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 167, 169-73; H. Leclercq, L'Afrique chrétienne, Parigi 1904; A. Bruckner, Quellen zur Geschichte des pelagianischen Streites, Tubinga 1906; J. Tixeront, Histoire des dogmes, II, Parigi 1909, pp. 436-512; H. Leclercq, Carthage, in DACL, II, coll. 2190-2330 (abbondante bibl.); Hefdo-Leclercq, II, pp. 134, 184, 190 sgg.; P. Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, IV, Parigi 1912, pp. 386-87; Bardenhewer, IV, pp. 513-15; E. Amann, Milove, in DThC, X, coll. 1752 1758; A. Gaudel, Péchéoriginel, ibid., XII, coll. 386-87; R. GoddeE. Amann, Pelagianisme, ibid., XII, coll. 698-99; G. Lapeyre, L'ancienne Eglise de Carthage, 2 voll., Parigi 1933; Moricca, passim; Pliche-Martin-Frutaz, IV (1937), pp. 79-128.

Vito Zollini
III. Archeologia. - Non si possono individuare i luoghi di riunione più antichi della comunità cristiana di C., indicati da Tertulliano con la parola ecclesia (De virginibus velandis, 13: PL 2, 907; De pudicitia, 4: ibid., 987); essi dovevano trovarsi nell'interno della città (P. Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne depuis les origines jusqu'à l'invasion arabe, I, Parigi 1901, p. 16). S. Cipriano passò l'ultima notte insieme col suo popolo nel quartiere di Saturno. La Basilica Novarum è certo d'origine precostantiniana e con ogni probabilità è la stessa che fu denominata in areis novis o di Tertullo, l'amico di s. Cipriano (Ep., 12) come per la prima volta mise in rilievo il card. G. Mercati, fin dal 1898 (D'alcuni nuovi sussidi per la critica del testo di s. Cipriano, in Studi e documenti di storia e diritto, 19 [1898], pp. 321-63; studio ripubblicato in G. Mercati, Opere minori, II [Studi e Testi, 77], Città del Vaticano 1937, p. 153 sgg.). E menzionata in una lettera di Mensurio vescovo di C. all'epoca dioclezianea (PL 43, 638). Essa possedeva una biblioteca e un archivio, donde nel 303 in luogo dei Libri Santi l'autorità civile asportò libri eretici (Optatus, 1, 19; 3, 1); s. Agostino vi predicò una volta (Serm., 14: PL 38, 111). L'aula era così vasta che il vescovo Deogratias nel 453 vi alloggiò i prigionieri di Genserico (Vittore di Vita, De pers. Vand., 1, 8, 25). C., come Roma, venne amministrata da sette diaconi preposti ciascuno ad una delle sette regioni ecclesiastiche. Cosi da documenti si conosce un Liberatus archidiaconus Ecclesiae carthaginensis regionis sectae, un Gaudiosus diaconus regionis quintae, un Mena fu lector regionis qu(artae) o qu(intae): CIL, VIII, 13.423. Alcune basiliche sono note per la loro indicazione regionale: ad es. in una basilica della II regione si tennero i Concili del 403 e del 410 (PL 43, 814);
nella III regione esisteva una basilica dedicata a s. Pietro, dove s. Agostino tenne il sermone 15^{°} (PL 38, 115); la basilica di S. Paolo era nella VI regione.

La Basilica Restituta o Ecclesia catholica Restituto era nell'interno della città; Vittore di Vita l'indica come quella « in qua semper episcopi commanebant " (De pers. Vand., 1, 5). Vi fu tenuto un primo Concilio nell'anno 390; altri fino al 419. Fu occupata dagli Ariani; s. Agostino vi predicò più volte (Serm., 19, 29, 90, 112, 277 : PL 38, 132, 185, 559, 643, 1257). Procopio accenna ad una basilica presso il Vôro (De Bello Vand., II, 14).

Le basiliche di Graziano, Teodosio e Onorio sono conosciute solo da documenti. Vi ha predicato s. Agostino (Serm., 156, 163: PL 38, 849, 889). Quella d'Onorio era nel tempio della Caelestis. Il giorno di Pasqua del 399 il vescovo Aurelio pose la sua cattedra nella cella del tempio che si suppone sia stato la collina di Giunone (A. Audolent, Carthage romaine, Parigi 1901, pp. 262 e 538). Procopio ricorda che Giustiniano fece costruire a C. le basiliche della Theotócos e di S. Prima.

La Theotócos stava nelle dipendenze del palazzo. In essa furono copiati alcuni versi inseriti nell'antologia di C. (Anthol. lat., n. 380); il Monceaux crede fossero apposti sotto due affreschi rappresentanti la Natività e la Passione di Gesù Cristo. Si è creduto poter riconoscere i resti della basilica nella collina della Birsa. La basilica di S. Prima fu estta da Giustiniano in onore di un martire d'Abitina. Una basilica in onore del martire Giuliano (probabilmente di Antiochia) è ricordata da Leonzio nella vita di Gregorio d'Agrigento (PG 98, 563).

Nella regione del Mandracium, uno dei porti di C., si trovava la basilica Sancti Agilei. Agileus è un martire ricordato nel calendario della Chiesa di C. al 25 genn.

Occupato dai Vandali, fu resa ai cattolici da Guntamondo nel 487 (Prosperi Aquitani Appendicula ad Chron.: PL 51, 606). Il popolo vi condusse in trionfo s. Fulgenzio con gli altri vescovi che erano stati esiliati in Sardegna (Vita Fulgentii: PL 62, 145). Vi fu tenuto il Concilio dell'anno 525. Il vescovo Domenico inviò reliquie del martire Agileo a Gregorio Magno (Gregorii I Registr., XII, 1). Si conosce una predica per nutidem s. Agilei (Possidii indiculus: PL 46, 19).

Al periodo bizantino appartiene un piccolo oratorio adattato in una sala d'un edificio pubblico romano sul versante nord-est della collina cosiddetta di Giunone, dietro Birsa. Si tratta d'una aula divisa in due navi da una fila di colonne (L. Parnassot e R. Lantier, L'archiologie chrétienne en Tunisie [1920-30], in Atti del III Congresso di archeol. crist., Città del Vaticano 1934, p. 390).

Tutte le altre basiliche di C. sono cimiteriali e quindi fuori città. C. non ebbe sepolture sotterranee ma all'aperto cielo; in luoghi detti cimiteri, come mostra un passo di Tertulliano (De anima, 51 : PL 2, 738), ma per lo più areas. I cristiani di C. ne possedettero almeno fin dal tempo di Tertulliano perché questi parla esplicitamente de areis sepulturarum nostrarum (Ad Scapulam, 3: PL 1, 701). La maggior parte delle aree cimiteriali cristiane si trovano tra la strada di Tunisi alla Marsa, il Koudiat-Zateur e Sidi-bou-Said, in genere contigue a tombe romane; un gruppo del periodo bizantino (vivii sec.) si trova nella città bassa, presso Douar-echChott e il quartiere dei porti (R. Lantiez, Notes de topographie carthaginoise. Cimetières romains et chrétieus, in Comptez-rendus de l'Académie des Inscriptions et Belles lettres, 1922, pp. 22-28). Su queste aree sorsero varie basiliche.

La basilica di Damous-el-Karita si rinvenne nel 1878 nella zona a nord di C. tra la collina detta di Giunone e il villaggio di Sidi-bou-Said. Vastissimo area resinta, con atrio semicircolare, portico con galleria di colonne in marmo nero; dall'atrio occupato da sepoleri si passa a nord ad una cappella trichora, mentre incontro si penetra in un quadrilatero diviso in 9 navate (m. 65 times 45 ) con due absidi situate a sud-est e a sud-ovest. Nel centro del quadrilatero restano le basi di quattro grandi pilastri che lo Gsell suppose sostennessero una cupola (Chronique

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africaine, in Mélanges d'arch. et d'hist., 18 [1898], p. 222). Rimangono inoltre le quattro basi di un ciborium. Il pavimento della nave centrale e delle absidi era decorato di musaico; sotto quello delle navi minori erano sepolcri. Una cella funeraria con 5 arcosoli era un piccolo ipogeo con altrettanti arcosoli. A questa basilica segue a sud-ovest una seconda (m. 35,70 times 24,53 ) contenente un battistero. Seguono altre sale e celle. Ivi presso si trovò, nel 1912, una rotonda sotterranea con 16 colonne di marmo numidico munite di capitelli, con animali e foglie di azzuto. Da Damous-el-Karita proviene il più bello esempio di scultura non funeraria cartaginese cioè bassorilievi relativi all'infanzia di Gesù, datati dal De Rossi, dal Bayet e dall'Audollem al sec. iv, dal Bréhier e dal Lapeyre al sec. v e dal Wilpert al sec. vi. Essi rappresentano, in due lastre, quattro scene: l'annuncio della nascita ai pastori, l'adorazione dei pastori, la riapparizione della stella e l'adorazione dei Magi. E probabile che in origine fossero a decorazione della porta della basilica presso la quale furono trovati nel 1883 (A.-L. Delattre, La basilique de Damous-el-Karita, Castantina 1892; id., in Recueil de Constantine, 24 [1880], pp. 37-68; 25 [1881], pp. 279395 ; 27 [1883], pp. 1-53).

La basilica dei santi martiri Scillitani o di Celerina. - Il gruppo dei dodici martiri di Scillum, uccisi a C. il 17 luglio 180 (BHL 7527, BHG 1645), ebbe sul suo sepolcro una basilica nella quale predicò s. Agostino (Serm., 155: PL 38, 841); il loro anniversario era celcbrato anche nel sec. vi, come mostra il calendario della Chiesa di C. Vittore di Vita chiama la basilica Scillitanorum vel Celerinae. Con questo nome si conosce la martire ricordata da s. Cipriano quale parente insieme con Lorenzo ed Egnazia del confessore Celerino (Ep., 39, 3); essa è indicata nel Martyrologium Hieronymianum sotto le date del 3 febbr., del 24 e del 28 sett. S. Agostino predicò «in basilica Celerinae" (BHL 4906, 7). Il Delehaye si domanda sc l'eponima è la martire o la fondatrice (H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{mathrm{a}} ed., Bruxelles 1933, p. 379).

La Basilica Maiorum fu scoperta dal Delattre nel 1906 a Mcidfa, tra la stazione di Ste-Monique e quella della Marsa. Il materiale dell'edificio è stato disperso tra la Marsa e Sidi-bou-Said; non restano che miseri avanzi di pilastri; la basilica (m. 81×45) era a sette navate divise da colonne. Sotto il pavimento era un'area sepolcrale. Nel centro della nave centrale stava la confessio, costituita da una piccola cappella di m. 3,60 times 3,70. Davanti nell'abside stessa erano piccoli incavi per reliquie. Presso la confessio un pozzo era colmo di ossa umane e di ca. 7000 frammenti di iscrizioni cristiane. Fra le rovine dell'edificio si raccolse un'iscrizione del vi sec. relativa ai martiri Saturo, Saturnino, Revocato, Secondolo, Felicita, Perpetua, passi nonis martiis e Maiulus (CIL, VIII, 25.038); il gruppo cioè, ad eccezione di Maiulus, indicato nella Passio di Perpetua e Felicita. Ma data l'età tarda dell'iscrizione potrebbe trattarsi di semplici reliquie (P. Monceaux, Histoire litt. de l'Afrique chrétienne, IV, Parigi 1912, pp. 469-70). Una seconda epigrafe menziona Santus Secundulus; (CIL, VIII, 25.0384); una terza è dedicata Perpetue filie dulcissimae (A.-L. Delattre, Le Cimetière de Mcidfa à Carthage, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscriptions et Belles lettres, 1906, p. 402 sgg.; id., L'area chrétienne et la basilique de Mcidfa à C., ibid., 1907, pp. 118 sgg., 316 sgg.; id., La Basilica Maiorum. Tombeau des saintes Perpétue et Félicité, ibid., 1908, p. 59 sgg.; 1911, pp. 566-83 ).

Gli atti di s. Cipriano distinguono nettamente l'ager Sexti luogo del martirio, da quello della se-
poltura avvenuta ad areas Macrobii Candidiani... in via Mappaliensi iuxta piscinas (PL 3, 1505), luogo dove s. Agostino indica la memoria beati Cypriani (Conf., V, 8, 15: PL 32, 713), o tenne i suoi sermoni ad meniam Cypriani (Serm., 131: PL 38, 729). Vittore di Vita addita fuori delle mura due basiliche egregias et amplas dedicate a s. Cipriano, unam ubi sanguinem fudit, aliam ubi eius sepultum est corpus, qui locus Mappalia vocitatur (De pers. Vand., I, 1, 5).

Sembra che al tempo di s. Agostino nel luogo del martirio di s. Cipriano, l'ager Sexti, vi fosse solo una mensa (cf. Serm., 310 : PL 38, 1413) e non ancora la basilica la quale però era già costruita nell'anno 439 in cui venne occupata da Genzerico (Ch. Saumagne, Les basiliques cypriennes, in Revue archéologique, 66 [1909], p. 188 sgg.).

In prossimità del mare, nel luogo detto «les larmes de Ste-Monique», incontra a Sidi-bou-Said, il p. Delattre scoprì una basilica costruita su sepolcri pagani. E a sette navate (m. 60 times 35,65 ) divise da colonne di spoglio, e capitelli ionici e corinti; il presbiterio è profondo, il ciborio sta quasi al centro della nave mediana, l'altare doveva essere ligneo; sotto il pavimento, specie nel presbiterio sono molti sepolcri, alcuni decorati di musaici, altri costruiti da sarcofagi a strigili. L'aula è preceduta da un atrio rettangolare (m. 35,53 times 20 ), munito di ampio sotterraneo. Contro il lato nord-est dell'edificio si trova una stanza sotterranea con otto tombe. Il p. Delattre raccolse tra le ore oltre 9,100 frammenti di iscrizioni funerarie, alcune fornite di date consolari degli anni 424,43^{8-39}, 454; ma nessuno di tali frammenti contiene una conferma alla sua ipotesi che questa basilica sia quella eretta sul sepolcro di s. Cipriano (A. Delattre, Une grande basilique près de Ste-Monique à Carthage, in Comptes-rendus de l'Acad. des Inscript. et Belles lettres, 1916, pp. 150-64; 1917, pp. 507-29).

Basilica di Dermech. - Nel 1899 a 100 m . dalle terme di Antonino, presso il mare, sul pendio di Bordj-Djedid si rinvenne una basilica a sette navate costruita tutta d'un getto, con ingresso sul lato sud al di sopra della più antica necropoli punica della città. L'aula di m. 40 times 21 aveva il pavimento a musaico, colonne di spoglio, la nave mediana aveva otto colonne geminate; l'altare in legno era ricoperto dal ciborio sorretto da quattro colonnine di marmo rosa, con basi ornate da croci greche. Sotto l'altare una cavità per le reliquie. Sul lato nord per due porte si penetrava nel battistero costituito di un'aula rettangolare, con una recinzione quadrata di 12 colonne di granito collegate mediante cancelli. Nel centro la vasca esagonale coperta da un ciborio sostenuto da quattro colonne di marmo rosa; l'acqua era addotta mediante un canale da una cisterna. A nord del battistero una porta inumetteva in un'aula absidata divisa in tre novi, il consignatorium; dietro altre piccole sale; a nord-est molte tombe cristiane, tra queste un sarcofago con Buon Pastore e banchetto. Il Gauckler ha datato la basilica agli ultimi tempi della dominazione vandalica o all'età giustinianea; essa venne distrutta al momento dell'invasione araba del 695; non sembra che abbia servito molto al culto e reca tracce di incendio e di saccheggio (P. Gauckler, Basiliques chrétiennes de Tunisie, Parigi 1913, p. 17).

Basilica di Bir-el-Knissia ("pozzo della Chiesa»). Presso il villaggio arabo di Douar-el-Chott, sulla strada tra la Goleta e la Marsa, apparvero fin dal 1888 avanzi di una chiesa cristiana, messa in luce da scavi ulteriori nel 1913 e nel 1922.

L'edificio molto rovinato (m. 46,60 times 25,60 ) era a tre navate, con pavimento a musaico che copriva molti sepolcri; i suoi resti lo datano tra il v e il vi sec. d. C., ma non si hanno elementi per precisare (A.-L. Delattre, La basilique de Bir-el-Knissia à Carthage, in Comptes rendus de l'Académie des Inscriptions et Belles lettres, 1922, pp. 302-307; 1923, pp. 449-51).

La basilica di Fausto. - Un martire Fausto di Abitina fu martirizzato a C. nel febbr. dell'anno 304 (P. Mon-

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ceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne depuis les origines jusqu'd l'invasion arabe, III, Parigi rgor, p. 540); ma non si sa se si deve identificare con l'eponimo della basilica cimiteriale ricordata da Vittore di Vita (De pers. V'and., 1, 8; 2, 6, 17; 3, 9). Essa fu costruita prima dell'anno 418 in cui vi si riunì un concilio, altri vi si tennero nel 419 e 421 . S. Agostino vi predicò più volte (Sorm., 23, 111, 261: PL 38, 155, 645, 1202). Il vescovo Deogratias, che vi era stato consacrato nel 454 , la ridusse per alloggio dei prigionieri presi a Roma da Genserico. E ricordata ancora nel 535 .

Basilica di Bir-Ftouha. - Sulla strada tra la Malga e la Marsa, mediante scavi eseguiti a più riprese nelle località dette Bir-Ftouha (1888, 1895, 1897, 1928), è tornato in luce un battistero esagonale con pavimento a mussico e frammenti di colonne che si sono ritenuti appartenenti a una basilica; gli scavi del 1928-29 hanno messo in evidenza un edificio termale e una trichura occupata da sepolture criatane (A. Delattre, La basilique de Bir-Ftouha à Carthage, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et Belles lettres, 1928, pp. 252-55; 1929, pp. 23-29). Le basiliche di C. finora esplorate appartengono tutte nelle loro costruzioni al periodo della dominazione bizantina. E. Albertini riconosce nella loro architettura un'affinità con quella d'Oriente e particolarmente con la Siria (L'Afrique du Nord française dans l'histoire, LioneParigi 1937, p. 116). L'unico edificio a tre sole navate è quello di Bir-el-Knissia, le altre sono tutte almeno di cinque e si arriva fino a nove e ad undici a Damous-el-Karita. L'abside è fiancheggiata del diaconicum e dalla prothesis che comunicano solo con le navi laterali; mancano però nella basilica Maiorum e a Damous-el-Karita. Le basiliche di s. Cipriano e di Bir-Knissia sono fornite di atrio. A Dermech il ciborio è circondato da cancelli; l'altare doveva essere in legno; nella basilica Maiorum si ha la confessio; le colonne provengono in genere da edifici romani precedenti.

Il pavimento delle basiliche era rivestito di decorazione mosiva, ricca di uccelli, di pesci, di tralci di vite, di cantari; nella basilica di Bir-Ftouha si hanno i quattro fiumi del paradiso e vi si dissetano i cervi.

Una decorazione caratteristica nell'interno delle basiliche è offerta talvolta da quadrati di terra cotta, forse ex vato con semplici decorazioni floreali; vi si ha qualche esempio di croci, o animali come cervi, leoni, delfini, e due volte la B. Vergine con il Bambino Gesù. Sono stati datati al sec. iv (R. de la Blanchère, Carreaux de terre cuite à figures, in Revue archéologique, 45 [1888], p. 303). In una cappella sotterranea sotto la collina detta di S. Luigi si identificò un affresco con un personaggio rimbato alla sua destra e tre altre figure delle stesse dimensioni e due altre più piccole. Si ritiene che la figura centrale rappresentasse Gesù Cristo.

Nel 1935 venne distaccata e posta nel museo Lavigerie detto anche di St-Louis de Carthage costituito per conservare il materiale archeologico più deperibile, illustrato fin dal 1899 da Delattre, Babelon, Boulanger e Martin con successivi supplementi del 1913 e 1915. Altro materiale è conservato nel museo Alaoui al Bardo, illustrato da Gauckler e da La Blanchère nel 1907 con supplementi successivi dovuti a Poinssot, Hautecoeur, Méri, Merlin, Drappier fino al 1921. Da documenti si apprende anche l'esistenza di alcuni monasteri quali quello femminile in quo reliquiae s. Stephani situs sunt (De promissionibus: PL 51, 842). Il Gauckler ritenne fosse presso la basilica di Dermech. Il generale Solomone al tempo di Belisario aveva eretto un monastero verso il porto di Mandracium, in cui più tardi si rifugiò Ariobindo. Presso la basilica di Celerina è segnalato il monastero di Bigna (Vittore di Vita, Passio beat. martyr., III, 52).

Un cimitero giudaico nella località Gamart è stato ritrovato a più riprese dal 1887 al 1903 nella zona a nordovest dell'antica C. dove è oggi il villaggio arabo di Gamart. Si tratta di oltre centocinquue piccole camere sepolcrali (A.-L. Delattre, Gamart ou la nécropole juive de Carthage, Lione 1895; id., Deux hypogées de Gamart, in Revue tunisienne, II [1904], p. 8 sgg.).
G. B. De Rossi illustrò una pisside d'avorio con la scena della moltiplicazione dei pani scoperta a C. e passata poi a Livorno (Pisside eburnea cartaginese sulla quale è effigiatò Gesù Cristo distribuente i pani eucaristici, in Boll. d'arch. crit., 5^{°} serie, 2 [1892], pp. 47-54) e inoltre Autiche forme trovate in C. per colare in piombo medaglie di devozione e croci da appendere sul petto (ibid., pp. 146-48). Vedi Tav. LIV.

BinL.: G. B. De Rossi, De christianis titulis carthaginionibus, in J.-B. Pitra, Spicilegium Solesmente, IV, Parigi 1858, pp. 503538; H. Leclercq, Carthage, in DACL, II, II, coll. 2190-2330; J. Mesnage, L'Afrique chrétienne, Parigi 1912; P. Gauckler, Basiliques chrétiennes de Tunisie, ivi 1913, p. 17 sgg.; A.-L. Delattre, L'épigraphie funéraire chrétienne à Carthage, Tunis 1926; J. Sauer, Der Kirchenban Nordostribus in den Tagen des hl. Augustinus, in M. Grabmann-J. Mausbach, Augustinus Festschrift, Colonia 1930, pp. 221-53; J. Vaufrim, Les basiliques chrétiennes de Carthage, Parigi 1933; A. Merlin, Inscriptions latines de Tunisie, ivi 1942; J. Perron et G. Lopezre, s. v. in DHG, XI, coll. 1149-1233. Per i sarcofagi cristoni: Wilpert, Sarcofagi, (v. indice); H. Delehaye, Les passions des Martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 59-117; V. Monachina, Le euro pastorale a Milano, Cartagine e Roma nel sec. IV, Roma 1947, pp. 135-53.

Enrico Jon
CARTAPESTA. - La c. (da non confondersi col "cartone romano" o "carton pierre" o "teloplastica", che è un perfezionamento dei comuni calchi in gesso mediante l'incorporazione di lini e la finale imbibizione di olio cotto), è una sostanza plastica, formata di carta lungamente macerata e colla, che viene modellata in stampi e su leggere armature finché è umida; quindi essiccata e dipinta acquista una consistenza quasi lignea mantenendo una grande leggerezza. Fin dal medioevo la c. è stata anche usata per modellare immagini sacre.

Il Crocifisso dei Servi di Maria di Bologna fu impastato sulla fine del Cinquecento con le carte che affluirono in chiesa dopo una commovente predica contro il giuoco. Il pittore Menighella, tratta una forma da un bellissimo crocifisso donatogli da Michelangelo, ne fece alcuni esemplari di c. ottenuta impastando il cartone con varie misture. Sulla fine del Settecento la c. ha avuto un grande sviluppo nell'Italia meridionale e specialmente a Lecce dalle cui fabbriche escono tuttora in copia oltre a giocattoli immagini sacre. La Chiesa, tuttavia, ha sempre riprovato la c. quale materiale per le sacre immagini per le quali sono da preferirsi materie più nobili.

BinL.: N. Vacca, Appunti storici sulla c. leccese, in Rinascenza salentina, 2 (1934), pp. 169-77; C. Mezzana, Plauties salurata, statue vestite e statue di c., in Atti della settimana d'arte sacra per il clero, Città del Vaticano 1935, p. 209. Corrado Mezzana

CARTEGLORIA. - Per aiutare la memoria del celebrante, fin dal sec. xvi si soleva mettere nel mezzo dell'altare una tabella, contenente alcune orazioni della Messa; s. Carlo, nel sinodo del 1576, ricorda per la prima volta le 3 tabellae. La tabella di mezzo, che è l'unica prescritta, contiene preghiere del Canone e dell'Offertorio (Canon minor) : e per questo fu chiamata tabella secretorum o del Canone. Generalmente si aggiungono anche altri testi, come quelli del Gloria in excelsis, del Credo, del Munda cor, del Supplices te rogamus e del Placeat tibi, e ciò per la difficoltà di usare il messale durante la loro recitazione, in quanto il sacerdote deve stare muto sull'altare. La tabella al lato dell'Epistola contiene il salmo Lavabo e l'orazione Deus qui humanae substantiae; quella al lato del Vangelo l'inizio del Vangelo secondo Giovanni. Per i vescovi invece si usa il cosiddetto Canon episcopalis, cioè il libro contenente il Canone. Durante l'esposizione del S.mo Sacramento devono essere rimosse (S. Congr. dei Riti, decr. 3130 ad 3). Da principio contenevano probabilmente i soli toni dell'intonazione del Gloria, e da qui forse trassero nome. E essenziale che il contenuto delle c. sia facilmente leggibile.

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Bibl.: L. Risenhofer, Handbuch der kathol. Liturgie, I, Friburgo in Br. 1932, pp. 364-65; P. Bayart, in R. Aigrain, Liturgiá, Parigi 1933, p. 215.

CARTELLO. - Il c. (o consorzio) è un accordo fra imprese industriali di uno stesso ramo di produzione allo scopo di regolare il mercato. Esso differisce da altre forme di coalizione industriale (fusione, assorbimento da parte dell'impresa maggiore in un certo ramo produttivo di una parte o di tutte le altre imprese del ramo) in quanto le imprese che danno vita a queste ultime perdono la loro autonomia. La differenziazione delle singole imprese che invece continua a sussistere, nel c. suscita particolari problemi giuridici ed è di notevole interesse economico. Le singole imprese, ad es., prevedendo che il c. potrà sfaldarsi, continuano a muoversi, nelle forme possibili, attuando la concorrenza nell'interno del c. stesso per assicurarsi buone posizioni per quando riprenderà la concorrenza sul mercato. Per questa ragione e per lo squilibrio tra le produttività delle imprese partecipanti, che viene accentuato dal variare della domanda, il c. è una delle forme di coalizione più instabili. Esso è destinato, nei settori dove la tendenza alla coalizione si accentua anche per altri motivi (integrazione degli impianti, specializzazione o standardizzazione delle produzioni, ecc.), a lasciare il posto ad altre forme di coalizione più stabili.

L'organizzazione giuridica del c. può essere la più varia : dall'accordo scritto alla costituzione di una società commerciale, e persino all'open prices, forma nella quale manca ogni accordo scritto limitandosi i membri e trasmettere periodicamente ad un ufficio centrale dati sulla loro attività economica. La direzione del c. può essere affidata ad uno dei membri o ad una banca, ovvero ad un organo collettivo delle imprese le cui decisioni possono essere prese a maggioranza oppure debbono essere prese all'unanimità. Soltanto in questo ultimo caso le imprese più deboli hanno una valida possibilità di difendere le loro posizioni in seno al c. che, peraltro, la potenza economica delle imprese maggiori può rendere alquanto instabile. Negli altri casi la prevalenza delle imprese più forti rafforza la tendenza e forme di coalizioni più complesse.

I c. possono essere classificati secondo diversi criteri. Sono stati esaminati diversi tipi di c. distinti secondo l'intensità degli accordi e la forma della direzione. Altra distinzione può essere basata sulle modalità con le quali il c. raggiunge lo scopo che lo caratterizza : stabilizzazione dei prezzi, ripartizione delle zone di vendita, determinazione delle quantità massime di produzione per ciascuna impresa. Ogni distinzione risponde soprattutto a esigenza di chiarezza espositiva in quanto il fenomeno nella realtà presenta una complessità di cui la teoria deve necessariamente scomporre i singoli elementi. La stessa distinzione tra i c. e le altre forme di coalizione che si propongono precipuamente altri fini (integrazioni, specializzazioni, standardizzazione della produzione : in una sola parola maggiore efficenza delle imprese) perde molto della sua importanza se si considera che nella realtà le coalizioni che si propongono di agire sui prezzi limitando la concorrenza, realizzano generalmente collegamenti che rispondono al secondo ordine di fini (così l'esistenza di un c. può favorire tra le imprese di un certo ramo produttivo accordi per l'acquisto di materie prime, per l'utilizzazione di energia e la costituzione di uffici o reparti in comune, per l'esercizio della réclame e può favorire la tendenza ad integrazioni più complesse). Di contro le coalizioni che consentono ad un'impresa di un dato ramo economico di raggiungere una maggiore efficenza e una più vasta dimensione rafforzano il potere monopolistico dell'impresa determinando nella formazione del prezzo fenomeni analoghi a quelli provocati dal price leadership, ecc..

Una distinzione che corrisponde ad una netta differenziazione concreta è quella tra c. volontari e c. obbligatori. Nell'agricoltura, ad es., la cooperazione tra i produttori per sostenere i prezzi, per l'acquisto in comune di sementi, concimi e strumenti produttivi, fu da molti governi ritenuta necessaria per superare la condizione di inferiorità in cui, a seguito dello sviluppo industriale, si è venuto a trovare il settore in parola. Il consorzio tra i produttori agricoli venne così reso, in molti casi, obbligatorio.

I c. cominciarono ad affermarsi in America nella seconda metà del sec. xix, favoriti dalla grave depressione che colpì, intorno al 1872 , in modo particolare, l'economia americana. Nacquero cosi grandi complessi che accentrarono la produzione del petrolio, dell'acciaio, del carbone, del gas, dello zucchero. Organismi finanziariamente potenti, più o meno collegati fra loro, finirono necessariamente per controllare un settore sempre più vasto dell'attività economica e per dominare la vita politica. Invano con lo Sherman Act (1890) si tentò negli Stati Uniti di proibire la cooperazione tra i produttori volta ad influire sui prezzi. La tendenza, che continuò in altre forme, finl per prevalere. Anche in Europa i c. si diffusero rapidamente: specie in Germania.

La formazione del prezzo in un mercato dominato da un solo c. che accentri una notevole quota dell'offerta totale è simile alla formazione del prezzo in regime di monopolio. Naturalmente il potere monopolista, che dipende dall'elasticità della domanda e da quelle dell'offerta residua (dell'offerta cioè delle imprese non aderenti e di quelle che potrebbero entrare nel mercato), è piuttosto per quei c. che non controllano tutta l'offerta e che non realizzano, attraverso i coordinamenti che si sono ricordati, una maggiore efficenza delle imprese aderenti : in tal caso infatti le imprese non aderenti sono in grado di muovere una concorrenza efficace al c. La stessa tendenza che porta alla costituzione del c. spinge quindi a collegamenti più intensi tra le imprese aderenti. Quando il c. si sfalda, ad un regime di monopolio imperfetto subentra un regime di oligopolio: la concorrenza tra le grandi imprese già partecipanti al c. assumerà verosimilmente la forma di lotta economica che porterà a collegamenti più intensi fra le imprese stesse o che si concluderà con la sopravvivenza di una impresa monopolistica.

La formazione del prezzo in un mercato dominato da più c. (ipotesi assai verosimile se si considera, ad es., un mercato mondiale) è analoga alla formazione del prezzo in regime di oligopolio. Anche in questo caso la concorrenza delle imprese che non partecipano ai c. e quella potenziale indeboliscono il potere dei c. stessi. Il potere monopolistico è naturalmente più grande per i consorzi obbligatori che controllano l'intera offerta e che non sono soggetti alla concorrenza potenziale.

Non si può non ritenere, contrariamente all'opinione del Pantaleoni, che il diffondersi dei c. risponda a esigenze tutt'altro che patologiche dello sviluppo del sistema economico. Riesce perciò evidente il giudizio morale che deve essere dato al fenomeno. Esso pone nuovi problemi di politica economica, la quale non dovrà contrastare la tendenza alla coalizione delle imprese, ma creare le condizioni perché questa, anziché aggravare la prepotenza di determinate forze economiche e politiche, porti a maggiori possibilità di sviluppo della persona umana. Gli interventi dello Stato che dovranno raggiungere tale obiettivo, si configureranno diversamente a seconda della potenza economica del c., della possibilità di garantire - con interventi indiretti - che l'attività di esso si svolga nell'àmbito delle direttive generali della politica economica, dell'utilità che una gestione diretta del c. può avere ai fini di un generale coordinamento dell'attività economica. La teologia cattolica considera non illeciti i c., quando i mezzi adoperati rimangono dentro i debiti confini deula giustizia, perché i c. sono atti ad apportare parecchi vantaggi, soprattutto nella per-

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fezione della merce e nei prezzi; ma esige che siano mantenuti entro debiti confini e nell'attuazione e nella vigilanza, perché offrono facilmente occasione a fallimenti, a prezzi immoderati, a corruzioni.

Bibl.: M. Saint-Léon, Cartels et Truits, Parigi 1903; M. Pantaleoni, Alcune osservazioni sui sindacati e sulle leghe, in Erotemi di Economia, II, Bari 1923, pp. 251-313; R. Liefmann, L'organizzazione industriale (Nuova collana degli economisti, 7), Torino 1934; K. Pribram, Cartel problema, Washington 1933; V. Fallon, Priscipi di economia sociale, 6² ed., tr. it., Torino 1946, pp. 79-92; E. Heaner, International cartels, Nuova York 1947; F. Vito, I sindacati industriali, C. e gruppi, 6² ed., Milano 1948. Per la parte della teologia morale, cf. per tutti : A. Tanqueroy, Synopsis theol. moralis, III, 6² ed., Tournai 1921, nn. 774-77.

Siro Lombardini
CARTESIO, Renato: v. Descartes, BENÉ.
GARTHAGH (Carhach, Mo-chuta), santo. - Fu dapprima abate dell'antico monastero di Rathan (ora Rahan), nel centro dell'Irlanda. Imperversando la controversia pasquale fra Chiesa celtica e Chiesa romana, egli, che si ha ragione di credere aderisse al sistema romano, fu espulso da Rathan nel 636, e andò nel sud a fondare Liss-mòr (Lismore) che divenne presto uno dei più grandi monasteri del Munster. Ivi mori, secondo gli annali, nel 637 . Nel sec. xit (o forse xi) fu scritta a Liss-mòr una Vita latina di C. che è giunta fino a noi e da cui sono derivate altre redazioni gaeliche e latine, tutte molto interessanti, insieme con la Vita, per la storia ecclesiastica e la topografia, ma piuttosto del sec. xit che del vir. La tradizione attribuisce a C. una Regola metrica in gaelico che probabilmente appartiene al principio del sec. IX.

Bibl.: J. F. Kenney, The sources for the Early History of Ireland, I, Ecclesiastical, Nuova York 1929 passim; L. Gougaud, Christianity in Celtic Lands, Londra 1932, passim.

Anselmo M. Tommasini
CARTISMO. - Movimento politico inglese, prevalentemente operaio, della prima metà del sec. xix. La forza che lo sosteneva era un malcontento generale provocato dall'enorme miseria sofferta dagli operai, ma il suo programma era politico e comprendeva sei punti : suffragio universale a tutti gli adulti di sesso maschile, scrutinio segreto, elezioni annue, eleggibilità senza censo, indennità ai deputati, collegi elettorali di proporzioni uniformi. Naturalmente queste rivendicazioni erano considerate soltanto come mezzi, poiché, con l'impadronirsi del potere politico, gli operai avrebbero instaurato una organizzazione sociale migliore. Ma i diversi gruppi di cartisti non erano d'accordo sull'uso che si doveva fare di questo potere politico, una volta che fosse stato conseguito, e l'unione su un programma di sole riforme politiche non servì che a mascherare le divergenze di scopi fra i capi.

La Carta, con i famosi sei punti, fu redatta da un piccolo gruppo di artigiani londinesi, sotto la guida di William Lovett; venne pubblicata nel 1838 ed accolta con entusiasmo dagli operai. Nel 1839 fu presentata in Parlamento una petizione in favore della Carta, ma essa venne respinta a grande maggioranza, il che produsse una scissione tra gli agitatori. I partigiani della «forza morale», come il Lovett, desideravano continuare la lotta con mezzi pacifici, mentre quelli della "forza fisica" preferivano il ricorso alla violenza, sia proclamando un a mese sacro" o " vacanza nazionale" (sciopero generale), sia organizzando una rivolta armata. Le minacce di costoro, con a capo O'Connor, si tradussero in atti di violenza sporadici ed isolati : una piccola sollevazione cartista avvenne a Newport e tre anni dopo scoppiò una epidemia di scioperi nel nord e nell'interno dell'Inghilterra. Tali avvenimenti non fecero altro che fornire alle autorità un pretesto per imprigionare i principali cartisti. L'ul-
tima grande dimostrazione avvenne nel 1848. Fu preparata una petizione da presentarsi al Parlamento e si organizzò a Londra un grandioso corteo. Il governo, esagerando alquanto il pericolo, riempì la capitale di truppe, e, nel momento della riunione, proibì ai dimostranti di marciare su Westminster; costoro, dopo aver tentato di attraversare i ponti sul Tamigi, si dispersero tranquillamente. L' O'Connor portò allora la petizione in tre vetture alla Camera dei Comuni, dove fu accolta con clamorose risate.

Il c. non si riebbe più dagli effetti di questi insuccessi e si andò spegnendo a poco a poco. Tale fallimento era quasi inevitabile per parecchie ragioni : per mancanza di direzione, per mancanza di comune intesa, e soprattutto perché era prematuro : gli operai di un secolo fa non avevano né l'educazione né l'esperienza politica necessarie per dirigere con successo una campagna senza l'appoggio delle classi medie, e queste non potevano sostenere un movimento che attaccava la proprietà privata.

Bibl.: R. Gammage, History of the Chartist movement, Londra 1894; E. Dolfiano, Le Chartime 1830-48, 2 voll., Parigi 1913; nuova ed., ivi 1949; G. D. H. Cole, Chartist portraits, Londra 1941; E. Dolfiano, Storia del movimento operaio, trad. ital., I, Roma 1946, passim; M. Beer, A history of British Socialism, II, Londra 1948, p. 3 sgg. Celestino Melzi

CARTOLARIO (CARTOLARIO). - Col nome di c. (chartularium, instrumentarium, liber memorialis, pancharta, codex diplomaticus) si designano i volumi in cui, in ordine sistematico o cronologico, in semplice trascrizione o in copia autentica, erano raccolti da chiese, monasteri, città, signori ed enti in genere del medioevo, i documenti relativi ai loro diritti (contratti, privilegi, immunità, ecc.); la raccolta aveva lo scopo di garantire la conservazione dei documenti e di facilitarne la produzione in giudizio. I più antichi a noi pervenuti risalgono al sec. Ix; tra i più importanti si ricordano il Codice Wangiano del vescovo Federico Wanga di Trento, i Caleffi di Siena, ecc. Un'attenta critica storica è necessaria per sceverare nei c. i documenti in tutto o in parte falsi.

E invalso di recente l'uso di chiamare c. o "codici diplomatici" le raccolte di documenti delle forme e origini più avariate, ma attinenti ad un medesimo oggetto, che si pubblicano da studiosi e da società; modello del genere il Chartularium studii Bononiensis ( 6 voll., ImolaBologna 1907-21) della Commissione per la storia dell'Università di Bologna.

Bibl.: A. Giry, Manuel de diplomatique, Parigi 1894, p. 28 sgg.; A. de Bouard, Manuel de diplomatique francoise et pontificale, Parigi 1929, p. 213 sgg.; C. Paoli, Diplomatica, ed. G. C. Bascapé, Firenze 1942, pp. 33, 283-86. Carmelo Tranelli

CARTONE. - I pittori chiamano c. il disegno preparatorio condotto nelle dimensioni stesse che avrà la pittura. Utilissimo in qualsiasi tecnica, è indispensabile nell'affresco.

L'artista prepara il c. anche in quelle tecniche per le quali l'esecuzione dell'opera è affidata a maestranze artigiane, ad es., musicisti ed arzazieri (celebri i c. di Raffaello, conservati a Londra, per gli arzazi vaticanil. Famosi anche i c. eseguiti per la decorazione della sala del Consiglio nel palazzo Vecchia di Firenze da Leonardo (Battaglia di Angliari) e da Michelangelo (Guerra di Pisa, di cui tuttavia esistono solo disegni e incisioni).

Bibl.: F. Baldinucci, Vocabolario tuscano dell'arte del disegno, Firenze 1881, p. 30; Both. de Tansia, Denius, cartoon, pastels et miniatures du musée national du Louvre, Parigi 1879; O. H. Giglioli, s. v. in Enc. Ital., IX, pp. 259-53.

Corrado Mezzana
CARUARÙ, diOCESI di. - Città e diocesi del Brasile, nello Stato di Pernambuco, suffraganea di Olinda e Recife, eretta dal papa Pio XII il 7 ag. 1948 con la costituzione apostolica Quae maiori, distaccando dall'arcidiocesi di Olinda e Recife undici parrocchie e una parrocchia dalla diocesi di Nazareth

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![img-5.jpeg](img-5.jpeg)

SOLITARI CHE MEDITANO SU CRISTO MORTO - New York, Metropolitan Museum.

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In alto: RESTI DI UN BATTISTERO DI CARTAGINE (sec. vi). In basso: COSIDDETTO CONSIGNATORIUM DI DAMOUS-EL-KARITA (sec. vi).

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Cartone - C. preparatorio per un dipinto di Niccolò Alunno (sec. xv). Studi di angeli con sovrapposta una testa di santo ripassata a traforo - Berlino, museo.
e parte della parrocchia di Riacho das Almas della diocesi di Pesqueria.

La nuova diocesi ha la sua sede in C.; è stata elevata a cattedrale la chiesa della B. Vergine Addolorata. Sifdispone per l'erezione di un piccolo seminario e per l'invio di uno o due alunni nel Pontificio collegio brasiliano in Roma.

BibL.: AAS, 41 (1949), pp. 311-13. Enrico Josi
CARUCCI, Iacopo: v. pontormo.
CARUS, Kabl Gustav. - Anatomico e biologo tedesco, n. a Lipsia il 3 genn. 1789, m. a Dresda il 28 luglio 1869 , seguace della filosofia della natura. Va ricordato per l'opera Symbolik der menschlichen Gestalt e per il lavoro sulla "simbolica comparata" fra scheletro di uomo e di scimmia (Zur vergleichenden Symbolik zwischen Menschen und Affen-Shelett [Jena 1861]), dove prende per primo in esame le proporzioni degli scheletri di uomo e di gorilla, ponendo in luce "la dignità dell'organismo umano" e la sua singolarità. Religiosamente non si libera del tutto dalla nota di pantelerno.

Bibl.: R. Burckhardt, Geschichte der Zoologie, Lipsia 1907, p. 107 sg.

Luigi Seremin
CARUSI, Evaristo. - Insigne romanista e orientalista, avvocato concistoriale, n. a Celano (Abruzzo) il 21 marzo 1866, m. a Roma il 13 apr. 1940.

Discepolo di Vittorio Scialoja si laurcó in giurisprudenza nel 1888 ed esordì l'anno successivo con
un ampio e profondo studio su L'azione publiciana in diritto romano (Roma 1889). Proseguì negli studi del diritto romano fino all'anno 1907, quando si diede allo studio del diritto musulmano e dei diritti orientali mediterranei, sostenendo anche vivaci polemiche con insigni filologi orientalisti (cf. soprattutto il suo volume Diritto e filologia [Bologna 1925]). Insegnò diritto romano nell'Università di Innsbruck (1894), poi in quelle di Perugia (1896), e di Cagliari (1898).

Rinuncio all'insegnamento nelle università statali nel 1898 per assumere la cattedra di diritto romano all'Ateneo pontificio dell'Apollinare, l'attuale Pontificium Institutum Utrintque Iuris. Nel 1920 fu, per chiara fama, nominato professore ordinario di diritti orientali mediterranei nell'Università di Roma, dove insegnò pure diritto musulmano e diritto comune, fino al 1936, quando fu messo a riposo per limiti di età. Dal 1931 aveva ripreso nell'Ateneo pontificio Lateranense l'insegnamento del diritto comune, che tenne fino alla morte.

Corrado Bernardini
CARVAJAL, Bernardino López de. - Cardinale, n. a Plasencia in Estremadura nel 1456, m. a Roma il 16 dic. 1523. Maestro in teologia e cubiculario papale, fu successivamente vescovo di Astorga (27 ag. 1488), di Badajoz ( 23 genn. 1489) e di Cartagena (27 marzo 1493); fu creato cardinale il 20 sett. 1493 da Alessandro VI ed inviato come legato in Germania nel luglio 1496.

Spirito ben disposto a riforma, ma altero ed insofferente, si guastò con Giulio II; nel febbr. 1504, lasciò fuggire Cesare Borgia che aveva in consegna; nel sett. 1510 fu uno dei cinque cardinali che si misero contro il Papa in seguito allapace da lui fatta con Venezia ai danni della Francia, e con loro il 16 maggio 1511 osò indire un concilio a Pisa, sotto pretesto di riforma, citandovi anche il Papa. Questi il 24 ott. scomunicò il C. con due suoi colleghi. Riuscito vano il Concilio di Pisa il C. cercò rifugio in Francia. Ma appena Leone X fu eletto papa, si diede a trattare con lui. Allora C. riconobbe legittimo il Concilio Lateranense che Giulio II aveva contrapposto a quello di Pisa e nel Concistoro del 27 giugno 1513, dopo fatta promessa di ubbidienza, fu assolto e riammesso in grazia ricevendo di nuovo il cappello rosso.

Grazie alla precedenza che non aveva perduta divenne vescovo di Ostia il 24 luglio 1521. Della sua attività letteraria parlano i suoi discorsi fra i quali quello per il Conclave del 1492 che fu stampato.

Bibl.: Pastor, III, IV, V, passim: H. Rossbach, Das Leben und die politisch-hirchliche Wirksamkeit des B. L. de C. und das schismatische Concilium Frisumon. Breslavia 1892; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, p. 337 sgg.; id., Il correggo fra il nord. Marco Barbo e Gico. Lorenzo, Città de Vaticano 1948, p. 121.

Niccolò del Re
CARVAJAL, Juan de. - Cardinale, n. a Trujillo in Estremadura intorno al 1400, m. a Roma il 6 dic. 1469. Quale uditore della Camera apostolica fu incaricato da Eugenio IV di trattare con Federico III imperatore e con i principi tedeschi per toglierli dalla neutralità fra il Papa ed il Concilio di Basilea ch'essi avevano proclamato. Partecipò a tale scopo alle Diete di Magonza (febbr. 1441) e Francoforte (maggiouglio 1442) ed insieme con Tommaso Parentucelli all'altra di Francoforte nel sett.-ott. 1446, riuscendo a preparare un riavvicinamento della Germania con il Papa.

Nominato vescovo di Plasencia in Spagna il 10 ag. 1446 , fu creato cardinale il 16 dic. insieme con il Parentucelli ed ebbe con lui il cappello il 23 dic., appena ritornato a Roma. Partì di nuovo per la Germania come legato il 15 sett. 1447 per compiere l'opera di pacificazione religiosa, che si concluse con il Concordato di Vienna (17 febbr. 1448).

Un'altra legazione in Ungheria fu condotta dal C. dal 25 sett. 1455 al 30 sett. 1461, per sostenere quella nazione nella lotta contro il Turco ed in essa ebbe per compagno s. Giovanni da Capistrano.

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Per lo stesso motivo fu legato a Venezia dal 30 luglio 1466 al 17 sett. 1467 . Era vescovo di Porto dal 26 ott. 1461 e camerlengo del S. Collegio dall' 11 genn. 1469, quando morì, lasciando fama di valentissimo diplomatico e di ecclesiastico austero; s'era fra l'altro dimostrato ardente nella lotta contro gli Hussiti.

Bibl.: Pastor, I e II, passim; Eubel, II, passim; L. Gómez Caneda, Un español al servicio de la S. Sede: don 7. da C., Madrid 1947.

Niccolò del Re
CARVAJAL, Luís. - Teologo francescano, n. in Andalusia verso il 1500 , probabilmente a Jodar, ove m. nell'ag. del 1552. Inviato da Paolo III al Concilio di Trento, prese parte a molte discussioni importanti, e cooperò a far escludere la Vergine dalla eredità della colpa originale (Sess. V, can. 6).

Scrisse: Apologia monasticae religionis diluens nugos Erasmi (Salamanca 1528), e, replicando, Dulcoratio amarulentiarum erasmicae responsionis ad apologiam fratris Ludovici (Parigi 1530); Declamatio expostulatoria pro Immaculata Conceptione (Siviglia 1553 e Parigi 1541); De rectitate Theologia liber (Colonia 1545 e Anversa 1548 con il titolo: Theologicarum seutentiarum liber unus); un discorso tenuto al Concilio di Trento il 6 marzo 1547 (Anversa 1548).

Bibl.: Hurter, II, col. 1388; S. Merkle, Concilii Tridentini diario, I, Friburgo in Br. 1901, pp. 460, 463, 607, 614; Shuralea, II, p. 184 sgg.; E. d'Alençon, s. v. in D'TNC, II, coll. 1811-12.

Egidio Caggiano
CARVALHO, Diego e Miguel, beati: v. GIAPPONESI, MARTIRI.

CARVE, Thomas. - Prelato e storico irlandese, n. a Moleman nella contea di Tipperary nel 1590, m . verso il 1672 . Cappellano dapprima di un reggimento irlandese al servizio di Ferdinando II d'Austria, fu nel 1640 nominato cappellano generale di tutte le forze inglesi, irlandesi e scozzesi negli eserciti imperiali.

L'opera sua più ricordata è l'Itinerarium (parte 1ᵃ, 1639 ; 2ᵃ, 1641 ; 3ᵃ, 1646 ). Scritta « sotto le tende di guerra», come egli disse nella dedica al marchese d'Ormonde, è una ricca fonte di informazioni e di notizie sulla guerra dei Trent'anni. Ristampata a Londra nel 1859 in edizione di sole 102 copie, è ora rarissima come tutti gli altri suoi scritti minori, tra cui è anche una storia dell'Irlanda dal 1148 al 1650.

Bibl.: T. Cooper, s. v. in Dictionary of National Biography. III (1937-38), p. 1144 sg.

Gabriele Musatti
CASA, benedizione della. - Il bisogno di aver la propria abitazione sotto la protezione della divinità, ha fatto sì che presso tutti i popoli fossero istituite speciali cerimonie per la costruzione di case nuove o per la prima entrata in esse.

Così i Greci posero la loro casa sotto la protezione di Zeúç 'Epxeĩoç; i Romani dei Lari o Penati; i giudei a loro volta conobbero la benedizione d'una casa nuova (Dmt. 20, 5). Gesù raccomanda agli Apostoli di benedire le case nell'entrare in esse (Mt. 10, 12), stabilendone la formula: pax huic domui... Tra i Padri s. Atanasio (Epistula ad Marcellinum, 17: PG 27, 29) per primo ricorda una benedizione speciale della casa; il Rituale Graecorum (ed. J. Goar, Parigi 1647, p. 604 sg.) ha una formula per la posa della prima pietra, un'altra per l'inaugurazione della nuova casa, ed una terza per altre benedizioni. Nella Chiesa latina il Gelasiano (III, nn. 72-76; ed. H.-A. Wilson, Oxford 1894, pp. 283-88) contiene 4 orazioni (n. 72) da recitarsi da chi entra in casa (Orationes intrantibus in domo, sive benedictio), altre orazioni per una Messa da dirsi in essa (uso nel medioevo assai comune; cf. Franz, op. cit. in bibl., p. 606), le Orationes per venientes in domo, cioè in favore dei visitatori, e finalmente altre orazioni per la benedizione dell'acqua da farsi parimente in casa. Con l'andare del tempo la Messa in domo nova è divenuta una semplice benedizione.

Il Rituale romano ha tre formulari per la benedizione delle case: uno per il giorno dell'Epifania, che si fa, oltre che con l'acqua benedetta, anche con l'incen-
sazione; un altro per il Sabato Santo, dove vi è l'uso, con l'acqua battesimale, che si prende dal fonte prima che vi sia mescolato il sacro crisma e che anticamente non il sacerdote, ma il popolo devoto stesso spargeva nelle sue case, nelle vigne e nei campi; oggi queste due benedizioni della casa sono riservate al parroco (CIC, can. 462, 6^{°} ); di un terzo formulario il sacerdote può servirsi dovunque e quando occorre.

Bibl.: A. Franz, Die bischlichen Benediktionen im Mittelalter, I, Friburgo in Br. 1909, pp. 604-10; E. Battisti, Sacramentario dei fedeli, Torino 1923, pp. 746-52; A. Cendron, Le fonti della grazia. Sacramenti e sacramental, Roma 1941, p. 281 sg.

Filippo Oppenheim
CASA DELLA FORESTA DEL LIBANO. Grande sala, costruita da Salomone, sulla cui destinazione si discute ancora; chi vi scorge, infatti, un'aula per le cerimonie solenni, chi una stalla.

La sua ubicazione nel complesso del Tempio e della reggia è ancora oggetto di ipotesi. Nella costruzione si era fatto largo uso del cedro del Libano, donde il suo nome. Misurava 100 times 50 times 30 cubiti (ca. m. 55 times 27, 50 times 16,52 ). Il tetto era sostenuto da 45 colonne del medesimo legno, suddivise in 3 file di 15 colonne ciascuna ( I Reg. 7, 2-5). Nella parte superiore sulle navate laterali, vi erano delle camere destinate forse al deposito di armi mentre nelle pareti più alte della navata centrale vi erano forse le finestre (I Reg. 10, 17; Is. 22, 8).

Bibl.: F. Nötscher, Biblische Altertumshunde, Bonn 1940, pp. 244-47.

Angelo Pen