apologetica... de sua Euripidis edizione (Padova 1753); Spiegamento dell'Ecclesiaste sul testo ebreo... Venezia 1765; Spiegamento della Cantica sul testo ebreo (postumo, ivi 1767); Dissertazioni varie filologiche (postumo, Roma 1768); Concilio degli Dei, poema (Padova 1777). Delle opere rimaste manoscritte meritano speciale menzione le Osservazioni in le annotazioni fatte agli Evangelí dall'Antore del libro intitolato "Catena sacra" (Venezia 1759); le Prohusioni; molte altre ne enumera il Fonzago.

Bibl.: F. Fonzago, Novelle letterarie di Firenze, Firenze 1768; id., Notizie intorno alla vita e alle opere del p. M. C., Padova 1799; G. Zelante, S. Francesco Grande di Padova, ivi 1921, pp. 123-43.

Arduino Kleinhans
CARMELITANE. - Ramo femminile dell'Ordine carmelitano. Verso il 1400 alcune beghine di Guèldres, Olanda, si riunirono a vita monastica, e nel 1452 domandarono al b. Giovanni Soreth di essere ammesse nell'Ordine carmelitano. Niccolò V il 7 ott. dello stesso anno le approvò e concesse loro i privilegi degli Ordini mendicanti. Sorgeva così il Second'ordine, che seguiva la regola di s. Alberto da Vercelli e le mitigazioni di Eugenio IV. Lo sviluppo fu rapido e monasteri carmelitani sorsero ben presto in Francia, Olanda, Belgio e Italia: vivevano alle dipendenze dell'Ordine. Su queste Carmelitane, s. Teresa fece sentire il suo potente influsso riformatore, e difatti nel 1562 ad Avila ebbe vita il primo monastero riformato. Di quelle che detta riforma non seguirono e stettero alle mitigazioni di Eugenio IV oggi non restano che pochi monasteri in Italia, Olanda, Spagna e America.

La riforma attuata da s. Teresa si estese rapidamente per tutta la Spagna, donde, dopo la morte di lei (1582), si diffuse tosto in Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania ed altre regioni. Ai giorni nostri il numero delle Carmelitane scalze, in più che seicento monasteri disseminati nei vari continenti comprese le terre di missione e in continuo aumento, sale a ca. 13.000 .
S. Teresa stabilì l'osservanza della regola di s. Alberto, senza le mitigazioni accordate da Eugenio IV ai conventi e monasteri dell'Ordine. Redasse di suo pugno le costituzioni, approvate nel 1581. Il monastero tere-
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(par vesteria dei pp. Carmellitani scalo - Rome) Carmelitane - Carmelo di Lafayette (S.U.A.), fondato nel 1936.

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siano, di regola, è composto di non più di ventun religiose, delle quali tre sorelle converse, ed è soggetto a stretta clausura. L'astinenza dalle carni non ammette eccezioni che per ragioni di malattia. Il digiuno frequente e diuturno è particolarmente osservato nel periodo che va dal giorno 14 sett., festa dell'Esaltazione della S. Croce, a Pasqua. Ogni giorno sono prescritte due ore di orazione mentale e la recita corale dell'Ufficio divino. Il restante della giornata viene trascorso nel silenzio e nel ritiro della propria cella occupato ordinariamente in lavori manuali. I monasteri, indipendenti fra loro, sono retti da una priora coadiuvata dal suo Consiglio; in quanto a giurisdizione dipendono dai superiori dell'Ordine o anche dall'Ordinario diocesano.

L'abito loro: una tonaca stretta ai fianchi da una cintura di cuoio, e scapolare, di lana color marrone; la cappa bianca, con il velo nero se professe coriste, bianco se novizie o converse; portano sandali fatti di canapa, chiamati alpargate.

Numerose sono le religiose c. morte in odore di santità Oltrealla Madre, rag. giunsero gli onori degli altari s. Maria Maddalena de' Pazzi, s. Teresa del Bambin Gesù, s. Teresa Margherita del Sacro Cuore (Redi), le b. Maria dell'Incarnazione, Maria degli Angeli, sedici martiri di Compiègne, Anna di S. Bartolomeo.

BibL.: M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen, II, 3^{°} ed., Paderborn 1934, pp. 83-90; Carmel d'Avon, Carmélites, in Catholicisme, II (1949), coll. 562-66.

Giovanni di Gesù e Maria
Congregazioni carmelitane. - Accanto alle C., formanti il Second'ordine, che conducono vita contemplativa, altre congregazioni sorsero, che pur ispirandosi alla spiritualità del Carmelo, abbracciano direttamente anche la vita attiva, occupandosi di scuole, ospedali, opere pie, ecc. E sono :

1. C. del divin Cuore di Gesù. - Congregazione, fondata nel 1891 a Berlino da suor Maria Teresa di S. Giuseppe (Maria Tauscher van den Bosch, figlia d'un pastore protestante, convertita dal protestantesimo), per raccogliere ed educare cristianamente i fanciulli orfani ed abbandonati, e che fu approvata nel 1930. Propagatosi in Germania, Olanda, Inghilterra e Italia, l'Istituto osserva le costituzioni di s. Teresa, tranne il digiuno e la clausura, ed è diviso in 9 province con 58 case (dette "case di S. Giuseppe") e ca. 1000 suore.
2. C. della Carità. - Congregazione fondata nel 1826, dalla b. Gioacchina de Vedruna, vedova de Mas, a Vich, per assistere gli infermi e per educare cristianamente la gioventù femminile. Dopo la morte della fondatrice l'Istituto si diffuse rapidamente e fu approvato nel 1880 . Conta oggi 5 province, con 164 case (collegi, asili, ospedali) e 2268 suore.
3. C. di Luxemburg. - Fondato nel 1872 dal canonico Nicola Wies a Luxemburg, l'Istituto conta 15 case con 160 Suore per l'addestramento delle giovanial servizio domestico, e l'assistenza agli infermi ed ai vecchi.
4. C. di S. Teresa. - Istituto fondato nel 1889 in Santiago del Cile, da suor Maddalena di Gesù Maria e suor Carmela di Gesù, allo scopo di istruire gratuitamente le fanciulle povere.
5. C. scalze de gracia. - Congregazione religiosa fondata dal p. Francesco Palau y Quer nel 1860 in Barcellona. Ha 43 case in Spagna, 8 in Argentina e 4 in Colombia, con 614 Suore. Il fine dell'Istituto è l'istruzione delle bambine e il servizio di carità negli ospedali, nelle carceri, nei manicomi, ecc.
6. C. scalze di S. Teresa. - Istituto fondato nel 1903, da mons. Prospero M. Alarcón, arcivescovo di Città del Messico, allo scopo di raccogliere bambine povere ed istruirle nella religione cattolica, in scuole pubbliche e private. Ha inoltre asili infantili, laboratori per le giovani disoccupate, ed assiste le inferme in case di cura. Fu approvato nel 1938 e conta oggi 12 case con 161 suore.

Bibl.: M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen, II, 3^{°} ed., Paderborn 1934, pp. 92-95. Ambrogio di Santa Teresa

CARMELITA-
NI. - Ordine religioso che prende nome dal Monte Carmelo, in Palestina, dove nel sec. xir è storicamente accertata l'esistenza di un nucleo di asceti ai quali Alberto di Vercelli (v.), patriarca latino di Gerusalemme, nel
1208-1209 diede la regola che l'Ordine tuttora professa.

1. C. dell'antica osservanza. - La regola fu approvata da Onorio III nel 1226, e, con qualche mitigazione specialmente circa l'astinenza dalle carni, da Innocenzo IV nel 1248. Altre mitigazioni si ebbero da Pio II, Eugenio IV, e Sisto IV.

Una pia tradizione farebbe discendere l'Ordine dal profeta Elia, la cui missione fu continuata dal discepolo Eliseo e dai "figli dei profeti" fino all'avvento del cristianesimo, al quale avrebbero aderito, divenendo anche cooperatori della predicazione evangelica e cultivando sul Carmelo le forme più elette dell'ascetismo insieme al culto della Vergine Madre, cui avrebbero innalzato un tempio presso la fonte di Elia. Vivevano vita eremitica in vari aggruppamenti o "laure", e furono gravemente provati dalla invasione persiana nel sec. vir e dalla susseguente conquista musulmana. Il loro istituto sopravvisse sul Carmelo per la venerazione dei musulmani verso il profeta Elia: e al tempo delle Crociate prese incremento per l'afflusso dei pellegrini occidentali e dei cavalieri. Questa tradizione carmelitana fu fortemente contrastata nel 1600 dal bollandista p. Pąpebroch (Acta SS. Aprilis, II, Anversa 1668, pp. 764-99). E da rilevare tuttavia che ulteriori studi hanno contribuito ad accreditarla almeno nelle sue grandi linee, arricchendo la letteratura polemica del '600, nella quale difensore dei c. fu anche il gesuita p. Raynaud. Vi è perfino chi ha tentato una rivendicazione integrale della tradizione stessa (p. Fiorenzo del Bambin Gesù: Il monte Carmelo, Cremona 1930). La critica più recente (B. Zimmermann, G. Wessels, B. Xiberta) ha studiato il problema adottando un criterio realistico nella incontestabile esistenza eliana dell'Ordine, quello cioè di una paternità morale del profeta, in quanto i religiosi, vivendo sul monte che fu teatro dell'alta sua spiritualità, informarono al suo esempio la loro vita.

Dopo l'approvazione di Onorio III nel 1226, l'Ordine si estese lungo il Mediterraneo e nell'interno della Siria; ma non ebbe vita tranquilla per i frequenti

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conflitti tra cristiani e musulmani, i quali, dopo la vittoria, assalirono il Carmelo ed uccisero i religiosi. Fu allora definitivamente abbandonata la Palestina; ed infatti fin dal principio del sec. xim troviamo i C. in vari paesi di Europa. Nel 1240 fu celebrato in Alsleford il primo Capitolo generale d'occidente, da cui uscì eletto priore Alano il Brettone. Nel 1245 gli successe s. Simone Stock (v.), al quale si deve la fondazione dei conventi nei maggiori centri universitari, Cambridge, Oxford, Bologna, Parigi. La vita contemplativa
si arricehiva delle iniziative di quella attiva; ma ciò spiaceva a quanti nelle fondazioni urbane vedevano deperire lo spirito eremitico. Questo atteggiamento si prolungherà ancora per qualche secolo, dando luogo a varie riforme, quali la mantovana (sec.xv), la turonense (sec. xvir), quella di S. Maria della Scala (sec. xviri) ed altre minori : altrettanti focolai di santità, sui quali si affermò vigorosamente la riforma di s. Teresa di Gesù (v.), aiutata da s. Giovanni della Croce (v.) e che nel 1593 si costituì in Ordine autonomo ( v. sotto: C. scalzi).
Negli studi i c. trovarono già costituite le grandi scuole di cui seguirono l'uno o l'altro rappresentante più cospicuo: Enrico Gandavense ad Oxford, Goffredo di Fontaines a Parigi. A grande fama salirono Gerardo da Bologna (1317), Siberto da Bek (1332), Guido Terrena (1342), Giovanni Baconthorp (1346), Michele da Bologna (1416). Controversisti celebri furono Giovanni Cunningham e Tommaso Netter (il Waldense) contro i wicleffiti; Everardo Billich, Andrea Stoss, Paolo Elia, Lorenzo Laureto, contro i protestanti. Nel '60o Paolo Foscarini sostenne l'ortodossia di Galileo; nel '700 si segnalarono Elia Astorino, apologista ed erudito; nell' 800 Agostino Molin, p. Perricone, p. Mazzetti. Santi illustri furono Angelo di Licata (sec. xili), Alberto di Sicilia (sec. xiv), Andrea Corsini (sec. xiv), il b. Agostino Mazzinghi (sec. xv), il b. Giovanni Soreth (sec. xv), s. Maria Maddalena de' Pazzi. Il gran numero di religiosi morti in concetto di santità, fra i quali Michele di s. Agostino, Giovanni di s. Sansone, Angelo de Paolis, Gerolamo Terzo, Andrea Statella, testimoniano il fervore mistico dell'Ordine, il quale al tempo della riforma protestante subì gravi danni. Furono devastate le province religiose di Boemia, Sassonia, Dacia, Irlanda e Scozia; in Inghilterra, sotto Enrico VIII, furono soppressi 50 conventi e 1500 religiosi suppliziati, dispersi o uccisi; moltissimi i martiri della furia calvinista in Francia e di quella rossa in Spagna nel 1936. In com-
penso l'Italia si arricchiva in quel periodo di 40 conventi. Ai lavori del Concilio di Trento parteciparono i priori generali Andeth e De Rossi con buon numero di valenti teologi. Presentemente (1949) l'Ordine cotta 2734 religiosi. La riorganizzazione ha felicemente ripreso nell'ultimo cinquantennio, con risultati molto confortanti. Le monache, o Second'ordine, istituite sotto Niccolò V, ebbero ben presto grande incremento e sono oggi ca. un migliaio. Il Ters'ordine fu istituito sotto s. Simone Stock, ed ha molti affiliani.
Ha assunto anche forma regolare con istituti femminili di vita attiva: 2 in Spagna, 3 in Italia, 2 nel Nordamerica. Devozione caratteristica è quella dello scapolare che si asserisce dato a s. Simone Stock dalla Vergine a segno della sua particolare protezione perquelli che l'avrebbero portato. La festa del Carmine si celebra ovunque con solennità popolari in un benefico clima di letizia, come quella della «Madonna de noantri in Roma (Trastevere) e quella di Napoli col fantasmagorico *incendio * del classico campanile. Nella liturgia i c. seguono il rito del S. Sepolcro, e il loro cerimoniale più antico è l'Ordinale di Siberto da Bek.

Bibl.: Analecta Ordinis Carm., Roma 1908 sgg.: I. Lezana. Annales Ordinis Carm., IV. ivi 1646: P. Ventimiglia. Historia chronologica Priorum Generalium, Napoli 1773: C. de Villiers, Bibliotheca carm., Roma 1752-(1927); Fiorenzo del Bambin Gesù. Il Monte Carmelo, Cremona 1930: B. Zimmermann, Carmes, in DThC. II, coll. 1776-92; T. Brandana, Carmes, in DBo. II, coll. 156-71. Alberto Grammatico
II. C. scalzi. - Devono la loro origine alla riforma dell'Ordine carmelitano, fatta da s. Teresa di Gesù insieme a s. Giovanni della Croce.

Il primo convento fu aperto a Duruclo nel 1568 , un secondo a Pastrana ( 1569 ). Da essi la riforma si estese in breve tempo per tutta la Spagna, cosi che alla morte ui s. Teresa ( 1582 ) esistevano 17 monasteri di monache riformate e is conventi di frati (chiamati Fratres primitivae observantiae, e più tardi Fratres Discalceati), posti tutti sotto la giurisdizione del generale dell'Ordine carmelitano, ma formanti (sin dal 1580) una provincia propria. Aumentati di numero i conventi, nel 1593 ottennero di essere completamente autonomi con diritto di eleggersi un proprio generale.

Trasferitisi poi alcuni di questi religiosi in Italia, e fondati i primi conventi in Genova (1584) e Roma (1597), furono con autorità apostolica, il 13 nov. 1600 , separati dal ramo spagnolo e costituiti in propria Congregazione, detta la Congregazione d'Italia, ossia di S. Elia, con generale e costituzioni proprie. Mentre

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Carmelitani - Seminario apostolico di Abaace (S.U.A.), fondato nel 1931.
la Congregazione di Spagna (chiamata di S. Giuseppe) era formata soltanto dalla Spagna, dal Portogallo e dal Messico, quella d'Italia comprendeva la Francia, il Belgio, la Germania, la Polonia.

La Congregazione d'Italia ebbe quasi sin dall'inizio missionari in Persia (sino dal 1608), in India: nel Gran Mogol e Sindi (1619) e nel Malabar (1663), nella Mesopotamia (1623), in Siria (1627), in Inghilterra (1614), in Olanda (1648), in Mores (1685), in Cina (1720).

Nella grande bufera che disperse tutti gli Ordini religiosi, al tempo della Rivoluzione Francese e delle guerre napoleoniche, furono soppressi prima tutti i conventi della Congregazione italiana, poi, nel 1835, anche quelli della Congregazione spagnola. Risorta questa, nel 1875 fu riunita alla restaurata Congregazione italiana, cosi che da quel tempo esiste soltanto un solo Ordine di C. scalzi, che conta attualmente 25 province e 4 quasi province con 295 conventi di frati e ca. 3000 religiosi; 640 conventi di monache con 13.000 suore. I C. scalzi hanno attualmente delle missioni in Siria, nell'Iraq, nelle Indie orientali, nell'America del sud: vi lavorano oltre 100 sacerdoti, una cinquantina di fratelli laici, e un gran numero di terziarie carmelitane.

L'Ordine dei C. scalzi osserva la stessa regola di s. Alberto, ma senza le mitigazioni introdotte da papa Eugenio IV (1432), con proprie costituzioni: quelle della Congregazione di Spagna furono stese nel 1593, quelle della Congregazione d'Italia nel 1599. Le attuali, comuni a tutto l'Ordine, sono quelle d'Italia, approvate dalla S. Sede il ro genn. 1928. Lo spirito dell'Ordine è prevalentemente contemplativo, nondimeno i C. scalzi si dedicano anche alle opere del sacro ministero. Il loro rito è quello della Chiesa romana.

La santità del Carmelo riformato, tanto del ramo maschile quanto di quello femminile si manifesta nei suoi santi e beati, come: s. Teresa di Gesù (v.), s. Giovanni della Croce (v.), s. Teresa Margherita del S. Cuore di Gesù (v.), s. Teresa del Bambino Gesù (v.) e i bb. martiri Dionigi della Natività e Redento della Croce (v.), la b.

Anna di S. Bartolomeo (v.), le bb. 16 martiri monache di Compiègne (v.), la b. Maria dell'Incarnazione, la b. Maria degli Angeli (v.) e numerosi altri di cui è in discussione la causa di beatificazione o che morirono in concetto di santità.

Anche nelle scienze i C. scalzi hanno dato un forte contributo con opere di alto valore. Nella filosofia emergono anzitutto gli autori del famoso Cursus Complutensis, ossia del collegio filosofico di Alcalá de Henares, cui fa seguito un altro più grandioso ancora, il Cursus Theologicus Salmanticensis in iz voll. in-fol., i cui autori, C. scalzi del collegio teologico di Salamanca, sono i più fedeli commentatori di s. Tommaso d'Aquino. Oltre questo celebre corso, i padri del collegio di Salamanca pubblicarono pure un Cursus Theologine Moralis, stimato dai competenti. Tra i filosofi e teologi del Carmelo riformato sono degni di speciale menzione: Alessio di S. Aquilino, Eisentraut, scritturista (1732-85), Antonio della Madre di Dio, teologo (m. nel 1641), Antonio dello Spirito Santo, Carraca, teologo e vescovo (1618-74), Biagio della Concezione, Riguet, filosofo (1603-94), Cassiano di S. Elia, Pallavicini, teologo (16291714), Domenico della S.ma Trinità, Tardy, teologo (16161687), Federico di Gesù, Schellhorn, teologo (1721-88), Filippo della S.ma Trinità, Julien, filosofo, teologo e mistico (1603-71), Gabriele di S. Vincenzo, Beonio, teologo (1609-71), Giovanni dell'Annunziata, Liones-Compomanes, teologo e filosofo (1633-1701), Ilario di S. Anastasio, Vochet, controversista (1589-1656), e l'altro famoso controversista Liberio di Gesù (1646-1719), Onorato di S. Maria, Vauzelle, scritturista e critico (1651-1729), Paolo della Concezione, Ximénez Navarro, teologo (1666-1734), Taddeo di S. Adamo, Dereser, scritturista (1757-1827). Ci sono poi fra i missionari dell'Ordine parecchi che occupano con le loro grammatiche e dizionari di diverse lingue orientali un posto non trascurabile fra gli orientalisti, come il p. Clemente di Gesù, Peano (1731-82), Celestino di S. Lidvina, van Gool (1597-1676), Geminiano di S. Ottavia (1702-63), Stefano dei SS. Pietro e Paolo, Ruffi (16921767), nonché il famoso p. Paolino di S. Bartolomeo, Weszdin (1748-1806), che pubblicò la prima grammatica del sanscrito in Europa, e molte altre opere del genere. Ma più che in tutto questo, i C. scalzi emersero nella teologia mistica, nella quale essi possono citare i più celebri scrittori di tutti i tempi : s. Teresa di Gesù e s. Giovanni della

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Croce, le cui immortali opere non sono soltanto veri gioielli della letteratura nazionale spagnola, ma addirittura la fonte principale della dottrina mistica. A questi due mistici fanno seguito il ven. Giovanni di Gesù Maria (1564-1615), Tommaso di Gesù, Sánchez Davila (1564-1627), Filippo della S.ma Trinità (1603-71), i due Giuseppe dello Spirito Santo, cioè il portoghese (1609-74) e lo spagnolo (1887-1736), autore questo del grande Cursus theologiae mysticae e molti altri.

Bibl.: Francisco de S. Maria (ed altri), Reforma de los Descalzos en España, 7 voll., Madrid 1644 sgg.: Isidorus a S. Jos. 2 Petrus a S. Andres, Historia generalis fratrum disc. de M. Carmelo Congregationis italicae, 2 voll., Roma 1668. 1671: Martialis a S. Jo. B., Bibliotheca scriptorum... Carmelit. excalceat., Burgos 1730; Henricus a S.mo Sacramento, Collectio scriptorum Ord. Carm. exc., Savona 1884; Silverio de S. Teresa, Historia del Carmen Descalzo en España, Portugal y A. merica, finora 14 voll., Burgos 1936 sgg.

Ambrogio
di Santa Teresa
CARMELO. Catena di colline (cbr. harmel «frutteto», "giardino»; arab. Gebel Karmel o Ğebel Mār Eljas), di prevalente formazione calcarea che staccandosi dal sistema montuoso centrale della Palestina verso Genti, da sud-est a Sahel
'Arrābeh, si prolunga verso nord-ovest, lasciando a sud-est la pianura di Esdrelon e termina in un promontorio che domina il mare a sud della baia di S . Giovanni d'Acri. Misura 30 km . di lunghezza e da 12 ai 16 di larghezza, mantenendosi su un'altezza media di 500 m . ('Esfi¡ā, 536; el-Muhraqah, 514). La catena segna il confine fra la Galilea e la Samaria.

Solcato da frequenti valli, forato da numerose grotte che furono sicuro riparo ai perseguitati (Am. 9, 2-3) e con i fianchi ammantati di ricca vegetazione, il C. è spesso ricordato nella S. Scrittura come simbolo di grazia e prosperità per la sua ubertosità, o come simbolo di desolazione per il suo disboscamento (Is. 33, 9; Ier. 4, 26; 50, 19; Am. 1, 2).

I Fenici ne furono i primi abitanti, come attestano le vestigia archeologiche delle città intorno al monte. Nella spartizione della Terra Promessa venne a trovarsi in mezzo al territorio delle tribù di Aser, Zabulon e Issacar (Ios. 19, 26). Nel sec. IX a. C. è celebre come luogo di culto della religione fenicia e della religione monoteistica giudaica. Su una delle sue cime pianeggianti (el-Muhraqah, 514) restò immortalato il sacrificio del profeta Elia (I Reg. 18, 19-46). Invano i sacerdoti di Baal invocarono il fuoco dall'alto per abbruciare la vittima posta sull'altare; mentre alla preghiera di Elia l'olocausto fu completo sull'altare eretto su 12 pietre.

Il Dio degli Israeliti vi ebbe culto permanente : vi era celebrato il novilunio, il sabato, e vi ebbe dimora il profeta Eliseo (II Reg. 4, 23).

Il luogo è venerato da cristiani, ebrei e musulmani. I Carmelitani vi hanno una piccola chiesa con convento
e i musulmani la moschea el-Qurbān. L'occupazione fenicia del monte è manifesta dal nome rafa qadufu ( = = il capo santo»), che le liste di Tuthmosis III ( 1479 a. C.) applicano al promontorio del C. Il culto al Baal della montagna è attestato pure nel periplo di Seylas (iv sec. a. C.), dove è segnalato il C. come "montagna sacra a Zeus" con tutte le caratteristiche del Baal fenicio. Secondo Giamblico (iv sec. d. C.), il biografo di Pitagora, il filosofo si era recato nel C. "montagna sacra e inaccessibile al profano" (Vita Pyth.. III, 14) e Tacito (Hist., II, 28) afferma che «il dio C. non ha status né tempio, ma, conforme alle prescrizioni degli anziani, solo un altare e adoratori». Vespasiano vi si recò per consultare l'oracolo e il sacerdote Basilide, esaminate le viscere della vittima, gli diede un responso favorevole (Plinio, Nat. hist., II, 17).

Al sorgere del cristianesimo divenne luogo preferito per monaci ed eremiti. L'Anonimo Piacentino nel 570 descrive il monastero di S. Elisco, le cui vestigia furono riconosciute all'ovest del faro nel 1913. Al monastero distrutto dal furore persiano (614) successe la moschea Sa'ad ed-Daedah, che fornì il materiale ai Templari per la costruzione di una fortezza ben visibile dal mare. Una carta geografica del 1235 vi segna - S. Margaretha co-

CarmeLO - Veduta generale - Palestina.
stellum e e prossima una chiesa di S. Margherita che il Sanudo dice ufficiata da monaci greci. Sulle rovine di questo monastero greco sorse nel sec. xvir il santuario di Nostra Signora del C., con il grande convento dei Carmelitani su uno spiazzo alto 50 m ., da cui si può godere lo spettacolo di un panorama vasto e vario.

Bibl.: C. Kopp, Elias und Christentum auf dem Karmel, Paderborn 1929; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933. pp. 350-53.

CARMELO APOSTOLICO, suore del. - Congregazione fondata in Francia a Bayonne nel 1868. Nel 1870 inviò un primo gruppo di suore a Mangalore (India). Chiusa nel 1873 la casa di Bayonne, la nuova Congregazione si sviluppò in India dedicandosi all'istruzione delle ragazze in numerose scuole aperte in varie diocesi. La casa madre è a Mangalore e dipende da Propaganda Fide.

Saverio Paventi
CARMENTA. - C. o Carmentis è un'antica dea romana: le sue due feste, Carmentalia, l'ir e il 15 genn. figurano nel più antico calendario romano. Essa aveva un sacerdote particolare, il flamen carmentalis; e il suo santuario si trovava tra il Campidoglio e il Tevere. Nel suo culto erano interessate le donne, specialmente le madri. La matrone avrebbero dedicato anche il suo santuario, dopo aver riconquistato il diritto di servirsi della carrozza (carpentum). I suoi due nomi cultuali Porrima e Postvorta o Prorsa, Antevorta e Postvorta venivano messi in connessione con il parto: essi dovevano riferirsi o alla posizione del feto al momento del parto, o al suo passato e futuro. Questa ultima spiegazione si appoggia al carattere oracolare della dea che si esprime anche nel suo nome connesso con carmen. Anche nel mito, C., con-

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cepita come madre di Evandro, predice la futura grandezza di Roma. La posizione delle sue due feste raggruppate intorno al giorno del plenilunio (idus), messa in connessione con i due nomi cultuali e con i riferimenti alla vita femminile, fanno vedere in essa una divinità lunare.

BibL.: R. Petazzoni, C., in Studi e materiali di storia delle religioni, 17 (1941), p. I sgg. Angelo Brelich

CARMINA BURANA. - Raccolta di poesie in massima parte latine (alcune tedesche, altre miste delle due lingue) compilate nei secc. xir-xiif, ritrovata a Benediktbeuren, donde il nome.

Frequenti reminiscenze e parodie da passi biblici, da classici noti al medioevo, dalla tradizione grammaticale, sottili forme retoriche e ritmiche (v. inNGGRAFIA), i pochi nomi di autori tramandati, agostinismo e satira antinomana riportano all'ambiente delle grandi università e dei chiostri in zona francese e germanica dove questa poesia visse, attraverso molti rimaneggiamenti, ad opera di «clerici vagantes» (v. collardi) e di sfere culturali minori. Gli argomenti sono quelli propri dell'epoca e dell'ambiente; più che nelle «moralità» e nella satira, rivolta in genere contro la corruzione del clero, amara più spesso che profonda, si trovano accenti personali e caldi nel delicato sentimento della natura, parzialmente affine al tono dei Minnesinger - anch'essi rappresentati nella raccolta - nella poesia d'amore non torbida sebbene spesso violenta, e nei canti bacchici.

Bibl.: J. A. Schmeller, C. B., 2² ed., Breslavia 1883; A. Hilks-O. Schumann, C. B., Heidelberg 1930 sgg.

Gastone Pettenati
CARMINATI, Antonio. - Scultore, n. a Brembate di Sotto (Bergamo) il 2 giugno 1859, m. a Milano l'i i maggio 1908.

Oltre ad alcuni buoni ritratti lasciò numerose opere caratterizzate da un profondo realismo. Notevoli, a Milano, le statue per il tiburio del Duomo, S. Luigi Gonzaga e un appestato in S. Satiro, le tombe Casati, Carcano, Bay e Nava nel cimitero monumentale; nel cimitero di Gropiello d'Adda il sepolcro di mons. L. Nazari di Calabiana.

Bibl.: L. Callari, s. v. in Thieme-Becker, VI, p. 14; Anon., Necrologia, in Illustrazione italiana, 35 (1908), p. 465.

Maria Donati
CARNA. - C. è una dea romana che aveva un santuario sul Celio; la sua festa cadeva il 1^{°} giugno, giorno sacro a Giunone e popolarmente chiamato Adiendae Sabariae: infatti, tra i sacrifici offerti a C. figurava, oltre la carne di maiale, una miscela di farro e di fave. A questi scarsi dati di culto andrebbe aggiunta l'isolata notizia epigrafica sulla festa Car noria, con offerta di rose, festa il cui riferimento a C. è, tuttavia, dubbio. A C. si attribuiva la protezione dei neonati dalle stryges. La mitologia ovidiana colora di altri elementi la nostra conoscenza su C. che il poeta considera come dea del cardo; essa sarebbe stata una ninfa pudica, nata nel boschetto del dio Helernus, creduta sorella di Apollo, che, nascosta in
una grotta, sarebbe sfuggita a tutti, ad eccezione di Ianus che vedeva anche dietro le spalle. La connessione mitologica con Ianus e quella cultuale con Iuno riescono significative alla luce delle connessioni cultuali tra Ianus e Iuno.

Bibl.: W. F. Otto, Römische Sondergütter, in Rheinisches Museum, 64 (1909), p. 429 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2² ed., Monaco 1912, p. 236; R. Pet tazzoni, C., in Studi etruschi, 14 (1940), p. 163 sgg.

Angelo Brelich
CARNE : v. PURITÀ RITUALE, LEGGI della e VEGETARIANISMO (uso della c. nell'alimentazione); UOMO (nel senso biblico); SPIRITO E C. (nel senso etico).

## GARNEIRO,

Melchior. - N. a Coimbra nel 1515 o 1519 , gesuita nel 1543, m. a Macao il 19 ag. 1583 . Fu (1551) il primo rettore del collegio di Evora, poi alcuni mesi rettore a Li sbona. Venuto a Roma (fine del 1553) fu nominato (1554) vescovo titolare di Nicea, coadiutore e secondo successore eventuale del patriarca d'Etiopia, Giovanni Nuñez Barreto. Trasferitosi nell'India, ove fu consacrato vescovo ( 1560 ), aspettò a Cochin l'occasione di penetrare nell'Abissinia. Siccome l'Abissinia rimaneva chiusa, Pio V lo mandò in estremo oriente, mentre il nuovo patriarca, Andrea Oviedo, continuava ad aspettare a Goa. C. arrivò nel 1568 a Macao, non come vescovo della città, ma come vescovo (oggi si direbbe amministratore apostolico) della Cina e del Giappone. Frattanto veniva eretta, nel 1576, la sede vescovile di Macao, ma il primo titolare effettivo, Leonardo de Sa, non giunse che nel 158 r. Il C. si ritirò allora nel collegio dei Gesuiti di Macao, dove morì.

Bibl.: A. Franca, Imagem da virtude em o noviciado... de Coimbra, I, Evora 1719, pp. 261-69; L. Pfister, Notices biographiques et bibliographiques... de l'ancienne mission de Chine, I. Sciangni 1937, p. 12; P. M. D'Elia, Ponti Riesiane, I, Roma 1942, pp. 171-72; Streit, Bibl., IV, p. 214 e passim (inesatto per la vita).

Edmondo Lamalle
CARNELIVARI, Matteo. - Architetto, n. a Noto, lavorò in Palermo alla fine del sec. xv e nei primi anni dei xvi. E l'artista rappresentativo dell'ultimo periodo gotico dell'architettura siciliana, contraddistinto da una ripresa delle forme trecentesche locali, unita all'importazione diretta di quelle catalane.

Sue opere sicure sono i palazzi di Francesco Abbatellis e di Ranieri Ajutamicristo; in essi l'esterno è semplice e massiccio, ornato solo di pochi e minuti elementi, mentre le parti più notevoli sono i cortili a due ordini di legge, con arcate su colonne ed archi a sesto scemo, leggeri ed aerei. Gli è poi attribuita S. Maria della Catena, la migliore costruzione di questo tempo, che nel tipo organico è ispirata agli schemi tradizionali siciliani, ma nelle originalissime ed assai tipiche forme del portico esterno e delle navate realizza compiutamente le tendenze di un linearismo accentuato, che quasi sopprime lo spessore dei muri, concentra i pesi su esili colonne e marca

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vigorosamente le arcate con cornici larghe, dettagliate ed incise.

Il C. può considerarsi l'iniziatore di una scuola palermitana di maestri costrut toti ed intagliatori, che per alcuni decenni prosegul ad applicarne le forme.

BibL.: Venturi, VIII, II, p. 108; L. Biagi, Palermo, Bergamo 1529, pp. 87-92; E. Calandra, Breve storia dell'architettura in Sicilia, Bari 1238, pp. 68-70. Renato Bonelli

CARNESECCHI, Pietro. - Eretico, n. a Firenze il 24 dic. 1508 , decapitato a Roma il 1^{°} ott. 1567. Figlio di nobile mercante fiorentino, conoscitore delle lettere greche e latine, si cattivò presto la stima dei Medici, specialmente del card. Giulio che, diventato papa Clemente VII, lo volle a Roma come suo segretario e lo provvide di ricchi benefici ecclesiastici. In una commendatizia a Carlo V (27 giugno 1531) lo dice «summa fide et singulari modestia vir