olonne ciascuna ( I Reg. 7, 2-5). Nella parte superiore sulle navate laterali, vi erano delle camere destinate forse al deposito di armi mentre nelle pareti più alte della navata centrale vi erano forse le finestre (I Reg. 10, 17; Is. 22, 8).
Bibl.: F. Nötscher, Biblische Altertumshunde, Bonn 1940, pp. 244-47.
Angelo Penna
CASAKSTAN, Repubblica del: v. u.r.s.s.
CASAL, Gaspar. - Insigne teologo portoghese, n. a Santarém ca. il 1510 , m. a Coimbra il 9 ag. 1584. Entrato tra gli Agostiniani studiò e insegnò a Coimbra; preconizzato vescovo di Funchal nell'isola di Madera (1551), fu promosso nel 1557 alla sede di Leiria e poi a quella di Coimbra nel 1579. Mandato dal re Sebastiano al Concilio di Trento, vi si distinse per le sue tempestive e acute osservazioni sui grandi problemi allora agitati ( 156 mathrm{r}-63 ).
Tutta la sua produzione teologica, rispecchiando le preoccupazioni del momento, è diretta contro il protestantesimo: Axiomatum christianorum II. 3 (Coimbra 1550, difesa della tradizione e del magistero della Chiesa); De sacrificio Missae (Venezia 1563); De coemi et colice D.ni ad Pium IV (ivi 1563); De quadripartita iustitia (ivi 1565, sulla natura della giustificazione). Di particolare interesse il libro sulla Messa, dove con molta dottrina costruisce una sintesi, che riecheggia il pensiero di s. Tommaso, del Gaetano e prelude alla teoria della immolatio per reductionem in statum decliniorem del Lugo e del Fronzelin. Sintomatica le frase: Non potest ibi (Christus) exercere aliquam operationem vitalem (De sacrif. Missae, cap. 19, f. 61^{°} ).
Bibl.: A. Palmieri, s. v. in D'TNC, II, col. 1820; M. Lepin, L'idée du sacrifice de la Messe d'après les théologiens, 2^{mathrm{a}} ed., Parigi 1926, pp. 341, 378-82; M. Alonso, El sacrificio eutaritico de l'última cena del Señor según el Conc. Trid., Madrid 1929, pp. 299-303; S. Resende, O Sacrificio de Missa em D. Frei Gaspar do C., Porto 1941 (a pp. 3-29 la più recente e accurata biografia del C.). Antonio Pielanti
CASALE MONFERRATO, Diocesi di. - In Piemonte, provincia di Alessandria, sulla riva destra del Po.
E di origine romana, secondo alcuni l'Industria di Plinio; nel medioevo dal nome del patrono si chiamò Casale S. Evasio; così si legge, ad es., nel diploma, in data 5 marzo 1186, dell'imperatore Federico I, il quale prende sotto la sua protezione quelli di Casalem S. Evasii (A. P. Frutaz, Un diploma dell'imperatore Federico I per C. M., in Riv. di storia, arte e archeologia di Alessandria, 46 [1937], pp. 5-10). C. fu distrutta nel 1215 dai vercellesi; ricostruita venne in potere prima dei marchesi di Mon-
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(per cartese di mons. A. P. Frulaz, da His. st. art. archeol. di Alese. 1227) Casale Monferrato - Diploma di Federico Barbarossa (13 marzo 1186). - Ibrlino, archivio di Stato.
ferrato del ramo degli Alerami, poi dei Visconti, quindi dei Monferrato del ramo dei Paleologi, per passare ai Gonzaga di Mantova al tempo di Carlo V. Dopo l'assedio del 1630 la riebbero i Gonzaga; dal 1705 fu dei Savoia. Sisto IV la eresse a diocesi il 18 apr. 1474, suffraganea di Torino. Primo vescovo fu Bernardino Tibaldeschi (1474-1517). L'archivio della diocesi andò distrutto da un incendio nel 1750 . Col breve di Pio VII Beati Petri Apostolorum del 17 luglio 1817, C. divenne suffraganea di Vercelli. La diocesi ha una superficie di kmq. 1200; conta 145 parrocchie con 259 sacerdoti diocesani e 131 regolari; gli ab. sono 142.000 dei quali 141.900 cattolici (1948).
La prima notizia d'una chiesa dedicata a s. Evasio in C. si ha in un documento del 12 maggio 974 del vescovo Ingone di Vercelli (F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300, I, Piemonte, Torino 1899, pp. 117 -24).
Secondo una tradizione la chiesa di S. Evasio sarebbe dovuta al re Liutprando, del quale, nei più antichi obituari della chiesa stessa, si celebrava l'anniversario al 28 genn. Si crede pure che l'edificio nel suo insieme attuale sia stato consacrato dal papa Pasquale II il 4 genn. 1107. Nella sua struttura ha analogie con la chiesa di S. Michele e di S. Pietro in Cielo d'oro di Pavia, e con S. Maria Maggiore di Vercelli.
Caratteristico è l'atrio ad archi incrociati e galleria superiore, tra due torri, coevo al resto della costruzione. Un incendio devastò l'edificio tanto che un breve di Onorio III del 14 maggio 1218 ingiunge ai vescovi di Vercelli, Torino e Asti di provvedere ai bisogni della chiesa di S. Evasio in C. (F. Savio, op. cit., p. 154). Ridotto in cattivo stato, l'edificio nel 1856 stava per essere demolito, ma fu salvato dall'intervento dell'abate A. Rosmini e del casalese L. Canina (v.) al quale si voleva affidare il restauro dell'insigne monumento, ma fu colpito dalla morte. Il restauro dell'arch. E. Arborio ha male trasformato l'insigne monumento di cui restano superstiti l'atrio, qualche bifora all'esterno e alcuni mu-
saici pavimentali nell'interno, dove si ammira un crocifisso argenteo del sec. xir e il sepolcro del vescovo Tibaldeschi del Sanmicheli. Nell'archivio capitolare le più antiche carte risalgono al sec. viII; vi si conservano alcuni libri liturgici miniati. La chiesa di S. Domenico eretta da Guglielmo VIII Paleologo (1469) conserva la sua struttura originaria.
BibL.: T. Ohiuso, La chiesa in Piemonte dal 1777 ai giorni nostri, IIL Torino 1869, pp. 42-44; A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia di Savoia, IV, ivi 1892, pp. 87-129; P. Galastro e U. Fisso, Le carte della architio capitolare di C. M. fino al 1313, I, Pincrolo 1907 (Biblioteca della Società storica subalpina, 40); P. D'Ancona, Due preziosi cimeli inviati nel duomo di C., in L'arte, 19 (1916), pp. 85-87; E. ComelliG. Ottolenghi, Avanzi di antichi mosaici nel duomo di C., Casale Monferrato 1917; N. Gabrielli, L'arte a C. M. dal XI al XVIII sec. (Regia deputazione subalpina di storia patria, 157) Torino 1925.
Enrico Josi
CASALI, Giovanni Battista. - Fu compositore di musica prevalentemente sacra. N. a Roma nel 1715, vi fu nominato nel 1759 maestro di cappella a S. Giovanni in Laterano, carica che tenne fino alla morte avvenuta nel luglio 1792. Oltre 4 opere teatrali scrisse 5 oratori: Abigiulle (1770), L'Adorazione dei Magi (1760), La Benedizione di Giacobbe (1762), La Pazienza ricompensata (1755) e Salomone re d'Israele (1765), molte messe (per lo più a 4 voci concertate e organo), offertori, graduali, magnificat, mottetti, antifone, salmi, ecc. (anche a 8 voci in 2 cori, ma per lo più o 20 ad una voce) : le sue opere si trovano manoscritte in varie biblioteche di Europa (Vienna, Bruxelles, Dresda, Monaco, Berlino, Lubecca) e d'Italia (Bologna, Roma) : biblioteca Vaticana (fondo cappella Giulia). Nelle edizioni moderne si ricordano un Christum regem a 3 voci e organo e un Benedictus a 4 voci e organo pubblicati nel repertorio dello Schott.
Luisa Cervelli
CASAMARI, Congregazione cistercense di. Abbazia cistercense, nella diocesi di Veroli, in località denominata Cereate, patria, secondo la tradizione, di Caio Mario, onde il nome di Casa Marii. La sua origine rimonta al 1005 ad opera di quattro preti di Veroli, ivi ritiratesi a vita di penitenza. Dopo una trentina d'anni di vita in comune ricevettero l'abito benedettino nel vicino monastero di Sora, eretto dal santo abate Domenico. Introdussero a C. una vita monastica regolare e attorno alla chiesa, dedicata ai ss. Giovanni e Paolo, diedero assetto conveniente al monastero, di cui Benedetto, uno dei quattro, fu eletto abate. Costui ampliò la costruzione, accrebbe i fondi della nascente abbazia; i suoi successori edificarono chiese in diverse località ed accrebbero le possessioni. L'abate Giovanni, data la libertà ed il progresso ormai raggiunto, ottenne da Niccolò II (1059-61) il praeceptum libertatis monasterii per sé e per i suoi successori, privilegio confermato da diversi pontefici, ed in ultimo da Onorio III con bolla del 21 apr. 1222.
Intanto, nel 1152, ai monaci benedettini, decaduti, erano succeduti i Cistercensi, provenienti da Fossanova, su iniziativa di Eugenio III. C. è la 29 figlia di Clairvaux. Nel 1203 il card. Cencio Savelli costruil l'attuale monumentale basilica in stile gotico cistercense, sotto la direzione di fra' Guglielmo, uno dei tanti magistri operis usciti dalla scuola di Fossanova. Dopo 14 anni lo stesso Savelli, divenuto papa Onorio III, la consacrò. La comunità crebbe e prosperò fino a divenire uno dei principali centri monastici dell'Italia centrale. Con la commenda venne la decadenza. Nel 1717 C. accettò in parte la riforma della Trappa. Pio IX, il 7 dic. 1864, la eresse in Congregazione autonoma e il 25 febbr. ne approvò le costituzioni. In seguito a ciò l'abbazia riprese nuovo vigore, la vita regolare vi rifiorì e sorsero nuove filiali. Nel 1935 C. fu scelta come sede per l'Opera della formazione del monachismo indigeno per l'Etiopia, durata fino al
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1943. Nel 1929 Pio XI cresse C. a Congregazione sui iuris con tutte le sue filiali. Finalmente Pio XII, con breve del 13 luglio 1943, ne approvava definitivamente le costituzioni. Oggi la Congregazione di C. conta 12 case con ca. 60 monaci. Il ricchissimo archivio di C. è conservato in gran parte in Vaticano, il resto è andato disperso.
Bibl.: A. Savastano, Il monarchismo cattolico in Etiopia (con bibliografia), Isola Liri 1942, pp. 271-307; Cottincau. I. coll. 611-12.
Angelo Savastano
Arte. - La chiesa abbaziale è preceduta da un porticato a pilastri con tre arcate di cui le laterali a sesto acuto. L'interno è a tre navate divise da pilastri cruciformi con le nervature delle vòlte a costoloni ricadenti su mensole pensili a cono rovescio; le navate sono tutte coperte in vòlta e le arcate tutte di sesto acuto. All' incrocio della navata centrale e del transetto si innalza un tiburiocampanile. Concepita nelle forme del gotico borgognone la chiesa è priva di archi rampanti e di altri complessi sistemi per equilibrare la spinta delle vòlte; essa rappresenta rispetto alla quasi coeva abbazia di Fossanova uno stadio un poco più evoluto dello stile; in qualche particolare decorativo, specie nel portale, non manca l'intervento di artisti locali. Il chiostro è piuttosto semplice a gruppi di bifore; elegantissima la sala capitolare ed altri ambienti di varia destinazione tutti coperti in vòlta con complesso sistema di sostegni. Divide con Fossanova il merito di essere stata uno dei centri di diffusione degli elementi propri dello stile gotico. - Vedi Tav. LV.
Bibl.: C. Enlart. Origines françaises de l'architecture gothique en Italie, Parigi 1894; A. Muñoz, Monumenti d'architettura gotica nel Lazio, Roma 1911; E. Lavagnino, Il medioevo, Torino 1936, pp. 506-510.
CASANATE, GIROLamo. - Cardinale domenicano, n. a Napoli da antica e nobile famiglia spagnola il 13 febbr. 1620, m. a Roma il 3 marzo 1700.
Nel 1635 si laurcò in utroque iure all'Università di Napoli. Vestito l'abito domenicano, nel 1645 andò a Roma dove Innocenzo X, che da cardinale l'aveva preso a benvolere, lo nominò cameriere d'onore; in seguito il C. entrò nella prelatura e divenne assistente alla corte romana. Nel 1648 fu eletto governatore della Sabina, dove rimase quattro anni facendosi apprezzare per la sua intelligente amministrazione.
Nel 1652 governatore di Fabriano, nel 1656 governatore di Ancona; ai primi di genn. del 1658 il cardinale segretario di Stato lo chiamò nuovamente a Roma. Rimase per qualche mese libero da uffici, per cui potè dedicarsi ai suoi studi preferiti fra i numerosi libri che aveva già raccolto. Il 23 sett. partì da Roma per andare ad assumere la carica di inquisitore di Malta. Ritornò a Roma il 7 giugno 1663 e nel decennio 1663-73 fu adibito a vari alti uffici, tra cui quello di governatore di Borgo ( 1665 1667), di governatore del Conclave (a giugno 1667), di assessore del S. Ufficio per più di cinque anni, di segretario della Congregazione dei vescovi e dei regolari, finché il 6 giugno 1673, Clemente X lo creò cardinale del titolo di S. Maria in Portico. Gli furono assegnate cinque fra le più importanti Congregazioni, fra le quali quella del S. Ufficio. Nel 1693 Innocenzo XII lo nominò bibliotecario di S. Romana Chiesa, e in questa dignità si consolidò la sua fama di mecenate. Desideroso di pubblicare le opere antiche inedite della biblioteca Vaticana, incaricò il vice bibliotecario abate Zaccagni di una serie di volumi dal titolo Collectanea monumentorum veterum Ecclesiae graecae et latimne, che rimase, però, sospesa dopo il primo volume per la morte del C. Nel campo politico, notevole fu l'opera del C. nel conflitto della S. Sede con Luigi XIV, e a lui si deve specialmente se Innocenzo XI sostenne fermamente i diritti della Chiesa, cosi che il C. si acquistò l'odio del re di Francia che nei successivi conclavi fino al 1700 inviò per lui il voto, pur ammirandone la dottrina e l'ingegno. Ebbe molta parte nella condanna di Michele Molinos e nel far dichiarare eretiche le dottrine dei quietisti con una bolla di cui egli stesso stese la minuta (1687).
Il C. è una delle maggiori personalità ecclesiastiche del Seicento, di particolare rilievo è la sua figura di studioso: raccoglitore di libri, ricercatore di antichi documenti, aveva messo insieme una biblioteca ricca di oltre 25.000 volumi, fra cui molti pregevoli manoscritti, che donò per testamento ai Domenicani della Minerva, aggiungendovi la somma di 160.000 scudi romani per la fondazione di una grande biblioteca pubblica accanto al convento (bibliotheca Casanatensis). Altre rendite assegnò per la fondazione di un collegio di teologi domenicani (theologi casanatenses) per lo studio della teologia e due cattedre per l'insegnamento della Summa di a. Tommaso.
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Bibl.: Pastor, XIV, XV, passim; J.-J. Berthier, L'Eglise de la Minerva, Roma 1910, p. 401 sge.; M. D'Angelo, Il card. G. C. (1620-1700), Roma 1923. Alfonso Salimei
CASANOVA, GIACOMO. - Avventuriero, n. a Venezia il 2 apr. 1725 , m. il 4 giugno 1798 a Dux (Boemia), dove si era ritirato nel castello del conte di Waldstein in qualità di bibliotecario e scrisse i suoi Ménoires rivivendo le sue mille imprese erotiche ed affaristiche, i suoi viaggi, le sue avventure di gioco e di corte. Era stato in Francia, a Dresda, a Vienna, a Praga, a Pietroburgo, in Olanda, in Svizzera, ovunque intessendo rovinose imprese commerciali e avventure galanti. Nel 1755 fu arrestato e processato sotto l'accusa di massoneria e magia, ma dopo quindici mesi di carcere riusci a fuggire dai Piombi (si veda la Histoire de sa fuite, Lipsia 1788).
Nonostante alcune aperte dichiarazioni di ossequio alla religione ("chaque chose qu' il avait faite c'était par l'ordre de Dieu", fece dire al principe di Ligne), C. era un uomo esclusivamente assetato di vita mondana. Il suo girovagare vivendo di espedienti, il suo esprit di libertino interessante la storia del costume settecentesco, di cui egli, col Balsamo, è il rappresentante più strepitoso. Postumi, nel 1822, furono pubblicati i Ménaires.
Bibl.: E. Maynal, C. et son temps, Parigi 1911; G. Gajitz, G. C. und sein Lebensroman, Vienna 1921; G. Toffanin, C. sanfedista, in La cultura, 42 (1923), pp. 433-38; R. Vezc-E. Pallio, Bibliographie anecdotique et critique des oeuvres de Jacques C., Parigi 1926; A. Zettoli, G. C., 2 voll., Roma 1945. Giorgio Petrocchi
CASANOVAS, IcNASI. - Gesuita, n. a Santpedor (Catalogna) il 13 ag. 1872, entrò nel 1888 nel novi-

(per cortesia della biblioteca Cusanatener)
Casanate, Grodamo - Status del card. C. Scultura di P. Le Gros (primi del sec. xvili), da una incisione contemporanea in rame - Roma, biblioteca Casanatense.
ziato di Veruela. Dopo gli anni di formazione (18881905), passò tutta la sua vita a Barcellona nell'apostolato delle classi colte.
Cominciò con il dare serie di conferenze apologetiche e sociali, riunite poi in volumi La religio natural (Barcellona 1907); Teoria de la revelació (ivi 1908); Nuestro estado social (ivi 1910); Acción de la mujer en la acción social (ivi 1911 e 1914). Scrisse pure allora sulla linguistica catalana e sull'estetica e preluse ai suoi futuri lavori su Giacomo Balmes, il suo grande ispiratore e modello (L'apologetica de Balmes, ivi 1910; Reliquias literarias de Balmes, ivi 1910). Tradusse anche dal catalano in spagnolo le Cartas pastorales dell'insigne vescovo di Vich, José Torres y Bages ( 3 voll., Barcellona 1915). Da questi anni in poi, il p. C. prese una parte decisiva nello sviluppo del "Foment di pietat catalana" fondato da poco dal sacerdote Eudaldo Serra e divenuto nel 1916 una editoriale religiosa autonoma. Nel 1923 la completò aprendo la "Biblioteca Balmes" per promuovere gli studi ecclesiastici e preparare la via a un istituto cattolico; a questa biblioteca, egli diede il 1925, come organo, il periodico Analecta sacra Torraconensia, parallelamente a serie di studi più estesi (Biblioteca historica de la Biblioteca Balmes, ecc.) che alimentò largamente con le sue proprie opere.
Dal 1916 ca. la produzione letteraria del p. C. prese un carattere prevalentemente storico e ascetico. Le sue opere agiografiche sono anzi tutto saggi psicologici penetranti: S. Alonso Rodriguez (anonimo, Barcellona 1917; trad. it. del p. St. Orzechowski : La vita e lo spirito di s. Alfonso Rodriguez, Roma 1918); S. Ignasi de Loyola (Barcellona 1922; in spagnolo, Madrid 1930); La madre Pilar Borras, carmelita de la Caridad (Vich 1920); L'anima de s. Teresa de Jesús Infant (Barcellona 1929). Frutto di lunghi anni di preparazione sono l'edizione delle Obras completas del dr. D. Yaine Balmes (Barcellona, biblioteca historica de la biblioteca Balmes, 33 voll. 1925-27), e la poderosa monografia: Balmes, la seva vida, el seu temps, les seves obres ( 3 voll., ivi 1932). Ricerche sulla cultura catalana del sec. xviri, preistoria del pensiero balmesiano, condussero a un Josep Finestres: estudis biografics (Barcellona 1932, più due voll. d'Epistolari, 1933-34); altre monografie sull'argomento rimasero troncate dagli avvenimenti. Al "Foment di pietat catalana" il p. C. diede una Biblioteca de Eserciats espiritualis ( 11 voll., Barcellona 1930-36) che contiene uno dei migliori e più ampi commenti moderni del libro di s. Ignazio. Nascosto a Barcellona al principio della rivoluzione marxista, fu arrestato e assassinato dagli anarchici nel sett. 1936, coronando con il martirio una vita d'una rara fecondità. Le sue fondazioni sono sopravvissute (prendendo il nome di "Balmesiana") e continuano a esercitare grande influsso nella cultura ecclesiastica di questa parte della Spagna. "Balmesiana" ha iniziato nel 1942 una edizione d'insieme, tutta in spagnolo e in 18 voll., delle opere principali del p. C.
Bibl.: M. Battiori, Ensayo biográfico sobre el p. C. (Obras del p. C., I), Barcellona 1943, pp. 1-227. Edmondo Lamalle
CASARANELLO. - Località della Puglia, nella penisola salentina, patria di papa Bonifacio IX (Pietro Tomacelli: 1389-1404); decaduta poi e infine distrutta, fu sostituita dalla vicina Casarano.
Oggi non rimane che l'antica chiesa parrocchiale, S. Maria della Croce, a tre navate, divise da pilastri; vi sono frammenti di affreschi del sec. xir, e un ritratto di Urbano VI, il quale aveva dato il cappello cardinalizio a Pietro Tomacelli. Essa costituisce l'ampliamento di un edificio più antico, a pianta cruciforme, di cui è scomparso il braccio orientale per dar luogo alla navata centrale, molto simile, anche come dimensioni, al mausoleo ravennate di Galla Placidia. Il sacello, per il resto integro, con la caratteristica muratura tumultuaria e gli archi ben costruiti, come a Canosa, conserva parte della decorazione a musaico, quasi tutta in pietre multicolori. Nella cupoletta centrale essa presenta un cielo stel-
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lato, in due toni di azzurro, al cui vertice spicca una croce latina in tessere di pietra gialla; sui pennacchi si svolgono volute di fogliame di acanto; gli archi sono delimitati da un festone di foglie tra due fasce gemmate; una sola delle voltine a botte dei bracci della croce è ancora ornata fino all'imposta da due zone laterali, delimitate da una treccia e da un motivo anguiforme intrecciantisi verso l'interno a sinuose, cosi da incorniciare dei campi rotondi o trapezoidali entro cui sono animali o frutti e fiori; fra queste due composizioni è una larga fascia a squame di pigna di varie tinte, e il tutto è racchiuso da cinque bordure a gemme, treccia, travetti di scorcio e cani correnti. Sul fondo di questo stesso braccio, che può dirsi absidale, anche perché verso di esso si volge il piede della croce che è nella cupola, sono avanzi di una figurazione musiva, di cui rimane parte di uninimbo celeste orlato di rosso, su un fondo azzurro picchiettato di tessere scure, con tutta probabilità appartenente ad una immagine della Vergine con il Bambino in grembo, di cui forse è un'eco nell'effige della stessa, posta su uno dei pilastri, databile al sec. xir. Non mancano in questi musaici, unici superstiti in tutta la Puglia, richiami a quelli di Ravenna e di altri monumenti italiani, come pure a prodotti affini della Siria e dell'Africa, comprensibili in una regione che, pur non potendo rimanere estranea al movimento artistico della penisola, era al tempo stesso ovviamente soggetta agli influusi delle scuole d'Oriente e dell'ap posta sponda del Mediterraneo. Essi sono da datare, al pari del sacello, al v sec.
Bibl.: A. Hascloff, I musaici di C., in Boll. d'arte, 1907, pp. 22-27; R. Bartoccini, C. e i suoi musaici, in Fetix Ravenna, 1934, III, pp. 157-85. Renato Bartoccini
CASA RELIGIOSA. - La parte più piccola di un Ordine, Congregazione e società religiosa, che sussiste come comunità, nel diritto canonico comunemente si chiama c. r. (CIC, can. 488, n. 5). Altre denominazioni più comuni di tale comunità sono : monastero (generalmente c. r. di monaci o di monache), convento (specialmente presso gli Ordini mendicanti), cenobio, ed altri nomi, propri a ciascuna Religione.
Le costituzioni proprie di ciascuna Religione determinano a quali organi del regime interno (Capitoli, superiori), spetti l'erezione di una nuova c. r.; questi organi però, per tale erezione, devono avere sempre la licenza dell'Ordinario del luogo, e in determinati casi inoltre anche il beneplacito della S. Sede. Parimenti per la soppressione di una c. r. si richiede il consenso' rispettivamente dell'Ordinario del luogo o della S. Sede (cann. 495-98).
Giuridicamente si sogliono "distinguere le c. r. in a formate» e in «non formate». Perché si abbia una c. r. formata è necessario che sia composta stabilmente di almeno 6 religioni, dei quali almeno 4 siano sacerdoti se trattasi di religione clericale (can. 488, n. 5). Anche le case non formate sono vere c. r. e vere comunità con il proprio superiore, ma in alcune cose non hanno la medesima posizione giuridica delle case formate.
Le c. r., per il diritto canonico comune, sono persone giuridiche (cf. can. 536 § I), e più rettamente si possono considerare come associazioni, sebbene da taluni siano considerate come fondazioni. Esse hanno anche capacità di acquistare e possedere beni, salvo e nei limiti in cui le regole o le costruzioni non dispongano diversamente (can. 531).
Alla c. r. presiede il superiore locale, chiamato diversamente secondo le diverse Religioni : superiore, priore, abate, guardiano, rettore, ecc. Nel governo della casa è coadiuvato dal suo Consiglio, dei cui consenso, o almeno parere, ha bisogno nelle cose di maggiore importanza.
Bibl.: S. Goyeneche, Juris canonici summa principia, II, De Religiosis, Roma 1938, pp. 26-9 e bibl. ivi citata.
Adolfo Ledwolors
CASARTELLI, Lodovico Carlo. - Vescovo ed orientalista, n. a Londra il 14 nov. 1852, m. a Manchester il 18 genn. 1925. Studiò all'Università di Lovanio e fu ordinato sacerdote nel 1876. Professore e rettore al St. Bede's College di Manchester, divenne nel nov. 1903 vescovo di Salford.
Studioso della cultura e delle religioni orientali, insegnò zendo e pehlevico nella Università di Lovanio e lingue iraniche in quella di Manchester. Collaborò alla Catholic Encyclopaedia ed alla Encyclopaedia of Religion and Ethics. Tra le sue opere meritano particolare rilievo La philosophie religieuse du mazdelame sous les Sassanides (Lovanio 1881) e la traduzione dal pehlevico del Traité de médecine mazdienne (ivi 1886).
Bibl.: Anon., s. v. in The Encyclopaedia Americana, V, p. 694. Silvio Furlani
CASATI, Felice. - Cappuccino, è il p. Felice della peste di Milano, reso celebre dal Manzoni. N. nel 1583 dal conte Alfonso, vestì l'abito cappuccino a ventidue anni, fu maestro dei novizi ad Orta e Vigevano, guardiano a Cremona, Como, Erba, Milano, provinciale di Lombardia e dal 1632 (non dal 1650 , come fa ritenere il Manzoni) anno in cui lasciò il lazzaretto, al 1656 , definisere dell'Ordine. Nel 1630, quando gli venne affidata la missione del lazzaretto, predicava la Quaresima a S. Maria del Castello in Milano; nel 1644 fu inviato dalla città di Milano a Madrid perché ottenesse da Filippo IV sollievo al disordine ed alla miseria del ducato. Eletto nel 1656 a rappresentare la provincia lombarda al Capitolo generale di Roma, m. in viaggio, a Livorno.
Bibl.: V. Bonari da Bergamo, I Cappuccini della provincia milanese, II, Crema 1899, pp. II-xviII; S. da Pisa, II p. C. dei Promessi Sposi, Firenze 1929; I. da Varallo, Del p. F. C., in Italia Francescana, 6 (1931), pp. 388-404. Luigi Serra
CASAIZE. - Grandiose processioni figurate, reliquie viventi del dramma sacro.
La loro origine è genovese e il nome deriva, a quanto sembra, da alcuni vecchi e grandi edifici ove le Compagnie dei disciplinati e flagellanti, costituziesi in Genova verso il 1260 , ebbero la loro prima sede. Come è noto, le rappresentazioni sacre furono tra i principali compiti di tali compagnie. Col tempo, alle vere e proprie azioni drammatiche si sostituirono delle processioni con personaggi evocanti scene della passione e morte di Cristo o anche episodi biblici. Nei secc. xvi-xviII tali processioni figurate acquistarono un eccezionale sfarzo, che si manifestava specialmente nei riti del Giovedì Santo, sì da dar luogo ad accessi gare tra i diversi sestieri della città. L'usanza durò in Genova fino ai primi decenni dell'Ottocento, ma è sopravvissuta in alcuni paesi della Liguria e in particolare a Savona. Essa si era già propagata fin dal Cinquecento in Sicilia, per le strette relazioni commerciali fra Genova e Palermo, e in quest'isola le c. si sono conservate qua e là fino al giorno d'oggi con il tradizionale sfarzo di costumi e adornamenti. Esse contano, e ancor più contarono in passato, uno straordinario numero di personaggi. Ad es., a Nicosia, nella c. del 1851, sfilarono 1200 personaggi divisi in 20 gruppi rappresentanti episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. In queste manifestazioni di un gusto fastoso e sovraccarico sono stati ravvisati influosi spagnoli.
Bibl: G. Pitrè, Spettacoli e feste popolari siciliane, Palermo 1881.
Paolo Toschi
CASCIOLINI, Claudio. - Musicista, n. a Roma nel 1670, m. ivi ca. il 1740. Cantore e maestro di coro nella cappella di S. Lorenzo in Damaso a Roma, scrisse varie messe, salmi, inni, mottetti ecc., in parte editi dalla «Musica sacra» di Milano e da F. Pustet (Ratisbona), in parte manoscritti alla biblioteca Vaticana. Luisa Cervelli
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CASEL, Odo. - Insigne liturgista e teologo benedettino, n. il 27 sett. 1886 a Coblenz-Lützel, m. nella badia di S. Croce di Herstelle il 28 marzo 1948. Compinti gli studi secondari ad Andernach, entrò nella badia di Maria-Laach nel 1905, ove emise i voti nel 1907 e fu ordinato sacerdote il 17 sett. 1911.
Si laureò in teologia a S. Anselmo di Roma con una tesi sull'Eucaristia in s. Giustino, in filosofia a Bonn con la dissertazione: De philosophorum graecorum silentio mystico (Bonn 1919). Queste primizie indicavano già il suo orientamento intellettuale. Ritornato a Maria-Laach, con due fondamentali monografie: Das Gedächtnis des Herrn in der altchristlichen Liturgie (Ecclesia Orans, n. III, Friburgo in Br. 1918) e Die Liturgie als Mysterienfeier (n. IX della stessa collezione, ivi 1922) rivelò l'originalità del suo pensiero e la novità dei suoi metodi filologici. Dal 1921 al 1941, attraverso le dense pagine del Jahrbuch für Liturgiewissenschaft, che fondò e diresse con singolare costanza, ando maturando le sue idee, difendendole dai molti e duri attacchi degli avversari, chiarendole al vaglio dei nuovi studi (che largamente recensiva) e delle incessanti critiche. Le opere principali del fecondo ventennio sono: Mysterium und Martyrium (in Jahrb. f. Lit. Wiss., 2 [1922], pp. 18-38); Das Mysterieagedächtnis der Messliturgie (ibid., 6 [1926], pp. 113-204); Mysteriengegenwart (ibid., 8 [1928], pp. 145-224); Das christlichen Kultmysterium (Ratisburse 1932); Neue Zeugnisse für das Kultmysterium (in Jahrb. f. Lit. Wiss., 13 [1935], pp. 99-171); Glaube, Gnosis und Mysterium (ibid., 13 [1941], pp. 155-306).
In queste opere, rifacendosi al concetto misterico della religione, che Gesù Cristo avrebbe soprannaturalizzato, afferma che l'essenza del cristianesimo consiste nell'unione fisica di Cristo con la Chiesa, realizzata attraverso la liturgia, nel cui svolgimento (nel sacrificio come nei Sacramenti, nei sacramentali come nell'Ufficio divino) è implicata la presenza di Gesù Cristo e di tutta la sua azione salvifica (Incorruzione, Passione, Resurrezione, parusia) in modo che tutto il dramma salutare del Cristo si rifonda, ripetendosi, nelle sue mistiche membra. Questa misteriosa "ripresentazione" di tutta l'economia salvifica rimane al di qua dell'onnipresenza divina, ma oltrepassa la limitata presenza naturale dei corpi, delle anime, degli angeli, segue piuttosto la legge di una presenza soprannaturale, pneumatica, sacramentale. In questa concezione, la Messa deve essere considerata come un sacrificio, perché nel suo svolgersi ripresenta (cende di nuovo presente) la stessa (numericamente) immolazione del Calvario, che, in forza della transustanziazione, acquista un nuovo quando e un nuovo sòi. Queste singolari idee resero notissimo il nome del C. in tutta la Germania, nel Belgio e nell'Inghilterra. Oggi la sua fama varca le frontiere del mondo latino con le festose accoglienze della Francia: l'Italia non si è ancora mossa. Era naturale che intorno ad una personalità così spiccata e a idee cosi nuove si delineassero due atteggiamenti: quello dei discepoli fervidi (Warnach, Dekkers, Winzen) e degli ammiratori sinceri (Vonier, De Séguier, Bahner, Schellet, Goossens, Masure, Héris), come quello dei critici talora benigni (Coppens, Stohr, Poschmann, Prümm, Hoffmann) qualche volta severi (Soenghen, Hanssens, soprattutto Umberg). Siamo ben lontani da quel consensus che dovrebbe rendere accetta l'ideologia caseliana, ma sebbene l'opera sia ancora sub indice, la figura del pio e dotto monaco renano si staglia nitida nel cielo della scienza e della pietà cristiana.
Bibl.: B. Neunheuser, Biographie de C. O., in La MaisonDim, 14 (1948), pp. 11-14: tutto il cahier 14 è dedicato alla memoria di C.: E. Dekkers, Dom O. C., in Ephemerides liturgicae, 62 (1948), pp. 371-78 (con l'elenco esatto di tutta la produzione del C.): C. Champollion-Lamy, Dom O. C. et la théologie du mystere, in. Dieu vivant, n. 13 (1949), pp. 123-28.
Antonio Piolanti
CASELLI, Carlo Francesco. - Cardinale, n. ad Alessandria il 20 ott. 1740 , m. a Parma il 19 apr. 1828. Entrato nei Serviti, divenne in un primo tempo segretario e, quindi, nel 1792, provinciale del suo Ordine. Dopo essere stato consultore della Congregazione dei
Riti, fu inviato, nel 1801, da Pio VII, a Parigi insieme al card. Consalvi per la conclusione del Concordato fra la S. Sede e la Francia. Nominato, poi, arcivescovo di Sida, il 19 ag. 1802 ebbe la porpora con il titolo di S. Marcello. Il 28 maggio 1804 divenne vescovo di Parma ove si dimostrava efficace oratore sacro.
Nel 1811, al Concilio generale di Parigi, seppe difendere con molta energia, contro la volontà imperiale, il principio della libertà della Chiesa. Rinunziò all'arcivescovato di Parigi che gli era stato offerto e divenne consigliere di Maria Luisa, duchessa di Parma. In seguito fu eletto priore dell'Ordine costantiniano di S. Giorgio. Venne soppellito nella cattedrale di Parma.
Bibl.: A Garbarini, Orazione in morte del card. C. F. C. Parma 1828; G. Gallavresi, s. v. in Diz. del Risorg. mao.. H. p. 384 .
Emma Sansovini
CASE POPOLARI. - Le c. p. sono fabbricati civili, urbani o rustici, destinati all'abitazione di famiglie di condizione modesta, che vivono di un salario fisso o di un basso reddito.
Storicamente la c. p. è di recente origine, per quanto, in un certo senso, se ne possa considerare come primo tipo l'« insula» romana, fabbricato a più piani destinato alla locazione, composto di stanze non differenziate servite da corridoi e ripide scale. Nel sec. xv: se ne ritrova qualche esempio sporadico; ma solo nel sec. xix appare la vera c. p., come conseguenza dell'affollamento di popolazione operaia dovuto allo sviluppo industriale.
A Londra nel 1814 si fondano società per la costruzione di c. p. per operai e per impiegati nei sobborghi della città. A Torino nel 1849 il consiglio comunale propone la costruzione di c. p. e nel 1853 approva la diretta partecipazione del comune nell'impresa. Nel 1850 si formano società e cooperative a Verviers, a Mulhouse, a Saarbrücken, a Essen. Negli Stati Uniti si ricordano la Improved Dwellings Association per costruzioni popolari a Nuova York e Philadelphia, e in Italia la convenzione del comune di La Spezia del 1885 per l'erezione di un quartiere operaio. In questo fiorire di iniziative l'industria non è ultima e si interessa risolutamente all'abitazione dei suoi dipendenti.
La legislazione segue l'iniziativa privata e in Italia, ispirandosi alla esperienza del Belgio, si approva nel 1903 la prima legge organica sulla c. p. operaia, a cui seguono poi numerosissime leggi e regolamenti.
Dopo le prime esperienze e insieme con le prime affermazioni sociali operaie il problema della c. p. esce dal campo strettamente tecnico ed economico; dapprima confusamente e poi con maggior autovità si fa strada il concetto che essa non debba essere oggetto di speculazione, fino a giungere poi per gradi alla più ardita tesi moderna che essa si debba intendere come un servizio accessibile a tutti, e in primo luogo ai meno abbienti, così come la scuola, i trasporti, la posta, ecc.
Contemporaneamente si afferma il concetto dell'accesso alla proprietà oltre che alla locazione, per il quale si renda possibile a chiunque diventare proprietario di un alloggio adatto alla sua famiglia, con i soli suoi mezzi, attraverso un certo numero di anni, per virtù di risparmio e con l'ausilio di provvidenze economiche, quali l'anticipo della spesa da parte di un ente (società cooperativa, comune, stato, imprenditore) e opportune facilitazioni finanziarie o fiscali che in varia forma gli economisti prevedono e disciplinano, sia in statuti di società, enti finanziatori e cooperative, sia nella vastissima legislazione in materia di tutti gli Stati civili.
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[per cortese dell'Istituto c. p.]
Case popolari - Costruzioni dell'Istituto per le c. p. della provincia di Roma - Quartiere Tufello.
E notevole l'interessamento dimostrato dagli imprenditori al problema, talvolta con interesse, per il vantaggio di tenere legata a sé, materialmente o moralmente, la mano d'opera più pregiata, spesso con atti di liberalità, dettati da ragioni contingenti, o meglio, e oggi in modo precipuo, dalla coscienza di un dovere sociale.
L'interessamento dell'imprenditore si rivela tanto più efficace quanto più le due parti rimangono su un piede di eguaglianza e non si stabiliscono posizioni di beneficato e di benefattore. La più chiara coscienza della propria dignità di uomo rivelata gradualmente dal prestatore d'opera nella evoluzione della società gli interdice di accettare alcunché che egli non sappia frutto della sua attività e gliene fa ripugnare la gratuità talvolta sospetta. Quindi l'imprenditore per dotare i suoi dipendenti di c. p. deve agevolarli con interventi atti a metterli nelle condizioni di acquistarla con il tempo, il lavoro e il risparmio, e non obbligarli alla riconoscenza con liberalità o paternalismi.
Nel quadro sociale è eminente la funzione della c. p., come efficace fattore di educazione e di elevazione. Nella precarietà, e spesso nella meschinità di vita delle persone a salario fisso e a reddito limitato, dipendenti da altri per il sostentamento, il concetto di sicurezza dell'alloggio, e ancor più quello della proprietà della c. p., è elemento attivo di evoluzione dei rapporti sociali verso la cordialità e la solidarietà, piuttosto che verso l'indifferenza e l'antagonismo. La dignità di uomo libero è più facilmente acquisita da chi è sicuro della sua c. p., e in essa ritrova concretata l'antica e costante aspirazione dell'uomo alla proprietà. Sul singolo e sulla famiglia la c. p., sia
pur piccola e modesta, ma concepita e attuata con minuzioso studio, con spirito generoso, con affettuosa cura, esercita una continua, discreta e durevole funzione educativa, poiché è ben noto che dall'ambiente l'uomo trae buona parte delle sue immediate impressioni e ne impronta il suo spirito.
Ragioni economiche hanno confinato sinora le c. p. nei sobborghi, in quartieri meschini e sordidi che segnano materialmente un più duro distacco tra le classi. Si afferma ora l'idea che la c. p. debba stare tra le altre della città, senza altra distinzione che una più rigorosa economia di studio e di costruzione; con questo la popolazione operaia vive in più stretto contatto con gli altri ceti sociali, con reciproco vantaggio, in quanto solo da una intima e continua conoscenza nascono una più chiara comprensione o quanto meno una serena tolleranza. Questa conoscenza porta i ceti minori a una emulazione feconda, e i più agiati a un più severo senso di solidarietà sociale. Nella rinascente società cristiana accanto alla Chiesa e alla scuola si pone la c. p. come un vivo campo di esperienza, di insegnamento e spesso di apostolato; così che alla sua costruzione non è sufficiente provvedere con atti economici, ma precipuamente accostarsi con atto di fede.
Fabbricati tipo. I fabbricati si distinguono in tre tipi: a) c. p. isolata, a uno, due, tre, quattro alloggi; b) c. p. a schiera, a uno o due alloggi; c) c. p. a blocco, a più alloggi.
Il tipo a) è teoricamente l'ideale perché permette la massima indipendenza di ogni famiglia, un ottimo orientamento del fabbricato e una facile adattabilità a qualsiasi natura di terreno. Ogni c. p. ha uno spazio verde, diviso in lotti per ogni alloggio, coltivabile a giardino o orto. Questi vantaggi sono controbilanciati dall'alto costo del terreno
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per unità di abitazione, dalla notevole estensione dei servizi comuni di strade, fognatura, condutture di gas e acqua, linee elettriche e telefoniche.
Il tipo b) è formato da una successione di più elementi a uno o due alloggi, costruiti affiancati. E di raro impiego in Italia, più frequente in Francia, Belgio, nei paesi anglosassoni e anche negli Stati Uniti, dove sorgono interi villaggi di schiere di casette in file parallele. L'effetto è monotono e deprimente, se non interviene il gusto dell'architetto a variare la cadenzata successione degli elementi uguali. Le schiere hanno uno spazio verde sul fronte e sul rovescio diviso in lotti corrispondenti agli alloggi. L'adozione di questo tipo è conveniente per piccoli agglomerati extraurbani, quando si possano disporre ai lati o su un lato della strada provinciale, senza costruire altre strade.
Il tipo c) è il più economico specialmente nell'area urbana; la schema è un fabbricato a più piani a blocco aperto o chiuso, orientato secondo la migliore insolazione. Le spese generali di terreno, costruzione e servizi sono ridotte al minimo; le linee elettriche e telefoniche, le condutture e le strade sono brevi e razionalmente sfruttate. Il tipo a blocco permette, a parità di spesa per unità di abitazione, una più completa e perfetta sistemazione di impianti e di servizi rispetto agli altri tipi. Lo spazio tra i blocchi di fabbrica deve essere uguale alla loro altezza, per garantire nei mesi invernali un minimo di insolazione ai piani bassi. Gli accessi agli alloggi si hanno sul ripiano della scala, con due o tre ingressi; l'ingresso da un balcone comune, già praticato tempo addietro, è poco applicato in Italia, più frequente nell'Europa del nord.
Non vi sono ragioni di assoluta preminenza tra i tre tipi; essi vengono adottati volta a volta secondo valutazioni dipendenti dai fattori clima, terreno, località, economia; spesso si ottengono felici soluzioni urbanistiche con accurato, impiego dei tre tipi nello stesso luogo.
Bibl.: M. A. Boldi, Le c. p., Milano 1903; Istituto comunale per le cose minime di Trieste, Venticinque anni di attività, Trieste 1928; G. Broglio, L'Istituto per le c. p. a Milano, Milano 1929; B. Moretti, C. d'abitazione in Italia, ivi 1946; E. A. Griffini, Costruzione razionale della c. p., I, ivi 1947.
Carlo M. Cclcghin

(1st. Alinari)
Caserta - Pila per l'acqua santa composta di tre frammenti di epoca diversa - Duomo.

CASERTA - Ambone (sec. XIII) - Duomo.
CASERTA, diocesi di. - Sulle pendici del M. Virgo a 400 m . su mare è l'attuale villaggio di C. vecchia che alcuni vorrebbero occupi il luogo dell'antica Saticola, mentre altri la riconoscono d'origine longobarda. E menzionata la prima volta nella cronaca di Ecchemperto alla fine del sec. ix con la dizione di Casa irta. Fu tenuta dai nipoti del vescovo Landolfo; fiorì nel sec. x, dopo la distruzione di Suessula e di Calatia; nel 1268 fu tolta da Carlo d'Angiò al conte Corrado che la cedette a Guglielmo di Bellomonte. Passò poi ai Sanseverino, ai Ribulsi, ai della Ratta, ai Caetani per finire ai Borboni nel 1750 .
Quando Carlo III di Borbone iniziò nel 1752 la costruzione della famosa reggia su disegno di L. Vanvitelli nella pianura, nella contrada Torre, C. vecchia cominciò a spopolarsi a spese della nuova C. che andava sorgendo intorno alla reggia.
Quanto alla origine della diocesi, essa non risale oltre il sec. xir, quando al tempo di Pasquale II fu vescovo Rainulfo (iII3). Nel 1818 Pio VII unì a C. la diocesi di Cajazzo che però Pio IX nel 1852 separò di nuovo.
Insigne monumento di C. vecchia è la cattedrale dedicata a S. Michele Arcangelo, consacrata nel 1153 finita in seguito; in essa si incontrano elementi architettonici svariati, quali il colonnato classicheggiante con archetti piuttosto arabi, come le vòtte del transetto; spicca l'alto tiburio con duplice ordine di archetti; l'interno è a tre navate con colonne e capitelli di spoglio, transetto e absidi. Sono del sec. xiri con decorazione musiva complessa il superstite ambone e il candelabro pasquale rimaneggiati nel Settecento.
Il pavimento è a tipo cosmatesco, con figure ritagliate; il campanile, del 1234 , è a tamburo e torricelle, pure d'ispirazione siciliana, come quello di Gaeta.
In C. vecchia era pure la collegiata di S. Giacomo
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eretta da Roberto conte di C., consacrata dal vescovo Porfirio nel 1178 in onore dei SS. Giacomo, Nicola e Basilio; fu poi annessa al monastero delle Domenicane nel sec. xirI.
Ivi è pure la chiesa di S. Pietro ad Montes che si dice sorta sulle rovine del tempio di Giove Tifernino ed è contemporanea alla cattedrale di C. vecchia; è costruita con materiale romano, presenta l'abside semicircolare; nell'interno, sotto l'intonaco, si scorgono avanzi di pit ture, una Crocifistione e tra gli occhi i Profeti, come nella contemporanea S. Angelo in Formis.
La diocesi, suffraganea di Capua, ha un'estensione di 407 kmq . ed una popolazione di 108.700 ab . tutti cattolici, con 52 parrocchie, 109 sacerdoti diocesani e 35 regolari, un seminario minore (1948). A C. vecchia nacque G. A. Santori detto di Santaverina, morto cardinale vescovo di Albano nel 1602.
BibL.: Cappelletti, XX (1866), p. 241: T. Laudando, La cattedrale di C. veechia, Caserta 1927; P. Fr. Kehr, Italia Pontifisca, VIII, Berlino 1935, pp. 276-78; M. Inguinca, L. MatteiCerssoli, P. Sella, Rationes decimarum Itoline nei secc. XIII e XIV, Campania (Studi e Testi, 97), Città del Vaticano 1947, pp. 211-33.
Enrico Jesi
CASHEl e EMlY, arcidiocesi di. - Nell'Eire (Irlanda). Il nome di questa sede metropolitana è una translitterazione inglese del gaelico Caiseal, che significa un forte di pietra. La Rocca di C., che diede il nome alla diocesi, fu per parecchi secoli la residenza dei re di Münster e contiene le rovine di costruzioni ecclesiastiche medievali. L'origine della diocesi è generalmente posta nel sec. x. Divenne sede metropolitana nel 1152.
Tra i suoi arcivescovi meritano speciale mezione Dennot O'Hurley, il quale, dopo terribili torture, fu condannato a morte per la fede in Dublino, dalle autorità inglesi nel 1583 . La causa del suo martirio è ora allo studio presso la S. Congregazione dei Riti. Del 1567 la diocesi di Emly, fondata da s. Ailbe nel sec. v, è unita a C.
Nelle due diocesi unite, vi sono 46 parrocchie, 88 chiese, 170 sacerdoti diocesani, 53 religiosi regolari, 7 case di religiosi laici, 20 comunità di suore. I cattolici nell'arcidiocesi erano 97.812 nel censimento del 1936. Sue suffraganee sono: Cloyne, Cork, Emly, Kerry ed Aghodoc, Killaloe, Limerick, Ross, Waterford e Lismore.
BibL.: J. Lanigan, Ecclesiastical bistory of Ireland, 4 voll., Dublino 1822; S. Lewis, Topographical Dictionary of Ireland, 2 voll., Londra 1837; Annals of the four Masters, ed. J. O'Donovan, 7 voll., 2* ed., Dublino 1836 (cf. vol. VII, Index, s. v. Caiseal); W. M. Brady, Episcopal succession of England, Scotland and Ireland, 3 voll., Roma 1876-77 (v. indice); J. F. Kennet, Sources for the early bistory of Ireland, I, Nuova York 1929 (v. indice : Caiseal in Moneter); Irish Catholic Directory and Almanach 1940, Dublino 1949, pp. 264-71.
Dionisio Mac Daid
CASIMIRI, Raffaele. - Musicista e musicologo, n. a Gualdo Tadino (Perugia) il 3 nov. 1880, m. a Roma il 15 apr. 1943, canonico di S. Giovanni in Laterano. Allievo di L. Bottazzo a Padova, iniziò la sua attività ceciliana come insegnante e direttore di cappella a Nocera Umbra; passato poi a Teano, Capua, Perugia, Vercelli, nel 1911 fu nominato maestro della Cappella Lateranense e insegnante nel Pontificio Istituto di musica sacra.
Compositore fecondo, ricercatore assiduo e illustratore di musica antica e di documenti riguardanti la storia della musica ecclesiastica, propagandista geniale con la parola e la penna, fondò nel 1907 la rivista Psalterium e, nel 1924, Note d'archivio per la storia musicale, dove ha pubblicato numerosi studi biografici e storico-catolici di critica musicale. Nel 1922 fondò e diresse la «Società Polifonica Romana" con la quale ha fatto apprezzare, in memorabili concerti in Europa e in America, i tesori della musica dei secc. xVI e xVII. Conoscitore profondo della paleografia e della teoria musicale antica, raccolse e divulgò in edizione moderna laudi spirituali, mottetti, messe, salmi di autori classici. La morte lo colpì mentre attendeva
alla pubblicazione critica e integrale delle opere di Pierluigi da Palestrina, delle quali sono usciti 18 volumi (Roma 1939 sgg.), mentre gli altri son tutti pronti per la stampa.
BibL.: G. Katschthaler, Storia della Musica sacra, 3⁴ ed., Torino 1926, p. 314 sgg.; Anon., Il maestro mons. R. C., in Bol. lctitioe ceciliano, 38 (1945), p. 57 sgg.
Paolo Guerini
CASIMIRO, santo. - N. il 5 ott. 1458, m. a Grodno il 4 marzo 1484. Figlio di Casimiro IV di Polonia e di Elisabetta d'Asburgo e cresciuto alla scuola dello storico Giovanni Dlugosz, doveva raccogliere, col trono ungherese, l'eredità materna. Ma fallita la spedizione del 1471 volta contro il re Mattia Corvino, la speranza del trono ungherese venne meno. Per qualche tempo C. sostituì il padre nel governo della Polonia; quindi passò, rappresentante del re, nella vicina Lituania. E qui, a Wilno, la città santa, estenuato dalla iisí, moriva dopo aver vissuto, specialmente negli ultimi anni, vita ascetica e speculativa. Nel 1521 Leone X lo canonizzava; Clemente VIII, nel 1602, ne concedeva alla Polonia l'Ufficio e la Messa, che Paolo V estendeva poi (1621) a tutta la Chiesa. Il sentimento popolare fece di lui il santo patrono della Lituania. Festa il 4 marzo.
Bibl.: Acta SS. Martii, ed. Anversa 1668, pp. 337-37; F. Papén, Society Kizziniera, królewicz polski, Leopold 1902; Martyr. Romanum, p. 84.
Pier Fausto Palumbo
CASIMIRO da Mabsala. - Tcologo cappuccino (al secolo Casani), n. a Marsala ca. il 1676, m. ivi il 15 ag. 1762. Diverse volte provinciale dei Cappuccini di Palermo, si dedicò a studi teologici e giuridici, e per la sua profonda dottrina fu nominato qualificatore e consultore della S. Inquisizione nel Regno delle due Sicilie.
L'opera sua di maggior mole è in latino: Dissertationes mystico-scholasticae adversus pseudo-mysticos (Palermo 1784). Vi tratta soprattutto delle tentazioni di carattere sensuale e diabolico, e vi confuta alla luce della dottrina cattolica le aberrazioni teoriche e pratiche del falso misticismo, che serpeggiava qua e là nella Chiesa.
Altre sue opere di carattere ascetico sono: La via di mezzo nel cammino della perfezione cristiana (Palermo 1753), in cui critica gli estremi del lassismo morale e del rigorismo sia per la mortificazione della carne, sia nell'asecchio delle virtù morali; Il mese contemplativo delle perfezioni divine (ivi 1753 ).
BibL.: Egidio da Modica, Catalogo degli scrittori cappuccini della provincia di Palermo, Palermo 1930, pp. 39-41: Leopoldo da Ebersberg, Casimir Casani de M., in DSp. II (1937), coll. 212-14. Emilio da Ascoli
CASIMIRO da Roma. - Storico francescano del sec. xviri, m. a Roma il 17 apr. 1749. Non è conosciuta la data di nascita né la famiglia romana cui apparteneva. Vestì l'abito francescano nella provincia romana di S. Maria in Arac