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. p. 353.

Mario Ezzetta
CORRADINO di Svevia. - N. nel castello di Wolfstein, vicino a Landshut (Niederbayern), il 25 marzo 1252, m. a Napoli il 29 ott. 1268. Ultimo discendente degli Hohenstaufen, figlio di Corrado IV re di Germania, e di Elisabetta di Baviera, rimasto a due anni orfano del padre, fu allevato dallo zio Lu-

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dovico di Baviera. Dopo la morte del re Manfredi (1266), fu invitato con insistenza dai ghibellini italiani a scendere in Italia per riconquistarsi con le armi il Regno di Sicilia.

Affidati i suoi domini di Germania al duca di Baviera, giovanissimo si accinse all'impresa incorrendo perciò nella scomunica del Papa. Entrato a Roma, ne uscì il 27 luglio 1268 per raggiungere il Napoletano attraverso l'Abruzzo; ma a Scurcola, il 23 ag. 1268, fu sconfitto da Carlo d'Argiò ed abbandonato dai suoi, rentò come ultimo scampo di imbarcarsi ad Astura presso Roma, ma, tradito da Giovanni Frangipane, signore del luogo, fu consegnato a Carlo, e, dopo un processo sommario, fu decapitato a Napoli. Venne sepolto nella Chiesa del Carmine.

Bibl.: F. W. Schirrmacher, Die letzten Hohenstaufen, Gottinga 1871; G. Del Giudice, Il giudizio e la condanna di C., Napoli 1876, K. Hampe, Geschichte Konradins von Hohenstaufen, Innsbruck 1894: nuova ed. aggiornata nella bibl., curata da H. Kömpe, Lipsia 1940 .

Emma Santovito
CORRADO, santo. - Vescovo di Costanza. I suoi nobili genitori l'affidarono al clero della cattedrale di Costanza e il vescovo Notingo (920-34) lo scelse come suo collaboratore, cui successe nell'episcopato nel 934. Fu unito in amicizia con s. Ulrico, vescovo di Augusta. Infaticabile nel ministero apostolico, costrui le tre bellissime chiese di S. Maurizio, S. Paolo e S. Giovanni. Visitò per tre volte la Terra Santa e mori dopo 42 anni di fecondo episcopato il 26 nov. 975 . Fu sepolto nella chiesa di S. Maurizio. Callisto II l'avrebbe canonizzato il 28 marzo del 1123 durante il Concilio Lateranense, ma la fonte non è sicura. La sua festa si celebra il 26 nov.

Bibl.: Udalscalea, Vita S. Conradi (scritta in vista della canonizzazione), ed. G. H. Pertz, in MGH, Scriptores, IV, pp. 430436; PL 170, 865-76, Altra Vita et miracula, in MGH, Scriptores, IV, pp. 436-43; J. Meyer, Der heilige Konrad, Friburgo in Br. 1898: Martyr. Romanum, p. 547.

Giuseppe Sanita
CORRADO d'Ascoli, beato. - Francescano, n. ad Ascoli il 18 sett. 1234 dai nobili Francesco Milani ed Agnese Saladini, m. ivi il 17 apr. 1289. Compagno di Girolamo Massi, poi Niccolò IV, con il quale vestl l'abito dei frati Minori, salì presto in fama di santità e dottrina. Evangelizzò la Libia, convertendo varie migliaia d'infedeli, e, primo fra tutti, portò in Europa i piccoli Mori per educarli. Da Niccolò III fu mandato insieme con Girolamo a Parigi, presso il re di Francia, per indurlo a sentimenti più pacifici verso il re di Spagna, ed a Parigi ritornò, poco più tardi, ad insegnare teologia suscitando, l'una e l'altra volta, grande ammirazione, sia nell'insegnamento, sia nella predicazione e nell'esercizio della carità. Chiamato a Roma dall'amico e confratello divenuto papa, per ricevere le insegne cardinalizie, giunto in Ascoli morì. Pio VI ne confermò il culto il 5 febbr. 1792.

Bibl.: B. Mazzara, Leggendario francescano, I, Venezia 1676, pp. 544-46; Acta SS. Aprilis, II, Parigi 1865, pp. 738 742; P. Tasso, Giglio e palma: C. d'A..., S. Maria degli Angeli 1898: Leone da Clary, L'aureola serafica, II, Quaracchi 1898, pp. 88-94; Wadding, Annales, V (1931), pp. 237-40.

Ferdinando Diotallevi
CORRADO dell'Assunta. - Carmelitano scalzo e missionario, al secolo Giov. Pietro Dinnard, n. a Vienna il 15 ott. 1654. Professò la religione carmelitana a Monaco di Baviera nel 1674, e fu missionario dal 1684 in Persia (dal 1695 superiore), ove lavorò molto per la riunione degli Armeni.

Ritornandovi, dopo un viaggio a Roma (1699), fu trattenuto in Russia, presso lo zar, dove lavorò per la riunione della Chiesa di Russia con la romana. Autorizzato dalla S. Congregazione di Propaganda (22 giugno 1705), ricuperò alcune Chiese in Narva. Dal 1710 si dedicò in Polonia al ritorno degli scismatici alla fede cattolica e alla
conversione degli eretici. Ritornato nella sua provincia di Austria, m. a Sanct Pölten il 9 nov. 1723.

Bibl.: Anon., A Chronicle of the Carmelites in Persia and the Papal Mission of the 17th and 18th centuries, II, Londra 1939, pp. 835-37; Ambrosius a S. Theresia, Nomenclator Miss. Ord. Carmelit. Discale., Roma 1944, pp. 100-101.

Ambrogio di Santa Teresa
CORRADO di Brundelsheim. - Abate (di cognome Saccus= forse Schuh) del monastero cistercense di Heilsbronn (v.) o Fons salutis (diocesi di Bamberga), m. il 31 ott. 1321.

Erudito nelle S. Scritture, nella teologia scolastica e nelle belle lettere, lasciò, oltre notevoli commentari allo scritto di Alberto Magno sui + ll. delle Sentenze, + voll. di pregevoli Sermones sulle domeniche e feste di tutto l'anno (editi nel 1474). Questi sermones, tenuti nel Capitolo ai confratelli, sono chiamati in vociis.

Forse C. è da identificarsi col famoso "monaco di Heilsbronn".

Bibl.: Ch. de Visch, Bibliotheca scriptorum S. Ordinis Cistercensis, 2^{°} ed., Colonia 1656, pp. 81, 299; G. Muck, Geschichte vom Kloster Heilsbronn, I, Nördlingen 1879, pp. 100-11, Raimondo Bazzichi

CORRADO I, re dei Franchi orientali. Vissuto nei secc. IX-x. Estintasi, con Ludovico il Fanciullo (911), la linea orientale dei Carolingi, i grandi di Germania non vollero offrire la corona al re dei Franchi occidentali, Carlo III, cui era già passata la Lorena, per mantenere la loro autonomia, raggiunta nello sfacelo dell'Impero carolingio. La corona divenne elettiva; nell'assemblea di Forcheim, Bavaresi, Svevi, Franconi e Sassoni elessero re C., duca di Franconia, stretto da vincoli di parentela con l'estinta dinastia. Regnò dal 911 al 918; ma le relazioni amichevoli con l'alto clero gli nocquero presso i grandi laici, che gli resero agitato il regno. L'esecuzione capitale dei conti paladini Erchanger e Bertoldo precipitò le cose : morendo ( 23 dic. 918), C. designava suo successore il duca di Sassonia, Enrico I, suo avversario.

Bibl.: W. Giesebrecht, Gesch. der deutschen Kaiserzeit, I, Lipsia 1873; E. Dömmler, Gesch. des ästhüdischen Reiches, ivi 1887-88; E. Mühlbacher, Deutsche Gesch. unter den Karolingern, Stoccarda 1896.

Pier Fausto Palumbo
CORRADO di Gelnhausen. - Teologo e canonista, n. nel Palatinato ca. il 1320 da famiglia di media condizione, m. a Heidelberg il 13 apr. 1390. Si iscrisse nel 1344 alla facoltà filosofica di Parigi; nel 1359 era canonica in Magonza; nel 1369 procuratore della nazione germanica, nonché lettore di diritto canonica, allo Studio di Bologna; nel 1380 fu prevosto del duomo di Worms, finché tornò maestro a Parigi dov'era stato discepolo.

Dal 1388 al 1390 insegnò nella nuova Università di Heidelberg, della quale fu il primo cancelliere e alla quale legò la sua ricca raccolta di libri, nucleo originario della poi celebre biblioteca, ed una forte somma per la fondazione di un collegio al modo della Sorbona. Partecipò attivamente al movimento suscitato dallo scisma d'Occidente, ed a Parigi nel 1380 compose, su invito del re di Francia, Carlo V, quel Trostatus de congregando concilio tempore schismatis che, insieme con l'Epistola concordiae, gli diede fama e fece di lui l'enunciatore della teoria conciliare. Spinto dalle circostanze egli usciva dalla tradizione che affermava l'assoluto primato e la plenitudo potestatis del pontefice, successore di Pietro, per stabilire l'autorità del Concilio, al di sopra del papa, come supremo organo della Ecclesia fidelium.
C., insieme col suo principe Roberto I del Palatinato, stava con Urbano VI contro l'antipapa Clemente VII. Egli sostenne la tesi che il vero capo della Chiesa era il Cristo, reale e vivente nella Chiesa stessa, e che questa perciò non poteva mai considerarsi acelale; mentre solo su un piano secondario e inferiore agisce il pontefice e non da lui perciò né dal collegio dei cardinali dipendono

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i fedeli, essendo la Ecclesia universalis rappresentata dal Concilio generale, operante anche al di sopra del pontefice, quando cosi eccezionali lo rendano necessario.

Questa teoria, che aveva il suo fondamento nelle dottrine di Guglielmo di Occam, ebbe in seguito tra i più fervidi sostenitori un altro teologo tedesco, Enrico di Langenstein.

Bbbl.: Il Tractatus, in E. Martene-U. Durand, Thesaurus norm auerdetorum, II, Parigi 1717, 1200-26; I'Epistola brevis, in Ilitt. Vierteljahrschrift, 3 (1900), p. 381 sgg. Su C. : A. Kossar, Die Entstehung der Konziliarthcorie, Lipsia 1893: F. P. Bicmutzinder, Das Generalbansil im grassen abendländ. Schisma, Vanna 1904; id., Literar. Palamih zu Beginn d. gr. abendländ. Schismas, ivi 1910; cf. A. Dempf, Sacrum Imperium, trad. it., Memam 1933, p. 492 sgg.

CORRADO di Halberstadt. - Nome di due scrittori domenicani di cose teologiche e storiche, dei quali non si conosce né l'anno di nascita né quello della morte, e la cui eredità letteraria contiene molti problemi insoluti.
C. il seniore ha assistito in qualità di definitore della provincia di Sassonia al Capitolo generale celebrato a Firenze nel 1321. C. il giovane (m. dopo il 1362) è nel 1342 e 1350 lettore nello Studio dell'Ordine a Magdeburgo, nel 1345 maestro in teologia, nel 1350 vicario e nel 1351-54 provinciale della provincia sassone.
C. il giovane scrisse : Glossemata super Iosue, De numero duodenario, Liber similitudinum naturalium (concorda in molte parti dei primi libri con la Summa de exemplis et rerum similitudinibus d'Elvico o imita parti del De similitudinibus rerum di Giovanni di S. Gimignano), De origine regnarum et regno Romanorum, Chronographia summo rum pontificum et imperatorum Romanorum), opere tuttora inedite. Lo si dice autore della Summae studentium, De trivia, Comment, in Iob, Sermones de tempore et de sanctis.

Ora a C. il seniore ora al giovane s'attribuiscono le opere: Tripartitum per abecedarium sive loci communes theo-logico-morales, Quadripartitum morale, Mensa philosophica (Lubecca 1476, e poi in 30 altre edizioni, di grande importanza per la storia della cultura d'Europa; Concordantiae biblicae V. et N. Test. (Norimberga 1485 e spesso).

Bbbl.: Quattil-Echard, I, pp. 446, 610, 632; II, p. 820 ; B. Reichert (Monum. Ord. Praed. Historica, 4), Roma 1910, pp. 137, 282, 336 sgg.; J. Dietterle, Die Summae confessorum, 2: Summala fratris Conradi, in Zeitschrift für Kirchengesch., 24 (1903), pp. 520-30; P. v. Loü, Statistisches über die Ordensprozies Saxonia (Quellen u. Forschungen z. Gesch. d. Dominikanervedens in Deutschland, 4), Lipsia 1010, pp. 17-18; M. Grabmann, Mittelalterliches Geistesleben, II, Monaco 1936, pp. 366 sgg., 580 582; Arch. PP. Praed., 9 (1939), p. 162; 11 (1941), p. 242; 12 (1942), p. 102.

Angelo Wala
CORRADO II, IMPERATORE, detto il Salico. Estintasi con Enrico II nel 1024 la dinastia sassone, la scelta cadde sul conte franco-renano C., che, n. nel 990 ca. e pronipote, per via di madre, di Ottone il Grande, fu cosi il fondatore della dinastia salica. In Lovena ed in Italia scoppiarono disordini; mentre la successione al regno di Borgogna poneva C. in lotta con altri principi, tedeschi e francesi, il crollo del grande regno polacco alla morte di Boleslao apriva vaste possibilità d'azione nelle terre orientali; C. stabiliva accordi con i Bocmi e i Russi di Kiev. Sistemati gli affari di Germania, accolse l'invito di Ariberto arcivescovo di Milano e scendeva in Italia nella primavera del 1026. Pavia era sempre nemica, per le vertenze seguite sotto Enrico II, e l'incoronazione fu fatta in Milano, e l'anno successivo in Roma, per mano di Giovanni XIX il 26 marzo 1027. Dopo un'inefficace discesa nel Mezzogiorno, dove cominciava l'inflitrazione normanna, C. ritornò in Germania e nel ro35 poté assicurare all'impero la Borgogna, contro le mire di Oddone di Champagne. Nel 1037 ritornò in Italia: ostile questa volta l'arcivescovo Ariberto e favorevoli i pavesi.

A differenza di Enrico II, nessuno scrupolo lo impedl
nel campo ecclesiastico dal provvedere agli interessi politici senza preoccuparsi delle prescrizioni ecclesiastiche, e favori le mene simoniache dei personaggi più spregiudicati sopportando che la tiara venisse in potere di un rimpollo dei Tuscolani, Benedetto IX (v.), per servirsene ai suoi fini. Seppe però trarre nuove forze al servizio della Corona, appoggiandosi, contro l'alta, alla piccola nobiltà e, soprattutto, ai ministeriali, di cui si valse nelle imprese militari e negli uffici. L'atto più notevole della nuova spedizione in Italia fu la Constitution de feudis del 1037, che assicurava l'ereditotietà dei feudi. Fallitogli l'assedio a Milano, rinnovato pressoché vanamente un tentativo d'affermazione nella Campania, ripassava le Alpi e andava a morire a Utrecht il 4 giugno 1039.

BibL.: W. Giesebrecht, Gesch. d. deutschen Kaiserzeit, II, Lipsia 1872, pp. 217-344; H. Bresalau, Jahrbücher des deutschen Reichs unter Konrad II., 2 voll., ivi 1879-84; J. Pflugb-Hartnane, Untersuchungen z. Gesch. Kais. Konrads II., Stoccarda 1890; K. Hampe, Deutsche Kaisergesch. in der Zeit der Sallier u. d. Staufer, Lipsia 1929; C. Trassoli, C. il salice e Enrico il Sante?, in Studi trentini, 22 (1941), pp. 87-98.

Pier Fausto Palumbo
CORRADO III, imperatore. - Duca di Franconia, nipote di Enrico V e fratello di Federico di Svevia, rappresentante della tradizione e del partito salico, cui la Dieta di Magonza antepose nel 1125 il candidato dell'alto clero, Lotario di Sassonia. Il partito degli Staufen però, il 18 dic. 1127, proclamò C. re di Germania; e questi si volse tosto verso l'Italia, per farvi una salda base di resistenza. Milano lo accolse e l'arcivescovo Anselmo della Pusterla, il 29 giugno 1128, lo incoronò re d'Italia. Ma l'ostilità di Onorio II e poi anche, a scisma insorto, d'Anacleto II, e la fiera rivalità suscitata da Milano, resero a C. la situazione precaria, e lo costrinsero nell'autunno del 1130 a ritornare in Germania. Ancora per alcuni anni gli Staufen, forti dell'appoggio bavarese e avevo, poterono sostenersi contro Lotario; poi Federico sul finire del 1134 e C. nel 1135, dovettero cedere, contribuire nelle Diete di Bamberga, Merseburg, Mülhausen, alla rinnovata potenza di Lotario e partecipare in fine alla seconda spedizione in Italia di Lotario nel 1136-37.

Morto nel ritorno Lotario, il 3 dic. 1137, C. fu in Germania eletto re nella Dieta di Coblenza ( 7 marzo 1138). Le lotte contro il duca di Baviera provocarono tosto la scissione della Germania nei due partiti guelfo (bavarese) e ghibellino (avevo), e nonostante i lievi successi esterni in Boemia e in Polonia, mostrarono la debolezza del potere centrale, ed impedirono inoltre a C., quando Innocenzo II ricorse a lui contro la rivoluzione democratica di Roma, di scendere nella penisola per l'incoronazione e la consueta sistemazione degli affari italiani. Notevoli trattative intercorsero in quegli anni tra Manuele Comneno, imperatore d'Oriente, e C. che, senza risolvere i contrasti tra i due «imperatori romani», condussero però, come già sotto Lotario, ad un'intesa anti-normanna e alla preparazione, animata da a. Bernardo, d'una nuova Crociata. C. vi partecipò di persona dopo aver presa la croce il Natale del 1146. Seguendo il cammino di terra, passò il Bosforo con l'intento di raggiungere la Terra Santa attraverso l'Asia Minore, esponendosi, oltre che alle difficoltà della marcia, agli assalti dei Turchi Selgiucidi. L'esercito, per la maggior parte, si sbandò: solo un piccolo nucleo poté tornare con C. a Costantinopoli e attendervi, per riprendere l'impresa, l'arrivo dei Francesi condotti da Luigi VII. Raggiunse, per mare, Gerusalemme, ma la scarsità dei successi dopo tanto sacrificio e tante perdite scoraggiava C. che nel 1148 ritornava in Germania.

Tra il rinnovarsi delle lotte con i guelfi, C. non

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trascurò i preparativi della sempre prorogata discesa in Italia, ma il 25 febbr. 1152 moriva, lasciando al suo nipote ed erede, Federico Barbarossa, la via dischiusa al rafforzamento dell'autorità imperiale.

Bim.: Per l'azione di C. precedente alla elezione imperiale, cf. W. Bernhardt, Lachar III., Lipsia 1879 (Jahrb. d. deutsch. Gesch.); P. F. Palumbo, La scienza del MCXXX, Roma 1942 (v. indios. s. v. C. di Hohrustaulen). Sul regno, cf. W. Bernhardt, Konrad III, Lipsia 1883 (Jahrb., cit.); J. Jastrow e G. Winter, Deutsche Geschichte im Zeitalter der Hohrustaulen, 2 voll., Berlino 1893 K. Hampe, Deutsche Kaisergesch. im Zeitalter der Salier u. Stau. fen, 2* ed., Lipsia 1912.

Pier Fausto Palumbo
CORRADO IV, imperatore. - N. ad Andria nel 1228 dal matrimonio di Federico II con Iolanda di Brienne, erede del regno di Gerusalemme; fu nominato dal padre, nel 1237, duca di Svevia e d'Alsazia, dopo la ribellione del figlio maggiore Enrico. Novenne, fu lasciato vicario in Italia durante la nuova dimora dell'imperatore in Germania. Da Vienna questi, nel febbr. del 1237, lo nominò re dei Romani.

Quindi fu vicario in Germania : ma ben scarsa poteva essere la resistenza della Svevia all'opposizione, intensificata dalla Curia romana e dagli antire da essa sostenuti. Erede, per il testamento paterno, dell'Impero e del Regno di Sicilia, continuò la politica contraria al papato ed ai comuni, ma si vide sfuggire di mano, in Germania come in Italia, il predominio, già reso precario alla morte di Federico. Gli era appena nato l'erede Corradino, quando dovette porsi in cammino per la penisola, nell'ott. del 1251. Nel nov., a Goito, radunava a parlamento i rappresentanti delle città di parte imperiale; la pochezza delle forze lo obbligò (per raggiungere il Regno di Sicilia dove intanto il fratellastro Manfredi, lasciato vicario generale da Federico II, si sforzava di sedare la grande rivolta delle città e dei baroni) ad imbarcarsi da Pola per Siponto, in Puglia, dove giunse l'8 genn. 1251. Riuscito vano ogni tentativo di accordo col pontefice Innocenzo IV e coi ribelli, condusse con energia la guerra alla testa dei fidi Saraceni : le terre dei d'Aquino, Capua, la stessa Napoli caddero; nel dic. 1253, a Melfi, in solenne parlamento, poté celebrare il ricupero dei domini di Puglia. Intanto, le relazioni con Manfredi si erano rese difficile per la diffidenza, insinuata dai grandi, di C. verso di lui; e molte simpatie, anche fra il popolo, vennero a mancare. Un rinnovato tentativo d'intesa con la Curia romana fallì: Innocenzo confermava crisi, il Giovedì Santo del 1254, la scomunica contro C., mentre affrettava le trattative per infeudare ad altri il regno di Sicilia, che egli stimava devoluto alla Chiesa alla morte di Federico. Ma proprio allora, quasi improvvisamente, le febbri malariche stroncavano la giovinezza del re; ventiseienne egli moriva a Lavello, nella Basilicata, il 21 maggio 1254, affidando, per il figlio infante, la reggenza del regno di Sicilia non a Manfredi, ma a Bertoldo di Hohenburg.

Bibl.: J. W. Schirmacher, Die letzten Hohenstaufen, Lipsia 1871, S. Jordan, Les origines de la domination angéne ne Italie, Parigi 1909; A. Finocchiaro Sertorio, Le leggi di C. IV, Catania 1909; K. G. Hugelmann, Die Wahl Konradt IV. zu Wien, Weimar 1914: R. Pirone, La fuga di Manfredi attraverso l'I. pina, in Samnian, 12 (1931), pp. 161-77. Pier Fausto Palumbo

CORRADO V, IMPERATORE: v. CORRADINO di sVEVIA.

CORRADO di Marburgo. - Celebre inquisitore, n. a Marburgo (Assia), e membro del clero secolare della diocesi di Magonza. Dai contemporanei detto magister, si distinse per erudizione, disinteresse e comportamento rigido verso sé come verso gli altri. Nel 1215 predicò fervidamente la Crociata nella Germania settentrionale e di propria iniziativa si scatenò contro gli eretici. Da Gregorio IX ricevette il 12 giugno 1227 la facoltà di adunare compagni e ricercare gli eretici e poi, nel 1231, anche quella di giudicarli, facoltà riservata fino ad allora ai vescovi.

Purtroppo C. ed i suoi compagni, tra i quali il domenicano fra' Dorso, nel loro zelo esagerato sor-
passarono le loro competenze, mandando essi stessi numerose vittime al rogo. Assaliti da alcuni cavalieri, C. e il suo compagno Gerardo di Lützellolb O.F.M. vennero uccisi il 30 luglio 1332 presso Marburgo. Gregorio IX, informato dal partito di C., difese la sua memoria e chiese la punizione degli assassini.

Apprezzato per la sua pietà dal landgravio di Turingia, C. era stato incaricato da questi della distribuzione di alcuni benefici ecclesiastici, carica confermatagli da Gregorio IX il 12 giugno 1227. C. confessò e diresse s. Elisabetta d'Ungheria negli ultimi cinque anni della vita di lei, e, dopo la morte della sua penitente, ne promosse la canonizzazione.

In virtù di notizie cronochistiche erronee, C. fu annoverato falsamente ora tra i Domenicani, ora tra i Francescani; ad es., nel Martirologio domenicano (1604, p. 89) e nel Martirielagio fronceseano di Arturo da Münster (ed. I. Beschin-G. Palazzolo, Roma 1939, p. 426) egli è indicato sotto il 3 nov. 1257. Oggi non si ammette la sua appartenenza ad alcun Ordine.

Bibl.: B. Kaltner, Konrad v. M. und die Inyunstion in Dentschland, Praga 1882; A. Hausrath, Der Ketzermeister Konrad v. M., in Kleine Schriften, Lipsia 1883, pp. 127-233; O. Pfaff, Konrad v. Marbure, in Kirchenlexik., VII (1891), coll. 945-53: P. Braun, Realenzyylopädie für protest. Theat. u. Kirche, in Arch. f. hest. Gesch., Erg. Band, 4 (1911), pp. 248-306, 331-84; E. Michael, Gesch. des deutschen Volkes, II, Frdunzio 1899, pp. 209 sgg., 223. 318-40; A. Hauck, Kirchengesuch. Dentschlands, IV, 2* ed., Lipsia 1922, pp. 914-18, 923 sgg.; Arch. FF. Pound, 12 (1942), p. 299; E. Amann, Lustfcriens, in DThC. IX, coll. 1048-52.

Angelo Walz
CORRADO di Megenberg (de Monte Paella(um). - Canonico, teologo, storico, giurista e polemista tedesco, n. probabilmente a Mainsberg ca. il 1308-10, m. a Ratisbona il 14 (secondo altri l'i1) apr. 1374. Studiò ad Erfurt e poi all'Università di Parigi, ove si addottorò in Arti ed insegnò per qualche tempo. Ritornato in patria, insegnò e diresse la scuola di S. Stefano a Vienna (1340); esercitò quindi la predicazione a Ratisbona, ove si fissò ca. il 1342 divenendo parroco e poi canonico di S. Ulrico.

Varie opere dimostrano la multiforme cultura e le varie battaglie dottrinali cui partecipò. Si nominano un piccolo trattato di fisica, Deutsche Sphaera (ed. 1912), e l'enciclopedico Buch der Natur (ca. 1350), largamente diffuso nel Trecento e nel Quattrocento. Parteggiando per il Papa nelle lotte regalistiche o giurisdizionali con l'impero (Ludovico il Bavaro), scrisse : Planctus Ecclesiae in Germania (1337), opera che ha riscontro nel famoso De Planctis Ecclesiae del Minorita spagnolo Alvarez Pelayo (m. ca. il 1350); Oeconomica (1353), in cui stabilisce contro Marsilio Ficino di Padova e Giovanni di Jandun i veri rapporti tra Chiesa e Stato; Tractatus de electione Caroli IV sise Tractatus pro romana Ecclesia et pontifice Ioanne XXII contra Guillelmun Occam (1355); Tract. contra Mendicautes ad popam Urbanum V; l'opera antiereticale Lacrimu Ecclesiae ossia De erroribus Beghardorum et Beginarum; quella filosofica-religiosa Speculum humanae felicitatis in 3 libri; vari studi storico-giuridici e una cronaca di Ratisbona (Statuta et Consuetudines....); De limitibus paraclinalibus.... (ed. 1906); ecc.

Bibl.: C. Höfler, Konrad v. M. und die geistliche Bewegung seiner Zeit, in Tübinger Theol. Quartalschrift, 1 (1836), p. 38 sgg.; Hurter, III, coll. 633-35; IV, col. 521 ; S. Riezler, Geschichte Bayerns, II, Monaco 1880; M. Spontheimer, Konradt v. M. polit. Ideen, Berlino 1924; B. A. Braunmüller, Konrad v. M., in Kirchenlexikon, VII (1891), coll. 955-57; B. Heurtebize, Courad de M., in DThC. III, coll. 1135-46; S. Killermann e O. Doerr, Konrad v. M., in LThK. VI, coll. 148-40. Lorenzo Di Fonzo

CORRADO da Offida, beato. - E un francescano che rinnova le figure caratteristiche dei frati dei Fioretti. N. in Offida nel 1237, entrò nell'Ordine nel 1251, e, lasciati gli studi col permesso dei superiori, attese alla propria perfezione, alternando la vita contemplativa alla predicazione, passando di convento in

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convento. Da un primo convento, rimasto sconosciuto, passò successivamente alla Verna, a Forano (allora selva, nel territorio di Appignano), a Sirolo, a Rivonotto presso Assisi ed infine alla Porziuncola.

Comobbe frate Leone e fu stretto amico del b. Pietro da Troia; sebbene avesse ricevuti gli Ordini sacri, non celebrava, per umiltà; convertiva i peccatori, godette di numerose visioni ed estasi. M. a Bostia presso Assisi nel 1306 mentre vi predicava l'Avvento. Sembra da studi recenti che non prendesse parte al movimento degli spirituali, che travagliol l'Ordine ai suoi tempi, come invece lasciavano ritenere l'opuscolo dei Verba fr. Conradi de Offida e la lettera che gli diresse l'Olivi sulla questione della validità della rinuncia del Papa al papato; forse egli seppe tenersi in un giusto mezzo, rimanendo legato alla comunità. Il suo culto fu riconosciuto dalla Chiesa nel 1817 e la sua festa cade il 17 dic.

BibL.: P. Sabatier, Description du Speculum Viteo b. Francisci aetorum eius, Patini 1903 (cf. Analecta Italiand., 23 [1904], pp. 119-20); B. Bartolomasi, Memorie storiche del b. C. da O., in Miscellanea Francorum, 15 (1914), pp. 16, 54, 72, 114, 132. con una nota bibliografica di M. Faloni-Pulignoni a pp. 14-16; 16 (1912), pp. 22, 175; 17 (1916), p. 159; L. Oligcr, Petri Inhamis Oltre De reanitiutione papae Societini V. in Arcive. Fronciscumam hist., 11 (1918), pp. 366-73. Luini Berta

CORRADO da Parzham, santo. - Laico cappuccino della provincia di Baviera, al secolo Giovanni Biradorfer, n. il 22 dic. 1818 , m. il 21 apr. 1894. Dopo la professione religiosa ( 4 ori. 1852 ), esercitò per oltre quarant'anni l'ufficio di portinaio del grande convento di S. Anna ad Altoetting, accanto al celebre santuario della Madre di Dio, che era annualmente visitato da più di 300.000 pellegrini delle regioni germaniche ed austriache. In continua preghiera, si santificò con l'umiltà, e soprattutto con la pazienza e la carità verso i poveri, i fanciulli, gli operai bisognosi. Dichiarato beato il 15 giugno 1930, fu canonizzato il 20 maggio 1934 da Pio XI. Dopo il martire cappuccino s. Fedele da Sigmaringen (v.), egli è il secondo figlio che la nazione tedesca vide salire sugli altari, dopo la defezione protestante.

BibL.: Analecta Ord. Min. Capuccinorum, Indes gener. coll. I-L. Roma 1938, pp. 22-33; Felice da Porretta, Vita di t. C. da P., 2* ed., Roma 1934; F. Berra, C. da P. portinaio del convento, Milano 1934; Imotio da Castellanza, L'astituto di Dio t. C. da P., ivi 1934; Joseph Anton von Harsberg. Im Dienste Gottes und der Menschen. Ein Lebewbild des hl. Konrad Biraderfer von P., 2^{*} ed., Monaco 1934; B. Gosworn, Bruder Konrad 100 P., 2^{*} ed., Dülmen in W. 1934. Ilarino da Milano

CORRADO il Prete: v. kaiserchronik.
CORRADO di Prussia. - Al secolo C. de Grossis, domenicano; n. forse a Bruxelles, ma più probabilmente in Prussia, m. il 10 marzo 1426 a Schönensteinbach. Nel 1388 vicario del convento di Berna, gettò, nel 1389, per ordine del b. Raimondo le basi della riforma regolare per i frati a Colmar e nel 1397 per le monache a Schönensteinbach in Alsazia. Ma il suo intento subì varie crisi. Ottenne invece la riforma nei monasteri di Weyt e Westroye e nel convento di Berna. Fu tenuto in alta venerazione dagli osservanti del sec. xv.

BibL.: H. S. Dietler, Chronik von Schönensteinbach, ed. J. v. Schluenberger, Gebweiler 1897, pp. 172 sgg., 205 sgg., 325 sgg.; G. Löhr, Die Teutonia im 15. Jahrh. (Quellen u. Forsch. zur Gesch. d. Domicihanerordens in Deutschland, 19), Lipsia 1914, passim; A. Barthelmé, La Réforme dominicaine au XV' siècle, Strasburgo 1931, pp. 26-48. Angelo Wula

CORRADO di Rodenberg. - Abate benedettino, noto anche col nome di C. Barscerier, n. a Rodenberg non si sa in quale anno; m. a Rheingau il 15 dic. 1486. Fu priore di S. Martino di Colonia, e poi abate di Johannisberg in Rheingau, monastero appartenente all'unione di Bursfeld. Fu molto lodato per la sua pierà e per la sua scienza. Come abate svolse
grande attività di riformatore, tanto da essere annoverato tra i fondatori della Congregazione di Bursfeld.

Rimangono di lui le seguenti opere (ancora inedite): Vinea Domini Sabaoth, trattato in onore della Vergine; Exercih. vanitiorum liber, piccolo manuale di formazione alla vita interiore per i novizi e per i monaci; è un'operetta che si riallaccia alla corrente della devozione che in quel tempo si afferma presso i Canonici regolari di Windesheim e presso i Certonini; De praeparazione sacerdotis ad Missum; e tre Orationes da lui recitate nei Capitoli della provincia benedettina di Colonia.

BibL.: N. Ziegelbauer, Historia rei litterariae O. S. B., IV, Augusta 1754, pp. 178, 422; Konrad von R., Abt zu Johannisberg im Rheingau, Benedictinerordens, in Studien and Mitteil. aus dem Besed. und Cisterc. Ordm., 4 (1883, 11), pp. 168-75; U. Berlicre, Conrad de R., O.S.B., obbe de fohannisberg, in Recue liturg. et monast., 1928, pp. 151-58. Ambrogio Mancona

CORRADO di Sassonia (Holzinger, Holthuiher, Holtnylhher). - Francescano, predicatore e scrittore ascetico, n. a. Braunschweig, sui primi del sec. xiri; m. a Bologna il 30 maggio 1279. Lettore nello Studio di Hildesheim, venne eletto ministro provinciale di Sassonia (1247). Resse per 16 anni, con zelo e prudenza, la sua provincia; deposta a sua istanza tale carica nel 1262, la riassunse per la nuova elezione nel Capitolo di Magdeburgo del 1272. La morte lo colse mentre si recava al Capitolo generale di Assisi.

Tra le sue opere si ricordano i Commentari ai i libri delle Sentenze, e un gran numero di Sermoni inediti, quali i Sermones de Tempore, de Sanctis, de Communi Sanctorum; un Quadragesimale e forse pure i Sermones ad Religiosos et Praelatos del cod. G. IX. 19 di Siena del sec. xiv. Tuttavia l'opera più famosa di C., attribuita per vari secoli a s. Bonaventura, è lo Speculum Beatae M. Virginis, conosciuto pure sotto il titolo di Expositio de Solutione Angelica per la quale si meritò un posto insigne tra gli scrittori ascetici del sec. xiri. C. ritiene la sentenza della santificazione di Maria prima della nascita (lect. XI); e riporta la frase rimasta celebre : «Maiorem mundum posset facere Deus, maius coelum posset facere Deus, maiorem matrem quam matrem Dei non posset facere Deus» (lect. X).

BibL.: N. Glassberger, Chronica, in Analecta Francisr., Quaracchi 1887; ed. critica, Speculum B. M. Virginis Fr. Conrad a Sassonia, in Bibl. Franz. Assoc. M. Arol. Quaracchi 1904 (cf. Intrad., pp. 1-xvi, cenni biogr.); Wadding, Scriptores, p. 65; A. Franz, Drei deutsche Minoritenprediger, Friburgo in Br. 1907; J. H. Shoralez, Supplementum ad Scriptores Ord. Min., 1, 2^{*} ed., Roma 1908, pp. 213-14 e 164; A. Tectaert, Saxe (Conrad de), in DTaC, XIV, coll. 1223-32.

CORRADO di Urach: v. CORRADO di ZÄhringen.
CORRADO di Waldhausen (C. d'Austria). Canonico regolare, n. nell'Alta Austria certo prima del 1320, m. a Praga l'8 dic. 1369. Fu canonico a Waldhausen; divenuto sacerdote, svolse per 15 anni attività di predicatore.

Nelle sue prediche propugnava energicamente una radicale riforma nel clero e nel popolo. Consegui buoni risultati, ma la sua parola troppo infuocata e pungente gli procurò l'accusa di eresia, della quale dovette discolparsi a Roma nel 1339. Compose perciò la sua Apologia che pubblicò nel 1365; da quest'opera sono tratte le principali notizie della sua vita. C. esercitò anche l'ufficio di parroco in varie località. Delle sue prediche nessuna è rimasta. Oltre la ricordata Apologia si conoscono di lui 73 discorsi manoscritti tramandati come Postilla studentium Universitatis Pragensis, e un trattato De arte oratoria, anch'esso tuttora manoscritto.

BibL.: Hurter, II, col. 633; H. Vonschott, Geistiges Leben im Augustinarorden am Ende des Mittelalters (Historische Studien, 129), Berlino 1915, pp. 45-49. Ambrogio Mancona

CORRADO di Wittelsbach. - Una delle più eminenti figure dell'episcopato tedesco del sec. xit, n.

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ca. il 1130 da Ottone V di Scheyern-Wittelsbach dei conti palatini di Baviera e Heilika di Lengenfeld, m. il 25 ott. 1200. Educato a Salisburgo, passò a Parigi per gli studi superiori e vi fu condiscepolo di Pietro di Blois. Divenuto canonico di Salisburgo, al Cancilio di Lodi del 1161 fu nominato da Federico Barbarossa arcivescovo di Magonza, e poi arcicancelliere dell'impero.

Il favore imperiale non impedì però a C. di schierarsi apertamente dalla parte di Alessandro III quando l'urto tra i due si verificò in tutta la sua violenza. Bandito dall'imperatore, riparò in Curia e divenne uno dei più stretti collaboratori di Alessandro. Il 18 dic. 1165 fu da lui nominato cardinale prete del titolo di S. Marcello, conservando la dignità arcivescovile. Promosso il seguente anno alla sede episcopale di Sabina, continuò a sottoscriversi «Moguntinus archiepiscopus et Sabinensis episcopus». Nell'ag. 1177 partecipò al Congresso di Venezia; rinunziò a Magonza per gli accomodamenti resi necessari dalla pace, ed ebbe in cambio l'arcivescovato di Salisburgo. Del 1183 , in seguito alla morte dall'arcivescovo Cristiano, riappare nella sua primitiva chiesa senza rinunciare a quella di Sabina.

Bini., M. Weidauer, Reichserzhamder u. Kardinal Konrad u. W. (Wiss. Beilage zu d. Jahresber. d. Kgl. Commission zu Pauen i. V.). Ostern 1904. Ivi al cap. 4, l'ampia letteratura su C. Cf. anche J. M. Brinius. Die Mitglieder d. Kardinalhallegium von 1130-81, Berlino 1912, p. 63 sg.

Pier Fausto Palumbo
CORRADO di Zähringen, beato. - Cistercense, cardinale, detto anche di Urach (perché figlio di quel conte Egino IV), n. nell'ultimo quarto del sec. xit, m. a Roma (?) il 30 sett. 1227. Da canonico di Liegi cotto nel I 199 nel monastero cistercense di Villers-en-Brabant, di cui divenne priore, poi abate (1209-14). In seguito fu abate di Clairvaux (1214) poi di Cîteaux (1217). Onorio III lo creò cardinale vescovo di Porto e S. Rufina (1219) e lo consacrò egli stesso.

Ebbe due importanti legazioni: la prima in Francia contro gli albigesi (1220-23); la seconda in Germania per la predicazione della Crociata in favore della Terra Santa (1224-26). Mentre il frutto di questa particolare missione fu mediocre, egli contribuì molto al miglioramento della disciplina ecclesiastica e, conventuale, con sinodi, fondazioni di monasteri e, occorrendo, con punizioni anche gravi. I Cistercensi lo chiamano beato, non ha però culto.

Bini., Cesaria Heisterbacensis, Dialogus miraculorum, ed. J. Strange, I, Colonia 1851, p. 152 sg.; A. Cisconio, Vitae... Rom. Pontif. et S. R. E. Card., II, Roma 1677, coll. 6062; Eubel, I, pp. 3, 36; A. Clément, Conrad d'Urach... Legat en France et en Allemagne, in Revue bémédictine, 22 (1903), pp. 232-43; 23 (1906), pp. 62-81, 373-91; D. Willi, CistercienzerPapste, Kardinalle und Bischöfe (Cistercienzer-Chronik, 23-24), Brugnasa 1911-12, p. 21 sg.; A. Simon, L'Ordre des Pénitentes de S.te Marie Madeleine en Allemagne, Friburgo in Sv. 1918, p. 15 sgg. Livario Oliper
CORRADO CONFALONIERI di Piacenza, santo. - Eremita e terziario francescano, n. nel 1290, m. il 19 febbr. 1351. Dedito da giovane alla caccia, un giorno diede fuoco a un cespuglio per smidarvi la selvaggina; propagatosi l' incendio, fu preso e condannato come colpevole un pover'uomo del popolo. Tocco dal rimorso C. liberò il presunto reo confessando l'imprudenza, e compensò il danno vendendo tutti i beni suoi e della moglie (1315). Con mutuo consenso allora si separarono: la moglie si fece monaca clarissa a Piacenza, ed egli emigrò in Sicilia dove, presso Noto, condusse vita eremitica per 36 anni, dotato anche del dono dei miracoli. Il suo culto fu esteso all' Ordine francescano da Urbano VIII nel 1625. Festa il 19 febbr.

Bini.: P. M. Campi, Vita di s. C. eremita, Piacenza 1614; Acta SS. Februarii, III, Anversa 1658, pp. 159-68; L. da Clary, Aureola Seradica, I, Quaracchi 1898, pp. 436-41; L. Wadding, Annales Minorum, VI, ivi 1931, pp. 270-72; VIII, ivi 1932, p. 74 seg.

Alberto Chinato

CORREDENTRICE. - E il termine tecnico usato dai teologi per esprimere la cooperazione di Maria S.ma all'opera della redenzione del genere umano.

Sossianio : I. Il termine e la realtà. - Il Errori e opinioni. - III. Il magistero ecclesiastico. - IV. La S. Scrittura. - V. La tradizione. - VI. L'elaborazione della ragione.
I. Il termine e la realta. - Il termine fu usato la prima volta nel sec. xiv, nel Tractatus de praeservatione gloriosissione Virginis Mariae di un anonimo Minorita. Recentemente è entrato nell'uso ecclesiastico, trovandosi in alcuni decreti del S. Officio (cf. AAS, 5 [1913], p. 364; 6 [1914], p. 108) e della Sacra Congregazione dei Riti (cf. ASS, 41 [1908], p. 409 ).

La corredenzione è remota o mediata se si esaurisce tutta in un atto previo all'atto redentivo (ad es. dando la carne al Verbo di Dio); è invece prossima o immediata se si estende, in modo secondario e subordinato, all'atto stesso redentivo, ossia al sacrificio con il quale il Redentore acquistò i suoi meriti e le sue soddisfazioni, prezzo della nostra redenzione, di modo che i meriti e le soddisfazioni di Cristo e di Maria costituiscono un solo principio totale di salvezza: i meriti e le soddisfazioni condegne di Cristo ad simpliciter eter e i meriti e le soddisfazioni congrue di Maria (le quali traggono la loro efficacia da quelle di Cristo) ad melius esse redemptionis.
II. Ebrobi e opinioni. - I protestanti antichi e recenti negano qualsiasi cooperazione della Vergine S.ma all'opera della Redenzione, e rigetomo perciò il titolo di C. Secondo essi Maria non sarebbe stata che un canale attraverso cui è passato Gesù unico nostro Mediatore (I Tim. 2, 5) per giungere fino a noi (cf. Zöckler, Maria, in Realencyklopädie für protestantische Theologie und Kirche, XII, pp. 309-36). Tutti i cattolici invece ammettono una vera cooperazione; si dividono soltanto allorché si tratta di determinare se tale cooperazione sia remota o mediata (Lennerz, Goossens, Smith e pochi altri), oppure prossima o immediata (Bittremieux, Bover, De la Broise, Friethoff, Lebon, Dillenschneider, Carol e molti altri).
III. Il magistero ecclesiastico. - I Romani pontefici, da Pio IX a Pio XII, hanno ripetutamente insegnato, in modo sufficentemente chiaro, la cooperazione immediata di Maria S.ma alla Redenzione. Così, ad es., Pio X, nell'encicl. Ad diem libum del 2 febbr. 1904 (ASS, 36 [1904], pp. 449-62), dopo aver ricordata la compassione di Maria presso la Croce, asserisce: "da questa comunanza di dolori e di volontà tra Maria e Cristo, meritò Essa di diventare la degnissima riparatrice del mondo perduto e perciò la dispensatrice di tutte le grazie divine acquistateci da Gesù con la sua morte e col suo sangue ".

Il Pontefice distingue la cooperazione immediata alla Redenzione oggettiva (cioè : con la sua partecipazione alla passione di Cristo meritò di diventare C.) dalla cooperazione immediata alla Redenzione soggettiva (e perciò divenne la dispensatrice di tutte le grazie divine). E scendendo più al particolare conclude: «Siccome Maria è superiore a tutti per santità e per la sua unione con Cristo, associata da Cristo all'opera della Redenzione, ci merita, come si suol dire, de congrue ciò che Cristo ci ha meritato de condigno, ed è la prima ministra della distribuzione della Grazia».

Benedetto XV, nella lettera apostolica Inter sodalicia del 22 marzo 1918 (AAS, 10 [1918], pp. 181-84), asserisce che la B. Vergine "non senza un divino disegno fu presente alla crocifissione del Figlio ", vale a dire, " talmente patì e quasi mori col Figlio suo che pativa e moriva, talmente abdicò ai suoi diritti materni sul Figlio per la salvezza degli uomini, e immolò il Figlio, per quanto a Lei spettava, per passare la giustizia di Dio, da potersi dire con diritto che Essa ha redento con Cristo il genere umano ". Qui si parla della cooperazione immediata di Maria alla Redenzione oggettiva, e si mettono in rilievo le parti che Ella vi ebbe.

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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)

UNA PAGINA DALLE "PANDETTE, (fine sec. vi - principio viI).
Firenze, Biblioteca Laurenziana.

Tat. (lab. fat. naz.)

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(fol. Anderson)
LA MADONNA E S. GIROLAMO
Parma, Pinacoteca.

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Pio XI, in una orazione radiodiffusa per la chiusura del glubileo dell'umana redenzione ( 28 apr. 1935) diceva: - O Madre di pietà e di misericordia, che fosti presente come compassione e C. presso il tuo delcissimo Figlio nell'atto in cui compiva la Redenzione del genere umano..., conserva ed aumenta continuamente in noi, te ne preghiamo, i precioni frutti della Redenzione e della tua compassione ( L^{′} as. terra, rom., 29-30 apr. 1935). Due cose esprimono qui la cooperazione immediata: la compassione corredentrice di Maria durante la passione redentrice del Figlio, e il frutto immediato sia della passione redentrice di Cristo che della corredenzione di Maria, ossia tutte le grazie che ci vengono impartite.
IV. La S. Scrittura - Il Protovangelo (Gen. 3,15), secondo l'interpretazione data dalla bolla dogmatica Ineffabilis Deus, esprime una indissolubile unione di Maria con Cristo nella Redenzione, ossia nella lotta con il serpente e nella piena vittoria sopra di lui (schiacciamento del capo), per mezzo della quale fu cancellato il decreto di morte. Questo schiacciamento del capo o Redenzione oggettiva fu effetto comune di Cristo e di Maria, fu cioè operato direttamente e simultaneamente da Cristo e da Maria (da Maria «insieme con Cristo e per mezzo di Cristo»). Questa "piena vittoria" dice che Cristo e Maria non solo non furono mai vinti dal serpente (lato negativo della vittoria) poiché furono tutti e due segregati dal peccato e dalle sue conseguenze, ma furono sempre i vincitori del serpente (lato positivo della vittoria), ossia operarono ed operano insieme la nostra Redenzione consistente non solo nella distribuzione delle grazie ma anche nell'acquisto delle medesime.

Questa interpretazione è confermata dalla nota lezione della Volgata in cui lo schiacciamento del capo del serpente (ossia la redenzione oggettiva) è attribuita in modo prossimo alla sola donna, ossia a Maria (sottintendendo con Cristo e per Cristo) : "Ipsa conteret caput tuum". Orbene, il Concilio di Trento ha dichiarato autentica la Volgata, a causa dell'uso che se n'è fatto nella Chiesa per tanti secoli. In forza di tale dichiarazione, la lezione della Volgata dev'essere ammessa da tutti (cf. J. Vosté, De intina Bibliorum versione quae dicitur "Volgata", Roma 1927, p. 27). Ha quindi un valore dogmatico (non già scritturistico) decisivo. Sembra perciò che non si possa rifiutare alla Vergine una cooperazione immediata alla Redenzione oggettiva.

La corredenzione, profetizzata da Dio nel Protovangelo subito dopo la colpa originale, incominciò a verificarsi nel giorno dell'Annunciazione (Lc. 1, 38 sgg.). Un angelo, mandato da Dio, si presenta alla Vergine e le chiede, da parte di Dio, il consenso a divenire Madre del Redentore in quanto tale, poiché l'Incarnazione conteneva in se stessa la Redenzione. Dal suo consenso, dipendeva, poiché cosi aveva disposto Iddio, l'esistenza stessa della Redenzione, poiché il Verbo s'incarnava per redimerci. La Vergine, offrendosi al più grande dei dolori per dare all'umanità la più ineffabile delle gioie (la Redenzione), dà liberamente il suo consenso pronunciando il suo fint. Con esso quindi cooperava alla nostra redenzione, e vi cooperava in modo immediato, poiché da esso Iddio ha voluto che dipendesse quanto alla sua stessa esistenza (non già quanto all'essenza) la Redenzione, che si iniziava e si operava virtualmente con l'Incarnazione. Senza quel consenso il mondo non sarebbe stato redento.

Che Iddio poi abbia voluto che l'Incarnazione rendentrice fosse dipesa dal libero consenso di Maria, apparisce evidente dalla stessa narrazione evangelica. Se Iddio infatti non avesse voluto far dipendere l'Incarnazione redentrice dal consenso di Maria, a che scopo gliel'avrebbe fatto chiedere? In tale ovvio senso infatti ha interpretato la narrazione di Luca tutta la tradizione cristiana (cf. G. Roschini, Mariologia, 2^{2} ed., II, pp. 292295) di cui il più autentico rappresentante è s. Tommaso (Sum. Theol., 3^{2}, \mathrm{q} .30, a. 1, c. e ad 1).
V. La tradizione. - La cooperazione immediata di Maria S.ma alla Redenzione oggettiva viene espressa,
21. - Enciclopedia Cattolica. - IV.
innanzi tutto, nel parallelismo Eva-Maria. Fin da s. Giustino, Irenco, Tertulliano, la B. Vergine ci è stata costantemente presentata dai padri, dai dottori e scrittori ecclesiastici come la nuova Eva, riparatrice della prima, in quel modo stesso con cui s. Paolo ci aveva presentato Cristo come nuovo Adamo, riparatore del primo. Ciò posto, dalla S. Scrittura (Gen. 3, 1-13; Eccli., 25, 33) risulta che Eva fu causa morale e diretta della nostra rovina, poiché indusse Adamo ad acconsentire al peccato. Altrettanto si deve dire di Maria. Ella sapeva che al suo libero consenso erano state legate, per libera disposizione divina, le sorti stesse dell'umanità, ossia la sua salvezza. Dando perciò questo consenso diveniva cooperatrice immediata, ossia causa morale e diretta della Redenzione del mondo.

Certo sono i meriti e le soddisfazioni condegne di Cristo che hanno operato la nostra Redenzione e che ci vengono applicati, poiché i meriti e le soddisfazioni congrue di Maria traggono tutta la loro efficacia corredentrice dai meriti e dalle soddisfazioni condegne di Cristo. Con ciò però non si escludono i meriti e le soddisfazioni congrue di Maria, e non già ad simpliciter esse ma soltanto ad melius esse della Redenzione, affinché cioè il piano della Redenzione fosse analogo al piano della prevaricazione.

Per questo i SS. Padri, i dottori e gli scrittori ecclesiastici, oltre a paragonare Maria ed Eva, attribuiscono immediatamente ad Eva la nostra rovina con tutte le sue conseguenze, ed a Maria la nostra salvezza, con tutti gli effetti della medesima: la placazione della divina giustizia, la nostra riconciliazione con Dio, la soddisfazione per il peccato originale, il merito della Grazia, la liberazione dalla schiavitù del demonio, la rispettura della porta del cielo (cf. Roschini, op. cit., pp. 304-309) : ciò non si spiegherebbe senza una cooperazione prossima, immediata alla Redenzione.
VI. L'elaborazione della ragione. - La cooperazione o causalità redentrice di Cristo (Sum. Theol., 3^{2}, q. 48), fu a modo di merito, di soddisfazione, di sacrificio, di redenzione e di efficenza. Maria cooperò alla Redenzione: 1) a modo di merito, poiché nel suo libero consenso all'Incarnazione redentrice, si riscontrano tutte le condizioni richieste per il merito, cioè la carità, l'opera buona liberamente compiuta e la preordinazione divina; 2) a modo di soddisfazione, poiché con la sua libera sottomissione, manifestata con il suo consenso, a tutta una vita di grandi dolori, animata dalla più ardente carità, compensò, per quanto le fu possibile (ossia almeno de congruo) il piacere che spinse i nostri progenitori alla ribellione a Dio con il peccato; 3) a modo di sacrificio, ossia al sacrificio con cui Cristo, per riconciliarci a Dio, meritò e soddisfece per il genere umano, in quanto che Ella offri il suo Figlio, rinunziando, fin dal momento stesso in cui li acquistò, ai diritti materni ch' Ella aveva su di Lui, per la Redenzione del mondo. Con ciò, tuttavia, non meritò di essere chiamata Sacerdote in senso proprio e formale; 4) a modo di redenzione, poiché con l'offerta meritoria e soddisfattoria della Vittima divina, sulla quale aveva, come si è già detto, diritti materni, partecipò al versamento del prezzo con il quale il genere umano è stato redento. Fu il suo libero consenso, infatti, che determinò, per disposizione divina, il versamento stesso del prezzo per la nostra Redenzione; 5) a modo di efficenza, poiché la sua partecipazione alla Redenzione, come il compimento della medesima da parte di Cristo, essendo stata preordinata da Dio per tale scopo, non poteva rimanere senza effetto.

Ma oltre alla elaborazione teologica del fatto e realtà della cooperazione immediata alla Redenzione, la ragione,

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basandosi sulla Rivelazione, scioglie anche varie difficoltà mosse contro di essa.

A chi obietta che, secondo l'insegnamento perenne della Chiesa, Cristo solo ci ha redento, si risponde distinguendo tra la Redenzione principale, universale e per se stessa sufficente, e la Redenzione secondaria, dipendente, per se stessa insufficente. La prima, tutta propria di Cristo, non esclude la seconda, propria di Maria. Siccome poi la seconda dipende e trae il suo valore dalla prima, si può semplicemente parlare, come effettivamente si è fatto e si fa ancora, della prima senza parlare della seconda. Del resto, se l'unicità del Redentore dovesse prendersi nel senso di esclusione di qualsiasi cooperazione immediata, ne seguirebbe che sarebbe da escludersi non solo la cooperazione immediata alla Redenzione oggettiva, ma anche la cooperazione immediata alla Redenzione soggettiva ammessa da quelli stessi che propongono la suddetta obiezione.

A chi obietta che la Madonna fu anch'Essa redenta, e perciò non potè essere C. (poiché sarebbe stata, nello stesso tempo, effetto e causa) la ragione risponde che la cooperazione di Maria fu ordinata alla Redenzione degli altri, e non già alla propria Redenzione. Cristo, perciò, prima redense Maria (la quale forma da sola un ordine a sé, superiore a quello in cui si trovano tutti gli altri) con Redenzione del tutto speciale, ossia preservativa (non liberativa, come gli altri) e poi, insieme a Maria, redense tutti gli altri. Cristo, infatti, poté porre il medesimo atto redentivo (senza il bisogno di ammettere due atti distinti di Redenzione o due Redenzioni) con doppia intenzione e con doppio effetto, l'uno dei quali riguardava soltanto Maria, e l'altro, insieme alla cooperazione di Maria, tutto il resto del genere umano. Essendo redent