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 che si trovava a Lodi per ottenere protezione, ritorna con la proposta di un Concilio da radunarsi a Costanza, che Giovanni XXIII accetta suo malgrado (luglio-ag. 1413). Il card. di C. entra a Costanza con uno sfarzoso eartro di 80 cavalieri ( 23 ott. 1414); per tutta la durata del Concilio si dimostra fautore di Giovanni XXIII e della supremazia del Papa sul Concilio, ma viene incaricato di portare l'atto di accusa a Giovanni XXIII (24 maggio 1415) e il decreto della sua condanna ( 31 maggio 1415), prende parte al processo contro Benedetto XIII, condannato il 26 luglio 1417; partecipa all'elezione di Martino V (8 nov.

1417), legge i decreti del Concilio tra i quali quello che fissava il prossimo Concilio a Pavia (19 apr. 1418). Accompagna Martino V a Losanna, ove fu ricevuto dal fratello Guglielmo (19 giugno 1418), ritiratosi a Bulle, diocesi di Losanna, vi muore il 13 sett. dello stesso anno e viene sepolto in Aosta. Guglielmo, fratello del precedente, cancelliere di Savoia (1404-1406), vescovo di Losanna ( 13 ag. 1406-12 marzo 1431); notevole la sua attività politica e religiosa; erige la casa degli Innocenti (1419), specie di piccolo seminario e, nella sua cattedrale, la cappella degli Innocenti, ai quali lascia la sua biblioteca e i suoi arredi sacri. Bovoracto I, fratello del precedente, accompagna Amedeo VI nelle imprese contro Napoli (1382-83), maresciallo di Savoia (1384-1418), consigliere segreto e famigliare di Amedeo VIII (1405), delegato del re di Francia per pacificare i duchi di Berry, d'Orléans, di Borbone e i conti d'Armagnac con il re di Navarra, i duchi di Borgogna e Brabante e il conte di Nevers (sett.-dic. 1410), ambasciatore a Genova (1358), ad Avignone (1379, 1411), in Lombardia (1381), a Napoli (1381), nel Vallese (1384, 1387), a Parigi (1394, 1398), a Milano (1403), in Francia (1410, 1412, 1416), m. e Pierrechâtel il 26 febbr. 1426. Amedeo, fratello del precedente, consigliere di Amedeo VIII e di frequente suo ambasciatore, m. nel 1423. Giacomo, figlio del precedente, è di frequente ambasciatore del duca di Savoia, incontra l'antipapa Felice V in Valle d'Aosta e l'accompagna a Torino (1449), prende parte alla congiura contro i favoriti della duchessa Anna di Cipro ed è esiliato (28 giugno 1451), viene poi reintegrato nelle sue cariche (1456), m. il 14 giugno 1459. Gioncini, nipote del cardinale e figlio di Amedeo, signore di Varzy, protonotario apostolico, arcidiacono di Aosta, canonico di Lione (19 nov. 1453), priore di S. Orso (ca. 1468), governatore del ducato di Aosta, ricostruisce il castello di Issogne ( 1494 sgg.), grande mecenate, m. il 30 dic. 1509. Renato, figlio di Filiberto, n. in Valle d'Aosta sul finire del 1503, signore del principato di Valangin (Neuchâtel, dal 1518), nella sua qualità di maresciallo di Savoia (1523-65), prende parte attiva a tutte le critiche vicende politiche militari e religiose, che resero duri i tempi dei duchi Carlo III e Emanuele Filiberto, che servì con nobile lealtà al punto di patire una lunga prigionia e di sborsare un enorme riscatto ( 18 nov. 1553 - giugno 1555), negozia la pace di Catesu-Cambrisis (1559), stabilisce a Chambéry il Senato di Savoia ( 12 ag. 1559). Nella sua qualità di governatore del ducato di Aosta contribuisce efficacemente, nel 1536, ad allontanare dalla valle il pericolo del protestantesimo. M. ad Ambronay nel luglio del 1565 . Avendo istituito, in contrasto con le consuetudini valdostane, sanzionate dai Tre Stati, e con il patto di famiglia, sua erede dapprima la figlia Filiberta, poi Isabella, andata in sposa a Giovanni Federico Madruzzo di Trento il 1^{°} ott. 1557, diede occasione ad una lunga e rovinosa lite di famiglia che terminà con la sentenza di rivendicazione in favore dei fratelli C. ( 23 giugno 1696). Ma ormai la famiglia era nel suo declino. Quel che rimaneva dell'immensa fortuna dei C. passè ca, la metà del secolo scorso, ai conti Passerin d'Entrèves, i quali conservano nel castello di Châtillon il ben ordinato archivio (cf. l'inventario del 1565 edito da G. Boson, in Société Acad. rel. et scient. du Duché d'Aoste, XXIIe bulletin, Aosta 1929) e i resti della biblioteca dell'illustre famiglia. Molte carte della stessa famiglia sono conservate nell'archivio di Stato di Torino.

Le armi dei C. erano: d'argento al capo di rosso e alla banda di nero (i 5 rami cadetti hanno la banda caricata d'una brisura diversa) con il motto: Tout est monde et le monde n'est rien, che in origine dovevano essere : Dieu tout est et le monde n'est rien.

BibL.: Oltre le raccolte di fonti e le opere di carattere generale, citate nella v. Aosta, dove i C. figurano spessissimo, cf. P. Boson, Historia breve della casa C. nella Valle d'Aosta, 1462; il contenuto del ms., conservato nell'archivio di Stato di Torino Sez. I, Carte Alfieri, è scritto in francese (l'autore era segretario del conte Giacomo di C.): V. Vescovi, Historia della casa C. e di Madruzzo, ms. del 28 giugno 1638, conservato nell'archivio dei C. a Châtillon (versione e continuazione della cro-

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naca precedente, l'autore era agente dei Madruzzo); J.-B. de Tillier, Traité historique du nom, armoiries et autres prérogatives des maisons et familles nobles du Duché d'Aoste., 1733, pp. 77 136, ms. conservato nell'archivio del Castello di Sorroley (Aosta); L. Vaccarone, I C. e le loro questioni per le successioni ai fondi dal sec. XII al XIX sec., Torino 1893; F. Carra, Di un noteale zadoviano del sec. XV, Roma 1893; J. Beyssac, Georges de C., Lione 1899; F.-G. Fruitas, Notes sur René de C. et sur le passage de Calvin en Vullée d'Aoste, estratto dal Musée neuchâtelois, 1904; id., Les marquis de Montferrat dans la Valle d'Aoste au XIr siècle (Miscellanea di studi in onore di A. Mionno, 1), Torino 1912, pp. 187-98; J. Beyssac, Les Chanoines de l'Eglise de Lyon, Lione 1914, pp. 37, 60, 80, 136-37; C. De Antonio, Aosta al tempo di Em. Filiberto (Biblioteca della Soc. stor. subalpina, 107), Torino 1928; E. Dalio, Le miniere degli C. in Valle d'Aosta, ivi 1929; F. Neri, La contessa di C., in Giara, stor. d. letterat. stal., 98 (1931), pp. 225-24; M. Reymond, Guillaume de C., in, de Lausanne 1406-11, in Société acad. rel. et scient. du Duché d'Aoste, XXIII- bulletin, Aosta 1934, pp. 40-62; D. L. Galbreath, Armorial vaudois, I, Bougy-sur-Carens 1934, pp. 106 107; id., Inventaire des oceans Vaudois, Losanna 1937, pp. 16, 51, 178; Armorial Valoison, publié par les archives cantonales, Zurigo 1946, pp. 44-56. Per il card. Antonio cf. le seguenti fonti: Atti dei Consili di Perpignan, 13 nov. 1408 - 26 marzo 1409 (ed. Fr. Ehrle, in Archiv. für Lit. und Kirchengeschichte des Mittelalters, 5 [1889], pp. 388-492; 7 [1900], pp. 374-696) di Pisa del 1409 e di Costanza del 1414-18 (Mansi, XXVI. XXVIII); Bolla di acununica fulminata da Benedetto XIII, 20 marzo 1410, in Miscellanea Ebrle, III (Studi e Testi, 79), Roma 1924, pp. 144-48; tra le molte cronache dell'epoca si ricordano soltanto le seguenti: M. de Alperola, Chronica astritatorum temporibus Benedicti XIII, ed. Fr. Ehrle, Paderborn 1906; Attu rorm de schismate Pontificum Avenianentium, in Ed. Marzinu, Thesaurus annus ancedatorum, II, Parigi 1717, pp. 1073-1753, (cf. pp. 1304, 1344, 1426, 1427, 1452-54, 1458, 1459, 1481), dove fra l'altro si trova a pp. 1435-1528 il Trastatoz pro defensione Benedicti XIII di Bonifacio Ferrier, avversario del C.; Leonardo Bruni, detto Aretino, Rerum sua tempore gestarum commentarius, ed. C. di Pierro, nella nuova ed. dei MIS. XIX, III (Bolozna 1926), pp. 423-58; Chronicon fratris Hieronymi de Foralivia ab a. 1303 usque ad a. 1423, ed. A. Pasini, ibid., XIX, v (ivi 1931); U. von Richental, Cancilium ze Costens 1414-18, pp. 204, 320, riproduzione fotografica a cura di H. Serio del monoscritto originale di questa cronaca, illustrato con guotosi disegni, conservato nell'archivio del conte di Königsegg a Au. lendorf (Karlsruhe 1880]; S. Vexan, Le card. Antoine de C. in Societé acad. rel. et scient. de Duché d'Aoste, XIX* bulletin, Aosta [1906], pp. 313-408.
A. Pietro Frutas

CHALLONER, RICHARD. - Eroico apostolo, geniale apologista e scrittore ascetico inglese, n. a. Lewes nel Sussex il 29 sett. 1691, m. il 10 genn. 1781. Figlio di protestanti, entrò nella Chiesa all'età di 13 anni (1704), insieme a sua madre, che, divenuta vedova, si era posta a servizio del cattolico Sir John Gage, a Firle, poi del cattolico Sir George Holman di Warkworth (Northamptonshire), la cui moglie Lady Anastasia era figlia del b. Guglielmo Howard martire nel 1680. Il loro cappellano, l'apologista John Gother, raccomandò il C. al collegio di Douai, ove iniziò gli studi nel 1705, fu ordinato sacerdote nel 1716 e insegnò filosofia fin dal 1712. Nel 1720 divenne professore di teologia e vicerettore. Si addottorò in teologia all'Università di Douai (1727).

L'anno seguente pubblicò il suo primo libro: Think Well on't. Nel 1730 giunse nella missione d'Inghilterra distinguendosi nella cura delle anime e nella produzione apologetica. Nella prefazione a The Catholic Christian instructed (1738) dimostrò i sofismi di Letter from Rome showing an exact conformity between Popery and Paganism del dott. Conyers Middleton. Costui ricorse vilmente alle leggi punitive contro il C., il quale, dietro consiglio, si ritirò per un tempo a Douai. Su richiesta del dott. Petre, vicario apostolico del distretto di Londra, la S. C. di Propaganda lo nominò suo coadiutore e vescovo titolare di Debra (1740); fu consacrato a Hammersmith il 29 genn. 1741. Il distretto comprendeva dieci contes inglesi, le isole della Manica, i possedimenti britannici in America. Il C. cominciò subito una visita completa alle contes.

Pubblicò Garden of the Soul libro di preghiere per il popolo (1740), Memoirs of Missionary Priests (1741), e l'opera che tuttora è fonte capitale d'informazioni intorno ai martiri inglesi, Britannia Sancta (1745). La sua tradu-
zione del Nuovo Testamento (1749) è ancora impropriamente chiamata "versione di Douai" (v. douai, bibbia di), benché sia ben più che una revisione di questa. Il C. rifuse anche la versione del Vecchio Testamento (1750), e pubblicò quindi la nuova edizione, molto migliorata, dell'intera Bibbia (1752) per uso dei cattolici di lingua inglese. Notevoli inoltre le spesso riedite Meditations for every day in the year (1753), oltre molte altre opere ascetiche, apologetiche, catechetiche, traduzioni, opuscoli e scritti minori.

Nel 1758 il C. successe al dott. Petre come vicario apostolico. Fondò scuole a Standon Lordship e Sedgeley Park (trasferitesi poi a St Edmund's, Ware, e a Cotton), e una per fanciulle povere a Brook Creen, Hammersmith. Perseguitato dai "cacciatori di preti", dovette spesso cambiare sede. Le sue elemosine erano incalcolabili. Sfuggì a stento all'inseguimento dei sediziosi anticattolici di Gordon (1780). Morì sei mesi dopo.

Il C. è indubbiamente la più grande figura cattolica d'Inghilterra dalla "Rifurma" all' '800, tanto che tutti i cattolici e molti protestanti lo venerano come un santo. Il suo corpo fu trasferito dalla chiesa parrocchiale di Milton. Buckinghamshire, e deposto nella Cattedrale di Westminster nella settimana pasquale 1936.

BibL.: E. Burton, Bishop C. (Penny Biographical Series, Catholic Truth Society), Londra 1897; id., v. v. in Cath. Soc., III, pp. 364-66. Enrico E. G. Rope

CHALMERS, Thomas. - Teologo ed economista, n. ad Anstruther (Fife) nella Scozia nel 1780, m. nel 1847. Fece i suoi studi all'Università di S. Andrea, ma penò assai per trovare la propria via. Nel 1803, nominato ministro presbiteriano di Kilmony, sentì passione per la matematica e per le scienze naturali, tanto che nel 1805 ebbe la cattedra di matematica all'Università di Edimburgo.

Si applicò poi a questioni politico-sociali, come mostre la sua prima pubblicazione dal titolo Inquiry into the extent and stability of national resources (1808). Nel cristianesimo, sulla traccia dei suoi sistemi scientifici, altro dapprima egli non seppe vedere che uno schema filosofico ed un insieme di massime morali. In seguito pubblicò il suo famoso articolo The Christianisme per l'enciclopedia di Edimburgo, stampato poi a parte col titolo The evidence and authority of the christian revelation, che gli guadagnò nel protestantesimo fama di apologista cristiano. Nel 1815, lasciata la cattedra di matematica, si diede per intero al ministero nella chiesa presbiteriana di Troo, a Glasgow. S'impose con la sua eloquenza e anche con la visione dei problemi sociali applicati alle urgenze della cura d'anime, tanto da essere ritenuto precursore del cristianesimo sociale.

Per far fronte allo stato d'ignoranza e d'immoralità della parrocchia, egli tracciò uno schema pratico per ridarle vita e spiritualità, "rivivificando, rimodellando ed estendendo la superata economia parrocchiale svizzese". Una sua opera del 1820 rivela la linea del suo pensiero: On the application of christianity to the commercial and ordinary affairs of life. Due sono gli aspetti del suo sistema di rinnovamento: 1) Di fronte all'industrializzazione moderna che crea l'urbanesimo e l'agglomeramento che lo caratterizza, egli stabilì di far sorgere una chiesa ogni 2000 anime. A conti fatti, Glasgow doveva, lì per lì, avere 20 nuove chiese. Ne nacque così il "Comitato per la estensione della Chiesa", ed in sette anni si ebbero in Scozia 220 nuove chiese. 2) Egli pensò ad una soluzione ecclesiastica del pauperismo perché la tassa per i poveri (poor rate), allora esatta dallo Stato, a lui parve piuttosto alimentatrice del pauperismo. Divise la sua parrocchia in 25 distretti e a ciascuno assegnò un diacono per visitare, indagare ed aiutare con offerte parrocchiali i veri bisognosi, ed il risultato fu buono.

Delle sue opere, si citano: The christian and civil economy of our large towns (1821); On political economy in connexion with the moral state and moral prospects of society (1841).

Bibl.: Opere: Th. C.'s Original Works, 29 voll., Londra 1836-40; Th. C.'s Postumous Works, ivi 1848-49. Studi:

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W. Hanna, Memoirs of the Life and Writings of T. C., 4 voll., ivi 1849-52; J. Köstlin, s. v. in Realenc. für protest. Theologie und Kirche, III, pp. 777-83.

Piero Chimimelli
CHALMERS, William. - Teologo scozzese gesuita, poi eratoriano, detto Camerarius, n. ad Aberdeen nel sec. xvi e m. a Parigi nel 1678. Studiò a Roma nel Collegio Scozzese, entrando quindi nella Compagnia di Gesù. Dopo aver insegnato filosofia a Châlons-sur-Marne, passò in Inghilterra. Nel 1625, uscito dalla Compagnia, segul il p. de Bérulle in Francia, dove insegnò filosofia ad Angers e teologia a Saumur. Per molti anni fu associato dal vescovo di St-Malo al governo della diocesi.

Antonolinista, contro l'indirizzo comune del tempo nella Compagnia, e avversario della scienza media, sostenne con calore la dottrina tomista della premozione fisica, che accordò con la libertà secondo il sistema del p. Gibieuf (v.). Scrisse fra l'altro: Antiquitatis de novitate victoria sive justa defensio praemotionis physicae (Fastemburg 1634); Disputationes theologicae de discrimine peccati venialis et mortalis (ivi 1639); Dissertatio theologica de electione angelorum et hominum ad gloriam (Rennes 1641).

Biel.: A. Ingold, s. v. in DThC, II, col. 2211.
Vito Zollini
CHÂLONS-SUR-MARNE, diOCESI di. - Città e dipartimento della Marna, nello Champagne, suffraganea di Reims. Formata da una vasta pianura bagnata dalla Marna, la regione di C. è stata attraversata più volte nei secoli dagli eserciti che hanno invaso il nord della Francia. Nel sec. iv C. era già una delle città più notevoli della Belgica secunda : Duro Catalaunos dell'itinerario di Antonino. I campi Catalaunici sono noti per la battaglia fra Ezio e Attila nell'a. 45 I.

La diffusione del cristianesimo nella regione di C. rimonta al sec. iv. La diocesi di C. ha una lista episcopale nota da una copia del Mabillon che il Deliale identificò in un Sacramentario già esistente nella biblioteca vescovile di C. Un altro testo del catalogo è conservato da Roberto di Torigni. La copia del Mabillon di prima mano giungeva fino a Wido ( 1648 ) poi continuata fino al sec. xiv, ma ricorda anche quattro vescovi dei secc. xvir-xviII. Primo della lista è Memmio di cui Gregorio di Tours ricorda il santuario (In gloria confessorum, 65), indicato al 5 ag. nel Martirologio geronimiano, ma la sua Pussio (BHL. 5907-14) è senza valore. Celebrì sono s. Alpino discepolo di s. Lupo di Troya e Ildigrimo vescovo di C. nell'a. 802 che molto cooperò alla evangelizzazione della Frisia e della Sassonia; ereditò dal fratello l'abbazia di Werden nella Ruhr dove venne sepolto l'a. 827.

Nel sec. ix i vescovi di C. divennero signori del contado. Nel inir il legato pontificio Conone riunì a C. un concilio contro Enrico V, scomunicato da Pasquale II durante la lotta per le Investiture. In seguito altri sinodi furono celebrati a C. nel 1559, 1631, 1647 ecc. La bella cattedrale di stile gotico è dedicata al protomartire s. Stefano, consacrata da Eugenio III nel 1147, restaurata nel sec. xili, con aggiunte del sec. xvir; l'interno è a tre navi con grandi vetrate dei secc. xili, xiv, e xvi.

Francesco I fortificò la città con potenti opere, ma C. ebbe molto a soffrire durante le guerre di religione del sec. xvi. Il Parlamento di Parigi vi si trasferì nel 1592.

Nell'ambito del territorio diocesano è situato il santuario di N.-D. de l'Epine, di recente insignita con il titolo di basilica minore. La superfice della diocesi è di 6476 kmq . e comprende tutto il dipartimento della Marna (meno il circondario di Reims) con una popolazione di 217.127 ab. dei quali 183.000 cattolici ( 1948 ).

Soppressa dal concordato del 1801 e annessa a quella di Meaux, la diocesi fu nuovamente ristabilita nel 1882, e come per il passato, resa suffraganea di Reims.

E divisa in 10 arcipreture e 5 decanati con 475 parrocchie, 268 sacerdoti diocesani e 9 religiosi; patrono della diocesi s. Memmio. Questa zona che la situazione geografica espone pericolosamente in caso di confluti armati, è una di quelle diocesi di Francia dove la guerra del 1914-18 ha accumulato più rovine, aumentate recentemente dall'ultima guerra che ha distrutto le parrocchie di Hurlus, Le Mesnil-les-Hurlus, Porthes-les-Hurlus, Ripont, Tahure; vi sono 183 comuni senza chiesa.

Biel.: Martyr. Hieronymianum, p. 419; E. Barthélamy, Cartulaire de l'échéé et du chapitre de St-Etienne de C., Châlons 1853: id., Le diocèse ancien de C., 2 voll., Chaumont 1861; L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule. III, 2ᵉ ed., Parigi 1915, pp. 92-99; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1926-29, Parigi 1948, pp. 543-45, 1019. Antonio Soirat

CHALON-SUR-SAGNE, diOCESI di: v. AUTUN, diocesi di.

CHAM: v. CAM.
CHAMAAM (ebr. Kimhâm, Settanta Xaμaá). Figlio di Berzellai (v.) di Galaad (II Sam. 19, 37-40; I Reg. 2, 7). Dopo la sconfitta di Absalom segui David a Gerusalemme. In considerazione dei servizi prestatigli dal padre, David lo accolse benignamente, lo colma di beni e lo raccomandò a Salomone.

Un altro C. (ebr. Kémôhâm, Settanta Гaßnpaç̧uâx, con molte varianti) ricorre in Ier. 41, 17 (Settanta 48, 17), località, secondo la Voigata, nei pressi di Bethenone, dove si fermarono gli Ebrei decisi ad emigrare in Egitto dopo l'assassinio di Godolia. Ma potrebbe trattarsi d'un nome di persona, se si legge, con molti manoscritti, Kimhâm invece del masonetico Kémôhâm; sarebbe allora nominato il figlio di B.zzellai, di cui sopra. Giorgio Castellino

CHAMBERLAIN, Houston Stewart. - Filosofo e musicologo n. a Portsmouth il 2 sett. 1855, m. a Bayreuth il 9 genn. 1927. Studiò scienze, filosofia e musica a Ginevra, Dresda e Vienna. Seguace entusiasta di Wagner, del quale sposò la figlia, ne difese non soltanto la musica ma anche la concezione del mondo e della vita in vari scritti.

Principali: Das Drama R. Wagner (Lipsia 1892); Die ersten 20 Jahre der Bayreuther Bülmenfestspiele (Bayreuth 1896); Parsifal-Märchen (Monaco 1900). La notorietà di C. è però affidata al libro Die Grundlagen des neunzehnten Jahrhunderts (ivi 1899): opera storico-filosofica che ebbe non lieve importanza quale precorritrice del mito razziale ariano germanico. Al germanesimo viene attribuito il rinnovamento e purificazione del sangue, della cultura e dell'etica. Dante, l'Umanesimo, Cristo stesso vengono forzati e spiegati sotto questa luce. Tipiche al riguardo le opere I. Kant, die Persönlichkeit als Einführung in sein Werk (Monaco 1905), e Goethe (ivi 1912). C. credette che la guerra 1914-18 avrebbe realizzato il mito razziale pangermanista per cui ne fu fevido propagandista e ottenne nel 1916 la naturalizzazione tedesca. Alcuni suoi scritti di questi anni furono tradotti in italiano.

Biel.: Ed. principale delle opere di C.: Gesammelte Hauptwerke, 9 voll., Monaco 1923. Studi: L. Schröder, H. S. C., ivi 1918; A. Chamberlain, Meine Erinnerungen an H.S.C., ivi 1923; A. Rosenberg, H. S. C. als Verkünder und Begründer einer deutschen Zukunft, ivi 1927; A. Vanselow, Das Werk H. S. C., ivi 1927; G. Stutzinger, Die politischen Anschauogen H. S. C.'s. Bottrop 1938. Felicissimo Tinivella

CHAMBERV, ARCIDIOCESI di. - Nel dipartimento della Savoia (Francia). Fu eretta ad istanza del re di Sardegna Vittorio Amedeo III da Pio VI nel 1779 con parte del territorio fino allora dipendente dalla diocesi di Grenoble. Divenuta vacante in seguito alla morte del suo vescovo Conseil, la sede fu soppressa. Il concordato del 1801 la ristabiliva con il titolo di C. e Ginevra. Nel 1817 fu staccata dalla sede metropolitana di Lione per essere elevata ad arcivescovato con Aosta come suffraganea. Al-

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lora comprendeva un totale di 627 parrocchie. Successivamente però quelle appartenenti al cantone di Ginevra venivano annesse alla diocesi di Losanna (1819) che prese anche il titolo di Ginevra (1821). Poco dopo l'erezione del vescovato di Annecy (1822) e delle diocesi di S. Giovanni di Moriana e Tarantasia (1825), l'arcidiocesi di C. venne ridotta alle sue dimensioni attuali.

Oggi essa comprende una parte del dipartimento della Savoia, 8 parrocchie del circondario di Albertville e 10 del dipartimento dell'Alta Savoia, con 174 parrocchie ripartite in 21 arcipreture sopra una superfice di 2400 kmq . Ha 130.000 cattolici, 282 sacerdoti diocesani e 91 regolari; 10 comunità religiose maschili con 112 religiosi, 76 comunità femminili con 580 religiose. L'istruzione secondaria libera, è data in 11 collegi maschili con 1484 alunni e 18 collegi femminili con 1790 allieve. Metropolitano della provincia della Savoia, l'arcivescovo di C. ha per suffraganei i vescovi di Tarantasia, S. Giovanni di Moriana e Annecy. La sede è stata occupata da 2 vescovi e 11 arcivescovi, tra i quali i cardd. Billiet e Dubillard. Capoluogo del dipartimento della Savoia, C. e situata alla confluenza dell'Albane con la Leyase. La città conta 28.000 ab. Essa non rimonta ad un'alta antichità. La città romana occupava l'attuale sobborgo di Lénenc, donde il nome di Lamincarum, con il quale è talvolta designata. Più comune però è il nome di Camberium, Camberiocum, Civaro o Camerinum dal nome delle località oggi scomparse. Nel 1230 fu ceduta al conte Tommaso I di Savoia, che vi fece costruire il celebre castello residenza dei principi della sua famiglia. Incendiato nel 1748 e nel 1798, fu restaurato al principio del sec. xix. C. rimase la capitale della Savoia fino al sec. xvi quando cedette il posto a Torino.

Una bella Cattedrale gotica adorna la città. Dentro il territorio diocesano sono situate le abbazie di la GrâceDire, di N.-D. de Tomić dei Cistercensi fondata nel 1128, dal 1677 e nuovamente dal 1861 dei Trappisti, e quella benedettina di Hautecombe.
C. è inoltre patria di due scrittori: i fratelli Xavier (m. nel 1852) e Joseph de Maistre (m. nel 1821) non meno apprezzati per il loro talento di scrittori, che per la sincerità della loro fede.

Bibl.: A. Billiet, Mémoires pour servir à l'histoire du diocèse de C., Chambéry 1869; P. F. Poncet, Etude historique et artistique sur les anciennes églises de la Savoie, Annecy 1884; A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia di Savoia, IV, Torino 1892, pp. 262-313; Anon., L'épiscopat français (18021903), Parigi 1907; Cortineau, I, coll. 1383-84; 3117-18; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1946-49, Parigi 1949. pp. 546-48; 1019-10. Antonio Soirat

CHAMBON, Marie-Marthe. - N. a La CroixRouge il 6 marzo 1841, m. a Chambéry il 21 marzo 1907. Figlia della campagna, entrò nel 1864 nel monastero della Visitazione di Chambéry, dove fu conversa fino alla morte, occupata nel refettorio e nel pensionato. Per una visione del Crocifisso sanguinante, si consacrò al culto delle S. Piaghe, di cui ebbe quotidiane e impressionanti visioni. Nel 1875 ricevette le stimmate.

Bibl.: Anon., Sacur M.-M. C., Chambéry 1928.
Rosa Alba Squadrilli
CHAMBORD, Henri-Charles-Ferdinand-Ma-rie-Dieudonné d'Artois, duca di Bordeaux, conte di. - Capo del ramo primogenito della casa di Borbone e pretendente al trono di Francia, n. a Parigi il 29 sett. 1820, m. a Frohsdorf il 24 ag. 1883. Suo padre, il duca di Berry, erede al trono di Francia, era stato assassinato nel febbr. del 1820 e perciò il piccolo Enrico fu chiamato "figlio del miracolo". Mutò il titolo di duca di Bordeaux in quello di conte di C. nel 1821, quando ebbe in dono l'omonimo castello. Dopo l'abdicazione del nomio Carlo X a causa della rivoluzione del 2 ag. 1830, Luigi Filippo duca
d'Orléans, figlio di Filippo "Egalité", non volle farlo riconoscere come re del popolo insorto di Parigi, e così il bambino dovette partire anch'egli per quell'esilio in Inghilterra ed in Austria, da cui non tornò più.

Per disposizione di Carlo X, venne educato secondo la tradizione rigidamente conservatrice ed assolutistica, e fu ben presto il centro d'attrazione di tutte le correnti legittimistiche d'Europa sino a diventare l'esponente più autorevole. Morto Carlo X, e superati i contrasti con i fautori dello zio Luigi conte d'Angoulême, fu riconosciuto da tutti i legittimisti francesi con il nome di Enrico V in opposizione al partito orleanista. Il 7 nov. 1846 Enrico di C. sposò l'arciduchessa Maria-Teresa d'Austria-Este, dalla quale non ebbe figli. I moti del 1848 e le relative vicende politiche alienarono sempre più l'animo del conte dai principi di libertà e di sovranità popolare; e l'intransigente circolare dettata in Wiesbaden il 30 ag. 1850 , volta a respingere l'idea d'una restaurazione per via plebiscitaria, gli precluse ogni probabilità di ritorno al trono. Invitò i suoi seguaci ad astenersi da qualsiasi collaborazione alla vita pubblica durante il secondo impero, dimostrandosi sino dal 1856 con il duca di Nemours alieno persino dalla eventuale accettazione del vessillo tricolore. Devotissimo al Pontefice ed alla S. Sede, feature e difensore del potere temporale (1866), simpatizzò con quanti accorrevano ad arruolarsi nelle schiere pontifice, e primo fra gli altri con l'eroico de Charette, con il quale era anche legato da vincoli di parentela. Nel 1871 anzi non esitava a dichiarare che, non appena risalito al trono, avrebbe senz'altro rivendicati i diritti temporali di Pio IX. Quasi imminente appariva allora una restaurazione della monarchia in Francia. Caduto Napoleone III, Enrico di C. aveva potuto rimettere il piede sul suolo patrio ( 1^{°} luglio 1871), ma non volle piegarsi a sostituire la bandiera bianco-gigliata con quella tricolore, pur essendo poi pervenuto nell'ag. del 1873 a riconciliarsi con gli orleanisti, nel senso che Enrico V sarebbe stato nuovamente re di Francia, e Filippo II d'Orléans conte di Parigi suo erede al trono. La riaffermazione dei principi ed il rifiuto d'ogni compromesso a proposito del vessillo a restaurazione avvenuta (lettera del 27 ott. 1873 indirizzate da Salisburgo al Cheanelong), fecero naufragare ogni possibilità di restaurazione monarchica. Ulteriori trattative svolte a Versailles con il Mac Mahon non ebbero, sempre a causa della intransigenza dello C., esito favorevole: l'Assemblea nazionale proclamava così il 25 febbr. 1875 definitivamente la Repubblica. Ad Enrico di C. non rimase allora che ritirarsi definitivamente a Frohsdorf in Austria, dove morì lasciando memoria d'uomo religiosissimo, generoso e retto.

Bibl.: Opere: Ecrits politiques et correspondance du comte de C., Parisi 1880. Studi: H. de Pène, Henri de France, ivi 1884; M. Paléologue, Une visite à Frohsdorf en 1913, in Revue des deux mondes, 1940, III, pp. 243-63; L. Salvatorelli, Storia d'Europa dal 1871 al 1914, I, Milano 1940, passim e specialmente le pp. 203-13; G. Gallavresi, s. v. in Enc. Ital., IX (1931), p. 922. Paolo Dalla Torre

CHAMÉUNIA ( χ α μ ε ν ν i α). - Penitenza familiare agli asceti cristiani, consistente nel dormire sulla nuda terra (da χ α μ α i «sulla terra» e civr ἠ « giaciglio ").

I Padri greci formarono il termine che passò ai latini. S. Atanasio (PG 27, 278), commentando le prime parole del Ps. 62: "Dio, Dio mio, io veglio e anelo a te dall'aurora ", dice: "Non basta che noi coltiviamo la pietà, ma dobbiamo anche col corpo piacere a Dio; cioè per mezzo del digiuno, della frequente orazione, del dormire in terra ( δ ι grave{α} χ α μ ε ν ν ἀ α ς ), del lavoro manuale, onde avere con che fare elemosina». S. Girolamo (Ep., 52, 3: PL 22, 528): "Quasi tutte le virtù del corpo si mutano nei vecchi, e, crescendo solo la sapienza, diminuiscono le altre cose: i digiuni, le veglie e le elemosine, i sonni presi sul pavimento (chambuolae), il correr qua e là sovente ecc.». E s. Giovanni Damasceno (De virtute et vitio: PG 95, 86 sg.) : "Son queste le virtù del corpo, o piuttosto gli stru-

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menti delle virtù :... il bere acqua, il dormire in terra ( χ α μ ε ε u v i α ), la povertà, l'indigenza, l'austerità, ecc.».

Bib.: I. Hausherr, s.v. in DSp. II, coll. 451-54.
Giacinto del S.nus Crocifisso
CHAMINADE, Guillaume-Joseph. - Fondatore della Società di Maria (Marianisti) e dell'istituto delle Figlie di Maria, n. a Périgueux l'8 apr. 1761, m. a Bordeaux il 22 genn. 1850. Laureatosi a Parigi, fu insegnante al collegio-seminario di Mussidan. Scoppiata la rivoluzione, andò a Bordeaux, ove si occupò di ministero. Nel 1797 dovette partire in esilio, e si rifugiò in Spagna ove, presso la Madonna del Pilar, ricevette le "parole interne" che fissarono la sua missione.

Ritornato in Francia alla fine del 1800 , fondò l'Opera della Misericordia di Bordeaux (1801), l'istituto delle Figlie di Maria d'Agen con la cooperazione di Adèle de Trenquelléon (1816), e nel 1817 la «Società di Maria di Bordeaux», vera società religiosa con voti, composta di preti e di laici, avente per scopo precipuo l'educazione della gioventù, lodata con decreto del 1839 , confermata nel 1865 , ed approvata nel 1891. Conta presentemente più di 2200 religiosi, ripartiti in più di 160 case. Fu introdotta la causa di beatificazione l' 8 maggio 1918.

Eccetto il Mamale del servo di Maria, il C. non pubblicò nulla; lasciò numerose lettere edite in 5 voll. (Nivelles [1930]), monoscritti e note per conferenze ai condiscopoli, pubblicate poi in diversi estratti ad uso della Congregazione; in essi, attenendosi alla sana dottrina tradizionale sulla spiritualità, fa prova di molta saggezza e discrezione. Raccomanda lo spirito di fede, la devozione filiale alla Madonna, di cui ogni marianista deve sentirsi "ministro e soldato", lo zelo indefesso, ciascuno dovendosi considerare come un missionario.

Bib.: H. J. Sipster, G-7. C. fondateur de la Soc. de Marie... Parigi 1901: Anon., L'esprit de notre fondation d'après les écrits de M. C. et les documents primitifs de la Société, 3 voll., Nivelles 1910-16; G. Goyau, C..., Parigi 1914; H. Rouman, Adèle de Trenquelléon, ivi 1921: Anon., Un insigne apôtre de Marie, G-7. C., ivi 1927; E. Neubert, La doctrine mariale de M. C., Juvicy 1937; H. Lebon, s. v. in DSp. II, coll. 454-59.

Antonio Giamboni
CHAMOS (ebr. Kémôt). - Dio nazionale e principale dei Moabiti (Iudc. 11, 24; I Reg. 11, 7. 33; II Reg. 23, 13), chiamati perciò "popolo di C." (Num. 21, 29; Ier. 48, 46). Il re Mesa si chiama "figlio di C.", e a lui, come a dio della guerra, per essere liberato dalla stretta dei nemici, offre sulle mura della città il proprio figlio (II Reg. 3, 27). Il suo culto fu introdotto in Gerusalemme da Salomone (I Reg. 11, 7. 33), che gli innalzò un altare sul monte degli Ulivi e sul monte dello Scandalo, e durò probabilmente, salvo la breve interruzione sotto Giosia, che ne distrusse i luoghi di culto (II Reg. 23, 13), fino alla fine del regno di Giuda.

Fu identificato con Beelphegor, Beelzebub, o considerato come una specie di Marte, dio della guerra. Oggi si vede generalmente in lui una delle forme multiple del dio Basi, la grande divinità cananea, che personificava la natura e il sole. Suo simbolo sembra fosse il disco solare alato, e come divinità solare era adorato al pari del dio Melchom degli Ammoniti. Melchom riceveva lo stesso nome di C. (Iudc. 11, 24). Presso i Moabiti entra, come Jahweh presso gli Ebrei, nella composizione di parecchi nomi propri, p. es., Chamosmelek padre di Mesa (stelo di Mesa).

Bibl.: P. Scholz, Götzendienst und Zauberwesen, Ratisbona 1877, pp. 176-82; F. K. Kortleitner, De polytheismo unitarse, Innsbruck 1908, pp. 213-16. Giorgio Castellino

CHAMPAGNAT, Marcelin, venerabile. - Fondatore dell'istituto dei Piccoli Fratelli di Maria (v.), o Fratelli maristi, n. a Marlhes (diocesi di Lione) il 20 maggio 1789, m. al Romitaggio presso St-Chamand il 6 giugno 1840 .

Per venire in soccorso alla gioventù abbandonata dai genitori e spesso tradita dalla scuola laica ed atea, riunì intorno a sé dei fratelli per poterli poi disseminare come maestri nelle diverse parrocchie, e malgrado difficoltà ed opposizioni di ogni genere, vi riuscì mirabilmente.

Condiscepolo nel seminario del ven. p. Colin, fondatore dei padri maristi, ne condivise le aspirazioni e diede il nome alla Società di Maria appena la seppe approvata dalla S. Sede, unendovi i suoi fratelli. Questi, dietro invito di Roma, eretti poi in istituto autonomo, si sparsero rapidamente in tutte le parti del mondo.

Lo C. fu uomo di pietà esemplare, nutri una devozione tenerissima verso la Madonna che chiamava "la nostra risorsa ordinaria" e praticò sempre grande austerità di vita. Inculcò profondamente questo spirito nei suoi fratelli, lasciando loro, oltre le costituzioni ( 1^{mathrm{a}} mathrm{ed} ., 1837 ) approvate da Pio IX il 9 genn. 1863, direttive minute per la loro formazione spirituale ed intellettuale, per l'educazione cristiana della gioventù secondo i principi della più saggia pedagogia, al suo tempo quasi totalmente ignorata. Il processo di beatificazione è in corso ed il decreto sulla ereicità delle virtù data dall'11 luglio 1920.

Bibl.: Anon., Vie du vèn. M. C., Lione 1897: A. Lavelle, Un condizciple et émule du cuvé d'Ars. Parigi 1921: Anon., Un benefattore della gioventù, Torino 1931. Antonio Giamboni

CHAMPION, PIERRE. - Gesuitz francese, n. ad Avranches il 19 ott. 1631, m. a Nantes il 28 giugno 1701. E noto per i suoi lavori biografici su personaggi molto in vista per le dottrine mistiche.

Pubblicò : 1) La vie du p. Riguleuc S. I. avec ses lettres spirituelles (4 edizioni dal 1686 al 1739); 2) Vie et doctrine spirituelle du p. Louis Lallemant d. C. d. 7. (Parigi 1694, Avignone 1826); 3) Lettres spirituelles et dialogues du p. Jean Surin d. C. d. 7. (3 voll., Nantes 1695-1700, molte edizioni); 4) Vie du ven. dom fean de Palafox: comparvero soltanto sette fogli nel 1688 , venendo troncata l'edizione per la franchezza dell'autore; l'intero manoscritto, trovato al collegio di Clermont, fu utilizzato dall'abate Dinouart nella sua vita del Palafox pubblicata anonima nel 1767; 5) Vie des fondateurs des maisons de retraite (Mr. de Kervilio, p. Vincent Huby ecc.; Nantes 1698).

Bibl.: A. Pottier, s. v. in DSp. II, coll. 461-62.
Ambrogio M. Fiacchi
CHAMPLEVE : v. SMalto.
CHAMPNEY, ANTHONY. - Controversista, n. in Inghilterra nel 1569 (?), m. ivi nel 1643 (?). Compì gli studi teologici a Roma, fu vice-rettore del collegio inglese di Douai dal 1619 al 1625 , prendendo vivissima parte alla lotte religiose della sua patria.

Si conserva di lui, edita ed inedita, una copiosissima produzione di carattere polemico: An Answer to a letter of a fenuiled Gentleman (s. l. 1601); A Manual of Controversies (Parigi 1614); Mr. Pilkington his Parallela Disparalled (St-Omer 1620); ecc. Ha grande importanza nella storia della teologia per essere stato il primo teologo a discutere e a negare la validità delle ordinazioni anglicane nell'opera A Treatise of the Vocation of Bishop (Douai 1616), di cui si trova un'edizione latina: De vocatione ministrorum tractatus (Parigi 1618), con qualche aggiunta.

Bibl.: S. F. Smith, Ordinations anglicanes, in DFC, III, coll. 1206-1209.

Cosimo Petino
CHAMPOLLION, Jean-François, il giovane. Iniziatore della moderna egittologia, n. a Figcac (Lot) il 23 dic. 1790, m. a Parigi il 4 marzo 1832.

Studió lingue orientali a Parigi (1807-1809), indi (1816) fu professore di storia a Grenoble. Il 27 sett. 1822 comunicava la sua scoperta dell'alfabeto fonetico usato dagli Egiziani per trascrivere i nomi greci e romani (Lettre à M. Dacier relative à l'alphabet des hiéroglyphes phonétiques). Due anni dopo, nel Précis du système hiéroglyphique des anciens Égyptiens, esponeva molti elementi ideografici e fonetici di cui era composta la scrittura egiziana. Membro

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dell'Accademia (1830), nel 1832 occupò la prima cattedra di egittologia al Collège de France, fondata per lui.

Opere postume: Granumaire egyptienue (3 voll., Parigi 1836-41); Dictionnaire égyptien en écriture hiéroglyphique (ivi 1842-44); Monuments de l'Egypte et de la Nubie, notices descriptives conformes aux manuscrits autographes rédigés sur les lieux (ivi 1844), continuati poi e condotti a termine sotto la direzione di E. de Rougé.

Bibl.: H. Hardeben, C. sein Leben und sein Werb, Berlino 1909.

Giorgio Castellino
CHANAAN: v. CANAAN.
CHANEL, Pierre-Louis-Marie, beato. - Missionario marista, protomartire dell'Oceania, n. a Cuet, diocesi di Lione, oggi di Belley, il 12 luglio 1803 , e martirizzato il 28 apr. 1841. Compiuti gli studi nei seminari diocesani, fu viceparroco ad Ambérieux (1807-28), poi parroco a Crozet (1828-31). Entrato nella nascente Società di Maria, fondata dal ven. p. G. Colin fece parte della prima spedizione di missionari nell' Oceania centrale, sotto la guida di mons. G. B. Pompallier (v.), di cui fu pro-
vicario apostolico.

Partito il 24 dic. 1836, sbarcò dopo pericoloso viaggio il 7 nov. 1837 all'isola di Futuna (arcipelago di Tonga). Solo dopo tre anni di abbandono, di preghiere e di sofferenza di ogni genere, riusci a raggruppare un discreto numero di catecumeni tra cui trovavasi lo stesso figlio del re Niuliki, il quale, fino allora favorevole al missionario, mutò poi sentimento e scatenò la persecuzione. Il C., assalito a tradimento nella sua capanna dal ministro del re, Musumusu, con una banda di sicari, fu colpito a morte, ma questa lungi dallo spegnere la religione, come intendevano i persecutori, provocò la rapida, totale e durevole conversione dell'isola. Leone XIII lo beatificò il 17 nov. 1889 .

Bibl.: L. Falletti, Il protomartire dell'Oceania, Roma 1889; J. Hervier, Les missions maristes en Occanie, Parigi 1902; C. Nienlet, Vie du bienheureux P.-M. C., 4^{°} ed., Lione 1920. Angelo Audino

CHANGANACHERRY, DIOCESt di. - Vescovato per i cattolici indiani di rito siro-malabarico, istituito il 21 dic. 1923, in sostituzione di un vicariato apostolico esistente fin dal luglio 1896. E sede suffraganea della diocesi di Ernakulam (India) e conta 415.925 fedeli, 200 parrocchie e 370 sacerdoti secolari, monasteri muliebri di clausura oltre istituti di assistenza.

Bibl.: M. Vattakalam, s. v. in Cath. Enc., III, p. 573; Annuario beatificio 1949, p. 146.

Mariano Buffi
CHANGSHA, ARCIDIOCESt di. - Missione affidata ai Francescani italiani in Cina nella provincia del Hunan. La superfice è di kmq. 22.820; la popolazione supera di poco i 5 milioni. Nel territorio la predicazione evangelica risale alla seconda metà del sec. xvir. Nel 1856 la provincia del Hunan, staccata dal Hupeh, fu eretta in missione a sé, e affidata
ai Francescani, e nel 1879, divisa questa in due missioni, Hunan meridionale e settentrionale, Changsha rimase la residenza del Hunan meridionale. Dopo la insurrezione del 1900 risorsero le opere e si ricostituì la cristianità, che subì gravi contraccolpi in seguito alla guerra con il Giappone. Tuttavia il lavoro non si arrestò mai, e la missione dette origine ed altre filiazioni: Yungchow-fu nel 1925, Hengchow nel 1930, Siangtan nel 1938, tutte affidate ai Francescani.

Dall'1 apr. 1946, C. è stata elevata ad arcidiocesimetropoli della provincia ecclesiastica hunanense, attualmente con 3 diocesi suffraganee: Changteh, Hengchow e Yuanling. Al 30 giugno 1948 il personale missionario di C. era di 16 pa-
dri italiani, 2 tedeschi, 1 jugoslavo e di 5 sacerdoti secolari cinesi. Le Francescane missionarie di Maria erano 13, di cui 5 cinesi, le suore francescane dell'Immacolata 9, tutte cinesi. I catechiati erano 54 , i maestri 78 , i medici alle dipendenze della missione 12 e gli infermierl 15 . Le scuole, 10 elementari con 759 alunni, 2 secondarie con 157 studenti. Opere di carità: 2 ospedali, 10 dispensari, 2 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi. Alla stessa data i cattolici erano 9081 e 1038 i
catecumeni; i protestanti nella missione erano ca. 6000.

Bibl.: C. Silvestri, Vita di mons. Antonino Fantosati, Quaracchi 1914; Conspectus missionum Ord. fratrum Min., geographice, monographice, historice et ecclesiastice descripi., Ivi 1933, pp. 232-37; G. B. Tragella, Italia missionaria, Roma-Milano 1939, pp. 232-37; GM, p. 190. Giovanni B. Tragella

CHANGTEH, diOCESI di. - Si trova in Cina, nella provincia civile del Hunan. Dal 1879 al 1924 si chiamò vicariato apostolico del Hunan settentrionale; con decreto del 3 dic. 1924 ebbe il nome di vicariato apostolico di C.; nel 1925 cedette parte del territorio per la prefettura apostolica di Shenchow, ora diocesi di Yuanling (v.); nel 1931 fu nuovamente divisa, dando origine alle prefetture apostoliche di Lichow (v.) e di Yochow (v.). Fin dal 1879 fu affidato all'Ordine degli Eremitani di S. Agostino. Allora esisteva un solo centro missionario di Kiakai-tse, cui facevano capo le cristianità di Hofu, C. e Yuenkiang : erano in tutto 45 cattolici, oriundi dal territorio di Hengchow (v.). Attualmente la superfice è di 11.400 kmq .; gli ab., al 30 giugno 1947, arrivavano a ca. 3.000 .000 , di cui 6576 cattolici; il personale missionario era di 12 padri Agostiniani, di cui 3 cinesi, e I sacerdote del clero secolare cinese, 11 religiosi laici e 5 suore, di cui 3 cinesi.

Bibl.: GM, p. 190; Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim; MC, pp. 72-73. Adamo Pacei

CHANON, JUAN. - Benedettino di Monserrato (non ben detto Chanones), n. a. Mirepoix (sud della Francia) nel 1489, santamente m. a Monserrato l'8 giugno 1568. Dopo un breve periodo di cura d'anime, nel 1521 si rese mosaico a Monserrato. In questa abbazia si formò alla scuola ascetica iniziata dall'abate Garcia de Cisneros, che aveva dato un decisivo im-

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pulso alla vita monastica rinnovata anche lì sotto l'influsso della riforma di S. Benedetto di Valladolid.

Lo C. fu dedito a vita di rigida osservanza monastica: si impose aspri digiuni e assoluta astinenza anche in casi di gravi malattie. Trascorse qualche tempo anche in uno degli eremi dei dintorni della abbazia. Per lunghi anni confessore dei pellegrini, fu tenuto in gran conto anche da s. Ignazio di Loyola, che lo scelse a suo confessore in occasione della sua dimora a Monserrato seguita alla conversione, e ancora in seguito si recò da lui, e gli sottopose i suoi primi Esercizi scritti.

Lo C. collaborò molto alla riforma del monachismo in Spagna assolvendo il delicato incarico di maestro dei novizi in vari monasteri. Insieme al p. de Chaves (v.) fu inviato in Portogallo, e vi ebbe prima lo stesso incarico, poi fu per breve tempo abate di un monastero cistercense, carica che lasciò poco dopo per far ritorno a Monserrato. Nel Martirologio benedettino si ha la sua memoria l'8 giugno, e anche l'8 maggio e il 25 giugno.

Bibl.: Monnments Ignotianus, 4^{°} serie, Scripta s. Ignotii de Loyola, II, Madrid 1918, pp. 439-48; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italio, II, Roma 1922, pp. 23-29; A. M. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, II, Metten 1934, p. 288; A. Albareda, S. Ignoti a Montserrat, Monserrato 1935. pp. 56-59 e passim, documenti nell' Apíndia documental, pp. 216. 222; id., Historia de Montserrat, ivi 1948, pp. 206-207.

Ambrogio Mancone
CHANOUX, PIETRO, sacerdote italiano: v. bernardo, arcidiacono di aosta, santo (IV, Ospizio del Piccolo S. Bernardo).

CHANSON DE ROLAND. - Si designa con questo titolo, altri se ne potrebbero trovare, più o meno adatti, la più antica Chanson de geste a noi nota, e certo una delle più belle. Nella forma maggiormente vicina all'originale, essa ci è conservata dal codice di Oxford, che risale al secondo quarto del sec. xit, e conta 4002 versi (decasillabi epici in lasse assonnanzate) scritti in dialetto anglonormanno; esistono poi altre sei redazioni del medesimo poema, più ampie e più recenti, che giovano tuttavia a sanare sviste e lacune del detto codice, che resta però sempre fondamentale.

Rimandando per le questioni di origini e di formazione alle Chansons de geste (v.), qui basterà notare che il poema prende spunto da un preciso fatto storico (rotta di Roncisvalle, 15 ag. 778 ) ma mescola personaggi ed avvenimenti secondari o falsamente attribuiti all'epoca in cui la nota avvenne; tuttavia anche se vi si rintracciano elementi che possono essergli giunti da una tradizione notevolmente antica (p. es., riflessi di civiltà e di costumanze germaniche) o possono ritenersi appartenenti a nuclei anteriori della leggenda (p. es., l'amicizia fraterna tra Orlando e Oliviero e l'episodio di Baligante) la redazione di Oxford appartiene al tempo in cui fu composta e cantata (ultima terza del sec. xi) ed è opera unitaria e coerente di un vero grande poeta, sia esso o no quel Turoldo nominato nell'ultimo verso, sull'identificazione del quale i pareri sono ancora assai discordi.

Il suo spirito è infatti quello delle Crociate che fa di Carlomagno e dei suoi paladini gli strenui e generosi campioni della Cristianità e nello stesso tempo gli eroici difensori della loro patria, del loro onore di uomini e di soldati. Semplice e lineare lo svolgimento della azione, come la stessa lingua adoperata a narrarlo, ma l'autore si dimostra padrone di una tecnica scaltrita, di un senso d'arte squisito, di una sobria ma efficace capacità emotiva; doti che fanno della sua opera un capolavoro del sentimento religioso e patriottico della nascente civiltà neolatina.

Bibl.: La C.de R. publiée d'après le ms. d'Oxford et traduite da J. Bédier, Parigi 1922; J. Bédier, La C. de R. (commentaires) ivi 1927; G. Bertoni, La - C. de R. - Introduz., testo, versione, note, glossario, Firenze 1932; editio maior, ivi 1936; La C. de R., a cura di A. Roncaglia, Modena 1947. Nelle Introduzioni di queste pregevoli edizioni si troveranno tutte le indicazioni necessarie sulle edizoni precedenti, la costituzione del testo, la critica, ecc.

Ruggiero M. Ruggieri
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(da R. Martire, Les textes de la C. de R. Le manuscrit de Chabrancove, l'urigo RQ)
Chanson de Roland - Inicio del testo della C. de R. : Charile li roit a la barbe grifisiene, secondo il ms. II. 1'? della 2^{°} metà del sec. xim, conservato nella Biblioteca municipale di Châtenureux.

CHANSONS DE GESTE. - Bertran de Bur-sur-Aube, poeta epico del sec. xili, propose la divisione delle "canzoni di gesta" francesi in tre gruppi : gesta del re; gesta di Garin de Monglane (o di Guillaume d'Orange) e gesta di Doon di Mayence. La gesta del re celebra soprattutto Carlomagno e i suoi successori (o predecessori), quella di Garin canto il valoroso e fedele Guglielmo d'Orange e i suoi compagni, quella di Doon ha per protagonisti diversi feudatari parimenti valorosi ma ribelli al loro re, tra i più illustri dei quali figurano Ugo di Bordeaux, Girardo di Rossiglione, Rinaldo da Montalbano, ecc., e tra i più malfamati Gano di Maganza, prototipo dei traditori.

Questi tre gruppi non esauriscono però tutta la "materia di Francia", ed altre classificazioni sono state tentate (cronologiche, dinastiche, ecc.) ma sempre scarsamente soddisfacenti : si pensi che si tratta di un complesso di ca. 80-90 poemi (oltre quelli perduti), tra i quali i punti di contatto, gli incroci, le sovrapposizioni e confusioni di personaggi sono tali e tante da rendere impossibile la costruzione di uno schema chiaro e preciso.

Ma in fondo il problema della classificazione è secondario; importante invece, e tuttora soggetto a discussioni, quello dell'origine di queste canzoni epiche, cioè di un "genere» che riempi di sé, dalla fioritura alla decadenza, ca. tre secoli (dal xir al xiv) e che fu parte viva della cultura, dell'arte, degli ideali religiosi, civili e cavallereschi di quell'epoca. E stato giustamente osservato che ricercare l'origine dell'epoca francese significa, per molta parte, ri-

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cercare l'origine della prima canzone epica, cioè della Chanson de Roland (v.), ed ecco perché da essa prendono le mosse e ad essa si riferiscono le principali indagini in proposito. Tali indagini, dalle prime ipotesi dei romantici tedeschi e francesi del secolo scorso alle recenti fatiche di numerosi editori e chiosatori di testi, costituiscono uno dei più fecondi capitoli della cultura europea: da esse infatti è uscita rinnovata la concezione del medioevo e quella delle origini romanze. Di questo intenso lavorio critico si darà qui soltanto un cenno, ricordando come, tramontato il mito romantico di una poesia popolare, primitiva, ingenua, si sia oggi attenti a cercare nelle