è fondato probabilmente sulle scarne notizie del carme damasiano che però lesse ed interpretò malamente. La presenza poi a Roma « in Pincis» di una chiesetta dedicata a s. Felice di Nola, fu l'occasione per un'ulteriore confusione leggendaria tra questo santo ed il nostro F.
Bib.: Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, pp. 545-51; H. Debetaux, Les cultes du cimetière de Commodilla, in Anal. Bull., 16 (1897), pp. 19-29; P. Franchi de' Cavalieri, Dei SS. F. ed A., in Note agiografiche (Studi e testi, 24), IV, Roma 1912, pp. 41-57; Martyr. Hieronymianum, p. 476 sg.; B. Banniti, Il cimitero di Commodilla, Città del Vaticano 1936, pp. 7-14, 37-38; A. Ferrus, Epigrammata Damasiana, ivi 1942, pp. 28-101; R. Valentini-C. Zuccherri, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, p. 65.
Agostino Amore
FELICE e FORTUNATO, santi, martiri. - Ricordati oggi nel Martirologio romano all' 11 giugno, erano venerati in Aquileia solennemente il 14 ag., conforme al Martirologio geronimiano; nella liturgia milanese invece il 14 maggio insieme con s. Vittore. Gli atti che li riguardano sono favolosi. Venanzio Fortunato, ricordando i martiri più illustri di alcune città, fu cennò di Felice per Vicenza e di Fortunato per Aquileia (Carminum, VIII, 3, vv. 165-66); in ambedue queste città sorgeva una basilica cimiteriale dedicata ai due martiri insieme ed il loro culto si diffuse anche altrove nella Venezia e fuori insieme con le reliquie.
Bint.: Acta SS. Iunii, II, Anversa 1698, pp. 460-63; anon., Storia dei st. F. e F., Venezia 1825; P. Paschini, La Chiesa agudiziana ed il periodo delle origini, Udine 1909, p. 34 sgg.; Lanzoni, pp. 872, 917-18; Martyr. Hieronymianum, pp. 315, 443; III. Lorenzoni, La basilica dei SS. F. e F. in Vicenza [Vivensa 1938].
FELICIANO, santo, martire : v. PRIMO e FELICIANO, santi, martiri.
FELICISSIMO e AGAPITO, santi, martiri. Sono commemorati nella Depositio martyrum il 6 ag. come sepolti nel cimitero di Pretestato. Nessuna notizia però si conosce né della vita né del mar-
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Iro a:pori, Nsianis, for 11. it Felicissimo e Agapito, santi, martiri - Medaglione con s. Felicissime. Affresco (731-41) - Roma, chiesa di S. Crisogono.
tirio, oltre i pochi accenni contenuti nel carme che papa Damaso compose in loro onore e del quale si conserva il testo originale.
F. ed A. erano diaconi romani e furono uccisi insieme con il papa Sisto II nel 258, durante la persocuzione di Valeriano, nella quale, secondo le testimonianze di s. Cipriano, di Eusebio e del Liber Pontificalis, furono massacrati nello spazio di pochi giorni tutti a sette i diaconi della Chiesa romana. Gli Itinerari del sec. vir ricordano concordemente i sepolcri di F. ed A. nel cimitero di Pretestato, ma la loro identificazione fatta in tempi recenti, nella cosiddetta speluuca maior è lungi dall'esser certa. Parimenti incontrollabili sono le notizie riguardanti i due martiri contenute nella Passio di papa Sisto, la quale non è più antica del sec. vi.
Biel.: Acta SS. Augusti, II. Parigi 1867, pp. 124-42; Lib. Pont., I, p. 135; P. Franchi de' Cavalieri, Note agiografiche, VI (Studi e testi, 75), Roma 1920, pp. 171-74; E. Josi, L'cpigranoma dumaniano in onore dei martiri F. e A., in Rivitia d'archeologia cristiana, 4 (1927), pp. 234-48; Martyr. Hieronymianum, p. 420 sg.; A. Ferrus, Epigrammola Dumaniana, Città del Vaticano 1942, pp. 152-56.
Agostino Amore
FELICITA, sante, martire. - E commemorata nel Martirologio geronimiano il 23 nov. come sepolta nel cimitero di Massimo sulla Via Salaria nuova. Sul suo sepolcro papa Bonifacio I ( 418-22 ) fece costruire una basilica, che servì di sepoltura anche a lui. S. Gregorio Magno recitò un'omelia in detta basilica nel dies natalis di F. Il sepolcro della martire è ricordato anche da tutti gli Itinerari dei pellegrini del sec. vi.
Tra la fine del sec. iv e l'inizio del sec. v, fu composta una Passio molto leggendaria, secondo la quale F., durante il regno di Marco Aurelio, fu accusata da sacerdoti pagani a condotta insieme con i suoi sette figli al tribunale del prefetto di Roma. Questi cercò di convincerli a sacrificare, ma essi respinsero ogni proposta, anzi F. esordì i figli a mantenersi farti nella fede. Furono affidati allora a diversi giudici, che li fecero perire tutti in modi diversi. Furono sepolti in diversi cimiteri di Roma; F., insieme con il figlio Silano, in quello di Massimo. Tutto il racconto è evidentemente calcato sull'episodio dei sette fratelli maceabei (II Mach. 7, 1-41) senza alcuna verità storica. I nomi dei sette figli di F. infatti si riscontrano nella Deposita murigense il to luglio, ma senza nessun accenno di parentela tra di loro, né con F.; essa è stata inventata dall'agiografo. Nè fa ostacolo la pittura scoperta dal De Rossi nel 1883, riproducente F. con i
presunti sette figli, poiché dipende dalla Passio, dalla quale dipendono tutti gli altri documenti agiografici posteriori.
Per il cimitero di F., v. massimo.
Biel.: Acta SS. Infi, III. Parigi 1867, pp. 5-26; G. R. De Rossi, Scoperta d'una cripta storica nel cimitero di Massimo, in Bull. arch. critr., 4^{4} serie, 3 (1884-85), pp. 149-84; Martyr. Hieronymianum, pp. 360-64, 615 sg.; P. Styger, Romania Miterrervoridie, Berlino 1935, pp. 245-48; H. Doleheys, Etude sur le légendice romain, Bruxelles 1936, pp. 116-21; A. Ferrus, Epigrammola Dumaniana, Città del Vaticano 1942, pp. 220-53.
Agostino Amore
FELICITA, santa, martire : v. PERPETUA e FELICITA, sante, martiri.
FELINSKI, Zygmunt Felix. - Arcivescovo di Varsavia, n. il 6 ott. 1822 a Wojatyn (Volinia), m. nel 1805 a Cracovia. Entrò nel 1851 nel Seminario di Zitomir, donde passò all'Accademia ecclesiastica di Pietroburgo. Ordinato sacerdote nel 1855 , divenne vicario della chiesa di S. Caterina nella capitale zarista.
Seppe guadagnarsi la fiducia e la stima di tutti i cattolici ivi residenti, e Pio IX, accondiscendendo anche al desiderio del governo russo, lo preconizzò nel 1862 arcivescovo di Varsavia. F. si trovò ben presto in difficile posizione, perché i Polacchi lo consideravano creatura del governo russo, mentre i Russi non gradivano affatto la sua aperta opposizione ad ogni misura che ledeuse in qualche modo i diritti dei cattolici. D'altra parte l'arcivescovo era sinceramente attaccato alla propria patria, e durante i moti rivoluzionari del 1863 indirizzò all'imperatore Alessandro II una lettera, in cui caprimeva chiaramente la necessità di concedere alla Polonia l'indipendenza, su pure sotto forma di umione personale alla Russia. Dopo ciò il governo zarista gli ingiuma di lasciare immediatamente la diocesi.

(da G. R. De Rosil, in Bullciliap di nera, crittiana, [n. 17] / Libi, H_{3}, sec. 1-10. Felicita, santa, martire - S. F. e i suoi sette figli, Affresco del sec. vi, ora distrutto - Roma.
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Costretto a lasciare Varsavia il 14 giugno 1863 , condotto dapprima a Gatcina, fu poi esiliato a Jaroslavl, dove rimase per ben venti anni. Invano il Pontelice protesto, Solo dopo gli accardi del 24 dic. 1882 era la S. Sede e la Russia, l'arcivescovo poté lasciare il suo esilio, rinunciando però alla diocesi. Preconizzato il 15 marzo 1883 da Leone XIII arcivescovo titolare di Tarso, si recò prima a Czernowitz, e poi a Cracovia. Lasció delle memorie (Pomiginihi, a voll., Cracovia 1897).
BibL.: V. Smochinki. Ks. Zygmunt Xarseny F., arcyb. metrop. xarso., Cracovia 1898; A. Boudou, Le St-Siège et la Russie, II, Parigi 1022, passim.
Silvio Furlani
FELIX, CÉléstin-Josèph. - Gesuita, conferenciere, n. a Neuville-sur |'Escaut (diocesi di Cambrai) il 28 giugno 1810 , m. a Lilla il 6 luglio 1891 . Dopo quattro anni di insegnamento a Brugelette, passo, come predicatore, a Parigi ( 1831 ) e nel 1853 fu chiamato dall'arcivescovo A. Sibour a succedere ai pp. E. D. Lacordaire e S. de Ravignan sul pulpito di Notre-Dame. Vi duro fino al 1870 , acquistandosi la fama di uno dei piú brillanti oratori, e chiudendovi la lunga serie delle sue conferenze con una predica ardita e coraggiosa, per quei momenti, sulla infallibilità del papa. Dal 1867 al 1883 fu superiore a Nancy; dal 1883 al 1885 a Lilla, dove rimase fino alla morte, passando di tanto in tanto a predicare nelle principali cattedrali della Francia e del Belgio.
Il suo nome è legato soprattutto alle conferenze di Notre-Dame. Dopo avere per tre anni predicato su argomenti disparati (Grandes erreurs du siècle [1853]; Le christianisme est charric [1854]; Le sacrifice [1855]), inizio nel 1856 la serie Le progrès par le christianisme ( 13 voll., Parigi 1856 -70), nella quale il vero e genuino progresso sotto tutte le forme, individuale, familiare, artistica, morale, sociale, è trattato con ampiezza di vedute congiunta ad una grande esattezza di dottrina. Ogni anno, poi, riassumeva le conclusioni pratiche, derivanti dalle sue conferenze, nei discorsi del ritro pasquale ( 7 voll., ivi 1867-71). Conferenze e ritiri ebbero numerose edizioni e versioni, e ancor oggi conservano inalterata la loro profonda efficacia.
La sua eloquenza si distingue per la chiarezza, la logica vigorosa, l'entusiasmo vibrante, che muove e commuove, la sicurezza della dottrina, l'arte di una dialettica abile e sottile.
BibL.: Sommervagel, III, coll. 201-604; IX, col. 321; A. d. Pornapartin, Le p. F., ćtude et biographie, Parigi 1861; E. Cormat, Le v. p. F., in Studes. 54 (1891), pp. 391-616; J. Jenner, Le v. p. F., Parigi 1892; P. Fornessolle, Les conférenciess de Notre-Dame, II, ivi 1936, pp. 59-138.
Celestino Testore
FELLER, François-Xavier. - Gesuita, erudito e abile apologista, n. a Bruxelles il 18 apr. 1736, m. a Ratisbona il 23 maggio 1802 . Compiuto il corso degli studi, iniziò la sua carriera, come predicatore, a Lussemburgo e a Liegi; ma la sopravvenuta soppressione della Compagnia di Gesù (1773) lo fece dedicare tutto alla missione di scrittore. A ciò gli giovarono, oltre l'ingegno, la memoria tenacissima, i molti viaggi fatti attraverso l'Europa a l'acuto spirito di osservazione e di ricerca. La Rivoluzione Francese lo costrinse a partire dal Belgio e a rifugiarsi prima a Paderborn e poi a Ratisbona.
Scrisse moltissimo, con l'unica intento di difendere efficacemente la religione dagli errori imperversenti dell'illuminismo, del febronianismo e del giuseppinismo e intorno alla questione delle nunziature. Dal 1769 cooperò con molti articoli al Journal de Verdun, o La clef du cabinet des Printer de l'Europe en recueil historique et politique sur les matières du temps, edita a Lussemburgo; cooperazione che rafforzò quando, nel 1773, ne fu il direttore e quasi l'unico scrittore, pubblicandolo sotto il nuovo titolo di Journal historique et littéraire ( 60 voll., 1773-94), edito pure a Lussemburgo, fino a che non ne venne proibita la stampa da Giuseppe II, perché ne denunciava aperta-

(Int. Enc. Catl.)
FElonio - F. del Pontificio collegio greco - Roma.
mente i dispotici soprusi in campo ecclesiastico; passato perciò nel 1788 a Liegi e nel 1791 a Maastricht.
Gli articoli principali vennero poi pubblicati a parte col titolo di Móthages de politique, de morale chrétienne et de littérature ( 4 voll., Lovanio 1822-24); riprodotti poi in Cours de morale chrétienne et de littérature religieuse ( 3 voll., Parigi 1826).
Un'aggiunta al Journal sono da considerarsi i 18 voll. di Recueil de représentations, protestations et réclamations faites à S. M. I. par les représentants et états des dix provinces des Pays-Bas autrichiens assemblés (s. 1., dal 1773: tradotti subito in fiammingo [Amsterdam 1787-90]). Ma l'opera principale rimane il Dictionnaire historique ( 6 voll., Augusta 1781-84). Questionnaire proibito dal governo austriaco, ebbe successive edizioni sempre aggiornate, fino alla 9^{2} del 1837 , quando prese il nome di Biographie universelle, edita da M. Porsonès, T. Simonin e C. Weiss; ma le aggiunte a i rimaneggiamenti gli fecero perdere la fisionomia primitiva. Altre opere da menzionare: Catéchisme philosophique (Liegi 1772, sotto lo pseudonimo di Fiesier de Reval), che, ristampato e aggiornato molte volte sia dall'autore sia da altri (da escludere l'edizione della contessa di Geniis, Parigi 1820), tenne il campo dell'apologetica, per l'accurata perspicuità ed acutezza, fino alla metà del sec. 212. Non va però tachito che in Opuscules théologico-philosophiques (Malines 1824, raccolta postuma di opuscoli) il F. ha espresso idee erronee a proposito degli errori del Sinodo pistinione, condannato dalla bolla "Auctorem Fidei"; le confutò il card. Giacinto Gerdti con le sue Animadversiones in notas... cl. Feller (Roma-Venezia 1793).
BibL.: Sommervagel, III, coll. 606-21; IX, col. 222; B. de Saivs, Précis historique sur la vie et les acuvres de l'abbé F., Liegi 1822; W. Robinson, A catholic Encyclopedia, in The month, 59 (1880), pp. 574-79; A. Sorung, L'adesse d'un sacant lusembourgeois, in Cahiers lusembourgeois, 7 (1930), pp. 489-94; Hurter, V. coll. 394-600; J. de Brucker, s. v. in DThC, V. coll. 2121-27.
Celestino Testore
FELONIO. - E la Poenula romana (gr. \varphi ε λ óvıov per corruzione di \varphi zıvó́ıov o \varphi evóııov), ma dall'antica ed ampia forma che avviluppa tutto il corpo. Gli Slavi ed i Rumeni in epoca più recente hanno
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accorciato la parte anteriore. Il f. è per eccellenza l'ornamento del sacerdote che lo riceve in forma solenne dal vescovo dopo la sua chirotonia. Era portato anticamente anche dal vescovo che a poco a poco gli ha sostituito il sacco.
Il f. episcopale era ornato di molteplici croci, mentre il f. sacerdotale, sempre fatto di staffa preziosa, dove essere ornato di una sola croce sulla parte posteriore. Il suo uso è riservato alla liturgia, a qualche rara cerimonia, come il Battesimo solenne. I maggiori dignitari della Chiesa di Costantinopoli avevano il diritto di portarlo, ma con l'orario diacunale, perché non erano sacerdoti (G. Codinus, De officiis Magnae Ecclesiae et Anlne Constantinopolitanae, Venezia 1729, p. 84). Dal f. sacerdotale bisogna distinguere un f. di forma minore che era conferito al lettore a che portava anche il suddiacono. Più tardi prese la forma di una tunicella che Simeone di Salonicco chiama xę̧iatov, comice. Placido de Meester
FELTEN, Joseph. - Esegeta a cultore della moderna critica neotestamentaria, n. a Düren il 9 febbr. 1851, m. a Bonn l'11 dic. 1929. Professore dal 1877 di teologia al St. Cuthbert's College ad Ushaw, presso Durben; dal 1888 di esegesi a Bonn, e dal 1921 a Ruhestande.
L'opera sua principale è: Nentestamentliche Zeitgeschichte oder Judentum und Heidentum zur Zeit Christi und der Apostels (a volh., Ratisbona 1910; 2^{°} ed. ivi 1923; vers. ii., 4 voll., Torino 1913 e 1944). Fu accolta al suo apparire come opera destinata a diventare classica (cf. J. Lebreton, in Revue pratique d'apologétique, 10 [1910], pp. 379-80), ma nella 2^{2} ed. non seppe aggiornarsi alle nuove ricerche (cf. J. Lebreton, in Recherches de science religieuse, 16 [1926], pp. 546-48). Conserva, tuttavia, ancora il suo alto valore. Degna di ricordo sono pure: Papst Gregor IX. (Ratisbona 1886); Robert Grosseteste, Bischof von Lincoln (ivi 1887); Die Apostelgeschichte (Triburgo in Br. 1892); Die zwei Briefen des hl. Petrus und der Judäderief (Ratisbona 1929). Celestino Tesnue
FELTRE, Diocesi di: v. Belluno e feltre, Diocesi di.
FEMMINISMO (dal franc. féminisme). - E il complesso delle teorie, questioni e lotte agitate e condotte in sede femminista per l'equiparazione della donna all'uomo sul piano civile, sociale a politico e, implicitamente, per la sua emancipazione. Tale emancipazione, già maturata nei suoi postulati fondamentali per opera specialmente del cristianesimo, per cui le differenze fisiologiche non costituiscono nessuna barriera per l'uguaglianza morale, se pur arrestata o rallentata nei secoli, dalla antichità latina fino a tutto il Settecento, originò il determinarsi del vero e proprio problema femminista solo in tempi assai recenti, sì che il movimento femminista è fenomeno tipicamente moderno: come moderni e per lo più, anzi, contemporanei sono i suoi momenti più ricolutivi a i suoi più avanzati progressi. Non si può infatti attribuire spirito femminista a quella certa emancipazione, politica o culturale, goduta dalla donna nella società romana o rinascimentale o settecentesca; perché quelle furono, per cosi dire, parentesi occasionali di una sua relativa sociale influenza ed emergenza, ma non tappe di una vera e propria campagna di rivendicazioni quale è quella cui si dà ormai specificamente il nome di f .
Il f. è un portato dell'evoluzione della società, della sua struttura, delle sue mutate condizioni e concezioni economico-giuridiche. Perciò anch'esso risale alla Rivoluzione Francese, a quel moto cioè che rivoluzionò, con le sue tante difese dei diritti dell'uomo, anche la compagine ideologica del vecchio conservatorismo antifemminista. Si considera infatti atto di nascita del f. la Décla-
ration des droits de la femme che Olympe de Gouges presentò all'Assemblea Costituente nel 1791. Le sue proposte, petizioni e proteste, i clubt femminili da lei organizzati furono le prime manifestazioni audaci dell'idea femminista che si stava affermando come movimento, o che ebbe poi credito nei teorici socialisti francesi, quali Ch. Fourier, E. Cabet, P.-J. Proudhon, C.-H. Saint-Simon. Il Fourier usò per primo, nei riguardi della donna, la parola emancipazione». Poco dopo, nel 1792, anche in Inghilterra veniva varata la primizia femminista della "Vindication of the Rights of the Women" di Mary Wolstonecraft, che postulava per le donne educazione pari a quella degli uomini e propugnava la scuola statale mista. Pute del 1792. in Germania, è lo scritto Über die bürgerliche Verbesserung der Welber di Th. von Hippel.
Così impostato si trovò la questione femminista in Europa alle soglie dell'Ottocento. La novità e lo sviluppo dell'economia europea del primo Ottocento e il fermento di idee sociali sul terreno nazionale e internazionale agevolarono nel corso del secolo il consolidamento delle teorie femministe e il loro graduale sociale riconoscimento. Fautori efficaci di tale f., dapprima essenzialmente teorico, furono intellettuali e scrittori di tendenze democratico socialiste, come la George Sand, o economisti, come Stuart Mill, forti del loro individualismo liberale nella difesa più integrale della umana personalità. Il fatto di trovare questo movimento promosso da corifai del socialismo e del liberalismo, e più le esagerazioni a cui questi si abbandonavano, fecero da parte cattolica guardare all'inizio con sospetto al movimento (cf. N. Marini, Il valore scientifico delle moderne teorie intorno allo damm, Roma 1887), ma si finì poi con il seccrnere le zone rivendicazioni, rispondenti in pieno al pensiero cristiano, dalle esagerazioni dottrinarie e pratiche.
Il libro dello Stuart Mill, The Subiection of Wouma (Londra 1869; trad. it., Lanciano 1926) si considera il testo base della dottrina femminista e contiene i presupposti teorici e divulgativi del suo sviluppo moderno. Per esso le prime rivendicazioni femministe si ebbero appunto in Inghilterra : ammissione delle donne al voto nei consigli municipali ( 1869 ) e nei consigli di contea ( 1880 ), abolizione dell'autorizzazione marziale (1882), libertà di organizzazione come la Social and Political Union di suffragato (diretta nel 1903 da Emmeline Pankhurst), libertà di comici e dimostrazioni pubbliche.
Per le stesse rivendicazioni si battevano contemporaneamente le associazioni femministe delle altre nazioni, fin che la guerra mondiale 1913-18 per le urgenti conseguenze belliche segnò un'imponente svolta nella storia del f., e ne garantì la più rapida fortuna. L'obbligata assunzione di donne in tutti gli affici, pubblici e privati, non cessata, anzi intensificata nel deneguerre, a avvalorare del rendimento del personale femminile in ogni forma di attività (operale, professionale, impiegatizia) diede il col. londo all'equiparazione economico-produttiva del due secoli e ne affrettò l'equiparazione sul piano giuridico-sociale. Sono già del 1915-17 nella Germania, in Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Polonia, U.R.S.S., Spagna, Stati Uniti, le donne elettrici ed elctre deputati, ministri, sottosegretari, diplomatici. Dal 1918 le donne furono elettrici ed elette anche in Inghilterra, dal 1926 lo sono anche in Italia. Qui il movimento femminista non fu mai organizzato e clamoroso come in Inghilterra e in Avarica, ma non meno sentito moralmente ed economicamente, al da conseguire notevoli risultati. Un f. meno socialistico e materialistico, più idealistico e spiritualistico; meno teorico e più pratico.
Decaduta ormai l'antica pregiudiziale dell'inferiorità muliebre e dell'esclusiva egemonia dell'uomo, le donne sono ormai entrate in tutte le forme di attività : commerciale, industriale, culturale, artigiana, politica, parlamentare; alle donne sono aperte tutte le facoltà universitarie, quasi tutte le carriere e le professioni.
Ragioni economiche e ideali hanno concorso insieme a tali successi del f., che oggi, a mezzo sec. xx, può dirsi giunto al punto culminante della sua para-
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bola di realizzate rivendicazioni. Su esse deve anche fermarsi, per non dannosamente degenerare andando troppo oltre. Alcune correnti estremiste del f. sarebbero, infatti, p. es., per la sparizione della famiglia come Istituto morale, economico, giuridico.
- E verso la donna al volgena - come osservava recentemente e autorevolmente S. S. Pio XII - vari movimenti politici, per guadagnarla alla loro causa. Qualche sistema totalitario mette dinanzi ai suoi occhi morifiche promesse: uguaglianza di diritto con l'uomo, protezione delle gestanti e delle puerpere, cucine ed altri servizi comuni che la liberano dal peso delle cure domestiche, pubblici giardini d'infanzia e altri istituti, mantenuti e amministrati dallo Stato e dai comuni, che la esimono dagli obblighi materni verso i propri figli, scuola gratuica, assistenza in caso di malattie n. Quanto osservava a proposito S. Santità nella stessa occasione può fare il punto a tutto il movimento fenuminista: "Non si vogliono negare i vantaggi che possono ritrarsi dall'uno e dall'altro di questi provvedimenti sociali, se applicati nei debiti modi... Rimane però il punto essenziale della questione,... la condizione della donna è con ciò divenuta migliore? La uguaglianza dai diritti con l'uomo ha, con l'abbandono della essa ove ella era regina, assoggettato la donna allo stesso peso e tempo di lavoro. Si è messa in non cale la sua vera dignità e il salido fondamento di tutti i suoi diritti, vale a dire il carattere proprio del sua essere femminile e l'intima coordinazione dei due sessi; si è perduto di vista il fine inteso dal Creatore per il bene della società umana e soprattutto della famiglia. Nelle concessioni fatte alle donna e facile scorgere, più che il rispetto della sua dignità e della sua missione, la mira di promuovere la potenza economica e militare dello Stato totalitaria, cui tutto deve essere inesorabilmente subordinato" (AAS, 37 [1943], p. 288).
Tuttavia, come l'autorevole voce ancora insegnava, nella presente condizione giuridica, sociale, economica, morale della donna, nel regime di perfetta parificazione, per quanto sia desiderabile rimettere il più possibile in onore la missione della donna nel focolare domestico, questa non deve dimostrarsi ritossa al movimento che la trascina, di buona o di mala voglia, nell'orbita della vita sociale e politica. Ella deve concorrere con l'uomo al bene della civitas, nella quale è in dignità uguale a lui, e concorrervi secondo la sua natura, i suoi caratteri, le sue attitudini fisiche, intellettuali e morali.
Tutto ciò è una questione non tanto di attribuzioni distinte, quanto del modo di giudicare e di venire alle applicazioni concrete.
Bra... History of uomar suffrage, 4 voll, Londra 1876-1920; C. Gadda, Della condizione giuridica delle donne, 2^{°} ed., Torino 1880; R. Cerilli, La donna elettrice, ivi 1900; H. Lange-G. Brumer, Handbuch der Frauenbewegung, 5 voll, Berlino 1901-1906; Ch. Turgeon, Le fóminisme frunzais, 2^{°} ed., 2 voll, Parigi 1907; I. Brunelli, Il suffragio politico fomminile, Torino 1910; M. Finotti, Viscous's Suffrage, Londra 1912; M. Ostrogorski, Le femme au point de vue du droit public. Etude d'histoire et de législation comparée, Parigi 1912; J. Barthélémy, Le zure des femmes, ivi 1912; L. Abonnour, Histoire générale du féninisme des origines à nos jours, ivi 1921: Unione Femminile Cattolica Italiana. Atti delle giornate nazionali di studio, Roma 1923; H. Lange, Die Frauenbewegung, Lipsia 1924; X. Le Van, Féminisme et tronaï féminin dans les doctrines et dans les faits, Parigj 1926; oncial. Carit. mensahii, del 31 dic. 1930, in AAS, 22 (1930), pp. 549-59; G. Ciesler, La femme, ses droits, ses devoirs et ses revendications, Bruxelles 1930; R. Linhardt, Frau. IV Die moderne Frauenbewegung, in LThd., IV, coll. 144-46; S. Grinberg, Sur les nouvelles constitutions es le droit de vace, Parigj 1932; M. L. Riccio, Danna (Divitio privato e pubblico), in Nuove dignite ital., V, Torino 1938, pp. 210-17; S.S. Pio XII, Discorso alle giovani di donne Catt. connesso a Roma nel 15^{°} della loro fondazione, in AAS, 37 (1943), pp. 134-43; M., Allunazione del S. Padre alle delegate delle Associazioni catioliche italiane, 21 ott. 1943, ibid., 37 (1945), pp. 284-93; M. Pasini, 1. Due sorelle, Due notare. Due sistemi. 2. Dutrines cristiana sulla donna. 3. Nessusifemminismo, Vicenza 1948; R. Kothen, L'esteignement moral de l'Eglise, Lovanio 1949, pp. 161-66.
FENEJA, BENEDETTO. - Vicegerente di Roma, n. ivi il 20 febbr. 1736, m. a Parigi il 20 dic. 1812. Entrato nella Congregazione della Missione il 6 nov. 1751 e ordinato sacerdote nel 1760 , si distinse nella predicazione al popolo e nell'apostolato tra gli Ebrei. Occupò i principali uffici nella sua Congregazione, finché il 27 sett. 1800 Pio VII lo nominò arcivescovo titolare di Filippi e vicegerente di Roma.
In occasione dell'incoronazione di Napoleone a Parigi il F. fu tra i membri della legazione ponafiata che si partecipò. Al ritorno da Parigi, Pio VII lo incaricò della ritratrazione a riconciliazione del vescovo di Pistoia, giansenista, mons. Scipione Ricci. Il successo riportato fu sottolineato con grande soddisfazione dal Papa nel Concistoro del 26 giugno 1805 , a merito al F. la nomina a parriarca di Costantinopoli. Occupata Roma dalle truppe francesi, mons. F. dovette partire prigioniero con Pio VII per Parigi, dove finì i suoi giorni.
Bra... Mons. B. F.. in Annali della Mission, 17 (1910), pp. 268-72.
Annibale Bugnini
FENAROLI, FEDELE. - Compositore di musica e teorico, n. a Lanciano il 25 apr. 1730 e m. a Napoli il 1^{°} genn. 1818. Studiò con il Durante, il Leo e il Porpora al Conservatorio di S. Maria di Loreto in Napoli e insegnò, dal 1755 in poi, a quello della Pietà dei Turchini.
Furono della sua scuola Cimarosa, Mercadante, Pavesi e Zingarelli, ed è giustamente famoso un suo trattato con esempi ed esercizi di basso numero, Partimenti e regole musicali... (Napoli 1775). Numerosissima la sua musica sacra, tra cui messe solenni con orchestra, una da Regnion, contatti, inni, improperi, cantate, 24 Deum, responsori, lezioni, Misere, uno Stabat e l'oratorio Abigaille, del 1760.
Bra... T. Consalvo, La teoria musicale del F., Napoli 1826. Anna Maria Gentili
FENELON, François de Salignac de la Mothe. - Scrittore, n. da nobile famiglia il 6 ag. 1651 nal castello di Fénelon (Périgord), m. il 7 genn. 1713 a Cambrai. Iniziò all'Università di Cahors gli studi che compì alla Sorbona e nel Seminario di S. Sulpizio. Ordinato sacerdote nel 167401675 rimase qualche anno a S. Sulpizio esercitando in quella parrocchia il ministero. Nel 1678 è superiore di un istituto di istruzione per giovanette protestanti convertite al cattolicesimo; è, dopo la revoca dell'editto di Nantes, tra i più fervidi collaboratori delle "missioni" tese alla conversione dei protestanti : in ambedue gli incarichi mostra un tatto e una dolce comprensione, che sono la diretta eredità metodologica di s. Francesco di Sales. Precettore del duca di Borgogna, il F., fiero rampollo di una tradizione aristocratica, finisce per trovarsi a disagio nell'ambiente monarchico (non ultima causa della condanna del suo "quietismo" fu la contrarietà di Luigi XIV). Nel 1693 pronunzia il suo discorso per l'entrata all'Accademia di Francia. Nel 1695 è nominato arcivescovo di Cambrai.
È tra i più grandi scrittori religiosi del Seicento francese per l'inquieta indagine dell'anima umana, per le sottile e raffinata ansia nell's amor puro "di Dio, per l'amabilità casi squisita e suodente. Nella prima sua opera letteraria, 1 Dialogues sur l'éloquence ( 1679 , pubblicati postumi) già si delinea la sua fisionomia di amico della verità come intima persuasione della mente e del cuore. La prima operetta, di grande importanza nella storia della pedagogia cattolica, che gli dette una specifica notorietà fu il Trnité de l'éducation des filles (1687) dove è delineato un metodo educativo fondato sull'emorevalezza e sulla serenità : non bisogna istitiare nelle terre, menti infantili "vaines craintes des fantômes et des esprits", ma tendere invece a delineare sempre «une idée agréable du bien et une idée affreuse du mal». La natura n^{°}
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ve conculcato ma aiutata. L'autorità puó ben convivere con una saggia libertà.
Notevole importanza ha F. nella storia del pensiero politico seicentesco per Les aventures de T'léanique (composto intorno al 1693-94, ma pubblicato a sua insegna nel 1699 , romanzo un po' prolisso, ma sorretto da un incantevole e magico stile), per l'Examen de conscience sur les devairs de la régions e per altri scritti mutori : in essi il F. si mostra ai anticontrattualista ma pure antizassolutista (esigenze che nascevano non solo dal suo concetto di "libertas" cristiana, ma pure dagli spiriti antimutorchici della classe nobiliare a cui apparteneva) contro i re che non pensano che a farsi temere, quei re che sono "les Bésuz du genre humain", F. delinea il profilo dell'ortimo re sottomesso alla bontà naturale (da ricordare che nel Télémaque si a in fittizio mondo mitologico) a alla ragione; del re che arrivi a far esercitare la giustizia in favore del povero contro il ricco; felice, esclama il F., il popolo ostolotto da un re saggio, ma ancora più felice il re che trova la felicità nella propria virtù : "il tient les hommes par un lien cent fois plus fort que celui de la crainte: c'est celui de l'amour" non solamente gli si obbedisce, ma si ama a ubbidirgli : "il règne dans les cœurs ". Su un piano internazionale il F. propugna il massimo rispetto verso la comunità delle nazioni straniere: un diritto particolare di successione o di donazione, egli dice, deve cedere alla legge naturale della sicurezza delle nazioni; tutto quello che distrugge l'equilibrio non può essere giusto anche se sia fondato su leggi scritte di un particolare paese, proprio perché le leggi scritte presso un popolo non possono prevalere sulla legge naturale della libertà e della sicurezza comune, impresse nei cuori di tutti gli altri popoli.
Un posto di primo piano ottenne F. nella turbinosa Europa "teologica" del suo tempo, allorquando enteò in lisza per difendere contro Bossuet le teorie quietistiche di Madame Guyon (v.). Aspra fu la lotta tra Bossuet e F. (e il Bossuet non fu certo ricco di carità verso il suo avversario. Per le varie fasi di questa battaglia teologica, v. quietismo); la parola definitiva venne da Roma: con il breve Cime alias del 12 marzo 1699 Innocenzo XII condannava l'Explication des maximes des saints (Parigi 1697) di F.; venivano notati dal breve pontificio nell'opera di F. vari errori, frasi male sonanti, frasi prossime al. l'eresia: l'uomo può amare Dio di un amore di pura carità, e senza alcuna mescolanza del motivo dell'interesse proprio (non avendo alcuna parte in questo amore né il timore delle pene né il desiderio delle ricompense); l'uomo può amare Dio, ma non per il merito, né per la perfezione, né per la gioia che prova amandolo. Nello stadio della santa indifferenza, l'uomo non vuole più la salvezza come salvezza propria, come liberazione eterna, come ricompensa dei propri meriti, come il massimo dei propri interessi; ma vuole la salvezza con piena volontà come gloria e beneplacito di Dio, come una cosa che Dio vuole e che vuole che noi vogliamo per Lui. Questo pur amour compone lui solo tutta la vita interiore e diviene allora l'unico principio di tutti gli atti deliberati e meritori. Il quietismo di F. non arriva però agli estremi di un Molinos : per F. nella contemplazione l'anima è nella più completa indifferenza per la propria salvezza, è cioè senza la virtù della speranza; ma con una sottile distinzione: nell'annegamento l'anima perde al ogni speranza per il suo stesso destino, ma non perde la speranza perfetta (che è il desiderio disinteressato delle promesse divine) nella parte superiore, cioè negli atti diretti e intimi. Inoltre per F. l'uomo nello stadio unitivo, se perde ogni motivo di timore e di speranza, non perde né il timore filiale né la speranza dei figli di Dio. In certi aspetti F. è decisamente contrario a
Molinos : è difatti avverso a reprimere in sé gli atti virtuosi; nella quiete, egli afferma ancora, è dimenticato soltanto il proprio interesse, ma l'opposizione al male deve rimanere sempre presente; inoltre non si deve avere nessun disprezzo per la vita attiva. F. si sottomise alla condanna, condanna determinata non solo da alcuni errori sostenuti da F. ma anche da varie imprecisioni di linguaggio teologico (la fretta gli era stata difatti cattiva consigliera: Bossuet stava dando per le stampe, contro la mistica guyoniana, la sua Instruction sur les états d'oeaison; F. volle precederlo e riuscì a pubblicare la sua Explication il 1^{°} febbr. 1697, sei settimane prima che apparisse l'opera del Bossuet).
Tra le opere minori, ma non per questo meno ricche di parlass e di intima luce, è il Traité de l'existence et des attributs de Dieu (inizato in gioventù a terminato nel 1718); il F. segue nella prova dell'esistenza di Dio un metodo che si potrebbe definire ontologico: le idee indipendenti dai corpi scoprono la natura dell'anima che riceve quello che è incorporeo; donde viene l'idea un corporelle "dei corpi stessi". E necessario che quello che si pensa in se stessi sia una sorta di "nount de nature corporelle"; ma come si possono conoscere degli esseri che non hanno alcun rapporto di natura con il mio essere pensante? E necessario senza dubbio che un essere superiore a queste due nature cosi diverse, e che le racchiude tutte e due nel suo infinito, le abbia congiunte nella mia anima, e ne'abbia dato l'idea di una natura nata differente da quella che penso in me. Altri scritti di F., sempre ricchi di una solida libertà intellettuale e di una dolce e al tempo stesso viventiæ complessità, sono la Relatation du système de Maldequache (opera giovanile pubblicata solo nel 1820 , contro l'ottimismo assoluto, negativo della libertà divina), il Traité du ministère des pastures (sentito anch'esso giovanile, dove si insiste sul tema che : protestanti non hanno una ininterrotta tradizione apostolica), l'opuscolo sulla gnostica di Clemente Alessandrino (F. Dudon, Le gnostique de Clément d'Alessandro. Opuscule inédit de F., Parigi 1930, dove s'assolone l'esistenza, nell'antica Chiesa, della dottrina esoterica del puro amore), le varie istruzioni pastorali (del 1704 al 1714: attaccano con schietta persuasione le dottrine del giansenismo, movimento che F. avverso decisamente, adoperando nella pratica anche mezzi non completamente leali. Un aspetto teologico sul quale il F. insiste nella sua polemica teoretica a quello dell'identità tra la grazia efficace per se stessa giansenistica e la grazia necessitanis calvinistica), la Lettres sur l'autorité de l'Eglise, Lettres sur la religion, Dialogues des morts, nonché la Lettre sur les occupations de l'Académie (1714), lucido manifesto di un libero gusto letterario, che sia ricco di chiarezza, ordine e semplicità e non di amamenti che anevano la verità. Oratore ricco di una "douce insinuation", lascia tra le sue cose più sensibili il Seruon pour la fête de l'Epiphanie ( 6 genn. 1683, splendido per l'affetto mistico: "l'homme s'agite, mais Dieu le mène ") e il Discours prononcé au sacre de l'électeur de Cologne (10 maggio 1707).
Immensa la fortuna di F. Innanzi tutto in campo cattolico, per la sua pedagogia, per il suo pensiero politico, per il suo anticiparismo, per il suo antigiansenismo, e in fondo anche per le sue dottrine mistiche, che laddove non sono eterodosse sono state accolte come una sana esigenza contro la "pente excessive à raisonner ", la quale (come dichiarava il F. al duca di Chavernay) è "un obstetro à ce recueillement et à ce silence où Dieu se communique". E, inoltre, fuori del campo cattolico, il suo antigiansenismo è gradito ai libertini, la sua opposizione al formalismo religioso ai creatori del mito della religione naturale, il suo antissolutismo ai preparatori del pensiero democratico, la sua pedagogia a tutto il pensiero educativo post-illuminista, e soprattutto il suo quietismo alla mitologia di una religione senza
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inferni o paradisi, passata attraverso il suo discapolo Ramsay nell'umanitarismo filantropico-massonico (di Ramsay è fondamentale l'Histoire de la vie et des ouvrages de M. F. de S. de la M. F., Amsterdarn 1727). Grandissima è stata pure l'eredità del quie. tismo di F. nella mistica romantica : anzi si può dire che la storia della mistica romantica sia parallela e quasi sempre coincidente con la fortuna di F. e di Madame Guyon. - Vedi tav. LXXV.
Bim.: Otre le Revue Fénelon, 1911 sec. cf. H. Sée. Les idées politiques de F., in Revue d'histoire moderne et contemporaine. 1 (1809-1000). p. 548 sec.: E. Faguez, Dix-septième siècle, 28 ed., Parigi 1903. p. 435 sec.: P. Jeter, F., ivi 1903: G. Gidel, La politique de F., ivi 1006: M. Masson, F. et M.ne Gupno, iv 1007: M. Cognac, Etudes critiques sur F., ivi 1910: H. Bremond, Apologie pour F., ivi 1910: G. Mauguin, Documenti bibliografici per la storia della fortuna di F. in Italia, ivi 1910: A. Largoni, s. vi in DTNC, V. call. 2157-69: L. Nocatel, F. La Conforme scritte da par amour. Parigi 1914: A. Chérel, F. ou dix-huitième siècle en France, ivi 1918: E. Scillière, Mme Gupou et F. précar. rants de 7.-7. Roussion, ivi 1018: M. Visser, Germanische und romanische Religiosität: F., Berlino 1910: J. Remadz, Les idées pédagogiques de F., Parig 1922: H. Bremond, Le duel entre Bousset et F. in Revue de France, 3 (1926), pp. 149-71; id., Encore le duel, ibid., 3 (1926), pp. 102-118; M. Leroy, F., Parigi 1928: H. G. Martin, F. en Ilmfionde, Amsterdam 1928: A. Delploncur, La pensée de F., Parig 1030: G. Flamand, Les idees politiques et sociales de F., ivi 1932: H. Bremond, La querelle du par amour au temps de Louis XIII, ivi 1032: A. Chérel, De Télémaque à Candide. ivi 1933: id., F. ou la relapina du par amour, ivi 1934: J. P. Zermati, La place de F. dans l'histoire des doctrines économiques, Algeri 1924: G. Jussim, F. et la mystique du par amour, Parigi 1938: E. Carcessano, Etat présent des travaux sur F., ivi 1039: J. Gerbob, F. et la Cour Romaine, in Millenges d'archéologie et d'histoire, 54 (1640), pp. 234-348: E. Carcessano, F. L'homme et l'amour, Parig 1946: F. Pourrat, La spiritualité chrétienne, IV, ivi 1946, p. 254 sgs.: M. Patrochl, Il quietismo italiano del Seicento, Roma 1948, v. Indice: G. De Luca, Frammenti d'una corrispondenza tra F. e Gonzafes, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 3 (1949), pp. 413-29.
Massimo Patrochl
FENESTELLA CONFESSIONIS. - Sia negli altari a blocco che in quelli a cassa si trova talvolta un'apertura rettangolare rivestita di marmi che permetterà di avvicinare oggetti al sepolcro o alle reliquie. Uno degli esempi sicuri più antichi è offerto dall'altare a cassa eretto sul sepolcro dei martiri nella basilica di S. Alessandro sulla Nomentana.
Altri esempi sono quelli negli altari a blocco, come nel cimitero di Pisofilo e in S. Maria Antiqua e in S. Mario in Via Lata a Roma, nella cripta di S. Aspreno a Napoli, nella chiesa di S. Pietro a Bagnacavallo, nel duomo di Parenzo, ecc., nella basilica dei martiri a Cimolde, ecc. Nelle confessioni semionutari talvolta si trovano due f. c., una nell'altare della cripta, l'eltrn nell'altare del presbiterio sopraelevato.
Ma la f. poteva anche essere quella che permetteva di pregare proprio sul sepolcro del martire, come si apprende da s. Gregorio di Tours per il sepolcro di S. Pietro in Vaticano: chi desidera pregare, aperti i cancelli che lo proteggono, entra sopra il sepolcro a cosi \&f. parvula patefacta, immisse introrsum copite, quae necessitan prumit sffugitet» (In gloria martyrum, 27: MGH, Scriptures rerum Meroving., I, p. 504). Lo stesso autore descrive un'analoga f. c. nella basilica dei SS. Venerando e Nepoaino a Clermont (De gloria confessionis, 38 : PL 71, 858). Sazzonero scrive che nella parte superiore della confessione dei Martiri di Sebaste c'era un foramen, equivalente cioè di f. c.
Bim.: H. Griser, Analecta Romana, Roma 1896, pp. 283-86; J. Braun, Der christliche Alter, I, Monaco 1924, p. 252 sgs.
Entico Josi
FENGSIANG (Fongsiang), diocesi di. - Si trova nella Cina settentrionale, nella provincia civile dello Shensi. Fu eretta in prefettura apostolica il 16 nov. 1932, con territorio staccato dalla missione di Sian, e affidata ai Frati Minori della provincia regolare della Cina. Il 9 giugno 1942 fu elevata a vicariato apostolico a l'11 apr. 1946, con la istituzione

(da J. Braun, Der Christliche Alter, 1, Monaco 1911, 121. 11) Fenestella confessionis. Altare con f. c. (sec. vi). La mensa e moderna - Ravenna, Bartisotto.
della gerarchia episcopale in Cina, a diocesi suffraganea di Sian. La residenza del vescovo è nella città di Paoki, sviluppatasi in questi ultimi anni e divenuta una delle principali di tutta la provincia.
Ha una extensione di 12.000 kmq . Al 30 giugno 1948 la popolazione totale era di ca. 1.000 .000 di ab., di cui 8829 cattolici a 2439 catecumeni, 1400 maometrani e 2300 protestanti: il resto pagani. Il personale missionario contava, oltre al vescovo, 40 sacerdoti turti cinesi, di cui 28 religiosi francescani. Vi erano inoltre i religiosi laici francescani a 14 suore francescane turte cinesi. Il personale missionario ausiliare risultava di 11 catechisti, 14 battezzatori, 9 medici e 6 infermiere.
Sul territorio, diviso in 18 distretti, erano sparse 3 stazioni primarie e 103 secondarie, 17 chiese a 43 oratori o cappelle. Tra le opere figuravano 1 ospedale con 29 letti, 4 ambulatori che nell'esercizio 1947-48 avevano dato 53.561 consultazioni, i orfanotrofio con so ricoverate, 3 scuole di preghiera con 94 alunni.
Il cortolicesimo, predicato dopprima in questa regione sotto l'imperatore Wang-li, della dinastia dei Ming, tra gli aa. 1625-30, a causa delle continue persecuzioni non poté affermarsi stabilmente se non al principio del sec. xx. Il 28 ott. 1911, primo anno della Repubblica cinese, si ebbe qui la ribellione detto "delle reste bianche", che trucidarono 208 fedeli, bruciarono più di 30 chiese, distrussero a dettero alle fiamme le case dei cristiani, che in numero di ca. 5000 trovarono aiuto nella carità di un ricchissimo pogano, chiamato Chang-sel. La successiva ripresa e il nuovo raveglio missionario ebbero ed hanno gravi difficoltà nella guerra cino-giapponese prima e poi in quella civile.
Bim.: AAS, 26 (1934), p. 380; 34 (1942), pp. 332-33; GM, p. 193: MC, pp. 110-11; Arch. di Prop. Fide, relazione al 30 giugno 1948. Adama Pucel
FENGS SHUI. - Con il termine f. s. (lett. "vento ed acqua") si indica nella Cina un a sistema pseudo-scientifico che dovrebbe insegnare come e dove costruire la tombe, i templi, gli edifici, si che i morti, gli dei e i viventi possano venir collocati del tutto o il più possibile sotto la influenza benefica della natura \%.
Il sistema, che risale alla più remota antichità, parte della concezione che tutti gli abitanti del mondo vivono sottoposti all'alternarsi delle influenze. Se gli atti umani contrastano con l'onnipotente Tao o corso della natura, ne deriverà fatale conflitto nel quale l'uomo avrà la peggio. Occorre quindi per quanto possibile obbedire e se-
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guire il corso della natura. In ogni località si ritiene esistano certe caratteristiche topografiche (naturali o artificiali) le quali indicano o modificano il corso della spirito universale ( C h^{′} \mathrm{O} ), quali la forma delle montagne, il corso dei fiumi, l'altezza e la forma delle costruzioni, in direzione delle strade a dei ponti, la disposizione delle ombre del sole e della luna. La influenza benefiche preferiscono vie tortuose e contorte, case basse, ad un sol piano, dai tetti arcuati, con la faccia principale rivolta al sud; le tombe è preferibile costruirle sui fianchi meridionali di una montagna in punti in cui possano rientrare in insenature di essa e ció perché i morti sono "particolarmente colpiti dalle correnti cosmiche e possono usarle per beneficarne i viventi"; i tetti è bene adornali con dragoni ed altre figure simboliche; le cime delle montagne divengono contro di influenze benefiche se su di esse si innalzano pagode; le porte delle case possono allontanare gli spiriti malefici se ricoperte con iscrizioni su carta. Il professore dell'arte del F. S. (detto F. S. Sien Sheng e Yin Yirng Sien Sheng) adopera il Lo King, una specie di astrolabio con il compasso per osservare la direzione delle armonie celesti e per determinare i luoghi più adatti per lo sfruttamento delle influenze benefiche.
Bibl.: J. J. M. de Grot, The Religious system of China. III. Leida 1907, p. 934 sgg.; S. Couling, s. v. in The Encyclopedia Sinica, Sciengsi 1917; C. A. S. Williams, s. v. in An outline of chinese symbolism and art motives. iv1 1941.
Gudiano Bertaccioli
FENGTIEN: v. MURDEN, DIOCESI di.
FENICE. - Volatile simbolico originario dell'India, secondo il Physiologus (J. Strzygowski, Der Bilderkreis des griechischen Physiologus, Lipsia 1899, p. 4), dell'Arabia, secondo s. Clemente, che ne riferisce la leggenda (I Cor. 25; PG 1, 261) e Tertulliano (De resure. carnis, 13: PL 2, 857-58), mentre per Eusebio sarebbe "avis Aegyptia" (Vita Constantini, IV, 72 : PG 20, 1228). Per i cristiani fu simbolo della risurrezione e come tale si trova riprodotta anche con il nimbo radiato.
Cosí in epigrafi, come, ad es., in una dell'a. 385 (G. B. De Rossi, Inscriptiones Christianae, I, Roma 1857 1881, p. 155, n. 354); in una lastra del cimitero di Callisto (id., Roma sotterranea, II, ivi 1867, p. 313), in una epigrafe del cimitero di Pretestato (R. Kanzler, Relazione ufficiale degli scavi eseguiti dalla Commissione di archeologia nuova nelle catacombe romane (1907-1909), in N. bull. arch. crist., 15 [1909], p. 129, n. 35). Nella pittura cimiteriale si ha un solo esempio nella rappresentazione del Domino legno dat dipinta nel cimitero ad decimum della Via Latina (Wilpert, Mosaiken, tav. 132). Si trova talvolta in sarcofagi o isolata come in quello di s. Massimo in S. Cecilia in Trastevere (id., Sarcofagi, II, p. 271, fig. 188) e sopra una palma dietro la figura di s. Paolo, il grande banditore del dogma della Risurrezione. Cosi

Fenice - Incisione in marmo con f. (sec. iv) - Roma, cimitero di S. Callisto.
appare nel sarcofago di Verona e in quello posto sotto l'altare della Madonna della Colonna in S. Pietro in Vaticano riadoperato per contenere le spoglie dei papi Leone I e IV (id., inc. cit., I, p. 177, tav. 150, 2; p. 183, tav. 154, 4). Nei musaci la f. appare più volte o isolata come nella cupola del battistero di Napoli (id., Mosaiken, tav. 29) o in alta sopra la palma, posta dietro l'immagine di s. Paolo, come nelle absidi dei SS. Cosma e Demiano ( 526 -30), di S. Cecilia e di S. Trassede (817-24); la f. si trova perfino come decorazione nella clamati degli arcangeli Michels e Gebriele in S. Apollinare in Classe a Ravenna (sec. vi) e nella parte inferiore della fastosa stola bizantina di s. Agnese nell'abside della sua basilica sulla Via Nomenlana (825-38). Appare anche nel musaco pavimentale della chiesa di S. Genesio in Thiers (Puy-de-Dôme) d'età merovingica (L. Brehier, Les muséiques mérovingiennes de Thiers, in Faculté des lettres de Clermont Ferrand. Mílanges littéraires publics à l'occasion du centenaire de sa création, Parigi 1910, pp. 69-85). Nel distrutto affresco dell'oratorio di S. Peliora nelle torme di Tito datato al vi sec. In f. con il nimbo era dipinta alla sommità d'una palma (G. B. De Rossi, Scoperta d'una cripta stérica nel cimitero di Massimo ad sanctum Policlintern sulla Via Salaria 10000, in Bull. d'arch. christ., 4^{2} serie, 3 [1884-85], p. 157 sgg.). Indicata dal nome, si trova incisa nell'architrave della porta centrale dell'antica basilica di S. Paolo, attualmente nel chiostro.
Bibl.: F. Grossi-Gondi, I monumenti cristiani iconografos ed architettonici dei primi sei secoli, Roma 1923, pp. 77-78, 135. 187: R. Lecienne, Phénix, in DACL, XIV, 1, coll. 680-91.
Enrico Jost
FENICE, ISOLE della: v. GILBERT, VICARIATO APOSTOLICO delle ISOLE.
FENICIA e FENICI. - Fenici (Govizze) è il nome dato dai Greci agli abitanti della regione costiera ad ovest del Libano, i quali invece si davano il nome di Cananei (v. CANAAN e CANANEI).
Sembra che l'egiziano Fufuse sia la stessa parola; etimologicamente «olvi, sembra derivare da «ovvi; "rossa», che è il colore della porpora, prodotto principale esportato da quella regione. Tanto i Greci (cf., p. es., Odyes., 4, 618) che gli Israeliti (cf. Deut. 3,9; Judr. 10, 6.12, ecc.) chiamavano anche Sidoni gli abitanti della Fenicia intera.
La Fenicia propriamente detta, cioè la regione che si estende da Rās en-Naqūrah (frontiera odierna fra la Palestina e la Siria) fin al Nahr el-Kebir (l'antic