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nti, di modo che non si potrebbe ritenere reo di colpa grave chi, in queste condizioni, cede si pregiudizi correnti sull'onore e sulla cavalleria, dopo aver fatto il possibile per esimersi. E un caso piuttosto raro, che in Italia, p. es., dove il d. è proscritto anche per legge civile (Cod. pen. ital., artt. 394-401), difficilmente potrebbe verificarsi.

E proibito invece iscriversi a quelle società accademiche che, costituite in università germaniche, p. es., obbligano gli iscritti a dare soddisfazione, in altre parole ad accettare, se provocati, un d. al primo sangue. E proibito anche rimettersi al giurì d'onore per far giudicare dallo stesso se il d. si debba tenere o no. Difatti la Pontificia Commissione per l'interpretazione del CIC ritiene che anche in quel caso esiste il delitto e si incorrano le pene (Pontificia Commissione, 26 giugno 1947: AAS, 39 [1947], p. 374).

Né si può sfidare a d. un falso accusatore, anche se questo è l'unico mezzo per evitare una condanna di morte, non verificandosi in questo caso le condizioni per la legittima difesa (v. difesa legittima).

Il peccato non è solo ed esclusivo dei duellanti, ma anche tutti coloro, che in qualsiasi maniera ci intervengono, sono da considerarsi come cooperatori al peccato (v. cooperazione). Tali sono i portatori del biglietto di sfida, i padrini, i medici, che dietro convenzione si trattengono nelle vicinanze allo scopo di poter prestare subito la loro opera; gli arbitri, chi mette a disposizione denaro, armi, veicoli, luogo; chi monta la guardia ed anche i semplici spettatori, in quanto ciò costituisce un incoraggiamento per i duellanti ed un'approvazione per il d.

Una forma di cooperazione è anche lo scrivere libri che propugnino la liceità del d., ribadendo pregiudizi

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DUPRÉ GIOVANNI
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[⁰]
[⁰]:    (a) C. Hopkins - P. F. C. Bear, Cbristion Cherek at Dura Eurepos. New Herro. Tole University 1934, (ar. 50)
    A sinistra: CRISTO CHE CAMMINA SULLE ACQUE, affresco del battistero (sec. III). A destra: LA GUARIGIONE DEL PARALITICO, affresco del battistero (sec. III).

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A sinistra: LA NATIVITA. Parte centrale del cosiddetto Paumgärtner-Altar - Monaco, Alte Pinakothek. A destra: MADONNA E BAMBINO. Incisione.

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1L CAVALIERE, LA MORTE E IL DIAVOLO.

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sull'onore. Questi libri, in quanto diretti contro i buoni costumi, sono ipso iure proibiti (can. 1399).

Riguardo alla riparazione, non si è obbligati di solito a prestare qualche compenso per i danni causati dall'uccisione o ferimento in d.; con la provocazione e con l'accettazione della provocazione l'uccisione cessa di essere un'ingiustizia contro l'ucciso. Se invece chi uccide o ferisce accettò l'intimazione solo perché costretto, la coazione parte ordinariamente dal tribunale di onore, che può assimilarsi ad un mandante, a tutti gli effetti, anche dal risarcimento dei danni.

Bibl.: Cf. tutti i testi di teologia morale ( 2^{°} comandamento) e di diritto penale canonico e civile: inoltre: D. Attendola, Il d., Venesia 1562; G. Carafa, Troctatus de monomachia seu de duello, Roma 1612; D. Stadler, De duello bonaris vindice, Stoccarda 1731; F. Carrare, D. e riso, Lucca 1863; N. Modugno, Il d., Giovinazzo 1880; G. Crivellari, Il d. nella dottrina e nella giurisprudenza, Torino 1884; I. Gelli, Il d. nella storia, nella giurisprudenza e nella pratica italiana, Firenze 1886; A. Wiesinger, Das Duell vor d. Richter-stuhl d. Religion, Moral, d. Rechts u. der Geschichte, Graz 1893; M. Hofmann, Stellung der Kirche zum Zuci-Kampft, in Zeitschrift f. both. Theologie, 22 (1898), pp. 452-601; G. E. Levi - I. Gelli, Bibliografia del d., Milano 1901; B. Oictti, Duellum, in Synopsis rerum meridium et iuris pontificis, 3^{°} ed., Roma 1912, coll. 1692-1700 con bibl. delle fonti; L. River, Quel, in DFC, I, coll. 1196-1220; B. Schwemmer, Der index iuris canonici und die Messuren, in Theologie u. Glaube, 12 (1923), pp. 107-108; Dissertatio de duellis, in Periodica de re canonica, morali, liturgica, 13 (1923), pp. 129-63, 241-47; I. M. Romero, El duello en la bistoria y en la legislación, in Razon y Fr. 76 (1926), pp. 237-75; anon., Circa i d. studenteschi in Germanio, in Il monitore ecclesiastico, 38 (1926), pp. 264-74; A. C., Le duel des étudiants allemands devant la S. Congregation du Concile, in Le canoniste, 48 (1926), pp. 291-96; I. Maudsach, Die Strenge der Kirche gegenüber der studentischen Menter, in Theologie u. Glaube, 18 (1926), pp. 308-15; W. Papp, Duet u. Mentor, in Klerusblatt, 12 (1931), pp. 717-19, 738-41, 738-38, 773-75; A. Gennaro, Cooperazione al d., in Perfice munus, 7 (1932), pp. 912-13; I. B. Umberg, De licetiare et obligatione commitmentis duellum publicum, in Periodica de re canonica, morali, liturgica, 36 (1947), pp. 161-68.

Pietro Palazzini
Diritto canonico. - La sua origine deve vedersi forse nei cosiddetti giudizi di Dio (v.), venuti largamente in uso in Occidente nel sec. ix. Nella stessa epoca si trovano le prime decise affermazioni della Chiesa contro il d.; un canone del III Concilio di Valenza ( 635 ) dichiara suicida l'ucciso in d. e dispone l'esclusione dalla comunione dei fedeli di chi in d. abbia ucciso o gravemente ferito l'avversario.

Nel secolo successivo si trovano tracce dell'uso del d. anche in processi celebrati dinanzi a tribunali ecclesiastici, i quali però, in ottemperanza agli ordini di Roma, ben presto si rifiutarono di ammetterlo come mezzo di prova.

Il combattimento giudiziario cadde in disuso specialmente a seguito degli sforzi di alcuni sovrani francesi, a cominciare da Luigi il Santo; ma continuò e fu sempre maggiormente praticato, a partire dal sec. xv, il d. cavalleresco, dapprima nella forma del torneo e, più tardi, in quella che, con l'osservanza di determinate regole, è ancora praticata ai nostri giorni (d. privato).

Per quanto riguarda la proibizione e, correlativamente, le pene, non è sempre facile distinguere quando si voglia colpire un d. avente le caratteristiche odierne o un torneo o un combattimento giudiziario. Sebbene proibizioni dei d. si trovino anche in epoca anteriore, è certo che almeno nel Concilio Lateranense del 1179 e in qualche decennale di Alessandro III e di Innocenzo III si hanno divisti generali (cf. i relativi testi in CIC, c. 9, X, III, 50 ; cc. 1-2, \mathrm{X}, \mathrm{V}, \mathrm{I} 4 ); successivamente gravi pene furono stabilite da Giulio II (cost. Regis pacifici, 24 febbr. 1509, § 2) e da Leone X (cost. Quam Deo, 23 luglio 1519). La bolla Ea quae a praedecessoribus di Pio IV (13 nov. 1559), che costituisce la disciplina anteriore al Concilio di Trento, comminava la scomunica latae sententiae, riservata al Pontefice, per i duellanti, per i padrini, per coloro che assistono al d. o che concedono il terreno per lo scontro, nonché per coloro che in qualsiasi modo favoriscono il d. stesso.

Il Concilio di Trento (sess. XXV, de reform., c. 19) aggiunge alle pene anzidette la privazione della sepoltura ecclesiastica per coloro che siano morti in d.

Dopo varie altre disposizioni di Gregorio XIII (cost. Ad tollendum, 5 dic. 1582), di Clemente VIII (cost. Illius vices, 17 ag. 1392, §§ 1-7) e di Benedetto XIV (cost. Detestabilem, io nov. 1752), Pio IX nella cost. Apostolicae Sedis del 12 ott. 1869 (§ 2, n. 3) mitigh alquanto le pene.

Rodolfo Danieli
Il CIC (can. 2351), accogliendo sostanzialmente la disciplina introdotta da Pio IX, e implicitamente abrogando (cf. can. 6 n .5 ) le altre disposizioni (alcune delle quali era dubbio se fossero ancora in vigore o no), ha stabilito la scomunica latae sententiae, riservata simpliciter alla S. Sede (v. pena), per i duellanti che sfidano a d. o che accettano la sfida, per tutti i complici (v. cooperazione nel delitto), per gli spettatori volontari, e per coloro che lo permettono o comunque non fanno quanto è in loro potere per impedirlo; inoltre i duellanti e i padrini incorrono ipso facto nell'infamia iuris (v. reaalla); e coloro che muoiono in d. o in seguito a lesioni riportate in d. sono privati della sepoltura ecclesiastica (v. sepoltura ecclesiastica), salvo che prima di morire abbiano dato qualche segno di pentimento (can. 1240 § i n. 4).

Anche le leggi penali di quasi tutti gli Stati puniscono il d., ma quasi sempre con pene miti. Così il Codice penale italiano (artt. 394-401) prevede vari reati in materia (si tralascia qualche disposizione di dettaglio) : a) sfida o accettazione di essa, se il d. non avvenga: è punita con una multa che attualmente va da lire 1600 a lire 16.000 ; la stessa pena si applica ai portatori di sfida, se il d. avviene, mentre in caso contrario il minimo della multa può scendere a lire 1067; per chi sfida o accetta la sfida, la pena è raddoppiata, se egli è stato la causa ingiusta e determinante del fatto; b) uso delle armi in d. è punito con la reclusione da 15 giorni a 6 mesi, o con la multa da lire 4000 a lire 80.000 ; se dal fatto deriva all'avversario una lesione personale grave o gravissima, la pena è della reclusione da 15 giorni a 2 anni; se dal fatto deriva la morte, la pena è della reclusione da 1 a 5 anni; in ogni caso le pene sono raddoppiate per colui che è stato la causa ingiusta e determinante del fatto; c) i padrini o secondi, e le persone che hanno agevolato il d., sono puniti con la multa da lire 4000 a 80.000 ; d) chiunque pubblicamente offende una persona o la fa segno a pubblico disprezzo, perché essa non ha sfidato o non ha accettato la sfida o non si è battuta in d., è punito con la reclusione da 15 giorni a 6 mesi o con la multa da lire 4000 a 80.000 ; la stessa pena si applica a chi, facendo mostra del suo disprezzo, incita altri al d.

È inoltre da tener presente che i duellanti e i padrini sono puniti, anziché con le minori pene previste per il d., con le pene stabilite per l'omieldio o la lesione personale, qualora si verifichi una delle seguenti irregolarità di cui siano a conoscenza: i) se le condizioni del combattimento non sono state precedentemente stabilite da padrini, ovvero se il combattimento non avviene alla loro presenza; 2) se le armi adoperate nel combattimento non sono uguali, ovvero non sono o pistole ugualmente cariche o spade o sciabole, oppure se sono armi di precisione o a più colpi; 3) se nella scelta delle armi o nel combattimento è commessa frode o violazione delle condizioni stabilite; 4) se è stato espressamente convenuto, ovvero se risulta dalla specie del d., o dalla distanza fra i combattenti, o dalle altre condizioni stabilite, che uno dei duellanti doveva rimanere ucciso; 5) quando la provocazione o la sfida a d. siano state fatte con l'intento di coprire denaro o altra utilità.

Bibl.: V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano. V. Torino 1935, pp. 928-78.

Pio Ciprotti
DUETTO. - Il termine (diminutivo di duo) non indica propriamente un genere musicale, ma vari tipi di composizioni costituite da due voci o parti.

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Nel moderno uso comune significa un pezzo per due voci con accompagnamento strumentale, più raramente come composizione per sé stante, più frequentemente come momento lirico o drammatico dell'opera teatrale.

Un particolare aspetto del d. è quello di carattere religioso, quale si presenta, senz'accompagnamento strumentale, nei Bicivia del sec. xvI, mentre nei Concerti ecclesiastici del Viadana appare con accompagnamento di basso continuo e in stile concertante oppure imitato. Nel campo profano notevole rilievo ebbe il d. da camera nei secc. xvII e xvili specialmente in Italia, quando fu coltivato da F. Rasi, P. Quagliati, A. Stradella, G. B. Bononcini, A. Steffani e G. M. Clari; nei tempi moderni sono da ricordare i duetti del Mendelssohn. Un ultimo significato da d. coincide con quello di una composizione strumentale per due strumenti dello stesso tipo (p. es., per due violini) con carattere concertante se con l'orchestra o con carattere solistico se affine alla forma della sonata.

Luigi Ronga
DUFAY, Guillaume. - Musicista, n. verso il 1400 forse nell'antica contea di Hainaut (Hannonia), m. a Cambrai il 27 nov. 1474. Nel 1420 ricevette i gradi di baccalarius in decretis e nel 1428 ebbe gli ordini sacri. Nel dic. del 1428 entrò come cantore alla cappella papale, restandovi fino al giugno del 1437 (salvo un biennio di assenza, dal 1433 al 1435 , periodo in cui fu corista alla corte del duca di Savoia, dove tornò dal 1437 al 1444 ca.). Dal 1435 al 1437 fu con la cappella papale, sotto Eugenio IV, a Firenze. Nel 1436 divenne canonico della cattedrale di Cambrai; tra il 1445 e il 1450 fece parte della cappella musicale del duca di Borgogna; dopo il 1450 si ritirò a Cambrai, dove trascorse gran parte della vecchiaia.

L'attività di D. abbraccia vari campi, dal liturgico al profano, dal celebrativo all'amoroso, e le sue opere si possono, secondo C. Van Den Borren, suddividere in 5 grandi gruppi : i) messe e frammenti di messe; 2) magnificat; 3) mottetti; 4) composizioni in testo francese; 5) composizioni in testo italiano.

1) La messa Se la face up pale, basata sul tenor di una ballata di D. dallo stesso titolo, di cui si conservano una versione a 3 e una a 4 voci, è contenuta nei codd. 88 di Trento e 14 della Cappella Sistina, ed è stata stampata di recente (A. Orel, Denkmäler der Tonkunst in Österreich, VII, Lipsia 1913, p. 120 sgg.). Questa messa ha in sé pregi non comuni di una uniforme serenità che l'avvicinano, secondo i critici, quasi alla impersonale bellezza del canto gregoriano; le sfumature del colore, ottenute mediante una sobria e più dolce armonia, non hanno più l'asprezza dei secoli precedenti e non ancora il pathos dei contrasti coloristici dei secoli futuri. La sua datazione si può porre verso la metà del secolo. L'altra messa Caput si può attribuire al quinquennio 1460-65. Questa seconda messa, contenuta nel cod. 89 di Trento (ff. 264^{\mathrm{v}} e 265^{\mathrm{r}} ) si basa su una melodia presa assai verosimilmente dal canto gregoriano, che serve da tenore pure ad una messa di Okeghem e ad una di Obrecht con lo stesso titolo. A queste due, le uniche pubblicate intere, vanno aggiunte la messa Ecce ancilla Domini a 4 voci (cod. 14 Cappella Sistina, ff. 75-86) del 1463, di cui R. G. Kiesewetter ha pubblicato il Benedictus a 2 voci (Geschichte der europäisch abenländischen oder unserer heutiger Musik, Lipsia 1834, p. 18, Musikbeilagen), e la messa L'homme armé (cod. 14 Cappella Sistina, ff. 99^{\text {v }} e 103, Kyrie e Gloria; cod. 49, f. 35-54, tutta). Altri frammenti di messe sono nel ms. 37 di Bologna (Liceo musicale), nel ms. 2216 dell'Università di Bologna, e nei codd. 90 e 92 di Trento.
2) Dei due magnificat (sexti toni et octavi toni) il testo, musicato per intero e non a versetti alternati con il canto gregoriano, ci è conservato dai codd. 37 del Liceo musicale di Bologna, A. X. 1, 11 della biblioteca Estense di Modena, dal cod. 92 di Trento e dal cod. B. 80 dell'archivio di S. Pietro in Roma (biblioteca Vaticana).
3) Tra i 24 mottetti pubblicati, C. Van Den Borren distingue : a) i mottetti d'occasione; b) le antifone; c) una sequenza; d) gli inni. Si adotta la sua classificazione per segnalare alcune tre le più salienti composizioni di D. I mottetti di circostanza sono due soli, e precisamente: Basilica ergo gonde databile dal 1419 al 1433 è a 4 voci ed è composto sul graduale Concupivit rex della messa del Comnune Virginum; si trova nel cod. 37 del Liceo musicale di Bologna, nell'87 di Trento e nel 213 di Oxford. L'altro di 2-4 voci si intitola Nuper rosorum flores in onore di s. Maria del Fiore e fu composto per l'inaugurazione del duomo di Firenze ( 24 marzo 1436). Si trova nel cod. A. X. 1, 11 della Biblioteca Estense di Modena e nel 92 di Trento. b) Tra le antifone sono degne di nota la Salve Regina a 4 voci (cod. 89 di Trento e nel ms. 3154 di Monaco [f. 86^{°} ], studiata particolarmente da A. Orel in Denkmäler der Tonkunst in Öterreich, VII e l'Ave Regina coelornm a 4 voci (cod. B. 80 dell'archivio di S. Pietro in Roma). D. l'aveva composta una decina di anni prima della morte e prescelta perché fosse eseguita al momento della sua agonia, secondo quanto esprimeva nel suo testamento. c) La sequenza Veni Sancte Spiritus a 3 voci (triplum). d) C. Van Den Borren segnala in questa categoria 13 inni a 3 voci, pubblicati nel settimo volume dei Deuhmiller, ma essi non dànno il migliore D., perché per la maggior parte in folsobordone, è piuttosto scarne come sostanza artistico-compositiva nel senso geniale ed espressivo.
4) Composizioni su testo francese. Di questo gruppo, suddiviso ancora secondo i generi letterari, si tralasciano i rondeaux, per ricordare le tre famose ballades 7 e me complains pitensement, Le jour s'endort e finalmente Se la face up pale, "ballade equivoquice", genere basato sui giuochi di parole (usato anche da J. Desprez nella Chanson se cougie prent, che servi di nucleo melodico tematico alla messa omonima di D.
5) Delle composizioni su testo italiano la più interessante è senza dubbio quella sulla prima stanza della canzone del Petrarca Vergine bella, che porta lo stile del D. ed un livello altissimo per ispirazione e per plasticità di linee nei vari piani vocali e strumentali, che nella sua musica si sovrappongono e, quasi senza incisività di confini, sfumano uno nell'altro. Qui il tono mistico assume nuovi splendori di tinte e forte di D. lo nettamente rifulgere la sua superiorità sugli artisti precedenti e contemporanei, quali un Binchois, un Arnold de Lantins e perfino un Dunstable.

Le opere complete, oltre l'edizione iniziata da G. de Vara, sono in corso di pubblicazione a cura di H. Besseler.

Bus...: F. X. Haberl. W. de F.. in Florcelschenbrift. I (1885), pp. 397-430; C. Van Den Borren, F. D., Bruxelles 1926. Luisa Cervelli

DUFF, Alexander. - Missionario protestante, n. in Scozia nel 1806, m. ivi nel 1878. Inviato dalla Chiesa scozzese in India, vi giunse nel 1830 dopo un naufragio, ne apprese la lingua e iniziò la fondazione di scuole. Dopo un breve ritorno in patria per promuovere l'opera della missione, nel 1839 era nuovamente in India.

Nella scissione della Chiesa di Scozia, egli aderì alla Free Church of Scotland (Chiesa libera) e dovette cominciare da capo, poiché le proprietà della missione appartenevano alla Chiesa ufficiale. Per riacquistare la salute malferma, fece un altro viaggio in patria nel 1850 , e fu eletto "moderator" della Free Church. Ristabilitosi, visitò gli Stati Uniti nel 1854, e ritornò a Calcutta nel 1856 poco prima della sollevazione del 1857 , durante la quale rimase al suo posto. La sua missione divenne famosa per le molte scuole, per la conversione di alcuni prehmani e per l'introduzione della società femminile "Zenana Bible and Medical Mission" allo scopo di introdursi nelle famiglie e lavorare alla conversione delle donne indiane. Logoro di forza, rivide la patria nel 1864, ove ancora poté istituire una scuola di teologia evangelica, interessarsi delle missioni della sua chiesa, specialmente di quelle dell'Africa centrale, e lavorare per l'unione delle Chiese presbiteriane scozzesi.

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Du Frost de lajemmerais - Orfanotrofio di Notre-Dame de Liesse (1914) e Criche d'Youville (1924), opere per l'infanzia iniziate dalla D. F., continuate ora dalle sue Figlie, le Suore Grigie - Côte de Liesse, Montréal.

Bibl.: E. Hodder, Conquests of the Cross, Londra s. d.: 1. pp. 246-73; III, pp. 296, 307, 420; W. C. Benham, s. v. in The Dictionary of Religion, ivi 1887, p. 397; H. O. Dwight, H. A. Tupper e E. M. Bliss, s. v. in The Encyclopedia of Missions, 2^{°} ed., Nuova York e Londra 1904, pp. 215-16.

Camillo Crivelli
DUFFY, Charles Gavan. - Scrittore e uomo politico, n. a Monagham (Irlanda) il 12 apr. 1816, m. a Nizza il 9 febbr. 1903. Dopo aver collaborato da giovane al Northen Herald e al Morning Register, divenne redattore del Vindicator, foglio cattolico dell'Ulster, nel 1839 . Nel 1842 , insieme con i due avvocati Tommaso Davis e Giovanni Dillon, fondò The Nation, giornale che fu il più efficace sostenitore dei principi di O'Connell, che il D. condivise in un primo tempo. Imprigionati entrambi nel 1844 , e liberati insieme, si divisero nel 1846 , quando il D. entrò nel partito della Giovane Irlanda. Processato per alto tradimento riusci a salvarsi e nel 1849 riprese la pubblicazione del suo giornale. Nel 1852 fu eletto deputato per la contea di Nuova Ross, ma non seppe conciliare cattolici e protestanti nella questione agraria e nel 1856 emigrò a Melbourne. Ivi nel 1857 fu ministro e nel 1877 relatore all'House of Assembly. Nel 1880 ritornato in Europa si stabilì in Francia; il D. fu il primo presidente dell'Irish Literary Society (1891).

Opere: The Ballad Poetry of Ireland (1845); Four Years of Irish History (1883); Young Ireland (1884); The League of North and South (1886); Conversation
with Carlyle (1892); Memoirs (1898); My life in two Hemispheres (1903).

Bibl.: D. O' Connel, Correspondence, Londra 1888, v. indice; E. A. D'Alton, s. v. in Cath. Enc., V, p. 187.

Gabriella de Stefano
DU FOUR (de Furno), Antoine. - Predicatore e scrittore ascetico francese, m. nel giugno del 1509. Si fece domenicano a Orléans, sua città natale, e compì gli studi a Parigi. Predicò con grande successo e fu in grande intimità con Luigi XII, di cui era confessore. Promosso nel 1506 a richiesta del re alla sede episcopale di Marsiglia, ne poté prendere possesso solo due anni dopo, perché il sovrano non poteva staccarsi da lui. Morì mentre accompagnava Luigi XII in Italia.

Delle sue opere furono pubblicate: Paraphrase sur les sept psaumes pénitentiaux, e La diète du salut contenant cinquante méditations sur la passion de nostre Saureur Jésus Christ, ambedue edite a Parigi, 1557-74.

Bibl.: Quétif-Echard, II, pp. 21-22; Hurter, II, col. 1193; Enc. Eur. Am., XXIV, p. 8.

Abele Redigonda
DU FROST de LAJEMMERAIS, vedova d'Youville, Marie-Marguerite, venerabile. - Donna eminente per santità di vita, per fortezza di carattere e abilità di amministratrice, fondatrice delle Suore della Carità di Montréal, note sotto il nome di Soeurs Grises, n. da nobile famiglia d'origine Brettone, a Varennes (Canadà), il 15 ott. 1701, m. a Montréal, il 23 dic. 1771. Sposò, il 12 ag. 1722, Francesco Maddalena d'Youville, che morì il 4 lu-

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glio 1730, lasciandola in precarie condizioni finanziarie. Madre di sei figli, di cui due sacerdoti. Per consiglio del superiore del seminario di Montréal, Luigi Normant du Faradon, si consacrò alla cura dei poveri; sul finire del 1737 si aggregò a tale scopo alcune pie compagne, dando origine ad una nuova istituzione caritativa, subito oggetto di calunnie e persecuzioni, cui vennero ad aggiungersi una lunga malattia della D. (sette anni) e gravi strettezze finanziarie che si aggravarono con un incendio che distrusse la casa dove aveva ricoverato i suoi poveri (3I genn. 1745). Il 2 febbr. seguente firmava con le sue compagne una convenzione chiamata Engagements primitifs, considerata come la carta di fondazione della Congregazione, riconosciuta canonicamente nel 1755 .

Il 27 ag. 1747, le autorità della colonia canadese le affidarono l'ospedale generale, prossimo a rovina, fondato nel 1694, e diretto sino allora dai fratelli Charon. La D. lo riapri nell'ott. dello stesso anno, aggiungendovi due reparti: uno detto Yéricho per le traviate, e un altro (dal 1754), chiamato oggi Crèche d'Yonville, per i travatelli (sino a tutto il 1947 ne furono accolti 56.051 ). Ad onta dei suoi eroici sforzi per dare un onesto assetto all'ospedale, ella fu oggetto di una sorda ostilità da parte dell'intendente Francesco Bigot, che culminò con la temporanea sopressione dell'ospedale nel 1750. Però Luigi XV gliene affidava di nuovo la direzione con lettere potenti del 3 giugno 1753. In tal modo l'ospedale e la sua comunità poterono, grazie alla sua indomita volontà, superare la crisi causata dall'occupazione inglese della colonia (1760) e dal grave incendio che ridusse in cenere l'ospedale e buona parte di Montréal (1765). La causa di beatificazione della D. è stata introdotta il 28 apr. 1890.

BibL.: A. Ferland-Angers, Mère d'Yonville, Montréal 1945 (con ed. delle lettere della venerabile, e ricca bibl.): [A. P. Frutaz], Summarium additionale (S. Ritmum Congr., Sectio historica, 72), Città del Vaticano 1949 (raccolta di documenti su la D. con le tre più antiche biografie, tra cui quella di E.-M. Faillon (1832)).
A. Pietro Frutaz

DUGNANI, Antonio. - Cardinale, n. a Milano 18 giugno 1748, m. a Roma il 17 ott. 1818. Dopo aver ricoperto in Curia le cariche di avvocato concistoriale e di uditore del camerlengo, fu nominato da Pio VI, l'ir apr. 1785, arcivescovo titolare di Rodi.

Inviato quindi quale nunzio in Francia nel 1789, dovette qualche anno più tardi rientrare in Roma a causa della Rivoluzione. Il 21 febbr. 1794 fu creato cardinale da Pio VI e destinato a Ravenna in qualità di legato, ove rimase fino all'occupazione francese di quella provincia. Tornato nuovamente a Roma, ebbe da Pio VII la carica di prefetto della Segnatura di giustizia e fece inoltre parte di varie altre Congregazioni. Vescovo suburbicario dapprima di Albano, quindi di Porto e Santa Rufina, amministrò le sue diocesi con grande zelo.

Niccolò Del Re
DUGUET, Jacques-Joseph. - Teologo giansenista, n. a Montbrison, il 9 dic. 1649, m. a Parigi il 25 ott. 1733. Oratoriano, docente di filosofia e teologia positiva, nel 1685 usci dalla Congregazione, attratto dalle novità gianseniste, che andò a diffondere a Bruxelles, dove diyenne amico di Arnauld e di Quetnell.

Scrisse molte opere esegetiche sul Vecchio e Nuovo Testamento secondo i criteri esposti nelle Règles pour l'intelligence des Saintes Ecritures (Parigi 1716), in cui indulge al senso figurato e morale: Traité des scrupules (ivi 1717); Conduite d'une dame chrétienne pour viure saintement dans le monde (ivi 1725). Le opere seguenti sono all'Indice: Explication des qualités ou des caractères que et Paul donne à la charité (ivi 1727; decr. 11 ag. 1745); Institution d'un prince ou traité des qualités, des vertus, des devoirs d'un souverain (Leida 1739; decreto 20 nov. 1742).

BibL.: Hurter, IV, coll. 1127-31; A. Ingold, s. v. in DThC., IV. II, coll. 1838-59 con bibl.; E. Príclin, L'influence du janséniste français à l'étranger, in Revue historique, 182 (1934). p. 45 .

Cosimo Fermo
DUHAMEL (du Hamel), Jean-Baptiste. - Filosofo e teologo francese, n. a Vire in Normandia l'1 giugno 1624, m. a Parigi il 5 ag. 1706.

Studiò a Caen e a Parigi e si distinse sin da fanciullo per le sue eccezionali doti. A 18 anni, già professore di matematica nel collegio "Maitre-Gervais * di Parigi, pubblicò il suo primo studio scientifico Elementa astronomica (Parigi 1642). A 19 anni entrò fra gli Oratoriani di Parigi (1643). Ordinato sacerdote, insegnò filosofia nei collegi della sua Congregazione. Nel 1653, abbandonó l'Oratorio per divenire parroco in Neuilly-surMarne. Passò quindi a Bayeux (1663), e nel 1666 fu nominato segretario dell'Accademia delle Scienze, fondata allora dal Colbert.

La sua attività scientifica fu assai rilevante. Scrisse di filosofia, di teologia, di Sacra Scrittura, di storia, di scienze fisiche e astronomiche. Fra le sue opere principali edite più volte in Francia, in Italia, in Germania e nella Spagna, si ricorda la Philosophia moralis Christiana (Angers 1652); Philosophia vetus et nova (4 voll. Parigi 1678); Institutiones Biblicae ( 2 voll., ivi 1698); Regiae Academiae Historia (ivi 1698); Biblia Sacra Vulgatae editionis ( 2 voll., ivi 1705-1706).

BibL.: A. Vialard, 7. R. D., Porici 1884; A. Vigouroux, s. v. in DB, II, coll. 1513-14; Hurter, IV, coll. 637-61; A. Ingold, Hamel, in DThC, VI, coll. 2039-41; K. Hobson, Hamel, in LThK, IV, p. 806.

Giovanni Odoardi
DUHR, Bernard. - Gesuita, storiografo, n. a Colonia il 2 ag. 1852, m. a Monaco il 21 sett. 1930. Si applicò con entusiasmo agli studi storici intorno alla Compagnia di Gesù, lasciando opere di sicuro valore storico e documentario.

Oltre che ai numerosi articoli su riviste di cultura (Stimmen aus Maria-Lauch, Histar, Jahrbuch des Görresgesellschaft, Römische Quartalschrift, ecc.), la sua fama è legata a Jesuiten-Fabeln (Friburgo in Br. 1892; 4* ed., ivi 1904; vers. it., 2 voll., Firenze 1908) dove esamina e confuta le numerose accuse divulgate contro l'Ordine da tutta una letteratura superficiale e astiosa; Pombal (Friburgo in Br. 1891); Die Studienordnung der Gesellschaft Jesu (ivi 1896); ma soprattutto a Geschichte der Jesuiten in den Ländern deutscher Zange von 16. bis 18. Jahrh. (4 voll.: I e II, ivi 1907-13; III-IV, Monaco-Ratisbona 1921-28).

BibL.: J. Teschini, Versuch einer bibliogr. der p. B. D. S. I., in Arcletam hist. S. I., 13 (1944), pp. 732-64 (con biografia e bibl. ragionata).

Celestino Testore
DÜHRING, Karl Eugen. - Filosofo, n. a Berlino nel 1833, m. a Mowawes nel 1921. Fu dal 1863 al 1877 libero docente a Berlino. Positivista, partito dall'empirismo, finl nel materialismo dogmatico : la materia universale originale progredisce per una legge intrinseca fino alla suprema forma della coscienza. L'autonomia sociale umana è l'ideale supremo. Lottò tutta la vita a diffondere e difendere il suo evoluzionismo ottimistico. L'Engels partendo dalle sue posizioni rigidamente marxiste polemizzò contro quegli aspetti dell'evoluzionismo di D. che gli apparivano borghesi e ottimisti (Herrn Eugen Dühring Umwälzung der Wissenschaft, 1878).

Opere principali : Natürliche Dialektik (Berlino 1865); Der Wert des Lebens (Breslavia 1865, 8* ed. 1922); Kursus der National-und Sozialökonomie (Berlino 1873, 3* ed. 1892); Der Ersatz der Religion durch Vollkommeneres (Karlsruhe 1883, 2* ed. 1906).

BibL.: H. Druskowitz, K. E. D., Ildeborga 1888; E. Doll, E. D., Lipsia 1893; Überweg, IV (1923), pp. 387-88, 710 (bibl.): K. Reffa, Die sozialpol. Untersuchungen E. D.s. Diss., Monaco 1943; R. Croce, Il «Signor D.», in Quaderni delle Critica, 13 (1949), pp. 45-60.

Giacomo Soleri
DUILHÉ de SAINT-PROIET, Marc-AntoineFrançois. - Noto predicatore e apologeta francese, n. a Tolosa il 15 luglio 1822, m. ivi, il 15 mag-

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gio 1897 . Ordinato sacerdote nel 1846 , insegnò, per più anni, letteratura e filosofia nel seminario di Esquile.

Nel 1857 si laureò in teologia alla Sorbona. La sua tesi dottorale, Des études religieuses en France depuis le XVIIr siècle jusqu'd nos jours, ou Essai sur les causes qui ont produit dans les temps modernes la splendeur et la décadence des sciences théologiques, fu pubblicata a Parigi nel 1861. In questo stesso anno il D. iniziò la pubblicazione della sua Revue de l'année religieuse, politique, philosophique et littéraire, edita fino al 1866. Abbandonato
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Duluth, diocesi di - Veduta - St-Louis (Missouri).

L'empire du tsar et les Russes, III, Parigi 1889, passim; J. Gehring, Die Sehten der russischen Kirche, Lipsia 1898, p. 187; A. Palmieri, Doubhobors, in DThC, IV, coll. 1802-11 (con lunga bibliografia russa); id., I campioni dello spirito o la setta dei d. Le dottrine religione dei d., in Riv. internaz. di scienze sociali, 51 (1909), pp. 3-27; 52 (1910), pp. 161-70; K. Algermissen, Konfessionshonde, Hannover 1930, p. 420 sgg. Martino Jugie

DULIA: v. CULTO.
DULUTH, diocesi di. - Diocesi e città dello Stato di Minnesota, negli Stati Uniti d'America, comprende le contee di Aitkin, Carlton, Cass, Cook,

Crow Wing, Ita-
sca, Lake, Pine, Koochiching e St. Louis, con un territorio di ca. 57.000 kmq . nel nord-est del Minnesota.

Nel 1948, su 381.256 ab. la diocesi contava 87.950 cattolici diretti da 90 sacerdoti secolari e 29 religiosi in 70 parrocchie, 24 cappelle, 49 missioni e 25 sezzioni, 5 collegi e High schools, 18 scuole parrocchiali.

Nel 1946 si ebbero 208 conversioni. Nella diocesi sono 6 Ordini religiosi maschili e 5 femminili.
D., fondata nel sec. XVII da Daniel Greysolon du

DUMAS, Alexandre (padre). - Romanziere e drammaturgo, n. a Villers-Cotterets il 24 luglio 1803 , m. a Puya (Dieppe) il 5 dic. 1870. Ha lasciato ben 257 volumi di romanzi e 25 di drammi, in gran parte svolti dai suoi segretari. I suoi romanzi, di nessuna fedeltà storica e a tipo popolare, ricchi di avventure, di personaggi rimasti famosi, come Les trois mousquetaires, privi di un pensiero profondo e di una morale, anzi spesso rispecchianti il cinismo dell'autore, furono tutti iscritti nell'Indice dei libri proibiti (Decreto 22 giugno 1863 ).

Bibl.: Moltissimi studi, tra cui: Ch. Glinel, A. D. et son oeuvre, Parigi 1884; A. F. Davidson, A. D. père, ivi 1902; H. Lecomte, A. D. sa vie, son oeuvre, ivi 1923; L. Treich, L'Esprit d'A. D., ivi 1926: J. Lucas-Dubreton, La vie d'A. D. père, ivi 1928.

Giovanna Fusco
DUMAS, Alexandre (figlio). - Romanziere e drammaturgo, n. il 27 luglio 1824 a Parigi, m. il 27 nov. 1895 a Marly-le-Roi. Figlio naturale dell'autore dei Tre moschettieri, si vide chiuse le porte della società del tempo e dovette perciò ricercare ambienti meno rigoristi, gettandosi giovanissimo nel mondo equivoco dei gaudenti, da lui ribattezzato de-mi-monde sui quali scrisse un dramma di questo

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titolo. Si comprende, pertanto, come, a ventitré anni, egli abbia scelto quale trama di un suo romanzo la storia di una traviata, che rappresentò come redenta da un cosiddetto amore sincero, e come le folle, già preparate dal romanticismo, si siano commosse nel leggere le tristi vicende di Maria Duplessis nella Dame aux camélias (1847), poi ridotta in dramma, tradotta in varie lingue, musicata dal Verdi con il nuovo titolo di Traviata.

I titoli delle sue opere ulteriori hanno tra di loro come un'aria comune, e sempre vi ricorre il problema che al D. sembra più urgente: quello della famiglia da salvaguardare contro il vizio dilagante, contro l'infedeltà nel matrimonio. I rimedi che suggerisce sono: rispettare le leggi della natura, bandire i matrimoni d'interesse, proteggere i bambini contro i delitti dei padri, ecc. Talvolta si avvicina al cristianesimo, ad es., nelle Idées de M.me Aubray: solo questo, infatti, poteva dare ogni tanto alle parole del D. quell'accento di evidenza profonda che convince; però questi fugaci accenni non valgono a redimerlo dai numerosi episodi di crudo verismo.

Del D. sono all'Indice : «Omnes fabulae amatoriae» (Decreto 22 giugno 1863); La question du divorce (Decreto 21 giugno 1880 ).

BibL.: Opere: Théâtre complet, io voll., Parigi 1923: Opere, Torino 1948. Studi: E. Rod, Les idées morales du temps présent, Parigi 1892, pp. 179-203; J. Berbey d'Aurevilly, Portraits politiques et littéraires, ivi 1898, pp. 247-84; C. M. Noll, Les idées sociales dans le théâtre de A. D. fils, ivi 1912; M. Bonney, Les idées morales dans le théâtre de D. fils, Quimper 1921: E. Seillière, L'évolution passionnelle dans le théâtre contemporain. La morale de D. fils, Parigi 1921; L. Jules, s. v. in Dictionnaire pratique des committances religieuses, II (1925), coll. 961-63; L. Treich, L'esprit d'A. D., Parigi 1906; P. Lamy, Le théâtre d'A. D. fils, ivi 1928; M. O. Gheorghu, Le théâtre de D. fils et la société contemporaine, Nancy 1932.

Onello Onelli
DUMAS, Jean-Baptiste. - N. ad Alais il 14 luglio 1800 , m. a Cannes l'i i apr. 1884. Si può considerare assieme a Liebig uno dei fondatori della chimica organica moderna. Nel 1828 pubblicò a Parigi il Traité de chimie appliquée aux arts che ebbe gran successo; nel 1832 fu eletto membro dell'Accademia delle scienze e nello stesso anno succedette a Guy-Lussac nella cattedra di chimica alla Sorbonn.

Ospito nel proprio laboratorio Piria ed ebbe rapporti scientifici col Malaguti : fu maestro, amico e protettore di Pasteur; assunse le funzioni di successore di Lavoisier del quale pubblicò le opere : grande successo ebbero le sue Legons sur la philosophie chimique (Parigi 1877; vers. it., Livorno 1842). Fu ministro dell'agricoltura con Luigi Napoleone e fino al 1870 prese parte alla vita amministrativa e politica del suo paese.

Cattolico, combatté le tendenze materialistiche del suo tempo e difese pubblicamente il cristianesimo e la Chiesa cattolica specialmente nei suoi discorsi ufficiali all'Accademia di Francia: si vedano, ad es., quelli al suo ingresso all'Accademia in commemorazione di Faraday ( 18 maggio 1868), di Guiant ( 1^{°} giugno 1876), e per l'ingresso di Taine (Discours et éloges académiques, a voll., Parigi 1885 ).

Bibl.: S. Cannizzaro, Commemorazione di D., in Atti dell' Acc. dei Lincei, tramunti, 3^{°} serie, 8 (1883-84), pp. 251-58; C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, trad. it.. Brescia 1906, pp. 252-64.

Giulio Provenzal
DUMMERMUTH, Antonino. - Teologo e scrittore domenicano, n. a Lovanio il 12 maggio 1841 , m. ivi, il 17 febbr. 1918. Religioso dal 2 febbr. 1859, insegna filosofia e poi teologia, e nel 1880 fu promosso maestro in teologia. Per trent'anni reggente nello Studio di Lovanio (1885-1915). Scoppiata la guerra e invaso il Belgio, fu deportato con i suoi confratelli in Germania, donde poté poi ritornare a Lovanio.

Scrisse: S. Thomas et doctrina de praemotione physica seu responsio ad R. P. Schneemann S. I. (Parigi 1886); Defensio doctrinae sancti Thonne Aquinatis de praemotione physica seu responsio ad R. P. V. Prins S. I. (ivi 1895), in cui si difende il sistema domenicano dell'influsso della causa prima sulla causa seconda.

Bibl.: anon., Netrologium fr. A. D., in Analecta O. P., 26 (1918), p. 535 ; anon., Elogium mag. A. D., in Acta cap. gen. O. P., Roma 1920, pp. 100-104. Alfonso D'Amato
"DUM, NOCTE PULSA, LUCIFER". - Inno delle lodi nell'Ufficio di s. Venanzio martire, scritto dal card. Bona e da Clemente X inserito nel breviario.

Come l'alba è foriera del giorno vicino, così il martirio del giovane camerinese portò la luce dello spirito ai suoi concittadini. Il suo sangue lavò le loro colpe e fu semenza di nuovi cristiani.

L'inno fa parte dei due altri della medesima festa, e sono certamente dello stesso autore, da essi però si stacca per più alta inpressione e robustezza di forma.

BibL.: G. Belli, Gli inni del Breviario, Roma 1856, p. 258; V. Terreno, Gli inni dell'Ufficio divino, Mondovi 1932, p. 208; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 212. Silvario Mattei

DUMOUCHEL, Etienne. - Astronomo, n. a Monfort-l'Amaury (Seine-et-Oise, Francia) il 10 luglio 1773, fu soldato nell'esercito di Napoleone prima d'entrare nel seminario di S. Sulpizio e poi nella Società dei Padri della Fede; ristabilita nel 1814 la Compagnia di Gesù, si fece ricevere in essa come molti suoi compagni. Dopo aver insegnato matematica ed astronomia in parecchi collegi di Francia, fu chiamato nel 1824 al Collegio Romano, per tenervi la cattedra d'astronomia e dirigere la specola. Vi formò discepoli valenti, fra i quali il suo successore p. Francesco De Vico. M. in queste mansioni il 15 genn. 1840.

BibL.: Sommervoud, III, col. 278; anon., L'Università Gregoriana del Collegio Romano nel primo secolo dalla restituzione, Roma 1924, p. 156.

Edmondo Lamalle
DUMOULIN, Charles (Molinaen). - Giureconsulto francese, n. a Parigi nel 1500 , m. ivi nel 1566. Avvocato in Orléans perseguitato dai calvinisti e dagli «ultramontani», passò poi a Strasburgo e più tardi a Dôle e a Besançon. Seguì dapprima Calvino, aderì in seguito ai luterani, difese le pretese galliche contro Roma, e infine fu incredulo: si converti prima della morte.

Curò una delle edizioni del Decreto di Graziano, cui aggiunse le cosiddette «apostillae» (Lione 1554) le quali, perché spesso irriverenti verso la S. Sede, furono condannate da Clemente VIII. Scrisse anche: Conseil sur le fait du Concile de Trente (ivi 1564); In regulas Cancellarios Romanae hactenus in regno Franciae usu receptas Commentarius analyticus (ivi 1560). Impugnò la verità della venuta di s. Pietro a Roma, si oppose al Concilio di Trento, e cercò di rendere nulle le giurisdizioni ecclesiastiche. Tutte le opere sono all'Indice (decreti 21 ag. 1602 e 9 luglio 1658 ).

Bibl.: J. F. Schulte, Geschichte d. Quellen u. Literatur des can. Rechts, III, Stoccarda 1880, p. 251; A. Van Hove, Prolegomena, 2^{°} ed., Malines-Roma 1945, pp. 311, 523, 561 e bibl. ivi citata.

Alberto Scola
DUNBAR, William. - Poeta scozzese, n. nel 1460 (?), m. nel 1520 (?). Di nobile famiglia, appartenne per qualche tempo all'Ordine francescano. Trascorse un periodo a Parigi, diviso tra gli studi e le distrazioni mondane.

Epigono di Chaucer e precursore di Burns, più che per i poemi allegorici (The Thrissili and the Rois; The Freiris of Berwick; The Tretis of the Twa Maryit Wemen and the Wedo) è notevole per il realismo e il senso del grottesco dei suoi componimenti satirici (Tidings from the Session, Sities on Edinburgh, The dance of Sevin Deidly

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Synuis e la Ballad of Kynd Kittok). La sua Passion of Christ è un saggio di vigorosa poesia religiosa.

BibL.: Opere: The poems of W. D., ed. W. M. Mackenzie, Edimburgo 1932. - Studi: O. Smeaton, W. D., the Poet, ivi 1898; C. Steinberger, Etudes sur W. D., Parigi 1908; R. A. Taylor, D., Londra 1932.

Amata Martorelli
DUNDEE, diocesi di : v. DUNKELD, diocesi di.
DUNEDIN, diocesi di. - E stata eretta nel 1869 e affidata al clero secolare. Comprende le due province civili unite di Otago e Southland nell'isola meridionale della Nuova Zelanda e l'isola Stewart, ed ha una superfice di 65.800 \mathrm{kmq}. e 224.069 ab. (censimento governativo del 1936). La popolazione, se si eccettuano alcune centinaia di aborigeni Maori, è di origine europea, per lo più scozzese, inglese e irlandese. La lingua da tutti parlata è l'inglese. La religione professata dalla stragrande maggioranza della popolazione è il protestantesimo (presbiteriani, anglicani, oltre a pochi seguaci di altre sètte protestanti).

I cattolici secondo il Catholic Directory del 1948 sono 26.793, cioè appena il 12 \% della popolazione totale. La diocesi ha 24 parrocchie, 79 chiese, 52 sacerdoti secolari, 7 sacerdoti religiosi, 24 fratelli religiosi e 291 suore. Le scuole cattoliche sono 29 elementari e 11 medie con 3978 alunni. Vi sono ancora quattro istituzioni di carità e sono molto efficenti le associazioni pie e di azione cattolica. Entro i confini della diocesi si trova il seminario filosofico e teologico di Mosgiel che è regionale per tutta la Nuova Zelanda ed è affidato ai pp. Lazzaristi.

BibL.: Anticultation Catholic Directory, Sydney 1948, pp. 380384; GM, p. 341.

Saverio Paventi
DUNIN, Martin von. - Prelato, n. l'ir nov. a Wat presso Rawa (Polonia), m. il 26 dic. 1842 a Posnan. Ordinato sacerdote nel 1797, fu eletto nel 1829 amministratore della diocesi di Posnan. Consacrato arcivescovo nel 1831 , si trovò in conflitto con l'autorità prussiana sulla questione dei matrimoni misti, per rimanere fedele al breve di Pio VIII del 25 marzo 1830 che regolava la materia. L'autorità tentò invano di farlo desistere dalla sua doverosa linea di condotta ed aprì un'inchiesta nei suoi riguardi. Il D. fu condannato nel 1839 a 6 mesi di detenzione in fortezza che gli furono commutati nel domicilio contro a Berlino. Ritornato ciò nonostante a Posnan per il governo della diocesi nell'ott. dello stesso anno, fu arrestato e rinchiuso nella fortezza di Kolberg. Solo nell'ag. del 1840, dopo l'avvento al trono di Federico Guglielmo IV, l'arcivescovo riprese il governo della sua diocesi.

BibL.: F. Pohl, M. v. D., Erzbischof von Guesen und Posen, Marienburg 1843; H. Brück, Geschichte der katholischen Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrhundert, II, Magonza 1889, pp. 232-54.

Silvio Furlani
DUNKELD, diocesi di. - Nella Scozia; è suffraganea di S. Andrea ed Edimburgo, residenza in Dundee. Ha una superfice di 9505,46 \mathrm{kmq}. e comprende le contee di Angus, Clakmannan, la parte superiore di Fife, Kinross e Perth.

Ha una popolazione di 353.363 \mathrm{ab}. dei quali 40.000 cattolici, con 22 parrocchie, 49 chiese, 42 sacerdoti diocesani e 19 regolari (francescani e redentoristi). Inoltre nella diocesi vi sono le Piccole suore dei poveri, le Sorelle della carità di S. Vincenzo de' Paoli, le Sorelle della mercede e le Sorelle del S. Cuore.

La costituzione della diocesi è anteriore al 1115; trentacinque furono i vescovi noti dalla sua fondazione al 1585 in cui rimase vacante; tra essi si ricordano Giacomo Kennedy (1438-40), Gavin Douglas (1516-21) e Giovanni Hamilton (1545-47); ultimo fu Roberto Crichton.

La diocesi venne ricostituita il 4 marzo 1878 da Leone XIII, con la bolla: Ex supremo apostolatus apice.
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Dura Scoto, Giovanni - Ritratto minimo. Ordinatio, prologue (sec. xiv) - Rovigo, Biblioteca Silvestrina, cod. 213. f. 1.

L'antica cattedrale di D., situata presso il fiume Tay, venne iniziata nel 1220 e terminata alla fine del sec. xv; fu seriamente danneggiata da Roberto II di Scozia (1316-90); poi una parte di essa venne ridotta a chiesa presbiteriana.

BibL.: D. O. Hunter-Blair, s. v. in Cath. Enc., V, coll. 193194; The Catholic Directory, 1948, Londra 1948, pp. 393-95.

Enrico Iosi
DUNS SCOTO, Giovanni. - Filosofo e teologo francescano.

Sommario: I. Vita. - II. Opere. - III. - Carattere. - IV. Filosofia. - V. Teologia. - VI. Giudizio complessivo.

I. Vita. - Grazie al metodo storico-critico, usato nelle ricerche scientifiche dell'epoca scolastica, si sono oggi rintracciate alcune date sicure, sulle quali, con induzioni e considerazioni opportune, ci è dato ricostruire le fasi più salienti della vita di D. S.

Discendente dalla famiglia D., Giovanni n. certamente in Scozia (donde il nome di S.) e probabilmente (secondo un antico Registrum Ordinis) a Maxton, oggi Littledean. Quale data di nascita si è inclini a stabilire gli aa. 1263-66. Entrò nell'Ordine francescano nel 1278, dopo aver frequentato la scuola inferiore a Hadington. Ordinato sacerdote nel 1291; nel 1300; dal vescovo di Lincoln, ottenne la facoltà di confessare. Nel 1303 commentò le Sentenze a Parigi in qualità di baccelliere. Essendosi

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(ver cortesia del p. C. Batte)
Duns Scoto, Giovanni - Ordinatio, 1, I, tentativo di ed. critica (sec. xiv) - Assisi, Biblioteca Municipale, cod. 137, f. 9^{°}.
rifiutato, nel giugno dello stesso anno, di sottoscrivere un appello al Concilio contro Bonifacio VIII, allora in lotta con Filippo il Bello, fu costretto a lasciare Parigi. Vi ritornò l'anno seguente per ottenere il dottorato, dietro presentazione di una lettera del ministro generale dell'Ordine, p. Gonsalvo di Spagna, in cui questi si diceva pienamente edotto "partim experientia longa, partim fama quae ubique divulgata est» della vita lodevole, della scienza eccellente e dell'ingegno sottilissimo del candidato (H. S. Denifle, Chart. Univ. Paris., II, Parigi 1891, p. 117). Non è facile stabilire con precisione le tappe dell'attività scientifica e accademica di D. S. Si sa con certezza che «floruit Cantabrigiae, Oxoniae et Parisiis" (come si legge nel cod. 66 del Merton College), e che dopo aver conseguito il dottorato tenne in quest'ultima città la disputa del Quodlibet. Trasferitosi infine a Colonia, vi mori - ancor giovane di anni e di energie - 18 nov. 1308.

I contemporanei lo chiamarono Doctor subtilis e i posteri anche Doctor Verbi Incarnati e Doctor Marianus. Ebbe, ancora vivente, un numeroso stuolo di discepoli e ben presto diventò e restò il duce della scuola fancescana, che ha avuto specialmente nei secc. xvı-xvir uno sviluppo meraviglioso. Il suo nome si legge nel Martyrologium Franciscanum, ed è venerato in più luoghi. La causa di beatificazione fu ufficialmente aperta nel 1905 con una solenne petizione, appoggiata da patriarchi, arcivescovi, vescovi, cardinali e ministri generali di Ordini religiosi.
II. Opere. - A preparare una degna edizione critica delle opere di D. S. attende da anni a Roma un'apposita commissione internazionale. Intanto l'edizione più completa rimane ancora quella curata da L. Wadding, stampata a Lione nel 1639 e ristampata da Vivès negli ultimi anni del secolo passato. Ma delle 24 opere ivi pubbli-
cate, alcune devono considerarsi certamente spurie, secondo le ultime investigazioni storico-critiche, e cioè: De rerum principio (di Vitale da Furno); Grammatica speculativa (di Tommaso di Erfurt); Conclusiones ex XII libris Metaphysicorum (di Gonsalvo di Spagna); Expositio in XII libros Metaphysicorum (di Antonio Andrea, secondo le lezioni tenute da S.); Expositio in VIII libros Physicorum (di Marsilio di Inghen); Meteredogicorum libri IV; In librum I et II Priorum Analyt. Aristotelis; Quaestiones in librum I et II Posteriorum Analyt.; Quaestiones miscellaneae de formalitatibus (eccettuata la prima questione che è autentica). Probabilmente spinte sono: Tractatus de cognitione Dei; De perfectione statuum.

Tutte le altre sono autentiche, e cioè: Opus Oxoniense e Opus Parisiense (commenti alle Sentenze di Pietro Lombardo); Quaestiones subtilissimae in Metaphysicam Aristotelis (soltanto i primi nove libri); De anima; Quaestiones super universalia Porphirii; In librum praedicamentorum quaestiones; Quaestiones in I et II librum perthermenias; In duos libros perthermenias operis secundi quod appellant quaestiones octo; Quaestiones in librum eleachorum; Collationes; De primo principio; Theoremata; Quodlibet.

Ma anche fra queste ultime opere non tutte godono della stessa autorità e valore per la conoscenza della genuina dottrina del Sottile. Del De anima e dei Theoremata si sa che furono redatte dai discepoli, né si sa con certezza se furono corrette e approvate dal maestro. Cosi pure è abbastanza diversa l'importanza e l'indole letteraria dei commenti scotisti alle Sentenze di Pietro Lombardo, che finora sono andati sotto il nome di Opus Oxoniense ( = Ordinatio) e Opus Parisiense ( = Repertorioues). Mentre infatti è relativo il valore delle Repertoriones (a parte qualche redazione che D. S. stesso ha approvato), perché scritte dai discepoli secondo le lezioni del maestro, grandissimo e decisivo invece è il valore dell'Opus Oxoniense, in quanto che fu s