arigi 1843; M. M. Droummond, La vét. mère M. B., sa vie, son temps, Montréal 1910. Giulio Mandelli
## CONGREGAZIONE DI SAN PAOLO (BAR-
NABITI). - Fondata nel 1530 a Milano da s. Antonio M. Zaccaria (v.) insieme a Giacomo Morigia e Bartolomeo Ferrari, patrizi milanesi. La prima loro dimora fu presso la chiesa di S. Agostino, e furono approvati da Clemente VII, il 18 febbr. 1533; là anche si adunavano le prime Angeliche di S. Paolo (v.). Dal sett. del 1533 furono a S. Caterina dei Fabbri a Porta Ticinese, donde, dopo tre anni, si trasferirono presso S. Ambrogio, nella casa lasciata libera dalle Angeliche, stabilitesi nel loro convento di S. Paolo. La vera casa madre resta tuttavia S. Barnaba, dove si stabilirono definitivamente nel 1545 e da cui presero il nome di Barnabiti. Rinfrancati nello spirito dalle "collazioni spirituali ", uscivano essi per le vie di Milano a predicare, più che con la parola valutamente disadorna, con l'esempio di rigorose ed anche pubbliche mortificazioni. Poi vennero le "missioni" fuori di Milano.
Sorsero presto le contrarietà : famosa la prima, del 1534, provocata dalle mortificazioni, deferite quali novità ipocrite ed erotiche presso il Senato e la Curia arcivescovile: ma la bolla di Paolo III del 1435, confermando ed ampliando le concessioni di Clemente VII, poneva la
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nuova C. sotto l'immediata giurisdizione della S. Sede. Il fondatore tuttavia attenuò le severità esteriori. Altre persecuzioni seguirono, più gravi, nel Veneto, suscitate dalle male voci per la stretta collaborazione, prima del Concilio di Trento, fra i Barnabiti e le Angeliche, e avvalorate dalla prevaricazione dell'angelica Paola Antonia Negri e dalla condanna delle opere di fra' Battista da Crema (v.), ispiratore dello Zaccaria. In seguito a ciò i Barnabiti furono espulsi dalla signoria veneta e due dei più venerandi tra essi, p. Besozzi e p. Melao, vennero chiusi nelle carceri dell' Inquisizione a Roma (1551); ma la loro virtù e l'intervento di amici romani, tra i quali s. Ignazio e il card. Ghislieri (s. Pio V), commis- sario del S. Uffizio, li liberarono dal carcere e da ogni accusa. Un protettore fu dato ad essi in quella circostanza, a cui successe ( 1560 ) il card. Serbelloni, il primo del «Libro dei Benefattori» dell'Ordine; ma quando questi venne a morire ( 1591 ), nessun altro gli successe, perché ormai le nuove costituzioni avevano costituito un procuratore generale

Congregazione di S. Paolo - Casa generalizia - Roma.
che rappresentasse i Barnabiti a Roma. Queste costituzioni compilate da una commissione di padri e messe in elegante latino dal p. Bascapè, promulgate da s. Carlo nel Capitolo generale del 1579, e approvate da Gregorio XIII con la bolla del 7 nov. dello stesso anno, sostituivano quelle in latino di fra' Battista, disperse già nel 1552 , e quelle in italiano quasi dialettale del santo fondatore, da questi stese su una prima traccia o in collaborazione con il p. Da Crema e pubblicate dal p. Premoli (op. cit. in bibli., I, p. 424-55). Alle costituzioni vanno aggiunte le Regulae Officiorum e i Decreta et Monita dei Capitoli generali, oltre le Regole dei Fratelli Conversi e le Regulae Novitiorum. Dal 1608 l'Ordine fu diviso in province. Per tre anni sono eletti i provinciali; per un anno i superiori locali; per sei anni il proposito generale. Al solo Capitolo generale spetta stabilire nuove costituzioni. L'abito è quello dei chierici del 'soo; la barba fu abbandonata nel 1726.
Non hanno una scuola ascetica propria: ma l'anima e la dottrina sono paoline (cf. Doctrina s. Pauli in libros cost. distributa, del p. Gobio, Milano 1863), con una preferenza per s. Francesco di Sales, patrono secondario. Né affermano una vera scuola pedagogica, benché i loro istituti abbiano una fisionomia inconfondibile e forse un metodo nella «semplice signorilità di una famiglia bene ordinata» (I. Clerici, L'educazione della gioventù, ed. privata 1942, p. 250); e neppure sono stretti ad una scuola filosofica, preferendo un largo sincretismo ispirato tuttavia a s. Tommaso. E, in breve, nel loro spirito, l'attuazione del suggerimento paolino Omnia probate, quod bonum est tenete.
La morte prematura del fondatore (1539), l'indole particolare delle prime persecuzioni, e il rigore delle accettazioni, per cui perfino a s. Carlo, il Generale suo confessore ed amico, s. Alessandro Sauli (v.), negò la fusione con gli Umiliati e il conseguente acquisto dei loro 90 ricchi conventi, fecero sì che l'Ordine non avesse un largo e rapido sviluppo. Nel 1557 fu la prima fondazione a S. Maria di Canepanova a Pavia, cui tennero dietro altre in Italia, in Francia ed in
Austria. Nel 1600 fu anche la fusione con i pochi preti dell'Annunziata di Pescia e l'inizio, lungamente contrastato, quasi contrario, alla lettera delle costituzioni, intese ad un ministero più direttamente sacerdotale, dell'istruzione della gioventù nelle scuole pubbliche. Prima di allora solamente per eccezione il Bascapè aveva permesso che si ammettessero dei chierici estranei nelle scuole private dell'Ordine, ed aveva accettato da s. Carlo la direzione del seminario di Arona, ben presto abbandonata. Vennero poi quasi contemporaneamente esternati per i nobili a Milano ed in altre città, per i quali il Capitolo generale del 1662 decretava la compilazione delle Regulae (Externarum scholarum disciplina, del p. Gorino, Milano1665).Maggiore resistenza, e non mai del tutto spenta, incontrarono i convitti fino al 1689 quando fu concesso un esperimento triennale, poi confermato, a Montargis, seguito
nel 1723 dal collegio dei Nobili a Milano ed in seguito da altri.
Nel '700 i Barnabiti sono anche tra gl'infedeli. Cinque padri, tra i quaranta offertisi alla richiesta di Clemente XI (1715) per accompagnare mons. Mezzabarba nella legazione all'imperatore di Cina per la questione dei riti cinesi; fallita quella missione, preferirono, piuttosto che lasciare il campo, disperdersi per esso: p. Cesati in Cocincina, p. D'Alessandri nel Tonchino, p. Rasini a Canton, p. Ferrari a Pechino, filosofo alla corte imperiale, e p. Calchi nei regni di Ava e Pegù, in Birmania, che Benedetto XIV nel 1740 affidò definitivamente ai Barnabiti. E fu una meravigliosa pagina di storia, scritta per quasi un secolo (fino al 1832) dal sangue e dal sudore di un pugno di eroici sacerdoti e studiosi di lingue e di scienze naturali. Fu pure, il '700, il secolo di maggiore splendore letterario.
Sulla fine del secolo e nel primo '80o i Barnabiti seguirono la sorte degli altri istituti religiosi. Con la soppressione napoleonica del 1810 , non rimane che S. Alessandro di Milano. Per l'opera dei padri, poi cardinali, Fontana e Lambruschini, l'Ordine si ristabiliva a Roma (1814); nel 1825, ad iniziativa del p. Mantegazza, e per generosità del conte Andreani e del marchese Arconati Visconti, venivano risucattati dal fisco S. Barnaba e il Carrobiolo. Degne di particolare menzione nell'80o l'opera dei pp. Redolfi e Villoresi per gli oratòri, e dell'Apostolato della Preghiera introdotto in Italia dal p. Maresca e diretto per 50 anni, sino al 1916 dai Barnabiti, con le riviste Il Messaggero e Il Devoto. Il ripristino in Francia, nel 1857, si riallaccia all'opera del p. Schouvaloff, ereditata dal p. Tondini, per la conversione della Russia, e dei pp. Moro, Tondini e Almerici per le missioni in Svezia e in Norvegia (1864-80). La nuova espulsione per le
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leggi Waldeck-Rousseau (1901) aprì la via alle fondazioni nel Belgio e nel Brasile. Attualmente l'Ordine ha case in Italia, Francia, Belgio, Brasile, Cile, Argentina, divise in province, a cui vanno aggiunte la missione del Guarnà (Alto Brasile) e la Cappellania della legazione italiana di Kâbul (Afganistan). Esso attende al sacro ministero in parrocchie e santuari, ma specialmente all'educazione della gioventú in oratóri, associazioni di Azione Cattolica, convitti ed esternati (Alla Querce di Firenze, S. Luigi di Bologna, Carlo Alberto di Moncalieri, B. Bianchi di Napoli, ecc.).
Molti furono i religiosi illustri per santità: s. Antonio M. Zaccaria, s. Alessandro Ssull, b. Francesco Saverio Bianchi (v.); venn. Castelli e Canale; i confondatori, Bascapè, Dossena, Pagni, Recrosio, Redolfi, ecc.; per dignità ecclesiastiche: i cardd. Gerdil, Fontana, Lambruschini, Sllio ed altri; i vescovi: C. Bascapè, « il s. Carlo di Novara ", Guérin, amico e successore
di s. Francesco di Sales, Giarda, martire dell'ubbidienza al papa, Nerini, martire della castità in Birmania, Recrosio, apostolo di Nizza, insieme a molti altri; per incarichi diplomatici: Boerio, Mazenta, Corona, Parravicini, Pentorio, Asinari, Gorini, Boldoni, Rossi, Gattinara, Grandi; per scienze, lettere ed arte: Bellarini, Venerio, Rossignoli, Rotario, Giribaldi, Gerdil, Semeria, Canale, Griffini, Quadrupani, Teppa, scrittori di ascetica; Corio e Vercellone, biblisti; Tornielli, storico, e Gavante, liturgista, in memoria del quale, per privilegio pontificio, un barnabita siede di diritto tra i consultori della S. Congregazione dei Riti; Baranzano, Pini, Gerdil, filosofi; Anguini, Caronni, Ungarelli, Bruzza, archeologi; De Regia, Frisi, Mariano Fontana, Configliacchi, Cavalleri, Denza, Bertelli, fisico-matematici; Rosasco, Corticelli, Branda, Venturini, Notori, Niceron, Boffito, letterati e bibliografi; Sacchi, musico; Mazenta e Binago, architetti.
Lo stemma dei Barnabiti è di tre monti sormontati da una croce affiancata dalle iniziali di Paolo Apostolo con sottostante, a volte, la spada e la palma intrecciate e il motto paolino: An gladius? Archivi principali sono a Milano, S. Barnaba (Casa madre) e a Roma, S. Carlo ai Catinari. In quest'ultimo è la raccolta iconografica nei due Atlanti massimi raccolti dal p. Vercellone. Vedi tav. XIV.
Biml.: O. Promoli, Storia dei Barnabiti, 2 voll., Roma 1913-25; G. Boffito, Scrittori barnabiti (biografia, bibliografia, iconografia), Firenze 1932-37; L. Levati, Menologia dei Barnabiti, Genova 1932 1938; I Barnabiti al IV Centenario della fondazione, ivi 1933: Le scuole dei Barnabiti, 1533-1533, numero speciale della rivista intercollegiale Vita Nostra, Firenze 1933; Ecu dei Barnabiti. Studt, rivista sessestrale, Roma (dal 1934). Virginio M. Colciago
## CONGREGAZIONE DI SANTA CATERINA
DA SIENA DELLE SUORE DEL TERZ'ORDINE DI SAN DOMENICO NEL SUD-AFRICA.- Sotto questa denominazione deve intendersi l'unione di 6 già esistenti Congregazioni di terziarie domenicane, di cui 5 nell'Unione sud-africana, con la rispettiva Casa madre a Capetown, King William's Town, Newcastle, Oakford, Port Elizabeth; la sesta con la Casa madre a Salisbury (Rhodesia meridionale).

(per cortesia del pp. Barnabiti)
Congregazione di S. Paolo - Collegio S. Luigi
dei pp. Barnabiti - Bologna.
Tale unione, promossa da Propaganda Fide, fu approvata da Pio XI ( 16 nov. 1922), che la volle dipendente dallo stesso dicastero, sebbene la C. non dovesse propriamente considerarsi di diritto pontificio. Le prime costituzioni, esaminate da Propaganda, furono introdotte dal delegato apostolico, indi riesaminate e approvate ad septennium con decreto 20 nov. 1926. Successivamente i diversi nuclei originari ripresero la loro autonomia ed al presente tutte dipendono dalla S. Congregazione dei Religiosi e solo la C. di Salisbury da Propaganda.
Giuseppe Monticone
## CONGREGA-
ZIONE DI SANTA CROCE.
Nel 1820 Giacomo Francesco Dujarié, parroco di Ruillé-sur-Loir (Sarthe), fondò, sotto il nome di «Fratelli di S. Giuseppe, un'associazione di laici per aiutare i parroci nel ministero sacerdotale e nell'insegnamento. Essa prese un rapido sviluppo, tanto che, con decreto di Luigi XVIIIdel 25 giugno 1823, fu dichiarata di utilità pubblica. Il 31 ag. 1833, il Dujarié, vecchio ed
infermo, col consenso del vescovo di Le Mans, passò a Basilio Moreau autorità e poteri sulla Congregazione dei Fratelli di S. Giuseppe. Il Moreau era allora vicerettore del seminario maggiore di Le Mans, ed aveva fondata nello stesso anno un'associazione di sacerdoti ausiliari, dimoranti con lui nel seminario, destinati anch'essi ad aiutare i parroci nella predicazione di missioni e di ritiri.
Accettata la carica di superiore dei Fratelli di S. Giuseppe, egli ne trasferì il noviziato nel suburbio di Le Mans, per provvedere più facilmente alla formazione dei novizi, e nel 1836 si trasferì con i sacerdoti ausiliari dal seminario a Santa Croce, in una casa vicina a quella dei Fratelli, ed il 1^{°} marzo 1837 , col consenso del vescovo, i membri delle due comunità, 8 ecclesiastici e 51 fratelli di S. Giuseppe, radunati nella casa di Santa Croce, firmarono un "Atto fondamentale" con il quale accettarono l'unione delle due comunità sotto lo stesso superiore generale. La nuova istituzione fu chiamata Associazione di S. C., dal nome del luogo dove fu fondata. L'approvazione pontificia venne il 25 maggio 1856 ed il 13 maggio 1857 furono approvate le costituzioni dell'istituto sotto la denominazione di C. di S. C.
Suoi scopi sono la predicazione, specialmente nelle campagne e nelle missioni all'estero, l'istruzione e l'educazione cristiana della gioventù nelle scuole. Si sviluppò rapidamente, e le missioni si moltiplicarono nel dipartimento della Sarthe ed in quelli vicini. Nel 1840 sacerdoti e fratelli furono mandati nell'America del nord. Nel 1841 colà fu fondata la casa di Notre Dame du Lac, e, nel 1843, fu aperto un collegio che divenne poi l'Università di Notre Dame du Lac anche oggi tra le più prospere dell'America del nord. Nel 1847 furono fondate nel Canadà prima una parrocchia con un collegio a S. Laurent presso Montréal, e più tardi, nel 1846, l'Università di S. Joseph, in Mennemcook, nella provincia di Nuova Brunswick. Nel 1852 fu affidato alla C. di S. C. il vicariato apostolico di Decca nel Bengala orientale (India), abbandonato nel 1875 e ripreso nel 1888. La provincia degli Stati Uniti ha aperto recentemente un collegio a Santiago del Cile. Alla provincia del Canadà appartiene il celebre santuario di
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S. Giuseppe du Mont-Royal. La missione del Bengala è stata divisa in due diocesi: Dacca e Chittagong. La provincia di Francia, scomparsa con la soppressione, è stata riordinata nel 1926. Oggi la C. è divisa in 3 province (Francia, Stati Uniti d'America, Canada) ed ha affidato le diocesi di Dacca e Chittagong (India). Conta 1497 religiosi con 80 case.
BibL.: P. Riordan, Directory for the Apostolic Vicariats of Western Bengal, 1855; P. Poirier, Le p. Lefèvre et l'Aindie, Montréal 1898; B. Moreau, Le t. r. p. Basile-Antoine Moreau, pedtra du Mans, et ses sevures, a voll., Parigi 1900; L. Calendini, Les débuts de la Congrégation des Frères de Saint-Joseph, Le Mans 1937 .
Giorgio Sauvage
CONGREGAZIONE MARIANA. - Associazione religiosa, istituita e promossa dalla Compagnia di Gesù, che ha lo scopo di formare elementi scelti di qualunque stato o condizione, perché attendano alla propria santificazione, all'apostolato e alla difesa della Chiesa specialmente mediante una speciale devozione alla B. V. Maria (Regole comuni, art. 1). Si differenzia dalla confraternita, il cui scopo è l'incremento del culto pubblico ed esige abito speciale (CIC, can. 707); dalla Pia Unione, il cui scopo è l'esercizio di determinate opere di pietà o carità; dal Terz'ordine, necessariamente dipendente da un Ordine religioso, mentre la C. M. non ha tali dipendenze (can. 702). Differisce ancora dal "Centro" di opere sociali e dalle associazioni di Azione cattolica sia per lo scopo, sia per la forma organica e gerarchica, per quanto non manchi ad esse nessuna delle note che competono all'Azione Cattolica, sì da potersi chiamare, secondo la cost. Bis saeculari di Pio XII (27 sett. 1948, AAS, 40 [1948], pp. 393 402) "Azione Cattolica sotto l'auspicio e la lapirazione della B. V. Maria" (ibid., p. 398).
I. Storia. - Svincolarsi da ciò che poteva rallentare il suo ministero strettamente sacerdotale era un principio caro a s. Ignazio; ma non volendo sacrificare alcuna iniziativa buona, ne affidava la cura ad altri. Perciò nel 1547 riuniva al Gesù un nucleo di dodici gentiluomini che formava alla vita spirituale, alla pratica dello zelo e della carità. Dietro suo consiglio e su tale modello i principali suoi discepoli avevano promosso, in tutta Italia e soprattutto in Sicilia, delle congregazioni o compagnie o società che si moltiplicavano rapidamente. Il giovane gesuita belga Jean Leunis nel 1563 ne fondo una nella classe in cui insegnava, al collegio Romano. L'anno dopo il gruppo, estenssi a tutto il collegio, contava 73 giovani, e si chiamò Congregazione dell'Annunciazione, titolo della chiesa del collegio in quel tempo.
Dal collegio Romano si estese agli altri collegi della Compagnia di Gesù e in 20 anni tali sodalizi si moltiplicarono dovunque. Con la bolla Omnipotentis Dei ( 5 dic. 1584) Gregorio XIII, constatando che era divenuta un centro mondiale d'attrazione, eresse canonicamente la C. M. del collegio Romano, costituendola in Primaria, alla quale le altre dovevano aggregarsi. La Primaria si suddiatinse in vari rami, sicché al primo sodalizio fu dato il nome di Prima Primaria. Fin dall'inizio, le C. M. ebbero parte notevole nella reazione contro l'eresia, lo sciama e l'islamismo che aggredivano l'Europa, nella propagazione della fede tra gli infedeli e nel miglioramento spirituale del clero secolare e regolare. Benedetto XIV, con la bolla Gloriouse Dominoe (1748), lodava le C. M. per il gran bene che operavano nel mondo e le arricchiva di nuove indulgenze e privilegi. Tale successo apostolico suscitò l'odio degli avversari della Chiesa. Ancor prima della soppressione della Compagnia di Gesù, le C. M. erano state sciolte in varie nazioni. Clemente XIV, il cui breve Dominus ac Redemptor (1773) sembrava doverle sommergere, si affrettò a salvarle dal naufragio. Rifiorirono appena Pio VII ristabili la Compagnia di Gesù. Rimanendo immutati i caratteri essenziali, qualche cosa si modificb. Prima le C. M. esistevano solo nelle case dipendenti dai Gesuiti e solo per gli uomini e i giovani: questa doppia limitazione scomparve e fece crescere le C. M. in numero, se non sempre in valore.
Fin dal 1717 varie associazioni mariane femminili avevano chiesto d'essere aggregate alla Prima Primaria del collegio Romano. La S. Sede diede facoltà al generale p. Muzio Vitelleschi di aggregarne alcune. Benedetto XIV, col breve Quo tibi (1751), estese la facoltà per tutte le C. M. femminili erette nelle chiese dei Gesuiti; Leone XII la estese a tutte le altre ( 1825 ).
Ogni anno un migliaio di nuove C. M. si fanno aggregare alla Prima Primaria, di ogni nazione, di ogni rito, di ogni condizione, in gran maggioranza ( 95 \% ) erette fuori delle case della Compagnia. Le aggregazioni fatte ammontano oggi a ca. 75.000 .
II. Spirito e regole. - A primo aspetto, lo scopo delle C. M. sembra molto vago : culto e servizio di Maria, santificazione personale, salvezza del prossimo, difesa della Chiesa. In realtà però, il fine è unico: figlio della Madre di Dio, il congregato, condotto da essa a Gesù, vive mediante Maria della vita di Cristo con tale intensità che per irresistibile spinta interiore, trabocca al di fuori in opere di zelo e di carità. Egli diventa "il ministro di Maria e, per così dire, le sue mani visibili sulla terra" (Pio XII nel cinquantenario della sua consacrazione nella C. M., 21 genn. 1945).
Tale scopo suppone anzitutto una rigorosa selezione non per semplice eliminazione degli indegni, ma mediante la scelta e cooptazione di quelli giudicati idonei e volenterosi di perseguirlo efficacemente. Né ci si contenta di questo primo vaglio. I candidati, dopo essere stati istruiti, formati, provati, si impegnano per la vita con una consacrazione alla Madonna che, pur non essendo un voto, li obbliga sotto pena di sanzioni che possono giungere fino all'esclusione dalla C.
La sua parola d'ordine è : "formare l'elemento scelto per la massa, e arrivare alla massa mediante l'elemento scelto ". Tutto vi è orientato alla conquista in estensione e in profondità. In estensione, con la varietà illimitata delle opere religiose, apostoliche, caritative, sociali. In profondità, con l'azione personale nella vita domestica, civile, professionale, che può chiamarsi "apostolato nel proprio ambiente". Per facilitare questa azione, le C. M. si sono costituite, fin dall'origine, per categorie, secondo l'età, la condizione, la professione, in modo da favorire con tale omogeneità sia la formazione del congregato sia il suo influsso sull'ambiente.
Distinte fra loro, le C. M. sono collegate e collaborano mediante periodici, congressi, federazioni o unioni (dal 1948 anche in Italia: v. sotto), mediante i segretariati nazionali o regionali, e principalmente mediante il segretario centrale di Roma che, senza esercitare giurisdizione, ha per compito di rispondere ai bisogni, ai desideri, alle interrogazioni di ognuno, sia direttamente sia col suo organo Acies ordinata iniziato nel 1924.
Le C. M. non dipendono nemmeno dalla Primaria, cui sono aggregate solo per partecipare ai favori spirituali, (can. 722), né dal generale dei Gesuiti, il cui intervento, fuori delle case della Compagnia, si limita ad aggregarle su richiesta dell'Ordinario, dopo che questi ne ha compiuto o autorizzato l'erezione canonica.
L'aggregare alla Prima Primaria con la partecipazione ai privilegi e alle indulgenze spetta al generale dei Gesuiti, al quale spetta ancora di stabilire le regole delle C. M. che hanno sede nelle case e chiese dei Gesuiti (le altre dipendono dall'Ordinario anche per la formulazione delle regole). Le prime regole furono promulgate dal p. Claudio Acquaviva nel 1587; altre furono promulgate dal p. P. Beckx, nel 1855; le ultime, col titolo di Regale comuni, dal p. F. S. Wernz (8 dic. 1910), che le conformò ai nuovi decreti della S. Sede e alle mutate condizioni dei tempi. La conformità allo spirito di queste regole è condizione per l'aggregazione alla Prima Primaria.
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III. Confederazione italiana C. M. (C.I.C.M.). È l'unione delle C. M. attuatasi in Italia il 27 sett. 1948. Esso, auspicato delle Regole Comuni (Reg. 68), è stata preceduta da numerose federazioni e unioni fuori d'Italia. Scopo ne è il potenziamento interno delle aderenti, e la collaborazione con le altre organizzazioni di apostolato dei linii, specialmente con le organizzazioni dell'Azione Cattolica Italiana. Organi consultivi ed esecutivi ne sono le giunte, regionali e nazionalc, composte di congregati : organi deliberativi ne sono i consigli, regionali e nazionali, composti di direttori. La direzione nazionale è a Roma; le regionali a Roma, Napoli, Palermo, Torino, Milano.
BibL: E. Mullan, La C. M. studiata nei documenti, Roma 1911; K. Villares, Manuel des Directeurs, Tolosa 1930; C. Go-vati-E. Baragli, Manuale del congregato, Roma 1944; E. Villares, La Congregazione Mariales, I. Parigi 1947; Statuto provvisorio della C.I.C.M., Roma 1948; E. Buscati, Commentarium in Conti. Apori, "Bis soeculari», ivi 1949. Inoltre, per l'Italia, la serie "Documenti», gli Annunzi (dal 1947), e le riviste mensili "Stella matutina" e D. C. M. (Direttori C. M.), editi dal segretarista nazionale a Roma.
Emilio Villaret
## CONGREGAZIONE RELIGIOSA. - Il CIC
definisce la c. r. una religione, ossia un istituto religioso nel quale si fanno soltanto voti semplici, sia perpetui sia temporanei (can. 488, 2). Questo elemento (voti esclusivamente semplici) costituisce la differenza essenziale tra un Ordine religioso ed una c. r., benché spesso nel linguaggio comune vengano confusi l'uno con l'altra.
Nella terminologia giuridica, i membri delle c. femminili si chiamano suore (sorores); la voce monaca (monialis) viene riservata ai membri degli antichi Ordini (can. 488).
I. Storia. - La distinzione tra voti semplici e solenni
sorse abbastanza presto dal dubbio sull'effetto del voto di castità riguardo alla validità del matrimonio. I voti emessi nella vestizione dell'abito o nella professione religiosa furono considerati come solenni. Così venne a formarsi l'opinione che la solennità dei voti fosse una condizione essenziale allo stato religioso. Questa opinione codo anche nel sec. xvı al fondatore della Compagnia di Gesù non licvi opposizioni. Però la solenne dichiarazione di Gregorio XIII, che gli scolastici ed i fratelli coadiutori della Compagnia, nonostante i loro voti semplici, fossero voti religiosi, senza rimuovere l'antica opinione, aiuto la formazione del concetto di vita religiosa con voti semplici (v. voto).
L'origine delle c. r. sembra doversi ricercare in alcune comunità di terziari o di terziarie francescane o domenicani, vincolati anche con voti semplici. Prima del sec. xv non si conosce nessun esempio di un istituto religioso con voti meramente semplici. Le "Suore bigie" e le "Suore nere", assai numerose allora in Belgio e nella Francia settentrionale, potrebbero essere il primo esempio di questa forma di istituto. Ne possono esser citati altri nel sec. xvi, ed. es., le Orsoline a Milano. Il grande riformatore a. Pio V volle sopprimere tutte le comunità femminili di voti semplici e senza clausura papale (cost. Circa Pastoralis, 29 maggio 1566) e forse anche le maschili (cost. Lubricum vitae genus, 17 nov. 1568). Di fatto, per una certa tolleranza della S. Sede, non morirono tutte; anzi ne furono fondate nuove con l'approvazione dei vescovi o dei nunzi apostolici. Nel sec. xvir cominciarono a moltiplicarsi le c. femminili, specialmente per tenere scuole o per curare i malati; invece le c. maschili, tranne una (i Fratelli delle Scuole cristiane), risalgono al più al sec. xvir).
Due documenti pontifici (dopo quello di Pio V) hanno per l'evoluzione delle c. r. un'importanza speciale: la cost. Quanvis iusto, 30 apr. 1749, di Benedetto XIV sulle relazioni tra le superiore generali ed i vescovi, e la cost. Conditae a Christo, 8 dic. 1900, di Leone XIII. Quest'ultima, che si può ben chiamare la Magna Charta delle c. r., definisce accuratamente i poteri degli Ordinari a riguardo delle c. di diritto diocesano e di diritto
pontificio. Il numero rilevante di magnifiche c. r. fondate dopo la Rivoluzione Francese aveva aperta la strada al totale riconoscimento di questa forma di vita religiosa senza voti solenni. Però dovettero aspettare il CIC per vedersi riconosciuto ufficialmente il carattere di stato religioso (cann. 487 e 488 ).
II. Diritto. - Per fondare una nuova c. r. gli Ordinari devono ottenere dalla S. Congregazione dei Religiosi il nihil obstat (can. 492); questo non è una positiva approvazione, la quale non si concede prima che il nuovo istituto abbia date delle prove indiscutibili di vitalità e di utilità spirituale nella Chiesa. Quindi la nuova c., anche se si diffonde in parecchie diocesi, rimane di diritto diocesano, sottomessa totalmente all'Ordinario locale, con una certa autonomia in alcuni aspetti del regime interno (can. 492 \ 2 ).
Il primo grado di approvazione della S. Sede è, per il più dei casi, il decretum laudis, con il quale il sommo pontefice "loda e raccomanda pienamente questo istituto come c. r." (Normae S. Congr. de Relig., 6 marzo 1921, n. 6). Ottenuto questo documento, la c. diventa di diritto pontificio. L'effetto di questo cambiamento di condizione giuridica consiste anzitutto in una maggiore dipendenza immediata dalla S. Sede ed in una maggiore indipendenza dall'Ordinario diocesano nel regime interno. Ad es., gli Ordinari non possono più cambiar nulla alle costituzioni; l'elezione della superiora generale non deve esser più confermata dall'Ordinario locale (can. 596 \ 4 ); i superiori sono molto più indipendenti nell'amministrazione dei beni dell'istituto (can. 535); l'indulto di esclaustrazione (v.) e di secolarizzazione (v.) deve esser concesso dalla S. Sede (can. 638).
Assai spesso con il decreto di lode si dà un'approvazione temporanea delle costituzioni. L'approvazione della c. stessa verrà concessa, non di rado, con l'approvazione definitiva delle costituzioni. Poco dopo la promulgazione del CIC è stata creata nella S. Congregazione dei Religiosi una commissione speciale per l'approvazione dei nuovi istituti.
Quasi tutte le c. r. hanno un governo centralizzato, benché le singole province e case siano vere persone morali, capaci di acquistare e di amministrare dei beni per se stesse, se le costituzioni non dispongano altrimenti (can. 531). Ma le case e le persone stanno sotto l'autorità del superiore generale (can. 502); i superiori locali non vengono eletti dalla comunità, ma sono designati dal superiore generale.
Poche c. r. hanno ricevuto il privilegio dell'esenzione (v.), che sottrae i loro membri e le loro case e chiese alla giurisdizione dell'Ordinario locale, tranne nei casi esplicitamente notati dal CIC.
Oltre lo scopo generale della santificazione dei suoi membri per la pratica dei consigli evangelici e della regola o delle costituzioni, ogni c. ha un fine speciale, che va dalla pura contemplazione alle forme più diverse dell'apostolato. Alcune s'attengono strettamente ad un fine speciale ben determinato, p. es., le scuole medie; alcune si consacrano a tutte le forme d'insegnamento e di carità; negli ultimi tempi sono state fondate non poche c. che si propongono lo scopo di aiutare i parroci nel loro apostolato e specialmente nelle diverse opere dell'Azione Cattolica.
Nessuna c. r., anche di diritto diocesano, può essere soppressa se non dalla S. Sede (can. 495).
BibL: Per la storia: M. Hombucher, Die Orden und Kongregationen der hath. Kirche, 3* ed., Paderborn 1932; A. Larrouna, in Commentarium pro Religiosis, I (1919), p. 17 sgg.; J. Creusen, in Revue des communautés religieuses, 16 (1940), p. 52 sgg. Per il diritto sono da consultare i commenti al CIC, 1. II. parte 2^{°}. Tra i più recenti e completi: G. Creusen, Religieus et religieuses d'après la législation ecclésiastique, 5* ed., Bruxelles 1940; T. Schäfer, De Religiosis, 4* ed., Roma 1947 (contione un'abbondante bibl.). Giuseppe Creusen
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CONGREGAZIONI RELIGIOSE MISSIONARIE MASCHILI E FEMMINILI. - Nella conversione dei popoli dell'Europa settentrionale i monaci benedettini ebbero una parte importantissima mentra, dal sec. xir. i Domenicani ed i Francescani nell'Africa e nell'Asia lavorarono con zelo, suscitando il movimento missionario, che dopo le grandi scoperte geografiche dei secc. xv e xvi ebbe uno sviluppo maggiore.
Agli inizi della S. Congregazione di Propaganda Fide nei territori di missioni, che comprendevano non solo l'Asia, l'Africa, l'America, ma grande parte dell'Europa, non escluse alcune zone della Francia e dell'Italia infestate dall'eresia, esercitavano l'apostolato i seguenti istituti religiosi, di cui si trova l'elenco nel vol. XIV degli Atti della S. Congregazione di Propaganda Fide, ff. 231-34, dove si parla della riforma delle facoltà che si concedevano ai missionari: i Benedettini in India e Inghilterra; i Cistercensi in Irlanda; i Domenicani in Europa, Asia, Africa e America (cioè nelle Indie orientali e occidentali); le famiglie dei Francescani o dei Minori dell'Osservanza nelle medesime regioni; i Gesuiti nelle stesse regioni; gli Agostiniani in Asia e nelle Indie orientali e occidentali; i Riformati di S. Francesco in Europa e Asia; i Minori conventuali solo in Europa; i Minimi in Inghilterra e Scozia; i Cappuccini in Europa, Asia e Africa; i Teatini in Asia, Europa e Indie orientali e occidentali; i Mercedari nelle Indie occidentali; le Scuole Pie solo in Germania; gli Eremiti di S. Paolo solo nell'Europa; i Carmelitani calzati nell'Europa; i Carmelitani scalzi in Asia e Indie orientali.
L'elenco, che comprende sedici istituti religiosi, enumera Ordini e C. R., eretti non molto tempo prima del 1622, in cui fu istituita la S. Congregazione di Propaganda Fide. Nessuno di quegli istituti religiosi era stato fondato esclusivamente o prevalentemente per le missioni. Gli stessi Gesuiti, che inviarono subito s. Francesco Saverio e altri in missione, non avevano unicamente lo scopo della propagazione della fede. Quindi prima di Propaganda non si può parlare di vere e proprie C. R. M., che abbiano avuto come scopo esclusivo la propagazione della fede tra gl'infedeli. Questa nuova esigenza si venne determinando dopo la istituzione di Propaganda, la quale comprese subito la necessità di avere alle sue dirette dipendenze e a sua completa disposizione tutto il personale missionario. A questa opera di riorganizzazione si opponevano le due potenze colonizzatrici, Spagna e Portogallo, che accampavano i diritti di patronato, concessi in altri tempi dai papi. Ne segui una lotta in cui ebbero parte anche i missionari che appartenevano tutti a C. R. Si venne cosi maturando l'idea di avere personale del tutto indipendente da pretesi diritti di patronato e dedito esclusivamente all'opera missionaria. Per evidenti motivi l'idea non poteva essere attuata né in Portogallo né in Spagna, ma essa fu realizzata in Francia dove nel 1650 si dette principio al Seminario delle Missioni Estere di Parigi, che raccoglieva sacerdoti dalle diocesi francesi per inviarli nelle missioni, da Propaganda affidate agli Ordinari francesi nell'Asia orientale. Non si trattava di una c. r. istituita con caratteristiche differenziali, ma di una iniziativa per superare la difficile situazione in cui si trovavano specialmente le missioni dell'Asia orientale. L'esempio del Seminario di Parigi non fu seguito da altri, anche perché le vicende storiche attraversate dalle missioni nel sec. xvili, non fecero sentire la necessità di inviarvi un sempre maggiore numero di missionari.
Invece durante la ripresa dell'attività missionaria, iniziatasi con il pontificato di Gregorio XVI nel secolo scorso, si ebbero numerose C. R. e altri seminari del tipo di quelli di Parigi con scopo esclusivamente missionario e dipendenti dalla S. Congregazione di Propaganda Fide. Di questi istituti religiosi la grandissima maggioranza sorse nei territori stessi di missione per opera di vescovi e di anime pie, e gli altri in Europa. In tal modo si ebbero due categorie di C. R. M. di cui la prima comprendeva le C. R. che erano nate in terre di missione per collaborare direttamente alle opere di apostolato; la seconda abbracciava le
altre, che, sebbene erette in Europa, avevano lo scopo di inviare i propri soggetti solo in territori di missione con esclusione di altri fini. Queste C. R. possono dirsi propriamente missionarie a differenza delle altre, in cui l'apostolato missionario è una parte delle molteplici attività di bene, che esse esplicano nella Chiesa universale. Ben presto divennero molto numerose e non poche ancora oggi sono in pieno sviluppo.
La S. Congregazione di Propaganda, nel regolare l'ordinamento interno delle suddette C. R., non ebbe bisogno di speciali autorizzazioni ma fece uso delle sue ordinarie facoltà, tanto più che anche gli altri missionari religiosi dipendevano in tutto da essa. Per mezzo della cost. Sapienti consilio del 1908, non solo grandi territori furono sottratti alla giurisdizione, ma anche le fu tolta la competenza sui missionari in quanto religiosi e quindi tutte le C. R. passarono in blocco sotto la nuova S. Congregazione de' Religiosi. Ma a distanza di un anno parecchi istituti furono di nuovo posti sotto la giurisdizione di Propaganda consacrando ancora una volta il principio che questi istituti, aventi scopi specificamente missionari, dovessero dipendere in tutto da Propaganda. Questo principio prevalse anche dopo il Codice, che nel can. 252 § 5 ripete letteralmente le disposizioni della costituzione del 1908. In tal modo anche oggi si è determinata di nuovo la situazione anteriore alla suddetta costituzione, e cioè che le C. nate in territori di missione per aiutare l'apostolato locale dipendano da Propaganda e cosi pure le C. o società che sono erette altrove con lo scopo specificamente missionario. Si fa però osservare che il primo criterio non è stato sempre applicato in tutti i casi, specialmente per i paesi come l'Australia e la Nuova Zelanda.
Attualmente dipendono da Propaganda un grande numero di istituti religiosi di diritto diocesano fondati quasi tutti in territori di missione. Alcuni sono stati fondati in diocesi di diritto comune, cioè: Piccolo Serve del S. Cuore (diocesi di Nizza, udienza pontificia 24 apr. 1933); Suore delle Missioni Estere (diocesi di Tolosa, udienza pontificia 8 maggio 1933); Domenicane missionarie di Namur (diocesi di Namur, decr. 21 nov. 1937); Medical Missionaries of Mary (diocesi di Armagh, decr. 21 maggio 1940); Medical Mission Sisters (Filadelfia, U. S. A., Lett. Segr. di Stato, 30 dic. 1941).
Dipendono ancora da Propaganda varie C. di diritto pontificio. Le C. maschili (1949) sono 7 , le femminili 20.
Oltre alle suddette C. R. da Propaganda dipendono anche altri istituti missionari, che pur avendo costituzioni particolari sono società senza voti e al presente (1949) sono 13. Nelle missioni, oltre alle C. R. e società senza voti, che sono specificamente missionarie, lavorano più di ottanta C. maschili e più di duecento C. femminili, di cui alcune hanno un numeroso stuolo di missionari. Vedi tav. XV.
Biol.: GM, pp. 369-489; S. Paventi, La Chiesa missionaria. Manuale di missionologia dottrinale, Roma 1949, pp. 330-36.
Saverio Paventi
CONGREGAZIONI ROMANE, SACRE. Commissioni stabili di cardinali per la trattazione degli affari della Chiesa.
SOMMARIO: I. Le C. in generale. - II. Le singole C. in particolare. - III. Le C. soppresse - IV. Le C. nell'amministrazione civile dello Stato pontificio.
## I. Le C. in generale.
I. Nozioni stORiche. - Il compito del sommo pontefice, quale vescovo di tutta la Chiesa cattolica, nel governo universale si ampliò e intensificò lungo il corso dei secoli col crescere del numero e dell'importanza degli affari che a lui si dovevano deferire.
Per quanto riguarda questa organizzazione, è possibile stabilire tre periodi: dal sec. I al x , periodo
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del presbiterio e dei sinodi; dal sec. xi al xvi, periodo dei concistori; dal sec. xvı a noi, periodo delle C.
Che anche durante le persecuzioni i pontefici, assistiti dal loro presbyterium, costituito da tutto il clero romano, prendessero deliberazioni riguardanti tutto Roma quanto le Chiese anche lontane, risulta chiaramente da una lettera di s. Cornelio papa del 25 I a s. Cipriano, vescovo di Cartagine. Del presbiterio facevano parte senza dubbio anche vescovi, preti e diaconi che si trovassero di passaggio nell'Urbe. Per gli affari di maggior rilievo, e specialmente quando si trattava di condannare un errore o di deporre qualche vescovo colpevole, il sommo pontefice convocava intorno a sé i vescovi viciniori della provincia romana o, a seconda delle circostanze, di altri luoghi d'Italia o di fuori, che potessero agevolmente comunicare con Roma. Si aveva allora il sinodo o concilio romano.
Verso il Mille, quando ormai la Chiesa conduceva un'attività meravigliosa di pacificazione e organizzazione all'interno, seguita poi da valida espansione all'esterno, viene ad assumere sempre maggiore importanza il Concistorium D.ni Papae (v. CONCistroro) composto, in prevalenza almeno, da cardinali (v.), che prese ad adunarsi periodicamente. A fianco del concistoro si affermò anche l'Anditoriun Papae per la trattazione delle cause di minore importanza riservate a prelati. L'aumentata importanza degli affari affluenti alla S. Sede, specie quelli di natura beneficiaria (divenuti quasi innumerevoli in seguito alla riserva dei benefici durante e dopo l'età avignonese), rese inadatti il concistoro e la cancelleria a sbrigare le molteplici e svariate pratiche, per cui si rese necessaria una ripartizione di lavoro e di competenza tra i vari cardinali, raggruppati in organi collegiali, per lo più permanenti, che furono chiamati C .
La prima C., cioè gruppo di cardinali stabilmente deputati a trattare una data materia, fu la S. Congregatio Inquisitions, istituita da Paolo III il 2 I luglio 1542 (costituzione Licet) per la difesa della fede tanto minacciata dalla riforma protestante. Pio IV più tardi affidò ad un gruppo di otto cardinali, saliti poi a 12 , l'incarico di provvedere all'esecuzione dei canoni tridentini, dando così vita alla C. del Concilio. Altre due ne furono create ancora: da s. Pio V quella dell'Indice, e da Gregorio XIII quella degli Affari dei vescovi. C. di carattere temporaneo con limitata autorità furono create secondo speciali bisogni, come quella per gli Affari di Germania istituita da Pio V nel 1568. Ma chi veramente creò organicamente le C. R. fu Sisto V, con la sua costituzione Immenza aeterni Dei (Bullarium Romanum, VIII, Torino 1863, pp. 985-99) del 22 genn. 1588, in cui fissò quelle linee maestre che hanno sostanzialmente resistito ai secoli. Non per questo Sisto V aboli o abbassò comunque il prestigio del concistoro, che presiedeva egli stesso ogni mercoledì, ma volle assicurare, mediante una razionale divisione del lavoro, maggior sollecitudine ed economia nello svolgimento delle pratiche da parte di persone specificamente competenti. Le C. create o confermate da Sisto V furono 15: 5 già esistevano, ed erano quello dell'Inquisizione, dell'Indice, del Concilio, degli Affari dei Vescovi, e quella dei Regolari, creata da Sisto V stesso il 17 maggio 1586; 6 riguardavano non già l'amministrazione generale della Chiesa, ma quella dello Stato pontificio: la C. Navale, dell'Università romana o Sapienza, dell'Annona o Abbondanza dello Stato ecclesiastico, delle Acque e
Strade, per il regolamento delle tasse, oltre al Supremo Tribunale della Consulta; nuove, e riguardanti il governo della Chiesa, erano la C. Concistoriale, cui apparteneva l'indagine sui promovendi all'episcopato e l'Alta Vigilanza sulle diocesi, la C. per i Riti e Cerimonie, quella preposta alla Tipografia Vaticana, ed infine la C. per la Segnatura di Grasta (sulla costituzione Immensa cf. Pastor, X, pp. 181-93).
II. Le modificazioni apportate dal CIC. - Con la Sapienti consilio del 29 giugno 1908 di Pio X, che è stata riprodotta con poche modificazioni dal CIC, le C. romane hanno assunto sostanzialmente quell'aspetto che attualmente conservano e che può essere descritto genericamente come appresso.
Si noti innanzi tutto che il vocabolo «congregazione» si adopera con due significati diversi. Il primo indica l'adunanza dei cardinali, che ha luogo in tempi fissi e viene anche chiamata congregazione piena o plenaria, anzi nel linguaggio ordinario "plenaria» (dal latino plenaria comitia); l'altro, del quale si intende parlare, indica il singolo dicastero o ufficio con il cardinale prefetto e il complesso degli ufficiali addetti.
La sede della maggior parte delle C. è dal 1936 il palazzo fatto erigere a tal fine da Pio XI presso S. Maria in Trastevere e S. Callisto, dopo il trasferimento dalla Cancelleria. Vi hanno stanza le C. Concistoriale, dei Sacramenti, del Concilio, dei Riti, dei Religiosi, dei Seminari e delle Università degli studi. Invece la C. di Propaganda Fide continua a risiedere nello storico palazzo di piazza di Spagna; la C. della Chiesa orientale nel palazzo dei Convertendi, ricostruito sulla via della Conciliazione; il S. Uffizio nel palazzo omonimo; infine la S. C. degli Affari ecclesiastici straordinari continua a usare i locali all'ultimo piano delle Logge in Vaticano. Nel palazzo Vaticano è ospitata anche la C. del Cerimoniale.
III. Il personale. - Il personale delle C. si divide nelle due categorie di ufficiali maggiori ed ufficiali minori. Appartengono alla prima categoria: a) i cardinali, dei quali uno è prefetto o segretario (è chiamato segretario nelle tre C., del S. Uffizio, Concistoriale e per la Chiesa orientale, perché il prefetto di tali dicasteri è il papa); gli altri, in genere non più di una ventina per ciascuna C., dei quali la metà circa risiede in Curia, partecipano e danno il voto nelle plenarie; b) il segretario (assessore nelle tre predette C.); c) il sottosegretario (in alcune il sostituto).
Il segretario (o rispettivamente l'assessore) è il vero capo ufficio, direttore dei servizi. Ai segretari o assessori con decreto della S. C. Cerimoniale del 31 dic. 1930 (AAS, 33 [1931], p. 22) venne assegnato il titolo di Eccellenza Rev.ma.
Tiene immediatamente dietro al segretario il sottosegretario (sostituto nelle C. Concistoriale ed Orientale; ad eccezione di quello dei Riti, che ha una fisionomia sua propria; la S. C. dei Sacramenti ha due sottosegretari; nel S. Uffizio al posto del sostituto trovasi il padre commissario, domenicano, che ha mansioni sue proprie). Il segretario ed il sottosegretario (o rispettivamente l'assessore ed il sostituto) sono nominati direttamente dal S. Padre, udito ordinariamente il cardinale prefetto della C.
Ufficiali minori sono: i minutanti o aiutanti di studio, personale di concetto, tutti sacerdoti (salvo rare eccezioni) che hanno laurea in teologia o in diritto canonico. Secondo le Sapienti consilio non dovrebbero essere ammessi che in seguito a regolare concorso scritto, ma talvolta il papa dispensa da tale esame e nomina direttamente questo o quel minutante o aiutante di studio (adottano la prima denominazione la Propaganda, l'Orientale, e la C. per gli Affari straordinari, mentre tutte le altre C. hanno aiutanti di studio, alcuni dei quali qualificati aggiunti, con mansioni praticamente poco diverse dagli altri), dietro proposta dal cardinale prefetto con lettera firmata dal medesimo cardinale.
Quando ciò è richiesto, si suol ripartire l'attività dei minutanti per zone geografiche (cosi segnatamente a Pro-
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paganda, alla Concistoriale, agli Affari ecclesiastici straordinari, in parte anche al Concilio, Orientale, Seminari). Dove non è possibile adottare tale criterio, come ai Sacramenti, la competenza è distribuita per materie. Talvolta la ripartizione geografica è subordinata alla materia.
Vi sono poi gli scriptores amanuenses, scrittori, che curano la trascrizione delle lettere e la redazione dei rescritti. Archivisti sono addetti alla conservazione ed alla ricerca dei documenti.
Il settore della cassa e della tassazione dei vari rescritti e pratiche è curato dal cassiere, da computisti, da registratori, prevalentemente laici, detti spesso distributori o spedizionieri. Fissare l'importo della tassa del rescritto spetta però all'aiutante di studio, il quale deve anche assegnare quanto spetta. all'agente (v. agenti presso le s. c.), quando la pratica passa per le mani di questo sollecitatore o mandatario, perché la maggior parte dei vescovi si serve della posta direttamente. Oggi ogni C. invia giorno per giorno i proventi riscossi all'amministrazione dei beni della S. Sede, all'intiori del S. Uffizio e della Propaganda che hanno amministrazioni autonome. Si noti però che la Propaganda svolge ogni sua pratica "gratis quocumque titulo».
Tra il personale laico, figurano inoltre gli uscieri, addetti all'ordine dell'ufficio, alla pulizia, al recapito delle pratiche in C. e fuori.
Tutti gli ufficiali prima di prender servizio emettono giuramento di fedeltà e di osservanza del segreto. Molte pratiche sono infatti segrete (riservate, sub secreto, ecc.); massimo è quest'obbligo nella S. C. Concistoriale e nel S. Uffizio: la violazione del segreto del S. Uffizio importa scomunica da cui può assolvere soltanto personalmente il sommo pontefice.
Quantunque non siano ufficiali delle C., vi svolgono un compito assai importante i consultori delle S. C. (v.). Una sottospecie di essi sono i commissari membri delle commissioni istituite, p. es., nelle S. C. dei Sacramenti e Orientale, specialmente per la decisione o per la difesa del vincolo nelle cause di dispensa matrimoniale o di S. Ordinazione. I commissari per la decisione si adunano a date fisse, in numero di tre, sotto la presidenza del segretario o assessore per la lettura dei loro voti e per la relativa decisione.
Intento precipuo della Sapienti consilio fu di liberare le C. da materie contenziose, che vennero destinate alla rinnovata S. Rota. Tuttavia per la trattazione di alcune cause, quali, p. es., quelle in cui si tratta della validità o nullità di un Sacramento come l'Ordinazione e il Matrimonio, la consumazione o meno di questo, la via strettamente giudiziale o contenziosa non può applicarsi se non con forti restrizioni e modificazioni, che tutelino gli interessi preminenti del Sacramento; e quindi anche dopo il 1908 alcune C. - segnatamente la S. C. dei Sacramenti, il S. Uffizio, la S. C. Orientale debbono dedicare molta parte della loro attività allo svolgimento di detti processi.
La soluzione dei conflitti di competenza tra i vari dicasteri, che la Sapienti consilio aveva affidato alla S. C. Concistoriale, oggi in virtù del can. 245 del CIC appartiene ad una commissione cardinalizia nominata di volta in volta dal S. Padre: cosa che è avvenuta solo molto raramente.
IV. La trattazione degli affari. - Per quanto riguarda la trattazione dei singoli affari, rimane difficile esporre la prassi d'ogni singolo dicastero in un quadro d'insieme, variando questa da C. a C., secondo la materia ed il volere del prefetto o del segretario.
Si può tuttavia dire che le questioni ovvie vengono svolte subito dal minutante e con lettera o rescritto firmato dal prefetto od anche soltanto dal segretario. Quelle invece di una certa importanza o che eccedono le facoltà ordinarie dell'ufficio, vengono riferite in congresso, adunanza del prefetto, segretario, sottosegretari ed aiutanti di studio, che dovrebbe aver luogo ogni settimana: e, dopo la relazione del minutante e la discussione, si de-
cide. Al congresso vanno riferite tutte le materie più gravi, da trattarsi poi nelle plenarie dei cardinali. Le posizioni per la plenaria vengono tutte stampate e consegnate ai cardinali ca. dieci o venti giorni prima dell'adunanza. Il cardinale ponente invece del solo stampato (che consta del cosiddetto foglio d'ufficio in latino o in italiano, contenente in sintesi la fattispecie e un breve sommario) ha anche l'originale completo. Nella plenaria i cardinali siedono, presiedut