, Chronica, in Analecto frangiscano, I, Quaracchi 1883, pp. 4-11; Wadding, Annales, III, pp. 21-24; G. Golubovich, Biblioteca bisbibliografica della Terra Santa, I, ivi 1906, pp. 109, 117-19 (col testo italiano del Clareno).
Livario Oliger
CESARISMO (CESAROPAPISMO). - E una tendenza per la quale nei rapporti vicendevoli fra Chiesa e Stato si assegna o si riconosce a questo un'ingerenza o una preponderanza che non concorda con i genuini insegnamenti della legittima tradizione ecclesiastica in proposito. Questa tendenza assume aspetti pratici diversi secondo le età in cui si manifesta, fino a raggiungere in certi momenti un vero esercizio di giurisdizione dello Stato sulla Chiesa in talune materie, e, in particolare, su quelle che, più o meno propriamente, vengono chiamate miste. I rapporti tra i due supremi poteri sono sempre stati delicati, o per gli aiuti materiali che, prestati dallo Stato alla Chiesa, provocarono la pretesa di un corrispettivo di concessioni, o per il sorgere di questioni nuove che, con il mutare dei tempi e delle esigenze della vita pubblica, impongono speciali chiarificazioni di rapporti.
Tali problemi sono antichi quanto il cristianesimo; ma finché l'Impero romano lo ritenne religio illicito perché pericolosa, i suoi rapporti non poterono essere che di aperta ostilità o di ombrosa tolleranza; la conversione di Costantino li mutò in aperto favore. Tale favore portò subito il sovrano a ritenere per sé come un onore, anzi un dovere, quello di prestare alla Chiesa mezzi stabili di sussistenza, aiuto e difesa contro nemici esterni ed interni; ma se ne ebbe anche una contropartita di ingerenze nelle vicende della Chiesa, per regolarle, quando lo si ritenne necessario, secondo il proprio giudizio, e ciò sino ad entrare nelle controversie dommatiche, ogni volta che queste paressero fomite di tumulti. Non che l'autorità imperiale si erigesse a giudice diretta in tali controversie; si adoperava però talvolta a sollecitarne dai vescovi le decisioni preferite. Questa disposizione o tendenza proveniva certo dalla tradizione romana del pontifex maximus, dignità che era un attributo del potere imperiale; ma anche dal fatto che troppi vescovi frequentando la corte imperiale e soggiornandovi a lungo erano disposti a sollecitarne i favori e, per conseguirli, ad esagerarne i poteri; mentre altri vi accorrevano con il pretesto di ottenere risarcimento, come ultima sede di appello, contro pretese ingiustizie da parte della legittima autorità ecclesiastica. Col diventare sede dell'Impero in Oriente, Costantinopoli assunse il titolo di nuova Roma; e questa nuova Roma, del tutto cristiana, fece passare in seconda linea l'antica, soprattutto quando questa venne a trovarsi in pieno ambiente barbarico. Al concetto tradizionale dell'autorità primaziale di s. Pietro continuante nei suoi successori, si sostituì quella del vescovo di questa seconda Roma unica continuatrice dell'Impero; in altre parole: ad un concetto religioso si sostituì un concetto politico-nazionale, ed è precisamente quello che ha informato poi fino ad oggi in Oriente le relazioni fra lo Stato e le singole chiese dissidenti, in quanto queste avevano fatto parte dell'antica Chiesa imperiale.
Intanto in Occidente il regime feudale degli Stati medievali creò rapporti del tutto diversi; fece diventare le singole Chiese elementi dello Stato in quanto tale; ne rimase però fuori la Chiesa romana, sebbene anche questa venisse a costituire per sé uno
Stato di cui era sovrana; ma essa con l'Impero d'Occidente costitui un sistema di rapporti che, sebbene non sempre pacifici, le assicurarono un'indipendenza spirituale che non si smentì mai.
Pu soltanto in pieno Rinascimento, con il sorgere di nuove teorie ecclesiastiche e finalmente con la negazione del concetto di Chiesa visibile militante in terra, proprio nel momento in cui si affermavano le aspirazioni delle nuove nazionalità, che si costituirono le Chiese protestanti intimamente legate all'autorità dello Stato e senza vitalità indipendente. La Chiesa anglicana, che volle conservare ancora una gerarchia ed un aspetto di Chiesa, non differisce essenzialmente a tal riguardo dalle altre Chiese protestanti, in quanto la sua esistenza e i suoi insegnamenti sono legati per diritto all'arbitrio dell'autorità politica.
Il c. nel suo aspetto specifico risorse invece negli Stati cattolici d'Occidente, sebbene non mai nella forma radicale del c. bizantino, nel sec. xvir, con il proposito soprattutto di limitare l'autorità del Romano Pontefice nell'àmbito dei singoli Stati, per sostituirvi l'autorità sovrana, sino a raggiungere nel febronianismo (v.) e nel giuseppinismo (v.) la forma più acuta del sistema. Esso dimostrava particolare avversione alla dottrina del potere indiretto della Chiesa nelle cose temporali; voleva rendere generici e rari il più possibile i rapporti dei vescovi con la S. Sede, limitare il diritto di esenzione dei regolari, imporre placet ed exequatur alle lettere e provvedimenti ecclesiastici, sottoporre alla propria volontà la fondazione e l'esistenza degli istituti religiosi, l'acquisto e l'alienazione dei loro beni, l'accettare appelli tamquam ab abusu dalle sentenze del Papa e dei vescovi, perfino dare nuove circoscrizioni alle diocesi ed alle parrocchie; e pretese altresì di legiferare sugli impedimenti matrimoniali.
Pretesto di tutto questo, la necessità di supplire alle deficenze della potestà ecclesiastica, di provvedere alla dignità sovrana e di cautelarsi contro le esorbitanze della Chiesa e contro privilegi ritenuti lesivi del bene nazionale. Com'è evidente, non si può parlare di c. in quegli Stati che non riconoscono alcuna legittima autorità spirituale : in essi la religione è totalmente alla discrezione della politica che ne dispone a suo tornaconto.
BibL.: Su questa materia scrissero largamente teologi nel trattare De Ecclesia, e canonisti nel Diritto pubblico ecclesiastico. Cf. in proposito Al. Ottaviani, Iustitutiones Iuris publici ecclesiasitici, II, Roma 1922, p. 101 sgg . Trattano la materia anche gli studiosi di diritto pubblico sotto l'aspetto politico: cf. A. Galante, Manuale di diritto ecclesiastico, 2ᵃ ed. a cura di A. C. Jemolo, parte 1ᵃ e 4ᵃ, Milano 1923; A. C. Jemolo, Lezioni di diritto ecclesiastico: il diritto ecclesiastico dello Stato italiano, Città di Castello 1933, p. 4 sgg.; V. Del Giudice, Corso di diritto ecclesiastico, 6ᵃ ed., Milano 1946, p. 19 sgg. Vanno pure ricordati i noti trattati di P. Hinschius, Esposizione generale delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa (Bibl. di scienze politiche del Bruniddi, 8), Torino 1892, p. 383 sgg.; E. Friedberg, Trattato del diritto ecclesiastico cattolico ed evangelico, trad. it., ivi 1894, pp. 46 e 140 .
Pio Paschini
CESAROTTI, Melchiorre. - Scrittore, n. a Padova nel 1730, m. nella sua villa a Selvazzano, nei pressi di Padova, nel 1808. Vissuto in mezzo al turbine politico, come il Monti elogio ora Napoleone ora gli Austriaci, secondo le alterne vicende subite dalla Repubblica veneta. Compiuti gli studi nel seminario padovano, insegnò ivi retorica; passò poi a Venezia come precettore di casa Grimani. Nel 1768 fu chiamato all'insegnamento di ebraico e greco nell'Università di Padova; e nel 1779 fu segretario dell'Accademia veneta di scienze, lettere e arti.
Manifestò le sue qualità di scrittore con traduzioni
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(fol. Ene. Culi.)
Cesarotti, Melchiorre - Ritratto. Incisione di S. Rosaspina. Roma, Ist. d'arch. e storia dell'arte.
da Demostene, Eschilo, Omero (curb la sua versione dell'Ilinde in prosa e in versi dal titolo La morte di Ettore) tradusse inoltre scritti di Voltaire e di Gray, cercando di dare liberamente agli autori tradotti la sensibilità e il colore del suo tempo (cf. la sua teoria Su i traduttori). Tentò la narrativa, gli apologhi; la poesia con le Rime e la Prouéa, cioè la provvidenza, poema in cui, spiegata la dottrina del libero arbitrio e la ragione dei premi e dei castighi divini proporzionati alla condotta degli uomini e delle nazioni, celebra le gesta di Napoleone, quale datore di felicità al genere umano. Delle sue ricerche filologiche e del suo amore alla filosofia ci rimangono un Corso ragionato di letteratura greca, un Saggio sulla filosofia della lingua e un Saggio sulla filosofia del gusto. Egli sostenne la necessità di una lingua comune costituita non sui precetti degli scrittori e delle accademie, ma fondata su tutti i dialetti italiani. Si dedicò inoltre alla critica letteraria con un Discorso su l'origine e sui progressi dell'arte poetica e con il Ragionamento sopra il diletto della tragedia. Il suo nome è legato tuttora alla versione poetica dei Poemi di Ossian di Giacomo Macpherson, epopea che commosse l'Europa per il ritorno libero e fantastico alle forze della natura. La sua versatilità e la sua irrequietezza sono nell'àmbito dell'enciclopedismo desideroso di liberali innovazioni.
Le opere del C. sono in 40 voll. (Pisa 1800-13).
Bibl.: Opere: B. Crivelli, Poesie di Ossian, Torino 1924 (con bibl. sul C.). Studi: G. Rossi, M. C. critico e poeta, Salerno 1923; G. Ortolani, Opere scelte del C., I, Firenze 1925, pp. vxxiv; W. Binni, Prenomanticismo italiano, Napoli 1948, pp. 185252; S. Romagnoli, M. C. politico, in Belfogor, 3 (1948), pp. 143158. Gran parte dell'epistolario inedito è conservato nella biblioteca del seminario di Padova e nel Museo britannico di Londra.
Giovanni Fallani
CESATI, Filippo Maria. - Missionario barnabita, n. a Milano nel 1684, m. a Phuican il 2 apr. 1725. Dopo aver insegnato lettere a S. Alessandro (Milano) ed essere stato prefetto delle scuole pubbliche a Lodi, insieme con il p. On. Ferrari (v.) fu mandato come ab-legato di mons. Mezzabarba (v.), legato pontificio presso l'imperatore della Cina (1719-21); quindi fu destinato, as-
sieme al p. A. Alessandri (v.), giudice e commissario apostolico in Cocincina, della quale poi, dopo quattro anni di difficile lavoro in quel paese estremamente povero e discorde, venne eletto vicario apostolico e vescovo di Nabucco: ma gli stenti della missione lo condussero alla morte, prima che le bolle venissero spedite.
Di lui sono stampate due orazioni panegiriche e O n^{′} a m- basciata del Papa all'imperatore della Cina. Lettera del P..., a cura di A. di Prampero (Udine 1886). Manoscritti e Lettere e un Ragguaglio del suo viaggio da Roma in Oriente, si trovano nell'archivio generale dei Barnabiti a Roma.
Bibl.: I. Gobio, Legazione dei padri O. Ferrari, F. C. Al. De Alessandri, Salo, Ravini, e Sizzi, Colchi, barnabiti, nella Cina e Cocincina, Milano 1862 (in appendice al vol. III della Storia del cristianesimo nell'opera birmana del p. Gallo); O. Premoli, Storia dei Barnabiti, III, Roma 1925, pp. 41 seg., 5157, 74-76; L. Levati, Menologia dei Barnabiti, IV, Genova 1933, pp. 16-20; G. Boffito, Biblini, degli scrittori barnabiti, III, Firenze 1933, pp. 456-57. Virginio M. Colciago
CESELLO. - E propriamente uno strumento di acciaio che si adopera per disegnare, incidere, rialzare, appiattire o ripulire il metallo sul quale si opera; vi sono quindi vari c. che assumono nomi particolari e servono a ciascuna delle differenti operazioni. Nell'uso comune il termine è passato a significare il lavoro di plastica, naturalmente molto sottile, eseguito con quello strumento.
E tecnica assai antica ed associata sempre ad altri particolari modi dell'oreficeria, come lo sbalzo, l'agemina, il niello ecc. Attraverso il c. si ottengono infatti effetti di un rilievo quasi laminare che possono conferire alle opere eseguite con tale tecnica una ariosità notevolissima per la diversità dei piani; ma in genere i volumi vengono alquanto rinforzati accoppiandovi la tecnica dello sbalzo. Lavori a c. si trovano frequentemente nell'oreficeria sacra dal medioevo fino all'età moderna.
Bibl.: R. B. Witte, Das katholische Gotteshaus, Magonza 1939, pp. 192, 257, 279, 422.
Guglielmo Matthiae

(fol. Althoff)
Cesello - Sottoconpa in argento a sbalzo e lavoro di cesello, con la figurazione del mese di gennaio. Arte fiorentina del sec. XVI - Firenze, Gabinetto degli Argenti.
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(fol. Jilmari)
Cesena - Porta d'ingresso alla biblioteca Malatestiana (sec. xv).
CESENA, diocesi di. - Nell'Emilia in provincia di Forli suffraganea di Ravenna. Le liste episcopali cesenatiche anteriori al sec. vi non riposano su basi storiche solide e il primo vescovo di cui si ha notizia è Natale, della seconda metà del sec. vi, seguito da un Concordio nel 603 , entrambi ricordati in una lettera di s. Gregorio Magno e Mariniano, vescovo di Ravenna (Jaffé-Wattenbach, 1919) : probabilmente alle dipendenze di Ravenna sin da quel periodo, lo era certamente nel 649 quando faceva parte dell'esarcato.
Tra gli altri presuli di C. dei quali vien fatta menzione, sono da ricordare Floro presente al Sinodo romano del 680 sotto il papa Agatone; s. Mauro protettore di C. che resse la cattedra nel sec. x e del quale scrisse la vita s. Pier Damiani; il successore, un suo nipote di nome Costanzo; il vescovo Giovanni II al quale s. Pier Damiani inviò l'opuscolo De parentelae gradibus; Gebizo già monaco e abate del monastero dei SS. Bonifacio e Alessio de Urbe, legato di Gregorio VII e dallo stesso creato cardinale; Benno de' Coeliti, m. nel 1149, anche lui cardinale, adoperato da Onorio II in varie legazioni. Sino al sec. xi fece parte del patrimonio della S. Sede, quindi si resse in libero comune. Dopo la caduta degli Svevi, C. fece parte nuovamente dei possedimenti pontifici passando in seguito sotto il regime degli Ordelaffi, scacciati dal card. Albornoz nel 1357. Dopo i saccheggi patiti durante la spedizione di Roberto di Ginevra inviato da Gregorio XI per sottomettere la città, C. ebbe finalmente un periodo di prosperità sotto i Malatesta che la governarono per un secolo (1378-1466). Per rendere più spaziosa la nuova rocca di C. Galeotto Malatesta fece abbattere nel 1385 la Cattedrale situata sul colle Garampo, che il suo successore Andrea fece ricostruire più tardi sul luogo attuale (1408-12). C. fu un'altra volta sotto il dominio papale, al tempo del pontificato di Giulio II dal quale ebbe statuti municipali, con i quali la città si resse sino all'avvento della Rivoluzione Francese. La diocesi, piccola come estensione territoriale, fu
notevolmente ampliata da Pio VI nel 1777 con nuove parrocchie tolte alla giurisdizione di Rimini.
Tra i vescovi che in tempi piuttosto recenti illustrarono la sede di C. sono da ricordare Pietro Francesco Orsini ( 1680-86 ) diventato più tardi papa Benedetto XIII; il card. G. C. Denhoff (1686-97); il card. Carlo Bellisomi (1795-1808) candidato alla tiara nel Conclave del 1799; il card. S. F. Castiglioni più tardi papa Pio VIII.
Di C. erano Pio VI e Pio VII.
Tra i monasteri della diocesi furono celebri un tempo quello dei SS. Lorenzo e Zenone noto sin dai tempi di Gregorio Magno e retto dai Benedettini sino al 1402; il monastero di S. Maria del Monte o Monte di S. Mauro, di origine antichissima anche se incerta, anch'esso benedettino, in cui fu deposto il vescovo s. Mauro nel 946; confermato nel 1244 da Innocenzo IV al vescovo di Cervia, unito da Niccolò V nel 1453 alla Congregazione di S. Giustina di Padova, restaurato nel 1814 e nel 1887.
La diocesi misura 400 kmq ., conta 64 parrocchie, 126 sacerdoti diocesani, e 51 regolari e 90 mila cattolici su 97000 ab. (1948). - Vedi Tav. LXXXIII.
Bibl.: Ubbelli, II, pp. 441-67; G. B. Brachi, Memorias cesenates sacros et profanae, Roma 1738; F. A. Zaccaria, Se-
ries episcoporum Coscunatium, Cesena 1779; Cappelletti, II, pp. 525-56; R. Zazzari, Storia di C. dalle origini fino ai tempi di Cesare Borgia, Cesena 1890; G. G. Bagli, Contributo agli studi di bibliografia storica roumgnola, in Atti e sennorie della r. deputazione di storia patria per le province di Romagna, 3² serie, 7 (1889), pp. 335-36; P. Lanzoni, S. Severo vescovo di C., Fidenza 1906; P. Kehn, Italia Pontificia, V: Armilia, Berlino 1911, pp. 127-31; Lanzoni, 714-21; Cottineau, I, col. 660.
Mario Scaduto
CESI. - Famiglia umbro-sabina originaria del luogo omonimo, che cominciò ad elevarsi nel sec. xv e durante il sec. xvi in uno dei suoi rami uni il marchesato di Monticelli (1572), il ducato di Acquasparta (1588) ed il principato di S. Angelo e S. Paolo (1613). Le sue fortune nella Curia romana cominciarono con Paolo Emilio, n. nel 1481, protonotario apostolico, creato cardinale da Leone X nella grande promozione del 1^{°} apr. 1517. Con lui comincia quella serie di personaggi che ebbero cardinalati ed episcopati durante il sec. xvi ed il principio del seguente. Infatti Paolo Emilio ebbe in commenda Todi il 1^{°} giugno 1523 , Narni il 20 maggio 1525 che trasferì a Bartolomeo C. pochi mesi dopo; Orte il 7 apr. 1525, trasferita a Pomponio C. nel 1538; Cervia nel 1525 trasferita a Ottavio C. nel 1528, e persino Sion in Svizzera che tenne dal 12 nov. 1522 fino alla morte che lo colse a 56 anni in Curia il 5 ag. 1537. Fu pure erciprete di S. Maria Maggiore. Alla morte del card. Giov. Antonio di S. Giorgio (1511), acquistò il suo palazzo in Borgo Vecchio e lo completò riducendo a giardino la vigna che si estendeva sulla retrostante collina e facendovi un antiquarium di importanti antichità prese dalle scoperte che in quel tempo si facevano per ogni dove (cf. An. Hülsen, Römische Antihengärten des XVI. Jahrh., Heidelberg 1917; E. Martinori, op. cit. in bibl., p. 47 sgg.).
Federico, fratello di Paolo Emilio, n. nel 1500; ebbe il vescovato di Todi per rinuncia del fratello l'11 giugno 1523 e lo tenne sino al 1545 ; fu creato cardinale da Paolo III il 19 dic. 1544; ebbe in commenda Cremona dal 18 marzo 1551 al 13 marzo 1560; morì vescovo di Porto il 28 genn. 1565, fu sepolto a S. Maria Maggiore. Era ritenuto ricco, dotto e di molta esperienza; costrui in Roma la chiesa di S. Caterina dei Funari.
Pier Donato, fu chierico di Camera, ebbe il vescovato di Narni in commenda il 25 giugno 1546 e vi rinunciò in favore di Romolo C. il 12 luglio 1566; fu creato cardi-
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nale il 7 maggio 1570 da Pio V. Fu legato a Bologna nel 1580. M. in Curia il 29 sett. 1586 e fu sepolto a S. Maria della Vallicella.
Bartolomeo, n. verso il 1565 , tenne inCuria l'ufficio di tesoriere generale che lo portò al cardinalato il 5 genn. 1596. Arcivescovo di Conza il 10 marzo 1608, vi rinunci nel 1614; il 5 maggio 1621 ebbe la sede di Tivoli; però mori lo stesso anno il 18 ott. e fu sepolto a S. Maria Maggiore.
Tesoriere generale fu pure Pier Donato iuniore, n. verso il 1583 , protonotario apostolico partecipante 18 apr. 1615 , creato poi cardinale da Urbano VIII il 16 dic. 1641 , camerlengo del S. Collegio il 9 genn. 1651, m. in Curia il 30 genn. 1656. Un contemporaneo giudicò: «nel tesoriccoto è stato tenace, libero nel parlare, di natura gagliarda, intelligente de'negozi, di lettere mediocremente» (Cf. Pastor, XIII, p. 716 ).
Muggiore celebrità presso i posteri si acquistò Fe derico, n. a Roma il 13 marzo 1585 da Giovanni Federico, ch'era il fratello del card. Bartolomeo, e da Olimpia Orsini.
Nonostante il maltalento del padre, che sperperava il pingue patrimonio ed alienava al card. Ludovisi nel 1622 persino 102 pezzi di antichità della raccolta familiare (Pastor, XIII, p 50), Federico rimase costante all'amore per gli studi letterari e scientifici ed il 18 ag. 1603, insieme con Gian Franco Stelluti, Anastasio de Fllia e Giovanni Eckio, diede principio all'Accademia dei Lincei assumendo il nome di Coelivafus Lyncacus. Solo nel 1607 si ebbe in Giov. Batt. Porta il quinto membro aggiunto; Galileo Galilei fu il sesto e vi fu ricevuto ufficialmente il 25 apr. 1611 in occasione del suo viaggio a Roma. Il Galilei stesso ci informa che « i Lincei sono una compagnia di acca-

(1) A. Andrroni
Cesi, famiglia - Monumento al card. Paolo C., opera di Guglielmo della Porta (1540-1602) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore.
demici... ed hanno per fine gli studi delle buone lettere e in particolare di filosofia e altre scienze a quella conferenti; e inoltre attendono i più intendenti a scrivere e pubblicare le loro fatiche» (Edizione Nazionale delle opere di G. Galilei, V, p. 184). Il C. divenne amico del Galilei e si mantenne in relazione con lui negli anni seguenti a proposito delle scoperte che andava facendo e delle polemiche che esse suscitavano. Particolare protezione e favore dimostrò il C. per il Galilei in occasione del suo soggiorno a Roma nel 1615-16, rivendicando la libertà delle indagini scientifiche. Quando poi si trattò di pubblicare una risposta alla Libra astronomica del p. Grassi, il C. insieme ai suoi colleghi invitò il Galilei alla pubblicazione del «Saggiatore» e se ne fece promotore della stampa che uscì appunto per cura dei Lincei stessi nel 1623. Essi infatti quasi al completo avevano abbracciata la causa del Galilei, sebbene il C. soltanto a stento si fosse convertito al sistema copernicano.
Nella Pasqua del 1624 il Galilei fu ospite del C. in Acquasparta. Egli del resto aveva fatto campo dei suoi studi ricerche botaniche, nelle quali può essere ritenuto un vero precursore.
Si era preso speciali premure per la stampa del Dialogo dei due massimi sistemi del Galilei quando mori il 1^{°} ag. 1630, senza avere avuto dalle due mogli Artemisia Colonna (sposata nel 1614) ed Isabella Salviati (sposata nel 1616) prole maschile sopravvissuta.
L' Accademia, il cui numero di soci era rimasto assai limitato, affidata alle cure del suo protettore card. Barberini, tacque e ben presto cessò di esistere.
Bibl.: Oltre i diversi volumi del Pastor, il vol. III dell'Eubel ed il IV di Eubel-Gauchat, cf. P. Litta, Famiglie celebri d'Italia: C., tav. II, Milano 1819; F. Martinori, Genealogia e cronistoria di una grande famiglia umbro-romana: I C., Roma 1631.
Pio Paschini
CESLAO di Polonia (di Slesia), beato. - Domenicano, n. nel 1180 a Gross-Stein in Alta Slesia, m. a Breslavia il 15 . luglio 1242 . Notizie tardive lo dicono compagno, Bzovio lo fa fratello, di s. Giacinto, insieme al quale avrebbe ricevuto l'abito de' Predicatori da s. Domenico a Roma, e avrebbe poi fondato il convento di Friesach (Carinzia). Dopo una dimora a Cracovia, C. eresse il convento di S. Adalberto a Breslavia. Come priore di Breslavia e come provinciale di Polonia si prodigò per la cristianizzazione della Slesia. Alle sue preghiere si attribuisce la liberazione del castello di Breslavia durante l'assedio dei mongoli nel 1241. Le reliquie sono in S. Adalberto. Il suo culto fu approvato da Clemente XI nel 1712. Festa nell'Ordine domenicano il 17 luglio, nell'arcidiocesi di Breslavia il 20 luglio.
Bibl.: Acta SS. Iulii, IV, Anversa 1725, pp. 182-99; C. Blasel, Der sel. C., Breslavia 1909; id., Geschichte v. Kirche u. Kloster St. Adalbert zu Breslau, ivi 1912; I. Taurisano, Catalogus hagiograph. O. P., Roma 1918, p. 11 sg.; B. Altaner, Die Dominkanermissionen im 13. Jahrh., Mabelschwerd: 1924, p. 240 e passim.; H. Scheehen, Der heil. Dominikus, Friburgo in Br. 1927, pp. 332 sg., 360; J. Woroniecki, Bl. Czeslaw dominikauin 1173 (7)-1242, Opole 1947. Angelo Walz
CESTAC, Louis-Edouard, venerabile. - Sacerdote, n. a Bayonne il 6 genn. 1801, m. ivi il 27 marzo 1868. Dedicò tutta la sua vita alla cura degli orfani e alla rieducazione delle giovani traviate, aiutato mirabilmente dalla sorella Elisa. Fondò due congregazioni religiose: le Bernardine e le Serve di Maria. La sua causa di beatificazione è stata introdotta l'8 apr. 1908.
Bibl.: P. Bordarrampé, Le vèn. 'L.-E. C. Su vie, son auvre, Parigi 1903.
Silverio Mattei
CESTARI, Giuseppe. - Prete, n. nel 1751 a Napoli ove visse in fama di giansenista, insieme con
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il fratello Gennaro, appartenente a quel gruppo di filosofi e di regalisti preoccupati soltanto di affermare i diritti del sovrano sulla nomina dei prelati, sulle chiese e sui loro beni, sulla disciplina delle ordinazioni sacerdotali, delle monaezzioni, sui matrimoni.
Collaborò con Francesco Mario Pagano e Giuseppe Logoteta al disegno della Costituzüne della Repubblica napoletana del 1798. L'opera sua principale, Dimotivazione de i tituli della S. Sede sulle Sicilie (Napoli 1784), è una risposta all'opera del card. Stefano Borgia, Breve istoria del dominio temporale della sede apostolica nelle due Sicilie (Roma 1788). Altra sua opera è l'Esame della pretesa donazione fatta da s. Arrigo II imperatore alla S. Sede (Napoli 1785), che suscitò aspre polemiche. Commento la Istoria del Giannone e continuò gli Annali del Regno di Napoli di F. A. Grimaldi. Fu prefetto degli Archivi della R. Zecca e della R. Camera della Sommaria.
Poi, con gli altri giansenisti e regalisti napoletani, partecipò alla repubblica del 1799 e fu ucciso in combattimento all'entrare delle masse condotte dal card. Ruffo per la restaurazione della monarchia.
Bibs. : A. C. Jensolo, Il giansenismo in Itolin, Bari 1928, p. 390; G. Natali, Il Settecento, I, Milano 1929, pp. 30. 460, passim; E. Michel, s. v. in Diz. del Risorg. Nuz., II (1929), pp. 663-64; B. Croce, Varietá di storia letteraria e risale, 1^ serie, Bari 1932, p. 35 s88.
Maria Morselletto
CESTI, Marco Antonio. - Valente operista, n. ad Arezzo nel 1623, battezzato con il nome di Pietro, prese il nome di Antonio entrando nei Minori Conventuali il 1637; fu maestro di cappella nel seminario di Volterra (dove forse fu ordinato sacerdote nel 1646), poi a Venezia, Arezzo, Firenze, Lucca, ad Innsbruck (1653), a Roma (cantore soprannumerario della cappella papale dal 1659 al 1662), poi ancora a Firenze, Venezia, a Vienna (probabilmente vi fu maestro di cappella a Corte), e quindi a Venezia e a Firenze dove morì nel 1669 . Oltre che musica teatrale scrisse anche musica sacra, di cui si trovano esempi alla biblioteca Estense di Modena (mottetti a una e più voci del 1620), 14 composizioni vocali da i a 8 voci e al British Museum di Londra (una composizione a 4 voci Filiae Ierusalem).
Bibs.: F. Coradini, P. A. C., in Riv. Mus. Ital., 30 (1923), pp. 371-88; R. Rolland, L'opera na XVII: siiclé en Italie, in A. Lavignac, Encyclopédie de la musique, Parigi 1921. Luisa Cervelli
CETHIM: v. KITTIM.
CETURA (ebr. Çäfärdh). - Seconda moglie di Abramo (Gen. 25, 1), probabilmente cananea, che Abramo avrebbe sposata dopo la morte di Sara. Visto però che avrebbe allora avuto ca. 140 anni, mentre lo scrittore sacro riferisce lo stupore per la sua fecondità a 100 anni (ibid. 17, 17), e che poco tempo rimarrebbe per la nascita e lo sviluppo dei figli, alcuni ritengono che l'unione con C. abbia preceduto la morte di Sara.
Da Abramo ebbe sei figli (ibid. 25, 2), capostipiti di altrettante tribù, tra cui i Madianiti. Prima di morire Abramo li allontanò tutti, con doni, dalla terra destinata al solo Isacco, l'erede delle promesse divine, ed essi andarono, secondo gli ordini ricevuti, ad abitare verso oriente (ibid. 25, 6). Abramo provvedeva così ad assicurare ad Isacco ed ai suoi discendenti il dominio incontrastato del loro territorio e li preservava pure da un contatto che poteva riuscire pericoloso tramite di corruzione morale e religiosa.
Giorgio Castellino
CEUTA, diocesi di: v. cadice, diocesi di.
CEVA, Tommaso. - N. a Milano il 26 dic. 1648, entrato il 20 dic. 1663 nella Compagnia di Gesù, m. a Milano il 3 febbr. 1737. Fratello minore di Giovanni C. (che diede il nome ad alcuni teoremi di geometria), Tommaso si distinse pure nelle matematiche, che insegnò per 38 anni.
Nei suoi saggi (Opuscula mathematica, Milano 1691; De natura gravium, ivi 1699), è da menzionare, fra l'altro, l'invenzione d'uno strumento per la divisione d'un angolo qualunque in porti uguali (pubblicato nel 1695, riportata negli Acta eruditorum di Lipsia lo stesso anno); come matematico, il C. rimane ancorato ai metodi geometrici, anziché apriosi ai nuovi analitici. Ma il C. gode più ampia fama per le sue poesie latine, massime per il curioso e originale Iesus Puer (Milano 1690, varie ristampe e traduzioni, di cui cinque almeno in italiano). Fra le sue Syltate poetiche (1699), fu notato il Cippos, imitato dal Vert-vert di Gresset. Mente poliedrica, il C. difese la filosofia tradizionale, contro i novatori come Cartesio e Gassendi negli esametri della Philosophia vova-antigua (Milano 1704, varie ristampe), intervenne con opuscoli anonimi nelle controversie sul giansenismo e sui riti cinesi, pubblicò con grande dedizione le opere del celebre oratore p. Carlo Ambrogio Cattaneo e scrisse biografie edificanti (Vita di mons. Luigi Ruzzini vescovo di Bergamo, ivi 1712, ecc.), talvolta interessanti anche la critica letteraria (Memoria d'aleune virtù del sig. conte Francesco de Lemeve, con alcune riflessioni sulle poesie, ivi 1706). Era membro dell'Accademia degli Arcadi (Collimaco Neridio).
Bibs.: Sommervogel, II, coll. 1913-24; Necrologio, del Cordara, nelle Vite degli Aecadi illustri. V. Roma 1731, con ritratto; B. Catzman, Il - Cispus - di T. C., in Atene e Roma, 9 (1906); I. Berardi, Un porme sacro dell'ultima Seicente, in Studi di letteratura italiana, a (1912), pp. 71-78; A. Pascal, L'appa. verchè polletture di T. C., in Rendiconti del R. Istituzclook., 48 (1913), pp. 173-81 e 63-78; R. Romat, La critica del p. C., in Civilta moderna, 10 (1938), pp. 385-395 e 11 (1939), pp. 139-66. Edimondo Lemaile
CEVAKINSKY, Savva. - Architetto russo, n. nel 1733, m. nel 1783. Si formò alla scuola di Bartolomeo Francesco Rastrelli, adattando al suo brillante ingegno il fasto e la ricchezza delle costruzioni rastrelliane. Costruì la cattedrale di S. Nicola a Pietroburgo. Fu uno dei diffusori in Russia dell'arte e della cultura occidentali.
Bibs.: M. Gibellino Krasceninnicowa, Storia dell'arte russa, II. Roma 1937.
Maria Gibellino Krasceninnicowa
CEVOLI, Florida, venerabile. - Cappuccina del monastero di Città di Castello, n. a Pisa dai conti Curzio e Laura C. l'11 nov. 1685, m. il 12 giugno 1767. Entrò in monastero l'8 giugno 1703, fu discepola, confidente e vicaria di s. Veronica Giuliani (v.), di cui emulò le virtù; bailessa dal 1727 , con qualche interruzione, fino alla morte. Richiesta di consiglio, tenne un copioso carteggio con persone grandi ed umili. Lasciò preziose testimonianze sulla sua vita interiore. Il 10 giugno 1838 Gregorio XVI ne introdusse la causa di beatificazione; il 19 giugno 1910 Pio X ne dichiarò l'eroicità della virtù.
Bibs.: Analecta Ord. Min. Capuccinorum, 13 (1897), pp. 135144 (siemos degli scritti). F. Gemelli, Compendio della vita, virtù, doni e prodigi di suor F. C., Roma 1838-40; G. Sainati, Vita della ven. F. C., Monza 1873; S. Rituum Congregatio, Pra. servos Dei sur. Floridas C. nova positis super virtutibus, Roma 1907; Novissima positis super virtutibus, ivi 1909; P. Constant, La vèn. Ploride C., in La légende darte des Capucins, Parigi 1932, pp. 569-84; M. Capozzi, Suor. F. dei conti C., la confidente di s. Veronica Giuliani, Milano 1936.
Felice de Maroto
CEYLON. - Il nome C. significa "isola dei leoni", dai guerrieri che accompagnarono, nel sec. vi a. C., il suo conquistatore indiano. E l'antica Taprobane, ben conosciuta dagli scrittori classici per la sua importanza commerciale, ma di rado ricordata nelle loro fonti letterarie. Appendice insulare della penisola indiana (Deccan), è riunita ad essa dai piloni di un ponte solo in parte crollato (Ponte di Adamo con, nel mezzo, l'isoletta di Rameswaram, una delle mète preferite dai pellegrinaggi indiani).
C. consta di un blocco di terreni cristallini, che si innalza a terrazze verso la parte centro-meridionale dell'isola,
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dove elevate cime (Picco di Adamo, m. 2243; Pidurutalagala, m. 2527) sovrastano un ampio altopiano. Il blocco è circondato lungo tutto il perimetro tipicamente ovoidale dell'isola da larghe pianure costiere, che orlano a settentrione una piatta zona di sedimenti recenti e di calcari corallini. Accompagnate come sono da una striscia di mar sottile, le coste sono in genere basse, ma s'aprono talora, dove l'imbasamento viene a luce, in ottime baie, qual'è quella di Trincomalee, facilmente trasformata dagli Inglesi in una formidabile stazione navale.
La posizione meridionale dell' isola (dal 6^{°} al 10^{°} mathrm{N}. ca.) e la sua limitata estensione ( 65,6 mila kmq .) vi fanno predominare un clima equatoriale-monsonico, caldo e umido, anche nel suo interno montuoso. Le temperature medie oscillano tutto l'anno tra 26^{°} e 28^{°} lungo il margine costiero e fra 23^{°} e 26^{°} nelle regioni più lontane dal mare; le precipitazioni, invece, più abbondanti nel settore sud-occidentale, esposto al monsone (da 2 a 6 m . annui), si fanno meno copiose e regolari a N. e ad E. La vegetazione equatoriale, dà una fitta giungla nelle pianure e magnifiche foreste sulle pendici dell'altopiano. Fra le colture che occupano ca. 1 / 4 della superfice dell'isola prevalgono quelle del tè, della palma da cocco, del riso, dell' hevea da gomma. L' allevamento ha scarsa importanza; le risorse minerarie si limitano alla grofite ed al cuslino. Praticamente inesistenti le industrie ( 1^{′} 87 \% della popolazione è rurale).
La divisione amministrativa dell'isola è la seguente:

Cevion - Circoscrizioni ecclesiastiche: 1. Confini di circoscrizione ecclesiastica; 2. Confini di regione; 3. Ferrovie.
La divisione amministrativa dell'isola è la seguente:

Dei 6, 7 milioni di ab. (1946; erano 890.000 nel 1827), quasi 2 / 3 sono sinegalesi, di lingua indoeuropea e religione buddhista; 1 / 5 tamili, che parlano dialetti dravidici,
l'evangelizzazione si limitava, nel sec. xvi, all'isola di Mannar, dove s. Francesco Saverio nel 1544 mandò un chierico. Gran parte dei neofiti soffrirono il martirio per opera del re di Jaffna, però dal 1560 in poi i Gesuiti, sotto la protezione portoghese, ridussero l'isola di Mannar alla fede. Nel sec. xvit Francescani, Domenicani, Gesuiti ed Agostiniani spiegarono dal centro di Colombo la loro benefica azione evangelizzatrice. Nel medesimo tempo la penisola di Jaffna fu efficacemente evangelizzata da Gesuiti, Francescani e Domenicani. Verso la metà del Salcento i Portoghesi furono cacciati da C. dagli Olandesi che nel 1656 occuparono Colombo e nel 1658 Jaffna, e iniziarono subito una violenta soppressione della religione cattolica con l'espulsione dei missionari e con rigorosissime misure contro i fedeli. Salvatore della missione fu l'oratoriano goanese Josè
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Vaz, che dal 1687 lavorò travestito tra i cattolici e nel 1691 trovò rifugio nel regno indipendente di Kandy all'interno dell'isola: da questo centro gli Oratoriani fino al 1746 assistettero i cattolici. Il p. Jacome Gonçalves creò una ricca letteratura cristiana in lingua singaleve e tamulica. Scacciati da Kandy nel 1746, gli Oratoriani si ricoverarono a Vanni e approfittarono della maggior libertà concessa dagli Olandesi.
Gli Inglesi occuparono C. nel 1796, dichiarandola colonia della Corona nel 1802 e proclamarono la libertà religiosa nel 1806 . Allora la missione poté liberamente svilupparsi e organizzarsi. Nel 1834 e di nuovo nel 1836 l'isola, finora sotto la diocesi di Cochin, fu eretta a Vicariato apostolico. Gli Oratoriani goanesi, il cui convento di Goa fu soppresso nel 1834 , furono sostituiti a poco a poco da sacerdoti europei, principalmente Oblati di Maria Immacolata e Silvestrini. I vicariati apostolicî di Colombo e Jaffna, eretti nel 1847, passarono nel 1857 nelle mani dei Silvestrini (Colombo) e degli Oblati (Jaffna). Questi ultimi s'adoperarono con ottimi risultati a rinnovare le comunità cristiane, a riorganizzare la vita cristiana, e creare scuole ed a formare un clero indigeno. Il grande animatore di quest'opera fu mons. Ernesto Cristoforo Bonjean, 1868 1883 in Jaffna, 1883-92 in Colombo. Nel 1883 anche Colombo fu affidata agli Oblati; ai Silvestrini toccò il vicariato apostolico di Kandy eretto in quell'anno. Nel 1886 venne istituita la gerarchia: Colombo fu elevata ad arcidiocesi con le suffraganee di Jaffna e Kandy. Nel 1893 furono aggiunte le diocesi di Galle e Trincomalee, affidate ai Gesuiti, alle cui cure è pure affidato il seminario centrale per l'India a Kandy. Nel 1939 fu eretta la diocesi di Chilave affidata al clero secolare ceylonese. Dal 1947 l'arcivescovo di Colombo è pure indigeno. - Vedi Tav. LXXXIV.
Bibl.: Gnana Prakasar, A History of the Catholic Church in C., Colombo 1924; G. Rommerskirchen, Die Oblateamissionen auf der Insel C. im 19. Jahrhunderi, Hunfeld 1931; S. G. Perera, The Oratorian Mission in C., 2 voll., ivi 1936-38. Giovanni Rommerskirchen
CHABOT, Jean-Baptiste. - Sacerdote francese, celebre orientalista, n. a Vouvray (Indre-et-Loire) il 16 febbr. 1865, mathrm{~m}. a Parigi il 7 genn. 1948. Compì i suoi studi nel seminario di Tours, nella Ecole des hautes études e nell'Università di Lovanio. Fu membro dell'Istituto dal 1917.
I suoi scritti riguardano specialmente gli autori di lingue ariace. C. ha pubblicato fra l'altro la cronaca di Dionigi di Tell-Mahyr, la storia di Màr Jahballâhâ, il celebre Synodicon Orientale, la Cronaca di Michele il Siro e una scelta di iscrizioni di Palmira. Nel 1903, divenuto, insieme con altri, fondatore del Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, si incaricò della sezione Scriptores Syri, nella quale pubblicò molti e pregevoli documenti antichi, quali le Cronache minori e il commentario sul Vangelo di 1. Giovanni di Teodoro Mopsuesteno.
Ignazio Ortiz de Urbina
CHABUL: v. CABUL.
CHACHAPOYAS, diOCESI di. - Nella repubblica del Perú, dipartimento di Amazonas, suffraganea di Trujillo. Eretta da Pio VII il 28 maggio 1805 sotto il nome di Miynas, ricevette l'attuale denominazione da Gregorio XVI il 4 luglio 1843.
Comprende il dipartimento di Amazonas, la provincia di Patoz e parte del dipartimento di Loreto, con una supertice di kmq. 120.000 e una popolazione di ca. 157.000 anime, con 155 chiese, in 30 parrocchie, 20 sacerdoti diocesani e 6 regolari (1948).
BibL.: J. Montes de Oca y de Obregón, s.v. in Cath. Enc., III, p. 551.
Pedro Gomez
CHACO, vicariato apostolicO di. - Nella Bolivia: l'evangelizzazione della regione fu iniziata nel sec. xv dai Carmelitani, ai quali nel sec. xvir seguirono anche i Gesuiti ed i Francescani. Solo nel sec. xvir i Domenicani e gli Agostiniani poterono
fondare tre cristianità. Dal 1732 al 1767 ripresero il loro lavoro i Gesuiti, e dal 1757 al 1810 subentrò l'opera dei Collegi apostolici di Propaganda Fide di Tariga e di Potosí. L' apostolato fu interrotto dalla guerra di indipendenza del 1809-25. Nel 1919 le stazioni missionaric furono incorporate nel vicariato apostolico di C. eretto in quello stesso anno con parte del territorio della diocesi di Tarija.
Il vicariato è affidato ai frati Minori. Ha una supertice di kmq. 120.000 con ca. 33.765 mathrm{ab} ., di cui 25.000 cattolici ed il resto infedeli. Vi sono 2 vicariati foranei, 4 parrocchie, 9 quasi-parrocchie e 20 piccole cristianità. Le chiese sono 7 , le cappelle 11 . Vi lavorano 15 Francescani, alcuni fratelli laici e 12 suore Francescane del S.mo Sacramento di Bertinoro. I catechisti sono 38 , i maestri 63 e i battezatori 22. Le scuole cattoliche sono 7 per i ragazzi e 8 per le ragazze.
Nel 1948 con una parte del territorio di detto vicariato apostolico, venne eretto il vicariato apostolico di C . Paraguayano (v.).
BibL.: Arch. di Pron. Fide, Relazione quinquennale, Pos. n. prot. 589/49; G. Arcila Robledo, La Orden franciscana en la América meridional, Roma 1948, pp. 222-30.
Antonio Mazza
CHACÓN (Ciacconius), Alonso. - N. a Baeza (Granata) nel 1540, m. a Roma il 15 febbr. 1599. Entrò nell'Ordine dei frati Predicatori, fu priore del convento di S. Tommaso di Siviglia; venuto a Roma al tempo di Gregorio XIII (1572-83) fu penitenziere in S. Maria Maggiore. Abitò in Roma sul Pincio dove costituì una biblioteca e un museo ricordati dal Macarius (Hagioglypta; Parigi 1856, p. 2). Fu tra i visitatori delle gallerie cimiteriali (dei Giordani) tornate in luce nel 1578 e fece ritirare le copie delle pitture, sarcofagi e iscrizioni riuscite infelici (J. Wilpert, Die Katahombengemälde und ihre alten Copien, Friburgo in Br. 1917) come le altre dei cimiteri di Priscilla, di S. Valentino, di Domitilla, e del sotterraneo di S. Nicola in carcere, copie conservate nel Cod. vat. lat. 5409 .
Dall'esame del suo epistolario nella biblioteca Chigiana, il Mabillon riconobbe che il C. ebbe in anima due opere, l'una De antiquitatibus Romanis e l'altra Bibliotheca a plurimis antea auctoribus dispersim instituta et collecta, deinde ab aliquat in epitomem redacta (J. Mabillon, Museum Italicum, I: Iter Italicum litterarium, Parigi 1724, p. 96). Di detta opera venne stampato il vol. I fino alla lettera E a Parigi; solo nel 1831 G. B. De Rossi ne ritrovò il manoscritto (Bull. di arch. crist., 1^{text {a }} serie, 2 [1864], p. 88). Postuma è anche l'opera sua più nota Vitae et res gestae Summorum Pontificum a Christo Domino usque ad Clementem VIII nec non S. R. E. Cardin. M. Alfonsi Ciacconii Biacensis, Ordinis Praedicatorum et Apostolici Poenitentiarii, pubblicata in Roma nel 1601 a cura del nipote Alfonso Ciacconio. Pur superata sotto vari aspetti è ancora di indispensabile consultazione. L'opera ebbe successivi completamenti a cura di F. Cabrera Morales, A. Vittorelli, F. Ughelli, G. Allandro, L. Wadding, C. Becillo; A. Oldoini la prolungò nel 1677 fino a Clemente IX e M. Guarnacci nel 1751 fino a Clemente XII.
BibL.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632, p. 327; Quétif-Echard, II, pp. 344-46; Hurter, III, coll. 540-42; G. B. De Rossi, Roma sotterranea cristiana, I, Roma 1864, p. 14; G. Merzati, La data della morte del p. Ciacconio, in Studi Romani, 2 (1914), p. 354; P. Paschini, s. v. in Enc. ital., IX (1931), col. 914; G. Ferretto, Note storico-bibliografiche di archeologia cristiana, Città del Vaticano 1942, pp. 112-19.
Enrico Josi
CHACO PARAGUAYANO, vicariato apostolico di. - Comprende il territorio del C. settentrionale annesso al Paraguay con il trattato di Buenos Aires del 1938. In passato apparteneva, ecclesiasticamente, parte al vicariato apostolico di C. (Bolivia) e parte alla diocesi di Concezione e C.; il 12 marzo
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1948 venne eretto in missione autonoma affidata alla Società di s. Giovanni Bosco.
Il vicariato ha una superfice di kmq. 232.650 con una popolazione di ca. 100.000 ab . tra i quali si contano ca. 10.000 indiani. Il numero dei cattolici non si conosce esattamente. Le chiese e le cappelle sono poche. Attualmente vi lavorano 6 sacerdoti salesiani e alcuni fratelli coadiutori.
Bbai,: Arch. di Prop. Fide. Pos. n. prot. 1106/42; 539/44; 2597/45; 586/48; AAS, 40 (1948), pp. 438-39. Antonio Mazza
CHAIGNON, PierRE. - Gesuita francese, n. il 22 ott. 1791, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1819 e m. a 92 anni ad Angers nel 1883. Dedicò quasi tutta la sua vita alle missioni parrocchiali ed agli esercizi al clero.
Frutto di tali ministeri furono i libri di meditazione da lui pubblicati, dei quali si fecero varie versioni e moltissime edizioni, dati i pregi di dottrina, chiarezza e praticità onde sono ricchi. 1) Le prêtre à l'autel ou le saint sacrifice de la Messe dignement célébré (Angers 1853); 2) Le prêtre sanctifié par la pratique de l'oration, 1^{mathrm{a}} mathrm{ed}. francese, ivi 1858; ultima italiana 3 voll., Padova 1937); 3) La méditation ou le fidèle sanctifié ( 3 voll., Angers 1883); 4) Méditations religieuses, ou la perfection de l'état religieux ( 1^{mathrm{a}} ed. francese 3 voll., ivi 1889 ; ed. ital., 3 voll., Roma 1913). Le prime due opere specialmente furono assai indate da mons. Freppel.
Bbai,: Sommervavel. II, coll. 1030-32; X. A. Séjourné, Vie de r. P. C., Parigi 1888; A. Pottier, s. v. in DSp. I, coll. 438-39. Ambrogio Maria Fieschi
CHAIZE, Francesco de la: v. la chaise, françois d'aix de.
CHALANNE (ebr. Kaluēh). - In Gen. io, io è la quarta città della tetrapoli meridionale della Mesopotamia, che costituiva il regno di Sennaar ( operatorname{Sim}^{′} ā r ), fondato da Nemrod. Secondo una glossa dei Settanta a Is. io, 9 , qui sarebbe stata costruita la torre di Babele ( v.).
Si è indecisi se sia da identificarsi con Nippur, a sudest di Babilonia, ovvero con la sumerica Kal-nun. Secondo s. Girolamo, Eusebio, il Targum e altri, sarebbe stata situata a nord-est di Babilonia, ove più tardi sorse Ctesifonte, detta da Plinio (Nat. Hist., VI, 26) capitale della Chalonitide. La Chalane (ebr. Kalueh) di Am. 6, 2, e la Calano (ebr. Kaluē) di Is. io, 9 potrebbero essere una cosa sola con la C. del Genesi, ma con più probabilità si pensa alla sira Kullani delle iscrizioni cunciformi, a est di Antiochia, conquistata da Theglathphalasar ( 740 a. C.).
Giorgio Castellino
CHALLANT. - Potente ed illustre famiglia feudale della Valle d'Aosta che trae probabilmente la sua origine dai marchesi di Monferrato (sec. xi); ebbe dai conti Savoia il viscontato di Aosta (fine sec. xi) e la signoria di Villa C. (13 apr. 1200), donde il patronimico della famiglia, e dagli abati di S. Maurizio d'Agauno l'investitura della signoria di Graines (sec. xili), poste ambedue nella valle dell'Evançon. Rinunciò al viscontado di Aosta in favore di Amedeo V (25 sett. 1295) ed ebbe da Amedeo VIII (15 ag. 1414) il titolo comitale ereditario.
Ad essa si deve la costruzione dei più bei castelli valdostani e buona parte delle opere d'arte tuttora esistenti nella Valle; fu benefattrice della Chiesa, non solo in Valle, ma anche nei numerosi feudi ch'essa possedeva in Piemonte, in Francia e in Svizzera.
Questa famiglia, che si divise poi in 5 rami, raggiunse l'apice della sua fortuna e della sua gloria nei secc. xiv-xvi; indi, pur sempre conservando un posto distinto fra la nobiltà degli Stati Sabaudi, declinò lentamente fino ad estinguersi agli inizi del sec. xix. Si ricordano qui alcuni dei suoi membri, che eserci-

(per carteaio di mons. d. P. Frutaz)
Challant - Stemma del priore Giorgio di C. con la banda caricata d'una moscalura d'oro, brisura del C.-Varey. Messale di Giorgio C. (1499), proprietà dei conti Passerin d'Entrèves-Aosta.
tarono un notevole influsso politico e religioso avendo raggiunto le più alte cariche dello Stato sabaudo e della gerarchia ecclesiastica.
Pietro, figlio di Gotofredo I, canonico prevosto di Aosta (24 ag. 1253), canonico (1 1 apr. 1255), arcidiacono (24 febbr. 1236) e arcivescovo eletto di Lione ( 7 apr. 1287), m. il 10 nov. dello stesso anno. AIMONE, fratello del precedente, canonico e vescovo di Aosta (dal 1272 al 21 dic. 1273), quindi trasferito a Vercelli (m. il 27 maggio 1303). Ebalo Miedno, fratello dei precedenti, accresce i feudi e presta un'attiva collaborazione politica al conte di Savoia (m. il 1323). Bonifacio, fratello dei precedenti, arcidiacono di Lione (1287) e canonico di Aosta (15 nov. 1287), cappellano del Papa, vescovo di Sion (15 nov. 1289), consacrato da Niccolò IV (18 marzo 1290), m. il 18 giugno 1308. AIMONE, figlio di Gotofredo signore di Fénis, canonico e arcidiacono di Aosta, vescovo di Sion (luglio 1308 - 19 luglio 1323). Gotofredo II, primogenito di Ebalo Magno, senatore di Roma (fine sec. xili), governatore di Genova, sposa Beatrice Fieschi, nipote di Innocenzo IV. Bonifacio, fratello del precedente, priore di S. Orso, eletto vescovo di Aosta ( 26 ott. 137522 ag. 1376). Ibleto, figlio di Giovanni, uomo politico e guerriero, segue Amedeo VI nell'impresa d'Oriente (1366), cattura a Biella e tiene prigioniero per un anno, nel castello di Monjover, Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli (1277-78), consigliere di Amedeo VI che lo manda alla Corte dell'antipapa Clemente VII ad Avignone per trattare una nuova spedizione contro Napoli (1390), m. il 21 sett. 1409. Aimova, figlio di Gotofredo II, uomo d'armi e abile politico, consigliere di Amedeo VI, di Bona di Borbone, mentre il conte si trovava in Oriente (1366), e di Amedeo VII (1383), governatore del ducato di Aosta (1381). ANTONIO, figlio del precedente, n. ca. nel 1350, dott. in legge, arcidiacono di Reims ( 1388 ? - 1403), cancelliere di Savoia (1402-1404), creato cardinale diacono di S. Maria in via Lata, dall'antipapa Benedetto XIII (9 marzo 1404),
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(par cortesia di mana. A. P. Fruton)
Challant - Cortile del castello di Issogne. Fonte in ferro battuto a forma di albero di melograno (principio del sec. xvI).
arcivescovo di Tarantasia (3 ag. 1404), legato alla corte di Francia per indurla all'obbedienza di Avignone; prende parte alla conferenza di Livorno (giugno 1408) con i cardinali di Gregorio XII, accetta la proposta del concilio generale, ritorna da Benedetto XIII che sconfessa l'operato dei suoi cardinali a Livorno; prende parte al Concilio di Perpignan ( 15 nov. 1408 - 26 marzo 1409), come presidente della commissione speciale propone a Benedetto XIII di recarsi al Concilio di Pisa o di mandarvi ambasciatori con pieni poteri per la rinuncia, suscita le ire dell'antipapa, ma riesce a fuggire con il fratello Guglielmo, vescovo di Losanna (febbr. 1409); nella sua qualità di metropolita della Savoia, convoca un sinodo e sottrae la regione all'obbedienza avignonese; compare alla sessione del ro giugno ( 1409 ) del Concilio di Pisa, si deve purgare dall'accusa di aver sostenuto Benedetto XIII, dopo la convocazione del Concilio prende parte al conclave per l'elezione di Alessandro V, è sciolto da ogni censura e reintegrato nei suoi benefici ( 1 luglio), legge i decreti e proclama la chiusura del Concilio ( 7 ag.); prende parte al conclave per l'elezione di Giovanni XXIII, di cui diventa ardente fautore, è creato cardinale prete del titolo di S. Cecilia, cancelliere e camerlengo, fugge da Roma con Giovanni XXIII (giugno 1413), si reca con il card. Zabarella dall'imperatore Sigismondo che si trovava a Lodi per ottenere protezione, ritorna con la proposta di un Concilio da radunarsi a Costanza, che Giovanni XXIII accetta suo malgrado (luglio-ag. 1413). Il card. di C. entra a Costanza con uno sfarzoso eartro di 80 cavalieri ( 23 ott. 1414); per tutta la