F. Praed., 16 (1923-24), pp. 332333; Golden Jubilee 1867-1917; St. Mary's Dominican Convent Maitland N. S. W., Sydney (1918).
XIX. D. insegnanti e infermiere di S. Caterina da Siena. - Congregazione religiosa fondata nel 1879, anno in cui le case italiane si staccarono da quelle francesi, fondate da suor Gerina Fabre e canonicamente eretta dall'arcivescovo d'Albi nel 1852, con governo indipendente e una superiora generale propria. Fu approvata dalla S. Sede nel 1930, ed ha attualmente 55 case ( 2 in missione) con 1200 suore dedite alle opere di carità, asili, scuole, laboratori, orfanotrofi, pronti soccorsi, dispensari e assistenza ai malati.
Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 37-38 (1929-30), pp. 186-87.
XX. D. irlandesi. - Congregazione composta di una trentina di monasteri, sparsi nell'Irlanda e nel Sud Africa, di cui i più antichi e noti sono i due
dublinesi di Cabra (1717) e di Sion Hill, Blackrock (1836), con 721 religiose dedite all'insegnamento e alla preparazione delle maestre.
Bibl.: Analecta S. Ord. FF. Praed., 16 (1923-24), pp. 488489; Veritas-Contenary Record 1836-1936; St. Catherine's Convent Sion Hill, Blackrock, s. n. t.; Catalogus generalis Ord. Praed., Roma 1949, p. 934.
Alcels Redigenda
DOMENICANI : v. FRATI PREdicatOdi.
DOMENICHINO (Domenico Zampieri, detto il). - Pittore, n. a Bologna il 21 ott. 1581, m. a Napoli il 6 apr. 1641. In patria fu scolaro di Dionigi Calvaert

(da Golden Jubilles, 1867-1917, of the Dominican Nuns of N. S. W., Sydney s. n., p. 87)
e poi dei Carracci. Annibale Carracci lo condusse con sé a Roma per lavorare nel palazzo Farnese. Al 1608 data la sua prima opera a fresco, il Martirio di s. Andrea, nella cappella presso S . Gregorio al Celio. Nel 1610 terminava la decorazione della cappella di S. Nilo nella chiesa dell'abbazia di Grottaferrata; nel 1614 dipingeva la Comınione di s. Girolamo, ora nella pinacoteca Vaticana; tra il 1616 e il 1617 eseguiva le Storie di s. Cecilia in S. Luigi de' Francesi; del 1617 è l'Assunta nel soffitto da lui disegnato per S. Maria in Trastevere. Dal 1624 al 1628 lavorava agli affreschi in S. Andrea della Valle; nel 1630 compiva i pennacchi della cupola di S. Carlo ai Catinari, e veniva incaricato della decorazione della cappella del tesoro nel duomo di Napoli.
Nel D., seguace dei Carracci, si concreta la tendenza classicista del Seicento. Il suo disegno chiaro, nitido e freddo, come si vede nel Martirio di s. Andrea che appare derivato dallo studio delle Stanze e degli arazzi di Raffaello (Sacrificio a Listra, Morte di Anania), non gli impedisce in quel caso di essere manchevole nella composizione slegata e disorganica. Annibale Carracci tuttavia lodava le pitture di s. Gregorio al Celio per l'efficacia della rappresentazione. Altre volte il classicismo del D. dà luogo a un fare secco, quasi arcaico, come nell'Incontro di s. Nilo con l'imperatore Ottone, dove tutto è troppo lesioso e risercato, e a una composizione quasi schematica del quadro, come nella Costruzione del chiostro di Grottaferrata, o troppo compassata, come nella Trasfigurazione dell'ossesso (Grottaferrata, abbazia).
L'opera più famosa del D., ammirata anche in piena reazione neoclassica, è la Comunione di s. Girolamo, allora annoverata tra i più celebri quadri di Roma e messa accanto alla Trasfigurazione di Raffaello. L'artista si ispirò per essa a un dipinto similissimo di Agostino Carracci e scelse un momento drammatico e commovente della vita del Santo raggiungendo effetti sommamente patetici.
Tra le migliori pitture decorative del D. sono gli affreschi in S. Andrea della Valle; gli Evangelisti nei pennacchi della cupola derivano insieme dal Correggio, da Raffaello e da Michelangelo.
Nel duomo di Napoli, rifatta dal Lanfranco la pittura della cupola della cappella del tesoro, restano, del D., gli affreschi dei pennacchi: la Vergine che intercede
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DOMENICHINO

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Tav. CVIII
DOMENICO

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ptr Napoli; Cristo accoglie in cielo s. Gennaro; Cristo ordino a s. Gennaro di proteggere Napoli; i ss. Gennaro, Agrippino e Agnello intercedono per Napoli, e altre storie nelle lunette.
Tra le opere sacre del D. merita inoltre particolare menzione la Liberazione di s. Pietro nella sagrestia di S. Pietro in Vincoli a Roma; tra le opere profane vanno particolarmente ricordate la Caccia di Diana e la Sibilla Comana (Roma, galleria Borghese). - Vedi tav. CVII.
BibL.: L. Serra, Domenico Zampieri detto il D., Roma 1909; H. Voss, Die Malerei des Baroch in Rom, Berlino 1923, pp. 504513 e s. v. in Thieme-Becker, IX, pp. 399-403, con bibl. Vincenzo Golzio
santo. - Fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori e delle Suore domenicane, n. a Caleruega (Spagna) ca. il 1170 .
I. Gioventú e studi. - Discendente dell'antica stirpe dei Guzman, nacque da Felice e Giovanna d'Áza, che, morta a Caleruega, fu sepolta a Peñafiel e di lei fu confermato il culto come beata da Leone XII il 1^{°} ott. 1824. Di due fratelli maggiori, Antonio, il primo, fu sacerdote e fondò un ospizio per poveri, e l'altro, Mannes, nel 1215 entrò

(frs. Alinari)
nell'Ordine domenicano e di lui fu confermato il culto come beato da Gregorio XVI il 2 giugno 1834.
Ebbe nome D., da s. Domenico abate di Silos, alla cui tomba si era recata in devoto pellegrinaggio sua madre incinta. Si parla di presagi celesti che prevalettero la nascita: la madre sognò di portare in seno un cagnolino con una fiaccola accesa in bocca che infiammava tutto il mondo; e il b. Giordano di Sassonia parla di una stella che sarebbe apparsa sulla fronte del bimbo al momento del Battesimo. A 7 anni fu affidato alle cure dello zio materno, arciprete di Gumiel d'Izan; poi a Palenza attese alla filosofia e alla teologia. In un tempo di carestia, per soccorrere gli affamati vendette i libri e tutto il suo corredo dando cosil l'esempio agli altri teologi e maestri.
II. Il canonico regolare. - Ordinato sacerdote, D. si aggregò ai canonici della sua diocesi di Osma da poco riformati in Canonici regolari dal vescovo Martino Bazan e divenne tra essi uno dei più ferventi. Nonostante la sua giovinezza fu eletto sottopriore del Capitolo.
Come canonico regolare D., oltre ad osservare la vita comune, si consacrò alla cura delle anime. Diego de Azevedo, priore del Capitolo, eletto vescovo d'Osma nel 1201, volle come compagno di viaggio il sottopriore D. : cosi, ad es., nel 1204, quando il vescovo si recò nella Marca con la missione, affidatagli dal re Alfonso, di cercare una sposa per il figlio Ferdinando e probabilmente, secondo lo Schechno, quando lo stesso vescovo andò a Roma per ottenere dal Papa l'approvazione del suo intento di recarsi nelle missioni lasciando il vescovato. Quando (1206) giunsero a Tolosa, si accorsero che il loro albergatore,
come la maggior parte del popolo di quelle regioni, era eretico; D. discutendo con lui riusci a convincerlo dell'errore e riportarlo alla fede.
III. Predicatore tra gli eretici. - A Roma Innocenzo III non accettò le dimissioni dal vescovato di Diego, e gli impose di ritornare in diocesi. A Montpellier, incontrarono l'abate di Clteaux, Arnaldo, con i monaci Pietro di Castelnau e Rodolfo di Fontfroide, legati pontifici incaricati di combattere l'eresia nel mezzogiorno della Francia, ma scoraggiati per gli insuccessi. Diego non approvò il metodo seguito dai legati e, per rendere più efficace la predicazione della vera fede, propose loro di lasciare ogni apparato esteriore e sfoggio prelatizio, per imitare in tutto l'atteggiamento apostolico. Al consiglio aggiunse l'esempio. Rimandò ad Osma tutto il suo seguito, trattenendo con sé D.; e insieme con Pietro di Castelnau e Rodolfo, nell'estate del 1206, come semplici e poveri predicatori tennero dispute a Servian, Béziers, Carcassonne e Montréal. Abbandonato ben presto da Pietro di Castelnau, Diego con D. e Rodolfo continuò a predicare progettando anche una fondazione a Prouille. Incontratisi con 12 abati eistercensi che accompagnavano l'abate Arnaldo, Diego e D. li istruirono sul modo di condursi nella missione. Ma l'imminente guerra degli albigesi impedì l'opera di conversione pacifica. Diego frattanto volle ritornare in diocesi per regolare alcuni suoi affari e procurare il denaro occorrente per la nuova casa di Prouille e, sulla fine del 1207, lasciò la Francia sperando di ritornarvi con l'approvazione definitiva del Papa per organizzarvi un gruppo di valenti predicatori contro l'eresia, ma mori il 30 dic. 1207. Rodolfo l'aveva preceduto nella tomba e Pietro di Castelnau fu ucciso il 14 genn. 1208. Queste scomparse non abbatterono D. che moltiplicò il suo zelo proprio durante la crociata contro gli eretici (1209-13).
Egli diede ogni appoggio alla stazione missionaria di Prouille e la consolido con introiti fissi che in parte ottenne dal suo benefattore conte Simone di Montfort, capo dell'esercito. A Prouille si era stabilita una congregazione di donne « convertite», che D. prese a dirigere. Le suore aggiunsero agli obblighi della vita regolare l'istruzione di giovanette nella fede: Prouille aveva cosi l'aspetto d'un monastero «doppio». D. non si stancò di cercare per esso rendite e protettori. In un periodo di anni difficili e senza notevoli successi esteriori D. ebbe anche la «cura» nelle diocesi di Tolosa, Carcassonne e Béziers, anzi fra il 1213-14 fu vicario generale di Carcassonne. Declinò due volte l'offertagli dignità vescovile.
IV. Predicatore diocesano. - Dopo il 14 sett. 1213 e la presa di Tolosa, egli fece di questa città il primo centro dell'opera della predicazione da lui sostenuta e promossa con tanto zelo (1214-15), favorito dal vescovo Folco. Dall'apr. del 1215 cominciò a formare nello spirito apostolico i compagni che gli si associarono, e costitui il primo convento dei Predicatori. Il vescovo Folco nominò D. e i suoi compagni predicatori diocesani e fece assegnare
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(Int. Alivari)
Domenico, santo - Il Santo in un dipinto del sec. xiv nella Chiesa di S. D. Maggiore - Napoli.
loro la sesta parte di tutte le decime della sua diocesi per provvederli "di libri e di sostentamento".
Indetto il IV Concilio Lateranense (1215), il vescovo Folco portò seco a Roma D. Radunati i suoi compagni (1216), scelse con essi la Regola di s. Agostino e in conseguenza i frati Predicatori fecero parte della famiglia dei Canonici regolari. A D. e ai suoi compagni fu affidata la chiesa di S. Romano, libera da obblighi e diritti parrocchiali. Nel mese di ag. del 1216 veniva accettata un'umile abitazione presso quella chiesa ed eretto formalmente il convento, restando immutate le relazioni dei Predicatori verso la diocesi.
V. Fondatore dei Frati Predicatori. - Eletto Onorio III, D. si recò subito presso di lui per perorare la causa del suo Ordine ed il Papa il 22 dic. 1216 con la bolla Religiosam vitam eligentibus approvò l'Ordine canonicale stabilito presso S. Romano di Tolosa senza accennare tuttavia al suo scopo apostolico, il quale invece venne espresso nella bolla Gratiarum omnium del 21 genn. 1217 indirizzata "praedicatoribus in partibus tolosanis".
Congedandosi dal card. Ugolino, diventato suo speciale protettore, D. lasciò Roma nel febbr. del 1217 per ritornare a Tolosa dove i confratelli gli riferirono sull'instabilità della situazione politica del Mezzogiorno. D. nell'incertezza delle cose pubbliche di Tolosa s'accinse a diffondere l'Ordine in varie parti della cristianità. Perciò il 15 ag. 1217 D. dispose dei suoi frati : ne inviò 4 nella Spagna, 7 a Parigi, per la cura delle anime e prendervi contatto con l'ambiente universitario, 2 ne lasciò a Tolosa e 2 destinò a Prouille. Con un compagno ritornò a Roma per sistemare presso la Curia diversi punti delle costituzioni dell'Ordine. Anzitutto cercò di ottenere per la sua opera già diffusa in Europa la conferma generale che ottenne l'iI febbr. 1218, in una bolla in cui per la prima volta appare il nome di frati dell'Ordine dei Predicatori.
Nel febbr. del 1218 inviò a Bologna i primi suoi frati ed il 30 del mese seguente procurò per il monastero di Prouille un "privilegio" identico a quello concesso precedentemente al convento di Tolosa.
Fra i molti successi D. conobbe pure le amarezze : 2 frati inviati nella Spagna ritornarono da lui scoraggiati
ed anche quelli di Parigi e di Bologna si trovarono in grandi difficoltà. Munitosi di lettere commendatizie, il 26 apr. 1218 D., passando per Bologna, si recò nella Spagna. Nel luglio del 1219 passò a Parigi dove ammise nell'Ordine Enrico seniore di Colonia; quindi, con fra' Guglielmo di Monserrato, ritornò alla Curia papale, allora a Viterbo. Durante il viaggio si ammalò. A Viterbo, a Roma e poi nuovamente a Viterbo, dal febbr. all'apr. del 1220 sbrigò parecchi affari riguardanti Parigi e la revisione delle costituzioni. Probabilmente in quell'anno conobbe presso la Curia Romana Francesco d'Assisi e Raimondo di Peñafort. Onorio III gli affidò la riforma di certe monache a Roma, e ai primi di dic. del 1219 furono date dallo stesso Papa a D. la chiesa e il fabbricato di S. Sisto per accogliervi le monache da riformare; quivi abitarono provvisoriamente i primi discepoli del Santo, finché ebbero la chiesa di S. Sabina.
A Bologna, nello stesso anno 1220 , tenne il Capitolo generale da lui indetto, in cui ripristinò il concetto di povertà, quale l'aveva intesa nella fondazione di Tolosa del 1215 , e abrogo il titolo di abate per i superuori. L'abito fu ridotto ad una forma più semplice. Nuove fondazioni furono proposte. Nel periodo che intercorse da questo Capitolo a quello dell'anno seguente 1221 D. percorse, con fra' Ventura da Verona, la Lombardia, attendendo sempre al ministero della parola divina.
Nel 1221 era a Roma per terminarvi la riforma delle monache di S. Sisto; per la Pentecoste ( 30 maggio) partecipava a Bologna al II Capitolo generale.
Qui si ammalò e, aggravatosi, fu portato nella cella d'un confratello non avendone egli una propria. Rifiutò il letto, preferendo un pagliericcio. Perché respirasse aria più pura, ai primi di ag. fu portato da S. Niccolò al santuario di S. Maria del Monte, dove, fatti venire intorno a sé i suoi frati, li esortò un'ultima volta e volle dare loro il suo testamento spirituale. Amministratigli gli ultimi Sacramenti, i

Domenico, santo - S. D. dà l'abito dell'Ordine a s. Pietro martire. Particolare dell'affresco di Andrea di Bannaiuto (1565). Firenze, Cappellone degli Spagnoli.
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frati portarono D. nuovamente in città dove il venerdi 6 ag. 1221 passo serenamente, promettendo ai suoi frati che sarebbe stato loro più utile dopo la morte che in vita.
Il card. legato Ugolino compi l'ufficio della sepoltura alla presenza di molti prelati convenuti presso di lui. La sua salma fu tumulata dietro l'altare maggiore dove restò per alcuni anni quasi dimenticata. Nel 1233 se ne fece la solenne traslazione, ed ebbero luogo diversi miracoli. Dopo il processo apostolico sulle virtù e i miracoli, Gregorio IX, il 3 luglio 1234, a Rieti, canonizzò il padre dei Predicatori, documentando questo atto nella bella Fons sapientiae. Il 5 giugno 1267 il corpo del Santo fondatore fu tumulato nell'artistica arca, oggi ancora conservata in S. Domenico.
S. D. si distinse non solo per una rara lucidirà di spirito, ma altresi per una grande capacità organizzativa che in brevi anni lo condusse a dar vita ad un istituto e ad un movimento che ebbero grandissimo peso nelle vicende interne ed esterne della Chiesa. I testimoni del processo di canonizzazione ed i biografi cominciando dal B. Giordano affermano il suo fervore nel predicare in chiese, in comunità e durante il viaggio, nel mandare predicatori tra fedeli ed infedeli. Lo zelo per le anime è la nota dominante la persona e l'opera di s. D. Dante ne tesse un sublime elogio (Par., XII, 31-111).
Bibs.: Fonti: Annales Ordinis Praedicatorum, Roma 1756 seg.: Ballorium Ord. Praed., I, ivi 1729; I. Guiraud, Coriulaire de N.-D. de Prouelle, I-II, Parigi 1907; Monomonte S. P. N. Dominici (Monum. Ord. Pred. historica, 15-16), Roma 1933-35; I. Tsurisano, Fantes vitae s. D., Roma 1922. Studi: A. Mortier, Histoire des Maltres Généraux de l'Ordre des Fr. Prêebeurt, I, Parigi 1903, pp. 1-135 e 249 seg.: II, ivi 1909, pp. 46-61; B. Altuner, Der hl. D., Breslavia 1922; Cl. Barbieri, S. D., Milano 1922; B. Jarrett, Life of st. D., Londra 1924:

(par cortesia dei PP, Domenicani)
Domenico, santo - L. 5 Vergine e Santi di Lippo Vanni. A sinistra s. D., in basso Eva (ca. 1360) - Roma, monastero dei SS. D. e Sisto.

Domenico, santo - S. D. in orazione. Dipinto del sec. xvili. Roma, convento di S. Sabina.
H. Scheeben, Der hl. D., Friburgo in Br. 1927; P. MandonnetM. H. Vicaire, S. D., 2 voll., Parizi 1937; P. Getino, S. Domingo de Guzmán, Madrid 1939; M. Gillet, St D., Parigi 1942; V. D. Carro, S. Domingo, Salamanca 1946; A. D'Amato-G. G. Palmieri, ecc., Le reliquie di s. D., Bologna 1946; A. Walz, Compendium hist. O. P., 2 ed., Roma 1948, pp. 1-28, 204 seg., 420. 598 seg.
Angelo Walz
VI. Iconografia. - L'immagine del Santo, raffigurato spesso con la barba e nell'abito dei Frati Predicatori, è caratterizzata da una stella in fronte, dal libro talvolta aperto e dal giglio. Spesso è accompagnato da un cane che reca una face accesa in bocca. Il cane e la stella sono da collegare alle prodigiose visioni della madre e della nutrice.
Le più antiche rappresentazioni del Santo risalgono al sec. xili; esempi ne possiamo indicare nella sua tomba, nella chiesa bolognese a lui dedicata, opera di fra' Guglielmo e Nicola Pisano (1265-67), nei musaici della basilica di S. Marco a Venezia, e infine in una tavola che è a Napoli in S. Domenico Maggiore. Andrea da Firenze lo raffigurò negli affreschi del Cappellone degli Spagnoli in S. Maria Novella a Firenze ed il Beato Angelico in quelli della sala capitolare del convento di S. Marco. Frequentissima è la sua immagine anche nella scultura del Rinascimento ed una veristica rappresentazione in terracotta policroma ne ha dato Niccolò dell'Arca nella chiesa di S. Domenico a Bologna. Rappresentato spesso unitamente ai santi maggiori dell'Ordine domenicano appare anche ai piedi del trono della Vergine nelle immagini della Madonna del Rosario, tra le quali famosissima quella del Sassoferrato in S. Sabina a Roma, o nell'atto di assistere al matrimonio mistico di s. Caterina. - Vedi tavv. CVIII-CIN.
Bibs.: K. Könstle, Manager. d. Heiligen, II, Friburgo in Br. 1926, p. 184: L. Fanfani, De Rosario Beatae Mariae Virginis. Historia, legislatio, exercitia, Torino 1930. Emilio Lavagnino
DOMENICO di Bartolo - Pittore senese n. ad Asciano di Siena. Nel 1428 risultava già iscritto nel ruolo dei pittori senesi, e nel 1432 sembra che ritraesse l'imperatore Sigismondo al suo passaggio da
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Siena (il ritratto, che fu poi acquistato dall'Opera del Duomo, è andato perduto).
La sua prima opera sicura è una Madonna con cinque angeli musicanti, che si conserva nella pinacoteca di Siena (n. 164), datata 1433, e nella quale l'artista amò firmarsi, dopo una bella invocazione in versi alla Vergine; «Dominicus Domini matrem te pinsit et orat». Del 1434 è un grafito nel pavimento della cattedrale di Siena, rap presentante l'imperatore Sigismondo in trono con i suoi ministri. Mentre attenderà ad affrescare con le Storie dei quattro patroni di Siena la sacrestia del Duomo (1435-40) - di tali composizioni, andate distrutte, è stato ricuperato un frammento recentissimamente - dipinse un polittico datato 1438 per il monastero di S. Giuliano di Perugia (ora nella galleria di Perugia), una Madonna datata 1437, ora nella collezione Johnson a Filadelfia, e una scatola con scene d'amore già nella collezione Figdor di Vienna. Gli affreschi illustranti la storia e le attività benefiche dello «Ospedale» di S. Maria della Scala, eseguiti dal 1440 al 1444 nel «Pellegrinsio» dell'ospedale, insieme con la Madonna del Manto, ora nella sacrestia dello stesso ospedale, testimoniano l'ultima attività del pittore, morto prima del 1447. D. di B. ebbe formazione più fiorentina che senese, come dimostrano la Madonna del 1433 e un'anconetta nella collezione Duveen a Nuova York che concordemente gli è attribuita e che è certamente anteriore al 1433 . In queste due tavole (e in particolare modo nella Madonna del 1433, che è il capolavoro di D.) si manifesta una interpretazione lineare dei modi di Massiccio di così piena e schietta originalità da porre D. sullo stesso piano di un Lippì e di altri maestri del Rinascimento. Ma successivamente l'arte di D. andò perdendo la freschezza dei suoi impulsi iniziali, e subendo una sorta di reinvoluzione goticheggiante, si abbassò ad un tono più modestamente provinciale e illustrativo. Gli affreschi del Pellegrinaio, affollati e disorganici nella composizione, ma ricchi di notazioni acutamente realistiche, anche per la rantrà dei soggetti che illustrano, posseggono nondimeno l'attrattiva di una gustosa e attenta documentazione di alcuni caratteristici aspetti della vita del tempo. - Vedi tav. CX.
BibL.: R. Wagner, D. di B., Gottinga 1898; C. Brandi, in Jahrbuch d. Preuss. Kunstsammlungen, 55 (1934), pp. 134-80; J. Popo-Hennesse, Sienese Quattrocento Paladina, Londra 1948; C. Brandi, Quattrocentisti senesi, Milano 1949. Enzo Carli
DOMENICO di Fiandra. - Filosofo e scrittore domenicano, n. a Merris (o Merville), diocesi di Tirouane (Francia del nord) nel 1425 ca., m. a Firenze il 16 luglio del 1479. Studio a Parigi, dove poi insegnò filosofia con notevole rinomanza. Il 7 sett. 1461 entrò nell'Ordine domenicano a Bologna, allora centro della Congregazione riformata di Lombardia. Fu professore per vari anni a Bologna (14621470) e a Firenze (1471-72). Per volere di Lorenzo de' Medici insegnò fisica nella nuova Accademia di Pisa (1472-73); infine dal 1478 fu reggente nello Studio domenicano di Firenze dove mori di peste.
Lasciò molti libri di logica, di filosofia naturale, di metafisica e di filosofia morale. Di lui si conserva : Quaestiones quodlibetales (Venezia 1500); Quaestiones super commentaria s. Thomae in libros posteriorum analiticorum Aristotelis (ivi 1507, 1526, 1548, 1587, 1600); Expositio super fallaciis s. Thomae de Aquino (edito insieme al precedente) ; Tractatus de suppositionibus (Oxford, Bodleian Library, ms. A. 370); Expositio super libros de anima (Venezia s. d., ripubblicato varie volte); Summa divinae philosophiae (ivi 1409; Colonia 1601; Bologna 1622).
BibL.: A. Fabroni, Historia Academiae Fisanae, I, Pisa 1791, p. 286 sgg.; G. Meersseman, Dominicus von Vlaanderen, in Tomistisch Tijdsch. v. Kath. Kulturinsen, 1 (1930), pp. 385400, 390-92; id., D. de F., sein Leben, seine Schriften, seine Bedeutung, in Archivum Fr. Praed., 10 (1940), pp. 169-221; L. Mahieu, D. de F. scus métaphysique, Parigi 1942. Alfonso D'Amato
DOMENICO, Germano, di Slésia. - Arabista francescano, n. nel 1588 a Schurgast (Slesia), m. il 28 sett. 1670 nell'Escorial.
Entrò nel 1624 nell'Ordine dei frati Minori. Studiò la lingua araba nel collegio di S. Pietro in Montorio a Roma, sotto il p. Tommaso Obicini da Navara; poi si perfezionò soggiornando in Palestina. Dal 1636 fu lettore di arabo nel suddetto collegio e collaborò all'edizione della Bibbia araba, pubblicata nel 1671 dalla Congregazione di Propaganda. Nel 1640 ritornò in Palestina e nel 1645 fu nominato prefetto della missione di Samarcand nella Tartaria. Nel 1652 fu di nuovo a Roma, donde si recò in Spagna e dimorò nel convento di S. Lorenzo dell'Escorial, presso i Gerolamini; ivi, per ordine del re Filippo IV, tradusse e confutò il Corano e insegnò l'arabo ad alcuni monaci. Scrisse una grammatica araba, intitolata Fabrica nevero Dittionario della lingua vulgare arabica et italiana (Roma 1636); Antitheses fidei (ivi 1638); Fabrica linguue Arabicae (ivi 1639), grande dizionario arabo-latino-italiano. Altre sue opere inedite si conservano manoscritte nella biblioteca dell'Escorial; le più importanti sono : Annotetiones de Deo uno et reino; Veni mecum ad Christianus orientales; Logica Saluna ex lingua Arabica in Latinam translata; Interpretatio Alcarani.
Quest'ultima opera è la più importante di D. ed è la miglior riuscita versione e confutazione del Corano fino allora compiuta. La grammatica ed il dizionario sono di minore pregio; l'ultimo tuttavia fu in uso, in mancanza di altro, in Italia e specialmente in Terra Santa fino alla metà del sec. xix.
BibL.: Marcel Devic, Une tradurtion iudite du Coran, in Journal asiatique, 84 serie, 1 (Parigi 1883), pp. 343-406; Waddino, Scriptures, p. 72; J. Easco, La Biblioteca y los bibliasecarios de S. Lorenzo, el Real de el Escorial, in Ciudad de Dios, 143 (1923), p. 176 sgg.; B. Eimolong, Dominicus Gerontaus de Siberia, Boslavia 1928; A. Kleinhans, Historia studi linguas Arabicae et collegii Missionum ordinis fratrum Minorum in conventu ad S. Petrum in Monte Aureo Romac erecti, Quisacchi 1930, pp. 75-87.
Arduino Kleinhans
DOMENICO Loricato, santo. - Camaldolese della Congregazione di Fonte Avellana, n. ca. il 995 nel Piceno, sul confine umbro, m. a Frontale il 14 ott. 1060. Fatto ordinare sacerdote, simonicamente, dai suoi genitori, trascorse alcuni anni tra il clero secolare; ma ca. il 1025, conosciuta l'irregolarità della sua ordinazione, rinunziò all'esercizio dell'Ordine sacro e si fece monaco eremita, a Luceoli (oggi Fonte-Riccioli), indi, ca. il 1043, passò a Fonte Avellana, sotto il magistero di s. Pier Damiani.
D. rivivendo lo spirito delle antiche penitenze pubbliche, le volle praticare con si incredibile asprezza, da rendere la sua vita un miracolo.
Fu per qualche tempo priore dell'eremo di S. Maria in Sitria, poi (ro59) in quello di Mons Suavicinus (S. Vicino, Froncale), continuandovi le sue terribili macerazioni fino alla morte. Il suo corpo si venera nella chiesa parrocchiale di S. Anna in Frontale (diocesi di S. Severino Marche), ove si conserva anche il suo cilicio o orizio, donde il nome di «Loricato». Festa il 14 ag.
BibL.: Fonti: diografo di D. è lo stesso s. Pier Damiani, che ne scrisse al papa Alessandro II (Epist., lib. I, cp. 19, capp. 3-13 : PL 144, 237). Le lettere, che parla anche di s. R. { }^{2} dolfo, vescovo di Gubbio (capp. 1-4), è dal Migne riferita tra le Suattorum bistoriae di s. Pier Damiani : Vita s. Rodolphi et r. Dominici Loricati: PL 144, 1007-24; BHL, n. 2239; O. Turchi, La vita di s. D. conf., detto Loricato, eremita benedettino di S. Croce di Fonte Avellana, Roma 1749; Acta SS. Gendriti, VI, Tangerino 1794, pp. 611-28; U. Chevalier, Répertoire...: Biobibliographie, I, Parigi 1903, col. 1211; Martyr. Romanum, p. 454. Igino Conciatti
DOMENICO della Madre di Dio, venerabile. Teologo, missionario e mistico passionista, n. a Viterbo dalla famiglia Barberi il 22 giugno 1792, m. a Reading (Inghilterra) il 27 ag. 1849. Dopo la sua «seconda conversione» fu favorito di alti doni mistici.
Fece i suoi studi in Roma, al SS. Giovanni e Paolo, insegnò filosofia e teologia (1821-31), fu superiore e pre-
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dicatore, specie tra gli ecclesiastici, direttore di spirito, scrittore fecondo e solido. Le sue esperienze e dottrine spirituali ci sono tramandate più largamente nella sua Autobiografia (1822, in Summarium additionale, pp. 50), nel Commento alla cantica (ms., 1823 e 1837, pp. 121), nella Divina paranoifa (edd. postumo 1833 e 1860), nel Dialoghi sull'orazione mentale (ms., 1836, pp. 100), nel Gemito della colomba (ms., 1837, pp. 100). Compose anche un manuale di filosofia (ms., 1828-30, pp. 1537) e uno di teologia morale (ms., ca. 1835, pp. 1872), una Marialogia (ms., 1823 e 1835 ca., in trad. francese: Excellence de Marie, 2 voll., Tournai 1842, 1856, 1899), un caratteristico opuscolo sulla questione De auxiliis (ms., 1835, pp. 24) e moltissime lettere, discorsi, conferenze, con opuscoli apologetici, didattici, oratorii, agiografici, combattendo particolarmente razionalismo, lamennesismo, giansenismo, anglicanesimo e protestantesimo. Nella sua spiritualità, oltre le grandi devozioni al Crocifisso e alla Vergine Addolorata, spicca uno zelo infiammato e oporoso per la Chiesa, ispirandosi all'Apostolo delle genti. Essendosi sentito prodigiosamente chiamato a tale apostolato, la sua vita e la sua attività fu tutta tesa alla conversione dei dissidenti del nord-ovest d'Europa.
Nel 1840 fondò il primo ritiro di passionisti fuori d'Italia, a Ere nel Belgio. Nel 1841 passò in Inghilterra e vi stabili la Congregazione, fondando o avviando alla fondazione quattro ritiri, prima della sua morte. In contatto intimo, fin dal 1830 , col Philipps e con lo Spencer, e un po' anche col Wiseman, nel 1841 iniziò un'interessante corrispondenza col Dalgairns e con altri trattariani, solo in parte conservataci. Ebbe gran parte nella conversione del Newman, che ricevette nella Chiesa cattolica tra l'8 e il 9 ott. 1845. Il Newman era stato colpito dalla straordinaria vocazione, dall' eroico apostolato e dalla santità del D., che stimò poi anche un buono ed abile e profondo teologo. Il D. ebbe pure influsso principalissimo nella rinascita della vita cattolica in Inghilterra, di cui può dirsi il secondo Agostino.
L'eroicità delle sue virtù fu dichiarata nel 1937.
BibL.: Federico dell'Addolorata. Apostolo mistico scrittore. Il ven. D. della M. di Dio, S. Zenone degli Eszelini (Treviso), 1948 (con bibl. a p. 4 e nelle note). Federico dell'Addolorata
DOMENICO da Pescia. - Al secolo Domenico Buonvicini, domenicano, noto per la sua fede nella missione soprannaturale del Savonarola e per la generosa fedeltà a lui fino alla morte ( 23 maggio 1498).
Non sappiamo nulla circa la nascita e prima educazione del Buonvicini. Professò a Bologna; e nel 1493 venne incorporato al convento di S. Marco di Firenze. Fu priore a S. Domenico di Fiesole. A Firenze aiutò il Savonarola nell'educazione dei fanciulli e talvolta lo sostituì anche sul pulpito. Per il maestro aveva con entusiasmo, non privo d'imprudenza, accettata la prova del fuoco, che poi fallì ( 7 apr. 1498). Salì serenamente il patibolo insieme con il Savonarola e fra Silvestro Maruffi, dopo aver raccomandato ai religiosi di Fiesole le opere del padre e maestro.
BibL.: Del Buonvicini si parla in tutte le biografie del Savonarola. Un conno riassuntivo in G. Schnitzer, Girolamo Savonarola, trad. it., II, Milano 1931, pp. 119-22. Angelo Walz
DOMENICO di Prussia (di Treviri). - Scrittore certosino, n. in Prussia cs. l'anno 1382, m. a Treviri il 21 dic. 1460. Entrato nella certosa di Treviri nel 1410, vi passò tutta la vita, eccettuato un intervallo di pochi anni per la fondazione della certosa di Rettel (diocesi di Metz) nel 1415. Ebbe fama di mistico per la descrizione autobiografica delle visioni e rivelazioni nel Liber experientiarum, inedito. Praticò una particolare devozione per la fanciullezza
di Nostro Signore e propagò il S. Rosario, già esistente nella Chiesa, aggiungendo a ciascuna Ave una breve sentenza ricordante il mistero da meditare, ad es.: «...fructus ventris tui Iesus, qui natus est pro nobis-. Visse i suoi ultimi 17 anni tra continue sofferenze fisiche.
BibL.: P. Dorlandus, Chronicon Cartus., Colonia 1608, p. 384 sgg.: L. Le Vaneur, Ephemerides Ord. Cartus., IV, Montreux 1880 sgg., p. 246 sgg.; A. Mortier, Histoire des Maîtres Généraux G. P., I, Parigi 1903, pp. 19-16; VII, ivi 1918, p. 189; L. Gougaud, in La vie et les arts liturgiques, ott. 1922 e luglio 1924.
Sebastiano Maccabè
DOMENICO da San Gemignano. - Canonista. Non si conosce l'anno della sua nascita; quello della morte, avvenuta a Bologna, è anteriore al 1436.
Fu alunno di Antonio de Butrio e forse anche di Pietro da Ancarano. Quale vicario generale di Modena assisté al Concilio di Pisa del 1409; fu poi per lungo tempo professore a Bologna ed infine uditore della Camera Apostolica. Scrisse notevoli commenti al Decreto, alla Collezione di Gregorio IX e al Sesto.
BibL.: J. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur d. canon. Rechtsz. II, Stoccarda 1877, p. 295: B. Kurtscheid F. Wilches, Historia iuris canonici, Roma 1943, p. 266; A. van Have, Prologomena, 2^{2} ed., Malines-Roma 1945, pp. 497, 501, 502, 504, 506.
Rodolfo Danieli
DOMENICO di Santa Teresa. - Al secolo D. Alonso y Pérez, teologo carmelitano scalzo, n. nel 1604 in La Alberca (Castiglia), m. a Madrid nel 1660 (non nel 1654 come altri erroneamente scrissero).
Insegnò per 24 anni teologia nel collegio di Salamanca, facendosi apprezzare molto anche nei circoli dell'Università. E conosciuto sotto il nome di a doctor consummatus a a motivo della sua straordinaria erudizione teologica e filosofica. In quel periodo pubblicò il tomo IV e V del celebre Cursus theologicus Salmanticensis (Salamanca 1647), coi trattati : De fine ultimo, de beatitudine, de voluntario, de bonitate et malitia actuum humanorum, de peccatis. Fu poi eletto ( 1658 ) definitore generale e trasferito a Madrid, ove si rese noto per la sua grande virtù e per l'inesauribile carità verso i poveri e gli afflitti.
BibL.: C. de Villiers, Bibl. Carm. I, 2^{2} ed., Roma 1927, pp. 419-20; Silverio di S. Teresa, Hist. del Carmen Desc. en España, IX, Burgos 1940, pp. 47-51: Hurter, III, col. 919.
Ambrogio di Santa Teresa
DOMENICO della S.ma Trinità. - Al secolo Antoine Tardy, teologo carmelitano scalzo francese, n. il 4 ag. 1616 a Nevers, m. a Roma il 7 apr. 1687. Dal 1634 carmelitano a Parigi, fu poi definitore generale ( 1656-59 ) e preposito generale ( 1659-65 ), qualificatore della S. Congregazione dell'Indice, altamente stimato per la sua dottrina e virtù.
La sua insigne opera Bibliotheca theologica, ( 7 voll. Roma 1665,1676 ), rappresenta una vera enciclopedia di teologia scolastica, positiva, apologetica e mistica.
BibL.: Eusebius ab omnib. Sanctis, Enchiridion. chronolog. Carmella. discale. congregat. italicior. Roma 1737, p. 363-65; Louis de Ste Thérèse, Annales des carmes déchaussés en France, II, Laval 1891, p. 753; Hurter, IV, col. 423; Cosme de Villiers, Bibl. Carm., I, Roma 1927, p. 420; P. Servais, Dominique de la Ste-Trinité, in DThC, IV, it, col. 1667.
Ambrogio di Santa Teresa
DOMENICO di Silos, santo. - N. a Cañas, provincia di Logroño (Spagna), verso il 1000. Fattosi benedettino, restaurò il priorato del paese nativo, e illustrò il monastero di S. Millán della Cuculla (Cogulla) e quello di S. Sebastiano di Silos, presso Burgos, dove morì nel 1073. Dal 1041 fino alla morte governò questo monastero rendendolo un centro importante di vita religiosa.
Fra i beneficati dal Santo si annovera la b. Aza, futura madre del fondatore dell'Ordine dei Predicatori, la quale volle poi che suo figlio ne portasse il nome.
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Il monastero di S. Sebastiano e il paese che vi sorse accanto presero ben presto il nome di S. Domenico di Silos. La traslazione del suo corpo avvenne nel 1076; comparve la prima volta nel Mantirologio romano soltanto nel 1748.
Bibl.: L. Tosti, Vita di s. D., abate dell'ardine di s. Benedetto. Napoli 1823: Anal. Bollandiana, 12 (1893), p. 323; Martyr. Romanum, p. 593.
Giuseppe Pou y Marti
DOMENICO di Sora, santo. - Benedettino, n. a Foligno nella seconda metà del sec. xi, m. a Sora il 22 genn. 1031. Monaco a S. Silvestro in Foligno, per desiderio di solitudine e di maggior distacco dai parenti si ritirò in Sabina e cominciò ad alternare la vita eremitica a quella cenobitica.
Nella solitudine di un monte presso Scandriglia (986), spinto dai numerosi discepoli accorsi, fondò il monastero di S. Salvatore. Per sfuggire alla popolarità doverte emigrare da un luogo all'altro, ma sempre fu raggiunto da nuovi scguaci, o anche da signori locali che lo pregavano di ristabilire l'osservanza monastica nelle loro terre. Sorsero in tal modo, insieme e a fianco dei romitori, vari monasteri nei luoghi in cui il Santo si fermò; oltre che in Sabina, in Abruzzo (S. Pietro in Lago, S. Pietro di Avellana), nel Lazio (S. Bartolomeo di Trisulti, e, nelle vicinanze, un monastero di monache; S. Angelo in territorio di Segni). Infine, la fondazione più legata al suo nome fu quella di Sora, dovuta alla munificenza del conte Pietro Rainerio, che D. aveva convertito. Di questo monastero D. fu abate per tutto il resto della sua vita, mentre aveva affidato gli altri da lui fondati al governo dei suoi più provati discepoli. Sembra però che egli non abbandonasse del tutto le sue fondazioni. Benché non si proponesse direttamente la riforma dell'Ordine monastico, come altri santi del tempo, D. svolse in questo campo, con le sue fondazioni e con l'esempio della sua vita, opera veramente feconda, e a lui, non meno che ai promotori della riforma cluniacense, si deve il rinnovamento monastico nelle province ricordate.
D. estese il suo zelo anche al di fuori dei chiostri, predicando al popolo e combattendo, qualche volta con eccezionale severità, i vizi del tempo; inculcò soprattutto la santità del matrimonio. La sua virtù taumaturgica e il dono profetico furono altri motivi della sua popolarità. Ancora oggi è molto venerato tra le popolazioni del Lazio meridionale, della Campania e dell'Abruzzo. Il suo corpo riposa nella chiesa del monastero da lui fondato a Sora; reliquie insigni se ne conservano anche a Foligno. La sua festa si celebra il 22 genn. e, a Sora, anche in estate, quando vi accorrono numerosi pellegrini dalle contrade vicine.
Bibl.: Acta SS. Ianuarii, III, Parigi 1863, pp. 55-59; J. Mabillon, Acta SS. Ord. S. Bea., VI, Venezia 1738, pp. 312-13; L. Tosti, Della vita di s. D. abate, Sora 1877: Analecta Bollandiana, 1 (Bruxelles 1882), pp. 279-98; G. Celidonio, Le diocesi di Valva e Solmona, II, Casalbordino 1910, pp. 98-102; A. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, I, Metten 1933, pp. 114-17; IV, ivi 1938, p. 13; F. Schmitz, Histoire de l'Ordre de St Benolt. III, Maresbova 1948, p. 178.
DOMENICO, Veneziano. Pittore veneto, come si ricava dal suo nome, attivo a Firenze, dove m. nel 146r. Si hanno di lui scarsissime notizie; può ritenersi che ricevesse i primi insegnamenti a Venezia. Nel 1438 (prima data certa di lui) scriveva da Perugia a Piero de' Medici una lettera, nella quale ardiva mettersi accanto a due dei più celebrati pittori fiorentini del tempo, Filippo Lippi e fra' An-
gelico; l'anno seguente dipingeva con Piero della Francesca, che fu suo allievo, affreschi in S. Maria Nuova, oggi non più esistenti. Subì l'influenza di Masaccio, Paolo Uccello e Pisanello.
Pochissime sono le sue opere: la più importante è la Madonna e quattro Santi della galleria degli Uffizi a Firenze, nella quale i colori leggeri e festosi, verde chiaro, azzurrino e rosa tenero, brillano nell'atmosfera luminosa e trasparente e preannunciano l'arte di Piero della Francesca.
La predella di questo quadro venne smembrata e i suoi frammenti sono stati identificati nella collezione Contini a Firenze, nel Fitxwilliam Museum di Cambridge, nel Kaiser-Friedrich-Museum di Berlino e nella collezione Duveen di Nuova York. Altre opere di D. sono: un affresco frammentario rappresentante la Madonna in trono con due santi, già a Firenze nella via dei Cerretani e ora nella National Gallery di Londra; i SS. Giovanni Battista e Francesco, dipinti a fresco in S. Croce, che si attribuiscono però anche ad Andrea del Castagno. Nella mostra d'arte italiana tenuta a Londra nel 1930 gli si attribuì, sembra con ragione, una Madonna con il Bandino. Ancora gli si assegnano da alcuni una Natività nel Kaiser-FriedrichMuseum di Berlino e una Madonna nella collezione Berenson a Settignano.
D. V., anche accanto ai maggiori pittori fiorentini del ' 400 , si afferma come una forte individualità, distinta per doti singolarissime di colorito e di trasparenza atmosferica.
Bibl.: M. Salmi, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, D. V., Firenze 1932, pp. 77-99, 127-34.
## DOMESTICI: v, servizio, persone di.
DOMICILIO e QUASI-DOMICILIO. - I. D. 11 d. è il luogo dove un fedele ha la sua stabile dimora, acquisita secondo le norme del CIC e produttiva di vincolo giuridico con annessi effetti legali.
Secondo il can. 92 § i il d. nasce dalla dimora in un determinato luogo con l'intenzione di rimanervi per sempre, si nihil inde avocet; oppure dalla dimora effettiva per un decennio completo.
Si può quindi dire che il d. risulti dal concorso di due elementi, la dimora e la stabilità. Ma quando la dimora si è protratta effettivamente per un decennio, la stabilità si presuppone, qualunque sia l'intenzione del residente; mentre, se non vi è questa decennale dimora la stabilità dipende dall'animus ibi manendi perpetuo. Quest'intenzione o volontà, però, non è necessario sia tale da escludere in perpetuo la prospettiva di un eventuale trasloco, purché nel momento presente non si abbia la previsione di un sicuro cambiamento di residenza.
Se la dimora avviene stabilmente in una parrocchia o quasi-parrocchia si ha il d. parrocchiale; se, invece avviene in una diocesi, prefettura o vicariato apostolico, ma non costantemente nella stessa parrocchia o quasi-parrocchia, si ha il d. diocesano(can. 92 § 3).
La specificazione trae la sua origine dall'elemento materiale del d., ma è necessaria specialmente l'inserzione della figura del d. diocesano, la quale appare più che giustificata dalla condizione di parecchi fedeli, operai in gran parte, che per questione di lavoro e di comodità non hanno sede fissa nell'ambito di una parrocchia, perché troppo ristretta alle loro esigenze. Altrentanto per il fedele che abita in una prefettura o vicariato apostolico non ancora diviso in quasi-parrocchie.
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DOMENICO VENEZIANO

(fig. 6.22. Catl.)
MADONNA E SANT'I - Firenze, Uffizi.
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Il d. parrocchiale e quello diocesano non sono due d. concorrenti e che possono coesistere contemporaneamente, ma si escludono l'uno l'altro.
Il d. come sopra costituito da chi sia maggiore di età e non infermo di mente, si chiama d. volontario. Si dice invece d. legale o necessario quello che la legge stessa assegna a determinate categorie di persone soggette all'altrui potestà.
Hanno d. legale (can. 93 § i) : i) la moglie non legittimamente separata, la quale ha lo stesso d. del marito; se invece è legittimamente separata, può acquisire un proprio d.; 2) il minorenne, che ha il d. di colui che esercita su di lui la potestà; 3) l'infermo di mente, che assume il d. del curatore o tutore.
II. Q.-D. - Ad imitazione del d. il CIC delinea, pure, l'istituto del q.-d.: istituto prettamente canonico, lentamente elaborato dalla dottrina. Il can. 92 § 2 lo fa risultare anch'esso dai medesimi elementi fondamentali. La differenza sta nel tempo inteso o realmente passato della dimora: dimora unita all'intenzione di fermarsi oltre metà dell'anno, oppure dimora effettiva per la maggior parte dell'anno (cioè per più di 182 o 183 giorni).
III. Principi Comuni. - Il q.-d. può concorrere con il d.: si può avere coesistenza del d. volontario col il q.-d. volontario o necessario, o coesistenza del d. necessario con il q.-d. volontario. Parimenti non ripugna la coesistenza del d. necessario con il q.-d. necessario, per quanto alcuni autori neghino recisamente l'esistenza di quest'ultimo; possono anche coesistere due q.-d. volontari. E, inoltre, pacifica nel diritto canonico la possibilità di avere contemporaneamente più d., come nel caso di chi abiti durante l'anno quattro differenti luoghi, rispettivamente per quattro periodi di tre mesi ciascuno con l'animus ibi perpetuo manendi.
Sia il d. che il q.-d. hanno la loro rilevanza giuridica nel costituire un vincolo tra colui che risiede e la circoscrizione territoriale ecclesiastica alla quale appartiene il luogo, e tra colui che risiede e il superiore ecclesiastico che sta a capo della circoscrizione. Cosl si dice Ordinario proprio o parroco proprio di taluno, rispettivamente quello della diocesi o della parrocchia in cui egli ha o il d. o il q.-d. (can. 94 ; perciò, la stessa persona può avere più Ordinari o più parroci propri). Ogni fedele si dice incolà nel luogo dove ha il d.; advena dove ha il q.-d.; peregrinus se si trova fuori del suo d. e del suo q.-d.; vagus se non ha in alcun luogo né il d. né il q.-d. (cf. can. 91).
Si perdono il d. e il q.-d. volontari quando contemporaneamente si verifichino il discessus a loco e l'animus non revertendi, oppure quando si acquisti il d. necessario (can. 95).
La perdita, invece, del d. e del q.-d. legale avviene per mezzo del cambiamento della condizione giuridica, dalla quale dipendevano nella loro origine.
Binl.: Ph. Marono, Institutiones iuris canonici. I. Roma 1921, p. 475 sgg.; J. M. Costello, Domicile and quasi-domicile, Washington 1930; A. Wermeersch-I. Creusen, Epitome iuris canonici. I. 4^{°} ed., Molines 1937, p. 179 sgg.; I. Cheledi-P. Ciproni, Ius canonicum de personis, 3^{2} ed., Vicenza-Trento 1942, pp. 154 159; Werne-Vidal, III, pp. 10-19; F. Cappello, Summa iuris canonici. I, 4^{°} ed., Roma 1945, p. 135 sgg. Enrico Zanetta
DOMINGO y SOL, Manuel. - Sacerdote, n. a Tortosa (Spagna), il 1^{°} apr. 1839, m. ivi il 25 genn. 1909. Ordinato sacerdote il 2 giugno 1860 e conseguiti a Valenza i gradi accademici, si diede ad un intenso apostolato. Animato da zelo ardente per il giovane clero, ne curò la formazione, istituendo a tale scopo nel 1885 la Congregazione degli operai diocesani. Nel 1892 fondò a Roma il collegio spagnolo per i chierici spagnoli che vengono a com-

(per cortesia di moms. A. P. Frutaz)
Domigiana, Repuiblica - Madonna portata da Cristoforo Colombo - Trujillo, Basilica di S. Maria Minore.
piervi gli studi ecclesiastici. Diffuse fra i suoi alunni la devozione riparatrice al S. Cuore di Gesù.
È stata introdotta presso la S. Congregazione dei Riti la causa della sua beatificazione.
Binl.: A. Torres, Vida de dom E. D. y. S., Tortosa 1932; G. Marril, Un apóstol de las vocaciones sacerdotales, Madrid 1941.
DominicanA, REPUBBLICA. - Occupa la parte orientale (ca. i 2 / 3 ) dell'Hispaniola di Colombo, detta oggi comunemente isola di Haiti. Ampia 50 mila kmq., conta (valutazione del 1947) 2, 2 mi lioni di ab. ( 44 a kmq.).
Il paese non manca di risorse (metalli, fosfati, petrolio), tuttora però assai poco sfruttate; produce soprattutto zucchero, cacao, caffè, tabacco, legni pregiati, ecc. Indipendente dal 27 febbr. 1844, venne occupata dagli U.S.A. fra il 1916 ed il 1934; forma una repubblica unitaria (divisa in 18 province e 1 distretto federale), rappresentativa, con parlamento bicamerale e suffragio generale diretto. La capitale Ciudad Trujillo (fondata da Bartolomeo Colombo nel 1496 con il nome di S. Domingo) è la sola città che superi i 100 mila ab.
Binl.: O. Schöorich, Santo Domingo: the country with a future, Nuove York 1919; R. Ciferri, Studio geobotanico del'isola Hispaniola, Pavia 1936; W. Gerling, Wirtschaftsentwicklung und Landschaftswandel auf den westindischen Inseln Jamaika, Haiti und Puerto Rico, Friburgo in Br. 1938; J. Gunther, Hispaniola, in Foreign Affairs, 19 (1941), pp. 764-77. Giuseppe Caraci
Evangelizzazione della R. D. - La storia del cristianesimo in S. Domingo si inizia con l'arrivo di Cristoforo Colombo il 6 dic. 1492. Nella seconda spedizione del 1493, egli era accompagnato da Bernardo Boyl dei Minimi, da tre francescani e due
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gerosolimitani, che iniziarono l'opera di evangelizzazione tra gli indiani dell'isola, battezzandone sino alla fine del sec. xv ca. 3000.
A S. Domingo fu celebrata il 6 genn. 1494 la prima Messa in terra americana e vi furono in seguito stabiliti i primi conventi, le prime scuole cattoliche e la prima sede vescovile per l'America, creata diocesi nel 1511 e elevata ad arcidiocesi nel 1546 . Ivi lottarono in difesa degli indiani fra' Bartolomeo de Las Casas e fra' Antonio de Montesinos, ambedue domenicani; ed ivi sorse pure la prima Università d'America eretta dal papa Paolo III con la bolla In Apostolatus culmine del 28 ott. 1538 (cf. Acto Académico para rendir tributo a la memoria de S. S. el papa Ponla III, pubblicato dalla Università di S. Domingo, Ciudad Trujillo 1949) e affidata all'Ordine dei Predicatori. Ottenuta l'indipendenza nel 1844, soprattutto per il concorso di quei giovani patrioti, chiamati «Trinitati», perché votati alla S.ma Trinità, il loro capo Juan Pablo Duarte, mise sulla bandiera dominicana il simbolo della Croce e pose nello stemma della Repubblica il libro degli Evangelj. La R. D. nacque quindi intimamente associata alla Chiesa tanto che il sac. Fernando Arturo de Merifio occupò nel 1880 la presidenza della Repubblica e dopo di lui ebbe la stessa carica l'arcivescovo di S. Domingo, Adolfo Alessandro Nouel. Nell'art. 93 della Costituzione sono cosi regolati i rapporti tra Stato e Chiesa: "Le relazioni dello Stato e della Chiesa continueranno ad essere quelle medesime che sono attualmente, mentre la religione cattolica apostolica romana è la religione che viene professata dalla maggioranza dei Dominicani». La rappresentanza presso la S. Sede è stata elevata al rango di ambasciata nel 1945 e parallelamente è stata elevata a nunziatura la rappresentanza pontificia presso la Repubblica Dominicana.
Bibl.: Streit, II, pp. 5, 96; L. Hanke, The first social experiments in America, Cambridge 1935.
Giovanni Rommerskirchen
DOMINICI, Domenico, vescovo. - N. a Venezia nel 1416, insegnava filosofia a Padova già nel 1437; chiamato a Roma da Eugenio IV fu poi nominato vescovo di Torcello da Nicola V il 20 febbr. 1448. Buon umanista, tenne il discorso ai cardinali per i Conclavi del 1458 e del 1464. Su invito di Pio II stese un progetto di riforma della Curia; Paolo II lo trasferí al vescovado di Brescia il 14 nov. 1464 e lo incaricò del discorso per la pace del 1468 . M. a Brescia il 17 febbr. 1478.
Opere: un trattato inedito: De potestate papae concilii et cardinalium; De dignitate episcopi (Roma 1757); Tractatus de reformatione Curiae Romanae (Brescia 1495) ed altre rimaste manoscritte.
Bibl.: Hurter, II, 1006; Pastor, II, passim; H. Jedin, Stor