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alla vita e agli scritti di M. L. D., Venezia 1853; R. W. Kretschmer, L. D., ein Beitrag zur Geschichte der iml. Pädagogik im 16. Jahrhundert, Lipsio 1886; G. B. Gerini, Gli scrittori pedagogici italiani del sec. XVI, Torino 1807, pp. 218 sgg. e 460 ; A. Fiuzzi, s. v. in Dizionario illustrato di pedagogia di A. Martinazzoli e L. Credaro, Milano s. d., pp. 488-91; G. Vidari, L'educazione in Italia. Dall'umanismo al Risorgimento, Roma 1930, pp. 79-80. Nino Sannazzano

DOLCI, Carlo. - Pittore, n. a Firenze il 25 maggio 1616, m. ivi, il 17 genn. 1686. Scolaro di Jacopo Vignali e di Matteo Rosselli, la sua maniera mostra analogie di gusto chiaroscurale (ombre livide) e morfologico con le opere del Furini; tanto da venir considerato seguace di quest'ultimo.

Fu precoce nell'arte, e a sedici anni dipinse un suo capolavoro: il ritratto di Ainolfo de' Bardi (Firenze, conte Bardi) che rivela incisività di carattere, larghezza d'impostazione e sensibilità cromatica (rapporto tra il costume e la luminosità del fondo). Esegui poi numerosi dipinti di soggetto religioso (specialmente mezze figure della Madonna, della Mater Dolorosa, di santi e sante) di pietà tutto esteriore, in uno stile fatto di superfici cristalline, di leziose sfumature. Soltanto nel 1672, il D. si recò ad Innsbruck, per ritrarvi Claudia Felicita, nipote di Cosimo II de' Medici; altrimenti visse sempre a Firenze. Tra le opere più notevoli si ricordano: la Madonna col Figlio (Firenze, palazzo Pitti); la Erodlade (Dresda, pinacoteca); la S. Cecilia (ivi); l'Autoritratto (Firenze, Uffizi). - Vedi tav. CVI.

Bibl.: F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno, V. Firenze 1847, p. 345 ; K. Busso, s. v. in Thieme-Becker, IX, pp. 385-88; L. Cust e A. Malloch, Portraits by C. D., in The Burl. Magazine, 29 (1916), p. 272 sgg.; N. Torchiani, s. v. in Eur. Ital., XIII (1932), p. 98; A. Mc Cemb, The baroque Painter in Italy, Cambridge 1934, p. 36.

Luigi Grassi
DOLGINO, fra'. - Eretico nativo del novarese che si pose a capo della setta degli apostolici dopo
che Gerardo Segalelli, che ne era stato nuovo fondatore, fu mandato al rogo a Parma nel 1300.

E infatti dell'ag. di quell'anno una sua lettera o proclama in cui asseriva che la Congregazione degli apostolici era interamente spirituale, con un metodo di vita proprio e senza vincolo di obbedienza esteriore, ma interiore solamente, stabilita da Dio negli ultimi tempi per la salute delle anime; suoi avversari e ministri del diavolo erano i chierici secolari con molti del popolo e dei potenti, e con loro tutti i religiosi, specialmente i Francescani ed i Domenicani; distingueva quattro età nel mondo e quattro successivi stati nella Chiesa da Cristo alla fine del mondo. Profetizzava poi gli avvenimenti che dovevano susseguirsi nei prossimi tre anni e particolarmente che Federico d'Aragona, re di Sicilia, doveva essere imperatore, creare nuovi re e mettere a morte Bonifacio VIII. Non essendosi avverate queste profezie, fra' D., nel dic. del 1303, pubblicò una nuova lettera, nella quale si proclamava capo della sua setta che comprendeva più di 4000 seguaci di ogni parte d'Italia, soggetti ed uniti insieme soltanto da un vincolo d'obbedienza interiore.

Diffuse le sue dottrine nelle valli trentine, dove si uni con lui quella Margherita che gli fu compagna fedele sino alla fine; passò quindi nella Valsesia, e profittando delle divisioni politico-religiose del paese si fortificò insieme con le sue genti fanatiche sul monte Revello, resistendo alle armi coalizzate dei vescovi di Vercelli e di Novara e persino del marchese di Monferrato. Clemente V bandi una crociata contro di lui nel 1305 e fece spedire tre bolle di condanna nell'ag. del 1306. Finalmente il 23 marzo 1307 fu catturato per fame con Margherita e sei dei suoi più fedeli e mandato al supplizio insieme con loro. La setta però, nella quale erano confluiti errori catari e valdesi, specialmente del ramo italiano con tendenze comuniste e aborrimento dal giuramento e da ogni autorità ecclesiastica e civile, non fu subito estinta del tutto e se ne trovano tracce qua e là ancora nella prima metà del sec. 20.

Bibl.: Fonti. Parte lungamente di fra' Bernardus Guidonis, De modo, arte et ingenio inguirendi; cf. la nuova ed. di questo trattato: Manuel de l'inquisiteur, ed. G. Mollat, Parigi 1926: I, p. 84 sgg.; II, p. 26 sgg. Gli avvenimenti sono narrati in Historia fratris Dulcini heresiardhe, ecc.; RIS, IX, p. 3, con le aggiunte di A. Segurizzi; cf. anche fra' Salimbene, Chronica, in MGH, Scriptores, XXXII, passim, e Dante, Inferno, XXVIII, 53-60. - Studi: P. Balan, Storia d'Italia, IV, Modena 1893, p. 243 ; F. Tocco, Gli apostolici e fra' D., in Arch. stor. it., 19 (1896), p. 241; G. Volpe, Movimenti religiosi, ecc., Firenze 1922, pp. 121-24; L. Spätling, De apostolicis, pseudoapostolicis, apostolinis, Monaco 1947, passim. Pio Paschini

DOLET, Etienne. - N. ad Orléans il 3 ag. 1509 , studiò a Parigi e a Padova. A Tolosa, dove si era recato per completare i suoi studi, è imprigionato per il suo comportamento non cattolico; liberato si trasferisce a Lione, dove pubblica nel 1535 la sua opera anticiceroniana ed antieraamiana: Dialogus de imitatione Ciceroniana adversus Desiderium Erasmum Roterodamum pro Christophoro Longolio.

Sua opera principale, di non trascurabile valore nella storia della filologia moderna, è: Commentariorum linguae Latinae tomus primus (Lione 1536), a cui seguì un tomus secundus (ivi 1538); nel 1538 ottiene la licenza di stampatore: dalla sua tipografia escono le opere più ardite del tempo (Rabelais, Marot, calvinisti vari); per questo deve fuggire in Piemonte; ritornato in Francia nel 1544 è processato e condannato al rogo: subisce la pena a Parigi il 3 ag. 1546. Violento e sensibile, incitato e guardingo è tra le figure più enigmatiche del Cinquecento francese: uccide in una rissa a colpi di pugnale il pittore Compning (Lione, dic. del 1536), ma si sente campione e difensore della vera religione, opponendo al cristianesimo degli inquisitori il Cristo della giustizia della

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(per cortesia di p. 1. Ortio de Urbina)
Dölger Franz Joseph - Ritiatto.
carità e della pace; è ritenuto da alcuni suoi contemporanei un ateo (tra gli altri da Calvino), ma nel 1232 accusa violentemente di ateismo lo stesso Erasmo; favorisce la rivoluzione protestante, ma al tempo stesso definisce quale empia setta il luteranesimo. Volle sentirsi al di sopra della mischia, irridendo alla follia dei luterani ponenti in pericolo la propria vita per quella che egli definisce una intestatura ridicola, ma fu con ogni probabilità psichicamente un tarato.

Bibl.: R. Copley Christin, E. D. le martyr de la Renaissance, sa vie et sa mort. Parigi 1886; M. Chassagne, E. D., ivi 1930; L. Febvre, Le problème de l'increspance au XVI { }^{e} siècle. La religion de Rabelais, ivi 1947, passim; F. Simone, La coscienza della Rinascita negli umanisti francesi, Roma 1949, p. 131 sgg.

Massimo Petrocchi
DÖLGER, Franz Joseph. - Noto storico dei primi secoli cristiani, n. il 18 ott. 1879 a Sulzbach sul Meno, m. il 17 ott. 1940 a Schweinfurt. Dopo gli studi di teologia a Würzburg, fu ordinato sacerdote il 3 ag. 1902, si laureò nel 1904 in storia dei dogmi. La sua dissertazione Das Sohrament der Firmung historisch-dogmatisch dargestellt, fu premiata e pubblicata a Vienna nel 1906.

Ciò che più influì sul nuovo indirizzo di studi del D., fu la visione dei monumenti, testimoni del mondo antico in Roma, in Sicilia ed in Africa settentrionale. In base a queste ricerche egli si propose di dimostrare il parallelismo e l'influsso reciproco tra l'antichità e il cristianesimo nei primi secoli. Il risultato di questo cambiamento spiritüale fu Der Exorzismus im alten Taufritus (Würzburg 1906; Paderborn 1909).

Nel 1906 fu nominato docente di storia dei dogmi nella Università di Würzburg. Poi proseguì i suoi studi a Roma come cappellano al Camposanto Teutonico dal 1908 al 1913. In questo periodo viaggiò in Dalmasia, nell'Africa settentrionale ed in Grecia. Sua prima pubblicazione del soggiorno romano fu il I vol. dell'« IXOTC" nell'erà paleocristiana, studi storici di religione ed epigrafici (Roma 1909; 2^{°} ed., Münster 1928). Quindi pubbìicò Sphragis, denominazione paleocristiana battesimale nella sua relazione con la cultura cristiana dell'antichità (Paderborn 1911).

Nel 1912 ebbe a Münster la cattedra di storia generale delle religioni e della scienza delle religioni comparate. Nel 1913 curò l'edizione della miscellanea per il centenario costantiniano Konstantin der Grosse und seine Zeit (Friburgo 1913). Nel 1918 divenne ordinario per la storia generale delle religioni, storia ecclesiastica antica e archeologica cristiana, primo collaboratore delle Liturgiegeschichtliche Forschungen e pubblicò in questa serie il II vol., Die Sonne der Gerechtigkeit und der Schwarze, studio sul voto battesimale (Lit. Forsch., 2 [Münster 1918]). Due anni dopo uscì nella stessa serie il Sol salutis, preghiera e canto nell'antichità cristiana (Lit. Forsch., 4-5 [Münster 1920, 2^{°} ed., ivi 1925]). Nel 1922 seguirono il II vol. dell'« IXOTC", il pesce sacro nelle religioni antiche e nel cristianesimo (ivi 1922), ed il III vol. dell'« IXOTC", contenente le riproduzioni in tavole dei monumenti del II vol. (ivi 1922). Quattro anni dopo ebbe a Breslavia la cattedra per la storia ecclesiastica dell'antichità, l'archeologia cristiana e patrologia, e nel 1929 successe ad A. Ehrhard a Bonn nella stessa qualità. In questo periodo, furono stampate le tavole del IV vol. dell'« IXOTC", i monumenti del pesce nella plastica, pittura e nell'arte minore cristiana (ivi 1927).

Per rendere noti i risultati dei suoi vastissimi studi egli fondò nel 1929 il periodico trimestrale Antike und Christentum che uscì fino al 1936. Nel 1932 aggiunse all'«IXOTC» il V vol. in 5 fascicoli (Münster 1932; 1937; 1938; 1939; 1940) e nel 1935 sotto i suoi auspici venne preparata l'edizione del Reallexikon für Antike und Christentum ( 5 fascc., Lipsia 1941-43).

In occasione del suo 60^{°} genetliaco uscì la miscellanea Pisciculi Fr. Jos. D. (Münster 1939), in cui furono elencate tutte le sue opere. Morì nell'ospedale di Schweinfurt e fu sepolto nella città natale.

L'opera del D. consiste in una infinità di ricerche speciali, compiute da quattro e in un modo mirabile per illustrare le relazioni fra l'antichità e il cristianesimo.

Bibl.: W. Kosch, Das Kath. Deutschland, I, Augusta 1933, pp. 475-74; Der Grosse Herder, s. v., III, col. 1139; Th. Klauser, Fr. Jos. D., in Hist. Jahrbuch, 61 (1942), pp. 435-59.

Lodovico Voelkl
DOLICHENO, GIOVE : v. GIOVE.
DÖLLER, Johannes. - Esegeta e storico delle religioni, n. a Thoma (Austria inferiore) il 27 apr. 1868, m. a Raaba (ivi) il 31 ott. 1928. Sacerdote nel 1891, fu professore di S. Scrittura nel seminario di St. Pölten (1896), e nell'Università di Vienna (1905) e dal 1918 anche coeditore delle Theologische Studien der österreichischen Leogesellschaft. Il suo merito particolare è di aver studiato vari concetti e istituzioni del Vecchio Testamento nella luce delle religioni dell'Oriente antico (in religionsgeschichtlicher Beleuchtung).

Le produzioni maggiori della sua attività letteraria sono: Campendium hermeneuticae biblicae (Paderborn 1898; 3^{°} ed. 1914); Rhythmus, Metrik und Strophik in der bib-lisch-hebräischen Poesie (ivi 1899); in Theologische Studien pubblicò JGeographische und ethnographische Studien zum III. und IV. Buche der Könige (Vienna 1904); Das Gebet im Alten Testament in religionsgeschichtlicher Beleuchtung (ivi 1914); in Alttestamentliche Abhandlungen studib Die Reinheits- und Speisegesetze des Alten Testaments in religionsgeschichtlicher Beleuchtung (Münster 1917); in Biblische Zeitfragen tratts Abraham und seine Zeit (ivi 1909); Die Messiaserwartung im Alten Testan

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ment (ivi 1911); Das Weib im Alten Testament (ivi 1920); Die Wahrsngerei im Alten Testament (ivi 1923). Curò la 7ª ed. della Historia sacra Veteris Testamenti di H. Zschokke (Vienna-Lipsia 1920).

Adalberto Metzinger
DOLLFUSS, Engelbert. - Statista austriaco, n. a Texing nella Bassa Austria il 4 ott. 1882, m. assassinato a Vienna il 25 luglio 1934. Compiuti i primi studi nel seminario di Ober-Hollabrunn, studiò in seguito teologia a Vienna ed a Innsbruck, diritto a Vienna ed economia politica a Berlino. Dopo la grande guerra, a cui prese parte come volontario, si dedico alle organizzazioni sociali cattoliche, particolarmente a quelle sindacali dei contadini e della gente di montagna.

Fu segretario dell'Unione dei contadini della Bassa Austria, direttore di una Camera agricola provinciale, e nel 1928 fondò l'Istituto di assicurazioni agricole di Vienna, della Bassa Austria e del Burgenland; nel 1930 divenne membro del comitato direttivo delle ferrovie federali austriache. Profondo conoscitore delle scienze agrarie, ne curò lo sviluppo e lo divulgazione, soprattutto dopo che nel 1931 fu chiamato alla direzione del Ministero dell'agricoltura, come esponente del Partito cristiano sociale. Il 20 maggio fu chiamato dalla fiducia del capo dello Stato, il presidente Miklas, alla carica di cancelliere, dopo il ritiro di Buresch. Nella politica estera si appoggiò all'Italia e all'Ungheria per resistere alle pressioni interne ed estere a favore dell'annessione dell'Austria alla Germania. Nella politica interna ebbe come suo programma la formazione di uno Stato cristiano-tedesco, corporativo, autoritario. Perciò si preoccupò dapprima di assimilare nello Stato le forze di destra organizzate militarmente (Heimtschron) e dominanti nci Länder, per bilanciare il predominio dei socialdemocratici a Vienna: predominio che terminò solo quando la socialdemocrazia fu messa fuori legge in seguito alla insurrezione del febbr. del 1934.

Convinto delle deficenze del regime parlamentare austriaco, per la molteplicità dei partiti, incapaci di assicurare un governo efficente, promosse una riforma costituzionale dello Stato. La nuova costituzione entrò in vigore, per decreto del governo, il 1^{°} maggio 1934. In tale giorno venne pure ratificato il Concordato con la S. Sede, firmato nel maggio dell'anno precedente. Un anno dopo veniva ucciso da un gruppo d'insorti, di tendenza nazista, che volevano impadronirsi del governo.

Bib.: J. Messner, D., Innsbruck 1935; J. D. Gregory, D. and his Time, Landro 1935; A. Tauscher-M. Bendiscioli, L'eredità politica di D., Brescia 1935; H. Mauer-B. Apuzzo, Il cancelliere D., Milano 1935; B. Galletti, Vita di D., Roma 1935; K. Schuschnigg, Dreimal Österreich, Vienna 1937, passim; A. Giannini, Uomini politici del mio tempo, Milano 1942, p. 31 sgg.: M. Baumont, La faillite de la paix (1912-39), 2^{2} ed., Parigi 1946, v. indice (con bibl.).

Per suo merito quell'Universitàdiventava uno dei principali centri di irradiazione per il rinnovamento degli studi cattolici. A Monaco entrò presto a far parte del circolo di Görres e dei redattori dell'Ess. Condivise le loro idee politi-co-religiose, e combatté con loro la battaglia per la libertà della Chiesa dalle ingerenze dello Stato e per la penetrazione dell'ideale cristiano in ogni campo della vita.

Dollfuss, Engelbert - Ricevimento del Legato pontificio, card. La Fontaine, a Vienna, in occasione dell'v Allgemeinen Deutschen Katholikentag 1-18-12 sett. 1933), celebrato in ricordo del 230^{°} anniversario della liberazione di Vienna dai Turchi (1683). In prima linea, da destra a sinistra: il cancelliere D., il nunzio Sibilis, il Cardinal legato, il presidente della Repubblica Miklas.

Inviato nel 1848 al Parlamento di Francoforte, vi sostenne l'indipendenza della Chiesa dallo Stato (non la loro separazione), e il trattamento patitetico di tutte le confessioni da parte dello Stato. Con non minore tenacia perseguil il programma di una Chiesa cattolica tedesca unitaria, o nazionale, non autonomo nei riguardi della Sede Apostolica o privilegiata in confronto di altre nazioni, ma strettamente unita, nelle sue membra, intorno al sinodo nazionale dei vescovi e a un primate. Cosil la metà cattolica del popolo tedesco avrebbe potuto più facilmente farsi rispettare nei vari Stati e dalle varie confessioni, e avrebbe riportato l'intera nazione al compimento di una grande missione in servizio della verità e del cattolicesimo. Queste idee il D. le rappresentò al primo convegno delle organizzazioni cattoliche a Magonza (1848), alla Conferenza episcopale di Würzburg (1848), davanti ai cattolici austriaci (Linz 1849), davanti alle autorità politiche, in ogni campo dove poteva arrivare la sua larghissima sfera d'azione. Il D. fu in questi anni forse la personalità più eminente del cattolicesimo germanico. Però se si confronta la sua posizione, ad es., con quella della scuola canonistica (Phillips), caratteristica per la forte accentuazione del primato romano, o con l'ondata di entusiasmo generale della popolazione, che dall'arresto dell'arcivescovo di Colonia (1837) in poi vedeva nella S. Sede la prima garanzia e tutela della libertà ecclesiastica in Germania, si trova che il D. è completamente assente da queste correnti. In realtà la sua azione cominciò in questi anni a suscitare i primi sospetti nel campo cattolico. Il D. era sempre stato più uomo di studio e scienza che non di azione e di vita, facile quindi a irrigidirsi su posizioni teoretiche, spesso esitante e soggetto all'influsso altrui.

Il decennio 1850-60 segna una fase di esclusiva attività letteraria e scientifica. Ritornato alla cattedra nel 1849, il D. aggiungeva alle sue opere degli anni precedenti (fra cui un Lehrbuch der Kirchengeschichte

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Ratisbona 1836-38; uno studio su Maometto, Mohamueds Religion, 1838; e la celebre Die Reformation [3 voll., ivi 1846-49], i suoi scritti più importanti nel campo della storia ecclesiastica: Hippolytus und Kallistus (ivi 1855), Heidentum und Judentum (ivi 1857), Christentum und Kirche (ivi 1860) : quest'ultimo doveva costituire un contrappeso efficace da parte cattolica contro l'interpretazione razionalistica (Bauer-Strauss) del cristianesimo apostolico.

Un viaggio di studio del D. in Italia nel 1857 lo lasciò deluso per la diffidenza incontrata a Roma per la posizione costantemente negativa da lui tenuta nella questione del dogma dell'Immacolata Concezione.

Verso il 1860 ritornò all'attività politico-religiosa. La sua posizione verso Roma divenne pubblica in modo clamoroso dopo le sue conferenze del 1861 nell'Odeon di Monaco (elaborate poi nel libro: Kirche und Kirchen, Papstthumund Kirchenstaat, Monaco1861) in cui il D. manifestava le sue impressioni sulla situazione dello Stato pontificio, e la previsione della sua imminente caduta. Nel mondo degli studi ecclesiastici intanto divampava la lotta fra il movimento neo-scolastico e la cosiddetta teologia tedesca, cultrice dell'aspetto evolutivo nei dogmi e nella storia della Chiesa, e avversa a qualsiasi limitazione per opera di decisioni dogmatiche autoritative.

La lotta fu da ambe le parti molto aspra e non sempre condotta con la debita carità. La tendenza neoscolastica godeva, in via di massima, l'appoggio di Roma, l'altra parte si appoggiò sempre più alle potenze politiche e con questa fu il D. Implicato in una questione così difficile e trascinato in una opposizione sempre più esasperata (che scoppiava apertamente nel Congresso degli studiosi cattolici tedeschi a Monaco nel 1863), il grande studioso s'allontanò gradatamente dal punto di vista ecclesiastico. Notevoli, su questa linea, la sua campagna contro l'erezione dei seminari vescovili, e la sua aspra opposizione al Sillabo. Nella tesi dell'infallibilità pontificia vedeva un rovesciamento della costituzione ecclesiastica e un pericolo per lo Stato. Perciò nell'imminenza del Concilio Vaticano dedicò all'opposizione tutto il suo sapere e tutta la sua influenza politica.

Escluso dalle consultazioni preparatorie del concilio, il D. intensificò la sua propaganda fra il clero e il popolo, con articoli, con le Riflessioni (Erwägungen, ecc.), dirette ai vescovi del Concilio nell'ott. 1869, e con una azione assolua presso i vari governi per fomentarne le diffidenze e le opposizioni. Giunse fino a prospettare l'infallibilità come includente il dominio del Papa su tutto l'ordine temporale, quindi distruttiva dell'autorità statale, e ad invocare l'intervento dello Stato contro le decisioni conciliari. Durante il Concilio il D., informato da persone presenti a Roma, redigeva da Monaco le Briefe vom Konzil e altri scritti di violenta opposizione, fino all'apr. 1870 quando fu invitato al silenzio. Proclamata l'infallibilità pontificia, il D. rifiutò di sottomettersi, rispettò la scomunica pur contestandone la legittimità, abbandonò la sua cattedra all'università, dove continuò però ad avere un rilevante influsso come presidente dell'Accademia delle scienze (celebri le Ahedon. Vorträge, poi pubblicati in 3 voll., 1889-91). Nell'origine della setta dei «vecchi cattolici» non ebbe parte attiva, né entrò mai in essa. Sul suo influsso sulla politica del Kulturkampf per ora è impossibile pronunciarsi. Lavorò con entusiasmo per una riunione delle Chiese separate, sulla base di un'ampia tolleranza della varie confessioni, ma con esito misero ed effimero. Studioso indefesso fin nei più tardi anni della vecchiaia, portava ancora a compimento una pubblicazione di fonti sulla storia del Concilio di Trento (Ungedruckte Berichte..., 2 voll., 1876), una Geschichte der Moralstreitigkeiten in der röm.-hath. Kirche seit dem 16. Jahrhundert (2 voll., 1889), i 2 voll. della sua Geschichte der gnostisch-manichäischen Sekten im früheren Mittelalter (Monaco 1890), e vari altri scritti. Per la conoscenza
dell'attività politico religiosa del D. nei vari periodi della vita è molto utile pure la pubblicazione dei suoi Kleinere Schriften curata da F. H. Reusch nel 1890. Fino alla morte, il D. rifiutò di sottomettersi al Concilio.

L'importanza del D. sta nell'aver aperto le vie per uno studio severamente oggettivo della storia ecclesiastica. Il suo influsso sullo sviluppo degli studi teologici positivi si può difficilmente sopravvalutare.

Bibs.: Una biografia completa e imparziale manca ancora. Rieca ma unilaterale quella di E. Michael, I. von D., Eine Charakteristik, 3* ed., Innsbruck 1894; J. Friedrich, I. von D., 3 voll., Monaco 1899-1901; H. Schreiz, Briefe D.'s an eine junge Freundin, ivi 1914, precedute da una breve ma ottima introduzione nel mondo del D.; J. Grisar, s. v. in Staatslexikon der Gärnenschlschaft, 3* ed., I, coll. 467-72; St. Lösch, s. v. in L'TSK, III, coll. 373-76, con vasta e ordinata bibliografia; R. Keussen, D. und die altbasbölische Kirche, in Internationale kirchliche Zeitschrift, 26 (1936), pp. 168-92.

Igino Rogger

## DOLMEN: v. PREISTORIA, RELIGIONE nella.

DOLO. - La voce d. viene usata in diritto in due significati diversi : come vizio del volere negli atti giuridici, o come elemento soggettivo degli atti illeciti, soprattutto dei delitti (v.).

1. Nel primo significato il d. (detto più propriamente dolus malus, in contrapposto al dolus bonus) consiste in raggiri, manovre o artifizi, usati per ingannare taluno in modo da indurlo a compiere un atto giuridico che, se non fosse stato ingannato, egli non avrebbe compiuto (dolus causam dans), o avrebbe compiuto solo a condizioni più vantaggiose (dolus incidens).

Esso costituisce, insieme con l'errore e la violenza, uno dei tre fondamentali vizi del volere, che possono produrre la nullità o l'annullabilità di un atto giuridico. In realtà si può anche considerare come una sottospecie dell'errore, qualificata dalla circostanza che l'errore è cagionato dall'inganno altrui; e difatti i principi e le norme relative al d. vengono in considerazione soprattutto nei casi in cui l'errore da esso derivante non è tale da invalidare di per sé solo (cioè indipendentemente dal fatto di esser frutto del d. altrui) l'atto giuridico.

L'atto compiuto per d. altrui generalmente non è nullo, bensì soltanto annullabile (v. MULLIER, cioè chi è stato ingannato o i suoi eredi (e, per taluni atti, qualunque interessato) possono, entro un certo termine (in diritto italiano, un quinquennio; il diritto canonico rinvia al diritto civile) dalla scoperta del d., chiedere all'autorità giudiziaria che l'atto venga annullato. Ciò però vale solo se si tratta di d. causum dans, tale cioè che, se non vi fosse stato il d., l'atto non sarebbe stato compiuto; se invece si tratta di d. incidens, l'atto è valido, fermo restando l'obbligo dell'autore del d. di risarcire i danni (CIC, cann. 103 § 2 e 1684-85; Codice civile italiano artt. 624, 1439-46). Nei casi in cui l'autore di un atto potrebbe chiederne l'annullamento per d. (ossia ha, come si dice, l'azione di d.), può anche eccepire il d. (ha cioè l'eccezione di d.) qualora venga citato in giudizio perché esegua gli obblighi derivantigli dall'atto (cosi espressamente il can. 1686).

E poi da notare che la legge civile generalmente, negli atti giuridici bilaterali (v. AtTO GIURIDICO), non dà alcuna rilevanza al d. se non quando esso è usato da uno dei due contraenti a danno dell'altro, ovvero se, pur essendo usato da un terzo estraneo, esso era noto al contraente che se ne avvantaggia (cf. art. 1439 del Codice civile italiano).

Ai principi sopra esposti talvolta la legge deroga relativamente ad alcune specie di atti giuridici. La deroga può aversi in due modi diversi : o nel senso di considerare nulli, e non soltanto annullabili, gli atti visasti da d. (ma ciò non avviene quasi mai), ovvero nel senso di considerarli del tutto validi (cioè neppure annullabili). Un esempio importantissimo di questa seconda deroga, si ha nel diritto canonico e in quasi tutte le legislazioni

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civili per quanto riguarda il matrimonio : in esso infatti il d., anche se è usato da uno dei contraenti a danno dell'altro, non influisce sulla validità dell'atto; solo l'errore derivante dal d. può esser causa di nullità (per le leggi civili, anche di annullabilità) del matrimonio, ma purché sia tale che, indipendentemente dal d., avrebbe di per sé prodotto tale invalidità (v. ebrore).
2. In materia di atti illeciti, si parla di d., in contrapposto a colpa (v.), quando l'autore di un atto illecito ha agito con l'intenzione di produrre il danno o il pericolo in cui consiste l'illecito.

Fuori del campo del diritto penale gli atti illeciti sono presi in considerazione soprattutto agli effetti dell'obbligo, che da essi deriva, di risarcire il danno. E poiché tale obbligo sussiste, tanto se l'atto illecito è commesso con d., quanto se commesso soltanto con colpa in senso stretto, la distinzione tra d. e colpa non ha grande importanza: si può dire che essa ha rilevanza solo a questo effetto, che, quando due persone stipulano fra loro un patto che esoner una di esse dall'obbligo di risarcire i danni che essa cagioni all'altra, tale patto, se stipulato prima che l'atto illecito sia compiuto, è nullo in quanto concerna i danni cagionati per d., ossia è nullo il cosiddetto poctum de dolo non praestando (e nel diritto moderno, sulla base, del resto, del diritto romano, al d. è equiparata la colpa grave).

La distinzione fra d. e colpa ha invece grandissima importanza in diritto penale poiché molti fatti costituiscono delitto solo se commessi con d. (v. delitto). Per la parte morale v. FRODE.

BibL.: Per il d. come vizio della volontà : A. Trabucchi, Il d., nella teoria dei vizi del valore, Padova 1937. Per il d. negli atti illeciti: F. Roberti, De delizis et paenis, I, Roma 1930, pp. 88-9r; V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano, I, Torino 1933, pp. 606-35; Wernz-Vidal, VII, pp. 37-59 e 74-75; H. e L. Mezcaud, Traité théorique et pratique de la responsabilité civile délictuelle et contractuelle, 3^{°} ed., 3 voll., Parigi 1938-39, postim; G. Prunscn, Le del dans la conclusion des actes juridiques, Gembloux 1946.

Pio Ciprotti
DOLORE: v. ATTRIZIONE; CONTRIZIONE; MALE, problema del; SOFFERENZA.
"DOMARE CORDIS IMPETUS, ELISABETH". - Inno del Matutino per la festa di a. Elisabetta di Portogallo, composto probabilmente da Urbano VIII e da lui introdotto nel Breviario.

Il metro trimetro giambico acatalettico si stacca dai soliti metri degli inni ecclesiastici, e la sua forma risente molto della aspirazione classica allora in voga. Il poeta esalta la saggezza della santa regina, che ha preferito vincere i moti del cuore per unirsi a Dio, cui servire è veramente regnato.

Bibl.: G. Belli, Gli inni del Breviario, Roma 1856, p. 276; V. Terreno, Gli inni dell'ufficio divino, Mondovì 1932, p. 236; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 224. Silverio Mattei

DOMENICA. - Da (dies) Dominica, "giorno del Signore». Si discute sul tempo, sul luogo e sul modo con il quale questo giorno si affiancò al sabato giudaico per poi sostituirlo nell'obbligare il riposo settimanale. Si accredita, tuttavia, sempre più l'opinione che la festa sia nata in Gerusalemme, prima della dispersione degli Apostoli, come settimanale riunione liturgica ed eucaristica, che doveva ricordare la Resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta nella prima sabbati. Razionalisti e modernisti ne hanno fatta invece una derivazione dai culti solari e di Mitra; ma contro di essi stanno i fatti. È vero che si ha conoscenza di una settimana planetaria, sorta in Babilonia, passata poi in Egitto, propagatasi presso i Greci e, all'inizio dell'Impero, presso i Romani; essa aveva una certa
analogia con l'ebraica la quale, però, faceva del sabato il giorno conclusivo, mentre in quella pagana iniziava la settimana. Ed infatti la d. fu detta prima sabbati, una sabbati, dies octava per significare che era stata aggiunta al sabato giudaico, come invito a continuarvi le pratiche culturali iniziate nel giorno precedente. Ma fuori del mondo ebraico, si affermò l'uso pagano. Giustino (I Apol., 67) dice che i cristiani si radunavano la d. "perché questo primo giorno è quello nel quale Dio creò il mondo e perché il nostro Signore Gesù Cristo lo stesso giorno risuscitò da morte». Si avverta, tuttavia, che le testimonianze più chiare ed antiche della d. si hanno per i territori della Palestina, Siria, Grecia dove il culto solare meno attecchi.

Il Callewaert trae argomenti diretti per l'origine, in ambiente ebraico, della d. da due passi neotestamentari degli anni 54-56: a Quanto poi alle collette che si fanno per i Santi, conforme alla regola data da me alle Chiese della Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana (oistá ulaves β bátros), ognuno di voi metta da parte ad accumuli quello che gli parrò " (I Cor. 16, 1-2). "Ci fermammo (a Troade) sette giorni. Ed il primo giorno della settimana, essendoci radunati per spezzare il pane, Paolo, che partiva il giorno dopo, parlava ad essi ed allungò il discorso fino a mezzanotte. E vi erano molte lampade nel cenacolo dove eravamo adunati" (Act. 20, 7-8). S. Paolo, adunque avrebbe approfittato della consueta adunanza settimanale, ricca di un certo apparato a causa dei misteri che vi si celebravano.

Il vocabolo d. trova le sue prime testimonianze fuori del mondo ebraico. S. Giovanni nell'Apoc. (1, 10) la chiama dominica dies; la Didachè (cap. XIV), scritta in Siria agli inizi del sec. II, dice Dominica Domini; s. Ignazio d'Antiochia semplicemente dominica (ad Magnesios, IX); s. Giustino, invece, dies solis, alla moda pagana, della settimana planetaria che riferiva tale giorno al sole, come il lunedì alla luna.

La commemorazione settimanale della Resurrezione di Cristo diede motivo a molti riti. Quello di passare la notte fra il sabato e la d. nella preghiera, nella a frazione del pane" e, in alcuni luoghi, nell'ospettativa del ritorno glorioso del Maestro. Sono pure spiegati : il carattere di letizia goduto sempre in questo giorno con esclusione del digiuno e di altra penitenza; la cerimonia dell'ospersione con l'acqua benedetta prima della Messa solenne, figura del Battesimo amministrato nella forma più solenne all'alba di Pasqua; la dedicazione completa della d. a Dio con divieto di celebrare in essa feste di santi, a meno che non siano di prima o seconda classe (da Pio X in poi).

Stabili la celebrazione regolare della Messa, che i fedeli sentirono come pari dovere a quello praticato ancora il sabato nella sinagoga e lo sostituirà poi, mentre per i gentili divenne subito il rito della nuova fede. La Didachè ne attesta la prassi; s. Giustino ne sottolinea il carattere obbligatorio; Tertulliano (De idol., 14) l'importanza. Il Concilio di Elvira nell'anno 300 (Mansi, II, I sg.) rimprovera i pigri nell'adempimento, che appare come preciso obbligo nel Concilio di Agde del 506 (Mansi, VIII, 326 sg.). La Messa doveva essere ascoltata ordinariamente nella propria chiesa parrocchiale; ma dal sec. xili le innovazioni degli Ordini mendicanti toglieranno sempre più forza a tale antica ordinanza, nonostante venga convalidata ancora per qualche secolo da decreti sinodali. Leone X con bolla Intelleximus del 1517, ratificava in parte il nuovo uso permettendo d'ascoltare la Messa nelle chiese dei detti Ordini; il Concilio di Trento (sess. XXII) s'accontentò d'una semplice esortazione; il CIC (con. 1249) stabilisce che il precetto è soddisfatto in qualsiasi rito cattolico, all'aperto, nelle chiese, negli oratóri pubblici e semipubblici, nelle edicole cimiteriali; sono esclusi gli oratóri privati, a meno che siano favoriti da privilegio.

I primi cristiani praticavano il riposo al sabato, ma

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il distacco graduale e progressivo dai costumi giudaici e la penetrazione della dottrina cristiana nell'organismo sociale, trasportarono la legge del riposo alla d.; Tertulliano già lo attesta (Ad nation., 1, 13; Apol., 16), ma forse non conviene forzare il valore delle parole : infatti sembra che non si lavorasse solo per quel tanto che permettesse di assistere alla liturgia. In sostanza anche le legge di Costantino del 321 (Codex Theodosianus, ed. Mommsen, 1,87 ), dice la stessa cosa; soltanto nel Concilio di Orléans del 538 (Mansi, IX, 16 sg .) sono direttamente condannati i lavori manuali.

Che il riposo fosse in certo qual modo osservato anche nell'aldilà con sospensione delle pene dell'inferno e del purgatorio, è affermato da documenti leggendari. Negli ultimi decenni l'evoluzione continua delle forme di vita e l'avanzare di nuove esigenze hanno causato in congressi liturgici e in lettere pastorali la trattazione del tema: santificazione della d. L'encicl. Mediator Dei di Pio XII riaffermò le forme tradizionali: «La d. e i giorni festivi devono essere consacrati al culto divino con il quale si adora Dio e l'anima si nutre del cibo celeste: e sebbene la Chiesa prescriva soltanto che i fedeli si devono astenere dal lavoro servile e devono assistere al Sacrificio Eucaristico, e non dia nessun precetto per il culto vespertino, però... è necessario, senza dubbio, che tutti si rechino nei nostri templi, per essere istruiti nella verità della fede cattolica, per cantare le lodi di Dio, per essere arricchiti dal sacerdote con la benedizione eucaristica" (AAS, 39 [1947], pp. 575-76).

Bibl.: Sino al 1920 ricchissima in H. Duman, Dimanche in DACL, IV, 1, coll. 858-994: G. Morin, Le canon du Concile d' Agde sur l'assisterce à la Messe, in Ephemer. liturg., 48 (1935), p. 360 sge.; C. Callewaert, La synace eucharistique à Jérusalem, bercons du dimanche, in Sacris erudiri, Steenbrugge 1940, pp. 263 394; M. Righetti, Storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 16-24; R. Hoornseer, Le dimanche chrétien, in Quest. lit. par., 16 (1947), pp. 90-97; J. Hild, La mystique du dimanche e L. Leleir, Le Sédhat judaqque, préfiguration du dimanche, ambedue in La Maison Dieu, 5 (1947), pp. 7-51. Enrico Cattaneo

DOMENICA, santa, martire. - E commemorata nel Martirologio Romano il 6 luglio. Si tratta forse della martire greca Ciriaca (Kupiazō) morta a Nicomedia nella persecuzione di Diocleziano, e ricordata dai martirologi greci, latinizzata in D. Secondo la Passio, D., catturata insieme ai genitori, fu condotta a Nicomedia dove, dopo aver fatto cadere gli idoli di un tempio e'superato alcuni tormenti, fu decapitata. Reliquie di D. furono forse trasportate a Tropea in Calabria, dove, in seguito, fu creduta una martire locale.

Bibl.: Acta SS. Iulii, II, Parigi 1867, pp. 268-79; D. Taccone Gallucci, S. D., Reggio Calabria 1900; Martyr. Romanum, p. 273.

Agostino Amore
DOMENICA da Paradiso, venerabile. - Mistica domenicana, n. l' 8 sett. 1473 a Paradiso (donde il soprannome) nella periferia di Firenze, m. a Firenze il 5 ag. 1553. Fin dai primi anni godette di rari carismi : estasi, miracoli, profezie, scrutazione dei cuori, visioni. Ebbe pure il dono delle stimmate. Fu anche molto attiva. Il suo nome è particolarmente legato al monastero fiorentino di S. Croce (detto «della Crocetta»), da lei fondato (1511) e dotato. Vi entrò con le discepule nell'apr. 1513 e nella chiesetta del medesimo fu sepolta. Anche oggi fa sentire la sua potente intercessione.

Bibl.: I. Del Nente, Vita e costumi ed intelligenze spirituali della ven. m. sr. D. de P..., Venezia 1675; 2^{°} ed. Firenze 1743; R.-M. Borghigiani, Intera narrazione dello vita, costumi e intelligenze spirituali della ven, sposa di Gesù, suor D. da P..., Firenze 1719, 1802: Année dominicaine, nuova ed., I, Lione (1898), pp. 313-42.

Abelo Redigonda

DOMENICA E GIORNI FESTIVI: v. PREcETTO FESTIVO.

DOMENICALE, SCUOLA. - Secondo la definizione di G. Everette, "la S. d. è la scuola della Chiesa di Cristo, radunata la domenica, ed in cui la parola di Dio viene insegnata a tutti, grandi e piccoli ».
I. Origine e sviluppo. - Sorta dall'iniziativa di Robert Raikes (1735-1811), che nel 1780 a Gloucester cominciò a radunare, ogni domenica, i ragazzi della strada per insegnar loro a leggere e a scrivere usando come testo la Bibbia, la S. d. si sviluppò rapidamente in tutta l'Inghilterra. Cinque anni dopo si costitui la prima società delle S. d., di cui fu presidente lo stesso Raikes e che nel 1811 contava 100.000 organizzati. Negli Stati Uniti l'istituzione fu accolta come un eccellente mezzo per integrare l'insegnamento sconfessionale delle scuole governative e fu estesa anche ai giovani e agli adulti. Le S. d. furono in seguito sostenute da appositi organismi nazionali e internazionali. In occasione del 1^{°} Congresso mondiale delle S. d. tenuto a Londro nel 1889 si fondò l'« Associazione mondiale delle S. d. - (W. S. S. A.: World Sunday School Association) con l'intento di unificare le singole attività, studiare proposte di miglioramenti, prevenire ostacoli, fissare la sede dei congressi quadriennali, ecc. Nel 1907 il 5^{°} Congresso si riunì a Roma. Nel 1932 risultarono 361.145 scuole con 36.000 .829 alunni (in Italia 350 scuole con 10.000 alunni).
II. Funzionamento. - Gli iscritti (dai 5 ai 20 anni e più) sono ripartiti in 8 sezioni: infantile, preparatoria, primaria, iuniore, intermedia, seniore, di giovani, di adulti. Prima o dopo il culto domenicale, si spiega un capitolo della Bibbia, di cui si csige la recitazione a memoria di alcuni versetti previamente assegnati, si aggiunge qualche studio complementare di esegesi o di catechismo e, dopo canti e preghiere, si conclude con le benedizione apostolica (sic) o con il Gloria. I programmi sono uniformati in prevalenza al sistema delle lezioni graduate : ogni sezione ha lezioni differenti da quelle della sezione precedente, ma le lezioni di ciascuna sezione vertono sopra la stessa materia. Officiali delle S. d. sono: il pastore, che vigila sul progresso degli alunni; il soprintendente, che cura l'amministrazione e la scelta dei testi e del personale insegnante e subalterno; il maestro, che impartisce l'insegnamento ed è scelto tra i migliori docenti delle scuole pubbliche o preparato in appositi istituti.

Le S. d., perniciose tra i paesi cattolici, dove diffondono tra gli alunni di famiglie cattoliche pregiudizi contro la Chiesa di Roma, nei paesi protestanti e nelle missioni contribuiscono alla propagazione di alcune verità del cristianesimo, miste, purtroppo, agli errori delle varie sette.

Bibl.: H. F. Cope. The evolution of the Sunday School, Boston 1911; G. Everette, La Scuola della Chiesa : uno studio sulla s. d., Roma 1912; M. Shaller - G. Birney Smith, A Dictionary of Religion and Ethics, Londra 1921; World's Sunday School Association, Yearbook 1930, Nuova York 1930; 110 Convengee Mundial das Escalos dominicales, Rio de Janeiro 1932; C. Crivelli, I protestanti in Italia, II, Isola del Liri 1928, pp. 299312.

Comillo Crivelli
DOMENICANE. - Congregazioni femminili, che si ispirano alla regola domenicana.
I. D. della b. Imelda (Suore Imeldine). - Congregazione fondata a Venezia nel 1922 dal domenicano p. Giocondo Lorgna, e approvata dalla S. Sede nel 1943. Attualmente conta 278 religiose con 29 case, di cui una in terra di missione (Brasile).

Fine speciale della Congregazione è la diffusione dello spirito eucaristico con l'adorazione perpetua del S.mo Sacramento e l'assistenza intellettuale, morale e religiosa specialmente della gioventù.

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Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praedicatorum, 19 (1929-30), p. 187; D. B. Imelda (1928-27), Venezia 1948.
II. D. della Congregazione della Nuova Zelanda. - Furono fondate presso Dunedin nel 1871 da un gruppo di religiose provenienti dal monastero irlandese di Sion Hill, Blackrock (Dublino), con a capo la madre M. Gabriella Gill, e costituite in Congregazione nel 1933. All'inizio del 1949 le religiose erano 152, in 17 case, dedite alle opere di carità e particolarmente all'educazione in ca. 20 scuole con oltre 1500 alunni.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 61 (1923-24) pp. 333334: Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 934.

Abele Redigenda
III. D. della Congregazione inglese di S. Caterina da Siena. - Congregazione formata nel 1929 con la riunione delle 5 Congregazioni domenicane indipendenti, di cui la più antica era quella di S. Caterina da Siena, fondata dalla madre Margherita M. Hallahan nel 1845. Nel 1949 aveva 15 case nell'Inghilterra e nella Scozia, con 329 suore dedicate alle opere parrocchiali, all'educazione delle giovani e alla cura delle inferme e delle orfane.

Bibl.: Anal. S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), p. 258; 18 (1927-28), p. 642; Catalogus prov. Angliae, Hinckley 1949, p. 41; A. Tindal-Athinson
IV. D. della piccola casa della Divina Provvidenza. - Sorsero a Genova nel 1863 per opera di Teresa Solari (suor Caterina Domenica dello Spirito Santo), e con l'aiuto e assistenza del p. Vera domenicano. Nel 1939 la Congregazione ebbe il decreto di lode, e ai primi di giugno del 1948 aveva 7 case con 4 orfanotrofi.

Le suore, in numero di 60 , svolgono opera puramente caritativa a pro delle fanciulle orfane, povere e abbandonate. Si prodigano pure in asili, laboratori e scuole elementari.

Bibl.: R. Bianchi, La provincia di s. Pietro Martire e i suoi concenti, Torino 1916, p. 57; D. Ardito, Pagine di fede e di storia, ivi 1922 .
V. D. dell'Immacolata Concezione. - Istituto fondato nel 1866 dalla madre Edvige Portalet. Ha la casa generalizia a Pompignan e alcune filiali nella Francia, ma è maggiormente diffuso nel Perú e nell'Equatore, dove si sono costituite due vere province. Consta attualmente (1949) di ca. 325 suore in 24 case, dedite alle scuole, orfanotrofi e asili; si occupano anche di opere sociali per operai e ciechi.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 5 (1901-1902), pp. 411 b 413 a; 16 (1923-24), p. 441; 18 (1927-28), p. 693; Gallia Dominicana, Lione 1949, p. 35; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 926.
VI. D. del Rosario Perpetuo. - Sorsero a Calais nel 1880 ad opera del p. Domenico Saintourens per la recita continua del Rosario davanti al S.mo Sacramento. Sono dedite alla vita contemplativa con clausura stretta. I pochi monasteri si federarono nel 1931; nel 1939 furono approvate dalla S. Sede. Attualmente hanno 14 case con 300 suore.

Bibl.: D. Saintourens, La vie contemplative des Savurs dominicaines du Rosaire perpétuel, Camden 1913; Our Lady's Guard of Honor, s. I. 1935.

Giulio Mandelli
VII. D. del S. Cuore di Gesù. - Religiose fondate dalla madre Domenica Lavandier nel 1876 ad Hardinghen (Pas-de-Calais). Le suore, ca. 110, hanno ritrovi per studentesse, pensionati, case di lavoro e cliniche per ammalati.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), pp. 441 442, 18 (1927-28), pp. 645, 690; Gallia Dominicana, Lione 1949, p. 26; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 927.

VIII. D. del S.mo Nome di Gesù. - Religiose fondate da Elmina Paz de Gallo (suor M. Domenica del S.mo Sacramento) nel 1888 a Tucuman, con la cooperazione del domenicano p. Angelo Boisdron. Contano undici case e poco più d'un centinaio di suore dedite alla educazione e istruzione della gioventù specialmente femminile in scuole, collegi e orfanotrofi. Prestano la loro opera anche in ospedali.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), pp. 330331: Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 938.
IX. D. del S.mo Rosario di Detroit. - E una delle più fiorenti congregazioni del Terz'ordine femminile domenicano, con 1448 suore in 134 case. Si estende nell'America settentrionale e centrale, con casa generalizia in Adrian, diocesi di Detroit. Fu fondata intorno al 1877, ed esplica grande attività nelle scuole, in collegi, accademie, centri catechistici, ecc. Le suore si prestano pure negli ospedali e nei ricoveri di vecchi.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 19 (1929-30), p. 249; The official Catholic Directory, 1948, Nuova York 1948, p. 923 a; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 939.
X. D. del S.mo Rosario di Mondovì. - Istituto religioso fondato a Mondovì nel 1844 da mons. Tommaso Ghilardi, per la educazione e istruzione della gioventù in asili, scuole (anche secondarie e superiori), collegi, orfanotrofi, laboratori, ecc. Le suore curano inoltre gli ammalati in cliniche, ospedali e a domicilio, e prestano la loro opera nei ricoveri di vecchi. Le religiose sono oggi ca. 300 con 34 case di cui 2 all'estero.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praedicatorum, 37-38 (1929-30), p. 186; A. Rulla, Una gloria dell'episcopato italiano: mons. G. T. Ghilardi, Alba 1942, pp. 120-35.
XI. D. del S.mo Rosario e S. Tommaso d'Aquino. - Furono fondate nel 1829 a Bar-le-Duc (filiali nella Francia, nel Belgio, nella Svezia e una a Pechino). Sono ca. 220 suore, che attendono all'educazione e istruzione delle ragazze sotto tutte le forme: pensionati, ritiri, case per studentesse, orfanotrofi e colonie per vacanze.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 18 (1927-28), p. 692; Gallia Dominicana, Lione 1949, pp. 34-35; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 946.
XII. D. di Notre-Dame de Grâce. - Congregazione nata dall'Opera del Rifugio S. Anna, per la preservazione e riabilitazione della donna. Ha filiali in Francia e all'estero. Conta oggi 126 religiose in 5 case ( 1949 ).

Bibl.: A. Mortier, Bonne Mère, ou la rèv. mère Chupin..., Lilla-Parigi 1926; anon., Les Dominicaines de la Congrégation de Notre-Dame de G., Chalon-sur-Saône 1932.
XIII. D. di Nostra Signora del Rosario. - Congregazione australiana con casa generalizia ad Adelaide, ove ebbe inizio nel 1868 ad opera di M.-T. Moore, e di un gruppetto di religiose provenienti dal monastero della Madonna di Cabra nell'Irlanda, perciò è detta anche Congregazione di Cabra. Le suore sono 106 e dirigono una diecina di scuole.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), p. 333; Catalogus prov. Hiberniae, Dublino 1949, pp. 62-63; Catalogus generalis Ord. FF. Praed., Roma 1949, p. 934.
XIV. D. di S. Sisto Vecchio. - Congregazione religiosa fondata nel 1893 da suor Antonia Lalla, a S. Sisto Vecchio, che fu prima sede dei Domenicani in Roma. Nel 1948 aveva 39 case sparse nelle regioni d'Italia e una in America, con 350 suore. Varie sono le opere di apostolato cui esse si dedicano: educazione e formazione religiosa della gioventù femminile, assistenza agli infermi negli ospedali,

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e buona stampa mediante scuola tipografica ed opere annesse.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praedicatorum, 37-38 (1929-30), p. 187; In memoriam (La rev.ma M. suor M. Antonia Lallu), Roma 1939.
XV. D. di S. Caterina da Siena. - Il vero scopo di questo Istituto vien dato dal suo appellativo di "guardamalati", perché attendono quasi esclusivamente alla cura degli infermi, specialmente operai e poveri, a domicilio. Fondatrice è stata M. Celeste a Perpignano nel 1858. Conta oggi (1949) ca. 170 religiose in 17 case.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), p. 440; 18 (1927-28), p. 690; Gallia Dominicana, Lione 1949, pp. 18-19; Catalogus generalis Ord. FF. Praed., Roma 1949, p. 925 .
XVI. D. di S. Caterina de' RicCI. - Fondate nel 1880 da suor Ca terina de' Ricci del S. Cuore (Lucia E. Smith). Sono oggi ca. 120 suore dedite all'opera dei ritiri spirituali, all'insegnamento e alla cura dei malati a domicilio. Hanno case nell'America del nord e centrale.

Bibl.: The American Congregation of St. Catherine de' Ricci, devoted to the work of spiritual retraits, s. 1. 1897; A. Mortier, Histoire des maîtres généraux..., VII, Parigi 1914, pp. 520521; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 939.
XVII. D. di S. Maria. - Congregazione esistente negli Stati Uniti ove ha 40 case con 118 religiose dedite all'istruzione. Fu istituita a Nuova Orléans, Luisiana, nel 1860.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 19 (1929-30), p. 250; The official Catholic Directory, 1948, Nuova York 1948, pp. 924 b925 a.
XVIII. D. di West-Maitland (oggi di StrathFIELS). - Furono fondate nel 1867 presso W.-M. dalla madre M. Agnese Bourke. Diffuse in Australia, le quasi 200 religiose si dedicano all'istruzione e all'educazione delle ragazze.

Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), pp. 332333; Golden Jubilee 1867-1917; St. Mary's Dominican Convent Maitland N. S. W., Sydney (1918).
XIX. D. insegnanti e infermiere di S. Caterina da Siena. - Congregazione religiosa fondata nel 1879, anno in cui le case italiane si staccarono da quelle francesi, fondate da suor Gerina Fabre