divina Prossidenza, frutto del suo continuo insegnamento attraverso le lettere e di tutte le sue esperienze mistiche; il Dialogo è il vero "libro" di C.
Intanto il nuovo pontefice Urbano VI, italiano, dopo sette papi francesi, aveva, con il suo carattere duro, urtato la suscettibilità dei cardinali e della Curia, quasi tutta francese. Le opposizioni si animarono talmente da scoppiare in aperta rivolta, che sboccò nell'elezione di un nuovo Pontefice: Clemente VII, eletto a Fondi il 20 sett. 1378. Si aprì così quella scissura che dilaniò la Chiesa per quarant'anni facendo tramontare ogni idea di crociata o di riforma interna. Sin dal 1375 C. aveva visto il prossimo scismo, tuttavia opera per il ritorno del Papa a Roma, perché Roma è la sede del papato e del suo vescovo, non Avignone. Nel nov. del 1378 viene a Roma chiamatavi da Urbano VI e parla in Concistoro rianimando il sacro Collegio. organizza una vera nuova Crociata chiamando in Roma gli uomini più spirituali, forma la sua cancelleria per mandare messaggi e lettere ai regnanti e alle Repubbliche italiane per stringerle a Roma aderendo al vero Pontefice. C. interviene per calmare la violenza del Papa, lavora per la capitolazione di Castel S. Angelo ancora in mano dei Francesi (1379), spinge il condottiero Alberico da Barbiano a scacciare lo straniere sconfitto a Marino il 30 apr. 1379. In una sommossa organizzata dagli emissari francesi, con la sua autorità procura la pace tra il popolo e il Papa (febbr. 1380), non tralasciando mai di premere su Giovanna di Napoli, aderente ad Avignone, per attirarla a riconoscere Urbano VI, ma invano.
Affranta dal lavoro immenso, entusiasticamente soffertn, mori il 29 apr. 1380 in una casa presso la Minerva (oggi piazza S. Chiara). Ebbe tre funerali solenni, o meglio tre trionfi : uno voluto dal Pontefice, l'altro dal senatore Giovanni Cenci e il terzo dall'Ordine domenicano. Il miracolo fiorì sulla sua tomba, dando così luogo ad un culto cresciuto in intensità in Roma e nella Chiesa che la canonizzò nel 1461 sotto il pontificato di Pio II, Piccolomini. Pio IX la dichiarò comp patrona di Roma e Pio XII patrona principale d'Italia con s. Francesco d'Assisi (1939). L'arte ne ha fatto l'oggetto delle sue manifestazioni, così la poesia e la letteratura. Festa il 30 apr.
E sepolta a Roma nella Chiesa della Minerva sotto l'altare maggiore. Il sarcofago si attribuisce ad Isaia da Pisa (1430). Il capo della Santa è invece a Siena in S. Domenico nella cappella affrescata dal Sodoma.
Il problema critico. - La principale fonte agiografica è la biografia scritta dal suo confessore b. Raimondo da Capua nel 1393, edito dai Bollandisti, di cui però non si ha ancora una edizione critica. Venne chiamata Legenda maior per distinguerla dalle minori o abbreviate scritte da fra' Tommaso Caffarini, fra' Massimino da Salerno, ecc. Il Caffarini compose anche un Supplementum, dove raccolse il materiale sfuggito a fra' Raimondo, specialmente i Miracula, che erano quiderni dove i primi confessori della Santa, fra' Tommaso della Fonte e fra' Bartolomeo Dominici, trascrissero i miracoli, le visioni e le preghiere. Altri discepoli, come fra' Guglielmo d'Inghilterra agostiniano e Giovanni delle Celle (v.) vallombrosano, pubblicarono discorsi in sua lode. Così si ha un resoconto
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del suo transito dovuto a Barduccio Canigiani; e di un anonimo fiorentino si ha un documento importante, i Miracoli, scritti nel 1374 durante la sua permanenza in Firenze. Altri discepoli, come il Pagliaresi, Iacopo del Pecora e Anastasio da Montalcino, ci lasciarono dei capitoli in versi in onore di lei, pubblicati in appendice al Dialogo. Tutto questo materiale è in parte edito nelle Fonti cateriniane, pubblicate a cura dell'Università di Siena, e in parte nelle antiche edizioni.
Qualche buon saggio critico sulla vita e le lettere era stato pubblicato dal Lazzareschi, dal Motzo e da altri, ma un lavoro completo critico sulle fonti agiografiche cateriniane fu assunto da Roberto Fawtier della Scuola francese di Roma, il quale nel 1921 pubblicò il vol. I, dove prende in esame tutto il materiale agiografico, giun gendo a conclusioni completamente negative. Tranne in qualche scritto minore, i biografi principali, fra' Raimondo di Capua e fra' Tommaso Caffarini, egli dice, hanno coscientemente deturpato la vera C. Questo verdetto cosi radicale sollevi scandalo fra i cultori di studi cateriniani, ma in definitiva ha giovato per spingere monti studiosi stranieri e italiani e riprendere in esame le fonti, giungendo a conclusioni meno radicali, più giuste e obbiettive.
Il Fawtier pubblicò nel 1930 il vol. II sulle opere di C., dove rettificò molte affermazioni contenute nel I, procedendo con più maturità e ponderatezza.
I nuovi studi di Jordan, Mandonnet, Dupré Theseider e p. Laurent, ma specialmente quelli del Valli e del Conti, dànno per risultato: che la C. vista e descritta dai discepoli è la medesima di quella dell'Epistolario, del Dialogo e delle Preghiere: non vi è né deformazione né alterazione sostanziale. Il Fawtier nell'ultimo volume, edito nel 1948 (La double experience), è meno radicale del 1921, più diplomatico, ma sempre prevenuto contro i discepoli della Santa, insistendo sul completo insuccesso della "esperienza umana di s. C. ".

(Ist. Alinari)
Caterina da Siena, santa - Svenimento di s. C. Particolare dell'affresco del Sodoma (1 826 ) - Siena, chiesa di S. Domenico.
Era necessario però mettere a disposizione degli studiosi il ricco materiale cateriniano con edizioni critiche, e questo è stato in buona parte attuato dall'Università di Siena per le fonti agiografiche, e, per le lettere, dall'Istituto storico italiano per il medioevo.
La prima edizione delle Lettere, in numero di 37 , è quella bolognese del 1492; segue l'edizione principe del 1500 di Aldo Manuzio con 350 lettere, ristampata più volte durante il ' 500 . Girolamo Gigli ne diede un'edizione più completa e corretta, arricchita da erudite note del gesuita Burlamacchi, poi molte volte ristampata nel ' 500 e ' 800 , fino a che Niccolò Tommaseo nel 1860 ne fece una nuova edizione con criteri cronologici e filologici, ristampata dal Misciattelli nel 1913-20 e più tardi dal Perretti con buone note e l'aggiunta delle lettere inedite frattanto scoperte, e quelle dei discepoli già pubblicate dal Grattacelli nel 1868. Il Fedele incarico E. Dupré Theseider di intraprendere per l'Istituto storico italiano per il medioevo l'edizione critica dell'epistolario; nel 1940 uscì il vol. I con 98 lettere databili, precedute da una esauriente introduzione critica. Il Dupré Theseider ebbe la rara fortuna di scoprire l'autografo del Pagliaresi, segretario della Santa, nella biblioteca Palatina di Vienna, codice che ha risolto molti problemi che sembravano insolubili.
Delle preghiere (in numero di 26) vedi la recente edizione critica del p. Taurisano ( 2^{°} ed., Roma 1932).
Bbid.: Per la bibliografia cateriniana, ricchissima, si rimanda al lavoro del p. H.-M. Laurent, Note di bibliografia cateriniana, in Ecclesia, 6 (1947), pp. 379-82, mentre qui si indicano solamente le biografie fondamentali, antiche e moderne. Biografie antiche: Raimondo de Capua, Legenda b. Catherinae Senen., in Acta SS. Apulis, III, Parigi 1886, pp. 862-967 (trad. A. di G. Tinagli, Siena 1934); Tommaso da Siena, Supplementum legendur b. Catherinae Senen., a cura di G. Tinagli, ivi 1938; id., Legenda b. Catherinae Senen., a cura di E. Franceschini, Milano 1942 (trad. it. di Grottanelli, Legvenda minore, Bologna 1868); il Processo Castellano, a cura di M.-H. Laurent (Foules Vitae s. Catherinae Senen. Historiei, IX), Milano 1942. Biografie recenti: A. Capecelatro, Storia di s. C. da S. e del papato del suo tempo, Napoli 1836; A. T. Drano, The History of st. C. of S., Londra 1887; C. Gardner, S. C. of S., ivi 1907; G. Joergensen, S. C. de S., Parigi 1919; R. Fawtier, S. C. de S. et la critique des sources. I: Sources hagiographiques, Parigi 1921; II: Les oeuvres de s. C. de S., ivi 1930; S. Leclercq, La Mystique de l'aguetalat: C. de S., Parigi-firutelles 1922-47; P. Chianinelli, S. C., Roma 1941; Fr. Valli, La mentalità agiografica del p. Raimondo da Capua, in La Diana, 8 (1933), fasc. III e IV; id., Scrittori religiosi del Trivento, Ubbiso 1945, pp. 60-239; M. Gillet, La mission de s. C. de S., Parigi 1946; S. Attal, L'angela delle pace: s. C. da S., Lanciano 1946; A. Levasti, S. C. da S., Torino 1947; R. Fawtier, La double expérience de Catherine Benincasa, Parigi 1948; I. Taurisano, S. C. da S., patrona d'Istlia, Roma 1948.
Innuconso Taurisano
Iconografia. - Copiosa è l'iconografia cateriniana; e ciò si deve principalmente al fatto che la città che diede i natali alla Santa e che in ogni secolo le tributò un culto filiale fu, com'è nota, un centro fervidissimo d'arte: quasi esclusivamente senese è infatti l'iconografia cateriniana fino a tutto il sec. xv.
Il più antico «ritratto» della Santa (sec. xiv) è quello dipinto a fresco da Andrea Vanni nella chiesa di S. Domenico di Siena; rimosso dalla primitiva collocazione insieme col retrostante muro, fu poi collocato sull'altare dell'attigua cappella delle Vòtte; poiché il Vanni ebbe dimentichezza con la Santa (della quale si conservano tre lettere indirizzate al pittore), l'importanza del piccolo affresco appare accresciuta dalla probabilità che esso - pur attraverso l'elaborazione morfologica tipica dello stile del Vanni riproduca le reali fattezze di C. L'opera, ancorché in non buone condizioni, ed in qualche punto ridipinta, è di alto pregio, piena di intimità e delicatezza : forse è il capolavoro del Vanni. Altro espressivo «ritratto» è il busto-reliquiario della Sacra Testa, in rame sbalzato, eseguito da un ignoto orato dei primi del sec. xv e che ora si conserva nella biblioteca comunale di Siena: la Santa è qui di aspetto giovanile; mirabile il contrasto tra la fermezza delle linee, dei levigatissimi volumi e la straordinaria energia che si sprigiona dagli occhi. Con maggior libertà e varietà nei tratti, ma sempre con profonda religiosità e con felicissimi risultati artistici, raffigurò più volte la Santa, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietto, sia in complessi quali l' A eli-
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(loc. alimani)
Caterina da Siena, santa - Sarcofago di s. C., opera di Isaia di Pisa (1430) - Roma, chiesa di S. Maria sopra Minerva.
quiera già nella sacrestia dell'ospedale di S. Maria della Scala ( 1445 ; ora alla pinacoteca di Siena, n. 204), il trittico del duomo di Pienza ( 146 I ), sia isolatamente come nel bell'affresco ( 146 I ) nella sala del Mappamondo del palazzo Pubblico: al Vecchietta è stata pure recentemente attribuita un'originale statua in terracotta nella quale s. C. è raffigurata dormiente : tale statua si trova in un piccolo vano pertinente alla Confraternita di s. Caterina sotto le Vólte dell'Ospedale, nel quale è tradizione appunto che la Santa solesse rifugiarsi per prendersi breve riposo quando assisteva gli infermi. La più nota statua della Santa è quella lignea policromata, attribuita a Neroccio di Bartolomeo (seconda metà del sec. xv), che si venera sull'altar maggiore della chiesa di S. Caterina in Fontebranda della contrada dell'Oca.
Vari sono i cicli pittorici nei quali si sono volute organicamente illustrare le principali vicende della vita della Benincasa. Il più antico e il più importante di essi era costituito da una serie di tavolette che circondavano la grande pala con la presentazione al Tempio, allegata nel 1447 a Giovanni di Paolo dall'Università dei pizzicaioli di Siena per la chiesa di S. Maria della Scala: il grande pannello centrale si trova ora nella pinacoteca di Siena (n. 211), mentre delle storiette cateriniane, che s'iniziavano col Dono del mantello al mendico e terminavano con le Esequie della Santa, una è perduta e le altre sono andate disperse fra le collezioni Stoclet di Bruxelles, quella Lehman e il Metropolitan Museum di Nuova York e l'Institute of Arts di Minneapolis. Per quanto costituiscano il più pregevole commento figurativo alla vita della Santa, esse tuttavia sono molto meno note degli affreschi del Sodoma ( 1526 ) e di Francesco Vanni (1593) dipinti sulle pareti della cappella di S. Caterina nella basilica di S. Domenico in Siena: in particolar modo le due scene dell'Estasi e dello Scentimento, per il loro carattere drammatico e sentimentale, hanno raggiunto una larga popolarità. Altri cicli sono quelli che adornano i vari oratori del santuario cateriniano; nel cosiddetto "oratorio della Cucina" la narrazione si svolge in tredici quadri, più la tavola sull'altare, con le Stigmate, di Bernardino Fungai, dovuti a vari pittori tra la fine dei sec. xvI e i primi del xvir: A. Salimbeni, P. Sorri, C. Roncalli detto il Pomarancio, L. Bonastri, A. Casolani, F. Vanni e R. Manetti; nella sottostante chiesa di S. Caterina, o "oratorio della contrada", sono invece illustrati alcuni Miracoli della Santa con affreschi di G. del Pacchia e V.Salimbeni; infine un altro, mediocre, ciclo di sette scene affrescate da Alessandro Franchi (1896) si trova nel co-
siddetto "oratorio della camera". Si può considerare un ciclo organico anche l'insieme della tavola e della predella (quest'ultima purtroppo mutila) in cui D. Beccafumi illustrò gli Eventi soprannaturali (Stigmate, Spasolicio mistico, Comwnione e Vestizione miracolosa) della vita della Santa : quest'opera (databile intorno al 1515), proveniente dal distrutto monastero di Monteoliveto a Porta Tufi, si conserva ora nella pinacoteca di Siena (nn. 417, 418, 419 e 420), E una delle più alte interpretazioni iconografiche cateriniana, e sta tra i capolavori del grande cinquecentista senese.
Un soggetto che dal 1500 in poi si è sempre prestato a libere e fantasiose interpretazioni è lo Spasalizio mistico (v., p. es., la grande tavola del Beccafumi nelle collezioni Chigi Saracini di Siena e le numerose versioni di F. Vanni e del Salimbeni). In confronto alla grande fortuna di questi soggetti, in cui ha netta prevalenza l'elemento mistico e soprannaturale, piuttosto scarsa appare l'illustrazione degli avvenimenti storici di cui fu protagonista la Santa; i senesi ricordarono in modo particolare la Canonizzazione della Santa, più volte rappresentata dal Pinturicchio nella libreria Piccolomini, da F. Vanni, e da Mattia Preti in una grande tela nella cappella delle Vólte. E infine da osservare come, in occasione di un concorso nazionale per un quadro di soggetto cateriniano indetto nel sesto centenario della nascita della Santa, la sensibilità degli artisti moderni, a differenza di quelli antichi, si sia decisamente orientata verso soggetti fortemente movimentati o drammatici, quali il Supplizio di Niccolò di Tuldo, la Sepoltura della Tecca lebbrosa, la Guarigione dell'ostessa e l'Assistenza alla mantellata Andrea. - Vedi Tav. LXIV.
Bibl.: Per A. Vanni: F. Mason Perkins, A triptych by A. Vanni, in Art in America, 9 (1921), pp. 180-88: G. H. Edgell, A history of Sienese painting, Nuova York 1932, p. 170 sgg. Per B. Fungal: Dedalo, 11 (1930-31), pp. 757-64: per D. Beccafumi: H. v. Trutta-Treyden, Das Leben u. d. Werke d. sieneser Malers D. Beccafumi genuunt Mecarino, Berlino 1913.
Enzo Carli
CATERINA di SvezIA, santa. - Figlia della grande Santa svedese, Brigida (v.), n. nel 1331 o 1332 e m. il 24 marzo 1381. Giovanissima sposò Egard di Kürner, facendo tuttavia voto di castità : mortole il marito si fece accompagnatrice inseparabile della madre, cui già prima si era unita nel 1349 nel viaggio a Roma. Insieme, nel 1372, si recarono a Gerusalemme. Quando, l'anno dopo, Brigida morì a Roma, dov'era tornata,
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C. ne accompagnò la salma in Svezia, assumendo la guida della casa centrale delle Brigidine, a Vadstena. Nel 1375 era nuovamente a Roma, per promuovere la canonizzazione della madre e la conferma dell'Ordine da lei fondato: e a Roma si incontrava, unita a lei nella difesa di Urbano VI, con l'altra Caterina, la santa senese. Nel 1380 tornò in Svezia, morendovi poco dopo.
Una sua opera ascetica, Consolazione dell'anima, non è a noi giunta. Sisto IV permise di celebrarne la festa al 24 marzo e Innocenzo VIII la traslazione delle reliquie. Giulio II ne trasferì la festa al 2 agosto e Leone X, con il breve del 21 marzo 1512 , al 25 giugno «donec ad eius canonizationem deveniatur». Il suo nome fu inserito nel Martirologio romano al 22 anzichè al 24 marzo per un errore del Baronio.
Brill.: Acta SS. Martii, III. Anversa 1668, pp. 204 sgg., 47^{*}-48 *; BHL, p. 257 ; ibid., suppl., p. 73; C. Silfverstolpe, Forhandlingar zōrande K. Ullsdotters Kanonisation, in Hist. Bibliotheh. II, Stoccolma 1876; H. Lebon, S. Catherine de Suède, Tours 1893; T. Höjer, Studier i Vadstenablosters och Birgittinordens historia, Uppsala 1903. Per la bibl. cf. anche BRIGIDA di sVEZIA, santa.
Pier Fausto Palumbo
CATERINA LABOURÉ, santa. - N. a Fain-lesMoutiers, in Borgogna, il 2 maggio 1806, m. a Parigi il 31 dic. 1876. Ammessa nel seminario (noviziato) delle Figlie della Carità ( 21 apr. 1830), durante le feste per la solenne traslazione delle reliquie di a. Vincenzo (apr. 1830), vide più volte il cuore del Santo, prima bianco, poi rosso-scuro, infine vermiglio, mentre una voce interna gliene spiegava il simbolismo. Ripetutamente le apparve il Signore nel S.mo Sacramento, durante la Messa, in relazione al mistero del giorno.
Più notevole fu la manifestazione della S.ma Vergine, che diede origine alla medaglia miracolosa. Il 18 luglio 1830 ( 1² apparizione), di notte, svegliata da un angelo e invitata a scendere in cappella, C. vide a destra dell'altare "una Signora di straordinaria bellezza ", che le parlò a lungo e terminò con la predizione che le sarebbe stata affidata "una missione». Quattro mesi dopo, la sera del 27 nov. ( 2² apparizione), durante la meditazione, le apparve di nuovo la Vergine in alto, al lato dell'altare, dritte sopra un globo che si vedeva per metà, tenendo in mano un altro globo più piccolo ("virgo potens"). A un tratto questo disparve e le dita si riempirono di anelli tempestati di gemme, dalle quali partirono raggi che si diffondevano in tutte le parti. Poi la Vergine abbassò gli occhi verso la suora, abbassò pure le mani, ed una voce spiegò che il globo sotto i piedi rappresentava il mondo, e i raggi le grazie concesse a coloro che le chiedono. Quindi si formò attorno alla Madonna un quadro ovale con una scritta in lettere d'oro, che diceva: "O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Viti». Una voce le ingiunse di "far coniare una medaglia su quel modello", promettendo grandi grazie a coloro che l'avessero portata "soprattutto al collo». La Suora confidò tutto al confessore, p. Aladel. Nel dic. dello stesso anno 1830 ( 3² apparizione), suor C. vide ancora la Madonna, con le particolarità simili a quelle del 27 nov. ma al disopra del Tabernacolo. La medaglia coniata due anni dopo si diffuse in modo sorprendente. Finito il noviziato, suor C. fu mandata nell'ospizio di «Enghien» a Parigi stessa, dove per 46 anni, assisté con umiltà e dedizione i poveri vecchi, conservando sempre il più assoluto silenzio sul fatto d'essere stata la privilegiata di Maria. Pio XI nel 1931 ne proclamò l'ersicità delle virtù, beatificandola poi nel 1933; Pio XII la canonizzò il 27 luglio 1947. Le sue reliquie sono venerate nella cappella delle Apparizioni (Parigi, Rue de Bac 140). La festa è celebrata dalle famiglie vincenziane il 28 nov.
Brill.: E. Ciapez, C. L., 3² ed., Parigi 1911; N. Niccoli, S. C. L., privilegiata di Maria, 4² ed., Roma 1947; G. di Sales, Suor C., ivi 1947 (studio sulla vita interiore della Santa).
Annibale Bugnini
CATERINA de' RICGI, santa. - Domenicana, m. il 23 apr. 1522 a Firenze, dal primo matrimonio di
suo padre, Pierfrancesco. Alessandra (era il suo nome di battesimo) trascorse la sua infanzia dapprima nella famiglia, patrizia e numerosa, poi nel monastero benedettino di S. Pietro di Monticelli e a Villa di S. Paolo presso Prato. Il 18 maggio 1535 vesti l'abito domenicano nel monastero di S. Vincenzo a Prato prendendo il nome di C. In quella comunità era vivo lo spirito del Savonarola. Di carattere generoso e deciso essa seppe unire mirabilmente l'energia di spirito alla dolcezza di animo. Dopo aver disimpegnato l'ufficio di maestra delle novizie e di sottopriora, governò il monastero per 7 bienni, compresi fra il 1552 e il 1558 , da priora. Da maestra spirituale diresse anche molte persone secolari. Consultata nelle più svariate questioni spirituali da laici (come da Giovanna d'Austria, granducinessa di Toscana, da Antonio de' Gondi, ecc.), da sacerdoti, vescovi e cardinali, ebbe relazioni con s. Carlo Borromeo, s. Filippo Neri, s. Pio V e s. Maria Maddalena de' Pazzi, appoggiando con consigli e preghiere la loro opera di riforma cattolica. Oltre alle lettere familiari, in stile puro ed ameno, dirette ai suoi devoti e discepoli, lasciò altri scritti e una "laude" in onore del Savonarola che venerò particolarmente.
Favorita da doni straordinari (cambiamento di cuore, stimmate, visioni estatiche e riproduzione nel suo corpo della Passione, verificatasi dal giovedi al pomeriggio del venerdi dal 1542 al 1554), C. apparve ai contemporanei come una manifestazione vivente della Passione redentrice di Gesù, attramdo a Prato molti devoti e visitatori. Il "cantus passionis" Amici mei, composto da passi scritturistici, da lei ispirato, ha trovato posto nel Processionarium Ord. Praedicatorum. La Santa raccomanda la pace e la gioia da acquistarsi nel "gagliardo combattimento" con noi stessi. Docile alle ispirazioni di Dio l'anima deve salire per i gradini delle prove fino all'abbandono disinteressato alla volontà divina. Pur cosi ricca di sublime fervore ascetico, C. fu donna arguta ed equilibrata, umanamente intenta alla vita di ogni giorno.
C. mori il 2 febbr. 1590 e fu canonizzata da Benedetto XIV il 29 giugno 1746. La sua festa si celebra il 13 febbr. - Vedi Tav. LXV.
Brill.: Ed. di scritti: Lettere spirituali e familiari, odier una prima volta da C. Gusati, Prato 1861, poi col titolo: L e lett-re di s. C. de' R. alla famiglia con la giunta di alcune altre, da A. Gherardi, Firenze 1890, e dal p. Sisto da Pisa, Firenze 1912. Vite: H. Bayonne, Vie de s. C. de' R., 2 voll., Parigi 1871 (trad. it., Prato 1873); F. M. Cape, S. C. de' R., her life, her letters, her community, Londra s. I. [1905] (cf. Anal. Ball., 26 [1907], p. 382); G. Bertini, Vita di s. C. de' R., Firenze 1935; T. Bozza, Unamità di s. C. de' R., in La parola e il libro, 3 (1947), pp. 245-58; G. Getto, La letteratura ascetica e mistica in Italia nell'età del Cono, di Trento, in Contributi alla storia del Cono, di Trento e della Controriforma, Firenze 1948, p. 51 sgg. Ci inoltre I. Taurisano, Catalogus hagiographicus Ord. Praed., Roma 1918, p. 57; G. Scalia, G. Savonarola e s. C. de' R., Firenze 1924.
Angelo Viale
CATERINA THOMÁS, santa. - Canonichessa regolare dell'Ordine di S. Agostino, n. a Valldemuza nell'isola di Maiorca (Balearí) il 1^{°} maggio 1533, m. a Palma il 5 apr. 1574. Perduti i genitori in tenera età, fu accolta da uno zio materno a San Gallard, ove comobbe il p. Antonio Castañeda, che l'aiutò a realizzare il suo vivo desiderio di ritirarsi a vita religiosa. A diciannove anni, infatti, entrò nel monastero di S. Maria Maddalena in Palma, ove trascorse il resto della sua vita nella pratica delle più alte virtù. La fama della sua santità, diffusasi ben presto oltre Palma e le Balearí fin nel continente spagnolo, richiamò intorno a lei molto concorso di gente, che da ogni parte accorreva per venerarla o richiederne consiglio.
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Iddio seppe compensare la grande carità di questa sua eletta ed il suo elevato spirito di mortificazione col dono della contemplazione, accompagnata da frequentissime estasi. Beatificata da Pio VI il 12 ag. 1792, è stata canonizzata il 22 giugno 1930 da Pio XI. Festa il 5 apr.
BibL.: J. Abrines, Vida, muerte y milagros de la bendita virgen sor C. Th., Maiorca 1617.
Niccolò Del Re
CATHER, WILLA. - Scrittrice americana, n. presso Winchester (Virginia) il 7 dic. 1876, m. a Nuova York il 25 apr. 1947. Emigrò bambina nel Nebraska dove frequentò l'Università. Fu giornalista e insegnante di scuole superiori. Nel 1903 pubblicò un libro di poesie, April Twilights e nel 1912 il suo primo romanzo, Alexander's Bridge, cui seguirono molti altri.
Questi romanzi riflettono di preferenza i vasti orizzonti del Nebraska e la vita spesso eroica degli immigrati, in uno stile virgiliano che la C. derive dalla sua cultura classica. Temperamento vigoroso, ma delicato ed equilibrato, con l'affermarsi e il prevalere del naturalismo nelle sue forme più spinte, la C. si ritrasse sempre di più nel mondo eroico dei pionieri, divenuti ormai un ricordo, e nel passato, accostandosi definitivamente al cattolicesimo. Fra i romanzi più conosciuti della C. vanno ricordati : O Pioneers (1913); My Antonia (1918; trad. it.: La mia Antonia, Torino 1947); One of Ours (1922), che ottenne il premio Pulitzer; Death Comes for the Archbishop (1927) (trad. it.: La mierte viene per l'Arcivescovo, Milano 1936); Shadows on the Rooh (1931; trad. it.: Ombre sulle rocce, ivi 1935); Obscure Destinies (1932); Not Under Forty (1936).
BibL.: R. Michaud, Le roman américain d'aujourd'hui, Parigi 1926, pp. 206-14; A. Kazin, On Native Grounds, Nuova York 1942, pp. 247-57. Amata Martorelli
CATHOLIC CHURCH EXTENSION SOCIETY. - Ha lo scopo di promuovere le missioni e le scuole missionarie negli Stati Uniti d'America e territori da loro dipendenti.
La società fu eretta nel 1905 a Chicago e il 7 giugno 1907 fu approvata da Pio X in una lettera a mons. J. E. Quigley, arcivescovo di Chicago. Con il breve del 9 giugno 1910 ricevette il titolo di Pontificia.
Essa è diretta da un «Board of Governors», formato da tutti gli arcivescovi residenti degli Stati Uniti, da 12 vescovi, da 12 sacerdoti e da 12 laici. Oltre agli scopi generali indicati, la Società aiuta a fabbricare cappelle e chiese, sostiene i sacerdoti e i seminaristi con borse di studi e pubblica un periodico mensile «Extension Magazine».
BibL.: W. D. O'Brien, The C. C. E. S., in The Apostolate Mission, Nuova York 1942, pp. 125-32. Saverio Paventi
CATHOLIC DIRECTORY, THE. - Annuario della Chiesa cattolica nella Gran Bretagna, iniziato nel 1838 a Londra e pubblicato regolarmente dagli editori Burns, Oates e Washbourne; dal 1840, per le parti ufficiali, porta l'approvazione episcopale. E una delle più antiche pubblicazioni del genere, nel mondo di lingua inglese.
Altre ne seguirono sul suo modello in diversi paesi: dal 1886, l'Official Catholic directory (Nuova York, Kennedy), che comprende notizie e statistiche, oltre che degli Stati Uniti e territori dipendenti, del Canadà, dell'Irlanda, dell'Inghilterra, della Scozia; dal 1896, l'Irish Catholic directory (Dublino, Duffy); inoltre, l'Anstrolasian Catholic directory, il Catholic directory of India e altri.
Piero Chiminelli
CATHOLIC EVIDENCE GUILD. - Movimento di apostolato per la conversione dell'Inghilterra, sostenuto da laici dei due sessi, i quali, dopo essersi debitamente preparati a questa missione e averne avuta la debita facoltà, portano la verità cattolica a coloro che non pensano di andarla ad ascoltare in chiesa o là dove parla il sacerdote cattolico. Si predica quindi nelle piazze, nei parchi, nei crocicchi delle vie, dovunque c'è gente pronta a sentire, al-
meno per curiosità, la parola del laico, detta da un palco o pulpito improvvisato.
Il metodo, non nuovo, fu abbracciato dai cattolici, mossi da alcune pubbliche dimostrazioni di ateismo da parte di aderenti alla Metropolitan Secular Society, e iniziato nel 1918 da James Redwood, a Londra, nello Hyde Park. Si costitul tosto una lega di laici e laiche, vigilata da sacerdoti per l'istruzione preparatoria; si preparò un programma; da Londra, dove non si tardò a constatarne l'efficacia, la lega passò presto in parecchie altre città delle varie diocesi, raggiungendo un numero rilevante e di membri (ora ca. 580 ) e di pulpiti (ca. 80). Ogni mese vengono organizzate ca. 450 conferenze a Westminster.
BibL.: H. Browne, The Catholic Evidence Movement.Londra 1921; A. Parker, Catholic Evidence Work, ivi 1927.
CATHOLIC GUILD OF JEWS. - Associazione eretta in Inghilterra il 19 dic. 1917 per aiutare la conversione dei giudei con la preghiera e con l'opera della stampa e per mezzo di conferenze. I membri devono recitare una preghiera ogni giorno e offrire una Santa Comunione per lo scopo dell'associazione. Essa è aggregata all'Arciconfraternita della preghiera per la Conversione di Israele, la cui sede principale si trova presso la basilica dell'Ecce Homo, via Dolorosa, Gerusalemme.
Nel 1918 per suggerimento di un padre cappuccino si cominciarono a celebrare novene di Messe per la conversione dei giudei specialmente durante il mese di giugno.
BibL.: I. Corbet, The conversion of the Jews, in The Apostolate Mission, Nuova York 1942, pp. 55-61. Saverio Paventi
CATHOLIC HERALD, THE. - Settimanale cattolico inglese, fondato nel 1884 da Charles Diamond (m. nel 1934), con un carattere dichiaratamente sociale. Il tono fortemente polemico che vi impresse il Diamond, suo direttore fino alla morte, acquistò al giornale un largo seguito, il quale tuttavia andò poi decrescendo. Un più largo indirizzo è stato dato al C. H. dai suoi nuovi proprietari, con l'intento di farne un organo trattante argomenti e avvenimenti generali da un punto di vista cattolico.
BibL.: A. L. Francis, La stampa cattolica inglese, in Uomini e giornali, a cura di S. Negro e A. Lazzarini, Firenze 119471, pp. 275-76.
Nello Vian
CATHOLIC HISTORICAL REVIEW. - Rivista trimestrale per le ricerche di storia ecclesiastica degli Stati Uniti, sorta nel 1915 come organo ufficiale dell's American catholic historical association" e pubblicata dalla «Catholic University of America» di Washington. Assunse inizialmente il compito di coltivare e diffondere lo studio della storia della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, con il proposito di diventare in seguito una rivista di storia ecclesiastica d'interesse generale.
Giuseppe Graglia
CATHOLIC TIMES, THE.- Settimanale cattolico inglese, fondato a Londra da mons. James Nugent (1822-1904), il grande propagandista sociale di Liverpool, nel 1867 con il titolo The Northern Press, che nel marzo del 1872 divenne C.T. Con la piena approvazione della gerarchia ecclesiastica, esso si dedicò ad un'intensa opera di propaganda per la giustizia sociale sulle linee delle encicliche papali, cercando di tutelare, nell'attuale assetto industriale della società, gl'interessi delle classi povere. Pur combattendo accanitamente ogni idea di lotta di classe, non risparmia con le sue critiche gli abusi del capitalismo e lavora in pari tempo per creare tra padroni e operai una buona intesa in base a un sentimento direciproca fiducia.
BibL.: A. L. Francis, La stampa cattolica inglese, in Uomini e giornali, a cura di S. Negro e A. Lazzarini, Firenze 119471, pp. 274-75.
Giuseppe Graglia
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CATHOLIC TRUTH SOCIETY. - E un'associazione di laici e sacerdoti per promuovere la stampa cattolica tra i fedeli e per far conoscere ai protestanti la fede e la pratica della nostra religione. Ebbe origine nel 1884 in Inghilterra specialmente per iniziativa del card. H. Vaughan e di James Britten.
Le sue pubblicazioni, vendute a prezzi minimi, hanno sempre avuto un grande successo e in una forma semplice e chiara trattano questioni riguardanti la varie parti della dottrina cattolica. E in pieno sviluppo oltre che in Inghilterra in tutte le altre nazioni di lingua inglese.
BibL.: I. Britten-T. F. Meechan, s. v. in Cath. Enc., XV, pp. 77-79.
Saverio Paventi
CATHOLIC WORLD MAGAZINE. - Rivista cattolica mensile pubblicata dal 1865 negli Stati Uniti d'America, per iniziativa del p. Isacco Tommaso Hecker, fondatore dei Paolisti (1819-88). Tratta i problemi cattolici di attualità, inclusi quelli culturali, e rappresentò un organo di larga diffusione del pensiero della Chiesa, cosi da ottenere l'elogio del II Concilio plenario di Baltimora. Ne fu direttore, durante il primo quinquennio, il convertito, già episcopaliano, John B. Green Hassard (1836-go) ed editore il dinamico emigrato irlandese Laurence Kehol (1832-go), che di questa pubblicazione fece un reale successo della Catholic Publication Society di Nuova York.
BibL.: A. W. Baumgarten, Catholic Journalism: a Study of its Development in the United States (1569-1550), Nuova York 1931, passim; T. Maynard, The Story of American Cuthalition, ivi 1943, p. 513.
Piero Chimincili
CATHREIN, Viktor. - Filosofo morale, n. a Brig (Svizzera) l'8 maggio 1845, m. a l'Aia il ro sett. 1931. Gesuita dal 1863 , fu professore negli studentati della provincia tedesca dell'Ordine (a Blijenbeck, Exaten e infine a Valkenburg).
Le sue opere principali sono: Moralphilosophie (2 voll., Friburgo in Br. 1890-91; 2^{text {a }} ed. 1924; trad. it. di E. Tommasi, Firenze 1913-20); Der Sozialismus, eine Untersuchung seiner Grundlagen und Durchführbarkeit (Friburgo in Br. 1890, 14a-16a ed. 1923; opera tradotta in 11 lingue tra cui, in italiano, da G. Cecconi, Torino 1906); Recht, Naturrecht und positives Recht (Friburgo 1901); Grundbegriffe des Strafrechts (ivi 1903, 2a ed. 1909); Die Grundlage des Völkerrechts (ivi 1918); Die Einheit des sittlichen Bewusstseins der Menschheit, eine ethnographische Untersuchung (3 voll., ivi 1914). Egli fu inoltre attivo collaboratore della rivista Stimmen der Zeit (già Stimmen aus Mario-Laach) e del Philosophisches Jahrbuch der Görresgellschafi, e della rivista Scholastik.
Il significato del C. sta nel superamento sistematico del positivismo nel campo delle nozioni etiche e giuridiche e nella lotta da lui sostenuta contro ogni forma di morale disgiunta dalla religione. Sulla base della metafisica aristotelico-scolastica egli considera l'ordine reale di ogni essere come principio naturale dell'azione, fondando l'interna necessaria trascendenza dell'obligatorietà etica sulla volontà di Dio creatore. Con ciò egli assicura il carattere fondamentalmente intellettuale della vita etica contro ogni unilaterale indirizzo emozionale, esistenzialistico o puramente filosofico. La forza sistematica della sua opera sul socialismo rimane ancora oggi insuperata.
BibL.: W. Rauch, s. v. in Staatslexikon der Görresgesellschaft, I, coll. 1197-99.
Gustavo Gundlach
CATTANEO, Angelo. - Dell'istituro delle Missioni Estere di Milano, primo vicario apostolico dello Honan meridionale (Cina), n. a Carvico (Bergarno) nel 1844, m. a Chumatien (Cina) il 13 dic. 1910. Dopo aver esercitato il ministero in diocesi, nel 1869 entrò nell'istituto delle Missioni Estere di Milano, donde partí, lo stesso anno, per lo Honan.
Studiò con passione la lingua cinese, nella quale tradusse il catechismo, opuscoli ascetici, istruzioni catechistiche, spiegazioni evangeliche, e lavorò indelessamente, prodigandosi specialmente nella carestia del 1877-78. Nel 1884 fu nominato provicario della nuova missione dello Honan settentrionale, nella quale si adoperò a costruire cappelle e scuole, a formare catechisti e sacerdoti. Ritornaio, dopo dieci anni, nella sua missione del Sud, vi fu procuratore e quindi provicario. Per l'opera di pacificazione svolta dopo la rivoluzione del 1900 fu nominato mandarino di terzo grado. Rletto vicario apostolico nel 1904, iniziò subito la visita pastorale, che ripeté ogni anno, nonostante i gravi disagi. A lui si deve l'inizio del grande ospedale di Chumatien, condotto poi a termine dall'Associazione nazionale per i missionari italiani, e l'ulteriore divisione del vicariato con i missionari dell'Istituto di Parma, che egli aveva guidato negli inizi dell'apostolato; ricostruì le opere distrutte dalla rivoluzione, e ne fundó di nuove. Uomo di grande vita interiore, impiegava nell'orazione il tempo non occupato dal ministero.
BibL.: Istituto delle missioni Estere di Milano. Stato delle missioni e sesoconto dei lavori del 1910-11, Milano 1912, pp. 96-104.
Raffaele Trotta
CATTANEO, Carlo Ambrogio. - Gesuita, predicatore, n. a Milano il 7 dic. 1645 , m. ivi il 19 dic. 1705. Consacrò la maggior parte della sua vita alla predicazione degli Esercizi spirituali e ai discorsi per le adunanze della Congregazione della buona morte, ascoltato da ogni classe di uditori con plauso ed effetto; ma si rese celebre soprattutto con le sue lezioni domenicali, nelle quali spiegava ad un pubblico numerosissimo e colto alcuni testi della S. Scrittura.
Le sue opere furono tutte pubblicate postume, raccogliendole dalle carte lasciate; mancano perciò dell'ultima mano dell'autore; ma non per questo riescono meno gradite: Esercizi spirituali (Venezia 1711); Esercizia della buona morte (Milano 1713); Lezioni sacre, (2 voll., ivi 1713-14); Panegirici, orazioni funebri e discorsi varii (ivi 1714). Le tre ultime opere furono ordinate ed edite dal letterato p. Tommaso Ceva. Numerose le successive, anche rapide, edizioni; l'ultima in 4 voll., Milano 1903; notevoli anche le versioni.
La predicazione del C. sempre arguta, incisiva, ricca di fatti, di apologhi, di applicazioni svariatissime ai casi più comuni della vita, aderente alle necessità e ai difetti dei tempi, condita di un umorismo fine, massime nelle lezioni sacre, fa dell'autore uno dei modelli più efficaci delle prediche morali e didascaliche. Una sua asserzione (Lezioni sacre, 1^{text {a }} lezione, 44) sulla liceità, in determinate condizioni, della restrizione mentale suscitò un'aspra polemica, offensiva e difensiva (cf. Sommervogel, II, coll. 892-94), che però non nocque alla buona causa difesa.
Bibl.: Sommervogel, II, coll. 890-96; M. Getterer, C. A. C., ein Vorbild für Prediger, in Zeitschr. für hathol. Theol., 21 (1897), pp. 476-502.
Celestino Testore
CATTANEO, Lazzaro. - Uno dei primi missionari della Cina, n. a Sarzana nel 1560 , m. in Cina il 19 genn. 1640 . Entrò il 27 febbr. 1581 nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma. Fece gli studi in gran parte nel Portogallo e, ordinato sacerdote, salpò da Lisbona per Goa nel 1588. Superiore della missione sulla costa della Pescheria nel 1589 , arrivò a Macao nel 1593 e penetrò l'anno seguente nella Cina. Dopo avere imparato abbastanza il cinese a Chaotceou con il p. Matteo Ricci, l'accompagnò nel suo primo viaggio a Pechino (1598). Lavorò poi a Nanchino e vari anni a Macao, dove calunnie contro di lui diedero occasione a gravi sommosse (1606). Fu poi il primo apostolo di Sciangai ( 1608 -ro, su in-
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vito del famoso dottore Paolo Siu) e di Hangtcheou (1611). Rifugiatosi a Macao durante la persecuzione che segui, fondò poi una nuova missione a Kiating nel Kiangsu. Passò la sua vecchiaia a Hangtcheou, dal 1622 fino alla morte. Aveva composto in cinese alcuni trattati (sulla conoscenza di Dio, la contrizione dei peccati, ecc.) e aiutato il p. Ricci in vari lavori linguistici, fra l'altro nella compilazione d'un dizionario dove i cinque toni ordinari del cinese sono distinti con accenti.
Bibl.: L. Pfister, Notizes biographiques et bibliographiques sur les Jénoites de l'ancienne mission de Chine, I, Sciangai 1932. pp. 12 e 51-56; P. d'Elia, Fouti Riccione, I, Roma 1942. pp. 332-34.
Edmondo Lamalle
CATTANEO, Raffaele. - Architetto e scrittore d'arte, n. a Rovigo nel 1860 , m. il 7 dic. 1889. Studio all'accademia di Belle Arti di Venezia e nell'87 venne richiesto dai cattolici veneti di dare il disegno per il grande candelabro in bronzo da offrire a Leone XIII in occasione del suo giubileo sacerdotale.
Pubblicò nel 1889 i risultati delle sue ricerche in un volume dal titolo L'Architettura in Italia dal sec. IV al Mille circa, fondamentale ancor oggi per la critica della storiografia precedente sull'argomento e per la copia di esami diretti condotti sulle opere d'arte. Ammiratore e studioso specialmente dell'architettura bizantina, in tale stile realizzò anche la tomba di Pio IX nel nartece della basilica pelagiana di S. Lorenzo fuori le mura a Roma.
Bibl.: L. Beltrami, R. C., in Archivio storico dell'arte, 2 (1889), pp. 468-77; A. Centelli, Un giovane architetto, in L'Illustrazione italiana, 1890, 1. p. 398; F. Giovarini, L'architetto R. C., Rovigo 1941.
Gilberto Ronci
CATTANI, Gaetano Maria. - Vescovo, n. a Modena il 12 sett. 1793, ivi m. il 28 genn. 1863. Di carattere austero e fermo, colto, pio e caritatevole, abbracciata la carriera ecclesiastica e ricoperti con lustro uffici di curia, fu elevato alla sede episcopale di Carpi, ove si dimostrò pastore amorevole e solerte difensore dei diritti e delle prerogative della Chiesa di fronte all'imperversare del giurisdizionalismo laicista.
Italiano di vecchio stampo, di radicati sentimenti legittimistici ed attaccatissimo alla S. Sede, il C., insieme a tanti altri contemporanci, scorse nei moti novatori del suo tempo le insidie e gli equivoci di marca rivoluzionaria francese, in sperte contrasto con l'avito patrimonio culturale e sociale. Sicché, venuto a lotta con il governo piemontese, si vide prima privato dei proventi della mensa vescovile; poi, malgrado l'età avanzata, con altri ottimi confortelli fu, di notte tempo, illegalmente preso e chiuso in prigionia. Questa ne piegò bensi la fibra ormai stanca, ma non lo spirito apostolicamente indomito.
Bibl.: T. Bayard de Volo, Vita di Francesco V duca di Modena, IV, Modena 1878-85, pp. 300-304; E. Michel, s. v. in Diz. del Ris. naz., II, p. 609.
Paolo Dalla Torre
CATTARO (KOTOR), dIOCESI di. - In Dalmazia. Fondata nel sec. 2. Superfice km9. 6367. Cattolici 13.000; appartenenti ad altre confessioni, in stragrande maggioranza dissidenti, 21.000. La diocesi conta 4 decanati, 107 chiese, 29 parrocchie, 27 sacerdoti diocesani e 6 religiosi (Francescani osservanti e Terziari), inoltre 23 suore della S. Croce e quelle del Bambin Gesù in 3 case.
Nulla è noto sugli inizi della diocesi di C. (Ascruvium, Δ ε ε α ἀ τ ε ρ α, Catharum), che può risalire all'epoca paleocristiana, poiché di Risano ( { }⁷ mathrm{Pi} ζ α mathrm{v}, Risus, residenza dei re illirici nel sec. III a. C.) si sa che nel sec. vi d. C. ebbe un vescovo di nome Sebastiano, che fu in contatto epistolare con Gregorio Magno. Nell'809 fu trasportata a C., allora città bizantina, la testa di s. Trifone martire, e qualche anno dopo venne in suo onore costruita una chiesa (l'odierna Cattedrale, restaurata in stile romanico nel sec. xir, dopo un terremoto). Il Concilio
provinciale di Spalato divise nel 925 , durante il regno del re croato Tomislao, la diocesi cattarionraguesa in due diocesi: C. e Ragusa. Allorquando nel 1022 il vescovo di Ragusa ebbe il pallio arcivescovile, i vescovi di C. si rifiutarono ripetutamente di diventarne suffraganei, esprimendo il desiderio di rimanere sotto la metropoli di Spalato. Ciò non fu loro consentito, e chiesero la protezione dell'arcivescovo di Bari ( 1178 ) rimanendone suffraganei fino al riordinamento ecclesiastico della Dalmazia (1828), quando passarono sotto la metropoli di Zara.
I più antichi vescovi di C. di cui si ha notizia sono Grimaldo (rogo) e Orsazio (ir24); i nomi dei loro successori ci sono pervenuti quasi tutti (se ne conoscono ben 67 ).
Il territorio della diocesi era assai piccolo (forse di soli km9. 200), poiché nella zona del distretto politico di C. esistevano 3 diocesi latine: C., Risano (Rhysoniensis, affidata sin dal 1540 al vescovo di C., finché non fu nel 1688 annessa a C.), e infine Budua (Buduensis); quest'ultima esisteva almeno dal sec. xir, ma dal 1575 era stata amministrata da altri vescovi, specialmente da quelli di Antivari (Bar) e di C.; nel 1828 venne abolita e il suo territorio annesso a quello di C.
La diocesi di C. raggiunse il maggior splendore nei secc. xill e xiv, quando le erano sottoposti tutti i cattolici dello Stato serbo. Purtroppo i cattolici non vi si seppero mantenere del tutto, sicché un notevole numero di loro passò, durante la dominazione turca, con i Serbi dissidenti, specialmente nei dintorni di Budua e di Risano.
Parecchie le ricche chiese (C., Perasto, Perzagno [Prčanj]). Celebre è il santuario della Madonna dello Scarpello presso Perasto. La diocesi ha dato alla Chiesa un santo eucaristico, il beato Grazia da Molo (m. nel 1508), le cui reliquie si conservano nella chiesa del paese natio, e la vergine penitente beata Osanna da C. (m. nel 1567), che riposa nella collegiata di C.
Inoltre ha dato uomini di grande fama : ammiragli, pittori, quali, ad es., Giovanni Kokoljic ( 1661 -1713) di Perasto, dove pure nacquero il grande arcivescovo di Zara, Vincenzo Zmajević (1713-45), e quello di Antivari, Andrea, Zmajević.
Bib.: D. Farlati, Illyricum sacrum, VI, Venezia 1800, pp. 410518 (C. e Risano); VII, ivi 1877, pp. 209-25 (Budua); Thal-loczy-Sufficy-Jireček, Acta et diplomata res Albaniae mediae aetatis illustrantia; S. Draganović, Opći tematizam Katol. crkve u Jugoslaviji, pp. 227-34.
Stefano Draganović
CATTEDRA. - Dal gr. α α vartheta ε δ ρ α : sedile con dossello o schienale più o meno alto, spesso munito di cuscino. La c. poteva essere in pietra, in muratura, in tufo e perciò fissa o lignea o in vimini e quindi mobile; spesso rivestita di stoffa; nella biografia di s. Cipriano scritta dal dìacono Ponzio si ricorda il sedile finteo textum (cap. 16) e Paciano di Barcellona rammenta la sedes linteata (Ep., 2, ad Sympronianum: PL 13, 1059). La c. è privilegio del vescovo (Ep., 67, 2); può essere un attributo di dignità del docente, del giudice, del filosofo; talvolta si trova scolpita anche in alcuni cimiteri cristiani di Roma. Come attributo di dignità è dato in primo luogo a Dio Padre, a Gesù Cristo, alla Madonna, agli Apostoli, ai santi.
In c. velata è assiso Dio Padre in atto di ricevere l'offerta di Caino e Abele (Wilpert, Sarcofagi, tav. CXCI, 5 e 9). Talvolta sono assisi in c. sia Gesù Cristo che il collegio apostolico; in pitture cimiteriali si hanno esempi in Bassilla, in Domitilla, in Marco e Marcellino (Wilpert, Pitture, tavv. CLII; CXLVIIL 2; CLXXVII, 1-2); cosi pure nei sarcofagi, come ad es. in quello di Rignieux-le-Franc (v. apostoli); in Domitilla oltre il Signore sono assisi anche gli apostoli Pietro e Paolo (Wilpert, Pitture, tav. CXCIII); altri esempi invece mostrano assiso in c. solo il Signore (Wilpert, Pitture, tav. CXXV, 1-2; Sarcofagi, tavv. XXVIII, 3; XXXIV, 2, 3; XLII, 3; XLIII, 3, 5).
Cristo docente in c. con gli evangelisti : un esempio tipico è offerto dal frammento del coperchio di sarcofago
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trovato a Spoleto, oggi nel museo Lateranense (Wilpert, Sarcofagi, p. 107, fig. 52); Cristo è assiso in c. nella nave, proprio secondo il testo di s. Luca sedens docebat de nasizula turbas ( 5,4-6 ).
In pitture si ha la scena di Cristo docente tra gli evangelisti nel cimitero detto di Marco e Marcelliano (Wilpert, Pitture, tav. CLXII). Gesù Cristo in c. e martiri in vetri dorati (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro, Roma 1864, tav. XIV, 4).
Cristo in c. tra santi in Callisto (Wilpert, Pitture, tav.CCXLIII, 1) e in Ponziano (ibid., tav. CCLXI); tra santi e defunti (ibid., tavv. C XXIV. XXVI).
Cristo giudice. La più espressiva scena è quella in una lastra marmorea sepolcrale nella quale è raffigurato il defunto Teodulo davanti a Cristo giudice ( δ ε σ σ ἀ τ η ς ἠ μ ε ω̃ ν ) nel cimitero detto dei SS. Marco e Marcellino (Wilpert, Pitture, p. 434, fig. 41); altre scene di Cristo giudice in c. nelle pitture cimiteriali, in Wilpert, Pitture, tavv. LXXV, CXCVI, CCV, CCXLVII.
Madonna in c. nelle scene dell'Epifania in pitture come in Domitilla (Wilpert, Pitture, tav. CXLI), in Callisto (tav. CXLIV, 1), al Maius (cf. E. Josi, Cosmotevium narius, in Riv. di archeol. crist., 10 [1933], pp. 7-16), in Marcellino e Pietro in più esempi (il migliore in Wilpert, Pitture, tav. LX); nei sarcofagi; la c. velata, come al Laterano (Wilpert, Sarcofagi, tav. CCXXIII, 5), viminea (ibid., tavv. XXVI, CCXIX, 2 e 3; CCXXII, 2 e 7; CCXXIII, II; CCXXIV, 5); semplice c. (tavv. CCXIX, I; CCXXII, 6).
Sono in c. in vetri dorati gli apostoli Pietro e Paolo (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro, Roma 1864, tav. XIV, 4).
S. Pietro è rappresentato due volte su una c. viminea nei sarcofagi cristiani.
Santi assisi in c. si trovano in pitture cimiteriali (Wilpert, Pitture, tavv. CCV, CCXLIII, 1).
In c. è il vescovo o il presbitero nella scena matrimoniale in Priscilla, nel cubicolo detto della velata (Wilpert, Pitture, tav. LXXXVI).
In c. è anche il giudice che ordina ai tre fanciulli ebrei di adorare la statua di Nabucodonosor nel cubicolo del martire Crescenzione in Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. CXXIII); così pure il giudice assiso nel processo dei due seniori di Susanna nel reliquiario di s. Nazario (Venturi, I, pp. 446, 549-50), come in c. è rappresentato un commerciante nel sarcofago di Lambrate, oggi al ca-
stello Sforzesco di Milano (Wilpert, Sarcofagi, p. 335 e tav. CCXXXVII, 4).
Il Wilpert riconosce quali scene d'insegnamento in c. quelle su lastre marmoree rinvenute in Pretestato (Wilpert, Sarcofagi, p. 193, figg. 114 e 115). Una c. isolata in un marmo è nel cimitero di Pretestato (ibid., p. 194, fig. 116). Finalmente è in c. la madre con il bambino nel ricordato cubicolo della velata in Priscilla (Wilpert, Pitture, tav. LXXIX).
Circa la c. come attributo di docente, si ricordi

(fol. Alinati)
Cattedra - C.-reliquiario, cosiddetta di S. Marco, in cipollino orientale con sculture dei secc. vi-viI - Venezia, tesoro di S. Marco.
Circa le c. episcopali si ricorda la c. lignea venerata come insigne reliquia presso la confessione dell'Apostolo in Vaticano. L'attuale sua forma non è certo la primitiva. I suoi rivestimenti eburnei sono relativamente tardi. Ma sembra che essa contenga avanzi d'una c. molto più antica, come si pensò quando nel 1876 fu aperta la custodia bronzea del Bernini e la sedia fu pubblicamente esposta. Un giudizio definitivo è riservato ad un ulteriore esame. La Chiesa di Gerusalemme si vantava di possedere la c. de