volume-04

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co a Perugia del sec. xIII, ad Ancona nella "c. delle lacrime" del duomo. Nelle Marche si trova una c. notevole a tre navate a Offida nella chiesa di S. Maria della Rocca e molte se ne trovano nelle Puglie come nel S. Nicola di Bari del sec. xir, nella cattedrale di Bitonto pure del sec. xir, nel duomo di Trani dei secc. xirxiri, la cui c. è attribuita all'alto medioevo, ed è degna di memoria per essere completamente scavata nella roccia anziché costruita. Sono ancora da ricordare la c. bizantineggiante detta la grotta della Candelora a Massafra e la piccola c. di S. Stefano a Vasta, oltre la c. della cattedrale di Otranto del sec. xi. Ma più che altrove l'organismo della c. si sviluppa nell'Emilia, dove nel duomo di Piacenza si contano ben cento colonne a sostegno delle vòtte. Questa successione di navate - nella c. del duomo di Parma (sec. xII) se ne hanno undici - scandite da colonne e coperte da vòtte a crociera, richiama alla mente l'interno delle moschee con la differenza che in queste ultime la copertura è costituita da semplici vòtte a botte.

Come già le c. semianulari avevano introdotto nelle chiese nuovi elementi scenografici, quali scale e recenzioni derivanti dal dislivello, cosi nei monumenti più evoluti, a partire anche dal sec. IX, l'interno della chiesa si arricchisce di scalee ben più grandiose di quelle (duomo di Parma) e di un elemento affatto nuovo cioè dei pontili: di una serie di archeggiatura cioè che pongono in comunicazione l'aula della chiesa con la c., che sostengono il pavimento sopraderato del transetto e del presbiterio come nell'esemplare grandioso e caratteristico del duomo di Modena del sec. xir (Lanfranco) o l'altra già ricordata, del S. Zeno di Verona o in Toscana Nel duomo di Fiesole o nella badia di S. Godenzo.

Nel sec. xir l'uso della c. va scomparendo. Nei secoli successivi ci si limiterà a trasformare le c. preesistenti, che soprattutto nel 'boo muteranno l'originario carattere di austerità con rivestimenti di marmi policromi e stucchi. Raro e sontuoso esempio di c. costruita ex novo nel '600 è quella dei SS. Luca e Martina (Roma), eretta da Pietro da Cortona quando fu ritrovato il corpo della Santa (1634) e dello stesso la c. di S. Martino ai Monti, anche a Roma.

Con il nome di "c. eremitiche" si indicano le grotte naturali o adattate, che furono dimora di monaci basiliani nell'Italia meridionale dal sec. XI al xiri, e che non presentano
alcun carattere architettonico, ma sono spesso decorate di interessanti affreschi bizantini. - Vedi tavv. LIII-LIV.

Bial.: Fr. Wieland, Meuso und Confessio, Monaco 1906; H. Lederen, Confessio, in DAEL, III, II, coll. 2503-2508; A. Grabar, Martyrium, I, Parizi 1946, passim.

Bruno Maria Apolloni Ghetu
CRIPTO-CALVINISTI (PilipPistI). - Sono cosi chiamati i seguaci di Filippo Melantone (14971560). Questi, infatti, benché tanto unito con Lutero, pure non consentiva con lui in tutte le sue dottrine, e dopo la morte del maestro, mosso dal desiderio di metter d'accordo luterani e calvinisti, si mostrò favorevole ad alcune dottrine calviniste. Contro lui e i suoi seguaci, chiamati c.-c. o f., insorsero i luterani rigidi o puri, capeggiati da Flacio Illirico, da Amsdorf, ecc., i quali si fecero forti all'Università di Jena; i c.-c. ebbero come guida oltre il Melantone, il Major, Minius ed altri, ed il loro centro fu l'Università di Wittenberga.

La controversia fu accanita soprattutto dalla parte dei luterani rigidi che difendevano le dottrine più ardite di Lutero, quali la ubiquità del corpo di Cristo, la consustanziazione, ecc. La Formula Concordiae (v. confessioni di FEDR) del 1576 portò qualche specie di tregua, ma la pace fu di nuovo turbata nella Sassonia durante il governo dell'elettore Cristiano I ( 1586 -91) e del suo cancelliere Nicola Krell (1550 ?-1601), che vi stabilirono di nuovo il criptocalvinismo; però il tutore del giovane elettore Cristiano II (1591-1611) ebbe cura di sradicarne fino gli ultimi resti e di introdurre di nuovo il luteranesimo estremo.

Bial.: J. A. Dorner, History of Protestant Theology, particularly in Germany, 2 voll., Edimburgo 1871 ; Ph. Schaff-J. Herzog, Encyclopaedia of Religious Knowledge, 4 voll., Nuova York 1801; Ph. Schaff, The Creole of Christendom, 3 voll., ivi 1877; G. Wilson, Philip Melanchton, Londra 1897. Camillo Crivelli

CRIPTORCHIDIA. - Mancata discesa d'uno o d'entrambii testicoli, cosi da apparire assentif(epurxóç= nascosto, 295/9=testicolo); il difetto è congenito, spesso famigliare ed ereditario (frequenza 1 \% nell'adulto). L'organo completamente ectopico è più o meno atrofico e sempre non funzionante nei riguardi della formazione del seme (spermatogeneo), pur presentandosi integro e attivo il tessuto ormonico interstiziale. Per ciò, il criptorchide bilaterale presenta, per lo più, gli altri caratteri sessuali primari e secondari e la potentia coeundi normali. Secondo il diritto canonico va considerato impotente, qualora incapace di emettere un "vero seme".

A seconda dei casi, l'intervento chirurgico o le irradiazioni del timo o l'opoterapia (ipofisi anteriore, estratti testicolari) praticate verso gli 8-9 anni, prima che l'organo abbia subito gravi alterazioni, è capace di salvare l'integrità fisica e la funzione spermatogenetica della glandola.

Bial.: N. Pende, Criptorchidismo, in Enc. Ital., XI (1031), p. 910; M. Messini, Terapia clinica, II, Torino 1944, p. 1748; F. M. Cappello, De matrimonio, 5^{2} ed., Torino 1947, nn. 348-49. Giuseppe de Ninno

CRISANTO e DARIA, santi, martiri. - Sembra siano stati uccisi nel corso del sec. III o al principio del Iv.

La loro Passio (BHL, 1787) fa D. moglie di C., ma non dà alcuna indicazione circa il giorno del loro martirio. Nel Martirologio geraniniano i due martiri sono ricordati esplicitamente al 12 ag., al 29 nov. e al 20 dic. (Martyr. hieroxymianum, pp. 436, 626, 655), nei calendari mozarabici invece solo al 12 e al 13 ag. (cf. M. Férotion, Le liber ordinum en usage dans l'Eglise gothique et mascarabe d'Espagne du Ve au Xle siècle, Parigi 1904, pp. 474-75). Nel Sacramentario gelosiano antico il loro natale è celebrato il 29 nov. insieme con Saturnino, Mauro ed altri. La data del 12 ag. fu conosciuta da Gregorio di Tours che ne espose in versi l'ultima parte della Passio (De gloria martyrum, 37). La loro Passio fu edita negli Acta SS. Octobris, IX, Parigi 1869, pp. 437-95, giorno

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(fot. Gudiol, Barcellona)
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(fot. Alinari)
In alto: CRIPTA DELLA CATTEDRALE DI VICH (sec. x-xi) - Spagna. In basso: CRIPTA DELLA CHIESA DI S. PIETRO A TUSCANIA (sec. xil).

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In alto: CRIPTA DELLA BASILICA DI S. ZENO MAGGIORE (sec. xir-xiII) - Verona. In basso: CRIPTA DELLA CATTEDRALE DI OTRANTO (sec. xi con capitelli del sec. vi).

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A sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. CRISOGONO, su disegno di G. B. Soria (1626). Campanile del sec. xII - Roma. A destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. CRISOGONO. Ciborio dell'altare maggiore di G. B. Soria - Roma.

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(fot. Altnari)
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(fot. Altnari)
In alto a sinistra: STATUETTA DELLA VERGINE INSERITA IN UN CRISTALLO DI ROCCA, incisa e montata con smalti bizantini (sec. xir-xiII) - Venezia, Basilica di S. Marco, Tesoro. In alto a destra: PIATTO IN CRISTALLO DI ROCCA con figurazioni del Diluvio e dell'arca di Noè (sec. xvi) - Firenze, Museo degli Argenti. In basso: CASSETTA IN CRISTALLO DI ROCCA con scene della Vita di Cristo. Opera di Valerio Belli (1532) - Firenze, Museo degli Argenti.

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nel quale sono ricordati un gruppo di 62 martiri nel Martirologio gerouimiano sepolti nel cimitero di Trasone sullaSalaria. Sul loro sepolcro, abbellito da Damaso, l'abate Giovanni raccolse gli olii, al tempo di s. Gregorio Magno ( 590 604), e li portò alla regina Teodolinda. I tre itinerari del viI sec. (Notitia ecclesiarum, De locis, Notitia portarum: ed. R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico dello città di Roma, II, Roma 1942, pp. 76, 116, 144), ricordano i sepolcri dei due martiri sulla Salaria nova in una chiesa prossima a quella di S. Saturnino, chiesa restaurata da Adriano I (772-95; Lib. Pont., I, p. 509).
C. e D. sono raffigurati in Ravenna nei medaglioni musivi del sec. vi nella cappella di S. Pier Crisologo, ora antirescovile, e nelle due processioni di martiri in S. Martino, in cueto aureo (oggi S. Apollinare nuovo).

Bib.: H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{2} ed., Bruxelles 1933, pp. 273-74, 327; A. Ferrus, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 187-88. Enrico Josi

CRISIO, diocesi di: v. križevci, diocesi di.
CRISIPPO di Gerusalemme. - Prete di Gerusalemme del sec. v, scrittore e oratore insigne, n. prima del 409, m. nel 479. Originario di Cappadocia, C. andò in Palestina con i suoi due fratelli maggiori, Cosma e Gabriele, tra gli anni 425 e 430 ed abbracciò con essi la vita monastica nel convento di S. Eutimio. Dapprima economo della laura, ordinato prete verso il 455 , successe a suo fratello Cosma nella carica di stauroplylax (cioè guardiano della santa Croce nella chiesa del Santo Sepolcro, l'Anastasis, di Gerusalemme), quando questi divenne metropolitano di Scitopoli. Egli occupò questa carica fino alla sua morte.

Secondo Cirillo di Scitopoli, Vita di Saut Eutimio, ed. J. B. Cotelier, Mommema Graeca, IV, 30, 42, 45, 67, 76, egli compose numerosi scritti, che si riducono presentemente a 4 omelie o panegirici : 1) Elogio di Santa Maria, Madre di Dio, composto per la festa mariale primitiva, la domenica prima di Natale, pubblicato con traduzione latina nell'Anctarium di Fronton-le-Duc, t. II, Parigi 1624, pp. 424-30, ripubblicato con correzioni da M. Jugie, Patrologia orientalis di R. Graffin, XIX, Parigi 1925, pp. 336- 43; 2) Panegirica di s. Teodoro Tiren, ed. A. Sigalas, nel Byzantinisches Archio, VII, Lipsis 1921; 3) Panegirica dell'arcangelo Michele, ed. A. Sigalas, in BuÇevtuvsi Izoubsi, 3 (Atene 1926), pp. 85-93; 4) Panegirica di s. Giovanni il Precursore, ed. A. Sigalas, nei By-zantinisch-neugriechische Jahrbücher, Berlino e Atene 1937.

Combefis aveva già pubblicato una traduzione latina di quest'opera nella sua Bibliotheca Patrum concionatoria, VII, Parigi 1662, pp. 803-808.

Bibl.: Cirillo di Scitopoli, Vita di s. Eutimio, loc. cit.: S. Vellé, Chrysippo de Jérusalem, in Revue de l'Orient chrétien, 10 (1909), pp. 96-99. Solo recentemente i patrologi hanno cominciato a fare menzione di C. L'Elogio di S. Maria, doveva essere pubblicato nel t. CLXII della PG, che fu distrutto dall'incendio : cf. Ch. Martin, Mélanges d'homilétique byzantine, in Revue d'histoire ecclésiastique, 35 (1939), pp. 56-60. Martino Jugie

CRISMA. - Fin dal sec. v i Greci solevano mescolare all'olio santo sostanze aromatiche e i Latini, poco più tardi, il balsamo (v.). Così il C., detto dai Greci Myron, è una miscela d'olio e di balsamo.

Nella sua consacrazione che il vescovo fa solennemente nella Messa di Giovedi Santo (cf. anche CIC, can. 734), si recita una eucaristia, cioè una preghiera di ringraziamento, a modo di Prefazio; ed è perciò che anticamente fu chiamato olio d'eucaristia (Didachè, nuovo frammento; S. Ippolito, Traditio apostolica, II, 109, ed. Funk, Tubinga 1902). Come effetto della consacrazione è rilevata la positiva santificazione e l'inabitazione dello Spirito Santo nell'anima. Il C. si usa nel Battesimo, nella Cresima (cf. anche CIC, cann. 780-81), nella consacrazione del vescovo, della chiesa, dell'altare, del calice e della patena, nella coronazione dell'imperatore o del re, perfino nella benedizione delle campane. Esso simboleggia la comunicazione della grazia (Catechismus Romanns, p.II c. 3, n. 6). Il C. deve essere rinnovato ogni Giovedi Santo, e conservato in vaso apposito.
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(fol. Alinari)
Crisogono, santo - Tavola attribuita a M. Giambono (ca. 1430). Venezia, chiesa dei SS. Gervasio e Protasio.

Bibl.: F. Cabrol, Huile, in DACL. VI, 2777-91; A. Franz, Die kirchlichen Benediktionen im Mittelalter, I. Friburgo 1909, pp. 335-61; L. Eisenhofer, Compendio di Liturgia, Torino 1940, p. 49; Ph. Oppenheim, Ins liturgiae baptismalis, ivi 1942, pp. 164-70; Ph. Hofmeister, Die heiligen Öle in der morgen- und abendländischen Kirche, Würzburg 1948. Filippo Oppenheim

CRISOGONO, santo. - Martire, festeggiato il 24 nov. La sua storia, secondo la Passio, è unita a quella di s. Anastasia. C. non è né romano né di Sirmio, bensì di Aquileia. Difatti la Passio per collegarsi all'elemento del martirio, deve dichiarare che fu decapitato ad Aquas Gradatas, presso Aquileia. Il suo corpo fu gettato nella tenuta ad Saltus (BHL, 1795; H. Delehaye, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, pp. 151-52; Martyr. Hieronymiamim, pp. 618-19).

Può darsi che questo C. sia, come pensò P. Paschini, (La Chiesa aquileiese e il periodo delle origini [Udine 1919, p. 60]), seguito da F. Lanzoni (p. 870), il vescovo di Aquileia antecessore di Teodoro, e quindi morto non dopo il 314. Ma il titolare del titulus Chrysogoni di Roma dovett'essere in origine ben distinto e solo in un secondo tempo assimilato all'aquileiese. La stratificazione archeologica di questo titolo ci mostra un fondaco o una casa non certo patrizia della popolare regione trasteverina. Il nome del "conditor tituli» accenna con molta probabilità ad uno dei tanti orientali che risiedevano nella zona. Il titolo appare nelle sottoscrizioni conciliari del 499 e del 595. Esso era in relazione con il cimitero di S. Pancrazio. Prima fu ospitato in un ambiente ad aula unica. Poi ebbe varie trasformazioni, forse nel sec. v. Fu dotato di una confessione. Ebbe importanti pitture (strati dal sec. viI al x). Nel 1123 fu costruita la nuova imponente chiesa a più alto livello. - Vedi tav. LV.
Bibl.: F. Lanzoni, I titoli presbiterali di Roma cristiana antica nella storia e nella leggenda, in Riv. di Arch. cristiana, 2 (1925), pp. 58-9; 232-33; M. Mesnard, La basilique de S.

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(da Breve des Etudes grevants, I [1607]
Crisolóra, Manuele - Ritratto con la scritta a Maestro M. che inscgnó grammatica greca, in Firenze 1406 r. Disegno a penna di ignoto del sec. xv - Parigi, Louvre, coll. dei disegni n. 9849 .

Chrysogone á Rome. Città del Vaticano 1935: R. Krautheimer, Corpus basilicarum Christianarum Romae, I, fasc. III. Città del Vaticano 1940, pp. 144-64.

Carlo Cecchelli
CRISOLOGO, Pietro, santo: v. pietro crisologo, santo.

CRISOLÓRA, MANUEle. - Umanista greco del sec. xiv-xv, n. a Costantinopoli verso il 1350, m. a Costanza durante il Concilio il 15 apr. 1415. Fu il primo greco che tenesse cattedra della sua lingua in Italia. Sbarcò una prima volta a Venezia ca. il 1394 1395 a con la missione di sollecitare contro i Turchi l'aiuto della potente Repubblica». Nel marzo del 1396, auspice Coluccio Salutati, fu chiamato a leggere grammatica e letteratura greca a Firenze dove rimase fino al 1400 . Virtualmente gli umanisti italiani furono un po' tutti discepoli suoi, sia perché per un pezzo impararono il greco sulla grammatica, in forma di domande e risposte (Erotemata) ch'egli compilò allora, sia perché la traduzione in latino dagli autori greci, missione e ansia del sec. xv, prese le mosse dalla sua scuola.
"Il C. - dice un suo studioso - ha una vera e propria sua teoria dell'arte del tradurre : si preoccupa si di conservare la fedeltà al testo greco, ma anche di rispettare le esigenze del latino, informandosi cosi a un sano criterio artistico ". Da Firenze si trasferi a Milano per invito di Giangaleazzo e del suo imperatore Manuele II Paleologo, che gli affidò diverse ambascerie presso i sovrani occidentali per ottenere aiuto contro i Turchi. Lo si vide successivamente a Genova, a Londra, a Parigi, a Roma, dove il Papa lo incaricò di un messaggio al patriarca ecumenico Matteo I (m. nel 1410) sulla questione dell'unione delle Chiese: il che non deve sorprendere, perché Manuele
era latinoirono, anzi cattolico. Nel 1413 , il papa Giovanni XXII lo diede per compagno ai due cardinali inviati presso l'imperatore Sigismondo per preparare il Concilio di Costanza. L'anno seguente accompagnò il Papa al Concilio. Fu sepolto a Costanza in una cappella del convento dei Domenicani.

BISL.: G. Cammelli, I dotti bizantini e le origini dell'umanesimo, M. C., Firenze 1941.

Giuseppe Toflanin
CRISOSTOMO, Giovanni, santo : v. giovanni CRISOSTOMO, santo.

CRISOSTOMO di Saint-ló : v. giovanni CRISOSTOMO DI SAINT-LÓ.

CRISPI, Francesco. - Statista, n. a Ribera (Girgenti) il 4 ott. 1818, m. a Napoli l'1 ag. 1901.

Dottore in legge, magistrato, esercitò l'avvocatura a Napoli e partecipò ai movimento costituzionale. In Sicilia nel 1848 fece parte del governo provvisorio. Espulso per le idee repubblicane, peregrinò a Malta, Londra, Parigi, Atene. A Londra conobbe il Mazzini e ne assunse le idee unitarie. Nel 1859 è tra gli organizzatori della spedizione dei Mille a fianco di Garibaldi. Deputato a Torino, è contro Cavour e Ricasoli, ma si separa anche da Mazzini e nel 1865 aderisce alla monarchia. Fieramente avverso al papato, eccita Garibaldi all'impresa di Mentana e combatte la legge della Guarentigie perché la ritiene troppo favorevole alla S. Sede. E presidente del Consiglio, quando, nel 1887 , si svolge un tentativo di conciliazione tra la S. Sede e lo Stato italiano. L'anno prima, sotto il ministero Depratio, si era portato assai della possibilità di una conciliazione, ma il capo della massoneria, A. Lemmi, vi si cra opposto recisamente.

Per quanto il C. fosse massone attivissimo, si dimostrò favorevole alla tesi di una soluzione della questione romana e si giovò dell'abate L. Tosti, che parve a lui un eccellente interprete del pensiero di Leone XIII. La sconfessione del famoso opuscolo del Tosti su La Conciliazione dimostrò che ciò non era esorto. La clamorosa fine del "sogno conciliatorista", sulla quale dovettero influire pressioni estere, provocò un irrigidimento di posizioni dalle due parti. Il Papa nominò Segretario di Stato il card. M. Rampolla, che quale conferraneo del C. sembrò più efficace antagonista, e il C., appoggiato dalla massoneria, si dette ad una politica anticlericale di rappresaglie culminante con la legge contro le Opere pie ( 1890 ), con la destituzione del sindaco di Roma, Leopoldo Torlonia (i genn. 1888), per aver reso omaggio a Leone XIII in occasione del giubileo. Tornato ministro nel 1893 , il C. riprese a trattare di questioni ecclesiastiche con spirito non più ostile, valendosi delle personali amicizie con i cardinali G. Sanfelice e G. A. Hohenlohe, con mons. Di Marzo, col barone Pezzana, cognato del card. Rampolla, e specialmente con mons. Isidoro Carini suo conterraneo. Si poterono risolvere, cosi, due questioni delicate e difficili : la concessione dell'exequatur al patriarca di Venezia, mons. G. Sarto (poi Pio X), e l'invio in Eritrea di Cappuccini italiani in sostituzione dei religiosi francesi. Corse voce, da ritenere non del tutto infondata, che arridesse al C. la speranza di giungere alla conciliazione; è certo, per confessione fattane a mons. Carini, che egli avrebbe ambito di legare l'opera sua ad un fine tanto importante; ed è pure certo che a questo tempo risale la sua rottura con la massoneria.

Già da tempo la politica filogermanica del C. aveva provocato lo scisma dei massoni filofrancesi. Cosi avvenne che l'esposizione più accanita contro il C. fu capeggiata da massoni, quali il Nicotera e il Cavallotti : fu lanciata contro di lui l'accusa di bigamia (ed infatti, dopo aver sposato a Malta con il solo rito religioso Rosalia Mont-

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masson, che gli era stata compagna nell'esilio e nella guerra, il C. sposò in Italia altra donna, col solo rito civile) e fu, contro lui, agitata una questione morale che supponeva imputazioni di scarsa correttezza politica. Quanto ai suoi atteggiamenti nei confronti della Chiesa, è da riconoscere che, anche durante la sua solidarietà massonica con l'obbedienza del Lemmi, egli tenne a scostarsi dai settori più accesi. Rifiutò di aderire ed una iniziativa della Associazione G. Bruno (costituita «di fronte al Vaticano») scrivendo : «Io non sono ateo. Non combatto né coloro che credono in Dio, né coloro che non ci credono. Sono per la libertà di coscienza». Alle accuse anticlericali, il C. rispose: «.... La credenza in Dio è base fondamentale della sana vita del popolo, mentre l'ateismo getta il seme irreparabile della corruzione. Ecco quello che credo. E ridicolo dire ch'io sia andato a Canossa: voglio la pace con la Chiesa, ma non abbandoncrò mai io Stato agli appetiti del potere temporale». Un sentimento eccessivo di sé, per cui molti lo incolparono di megalomania, turbò gravemente l'azione di lui. Il suo ministero cadde con la disfatta di Adua (1896).

Opere principali: Discorsi parlamentari, Roma 1915; Lettere dall'esilio, ivi 1918; Politica interna (diritto e documenti raccolti da T. Palamenghi Crispi), Firenze 1924; La prima guerra d'Africa (documenti e memorie raccolti da T. Palamenghi Crispi), Milano 1939.

Bim.: G. Cartellini, F. C., Firenze 1915; G. Salvemini La poltica estera di F. C., Roma 1919; A. C. Jemolo, C., Firenze 1922; A. Luzio, Lu Massoneria e il Risorgimento ituliano, 2 voll., Bologna 1923; G. Volpe, C., Venezia 1928; B. Croce, Storia d'Italia dal 1271 al 1915, Bari 1928, passim; F. Crispolti, Polisiri, guerrieri, parti, Milano 1938; G. Ardau, F. C., ivi 1939; A. Savelli, F. C. e la sua politica estera, in Il giomale di politica e letteratura, 13 (1939), pp. 339-92; G. Volpe, Italia moderna (1813-1915), I, Milano 1943, passim; A. C. Jemolo, Chieca e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1948. Egliberto Martire
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(per carlizia di mens. A. P. Frider)
CrisPINO da Viterdo, beato - Il b. C. da V. in conversazione spirituale. Tela di Luigi da Crema, cappuccino (sec. xviri). Assisi, Museo Francescano.

CRISPINA, santa, martire. - N. a Tagora, ma subj il martirio per decollazione, il 5 dic. 304, a Tebessa (Africa), dove si è creduto di trovare i ruderi dell'antica basilica a lei dedicata e nella quale sarebbe stato il suo sepolcro. Rimangono gli Atti del suo martirio, composti nella seconda metà del sec. iv o al principio del v, che, nonostante interpolazioni di dettagli sospetti e la mancanza di alcune notizie precise ed indispensabili conoscizre da altri documenti, sono la riproduzione autorevole del processo verbale tratto dagli archivi proconsolari.

Secondo questi Atti, C., accusata di aver disprezzato gli editti imperiali, fu condotta al tribunale di Anulino; dopo un lungo interrogatorio, nel quale non cedette a minacce e a lusinghe, rifiutandosi fortemente di sacrificare agli idoli, fu condannata alla pena capitale. S. Agostino, recitando nel giorno anniversario della morte due discorsi in onore di C. (PL 37, 1605-18, 1774-85), ci dà parecchie altre notizie sulla condizione sociale, sulla famiglia e sul processo, che mancano negli Atti. Si è pensato perciò che il Santo conoscesse una relazione più completa sul martirio di C., particolarmente diffusa negli ambienti cattolici africani, mentre quella che possediamo sarebbe di origine donatista. Il culto di C. ben presto si propugn nella Chiesa; la sua immagine appare nei museici di S. Apollinare Nuovo e a Ravenna.

Bim.: Un missionnaire des pp. Blancs, La basilique de Théceze et le temple de Jérusalem, in Nuovo bull. d'arch. crist., 3 (1899), pp. 31-63; P. Franchi de' Cavalieri, Nuove note epigrafiche (Studi e Testi, 9), Roma 1902, pp. 21-33; P. Monteaux, Les Actes de Ste C. martyre à Thécezte (Mélanges Boissier), Parize 1903, pp. 383-89; id., Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, III, ivi 1903, pp. 139-61; H. Delehaye, Les passions des Martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 112-14; id., Les origines du culte des martyrs, 2^{°} ed., ivi 1933, p. 394; id., Martyr. Hieronymianum, p. 633 sg. Agostino Amore

CRISPINO, Giuseppe. - Canonista e vescovo, n. a Roccaguglielma (diocesi d'Aquino) ca. il 1635, m. nel 1721. Studiò la dottrina spirituale filippina nell'opera pregiata: La scuola del gran maestro di spirito s. Filippo Neri (Napoli 1675); fu vescovo di Bisceglie (1685) e poi di Amelia (1690), delegato apostolico di Palestrina (1703), visitatore apostolico di Albano (1704).

Pubblicò: Relatio status Ecclesiae Amerinae ad Clementem XI (Amelia 1702); i Decreti per la visita pastorale (Montefiascone 1704); Trattato della visita pastorale (Venezia 1711, ristampato più volte, assai lodato da Benedetto XIII e da Benedetto XIV); Bibliotheca manualis iuris ecclesiastici.

Bim.: N. Tappi, Biblioteca napoletana, Napoli 1678, p. 170; L. Nicodemi, Addizioni explose alla Biblioteca napoletana, ivi 1683, p. 145; Nuovo dixionario storico, IV, Bassano 1796, p. 621; Cappelletti, V, p. 209; XXI, p. 76.

Felice da Mareto
CRISPINO da Viterbo, beato. - Laico cappuccino della provincia romana, al secolo Pietro Fioretti, n. a Viterbo il 13 nov. 1668, m. a Roma il 19 maggio 1730. Infermiere, cuoco, ortolano in vari conventi; dal 1702 al 1748 questuante del convento di Orvieto.

Di animo sereno e festoso, amante della poesia, riusciva caro ad ogni classe di persone; fece amare la virtù, di cui era un austero esemplare e un efficace fautore, particolarmente della devozione a Maria S.ma. Favorito di corismi straordinari, era richiesto di consiglio da prelati, nobili, dotti. Scriveva letterine cordiali d'esortazione a ben fare e di conforto. Fisccato da penitenze e malattie, passò gli ultimi anni nell'infermeria del convento romano della S.ma Concezione (nell'attuale via Vittorio Veneto); la sua salma si venera in una cappella della chiesa. Fu bestificato da Pio VII il 26 ag. 1806; la causa di canonizzazione è stata riassunta il 28 febbr. 1923. Festa il 23 maggio.

Bim..: Summarium super virtutibus ven. servi Dei Crispini a Viterbo, Roma 1791; [Alessandro da Bassano], Vita del servo di Dio fra' C. da V., Venezia 1732 e 1761; P. Campello, Prate

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C. da V., beato dell'Ordine dei Cappuccini (con l'epistolario del beato), 3^{2} ed., Tivoli 1923; Giorgio da Riano, Il b. C. da V. in un processo della polizia napoleonica, in L'Italia Franc., 4 (1929), pp. 223-30; id., Massime e preghiere del b. C., 2^{2} ed., Vicenza 1931; Isidoro da Alatri, Il prediletto da Maria: frate C. da V., Viterbo 1932.

Ilarino da Milano
CRISPINO e CRISPINIANO, santi, martiri. Incerte ed oscure sono le notizie che li riguardano. Nella redazione di Auxerre del Martirologio Geronimiano sono commemorati il 25 ott. come martiri di Soissons, e Gregorio di Tours accenna, a più riprese, alla loro basilica nella stessa città (Historia Francorum, V, 34; IX, 9).

Nella tradizione romana invece se ne trova un accenno nella Passic dei ss. Giovanni e Paolo, nella cui basilica al Celio sarebbero stati sepolti non lungi da loro; ma l'episodio riguardante C. e C. è comunemente ritenuto interpolato. Sono però anche ricordati nella Notitia inserita nelle Gesta regum Anglorum di Guglielmo di Malmesbury. La Passio di C. e C., scritta verso la fine del sec. vili, è troppo favolosa per riscuotere credito. Con probabilità si può ritenere che C. e C., nonostante la scarsezza e la contraddizione delle notizie, siano degli autentici martiri romani della fine del sec. III, che subirono la morte durante la persecuzione militare di Dioceziano a Soissons, dove in seguito, furono creduti martiri locali.

Bibl.: Acta SS. Innii, VII, Parigi 1867, p. 230 sg.; Acta SS. Octobris, XI, ivi 1869, pp. 483-540; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, I, Roma 1864, p. 175; L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, III, Parigi 1913, pp. 141 152; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2^{2} ed., Bruxelles 1933, p. 361 ; id., Etude sur le legendier romain. Les saluts de novembre et de décembre, ivi 1936, pp. 128-30; Martyr. Romanum, p. 476.

Agostino Amore
CRISPO. - Archisinagogo (v.) di Corinto, convertito da s. Paolo (nomi latini erano non di rado portati da Giudei). C. era capo della sinagoga o di una delle sinagoghe di Corinto, oppure uno dei personaggi più eminenti della sinagoga. E ricordato due volte nel Nuovo Testamento. C. credette, "con tutta la sua casa", alla predicazione di Paolo (Act. 18, 8). Non è escluso che, mentre la grande maggioranza dei correligionari restava ostinata, altri seguissero l'esempio di C. e della sua casa : s. Luca si limiterebbe a nominare il personaggio più in vista. C. fu battezzato dallo stesso Paolo, benché il battezzare non entrasse nell'attività ordinaria dell'Apostolo (I Cor. 1, 14). Senza fondamento è la congettura di R. Perdelwilts (cf. E. B. Allo, p. 82), che vorrebbe sostituire C. a Cristo in I Cor. 1, 12, per togliere di mezzo l'incomodo e discusso partito "di Cristo". Le Constit. apost. (VII, 46 : PG 1, 1056) fanno di C. il primo vescovo di Egina. I Greci e i Latini lo commemorano il 4 ott.

BibL.: E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi 1926, p. 548; E. B. Allo, Première Epître aux Corinthiens, ivi 1934, pp. xili. 11, 82; Anon., s. v. in DB, II, col. 1119.

Teodorico da Castel San Pietro
CRISPO (Flavius Iulius Crispus). - Figlio di Costantino Magno e Minervina. La data di nascita oscilla, presso gli autori, fra il 300 e il 307 , ma più probabilmente è da porsi verso il 303 (cf. I. Maurtice, Numismatique Constantinienne, I, Parigi 1908, pp. 120 121); m. il 326. Nominato Cesare il 1^{°} marzo 317 , gli fu affidata la Gallia, dove, sebbene tanto giovane, poté domare i Franchi che si erano sollevati. Durante la sua permanenza in Gallia, ebbe a maestro il retore cristiano Lattanzio. Dopo aver celebrato il quinto anniversario della nomina a Cesare, sposò una certa Elena dalla quale ebbe un figlio. Si distinse come comandante della flotta nella guerra tra il padre e Licinio nel 322. Ma 4 anni dopo, per ordine dello
stesso Costantino, in circostanze rimaste ignote, fu fatto avvelenare a Pola.

Bibl.: O. Secck, in Pauly-Wissowa, IV, coll. 1723 1724; L. Salvatorelli, Costantino il Grande, Roma 1928, p. 77 sg.; I. Burckhardt, Die Zeit Costantins des Grossen, II, 3^{2} ed., Berlino 1929, p. 277; R. Paribeni, De Diocleziano alla caduta dell'impero d'Occidente, Bologna [1941], p. 108 sgg.

Agostino Amore
CRISPOLTI, Filippo. - N. a Rieti il 25 apr. 1857, m. a Roma il 3 marzo 1942. Giornalista, letterato, senatore del Regno. Laureato a Roma (1878), vi praticò l'avvocatura e il giornalismo quando (1883) fu chiamato a Torino, redattore del Corriere nazionale. Tornò a Roma (1886) quale redattore dell'Osservatore romano; ebbe modo cosi di affermarsi come scrittore, conferenziere, polemista valoroso, militante dell'Azione Cattolica.

Consigliere comunale di Roma (1893-99), direttore dell'Avvenire d'Italia di Bologna (1896-1902) fece di esso uno dei primi quotidiani cattolici. Collaboratore di molti periodici, ebbe larghe relazioni personali e letterarie con uomini di tutte le scuole. La sua opera giornalistica culmina nella attività da lui spesa (1910-29) a fianco del conte Grosoli (v.) nei cinque quotidiani cattolici della Editrice romana. Consigliere comunale a Torino (1906-1908) ove aveva preso residenza, partecipò ai congressi cattolici nazionali e alla costituzione del Partito popolare, che lo eleggeva deputato nel 1919: sua tendenza costante, espresso con nobiltà di pensiero e di parola, fu di favorire la conciliazione della Chiesa e dello Stato, rifuggendo dagli estremisti di destra e di sinistra. Fu confortato, in questa direttiva, dai pontefici, specie da Benedetto XV e dal card. P. Gasparri. Nel 1922 fu nominato senatore.

Temperamento fine di letterato, tentò il romanzo (Un duello [1900]) e la poesia (Poesie [1900]). Primeggia però nella critica, nella polemica religiosa e sociale (Il laicato cattolico [1890]; Questioni vitali [1908]; Rinnovamento dell'educazione [1919]) e soprattutto nella evocazione di uomini e tempi nel suo secolo; due biografie sacre (Don Buon [1916]; e S. Luigi Gonzaga [1923]); alcuni volumi di ricordi personali, pagine biografiche e autobiografiche assai efficaci (I miei quattro Papi [1930]; Corone e porpore [1937]; Politici, guerrieri, poeti [1941]); un volume di commemorazioni (Grandi anime [1925]). Particolare attività dette al movimento antiduellista, presiedendo le sezione italiana della Lega internazionale contro il duello (1900-14); e al rinnovamento dell'arte religiosa, presiedendo la Società degli amici dell'arte cristiano (1912-42). Al suo maestro ideale, Manzoni, consacrò, oltre innumerevoli articoli, le Miunzie manzoniane (1919) e le Indagini sopra il Manzoni (1940). Di A. Fogazzaro, cui fu legato da amicizia tanto devota quanto leale, raccolse Le più belle pagine nella collezione Treves (1925).

Bibl.: A. Novelli, F. C., in Scuola Cattolica, 70 (1942), pp. 193-202; [F. Rinaldi], necrologio in Civ. Catt., 1942, 1, pp. 448-49; Amicus, F. C., note biografiche, Milano 1943.

Egliberto Martire
CRISTADELFI (Fratelli di Cristo). - Setta protestante alla quale diede origine l'inglese Giovanni Thomas. Nel 1884 essendo egli passato negli Stati Uniti, dopo lunghi studi sulla Bibbia si persuase che le dottrine principali di tutte le sètte e Chiese allora esistenti erano quelle della Chiesa apostata, prenunziata nella S. Scrittura, e che perciò si doveva ritornare alle dottrine, presetti e pratiche della Chiesa primitiva, bastando per questo osservare ciò che dice la Bibbia. Si dedicò dunque a una attiva propaganda per "estrarre dal gentilesimo un popolo che glorificasse il nome di Dio".

Durante la guerra civile degli Stati Uniti (1861-66), i seguaci del Thomas presero il nome di c. Sono antitrinitari; secondo essi, l'anima è per natura mortale e l'immortalità è concessa solo ai giusti; Gesù Cristo dovrebbe venire presto personalmente sulla terra a risuscitare i morti e

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![img-20.jpeg](img-20.jpeg)
cato incarico di comporre gli interessi del debito pubblico contratto sotto il regno d'Italia, nel 1820 , per le eccellenti qualità dimostrate come finanziere, divenne tesoriere generale. Già abate commendatario di S. Maria di Farfa e di S. Salvatore, fu creato, da Pio VII, il 15 dic. 1828, cardinale del titolo di S. Maria in Portico. Prese parte ai Conclavi di Pio VIII e di Gregorio XVI, e fu membro di numerose congregazioni.

Bibl. E. Michel, s. v. in Dix. Risorg. nav., II, p. 786; F. Ercule, Il Risorgimento italiano, II, Gli uomini politici, I (Enciclopedia bio-bibliograf. italiana, 42^{2} serie), Roma 1941. Emma Santovito CRISTALLO. - Gli elementi ed i composti chimici, inorganici ed organici quando si originano allo stato solido, possono assumere forma di poliedri: questi poliedri naturali si dicono c. La loro natura e struttura riveste un notevole interesse sia per le speculazioni teoriche sulla loro

Cristallo - Croce e ovali con scene della Passione in c. di rocca, opera di Valerio De Belli vicentino
stabilire il suo regno in Gerusalemme con le 12 tribù riunite di nuovo. Il suo regno dovrebbe durare 1000 anni, dopo i quali ci sarebbe la seconda resurrezione, e allora i giusti saranno premiati con la vita eterna e gli empi con la morte eterna (cioè con l'annichilamento). Questa setta ha ca. 4000 adepti e conta missioni in Germania, Francia, Norvegia e in qualche altra parte d'Europa.

Bibl.: F. J. Powicke, Christadelphians, in Enc. of Relig. and Ethics, III (1910) pp. 569-71; U. S. Department of Commerce, Religious Bodies 1976, 2 voll., Washington 1929.

Camilo Crivelli
CRISTALDI, Belisario. - Cardinale, n. a Roma l'ir luglio 1764, m. ivi il 25 febbr. 1831. Discendente da nobile famiglia baronale, studiò prima lettere e filosofia al collegio Romano, quindi si dedicò agli studi giuridici e si laureò in tutti e due i diritti. Esercitò per qualche tempo con successo l'avvocatura e, dopo l'occupazione di Roma da parte delle truppe napoletane, fu nominato segretario della Suprema commissione di Stato. Scelto per essere mandato in missione a Venezia presso il nuovo pontefice Pio VII, al suo ritorno venne annoverato tra gli avvocati del Concistoro.

Durante l'occupazione francese diresse l'orfanotrofio di "Tata Giovanni". Malvisto dal comandante francese di Roma, fu trasferito a Bologna e, tornato a Roma dopo la restaurazione, ebbe da Pio VII la nomina ad avvocato del fisco e del popolo romano. Condotto a termine il deli-
presunta vita, sia perché nei viventi la struttura cristallina è alla base di molte disposizioni morfologiche, che, pur non rappresentando la vita, ne costituiscono il supposto materiale (v. colloidi; protoplasma). La forma poliedrica dei c. non è casuale, ma conseguenza della velocità d'accrescimento che varia con la direzione in modo discontinuo e ciò per effetto d'un ordinamento triperiodico con cui sono riuniti gli atomi o gli ioni che entrano a far parte della costituzione chimica del c. Il numero ed il tipo delle forme possibili sono regolati da norme di simmetria e dalla legge della razionalità degli indici.

Una sostanza è isotropa rispetto ad una proprietà fisica vettoriale (accrescimento, solubilitá, coesione, rifrazione della luce, suscettibilità magnetica, ecc....), se il valore di detta proprietà si conserva costante in tutte le direzioni, anisotropo se invece il valore cambia con la direzione in modo continuo o in modo discontinuo.

Lo stato solido comprende due fasi o modificazioni della materia: la fase cristallina e la fase amorfa. Le sostanze cristalline sono anisotrope discontinue rispetto ad almeno una delle proprietà fisiche vettoriali e tale carattere è messo chiaramente in evidenza da fenomeni diversi: formazioni dei c., sfaldatura, ecc. Le sostanze amorfe (vetri, alcuni colloidi) sono isotrope rispetto a tutte le proprietà fisiche vettoriali, perciò non presentano nessuno dei fenomeni suindicati.

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Risalendo alla ricerca della causa che determina un tale diverso comportamento, si è dovuto ammettere che essa risiede in una diversa struttura che si può così esprimere: le sostanza amorfe sono costituite da leptoni (termine generico per indicare atomi, ioni, molecole) disposti nello spazio senza ordine. Le sostanze cristalline sono invece costituite da leptoni ordinati con regolare periodicità nelle tre direzioni dello spazio. Si consideri infatti un insieme disordinato di molecole o di atomi; una linea che lo attraversa incontrerà, dopo un percorso grandissimo rispetto alle dimensioni dei suoi costituenti, un numero di particelle atomiche indipendente dalla direzione; un insieme disordinato è quindi isotropo perché tutte le direzioni risultano equivalenti. Se gli stessi atomi o le stesse molecole si trovano allineati nello spazio con regolare periodicita, alcune direzioni risultano più dense di altre ed alle differenti densità corrisponderà un diverso comportamento rispetto a una o più proprietà fisiche; l'insieme ordinato deve quindi risultare anisotropo.

La prima ipotesi, organicamente sviluppata, sulla struttura dei c., si deve all'abate R. J. Haüy (1743-1822). Egli aveva constatato che alcuni c., rompendosi, si risolvevano in frammenti che, per quanto piccoli, non erano informi ma piccoli poliedri di forma costante per ogni specie di minerale (cubicí nel salgemma, romboedrici nella calcite, ottaedrici nella fluorite). E ne dedusse che, potendo spingere la suddivisione fino a particelle di grandezza molecolare, pur queste avrebbero dovuto presentare la forma del poliedro di sfaldatura. Haüy aveva anche constatato che la suddivisione per sfaldatura avveniva secondo piani sempre paralleli fra loro: formulò quindi l'ipotesi che i c. fossero costituiti dalla giustapposizione a perfetto contatto di molecole parallelepipediche, dette molecole integranti, aventi la forma del solido di sfaldatura.

Le tre forme che può assumere un cristallo di salgemma, possono supporsi derivate l'una dall'altra troncando spigoli e vertici con la soppressione di un numero decrescente di filari nei successivi strati di molecole; il rombododeciedro, ad es., si ricava dal cubo eliminando per ogni spigolo alcuni filari di molecole integranti, cosi che ogni spigolo viene sostituito da una nuova faccia.

La concezione di uno stato solido caratterizzato da molecole poliedriche a perfetto contatto fra loro, senza vuoti intermolecolari, contrastava troppo apertamente con il principio della compressibilità della materia. Il fenomeno d'anisotropia dei c. doveva pertanto essere messo in relazione non alla forma delle molecole bensì alla regolare e periodica distribuzione di esse nello spazio. Ridotta l'ipotesi di Haüy a questa più semplice espressione, si era liberi di concepire per le molecole forme tali da consentire l'esistenza di vuoti intermolecolari. All'ipotesi della struttura regolare e continua venne quindi sostituita quella della struttura regolare e discontinua sostenuta da Seeber, Delafosse, e L. Frankenheim.

Se immaginiamo di concentrare le masse delle molecole nei loro centri di equilibrio, l'edificio cristallino si riduce ad un insieme di punti o nodi che si ripetono nello spazio con la stessa periodicità delle molecole stesse; a tale insieme ordinato si dà il nome di reticolo cristallino o spaziale perché i punti si trovano distribuiti nello spazio come i nodi di una rete a tre dimensioni. Dal reticolo spaziale astratto si passa all'edificio cristallino concreto rivestendo i nodi di particelle materiali (atomi, nel caso degli elementi chimici, molecole o complessi di atomi nei composti). Stabilire in quanti modi le particelle materiali si ripetono in un edificio cristallino equivale quindi a stabilire quali tipi di reticoli sono compatibili con le proprietà morfologiche dei c. Due nodi si dicono identici se la distribuzione delle masse atomiche intorno a ciascuno di essi risulta
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(ftol. Alinari)
Cristallo - Coppa in c. di rocca incivo (scc. xvi).
Firenze, Museo degli argenti.
perfettamente uguale per modo che l'uno possa considerarsi derivato dall'altro per traslazione (spostamento parallelo) di un certo segmento 'I'. I nodi di un reticolo spaziale sono tutti identici e la distanza 'I' fra due nodi è costante per ogni fascio di filari paralleli. Un reticolo cristallino è pertanto decomponibile in tant1 parallelepipedi uguali, contigui e paralleli e le sue proprietà geometriche, fisiche e chimiche sono identificabili con quelle di uno di questi parallelepipedi elementari.

Il parallelepipedo elementare, o cella fondamentale, rappresenta quindi la più piccola particella di sostanza cristallina che si possa immaginare, nello stesso modo che la molecola rappresenta la più piccola quantità di una sostanza liquida o amorfa.

Da quanto precede risulta che il problema di definire i diversi tipi di reticoli possibili si riduce a quello di determinare i possibili tipi di celle elementari compatibili con le proprietà morfologiche dei c. A. Bravais, allievo dell'Haüy, che fu il primo a affrontare sistematicamente lo studio dei reticoli spaziali, stabili che per i c. sono possibili 14 tipi di celle elementari aventi i lati paralleleli agli assi cristallografici.

La diffrazione insegna che un sistema ordinato di piccole particelle materiali (reticolo di diffrazione), investito da un sottile fascio di luce, origina raggi luminosi che si propagano, oltre che nella direzione d'incidenza, anche in altre direzioni; si ottiene cosi uno spettro di diffrazione costituito da un'immagine luminosa centrale, dovuta ai raggi che si propagano nella direzione d'incidenza, attorniata da altre immagini che corrispondono ai raggi deviati. Perché il fenomeno si manifesti non basta che i corpi diffrangenti abbiano una costituzione ordinata, ma è necessario che le dimensioni dei singoli elementi materiali e degli intervalli che li separano siano dello stesso ordine di grandezza delle lunghezze d'onda del fascio incidente. Gli atomi e gli spazi vuoti che essi delimitano, quando sono a contatto fra loro, hanno le dimensioni dell'ordine di alcune unità Angstrom ( 1 A 10-8 \mathrm{~cm} ); per ottenere spettri di diffrazione con i c. e dare cosi una conferma sperimentale alla teoria reticolare, era necessario ricorrere a radiazioni ondulatorie costituite di lunghezze d'onda molto più piccole (ca. mille volte) di quelle della luce.

Max von Laue, fisico dell'Università di Monaco, guidato da questo principio, nel 1912 concepì l'idea d'irraggiare un c. di salgemma con i raggi X per i quali

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si prevedeva appunto lunghezza d'onda dell'ordine di grandezza delle particelle atomiche.

L'esperienza, condotta a termine con un dispositivo sperimentale molto semplice, confermò in pieno la validità della teoria sulla struttura regolare e discontinua dei c. L'esperienza del Laue segna una data molto importante nella storia della scienza, perché rappresenta il punto di partenza di nuove conquiste nel campo della cristallografia morfologica, fisica e chimica.

I fisici inglesi W. L. Bragg e L. Bragg, padre e figlio, nel 1913, modificato il dispositivo sperimentale del Laue, dimostrarono che gli effetti di diffrazione dei raggi X si potevano anche considerare come immagini riflesse da strati di atomi, paralleli alle possibili facce dei c., per determinati angoli d'incidenza (legge della riflessione selettiva).

Una tale interpretazione semplificò tanto l'espressione analitica data dal Laue, che i due fisici inglesi, partendo dalle premesse teoriche del Bravais, poterono indicare la via a stabilire i primi criteri per la determinazione della struttura cristallina.

BibL.: G. Friederl, Lezons de cristallographie, Parigi 1926: P. Niggli, Lehrbuch der Mineralogie und Kristallehemie, Ber. lino 1942; C. Perrier, Corso di mineralogia, Genova 1948.

Ettore Onorato
CRISTALLO nell'arte. - Il c. di rocca (quarzo trasparente incolore) fino dall'antichità è noto come materiale per modellare piccoli oggetti. Figurate o intagli in c. con soggetti profani si trovano spesso nell'epoca paleocristiana nelle catacombe romane (Vaticano, museo Profano e Cristiano). Più grandi del solito sono due teste di leoni, probabilmente create per la decorazione di un mobile, ora conservate nel museo di Cluny a Parigi. Pezzi di c. senza decorazione si usavano nell'oreficeria barbarica e quindi nell'arte merovingia. Oggetti di c. con figurazioni di carattere religioso sono rarissimi; p. es., un pesce (Vienna, Museo) e un intaglio con l'Adorazione dei Magi (Vaticano, Museo Sacro).

Nell'alto medioevo l'uso del c. è più frequente sia per oggetti di uso religioso che di uso profano.

Alcuni intagli di epoca carolingia ripetono le forme classiche, anche tecnicamente. Noto è il sigillo del re Lotario nella croce di Aquisgrana, formato da un disco con la storia di Susanna (Londra, British Museum), è stato forse lavorato a Metz. Ma la grande massa degli oggetti medievali in c. è di origine orientale. Molti furono portati durante le crociate in Europa (come quelli del tesoro di S. Marco a Venezia). Anzi in quasi tutti i grandi tesori, oltre che a Venezia, ad Aquisgrana, ad Essen, a Quedlinburg, a Bamberga, a Capua e nei musei di Parigi, Londra e Norimberga si trovano questi lavori orientali; in genere sono bicchieri, razze, ampulle, piatti, fiasche o ciondoli. Il nome del califfo d'Egitto che appare su uno brocca a Venezia e su una lunula a Norimberga, dimostra che questi c. sono in gran parte lavori egiziani del sec. x-xi. Un altro gruppo di vasi alti, di forma semplice, senza decorazione sono stati invece probabilmente lavorati alla corte normanna di Palermo e mostrano l'influsso dell'arte fatimita.

Un altro centro per lavori in c. si sviluppa a Venezia. Caratteristica ne è una decorazione con filigrana, come si vede nei candelabri di Carlo II d'Angiò (Bari, Cattedrale) o in un reliquiario proveniente da S. Galla a Roma (Vaticano, Museo Cristiano). Ma si usano anche a Venezia dei pezzi lisci di c. per proteggere le reliquie; così nell'antico reliquiario del Volto Santo a Roma (Tesoro di s. Pietro), dedicato da due veneziani nell'anno 1350 . Talvolta dei c. sono posti sulle miniature per proteggerle e dar loro lo splendore degli smalti, cosi nel trittico di Alba Fucense (Roma, palazzo Venezia), o sono posti al centro delle grandi croci (Assisi, Atri, Pisa).

Anche nei paesi nordici si lavoravano nel medioevo croci, reliquiari, e brocche di c.; vi accenna un documento del 1260 rinvenuto a Parigi mentre alcune belle brocche di c. sembrano fatte alla corte di Borgogna.

Al principio del ' 500 fiorisce una scuola per la lavorazione dei c. nell'Italia settentrionale. Molto famosa è la Testa di Lucrezia a Vienna (collezione Lederer), attribuita a Tullio Lombardi. In gran parte questi intagli servirono per essere inseriti in cassette (ad es., la cassetta Farnese nella galleria di Napoli di Giovanni Bernardi e in un cofanetto di Valerio Belli nel palazzo Pitti di Firenze), in croci o candelabri (v. la croce e i candelabri di Antonio Gentili nel Tesoro di s. Pietro a Roma). Altri oggetti di c. come paci, croci, o semplici piacchette si trovano in tutte le grandi collezioni. Un bel ritratto di Alessandro de' Medici lavorato da Domenico di Polo sta oggi nella biblioteca Nazionale di Parigi. In Germania questa arte è importata dall'Italia settentrionale. Artisti come i Miseroni da Milano lavorarono a Praga, mentre i Saracchi operarono a Monaco. Francesco Gundelach' deriva la sua arte dal loro influsso. Un grande centro di produzione di c. si sviluppa fin dal ' 500 nella Boemia. Nel sec. xvir il vetro, meno costoso, contribuisce a far diminuire la produzione dei c. lavorati. Soltanto per la decorazione dei lampadari (verso la fine del sec. xviri) e nel periodo neoclassico per eseguire intagli di grande finezza si torna talvolta ad usare questo nobile materiale. - Vedi tav. LVI.

BibL.: E. Kris, Meister und Meisterwerke der Steinschneidekunst in der italianischen Renaissance, Vienna 1929: C. J. Lamm, Mittelalterliche Glöser und Steinschnitzarbeiten aus dem nahen Ossen, s voll., Berlino 1929-30; F. Rossi, s. v. in Enc. Ital., XI (1931), pp. 958-60.