volume-03

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umerosi editori e chiosatori di testi, costituiscono uno dei più fecondi capitoli della cultura europea: da esse infatti è uscita rinnovata la concezione del medioevo e quella delle origini romanze. Di questo intenso lavorio critico si darà qui soltanto un cenno, ricordando come, tramontato il mito romantico di una poesia popolare, primitiva, ingenua, si sia oggi attenti a cercare nelle stesse C. d. g. (e naturalmente soprattutto nelle più belle e omogenee) la personalità artistica dell'autore, interpretando i dati che la tradizione ci offre nel loro giusto valore, cioè come presupposti culturali di un fenomeno eminentemente letterario e artistico. Cosi si potrà parlare, di volta in volta, di elementi desunti dal mondo germanico o da quello latino, classico o medievale; si potranno supporre intenti e influssi dinastici, fcudali; si potranno ripercorrere, con la guida stessa di alcune C. d. g., le vie dei grandi pellegrinaggi medievali, indicando nelle chiese e nei monasteri che vi spesseggiavano e nelle folle di pellegrini, monaci, soldati, giullari che li frequentavano, gli ambienti e le persone più adatte a favorire la fioritura e la diffusione di quelle C.d.g. Tali ipotesi hanno certo tutte qualcosa di vero, e vantano uno o più illustri sostenitori, dal Paris al Rajna, al Bédier, da Paul Meyer al Tavernier e al Wilmotte, dal Gobotto al Viscardi; ma più vere quelle ipotesi che, pur tenendo conto degli elementi e delle possibilità suddette, riconoscono nelle C. d. g. un frutto dell'epoca in cui nacquero. Ciò non significa negare ogni precedente storico (molti dei personaggi e degli avvenimenti celebrati sono effettivamente storici) o disconoscere un processo
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(de Ck. Samaran, La C. de R. Repradnction phototypique... Parigi 1888)
Chanson de Roland - Testo della C. de R. seconda il ms. di Oxford ( 1^{°} metà del sec. xit). Versi 1487-1514 - Oxford. Bodleian Library, Digby 23, f. 27^{′}.

[^0]di formazione che può aver avuto inizio, in alcuni casi, da canti più o meno lunghi, tramandati oralmente o per iscritto. Ma le C. d. g. francesi recano ormai lo spirito della società in mezzo alla quale e per la quale furono create : spirito che è, sotto l'aspetto laico, quello feudale e cavalleresco, e religiosamente quello delle Crociate. Amor di patria, attaccamento al proprio sovrano e soprattutto lotta per il trionfo della fede: ecco i caratteri che fanno delle C. d. g. il grande romanzo storico della Francia e dell'Europa medievale e uno dei più significativi fenomeni culturali e artistici delle nuove letterature romanze.

Bibl.: G. Paris. Histoire poétique de Charlemagne, ivi 1863; L. Gautier. Les epopées frangaites, 3 voll., Parigi 18781882: P. Rajna, Le origini dell'epopea francese, ivi 1884; C. Nvrop. Storie dell'epopea francese nel medioevo, trad. da E. Gorra, Torino 1888; J. Bédier, Les légendes épiques, 4 voll., Parigi 19141921; R. M. Ruggieri, Epapee francese, Modena 1939; M. Il contributo italiano allo studio delle origini delle C. di g., in Cultura neolatina, 1 (1941), pp. 40-44; I. Siciliano, Le origini delle C.d.g. Teorie e discussioni, Padova 1940 (v. inoltre ChASSON de roland, bibliografia).

Ruggero M. Ruggieri
CHANTABURI, vicariato apostolico di. - La cristianità di C. (Siam) risale agli inizi del sec. xviri. I primi cristiani furono degli Annamiti della Cocincina, che si rifugiarono nel territorio del Siam per scampare alla persecuzione. La popolazione primitiva si componeva di pescatori, e per più di un secolo e mezzo la pesca fu l'occupazione principale dei cristiani di C. Attualmente la loro specialità è la tessitura delle stuoie di giunco. L'isolamento relativo in cui venne a trovarsi questa comunità cristiana, ha fatto si che essa conservasse costumi semplici e ferventi. Infatti la maggior parte dei vecchi sacerdoti indigeni erano originari di là : attualmente, su 48 sacerdoti viventi nel Siam, 15 sono nativi di C.

La storia dell'evangelizzazione di questa missione si fonde con quella del vicariato apostolico di Bangkok, da cui venne distaccata con bolla pontificia dell' 11 maggio 1944 e affidata al clero indigeno. Il territorio del vicariato ha una superfice di 26.700 kmq . La popolazione totale è di ca. 600.000 ab. Esso è composta di rozze diverse: Annamiti (cattolici in maggioranza); Siamesi, buddhisti, non curanti della vita futura, assai incostanti, difficili a convertirsi e ancora più a rimanere cristiani; Cambogiani, di identico carattere dei Siamesi; Cinesi, energici, associanti al loro difetti bellissime qualità e più aperti alla possibilità di conversione e anche di perseveranza. Il numero dei cattolici è approssimativamente di 9000 .
C., capoluogo della provincia omonima, è la città residenziale dell'Ordinario. Vi è una grande e bella chiesa, un convento delle suore Amanti della Croce, diverse scuole per ragazzi e ragazze, tre orfanotrofi. Il seminario minore è a Siracha. Per gli studi filosofici e teologici gli alunni sono inviati al collegio generale di Penang, nella diocesi di Malacca.

Bibl.: MC. p. 73: Archivio della S. Congr. de Propaganda Fide, pos. prot. n. 594/44; GM. pp. 163-64; AAS, 37 (1945), pp. 302-306.

Edoardo Pecoraio
CHANTAL, Giovanna di, santa : v. giovanNA francesca fremiot di chantal, santa.

CHANTEPIE DE LA SAUSSAYE, PierreDaniel. - Storico delle religioni, n. a Leeuwarden (Olanda) il 9 apr. 1848, m. a Bilthoven il 20 apr. 1920. Dal 1878 al 1899 fu professore all'Università di Amsterdam, donde passò a quella di Leida, e vi rimase fino al ig16.

Sostenitore dello studio approfondito di ogni religione, in quanto in ciascuna di esse sussiste un contenuto etico, pubblicò nel 1887 un Lehrbuch der Religionsgeschichte, la cui quarta edizione fu curata da A. Bertholet ed E. Lehmann.

Bibl.: J. P. Steffes, s.v. in LThK. II, coll. 833-34; N. Turchi, s.v. in Enc. Ital., IX (1931), p. 931. Silvio Furlani

CHAOSIEN, diocesi di. - Si trova nella parte sud-occidentale della provincia civile del Hopeh


[^0]:    (de Ck. Samaran, La C. de R. Repradnction phototypique...

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(Cina). Fu eretta in prefettura apostolica il 18 marzo 1929 per divisione del vicariato apostolico di Chengtingfu e affidata al clero secolare cinese: l'ri genn. 1932 fu elevata a vicariato apostolico e l'ri apr. 1946 a diocesi, suffraganca di Pechino.

Ha una superfice di kmq. 4200. La popolazione, al 30 giugno 1947, era di ca. 900.000 ab. I cattolici erano 45.000. Le origini cristiane in questo territorio risalgono a oltre 300 anni fa. Il personale missionario, sempre al 30 giugno 1947, risultava di 39 sacerdoti secolari cinesi e 68 suore, pure cinesi, oltre a un buon numero di catechisti, battezzatori e maestri.

BibL.: GM, p. 191: Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim: MC, pp. 73-74. Adamo Pucci

CHAOTUNG, prefeftura apostolica di. - Si trova in quella parte nord-orientale della provincia civile dello Yunnan (Cina) che si incunea tra lo Szechwan e il Kweichow. Fu eretta l'8 apr. 1935 con parte del territorio del vicariato apostolico di Yunnanfu, e affidata al clero secolare cinese.

Ha una superfice di kmq. 5000. La popolazione totale è di ca. 2.000 .000 di ab., in maggioranza cinesi provenienti dallo Szechwan, ma si contano anche parecchi aborigeni Miso e Lolo. Al 30 giugno 1947 i cattolici erano 8147, 12 sacerdoti secolari cinesi e 7 esteri (Camillini italiani), 5 religiosi laici esteri e 6 suore, di cui 4 cinesi. Tra le opere della missione figurano il seminario preparatorio e minore, 4 orfanotrofí e 2 ospedali.

BibL.: Annuaire de l'Eglise catholique en Chine 1948, Sciangai 1948, passim: MC, p. 75. Adamo Pucci

CHAPADA. - Prelatura nullius di S. Anna, suffraganca di Cuyabá nello Stato del Matto Grosso in Brasile. Fu creata il 13 luglio 1940 con la bolla Quo Christi fidelium.

Oltre la chiesa matrice di S. Anna, esistono altre 3 cappelle. Su una estensione di ca. 140.000 kmq., la popolazione è di ca. 40.000 ab., formata da una popolazione stabile di Indi e da immigrati temporanei da ogni Stato del Brasile, data la ricca zona diamantifera.

La prelatura è affidata ai padri francescani. Le suore francescane di Ausobie dirigono l'educandato di S. Giuseppe, comprendente anche una scuola primaria gratuita.

BibL.: J. B. Lehmann, O Brasil Católico, 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 486-87. Enrico Josi

CHAPEAUVILLE, Jean. - Teologo e storico belga, n. a Liegi il 5 genn. 1551, m. ivi il 5 maggio 1617.

Ordinato prete, fu dapprima parroco a Liegi molto zelante, benemerito particolarmente durante la peste, poi inquisitore della fede ( 1583 ) per volere del vescovo Ernesto di Baviera, suo arcidiacono e vicario generale, preposito del Capitolo di S. Pietro.

Compose trattati sui casi riservati al modo di amministrare i Sacramenti in tempo di peste; commentò il catechismo del Concilio Tridentino.

Emersero le sue qualità di erudito e di critico nella Historia sacra, profana necnon et politica, pubblicazione in tre tomi (Liegi 1612-16) in cui raccolse le antiche cronache riguardanti in particolare il Belgio.

BibL.: E. Regnard, s. v. in Nouv. biogr. gén., IX, col. 685: H. Helbig, s. v. in Biogr. nation., III, col. 428; A. van Hove, s. v. in Cath. Enc., II, p. 574; Hurter, III, coll. 609-11. Benedetto Gioia

CHAPELLE, Placide-Louis. - Arcivescovo di Nuova Orleans (U.S.A.), n. a Runes (Francia) il 28 ag. 1842, m. a Nuova Orleans il 9 ag. 1905, Parroco a Rockville, Baltimora e Washington, fu consacrato vescovo di Arabissus (1891) quale coadiutore dell'arcivescovo di S. Fé (Nuovo Messico) con diritto di successione. Prese possesso della nuova diocesi nel genn. del 1897.

Quando a Parigi (dic. 1898) si svolgevano le trattative di pace tra Stati Uniti e Spagna, lo Ch. riuscì a far ri-
conoscere ed inserire nel trattato conclusivo tutti quei diritti di proprietà che la Chiesa cattolica godeva sotto il governo spagnolo. Nel 1899 fu inviato nelle Filippine, allora in ribellione, per ristabilire l'ordine religioso nel paese. I.cone XIII riconosceva il pieno successo della sua missione, e con un breve lo confermava delegato apostolico a Cuba e Portorico e lo nominava assistente al Soglio e conte romano. Il 30 maggio 1905, mentre rientrava dall'Avana, gli giunse la notizia dell'epidemia di febbre gialla che colpiva Nuova Orleans. Rientrato in città, l'inesorabile male lo colpí.

BibL.: A. Orban, s. v. in Cath. Enc., III, p. 279.
Gabriella de Stefano
CHAPMAN, John Henry Palmer. - Storico e critico benedettino inglese, n. a Ashfield (Suffolk) il 25 apr 1865, m. a Londra il 7 nov. 1933. Convertitosi dall'anglicanesimo ( 1890 ) non senza l'influsso di Oxford, benedettino nella Congregazione di Beuron (a Maredsous, 1892), ai trasferi nel 1919 in quella inglese. Fu superiore a Erdington (1895-1912) e a Caldey (1913-14), abate a Downside (1929-33). Svolse intensa attività letteraria, collaborando a vari periodici ed enciclopedie. Si distinse per la competenza in patrologia e storia ecclesiastica: Bishop Gore and the Catholic Claims (Londra 1905); Studies in the Early Papacy (ivi 1928); St. Benedict and the Sixth Century (ivi 1929). Suo campo preferito fu la Bibbia: la critica del testo.

In Notes on the Early History of the Vulgate Gospels (Oxford 1908) rivelo doti che gli fruttarono la nomina a membro della Pontificia commissione per la revisione della Vulgata (1913). Della sua attività romana, assieme con H. Quentin (1919-22), da menzionarsi The Families of Vulgate MSS in the Pentateuch (in Revue bénédictine, 37 [1925], pp. 5-46, 365-403). Si occupb anche dell'origine giovannea del IV Vangelo (John the Presbyter and the Fourth Gospel, Oxford 1911) e della questione sinottica (opera postuma, Londra 1937): Mattheso, Mark and Luke. A Study in the Order and Interrelation of the Synoptic Gospels (priorità di Matteo greco!).

Negli ultimi suoi anni si volse ai problemi della vita spirituale: Contemplative Prayer, in Pax di Caldey, 5 (1913), pp. 339-44; Mysticism (Christian, Roman Catholic), in Enc. of Rel., IX, pp. 90-101; The Spiritual Letters (Londra 1935).

BibL.: B. Camm, De l'anglicanisme au monachisme, Maredsous 1930; C. Butler, Abbot C., in Doonside Review, 52 (1934), pp. 1-12; G. R. Hudleston, Abbot C., in Dublin Review, 194 (1934. 1), pp. 283-301; id., Abbot C. on Prayer, in Doonside Review, 53 (1935), pp. 286-306; id., s. v. in Dibp, II, coll. 488-94; H. de Moreau, Dom 7. C., in Revue liturgique et monastique, 19 (19331934), pp. 441-47. Gli articoli di C. sulla Revue bénédictine sono elencati in Revue bénéd., 52 (1943-44), p. 16.

Adalberto Metzinger
CHAPPOTIN, Hélène : v. Marie de la passion.
CHAPPUIS, IeAN. - Canonista francese, vissuto tra la fine del sec. xv e gl'inizi del sec. xvi. Si hanno poche notizie di lui; fu licenziato in diritto all'Università di Parigi. Curò due ristampe del Corpus iuris canonici; ma la sua fama è legata alla compilazione delle due raccolte di decretali Extravagantes Ioannis XXII e Extravangantes communes; v. corpus iuris canonici.

CHAPPUIS, Marie de Sales, venerabile. - Fondatrice e mistica, n. il 16 giugno 1793 a Soghières (Giura svizzero, allora annesso alla Francia), m. il 7 ott. 1875 a Troyes. Studiò nel monastero della Visitazione di Friburgo e vi entrò come monaca nel 1813. Inviata come superiora a Troyes nella Sciampagna nel 1826, vi fu rieletta ogni volta che la regola lo permetteva ; governò pure il secondo monastero di Parigi ( 1838-44 ); esercitò però un grande influsso anche su altre case della Visitazione.

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Ella fu molto consultata da preti, vescovi, e altre personalità influenti. Molto presto si sentì chiamata ad estendere l'influsso dello spirito salesiano, specialmente con l'erezione d'una congregazione di sacerdoti, ma l'esecuzione tardò assai. Nel 1869 fondò, con il vescovo di Ginevra mons. Mermillod, la Congregazione delle Oblate di S. Francesco di Sales (per occuparsi di opere sociali, che la clausura interdice alla Visitazione). Finalmente, nel 1871, determinò il confessore della Visitazione di Troyes, p. Luigi Brisson, a fondare gli Oblati di S. Francesco di Sales, approvati da Rome nel 1875. Morì nello stesso anno; la sua causa di beatificazione è stata introdotta nel 1897. Non ha lasciato opere stampate; la sua dottrina spirituale si conosce dalle sue lettere e conferenze spirituali raccolte dalle sue religiose; essa fu vivamente attaccata, p. es., dal p. Enrico Watrigant, come vicina al quietismo.

Bibl.: L. Brisson, Vie de la ven. odre M. de S. C., Parigi 1891 (trad. it. di G. D. Valentinelli, Trento 1899); P. Dufour, s. v. in DSp. II, coll. 496-97.

Edmondo Lamalle
CHAPT DE RASTIGNAC, ARMAND. - Illustre ecclesiastico, n. nel 1726 nel castello di Lanion nel Périgord e m. a Parigi il 5 sett. 1792. Dopo essersi laureato alla Sorbona fu in cura d'anime prima a St-Mesmin d'Orléans, poi a St-Martin di Tours, divenendo infine vicario generale della diocesi di Arles.

Depotato all'assemblea del clero nel 1755 e 1760 e agli Stati Generali nel 1789, assolse con dignità il suo mandato in difesa dei diritti della Chiesa e del suo stato. Arrestato a l'Abbaye il 26 ag. 1792, fu una delle illustri vittime del 5 sett. successivo. Necessitato a scrivere dalla debolezza della voce che gli impediva di adempire dalla tribuna del Parlamento il suo mandato di deputato, combatté nelle sue pubblicazioni il prepotere settario dell'Assemblea costituente francese contro la Chiesa, dimostrandone l'incompetenza in materia di religione.

Scrisse: Question sur la propriété des biens ecclésiastiques en France (Parigi 1789); Lettre synodale de Nicolas, patriarche de Constantinople, à l'empereur Alexis Comnène, sur le pouvoir des empereurs relativement à l'erection des métropoles ecclésiastiques (traduzione con note dal greco, ivi 1790); Accord de la révélation et de la raison contre le divorce (ivi 1791).

BibL.: Hurter, V, col. 306; C. Toussaint, s. v. in DThC, II, coll. 2213-16.

Vito Zollini
CHARAN : v. HARAN (HARRÂN).
CHARCAMIS : v. CARCAMIS.
CHARCAS: v. SUCHE.
CHARDON, Louis. - N. a Clermont (Oise) nel 1595, m. a Parigi il 17 ag. 1651, scrittore mistico domenicano, direttore molto ricercato e fecondo scrittore, è stato collocato dalla critica moderna accanto a s. Giovanni della Croce come uno dei più grandi maestri di spiritualità del sec. svit. La Croix de Jésus (Parigi 1647) ha avuto, per merito di H. Bremond, riconoscimenti entusiasti ed universali.

BibL.: H. Bremond, Histoire littér. du sentiment rel. en France, VIII, Parigi 1928, pp. 1-77; R. Garrigou-Lagrange, L'amore di Dio e la Croce di Gesù, trad. it., II, Torino 1936, p. 146 sg.; F. Florand, L. C. : La Croix de Jésus (testo con introduzione e note), Parigi 1937: id., s. v. in DSp. II, coll. 498-503.

Innocenzo Canati
CHARDON, Mathias-Charles. - Teologo benedettino della Congregazione di St-Vanne di Verdun, n. a Tvoi-Carignan (Ardenne) il 22 sett. 1695 e m. nell'abbazia di S. Arnoldo a Metz il 21 ott. 1771. Versato nelle lingue bibliche (greco, ebraico e sirisco) insegnò retorica, filosofia e teologia a Noviles-Moines e per qualche tempo fu anche maestro dei novizi; ma nel 1730, per la sua opposizione alla bolla Unigenitus, dal Capitolo generale, tenuto a Toul, fu privato di ogni incarico. Rigido di carattere, fu ammiratore della spiritualità giansenista, per le cui teorie non dissimulò le sue simpatie.

Come studioso, tessé la storia degli errori sacramentari dalle origini ai suoi tempi, confutandoli egregia-
mente dal lato storico. Sue opere: Histoire des Sacrements ou de la manière dont ils ont été célébrés et administrés dans l'église et de l'usage qu'on en a fait depuis les temps des apôtres jusqu'à présent (6 voll., Parigi 1745 ; trad. it., Verona 1754, Brescia 1758, Capolago 1835), inserita dal Migne nel Cursus Theologiae, XX (Parigi 1840), coll. 1-1152.

Bibl.: B. Jungmann, s. v. in Kirchenlex., III, col. 72; Hurter, V, coll. 62-63; B. Heurtebise, s. v. in DThC, II, col. 2216; M. Ott, s. v. in Cath. Enc., III, p. 588.

Vito Zollini

## CHARETTE DE LA CONTRIE, ATHANASE de.

Ufficiale pontificio e francese, n. a Nantes il 18 maggio 1832, di famiglia baronale, imparentata con il conte di Chambord, m. nel castello della Basse Motte l'8 nov. 1911. Compiuti gli studi presso l'Accademia militare di Torino, entrò nelle milizie estensi per passare poi nel 1860 in quelle pontifice.

Tenente colonnello degli zuavi, comandava nel 1867 la terza zona territoriale (Tivoli e Comarca), dove sosteneva per circa un mese con buon successo l'aspra guerriglia contro le colonne di Menotti Garibaldi, del Blesio e di altri, e riconquistava, dopo duro fatto d'armi, l'importante e dirupata posizione di Nerola ( 8 ott.). A Mentana ( 3 nov.) l'ardimento e la perizia dello C. furono fattori di primo piano per l'esito della giornata. Nell'ag. del 1870 ebbe il comando della zona di Viterbo, dove si mantenne fino all'estrema ora utile, ritirandosi con i suoi a Roma. Poté così partecipare all'estrema difesa dell'Urbe il zo sett. Passato in Francia combatté valorosamente contro i Prussiani e, poi, contro i comunardi.

Ritiratosi a vita privata, restò sempre attaccato alla S. Sede, godé i favori di Pio IX e di Leone XIII anche per l'opera diassistenza che continuò a prestare presso le fiorenti associazioni di ex-zuavi e soldati pontifici sorte in Italia, Francia, Svizzera, Belgio, Olanda e Canadà. Gli si debbono interessanti Souvenirs du régiment des zouaves pontificaux (Rome 1860-70, France 1870-71), Parigi s. a.

Bibl.: P. Balan, Continuazione alla storia univ. della Chiesa cattolica dell'16. Rohrbaeber, II, Torino 1879, pp. 263, 787, 789, 823, 1014, 1017, 1052; A. M. Bonetti, Venticinque anni di Roma capitale d'Italia, I, Roma 1897, pp. 330, 362, 363, 371, 431, 445; II, ivi 1897, p. 57 sgg.; H. De Sonia, Le 17ᵉ Corps à Loigny, Parigi-Nancy 1909, passim; G. M. M., C. Nell'anniversario del primo zzuavo di Roma, in Religione e civiltà, Siena 1912; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, passim; id., La campagna delle Marche e dell'Umbria, ivi 1922, passim; G. M. M., A. de Ch., in L'Osservatore romano, 18 sett. 1932; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, passim; M. Peléulogue, Une visite à Proludorf en 1913, in Revue des deux mondes, 1940, II, pp. 245-63; P. Schiarini, s. v. in Dic. del Ricorg. uez., II, pp. 839-60: nonché numerosi articoli sparsi nella raccolta del settimanale romano La fedeltà, organo del disciolto esercito pontificio.

Paolo Dalla Torre
CHARLESTON, DIOCEST di. - Città dello Stato della Carolina meridionale, negli Stati Uniti, sede di diocesi, suffraganea di Baltimore-Washington, comprende tutto il territorio della Carolina meridionale con una superfice di più di 85.000 kmq .

Su una popolazione di più di 1.899 .804 mathrm{sb} .(1940) vi si contavano 14.200 cattolici ( 1947 ) sotto la direzione di 91 sacerdoti diocesani e 39 religiosi, 68 chiese e cappelle, 1 seminario, 4 High Schools con 680 alunni, un'accademia per ragazze, 12 scuole parrocehiali con 1907 fanciulli, alcune delle quali con le relative chiese onnesse furono fondate esclusivamente per i negri, a partire dal secolo scorso. Nel 1946 si ebbero 339 conversioni.

La prima Messa è C. fu detta nel 1786 da un sacerdote italiano, davanti ad una colonia cattolica di 12 membri soltanto. Essendosi questa accresciuta, nel 1789 fu acquistato un tempio metodista abbandonato, per farne la chiesa cattolica di S. Maria che ottenne esistenza legale nel 1791. Così si venne all'erezione della diocesi il 12 luglio 1820 ed il primo vescovo fu il celebre John England (m. nel 1842 ).

Bibl.: J. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, III, Nuova York 1890; IV, ivi 1892, v. indici; P. L. Duffy, s. v. in Cath. Enc., III, p. 630 sg.; O. Donnel, The

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Catholic Hierarchy of the United States 1790-1922. Washington 1922, v. indice; D. C. Shearer, Pontificia americana... 1784-1884, ivi 1933, v. indice; P. Guilday, Life and Time of John England First Bishop of C., 2 voll., Nuova York 1937; The Official Catholic Directory 1947, parte 2², ivi 1947, pp. 381-83. Corrado Morin

CHARLEVOIX, Pierre-François-Xavier. - Gesuita francese, storico delle missioni, n. a StQuentin il 24 ott. 1682, entrato nel noviziato il 15 sett. 1698. Prima del sacerdozio, aveva insegnato quattro anni grammatica nel collegio di Québec (1705-1709). Negli anni 1720-23, fece, d'ordine del reggente, un viaggio di studio nei possedimenti francesi d'America, visitando le valli del S. Lorenzo e del Mississipi e l'isola di S. Domingo. Passò poi la più grande parte della sua vita a Parigi, in qualità di scriptor nel collegio Louis-le-Grand. Morì a La Flèche il 1^{°} febbr. 1761.

Il C. occupa un posto dei più importanti nella storiografia delle missioni. L'Histoire de l'établissement, du progrès et de la décadence du christianisme dans l'empire du fapan (3 voll., Rouen 1715), è ancora un'opera di gioventù, che rielaborò poi completamente: Histoire et description générale du fapan ( 3 voll., Parigi 1736; ed. accresciuta 1754, 6 voll.; molte ristampe più o meno modificate nell' '800). Seguirono la Vie de mère Marie de l'Incarnation (ivi 1724; trad it., Lucca 1727); Histoire de l'Isle espagnole ou de St-Domingue (2 voll., Parigi 1730-31). Nel fascicolo di genn. 1735 di Mémoires de Trévoux (pp. 160-72), il C. esponeva un ampio piano per la composizione d'un corpo di storia del nuovo mondo. Ne cominciò l'esecuzione con la sua Histoire et description générale de la Nouvelle France, (3 voll., Parigi 1744): il III vol. contiene il fournal historique d'un voyage fait par l'ordre du roi dans l'Améri me septentrionale. Vonne finalmente l'Histoire du Paraguay ( 3 voll., ivi 1756). Ne fece una traduzione latina con note e correzioni il p. Domenico Muriel, ultimo provinciale del Paraguay, esiliato in Italia: Historia Paraguaiensis (Venezia 1799). Fu poi tradotta in spagnolo, con le note del Muriel, dal p. P. Hernández: Historia del Paraguay ( 6 voll., Madrid 1910-17; un altro volume fu scritto dal Muriel in continuazione).

Le storie del C. sono lavori di polso, scritti con documentazioni estese e grande ampiezza di vedute. Benché sorpassate in molte parti dalla ricerca moderna queste opere conservano ancora un grande valore. Bisogna però guardarsi dalla tendenza dell'autore a idealizzare le sue pitture: si è notato, p. es., l'influsso dell'ideologia coeva sulla sua concezione del «buon selvaggio». Il C. fu chiamato meritamente «l'Erodoto delle missioni gesuitiche».

BibL.: Sommervogel, II, coll. 1075-80; Streit, Bibl., III, pp. 180-86, 476-78; VI, pp. 411-13 e passim; C. de Rochemonniis, Les fémites et la Nouvelle France ou XVIII e siècle, I, Parigi 1906, pp. 175-81; J. E. Roy, Essai sur C., in Mémoires et procès-verbaux de la Société royale du Canada, 3^{text {e }} secte, I (1907), pp. 3-95; G. Clutserd, L'Amérique et le rêve exotique dans la littérature française ou XVII: et au XVIII siècle, Parigi 1913, pp. 333-38. Edmondo Lamalle

CHARLIER, Jean: v. Gerson johannes.
CHARLOTTETOWN, DIOCEST di. - Nel Canadà. Capitale della più piccola provincia del Canadà (l'isola Principe Eduardo), C. è suffraganea di Halifax nella Nuova Scozia. Comprende come territorio tutta l'isola del Principe Eduardo ( 5656 kmq .) e una contea della provincia di Québec, cioè le isole della Maddalena. Nel 1947 su 51.107 ab. si contavano 46.426 cattolici sotto la direzione di 79 sacerdoti diocesani e 5 religiosi, con 47 parrocchie, 12 missioni con chiese, i collegio, 10 accademie femminili e I per ragazzi, 3 ospedali, I orfanotrofio.

Questo territorio che i Francescani chiamarono Ile-St-Jean, cominciò ad essere colonizzato dagli europei nel 1719 quando questa e altre isole del golfo S. Lorenzo furono donate dalla Francia al conte Saint-Pierre. Da allora i Sulpiziani (1721-23), i Francescani (1724) e i sacerdoti secolari vi diffusero il cattolicesimo. Ma il saccheggio degli stabilimenti e la deportazione degli abianti effettuata dagli Inglesi nel 1758, lasciarono l'isola
senza sacerdoti residenti fino al 1772 , in cui cominciò l'emigrazione dei cattolici scozzesi guidati dal sacerdote G. Macdonald. La colonia progredì e nel 1819 la S. Congregazione di Propaganda Fide ne fece un vicariato apostolico suffraganeo di Québec.

Esso comprendeva il territorio della provincia attuale del Nuovo Brunswick, e fu eretto in diocesi l'1 ag. 1829 con sede vescovile a C. Nel sett. del 1842 il territorio della provincia civile del Nuovo Brunswick fu staccato per formare la diocesi di St-Jean; nel maggio 1852 Halifax veniva elevata a metropolitana e C. ne diveniva suffraganea insieme con la diocesi di Antigonish.

BibL.: Tue Pontificium de Propaganda Fide, IV, Roma 1891, p. 722; J. C. Macmillan, The Early History of the Catholic Church in Prince Edward Island, Québec 1902; J. C. Macmillan, s. v. in Cath. Enc., III, pp. 632-33; id., Le Cimodo ecclésiastique, 1949. Montréal 1949, pp. 462-66. Corrado Morin

CHARMOISY, Louise de. - La «Filotea» di s. Francesco di Sales, n. dalla nobile famiglia de Chastel verso il 1587 , dama d'onore della duchessa madre di Guise, sposò a Parigi nel 1600 Claude de C., cugino di s. Francesco di Sales, e lo segui in Savoia. Divenuta la penitente del Santo (forse già nel 1604), ne ricevette una serie di avvisi spirituali, meditazioni ed esercizi, abbastanza sviluppati, nei quali il santo vescovo esponeva volta per volta, anche ad uso di altre anime, la sua dottrina sulla devozione per le persone viventi nel mondo. Avendoli ordinati, L. de C. li mostrò a varie persone, fra cui il rettore dei Gesuiti di Chambéry, p. Giovanni Fourier, che spinse l'autore a rivedere questi scritti ed a darti alla stampa.

La prima edizione dell'Introduction à la vie dévate uscì a Lione alla fine del 1608 o sul principio del 1609; le edizioni seguenti (dall'estate del 1609 in poi) si fecero più complete e sistematiche, e ne attenuarono alquanto il carattere personale originario. La tesi tradizionale, vivamente combattuta da D. Mackey, che vede nell'Introduction uno scritto occasionale, composto con lettere e biglietti felicemente conservati ed ordinati, si deve in ogni caso prendere ccum grano salis».

Vedova nel 1618, Luisa de C. intervenne al processo di beatificazione di Francesco di Sales nel 1632; m. a Villy il 1^{°} giugno 1645 .

BibL.: Oeuvres de st François de Sales, III, Annecy 1891. pp. x-xxiv; XIII, ivi 1904, p. 179, con note di dom Mackey; J. Vuy, La Philothée de st. Frangois de Sales, Vie de M.ene de C., 2 voll., Ginevra 1878; H. Bordeaux, La Philothée de st François de Sales, in Correspondant, 230 (1908), pp. 833-67.

Edmondo Lamalle
CHARPENTIER, Marc-Antoine. - Musicista, n. a Parigi nel 1634, m. ivi il 24 febbr. 1704. Si formò alla scuola del Carissimi in Roma, dove era venuto a studiare pittura. In patria divenne uno dei più grandi maestri di cappella presso il ro e madame de Guise; il duca d'Orléans lo volle suo intendente di musica. Disgustato per l'ostilità del Lulli, lasciò il teatro cui aveva dato più di 25 opere, e si dette alla composizione sacra.

Divenuto maestro di musica di numerose case religiose ed infine della Ste-Chapelle, dove fu sepolto, compose vari oratorii (David et Jonathan, L'enfant prodigue, Le reniement de st Pierre) un Dialogus inter Christum et peccatorem, mottetti, messe a 2-4-5-6-7-8 voci e perfino a cori, un Requiem a 4 voci, molti salmi, delle Lamentationes a 1-2-4 voci con orchestra ecc., i cui manoscritti si conservano in massima parte alla biblioteca Nazionale di Parigi.

BibL.: M. Brenet, Les musicienz de la Sainte-Chapelle du Palais, Parigi 1910. Luisa Cervelli

CHARRON, Pierre. - Scrittore moralista francese, n. a Parigi nel 1541 e m. ivi nel 1603; dopo aver preso la laurea in giurisprudenza divenne sacerdote, fu celebre predicatore, segretario dell'Assemblea generale del clero nel 1595, favorito di Enrico IV.

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Scrisse Les trois vérités (Bordeaux 1594), Le traité de la sagesse (ivi 1601), Discours chrétiens (ivi 1600, Parigi 1604); il più celebre è il secondo, molte volte tradotto, messe anche all'Indice, ciò che lo rese più apprezzato presso i "libertini» del ' 600 e gli illuministi del '700, che ci videro un proclama di scetticismo e di naturalismo, ciò che non era certo nelle intenzioni dell'autore. Lo C. polemizd̀ invece aspramente contro la scolastica medievale e volle staccar la morale dalla religione, vagheggiando un tipo di "onest'uomo", che doveva esser bensì religioso ed anche cristiano, ma che era all'opposto del modello tradizionale. Il libro della Saggezza è una enciclopedia del sapere del sec. xvi, scritto con molta chiarezza anche se non ha quasi nulla di veramente originale, e vuol combattere soprattutto i formalismi e la pedanteria, animato da spirito di ottimismo nei confronti della natura umana, al punto da far dimenticare che essa è ferita dal peccato originale. Il suo modello morale è aristocratico ed individualistico.

BibL.: J.-B Sabrié, De l'hamunisme au rationalisme: P. C., Parigi 1913: H. Russian, La pensée religieuse française de C. à Pascal, ivi 1933.

Paolo Brezzi
CHARTA PAGENSIS. - Il termine equivalse per molto tempo a quello odierno di «documento privato». Nel formulario di Marculfo (sec. viI), 52 esempi di chartae pagenses sono nettamente contrapposti a 40 esempi di chartae regales, cioè documenti pubblici; Marculfo (v.) non considerava i documenti pontifici ed imperiali. Alla fine del sec. xvir il termine, già in diouso, fu ripreso dal Mabillon per indicare una delle tre categorie in cui suddivideva tutti i documenti (ecclesiastici, reali, pagensi). Il termine deriva dall'espressione di Marculfo e di altri autori di formule: «negotia hominum tam in palatio quam in pago ".

Bibl.: MGH, Leges: formulae, I, Hannover 1886, p. 36 sgg.: H. Bresslau, Handbuch der Urhundenlehre, 2² ed., I, Lipsia 1912, p. 3; C. Psoh, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapè, Firenze [1942], p. 27. Carmelo Trosselli

CHARTIER, Alain. - Canonico di Notre-Dame dal 1420; fedele suddito e segretario del delfino e poi re Carlo VII; visse in un periodo veramente difficile per la sua patria ( 1385-1430 ca.).

Scrisse parecchio, in latino e in francese: La belle dame vaus merci, poemetto in ottosillabi, gli valse la fama di forbito poeta erotico e cavalleresco; ma eloquente scrittore politico, fervente patriota si rivelò soprattutto col Quadriague invectif [1422], che ebbe grande diffusione e meritato successo. Qualche tempo prima di morire ebbe la ventura di salutare in Giovanna d'Arco l'animatrice della futura rincossa (Lettre sur femme d'Arc adressée a l'empereur Sigismond, 1429).

Bibl.: A. Duchesne, Les ocuures de maistre A. C., Parigi 1617. Cf. A. Thomas, A. C. chamoine de Paris, in Romouia, 33 (1904), pp. 387-402. P. Champion, Histoire politique du XV" siècle, I, Parigi 1923, pp. 1-165. Altre indicazioni bibliografiche su A. C. si trovano nella ediz. del Quadrilogue invectif a cura di E. Droz, Parigi 1923. Ruggero M. Ruggieri

CHARTIER, Jean. - Monaco in St-Denis e ultimo cronista del monastero, m. dopo il 1470 . Scrisse per incarico di Carlo VII la storia del regno di lui, che rimane fonte ragguardevole per la conoscenza di quel tempi. Essa fu pubblicata da Vallet de Viriville (3 voll., Parigi 1858 sgg.).

Bibl.: U. Chevalier, Répert. des sources histor. du moyenâge, Bio-bibliographie, I, Parigi 1905, p. 893; W. Koch, s. v. in LThK, II, col. 843. Luigi Berra

CHARTOPHYLAX. - Dignitario della Chiesa bizantina, detto, sotto Andronico iuniore, anche "Magnus c. ", il quale, in origine, era il custode degli archivi del patriarcato.

Più tardi, in date circostanze, sostituì anche il vicario generale del patriarcato. Veniva fatto segno a grandi onori,
ed il suo giuramento faceva fede sull'autenticità dei documenti da lui consegnati nei concili. Particolarmente nelle elezioni episcopali, nella nomina degli alti dignitari e nel conferimento dei benefici, doveva esaminare i candidati, inquisire sulla vita e costumi loro e presentarli al patriarca.

Però, verso la fine del sec. xir, una parte delle sue attribuzioni sui chierici ed i monaci passarono al "primus defensor» ( σ ρ α ι τ ε ε δ ι α 0 ς ).

Bibl.: A. Fortescue, s. v. in DACL. III, coll. 1014-19. Alberto Galleti

CHARTRES, diocesi di. - Diocesi e città nel dipartimento di Eure-et-Loir (Francia), con una superficie di kmq. 5869 e una popolazione di 252.690 ab. dei quali 250.000 cattolici; comprende quattro arcipreture: (C., Châteaudun, Dreux e Nogent-leRotrou) e 25 decanati formanti 377 parrocchie con 331 sacerdoti diocesani e 36 regolari il grande seminario.

Un catalogo dei vescovi di C. è contenuto in un manoscritto della Trinità di Vendôme del sec. xi che si ferma al vescovo Agnierto (1048-60). Nulla si sa dei primi due vescovi Advento e Ottato, mentre il terzo Valentinus è ricordato a C. nell'a. 395. Tra i suoi vescovi si ricordano s. Leobino, il quale assisti al concilio di Parigi dell'a. 552, Fulberto (1007-29), Ivo (1090-1116). Durante tutto il medioevo C. ebbe scuole molto rinomate (A. Clerval, Les écoles de C. au moyen age du V' au XVI' siècle, Chartres 1895). La diocesi contenne in origine tutta la civitas Carnuteatis, e divenne una delle più vaste di tutta la Francia, comprendendo l'attuale diocesi di Blois che ne venne distaccata da Innocenzo XII nel 1697 e una gran parte della diocesi di Versailles, dalla quale dipese nel 1802 ; riconquistò la sua autonomia nel 1821. C. fece parte della provincia di Sens fino al 1622, data della creazione della provincia di Parigi.

Con breve in data 29 genn. 1908, Pio X eresse l'insigne cattedrale di C., dedicata alla b. Vergine Assunta, a basilica minore e Benedetto XV in data 19 nov. 1917 concesse alla sede di C. il privilegio del sacro pallio.

BibL.: L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2* ed., Parigi 1910, pp. 422-30: Guide de la France chrétienne et missionnatre, 1248-49, Parigi 1948, pp. 549-52, 1020: H. Leclercq, s. v. in DACL. III, i, coll. 1019-45. Elia Griffe

Arte. - Monumento artistico principale della città è la cattedrale di Notre-Dame, una delle più famose della Francia e il più insigne e completo monumento della scultura del sec. xir nella Francia settentrionale.

Della grande costruzione carolingia, distrutta in un incendio nel 1020, rimane tuttora la cripta, che forma parte di quella di oggi. La chiesa fu riedificata, sotto il vescovo Fulberto (m. nel 1028), come basilica a tre navate, con una enorme cripta, e consacrata nel 1037. In seguito vennero costruiti (ca. 1135-60), dopo l'incendio della vecchia facciata avvenuto nel 1134, i tre portali occidentali, il nartece, e, davanti alla facciata, le due torri settentrionale e meridionale. Ma anche questo edificio si incendiò nel 1194; si salvarono la cripta di Fulberto e la facciata occidentale con le due torri. Tuttavia questo secondo incendio non impedì che venissero proseguiti i lavori, e già nel 1198 viene consacrato il nuovo coro, in ricco maturo stile gotico con sette cappelle radiali; verso il 1210 si finisce il transetto (verso il 1230 i relativi portali); nel 1220 ca. la viltta della navata centrale, e nel 1260 avviene, in presenza di s. Luigi, la consacrazione dell'insieme. La chiesa si presenta ora a tre navate in forma di croce, a sette campate.

La scultura segue cronologicamente il procedere dell'architettura. Il più "arcaico" ciclo. plastico della Catte-

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![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(1st. (tavveri)
Chartres - Volto della Vergine nell' A-horazione dei Magi (sec. xvI). - Cattedrale.
drale è quello del portale occidentale, il cosiddetto portail royal, della metà del sec. xir. Esso è di diversi maestri che provengono in parte da St-Denis e lavoravano anche a Etampes. Segue la ricchissima decorazione plastica con figure e rilievi della facciata settentrionale del transetto (primo e secondo quarto del sec. xili), e quella della facciata meridionale del transetto ( 1220-40 mathrm{ca}.), tutte e due importanti per lo sviluppo della scultura gotica in generale e per il grande influsso esercitato sulla scultura francese in particolare. Lo stile che si preannunciava nella Porta Regia di St-Denis (ca. 1145), si sviluppa, in quella di C. per la prima volta pienamente, e viene ancora arricchito nelle sculture del transetto, in particolare il nuovo tipo di portale triplice, figurato con antitesi di scene del Vecchio e Nuovo Testamento (apostoli-profeti, vecchi dell'Apocalisse e predecessori di Cristo); lunette con Cristo benedicente, Ascensione di Cristo, glorificazione di Maria, simboli degli Evangelisti, ecc.

Altrettanto importante per la sua ricchezza e conservazione è la serie delle vetrate a colori. Le più antiche risalgono al sec. xir, un forte nucleo può datarsi dal 1210 al 1260 ca.; altre sono del sec. xv. Esse aggiungono alla monumentale grandiosita dell'architettura e alla bellezza delle sculture della Cattedrale il misticismo di profondi e trasparenti colori puri.

In confronto con la Cattedrale sono di minore importanza altre chiese di C., delle quali vanno elencate: St-Brice, con capitelli romanici del sec. xi; St-Père-enVallée, ricostruito, dopo un incendio del 1134 , nel 1150 ca., modificato nella navata (ca. 1215-30), nel coro (secc. xili-xiv); S. Andrea, di stile romanico-gotico; St-Aignau, di stile gotico-rinascimentale. - Vedi Tav. LXXXV.

Bibl.: M. Guérard, Capitulaire de l'abbaye de St-Père de C., 2 voll., Parigi 1840; J. B. A. Lassus, Monographie de la cathédrale de C., ivi 1867; L. Merlet, Catalogue des reliques et
jayaux de N.-D. de C., Chartres 1885 ; R. Merlet e J. A. Clcrval, Un manuscrit chartrain du XIr siècle, ivi 1893; W. Vöge, Anfänge des monumentalen Stils im Mittelalter, Strasbourgo 1894; Abbé Bulteau, Monographie de la cathédrale de C., 3 voll., Chartres 1887-93; M. S. Marriage, La fapade de la cathédrale de C., ivi 1900; J. A. Clcrval, Guide Chartrain, 3ᵉ ed., ivi 1905; M. S. Marriage, The sculptures of C. Cathedral, Cambridge 1909; J. Baum, Romanische Baukunst in Frankreich, Stoccarda 1909 e 1928; P. Frankl, Die Baukunst des Mittelalters, Berlino-Neubabelsberg 1918, passim; A. Priest, The Masters of the West Fapade of C., in Art Studies, I (1923), pp. 28 44; E. Gall, Gotische Baukunst in Frankreich und Deutschland. I, Lipais 1925, passim; R. de Lastryrie, L'architecture religieuse en France à l'époque gothique, Parigi 1926; id., ... à l'époque romane, ivi 1929; P. Vitry, La sculpture Française sous le règne de 1. Louis, Firenze-Parigi 1929; A. Michel, Histoire de l'Art. I, Parigi 1926, pp. 612, 885-88: II, ivi 1906, pp. 18, 22, 134 sg., 160-71, 373-78, 395; V, ivi 1912, p. 724 ; [Y.Delaporte], Chartres, bibl. municipale, Les wos, enhaunés, Chartres 1929; Y. Delaporte e E. Houvet, Les vitraux de la cathédrale de C., 4 voll., ivi 1926; M. Aubert, La sculpture française au début de l'époque gothique, Firenze-Parigi 1929; id., L'Art français à l'époque romane, Parigi 1929; E. Houvet, Monographie de la csthédrale de C., Chartres 1927; J.-J. Gruber, s. v. in Ene Ital., IX (1931), pp. 943-44: R. Schwob, Le Portail Royal, Parigi 1931; P. Clemen, Gotische Katholizalen in Frankreich, ZurigoBerlino 1937; H. Parillon, L'iert des sculptures romana, Parigi 1939; Y. Delaporte, La cathédrale de C. et ses vitraux, ivi 1943; P. Claudel-M. Aubert, Vitraux des cathédrales de France, ivi 1947, passim; L. Gradecki, A Stained glass atelier of the thirteenth century, in Journal of the Warburg St Courtauld Inst., II (Londra 1948), pp. 87-111; E. Mille, Notre-Dame de C., Parigi 1948; J. Evans, Art in Mediaeval France, Londra-Nuova York 1948; E. Houvet, La cathédrale de C., 7 voll., Parigi s. d.

Bernardo Degenhart
CHARTREUSE, la grande: v. GRANDE CHARTREUSE.

CHARVAZ, André. - Vescovo, n. il 25 dic. 1793 ad Hautecour in Savoia, m. a Mont-Saint-Michel, presso Moûtiers il 18 ott. 1870. Carlo Alberto lo volle precettore dei suoi figli Vittorio Emmanuele e Ferdinando; nel 1833 fu eletto vescovo di Pinerolo.

Membro del consiglio privato del re e, poi, del nuovo consiglio di Stato, all'inizio del moto riformistico piemontese (1847), si mostrò sempre all'altezza dell'ufficio che rivestiva. Combatté le disposizioni legislative sulla stampa, che fra l'altro infirmavano, anche in materia strettamente religiosa, il potere dei vescovi, e, dopo vibrata protesta al sovrano, si dimise e partì per Roma, dove il Pontefice lo elevò alla sede titolare arcivescovile di Sebaste.

In questa particolare situazione lo C. fu ripetutamente chiamato a fungere da ufficioso e segreto tramite diretto fra Pio IX e Vittorio Emanuele II, via via che il governo subalpino, con unilateralità sempre più accentuata, veniva laicisticamente e radicalmente legiferando in senso antieccesiastico. Così, nell'autunno 1849, all'indomani dell'insidiosa missione Siccardi; nell'inverno e primavera del 1850 per l'abolizione del libro ecclesiastico; nell'autunno del 1852 per la legge sul matrimonio civile; ed infine, fra l'autunno del 1854 e la primavera del 1855 , per quella eversiva dei regolari. In queste penose trattative solo raramente e parzialmente coronate da qualche effimero successo formale, lo C. profuse tesori di accorgimento e di zelo per il bene della Chiesa e dello Stato, non tralasciando mai di dire al re e più ancora ai suoi nuniatri, non escluso lo stesso Cavour, franca e schietta le verità, il che gli valse da parte di Pio IX la nomina a consultore della S. Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari, e, suo malgrado, per congiunto volere pontificio e regio, l'arcivescovato di Genova (1853).

Vi curò in modo particolare la formazione del clero, protesse le congregazioni religiose, sovvenne con inesauribile carità ogni sorta di miserie, sempre tollerante di fronte alle intemperanze, alle insofferenze, ai pregiudizi di novatori e di reazionari accaniti ed intransigenti.

Autore di opere formative e pastorali, come le Recherches historiques sur la véritable origine des Vaudois (Torino 1838); la Guide du catéchumène Vandois ( 5 voll., Pa-

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rigi-Torino 1842-50); il Discours prononcé aux funérailles solennelles de la reine de Sardaigne Marie Adélaide (Torino 1855); le Considérations sur le protestantisme; il Plan d'études des Princes de Savoie-Carignan (postumo, Parigi 1876), fece meritamente parte dell'Accademia delle scienze di Torino, dell'Accademia di Savoia e di quella Romana dei Quiriti, nonché della R. Deputazione subalpina di storia patria, e delle Società ligure di storia patria ed economica di Chiavari.

Bibs.: Dal punto di vista strettamente biografico cf.: H. Jurias, Naiire biographique sur S. Exc. Mgr. A. C., Moutiers 1870. trad. it. Asti 1871, e per i relativi strascichi polemici il Giornale degli Studiosi del 1871. Su alcuni punti salienti della vita e dell'operato dello C. vedansi: A. Manno, L'opera cinquantenaria della R. Dep. di Storia Patria di Torino, Torino 1884, pp. 232-34; id., Amddari documentati sulla censura in Piemonte (Biblioteca di storia italiana recente, 1), ivi 1906, p. 101; L. Chiala, Della vita e dei tempi di Camillo Cavour, in Lettere di Cavour, I, iv, 1883; Dp. CCLXXII-CCCLXXIII ; A. Monti, La giovinezza di Vittorio Emanuele II, Milano 1930, pp. 31, 36, 49, 61, 68, 310; P. Pori, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro cartaggio privato, I, Roma 1945 (v. indice); infine V. Poggi, s. v. in Diz. d. Risorg. uas., II, pp. 665-68. Paolo Dalla Torre

## CHASIDISMO : v. HASIDISMO.

## CHATEAUBRIAND, FRANCOIS-RENÉ de. -

Scrittore e diplomatico. N. a St-Malo il 4 sett. 1768, da una famiglia di piccola ma antica nobiltà.

Il padre, capitano di mare e armatore, fattasi una fortuna, riacquistò il castello avito di Combourg, dove il futuro autore dei Mémoires d'outre-tombe passò la sua malinconica e sognante giovinezza. Il padre volle farne un marinaio, poi, fallita la prova, un ecclesiastico secondo il costume nobiliare di allora. Nel 1788 il vescovo della città natale rilasciò al giovane le lettere di tonsura per l'ufficioione all'Ordine di Malta, che non avvenne mai. Ammesso come ufficiale nelle armate del re, fu spettatore delle prime scene della rivoluzione, che gli diedero "l'horreur des festins de cannibales» e il desiderio di espatriare. L'8 apr. 1791 s'imbarcò per Baltimora. Viaggiò per le terre del Nuovo Mondo dove si rivelò interamente la sua vocazione di scrittore, ma, letto in un vecchio giornale dell'arresto di Varennes, risolvette di tornare in Francia per mettere la propria spada al servizio del re. Sbarcò il 2 genn. 1792 a Le Havre. Il 19 maggio sposò una nobile giovinetta, Céleste Buisson de La Vigne, che dovette lasciare due mesi dopo per sottrarsi, con il fratello, nella loro qualità di aristocratici, alle ricerche dei rivoluzionari. Fuggì nel Belgio, si arruolò nell'esercito degli emigrati, rimase ferito in un'azione di guerra. Il 17 maggio 1793 passò in Inghilterra, dove visse esule durante sette anni di miseria, di studio, di lavoro.

L'Essai sur les révolutions, pubblicato nel 1797, gli diede nome, ma rivelò in pari tempo la mutazione avvenuta nei suoi sentimenti religiosi.

Sconvolto dal grave dispiacere che ne ebbe la madre e dalla notizia della morte di lei, pianse amaramente e tornò alla fede antica : e gli venne il pensiero di espiare il suo primo libro con un'opera religiosa. Mutate le condizioni politiche in Francia, vi tornò nel maggio 1800: visse qualche tempo nascosto, finché, per influenza di amici, riusci a pubblicare Atala nel 1801, e, un anno dopo, Génie du Cliristianisme, che lo rese di colpo celebre. Il libro usciva in un favorevole momento di ripresa di sentimento religioso dopo le negazioni degli enciclopedisti, il deismo rousseauiano e i sacrileghi orrori dei sanculotti. Napoleone, in vista del concordato, ne fu molto soddisfatto, e nominò il giovane scrittore segretario del card. Fesch all'ambasciata di Roma. Non vi rimase tuttavia a lungo. Gli fu poi dato il posto di ministro nel Vallese: rinunziò prima di occuparlo, dopo l'esecuzione del duca d'Enghien, diventando da quell'istante oppositore del Bonaparte. Per documentarsi sui luoghi dove si doveva svolgere l'azione dei personaggi di un nuovo libro che progettava, Les Martyrs (pubblicato nel 1809), parti per la Terra Santa at-
traverso la Grecia e la Turchia, ritornando poi in patria per l'Egitto, la Tunisia, il Marocco, la Spagna (1806-1807). Narrò il viaggio nell' Itinéraire de Paris à Jérusalem (1811). Alla sua attività di scrittore alternava in quegli anni, con crescente impegno, la campagna politica di opposizione al Bonaparte, che gli valse qualche periodo di blando esilio. Nominato nel 18 II membro dell'Accademia francese, si rifiutò di pronunciare il discorso d'ammissione perché l'Imperatore ne aveva ritoccato il testo. Pochi giorni dopo la capitolazione di Parigi, nel 1814, diede alle stampe il celebre scritto De Buonaparte et des Bourbons, che Luigi XVIII dichiarò più giovevole alla causa borbonica che un esercito di centomila uomini.

Nelle fortunose vicende della monarchia restaurata, C. fu quasi sempre all'opposizione, diventando il capo e il centro del legittimismo puro. Fu quello il periodo più ardente delle sue lotte politiche. Il favore accordato, per ragioni di politica contingente, dai sovrani ritornati sul trono a terroristi regicidi, e poi ai vecchi avanzi di Coblenz e di Gand, ne fece un oppositore della monarchia di cui aveva preparato la restaurazione e di cui anelò

## OEUVRES COMPLITES

DE M. LE VICONTE
DE

## CHATEAUBRIAND

Neurre de l'arabèule franclore.

## MÉLANGES LITTÉRAIRES.

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(Ist. Enc. Catt.)

Chateaubriand, Francois-René - Frontespizio delle Oeuvres complètes, Parigi 1836 - Roma, biblioteca dell'Istituto di archeologia e Storia dell'arte.

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la definitiva rovina. La sua era una concezione di governo idealista e senza patteggiamenti, basata sulla moralità e il lealismo, che i sovrani e i loro ministri, costretti a continui compromessi con la realtà creata dalla rivoluzione, non potevano seguire. A volta a volta lo scrittore appariva il più ultra dei legittimisti o il più avanzato nelle tendenze liberali. La sua penna e la sua oratori