volume-04

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 di passaggio dei Turchi, per cui C. divenne di nuovo deserto. Si liberò dal giogo turco dopo le vittorie di Eugenio di Savoia a Zenta (1697) e a Temesvár (1716). Nel 1719 la sede episcopale fu stabilita a Szeged (Seghedino), poi a Temesvár nel 1738. Il territorio della estesissima diocesi comprendeva, fino al 1920, le province di C., Arad, Torontàl, Krassó, Temes. Dopo la pace del Trianon sono rimaste all'Ungheria solo la provincia di C. e frammenti delle altre province, con 60 parrocchie, con la sede episcopale a Szeged, mentre le parrocchie in Rumania formarono l'amministrazione apostolica di Temesvár (Timisoara), e c'è un amministratore apostolico del Banato jugoslavo. Attualmente la diocesi (in Ungheria) ha una superfice di 3000 kmq , conta 60 parrocchie e dei suoi 330.000 ab. 250.000 sono cattolici ( 1948 ).

Bibl.: S. Markí, Arad tòrtinete (La storia di Arad), Szeged 1892: B. Milleher, Delmagyarorxade ax cikorban (L'Ungheria meridionale nell'antichità), Temesvár 1894; S. Borovszky, C. värmegye története (La storia della provincia di Csanád), 2 voll., Budapest 1896-97, con molti documenti del medioevo ungherese; T. Ortver, Temesvárnaggyé ex Temesvár Törtinete (La storia della provincia e della città di Temes), 3 voll., Pussony 1896; J. Karacsanyi, Magyarorszag egybázistötönete fiób somitaiban (La storia ecclesiastica dell'Ungheria nei suoi avvenimenti principali), Nagyvárad 1906, v. indice.

CSERNOCH, JÁnOS. - Cardinale, n. il 18 giugno 1852 a Szakolcza, m. il 25 luglio 1927 a Strigonia. Compì gli studi teologici a Vienna, e fu ordinato sacerdote nel 1874. Nel 1879 ebbe la cattedra di studi biblici nel seminario di Strigonia, facendosi apprezzare per le sue doti dal cardinale arcivescovo J. X. Simon, che lo nominò cerimoniero ed archivista primadale. Nel igoo fu tra i fondatori del Partito cattolico in Ungheria.

Eletto vescovo di Csanád nel 1908, passò 3 anni dopo alla sede arcivescovile di Kalocza. Alla morte del card. Vaszary (1913) fu trasferito a Strigonia e divenne primate d'Ungheria. Nel Concistoro del 25 maggio 1914 fu creato da Pio X cardinale del titolo di S. Eusebio. Durante il regime bolseveico di Béla Kun fu costretto a lasciare la propria sede. Quando re Carlo, imperatore d'Austria, lasciò il paese, il primate, al quale, secondo la costituzione, spettava di imporre la sacra corona di s. Stefano, giunò che non avrebbe incoronato un nuovo sovrano fino alla morte di quello esiliato.

Bibl.: Anon., Necrologio, in Civ. Cult. 1927, ill, p. 266; A. Innerkofler, s. v. in LThK, III, col. 88; G. G. Sangiangi, L'Ungheria dalla Repubblica di Karate alla reggezza di Horty, Bologna 1927, p. 185.

Silvio Furlani
C. S. I. I v. CENTRO SPORTIVO ITALIANO.

CTONICHE, DIVINITÀ. - L'epiteto ctonio era dato nella religione greca a numerose divinità, che,

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all'opposto degli dèi olimpici abitatori del cielo, vivevano nell'interno della terra e avevano rapporti con il regno dei morti. Sono divinità antiche, per alcuni preelleniche, con culto spesso locale, assorbite in seguito da altre divinità. L'uomo deve loro i buoni raccolti ed il felice allevamento del bestiame. Per alcuni sono malevole e i riti sacrificali mirerebbero ad allontanarle (Isocrate, V, 117), ma l'affermazione è inesatta.

L'epiteto ctonio si trova dato dai Greci a: 1) Zeus: nell'1liade, e in Esiodo è Ade, il re dell'oltretomba, ma per in stesso Esiodo benedice anche i campi e l'agricoltura; a Micono riceveva un sacrificio insieme a Ge ctonio per ottenere abbondanti messi. 2) Dioniso, come dio della vita vegetale ed animale. 3) Ermete, portatore di sogni, guida delle anime nell'oltretomba, onorato in feste dei morti e alle tombe. 4) Ge (la terra), venerata a Micono. 5) Demetra, invocata nelle imprecazioni: aveva culto a Sparta, dove riceveva un sacrificio nei riti di sepoltura; in onore suo, di Plutone e di Core erano celebrate a Hermione all'epoca del raccolto le feste Ctonie; una processione di sacerdoti, magistrati e popolo, con i bambini vestiti di bianco e coronati di giacinti, si recava al tempio; quattro vitelli, condotti da quattro uomini, le erano sacrificati da quattro vecchie che fungevano da sacerdotesse; dietro al suo tempio una spaccatura portava agli Inferi. 6) Persefone, nella sua qualità di regina dell'oltretomba. 7) Ecate, dea degli spiriti e dei morti : viaggiava la notte alla testa di una stuola infernale; per propiziarla le erano offerti cibi nei trivi, riceveva sacrifici di cani; le erano sacre alle porte delle case delle piccole edicole, ornate di cibi e fiori alle fine di ogni mese; era invocata con Ermete ctonio e altre divinità infernali nelle maledizioni. 8) I Titani. 9) Le Erinni : a queste divinità bisogna aggiungere quelle che i Greci mettevano negli Inferi (v. la lista in Roscher, Lexikon der Mythologie, VI, coll. 76-78). Nelle epigrafi funebri appare l'espressione dèi ctonii ( 920 i 796 v .01 ) per indicare i defunti. I moderni considerano c. numerose altre divinità per cui i Greci non usarono quest'epiteto.

In generale le divinità c. avevano riti propri. Il fedele si inginocchiava e toccava la terra con la mano. Nel sacrificio, fatto ad un'ara bassa ( ε ε χ \dot{ε} ρ ε ), il sangue delle vittime doveva penetrare nel terreno. Le carni erano bruciate. Vittime preferite erano il montone ed il porco, dovevano avere vello nero; talvolta ricevevano sacrifici umani.

Bibl.: E. Rehde, Psyche, 9-10 ed., I, Tubinga 1923, pp. 204 sgg., 280 sgg.; O. Kern, Die Religion der Griechen, I, Berlino 1926, pp. 27 sgg., 136 sgg.

Luisa Banti
CUBA. - I. Geografia. - La «perla» e la maggiore delle Antille ( 115 mila kmq. con le isole vicine). Di forma allungata e stretta, si stende tutta a S. del tropico; le sue coste sono in parte cinte da scogliere coralline. Appena 1 / 5 della sua superfice è montuoso (la Sierra Maestra, nella parte meridionale, tocca i 2600 m .); per il resto ha suolo pianeggiante o collinoso. Il clima è tropicale-occanico con piogge abbondanti. Le foreste (ridotte ora ad 1 / 6 dell'isola) hanno ceduto il posto alle colture: piantagioni di canna da zucchero (di cui C. è il massimo produttore mondiale) e di tabacco, di caffè e di frutta (soprattutto ananassi, banani e pompelmi). Tutt'altro che trascurabile l'allevamento (suini, cavalli, ovini). Delle molte risorse minerarie hanno importanza la cromite, il manganese ed in minor misura il rame. Le industrie hanno scarso sviluppo, se si prescinde da quelle connesse con la produzione agricola; il commercio è quasi tutto in mano degli Stati Uniti.

Della popolazione ( 5,1 milioni di ab. nel 1948; 45 a kmq.) due terzi ca. sono bianchi, un settimo mulatti, un ottavo negri; dei 1500 italiani la metà sono concentrati nella capitale, La Habana ( 833 mila ab. coi sobborghi nel 1943), la maggiore delle città cen-
troamericane (altre 5 città superano i 100 mila e 7 i 50 mila ab. nel 1943).
C. è dal 1898 una repubblica unitaria rappresentativa.

| Province | Superfice in kmq. | Popolas. (cens. 1943) in 1000 | Capoluoghi (popol. in 1000) (cens. 1943) |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Camagüey | 26346 | 488 | Camagüey (156) |
| La Habana | 8221 | 1236 | La Habana (673) |
| Matanzas | 8444 | 361 | Matanzas (74) |
| Oriente | 36602 | 1356 | Santiago (121) |
| Pinar del Rio | 13500 | 399 | Pinar del Rio (77) |
| S. Clara | 21411 | 939 | S. Clara (122) |
| Totale | 114524 | 4779 |  |

Bibl.: A. Gallenga, La perla delle Antille, Milano 1874; R. H. Whitbeck, Geographical Relations in the Development of Cuban Agriculture, in Geogr. Review, 12 (1922), pp. 223-40; S. Massip, Estudio geográfico de la Isla de C., La Habana 1923; H. H. Bennett, Some Geographic Aspects of Cuban Soil, ibid., 18 (1928), pp. 62-82; W. Gerling, Die wirtschaftliche Entwicklung der Insel Kuba, Friburgo in B. 1937; S. Massip-S. E. Y. de Massip, Introducción a la geografía de C., A vana 1942. Giuseppe Caraci
II. Evangelizzazione. - L'isola di C., scoperta nel 1492 da Colombo, che la chiamò Juana, dal 1512 fu sottomessa e colonizzata dagli Spagnoli. La prima colonia spagnola Baracoa fu eretta a diocesi nel 1518, però già nel 1522 la sede fu trasferita a Santiago de C.

Tra i pacifici indiani, fatti schiavi dagli Spagnoli e presto estinti, Bartolomeo de Las Casas esercitò la sua prima attività missionaria. Dal 1524 cominciò l'importazione di schiavi negri, che durò fino al principio del sec. xix, e così la quarta parte della popolazione risultò di gente di colore. Nel 1787 fu eretta la seconda diocesi di S. Cristoforo dell'Avana. In seguito al trattato di Basilea del 1795, S. Domingo fu ceduta alla Francia, e per evitare che C. continuasse a dipendere da una sede metropolitana situata in territorio non spagnolo, Carlo IV nel 1803 ottenne che Santiago de C. fosse elevata ad arcidiocesi con le suffraganee di S. Cristoforo dell'Avana e di Portorico. Durante l'emanetipazione dall'Impero spagnolo americano, C. si mantenne in complesso tranquilla e l'isola costituì la base militare delle varie spedizioni allestite dal governo madrileno nel tentativo di recuperare i territori ribelli. Tuttavia lo stato d'animo dei Cufani non era favorevole alla Spagna.

Nel 1868 si ebbe il primo tentativo di sottrarsi alla sovranità di Madrid. Scoppiò infatti in quell'anno una guerra civile, che si protrasse per un decennio, ed alla quale fu posto termine nel 1878 con il trattato di Zanjon, che garantiva ai Cubani la concessione di un'amnistia e l'inizio di riforme politiche. Spiritualmente C. si considerava però ormai indipendente dalla sovranità spagnola : scoppiata infatti nel 1895 una nuova rivolta, questa, dopo l'intervento degli Stati Uniti contro la Spagna, segnò la fine del dominio spagnolo. L'isola divenne una repubblica indipendente, ma dovette concedere delle garanzie, che la sottoponevano all'influenza statunitense.

La Costituzione del 1901 sancì la separazione dello Stato dalla Chiesa. Nel 1907 furono erette le diocesi di Cienfuegos e di Pinar del Rio; nel 1912 quelle di Matanzas e Camagüey, e nel 1925 S. Cristoforo dell'Avana fu elevata ad arcidiocesi con le suffraganee di Matanzas e Pinar del Rio, rimanendo le sedi di Camagüey e Cienfuegos sotto la metropoli di Santiago de C. Dal 1935 la S. Sede è rappresentata all'Avana da un nunzio apostolico. Nel Concistoro del 18 febbr. 1946 Emanuele Arteaga y Betancourt, arcivescovo di S. Cristoforo dell'Avana, fu insignito della porpora cardinalizia, dignità conferita allora per la prima volta ad un nativo dell'isola. Recentemente è stata elevata al grado di ambasciata la rap-

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presentanza presso la S. Sede. La circoscrizione ecclesiastica comprende due metropoli con due diocesi suffragance ciascuna; per la cartina: v. ANTILLE.

BibL.: Per la storia generale di C. fino al 1900 è ottima l'opera di C. E. Chapman, A history of the Cuban Republic, Nuova York 1927. Fino alla seconda guerra mondiale giunge la sintetica esposizione di D. G. Munro, The Latin American republics. Nuova York-Londra 1942, pp. 312-38. Nei riguardi della Chiesa cf. J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I, Monaco di Baviera 1933-34, p. 320; II, ivi p. 454; Streit, Bibl., II, p. 28. Silvio Furlani-Giovanni Rommerskirchen
III. Ordinamento scolastico di C. - La Costituzione cubana prevede libertà d'insegnamento, diritto di controllo dei genitori sull'educazione dei figli e libertà di coscienza, per cui la frequenza ai corsi di religione è facoltativa; garantisce inoltre il diritto ai privati di fondare scuole, quindi anche alla Chiesa cattolica. La frequenza della scuola di primo grado è obbligatoria e gratuita e dura 8 anni. La scuola statale è informata alle dottrine pedagogiche dei cubani Josè de la Luz Caballero e Wilson L. Gill, continuatori dell'associazione patriottica «Sociedad Económica de Habana» (1790) secondo il cui spirito, integrato alle concezioni della scuola associazionista inglese, fu fondata la "Ciudad Escolar"

Le scuole private comprendono quelle della Chiesa cattolica, che si allacciano alle vecchie tradizioni della cultura cubana ed alla prima scuola cubana fondata nell'anno 1522 sotto il nome di Scholatria. Sono 180 e comprendono: i collegi di S. Augustin, di S. Antonio, e quelli dei Gesuiti, dei Fratelli delle Scuole cristiane, dei Maristi, delle Orsoline e altre.

L'istruzione superiore è impartita nella Universidad de Habana fondata nel 1728 dai domenicani Los padres de S. Juan de Létrau, a ciò autorizzati da Innocenzo XIII il 12 sett. 1721; fu secolarizzata nel 1842. Esiste pure una Università cattolica di S. Tomasso a Villanova, con un ben organizzato Centro universitario cattolico.

L'educazione del clero cattolico si svolge nel Seminario de los Santos Carlos y Ambrosio a Habana, dove si compiono gli studi di filosofia, e teologia dopo quelli preparatori che possono effettuarsi pure presso i seminari minori a Santiago di C. (Seminario Conciliar) e a Camagüey (Seminario di S. Maria).

BibL.: H. N. Rivlin, s. v, in Encyclopedia of modera Education, Nuova York 1943.

Stumpf Miroslav
CUBICULUM. - E un vocabolo corrente presso i Romani per indicare le stanze da dormire che si aprivano ai lati dell'atrio della casa.

S'incontra spesso nell'epigrafia a significare l'ambiente sepolcrale di famiglia e per i sodali di un collegio, ovvero la stanza superiore (c. superius) per i riti funebri (CIL, VI, 18423; XIV, 158). Presso i cristiani è usato per stanza sepolcrale (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, III, Roma 1877, p. 46 e tav. 3, 3; c. duplex (ibid., p. 464; id., Iscriptiones christianae, I, ivi 1856-61, p. 45).

BibL.: H. Leclercq, s. v. in DACL, III, 2, coll. 3167-71. Enrico Josi
CUBISMO. - Con tale termine viene indicato uno degli orientamenti più significativi della moderna arte pittorica. Esso ebbe le sue prime manifestazioni agli inizi del nostro secolo e apparve con i caratteri propri di una reazione all'impressionismo (v.), al quale movimento, d'altro canto, lo stesso c. può collegarsi. Gli impressionisti, infatti, scegliendo uno degli aspetti della natura quale oggetto della loro rappresentazione avevano già per proprio conto rotto il patto che l'arte pittorica da Giotto in poi aveva creduto di stabilire fra l'oggetto della rappresentazione e la rappresentazione stessa : « arte imitazione della natura». I cubisti, partendo dal concetto che il linguaggio pittorico usato fino al loro tempo era il frutto di una convenzione più o meno accettata, cosi come le parole che indicano nelle di-
verse lingue le cose diverse sono esse stesse dei suoni o dei termini convenzionali, comprensibili solo a coloro i quali conoscono quella determinata lingua, hanno voluto rappresentare i fatti quali si conoscono; meglio, quali ciascuno di loro li conosce.

Quindi, rinnegando in blocco tutte le conquiste della prospettiva e dello scorcio e qualsiasi altro accorgimento pittorico e disegnativo, frutto di esperienze o convenzioni ormai secolari ed atto a dare, nelle pitture, il senso della terza dimensione, cioè l'illusione anche delle parti delle cose celate dalle loro accidentale situazione prospettica, i cubisti non hanno esitato a rappresentare gli oggetti stessi ribaltati sulla tela, raffigurando delle cose gli aspetti diversi in una successione determinata solo dalle esigenze della loro conoscenza. Donde l'affermazione che l'ispirazione è l'atto con cui l'artista si immerge nell'oggetto vivendone il moto caratteristico.

Sebbene ai suoi inizi, anche per suggestione di alcuni aspetti della pittura di Cézanne, il c. abbia perseguito, nella rappresentazione delle cose, l'aspirazione a forme proprie dei solidi geometrici (donde la denominazione di c.) o, comunque, a ridurre la rappresentazione delle cose ad un denominatore comune, che era quello della loro geometrizabilità, presto il termine servil ad indicare quella pittura pura che è la logica conseguenza dei principi che avevano originato il movimento cubista; quella pittura cioè di invenzione, di creazione, che spesso si risalive in un elegante "piuoco dello spirito", in un decorativismo, per cui la cosa rappresentata si scompone nei suoi aspetti diversi che hanno suscitato l'ispirazione dell'artista, in un gustoso motivo cronistico o lineare. Rendere, senza mediazione alcuna, più che le cose il senso delle cose, il loro intimo significato, i loro fondamentali caratteristici motivi; questa l'ispirazione dei cubisti.

Il movimento, che ebbe origine in Francia e di là si è propagato in tutta Europa ed in America, se non altro come mediatore per giungere ad altre esperienze, ha avuto quale suo rappresentante maggiore Pablo Picasso spagnolo. Altri pittori cubisti sono Braque, Derain, Léger. Fra gli italiani ricordiamo G. Severini e R. Gattuso. - Vedi tav. LXVII.

BibL.: G. Apollinaire, Les peintres cubistes, Parigi 1913; A. Maraini, s. v. in Enc. Itul., XII (1931), pp. 69-71; G. Castelfranco, La pittura moderna, Firenze 1938; A. Fornari, Quarant'anni di c., Roma 1948. Emilio Lavagnino
CÜBITO. - Unità di misura lineare degli antichi Ebrei, come di altri popoli orientali, corrispondente alla lunghezza dell'avambraccio, del gomito alla punta del dito medio. Il c. ebraico ( { }^{′} mmulli) contiene era di 6 palmi e 24 dita ( 458 mm .), ma per le costruzioni sacre si usava il c. grande di 7 palmi uguale al c. egiziano regale, dal quale forse deriva, che corrispondeva a 525-30 \mathrm{~mm}. (Ez. 40, 5; 43, 13).

Il c. comune o breve egiziano ha ho anche esatto riscontro in quello ebraico. Dopo l'esilio gli Ebrei adottarono le misure babilonesi (II Par. 3, 3), ossia il c. reale di 556 mm . ed il c. ordinario o breve di 495 mm . Angelo Penna
CUCCHI, Tito Maria. - Teologo e vescovo italiano, n. a Cerass (diocesi di Fano) il 2 marzo 1860, m. a Senigallia l'8 sett. 1938.

Alunno del seminario Pio, consegui all'Apollinare la laurea in filosofia, teologia e in utrogue iure; in quello stesso atenso ebbe la cattedra De locis theologicis nel 1888; poco dopo divenne rettore dello stesso seminario Pio ( 1893 ) e nel 1900 fu promosso vescovo di Senigallia. Forbito oratore, stampò molte omelie e discorsi. Come teologo si distinse per la chiarezza della dottrina e soprattutto per aver curata una nuova edizione delle opere teologiche di Melchior Cano: De locis theologicis, Relectio de Sacramentis in genere; Relectio de sacramento Poenitentiae ( 3 voll., Roma 1900). Era socio dell'Accademia romana di S. Tommaso dal 1888.

Bibl.: anon., Mons. T. M. C., in Acta Academiae Romanae S. Thomae, 5 (1938), pp. 200-201. P. Palazzini, Ricardando T. C., in Sursion. corda. Periodico del tem. Rom. Magr., 21 (1938), pp. 13-4. Antonio Piolanti

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CUDWORTH. Ralph. - Filosofo e teologo (latitudinario) inglese, n. ad Aller (Somersetshire) nel 1617, m. il 26 luglio 1688 a Cambridge. Studiò ed insegnò a Cambridge, fu uomo di vastissima erudizione, amantissimo della religione cristiana, il più celebre della scuola platonica di Cambridge.

Vaste risonanze ebbe il suo A Discourse concerning the true Notion of the Lord's Supper (Londra 1642), nel quale, basandosi su I Cor. 10, 14-22, sostiene che la Cena non è un sacrificio, ma un banchetto simbolico Ex 75 ς 8valos; In The Union of Christ and Church of Shadass (ivi 1642) difese che il matrimonio fu istituito da Dio come tipo dell'unione tra Cristo e la Chiesa. L'opera però che assorbì tutte le energie di C. fu The true Intellectual System of the Universe, grandiosa diga innalzata contro l'irrompere dell'ateismo. Il C. ne pubblicò solo The first part, wherein all the reason and philosophy of atheism is confuted and its impossibility demonstrated (ivi 1678). Numerose discussioni suscitò la sua teoria della "natura plastica" (appendice, cap. 3) e la sua concezione della Trinità (cap. 4). Fu messo all'indice con decr. 13 apr. 1739. Le altre due parti dovevano studiare l'eternità ed immutabilità del giusto e dell'ingiusto e la libertà. Il C. ha numerosissimi manoscritti intorno a questi argomenti. Furono pubblicati postumi : A treatise concerning eternal and immutable Morality (Chandler 1731) e A Treatise of the Freewill (Allen 1838 ).

Bibl.: Opere: The Works of R. C., ed. T. Birch, nuova ed., 4 voll., Oxford-Londra 1829; The true intellectual System of the Universe..., ed. J. Harrison, 3 voll., Londra 1845, trad. it. Sistemo intellettuale dell'universo (Collezione dei classici meta. bion), Pavia 1824. Studi: C. E. Lowrey, The philosophy of R. C., Nuova York 1884: K. J Schmitz, C. und der Platonismus, Giessen 1919: Ueberwee, III, pp. 260-62: E. Cassirer, Die platonische Renaissance in Eaufund und die Schule von Cambridge, Lipsia 1932, trad. it. di R. Salvini, Firenze 1947, passim.

Agostino Amaroli
CUENGA, diocesi di. - Città e diocesi in Castiglia (Spagna), suffraganca di Toledo. Ha una estensione di 21.797 kmq . con 435.000 ab . tutti cattolici. Conta 326 parrocchie servite da 212 sacerdoti secolari e 33 regolari, due seminari (1948). Patrono della diocesi è s. Giuliano: la Cattedrale è dedicata alla Natività di Maria Vergine.

Hanno creduto alcuni scrittori che l'attuale sede episcopale sia succeduta all'antica Ercavica dei Romani, poi distrutta dai Saraceni. Riconquistata la città di C. dal re Alfonso VIII nel 1177, fu chiesta da questi alla S. Sede l'erezione della diocesi; ciò fu concesso da Lucio III con bolla del 5 luglio del 1183, data in Velletrí; il Papa approvò la nomina fatta dal monarca castigliano del primo vescovo Giovanni Yanez di Toledo e, secondo la tradizione, proveniente dalla famiglia del famoso Cid Campeador. A questo vescovo successe s. Giuliano. Altri vescovi illustri furono Gonzalo Gudiel, che si trovò a Barcellona alla morte di s. Raimondo de Peñafort; G. del Campo, ambasciatore presso Giovanni XXII, Raffaele card. Riario, nipote di Stato IV, a cui successe D. Ramirez de Fuenleal, compagno di Adriano VI nel viaggio a Roma; Bernardo de Fresneda, O.F.M., confessore di Filippo II; i cardd. Q. Quiroga, M. Rodríguez de Castro e M. Payá; Alonso A. de San Martin, figlio di Filippo IV, Isidoro de Carvajal, discendente dell'imperatore messicano Montezuma e il cappuccino Sanchez Artesero, gran musico, poeta e missionario nell'America del sud (m. nel 1855).

I principali santuari della diocesi sono quelli del S. Cristo di Priego, de La Luz, Ramsares, Tejada y Rua. Tra i più insigni monumenti si ricordano il monastero de Uclés, Belmonte, Alarcón, il castello di Garcimuñoz y Villanueva de la Jara.

Bibl.: T. Muñoz y Soliva, Noticias de los obispos de la dii. cesis de C., Cuenca 1860; Amario religioso español 1947, Madrid 1947, pp. 374-75.

Giuseppe M. Pou y Martí
CUENGA, diOcesi di. - Nell'Ecuador suffraganea di Quito. Eretta da Pio VI il 1^{°} luglio 1786.

Ha una superfice di ca. 20.000 \mathrm{kmq}. con ca. 200.000 ab .

Prima dell'crezione della diocesi di Guayaquil, nel 1838, comprendeva, oltre le province di Aznay e Canar, anche quella di Guayaquil. Nel 1948 la diocesi era divisa in 64 parrocchie con 93 sacerdoti diocesani e 57 regolari. Nel 1557, nel primitivo villaggio di C., sorto sulle sponde del Matadero, fu eretta la prima chiesa dedicata a Todos los Santos. Ora, sia nella città vescovile che nel rimanente della diocesi, sono numerose le chiese riccamente ornate.

Accanto al clero secolare lavorano, specialmente per l'educazione della gioventù, 15 diverse famiglie religiose.

Bibl.: F. Gonzalez Suárez, Historia general del Ecuador, Quito 1891, v. indice: T. Alvarado, s. v. in Cath. Enc., IV, p. 562; Enc. Eur. Am., s. v. XVI, pp. 945-47.

Emmanuele Fornell
CUÉNOT, Etienne-Théodore, beato. - Delle Missioni Estere di Parigi, vescovo titolare di Metellopoli, vicario apostolico della Cocincina orientale, ivi martirizzato il 14 nov. 186r. N. l'8 febbr. 1802 a Bélieu (Besançon), entrò già sacerdote (dal 1825) nel seminario delle Missioni Estere nel 1827 e partì nel genn. del 1828 per la Cocincina.

Nominato il 3 maggio 1835 vescovo titolare e coadiu. tore del suo vicario apostolico, cui successe il 31 luglio 1840 , dopo 26 anni di episcopato fu fatto prigioniero il 143 nov. 1861; in seguito ai gravi patimenti sofferti mori in prigione a Bin-Dinh. Nonostante le continue persecuzioni, rese fiorente la cristianità affidatogli; tradusse e fece tradurre in annamita alcune opere religiose, e nella stessa lingua scrisse uno "Schema delle principali leggi della Chiesa quali debbono essere applicate in Cocincina" ed un'apologia del cristianesimo in 4 voll., lodata anche per lo stile. Lasciò anche lavori in latino e francese. Beatificato da Pio X, il 9 maggio 1909, con altri martiri dell'Annam.

Bib.: A. Chevroton, Vie de mar C. évêque de Mételopolis..., Parigi 1870; A. Launay, Mémorial de la Société des Missions étrangères, II, ivi 1912-16, pp. 163-68. Romeo Bellotti

CUERA, diocesi di: v. coira, diocesi di.
CUERNAVACA, diocesi di. - Nella Repubblica del Messico, suffraganea di Città del Messico. Fu eretta da Leone XIII il 23 giugno 1891 con la bolla Illud in primis.

Abbraccia l'intero Stato di Morelos, con una superfice di kmq. 4911 e una popolazione di 220.000 ab. di cui 210.000 cattolici. Alcune delle 25 parrocchie in cui è divisa la diocesi dipendono direttamente dal vescovato, le altre sono raggruppate in due vicariati foranei. Il ministero ha 40 sacerdoti diocesani e 6 regolari ( 1948 ).

La diocesi possiede un seminario minore; per lo studio della filosofia e della teologia gli slunni vengono inviati al seminario maggiore di Veracruz o al seminario pontificio centrale messicano di Montezuma (Stati Uniti).
L'Azione Cattolica è fiorente, ed ogni due anni celebra le sue assemblee diocesane. Per allontanare il pericolo della scuola pubblica, di intonazione socialista, sono largamente diffuse piccole scuole elementari, dette "escuela hogar", dirette in parte dalle "Madres Guadalupanas" (Congregazione femminile messicana). C. è stata una delle diocesi meno colpite dalla recente persecuzione religiosa.

Questa regione, dopo la conquista del Messico da parte degli Spagnoli, fu evangelizzata dagli Agostiniani, dai Domenicani e dai Francescani, che vi eressero grandi chiese e conventi, veri gioielli di arte coloniale. Tra gli altri sono degni di speciale menzione i conventi (ora soppressi) di Yecapitella, Zacualpan, Cnuituco, Tepoxtlan, Cuernavaca, ecc.

Bibl.: F. Plancarte y Navarrete, s. v. in Cath. Enc., IV, pp. 382-63.

Luis Ortiz
CUFFIA (basso lat. cofea). - Generalmente un pezzo di stoffa destinato a proteggere o serrare i capelli degli uomini o delle donne, specie delle religiose.

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Già nota dai tempi classici (v. la testa di Afrodite sulle monete di Cinto; sec. Iv a. C.). La c. era molto usata nella antica Roma in forma di una rete (reticulum); spesso in oro. Nel medioevo è conosciuta per uso profano in diverse forme e materiale, come semplice velo con reticelle o anche in forma di un cappello, come si vede in alcune pitture del Duocento e del Trecento (ad es., sulle miniature della Silconeria di Federico II della biblioteca apostolica Vaticana).

Talvolta il termine c. va inteso anche quale "mitra", come si osserva in una bolla di Leone IX a Liuthbaldo di Magonza (PL 143, p. 695).

Si conservano le vecchie forme in diversi paesi fino ad oggi, come in Provenza, in Alsazia, in Olanda o in Bretagna.

Bibl.: I. Finzi, s. v. in Enc. Ital., XII (1931), pp. 83-86; C. Du Cange, Glossarium med. et inf. latinitatis, II, Niort 1883-85, p. 83 .

Fritz Volbach
CUGLIERI, Pontificia facoltà teologica di : v. bosa, diocesi di.

GUIABÀ, ARCIDIOCESI di. - Al centro dello Stato di Mato Grosso, Brasile. Sono sue suffragance le diocesi di Corumbà e S. Luigi de Càceres, le prelature nullius di Chapada, Diamantino, Guajara-Mirim e Registro do Araguaia, tutte successivamente smembrate dall'arcidiocesi, che rimase con un'area di cà. 257.900 kmq . e 80.000 ab., it parrocchie dirette dai Salesiani e dai Francescani; vi è inoltre l'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane). Non possiede seminario per il clero diocesano. Patrono è il Senhor Bom Jesus (festa 1^{°} genn.). La città di C., con 47.000 ab., quantunque sede del governo dello Stato, ha relativamente poca importanza. Tuttavia si cerca di ravvicinarla di più ai grandi centri della costa.
C. è una delle numerose città dell'interno brasiliano la cui origine risale ai "Bandeirantes» di s. Paolo. Nel 1718 alcuni di essi si spinsero fino alla località detta oggi Forquilonas per catturare gli indiani come schiavi. Un anno dopo trovarono dell'oro sul posto ed incominciarono ivi un villaggio erigendo una cappella alla Madonna della Penna. Poco dopo si scoprì grande quantità d'oro nelle vicinanze ( 1723 ) il che fece spostare il villaggio, che ricevette il nome di Bom Jesus de C., subito accresciuto da una moltitudine di avventurieri, i quali poi popolarono quel ferace deserto, fondando numerosi nuclei che col tempo diventarono altrettante città. Tra queste Mato Grosso, già Vila Bela, fu la sede del governo della provincia, che nel 1820 si trasferì e rimase a C. La storia religiosa di C. ha pure il suo principio nella primitiva cappella della Madonna della Penna, dove il sac. Joaquim Botelho disse la prima Messa. La parrocchia, eretta non molto dopo a C. dal vescovo di Rio de Janeiro, fu costituita sede della prelatura nullius con la bolla di Benedetto XIV Cundor lucis aeternae del 6 dic. 1746, e quindi diocesi con la bolla di Leone XII Sollicita catholicis gregis cura del 15 luglio 1826.

E metropoli ecclesiastica dal ro marzo 1910, in virtù della bolla di Pio X Novas constituere. La cattedrale di C. dedicata al senhor Bom Jesus, è molto venerata.

Bibl.: R. Galanti, Historia do Brasil, III, S. Paolo 1911, p. 236; J. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947, Jula de Fora 1947, pp. 120-22.

Maurilio Cesar de Lima
GUIAVIA, diOcesi di: v. Wladislavia, Diocesi di.

GULDEL. - Comunità religiose proprie del monachesimo celtico. Le loro origini sono poco note. Quale istituzione distinta, i C. appartenevano al movimento di riforma del sec. viri. "L'ipotesi più soddisfacente è che i C. fossero comunità religiose che si raccogliessero intorno ai capi riformatori... e che il metodo da loro seguito fosse quello di combinare l'austerità della vita dei reclusi o degli anacoreti con la vita
in comune ben organizzata e con la stretta e rigorosa sorveglianza di un superiore spirituale" (Kenney).

Il loro nome, da alcuni considerato come la corruzione del latino cultores Dei, deriva dal celtico (irlandese Céli Dé, scozzese Kéli Del) e significa "servi di Dio". Latinizzato in Colideus, Colledeus, Kéledeus (inglese Culdee), il vocabolo è antico, ma come termine specifico d'una categoria di monaci s'incontra solo nel sec. viri.

Il più noto apostolo di tale riforma è Maclruan (Màel-Rusin, m. nel 792), fondatore del monastero di Tamlachta (ora Tallaght, presso Dublino), principale centro del movimento. Tra i suoi illustri discepoli va ricordato Màel-Dithruib e, soprattutto, Oengus (o Aengus) detto «il c.». Da Tamlachta provengono i tre famosi documenti: il Martirologio di Oengus, il Martirologio di Tallaght e il Messale di Stowe.

A s. Maclruan si attribuisce una regola monastica, edita e tradotta in inglese da W. Reeves. E bene rilevare che tutte le regole irlandesi conosciute, benché portino il nome di famosi santi antichi, appartengono, nella redazione pervenutaci, a questo periodo dell'viIt-IX sec.

A Tallaght i C. componevano l'intera comunità monastica, mentre altrove, come a Ros-eré, formavano una comunità distinta situata nelle vicinanze della vecchia chiesa monastica; altrove ancora, come ad Armagh, costituivano un gruppo particolare, quasi una comunità di "stretta osservanza" entro la vecchia, più grande e decadente: organizzazione.

I loro usi ci sono noti in parte dalle tre Regole o direttori ascetici pervenutici in irlandese: 1) la ricordata Regola di s. Maclruan; 2) le Note sui costumi di Tallaght, raccolte parte verso l'a. 840 , parte dopo; 3) la settima sezione degli Insegmamenti di s. Mochuta (m. nel 636), in versi (redazione del sec. IX).

Loro programma era: "vegliare, pregare, leggere, lavorare». Per spirito di mortificazione escludevano la musica. Avevano una doppia quaresima; la grande, prima di Pasqua, e quella di estate, dopo la Pentecoste. Praticavano le confessione settimanale; il confessore era chiamato "l'amico dell'anima".

Dall'Irlanda l'istituto dei C. passò nella Gran Bretagna e in Suecia (centro principale a S. Andrews), modificandosi secondo i paesi. Le invasioni danesi provocarono la decadenza dell'istituzione, che per altro sopravvisse fino alla Riforma protestante.

Si pretesse allora di vedere nel C. una espressione di tutto il monachismo celtico, dalla fede primitiva "non corretto da Roma». Non sono poi mancati quelli che, per ragioni nazionalistiche hanno sostenuto la loro origine scozzese anziché irlandese.

Bibl.: W. Reeves, The Culdees of the British Islands, Dublino 1864; id., On the Celi-Dé, commonly called Culdees, in Transactions of the Royal Irish Academy. XXIV (1873), pp. 119263 (lavorn fondamentale); A. W. Haddon e W. Stubbs, Councils and ecclesiastical documents relating to Great Britain and Ireland, II, parte 10. Oxford 1873, pp. 278-83 (Litanie dei C. in uso nel monastero di Dunkeld); W. Stokes, The Martyrology of Oengus the Culdee, Londra 1906; F. Cabral, L'Angleterre chrétienne, 2^{°} ed., Parigi 1909, pp. 212 sg.; T. J. Perry, s. v. in Enc. of Rel. and Eth., IV, p. 557 sg.; L. Gougnad, s. v. in DACL. III, coll. 3186-90; id., Inventaire des Règles monastiques Irlandaises. Note additionnelle sur la Règle de Saint Machain, in Rev. bénéd., 28 (1911), pp. 86-89; J. F. Kenney, The Sources for the early History of Ireland, I. Nuova York 1920, pp. 468-83; G. Frampolini, Storia universale delle letteratura, II, Torino 1934, p. 575.

Igino Cecchetti
GUILAGAN, diOcesi di: v. sinaloa, diOcesi di.
GULLEN, Paul. - Cardinale, n. il 29 apr. 1803 a Prospect nella contea di Kildare in Irlanda, m. il 24 ott. 1878 a Dublino. Si applicò allo studio delle lingue orientali e particolarmente dell'ebraico. Ordinato prete nel 1829 divenne, nel 1832 , rettore del colle-

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gio Irlandese a Roma. I moti rivoluzionari del 1848 lo sorpresero quand'era rettore del collegio Urbano di Propaganda Fide e durante il periodo della Repubblica Romana si pose sotto la protezione dell'America. Nel 1849 fu nominato primate di Armagh e presiede come legato papale, nell'ag. del 1850 , il Sinodo di Turles.

Da vero patriotta si interessò attivamente alle cose pubbliche del suo paese, partecipando ai movimenti irlandesi del 1850-52. Ma il vivo disappunto che gli causò l'impazienza di Mac Hale e le conseguenze del dissidio apertosi con quest'ultimo lo allontanarono dalla politica attiva sino al punto di proibire al suo clero di occuparsi di politica. Fu energico oppositore del fenianismo, organizzazione segreta a base rivoluzionaria fondata in America dal J. O' Maltony. Nel 1857 fu nominato arcivescovo di Dublino dove fondò l'Università Cattolica e nel 1866 fu creato cardinale da Pio IX, che lo ebbe carissimo. Partecipò al Concilio Vaticano.

Bibl.; J. de la Servière, s. v. in DThC, III, coll. 2401-2404. Mario Zazzetta

CULMA, diocesi di. - In Polonia (polacco Chelmno), fondata nel 1218 , organizzata nel 1243 da Guglielmo, vescovo di Modena e legato pontificio di Innocenzo IV. Suffraganea di Cinesna (Gniezno); dal 1255 suffraganea di Riga, dal 1466 nuovamente di Gnesna. Residenza episcopale a Chelmno, dal 1251 a Chelmża, dal 1821 a Pelplin. Primo vescovo: Krystyn da Oliwa.

Superfice: 16.500 kmq. Cattolici: 1.588 .000 . Parrocchie: 329. Chiese: 469 delle quali: parrocchiali: 339; filiali: 14; di conventi: 4; cappelle: 112. Sacerdoti diocesani : 390 dei quali : vescovi 1; parroci ed amministratori : 280 ; vicari: 48 ; catechisti: 25 . Sacerdoti di altre diocesi : 49. Sacerdoti regolari: 94. Religiose: 579. Seminaristi: 167; Case religiose: maschili, 17; femminili, 85. Istituti di istruzione ed educazione: maschili: 4 ; femminili: 3. Istituti di beneficenza, assistenza e cura: 59. Chiese distrutte: 10; danneggiate: 110; chiuse per sempre: 60. Centri di pellegrinaggi : Piasecino, Chelmno, Chelmonica, Rywald, Sianowo, Swarzewo, Wejherowo, Wiele. A Pelplin cattedrale gotica del 1258; a Chelmno ex-cattedrale gotica del sec. xiv; a Torun chiesa gotica della Madonna del 1350-70, chiesa gotica di S. Giacomo del 1309-40, chiesa di S. Giovanni del 1250; a Chelmża, chiesa di S. Croce del xv sec., al posto della vecchia del sec. xrir. Vescovi eminenti: Wibold de Velstey (m. nel 1400), Paolo a Grabowy (m. nel 1479); Pietro Kostka (m. nel 1595), Andrea Stanislao Kostka Zaluski, fondatore della biblioteca di Zaluski a Varsavia insieme con il fratello vescovo di Kiev (1695-1758).

Bibl.: Statystyka strat Ksuriola w Polsce, in Inter-Catholic Preis Agency, 9 marzo 1949, n. 10, p. 11; A. Theiner, Vetera monumenta Poloniae et Lithuaniae, I, Roma 1860, pp. 14, 15. 36, 61, 614, 687. 732; X. M. Buliński, Historia Ksiciota Polskiego, I, Cracovia 1873, pp. 249-52. II, pp. 191-93; III, pp. 246250; M. Nowodworski, s. v. in Encyklopedia Ks̆sielna, III, 229-240: XXXIII, 14-15; M. Walicki i J. Starzyński, Dzieje Sztuki Polshiej, Varsavia 1936, pp. 71-80, 104.

Adam Macieliński
CULTI AMMESSI. - Con tale denominazione la legislazione italiana, dal giugno 1929 fino al 1943 (ed eccezionalmente anche dopo: cf. decreti legge 7 giugno 1946 n. 581 e 30 maggio 1947 n. 604) ha designato i culti, diversi dalla religione cattolica, il cui esercizio fosse ammesso in Italia.

Sebbene l'art. i dello Statuto italiano del 1848 dichiarasse che la religione cattolica è la sola religione dello Stato e che gli altri culti sono soltanto tollerati, praticamente la legislazione italiana anteriore al Concordato era giunta a sancire una quasi completa parità di tutti i culti di fronte allo Stato. Con la Conciliazione le cose in parte cambiarono.

Confermatori nell'art. I del Trattato Latera-
nense il principio che la sola religione dello Stato è la religione cattolica, apostolica, romana, un'apposita legge ( 24 giugno 1929, n. 1159) disciplinò la posizione giuridica degli altri culti, che appunto in quella legge vennero per la prima volta chiamati c. a.

Non però tutti i culti diversi dalla religione cattolica furono ammessi, bensì soltanto quelli che non professassero principi e non seguissero riti contrari all'ordine pubblico e al buon costume (art. I della suddetta legge).

Stabili pure che l'esercizio, anche pubblico, di tali culti è libero (ibid.). Però, come spiegò il ministro guardasigilli nella relazione, «il permesso accordato ai seguaci dei culti acattolici, di liberamente dedicarsi alle pratiche religiose secondo i propri convincimenti, non significa indifferentismo dello Stato in materia religiosa, né tanto meno adesione alle dottrine di tali culti. Esso è invece la pura e semplice conseguenza del principio generale di diritto pubblico che ogni attività, la quale non sia in contrasto con le esigenze fondamentali della società e dello Stato, deve essere ritenuta lecita, e, come tale, consentita e tutelata dalla legge. Lo Stato, cioè, pur professando la religione cattolica, che è la religione della quasi totalità degli italiani, consente, permette, ammette, e quindi tutela anche l'esercizio degli altri c., quando non ne derivi danno ai principi essenziali che reggono la vita dello Stato».

Per l'esercizio pubblico dei c. a., i fedeli di ciascun culto possono avere un proprio tempio ed oratorio, la cui apertura è subordinata alla previa autorizzazione governativa. In questi edifici aperti al culto i fedeli rispettivi possono liberamente tenere riunioni pubbliche per il compimento di cerimonie religiose o di altri atti di culto, a condizione che la riunione sia presieduta od autorizzata da un ministro di culto la cui nomina sia stata approvata dal governo (art. 1-2 del R. D. 28 febbr. 1930, n. 289).

I ministri dei c. a. possono essere autorizzati a frequentare i luoghi di cura o di ritiro per prestare l'assistenza religiosa ai ricoverati che la domandino. L'autorizzazione è data da chi è preposto alla direzione amministrativa del luogo di cura o di ritiro, e deve indicare le modalità e le cautele con cui l'assistenza deve essere prestata (art. 5 del R. D. citato).

I ministri dei c. a. possono essere autorizzati a prestare l'assistenza religiosa agli internati negli istituti di prevenzione o di pena, ogni qualvolta ne siano richiesti dagli internati o dai familiari o da chi abbia la tutela giuridica dei medesimi, sotto l'osservanza delle norme contenute nei regolamenti speciali per detti istituti (art. 6 del R. D.).

In caso di mobilitazione delle forze armate dello Stato, l'autorità militare cui è stata affidata la suprema direzione delle operazioni belliche, può autorizzare i ministri di culto, la cui nomina sia stata approvata, ad esercitare l'assistenza religiosa dei militari acattolici; la stessa autorità stabilisce le norme e le cautele con le quali tale assistenza può essere esercitata (art. 8 del R. D.).

Varie norme, poi, analoghe a quelle stabilite per gli enti ecclesiastici cattolici, sono stabilite per il riconoscimento giuridico (agli effetti civili) e per l'attività degli enti ed istituti di c. a.; per l'equiparazione, agli effetti tributari, del fine di culto a quelli di beneficenza e di istruzione; e per il ritardo o l'esenzione del servizio militare a favore dei ministri del culto o di persone destinate a divenire tali (art. 7,9 e 12 del R. D. citato, art. 632 del regolamento approvato con R. D. 3 apr. 1942, n. 1133, per gli studenti di alcune facoltà teologiche protestanti).

Per quello che riguarda l'istruzione religiosa nelle scuole pubbliche, per evitare che gli acattolici siano costretti a frequentare i corsi di religione cattolica, è stabilito che i genitori, o chi ne fa le veci, possono chie-

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dere per i propri figli la dispensa dal frequentare i corsi suddetti. E in taluni casi, qualora il numero degli scolari lo giustifichi e non possa esservi adibito il tempio, i padri di famiglia professanti un culto acattolico possono ottenere che sia messo a loro disposizione qualche locale scolastico per l'educazione religiosa dei loro figli, con le opportune cautele (art. 23 del R. D.).

Anche per quanto riguard 1 la celebrazione del matrimonio sono stabilite alcure norme speciali per gli acattolici; infatti il matrimonio celebrato davanti ad alcuno dei ministri dei c. a., la cui nomina sia stata approvata, produce, dal giorno della celebrazione, gli stessi effetti del matrimonio celebrato davanti all'ufficiale di stato civile, purché il ministro del culto sia stato debitamente autorizzato dal competente ufficiale di stato civile, e purché l'atto di matrimonio sia regolarmente trascritto nei registri di stato civile (di altre minori formalità, pure essenziali, sarebbe troppo lungo parlare). Questo matrimonio, però, a differenza di quello celebrato dinanzi ad un sacerdote cattolico (che è regolato dal diritto canonico), è, per lo Stato, integralmente regolato dal diritto civile; e ad esso perciò si applicano, anche per quanto riguarda la nullità e lo scioglimento, tutte le disposizioni stabilite per il matrimonio celebrato davanti l'ufficiale di stato civile. Una sola differenza vi è quindi tra il matrimonio meramente civile e il matrimonio acattolico; la sostituzione del ministro del culto all'ufficiale di stato civile (artt. 8-13 della legge e artt. 25-28 del R. D.; cf. art. 122 della legge di guerra, per il matrimonio per procura).

Anche i c. a. sono, sebbene in misura minore della religione cattolica, penalmente tutelati. Il codice penale infatti, sebbene non punisca il vilipendio astratto di un c. a., punisce invece chiunque pubblicamente offende uno dei c. a. mediante il vilipendio di chi lo professa; chiunque in occasione di funzioni religiose compiute da un ministro del culto, ovvero in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offende uno dei c. a., mediante il vilipendio di cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all'esercizio del culto; chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto, o in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico. Le pene stabilite per questi delitti sono alquanto inferiori a quelle stabilite per chi commette gli stessi fatti contro la religione cattolica (artt. 403-406 del Codice penale).

Si ritiene pure che l'usurpazione dell'abito ecclesiastico proprio di un c. a. cada sotto la previsione dell'art. 498 del Codice penale.

Altre due importanti disposizioni, sebbene non riguardino, strettamente parlando, i culti acattolici, bensi tutti i cittadini dal punto di vista della loro professione di fede, si trovano pure nella già citata legge sui c. a. Una è contenuta nell'art. 4 della legge, secondo il quale "la differenza di culto non forma eccezione al godimento dei diritti civili e politici ed all'ammissibilità alle cariche civili e militari n. Questo principio, già presente nella legge 19 giugno 1848 , n. 735 , riafferma l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, qualunque sia la religione da essi professata; ed è stato riprodotto nella nuova Costituzione, che all'art. 3 dispone: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione... di religione».

L'altra norma è quella dell'art. 5 della suddetta legge sui c. a., il quale dispone: «la discussione in materia religiosa è pienamente libera n, riproducendo una disposizione che era contenuta nell'art. 2 comma quarto, della legge delle guarentigie.

Tali principi sono stati alquanto allargati nella nuova Costituzione, che, dopo aver implicitamente proclamato, nell'art. 7 , che la religione cattolica è la religione dello Stato, aggiunge peraltro, nell'art. 8, che "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere dinanzi alla legge ", e che "le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, sempre che non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano n. La stessa Costituzione poi afferma che a tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico, il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume" (art. 19). Non si parla più di "principi» né di ordine pubblico.

Inoltre il terzo comma dell'art. 8 della Costituzione introduce un nuovo principio nell'ordinamento giuridico italiano imponendo al legislatore (che prima ne aveva facoltà, non obbligo) di regolare i rapporti delle confessioni acattoliche con lo Stato "per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze".

BibL.: P. A. D'Avecb, Il diritto matrimoniale dei culti acatrolici nell'ardunonento giuridico italiano, Roma 1933: O. Giacchi, La legislazione italiana sui c. a., Milano 1934: M. Piacentini, I c. a. nello Stato italiano, ivi 1934.

Pio Ciprotti
CULTO (lat. Cultus, da colere = coltivare, onorare).

Sosminto: I. Nozioni generali. - II. Le varie specie di c. - III. Origine e sviluppo del c. cristiano. - IV. Il c. nelle religioni non cristiane. - V. Culto popolare.
I. Nozioni generali. - È nel suo significato più vasto l'espressione del sentimento interiore con cui l'uomo riconosce l'eccellenza di un altro essere; può quindi dirsi un atto di stima. A questa espressione fondamentale di stima, il c., in senso proprio, aggiunge anche il sentimento della inferiorità e della soggezione dell'uomo che fa un atto di c. nei confronti dell'essere, che è oggetto del c. stesso. Il c. risulta fondato pertanto sulla grandezza di un essere che viene onorato precisamente per questa sua grandezza e sui diritti che essa gli conferisce.

Si comprende quindi subito che, poiché la ragione del c. è l'eccellenza di un essere, ci dovranno essere tante forme di c., quanti tipi di eccellenze, formalmente diverse, possono esistere. Sotto questo profilo noi possiamo subito distinguere un c. religioso e un c. profano. Con il c. religioso noi intendiamo di riconoscere tutte quelle grandezze che o hanno per termine diretto Dio o si riferiscono direttamente a Dio (Dio, Gesù Cristo, i Santi, le reliquie, le autorità ecclesiastiche...); con il c. profano intendiamo riconoscere tutte quelle altre forme di grandezza che non sono Dio e non si riferiscono direttamente a Dio (la patria, i genitori, gli eroi nazionali, gli uomini illustri, le autorità civili...). Il c. religioso è dunque l'espressione concreta dei doveri della virtù morale della religione, mentre il c. profano è l'espressione dei doveri della virtù, della pietà e dell'osservanza (v. BItT CINESI, GIAPPONESI, MALABARICI).

Comunemente, quando si parla di c., se ne riserva il termine al c. religioso, e con il termine c. si suole indicare anche, più brevemente, la religione. Onde si parla di c. ammessi o tollerati (Statuto Albertino, a. I; Legge 24 giugno 1929, n. 1159, a. I, 2); di legislazione sui c., di ministro del c. ecc... Il pensiero cattolico sul c. religioso può essere cosi esposto nelle sue linee fondamentali.
II. Le varie specie di c. - i. Latria. Poiché il fondamento ultimo del c. è la grandezza di un essere, ecco che noi istruiti dalla ragione e dalla fede, conosciamo in Dio la grandezza impartecipata ed impartecipabile di primo principio e di fine ultimo di

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tutte le cose. Dio dovrà dunque essere il termine di un c. che gli sarà esclusivo, che già dall'antico fu chiamato latria. Il termine italiano di adorazione non traduce esattamente il termine latria, perché esso lo si vede talvolta usato anche nei riguardi della Madonna, ed è usato anche nei riguardi del papa (triplice adorazione dei cardinali dopo la elezione).
C. di latria è dovuto alla S.ma Trinità, alle singole persone della S.ma Trinità, a N. S. Gesù Cristo, anche sotto le specie sacramentali (can. 1255 § i), alle singole parti della sua umanità, per l'unione ipostatica (perciò dalla Chiesa è stato appro