sraeliti sarebbero entrati in Egitto sotto la forte dinastia XIII (ca. 20001785).
VII. Il periodo dei Patriarchi. - Comprende (secondo Gen. 21, 5; 25, 26; 47, 28) 290 anni; così per la nascita di Abramo si arriverebbe, nelle tre ipotesi, rispettivamente agli aa. 2168, 1945, 2040. L'unico sincronismo che renda possibile una determinazione più accurata, sarebbe il regno di Hammurapi, re di Babilonia. Ma il tempo di Hammurapi è ancora molto discusso (Sidersky: 1848-1806; A. Ungnad: 1792-1749; Albright: ca. 1728-1686), e l'identificazione Amraphel (Gen. 14) = Hammurapi, incontrando delle difficoltà tanto filologiche che storiche, è molto dubbia (F. M. Böhl, King Hammurabi of Babylon in the Setting of his Time, Amsterdam 1946).
VIII. La c. del diluvio e dei tempi precedenti. Non si può stabilire. Dalle genealogie dei Sethiti (Gen. 5, 3-31) e dei Noachiti (Gen. 11, 10-26) risultano 1656 anni (nel cod. Samar. 1307, nei Settanta 2242 [2262]) dalla creazione dell'uomo al diluvio, 920 anni (cod. Samar. 940, Settanta 1170) dal diluvio ad Abramo, dunque da Adamo ad Abramo anni 2576 (cod. Samar. 2247, Settanta 3417). E chiaro che nessuna di queste cifre basta per coprire il tempo che la preistoria e la paleontologia richiedono per l'origine dell'uomo. Le genealogie sono dunque da considerare come schemi fatti dal s. Autore per esprimere
qualche idea religiosa o culturale, la quale però finora ci sfugge. Il tempo della creazione dell'uomo può essere determinato soltanto dai risultati delle scienze profane, le quali finora non sono d'accordo né sul metodo di tale determinazione né sul risultato.
Bull.: F. A. Herzog, Die Chronologie der beiden Königsbücher, Münster 1909; A. Deimel, Veteris Testamenti ebroeclogia monumentis babylonico-assyriis illustrata, Roma 1912; F. K. Kueber, Von Moses bis Paulus, Münster 1922; E. Ruffini, Chronologie Veteris et Novi Testamenti, Roma [1924]; J. Levey, Die Chronologie der Könige von Israel und Juda, Giessen 1927; L. Piron-V. Coucke, Chronologie biblique, in DBs, I, coll. 12441279; J. Begrich, Die Chronologie der Könige von Israel und Juda, Tubinga 1929; A. Bea, De Protateucho, 2a ed., Roma 1933, pp. 180-97; W. F. Albright, A Third Revision of the Early Chronology of Western Asia, in Bull. Amer. Schools Or. Research, 88 (1942), pp. 28-36; id., The Chronology of the Divided Monarchy of Israel, ibid., 100 (1945), pp. 16-22. Agostino Bea
B) Nuovo Testamento. - Le principali questioni relative al tempo in cui si sono svolti i fatti narrati dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli fanno capo ai cinque punti seguenti.
Sommario: I. Anno della nascita di Gesù Cristo. - II. Epoca del Battesimo e dell'inizio del ministero pubblico di Cristo III. Durata del magistero pubblico di Cristo. - IV. Anno della morte di Cristo. - V. La c. degli Atti degli Apostoli e della vita di s. Paolo.
I. Anno della nascita di Gesù Cristo. - Consta in maniera certa che Erode il Grande morì agli inizi dell'apr. del 750 dalla fondazione di Roma (4 a. C.). Cristo nacque almeno un anno e mezzo prima della morte di Erode.
L'anno in cui morì Erode può essere fissato sia dall'inizio e dalla durata del suo regno, sia dalle date relative ai principati dei suoi tre figli.
a) L'inizio del regno nominale di Erode risale al 713 040 a. C., alla fine del quale fu nominato re (Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XIV, 14, 5); l'inizio del suo regno reale o effettivo al 37 a. C., quando, sconfitto il re Antigono, conquistò Gerusalemme (ibid., 16, 4). Infatti «regnò 34 anni a decorrere dalla sconfitta di Antigono, 37 anni da quando fu nominato re dai Romani" (id., op. cit., XVII, 8, 1). Poiché gli anni dei re vengono compuisti dal mese di nisān (Nišnāh, Roš ha-šdndh. I), si ha: 10 anno del regno nominale di Erode: dic. 714 (40 a. C.) - nisān 715 ; 20-360 anno : nisān 715 (39 a. C.) nisān 750 ; 37^{°} anno : nisān 750 (4 a. C.: solo pochi giorni).
Per il regno effettivo di Erode: 1^{°} anno : sett. 717 (37 a. C. - nisān 718 ( 36 a. C.); 2^{°} anno : nisān 718 (36 a. C.) - nisān 719; 34^{°} anno : nisān 750 (4 a. C. : pochi giorni), - b) L'etnarca Archelso fu deposto nel 759 (6 d. C.: Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XVIII, 2, 1) dopo aver regnato 9 anni oal suo " 100 anno " (id., op. cit., XVII, 13, 2), quindi iniziò il suo regno nel 750 (4 a. C.). Il tetrarca Antipa fu deposto nel 792 ( 39 d. C. : id., op. cit., XVIII, 7, 1); una sua moneta indica l'a. 43 (Schürer, I, p. 415), quindi assunse la tetrarchia nel 750 (4 a. C.). Filippo mori "nel 200 a. del regno di Tiberio", cioè nell'ag. 786 ( 7 a. C.), dopo aver regnato 37 anni (Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XVIII, 4, 6); quindi iniziò il suo regno nel 750 (4 a. C.) e nel 749 (5 a. C.).
c) Ciò è confermato dalla relazione di Fl. Giuseppe sull'celissi (id., op. cit., XVII, 6, 4). Poco prima della morte di Erode ci fu un'celissi di luna, tra il 12 e il 13 marzo del 750 (4 a. C.). Troppo infatti distano dalla morte di Erode quella del 5 sett. 749 o 5 a. C., e la terza del 9 genn. 7520 2 a. C. avvenuta dopo la morte di Erode (cf. Th. Oppolter, Kanon der Finsternisse, Vienna 1887, nn. 1852-62, p. 343 { }^{°}, F. K. Ginzel, Spezieller Kanon der Finsternisse, Berlino 1899, p. 195).
La nascita di Gesù avvenne d'inverno. I Romani infatti potevano scegliere solo questa stagione per fare il censimento senza danneggiare l'agricoltura.
Quanto tempo intercorse tra la nascita di Gesù e la morte di Erode? Quando Gesù nacque, Erode non era ancora malato, altrimenti non avrebbe potuto
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promettere, seppure falsamente, che si sarebbe recato a Betlemme (Mt. 2, 8). Ma nell'ultimo semestre della sua vita si ammalò, e risiedette quasi continuamente a Gerico. Egli stabili, in base a quanto aveva saputo dai Magi (Mt. 2, 16), che l'età dei bimbi da uccidere era quella di «un biennio». Quindi l'adorazione di Gesù avvenne nel suo secondo anno di vita. Ciò è confermato dall'arte cristiana: le numerose immagini del mistero dell'Epifania rappresentano quasi sempre Gesù non come un infante avvolto nei pannolini, ma come un bimbo vestito di una piccola tunica, come un bimbo, cioè, di due anni.
Poiché dunque tra la nascita di Gesù, avvenuta nell'inverno, e la morte di Erode, avvenuta poco dopo il I apr. 75004 a. C., intercorre almeno un anno e mezzo, la nascita del Signore non avvenne né nel 749 ( 5 a. C.) né nel 748 ( 6 a. C.), ma in uno di questi tre anni : 747 (7 a. C.) o 746 (8 a. C.) o 745 (9 a. C.). Tutti gli altri calcoli non reggono, e tanto meno la tradizione che parla del 42^{°} anno del regno di Augusto (computato dalla morte di G. Cesare agli idi di marzo 710 o 44 a. C.), cioè di un'epoca posteriore alla morte di Erode.
II. Epoca del Battesimo e dell'inizio del ministero pubblico di Cristo. - Il ministero di Giovanni si iniziò «nel 15^{°} anno del regno di Tiberio" (Lc. 3, 1). In merito si avanzano tre ipotesi. La prima propone l'a. 78 I ( 28 d. C.), computato dal 19 ag. 769 ( 14 d. C.), giorno della morte di Augusto, fino allo stesso giorno dell'anno seguente, ove si ritenga che il primo anno di Tiberio fu un anno intero di 365 giorni. Ma in Oriente il primo anno di regno veniva spesso computato fin solo al primo giorno dell'anno civile, che, in Oriente, era il i ott. Sembra che tale uso fosse adottato anzitutto ad Antiochia, dove gli anni erano computati dalla battaglia di Farsalo ( 6 ag. 706 o 48 a. C.) ponendo l'inizio dell'èra al 1^{°} ott. 705,49 a. C. Dunque il 15^{°} anno del regno di Tiberio andò dal 1 ott. del 780 (27 d. C.) al i ott. del 78 I ( 28 d. C.).
V'è però un computo diverso, che conteggia gli anni del regno di Tiberio dal tempo in cui «a richiesta del senato e del popolo", egli assunse il potere effettivo a fianco di Augusto per amministrare insieme a lui le province. Tiberio assunse questo imperium proconsulare maior, tra il sett. e l'ott. del 765 ( 12 d. C.). Questo computo è convalidato dal fatto che L c .3, i non attribuisce al Cesare alcun titolo proprio ed esclusivo (né \dot{α} ρ χ \dot{η} né α \dot{α} τ o κ ρ α τ o ρ i α ), ma soltanto la \dot{η} γ ε μ ovia, attribuita anche a Pilato e a Quirino (Lc. 2, 2). Si aggiunga l'analogia col secondo re d'Egitto: Tolomeo II Filadelfo morì all'inizio dell'a. 246 a. C. "nel 39^{°} anno del suo regno». Ora questo numerazione ha inizio nel 285 a. C., nell'anno cioè in cui l'ormai vecchio suo padre Tolomeo I Sotèr (m. poi nel 283 a. C.) lo proclamò socio del regno. Perciò Tolomeo II computò gli anni del suo regno includendovi anche quelli in cui fu associato al padre (cf. H. Frank, in Archiv für Papyrusforschung, 11 [1933-34], pp. 1-56, specialmente p. 11). Osta tuttavia il fatto che tutte le fonti antiche attribuirono a Tiberio (m. il 16 marzo 37) un regno di 22 anni o di 22 e mezzo o al più di 23 , mai di 24 o 25 , come sarebbe d'obbligo se questo imperatore avesse computato gli anni del suo regno a partire dal 12 d . C. Nondimeno è possibile che un tale computo per il regno di Tiberio sia stato in uso per qualche tempo ad Antiochia e sia cosi entrato nel Vangelo di Luca.
In Io. 2, 20, i sinedriti dichiarano a Cristo: «ci vollero 46 anni per costruire questo tempio». Poiché Erode iniziò gli splendidi restauri del Tempio quando Augusto lasciava l'Oriente, "nel 18^{°} anno del suo regno", cioè nel 734 ( 20 a. C.), quei 46 anni ter-
minarono alla Pasqua del 78 I ( 28 d. C.); ma già nella Pasqua precedente del 780 ( 27 d. C.) si poté dire: "questa opera dura da 46 anni». Il che ottimamente conferma l'a. 27, stabilito dal computo precedente.
PI. Giuseppe, è vero, non parla delle opere compiute nel Tempio fino ai tempi di Nerone, quando "le fondamenta subirono danni" (Antiq. Ind., XV, 11, 2; cf. E. Power, in Biblica, 9 [1928], pp. 257-88); il che induce a ritenere che già in precedenza furono necessarie opere di riparazione del Tempio. Al tempo di "tre giorni" affermato da Cristo i sinedriti opposero la lunga durata che risultava storicamente essere stata necessaria per restaurare il Tempio.
III. Durata del magistero pubblico di Cristo. L'opinione che era più comune prima del Concilio di Nicea ammeteva un solo anno di magistero (U. Holzmeister, op. cit. in bibl., pp. 114-17); essa fu riesumata pochi decenni fa da van Bebber, J. Belser, H. Dieckmann, J. Mader. Oggi però la discussione verte su un solo punto: se basti un biennio (ipotesi sostenuta da M.-J. Lagrange e seguita particolarmente in Francia) o si richieda un triennio.
I. Teoria biennale. - A metà della predicazione di Cristo, Io. 6, 4 menziona una Pasqua che certo non è né quella iniziale (Io. 2, 13) né quella della morte: \dot{η} ν \dot{α} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε} \dot{ε
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resle, cioè la mèsse nel campo, il che può accadere solo agli inizi di giugno \%. Ma Cristo non solo con le similitudini si riface alle condizioni presenti, ma anche argomentando a contrario, e ciò fece con le particelle ἐ τ ι e ἠ δ η.
Un ulteriore argomento ci viene dai tre testi (lo. 4, 35 ; 5,1 ; 6,4 ), che sono legati tra loro con l'espressione μ ε τ ἀ τ α ἀ τ α ( l o .5,1 ; 6,1 ). Ne deriva infatti che tra il mese di bibbr. dopo la prima Pasqua ( l o .2,13 ) e la penultima Pasqua ( l o .6,4 ) si celebrava a Gerusalemme una festa religiosa. Ma il calendario giudaico non conosceva alcuna festa nei primi mesi dell'anno giuliano, prima della Pasqua. Quindi si deve desumere che i testi compresi fra l o .4,34 e 6,4 non abbraccino un periodo di due o tre mesi, ma di ca. 14-15 mesi o di un anno intero.
Questo argomento è reso dubbio dall'ipotesi che traspone i capp. 5 e 6 del IV Vangelo. Allora infatti la festa di Pasqua viene ad essere la stessa nei due testi 5 , 1 e 6,4 , e precisamente la seconda Pasqua, annunciata prima come prossima e poi come avvenuta. Ma questa ipotesi non manca di difficoltà, sicché va attribuita maggiore autorità all'opinione della predicazione triennale.
IV. Anno della morte di Cristo. - I Vangeli, - proposito dell'anno della morte di Cristo, dicono che in esso il 14 di nísān o il giorno stesso della Pasqua ( 15 nísān) ricorreva di venerdi. Non si vuole qui risolvere la questione, e, accogliendo l'ipotesi del 14 nísān avvalorata dalla controversia dei "Quartodecimani», lasciamo anche all'altra ipotesi (della morte il 15^{°} nísān) la sua dose di probabilità.
Interviene, a questo proposito, l'astronomia, che ci indica in quali anni sia potuto cadere il venerdi, di modo che, eliminando gli anni che non possono venire in considerazione, potremo scegliere tra quei due anni in cui si verificava tale condizione Si tenga presente che i mesi giudaici non erano determinati secondo un calendario fisso, ma secondo i noviluni. Poiché tali mesi erano o "completi" (cioè di 30 giorni) o incompleti (cioè di 29 giorni), la sera del ventinovesimo giorno di ogni mese si osservava se la luna nuova spuntava o no. Nel primo caso il nuovo mese era consacrato e la medesima sera tutti cominciavano il nuovo mese. Nel secondo caso, invece, si attendeva che venissero dei "testimoni" ad assicurare di aver visto la nuova luna. Se i testimoni non venivano, il giorno successivo al 29 era considerato come il trentesimo del mese decorso e la sera seguente si iniziava senz'altro il nuovo mese. L'annuncio dell'avvistamento della luna nuova veniva dato alle altre città, fino alla Babilonide, agitando delle fiaccole sul Monte Oliveto e sulle altre montagne.
I progressi compiuti dall'astronomia negli ultimi decenni ci permettono di identificare quasi con certezza le osservazioni fatte al tempo di Cristo dai Giudei, sotto la direzione di una speciale commissione del sinedrio. Infatti l'epoca della congiunzione della luna e del sole sono conosciute in maniera del tutto esatta (è possibile soltanto un errore di pochi minuti). Inoltre ci è nota la sera in cui gli abitanti di Gerusalemme videro la luna nuova e dichiararono perciò che il giorno seguente sarebbe stato il primo del nuovo mese. Quindi l'inizio dei vari mesi e di conseguenza anche i singoli giorni dei mesi ci sono perfettamente noti; raramente un dubbio è stato possibile.
La posizione che la luna occupa nel cielo (occidentale) nel momento in cui il sole tramonta, può essere determinata secondo due linee: una sale nel cielo in linea retta da quel punto ed è chiamata altezza della luna, l'altra segue l'orizzonte verso settentrione e il suo nome è «differenza azimutale». L'azimut è la distanza dal punctum
verum posto a mezzodi; la differenza dei due azimut è la differenza tra l'azimut del luogo in cui è la luna e quello del punto in cui è il sole (entrambi determinati nel momento in cui il sole tramonta).
Le regole della visibilità della luna furono stabilite da J. K. Fotheringham ( fournal of. Theol. Studies, 35 [19351936], p. 162, correggendo ciò che ivi aveva scritto: 12 [1910-11], p. 120 sg.). Egli si riface all'induzione che C. Schoch aveva ricavato con l'aiuto di documenti cunciformi da ca. 400 indicazioni assiriologiche in S. Langdon-J. K. Fotheringham (The Venus Tablets of Ammizuduga, Oxford 1928, pp. 45-48; Astronomische Nachrichten, Ergänzungsheft 8/2 [1930] B 17). Questi astronomi determinarono quale deve essere l'altezza della luna se essa si trova in un determinato azimut. Così si trova la zona della visibilità e la zona della invisibilità della luna, le quali due zone sono separate da una piccola zona intermedia; se la luna si trova in questa zona è dubbio che la si possa vedere.
Fra le affermazioni avanzate in merito attorno al 19301933, qui si scelgono le seguenti, cominciando dal caso più importante (cf. J. B. Schaumberger, in Verbum Domini, 13 [1933], pp. 103-13; U. Holzmeister, p. 200).
Il 19 marzo 33, giovedi, il sole e la luna (secondo il tempo di Gerusalemme) si congiungevano alle ore 13,07 ; la nuova luna poté essere vista il giorno dopo, 20 marzo venerdi, di sera, e perciò il i nísān fu il sabato 21 marzo; quindi il venerdi 3 apr. fu il giorno dal punto di vista astronomico adatto per la crocifissione del Signore.
Il 22 marzo del 30 la congiunzione cade alle 20 , 23^{′}, ora di Gerusalemme. Gli astronomi disputano se il novilunio si sia potuto vedere il giorno dopo, 23 marzo (venerdi) oppure il 24 marzo. Nel primo caso il venerdi 7 apr. fu il 15 nísān, nell'altro caso il 14 nísān.
Gli altri anni non hanno il venerdi subito dopo un plenilunio pasquale. Portiamo l'esempio dell'anno 32. La congiunzione avvenne il 29 marzo alle 22,50', ora di Gerusalemme. La luna era visibile non il giorno dopo, 30 marzo, ma il 31 marzo. Perciò il i nísān fu il i apr. e il 14 nísān fu il 14 apr.; ma quel giorno era un lunedi: perciò il giorno non è adatto e, concesso pure che si sia potuto commettere l'errore di un giorno nell'osservazione, non si troverebbe mai il venerdi richiesto.
Se dunque consta che sia il 7 apr. dell'a. 30, sia il 3 apr. dell'a. 33, furono giorni egualmente adatti a soddisfare le richieste condizioni astronomiche del giorno del mistero del Calvario, resta da vedere quale di quei due giorni si deve scegliere (per gli argomenti sulla scelta dell'uno o dell'altro giorno cf. U. Holzmeister, pp. 205-15)
V. Lá c. degli Atti degli Apostoli e della vita di s. Paolo. - La c. dei primi capitoli degli Atti degli Apostoli si deve determinare mediante la c. della morte di Cristo. Resta quindi da stabilire quando avvennero il martirio di s. Stefano e la conversione di s. Paolo, avvenimenti che sono separati da notevole distanza di tempo dai primi misteri degli Atti e che sono invece vicinissimi fra loro. Molti sostengono che quegli avvenimenti si verificarono dopo la deposizione di Pilato (sul finire dell'a. 36), giacché durante la sua magistratura il sinedrio non avrebbero osato arrogarsi lo ius gladii. Ma d'altra parte la conversione di s. Paolo sembra sia avvenuta prima (probabilmente nel 33 o nel 34): infatti secondo Gal. 1, 18 e 2, 1 essa precedette di 17 anni il Concilio degli Apostoli celebrato intorno al 50. Alcuni rispondono che il triennio di cui Gal. 1, 18 deve inserirsi in quei " 14 anni» indicati da Gal. 2, 1, ma tale non è il senso ovvio di questa numerazione. Contrastandosi cosi un argomento con l'altro, non sappiamo nulla di completamente sicuro.
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L'unico avvenimento della storia del Nuovo Testamento la cui c. può essere determinata esattamente è la morte di Erode Agrippa I, che avvenne verso la metà dell'a. 44. Questo re infatti ricevette da Claudio la Giudea, la Samaria e l'Idumea, subito dopo che questo fu acclamato imperatore ( 25 genn. 41), con l'aiuto dello stesso Agrippa: egli morì dopo aver regnato su tutta la Giudea (a tertium annum expleverat toti Iudaeac imperans s: Fl. Giuseppe, Antiq. Ind., XIX, 8, 2; «per annos tres regnata»: Bell. Ind., II, 11, 6; "vel quattuor et tribus annis ex quo a Caligula rex est constitutus n: Antiq. Ind., XIX, 8, 2). Il re mori in occasione della festa in onore dell'imperatore ( ἀ π ἀ boldsymbol{p} τ ἐ boldsymbol{ε} ἐ ε ε ε α i v α ι α ι τ ε ρ i α ς : ibid). Claudio, infatti, partito nel 43 per la guerra in Britannia, tornò vincitore a Roma dopo 7 mesi ed ebbe grandi festeggiamenti in tutto l'impero. Tuttavia questa morte del re persecutore non si incontra cronologicamente con il martirio di a. Giacomo narrato in Act. 12, 2.
Nel 1954 L. Hennequin (DBs, II, coll. 355-73), con l'erudita dissertazione Delphes (inscription de), intese provare che a. Paolo entrò a Corinto nell'ott. dell'a. 50 . E forse più cauto proporre, a chi sospetta di quelle determinazioni cronologiche che si spingono fino a stabilire i mesi, una formola più semplice: s. Paolo andò a Corinto l'a. 50051 ; quindi nel 49 (48) o 50 fu celebrato il Concilio degli Apostoli.
Nel medesimo anno in cui s. Paolo iniziò il viaggio verso Roma, Felice, procuratore della Giudea Cesarea, lasciò il posto al suo successore Porzio Festo (Act. 24, 27). Questo accadde non dopo l'a. 60 nè molto prima di quest'anno. Festo amministrò la Giudea almeno per un anno, come risulta dagli atti di governo da lui compiuti; poi morì nella provincia e, dopo un interregno di qualche mese, gli successe Albino almeno nell'ott. del 62; infatti sotto di lui il profeta Gesù « quattro anni prima della guerra * (che scoppio nel 66) iniziò la sua predicazione profetica predicendo la rovina della città (Bell. Ind., VI, 5, 3).
S. Paolo fu assolto da Nerone nel primo processo. Ma questi già nel 64 aveva iniziato la persecuzione dei cristiani dopo l'incendio di Roma, che secondo alcuni cominciò il 19 luglio del 64 (Tacito, Annal., XV, 41). Dunque Paolo l'anno prima, cioè nel 63 , fu assolto; perciò dovette partire da Cesarea per Roma verso il 60 .
Felice entrò in carica negli ultimi tempi del regno di Claudio e due anni prima di essere deposto già era stato giudice dei Giudei «multis annis» (Act. 24, 10). Inoltre nel 64 alcuni sacerdoti prigionieri mandati a Roma erano colà trattenuti (Fl. Giuseppe, Vita, 3), e la controversia sul diritto di cittadinanza dei Giudei, sollevata sotto Felice, fu decisa infine nel 66 (id., Antiq. Ind., XX, 8, 9). Questi fatti diventano tanto meno probabili, quanto più viene anticipata la deposizione di Felice. Concludendo, l'a. 60 appare molto probabile come data della deposizione di Felice e dell'inizio del viaggio di Paolo a Roma.
Circa la morte dei Principi degli Apostoli mancano notizie storiche sicure. Varie sono perciò le opinioni degli autori. Si parla del 55 , del 57 e del 58 . Molti pongono nel 64 la persecuzione di Nerone, altri nel 67. Due argomenti sostengono alquanto quest'ultima ipotesi : il primo è che Clemente Romano afferma che s. Paolo subì il martirio * sotto i α α ρ τ ι ρ ἠ α α ς ε ἐ ἐ ἐ ἐ ἐ ἐ ἠ ἠ ἠ ἐ ἐ ἐ ἀ α ν : Ad Cor. 5, 7 (ed. Funk, I, 106) : sotto tal nome sembra che si debbano comprendere Sabino, Tigellino e Elio Cesariano che nel 67 governarono Roma, mentre Nerone stava in Acaia. Ma l'argomento è incerto. Girolamo afferma, parlando del filosofo Seneca: «Hic ante biennium, quam Petrus et Paulus coronarentur martyrio, a Nerone interfectus est * (De viris inlustr., 12: PL 23, 629 [662]). Seneca fu ucciso nell'apr. del 65 (Tacito, Annal., 15, 64; cf. O. Rossbach, in PaulyWissowa, Realencycl., I, col. 2243). Anche qui però l'argomentazione non è sicura.
Biel.: E. Ruffini, Chronologia Veteris et Novi Testamenti, Roma 1922; J. Lebreton, Chronologie de la vie du Christ, in La vie et l'enseignement de 7.-Chr., I, Parigi 1931, pp. 15-28;
U. Holzmeister, Chronologia vitue Christi, Roma 1934; J. Prado, Preelectiones biblica, II, 7 ed., Torino 1947, pp. 322-23, 357-67, 871-73.
Urbano Holzmeister
CRONOTOPO. - S'indica con questa parola, che la fisica moderna ha preso dal Gioberti, la riunione dello spazio e del tempo, concepiti insieme come un unico ambiente, nel quale sono localizzati tutti gli enti materiali.
Questi si concepiscono allora con quattro dimensioni e cioè: lunghezza, larghezza, spessore (dimensione spaziale) e durata (dimensione temporale). Ogni avvenimento elementare o evento è localizzato in un certo punto (nello spazio) a un certo istante (nel tempo).
La fusione del due concetti tradizionali e intuitivi di spazio e tempo nell'unico concetto di c. (o spazio-tempo, come anche si dice) non avrebbe che un valore puramente convenzionale, se le esperienze della fisica, che hanno poi portato alla cosiddetta teoria della relatività ristretta, non avessero dato a tale funzione un significato reale. E infatti si è visto che la comune distanza spaziale e l'intervallo di tempo fra due eventi, misurati da un certo osservatore, non hanno di per sé significato reale, in quanto un altro osservatore, in circostanze opportune, rileva tra gli stessi eventi una distanza spaziale e un intervallo di tempo diversi dai precedenti.
Si dimostra però che da queste misure di distanza e di tempo è possibile risalire a un'unica lunghezza δ, che dipende da ambedue e che si dice l'intervallo o distanza d'universo fra i due eventi, la quale è invece sempre la stessa, anche se sono diversissime le misure di spazio e tempo rilevate dai diversi osservatori. Più precisamente, se indichiamo con i e t la distanza spaziale e l'intervallo di tempo fra due eventi rilevati da un certo orseryatore, e con l⁰ e t⁰ quelli rilevati invece da un altro osservatore, risulta sempre
$
δ=inti ċ² t²-l²=int^{frac{i}{c²} t^{12}-l^{12}}
se indichiamo con c la velocità della luce. E quindi questa distanza d'universo δ fra i due eventi l'unica entità che abbia significato reale, obiettivo, e cioè indipendente dai singoli osservatori e dalle circostanze dell'osservazione. Ma la realtà, che essa rappresenta, non è solo spaziale o solo temporale, ma insieme spaziale e temporale e cioè da riferirsi al c., che è dunque l'unico vero ambiente, ove tale realtà ha un senso.
L'introduzione del c. nella scienza moderna è dovuta sostanzialmente al Minkowski, che con ciò adattò una precedente teoria matematica, e cioè la teoria astratta di uno spazio a quattro dimensioni, a strumento logico più adeguato alla comprensione dell'universo fisico, delle precedenti categorie intuitive di spazio e tempo. E questa una tappa importante nell'evoluzione attuale della scienza, in quanto per la prima volta si sostituiscono alle categorie di pensiero, suggerite dall'intuizione sensibile, nuove categorie, nuovi schemi logici scelti nel ben più ampio universo matematico degli enti di pura ragione. E allora, prendendo da questo ultimo l'idea di uno spazio ancora più ampio, a cinque o più, o infinite, dimensioni, nel quale sia immerso il c., spazio a quattro dimensioni contenente la totalità dell'universo fisico passato, presente e futuro, riesce facile concepire come a un punto di tale più ampio spazio, che sia esterno al c., e cioè fuori dello spazio e del tempo, il c. stesso (e quindi tutto l'universo fisico passato, presente, e futuro) possa apparire tutto insieme presente.
Luigi Fantappiè
CROOKSTON, DIOCESI di. - Città del Minnesota (U. S. A.) e sede di diocesi suffraganea di S. Paolo di Minnesota.
Il suo territorio di ca. 44.500 \mathrm{kmq}. comprende le contee di Brooker, Beltrami, Clay, Clearwater, Hubbard, Kittson, Lake of the Woods, Marshall, Mahnomen, Norman, Pennington, Polk, Red Lake e Roseau nello
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Stato del Minnesota. Nel 1949 vi erano 31.250 cattolici su 231.263 ab., 58 sacerdoti diocesani, 21 religiosi, 52 parrocchie, 18 cappelle, 36 missioni e 4 stazioni, 4 accademie e "High Schools", 13 scuole parrocchiali; nel 1947 vi furono 128 conversioni. La diocesi conta inoltre 2 istituti religiosi maschili (Benedettini, Oblati di Maria Immacolata) e 4 femminili. C. fu eretta in diocesi il 31 dic. 1909 per smembramento dell'arcidiocesi di S. Paolo, di cui è rimasta suffraganca.
Bibl.: AAS, 2 (1910), p. 290; Anon., s. v. in Cath. Enc., XVII (implement), p. 220; M. Hoffman, The Church Founders of the Northwest, Milwaukee 1937 (v. indici); The Official catholic directory 1947, parte 2^{2}, Nuova York 1947, pp. 411-13. Corrado Morin
GROS, Léonard. - Gesuita, n. a Vabres (Aveyron) il 31 ott. 1831, m. a Vitoria (Spagna) il 17 genn. 1913. Consacrò tutta la vita alla direzione spirituale dei giovani, ai vari ministeri sacerdotali e alle pubblicazioni letterarie, nelle case di Bordeaux, Tolosa, Pau, Castres e Vitoria; e si acquistò grandi meriti, anzitutto, per la sua campagna tenace in favore della Comunione precoce dei fanciulli e della Comunione frequente.
Tra i numerosi scritti religiosi del C., si citano soltanto: Le caux de ste Gertrude, ou un caux selon le caux de Jésus (Tolosa 1869; trad. it., Torino 1930); Le confesseur de l'enfance et de la jeunesse (Tolosa 1877); Enfants à la S. Table, Difficultis d'écoliers (Bruxelles 1911).
Sul terreno storico o più strettamente agiografico, esordì con biografie a scopi pratici: Vie du b. Jean Berchmans (Tolosa 1870, spesso ristampata; trad. it., Torino 1921); Vie intime de st Louis (Tolosa 1871); Les vrais enseignements de s. Louis à son fils (ivi 1874). Presto volle limitarsi alla ricerca e alla trascrizione di documenti d'archivio relativi alla storia della Compagnia di Gesù e dei suoi santi, e vi spiegò una sagacità e un'applicazione straordinarie. Diede alle stampe: St Jean François Régis. Son pays, sa famille, sa vie. Documents nouveaux (Tolosa 1894); St François Xavier. Son pays, sa famille, sa vie. Documents nouveaux. Première série(ivi 1894); St François Xavier. Sa vie et ses lettres ( 2 voll., Parigi 1900). Per le seguenti ricerche (su s. Ignazio di Loyola, b. Pietro Favre, s. Alfonso Rodriguez, ecc.) lasciò scritta una documentazione assai ricca. Il C. portò pure un contributo personale interessante alla storia delle apparizioni di Lourdes: NotreDame de Lourdes. Récits et mystères (Tolosa 1892; 2^{\mathrm{b}} ed. 1901); N.-D. de Lourdes. Le réel divin des apparitions (Parigi 1892); e principalmente le opere postume: N.-D. de Lourdes et Bernadette (Tolosa 1925); Histoire de N.-D. de Lourdes d'après les documents et les témoins (3 voll., Parigi 1925-27).
Bibl.: P. Dudon, L'apostolat eucharistique du p. L. C. S. I. in Etudes, 137 (1913), pp. 5-36; J. E. Laborde, Un apôtre de l'Eucharistie: le p. L. C. de la Compagnie de Jésus, Tolosa 1921; V. Cavallero, Les recherches inédites du p. L. C. sur la famille de ste Germaine Cousin, in Bulletin de littérature ecclésiastique, 25 (1924), pp. 210-33.
Edmondo Lamalle
CROSSE, LA, diOCESI di: V. LA CROSSE, DIOCESI di.
CROSTA, Clino. - Teologo, n. a Consiglio Rumo (Como) nel 1860, m. a Como nel 1936.
Studioso profondo, si rese particolarmente noto come uno dei più strenui sostenitori, in Italia, della definibilità come dogma di fede dell'assunzione corporea in cielo della B. V. Allo scopo di illustrare e difendere questa verità, curò per molti anni l'edizione di un periodico mensile, L'Assunta, e pubblicò un volume, L'Assunta nell'odierna teologia cattolica ( 3^{°} ed., Milano 1930). Lasciò un pregevole corso di teologia dommatica per i seminari: Theologia dogmatica in utum scholarum ad quadriennium accommodata ( 3^{°} ed., Gallerete 1932). Scrisse altri opuscoli di soda cultura teologica, a scopo divulgativo. Clemente Gaddi
CROSTAROSA, Maria Celeste, venerabile. Mistica, n. a Napoli il 31 ott. 1696, m. a Foggia il 14 sett. 1755. Ventenne entrò nel Carmelo di Marigliano, indi passò nel 1724 tra le Visitandine di Scala presso Amalfi, dove le fu rivelato l'istituto
del S.mo Salvatore. Per opera della C., sorretta da s. Alfonso e da mons. Falcoia, il conservatorio di s. Francesco di Sales adottò poi la nuova regola del S.mo Salvatore. Vittima d'incomprensione altrui, uscita di qui nel 1733 , si recò a Pareti di Nocera per riformare un conservatorio femminile decaduto, e dopo un tentativo di vita claustrale a Roccapiemonte raggiunse nel 1738 Foggia, dove fondò il monastero del S.mo Salvatore e dove morì. La causa di beatificazione fu introdotta nel 1901.
Ebbe carismi paragonabili a quelli di s. Gertrude; benché illetterata compose una decina di opere, frutto delle sue contemplazioni : principali tra queste l'Ancobiografia, i Trattenimenti dell'anima con lo sposo Gesù, l'Esercizio di amore di Dio per tutti li giorni dell'anno, le Distinzioni di molti gradi di orazione; numerose Canzuncine spirituali e morali, tra cui notevoli per audacia di soggetto e freschezza di sentimento la Tarantella al dolcissimo nome di Gesù e il Dialogo tra Gesù e un'anima zingarella.
A base della sua spiritualità, la C. pone il mistero del Verbo Incarnato, affermando che la contemplazione dell'umanità di Cristo conduce alla conoscenza della Divinità. La forma può sembrare scadente, ma il linguaggio teologico è esatto.
Bibl.: Arch. della Postulazione dei Redentoristi, Anzobiografia e altri scritti; Arch. della Badia di Cava, Codice cartaceo N. 22 Cancelleria; J. Favre, La vènerable soeur M. Céleste C., 2^{°} ed., Parigi 1936.
Gteste Gregorio
CROSTAROSA, Pietro. - N. il 25 febbr. 1836 a Roma, m. ivi il 26 febbr. 1902, fu canonico liberiano, prefetto del museo cristiano della Biblioteca Vaticana, segretario della Commissione di Archeologia Sacra per diversi anni durante i quali promosse importanti lavori nelle catacombe romane, come la sistemazione della basilica dei SS. Nereo e Achilleo sulla Via Ardeatina, lo scavo della cripta storica dei

(per cartezza dei prof. E. Jasi) Crostarosa, Pietro - Ristatto.
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I)el. Soprintendinea di morsmenti daito Calabriol
Crotone - Madonna di Capocolonna, tavola di tipo bizantino, restaurata - Crotone, Cattedrale.
SS. Pietro e Marcellino e quello, fatto a sue spese, nel cimitero maggiore che condusse alla scoperta della cripta ritenuta di S. Emerenziana.
Il C. si occupò soprattutto di questioni relative all'architettura paleocristiana. La più importante è quella sopra Le basiliche cristione nelle Dissert. della Pont. Accad. Romana di Archeol. del 1892, in cui cercò dimostrare che l'origine degli edifici di culto post-costantiniani doveva ricercarsi nelle basiliche dei palazzi privati. Nel 1893 pubblicò appunti storico-giuridici a proposito Dei titoli della Chiesa Romana, e in modo speciale di quello di S. Lorenzo in Damaso e dei suoi diritti sulle chiese filiali. Particolare cura il C. pose nell'inventario dei sigilli impressi sulle tegole dei tetti di alcune chiese romane come quelle di S. Maria Maggiore, dei SS. Silvestro e Martino ai Monti e di S. Croce in Gerusalemme, che pubblicò nel Nuovo Bull. di Archeol. Crist. degli aa. 1896-97 e 1901. In questo periodico dette conto degli scavi compiuti nelle catacombe di Roma; nel 1895 pubblicò Osservazioni sul musaico di S. Pudenziana col fine di dimostrare che gli edifici in esso raffigurati non si devono considerare altrimenti che come la riproduzione delle costruzioni della Domus Pudentiana la quale si stendeva lungo il Vico Patricio sulle pendici del Viminale; nel 1899 e 1900 vi inserì la relazione delle Scoperte in S. Cecilia in Trastevere.
BibL.: O. Marucchi, necrologio, in Nuovo bull. di archeol. crist., 7 (1901), pp. 309-10.
Giuseppe Bovini
CROTALO (крóтa入ov, crotalum). - Strumento a percussione, corrispondente alle nacchere o castagnette, di origine orientale, attestato per la Grecia già anteriormente al sec. V a. C., e per l'Egitto fin dal II millennio. Usato soprattutto nelle danze, per scandire il ritmo. Non entrò mai nell'uso della liturgia. Però la parola crotalum, nel Messale ambrosiano e nel Memoriale ritumu, è stata usata per designare i crepitacoli (v.), che sostituiscono, negli ultimi giorni della Settimana Santa, le campane.
Giuseppe Lów
CROTONE, diocesi di. - In provincia di Catanzaro. Fu potentissima repubblica, fondata dagli Achei e dai Corinzi, rivale di Sibari, che abbatté definitivamente nel 510 a. C. Nel 277 a. C. fu presidiata dai Romani; ma, nella seconda guerra punica, si schierò dalla parte di Annibale, che nel suo porto s'imbarcò nel 203 a. C. per far ritorno in Africa. Nel 194 a. C. vi fu collocata una colonia romana. Nel medioevo fu presidiata dai Bizantini. Gli Angioini la concessero ai Ruffo di Catanzaro (1284) che incrementarono l'economia agricola. Carlo V le concesse ampi privilegi, vi costruì il castello e ne potenzio il porto. Negli ultimi anni ha preso un notevole sviluppo come centro industriale e come mercato agricolo, il suo porto è molto attivo.
La leggenda vuole che il cristianesimo vi sia stato introdotto da Dionigi l'arcapagita, che ne sarebbe divenuto il primo vescovo. Prescindendo da tali notizie infondate, è tuttavia certo che C. figura tra le più antiche diocesi della Calabria. Il Gáma ricorda un vescovo Flaviano nel 337. Il papa Vigilio nel 331 nomina il vescovo Jordanes, che alcuni identificano con lo storico continuatore di Cassiodoro. Nel 392 e. Gregorio Magno ne affido l'amministrazione al vescovo di Squillace. Nel 397 C. fu saccheggiata dai Longobardi e il santo Pontefice riscatto i suoi abitanti, fatti schiavi dai barbari.
Nel sec. Ix i Bizantini la ridussero quasi al nulla creando nel suo territorio una intiera metropoli, S. Severina, con 5 suffraganee, erette a spese di C., la quale fu dichiarata suffraganea di Reggio, con una piccolissima lingua di territorio costiero. Tale è rimasta fino al 1818 , in cui le fu aggregato il territorio di Isola Capo Rizzuto.
C. ha mantenuto a lungo il rito greco. Nel 1217 Onorio III fu costretto a concedere al suo vescovo Giovanni di celebrare in greco e in latino; nel 1254 Innocenzo IV vi mise a capo il francescano Nicolò di Durazzo *in utraque lingua peritus e, che poi da Urbano IV fu mandato nunzio a Michele Palcologo.
La Cattedrale è in stile neoclassico : vi è il santuario della Madonna di Capocolonna, che prende il nome da una colonna superstite del tempio di Giunone Lacinia. Il seminario fu fondato dal vescovo G. Caraffa (1664-90).
Dal 1928 al 1947 è rimasta unita ad personam all'arcivescovo di S. Severina; attualmente le parti sono invertite. La diocesi di C. è di kmq. 150; ha 9 parrocchie, la sua popolazione è di ca. 40.000 ab., con 20 sacerdoti diocesani e 2 regolari ( 1948 ).
BibL.: Ughelli, IX; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 302-304; P. Bottazzi, C. Chiesa vescovile, in Enc. delI'Ecclesiastico, IV, pp. 595-97; Lanzoni, p. 219. Francesco Rosso
CROTTI di Costioliolo, Edoardo. - Uomo politico, n. il 20 ott. 1799 a Costigliole, m. ad Aosta il 25 settembre 1870. Dedicatosi alla carriera delle armi e distintosi nel reprimere i moti piemontesi del 1821, fu poi segretario d'ambasciata a Parigi (1837), dove validamente s'oppose alle prime mire francesi su Nizza e Savoia, indi ambasciatore in Svizzera (1848).
Si oppose con energia all'approvazione della legge che voleva soldati i futuri ministri del culto (1868), e il 20 ag. 1870 si astenne dal votare l'ordine del giorno Pisanelli di fiducia nell'indirizzo politico del governo per * risolvere la questione romana secondo le
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DEPOSIZIONE, opera musiva di Gino Severini: XIII Stazione della Via Crucis. Esempio caratteristico di figurazione geometrizzata. - Cortona.
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CRISTO CHE MOSTRA IL SUO COSTATO FERITO QUALE SORGENTE DELL'EUCARISTIA Quadro di Quirizio da Murano (sec. xv) - Venezia, Galleria dell'Accademia.
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aspirazioni nazionali n. Quasi alla vigilia della morte, il 4 sett. dello stesso anno, di fronte a trame dirette a provocare sanguinosi moti in Roma, indirizzava al presidente Lanza una nobile lettera di protesta.
Bibl.: G. Badii, s. v. in Diz. del. Risor. Naz., II, p. 789; C. De Vecchi, Le carte di Giovanni Lanza, VI, Torino 1938, doc. 1881, pp. 55-56; L. Bulferetti, E. C. di C., diplomatico piemontese, in Atti dell' Arcad. delle scienze di Torino, 72 (1937, 11), pp. 427-60; S. Jacini, La crisi religiosa del Rinascimento. La politica ecclesiastica italiana da Villafranca a porta Pia, Bari 1938, pp. 194, 288, 296, 297, 334.
Paolo Dalla Torre
CROTUS (Ru-
bianus), Johann. -
Umanista tedesco, n. 2 Dornheim (Arnstadt) in Turingia, il 1480 ; m. ad Halle nel 1539 . Il suo vero nome è Jäger, che si incontra spesso tradotto in latino V e nator. Studiò all'Università di Erfurt, ove nel 1500 conseguì il baccellierato.
Trasferitosia Fulda (1510), vi conobbe Corrado Muth (Mutianus) e Uirico von Hutten, in unione coi quali compose le Epistulae obscurorum virorum (1515). Dal 1517 al 1520 vaggiornò a Roma e a Bologna. Ritornato in Germania, fu nominato rettore dell'Università di Erfurt, e come tale accolse festosamente Lutero in viaggio per la dicta di Worms (1521), e con un solenne discorso lo csaltò come celui «qui primus post tot saecula ausus fuit gladio sacrae scripturae romanam licentiam jugulare \%. Ma quando più tardi s'accorse che Lutero non laverava per il bene ma per la distruzione della Chiesa, si manifestò fieramente avverso al movimento riformista. Lutero perciò lo coprì d'ingiurie chiamandolo epicureo e Dr. Kröte ( = « raspo»). Passato nel 1530 al servizio del principe eleatore Alberto di Magonza, pubblicò l'anno appresso un'apologia per difenderlo dagli attacchi del luterano Alessio Krosner: Apologia, qua respondetur teneritati calmuniatorum non verentium confetis criminibus in populare adium protrahere Reverendissimum in Christo patrem et dominum Albertum... a Joanne Croto Rubeano privatim ad quendam amicum conscripto (Halle 1531). L'arcivescovo di Magonza, in segno di riconoscenza, lo nominò canonico di Halle.
Bibl.: F. W. Kampschulte, De Johanne Rubiano commentario, Bonn 1862; B. Welte, C. Johannes, in Kirchenlechton, III (1884), coll. 1206-1209; Hurter, II, 1233; W. Brecht, Die Verfasser der "Epistolae obscurorum virorum", Strasburgo 1904; P. Kalloff, Humanismus und Reformation in Erfort, Erfurt 1926. Emanuele Chiettini
* CRUDELIS HERODES DEUM». - Inno dei Vespri nella festa dell'Epifania, composto delle strofe 8, 9, II e 13 del celebre inno di Sedulio, che celebrano i tre misteri ricorrenti nella festa dell'Epifania: l'aderazione dei Magi, il Battesimo nel Giordano ed il miracolo delle nozze di Cana. La prima strofa è una significativa interrogazione ad Erode sul suo infondato timore per la nascita del nuovo re, che non usurpa domini terreni, ma che anzi dà in premio il regno del cielo ai suoi seguaci. Tutta la composizione è ispirata ad un parallelo fra la divina e la umana natura del nato Messia.
Bibl.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario romano tradotti, Roma 1827, p. 128; S. G. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, II, Parigi 1884, pp. 88-95; C. Albini, La poésie du Bréviaire, I, I.ione s.e., p. 135.
C. - La crudeltà è l'atrocità dell'animo nell'infliggere le pene" (Seneca, De Clem., 4). Crudele da crudus è colui che è di costumi feroci. S. Tommaso pure, fa derivare il termine c. da cruditas, crudezza, e osserva che, come i cibi crudi hanno un sapore sgradito e aspro, così la c. importa asprezza
d'animo. Giudicata esternamente, nel confronto del paziente, la c. è una mancanza di giustizia in quanto eccede nell'infliggere pene, per sé dovute, ma non in quel grado. Considerata invece come disposizione d'animo in chi la commette, è un atto contro la clemenza, virtù annessa alla temperanza e caratterizzata da una dolcezza d'animo che tende a mitigare le pene.
Bibl.: S. Tommaso, Sum. Theol., 2^{\mathrm{a}-3^{\mathrm{er}}}, q. 139, 22, 1-2.
Luigi Morstabilini
CRUM, Wal-
ter Ewing. - Insigne coptologo, n.
a Capebrig, presso Glasgow, il 22 luglio 1865, m. il 18 maggio 1944. Fu collaboratore di tutti i principali periodici di egittologia.
La sua opera capitale, alla quale ha mirato la sua attività scientifica di più che un cinquantennio, è il Coptic Dictionary, che è apparso in 6 fasce. dal 1929 al 1939. La bibliografia degli studi copti è stata oggetto ad opera sua di raccolta e di pubblicazioni dal 1892 in poi nell'Archaeological Report della Egypt Explanation Fund e poi nel Journal of Egyptian Archaeology. Ha inoltre pubblicato testi letterari e soprattutto testi documentari, da solo ed in collaborazione con studiosi inglesi e stranieri. Tra gli studi d'insieme va segnalato l'articolo Die baptische Kirche, nella Realenc. f. prat. Theol. n. Kirche, 3^{\text {a }} ed., XII, coll. 811-15; suppl. XXIII, col. 803 sg.
Bibl.: La sua bibl. fino al 1940 è contenuta in Journal of Egypt. Archaeol., 23 (1935), pp. 134-38; necrologio scritto da J. Vergote, in Chronique d'Egypte, 39-40 (1945), pp. 147-51. Aristide Calderini
CRUSCA, Accademia della. - Sorse nel 1582 e si intitolò umoristicamente cosi perché i primi cinque soci, secondo il Rajna, a differenza di quelli dell'Accademia fiorentina, si consideravano più gente da crusca che da farina; ma il frullone scelto ad insegna fece pensare che con esso gli accademici, vigili custodi delle buona lingua, volessero sceverare la farina dalla crusca. Con Leonardo Salvisti (dal 1583 in poi) l'Accademia ricevette nuovo impulso, anche se il tono generale delle discussioni si mantenne ancora vuoto o stravagante.
Il 6 marzo 1591 si parlò per la prima volta di compilare un Vocabolario che contenesse voci autorevolmente accreditate dall'uso dei classici del Trecento: il primo volume uscì nel 1612, a Venezia, presso Giovanni Al-
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berti per cura di Bastiano de' Rossi. La seconda edizione (Venezia 1623) fu un modello anche per le altre nazioni; nella terza ( 3 voll., Firenze 1648-91) si notano molte aggiunte, riprodotte poi nella quarta edizione (ivi, 17291738). Nel 1783 il granduca Pietro Leopoldo soppresse la C., fondendola in unico sodalizio con altre accademie fiorentine. Essa si riprese nel 1811 , per decreto di Napoleone, come organismo indipendente, costituito da 12 membri residenti e 20 corrispondenti. La quinta edizione del Vocabolario si iniziò nel 1842 ; ma nel 1923 si era ancora alla lettera O. In questo stesso anno la costitu tuzione e composizione dell'Accademia veniva mutata : la pubblicazione del Vocabolario sospesa, e sostituita da una serie di testi e documenti editi criticamente e un bollettino periodico di filologia italiana. Secondo questo nuovo programma sono finora stati pubblicati i Testi fiorentini del Duecento a cura di A. Schiaffini (Firenze 1926), le edizioni critiche del Teseido a cura di S. Battaglia (ivi 1938) e dell'Amorsae visione a cura di V. Branca (ivi 1944), oltre 7 grossi fascicoli degli Studi di filologia italiana (ivi 1927-46). E merito della C. aver contribuito, sia pure attirandosi biasimi per la sua intransigenza, alla conservazione dell'unità e della purezza dell'organismo idiomatico italiano.
BibL.: C. Marconcini, L'A. dello C. dalle orieini alle prime edizioni del vocabolario, Pisa 1910; G. Volpi, L'A. dello C. al tempo della dominazione francese in Toscana, in Rass. nazio. sale, 17 (1918), pp. 269-80; id., L'A. dello C. nel primo decennio della restaurazione lorenese, ibid., 24 (1919), pp. 250-57; E. Pistelli, L'ultima crociata contro la C., in Marzocco, 17 luglio 1921; C. De Lollis, C. in fermento, Firenze 1922; P. Raina, Accademie e vocabolari, in Marzocco, 18 febbr. 1923; I. Del Lungo, Per la lingua d'Italia, Bologna 1925; M. Maylender, Storia delle Accademie d'Italia, II, ivi 1927, pp. 122-46; M. Barbi, C., lingua e vocabolari, in Pan, 6 (1935), pp. 1324 (rist. in La nuova filologia, Firenze 1938); G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1941, p. 525 sgg.; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura toscana nel ser. XIX, 3* ed., Firenze 1942, pp. 432-58. Antonio Altamura
CRUSIUS, Christian August. - Filosofo e teologo protestante, n. a Lenau (Sassonia) il 10 genn. 1715 , ivi m. il 18 ott. 1775. In filosofia il C. è celebre per la sua polemica contro il Wolff e il razionalismo tedesco, per cui riscosse i consensi di Kant. In teologia propugnò, per i problemi di esegesi biblica, il metodo storico-filologico preferito da J. A. Ernesti.
BibL.: C. Festner, Chr. Aug. C. als Metaphysiker, Halle 1892; H. Heimsoeth, Metaphysik und Kritik bei Chr. C., Ber. lina 1926. Giovanni Di Napoli
CRUSIUS (Krauss), Martin. - Filologo e storiografo protestante tedesco, n. nelle vicinanze di Bamberga il 19 sett. 1526 , m. il 14 febbr. 1607 a Tubinga, dove fu professore di morale e di lingua greca.
Oltre le sue opere sui classici greci e latini, si conservano di lui : Corona anni, hoc est, explicatio Evangeliorum et Epistolorum in diebus dominicis et testis graece et latine (Wittenberga 1603); Homiliae hymnodicae, quatuor et quinquaginta cantica ecclesiae lutheranae bene disposita (Arnstadt 1705); Annales suevici (2 voll. in-fol., Francoforte 1594-96), opera molto stimata, ma rara. Nel 1927 W. Göz e E. Conrad hanno pubblicato il Diarium M. Crusii 1596-97.
Del C. va ricordato un tentativo, senza esito, per guadagnare i Greci al protestantesimo, e la corrispondenza tenuta a tal fine con il patriarca di Costantinopoli Geremia II.
Bibl.: Anon., s. v. in Nouv. biograf. génér., II, col. 559; J. Zeller, s. v. in LThK, III, col. 86. Camillo Crivelli
CRUZ, Gaspare de. - Il primo missionario domenicano che arrivò in Cina. N. ad Evora (data ignorata), fece parte della prima spedizione dei dodici domenicani partiti per l'India (1548). Raggiunse anche il Cambogia e toccò la Cina (1556) : ma tornò l'anno dopo e morì nel 1570. Scrisse un Trattato delle cose di Cina, pubblicato ad Evora nel 1569 e ripubblicato poi in 2^{2} ed. nel 1829.
Bibl.: Streit, Bibl., IV, p. 518.
CRUZ, Inés de la: v. juana inés de la cruz.
CSANÁD, diocesi di. - Nell'Ungheria meridionale, sulla riva orientale del fiume Tibisco. La diocesi è stata fondata da s. Stefano nel 1030, dopo che il capitano C. vinse Achtum (Ajtony), il duca paganeggiante delle parti meridionali e transilvane. La fortezza principale e città di Ajtony fu chiamata C. e divenne sede episcopale. Il suo primo vescovo fu il veneziano s. Gerardo, che fondò pure una scuola per chierici e nobili, divenuta centro di studio per tutta l'Ungheria meridionale. S. Gerardo fu martirizzato nel 1046 dai pagani ribelli. Fra i suoi successori notiamo pure un altro italiano: lo studioso Giacomo da Piacenza (1333-43).
C. è una delle diocesi che ha ungeiormente sofferto le vicissitudini della storia ungherese. Alla fine del sec. XI fu devastata dalle invasioni dei Cumani; nel 1242 i Mangoli sterminarono e deportarono tutta la popolazione della regione. Nel 1514 fu il teatro della ribellione dei contadini che uccisero anche il vescovo. Dal 1551 fino all'inizio del sec. xvir era il luogo di passaggio dei Turchi, per cui C. divenne di nuovo deserto. Si liberò dal giogo turco dopo le vittorie di Eugenio di Savoia a Zenta (1697) e a Temesvár (1716). Nel 1719 la sede episcopale fu stabilita a Szeged (Seghedino), poi a Temesvár nel 1738. Il territorio della estesissima diocesi comprendeva, fino al 1920, le province di C., Arad, Torontàl, Krassó, Temes. Dopo la pace del Trianon sono rimaste all'Ungheria solo la provincia di C. e frammenti delle altre province, con 60 parrocchie, con la sede episcopale a Szeged, mentre le parrocchie i