il suo progetto di crociata, Bergamo 1901; E. Marengo, Genova e Tunisi (1322-1313), in Arch. stor. lig., 33 (1903); N. Jorga, Philippe de Sézaires et la Croisade au XIVe siècle, Parigi 1902; id., Notices et extraits pour servir d'hist. des Croisades au XIVe siècle, ivi 1902; J. Gay, Le pape Clément VI et les affaires d'Orient, in Rev. d'hist. rel., 1923.
Sulle C. nella storia della cultura medievale: H. v. Sybel, Sagen u. Geschichte über die Kreuzzüge (Kleine Schriften, 3), Monaco 1881; H. Prutz, Kulturgeschichte d. Kreuzzüge, Lipsia 1883; O. Henne am Rhyn, D. Kreuzzüge u. d. Kultur ihrer Zeit., Lipsia 1883-85; id., Kulturgesch. d. Kreuzzüge, ivi 1894; J. Ebersolt, Orient et Occident. Recherches sur les influences byzantines et orientales en France pendant les Croisades, 2 voll., ParigiBruxelles 1928-29.
Pier Fausto Palumbo
CROCIFERO. - Secondo un antico uso cristiano la croce, come vessillo di Cristo, precede tutte le sacre processioni dei fedeli, e l'ufficio di portarla è specialmente affidato al suddiacono, che indossa la cotta e la tunisella (S. Congr. Riti, 0, 9 ad 18) o anche la pianeta piegata, secondo la qualità della funzione che si celebra. Nei riti per i defunti serve da c. il suddiacono della Messa; nei giorni poi della Purificazione, delle Palme, Giovedi e Venerdi Santo, il c. è un altro diverso dal suddiacono della Messa (S. Congr. Riti, 0, 2646 ad 1).
BISL.: A. Moretti, Cueremoniale iuxta Ritum Romanum, Torino 1938-39 (v. indice).
Filippo Oppenheim
CROCIFISSE ADORATRICI DI GESÜ SACRAMENTATO. - Congregazione di suore fondata a S. Giorgio al Cremano (Napoli), nel 1883, da suor Maria Pia della Croce Notari. Si dedicano particolarmente agli asili ed alle scuole di lavoro, nonché al guardaroba negli ospedali. Hanno 10 case con oltre 300 suore.
Silverio Mattei
CROCIGERI DELLA STELLA ROSSA. - Ordine religioso di Canonici regolari che trae la sua origine dalla Confraternita addetta alla cura dei poveri nell'ospedale annesso al monastero di S. Francesco
## Page 594
delle Clarisse di Praga, fondato nel 1233 dalla beata Agnese di Boemia, figlia del re Ottocaro. L'ospedale fu dotato di ricchi lasciti dalla regina Costanza e confermati da Gregorio IX con due bolle del 18 maggio 1235, una diretta alla badessa Agnese e monache, l'altra al "rettore e fratelli dell'ospedale". Rimase alle dipendenze di Agnese fin quando lo stesso Gregorio IX, ad istanza della badessa, con bolla Omnipotens Deus del 14 apr. 1237 trasformava la Confraternita in Ordine religioso sotto la giurisdizione della S. Sede e ad esso donò l'ospedale con tutti i suoi beni.
Il nuovo Ordine si uniformò alla Regola di s. Agostino, adottò una croce rossa a sei punte, ed ebbe la cura dei poveri e dei pellegrini. In principio i C. erano laici, ma poi ve ne furono che ricevettero gli ordini sacri ed ebbero cura di anime. In breve presero ampio sviluppo, e papi e re li arricchirono di molti privilegi. All'epoca delle rivolte bussite l'Ordine fu quasi distrutta, e gli rimase solo l'ospedale con la chiesa di S. Francesco; ma, passata la bufera, tornò al primitivo splendore. Durante l'invasione svedese i C. si misero a capo del popolo e divisero con i soldati il loro pane. Quando la Curia arcivescovile di Praga fu spogliata dei suoi beni, dal 1561 al 1694, somministrarono all'arcivescovo tutto il necessario, anche perché spesso l'arcivescovo era il gran maestro dell'Ordine. Oggi i religiosi son poco più di 70 in gran parte professi.
Bibs.: M. Heimbucher, Die Orden und Kongregationen der Kath. Kirch., I, 3* ed., Paderborn 1933, pp. 421-22. Silverio Mattei
CRODEGANDO (Crodegano) di Metz, santo. N. al principio del sec. viII da nobile famiglia del Brabante. Pipino nel 742 lo nominò vescovo di Metz, ma non permise si allontanasse dalla corte, ove si distingueva per la cultura, la pietà e le beneficenze. Nel 753 andò a Roma a prendervi il papa Stefano II, che doveva incontrarsi con Pipino a Ponthion ( 6 genn. 754). Compì la missione con tanta risolutezza e abilità che Stefano II gli concesse il pallio e, dopo la morte di Bonifacio (754), anche il titolo di arcivescovo, senza che per questo la sua sede diventasse metropolitana.
Eresse i monasteri di Gorze presso Magonza (748), di S. Pietro sulla Mosella, e di Lorsch nella diocesi di Worms (764). Promosse la diffusione della liturgia e del canto gregoriano. Seguendo l'esempio di altri vescovi, ridusse tutto il clero della sua cattedrale a vita comune, e compose nel 755 una Regula cononicorum che lo rese meritatanente celebre (v. CANONICI REGOLARI). Il nome di C. comparisce in testa all'elenco dei firmatari del "patto funerario", il primo che si conosca, conchiuso tra i 44 partecipanti al Sinodo di Attigny (tra il 760-62), per il quale patto veniva fissato che ciascuno avrebbe celebrato 100 Messe, 30 se vescovo, e recitato 100 salteri alla morte dei singoli membri. M. il 6 marzo 766 e fu sepolto a Gorze.
Bibs.: Chrodegangi regula cononicorum, ed. W. Schmitz, Hannover 1889; Paolo Discono, Gesta Episcoporum Metteralum, in MGH. Scriptores, II, pp. 260-70; C. De Clercq, La législation religieuse franque de Clovis à Charlemagne, Lovanio-Parigi 1936, pp. 146-55.
Ireneo Daniele
CROISET, Jean. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Marsiglia il 28 ag. 1656 ; m. ad Avignone il 31 genn. 1738. Professore di teologia, rettore di vari collegi, maestro dei novizi e, provinciale, è ricordato soprattutto perché fu direttore di s. Margherita M. Alacoque ed ebbe una parte molto importante di pioniere e dissodatore nella propagazione della devozione al S. Cuore di Gesù.
Pubblicò, infatti, a Lione, nel 1689, una prima operetta: La dévotion au Sacré Coeur de N. S. Jésus-Christ (semplice rimaneggiamento dell'opuscolo di una Visitandina, presentatogli dalla Santa e noto sotto il nome di
"Recueil de Dijon"); che poi ricomparve nel 1691, ma assai ampliata e completata e prese a diffondersi in molte numerose edizioni e versioni (l'edizione del 1694 fu, dieci anni dopo, messa all'Indice, perché conteneva un Ufficio del S. Cuore senza l'approvazione preventiva di Roma; la proibizione fu tolta soltanto nel 1887). La novità della materia e della devozione trattata suscitò molte approvazioni, ma anche forti contrarietà, e il C., accusato a Roma, dovette allontanarsi per parecchi anni da Lione. Altre opere di lui, assai diffuse e tradotte, sono : Retraite spiritualle pour un jour de chaque mois (Lione 1694); Retraite pour se préparer à la mort (ivi 1704); Année chrétienne. Exercises de piété pour tous les jours de l'année (12 voll., ivi 1712-20), commento al mistero o alla vita dei santi ricorrenti ogni giorno, donde si derivarono, poi, volumi separati sulla vita di Gesù, di Maria e dei Santi (ivi 1723-26).
Bibs.: Sommervogel, II, coll. 1661-86; E. Regnault, Le réc. p. 7. C., Tolosa 1888; H. Dutouguet, s. v. in DThC, III, coll. 2338-39; A. Hamon, Hist. de la divation au Sacré Coeur, I, 3* ed., Parigi 1923, pp. 437-73; III, ivi 1927, p. 364 sgg.
Celestino Testore
CROIX, LA. - Giornale cattolico francese fondato a Parigi il 16 giugno 1883 dalla "Maison de la bonne presse", per impulso e direzione dell'assunzionista Vincent-de-Paul Bailly. Quotidiano popolare, sotto l'insegna del Crocifisso, L a C. tenne ad essere unicamente cattolico, senza legami politici di sorta, e tutto vòlto al trionfo della Croce nell'obbedienza alla Chiesa, e nel fattivo sostegno alle migliori opere di apostolato.
Gli fiorirono intorno numerosi aggregati e significativi satelliti, come L a C. du dimanche (1889) che volgevası principalmente ai rurali, Le Cosmos, la C. des Marins, Le Laboureur, Les questions actuelles, il Mois littéraire et politique, il Noël, il Pólerin, il Sanctuaire, gli Echos d'Orient, l'Annuaire pontifical, l'Etoile Nolliste, l'Action catholique, la Documentation catholique, Bayard, Bernadette, A la page, Jérusalem, Rome, l'Eucharistie, Notre-Dame, l'Union des Eglises, Belle-jeunesse, Prêtre et Apôtre, per non citare che i principali.
Tra i collaboratori del p. Bailly, sia alla redazione de L a C., sia nelle diverse pubblicazioni della Bonne presse, ricorderemo Joseph Ménard, M. Tardif de Maidrey, l'abate Maze, mons. A. Battandier, il p. Adćodat Debauge, Bernard Bailly, Ernest Olivier, il p. J. E. Draschon, l'abate L. Pagia e l'illustre mons. E. Loutil noto sotto il nome di "Pierre l'Ermite".
Le misure anticlericali del 1900 imposero all'imponente complesso editoriale delle sensibili modificazioni. Paul Fémin-Vrou si mise generosamente a completa disposizione degli Assunzionisti per salvarne le preziose opere di stampa cattolica, che continuarono cosi a prosperare, nonostante ripetuti conati persecutivi, per merito del p. François d'Assise Bertoye, solito a sottoscriversi "Frane" e poi anche del direttore del giornale, Léon Merklon, mentre vescovi e pontefici non lesinavano incoraggiamenti. Nel 1932 il cinquantenario de L a C. fu fastosamente celebrato a Parigi, e nel 1936, in occasione del congresso tenutosi a Roma, la Bonne presse poté mostrare fino a quale punto abbia meritato della Chiesa e del paese.
Bibs.: E. Lacosta, Le p. V. de Paul Bailly, Parigi 1913, pp. 72141 ; id., Le p. F. Picard, ivi 1932, pp. 328-55. Renato de Fontenelle
CROKE, Thomas William. - Arcivescovo di Cashel (Irlanda), n. a Mallow (diocesi di Cloyne) il 19 maggio 1824, m. a Thurles il 22 luglio 1902.
C. fu uno dei sostenitori dell'indipendenza irlandese e svolse attiva propaganda nazionalista e religiosa in considerazione della particolare situazione del paese. Seguì prima la politica di \mathrm{O}^{′} Connell, passando poi al partito della Giovane Irlanda. Rientrato in patria da Auckland, riprese la sua attività di sacerdote e di patriota, appoggiando il movimento dell' Home Rule, diretto dal Parnell, suo amico. Si rese maggiormante popolare quando, con vari manifesti istiganti al No rent, reagiva alle dispotiche
## Page 595
leggi britanniche. Sempre per gli interessi del suo paese si recò più volte a Roma, per assicurare l'appoggio del Vaticano all'Irlanda, contro le mene della diplomazia inglese. In seguito alla caduta del Parnell si ritirò definitivamente dalla lotta politica.
Bial.: T. F. Meehan, s. v. in Cath. Enc., IV, p. 314.
Gabriella de Stefano
CROMAZIO, santo. - Appartenne al clero di Aquileia come prete sotto il vescovo Valeriano (369388) ed insieme con Eliodoro, poi vescovo di Altino, fu in intima amicizia con s. Girolamo durante la dimora che questi fece in quella città nel 370-73; in quegli anni egli fu in ottime relazioni anche con Rufino. Sulla fine del 388 o al principio del 389 fu eletto successore di Valeriano alla presenza di s. Ambrogio con il quale si mantenne in relazione. Si pronunció pure con una lettera come difensore della causa di s. Giovanni Crisostomo. S. Girolamo gli dedicò alcuni dei suoi commenti e versioni dei libri del Vecchio Testamento ricordando anche gli aiuti in denaro che da lui riceveva. Per suo incitamento Rufino attese alla traduzione della Storia ecclesiastica di Eusebio ed alla sua continuazione. Morì verso il 407-408. Festa il 2 dic. A lui e ad Eliodoro il compilatore del Martirologio geronimiano dedicò l'opera sua. Due lettere sue a tal proposito sono spurie.
Di lui rimangono 18 trattati o meglio omelie sul Vangelo di s. Matteo, dei quali quello sulle otto beatitudini (omelia detta in un giorno di grande mercato) fu singolarmente apprezzato; gli altri comprendono: Mt. 3, 13-17; 5; 6, 1-24 e sembrano frammenti omiletici su tutto quel Vangelo. Furono pubblicati ad Udine dal can. Pietro Braida nel 1816 e poi nel 1823 (PL 20, 323-68, è riprodotta l'edizione del 1816); una terza edizione con traduzione a Udine nel 1828. Pietro de Puniet con buoni argomenti attribuì a C. una delle tre omelie conservate nel Sacramentario Gelasiano e precisamente quella assegnata per la traditio del Pater Noster negli scrutini previi al Battesimo solenne.
Bibl.: P. De Puniet, Les trois homélies catéchétiques du Sacramentaire Gélasien, in Revue d'histoire ecclésiastique, 2 (1904), pp. 202-21; 6 (1905), pp. 17-32 e 324-18; P. Paschini, Chromatius d'Aquilée et le Commentaire pseudo-hieronymien sur les quatre Eoangiles, in Revue bénédictine, 26 (1909), pp. 469-72; id., Le vicende politique e religioze del territorio frinilano ecc., IV, in Memorie storiche foragiuliesi, 8 (1912), pp. 50-64; Martyr, Hieronymianum, pp. 1-2, 4-6.
Pio Paschini
CROMBRIGGHE, Camille van. - Teologo, n. a Smeereble-Vlaersegem (Grammont) il 2 maggio 1876, m. a Gand il 14 genn. 1940. Ordinato prete, coronò gli studi teologici a Lovanio con la tesi divenuta celebre: De soteriologiae christianae primis fontibus (Lovanio 1905). Dal 1909 al 1921 tenne all'Università di Lovanio apprezzate conferenze sulla storia delle religioni e dal 1923 al 1927 la cattedra di teologia fondamentale.
Pubblicò De Verbo Incarnato (2 ed., Gand 1920) e De Beata Maria Virgine (ivi 1913), due trattati modello; La présence réelle et la transubstantiation (ivi 1906); collaborò alle Collationes Gandavenses, e fu uno dei fondatori, nel 1924, delle Ephemerides Theologicae Lovanientes.
Con il fascino di maestro schiettamente ortodosso preservò Lovanio e la sua patria dal modernismo, meritando d'essere definito, dal card. Mercier, il miglior teologo del Belgio.
Bibl.: J. Bittromieux, La théologie dogmatique à Louvain, in Ephemerides Theologicae Lovanientes, 9 (1932), p. 440; J. Coppens, Le chanoine C. van C., in Ephemerides Theologicae Lovanientes, 17 (1940), pp. 124-42; W. Goossens, Vicaris-generaal K. Van C. als theoloog en professor, in Collationes Gandavenses, 27 (1940-44), pp. 17-34.
Antonio Piolanti
CROMLECH : v. PREISTORIA, RELIGIONE della.
CROMOSOMA. - Formazioni caratteristiche che si risolvono dalle sostanze nucleari delle cellule animali e vegetali quando queste entrano in attività riproduttiva. Mentre il nucleo di una cellula in riposo (termine questo inesatto che indica la mancanza momentanea o definitiva di attività cariocinetica) è caratterizzato da un carioplasma, che con i comuni mezzi di indagine istologica e citologica si rivela più o meno omogeneo, nella cellula in crisi cariocinetica si risolve in un complesso di granulazioni che portano alla identificazione di corpiccioli ben colorabili con i coloranti basici aventi una forma sferica o allungata o fusiforme e che sono i c.; la loro grandezza è varia a seconda delle specie viventi come vario è il loro numero, ma nell'ambito di individui della stessa specie, numero, forma e grandezza sono rigorosamente costanti. Esistono cosi viventi con due o quattro c. (ascaris) con 12 c . (pino), con 48 c . (uomo), fino a qualche centinaio (radiolari). Il numero di c. che una cellula ha per corredo rimane costante in tutte le cellule figlie originate da questa perché ad ogni divisione che si verifica nella cellula i c. subiscono una fessurazione longitudinale; si ha così un loro momentaneo raddoppio fino a quando la divisione citoplasmatica o citodieresi non conduce alla formazione di due cellule figlie, ognuna delle quali avrà per corredo una metà dei c. formatisi a seguito della fessurazione longitudinale. Solo nelle cellule germinali si ha una riduzione a metà del numero dei c.
Questo assetto cromosomico della cellula prende il nome di corredo diploide e si indica con 2 n . Se, ad es., si considera un uovo di una specie animale e si pone che questo uovo abbia un corredo diploide di 4 c ., tutte le cellule che si origineranno dalla cellula uovo e che nel loro complesso costituiranno i tessuti e gli organi dell'individuo adulto, manterranno costante il numero di 4 c . caratteristico della specie considerata. Ma in un individuo adulto, oltre alle cellule costituenti i tessuti e gli organi della vita vegetativa e di relazione e che prendono il nome di cellule della linea somatica, esistono, ed il loro differenziamento culmina con la maturità sessuale dell'individuo, cellule deputate al mantenimento della specie, e questi elementi prendono il nome di cellule della linea

(let. dal vice)
Cromosoma - C. giganti di Chironomus Thummi in cibo presentanti la caratteristica struttura a bande alternativamente colorata (cromomeri) e incolore (secondo Bauer).
## Page 596

(da L. Geitler, Chromosomenbaw, Berlioo 1937)
Cromosoma - Struttura spirale dei c. durante la prima divisione del granulo pallinico delle Angiosperme: a-c Allium nutans, d Gasteria depressa (Liliaceae): c. anafasc, le altre in metafase (secondo Geitler).
germinale. Le cellule germinali, una volta mature si uniranno, una cellula maschile o spermatozoo con una femminile o uovo per dar luogo ad un nuovo individuo assicurando cosi la perpetuità della specie. E chiaro che se tanto l'uovo che lo spermatozoo mantenessero il corredo diploide di c., ad es. 4 , lo zigote, o uovo fecondato, avrebbe il c. e tutte le cellule che derivano dall'uovo, ossia tutto l'organismo avrebbe raddoppiato il numero di c. dei genitori. Si avrebbe cosi per ogni generazione di figli un raddoppio del numero di c. dei parenti ed in breve tempo questo numero sarebbe enorme; invece esiste un rapporto tra la quantità di sostanza nucleare e la quantita di sostanza citoplasmatica in ogni cellula (rapporto nucleo-plasmatico) che ha dei limiti di oscillazione e al di qua e al di là dei quali non è possibile la vita. Interviene perciò nelle cellule germinali un meccanismo regolativo per il quale gli elementi sessuali, a seguito di un processo chiamato meiosi (Farmer e Moore), riducono il loro numero di c. della metà del numero diploide, realizzandosi cosi il corredo aploide che si indica con n. Con la fecondazione, ossia con l'unione di due cellule aventi corredo aploide, si originerà una cellula con corredo diploide. Esistono individui nelle cellule dei quali si ha naturalmente o si può sperimentalmente provocare un aumento del numero dei c., entro però dei limiti ristretti, tale numero è generalmente un multiplo del corredo diploide e gli individui prendono il nome di polploidi. Questo fenomeno rientra nel campo delle mutazioni, di quelle variazioni ereditarie che hanno la lor sede nel corredo cromosomico.
Si è detto che i c. sono visibili solamente nelle cellule in crisi cariocinetica, raramente possono identificarsi nel nucleo in riposo delle cellule, salvo rare eccezioni (c. giganti delle ghiandole salivari dei ditteri, e c. piumosi» negli oociti in crescita degli urodeli, ecc.). Questa osservazione ha assunto una enorme importanza quando gli studi genetici hanno portato i c. in una posizione di primo piano. E noto che ogni individuo eredita dai genitori i caratteri che nel loro complesso costituiscono l'individuo stesso. L'ambiente e la sua influenza possono operare nell'individuo determinate variazioni, ma queste oscillano sempre entro una gamma la cui ampiezza è determinata dai caratteri ereditari. Gli studi dell'agostiniano G. Mendel hanno dimostrato che le cellule
germinali materne e paterne trasmettono nel figlio i caratteri dei genitori e che nel figlio del figlio si ritrovano i caratteri dei nonni; c'è qualcosa di stabile, che non può essere modificato nelle grandi linee e che necessariamente deve trovarsi nella cellula paterna e materna che hanno dato origine all'individuo figlio. L'idea di stabilità inerente ai caratteri ereditari, la concezione di immutabilità dei caratteri ereditari stessi da una parte, e dall'altra la costanza del numero e della forma dei c. dei viventi ed il fatto che ogni individuo ha un corredo cromosomico che per metà è di origine materna e per metà di origine paterna hanno portato la maggior parte dei genetisti, da Sutton in poi, a considerare i c. come i latori di quel quid che determina in un individuo i caratteri.
Nei c. avrebbero perciò la loro sede topografica e funzionale quelle entità di ordine submicroscopico e molecolare capaci di determinare i caratteri di un individuo e trasmissibili di generazione in generazione. A queste entità è stato dato il nome di a geni s. Lavori soprattutto della scuola americana di Morgan hanno portato a risultati di enorme importanza. Si è potuto controllare sperimentalmente, ed il materiale di elezione per questa ricerca è stata la drosophilo, il comune moscerino dell'aceto, che lungo i c. delle cellule germinali si trovano allineati i geni che determinano un gran numero di caratteri di questa specie animale. I geni funzionano e per la loro costituzione e per la loro reciproca posizione lungo il c. Se con un intervento sperimentale si distruggono o segmenti di c. o c. interi o si provoca lo spostamento di un settore di c., a seguito di spezzamento e di riagganciamento in una posizione diversa, l'individuo che si sviluppa da cellule germinali che hanno subito questi processi risulta alterato nei suoi caratteri e di solito mostra organi o apparati rudimentali o aberranti o caratteristiche morfologiche e funzionali diverse. A queste modificazioni che compaiono e che si trasmettono ereditariamente è stato dato il nome di mutazioni. Si è visto anche che il sesso di un individuo è in certi casi determinato da un c. particolare che ha preso il nome di eterocromosoma o c. sessuale e che alcuni caratteri che vengono ereditati assieme al sesso hanno i loro geni nel c. sessuale. Bisogna però ricordare che oggi molti autari dànno importanza, e giustamente, anche al citoplasma per la trasmissione dei caratteri ereditari; si parla cosi di geni citoplasmatici o "plasmageni» (Caspari).
I recenti studi sulle strutture submicroscopiche hanno avuto come seducente campo di indagine anche la costituzione del c. e dei geni. Queste ricerche in prevalenza hanno avuto lo scopo di indagare la struttura molecolare del c. e di studiare la sua composizione chimica ed insieme la costituzione dei geni anche con lo scopo di spiegare il perché della comparsa e della scomparsa ciclica dei

(da L. Geitler, Chromosomenbaw, Berlioo 1937)
Cromosoma - Schema di struttura di un c. somatico. La regione distale del braccio destro è eterocromatica (eterocromatina), cromonema spirale con cromomeri (secondo Heitz da Geitler).
## Page 597
c. Ogni c. contiene una o più fibrille spiralizzate chiamate cromonemi, lungo queste spirali si trovano seriati elementi colorabili che prendono il nome di cromomeri. I cromonemi hanno struttura fibrillare probabilmente polipeptidica mentre l'esame all'ultravioletto rivela nei cromonemi una massa proteica. Altri costituenti fondamentali dei c. sono gli acidi nucleici, lo studio dei quali, dopo le ricerche di T. Caspersson e di J. Brachet ha assunto grande importanza. Nei c. si trova prevalentemente acido desossi ribonucleico o timonucleico e piccole quantità di acido ribonucleico. Si ritiene che gli acidi nucleici formino ad intervalli regolari dei composti salini con la fibra proteica del cromonema.
Le sostanze colorabili del nucleo sono chiamate con il termine generico di cromatina, il quale non implica un concetto chimico definito. Essa comprende le due forme suddette di acidi nucleici. I c. giganti sono costituiti da due porzioni distinte: nell'eucomatina esiste una struttura regolare di dischi ricchi di acido timonucleico alternati a delle regioni acromatiche. Questa struttura regolare si perde nella eterocromatina più condensata e più colorabile e composta sia di acido ribonucleico che di acido timonucleico. L'acido ribonucleico costituisce parte del nucleolo e prende parte alla sintesi di molte sostanze proteiche.
Durante la cariocinesi gli acidi nucleici subiscono delle trasformazioni dimostrando di avere una struttura facilmente modificabile.
Gli acidi nucleici furono considerati come la sostanza fondamentale del c. ma essi hanno una struttura chimica relativamente uniforme che male si accorda alle teorie genetiche sulla costituzione dei geni.
I moderni sviluppi della genetica, cioè della scienza che si occupa della ereditarietà dei caratteri nelle forme viventi, hanno portato in primo piano lo studio dei c., piccoli corpicciuoli che si risolvono dal nucleo delle cellule in cui sono localizzati i geni, responsabili, con un complesso gioco probabilistico, alla trasmissione dei caratteri dal genitore al figlio. Oggi si intravede un meccanismo ancor più complesso per la interrelazioni tra i geni cromosomici e i geni di natura citoplasmatica. Tuttavia lo studio di questi organuli non si è arrestato e seppure la loro struttura sia ormai abbastanza ben conosciuta, si cerca ancora in essi la soluzione di uno dei più peculiari aspetti dei viventi: la trasmissione ereditaria dei caratteri (v. ereditarietà; protoplasma).
Biol.: M. J. D. White, The chromosomes, Londra 1937; L. Geitler, Chromosomenbon, Berlino 1938; J. Brachet, Embryologie chimique, Parigi 1944; A. Frey-Wyssling, Submicroscopic morphology of protoplasm and its derivatives, Nuova York-Amsterdam 1948; G. Cotronel, Biologie e zoologia generale, Roma 1949.
Enrico Urbani
GROMWELL, Oliver. - Uomo di Stato inglese, n. il 25 apr. 1599 a Huntingdon, m. il 3 sett. 1658 a Londra. Educato fin da fanciullo nel più rigido puritanesimo, sentil fin da allora una profonda avversione per la Chiesa anglicana e per il re, che ne era il capo. Iniziò la sua carriera politica nel 1628 come rappresentante di Huntingdon alla Camera dei Comuni. In seguito, durante il corto (apr.-maggio 1640) ed il lungo Parlamento (che durò dal nov. 1640 al marzo 1660 , fin dopo la sua morte) rappresentò la città di Cambridge. Oppositore tenace di re Carlo I, cominciò a farsi un nome allo scoppio della guerra civile come militare, soprattutto con la costituzione di un corpo di cavalleria. La vittoria decisiva di Naseby (1645), che privò il re del nerbo del suo esercito, fu dovuta in massima parte alla cavalleria di C. Iniziate trattative col re, C. si accorse ben presto che un loro esito positivo avrebbe
condotto, prima o dopo, alla vittoria della Chiesa anglicana, alla persecuzione dei puritani ed all'esautoramento della sua posizione personale e di quella dell'esercito. C. non vide pertanto altra via d'uscita al di fuori di quella della morte del re, perché il semplice esilio e l'imprigionamento del sovrano avrebbero sempre costituito un pericolo per il paese. Dopo l'esecuzione di Carlo I ( 30 genn. 1649), C. divenne il padrone incontrastato dell'Inghilterra col titolo di «lord protettore». Aveva cosi raggiunto una carica che gli permetteva di lottare con tutti i mezzi per il trionfo dei suoi ideali puritani, che lo avevano nutrito e sorretto per tutta la vita, ma non si dimostrò di larghe vedute e si attirò molte inimicizie, sollevando un vasto moto di opposizione che, alla sua morte, favorì la restaurazione monarchica. Trattò i cattolici con durezza e li perseguitò in ogni modo, richiedendo ad essi il giuramento di abiura, pena la perdita dei due terzi del loro patrimonio e di quasi tutti i diritti civili. Vietò anche la permanenza di sacerdoti cattolici sul suolo inglese.
Bibl.: C. Harding Firth, C., in Dictionary of National Biographic, V. pp. 133-86, con bibl.: A. O. Meyer, C., in Meister der Politib, 2^{2} ed., II, Stoccarda-Berlino 1923, pp. 237-92; J. Buchan, O. C., Londra 1944 (trad. it., Firenze 1948). Sui rapporti tra Carlo I e C. cf. H. Ross Williamson, Charles and C., Londra 1946. Sulla situazione dei cattolici cf. Pastor, XIV, I, p. 113 sgg .
Silvio Furlani
CRONACA di Arbela: v. arbela.
CRONACA di Edessa: v. edessa.
CRONACA d'Ippolito: v. Ippolito.
CRONACA, Simone del Pollaiolo, detto il. Architetto, n. a Firenze nel 1457, m. ivi nel 1508. La sua arte appartiene al momento di passaggio, dalla fase quattrocentesca a quella cinquecentesca, della architettura fiorentina.
Esprimendosi per valori architettonici fortemente accentati, ma non risolti in valori di massa, il C. irrobustisce gli schemi brunelleschiani. Nel soggiorno ( 1475-85 ) a Roma, studiò l'antico; tornato a Firenze, si interessò ancora al Brunelleschi e all'architettura fiorentina del periodo romanico, protorinascimentale. Ciò è provato da un gruppo di suoi disegni recentemente pubblicati. Dal 1495 fu capomaestro del Duomo fiorentino; l'ultima notizia che lo riguardi è del 1505 . Opere sue principali, a Firenze sono : il cornicione e il cortile di palazzo Strozzi (1491); la sala dei Cinquecento in palazzo Vecchio (14951497) poi trasformata dal Vasari; la chiesa di S. Salvatore al Monte, semplice e grandiosa, chiamata da Michelangelo la bella Villanella; controverse alcune opere, tra cui il palazzo Guadagni.
Bibl.: G. Marchini, Il C., in Riv. d'arte, 23 (1941), p. 99 sgg.; L. Grossi, Disegni inediti di Simone del Pollaiolo detto il C., in Palladio, 1943, p. 3 sgg.
Luigi Grassi
CRONACHE, Libri delle: v. paralipomeni, Libri dei.
CRONICHETTA MENSUALE. - Singolare periodico scientifico e divulgativo pubblicato in Roma dal 1^{°} ott. 1866 al 1895 e redatto successivamente da tre membri della famiglia Armellini : l'abate Pietro, scienziato (m. nel 1875), il prof. Tito (m. nel 1892) e il prof. Mariano Armellini (v.), archeologo cristiano (m. nel 1896).
La prima serie, che portava l'ampio titolo: C. m. delle più importanti moderne scoperte nelle scienze naturali e loro applicazioni alle arti ed industria e commodi della vita e di altre incerzioni, e la seconda ebbero contenuto in prevalenza scientifico e tecnico; la seconda, con aggiunta di notizie archeologiche raccolte da Mariano Armellini. La terza venne ristretta, da quest'ultimo, alla sola archeologia e storia. Il periodico, di piccolo formato e mole, fu stampato da varie tipografie, per ultimo dalla Vaticana.
Bibl.: A. Grossi Gondi, Mariano Armellini, Milano a. a., pp. 69-72.
Nello Vian
## Page 598

(da J. Stropowski, Die Kalenderbilder des Chrenographen vom Jhr. 21, Berline 1881 Cronografo dell'a. 354 - Vittoria alata nell'atto di scrivere in uno scudo un augurio di prosperità al destinatario del c.
CRONIE. - Feste in onore di Crono nelle quali erano abolite le distinzioni sociali. Le conosciamo in Attica, a Tebe, con un agone musicale, a Rodi, dove veniva sacrificato un uomo. I Romani le identificarono ai Saturnalia. Alcuni le vogliono festa della mietitura, altri lo negano; per altri è festa in cui si abolivano costumi e leggi vigenti sotto un re, poi, ucciso, e sostituito da un altro più robusto, ma di ciò non è traccia in Grecia. La festa sembra antica. Feste simili si ritrovano anche per altre divinità.
Biel.: A. Lang, Magic and Religion, Londra 1901, p. 82 sgg.; M. Nilsson, Griechische Feste, Lipsia 1906, p. 35 sgg.; J. G. Frazer, The Golden Bough, 3a ed., XI, Londra 1913, p. 306 sgg.; M. Nilsson, Gesch. der Griech. Religion, I, Monaco 1941, p. 481 sgg.
Luisa Banti
CRONO. - Dio greco, per alcuni preellenico, o originario dell'Asia Minore dove sarebbe da identificare con Baal, ma ogni ipotesi sulla sua origine e natura è incerta. Non ha culti; è conosciuto solo nella mitologia.
Esiodo lo fa figlio di Gaia e Urano, che mutilò per liberare la madre. Da Rea ebbe numerosi figli che divorò per timore che gli prendessero il trono. Zeus lo obbligò a rivomitarli, lo vinse e lo rinchiuse nel Tartaro. Per altri, C. divenne il re delle isole dei beati. Già in Esiodo il suo regno è quello della innocente felicità, l'età dell'oro. I Romani lo identificarono con Saturno.
Biel.: U. v. Wilamowitz-Moellendorf, Kronos und die Titanen, Berlino 1929; K. Marot, Kronos und die Titanen, in Studi e materiali di storia delle religioni, 8 (1932), p. 48 sgg.; F. Dornseif, Altoriental. in Hesiods Theogonie, in L'antiquité classique, 6 (1937), p. 248 sgg.
Luisa Banti
CRONOGRAFO dell'a. 354. - E il titolo dato a un'importante raccolta composta di un calendario e di altri documenti storico-cronologici raccolti insieme in quell'anno, sebbene vari di essi tradiscano una composizione notevolmente anteriore o siano poi stati posteriormente continuati e aggiornati. Il calendario è di carattere ufficiale, né pagano né cristiano, e consta di una parte astrologica e di una civile.
E ornato di molte figure e comprende: 1) nella prima pagina la dedica Valentine lege feliciter, vivas, gandeas, floreas in dea; Purius Dionysius Filocolus titolavit, ciò che deve designare non solo il decoratore dell'opuscolo ma anche il raccoglitore o autore. Il Valentino, cui era destinato, sembra essere il tribunus protectorum ex primicerio, che nel 349 era dicz Illyricl e nel 363 fu consularis Pizzai (v. rilocalci). 2) Un elenco dei consoli sino all'a. 354, il più fedele e completo di tutti, detto anche Anonymus No. risianus dal primo editore Enrico Noris (Firenze 1689), il quale dipende dalla medesima fonte dei Fasti Capitolini. 3) Un canone pasquale calcolato dapprima dal 321 al 354 e poi prolungato fino al 412 , con molti errori di calcolo dopo il 359.4) L'elenco dei prefetti di Roma dal 254 al 354 con i Fasti consolari degli stessi anni. 5) La Depositio episcoporum (v.) e la Depositio martyrum (v.) cioè elenco di martiri e papi venerati a Roma. 6) La lista dei papi fino a Liborio, detta perciò comunemente Catalogo Liberiano (v. catalogi dei papi). 7) I Fasti consolari di Roma in doppia redazione. L'una, che va da Cesare al 539 , si trova subito dopo il calendario ed è lacunosa e disordinata; l'altra invece contiene un indice dei re e poi gli annali da Cesare al 403 e dal 455 al 496. E detta Anonymus Cuspiniani dal suo primo parziale editore Giovanni Cuspiniano (Basilea 1553) o anche Consularia ruzzuunatis dalla città ove fu in parte almeno redatto. E evidente che in origine non fece parte della compilazione del C. Il Mommsen li chiama Annales e Fasti Vindobonenses. 8) Seguic una cronaca universale sotto il nome di Chronica Hurusii, composta nel 334, con riferimento alla storia biblica. Essa è la versione di un rifacimento della cronaca d'Ippolito (v.), che del resto ricorre pure nel Liber genealogus, nel cosiddetto Predagarius (v.), nel Chronicon paschale (v.) o Alexandrinum, nel Liber generationis e nell'Anonymus o Barbarus Scaligeri (v. scaligeri barbarus). 9) Una cronaca dei re e dittatori di Roma e poi degli imperatori da Cesare alla morte di Licinio. Deriva soprattutto da Svetonio. 10) Una descrizione di Roma per regioni redatta certo dopo il 334, la quale con il Curiosum urbis Romae che risale a una simile

(da J. Stropowski, Die Kalenderbilder des Chrenographen vom Jhr. 21, Berlins 1881 Cronografo dell'a. 354 - I Natales Caesarum dei mesi gonn. e ag.
## Page 599

Cronografo dell'a. 354 - Costanzo II - Biblioteca Vaticana, cod. Barber. XXXI, 39.
fonte, è le documentazioni principale per la conoscenza della topografia antica di Roma.
BibL.: Le parti della ricca compilazione del C. sono ora disperse in vari codici che devono tutti derivare da un codice di Lussemburgo del sec. viri, ore scomparso. Furono edite da Th. Mommsen, Uber den Chronographen vom Jahre 352 (Abhandlungen der Königl. Sächs. Gesell. der Wiss.: Phil.-Hist. Kl., 1), Berlino 1830, p. 607 sgg., e di nuovo in MGH, Autores antiquissimi, IX, 1, eccetto il calendario edito in CIL, I, 234 (le figure da I. Strzygowski, Die Kalenderbilder des Chronographen vom Jahre 354, Berlino 1888) e il ragionario edito da H. Jordan, Topographie der Stadt Rom, II, Berlino 1871, p. 339 e R. Va-lettoni-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, I Roma 1940, p. 63 sgg.
Antonio Ferrus
CRONOGRAMMA. - Dal greco γ ρ δ v o ς e γ ρ \dot{α} μ μ α, iscrizione in prosa o in verso in cui tutte le lettere corrispondenti ai numeri romani sono destinate a rappresentare i numeri per segnare la data. Talvolta tale funzione è riservata alle sole lettere iniziali di ciascun verso, in questo caso si ha il cronastico. Eccone alcuni esempi :
1. franCorVM tVrbIs sICVLVs fert fVnera Vesper.
2. aV teMps dV rol ChorLes Le hVIt.
CestVI hostaL, sI fVt ConstrVIt.
3. Ita VoVI anno DoMInI saLVatorIs nostrI IesV ChrIstI. 4. Mors neC orDInarIIs parCIt.
Sommate le cifre romane si ottiene: per la prima iscrizione l'a. 1282, data dei Vespri Siciliani (cf. s. v. in Enc. Ital., XII [1931], p. 37); per la seconda l'a. 1485, data dell'erezione d'un palazzo di Parigi (cf. Novenn Larousse illustré, II, p. 828); per la terza il 1679, anno in cui l'imperatore Leopoldo I fece voto di erigere in Vienna una colonna, la "Pestalule", in onore della S.ma Trinità (cf. Acta SS. Iunii, I, Venezia 1742, p. x1); per la quarta il 1704, anno dell'erezione del monumento funebre al vescovo di Seckau, Rodolfo Giuseppe von Thun (m. nel 1702; cf. Abtei Seckau in Obsersteternarè, Seckau 1928, p. 65). I c. furono molto in auge oltr'alpe dal sec. XI in poi, come in Austria, Germania, Olanda, Belgio e Francia. Salvo lodevoli eccezioni, i c. sono composizioni lambiccate : così quello composto in onore del p. bollandista
Goffredo Henschenius, pubblicato, in occasione del suo giubileo, negli Acta SS. Maii, IV, Venezia 1740, p. v. La loro retta interpretazione può essere di valido aiuto per la dotazione di monumenti e documenti.
Del pari utili per lo stesso scopo sono i cronodistici, nei quali la data è segnata in modo diverso che nei c.: eccone un esempio :
Mille, C. ter, quini deciesque quater quoq. bini
Anni Verbigenae defluxerunt quasi plene.
Sciogliendo i due versi si ottiene la data del 1358, anno in cui il premontratense Guglielmo Vressenich terminò il ms. contenente la "Vita metrica B. Hermanni Joseph Steinfeldensis - (cf. Io. Chrys. Van der Sterre, Lilium inter spinas. Vita b. Joseph Presbyteri et canonici Steinveldensis ordinis Praemonstratensis, Anversa 1627, p. 272).
BibL.: J. Hilton, Chronagrams, 3^{2} ed., Londra 1887.
A. Pietro Frutaz
CRONOLOGIA. - Lo studio delle fonti storiche (cronache e documenti) impone allo storico e al diplomatista di controllare la data offerta dal documento o dalla cronaca, al duplice scopo di accertare l'autenticità della datazione e di tradurla in stile moderno (v. annO; Ena). Se, ad es., un documento porta la data del 1281, esso potrà, dopo le opportune verifiche, risultare invece del 1280 o del 1282 , secondo che sia stato adoperato lo stile ab Incarnatione al modo pisano, o fiorentino. Ugualmente, si dovrà calcolare se sia esatta l'indizione (v.) e corrisponda all'anno, secondo che venga impiegata l'indizione costantinopolitana o la bedana.
La datazione per giorno, mese e anno oggi in uso, non fu adoperata sempre e dovunque. Talvolta, ad es., invece del giorno e del mese, si usò dare il nome di un santo, la ricorrenza di un mercato, la domenica di Pasqua, ecc.; può inoltre accadere che qualche documento indichi, con apparente scrupolo di esattezza, anche il giorno della settimana. In tal caso, occorre accertare se veramente in quell'anno il giorno della settimana indicato coincideva con il giorno del mese che l'accompagna: ove ciò non sia, la discordanza può costituire un indizio di falsità. Altrieve, invece dell'anno secondo l'èra cristiana, potremo trovare gli anni del regno di un sovrano. Anche qui occorre verificare a quale anno, secondo il computo moderno, appartenga il documento e se veramente quel sovrano regnò in quell'anno, e così via.
A tutti i quesiti di questo genere risponde la c. o arte di verificare le date.
Essa si divide in due rami: il primo, tecnico (cronografia) che studia l'uso dei vari tipi di calendario, delle varie ère, dei vari stili, dei computi cronologici per la determinazione delle feste mobili e fornisce gli elementi atti a tradurre in stile moderno la notazione cronologica data dal documento; il secondo, storico (cronistoria), che fornisce elenchi di persone o di avvenimenti, in rigoroso ordine di tempo.
Già nel medioevo alla c. si dava grande importanza anche per ragioni pratiche e religiose (v. computo ecclesiaTICO); basti ricordare il De temporibus e il De temporum ratione del ven. Beda. Nei tempi moderni la c. si sviluppò di pari passo con la diplomatica. Primi saggi ne furono l'Opus de emendatione temporum dello Scaligero (Parigi 1383) e l'Opus de doctrina temporum del Petau (ivi 1633). Ma il maggior trattato è l'Art de vérifier les dates dei benedettini M. d'Antine, C. Clémencet e O. Durand, pubblicata in 1^{2} ed. a Parigi nel 1750 è poi riveduta e ripubblicata più volte fino al 1844. Più moderne le opere di L. de Mas-Latric, Dictionnaire de statistique religieuse (Parigi 1851) e Trésor de chronologie (ivi 1899). Tra le esposizioni della c. tecnica è da ricordare, per chiarezza e perspicuità, quella di A. Giry (Manuel de diplomatique, ivi 1894). In Germania si ricordano le opere di H. Grotefend (specialmente pratico lo Handbuch der historischen Chronologie, Hannover 1872, e il Taschenbuch der Zeitrechnung des deutschen Mittelalters
## Page 600
und der Neuzeit, 6ª ed., ivi 1928) e di E. Brinckmeier. Tra i manuali moderni si ricordano: F. K. Ginzel, Handbuch der mathematischen und technischen Chronologie (3 voll., Lipsia 1906-14); A. Cappelli, C., cranografia e calendario perpetuo ( 2^{2} ed., Milano 1930).
Carmelo Trasselli
CRONOLOGIA BIBLICA. - A) Vecchio Testamento. - Il Vecchio Testamento, non essendo un libro di storia che presenti gli avvenimenti sistematicamente e in ordine cronologico, non dà una e. continuata e completa, ma soltanto date qua e là sparse e sconnesse e, dal punto di vista della critica testuale, non sempre sicure.
Intrecciandosi i fatti del Vecchio Testamento nella storia generale dell'antico Oriente oggi più accuratamente conosciuta (cf. P. van der Meer, The Ancient Chronology of Western Asia and Egypt, Leida 1947), si può determinare la data assoluta di alcuni avvenimenti per mezzo della cronologia assiro-babilonese o egiziana, e creare cosi la base di una cronologia almeno dei singoli periodi della storia israelitica. La cronologia è più facile a stabilire e più esatta quanto più si avvicina all'epoca greco-romana.
Per la cronologia dei documenti archeologici di epoca biblica ed i mezzi per stabilirla (ceramica, ecc.) v. archeologia biblica; vasellame ceramico.
Sommario: I. Il periodo dei Maccabei e degli Asmonei. II. Il periodo del ritorno dall'esilio fino ad Alessandro Magno ( 338-331 a. C.). - III. L'esilio. - IV. Il periodo dei Re. - V. I Giudei. - VI. Il tempo dell'esodo. - VII. Il periodo dei Patriarchi. - VIII. La c. del diluvio e dei tempi precedenti.
I. Il periodo dei Maccabei e degli Assionei. L'ultimo periodo della storia d'Israele, quello dei Maccabei e Asmonei, è cronologicamente determinato tanto dalle date contenute nei due libri dei Maccabei che da date parallele della storia profana. Bisogna però tener presente che le epoche delle ère di I e II Mach. sono differenti: quella di I Mach. comincia dalla primavera del 312, quella di II Mach. dal I tišrî (sett.-ott.) 312. Diviso l'impero di Alessandro Magno fra i diadochi, la Palestina fu sotto i Tolomei d'Egitto (311-198 a. C.) fino alla battaglia di Panion ( 2000 198 a. C.), che decise il passaggio del dominio ai Seleucidi di Antiochia. La lotta dei Maccabei contro Antiocho IV Epifane (175-164) si descrive, con date cronologiche, in I Mach: 175-135 a. C.; II Mach. 177/6-16I a. C. Cominciata dal vecchio Mattatia (m. nel 166 a. C.), venne continuata da Giuda Maccabeo (166-161) e Gionata (161-142). Seguono Simone (142135), Giovanni Ircano (135-104), Aristobulo I (104103), Alessandro Ianneo (103-76), Alessandra Salome (76-67). Con Aristobulo II (67-63) e Ircano II (63-40) cominciano le guerre fratricide che conducono all'intervento dei Romani (nel 63 a. C. Pompeo prende Gerusalemme) e alla conquista del potere da parte di Erode I, il Grande ( 37 a. C.). La determinazione cronologica di alcuni avvenimenti particolari entro questo quadro è discussa (cf. Kugler, op. cit. in bibl., pp. 345-422 ).
II. Il periodo dal ritorno dall'esilio fino ad Alessandro Magno (538-331 a. C.). - E uno dei più oscuri. Gli avvenimenti del ritorno e la ricostruzione del tempio ( 538-515 ) sono sufficientemente definiti dalle date fornite da Esdra e dalla storia persiana. Sulla data dell'attività di Esdra e Neemia si è molto discusso. Ora i papiri di Elefantina provano che l'attività di Neemia si svolse fin dall'anno ventesimo di Artaserse I (464424), cioè dal 445 . Esdra, secondo l'opinione più probabile contemporaneo a Neemia, arriva a Gerusalemme nell'anno settimo di Artaserse I (458); secondo altri nell'anno settimo di Artaserse II (398). Altre determinazioni cronologiche di questo periodo ci mancano.
III. L'esilio. - Da fonti babilonesi consta che Gerusalemme fu presa da Nabuchodonosor nell'estate del 587 a. C.; le stesse fonti provano che Ciro entrò in Babilonia nel 539 a. C. La liberazione del re Ioachin, dopo 37 anni di prigionia, avvenne sotto Evil-Merodach (Amël-Marduk, 561-560) nell'a. 561 a. C. Altre date del periodo dell'esilio ci mancano.
IV. Il periodo dei Re. - Alla determinazione cronologica servono anzitutto alcuni sincronismi della storia profana conosciuti dalle fonti cuneiformi: la battaglia di Karkar ( 853 a. C.) sotto Achab, il tributo dato a Salmanassar III da Ichu ( 842 a. C.), il tributo di Menahem sotto Theglathphalasar III ( 738 a. C.), la conferma di Osea, re d'Israele, da parte dello stesso Theglathphalasar III ( 732 a. C.), la presa di Samaria sotto Sargon II (722-721), l'assedio di Gerusalemme sotto Ezechia da parte di Sennacherib (701 a. C.), la presa di Gerusalemme sotto Sedecia ( 587 a. C.).
L'inizio del periodo si può determinare soltanto approssimativamente. L'invasione del faraone Sošenk (Sesac) in Palestina si attribuisce all'anno quinto di Roboam, secondo le fonti egiziane al ventunesimo anno di Sošenk ( 945-924 ), cioè al 925 a. C. La divisione del regno si mette dunque ca. il 930 a. C., il regno di Salomone (ca. 40 anni) 971 -930, il regno di David (parimenti ca. 40 anni) 1012 -971, il regno di Saul ca. 1050 -1012 (cf. Act. 13, 21). Nei libri dei Re si dà per ogni re di Giuda il sincronismo col re contemporaneo d'Israele e la durata del regno. Teoricamente si può dunque, in base ai sincronismi della storia profana, determinare la data di ogni regno; ma praticamente vi sono molte difficoltà: spesso i numeri sono deformati e malsicuri; vi sono diversi modi di computare l'inizio dei regni ( v antedatazione = e v postdatazione :; in alcuni casi vi era conregno del padre e del figlio. I molti studi fatti in proposito finora non hanno dato un risultato del tutto concorde; come approssimativa si può dare la seguente e. (cf. Kugler, op. cit., p. 171; W. F. Albright, in Bull. Amer. Schools Or. Research, 100 [1945], p. 21 sg.) :
| | Saul <br> David | ca. 1050-1012 <br> >1012-971 <br> Salomone | |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| | | | 971-930 |
| Re di Giuda | | Re d'Israele | |
| Roboam | 929-913 | Ieroboam I | 929-909 |
| Abia | 912-910 | Nadab | 909-908 |
| Asa | 910-870 | Bassa | 908-885 |
| | | Ela | 885-884 |
| | | Zimri (Zimlri) | 884 |
| | | Omri (Amri) | 884-873 |
| Iosaphat | 870-849 | Achab | 873-854 |
| | | Ochozia | 854-853 |
| Ioram | 849-842 | Ioram | 853-842 |
| | | | |
| Ochozia | 842 | Iehu | 842-815 |
| Atholia | 842-836 | Ioachaz | 814-798 |
| Ioas | 836-797 | Ioas | 798-783 |
| Amosia | 797-789 | Ieroboam II | 783-743 |
| Azaria (Ozia) | 789-738 | Zacharia | 743 |
| | | Sellum | 743 |
| Iotam | 738 | Menahem | 740-738 |
| | | Phaceia | 738-737 |
| Achaz | 736-721 | Phacee | 737-732 |
| | | Osee | 732-724 |
| | | Caduta di Samaria (tra il 20 dic. 722 e il 4 apr. 721 ). | 722-721). |
| Ezechia | 721-693 | | |
| Manasse | 693-639 | | |
| Amon | 639-638 | | |
| Iosia | 638-609 | | |
| Ioachaz | 609 | | |
| Ioakim | 609-598 | | |
| Ioachin | 598 | | |
| Sedecia | 598-587 | | |
| Caduta di Gerusalemme | 587 | | |
## Page 601
V. I Giudici. - La c. è molto difficile. Il periodo comincia ca. 50 anni dopo l'ingresso degli Israeliti in Palestina. Sommando i tempi dei singoli Giudici (ai Giudici maggiori vengono attribuiti 40 anni [Indc. 3, 11; 5, 32; 8, 28; cf. 13, 1], 80 anni [3,30], 20 anni (cf. 16, 31; 4, 3]), risultano 410 anni; ma essendo secondo I Reg. 6, i tutto il tempo dall'esodo fino alla edificazione del T'empio di soli 480 anni (cf. Act. 13, 20: dall'ingresso in Palestina fin ai re 450 anni), per i Giudici rimarrebbero soltanto ca. 330 anni (cf. Judc. 11, 26: 300 anni). Si dovrà dunque dire che alcuni Giudici furono contemporanei, e che i numeri forse sono rotondi. Più grave è ancora la difficoltà che presenta l'inizio del periodo, essendo molto discusso il tempo dell'esodo dall'Egitto, che secondo alcuni autori sarebbe da riporre nel regno di Amenophis II (1447-1511) ca. il 1447 a. C. (cf. I Reg. 6, 1), secondo altri sotto Mernephta (ca. 1225-1215). In quest'ultima ipotesi il periodo dei Giudici sarebbe di appena 150 anni, difficilmente sufficienti per l'evoluzione nazionale e culturale avvenuta in esso; nella prima ipotesi, di ca. 300 anni.
VI. Il tempo dell'esodo. - Esso determina anche la c. dei periodi precedenti, cioè della dimora in Egitto e dei Patriarchi. La dimora in Egitto fu, secondo Ex. 12, 40 (cf. Gcu. 15, 13: Act. 7, 6: 400 anni), di 430 anni; dura dunque nella prima teoria dall'a. 1878 fin al 1448, nella seconda ca. dal 1655 al 1225. Chi stabilisce una data intermedia, come Albright (entro 1375-1300), dovrà mettere l'ingresso degli Israeliti in Egitto verso la metà del sec. svili. La prima e la seconda ipotesi fanno valere argomenti tanto biblici che archeologici (specialmente gli scavi di Gerico, la cui caduta viene messa dal Garstang ca. l'a. 1400, dal p. Vincent ca. il 1250); in favore della seconda si può far valere il fatto che in Palestina si osserva una notevole discontinuità della cultura proprio nel sec. xili e che l'ingresso degli Israeliti in Egitto sarebbe avvenuto nel periodo degli Hyksos (ca. 1750-1580), i quali in gran parte erano esistessi semiti immigrati dalla Siria e Mesopotamia, mentre nella prima ipotesi gli Israeliti sarebbero entrati in Egitto sotto la forte dinastia XIII (ca. 20001785).
VII. Il periodo dei Patriarchi. - Comprende (secondo Gen. 21, 5; 25, 26; 47, 28) 290 anni; così per la nascita di Abramo si arriverebbe, nelle tre ipotesi, rispettivamente agli aa. 2168, 1945, 2040. L'u