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Professore a Pietroburgo fino al 1877 , lasciò la Russia per ragioni politiche e a Parigi si dedicò alla vita politica e fu efficace assertore dell'alleanza franco-russa. Ritornato alla ricerca, pubblicò tre opere rimaste classiche: I nerci del cuore, Le ghiandole sanguigne come organi protettori del sistema nervoso centrale e L'orecchio, che furono tradotte
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(tot. Fides).
Cuzco, arcidiocesi di - Suonatore dell'antico corno da caccia degli Incas.
anche in italiano (Bologna 1912-13). Ebreo di nascita, passò, verso la fine dei suoi studi medici, all'ortodossia e mori cattolico. Va ricordata la sua opera Dieu et science (1910-12) scritta con intento apologetico.

BibL.: L'elenco delle opere fino al 1900 è in Dictionn. de physiologie, di Ch.Richet, IV, pp. 668-69. Cenni biografici e apprezzamento di F. Lussana e P. Albertoni, promessi alle trad. it. di I nerci del cuore, Bologna 1910, p. 10 sgg. Luigi Scremin.

CZARTORISKI, August. - Sacerdote polacco, n. a Parigi il 2 ag. 1858, m. ad Alassio l'8 apr. 1893, un anno dopo la sua ordinazione sacerdotale. Il suo casato principesco era intimamente legato alla storia della Polonia, donde gli avi si erano allontanati per le note vicende politiche. Trascorse la giovinezza a Parigi, in Polonia, Spagna e Italia a contatto con la più alta società e con l'aristocrazia internazionale. A Torino maturò la sua vocazione salesiana, e da s. Giovanni Bosco, per insistenza di Leone XIII, fu ammesso nel suo istituto il 24 nov. 1887. Con la pratica della penitenza, dell'umiltà e della preghiera ascese alle più alte vette della santità. Fu sepolto nella tomba di famiglia a Sieniawa (Polonia). La causa di beatificazione è stata introdotta con decreto del 23 marzo 1941 (AAS, 33 [1941], pp. 374-76).

Bibl.: G. Lardone, Il principe A. C., Torino 1930. Silverio Mattei
CZERNY, Albin. - Storico, n. il 19 febbr. 1821 a Vienna, m. il 7 luglio 1900 a St-Florian. Entrato nell'abbazia di St-Florian nel 1841, fu ivi professore e bibliotecario. Ordinò e catalogò la ricchissima raccolta di manoscritti e di incunaboli posseduti dall'abbazia. Si occupò anche della storia dell'alta Austria.

Tra le opere vanno ricordate: Die Handschriften der Stiftsbibliothek St. Florian (Linz 1871); Die Bibliothek des Chorherrenstiftes St. Florian (ivi 1874); Bilder aus der Zeit der Bauernmruhen in Oberösterreich 1626, 1632, 1648 (ivi 1876); Kunst und Kunstgewerbe im Stifte St. Florian von den ältesten Zeiten bis zur Gegenwart (ivi 1886); Die Anfänge der Reformation in der Stadt Steyr 1520-27 (ivi 1894).

BibL.: B. O. Cernik, Die Schriftsteller der noch bestehenden Augustiner-Chorherentifte Österreichs, Vienna 1905, pp. 122-27 (con bibl.). Silvio Furiani

CZERNY, Karl. - Musicista, n. a Vienna il 20 febbr. 1791, m. ivi il 15 luglio 1857. Celebre pianista, allievo di Beethoven e maestro di una schiera di illustri musicisti, fu uno dei più brillanti ed eleganti compositori del sec. xix. Oltre i molti studi di grande importanza per il pianoforte, ha scritto sonate e fantasie per pianoforte, musica strumentale da camera, una ventina di Messe, alcuni Requiem, un gran numero di mottetti, offertori e varie altre composizioni per chiesa.

CZERSKI, Johann. - Sacerdote cattolico apostata, n. a Warlubien (Prussia occidentale) il 12 maggio 1813, m. a Schneidemühl il 22 dic. 1893. Studiò a Posnan dove fu ordinato sacerdote nel 1842 e fu cappellano del Duomo per un anno e mezzo. Nel 1844 passò come cooperatore a Schneidemühl. Già sospeso due volte per concubinato, il 22 ag . 1844 rese pubblica la sua apostasia dalla "Chiesa di corte romana", e, seguito da una piccola schiera di aderenti, fondò in Schneidemühl il 19 ott. 1844 la "Christliche-apostolische-katholische Gemeinde».

La dottrina della nuova setta fu esposta in 9 articoli nella lettera indirizzata al governo per ottenerne il pubblico riconoscimento : si rigettano come istituzioni umane la Comunione sotto una sola specie, la canonizzazione dei santi e le benedizioni, il potere sacerdotale di rimet-

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tere i peccati, le indulgenze, il precetto del digiuno e dell'astinenza, l'uso della lingua latina nella liturgia, il primato del Romano Pontefice. Si ritengono invece la professione del Simbolo niceno-costantinopolitano, la dottrina dei sette Sacramenti e della Messa, la transustanziazione per mezzo della fede, e la preghiera per i morti. La nuova comunità teneva le sue adunanze e le sue funzioni in una casa privata sotto la direzione dello C., che nel frattempo aveva fatto annunciare il suo matrimonio e pubblicato due scritti eretici (Rechtfertigung meiner Abfalls von der römischen Hofkirche, Bromberg 1845; e Offenes Glaubensbekenntnis der Christl.-apost.-hath. Gemeinde, Stoccarda 1844). Perciò il 17 febbr. 1845 il vicario capitolare dell'arcidiocesi di Posnan, Gajerowicz, procedette alla sua degradazione e scomunica. Il 21 febbr. lo C. si sposava solennemente davanti al parroco protestante di Schneidemühl. Sull'esempio della setta proprio allora pullulavano in Slesia vari altri gruppi dissidenti, che consideravano sempre più come loro corifeo il breslaviano G. Ronge. Sebbene l'indirizzo religioso dello C. fosse di carattere molto più positivo e credente che quello razionalista-liberale di Ronge, i due movimenti confluirono nel 1845 nella setta dei tedesco-cattolici. Per qualche tempo il contrasto fra i due indirizzi rimase vivo anche nella setta, ma l'influsso dello C. andò sempre decrescendo. Questi del resto s'avvicinò sempre di più al razionalismo di Ronge. Nel 1863 si unì nuovamente con lui nel fondare il Religiöer Reformverein, effimero istituzione improntata ormai completamente al libero pensiero e alla opposizione contro ogni cristianesimo positivo. Al momento della sua morte C. era ormai dimenticato da molto tempo.
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(per cortesia di mens. A. P. Frutaz) Czestochowa, diocesi di - La - Vergine nera - dipinta su tre tavolette di tiglio : gli studi fatti in occasione del recauro del 1925-26, sembrano attribuirla ad ignoto italiano (inizio sec. xiv). L'icone è stata fotografata senza il rivestimento argenteo.
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(per cortesia dei pp. Paolini)
Czestochowa, diocesi di - Santuaria. La chiesa fu consacrata nel 1644 .

Bibl.: Hundhausen, Deutschlatholiken, in Kirchenlexikon, III, coll. 1602-15; C. Mirlit, Deutschlatholiziamut, in Realencyclop. f. prot. Theol. und Kir., IV, coll. 583-89. Igino Rogger

CZESTOCHOWA, diOCESI di. - In Polonia, eretta il 28 ott. 1925. Suffraganea di Cracovia. Primo vescovo: Teodor Kubina.

Superfice 9443 kmq., ab. 1.028 .000 , di cui cattolici 1.or6.000. Parrocchie: 215. Chiese 304 delle quali parrocchiali: 215; conventi 8; cappelle 29; sacerdoti diocesani 354 , dei quali vescovi 2; parroci ed amministratori 201; vicari 67; catechisti 21. Sacerdoti di altre diocesi 5. Sacerdoti regolari 57. Religiose 500. Seminaristi 94. Case religiose: maschili, 12; femminili, 54. Istituti di istruzione ed educazione : maschili, 1 ; femminili, 5. Istituzioni di beneficenza, assistenza e cura: 16. Chiese distrutte 9; danneggiate 14; chiuse per sempre 93. Centri di pellegrinaggi: Jasna Góra (Chiaro Monte), principale santuario di tutta la Polonia, dove si venera l'immagine della Vergine nera, detta di S. Luca, portata nel 1382 da Ladislao di Opole da Belz (Russia rossa) a C. nel convento dei pp. Paolini venuti nello stesso anno dall'Ungheria. La venerazione della Madonna è anche legata col cosiddetto "Diluvio" delle forze protestanti svedesi nel 1655 dal quale salvò la Polonia. La chiesa del convento dei pp. Paolini è del sec. xvir. La cappella dell'immagine fu fondata dal primate Maciej Lubicński nel 1644. Altri centri di pellegrinaggi: Gidle, św. Anna, Leśnićw.

Bibl.: X. M. Buliński, Historia Kościoła Polskiego, I, Cracovia 1873, pp. 218-19; X. M. Nowodworski, Encyklopedia Kościelna, III, Varsovia 1878, pp. 667-69; P. M. Pirszzński, Seminaria duchovene to Polsce, in Homo Dei, Woclaw 1948, n. 1, p. 84; id., Ze statystyki Kościoła w Polsce, in Homo Dei, ivi 1948: n. 4, pp. 464-67, n. 5, pp. 578-79; P. K. Roozytiski, Paolin, Codowoy Obraz Mathi Koṣkiej na Jasnei Górze w Czestochwie, Częstochowa 1948.

Adamo Macielinski
CZOLBE, HEINRICH. - Filosofo tedesco, n. a Könisberg il 30 dic. 1819, m. ivi il 19 febbr. 1873. Appartiene alla scuola dei medici materialisti guidata da J. Moleschott e G. Büchner. Pur escludendo sempre ogni trascendenza, il C. rimaneggiò più volte il suo sistema, ammettendo in fine per spiegare il mondo una pluralità di principi (atomi materiali, forze organiche, elementi psichici) teleologicamente ed armonicamente cooperanti.

Le fasi progressive del suo pensiero sono esposte in: Neue Darstellung des Sensualismus (Lipsia 1856); Entstehung des Selbstbewusstseins (ivi 1836); Grundzüge einer extensionalen Erkenntnistheorie (postumo, Plauen 1875).

Bibl.: H. Vaihinger, Die drei Phasen des Czolbeschen Naturalismus, in Philosophische Monatshefte, 12 (1876), pp. 1-51; P. Friedmann, Darstellung und Kritik d. naturalischen Weltanschauung II, C., Berna 1905; E. A. Lange, Geschichte des Materialismus, II, Lipsia 1905, p. 141 sgg. Felicissimo Timivello

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DABLON, Claude. - Gesuita, missionario tra i Pellerossa, n. a Dieppe il 21 genn. 1619; m. a Québec, il 3 maggio 1697. Sbarcato a Québec nel 1655 , fece parte di diverse spedizioni tra gli Uroni e gli Irochesi; perlustrò la Baia di Hudson per istituirvi centri di missione e per trovare un passaggio occidentale al mare, allora chiamato della Cina; segnalò per il primo le ricche miniere di rame nella regione del Lago Superiore; destind il p. G. Marquette alla spedizione che condusse alla scoperta dell'alto Mississipi. Suo è anche il primo disegno di congiungere con un canale il lago Eric al fiume Illinois. Fondata la residenza di Sault-Ste-Marie, fu nominato superiore di tutte le missioni canadesi ( 1686 -93). Le numerose sue lettere e relazioni sono ancora di alto valore storico, chiare e comprensive.

BibL.: Sommervogel, II, coll. 1773-75: R. G. Thwaites, Jenuis Relations, 72 voll., Cleveland 1896-1901 (v. indice): C. da Rochemonteix, Les Jénoies et la Nouvelle France ou NYIIr siécle, II, Pariei 1896; III, ivi 1896, passim; T. J. Campbell, Pioneer Priests of North America, 1, 2^{°} ed., Nueva York 1913, pp. 110-33. Celestino Testore

DACGA, diocesi di. - E suffraganea di Calcutta ed è affidata alla Congregazione di S. Croce. Misura 44.4^{85} \mathrm{kmq}. di superfice con una popolazione di 18 milioni di ab., di cui 13.650 .000 maomet tani, 4.300 .000 pogani, 35.000 cattolici e 12.000 protestanti. Deriva dal già vicariato apostolico del Bengala orientale. Il 1^{°} sett. 1886 fu eretta in diocesi. Per la Convenzione addizionale tra la S. Sede ed il Portogallo ( 39 giugno 1929) vennero annesse alla diocesi di D. a parrocchie della diocesi di S. Tommaso di Meliapor.

È situata nel Pakistan orientale (East Bengala) e comprende i distretti civili di D., Pubna, Mymensing, Tipperah e il piccolo ex Stato indipendente di Hill Tipperah. Vi lavorano 30 sacerdoti con 15 fratelli della Congregazione di S. Croce e 25 preti indigeni. Nel seminario minore studiano ca. 20 alunni ed altri studiano nel seminario maggiore di Ranchi. Le parrocchie sono 22. Vi sono ancora ca. 50 suore estere ed altrettante indiane nelle scuole e nelle istituzioni caritative: un ospedale, 8 orfanotrofi, un asilo e molti dispensari; 100 sono i catechisti, 37 le catechiste, 186 i maestri e 107 le maestre, piô di 10.000 gli alunni e le alunne nelle varie scuole. Le conversioni raggiungono il mezzo migliaio all'anno. Confina con la diocesi di Chittagong, Krishnagar, Dinajpur, Shillong.

BibL.: M. A. Mathis, With the Holy Cross in Bengal, Washington 1924; Catholic Directory of India, Pakistan, Burma and Ceylon, Madras 1948, pp. 263-68. Pompeo Borgna

DACIA. - Con questo nome in età imperiale si comprese una vasta regione dell'Europa centrale tra la Sarmazia e la Germania, che era all'ingrosso delimitata a ponente dalla Tisia (Theiss), a sud e a sud-est dal Danubio, toccando verso levante il basso corso del Tyras (Dniester) e i Carpazi.

Le regioni moderne corrispondenti sarebbero la Transilvania, la Valacchia, la Moldavia. Gli abitanti Daci (Dai, Getae) erano affini per stirpe e per linguaggio ai Traci. Verso la fine della repubblica romana riunì molte loro tribù in uno stato unico il re Burebista che destò preoccupazioni per la sua intraprendenza, a tal segno che Giulio Cesare, proconsole della Gallia cisalpina e dell'Illirico, pareva dovesse rivolgere contro di lui le sue armi invece che alla conquista della Gallia transalpina. Il pericolo per le frontiere romane si rinnovò un secolo dopo, quando di nuovo un energico sovrano, Decebalo, tenne riunite le tribù daciche.

Durante l'impero di Domiziano si combatté ripetutamente contro i Daci e non sempre con buon successo, sicché Traiano dovette intrapredere due
spedizioni molto serie che portarono all'assoggettamento completo del paese (nel 107).

Ridotta a provincia romana, e provveduta di strade, di campi militari, di colonie non ebbe però confini molto sicuri, a tal segno che facendosi sempre più grave per tutto il sec. it la pressione barbarica, l'imperatore Aureliano nel 271 deliberò di ricondurre a sud del Danubio truppe d'occupazione e coloni, dandosi come impegno e come ricordo a una parte della provincia di Mosa il nome di D., che fu poi suddivisa in D. Ripensis sul fiume e D. Mediterranea intorno a Sardica (Sofia). Entro i confini di quella che fu la provincia di D., tra il 107 e il 271 , soldati e coloni importarono religioni e culti diversi, e relativamente abbondanti sono i testi epigrafici con dediche a varie divinità greco-romane, siriache, persiane (Mitra). Dovette penetrarvi perciò anche il cristianesimo, ma le tracce ne sono scarse, molto meno abbondanti, p. es., che nella vicina Scizia minore, sulle coste del Mar Nero, a sud-est del Danubio. Si ricorda qualche iscrizione sepolcrale a Napoca (Cluy, Koloszvar), a Sardica, un socrofago al museo di Belgrado, croci a rilievo presso Drobeta, lucerna cristiana a Lucius, monogramma costantiniano su barre d'oro trovate a Czufalva in Transilvania (CIL, III, 8080). Anche a voler ammettere, come vuole s. Girolamo (Epist., 59), una predicazione di s. Paolo fino nell'Illirico, a a voler accogliere le pretese della Chiesa di Sirmium (Mitrovitza) di risalire ai tempi apostolici, tutto questo non riguarderebbe la D. che il Danubio separa dall'Illirico.

La nuova D. di Aureliano, quella a sud del Danubio, ebbe vescovati nel sec. iv, floridi tra gli altri quello di Sardica, dove si riunì nel 343 un concilio e quello di Remesiana illustrato dall'opera del vescovo s. Niceta (cf. il carmen de Niceta di s. Paolino di Nola: il Santo parla della D. Mediterranea e della Ripensis, e chiama Getae i Daci dell'altra sponda).

Al tempo di Giustiniano si conosce un vescovo di Aquae nella D. Ripensis, dalla cui giurisdizione dipendono anche luoghi della riva sinistra del Danubio.

BibL.: V. Parvan. Contributo epigrafice la istoria crestinismulai daca-roman, Bucarest 1911: E. Zeiller, Les origines chrétiennes dans les provinces dauabiennes, Parigi 1918. Roberto Paribeni

DAGIER, Anne-Lefèvre. - Scrittrice francese, n. a Saumur nel marzo 1654, m. a Parigi il 17 ag. 1720. Fra le molte traduzioni dal greco e dal latino, notevole fu quella in prosa, fedele e pesante, dei due poemi omerici (1711-14). Su quella dell'Iliade A. Houdar La Motte ne rifaceva una, poetica, in 12 canti, adattata al gusto del secolo (1714).

Ne derivava una guerra letteraria: alla difesa di Omero, che con argomenti soprattutto etici M.me D. faceva in Des causes de la corruption du goût (1715), la Motte rispondeva sostenuto da numerosi critici, da N. C. Trufflet a Terrasson (la cui Dissertation critique sur l'Iliade è del 1715), al gesuita J. Hardouin (Apologie d'Homère, 1716), a Duclos. M.me D. si era convertita al cattolicesimo nel 1685 .

BibL.: C. A. de Sainte-Beuve, M.me D., in Nouveaux lundis, 3^{°} ed., IX, Parigi 1870, pp. 473-513; P. Mazon, M.me D. et les traducteurs d'Homère en France, Oxford 1936.

Jole Scudieri Ruggieri
D'ACQUISTO, Benedetto. - Filosofo, n. a Monreale nel 1790, m. ivi il 7 ag. 1867. Francescano, percorse tutti i gradi nel suo Ordine fino al provincialato. Insegnò filosofia nei collegi di S. Rocco e Arcivescoviis e infine filosofia morale all'università. Nel 1858 fu nominato arcivescovo di Monreale.

In filosofia segue in genere l'indirizzo eclettico, sviluppando i principi della scuola di Monreale cui si riallaccia idealmente, e con frequenti risonanze cartesiane e della scuola francescana. Non può dirsi ontologista per quanto abbia posizioni che richiamano molto Miceli e Gioberti. Dal 1841 rivolse la sua attenzione ai problemi morali, ispirandosi anche qui al Gioberti e a V. Miceli. Opere principali : Trattato delle idee o Ideologia (Palermo 1857); Corso di diritto naturale e filosofia del diritto (ivi 1852).

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Bibl.: V. Di Giovanni, Storia della filosofia siciliana, II, Palermo 1873, p. 223 sgg.; S. Scimè, Indagini sul pensiero del Risorgimento, Roma 1949, passim. Salvatore Scimè

DADDI, Bernardo. - Pittore fiorentino del gruppo cosiddetto dei "giotteschi». Notizie dal 1317 ca. (immatricolazione all'Arte dei medici e speziali); m. nel 1348 .

La sua attività giovanile ci sfugge. La prima opera datata (trittico Madonna e due santi agli Uffizi, 1328, quando il pittore era certamente fra i 30 e i 40 anni) e le altre stilisticamente affini e quindi all'incirca di quel tempo (pentittico, pinacoteca di Prato; Madonna col Bambino, pinacoteca Vaticana; S. Benedetto, collezione Bardini a Firenze ecc.) lo mostrano seguace dello stile tardo, e già addolcito da influenze senesi di Giotto (tanto che il S. Stefano Horne di Giotto fu talvolta attribuito al D.), ma già attento anche alla pittura di Pietro Lorenzetti.

Da queste opere, piuttosto fredde e scolastiche, si distaccano per qualità, entro lo stesso periodo, i due Martiri di s. Lorenzo e s. Stefano affrescati in S. Croce: i solenni volumi giotteschi si compongono qui in un ritmo di gusto lievemente estotizzante che dilata lo spazio e scioglie il nodo drammatico-compositivo giottesco in una narrazione distesa e musicata di qualche fascino poetico. Dal ' 33 in poi (sltarolo del Bigallo, altarolo dell'Accademia, 1334) B. D. approfondisce l'esperienza della pittura senese, accostandosi soprattutto ad Ambrogio Lorenzetti, e perviene ad uno stile di colorismo fuso e musicale, di delicati ritmi compositivi e di poetiche cadenze spaziali, esprimendo spesso con notevole coerenza un suo sentimento di tenue commozione religiosa, di pietà intima e casalinga. Così nella Storia di s. Stefano alla Vaticana, in quella del Cingolo alla pinacoteca di Prato, in quella di s. Caterina in collezioni americane, nel polittico di S. Pancrazio agli Uffizi, ecc., meglio forse che nella pala del tabernacolo di Orsammichele, cui non giovò l'impegno di arcaismo che il pittore si impose per fedeltà ad un più antico esemplare.

Bibl.: R. Offner, Studien in Florent. paint., New-Haven 1927, p. 5 sg.; P. Toesca, Pittura fiorentina del Trecento, Verona 1929, p. 44 sg.; R. Offner, Corpus ecz., III, sez. III, ivi 1930 (v. indice); L. Coletti, I primitivi, Novara 1946, passim.

Roberto Salvini
DADIN D'HAUTESERRE, Antoine. - Canonista, n. a Cahors nel 1602, m. nel 1682. Fu professore di diritto a Tolosa. Scrisse di diritto e di storia.

Sue opere principali sono Innocentius III P. M. seu Commentarius perpetuus in singulas decretales luinus Pontificis (Parigi 1666); De fictionibus iuris (ivi 1659); In libros Clementinarum Commentarii (ivi 1680). Scrisse anche Ecclesiasticae iurisdictionis vindiciae (ivi 1703), che non piacque ai gallicani, sebbene scritto dietro loro esortazione. L'edizione di tutte le sue opere fu pubblicata a Napoli ( 1777-80 ).

Bibl.: I. F. Schulte, Geschichte der Quellen und Literatur des can. Rechts, III, Stoccarda 1880, p. 602; A. van Hove, Prolegomena, 2^{2} ed., Malines-Roma 1945, pp. 541, 546.

Alberto Scola
DADI5O' (dADIESu). - Abate nestoriano, n. nel 529 e m. nel 604. Originario di Bèt-Dàrâjè, contrada di Bèt-Arămâjè. Dapprima fu eremita nell'Adiabene, poi fu monaco nel celebre monastero fondato da Abramo di Kaškar sul monte Ialâ (sec. v). L'opera incominciata da Abramo, e da lui codificata nei canoni del 571, fu continuata degnamente da D., suo successore nella direzione del monastero, il quale anche compose dei canoni nel genn. 588.

Bibl.: J. B. Chabot, Regulae monasticae ab Abrahamo et Dadjesu conditae, in Rendiconti dell'Accad. dei Lincei, 5^{°} serie, 7 (1898), pp. 77-102; R. Duval, La littérature syriague, 2^{°} ed., Parigi 1900, p. 169; A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 130 sg. Saverio Pericoli Ridolfini

DADUCO: v. eleusini, misteri.
DAEVA: v. ZOROASTRISMO.
D'AFFLITTO, Annibale. - Arcivescovo di Reggio Calabria, n. a Napoli nel 1560 da nobilissima famiglia originaria del ducato di Amalfi, m. a Reggio Calabria nel 1638 .

Già cappellano del re di Spagna, fu nel 1593 consacrato vescovo di Reggio Calabria, dove rimase fino alla morte, rifiutando, a diverse riprese, sedi maggiori e più ricche. Fu uomo di grande zelo religioso e di profonda carità. Delle sue virtù pastorali ebbe occasione di dar prova già agli inizi del suo episcopato, quando la città venne, nel 1594, assalita dalla flotta di Amurat III al comando del rinnegato \mathrm{Ci}- gala, e, cinque anni più tardi, nella desolazione prodottavi da un tremendo terremoto. Nelle lotte civili che arsero tra le famiglie di Reggio il d'A. diede prova di grande abilità, riuscendo, alla fine, a ricondurre la pace. Riuni cinque volte il sinodo diocesano e nel 1611 promulgò nella chiesa di S. Maria della Cattolica l'abolizione del rito greco e della giurisdizione del protopapa. Di lui restano due pubblicazioni relative ai Concili del 1595 e del 1614 e un gruppo di lettere manoscritte conservate dai Gesuiti di Palermo. Mori in odore di santità.

Bibl., G. Foxio, Vita di A. degli A., Roma 1681; Ughelli, IX, coll. 336-37; Mazzuchelli, I, p. 170; D. Spanò-Bolani, Storia di Reggio Calabria, I, Napoli 1857, p. 283 sgg.; II, p. 246 sgg.; G. Minasi, A. d'A., Napoli 1898; G. Oliva, Sinan-Bassâ, in Artiv. stor. nessione, 1907, fasc. III-IV, 1908, fasc. 1-17, Roma e l'Oriente, 7 (1914), pp. 106-12, 339 sg. Luigi Berra

D'AFFLITTO, Eustachio. - Dei duchi di Roc-
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(da G. Millel, Le monastere de Deyàni. Parigi 1599) DAPNI - Grafico dei musaici nella basilica di Dafni.

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cagloriosa, nei quali andò a spegnersi la famiglia di Giorgio Castriota detto Scanderbeg, n. in Roccagloriosa, provincia di Salerno, nel 1742 e m. a Napoli nel 1785 . Arrebbe voluto farsi gesuita, confratello dei suoi primi maestri: si fece tuttavia prete e poi entrò tra i Domenicani.

Insegnò a Napoli filosofia nel convento di S. Domenico, storia ecclesiastica nell'Università; e la stima che seppe guadagnarsi gli meritò la aggregazione all'Accademia di Scienze e lettere e la direzione della biblioteca e del museo Reale di Capodimonte. Fu uomo molto colto e molto erudito, versato specialmente nella storia letteraria del suo paese, al quale meditò di regalare le biografie dei suoi scrittori; ma non poté dare alle stampe che il primo volume, che comprendeva gli scrittori da Abate ad Azzolini (Memorie degli scrittori del regno di Napoli, Napoli 1782), essendo stato colto de morte prematura.

Bibl.: E. Tipaldo, Biografie degl'Italiani illustri, IV, Venezia 1827, pp. 387-98; G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, I, Milano 1833, pp. 57, 285. Luigi Berra

DAFNEFORIE. - Feste in onore di Apollo, celebrate in varie città della Grecia.

A Tebe si faceva una processione preceduta da un fanciullo con i genitori viventi; il suo parente più stretto portava un ramo di olivo ornato di fiori, alloro, palle e nastri; e il sacerdote, con capelli sciolti, diadema d'oro e splendide vesti, doveva toccare il ramo; seguiva un coro di fanciulle. A Delfi alcuni giovanetti nobili ripetevano ogni anno il viaggio fatto da Apollo a Tempe per purificarsi dopo l'uccisione del serpente Pitone. Luisa Banti

DAFNI. - Il monastero e la chiesa di D. si trovano a 10 km . da Atene sulla strada che portava ad Eleusi. Il complesso, dedicato alla Dormitio della B. Vergine, occupava un recinto quadrilatero di ca. 100 mq . e fu costruito alla fine del sec. xI al disopra d'una basilica primitiva più spaziosa e d'un anteriore monastero. La chiesa era preceduta da un portico e da un narthex. Nell'interno la cupola ricopre tutto il quadrato sul quale si aprono tre absidi; essa poggia su quattro doppi archi e su quattro pilastri.

L'iconostasi era riccamente decorata con marmi (frammenti nel museo d'Atene). Ma lo splendore di D. è costituito dai musaici ricchi di effetti pittorici, pur nella sobrietà dei colori. Nella sommità della cupola in campo d'oro, al centro, è il Pautocrator, circondato da 16 profeti, disposti tra le finestre del tamburo: Mosè, David, Isaia, Salomone, Elia, Eliseo, Giona, Habacuc, Sofonia, Malachia, Daniele, Michea, Gisele, Zaccaria, Ezechiele, Geremia.

Ai quattro angoli la Annunciazione, la Natività di Gesù Cristo, il Battesimo, la Transfigurazione. Nell'abside centrale la S.ma Vergine, tra gli arcangeli Michele e Gabriele. Nell'abside della protheiis il Prodromo con i sacerdoti dell'antica alleanza Aronne e Zaccaria. Nel diaconicon, i tre vescovi Nicola, Gregorio il Taumaturgo e Gregorio d'Agrigento.

Sotto gli archi, in piedi presso le nicchie, quattro vescovi: Silvestro, Antimo, Eleuterio, Abercio; presso il quadrato centrale quattro disconi: Stefano, Rufino, Lorenzo, Ruplo. In alto, nei medaglioni sopra le finestre trilobate i ss. Probo, Taraco, Andronico, Samonas, Gourias e Abido. Sopra le porte laterali che portano al narthex i busti di Sergio e Bacco; sotto i quattro archi, a nord, Acindino, Pegaso, Aftemio, Elpideforo, Anempodisto; a sud, Eustrazio, Aussenzio, Eugenio, Mardario e Oreste.

Nella seconda zona la Natività della Vergine, l'Annunciazione, la Natività di Cristo, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al tempio, il Battesimo, la Trasfigurazione, la Resurrezione di Lazzaro.

Nella terza zona: l'Ingresso del Signore a Gerusalemme, la Crocifissione, la Discesa al Limbo, l'Incredulità di s. Tommaso, la Dormizione della Vergine.
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(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)
DAFNI - Particolare del Pautocrator. Miusaico della fine del sec. XI.

Nel narthex, a nord, il Tradimento di Giuda, la Lavanda dei piedi, l'Ultima Cena; a sud, la Preghiera di Gioacchino ed Anna, la Purificazione, la Presentazione al Tempio.

A ca. 100 m . a sud-est del recinto è situata una cappella a vòlta con ossario. Il monastero nel 1211 fu occupato da una comunità cistercense. Nel 1217 il papa Onorio III affidò all'abate di D. un'inchiesta sugli abusi nell'arcidiocesi di Tebe (J. B. Pitra, Analecta noctisima, I, Frascati 1885, p. 558). A D. fu sepolto il duca d'Atene nel 1263 .

Abati di D. furono Stefano nel 1237, Giovanni nel 1250. Pietro nel 1283, Giacomo nel 1308, Pietro Strasberch nel 1412. I Cistercensi lasciarono D. nel 1450; scomparve così la chiesa latina e nel sec. xv: vi si insediarono gli ortodossi, come attestano due iscrizioni l'una del 1532, l'altra del 1548. Servi poi di luogo di guarnigione e perfino di manicomio dal 1883 al 1885 .

Gli edifici furono danneggiati dai terremoti nel 1889 e nel 1894. La società d'archeologia cristiana di Atene esplorò il monastero e iniziò i restauri, diretti dall'architetto Troump della Scuola francese d'Atene; i musaici vennero restaurati da artisti veneziani.

A D. si è rinvenuta l'iscrizione cristiana di un Callopios (v. V. Chapot, Inscription chrétienne à Daphne, in Bulletin de la Société nationale des antiquaires de France, 64 [1903], pp. 200-201). - Vedi tav. LXXIV.

Bibl.: F. Lenormant, L'église de D. près d'Athènes. Etude sur l'architecture byzantine en Grèce, Parigi 1860; id., Le monastère de D. près d'Athènes sous la domination des princes croisés, in Revue archéologique, 24 (1872, II), pp. 232-45, 279-89; G. Millet, Le monastère de D. Histoire, architecture, mosaïques, Parigi 1899; Cottineau, I, col. 947. Enrico Ioss

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DAGOBERTO II, santo, martire. - Martire, re dei Franchi di Austrasia, figlio di Sigiberto III e nipote di Dagoberto I. Alla morte del padre (656), fu fatto tonsurare da Grimoaldo ed esiliato in un monastero irlandese. Dopo la morte di Childerico II (675), gli Austrasiani lo richiamarono in patria e Vilfrido di York ve lo ricondusse (675). Combattuto da Teoderico III di Neustria e dal suo maggiordomo Ebroino, fu ucciso durante una caccia nella foresta di Woëvre (679). Sepolto a Stenay in Lorena, fu onorato come martire e santo. Nel 1591 gli Ugonotti ne distrussero la tomba. Festa il 23 dic.

Biel.: G. Heuschen, De tribus Dagobertis Francorum regibus diatriba, Anversa 1665; F. E. Martin. Etudes critiques sur la Suisse, Ginevra 1910. pp. 236 sgg . e 271 sgg .: F. Lot. Histoire du moyen-dos, I. Parigi 1928, pp. 282 sg. e 286 sg.; si vedano anche MHG, Scriptores rer. Mervs., II, p. 511 sgg.; VII, pp. 474 sgg . e 494 sgg. Ireneo Daniele

DAGON. - Nel Vecchio Testamento è il nome di un dio dei Filistei, il cui culto è attestato
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Dakar. Vicariato apostolico di - Chiesa moderna in stile sudanese dei Missionari dello Spirito Santo - Bignona.
dien D., in Syria, 16 (1933), p. 177 sgg. (cf. p. 133 sg.); N. Schneider, Die Guttermmen von Ur III (Amalecta Orientalia, 19), Roma 1936, n. 66, p. 16 sgg . Agostino Bos

DAHLMANN, Josefin. - Orientalista gesuita, n. a Coblenza il 14 ott. 1861, m. a Tokyo il 22 giugno 1930. Entrò nel 1878 nella Compagnia di Gesù a Exaeten. Destinato dapprima ad insegnare a Bombay, studiò 3 anni filologia e archeologia orientale a Vienna sotto il grande sanscritista Buhler, poi a Berlino dovesilau-
reò ( 1893-1900 ).
Di questo periodo sono i suoi studi tecnici molto apprez. zati, come Das Mahäbhärata als Epos und Rechtsbuch, BerIino 1895; Das Nirvana. Eine Studie zur Vorgeschichte des Buddhismus, 1896; Buddha, ein Kulturbild des Ostens, 1898: Die Genesis des Mahäbbärata, 1899, ecc. D'interesse missionologico più generale è lo studio storico: Die Sprachkunde und die Missionen, Friburgo in Br. 1891.
Fatto redattore del periodico Stimmen aus Maria Lauch. a Lussemburgo nel 1902, fece un viaggio di tre anni in Cina, Giappone e India. Uno dei frutti fu la sua opera più diffusa: Indische Fahrten, 2 voll., Friburgo in Br. 1908, 2ª ed. aumentata 1927. Ma appena sbarcato in Europa aveva ottenuto dal generale della Compagnia e dallo stesso Pio X il ritorno dei Gesuiti sul teatro delle loro antiche missioni giapponesi. Decisa la fondazione d'una università cattolica a Tokyo, vi andò fra i tre primi ( 1908 , il primo missionario tedesco in Giappone) e per la sua grande autorità fu uno dei principali fautori della faticosa ascensione della "Sophia Daigaku" (Università della Sapienza). Vi ebbe le cattedre di letteratura tedesca e filosofia indiana ed insegnò pure, alcuni anni, letteratura tedesca e greco nella stessa Università imperiale. Dei numerosi scritti di questo periodo, si citano qui: Die Thomaslegenden und die ältesten Beziehungen des Christentums zum Fernen Osten, Friburgo in Br. 1912; Japons älteste Beziehungen zum Westen 1542-1614, ivi 1923; The Great Tokyo Earthquake, Nuova York 1924.

Biel.: Schizzo autobiografico in: Der Auslandsdeutsche, 13 (1930), pp. 322-24; necrologio del p. G. Schurhammer, in Die, Katholischen Missionen, 28 (1930), pp. 278-80; Streit, Bibl., VIII e X, passim. Edmondo Lamalle

DAHMEN, Peter. - Storico delle missioni, n. a Renland (presso Treviri) il 9 marzo 1880, entrò il 16 sett. 1898 nella Compagnia di Gesù per passare, prima ancora di finire il noviziato, nella missione del Maduré. Rinviato in Europa, illustrò la storia del grande missionario Roberto de Nobili, ma la morte lo colse (München-Gladbach, 5 dic. 1935), prima che ne avesse scritto la biografia definitiva che preparava.

Scritti principali: Un jésuite brahine, Robert de Nobili, 1577-1696, missionnaire au Maduré (Lovanio 1924); Robert de Nobili S. I., Ein Beitrag zur Geschichte der Missionsmethode und der Indologie (Münster in West. 1924); Robert de Nobili, première apologie 1610 (Parigi 1931); Le votum de Pierre Lombard, archevêque d'Armagh et la controverse autour de Robert de Nobili, in Archivum historicum S. I., 4 (1935), pp. 68-101.

Biel.: Necrologia, in Arch. hist. S. I., 5 (1936), p. 366; Streit, Bibl., V, 1934, p. 665. Edmondo Lamalle

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DAHN, Julius Sophus Felix. - Scrittore, storico e giurista tedesco, n. ad Amburgo il 9 febbr. 1834, m. a Breslavia il 3 genn. 1912. Fervente nazionalista, fu grandemente influenzato dall'atmosfera degli anni intorno al '70 e dal Kulturkampf che si andava allora svolgendo.

Autore di opere giuridiche e storiche, fu portato dal suo temperamento romantico ad esaltare i popoli germanici e le antichità nordiche in vasti e teatrali romanzi a sfondo storico, in cuie sempre presente la tendenza antiromana e anticattolica, se non addirittura anticristiana. Tra essi si ricordano: Ein Kampf um Rom (1876), la sua opera migliore; Julian der Abtrünnige (Lipsia 1893) e Karl der Grosse und seine Palladine, nel quale ultimo descrive a fosche tinte l'opera di cristianizzazione svolta da Carlomagno. Tipici per la sua posizione anche i Romane aus der altnordischen Göttersage (Berlino 1880-89). Scarso è il valore delle sue liriche e dei suoi drammi.

Bibl.: F. Kern, Zu deutschen Dächtern, BerIino 1893, p. 344 sgg.; H. Topper, D. i. Balladenkunst, Breslavia 1930; per altre indic. bibl. cf. J. Körner, Bibliografisches Handuch des deutschen Schrift. tums, Berna 1949, p. 446.

DAHOMEY: v. afbica (A. occidentale francese); ouidah, vicariato apostolico di.

DAILLE, Jean (Dallarus). - Pastore calvinista, n. a Châtellerault il 6 genn. 1594 e m. a Parigi il 15 apr. 1670. Appena diciottenne fu incaricato dell'educazione dei nipotini del noto calvinista F. Duples-sis-Mornay e insieme con loro percorse l'Italia, la Svizzera, la Germania e l'Olanda. A Venezia conobbe fra' Paolo Sarpi e ben presto divenne suo intimo amico.

Nel 1826 fu nominato pastore di Charenton, e tra i suoi correligionari si distinse per rare qualità oratorie e profonda erudizione. Merita inoltre d'esser ricordato per lo studio dei Padri, non sempre, però, scorarato e approfondito. Nella sua polemica contro la Chiesa cattolica fu tenace, pur dimostrando nei suoi numerosi scritti larghezza di vedute e spirito conciliativo.

Opere principali: Traité de l'emploi des Sts Pères pour juger des différends qui sont aujourd'hui en la religion (Ginevra 1632); Apologie des Eglises réformées (Charenton 1633); De la créance des Pères sur le fait des images (Ginevra 1641); De sacramentali s. auriculari Latinorum Confessione (ivi 1661); De Confirmatione et Extrema Unctione (ivi 1669). Tutte le opere del D. sono all'Indice (decr. 22 marzo 1672).

Bibl.: A. Daillé, Abrégé de la vie de D., avec le catalogue de ses ouvrages, Ginevra 1670; E. Haag, s. v. in La France protestante, IV, p. 180 sgg.; B. Paolucci, s. v. in Enc. Ital., XII (1931), p. 230.

Francesco Spedalieri
DAISENBERGER, Johann Nepomuk.-Canonico regolare n. a Pölling (Mittelfranken) il 10 febbr. 1752, m. a Walleshausen il 14 nov. 1820. Fu dal 1796 al 1803 l'ultimo prevosto di Pölling, e terminò l'opera iniziata dal predecessore, la storia manoscritta degli scrittori dell'Ordine dei Canonici regolari di S. Agostino, ora conservata nella biblioteca di Stato di Monaco di Baviera (Scriptores Ord. Can. reg. S. Augu-
stini). Dopo la secolarizzazione del monastero, il D. fu parroco a Walleshausen.

Bibl.: F. Lauchert, s. v. in LThK, III, coll. 122-23.
Silvio Furlani
DAKAR, vicariato apostolico di. - L'evangelizzazione delle coste del Senegal risale alla fine del sec. xviri e subì le tristi inframmettenze delle autorità francesi che nominavano i prefetti apostolici e regolavano a piacimento l'apostolato. Un'opera più efficace ebbe inizio con il 1852 , specialmente per mezzo di istituzioni scolastiche. Si cercò di penetrare lentamente nell'interno anche per arrestare l'avanzata dell'islâm.

Il 6 febbr. 1863 il territorio fu eretto in vicariato apostolico di Senegambia e affidato ai padri della Congregazione dello Spirito Santo, distaccandolo da quello delle Due Guinee; dal 1873 il vicario apostolico fu anche prefetto apostolico di S. Luigi del Senegal (v.). Nel 1893 si ebbe il primo Sinodo dell'Africa occidentale e vi si promulgarono gli ordinamenti che costituirono il direttorio ufficiale della missio-
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Dakar - Cattedrale. Arch. Wulfflef.
ne. Dopo il 1902 la missione soffrì per l'applicazione delle leggi settarie decretate in Francia, che procurarono grandi vantaggi all'islamismo. La missione, in mezzo a queste e ad altre molteplici difficoltà di personale, di mezzi materiali e di clima, si andava sempre meglio organizzando e nel 1924 fu possibile convocare a D. il primo Concilio dell'Africa occidentale francese.

Dal vicariato in parola nel 1897 fu distaccata la prefettura apostolica della Guinea Francese, dal 1920 vicariato (v. konakry; kankan); nel 1931 fu distaccata la missione di Gambia (v.) e nel 1939 la prefettura apostolica di Ziguinchor. Il 27 genn. 1936 esso prese il nome di D., che nel 1947 divenne la sede della delegazione apostolica per le missioni dell'Africa francese.

La superficie del territorio è di ca. 985.000 kmq . con una popolazione di ca. 1.680 .346 \mathrm{ab}., di cui 57.335 cattolici, 2463 catecumeni, 1910 orientali, 648 protestanti, 1.368 .545 musulmani e 249.445 pagani. Vi sono 3 distretti, 7 quasi-parrocchie, 8 stazioni primarie e 188 secondarie. Nelle 79 scuole di vario grado si educano ca. 4347 alunni. Vi si pubblicano due periodici di 4100 copie complessive. Vi lavorano 40 missionari di cui 2 indigeni, 13 fratelli, e 130 suore. Vi è un seminario maggiore e minore.

Bibl.: Anon., Vicariat de la Sćnigambie et préfecture de Sénégal, in Chronique des Missions confiées à la Congrégation du St-Esprit. Aperçu historique et exercice 1230-31, Parigi 1932, pp. 78-102; MC, pp. 93-94; Archiv. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 234/49. Saverio Paventi

DALAI LAMA: v. lamaisno.
D'ALEMBERT, Jean-Baptiste le Rond. Filosofo e matematico, n. a Parigi il 16 nov. 1717, m. ivi il 29 ott. 1783. Accademico delle Scienze ed Accademico di Francia ha legato il suo nome sia a fondamentali lavori sul calcolo integrale sulla meccanica ecc., sia a quella poderosa impresa editoriale che è stata l'Encyclopédie (per il sistema filosofico del D'A., espresso in questa, si rinvia alla trattazione contenuta nella voce enciclopedia).

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Sia dalla sua collaborazione all'Encyclopédie, sia dalla sua corrispondenza con Voltaire e con Federico II, sia dalle opere minori si precisa la sua figura di seguace schietto e convinto, ma gelido e translucido di un razionalismo utilitaristico. Nella sua evoluzione spirituale è arrivato ad un certo momento a concepire una morale naturale elevata al rango di scienza anzi a matrice di tutte le scienze, e a delineare la religione rivelata in funzione di "supplemento" alla conoscenza naturale. Il suo "positivismo " è nato dal tentativo di chiudere l'illuminismo entro schemi scientifici (F. Venturi, op. cit., p. 84). Tra le sue opere minori va ricordata Sur la destruction des Jésuites en France (s. 1. 1765), dove costruisce il mito della "filosofia" che ha fugato l'ambizioso tentativo dei Gesuiti di dominare il mondo. Quanto ai giansenisti depreca le loro inutili dispute. Di grande interesse sono i vari elogi del D'A.: sul Bossuet, Massillon, Montesquieu, Fénelon; particolarmente tipico l'elogio di Fénelon per la forzatura della tesi: Fénelon viene delineato come amico più della morale che della religione stessa (v., ad es., D'A., Oeuvres, II, 1, Parigi 1821, p. 491).

Bial.: G. Mielcarczyk, Voltaire und D'A., Diss., Königsbers 1923; M. Muller, Essai sur la philosophie de 7. D'A., Parigi 1926; F. Venturi, Le origini dell'Eserclapedia, Roma 1946, passim; P. Hazard, La peuree européenne au XVIIIr siècle, Parigi 1946 (v. indice).

Massimo Perracchi
D'ALESSANDRO, Sebastiano. - Vescovo e teologo, n. a Motta S. Giovanni (Calabria) il 28 ott. 1603, m. a Ruvo il 29 sett. 1672.

Nel 1619 si fece carmelitano compiendo gli studi in Catanzaro, Padova, Roma e Messina, dove conseguì la laurea. Ricoprì le cariche di prefetto degli studi del Carmine Maggiore a Napoli, di provinciale per la Calabria, di assistente generale per l'Italia. Fu consultore della S. Congregazione dell'Indice e vescovo di Ruvo.

Opere: Libra pensilis, in cuius gemina lance praedestinati et reprobi, quoad numerum pensitantur (Roma 1671); Theoremata varie ex praecipuis Carmelitanae Religionis doctoribus selecta (Roma 1624).

Bial.: E. D'Afflitto, Memorie degli scrittori del Regno di Napoli, I. Napoli 1782, p. 212; V. G. Galati, Gli scrittori delle Calabrie, Firenze 1928, pp. 70-80. Francesco Pugliese

DALGAIRNS, John Dobres. - In religione Bernard; teologo oratoriano, di origini scozzesi e normanne, n. nell'isola di Guernesey il 21 ott. 1818, m. a Burgess Hill, vicino Brighton, il 6 apr. 1876.

Entrò a Oxford nel Exeter College nel 1836. Ardente seguace di Newman, scrisse una lettera in francese nel giornale di Parigi "L'Univers" sul movimento di Oxford; ne segui una corrispondenza col padre Domenico Barberi passionista. Nel 1842 raggiunse Newman a Littlemore, e scrisse parecchie delle Pite di santi che Newman pubblicava. Padre Domenico lo ammise nella Chiesa il 29 sett. 1845, varie settimane prima di Newman. Dimorò poi a Langres in Francia con l'abate Jovain, che aveva incontrato a Oxford nel 1841 ; ivi fu ordinato sacerdote nel dic. del 1846. Nella Pasqua del 1847 raggiunse Newman a Roma e entrò nel noviziato oratoriano sotto il p. Rossi. Tornato in Inghilterra visse a Maryvale e a Londra, poi nell'oratorio di Birmingham (1853-56); poi rimase a Londra, ove successe per breve tempo a p. Faber come superiore (1863). Fu eminente come predicatore, scrittore e direttore di anime. Fu inoltre erudito storico e filologo. Dal 1869 partecipava alle riunioni della "Metaphysical Society", ove la sua perizia, scienza ed umiltà nelle discussioni destava l'ammirazione degli acattolici.

Pubblicò la Scale of Perfection di W. Hilton; oltre a varie traduzioni e altri scritti, lasciò tre opere classiche di spiritualità : The Devotion to the Sacred Heart of Jesus (Londra 1853); The German Mystics of the Fourteenth Century (ivi 1858); The Holy Communion (Dublino 1861).

Bial.: W. Ward, W. G. Ward and the Oxford Movement, Londra 1889; S. Bowden, s. v. in Cath. Enc., IV (1908), p. 604 sg.

Enrico E. G. Rope
DALILA (ebr. Dèlilāh= «esile, delicata», secondo l'etimologia più probabile; Settanta: Δ α λ 188 ).

Donna, si discute se ebrea o filistea, moglie o compagna (probabilmente filistea e amante) di Sansone (v.) e certo causa fatale della sua fine, secondo il racconto di Judc. 16, 4-18. Era di Sorec (oggi rovine di Sûrîk?) al confine nord della Filistea con il territorio di Dan, a qualche km. da Saraa (oggi Sar'ah), patria di Sansone.

Con le arti della seduzione, D. tentò più volte di carpire al gigante il segreto della sua forza prodigiosa. Delusa tre volte con false rivelazioni del segreto, come se il forte potesse venire domato legandolo con fresche funicelle d'arco, o con funi nuove, e con sette dei suoi lunghi capelli legati al telaio, alla fine, con le sue insistenze pagate dall'oro dei Filistei, scppe che Sansone poteva essere domato rassendogli i lunghi capelli di nazireo. Il gigante, da lei raso nel sonno e poi venduto per 5500 sicli, accecato dai nemici e costretto in ferri a girar la mola in Gaza, si vendicò poi, rinati i capelli e l'animo di nazireo, con il crollo del tempio di Dagon, affollato per un insultante festeggiamento della sua sconfitta. - Vedi tav. LXXV.

Bial.: M.-J. Lagrange, Le livre des Juges, Parigi 1903, pp. 246-56; C. F. Burney, The book of Judges, Londra 1920, pp. 377-91; A. Schulz, Das Buch der Richter (Die hell. Schrift d. Alt. Test., 4), Bonn 1926, pp. 86-89; G. Ruccinti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 306-10. Tommaso Piatti

DALLAS, diocesi di. - Diocesi e città nello Stato del Texas, Stati Uniti d'America, suffraganea di S. Antonio, comprendente un territorio di ca. 81.800 kmq . E suffraganea della diocesi metropolitana di S. Antonio.

Nel 1946, su oltre 2.290 .000 ab. contava più di 70.000 cattolici sotto la direzione di 87 sacerdoti diocesani e 79 religioni, con 91 parrocchie, 43 missioni, 15 stazioni e 45 cappelle, 1 collegio superiore, 23 High schools, 42 scuole parrocchiali. Nel 1946 vi furono 547 conversioni. Nella diocesi risiedono 9 istituti religiosi maschili e 13 femminili.

Il territorio della Diocesi fu colonizzato da famiglie immigrate specialmente dal Kentucky, dall' Illinois e dall'Indiana e da un grande numero di negri. La sua erezione a diocesi con residenza a D. avvenne il 15 luglio 1890 , per smembramento della diocesi di Galveston. Fu dapprima suffraganea di Nuova Orléans poi formò la diocesi di El Paso (1914) e Amarillo (1925), per passare il 3 ag. 1926 alla nuova provincia di S. Antonio.

Bial.: Leonis XIII P. M. octo, X, Roma 1890, pp. 183 191: J. H. O'Donnell, The catholic hierarchy of U. S. 17901922, Washington 1922 (v. indice); AAS, 19 (1927), pp. 167 171; H. W. Chury, s. v. in Cath. Enc., IV, p. 605; C. E. Castaneda, Our catholic heritage in Texas 1519-1946, 7 voll., Austin 1936 (v. indice); The official catholic directory 1947, Nuova York 1947, parte 27, pp. 414-17.

Corrado Marin
Dalle Masegne, Jacobello e Pietropaolo. - Scultori e architetti veneziani, fratelli, detti anche "da Venezia ". Di Pietropaolo, come notizie private, si sa che fece testamento nel 1403; di Jacobello che dopo il suo ritorno a Bologna (1408) se ne perdono le tracce nel 1409. Operarono a Venezia, Mantova, Milano, Pavia e Bologna. Malgrado la loro costante unione, sono piuttosto chiare le differenze stilistiche individuali nelle loro opere.

Opere di Pietropaolo : monumento sepolcrale di Giovanni da Legnano a Bologna (1386); monumento sepolcrale di Margherita Malatesta, a Mantova (1399); finestrone nella facciata sud del palazzo Ducale e monumento sepolcrale al Doge Venier in SS. Giovanni e Paolo (1400).

Opere di Jacobello: Iconostasi della basilica di S. Marco a Venezia (1392-94); progetto per la facciata del duomo di Mantova (1396).

Attività comuni ad entrambi: incarico per l'altare di S. Francesco a Bologna eseguito dal solo Pietropaolo (1388); fabbrica dal duomo di Milano (1399).

Pur partendo da una comune formazione rientrante nella tradizione plastica veneziana, ove concorrevano elementi orientali e influssi nordici e toscani (Nino Pisano)

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le opere di Pictropaolo si distinguono per una minore rigidità di fattura, un delicato trapasso di piani, ed un ampio studio del panneggio elegantemente ritmato. La scultura di Jacobello invece è caratterizzata da una più acuta e profonda stilizzazione, da un movimento più energico e qualche volta angoloso, da una forza contenuta lontana da ogni lenocinio decorativo.

La scultura incisiva e multiforme dei D. M. ebbe molta parte nello sviluppo della plastica emiliana del tardo trecento.

Paolo figlio di Jacobello, fu pure scultore; a lui si deve il monumento sepolcrale di Jacopo Cavalli nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia.

Biol.: J. B. Supino, La pais d'altare di 7. e P. P. D. M., nella chiesa di S. Francesco di Bologna, in Atti e mem. dell'Assad. delle scienze dell'stiti. di Bologna, 9 (1914-15): P. L. Rambaldi, Nuovi appunti sui maestri 7. e P. P. da Venezia, in Venezia, 1 (1920), pp. 63-66; R. Krauthcimer, Zur emoz. Trecentoplastik, in Marburger Jahrbuch für Kunstwissenschaft, 5 (1929), pp. 193-212; L. Planiscig, s. v. in Thieme-Becker, XXIV, pp. 200-203; S. Bcrini, L'ultima e la piú bella opera di P. P. d. M., in Dedalo, 12 (1932), pp. 247-59; G. Grudi, 7. e P. P. da Venezia, in La critica d'arte, 7 (1937), pp. 26-38; C. Baroni, Scultura gotica lombarda, Milano 1944 (secondo indice).

Pietro Gazzola
DALLER, Balthasar. - Sacerdote ed uomo politico bavarese, n. il 22 genn. 1835 a Gasteig, m. il 3 marzo 1911 a Frisinga.

Ordinato sacerdote nel 1861 , divenne in seguito professore di diritto ecclesiastico e di storia della Chiesa al real liceo di Frisinga. Dal febbr. 1871 alla morte fu deputato alla Dieta bavarese. Fondatore del partito patriottico bavarese (Bayrische patriotische Partei), si prefisse l'armonica collaborazione dello Stato e della Chiesa, soprattutto nella questione della scuola, e la salvaguardia dei diritti della Baviera nell'ambito dell'Impero tedesco.

Biol.: A. Scharnagl, s. v. in Staatslexikon, I, Friburgo in Br. 1926, coll. 1295-97.

DALLET, Claude-Charles. - N. o Langres (Haute Marne) il 18 ott. 1829. Il 5 ott. 1850 entrò nel seminario delle Missioni Estere di Parigi, e, ordinato sacerdote il 5 giugno 1852, partì subito per il Maysore (India). Prima fu vicario a Bangalore e poi nel 1857 fu incaricato del distretto di Mysore dedicandosi ai colerozi.

Nel 1859 pubblicò il Controversial Cathechism. Ammalatosi, nel 1857 ritornò in Francia. Nel 1871 visitò l'America e contribuì alla creazione del musco cinogiapponese dell'Università Laval di Québec. Nel 1872-73 con l'aiuto dei manoscritti di mons. M. Daveluy (v.) scrisse l'Histoire de l'Eglise de Carée (Parigi 1874). Quindi fece un giro delle missioni dell'Asia Orientale per scrivere la storia del suo seminario e m. a Ke-so (Tonehin) il 25 apr. 1878 . Antonio Agone

DALL'ONGARO, Francesco. - Scrittore, n. a Mansuè (Treviso) il 19 giugno 1808, m. a Napoli il 10 genn. 1873. Compì a Padova i corsi teologici, ma disertò la carriera ecclesiastica per dedicarsi alla politica e al giornalismo. Nel 1848 partecipò alle vicende di Venezia e di Roma. Esule dopo la R