volume-04

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ioevo musicale, pubblicando gran copia di trattati nella raccolta Scriptores de musica medii aesi ( 4 voll., 1864-76) con i quali coyitinuò l'impresa di M. Gerbert. Oltre numerose monografie, spesso di vasta mole, quali l'Histoire de l'harmonie au moyen dge (Parigi 1852) e l'Art harmonique au XIIe et XIIIe siècle (Lilla 1865), ecc., stampò le opere del Troviero Adam de la Halle (ivi 1872), il Trattato di Musica di J. Tinotaris (ivi 1875), Mémoires sur Hochalé (Douai 1841), ecc. La sua opera, anche se imperfetta per gli studi paleografici ancora insufficienti e per la scarsa base scientifica della preparazione filologica, segna un valido contributo alla storiografia della musica medievale.

Bibl.: A. Desplanque, Etudes sur les travaux d'histoire et d'archéologie de C. H. de C., Parigi 1870; R. Schlecht, E. de C., Cäcilien Kalender 1877, p. 54.

Luisa Cervelli
COUSTANT, Pierre. - Benedettino della Congregazione di S. Mauro, n. a Compiègne il 30 apr. 1657, m. nell'abbazia di St-Germain-des-Près vicino a Parigi il 18 ott. 1721.

Cooperò all'edizione maurina (1679-1700) delle opere di s. Agostino. La seconda sua grande opera fu, per suggerimento del Mabillon, l'edizione delle opere di s. Ilario di Poitiers (Parigi 1693). Si accinse a pubblicare anche la raccolta completa delle Epistolae Romanorum Pontificum da Clemente I a Innocenzo III (ca. 88-1216) Ne uscì solo il primo volume a Parigi nel 1721, anno della morte di C.; comprende le lettere fino al 440 .

BibL.: Hurter, IV, col. 1146 sg.; M. Att. in Cath. Enc., IV, p. 454; B. Heurtebize, s. v. in DThC, III, it (1938), coll. 1986-87.

Benedetto Gioia

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COUSTOU, famiolla. - Famiglia di scultori francesi. Nicola, n. a Lione l's genn. 1658, m. a Parigi il I maggio 1773, fu allievo dello zio A. Coysevox, ma studiò anche a Roma donde tornò a Parigi ove, oltre i lavori al Trianon e a Versailles la sua opera principale va indicata nella parte da lui avuta, insieme al fratello Guglielmo e allo zio Coysevox, nel cosiddetto «voto di Luigi XIII » nel coro di NotreDame, ove è tuttavia di sua mano il gruppo della Depotizione (1725). Guglielmo, fratello del precedente, n. a Lione il 25 apr. 1677, m. a Parigi il 2 febbr. 1746. Anche lui allievo dello zio Coysevox, studiò a Roma, ove collaborò con il Le Gros nel rilievo di s. Luigi Gonzaga in S. Ignazio. Questa sua permanenza romana contribui indubbiamente a confermarlo in un gusto berniniano che si riflette anche nella immediatezza espressiva dei suoi ritratti e nei larghi atteggiamenti delle sue immagini, tra le quali sono da rammentare in particolare modo quelle che si allineano sulla balaustra della cappella di Versailles. Guglielmo il Giovane, n. a Parigi il 19 marzo 1716, m. ivi il 13 luglio 1777, studiò pur esso a Roma. A Parigi collaborò con il padre e quindi lavorò molte sculture decorative per ville e giardini, tra le quali acquistarono grande fama il Marte e Venere per la residenza di Sans-souci, oggi a Berlino.

Bibl.: M. Audin, s. v. in Thieme-Becker, VII, pp. 601-604; I. Oliot. s. v. in Enc. Ital., XI (1931), pp. 759-60. Emilio Lavagnino

COUSTURIER (Sutor), Pierre. - 'Teologo certosino, n. a Chemiré le Roi ca. il 1490, m. a Parc Sainte Marie (Le Mans), il 18 giugno 1537. Fattosi religioso, fu priore in diverse comunità e visitatore della provincia francese.

Iniziò la sua attività letteraria col: De triplici connubio divae Annue disceptatio (Parigi 1523), seguito dal : De translatione Bibliae et vocorum interpretationum reprobatione (ivi 1524), che suscitò l'ira di Erasmo di Rotterdam, per il quale il C. aveva avuto parole tutt'altro che benevole. La polemica tra i due oltrepassò i limiti di un semplice contrasto di idee. Sono di quest'epoca l'Anthropologia adversus quamdam Erasmi Apologiam (ivi 1526) e l'Apologeticum adversus novos Antidicomarianitas (ivi 1528), in cui esalta la Madonna contro i protestanti. Polemista per natura lasciò Erasmo per attaccare Lutero e seguaci, scrivendo: Apologia adversus Lutheri haeresim de votis monasticis (ivi 1531); De potestate Ecclesiae in accultis (ivi 1534). Aveva scritto inoltre, in difesa del suo Ordine, De vita cartusiana libri duo (ivi 1522).

Bibl.: C. C. Morazzo, Tcontram chronologicam sacri cortusvenis auloris, Torino 1681, p. 121; P. Férer, La facnité de théologie de Paris: Epoque moderne, II, Parigi 1901, pp. 392-95; Anon., s. v. in DThC, III, coll. 1987-88. Cosimo Petino

COUTANCES, Diocesi di. - Diocesi e città della Francia nel dipartimento de la Manche. Si estende per kmq. 5800 . Comprende sei arcipreture (C., Cherbourg, Valognes, Avranches, Mortain e Saint-Lô), 49 decanati e 670 parrocchie, 679 sacerdoti diocesani e 43 regolari. Conta 426.000 ab., dei quali 418.000 cattolici; a C. risiede il grande seminario della diocesi (1948).

Il vescovo di C. è onorato del privilegio del sacro pallio, conferito da Pio X con breve del 17 luglio 1907. Dal 1854 egli porta il titolo di vescovo di C. e di Avranches, diocesi che fu soppressa nel 1801. C. è suffraganea di Rouen. Patrona della diocesi la S.ma Vergine; patrono secondario s. Lô.
C. possiede quasi completa la lista dei suoi vescovi, conservata in tre copie dei secc. xir e xiri; il più antico vescovo ricordato è Leonziano il quale nel 511 fu al Concilio di Orléans.

L'abbazia di Mont-St-Michel (S. Michael in pe-
riculo maris) che si trovava nell'antica diocesi di Avranches era luogo di pellegrinaggio molto frequentato nel medioevo. Fu abbazia benedettina nel 966 ; la chiesa venne consacrata nel 1022; passò alla Congregazione benedettina dei Maurini nel 1622; divenne collegiata nel 1709. Dal sec. xix hanno ripreso i pellegrinaggi e si celebra un'annua festa solenne.

Bibl.: L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{2} ed., Parigi 1910, pp. 257-41; Cottineau, II, coll. 18971908; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1548-49, Parigi 1949, pp. 558-62, 1023-24. Elia Griffe

COVARRUVIAS, Didaco. - Noto giureconsulto spagnolo, n. a Toledo il 25 luglio 1512 e m. a Madrid il 27 sett. 1577.

Dopo essere stato alla scuola di Martino de Azpilicueta (v.), insegnò diritto canonico nell'Università di Salamanca dal 1543 e fu consigliere della Corte di Granata. Eletto vescovo di Ciudad Rodrigo nel 1560, intervenne al Concilio di Trento, nel quale fu incaricato di stendere i Decreta de Reformatione. Ritornato in patria, fu nominato vescovo di Segovia e poi di Cuenca. La profonda conoscenza del diritto canonico e civile meritò al C. di essere chiamato il «Bartolo spagnolo».

Opere: Epitome de sponsalibus et matrimoniis (1545); Variarum resolutionum ex ture pontificia, regio et caesareo libri quattuor (1552-70); commenti a libri delle Decretali e vari altri trattati.

Bibl.: A. van Hove, Prolegomena, 2^{2} ed., Malines-Roma 1945, p. 527 . Alberto Scola

COVENANTERS. - Questo nome viene da covenant (patto), e si riferisce al patto con il quale i presbiteriani della Scozia si unirono, allo scopo patriot-tico-religioso di mantenere nella Scozia la religione calvinista. Redatto nel 1580 , confermato nel 1581 e nel 1596 , acquistò speciale significato nel 1638 . Gli sforzi degli Stuart, Giacomo I e soprattutto Carlo I, di introdurre o piuttosto di imporre nella Scozia l'episcopato e la dottrina anglicana, infiammarono lo spirito nazionale e religioso di quei tenaci partigiani di Knox e di Calvino, nemici ad oltranza di ogni gerarchia e soprattutto dell'episcopato anglicano. Fra tumulti e scene di violenza furono cacciati nel 1638 i vescovi anglicani, e da nobili e plebei a Glascow fu firmato il nuovo «National Covenant».

Nel 1643 furono chiamati alcuni rappresentanti di questo covenant dal Parlamento inglese allora in lotta col re e unanimemente fu approvata la «Solenne lega e covenant per la riforma e difesa della religione ecc.», con il fine di estirpare papato, gerarchia, superstizione, eresia, scisma, ecc. Vinto il re Carlo I da Cromwell e decapitato nel 1649, suo figlio Carlo II fu riconosciuto re degli Scozzesi, ma dovette firmare il covenant. Tuttavia, solito al trono nel 1660 , si dimenticò di tutto e cercò di ristabilire l'episcopato nella Scozia. La persecuzione durò 28 anni fino alla rivoluzione del 1688; la Chiesa di Scozia cedette in alcuni punti e la resistenza si concentrò nei cameroniani (v.) il cui capo vi perdette la vita. Questi C., tenaci nei loro propositi, si staccarono dalla Chiesa di Scozia che dicevano aver deviato dal covenant primitivo, ed i loro discendenti in Scozia e negli Stati Uniti continuarono con il nome di Reformed Presbyterian Church, la quale solo nel 1876 si unì con la Chiesa Libera di Scozia. Questa nel 1929 si riunì finalmente con la primitiva Chiesa di Scozia.

Bibl.: W. M. Hetherington, History of the Church of Scotland, Edimburgo 1843; Th. McCrie, The Story of the Scottish Church, Londra 1875; Th. Buleght, Annals of the Church of Scotland, ivi 1921; T. Ratcliffe Barnett, The Story of the Covenants, Fifty years of Fighting Faith, Edimburgo 1928. Camillo Crivelli

COVERDALE, Miles. - Scrittore religioso inglese, n. a Coverdale (Contea di York) nel 1468, m. nel febbr. 1568. Fu frate agostiniano a Cambridge dove venne a contatto con R. Barnes e T. Cromwell. Si staccò dal cattolicesimo, viaggiò molto all'estero

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e pubblicò a Zurigo (1535) la prima Bibbia completa in lingua inglese, la cui seconda edizione (1537) fu la prima pubblicata in Inghilterra. Fu vescovo di Exeter dal 1551 fino al 1553, quando salì al trono la regina Maria. L'anno seguente ottenne di poter lasciare l'Inghilterra. Nel 1558 era a Ginevre, donde tornò in Inghilterra e vi mori.

Il C. non fu uomo di profonda cultura umanistica e si servì, per le sue traduzioni, di testi lotini e tedeschi, e dimostra di possedere, specialmente nel libro dei Salmi, doti letterarie non comuni. Nel 1539 preparò una nuova edizione conosciuta sotto la denominazione di The Great Bible, che divenne di uso abituale nelle chiese inglesi. L'edizione del 1540 , preceduta da una prefazione di Thomas Cranmer, è comunemente chiamata la Bibbia di Cranmer.

Bibl.: W. Whittingham, A brief! discours off the troubles begoone at Franchford, [Ginevra o Zurigo?] 1575 (altre cdd. a Londra 1642 e 1846); N. Pocock, Troubles connected with the Prayer-Book of 1529... (Camden Society, nuova serie, 37), Londra 1884.

Amata Martorelli
COVINGTON, diocesi di. - Città dello Stato di Kentucky (USA) e sede di diocesi suffraganea di Louisville.

Il suo territorio, situato ad est del fiume Kentucky, si estende per ca. 44.600 \mathrm{kmq}. Nel 1947 su 4.350 .446 ab. i cattolici erano 65.000 , con 133 sacerdoti diocesani e 17 regolari, 69 parrocchie, 23 cappelle, 24 stazioni missionarie, 15 scuole superiori, 9 collegi e eccademie femminili, 51 scuole parrocchiali. Nello stesso anno vi furono 1416 battesimi e 310 conversioni. La diocesi conta inoltre le abbazie benedettine di S. Bernardo (Corbin, Middlesbore) e di S. Vincenzo, i pp. Redentoristi e i fratelli di Maria, 10 case religiose femminili.
C. fu eretta in diocesi come suffraganea di Cincinnati il 28 luglio 1853 . Nel dic. del 1937 passava a far parte della nuova provincia ecclesiastica di Louisville.

Biel.: AAS, 30 (1938), pp. 280-82; J. L. Gorcy, s. v. in Cath. Enc., IV, pp. 662-63; J. H. O'Donnell, The Cath. hierarchy of the United States 1790-1922, Washington 1922 (v. indici); D. C. Shearer, Pontificia Americana... 1764-1884, ivi 1933 (v. indici); M. R. Maffingly, The Catholic Church on the Kentucky Frontier, ivi 1936 (v. indici); The Official Catholic Directory 1947, Nuova York 1947, parte 2*, pp. 407-10.

Corrado Morin
COWPER, William. - Poeta inglese, n. a Great Berkhamstead nel 1731, m. a East Dereham nel 1800. Studiò alla Westminster School (1741) e, nel 1750, fece pratica legale presso un avvocato. Internato in una casa di salute a trentadue anni per tentativo di suicidio causato da squilibrio mentale, ne uscì due anni dopo (1765) per vivere il resto della sua vita sotto le cure di Mary Unwin, cui per 19 anni si deve la salvezza del C. La sua mente, sempre incline al suicidio e alla mania religiosa, risentí fortemente dei contatti avuti per un certo tempo con il calvinista John Newton, che suscitò in lui il terrore della dannazione eterna.

Poeta gentile e istintivo, ammiratore di Milton di cui tradusse le poesie scritte in lingua straniera, il C. esprime nei suoi versi delicati e privi di artificio l'amore per la natura, per tutti gli esseri viventi e le piccole cose della vita quotidiana. Appartengono a questo genere The Tash (1785), in sei libri e The diverting history of John Gilpin. Meno felici i poenetti satirici e moraleggianti, come anche la traduzione austera e monotona di Omero (1791) scritta come protesta contro la traduzione del Pope. Nella sua ultima opera, The Castanvey, torna a farsi sentire l'incubo calvinista della dannazione.

Biel.: C. A. de Sainte-Beuve, W. C. ou de la poésie donostique, in Causeries du lundi, XI, 3^{4} ed., Parigi s. d., pp. 139197; J. Neve, Concordance to poetical works of W. C., Londra 1887; C. Gearey, C. and Mary Unwin, ivi s. d. Cf. pure: F. W. Bateson, The Cambridge bibliography of english literatar, II, Cambridge 1940, pp. 342-43.

Amata Martorelli

COWTON (de Couton), Robert. - Filosofo inglese, francescano. La vita e le dottrina del C. sono troppo poco note perchè si possa avere un concetto esatto della sua importanza nella storia della Scolastica. Fu con Scoto a Oxford nel 1300 e commentò non molto dopo di lui le Sentenze del Lombardo in quella università (Pelster e Schwamm asseriscono tuttavia che il C. non può essere annoverato tra gli scotisti). Il suo nome non si trova nell'elenco dei maestri esfordiani, non è però escluso che sissi addottorato a Parigi.

Quasi sconosciuto sul continente, il suo Commentarium in Senteutias fu assai apprezzato in Inghilterra. T. Sutton dedica i tre primi libri del suo Sententiarum a difendere s. Tommaso dalle obbiezioni del C. mentre il quarto è contro Scoto.

Bibl.: A. G. Little, The grey friars in Oxford, Oxford 1894, p. 22 sgg.; id., The Franciscan School at Oxford, in Arch. Fran. cisc. hist., 19 (1926), pp. 803-74; H. Schwamm, R. C., O. F. M. über das göttliche Vorherwissen, Innsbruck 1931.

Felicissimo Tinivella
COYSEVOX, Charles-Antoine. - Scultore, n. a Lione il 29 sett. 1640, m. a Parigi il 10 ott. 1720.

Seguì dapprima la maniera berniniana, poi affermò la sua personalita e contribuì alla formazione del gusto e dello stile francese del Settecento. Fino alla morte il C. diresse i lavori della decorazione di Versailles; ma la sua produzione più originale va ricercata nei buvi e ritratti, tra i quali meritano speciale ricordo quelli del Gran Condé, di Luigi XIV e di Maria Adelaide, duchessa di Borgogna, in veste di Diana cacciatrice (1710).

Nel campo dell'arte sacra lasciò numerosi monumenti funerari, tra cui particolarmente notevoli quelli del Colbert, del Mazzarino (1692) e del pittore Lebrun (1693).

Bibl.: H. Jouin, A. C., sa vie et ses oeuvres, Parigi 1883. Vincenzo Colmo
COZZA, Lorenzo. - Cardinale, noto per dottrina teologica e doti di governo, n. il 31 marzo 1654 a S. Lorenzo Vecchio (Viterbo), m. a Roma il 18 genn. 1729. Frate Minore nell'antica provincia romana (1669), studiò in Aracoeli (Roma), insegnò filosofia a Napoli, poi teologia a Viterbo ed a Roma (Aracoeli), dedicandosi anche alla predicazione.

Fu guardiano a Viterbo (1691-93) e all'Aracoeli (16981701), visitatore generale in Dalmazia (1896), provinciale della provincia romana (1704-1707), consigliere della nunziatura di Lucerna (1707-08), custode di Terra Santa (1709-15) e insieme commissario apostolico per i Maroniti, i quali avevano deposto il loro patriarca, che egli rimise nella sua sede. Diventato ministro generale (17231726), governò l'Ordine con zelo e prudenza, finchè Benedetto XIII lo creò cardinale del titolo di S. Lorenzo in Panisperna poi d'Aracoeli. Fu sepolto in S. Bartolomeo all'Isola (dove esiste ancora il monumento funebre) e a cui legò i suoi manoscritti, oggi alla Biblioteca Vaticana (Vat. lat. 8786-8809, descritti da L. Oliger [Vita, p. 165173]).

La sua opera principale, scritta in Terra Santa, è la Historia polemica de Graecorum schismate (4 voll. in-fol., Roma 1719-20). Altri studi sono patristici, come Vindiciae Areopagiticae (ivi 1702); Commentarii historico-dogmatici in librum s. Augustini de haeresibus ad Quodonlridem (2 voll. in-fol., ivi 1707-17). Due opere riguardano la teologia morale : Dubia selecta circa sollicitationem (ivi 1709, Firenze 1713, Venezia 1750, Roma 1765); Traeistus dogmaticomoralis de tenuis ecclesiasico (Roma 1724). Altro opere, come le sue lezioni di teologia, sono inedite.

Bibl.: L'abate G. Cozza-Luzi pubblicò I viaggi in Terra Santa del 2. Lorenzo, di poi card. L. C., in Bestarione, 2 (1899, III), pp. 22-61; 239-301, e a parte nella collezione Valsiniensia, 44-45, Roma 1892; E. Castellani, Atti del rev.mo p. L. C. custode di Terra Santa (in G. Golubovich, Biblioteca biobibliografica della Terra Santa, nuova serie, 4 e 5), 2 voll., Quaracchi 1924; L. Oliger, Vita e diarii del card. L. C. (ibid., 3), ivi 1925.

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## HISTORIA <br> POLEMICA <br> GRÆCORUM <br> SCHISMATE

Ex Ecclefiafticis Monumentis concinnata
LADRE ET STYPLIS
P. LAURENTII COZZA A S. LAURENTIO Ordinis Minor. Regularix Oblirvantic, Provintia Romana
Loblaria [oblisti, ex Guardiani Sat. Muschi boni, ac notus Terra Sinafte ex Collodia, Sacra Congregas. Iedicis Confuitoris, Supr. Rom. ac Universi. Iespolis. Qualificatoris, \& in Calmontana Obbire. Familia Vice-Commitariu Generalis,

## TOMUS II

In que pretor Hifavian exalti dignitan, nonne ơ bogate contramifis a
Pisus atrio afque ad initum in Comitia Legitamnif fidi Gorgi. v.12. Trunfic cia, animum tater Berlefiant Quaradam, ơ Romanum Occidentaliam cexiva, formit cum diligentia dignitiamna.
OBLATUS
Enfunctifisino, ơ Reverendifisino Domino

## D. LAURENTIO

CASONI
S.R.E.Cardinali Ampliffimo, ac Totius Seraphici S.P.N. Francilci Ord.Proteitori Vigiliantili.


begin{array}{llll}
text { S. R. S } & text { I } 1 text { I. } & text { E T } & text { I V. } \\
text { ECCLESIATICI } 2 text { C. } 2 text { S. } 2006 text {, } \\
text { N } 2 text { difficile cornalimno Professore e fignaliam, } 6 text { in } text { Pecoraliamn } \\
text { socioplat. } 2 text { deffo etioe ofles fignaliam, } 6 text { deffoliam imdellat. }
end{array}


![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
(Ivd. Ene. Catt.)
Cozza, Lorenzo - Frontespizio della flistoria polemica, Roma 1719 - Roma, esemplare della Biblioteca Nazionale.

COZZA-LUZI, Giuseppe. - Dotto monaco basiliano italiano, n. a Bolsena il 4 dic. 1877. Si fece basiliano nella badia di Grottaferrata, nella quale diventò ieromonaco ( 1860 ) e più tardi segretario dell'abate Contieri (1866) al quale successe (1879). Nel 1882 venne chiamato al Vaticano come vice-bibliotecario. Morì a Bolsena il I giugno 1905.

Il C.-L. ha lasciato una forte impronta della sua personalità nella riforma liturgica della badia di Grottaferrata, ma più ancora nel campo culturale, dove spiccò come scrittore fecondissimo nella palcegnifia, nella storia, nell'archeologia, nella teologia e nella liturgia. Con la collaborazione del suo maestro Toscani pubblicò nel 1862 il suo primo saggio De Inonaculata Deiparae Conceptione, hymnologia Grinecorum (Roma 1862). Secondo A. Rocchi (A. Mai, Nova Patrum Biblioth., X, Roma 1905, pp. xxvxxviII) furono in tutto 130 le pubblicazioni del C.-L., alle quali bisogna aggiungere numerosi articoli di riviste.

Bibl.: A. Rocchi, De coenobio Cryptoferratensi commentarii, Grottaferrata 1893, pp. 228-39; A. Palmieri, s. v. in DThC, III, coll. 2008-2009.

Maurizio Gordillo
COZZARELLI, Giacomo. - Di Bartolomeo di Marco. Scultore e architetto, n. a Siena il 20 nov. 1455, m. il 23 marzo 1515. Dimorò in Urbino da quando vi si era trasferito Francesco di Giorgio Martini (1477); ebbe qualche parte nella decorazione interna del palazzo Ducale; come architetto del Magnifico Pandolfo Petrucci, tiranno di Siena, scesse la chiesa e il convento di S. M. Maddalena a Porta Tufi (ca. 1484, distrutti nel 1526), attese all'ampliamento della chiesa e del convento di S. Bernardino all'Osservanza ed esegui il Palazzo del Magnifico.

Delle sculture ricordate da Sigismondo Tizio rimangono solo la statua lignea di S. Vincenzo Ferreri in S. Spirito, quella in terracotta di S. Sigismondo nella sacrestia del convento del Carmine, e gli elegantissimi bracciali bronzzi all'esterno del Palazzo del Magnifico, mentre sono andati quasi completamente distrutti per bombardamento (1944) i tondi in stucco con Evangelisti, dottori della Chiesa e santi Francescani della basilica dell'Osservanza. Tuttavia, gli possono essere con buona probabilità attribuiti il sepolcro marmoreo a G. B. Tondi (m. nel 1512) nell'atrio dello Spedale della Scala; il grande Campianto sul Cristo morto, in terracotta, nella sacrestia dell'Osservanza; le statue in terracotta di S. Lucia e S. Niccolò nell'Oratorio di S. Lucia, e quella lignea di s. Niccolò da Tolentino in S. Agostino. E il più caratteristico rappresentante del gusto e della cultura artistica in Siena ai primi del sec. xvi. Vedi tav. XLVI.

Bibl.: P. Schubring, Die Plastik Sienas im Quattrocento, Berlino 1907, pp. 203-22; Venturi, VIII, t. pp. 883-93.

Enzo Carli
COZZARELLI, Guidoccio. - Pittore e miniatore senese, documentato dal 1450 al 1516.

La sua prima opera firmata è una tavola con la Madonna in trevo, r. Gerolamo e il b. Giov. Colombini del 1482, nella pinacoteca di Siena (n. 167); ma tra i dipinti che meglio lo rappresentano sono due tavole nella chiesa de Minori osservanti di Sinalunga, raffiguranti l'una una Madonna tra angeli cosi i ss. Sienone e Treddeo (doc. al 1483) e l'altra il Battesimo di Cristo, firmato e datato 1486. In esse il C. si rivela stretto seguace di Matteo di Giovanni, con il quale talvolta è possibile confonderlo: ma le sue figure sono più rigide, con panneggi angolosi, le ombre pesanti e il colorito assai meno vivace.

Bibl.: P. Schubring, Die Plastik Sienas im Quattrocento, Berlino 1907, pp. 201-202; E. Jacobsen, Das Quattrocento in Siena, Strasburgo 1908, pp. 63-67; B. Berenson, Essays on Sienese Painting, Nuova York 1918, p. 81 sgg.

Federico Tailites
CRACIUN. - Nome del Natale in romeno, di origine senza dubbio romanza, benché non ancora accertata (Cristo+ajun, "digiuno» o "vigilia»?). Il termine penetrò più o meno in tutte le lingue circostanti e persino nel vecchio russo, ma specialmente in ungherese (Karácsony). Nel folklore romeno, il "Vecchio C." è quell'ospite ricco e avaro di Betlemme che prestò la sua stalla per la nascita di Gesù e la cui figlia venne guarita.

CRACOVIA, ARCIDIOCESI di. - In Polonia (Kraków) fondata nel 1000, metropoli dal 1925. Diocesi suffragance: Częstochowa, Katowice, Kielce, Tarnów. Primo vescovo: Poppon. Dal 1484 i vescovi portano il titolo di principe.

Superfice: 8127 kmq.; ab. 1.250 .000 , di cui cattolici 1.241 .794 ; parrocchie 307 ; chiese 650 ; case religiose: maschili 63 , femminili 227 ; istituti di educazione: maschili 4 , femminili 21. Durante l'ultima guerra furono distrutte 3 chiese, chiuse per sempre 30. Centri di pellegrinaggi: Kalwaria Zebrzydowska e Moglia. C. fu la capitale di Polonia fino al 1596 e dal sec. xiv la citrà dove si incoronavano i re di Polonia. L'Accademia (Università) fu fondata nel 1364. La cattedrale di Wawel è per la maggior parte gotica del sec. xiv, ma ha elementi del sec. xi, 17 cappelle in stile rinascimento e rococò. Nella Cattedrale sono arazzi conquistati da Sobieski a Vienna (1683), monumenti sepolcrali dei vescovi di C., del re Casimiro dei Jagelloni, opera di Veit Stoas, polonizzato in Wit Stwosz (14501533); nei sotterranei le tombe dei re di Polonia. Chiese notevoli : della Madonna (1226-1397), con l'altare, capolavoro di Wit Stwosz; di S. Floriano del 1184; di S. Adalberto, dove il Santo predisava nel 984 , rifatta nel 1161; di S. Michele Arcangelo «na Skalce» del sec. xi, dove perì s. Stanislao Szczepanowski; dei SS. Pietro e Paolo del sec. xiv. Santi e besti della diocesi: f. Bronisława (12051259), b. Salomea (1202-68), s. Cunegonda (1224-92), s. Jan Kanty (G. Canzio), professore dell'Accademia (13971473), b. Szymon e Lipnicỵ, m. nel 1482. Vescovi eminenti : s. Stanislao Szczepanowski (1035-79), le cui reliquie

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![img-20.jpeg](img-20.jpeg)

Cracovia - Veduta generale di C. ai tempi di V. Stoss e di N. Copernico, inserita nel Chronicon Mumbi di Hartman
sai venerano nella Cattedrale: b. Wincenty Kadlubek (11601223), primo cronista nazionale di Polonia; Zbigniew Oleśnicki (1389-1455), primo cardinale di Polonia. I cardd.: Federico, figlio del re Casimiro dei Jagelloni (1468-1503), Jan Albert, figlio del re Sigismondo III (1612-34), Dunajewski Albin (1817-1901), Jan Fusyna (1842-1911). A C. visse Jan Dlugosz, nominato arcivescovo di Lwów, autore delle Historine Poloniche (14151480). Allievo dell'Accademia di C. fu Niccolò Copernico (1473-1543). - Vedi tav. XLVII.

BibL.: M. Pirszynski, Statystyha Kościola Katalichiego w Polsce, in Homo Dei, Breslavia 1946, n. 2, pp. 80-82; id., Seminaria duchowne w Polsce, ibid., ivi 1948, n. 1, p. 84; id., Ze Statystyki Kościola w Polsce, ibid., ivi 1948, n. 4 pp. 464-67; n. 3, pp. 278-79; W.Abraham, Organizacja Kościola w Polsce do polowy wieku XII, Leopold 1893, p. 36; X. M. Buliński, Historia Kościola Polskiego, I, Cracovia 1873, pp. 79, 213226, 430-37, 439-42, 446, 449-51; II, pp. 139-51, 166, 283, 342-43; III, pp. 211-12, 219-20, 231-36; J. Dlugosz, Opera omnia, I, ivi 1867, pp. 183-336, 383, 387, 396, 398-399, 423-429; II, pp. 147, 308, 333-41; III, p. 202; L. Letowski, Katalog Bishopdus, Praksisio i Kanonihdus Krakowskich, ivi 1852, I, pp. 29-46, 93-116, 116-36, 370-408; II, pp. 44-58, 186-94, 234-37; Nowodworski, s. v. in Encyklopedia Ko. lcielna, XI, 334-338; XII, 248; XXVII, 36-42; A. Biclowski, Monumenta Polonine Historica, Leopold 1872, I, p. 260; II, pp. 191423, 482; A. Thciner, Vetera Monumenta Polonine et Libbuniae, III, Roma 1860, p. 298; X. K. Korczynski, Kazalra Kra. bowska, Cieszyn 1859; M. Walicki i J. Starzyniski, Dzieje Sztuki Polskiej, Varsavia 1936, pp. 20, 97, 112-13, 164-67; M. Bobrzynski, Dzieje Polski w zarysie, I, ivi 1927, p. 76; I. Chrzanowski, Historia Literatury Polski Niepodległej (965-1795), ivi 1930, pp. 16, 18, 47; S. Orgelbranda, s. v. in Encyklopedia Powszechna, IV, 334-35; XI 445-46; XV, 835 sgg.

Adamo Macieliński
CRAMER, Wilhelm. - Autore di libri d'educazione popolare e di teologia pastorale, n. a Oelde (Westfalia) il 3 marzo 1815, m. a Münster il 15 marzo 1903; sacerdote nel 1838, parroco-decano a Dülmen (1850), reggente del seminario a Münster (1864), poi decano del Capitolo diocesano e vescovo coadiutore (1884).

Con alcuni amici fondò nel 1852 la rivista missionaria Katholische Missionsblätter di cui fu redattore-capo per più di 40 anni. Opere principali: Die christliche Mutter (Dülmen 1872; 28a ed., ivi 1899); Der christliche Vater (ivi 1873); Das Kirchenjahr oder Betrachtungen auf alle Tage des Kirchenjahres... (2 voll., Münster 1877-78); Der apostolische Seelsorger (Dülmen 1890); Die ersten Jahre im Lehrerdersfe (Münster 1898).

BibL.: W. Heinsius, Allgem. Bücherlex., VIII, p. 337; IX, p. 278; X, p. 307; XVIII, p. 300; necrologio in Liter. Handwatter, 1903, p. 570 sgg.

Anselmo Musters

CRAMER, Wilhelm. - Scrittore ascetico popolare, n. a Geseke (Westfalia) il 25 sett. 1845, sacerdote nel 1869, parroco a Hohenwepel e poi a S. Vit (presso Wiedenbrück) sino al 1910, m. a Geseke il 15 ott. 1916.

Pubblicò vari libri e opuscoli religiosi, semplici di stile ma profondi d'idea e di sentimento. Dal 1873 al 1883 fu redattore della rivista mariana Marienblüten e dal 1898 al 1907 del Sendbote des hl. Antonius.

Opere principali : Feuer und Schwert (Dülmen 1870); Muttergottes Gebetbuch (ivi 1873); Die deutschen Pilger an den französischen Gundenstätten N. D. des Victoires, Issoudun, Lourdes und Paray-le-Moutot (Berlino 1875); Die Erscheinungen und Heilungen in Marpingen (Würzburg 1876); Der hochheilige Rosenkranz (Münster 1879); Der grosse Tag ist das Gebetbuch für erste Communion (Dülmen 1879); Vor Gott. Vollständiges Gebetbuch (ivi 1888); Auf der Eisenbahn (ivi 1891).

BibL.: W. Heinsius, Allgem. Bücherlex., VIII, p. 337; X, p. 307; XVIII, p. 300; A. Groetcken, s. v. in LTbK, III, col. 70.

Anselmo Musters
CRAMPON, Joseph-Théodore-Augustin. - Esegeta francese, n. a Franvillers (diocesi di Amiens) il 4 febbr. 1826, m. a Parigi il 16 ag. 1894. Nel seminario di S. Sulpizio a Parigi ebbe come professore di lingua ebraica il celebre Le Hfr. Più che all'insegnamento dedicò la sua vita alla pubblicazione di varie opere, come il commentario della S. Scrittura di Cornelio a Lapide (21 voll., Parigi 1857-63), l'Explanatio in Psalmos di s. Roberto Bellarmino, alla quale aggiunse una nuova versione latina dall'originale ebraico (ivi 1861), il commentario di Baltassare Cordier su Giobbe (ivi 1861), ecc. La sua opera principale fu la traduzione di tutta la Bibbia dai testi originali, con introduzioni e note. Fu il primo lavoro del genere di un cattolico (salvo due tentativi senza seguito in Germania), dal Concilio di Trento in poi.

Il C. poté però pubblicare soltanto la sua traduzione con note del Pentateuco (Tournai 1894); il resto del Vecchio Testamento uscì a cura di alcuni padri della Compagnia di Gesù professori di S. Scrittura, fra i quali J. Corluy (ivi 1898-1904). Quanto al Nuovo Testamento, fu semplicemente riveduta la versione della Volgata che il C. aveva pubblicata a Tournai nel 1885. Un'edizione della traduzione del C. con poche note, uscita in un volume nel 1905, fu più volte aggiornata e perfino integralmente

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rifatta negli anni 1923, 1930, 1938; è molto in uso presso il pubblico colto ed utile agli studiosi.

Bibl.: E. Franqueville, Notice sur M. l'abbé C., Amiens 1894. Stanislao Lyonnet

CRANACH, Lukas il Vecchio. - Pittore, silografo e disegnatore tedesco, n. a Kronach (Franconia) nel 1472, m. a Weimar il 16 ott. 1553, figlio di un pittore Hans C. Poco chiara è tuttora la sua formazione artistica: solo dopo che fu chiamato alla corte di Federigo di Sassonia ( 1504 ), si può seguire lo sviluppo della sua operosità. Ciononostante la sua attività dal 1500 al 1504 è la più interessante; le sue opere di quel tempo lo dimostrano dotato di grande temperamento, predecessore dell'Altdorfer (v.), paragonabile come appassionato colorista allo stesso Grünewald (v.), fondatore del cosiddetto "Donaustil" (v. altdorfer), non esente di influssi da parte del Dürer (v.), ma meno classico di questo.

Forse nel 1498 introprende il viaggio in Austria, veramente importante per lui e per lo sviluppo della pittura danubiana, nel 1503 egli è ricordato a Vienna. Di quest'epoca sono: la Crocifissione dello «Schottenstift» di Vienna (ca. 1500); il S. Girolamo nel museo di Vienna (1502); la Crocifissione della pinacoteca di Monaco (1503); il Riposo durante la fuga in Egitto, di Berlino (1504). Dal 1505 fino alla sua morte fu pittore di corte dell'elettore di Sassonia, e come tale rimase quasi sempre a Wittenberg. Ebbe una vasta bottega, dalla quale uscirono centinaia di opere, talvolta altari di forma rinascimentale, ma di un accademismo sempre crescente e più freddo. Benché amico di Lutero (del quale fece parecchi ritratti) e quasi pittore ufficiale della riforma tedesca, i cui det. cami segui anche nella scelta dei temi religiosi, lavorò contemporaneamente per avversari della riforma, come per il card. Alberto di Brandeburgo. Dal 1520 in poi diventa
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(da M. Kapliski, Story Kraków, Cracovia 1927, p. 52) Cracovia - l'acciata della chiesa di Maria S.ma, fondata nel 1226, con completamenti posteriori.
26. - Enciclopedia Cattolica. - IV.
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(per cortesia del dott. B. Degenhart)
Cranach, Lukas - La Veraine e un decoto. Silografia. Berlino, gabinetto della stampa e disegno.
sempre più difficile di distinguere fra la sua produzione e quella della bottega. La sua attività a Wittenberg viene interrotta dai seguenti viaggi: nel 1508 nei Paesi Bassi; nel 1550-52 (con l'elettore prigioniero) ad Augusta e Innsbruck; nel 1552 ritornò a Weimar. Opere mature e tarde : 1505 Torgauer Altar, Francoforte; 1506 Altare di S. Caterina, Dresda (l'opera sua più famosa); ca. 1520-25 il Crocifisso col card. di Brandeburgo, Monaco; 1534, altare a Meissen; 1530 l'Antoritratto negli Uffizi di Firenze, e un numero sempre maggiore di ritratti e scene mitologiche. Era famoso come incisore e silografo (anche silografie a colori con oro e argento); fu, col Dürer, fra i collaboratori per il Gebetbuch dell'imperatore Massimiliano.

Furono pittori anche i suoi figli: Hans C.: m. giovane nel 1537 in Italia. Lukas C. il Giovane, n. a Wittenberg il 4 ott. 1515, m. a Weimar il 21 genn. 1586. Ambedue sono completamente sotto l'influsso del padre e si distinguono difficilmente fra gli altri membri della bottega. - Vedi tav. XLVIII.

Bibl.: C. Schuchardt, C., Lipsia 1851; F. Flechsig, Cranachstudien, ivi 1900; C. Dodgson, C., A Critical Bibliography, Parigi 1900; H. Michaclsen, C., Lipsia 1902; H. Voss, Der Ursprung des Donaustils, ivi 1906, passim; M. J. Friedlaender, s. v. in Thieme-Becker, VIII, pp. 5-58; C. Glaser, C., Lipsia 1923; M. J. Friedlaender e J. Rosenberg, Die Gemälde des C., Berlino 1932; W. L. Burke, C., in The Art Bulletin, 18 (1936), 125-53; T. L. Girshausen, Die Handzeichnungen C.'s. Francoforte 1936; H. Lilienfem, C., Bielefeld 1942; H. Poese, C., Vienna 1942.

Bernardo Degenhart
CRANGANOR : v. GOA.
CRANIO. - La testa ossea è costituita da due porzioni distinte: il c. cerebrale che contiene l'encefalo (v. cervello) e il c. facciale che contiene vari

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organi dei sensi e gli organi della masticazione. Il c. propriamente detto, o c. cerebrale, è essenzialmente una scatola ossea di protezione per la parte più importante dell'asse nervoso centrale. Perciò il suo studio ha interessato sempre, in modo singolare, dai vari punti di vista, anatomico, fisiologico, antropologico e clinico. Le ossa che lo compongono sono essenzialmente otto: il frontale, l'etmoide, lo sfenoide, l'occipitale, i due parietali e i due temporali. Fra di esse si intercalano però spesso degli ossicini soprannumerari, più o meno numerosi e sviluppati, detti ossa normiane. Queste ossa sono classificabili fra le ossa piatte e sono costituite da due lamine di tessuto compatto, una esterna ed una interna, comprendenti fra loro uno strato di tessuto spugnoso, variabilissimo nello spessore, detto diploe. Il tavolato (o lamina) interno è a contatto dell'encefalo e si modella, a guisa di cera, sopra le sue irregolarità. Perciò i solchi del tavolato corrispondono, come in un negativo,
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sarvate. Per questo anzi gli antropologi si sono trovati di fronte a problemi complessi sulla origine delle forme umane e sulle relative trasformazioni che pure si sono dovuti risolvere attraverso i reperti scheletrici. Il c. naturalmente è stato oggetto della massima parte delle ricerche ed in realtà in esso si rivelano i caratteri di differenziazione più sicuri fra i gruppi più disparati insieme alle tracce della evoluzione filetica realizzatasi nel tempo. Accenneremo ai rilievi più importanti per la classificazione razziale e che servono come presupposto anche per lo studio dei fossili.

Delle singole ossa che compongono il c. si precisa la morfologia in rapporto alle differenziazioni di gruppo o individuali, ma si studia in particolare la forma anche dell'intero c. cerebrale visto secondo determinate norme e di quello facciale nelle sue porzioni essenziali.

La forma del c. cerebrale guardato dall'alto, verticalmente al suo massimo contorno, serve spesso per una buona differenziazione razziale, sia pure con delle riserve rispetto ai primi tentativi di Giuseppe Sergi, che è il geniale iniziatore del metodo. Intorno al 1895 egli distinse le seguenti forme: 1) ellissoide; 2) pentagonoide; 3) romboide; 4) ovoide; 5) beloide; 6) cuboide; 7) sfenoide; 8) sferoide; 9) platicefala. Il Frassetto successivamente le ridusse a 6 , ma sempre seguendo il medesimo principio metodologico di osservazione. Esse comunque dànno una idea del contorno reale del c. (nella norma verticale) e morfologicamente integrano i risultati che si ottengono dallo studio dell'indice cefalico introdotto da A. Roraius (1842). E questo il principale indice craniometrico finora usato, come rapporto percentuale della larghezza massima del c. rispetto alla lunghezza. Se ne usano altri che prendono in considerazione l'altezza o altre combinazioni di misure, ma le differenze razziali sono sempre più notevoli nella norma di osservazione suddetta. In base all'indice cefalico (o cranico, come più propriamente si dice, se determinato sui resti scheletrici) si usa la seguente classificazione di valori (e quindi di forme): dolicocefali (c. lunghi) con indice fino a 74,9 ; mesocefali (c. di lunghezza media) con indice da 75 a 79,9 ; brachicefali (c. corti) con indice da 80 in su. Ma anche questa classificazione ha evidentemente uno scopo solo indicativo. I limiti fra le suddette forme sono arbitrari e in pratica, a parte gli ibridiani e le mescolanze, non si trova mai una razza costituita da individui appartenenti ad una sola categoria di indice. In natura non si è osservata una discontinuità del genere se non approfondendo molto più l'analisi dei singoli caratteri determinanti le forme complessive. Va accennato comunque che gli studi moderni, pur non rinunciando all'utilità diagnostica degli indici cranici in genere, cercano di risolvere i problemi della classificazione senza ricorrere ad arbitrarie suddivisioni del campo di variabilità naturalmente presentato da singoli gruppi. Si approfondisce anzi sempre più lo studio di questa variabilità, sia con rappresentazioni grafiche, sia con adatti metodi statistici di elaborazione del materiale.

Un esempio. Si pone in un grafico cartesiano orto-

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Cranio - Esempi di variazione del orngnatismo facciale in due c. africani (schemi dedotti da figure di De Quatrefages e Hamy). A) C. prognato, negro del Congo: B) C. ortognato comitico. L'orientamento dei due soggetti è basato sul piano orbito-auricolare della Convenzione tedesca.
genale sulle ascisse una scala di possibili valori dell'indice cranico, sulle ordinate una scala di frequenze individuali. Ponendo i dati di due gruppi umani su detto grafico, si ottengono delle spezzate che, qualora con un artificio aritmetico le medie di gruppo vengano sistemate sulla stessa verticale e le aree del grafico restino uguali nella estensione complessiva, rappresentono la reale variabilità individuale comparabile nelle categorie o seriazioni messe a confronto. Nella figura annessa la spezzata relativa ai romani mostra l'esistenza di una transcuriazione, e cioè di una mescolanza di due tipi diversi nello stesso gruppo, tipi che, presi singolarmente, presenterebbero una distribuzione monocuspidale. Essi corrispondono all'Homo mediterraneus e all'Homo alpinus (v. nazze umane). La spezzata dei melanesiani rivela anche una eterogeneità del gruppo con presenza dei melanesiani dolicomorfi (costituiti da diverse varietà craniche secondo G. Sergi) e dei melanesiani brachimorfi i quali appaiono come un gruppo mescolatosi secondariamente con quello principale dolicomorfo.

Sui medesimi rilievi metrici del c. ha un particolare valore lo studio delle correlazioni il quale ha messo in evidenza differenze razziali di notevole significato sistematico, mentre ha chiarito differenti comportamenti di diverse regioni craniche. Si è infatti esaminata la correlazione esistente fra lunghezza e larghezza del c. in singoli gruppi di individui (appartenenti a razze più disparate) e si sono trovati determinati valori positivi i quali rivelano che, aumentando la lunghezza, aumenta in media anche la larghezza da un individuo all'altro. Ma lo stesso procedimento applicato alle medie razziali di più gruppi umani ha dato una correlazione nulla e forse negativa. Ciò significa che il rapporto fra le due misure è molto variabile fra razze diverse molto più di quanto non lo sia fra individui della stessa razza. L'importanza del risultato è evidente quando si pensi che invece vi sono diametri cranici (ad es., dello scheletro facciale) che si comportano in maniera del tutto inversa: le differenze razziali nei suddetti rapporti sono molto più piccole rispetto a quelle individuali, in altri termini la correlazione interrazziale è maggiore di quella intrarazziale. E un comportamento del tutto opposto fra rilievi diversi che si è dimostrato solo recentemente per via biometrica contrariamente alle previsioni pessimistiche di vari autori (v. i lavori di A. Sacchetti).

Per gli altri indici craniometrici maggiormente usati come rilievo indiretto di forma vanno ricordati: l'indice vertico-longitudinale (che serve a valutare relativamente l'altezza cranica secondo le categorie di annecefali, ortocefali, ipsicefali), l'indice frontoparietale, l'indice facciale
totale (che serve a valutare relativamente l'altezza facciale secondo le categorie di euniprosopi, mesoprosopi, leptoprosopi), l'indice orbitale (che serve a valutare relativamente l'altezza dell'orloita secondo le categorie cameconchi, mesoconchi, ipsiconchi), l'indice nasale (che serve a valutare relativamente la larghezza dell'apertura nasale secondo le categorie leptorriui, mesorriui, platirriui). Ma ve ne sono alcuni, come l'indice facciale totale, che, mentre è generalmente usato per la differenziazione razziale, oggi si è dimostrato assolutamente inadatto a tale scopo (con i metodi biometrici suddetti) per la sua forte variabilità individuale e quindi il suo scarsissimo valore diagnostico nel campo della sistematica umana. In genere poi questi rilievi metrici vanno sempre integrati con l'analisi morfologica particolare delle singole regioni scheletriche, unitamente allo studio della posizione topografica delle medesime rispetto ai piani fondamentali d'orientamento del c. Su questi ultimi si è esercitata particolarmente l'attività degli antropologi, ad es., per il giudizio di prognatismo degli uomini fossili. Ma i migliori risultati si sono ottenuti su presupposti fisiologici e morfomeccanici.

Nello stesso ordine di ricerche vanno notate quelle tendenti al rilievo delle curve e degli angoli cranici (particolarmente alla base del c., sullo sfenoide, e alla faccia), così come della capacità della scatola cranica sulla quale si sono fatte osservazioni di grande interesse per le corrispondenti induzioni sulla massa del cervello, soprattutto nel caso degli uomini fossili (v. cervello; Paleantropologia). L'angolo facciale più importante è quello che permette il rilievo del prognatismo e che ha dato buoni risultati per la differenziazione razziale. Si noti però che oggi il prognatismo si determina anche in via analitica attraverso lo studio spaziale morfomeccanico dei singoli elementi ossei. Su quest'ultimo accenno va portata particolarmente l'attenzione. Tutta la craniologia moderna tende infatti, oltre che a stabilire il valore sistematico nella differenziazione dei caratteri, a spiegare fisiologicamente e meccanicamente i diversi adattamenti architetturali e strutturali dello scheletro. La funzione della masticazione è evidentemente connessa con l'arcata alveolare e con la sistemazione dei singoli elementi ossei, così come l'architettura della scatola cranica dipende dalla posizione spaziale del temporale che contiene gli organi dell'orientamento. Si è infatti

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Cranio - Norma laterale di un c. esquimese con scarso sviluppo della regione glabellare (da R. Martin). Norma laterale di un c. australiano con forte sviluppo della regione glabellare (da Pöch).
dimostrata questa correlazione dinamica nella craniogenesi con gli studi di G. Sergi sia sugli uomini attuali che su quelli preistorici.

Tale analisi della posizione e forma delle singole ossa in rapporto al solido cranico in generale ed ai suoi piani fisiologici d'orientamento si persegue con determinate tecniche e apparecchi appositamente costruiti (v. antropologia). Nelle figure annesse si ha l'esempio di studio del mascellare isolato rispetto ai piani fondamentali, e gli schemi geometrici corrispondenti, sovrapposti fra loro, fanno vedere chiaramente le differenze ricercate con una possibilità di più razionale interpretazione. Va notato in proposito che i punti di riferimento di ogni osso sono quelli architetturalmente più importanti nella craniogenesi.

Nelle figure annesse si possono vedere esempi notevoli di differenze razziali per varie altre caratteristiche del c. umano.

Vi sono poi differenze morfologiche e strutturali in dipendenza del sesso le quali permettono di distinguere il c. maschile da quello femminile anche nella stessa età. Il c. femminile si dice che conserva in genere un complesso morfologico di maggiore infantilità che lo rende più delicato e sottile di quello maschile. Esso è infatti anche più piccolo, leggero, le creste ossee per le inserzioni muscolari sono meno rilevate, le sprofisi mastoidee più piccole, la fronte è più arcuata dalla forma bombée che richiama quella dei fanciulli, le bozze frontali e parietali sono più sviluppate, i margini superiori delle orbite più netti, quasi taglienti, il volume complessivo della scatola cranica è minore, ecc. Naturalmente tutti questi caratteri tipici servono nella normalità dei casi, ma l'antropologo può trovarsi di fronte ad eccezioni per le quali la diagnosi resta molto incerta se non impossibile. Vi sono dei casi infatti in cui c. femminili presentano caratteristiche di robustezza del tutto simili a quelle maschili, tanto da non poter essere distinte, mentre vi sono casi di c. maschili con caratteri delicati che si confondono del tutto con i corrispondenti caratteri dell'altro sesso. La norma però è quella indicata.

Lo sviluppo del c. attraverso le età della vita è stato ugualmente studiato in modo che l'esame di vari caratteri permetta una buona diagnosi di età da parte dell'antropologo. Particolarmente notevoli sono le trasformazioni della vòta cranica nel bambino per i processi di ossificazione ai quali si assiste dopo la nascita, in seno al cosiddetto c. membranoso, il quale è costituito dal tessuto fibroso della
vòlta, mentre la base cranica è ben presto, durante il periodo embrionale, costituita da cartilagine (plocca basilare di Rölliker). Nel c. membranoso del bambino (periodo fontaneliare) si osservano numerosi punti di ossificazione che gradatamente vanno a costituire le ossa della vòtta. Ne consegue che gli angoli dei pezzi cranici, più lontani dai suddetti centri di ossificazione originari, sono gli ultimi ad essere colmati dalla sostanza ossca. Perciò le regioni corrispondenti ricevettero il nome di fontanelle. Esse interessano cosi l'ostetrico per le sue diagnosi prenatali, come l'antropologo che osserva i diversi comportamenti di sviluppo nelle razze le più disparate. Con la scomparsa delle fontanelle per completa ossificazione della vòtta, i margini delle singole ossa assumono una forma dentellata che permette una specie di compenetrazione reciproca ad intarsio degli elementi contigui. La complicazione di queste dentellature in corrispondenza delle cosiddette suture del c. è diversa da regione a regione, ma va in genere aumentando attraverso le età secondo tempi diversi, però, nei diversi gruppi razziali. Tutti questi elementi sono preziosi per le diagnosi di età dei soggetti. L'antropologo specializzato sa comunque distinguere i casi non rari di anormale obliterazione delle suture come ultimo termine della sinostosi. La membrana resiñusta in corrispondenza delle suture è infatti gradatamente invasa da tessuto osseo (come prima le fontanelle), per cui i diversi pezzi del c., sia pure in momenti diversi, vengono a saldarsi fra loro completamente. Bisogna naturalmente distinguere anche in questo un processo fisiologico normale il quale conduce al quadro del c. classico di vecchio, costituito da un solo pezzo osseo, da un processo patologico che può persino condurre a forti anomalie di forme craniche (microcefalia, scafocefalia, plagiocefalia, ecc.). Si è discusso anche, in proposito, se un diverso procedere della obliterazione delle suture craniche possa spiegare le diverse forme cefaliche secondo, ad es., gli schemi di G. Sergi. Ma forse si tratta di uno solo dei fattori dinamici della craniogenesi delle forme, fattore che comunque puó illuminarci quando vogliamo interpretarne la natura e le cause biologiche prossime, almeno per singoli gruppi etnici.

In conclusione il c. umano si differenzia nelle età, nei sessi, nelle razze, secondo modalità che sono tuttora oggetto di studio con i metodi moderni dell'analisi statistica ed antropologica. Molto spesso le ultime differenze razziali non si sono spiegate nella loro natura e non se ne conosce l'evoluzione temporale. Mancano i cosiddetti anelli di congiunzione

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fra le diverse forme. I problemi comunque si vanno approfondendo e lo studio tende sempre più a chiarire le modalità di comportamento dei caratteri singoli attraverso le generazioni, cosi come nei casi di meticolato o ibridismo e quelli delle più disparate influenze ambientali. Il problema delle mescolanze razziali è fondamentale e spiega spesso la genesi delle nuove forme. Particolari mistioni di tipi diversi servono a volte come indiretta esperienza per vedere l'adattamento architetturalc di determinate strutture oase (l'esempio della figura dove sono sovrapposti due schemi di mascellare in individui Arbore è servito appunto, in sede di studio, per la spiegazione del metamorfismo facciale di quelle popolazioni che vivono sul lago Stefania al limite di abitato del mondo negro con quello camitico, in cui viceversa dominano le forme facciali curopee). Infine i problemi della plasmabilità dei caratteri in funzione dell'ambiente sono stati anche oggetto di studio nel caso del c.,