volume-04

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enerali e da bollettini particolari ad ogni sezione: p. es., Hostia (Tolosa) per i dirigenti; Croisé, Chevaliers du Christ; Cadettes du Christ; Ma jeunesse au Christ (ivi per le varie sezioni). In Italia si ha Il crociato della Eucaristia (Roma). Organizzata sul modello dell'Apostolato della preghiera, la c. e. non rifugge da nessuna forma di apostolato sia richiesta dalle mutevoli circostanze di tempo e di ambiente.

Bibs.: A. Bonardi, La c. e. dei fanciulli, Roma 1928; G. Venturini, La r. e. dei fanciulli, ivi 1929; A. Poulin-J. Laramée, Une école de formation, 2^{°} ed., Monreale 1941; P. Aloisi Masella, Manuale dell'Apost. della preghiera, 3^{°} ed., Roma 1943, pp. 117 137, 287-94; J. M. Derèly, Ouid sit Cruciato Eucharistico Apostolatus orationis, in Conventus Apost. orationis, ivi 1948, pp. 174 188.

Celestino Testare
CROCIATE. - Il movimento d'espansione della Fede e della nuova civiltà romano-germanica culmina, mentre il regime feudale si disgrega e le autonomie comunali già sorgono, sul finire dell'si sec., nella grande impresa, variamente protratta fino al Trecento, delle C.

Era un moto di ritorno alle origini quello che convogliava le fresche energie occidentali verso i luoghi da cui la parola del Vangelo si era diffusa, dieci secoli prima. Ed era un moto dovuto alla coscienza del significato che assumeva per la cristianità l'occupazione musulmana dei luoghi santi e il dilagare dell'Islâm per tutto il Mediterraneo. Ma anche ragioni di fede, rigoglio di vita spirituale e materiale, coincidevano sempre più chiaramente con la volontà di decidere, per mezzo di una lotta di popoli, il dominio del Mediterraneo e di mantenerne aperte le sponde ai traffici, cui il grado di floridezza raggiunto dagli Stati e, in particolar modo, dalle città marinare, dava possibilità e diritto.

Le relazioni economiche delle città marittime con i potentati musulmani delle coste d'Africa e d'Asia, costituivano l'ostacolo più forte ad un'intesa continuativa e ad un sincero accordo con l'unico potere che nessun interesse poteva valere a distogliere dalla sua posizione di lotta contro gl'infedeli. Occorreva che un impeto di fede superasse la ristretta visuale economica e mostrasse in una vasta iniziativa politico-religiosa un superiore fine dell'attività umana; occorreva che il papato stesso, nell'ora della sua maggior potenza terrena, si ponesse risolutamente alla testa del movimento, ne illustrasse le ragioni e gli scopi, ne chiarisse le mete. Occorreva infine che favore di circostanze intervenisse a risolvere, con possibilità di successo, le esitazioni dei condottieri.

Già, specialmente in Spagna, la lotta contro gli infedeli si era colorita di fervore mistico, per l'intervento di cavalieri borgognoni e normanni, a difesa della fede; e dal principio del secolo s'erano fatti più frequenti e notevoli i pellegrinaggi ai luoghi santi di prelati e signori francesi, tedeschi, scandinavi, che v'affluivano per mare, ed anche magiari affluenti per terra. A volte le schiere s'erano infoltite fino a divenire eserciti, e per aprirsi la strada, s'era fatto ricorso alle armi : cosi nel ro64 dodicimila pellegrini tedeschi, guidati dall'arcivescovo Sigfrido di Magonza, raggiunsero la Palestina.

Ma, a indebolire la già suddivisa compagine dell'Impero islamico, sopraggiungeva l'invasione turca e il formarsi nel medio Oriente di un vasto Stato selğūqida, che presto assorbiva il califfato di Bagdad e veniva, in Siria e in Armenia, a urtarsi contro l'Impero bizantino:
nel 1071 i Turchi selğūqidi conquistavano Gerusalemme, e prostravano a Malazhirt le forze dell'Impero; cinque anni dopo cadeva nelle loro mani Damasco.

Solo un'autorità e una forza, assumendo un'iniziativa che sarebbe spettata all'Impero, poteva far leva sulle energie dell'Occidente per spingerlo all'azione : il papato.

A Roma, facendo balenare la possibilità di una riunione fra Chiesa greca e romana, si rivolgeva nel 1073 l'imperatore d'Oriente Michele VII, chiedendo soccorso nell'imminenza di nuovi assalti. Gregorio VII, appena solito alla cottadra, formolò il piano grandioso della liberazione dell'Italia meridionale dai Normanni e della Terra Santa dagli infedeli. Designò Goffredo di Lorena e Guglielmo di Borgogna a capi dell'impresa che doveva compiersi dalle forze concordi degli imperi di Oriente e Occidente, sotto il patronato della S. Sede. Difficoltà varie ostacolarono la riuscita del tentativo e poco appresso la lotta delle investiture assorbì tutta l'attività del pontefice.

Nel marzo del ro95, al Concilio indetto da Urbano II a Piacenza, messi bizantini giunsero a perorare la causa del loro impero e dei Luoghi Santi. Papa Urbano rivolgeva un caldo invito ai presenti di accorrere in aiuto dell'Impero di Oriente minacciato. L'idea della C. si determinava e prendeva consistenza nell'iniasotiva papale. Passato Urbano in Francia e indetto per la fine dell'anno un solenne concilio a Clermont, vi si faceva banditore, nell'adunanza solenne del 27 nov. tenutasi alla presenza di una gran folla sulla pubblica piazza, dell'intervento cristiano in Oriente; proclamava, per dare maggior garanzia ai principi, la tregua di Dio, da durare fino al loro ritorno, e concedeva ai partenti le massime indulgenze. Il proposito liberamente e pubblicamente emesso di partecipare all'impresa assumeva il carattere di un voto solenne, di cui era simbolo una croce rossa cucita sulla veste, mentre ai partenti si assicurava la protezione della Chiesa alle famiglie e ai loro beni. Infaticabili predicatori, come l'eremita Pietro d'Amiens, al quale la leggenda avrebbe dato una parte ben più alta di quella in realtà esercitata, fecero si che l'effetto suscitato dalle parole di Urbano fosse durevole e fecondo presso i principi e il popolo.
I. La prima C. - Nell'inverno tra il 1095 e il 1096 nei paesi cui più direttamente si rivolse la parola del Papa che v'andò peregrinando e predicando (Francia e Provenza), masse considerevoli si vennero raccogliendo fra il popolo per la C. Urbano eveva scelto come suo rappresentante il vescovo di Puy, Ademaro di Monteil; luogo di ritrovo Costantinopoli; la partenza fissata per il 15 ag. 1096. Ma le turbe esaltate e indisciplinate non vollero attendere che i principi, che dovevano capitanare la spedizione, fossero pronti con i loro vassalli e il loro armamento, né che il moto, nato in Francia, si allargasse.

Guidati da Pietro l'Eremita e da Gualtiero Senzavere, migliaia d'uomini in genere di bassa condizione, molti dei quali avevano assunto la croce per ottenere il condono di vecchi delitti o perché lo scarso raccolto non assicurava loro la vita, si avviarono verso il Bosforo, attraversando la Germania e l'Ungheria. Ma qui le rapine e i saccheggi per procurarsi il necessario alla vita, che li facevano apporre più predieni che pellegrini o guerrieri, sollevarono contro loro Ungheresi e Bulgari, che li decimarono, affrontandone i singoli gruppi. Solo una ben modesta parte riusci a fuggire con Pietro e a passare il Bosforo, per lasciare nell'Asia minore un nuovo tributo sanguinoso sotto i colpi dei Turchi selğūqidi.

Intanto, si muovevano i principi con i loro eserciti feudali. Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, con i fratelli Baldovino e Eustachio seguì la via di Pietro l'Eremita, giungendo a Costantinopoli l'antivigilia di Natale del 1096. Ugo di Vermandois, Stefano di Blois, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra attraversarono l'Italia e, per Brindisi e Durazzo, toccarono la mèta alcuni

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Crocate - Itinerario delle sette C.
mesi più tardi. Il conte Raimondo di Tolosa, ed il legato pontificio Ademaro, percorsa l'Italia settentrionale, preferirono seguire fino a Durazzo la costa dalmata. Ultimi, i principi normanni dell'Italia meridionale, Boemondo, figlio di Roberto il Guiscardo, e il nipote Tancredi d'Altavilla, passati da Brindisi a Valona, si congiunsero agli altri nell'age. del 1097.

Erano molte migliaia d'uomini ben armati, a cavallo ed a piedi : ogni gruppo era stretto intorno al proprio signore e la varia nazionalità (Francesi del nord e Lorencsi, Provenzali e Normanni) si rifletteva nella compagine crociata. Ma più doveva influire sul seguito degli eventi la posizione dei Crociati rispetto all'Impero bizantino. Se nell'alta mira papale la C. era stata vista come la suprema difesa dell'Oriente contro gl'infedeli e come il migliore strumento d'un possibile ritorno alla unità religiosa, né il Papa né i principi si erano preoccupati degli intendimenti e della situazione interna dello Stato bizantino, retto da una burocrazia tradizionalista e da istituti ben diversi dagli ordinamenti feudali propri degli occidentali. Ma la maggiore difficoltà consisteva a proposito dei territori, già imperiali che si sarebbero riconquistati e che i principi crociati si proponevano tenere per sé. Alla consumata abilità bizantina riusci di trovare per allora un compromesso: l'imperatore Alessio fece prestare giuramento feudale per tutte le future conquiste da parte dei principi crociati. Taluno di questi ricalcitrò all'omaggio : e soltanto la rivalità fra Provenzali e Normanni, Raimondo e Boemondo, abilmente sfruttata, aperse la via all'accordo, impegnandosi per altro l'Imperatore al vettovagliamento dei Crociati e al loro trasporto sulla costa asiatica.

Così, nella primavera del 1097, l'impresa aveva inizio, con passaggio dei Crociati nell'Asia Minore e con l'assedio di Nicea; ma prima che la città cadesse, accordi segreti stretti con Bisanzio cui premeva di assicurarsi il vicino baluardo islamico, vi impedirono l'accesso ai Crociati e solo all'insinuante diplomazia greca e alla fermezza di Boemondo riusci di evitare il moto di rivolta delle truppe deluse.

La grande vittoria di Qiliğ-Arslān, il \mathrm{r}^{°} luglio, aprì la via del sud. Aggirato il Tauro, i Cro-
ciati penetravano in Armenia; due colonne si distaccarono dal grosso delle forze: l'una, comandata da Tancredi d'Altavilla, si spinse in Cilicia, procedendo all'occupazione di Tarso; l'altra, sotto la guida di Baldovino di Lorena, raggiungeva Edessa, dal cui signore, Thoros, Baldovino fu adottato come figlio ed erede. Nell'ott. i Crociati raggiungevano Antiochia; la ebbero per tradimento, dopo vari mesi di assedio, il 2 giugno 1098, con l'appoggio di una squadra genovese, intervenuta a fiancheggiare sul mare l'azione degli alleati, per diretta iniziativa di papa Urbano. A Boemondo, che mentre già un poderoso esercito selğūqida era in vista, era riuscito a penetrarvi di sorpresa, la città, contro gli accordi con Alessio, veniva data in signoria e gli era confidato il comando supremo. A loro volta assediati, i Latini riuscirono, animati dalla fede, a sconfiggere, il 28 giugno, l'esercito turco.

Una grave crisi, causata dalla rivalità per il possesso di Antiochia fra Boemondo e Raimondo di Tolosa, minacciò di far fallire la C. ai suoi inizi. Ma poi Raimondo, ripresa la marcia verso Gerusalemme e gettate per via le fondamenta di una terza signoria crociata, la contea di Tripoli, perveniva a indurre Goffredo e gli altri principi a seguirlo verso la città santa in cui i Turchi si chiudevano, divisi e indeboliti dal contrasto tra i sultani di Aleppo e di Damasco.

Ai primi di giugno del 1099 l'esercito crociato giungeva in vista di Gerusalemme. Ma l'assalto definitivo fu dato il 14 luglio, e ancora una volta con il concorso dei Genovesi di Guglielmo Embriaco, che avevano sbarcato a Giaffa le macchine per l'assedio. Il 15 la città era presa e rapidamente organizzata a difesa. Così quando un esercito fä̧̧imita arrivò dall'Egitto, i Crociati poterono disfarlo ad Ascalona il 12 ag. La liberazione di Gerusalemme ebbe una eco immensa in Europa; tanto più entusiastica in quanto le triennali traversie avevano fatto temere più volte l'abbandono dell'impresa. Papa Urbano, che già nei Concili di Bari (1098) e di Roma (1099) aveva esortato ad accorrere in Oriente, rinnovava le sue pressioni su monarchi e principi perché organizzassero spedizioni di

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(Int. Custodia di Terra Santa)
Crociate - Campane della basilica della Natività, del tempo della prima C., ritrovate durante gli scavi della Casa Nova - Betlemme.
rinforzo. I Crociati si apprestarono subito a dare organizzazione stabile alla conquista che abbracciava i tre principati di Antiochia, Edessa, Tripoli e la Palestina propriamente detta. Fu costituito un regno che affidarono a Goffredo di Buglione e che ebbe un ordinamento feudale analogo a quello degli Stati occidentali; il paese fu diviso in feudi e un'alta corte di feudatari fiancheggiava il re limitandone i poteri; fu costituito un esercito permanente; ma la necessità di un continuo afflusso di uomini e di mezzi dall'Occidente e la mancata fusione con l'elemento indigeno rendevano difficili le condizioni del regno. Fu cresta anche una organizzazione ecclesiastica di carattere latino, con un patriarca, arcivescovi e vescovi e con potenti monasteri latini. Man mano acquistarono potenza militare e religioso gli ordini cavallereschi dei Giovanniti e dei Templari, indipendenti dal re e dal patriarca e soggetti solo al Papa. Poderosi castelli furono edificati nei punti più pericolosi ed a difesa dei porti, tanto necessari per le comunicazioni marittime.

Causa di debolezza furono poi le difficili relazioni con l'Impero bizantino, rese particolarmente acute dalle ambizioni dei Normanni, i quali si erano fatti padroni di Antiochia, tanto ambita dai Bizantini; c'era guerra fra loro proprio mentre si conquistava la Palestina.

Tentativi di portar la guerra nel cuore dell'Oriente, marciando su Sivas e sulla stessa Bagdad, andarono falliti. Raggiungevano invece il loro fine le spedizioni apprestate, a cominciare dal momento della conquista di Gerusalemme, dalle Repubbliche marinare italiane: Genova, Pisa, Venezia, Amalfi. Ma per le loro prestazioni ricercavano concessioni economiche, quartieri commerciali (che ebbero in tutte le città siriache, a Costantinopoli stessa e nelle province) e mercati.
II. La seconda C. - Gli Stati crociati poterono
mantenersi finchè nell'averso campo turco e musulmano durarono la divisione e la discordia. Ma dovevano rivolgersi all'aiuto dell'Occidente quando l'iniziativa fosse assunta dagli avversari.

Nel 1144 l'atâbeg (governatore) di Mossul prese Edessa dopo l'assedio di un mese: cosi il primo degli Stati cristiani veniva meno. Da Gerusalemme si invocò l'aiuto dell'Occidente: il vescovo di Langres, Goffredo, e il re di Francia, Luigi VII, si fecero patrocinatori, e il papa Eugenio III banditore di una nuova C., che ebbe per suo entusiastico predicatore ed apostolo Bernardo di Chiaravalle. All'assemblea di Vezelay i grandi signori francesi assumevano, in obbedienza dell'ordine e sull'esempio del re, la Croce; come, il Natale del 1146, alla Dicta di Spira, i feudatari tedeschi dietro l'esempio del re Corrado III.

Trattative intercorsero tra i re francese e tedesco e l'imperatore d'Oriente, Manuele Comneno, che, come il padre, si trovava in lotta con il nemico normanno, Ruggero II. Seguendo il Danubio, Corrado si avviò, a primavera avanzata, attraverso i Balcani, fra diffidente e contrasti; passato il Bosforo e penetrato nel territorio nemico, si trovò, per mancanza di vettovaglie, in difficoltà e, incalzato dai Turchi, dove ritornare indietro, a Nicea. V'era giunto intanto, per la stessa via, Luigi VII : su cui, nel passaggio da Costantinopoli, s'erano esercitate pressioni perché, fatta alleanza con Ruggero II, rovesciasse a proprio profitto l'Imperatore greco. Raggiunto da Crociati savoiardi e lombardi, guidati da Amedeo III di Savoia e da Guglielmo V di Monferrato, il re francese si avviò verso Attalia e poi Acri. Tornato indietro Corrado, e abbandonato il disegno di riconquistare Edessa, Luigi VII si volgeva a Gerusalemme, dove lo raggiungeva Corrado e lo accoglieva il re, Baldovino III. D'accordo, fu deciso l'attacco a Damasco, da cui più forte veniva la pressione contro lo Stato cristiano. Ma dinanzi alla necessità di un lungo assedio il loro spirito d'iniziativa venne meno ed anzi il reciproco ascriversi la responsabilità scavò, tra i sovrani, un profondo dissidio. Preceduto da Corrado, Luigi ritornò da Gerusalemme in Francia dopo la Pasqua del 1149. Sperava di ritornare e di fare di Costantinopoli una più concreta base delle operazioni contro gli infedeli, ma poi il disegno cadde.
III. La terza C. - Nel 1176, Ṣalāhad-dīn (Saladino), già padrone dell'Egitto, si impadroniva anche della Siria. Gli Stati crociati erano circondati ormai dalla forza compatta d'un solo Stato islamico, giovane e in sviluppo. In una grande battaglia, durata 3 giorni, a Ḥattin, presso il lago di Tiberiade, nel 1187 Saladino sconfiggeva l'esercito latino guidato da Guido di Lusignano re di Gerusalemme che cadde prigioniero. La via di Gerusalemme era aperta. Saladino se ne impadroni, dopo breve assedio, il a ott. 1187. Rimasero sole a resistere Tiro e le città della costa settentrionale.

La commozione della cristianità fu enorme. Il pontefice Gregorio VIII faceva predicare ai suoi legati una C., sin nelle lontane regioni scandinave, indicendo una tregua di 7 anni. Riconciliati dall'occasione, i re d'Inghilterra e di Francia, Enrico II e Filippo II Augusto, assumevano la Croce e cosi faceva l'imperatore, Federico Barbarossa.

Questi alla testa del maggiore esercito che monarca occidentale avesse fin allora raccolto per la C., partiva nel maggio del 1189 per l'ormai consueta via dei Balcani. L'impresa, la meglio preparata e condotta, incontro le

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prime difficoltà da parte d'Isacco II l'Angelo, imperatore di Costantinopoli che aveva stretto accordi con Saladino; ed il Barbarossa dovette imporsi con la forza per attraversare lo stretto di Gallipoli (marzo del i 190). Proseguita quindi la marcia e occupata Iconio, durante il guado del Selef, nelle vicinanze di Seleucia, il 9 giugno 1190, il Barbarossa incontrava la morte. L'evento scioglieva l'esercito : con poche fedeli, il figlio e compagno dell'imperatore, Federico, raggiungeva, recando la salma del podre, l'anno successivo, il campo cristiano che i Crociati francesi e inglesi, mossisi nella primavera di quell'anno, avevano diaposto sotto le mura di S. Giovanni d'Acri, e là anch'egli veniva a morte.

Lirpedizione dei due re occidentali Filippo II e Riccardo Cuor di Leone, successo a Enrico II, era andata per le lunghe. Attraversata la Francia, divi-ioi e poi ritrovatiṡ a Messina, nel sett. del 1190 , vi avevano passato l'inverno, fra gravi contese con l'elemento locale. Decina la partenza per S . Giovanni d'Acri, as sediata da molti mesi dal re di Gerusalem-
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me Guido di Lusignano con le navi di Pisa, Riccardo Cuor di Leone volle prima effettuare una diversione su Cipro che tolse all'Impero bizantino. Infine, dinanzi alle forze riunite dei Crociati S. Giovanni d'Acri, il 12 luglio 1191, si arrese. Ma allora, a impedire un attivo e efficace proseguimento della guerra contro il Saladino, venne la discordia tra Filippo e Riccardo. Rimpatriato il primo, Riccardo rimase solo a condurre la C. Ma ne disperse le superstiti forze e, fallitegli per il pronto intervento del Saladino l'assedio d'Ascalona, svolse trattative con lui, conducendole tuttavia in lungo, mentre accennava ad imprese su Gerusalemme, su Damasco, persino (ed era la prima volta che vi si appuntava lo sguardo) sul Cairo. Infine, ricostruita la distrutta Ascalona, segnata pace con il Saladino contro promessa di libero accesso ai cristiani in Gerusalemme, ritornava nell'ott. del 1192, in Europa.

La C. aveva mancato al suo scopo. Una nuova impresa, preparata da Enrico VI nel suo nuovo regno siciliano ma d'accordo con le forze tedesche dell'Impero (e che era stata preceduta dall'invio nel 1195 di una flotta in Palestina e nel 1197 annunciata dai primi contingenti crociati imbarcatisi sotto la guida dei duchi di Lorena e di Champagne) veniva meno a sua volta per la morte repentina di Enrico.
IV. La quarta C. - Innocenzo III riprendeva il disegno di un intervento occidentale in Oriente, sollecitando i principi europei e lo stesso Imperatore bizantino in tal senso e cercando, con speciali tributi, di finanziare l'impresa.

Ma le discordie interne della Germania, il dissidio fra i re francese e inglese rendevano impossibile il rinnovarsi in grande dell'impresa; la predicazione poteva solo far leva sul senso mistico di qualche principe specialmente francese.

Si dovette infatti allo zelo d'uno dei predicatori della C., Falco di Neuilly, se, il 28 nov. 1199, alcuni feudatari della Champagne raccoltisi per un torneo ne emettevano, nelle sue mani, voto solenne. Ai primi, Teobaldo di Champagne e Ludovico di Blois, si aggiungevano Bal-
dovino, Eustachio ed Enrico di Fiandra. Fu deciso di agire questa volta, d'intesa con le Repubbliche marinare, contro gli Ajjübidi d'Egitto. Morto Teobaldo, designato capo della spedizione, e sostituito con il marchese Bonifacio di Monferrato, fratello di Currado, un accordo con Venezia che si assumeva l'impegno dell'approntamento della flotta e di una cooperazione militare con i Crociati pareva aprisse la via all'esecuzione del proposito. Ma raccoltisi, tra il luglio e l'ag. del 1202, i Crociati sulla laguna, il loro numero si palesò assai inferiore a quello sperato e il versamento pat-
tuito alla Repubblica non fu potuto realizzare. Fu allora che i Crociati ammassati sul lido divennero essi stessi merce di contrattazione, tra gli imperatori d'Oriente e Venezia, e l'impresa deviò dalla direzione prefissa.

L'anno prima era giunto fortunosamente a Roma Alessio Angelo, figlio dell'imperatore Isacco II che il fratello Alessio III aveva nel 1195 sbalzato dal trono bizantino e fatto accocare: il giovane principe veniva a chiedere, per il padre e per sé, l'aiuto del Pontefice, promettendo in cambio l'unione della Chiesa; ma Innocenzo III, che pertanto quell'unione perseguiva, non aveva prestato fede al fuggiasco. Allora, Alessio si era rivolto a Filippo di Svevia, marito di sua sorella Irene, e per suo mezzo cercò di stringere accordi con i Crociati rimasti in una umiliante attesa a Venezia e facendo leva sull'ambizione di Bonifacio di Monferrato, la cui antica potenza familiare era decaduta, propose di deviare l'impresa verso Costantinopoli. Respitto il disegno dal Pontefice, ostile ad ogni deviazione che minacciava di dar luogo ad una guerra fra cristiani anziché contro gl'infedeli, i Veneziani, già favorevoli al piano, riuscivano a sfruttare a loro immediato vantaggio l'inazione dei Crociati, con il proporre un'impresa contro Zara occupata dal re d'Ungherta.

Infatti, la flotta veneziana che recava i Crociati, giungeva il io nov. 1202 davanti a Zara; la comandava lo stesso doge Enrico Dandolo. Il 15 nov. Zara era presa e saccheggiata. Poi, in attesa di Bonifacio di Monferrato trattenuto in Roma dai divieti di Innocenzo, si svernò in Dalmazia. Ma quando il marchese raggiunse i Crociati e si furono palesate le esitazioni del Papa, si diffuse al campo la persuasione che Innocenzo si sarebbe piegato dinanzi al fatto compiuto. Giungevano intanto messi di Filippo di Svevia, latori delle proposte di Alessio Comneno, che in compenso della restaurazione del padre suo offriva 200.000 marchi d'argento, la riunione delle Chiese sotto il Pontefice, un numeroso corpo ausiliario, un presidio permanente bizantino in Terra Santa.

Molti, avanti e dopo la presa di Zara, e fra questi uno dei più valenti, Simone di Montfort, preferirono raggiunger per proprio conto l'Oriente. Il grosso delle schiere crociate si rimbarcava a Zara il 20 apr. 1203 per una nuova tappa a Corfu. Qui con Alessio venivano perfezionati gli accordi e annunciata l'impresa di Costantinopoli. Ripreso il mare, il 24 giugno la flotta giungeva davanti alla città. I Crociati sbarcarono sull'opposta sponda asiatica, iniziando con estrema prudenza l'at-

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Crociste - Sepolero di Balduino I, posto ai piedi del monte Calvario.
Disegno contenuto nel Liber I de Sancta Cio. Ierusalem.... descripta... 27 sett. 1725 : cod. Vat. lat. 9233. f. 102" - Biblioteca Vaticana.
tacco, che fu condotto da diverse parti, riuscendosi il 6 giugno a penetrare nel Corno d'Oro. Ma solo quando nella notte del 17 al 18 , dopo che la resistenza avversaria aveva respinto gli attacchi dalle mura, una rivolta scacciava l'usurpatore Alessio III e riportava sul trono Isacco Angelo. L'ingresso delle schiere crociate poté allora avvenire pacificamente, assistendo il 1^{°} ag. alla incoronazione di Alessio Angelo, associato al trono dal padre. La lettera di Innocenzo III del 20 giugno, che invitava i Crociati a desistere da ogni ingerenza nella questione bizantina, a rompere i rapporti con i Veneziani e a tener fede agli impegni assunti, giunse in questa ora di trionfo, sicché fu facile rispondere mostrando al Papa l'opportunità di non lasciarsi sfuggire di mano gli eventi.

Ma l'accordo tra i Crociati e l'Impero si fondava su un impegno che la grave crisi economica bizantina in quell'ora doveva mostrare irrealizzabile: il pagamento dell'ingente somma promessa a Zara.

Non si riusciva a raccogliere che la metà della somma pattuita ed intanto un rivolgimento popolare sostituì, nell'Impero, agli Angelo un loro parente: Alessio V Ducos. I Latini, alla loro volta, nel loro quartiere di Pera, irritati per il mutamento, trascesero ad atti di guerra e si decisero alla conquista di Costantinopoli, e speciali patti furono stretti fra Bonifacio di Monferrato, gli altri capi ed il doge di Venezia: ai Veneziani sarebbero toccati i tre quarti del bottino, e solo un quarto ai Crociati; l'imperatore sarebbe stato scelto tra i principi e gli sarebbe toccata la quarta parte dell'Impero, il resto andando diviso tra i Crociati e i Veneziani che avrebbero conservato tutti gli antichi privilegi senza prestare alcun giuramento di fedeltà. Ormai la C. aveva mutato fisionomia: il fine religioso, in tutti coloro ch'erano rimasti, era stato travolto dal miraggio della guerra di conquista. Del 12 al 13 apr. 1204 fu dato l'assalto generale alla città : nella lotta furiosa, interi quartieri arsero, massacri orrendi furono compiuti, il saccheggio fu sistematico. Solo una voce si levò a raccomandare moderazione e pietà : quella del marchese di Monferrato. Nella metropoli conquistata e umiliata si svolse allora una più segreta lotta di partiti per l'elezione imperiale: gli elettori veneziani e francesi fecero lega contro Bonifacio; tacitatolo con Creta e con il regno di Tessalonica, formato per l'occasione, e riconosciuta ai Veneziani la nomina del patriarca di Costantinopoli, veniva eletto e incoronato imperatore in S. Sofia Baldovino di Fiandra.

Ma l'Impero latino d'Oriente non era vitale: l'elemento greco, sopraffatto nella capitale, resisteva nelle province e rimaneva in posizione d'antagonismo che doveva essere prodromo di riscossa e approfondire, perpetuandolo, il dissidio religioso; tra i capi crociati sostituitisi ovunque con autonomie di tipo occidentale ai governatori bizantini, regno ben presto l'inimicizia; lungi dal costituire un legame tra essi, i Veneziani, veri dominatori e per le navi e per le ricchezze, costituirono uno Stato nello Stato. Se poi alle ragioni di rapido sfacelo
interno si aggiunga l'incalzare del pericolo bulgaro, contro cui già nel 1205 si annientavano le forze dell'imperatore Baldovino, e il coalizzarsi con i nemici esterni dei deposti greci insorti contro i latini a Nicea, a Trebisonda, nel Peloponneso e nell'Epiro, vantandosi eredi degli ultimi imperatori detronizzati, si ha un quadro di quello che fu l'effetto concreto della deviazione della quarta C. dal suo fine. Il venir meno del solo baluardo contro i Turchi in Oriente causò l'estremo crollo delle posizioni cristiane di Terra Santa. Solo Venezia raggiungeva, per il genio politico di Enrico Dandolo, la sua mèta, e dalla egemonia commerciale in Levante ritraeva, con il suo splendore, quel collegamento tra Oriente e Occidente ch'è stato, tra medioevo e ctà moderna, la sua storica funzione.
V. La quinta C. - Innocenzo III riaffermava nel IV Concilio Lateranense (1215) la necessità di una nuova C. Predicatori popolari avevano già prima fatto leva sul sentimento religioso delle masse rurali, in Francia e in Germania. Sintomo evidente furono i movimenti dei "pastorelli» e la cosiddetta "C. dei fanciulli» compiutasi nel 1212. Infatti nel 1215, Innocenzo proclamava la C., la tregua santa e l'interdizione di ogni rapporto commerciale con i musulmani. Il suo pupillo, Federico II, prendeva solennemente la Croce ad Aquisgrana ( 25 luglio). Ma morto il Pontefice (1216), egli rimandava ad altro tempo l'impresa, fissata per il giugno del 1217.

Per le sollecitazioni di Onorio III in quell'anno schiere di Crociati scandinavi, baltici, ungheresi si mossero per vie diverse: quali andando prima a prestar man forte in Portogallo alla lotta contro i Mori, quali imbarcandosi a Venezia. Da Spalato mosse il re d'Ungheria, Andrea. A S. Giovanni d'Acri, nel sett., le forze si raccolsero e il re ungherese si trovò con il re di Cipro e di Gerusalemme, Giovanni di Brienne, e con il duca Leopoldo d'Austria. Mancava il piano: le energie si dispersero in tentativi senza frutto di apriesi la via di Gerusalemme e molti, con lo stesso Andrea d'Ungheria, stanchi e sfiduciati, se ne partirono. Il re di Cipro e il duca d'Austria deviarono allora l'obbiettivo della C. verso l'Egitto, la cui conquista avrebbe dato il crollo alle posizioni musulmane in Siria e stroncata ogni loro iniziativa contro l'Occidente. Nel maggio del 1218 i Crociati sbarcavano dinanzi a Damietta : oltre un anno durò l'assedio, finché nel nov. del 1219 la città cadeva. La marcia doveva essere ripresa sul Cairo: ma prevalse l'idea del Brienne di attendere l'arrivo promesso di Federico II e l'inverno fu passato a Damietta. Aiuti tedeschi con Ludovico di Baviera diedero fiducia per riprendere la lotta. Sul cadere di luglio del 1221, giunti i Crociati davanti ad al-Manşūrah, formidabile baluardo sulla via del Cairo, il sultano avanzò proposte di pace, promettendo la restituzione di Geru-

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CROCIFISSO IN BRONZO.
opera di Donatello (r447-50) - Padova, Basilica del Santo.

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TOMBA DI BOEMONDO (m. nel iiri) - Canona, Cattedrale.

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salemme; ma il legato, card. Pelagio, rifiutò ogni trattativa. Segui allora, violenta, la battaglia: vinti, i Crociati dovettero ritirarsi, e il Bricnne, raggiunta Damietta ( 30 ag.) ottenne pace dell'Egitto.

Anche dopo il disastro Federico II non si mosse, né si mosse nel 1225. Secondo un nuovo progetto esposto al Papa, solo nel 1227 per le istanze di Gregorio IX si accinse a partire, ma un'epidemia lo obbligò a desistere: il Papa lo scomunicò. L'anno seguente, dopo trattative con il sultano d' Egitto, salpava per la Terra Santa, sottomettendo per viaggio l'isola di Cipro. Sbarcava poco dopo a S. Giovanni d'Acri e riusciva a ottenere da Malik-al-Kâmil sultano d'Egitto con il trattato di Glaffa (1229) il possesso di Gerusalemme e dei Luoghi Santi con l'accesso dal mare per i pellegrini e obbligandosi entrambe le parti al rispetto di una tregua decennale; restava in potere dei musulmani la moschea di 'Omar. In seguito a tale accordo, Federico II entrava il 17 marzo 1229 in Gerusalemme e il 18 veniva incoronato nella basilica del S. Sepolcro, riportendo poi da S . Giovanni d'Acri per l'Italia. L'aver riaperto ai cristiani la via di Gerusalemme non valse tuttavia all'Imperatore di rientrare in grazia della Chiesa che condannò e dichiarò nullo il
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Crociate - Assedio di Damasco del 1148. Miniatura del sec. xv. Parigi, biblioteca Nazionale, ms. franc. 5394, f. 148.
trattato. Ma la pace di S. Germano valse a provocare anche qui un senso di distensione e a far riconoscere il fatto compiuto al Pontefice (1230).

Allo scadere della tregua stabilita da Federico, il tentativo dei principi cristiani di riprendere le armi falli per mancanza di forze. Vittoriosi, anzi, a Gaza i musulmani di Damasco entrarono in Gerusalemme.

A togliere di mezzo ogni discussione, ed anche il disegno d'intesa tra i Latini e il sultano di Damasco, interveniva una folta schiera di cavalieri del Turkestan al soldo dell'Egitto, che nel 1244 prendeva e saccheggiava orribilmente Gerusalemme.
VI. La sexta C. - La coscienza cristiana in Occidente non sapeva rinunciare all'idea della libera-
ma a partire dal 1265 , il sultano Bajbars procedé all'occupazione di Cesarea, Arsūf, Şafād, Giaffa e Antiochia. Clemente IV nuovamente rivolgeva un appello ai principi cattolici. E nuovamente solo Luigi IX, nonostante la freddezza incontrata nella stessa Francia, rispose all'appello e parti nel 1270 dalla Provenza, rivolgendosi questa volta contro Tunisi. Ma, sbarcato appena a Cartagine, la peste falciava le file crociate, ed anche il re lasciava la vita. Il fratello, Carlo d'Angiò, riportava in Europa le truppe, dopo essersi reso tributario il sultano tunisino. Invano, nel 1274, Gregorio X predicava a Lione la ripresa della C. Se molti re e principi presero la croce, nessuno si mosse. E ultima, nel 1291, dopo Tripoli e Sidone, anche S. Giovanni d'Acri cadeva.
VIII. Ultimi tentativi. - La commozione in Occidente non fu poca alla caduta delle ultime posi-

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zioni cristiane di Siria. Ma per quanto da allora non cessassero di disegnarsi nuove spedizioni e nuove imprese, in realtà l'intellettualismo umanistico preponendo il problema alla sua realizzazione, impedì un cattivo ritorno agli antichi ideali della C. Per quanto si collegasse con i nuovi bisogni dell'espansione europea la C. rimaneva una forma tipica se pur tra le più vaste e solenni del pensiero medievale; le sue caratteristiche non potevano scindersi da quel mondo cui il misticismo dava la sua direttiva, la cavalleria le sue forme. Il suo proseguimento, per opera delle Repubbliche marinare italiane e dei singoli principi, in realtà la deviava dalle méte originarie, dietro l'iniziativa di conquista coloniale o dell'atto di forza politico in cui si rivelava l'impronta dello Stato nazionale ormai sorto. E quando il gioco politico europeo prese a intrecciarsi, con il Dandolo e poi con Federico II, con il gioco orientale e la diversità della fede, che doveva recare di per sé sola alla lotta, a non segnar più sufficente confine, allora il ciclo storico delle C. fu per sempre concluso, e sull'entusiasmo e l'interesse religioso altri più contingenti interessi presero il sopravvento.

E dunque piuttosto volontaria illusione, volta a volta motivata da diverse ragioni, quella che fa, nei secc. xiv e xv, riafficcare, nel senso antico, propositi e iniziative di C., mentre, preceduta dalle discussioni della pubblicistica (Raimondo Lullo, Marin Sanudo, Pier Dubois, Guglielmo di Nogaret, il Broccard) si entra in una nuova fase della questione, per cosi dire, d'Oriente e della Terra Santa; l'interesse si sposta verso l'Impero ottomano, che tende a riunire sotto un forte controllo regioni balcaniche ed asiatiche dell'antico Impero bizantino.

Sono, com'era logico, i pontefici a segnar tra le due fasi la sutura, tentando con ogni mezzo di convogliar forse in Oriente contro gli infedeli. Clemente V rinnova, ma invano, l'interdizione dei commerci con i musulmani e si fa tutore dei cavalieri gerosolimitani nella loro tenace guerriglia alle navi arabe e turche. Contro i pirati musulmani Giovanni XXII e poi Clemente VI si fanno promotori d'una lega cui aderiscono Venezia e Genova e che giunge, nel 1344, all'occupazione temporanea di Smirne. Poi vien la volta di qualche principe: Pietro di Lusignano, re di Cipro, cerca invano aiuti dall'Occidente per la sua impresa di Satalia e la successiva audace serie di colpi di mano su Alessandria, Tripoli, Tortona e Laodicea. Amedeo VI di Savoia recupera nel 1366 Gallipoli all'Impero bizantino nuovamente minacciato dai Bulgari.

Ma è sull'avanzata turca nei Balcani che si appuntano dal finire del Trecento le apprensioni europee. In soccorso di Sigismondo d'Ungheria accorre nel 1396 con un piccolo esercito franco-borgognone Giovanni Senza Paura. Nel 1399 e nel 1405 a capo d'una flotta genovese il maresciallo Boucicaut penetra nei Dardanelli e tenta un diversivo sulla costa tunisina. Ma sempre senza successo e senza in alcun modo contenere l'irresistibile marcia dei Turchi. Grandi speranze suscita nel 1443 la C. del card. Cesarini contro il sultano Murād, obbligato a evacuare Sofia: solo speranze, ché a Varna toccava ai Crociati una sanguinosa sconfitta. Gli anni seguenti vedono l'eroismo ungherese affermarsi alla difesa di Belgrado: alla lotta si legano i nomi di Giovanni Hunyadi e di Giovanni da Capistrano. Ma poi Costantinopoli cade sotto l'impeto di Maometto II e la metropoli ritorna centro di un impero che i Latini non avevano saputo mantenere né i Bulgari conquistare. A nulla le esortazioni e gli sforzi del vecchio papa Niccolò V erano valsi; ed anche il grandioso disegno d'una C. di Stati calorosamente sostenuto dal successore, Pio II, naufraga contro gli scogli della realtà politica, di freddo egoismo, del tempo, ed al convegno di Ancona per la spedizione che il Papa personalmente avrebbe guidata nessuno si presenta. Inutilmente tentano la ripresa del disegno Paolo II,

Alessandro VII, Leone X. Nel 1518 , quando la potenza musulmana era giunta al suo culmine, per la conquista ad opera di Sclim I dell'Egitto e della Siria, tutto parve pronto per la spedizione, solennemente predicata; ma poi le competizioni al trono imperiale assorbirono e distolsero le attenzioni. Si sarebbe giunti, alcuni decenni più tardi, ad una grande impresa collettiva d'alleggerimento contro la pressione musulmana, a Lepanto, ma sarebbe stato quello il preludio navale dello sforzo occidentale, perseguito fino a mezzo il Settecento, di infrangere le minacce al cuore dell'Europa. Ma alla ripresa dei Luoghi Santi e all'espansione armata della fede nessuno avrebbe posto più mente: v'era già, sul principio del Cinquecento, chi pensava che sarebbe stato più opportuno per la Chiesa rinchiudera in se stessa per epurarsi dalle scorie della mondanita e rinnovarsi; proprio mentre un mondo nuova si apriva all'attività anche del clero e presto, ispirate dal Concilio di Trento, sarebbero sorte le missioni, a rinnovare in forma più moderna l'espansione della fede. In Europa, ormai, si aprivano le lotte di predominio; un po' discosta dagli Stati occidentali, chiusi nei loro problemi interni, la forte compagine del nuovo Impero turco avrebbe rappresentato un problema puramente politico, svuotato di ogni contenuto religioso.

Conclusione. - Il grande fatto storico delle C. cessava cosi, con il chiudersi del medioevo ed il rafforzamento degli Stati nazionali. Se esso era stato espressione della unità medievale di pensiero e di opera, di religione e di azione, non era men vero che attraverso di esso, al contatto dell'Oriente e per la forza stessa dei contrasti, l'Occidente aveva preso coscienza di se stesso, visto il rapporto tra le sue varie parti e sviluppata in un senso sovrannazionale la sua unità. Dal rapporto, dapprima sfavorevole, era lentamente scaturita la sua superiorità, persino economica, e lo sviluppo di una civiltà più larga e più umana. E mentre l'invasione mongola cancella insieme le ultime luci della civiltà bizantina ed islamica, la cultura occidentale ha raggiunto il suo più alto grado. - Vedi tav. LXVI.

BibL.: Fonti, Recueil des historiens des Croisades (Documents armésiens; historiens grecs; historiens occidentaux; historiens orientaux; Loit), 16 voll., Parigi 1841-1906, edizioni a parte : Gesta Francorum et aliorum Mierosolymitanorum, a cura di H. Hagenmeyer, Heidelberg 1890, e a cura di L. Brehier, Parigi 1924 (è la fonte principale per la prima C.); Foucher de Chartres, Historia Mierosolymitana, a cura di H. Hagenmeyer, Heidelberg 1913; Caffaro, Liberatio Orientis, a cura di C. Desimoni (Fonti per la storia d'Italia, 11), Roma 1890. La fonte più notevole per la storia degli Stati cristiani è la Storia delle lotte religiose di Guglielmo di Tiro, che giunge sino al i 184 (trad. ted. di E. e R. Kausler, Stoccarda 1848); anche importante, specie per le relazioni con l'Occidente, Cinnamus (1118-76); PL. 133, 299-678; per l'Impero latino di Costantinopoli: Geoffroy de Villehardouin, Histoire de l'Empire du Constantinople sous les empereurs frangois, a cura di N. de Wailly, Parigi 1872; Robert de Clary, Le prise de Constantinople, in K. Hoff, Chroniques gréco-romaines, Berlino 1873; Gunther v. Palvia, Historia Constantinopolit. 200 de urbis Constantinopolitanae expugnatione, a cura di P. Riant, Ginevra 1877; Niceta Aconinatos (1180-1206) a cura di J. Bekker, in Corpus scriptorum historice byzantine, Bonn 1835; Giorgio Akropolites, Chronicon (1203-61), a cura di A. Heisenberg, Lipsia 1903. Per le fonti delle singole C. v. la bibl. della Cambridge Mediaeval History, IV-V, Cambridge 1926, 1927, 1929. Il primo esame delle fonti e l'accertamento del loro valore critico, nella Geschichte des ersten Kreuzzuges di E. von Sybel, Düsseldorf 1841. E cf. anche K. Krumbacher, Gesch. der byzantinischen Literatur, 2^{°} ed., Monaco 1897.

Biat.. Sulle incursioni saracene in Occidente: J. Reinaud, Invasione des Sarrazins en France, Parigi 1836; M. Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, Firenze 1824 (nuova ed., Catania 1930 sgg.); P. Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei Barbarecchi in Sardegna, Cagliari 1861; J. Wellhausen, Die Kämpfe der Araber mit den Römern in der Zeit der Unnaiafro, Gottinga 1901; J. Gay, L'Italie méridionale et l'empire byzantin depuis l'avancement de Basile Ier jusqu'à la prise de Bari par les Normands (867-1071), Parigi 1904; G. Lokys, Die Kämpfe der Araber mit den Karolingern bis zum Tode Ludwigs II., Heidelberg 1908.

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Sull'espansione dell'islâm, v. la classica opera di A. Müller, Der Islam in Morgen-und Abendland, 2 voll., 2^{2} ed., Berlino 1883-87.

Sull'Impero bizantino: A. Rambaud, L'empire grec au X^{e} siècle, Parigi 1870; G. Schlumberger, Un empereur byzantin au Xr siècle (Nicéphore Phocne), ivi 1870; id., L'épopée byzantine à la fin du Xc siècle, 3 voll., ivi 1896-1903; K. Neumann, Die Weltstellung der byzantischen Reichs vor den Kreuzzügen, Lipsia 1894; A. Grubn, Die byzantinische Politik z. Zeit d. Kreuzzüge, Berlino 1924; F. Chalandon, Les Comnènes, I. Essai sur le règne d'Alexis I Comnène (1021-1112), Parigi 1903; II. Jean II Comnène (1116-45) et Manuel Comnène (1143-60), ivi 1912; G. Schumberger, Byzance et les Croisades, Pages médiévales, ivi 1927; A. A. Vasiliev, History of the Byzantin empire, 2 voll., Wisconsin 1928-29.

Sulle C. in generale: dopo le vecchie opere di J. Michaud, Histoire des Croisades, Parigi 1812-17 e di F. Wilken, Geschichte der Kreuzzüge, Lipsia 1807-32, la storiografia sulle C. assume una fisonomia scientifica, inaugurata da H. v. Sybel. Successiva alla cui opera sono: A. Röhricht, Beiträge zur Gesch. d. Kreuzzüge, 2 voll., Lipsia 1878 e Geschichte d. Kreuzzüge, Innsbruck 1898; B. Kugler, Gesch. der Kreuzzüge, Berlino 1880, 2^{2} ed., ivi 1897 (trad. it. di T. Sanesi, Milano 1878, nella Storia universale dell'Oncher); L. Bridner, L'Eglise et l'Orient au moyen âge. Les Croisades, Parigi 1907 ( 3^{2} ed., ivi 1928); W. B. Stevenson, The Crusaders in the East, Cambridge 1907; A. v. Ruville, Die Kreuzzüge, Bonn 1922; F. Jorga, Breve hist. des Croisades et leurs fondations en Terre Sainte, Bucarest 1924, E ancora, ma di riferimento particolare: E. Heyck, Die Kreuzzüge u. das Heilige Land, Lipsia 1900; E. Bridney, La condition juridique des croisés et le privilège de la croce, Parigi 1901. L'opera fondamentale d'assieme e ormai quella di R. Grousset, Histoire de Croisades et du royaume franc de Jérusalem, 3 voll., Parigi 1932-38, E v., delle stenze, L'epopée des Croisades, ivi 1939. Sul sorgere dell'idea della C., il vol. fondamentale di C. Erdmann, Die Entstehung des Kreuzzugsgedanken, Stoccarda 1932, che risale alle origini più lontane; inoltre O. Volk, Die abendländisch-hierarchische Kreuzzugsö̈ke, Holle 1911; E. Delaruelle, Essai sur la formation de l'idée de Croisade, in Bull. de littérature ecclée., 42 (1941), pp. 24-42, 86-103; 45 (1944), pp. 13-46, 73-90; F. Cognasso, La genesi delle C., Torino 1934; M. Villey, La Croisade, Essai sur la formation d'une théorie juridique, Parigi 1942.

Sulla prima C.: H. Hagenmeyer, Chronologie de la première croisade, in Rev. de l'Orient latin, 6 (1898), pp. 214-93; 490549; 7 (1899), pp. 277-339; 430-503; 8 (1900-1901), pp. 318 382; H. v. Sybel, Gesch. d. ersten Kreuzzages, 2^{2} ed., Lipsia 1881; R. Röhricht, Gesch. d. ersten Kreuzzages, Innsbruck 1901; F. Chalandon, Histoire de la première Croisade jusqu'à l'élection de Godefroy de Bouillon, Parigi 1923; P. Rousset, Les origines et les caractères de la première Croisade, Neuchâtel 1945; A. C. Krey, Urban's crusade. Success or failure, in American histor. Rev., 53 (1948), pp. 235-36.

Sugli Stati crociati e le istituzioni latine in Oriente, oltre l'opera del Grousset: L. Rey, Les colonies frangues de Syrie au XIIe et XIIIe siècle, Parigi 1887; P. Röhricht, Regesta Regni hieromèymitani (1097-1291), Innsbruck 1903 e 1904 (Additionention); E. Pynall, Storia dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerundomme, Bari 1907; R. Bailey-Yewdale, Boemond I prince of Antioch, Wisconsin 1924; C. Enfant, Les monuments des Croisés dans le royaume de Jérusalem, Architecture rel. et civile, Parigi 1923-28; G. Dodu, Hist. des Institutions monastiques dans le royaume latin de Jérusalem, Lussemburgo 1928; R. Manselli, Normanni d'Italia alla prima C.: Boemondo d'Altavilla, in Iapigia, 11 (1940-41), pp. 42-79, 145-84; I. L. La Monte, The lords of Sidon in the XIIth and XIIIth cent., in Byzantion, 17 (1944-45), pp. 183-211.

Sulla partecipazione tedesca alla C.: R. Röhricht, Die Deutschen im Heil. Lande, Innsbruck 1894; Dt. Pilgerreisen nach d. Heil. Lande, a cura di R. Röhricht e M. Meissner, Innsbruck 1880; sull'intervento crociato in Portogallo: C. Erdmann, D. Kreuzzugsgedanke in Portugal, in Hist. Zeitschrift, 141 (1930). Sulla partecipazione italiana, anche successiva: G. Errera, I Crociati veneziani in Terra Santa, in Arch. ven., 38 (1890), pp. 258-77; A. Main, I Pisani alle prime C., Livorno 1894; C. Manfruni, Le relazioni fra Genova, l'Impero bizantino e i Turchi, in Arch. stor. lig., 28 (1898); A. Chiocchini, I Pisani all'analisi di Gerusalemme, Pisa 1901; L. Casoglio, I marchesi di Mouflerato in Italia e in Oriente durante i secc. XII e XIII, Torino 1926.

Sulla seconda C.: B. Kugler, Studien z. Gesch. d. zweiten Kreuzzages, Stoccarda 1866; id., Annal. z. Gesch. d. zweiten Kreuzzuges, Tubinga 1878; C. Neumann, Bernhard v. Clairvaux u. die Anfänge d. zw. Kreuzz., Heidelberg 1882; E. Vacandard, St Bernard et la seconde Croisade, in Rev. d. quest. hist., 38 (1883), pp. 398-437.

Sulla terza C.: A. Cartellieri, Philipp II. August. König v. Frankreich. II: Der Kreuzzug (1127-21), Lipsia 1906 e Richard Löwenherz im hlg. Lande, in Hist. Zeitschrift, 1908;
R. Röhricht, Die Rüstungen d. Abendlandes z. drittee Kreuzz., in Hist. Zeitschrift, 1903; E. Traub, Der Kreuzzuerplan Kaiser Heinrichs VI., Jena 1910.

Sulla quarta C.: H. Klimke, Die Quellen z. Gesch. d. vierten Kreuzzages, Breslavia 1875 ed E. Garland, Der vierte Kreuzzug u. seine Probleme, in N. Jahrbücher f. d. Klau. Altertum, 13 (1904); I. Tessier, La quatrième Croisade, Parigi 1884; E. Pears, The fall of Constantinople: the story of the Fourth Crusade, Londra 1883; W. Norden, Der vierte Kreuzzug in Rahmen der Beziehungen des Abendlandes zu Byzanz, Berlino 1898 e Das Papsttum u. Byzanz. Die Trennung d. beiden Mächte u. der Problem ihrer Wiederzeinigung bis 1433 , ivi 1903; A. Luchaire, Innocent III. La question d'Orient, Parigi 1907; H. Grégoire, The question of the diversion of the fourth crusade, in Byzantion, 13 (1940-41), pp. 158-66;

Per i punti particolari: L. Streit, Venedig u. die Wendung d. vierten Kreuzz. gegen Konstantinopel, Zagabria 1877; P. Riant, Innocent III. Philippe de Sponde et Boniface de Montferrant, in Rev. des quest. hist., 17 (1873), pp. 321-74; id., Le changement de direction de la IVe Croisade, ibid., 18 (1873), pp. 5-73; F. Cerone, Il Papa e i Veneziani nella quarta Crociata, in Arch. sev., 36 (1888), pp. 57-70; 287-97. Sull'Impero latino di Costantinopoli e gli altri Stati latini formativi per la quarta Crociata; D. De Cange, Hist. de l'empire de Constantinople sous les empereurs frangais, Parigi 1637 (nuove ed. a cura di J. A. Buchon, ivi 1896); L. de Mas Latrie, Hist. de l'île de Chypre, Parigi 1852-61; K. Hopf, Gesch. Grindenlands im Mittelalter, Lipsia 1867-68; E. Gorland, Gesch. des lateinischen Kaisertums v. Konstantinopel, I, Ambrogio 1903; W. Millar, The Latins in the 7th vant: a hist. of Franbish Greece (1204-1366), Londra 1906.

Sulle C. del sec. xili : R. Röhricht, Der Kreuzzug Louis IX. gegen Dominice, Berlino 1870; id., Der Kinder-Kreuzzug, in Hist. Zeitschrift (1876); R. Röhricht, Studien z. Gesch. d. Fünften Kreuzzuges, Innsbruck 1891; R. Honig, Rapporti fra Federico II e Gregorio IX rispetto alla spedizione in Palestina, Bologna 1896; L. Greven, Frankreich u. der fünfte Kreuzzug, in Hist. Jahrbuch, 1923; V. Laurent, La Croisade et la question d'Orient sous le pontificat de Grégoire X, in Rev. hist. du sud-est européen, 22 (1943), pp. 103-37; R. Grousset, St Louis et les Alliances orientales, in Etudes historiques, 1948, fasc. 3, 3-16.

Sui tentativi di crociata del secc. xiv e xv: I. Delaville Le Route, Le France en Orient au XIVe siècle, Parigi 1886; A. Magnocavallo, Marino Sanudo il Vecchio e il suo progetto di crociata, Bergamo 1901; E. Marengo, Genova e Tunisi (1322-1313), in Arch. stor. lig., 33 (1903); N. Jorga, Philippe de Sézaires et la Croisade au XIVe siècle, Parigi 1902; id., Notices et extraits pour servir d'hist. des Croisades au XIVe siècle, ivi 1