rudele vizir, fu lasciato lorguire in prigione fino alla morte. Ma in mezzo a tanto soffrìo, mai una parola di lamento uscì dalle sue labbra. Il suo compagno di prigione João Alvarez, riguadagnato la libertà, ne riportò nel 1451 in patria il cuore; più tardi, anche i suoi resti mortali, scoperti nel 1463 , furono seppelliti nella chiesa di Nostra Signora a Batalha, presso Leiria. Paolo II lo dichiarò beato nel 1470 .
F. è l'area di uno dei drammi più commoventi di Caiduron: Il principe constante, composto nel 1629.
BibL.: João Alvarez, Chronica des feitas, vida e morte do Iffante D. Fernando. Lisbona 1577; vers. lat. in Acta. SS. Janil, I, Parigi 1867, pp. 552-80; J. P. Oliveira Martins, Os filhos de D. João J. Lisbona 1891, e la recena. di A. Sanchez Maguel, in Boletin de la real Acad. de la Mul., 20 (1892, 1), pp. 313-20 192.
FERDINANDO VII, re di Spagna. - N. e S. Ildefonso il 13 ott. 1784, m. a Madrid il 29 sert. 1833. Figlio di Carlo IV e di Maria Luisa di Parma, F. raccolse su di sé le speranze della nazione quando si schierò risolutamente contro il Godoy, l'aborrito ministro di suo padre. Carlo IV lo proclamò cospiratore e ribelle ( 30 ott. 1807), ma dinanzi all'indignazione popolare dovette abdicare e F. fu re di Spagna il 19 marzo 1808. Intervenne allora Napo-
leone I, il quale, sotto mostra di riconciliare il padre con il figlio, li attirò entrambi nell'agguato di Bajeza, costringendoli a rinunziare ai rispettivi diritti in attesa che egli, l'imperatore dei Francesi, avesse sstabilito l'ordine nella Spagna: e Napoleone, come è noto, trasmise la corona spagnola al fratello Giuseppe.
Durante la guerra di indipendenza che ne segui, F. venne riconosciuto legittimo sovrano degli insorti, e in Spagna tutta lo accolse con sincero entusiasmo quand'egli, essendo stato sconfitto Napoleone a Liguria, soli al trono. Grave fu però la delusione allorchè F., il 4 maggio 1814, dichiarò di non riconoscere la costituzione liberale che era stata proclamata a Cadice nel 1812 e instaurò un regime assoluto.
Competizioni civili e la perdita delle colonie americane provocarono la rivolta del 1820 : il Re cedette e giunò fede alla carta costituzionale, ma al tempo stesso invocò l'aiuto della Santa Alisanza. Prigioniare dei rivoltssi a Cadice, liberare dai Francesi del duca di Angoulême, nonostante le formali promesse di smaialta, si abbandonò ad una repressione che insanguinò lungamente il Paese.
Da quattro successivi matrimoni F. non ebbe prode maschile, per cui residui lo legge salica con le - premematica sanzione - del 29 marzo 1830 . Ercole al trono fu cosi l'infanta Isabella, nata da Maria Cristina di Napoli il 10 ott. 1830 , ledendo i diritti dell'erede prezuntivo, il fratello don Carlo, amato dal popolo per il fermo contempo tenuto di fronte all'usurpazione napoleonica. Fu questo l'inizio delle guerre caritate, che desolarono cosi a lungo la Spagna dopo la morte di F.
BibL.: D. S. de N. Yass. Historia de la vida y reinado de F. VII, Madrid 1842: W. de Villarecia. F. VII rey costitucinod. ivi 1923; S. José. Vida y milagros de F. VII, vi 1924. Renzo U. Montini
FERDINANDO I, II granduchi di Toscana: v. MEDICI, FAMIGLIA.
FERDINANDO III, granduca di Toscana. N. a Firenze il 6 maggio 1769 , m. ivi il 18 giugno 1824. Figlio secondogenito di Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena, granduca di Toscana, e di Maria Luigia, figlia di Carlo III di Spagna, ebbe per mentore il marchese Federico Manfredini. Morto Giuseppe II (febbr. 1790) senza eredi, il padre di F. gli successe sul trono imperiale ed il fratello maggiore Francesco divenne areiduca ereditario: F. ebbe pertanto il governo della Toscana ed il titolo di granduca. Di carattere franco ed aperto, ma incapace di dedicarsi con fermezza di propositi al governo ed all'ammaturazione dello Stato, salì sul trono in un periodo particolarmente critico della storia europea.
La Rivoluzione di Francia iniziava il suo cammino oltre le frontiere e F. non ebbe l'esperienza mi, forse, la capacità di attuare una politica adeguata alle difficoltà del momento. Cercò di mantenersi neutrale, ma tanto i Francesi quanto gli Inglesi tennero nessun conto di questa sua volontà ed occuparono temporaneamente chi una parte, chi l'altra del suo Stato. Infine il Direttorio gli dichiarò la guerra e, occupata Firenze dall'esercito rivoluzionario il 25 marzo 1799, F. fu costretto ad abbandonare la Toscana. Rifugiatosi con la famiglia a Vienna presso il fratello imperatore, dovette rinunciare con il trattato di Lunéville ( 180 ) ad ogni diritto sul granducato, ottenendo in compenso prima l'arciocuovere di Salisburgo, che era stato secolarizzato, e nel 1806 il vescovato di Würzburg, con il titolo granducale. La caduta di Napoleone lo reintegrò nel possesso della Toscana. Fin dal suo avvenire il trono F. aveva abbandonato la linea politica seguita dal padre nei riguardi della S. Sede, attenuando la tendenza anticurialista di Pietro Leopoldo a tagliendo ogni appoggio a Scipione de' Ricci, ma galoso dell'indipendenza del granducato, non tralasciò occasione per affermare la superiorità dello Stato sulla Chiesa. Verso l'Austria F. tenne, dopo la restaurazione, un atteggiamento indipendente e fermo.
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Bial.: P. Pizzi, F. III, in Dia. Bicore., III, pp. 28-29; G. Ferretli, Bompante e il granduca di Toscana dopo Landollie, in Nanna rivista storica, 31 (1947), pp. 1-81.
Sdivio Furlani
FERDINANDO CARLO GONZAGA, ultimo duca di Mantova e del Monferrato: v. Gonzaga, Pasigla.
FERENTINO, diocesi di. - In provincia di Frosinone, immediatamente soggetta alla S. Sede; superfice kmq. 353; popolazione 55.000 ab. di cui cs. 15.500 nel comune di F.; parrocchie 29; sacerdoti secolari 44 e 32 religiosi; comunità religiose maschili 21 , femminili 86 ; seminario minore ( 1948 ); patrono a. Ambrogio martire.
F. fu citta degli Emici, conquistata da Roma negli aa. 417 e 561 a. C., alla quale si mantenne fedele. Venne saccheggiata dai Saraceni, ma presto passò sotto il dominio della Chiesa. Dopo il toao vi si sviluppò il comune e fu spesso dimora dei popi, particolarmente di Alessandro III. Onorio III vi convocd nel 1225 un congresso con il re di Gerusalemme e Federico II, il quale promise di partire per la Crociata ma poi differila spedizione.
Non è certo quando il cristianesimo fu introdotto a F. ed il primo vescovo storicamente certo è Besso, che fu presente ai Sinodi romani del 487 e del 492 . Si noti che i compilatori dei cataloghi hanno spesso confuso i presuli di Ferenro d'Etruria con quelli di F. I vescovo Rono, il 16 apr. 556 , consacrò Pelagio I. S. Gregorio narro che Redento, vescovo Ferentinov cinitatis, durante la sua visita pastorale si fermò una sera a rifocillarsi presso la chiesa del martire Eutichio, che gli apparve durante la notte (Diof., III, 3S; PL 77. 316). Si notano ancora i Trasmundo (1130), morto in prigione; Ubaldo (1148), legato di Adriano IV ai prìncipi cristiani per la Crociata e già consacrante dell'antipapa Vittore IV; Giacomo (1255), legato di Giovanni XXI all'imperatore Michele Paleologo; Landolfo de' Rossi (1298), che rese ottimi servizi a Bonifacio VIII; Francesco Filipperi (1499), legato di Giulio II all'imperatore Massimiliano.
Di F. fu Novidio Flacco (cs. 1476), poeta ed autore dei Fasti cristiani, ad imitazione di quelli di Ovidio.
Monumenti. - Poderose mura poligonali, ben conservate e munite di porte, della prima età sillana; teatro del II sec.; un probabile tempio sotto il palazzo vescovile; il testamento di Aulo Quintilio, che al tempo di Tiriano doveva a F. denaro e terre; la chiesa romanico-agivale di S. Francesco (1277-82); quella di S. Valentino con campanilatro a bifora; di S. Maria Maggiore (sec. xili) con interno a croce latina ed ispirato a Fanonova; il Duomo romanico, dedicato al ss. Giovanni e Paolo, con pavimento di Paolo marmarario ( 1116 ca.), ciborio di Drudo de Trivio (sec. xili) e negli scantinati del palazzo vescovile il ciborio scomposto del sec. IX.
In diocesi fiort il celebre monastero di S. Maria in Fiume, eretto nel 1196 dal conte Giovanni e dal card. Giordano dei canti di Ceccano. - Vedi tav. LXXVI.
Bial.: M. Candini Dionigi, Vinggio in alcune città del Lazio. Roma 1809; Cappelletti, VI, p. 391 ; B. Gozze. Series episcop., Reticiann 1879, pp. 691-92, e Suppl., p. 3; N. Angelini, Vita, martirio e culto di s. Ambrogio pentettore della città di F., Frascati 1884; L. Morosini, Notizie storiche della città di F., Rema

FERENTUM. - La ecrusca Ferento, tra i profondi burroni dei fossi dell'Acqua e Vezzarella, fu città prospers ai tempi di Augusto e patria dell'imperatore Ottone e di Flavia Domitilla, madre di Tito.
Il cimitero cristiano di S. Eutimo, con iscrizione del 359 (CIL, XI, 1, 3051 \times 3056 ) e, se appartengono a Ferento, un sigillo ed un anello cristiani, riferiti dal De Rossi al sec. in o iv e trovati nel territorio di Viterbo( Bull.d'Arch. Crist., 2 [1871], pp. 35-37), sono le più remote testimonianze cristiane, poiché il primo vescovo certo, Maximus Ferentianus, apporo nel Concilio del 487 . Nel Sinodo romano del 649 sottoscrive un vescovo di F. Polymartium ed in quelli del 680-81 si ha un prelato di Paymartium, corrispondente di Bomanzo, sottoposto
alla dominazione bizantina, ove, nel sec. vi e vir, secondo il Duchesne, si sarebbe ritirato il vescovo di F., causa l'invasione dei Longobardi, conservando nella sua obbedienza la parte della diocesi restata romana. In seguito segue le sorti dell'episcopato di Bomarzo, che a sua volta nel sec. XI fu unito a quello di Bagnoregio.
Nel 1172 F. fu distrutto dai Viterbesi, che accusavano i Ferentani dell'eresia di Cerdone. Restano il teatro, un ippodromo a sul declivio del colle avanzi della chiesa del sec. 12-2, dedicata a s. Bonifacio vescovo di F. (Greg., Dial., I, 9). Nei cataloghi episcopali non di rado si fa confusione tra F. e Ferentianm in provincia di Frosinone.
Bial.: Cappelletti, V, p. 612; B. Gozz. Series episcop., Ratisbona 1879, p. 677; P. Germano. Memorie archeologiche e critiche sopra gli atti e il cimitero di S. Eutimo di Ferento, Roma 1686; L. Duchesne, Le sedi episcopali ecc., in Archivio della R. Soc. Rom. di storia patria, 12 (1892), p. 490; F. F. Kahr, Italia Pontif., II, Berlino 1907, p. 212; Lanzoni, I, pp. 223-26.
Alberto Galleti
FEREZEI (ebr. Périzzi; Settanta Ospcialo). Uno dei gruppi etnici, che abitavano la Palestina prima dell'occupazione ebraica (Gen. 13, 7; 15, 20; Ex. 3, 8. 17; ecc.).
Dal probabile significato del nome pérázi, abitante di un luogo indifeso (cf. Deut. 3, 5; Esth. 9, 19), si è pensato che i suoi membri fossero sparsi nelle campagne e nei villaggi come agricoltori, mentre i Comuni predominavano nei luoghi fortificati. I F. insieme ai Raphaeln occupavano prevalentemente la zona fra Sichem e Bethel (v.) in Samaria. Ivi furono sconfitti da Giosuè (Iud, 11, 3; 17, 15) e, più tardi, dalla tribù di Giuda (Iud, 1, 4.5). Tuttavia ancora al tempo di Salomone si parìs dei F. come dei tributari del regno (I Reg., 9, 20.21; II Par. 8, 7.8); anzi perfino al tempo di Esdra e Necmia compaiono donne ferezze, sposate illegalmente da alcuni giudei (Esd. 9, 1; Neh. 9, 8).
Bial.: L. Heidet, Phéreaten, in DB, V, coll. 221-22.
Angelo Penna
FERGUSON, ADAM. - Moralista, sociologo e storico scozzese, n. a Logicceis nel 1724, dal 1764
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(per cortesia del prof. C. Joni)
FERIANA - Avansi d'una delle basiliche (sec. v).
al 1785 professore di filosofia morale al collegio di Edimburgo, m. a St. Andrews nel 1816.
Collegandosi nelle sue generali concezioni filosofiche alla dottrina di T. Reid, il F. sviluppò un sistema originale di filosofia morale e sociale tendente a una sintesi fra i motivi dell'egoismo, dell'istruismo e dell'idealismo morale. F. svolse però la trattazione dei problemi della vita sociale e dello Stato in parte anche secondo criteri e metodi che anticipano l'idea moderna di una sociologia e scienza politica empirica: nel suo ampio studio sulla storia della Repubblica romana intraprende, nel senso di queste scienze, l'analisi della istituzioni politiche a sociali dell'antico Stato romano.
Opere principali: Institutes of moral philosophy (Edimburgo 1769); Principles of moral and political science (2 voll., ivi 1592); History of the progress and the termination of the republic (3 voll., Londra 1783).
BibL.: U. Kaneko, Die Moralphilosophie A. F.'s, Lipais 1904; H. Huth, Soziale und individualistische Auffassungen in 18. Ferhundert, vornehmlich bel A. Smits und A. F., ivi 1907; W. C. Lahmann, A. F. and the beginnings of modern sociology, Nuova York 1930 .
Beda Thum
FERIAE IN IUDICIIS. - In alcuni giorni dell'anno non possono essere posti atti processuali. Questi dies feriati o feriae si dividono: 1) in ordinari, stabiliti rassativamente nel CIC (can. 1639 : feste di precetto e ultimi tre giorni della Settimana Santa) e straordinari, stabiliti dalle competenti autorità per avvenimenti speciali (anniversari dell'elezione del Pontefice, dei Patti Lateranensi, ecc.); e 2) in iuris communis (stabiliti per tutta la Chiesa) e iuris particularis (stabiliti dai singoli ordinari, can. 1638 \& 1).
Il vigente diritto, contrariamente a quello delle Decretali, considera solo illeciti, ma non invalidi, gli atti processuali compiuti nei giorni feriati. In singoli casi richiesti dalla necessità, dalla carità cristiana e dal bene pubblico, il can. 1639 consente al giudice di compiere tali atti nei giorni feriati; normalmente però, per il can. 1633 , vi è proroga de iure al successivo primo giorno non feriato.
Bibl.: Werne-Vidal, V, 1, Roma 1927, p. 164 sgg.; F. Della Rocca, Istituzioni di diritto processuale canonica, Torino 1946, p. 152 sg.
Giovgio Franco
FERIANA. - E il nome del villaggio moderno nella Tunisia, a breve distanza dal quale, nella località Medinet el Kdima, si stendono le rovine dell'antica Thelepte. La citrà ebbe importanza soprattutto come nodo stradale in relazione con la difesa militare della Bizacena, nella cui circoscrizione fu compresa dopo la riforma disolesianca, e della Numidia: tale funzione serbava ancora in età bizantina, quando Giustiniano la recinse di mura (Procopio, De aedif., VI, 6). Nell'Impero ebbe rango di colonia, probabilmente da Traiano.
Nella storia del cristianesimo la si trova già
ricordata come sede episcopale nel 256; altri suoi vescovi compaiono ai Concili del 401 (a questo, oltre ad un vescovo cattolico, pare fossero presenti della città due vescovi donatisti), del 418 , del 484 ; essa è infine registrata ancora nella Descriptio orbis Romani di Giorgio di Cipro tra il vi e il viI sec.: la sua comunità cristiana ebbe vita pertanto fino al momento delle invasioni arabo: che persistesse anche dopo, non si può dire.
Accanto a non molti testi di monumenti pagani (un teatro e termsi) e a una fortezza bizantina, la città mostra le rovine di almeno sette chiese a quattro cappelle, tutte in generale ridotte a pochi ruderi, dai quali a fatica pub rilevarsi la pianta degli edifici originari : comunque, il numero di questi e l'impiccata di alcuni di essi testimoniano del vigore raggiunto nella città dalla vita cristiana. Alcune chiese hanno adiacenti un'area cemeteriale o sepolcri isolati.
La maggiore di esse, situata al margine dell'abitato romano, è lunga ca. m. 32 e larga 25 , ed è preceduta da un avencorpo rettangolare, chiuso, spartito in tre ambienti; all'interno ha cinque navate, delle quali le centrale divisa dalle laterali da grossi pilastri quadrangolari con colonne addossate, e termina in fondo con un'abside; l'apertura di questa sembra fosse chiusa da un architrave su colonne, simile quasi ad un'economasi: il frammento del fusto di una di queste colonne presenta una decorazione a rilievo molto basso con tralci intrecciati intorno ad un monogramma e ad un calice tra due parmi; altri elementi architettonici (capitelli e mensole) hanno una decorazione analoga. Unito al fianco sinistro della chiesa è un piccolo edificio sbeidato, diviso in due ambienti: probabilmente un battistero con relativo coniignatorion; vi si rinvennero frammenti di formolle decorative in terracotta, frequenti negli edifici cristiani della Tunisia. L'edificio può essere dotato alla meta ca. del sec. v.
Un'altra chiesa, proprio nel centro della città romana, sembra fosse preceduta da un atrio quadrangolare, elemento molto raro nell'Africa; l'interno, lungo una quarantina di metri, era a tre navate con abside e cappelle laterali a questa; singolare la presenza di una contro abside, costruita in un secondo tempo, probabilmente per accogliere la tomba di qualche personaggio venerato. La prima costruzione della chiesa potrebbe essere ascritta al sec. IV.
Una terza basilica si avvicina alla prima per ampiezza (m. 45 \times 18,65 ) e per l'interna divisione in cinque navate, quella centrale a colonne, le laterali a pilastri ottagonali, E preceduta sulla fronte da una corte rettangolare, e termina con abside circolare all'interno, poligonale all'esterno: tale forma dell'abside indurrebbe a credere la chiesa di età non anteriore a quella dei Vandali, se non addirittura bizantina.
Delle altre chiese minori è da ricordare quella situata fuori della città verso sud-ovest, in mezzo ad un sepolcreto cristiano: nell'abside un'iscrizione a musaico portava il verso di un esimo; un'altra iscrizione analoga era nel presbiterio avanti all'abside, al di sopra di una tomba, con il ricordo di un Jamsorius et comites, certo martiri quivi deposti, forse gli stessi che il Martirologio preonimiano segna al 10 luglio. La data di costruzione della chiesa è forse il sec. IV. Nell'edificio fu rinvenuta una colonnetta in pietra adattata superiormente a bacino forse per le obluzioni. Delle minori cappelle la più singolare è una attigua e grotte scavate nella parete rocciosa, sul fianco di un torrente, e certamente servite per sepoltura di personaggi venerati.
Nativo di Thelepte fu s. Fulgenzio da Ruspe (468532).
Bibl.: P. Gauckler, Basiliques chrétiennes de la Tunisie, Parigi 1800-1004, rev. 20 sgg.; J. Mesunge, L'Afrique chrétienne, (vi 1912, p. 110 sgg.; St. Gaoll, Edifices chrétiens de Thelepte et d'Ammuedara, in Atti del II Congresso di Archcologia cristiana, Roma 1900, Roma 1902, pp. 197-224 (risconquio con note a capitane di Ch. Saumone in Revue Tunisianne, 1932, pp. 3-36). Pietro Romanelli
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Fermo. arcidocesi di - Sarcofago cristiana (sec. iv) - Fermo, erpia della Cattedrale
FERMENTI e FERMENTAZIONE. - Fermenti o enzimi sono dei catalizzatori prodotti dagli organismi viventi che prestano la loro opera nel metabolismo (v. fisiologia) degli esseri viventi.
Come tutti i catalizzatori non spostano lo stato di equilibrio di un sistema chimico, ma modificano la velocità con la quale si arriva a detto equilibrio, in altre parole accelerano (o ritardano) la velocità delle reazioni chimiche, e non vengono distrutti nelle reazioni catalizzate.
Dal punto di vista chimico i f. sono sostanze proteiche a spesso in essi è possibile distinguere un gruppo chimico, particolarmente importante nella funzione del f., che prende il nome di cofermento; molto vitamine, come le vitamine del gruppo B, entrano a far parte di cofermenti.
La maggior parte dei f. agisce nell'interno della cellula stessa da cui è più o meno facilmente staccabile, ma alcuni f. vengono secerli dalla cellula per agire al di fuori di esso, benché ad utilità dell'organismo. A questi ultimi appartengono quelli, molto nati, che demoliscono le sostanze alimentari nel tubo digerente (digestione) e che vengono liberati nel cavo orale (ptialina), nello stomaco (pepsina, chimocina) e nell'intestino (tripsina, stecapina, amilopsina ecc.).
I f. rendono possibile la degradazione idrolitica ed ossidativa del combustibile alimentare, che altrimenti alla temperatura degli organismi viventi potrebbe avvenire solo con estrema lentezza; essi regolano inoltre questa degradazione in modo che la liberazione dell'energia

Fermo. arcidocesi di - Muscico della chiesa paleocristiana. Due pavoni e cantaro (sec. vi) - Fermo.
avvenga ordinatamente secondo il bisogno e non tumultuariamente.
Gli enzimi vengono classificati di solito a seconda delle reazioni che catalizzano; si distinguono cosi due grandi categoric: 1) idrolasi, e enzimi idrolitici, i quali catalizzano le reazioni che determinano rottura di una molecola complessa in altre più semplici con assunzione di una molecola d'acqua, come la scissione del sassarosio in glucosio e fruttosio. 2) demolasi, o enzimi desmolitici, i quali servono ad accelerare la rottura delle molecole più semplici, che risultano dalla idrolisi, e la ossidazione completa ad acqua e anidride carbonica delle sostanze organiche. Molto importanti in queste categorie di enzimi sono appunto le ossidasi e le deidrogenasi, f. ossidanti.
Il meccanismo di azione dei f. consiste nel diminuire (o aumentare) l'incrzia chimica del substrato fermentato con modalità non sempre note appieno, ma che in genere portano alla formazione di composti intermedi tra substrato ed enzima.
Bial.: Oltre i trattati citati sotto fisiologia (v.) si potrà consultare: F. Hsurowitz, Fortschritte der Biochemie (1032-1047), Basilea 1948 , Vittorio Capraro
FERMO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Ascoli-Piceno (Marche). Si estende per 1392 kmq . con una popolazione di 225.540 ab. quasi tutti cattolici. Conta 152 parrocchie con 327 chiese, 322 sacerdoti diocesani e 73 regolari; un seminario.
Il primo vescovo della Chiesa fermana, Fabio, secondo le più sicure testimonianze, è del vi sec.: 580-98 (Gregorii M. Epistulae, IX, 52, in MGH, Greg. Reg., II, p. 77); ma le origini della Chiesa sono anteriori e, secondo l'Harnack (Missione e propagazione del cristianesimo, trad. it. O. Marrucchi, 2^{\text {a }} ed., Torino 1945, p. 512) una Chiesa episcopale esisteva già nel sec. III. Tuttavia non sembra accettabile quanto una tardiva tradizione locale narra intorno al martirio e alle gesta dei ss. Alessandro e Filippo, ritenuti protovescovi di F. nello stesso secolo; le origini del cristianesimo nel Piceno sono pur esse assegnate a questo medesimo periodo.
La cronotassi dei più antichi vescovi fermani presenta lacune e incertezze, mentre diviene più sicura dai sec. IX, nel tempo della disseminazione monastica nel ducatus poi conitatuo Firmanus, che diede origine a numerosi ed importanti monasteri ed abbazie, delle quali molto dipendenti da Forfa (S. Frete, I monaci benedettini nella Chiesa fermana, in Studia Picona, 18 [1948], pp. 77-93). Nel periodo delle lotte per le investiture e della Riforma, resse la
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Iper curitima di d. Nocerano Cibieruril
Fermo, arcibrocesi di - Crocifissione allinizio del Canone della Messa. Ministrara del sec. xv - Fermo. Tesoro della Cattedrale.
Chiesa di F. il vescovo Udalrico (1057-73), corrispondente ed amico sincero di s. Pier Damiani (Epititius, 4,9: PL 144, 311-18) ms, nella fase più accesa della lotta tra Enrico IV e Gregorio VII sulla sede fermana, fu intruso un vescovo imperiale (Gualfarango [?]: Regist. Greg., III, 10: PL 148, 440).
Più tardi, nelle contese tra Chiesa e Impero del sec. xir, la Chiesa di F. subì le terribili rappresaglie da parte di Federico Barbarossa : la città fu saccheggiata e la Cattedrale incendiata e distrutta dalle milizie del cancelliere imperiale Cristiano di Magnoza, il 21 sett. 1176. Nel sec. xill, diffondendosi nella regione marchigiana, più che altrove, il movimento francescano, a F., sotto il vescovo Filippo (1229-50), si stabili nel 1240 una comunità di francescani e, intorno allo stesso tempo, ebbero origine le comunità dei Domenicani e degli Agostiniani nella città. I vescovi, che avevano avuto per alcun tempo (1217-33) il principato effettivo di F., nel sec. xiv ne assunsero anche il titolo.
La diocesi fu conferita nel 1424 al pio prelato Domenico Capranica, creato poi cardinale da Martino V (Eubel, II, 611) e di nuovo, in commendam, nel 1430, senza che egli vi risiedesse mai. La diocesi rimase per un certo periodo ai prelati di casa Capranica (Niccolò 1458, Gerolamo 1475-78 ecc.) in commendam ed era amministrata a mezzo di un vicario. Nel moto di riforma cattolica, la storia della Chiesa fermana acquista rilievo e splendore. Il vescovo Lorenzo Lenti, promotore di varie riforme in diocesi, è inviato straordinario di Pio IV nel 1561 presso la corte di Francia (Pastor, VII, pp. 177, 480). Dal 1571 al 1577 fu perpetuus Firm. episcopatus adnainistrator et princeps il card. Felice Peretti, il quale
attub varie riforme e fondò il seminario. Divenuto pontefice (Sisto V) eressa la Cniesa di F. in metropolitana con la bolla Unicersi Orbis del 24 maggio 1589. La primitiva catensione del territorio diocesano, che comprendeva quello delle cointe Chiese di Poznna (Potentia nel Piceno), Falerone (Falerio), Corridonia (Pousulae) e Civitanova (Cimentum Vieso) si era venuta riducendo con la creazione delle nuove diocesi di Macerata, sotto Giovanni XXII nel 1320, di Ripatransone, cresta da Pio V nel 1571, di Montalto, Tolentino e Sanseverino, ad opera di Stato V nel 1586. Il pontefice Stato V, elevando a metropolitano la sede di F., le atrribui quali suffraganze le Chiese di Macerata e Tolentino, Montalto e Ripatransone, e Sanseverino. La storia di F. è collegata con quella della Stata pontificio. Dopo l'invasione longabarda (ca. 580) nella quale la Chiesa fermana subì inmente ravine (L. Duchesne, Les celebis d'Italie et l'invasion lombarde, in Mélanges d'arch. et d'hist., 23 [1903], pp. 96-97) la città rimase sotto il loro dominio e fu sede di ducato (Lib. Pont., I, p. 496). Dalla conquista di Carlomagno, divenuta marca nel sec. x, fino ai tempi di Gregorio VII (Lib. Pont., II, p. 289) e finasi più tardi con l'inconiuso (sec. xir-xili), appartenne, almeno nominalmente, allo Stato della Chiesa, a cui, con interruzioni, rimase fedele nelle turbolente contese tra Chiesa e Impero nel sec. xir. Riordinato lo Stato pontificio dal card. E. Albornoz, Giovanni Visconti da Oleggio, signore di F., fu rettore della Marca (1361) e la città fu sede della Curia generale. Nel 1398 Bonifacio IX vi crigeva l'Università che ebbe fine all'a. 1826, F., sottoposta successivamente al dominio degli Sforza, dei turtoni del luogo (Eufrediccot, nel sec. xv) tornò al dominio della S. Sede che la governò a mezzo dei cardinali nepoti o di vicegovernatori, fino all'occupazione francese. Nel 1816, restituita allo Stato pontificio, fu sede di delegazione e nel 1860 annessa al Regno d'Italia.
Monumenti. - La Cattedrale, dopo i recenti scavi (1934-38), costituisce il più cospicuo monumento sacro a racchiude nelle sue mura i resti di tutte le costruzioni che vi si sono succedute. Della basilica paleo-cristiana: il mussico pavimentale dell'abside (due pavoni stilizzati ed un canthorus nel mezzo) non posteriore al sec. vi; tratti di mussico pavimentale delle navi, resti di mura perimetrali con le seguenti dimensioni: m. 22,60 di lunghezza e m. 13,30 di larghezza. Avanzà della seconda basilica, dedicata alla Vergine, distrutta nel 1176 , sono visibili nei sotterranei, ordinati e sistemati recentemente a questo scopo. La Cattedrale fu ricostruita, dedicata a Maria Assunta e compiuta ca. il 1227 dall'architetto Giorgio da Como. Di questa mole di stile gotico è sopravvissuta la monumentale facciata, con portale e rinea decorazione in bassorilievo, ed il campanile; resti di colonne appartenenti a questo terzo edificio sono visibili nella zona dello scavo. L'arcivescovo Minnucci, sotto la direzione di Cosimo Morelli, la restaurò e modificò radicalmente ( 1789 ) ed in quella forma è giunta fino a noi.
L'interno, imponente, è decorato a chiaro-scuro. Nella cappella del Sacramento è un pregevole tabernacolo in bronzo, con bassorilievi, opera di G. Lombardi. Nella cripta si conserva un sarcofago cristiano del sec. IV (Wolpert, Sarcofagi, I, p. 119, rev. 116, n. 3). Il tesoro della Cattedrale possiede un prezioso manoscritto minico: il Messale de Firmanibus, ordinato dal vescovo Giovanni IV de Firmonibus (1412-21). Sono inoltre da menzionare, tra le numerose chiese artistiche: S. Zenone, edificio romanico (1171) con portale decorato; S. Pietro, restaurata, attribuita, secondo una epigrafe in caratteri gotici sul portale laterale, al 1251 ; S. Francesco, scelta sull'antica cappella di S. Leone, con il primo trabilito del Francescani a F. nel 1240 (Wadding, Annales, III, p. 42). Un importante e felice restauro dell'abside è in opera. S. Domenico, eretta nel 1233, e radicalmente rinnovata nell'interno. S. Agostino, del sec. xirI, profondamente modificata nell'interno, su disegno di fra' Vincenzo Rossi, agu-
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stiniano (1730-38); nel tempio si venera la s. Spina. Impurtanti lavori di restauro e scoprimenti di affreschi sono stati fatti di recente (F. Maranesi, Gli affreschi in S. Agostino di F. [Quaderai d'arte, 3]. Fermo 1941); S. Filippo, consacrata nel 1607 ad opera dei Padri dell'Oratorio, stabilitisi a F. ca. il 1380 . Progevole per la ricca decorazione di altari e per le tele: la Notte di Rubens (F. Maranesi, La pala Rubensiana di F. [Quaderai d'arte, 4]. Fermo 1942); la Discesa dello Spirito Santo di Lanfranco. Vi si conserva il corpo del b. Antonio Grassi di F. Santuario della Madonna del Pianto, oretto nel 1675, restaurato nel secolo scorso e recentemente ampliato. Vi si venera l'immagine di s. Maria del Pianto, scultura plastica del r612, del Sebastiani, protettrice della città e dell'arcidiocesi. Altri santuari mariani in diocesi : Maria S.ma dell'Ambro (Montefortino) e S. Maria a Mare. Nel palazzo delle Biblioteca civica hanno sede: la Galleria lapidaria, la Finacoteca-museo e l'Archivio comunale ove si custodisce il Liber episcopatus sive iura episcoporum Firm. Eccl., cod. membran. del sec. xur, n. rogo. Presso la Cattedrale si conserva l'Archivio capitolare e nel Palazzo antivescovile, ordinato, l'Archivio di Curia.
Bibl.: Lanzoni, 1. p. 305: M. Catalani, De Ecclesia Firmana etutque episcopis, Fermo 1783: P. F. Kohn, Italia Pontificia, IV. Berlino 1909. pp. 134-46: L. Serra. L'arte nelle Marche, a vall., Pesaro 1940, passam: S. Prate, I santi martiri Alessandro e Filippo nella Chiesa lersuona. Città del Vaticano 1941: T. Maranesi. Guida storica ed artistica della città di F., Fermo 1942: Coelinana. I. coll. 1123-26.
FERNANDEZ, ANTONIO. - Gesuita, missionario, n. a Lisbona nel 1569 , m. a Goa il 12 nov. 1642. Nel 1601 parti per l'India; donde, nel 1604, passò nella missione di Etiopia, e vi rimase trent'anni in mezzo a fatiche e pericoli, ma anche consolazioni. Riusci infatti a convertire alla fede il viceré del

(per cartaria di d. Fannena Chiesari)
Fermo, Arcidiocesi di - Monumento di Visconti da Oleggio (sec. xiv) - Fermo.

(Fenno. Arcidiocesi di - Facciata della Cattedrale (sec. xili-xiv). Fermo.
Goggiam, Sella Christos, e a vedere la conversione dello stesso imperatore Seltan Seghed I (Susannyos), il quale nel 1622 pubblicò l'editto di piena libertà per il cattolicesimo a mandò a domandare a Roma un patriarca.
Già fin dal 1613 il F. era stato inviato dall'Imperatore, come suo legato, con l'ambasciatore Fecur Egxi, al Papa e al re Filippo III; ma era caduto prigioniero a liberato, dopo molto patire, aveva dovuto tornare sui suoi paesi. Fu anche superiore di tutta la missione e vicario generale del patriarca Alfonso Mendez. Sotto il successore di Susennyos, Seltan Seghed II (Faxiladas), inorris la persecuzione, dovette prendere col patriarca la via dell'esilio e si ritirò a Goa.
Tradusse in lingua etiopica i libri liturgici della Chiesa Romana, e altri libri compese a conclusione degli errori del clero seismetico e sulla Madonna. L'unica opera sua stampata con i caratteri etiopici, inviati espressamente da Urbano VIII al patriarca Mendez, è Magief Anstai, Flagellum mendaciorum, sive Trastatus de erroribus Aethiopiae sermone chaldneo (Goa 1642).
Bibl.: Sommeregeel, III, coll. 646-47; E. d'Almeida, Historia Aethiopiae, I. X, cap. 45 (in C. Beccari, Rerum Aethiopicarum scriptores occidentales, 7), Roma 1008. pp. 472-77; A. Mendez, Expeditions Aethiopicae, 1. II. cap. 4 (ibid., 8), ivi 1908, pp. 184-87; C. Beccari, Indice (ibid., 19), ivi 1917. pp. 130-33.
Celestino Testore
## FERNANDEZ, DOMENICO: v. NAVARRETE, DOMENICO.
FERNANDEZ, LucAS. - Poeta spagnolo, n. a Salamanca nel 1474 ca., m. ivi nel 1542. Ebbe incarichi musicali nella Cattedrale e nell'Università salmantina.
Nel 1514, essendo beneficiario della chiesa di S. Tommaso Cantuariense, pubblicò sei Farsas y aplagas al modo y estilo pastoral y castellano, di cui due di argomento religioso, rivelandosi epigono di Juan del Encina. Notevole l'Auto de la Pasida, per la vigoria dei sentimenti, a volte tendenti al patetico, e per la felicità con cui sono pittorescamente tratteggiati i personaggi. Inferiore al maestro nella produzione, lo supera per riflessione e sentimento religioso.
Bibl.: M. Cañete, Proemio al teatro completo de L. F., Madrid 1893: R. Espinosa Mueso, L. F., in Boletin de la Acad. Esp., 10 (1923), p. 567 sgg.
Costanctio Egola
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FERNÁNDEZ DE MINAYA, Lope. - Agostiniano di Toledo, vissuto nel sec. xv. Valente oratore, è un classico della letteratura per i due trattati Espejo del alma, e opus opitmue frugis plenum (Pérez Bayer) e Libro de las tribulaciones, con i quali presorre i grandi scrittori ascetici spagnoli.
BibL.: G. De Santiago, Ensayo, II, Madrid 1913, p. 419 592.
Félic García
FERNANDEZ de OVIEDO y VALDÉS, Gonzalo. - Storico, n. a Madrid nel 1478, m. a Valladolid nel 1557. Nel 1513 ando in America, dove combatté contro gli indigeni e fu governatore della fortezza di S. Domingo.
La sua Historia general y natural de las Indias, frutto della sua esperienza coloniale, costituisce una fonte di notizie assai utili e, in genere, attendibili sulla conquista e i primi sviluppi delle Indie occidentali, del Perù, del Messico. Il suo atteggiamento verso gli indizzi è alieno da Senatsma, L'ostilità del Las Casas impedl, a quanto pare, la pubblicazione dell'opera. Scrisse inoltre: Quincuagmas de la nobleza de España; Botallas y quincuagenas.
BibL.: Opere; ed. della Historia, con intr. a note di A. De Los Rios, Madrid 1851-52, ed. nella collezione Letron sepultales, 19, iv: 1927. Studi: E. Fuster, Storia della storiografia moderna, I, trad. it., Napoli 1944, p. 355 scc. Constancio Egula
FERNANDO POO, vicabIato apostOlico di. Con decreto del 10 ott. 1855 fu eretta la prefettura apostolica delle Isole di Annobón, Corisco e F. P. appartenenti alla Guinea spagnola, con territorio distaccato dal vicariato apostolico delle Due Guinee. Venne affidata al sacerdote secolare don Michele Martinez y Sanze con decreto del 18 luglio 1857 ai Gesuiti.
Propaganda, poi, con altro decreto del 16 dic. 1858 uni alla suddetta prefettura le due isole di Elobay maggiore e minore e con decreto del 4 genn. 1860 il territorio continentale di Cabo S. Juan e le zona vicina allora soggetta alla Spagna. Nel 1872 i Gesuiti lasciarono la missione che fu affidata ai cappellani militari e ad alcuni sacerdoti secolari fino al 1883 , in cui vi andarono i Missionari figli dell'Immacolato Cuore di Maria (Claretiani). In quello stesso anno fu di nuove eretta la Prefettura apostolica con i territori annessi nel 1860 . I territori continentali non avevano confini precisi e finalmente il 25 apr. 1903 tutta la zona di Rio Muni fu annessa alla prefettura che il 12 maggio fu elevata a vicariato con l'attuale denominazione.
Il clima è caldo e umido, il terreno assai fertile. Gli indigeni sono di razza bantu, di cui molti comprendono lo spagnolo. La superficie è di ca. kmq. 29.000 . Secondo le statistiche del 1948 nel vicariato vi sono 44 missionari elaretiani con 37 fratelli coadiutori, 174 suore. Seminaristi maggiori 14 e minori 18. La popolazione supera i 190.000 ab., di cui 116.898 cattolici indigeni, 6000 esteri, 422 di stirpe misca, 12.818 catecumeni, 8 dissidenti ottentali, 9372 protestanti, 700 musulmani e ca. 45.000 pagani. Vi sono 12 distretti parrocchiali, 18 scuole elementari con 2550 alunni, 1 scuola media con 64 alunni, 1 superiore con 17 alunni, ospedali, dispensari e, orfanotrofi 18 con 484 ragazzi, lebbrosari 2 con 2500 pazienti. Vi si pubblicano anche due periodici.
BibL.: Arch. di Prop. Vide. Prospectus status missionis, pos. prot. n. 4958/48; id., Relazione swinnennale, pos. prot. n. 1304/40; A. Ortega Ibahes, Las Misioneros Hijos del Immaculado Corazón de María en F. P., in El Misionero, 25 (1948), pp. 332-83; MC, pp. 106-107.
Saverio Paventi
FERNS, pIOCRsI di. - In Irlanda. Comprende nei suoi 3000 kmq. di superfice quasi tutta la contea di Wexford e una parte di quella di Wiclow. E suffraganea di Dublino. Ha una popolazione di 98.421 eb. dei quali 92.639 cattolici ( 1936 ) con 42 parrocchie, 137 sacerdoti secolari e 13 regolari, un seminario (St. Peter's College a Wexford), 8 comunità religiose maschili e 25 femminili.
S. Aidano ca. il 598 fu il primo vescovo; i suoi santi successori Mochna, Moling e Killan ebbero quasi una supremazia sui vescovi della regione del Leinster. Più tardi i vescovi assunsero la denominazione e da F. o da Wexford, come, ad es., Macleoin O' Donegan (1125), ovvero da Hy Kirsellag, come il vescovo O' Carban (1135). Il vescovo Ailbe O' Moling intervenne al Concilio Lateranense del 1215. Il vescovo Patroio Barret trasferì la residenza in New-Horn dal 1400 al 1413; mentre al principio del sec. 2 vi il vescovo Comyn si stabilì a Felhard Castle; più tardi a Wexford e dopo il 1809 a Ennis Corty; attualmente la residenza vescovile è a Summerhill presso Wexford. Della diocesi di F. fu il p. Dixon, esiliato in Australia di cui fu il primo prefetto apostolico, al principio del sec. xix. La citta di F. subì molte devastazioni durante i secc. ix e x da parte degli Scandinavi. Sussistono avansi dall'abbazia di S. Maria in F., rifondata dai Canonici regolari dopo il 1160 . Il vescovo O'Lynam fondò nel 1060 la chiesa di S. Pietro.
BibL.: W. H. Grattan-Flood, s. v. in Coll. Eoc., VI, pp. 4546; Iristi cultiche directory and almanach, 1936, pp. 251-97. Cortinosa, I, col. 1126.
Enrico José
FERON-VRAU, Camille. - N. a Tourcoing il 23 luglio 1831 , m. a Lilla il 30 marzo 1908, Medico, fondò per i medici, l'Associazione di S. Luca e la pia Associazione dei Malati, il cui bollettino è tuttora fiorente. Condivise con il cognato, Philibert Vrau l'ideale di apostolato ed usò dei suoi beni per dare impulso alle opere cattoliche e sociali. Tra l'altro provvide, quasi da solo, alla creazione della facoltà di medicina presso la Università Cattolica di Lilla e dei numerosi annessi.
Fattosi apostolo delle direttive date da Leone XIII circa la questione operaia, promosse l'Associazione dei Patroni del Nord, fondò la Scuola industriale, cercando così di dar vita ai patronati cristiani. Si occupò con particolare devozione dell'Opera di Nostra Signora della Treille, patrona di Lilla, e dell'Opera di Nostra Signora di Lourdes. Pio XI ne seand l'introduzione della causa di beatificazione 817 giugno 1930.
Annihale Bognini
FEROTIN, Marius. - Monaco benedettino, pa leugrafo e storico della liturgia, n. a Chateauneuf-sur-Rhone il 18 nov. 1855 . Entrato nel monastero di Solesmes nel 1874 , professò la Regola monastica l'8 sett. 1876. Dal 1881 al 1892 dimorò a S. Domenico di Silos nella Spagna, e nel 1895 passò a S. Michele di Farnborough, dove m. il 15 sett. 1912.
Trascorse la vita nella preghiera e nello studio, ed i lavori poderosi sulla liturgia mozarabica dimostrano quanto in questo campo fosse versato. Pari all'acutezza dell'ingegno era il profondo spirito critico che mise a profuto nello studio dell'alto medioevo spagnolo. Nel monastero di Silos, nella vecchia Castiglia, trovò documenti di grande interesse storico per la conoscenza della vita religiosa spagnola. Frutto di queste ricerche furono prima una raccolta del ricco materiale esistente nel monastero: Recueil des chartes de l'abbaye de Silos (Parigi 1897), poi una Histoire de l'Abbaye de Silos (ivi 1897). Fra i preziosi manoscritti ivi esistenti trovò il Rituale in uso nella Spagna prima dell'invasione araba del 712 e lo pubblicò nel vol. V dei Monumenta Ecclesiae liturgica: Le "Liber Ordinum", en usage dans l'Eglise vésigothique et mozarabe de l'Espagne du IV au XI { }^{e} siècle (Parigi 1904). Nel vol. VI degli stessi Monumenta pubblicò poi il Liber mozarabicus Sacramentorum et les manuscrits mozarabes (ivi 1912). Altri volumi dovevano seguire sul Liber antiphonarum e sul Liber Orationum, ma la morte lo impedì.
Molte altre pubblicazioni egli ha fatto in riviste ed in volumi, ma il suo nome resta fortemente legato allo studio della liturgia mozarabica, ove ha lasciato un'orma profonda per vastità di ricerche, ampiezza di indagini e serietà di giudizi.
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Bun.: F. Cabrol, Dona. M. F. L'histoire de l'Espagne chritienne et de la liturale mounrobe, in The journal of the theological studies, at (1012), pp. 349-13.
Siberio Mattei
FERRADOLO. - E un ampio mantello di seta o di altro panno leggero, di colore rosso, violaceo o nero, a seconda del grado di chi lo porta : cardinale, vescovo, sacerdote, ed è annodato al collo da strisce dello stesso colore.
Lo si usa sempre sull'abito piano, ma il f. nero di forma ampia ed anche ridotta, si considera comunemente come parte integrante dell'abito clericale, e lo si porta sulla sormna nera nei mesi estivi.
Un f. nero pieghettato che scende dalle spalle fino al ginocchio lo indossano alcuni dignitari della corte pontificia (camerieri di spada e cappa, bussolanti, ecc.) come loro proprio insegné.
Il f. faceva parte del vestito dei nobili nei secc. xvi e xvir, alla classe dei quali appartenevano chierici.
Filippo Oppenheim
FERRANDO. - Vescovo africano, m. ca. il 546 . Fu discepolo di s. Fulgenzio di Ruspe, e quando questi venne esiliato, con altri 60 vescovi africani, dal re vandalo Trasamondo in Sardegna (ca. 508), lo seguì, e guadagnato dalle esortazioni di lui abbracciò la vita religiosa in un piccolo monastero fondato da Fulgenzio a Cagliari. Ritornato in Africa nel 523 , sotto il re Ilderico, fu discono della Chiesa di Cartagine.
Scrisse: in Vita s. Folgentii, in cui l'ammirazione e l'effetto riconoscente per il maestro e il palese intento edificante nen intaccano il valore del documento storico, di grandissima importanza per la conoscenza di Fulgenzio e della Chiesa africana sotto il dominio vandalico. La Vita è giunta anonima: l'attribuzione a F. è suggerita da validi argomenti interni, che pochi contestano; la Breviaria canonica, che raccoglie in 232 capp., ordinandole per materia, le normali disciplinari vigenti nella Chiesa, attinte e numerosi concili greci e africani, trattando prima del clero: vescovi (1-64), preti ( 85-103 ), diaconi ( 104-20 ), altri chierici ( 121-42 ), poi dei concili (143-44), dei delitti e della condotta da tenere con eretici ebrei a pagani ( 145-98 ), del Battesimo ( 199-205 ), della Quaresima (206-10) infine di argomenti vari (211-32); Lettere: 5 sono biglietti di carattere personale; a sottopongono a Fulgenzio dei quesiti, su di un catecumeno battezzato quand'era già privo di conoscenza e morto senza aver ricevuto l'Eucarismo (1), sulla Trinità e su Gesù Cristo; 5 sono trattati in forma di lettera; ad Anatolio, su le due nature e l'unica persona di Cristo (3), a Eugugno, sul medesimo argomento (4), a Se vero di Costantinopoli, ancora di contenuto trinitario a cristologico (5), a Pelagio a Anatolio, diaconi di Roma, sulla questione dei Tre Capitoli, alla cui condanna F. si dichiara contrario, menzionando esplicitamente solo Ibas di Edessa (6), al conte Regino, in cui, supplendo a Fulgenzio che nel frattempo era morto, espone i do veri di un generale cristiano (7).
Biel.: Ed. la Vita Folgentii, con le opere di questo: PL 65, 778-432. Le lettere e la Breviaria Canonica, loc. cit., 67, 687-762. Il Migne pubblicò solo le e lettere-trattati, riproducendo l'edizione di P. F. Chifflet, Digione 1649 (la + completata da A. Mai, Script. ver. nono coll., 3, II, Roma 1828, pp. 169-84), Le 5 lettere più brevi furono pubblicate da A. Reifferscheid, in Analecta Casinensis (nell'Indea Scholarum Univ. Fratiel, per Sanation 1771-77, s. viI). Studi: G. Ficker, Zur Würdigung der Vita Folgentii, in Zeitschr. f. Kirchengeschichte, 71 (1001), pp. 9-42; Schanz, IV, II, pp. 572-74; Bardenhower, V, pp. 316-19; Schrenz, III, II, pp. 1395-1400. Michele Pellegrino
FERRANTE I d'AbAGONA: v. FERDINANDO I d'aragona, re di napoli.
FERRAR, Gruppo di (famiglia 13). - Gruppo di 13 codici greci dei Vangeli (H. von Soden: I nell'introduzione, poi 1^{1} ).
Sono i seguenti : 13 (e 368): Parigi, Bibl. Nat. gr. 30 (sec. XII-XIII); 124 (e 1211): Vienna, Bibl. Pal. Nass.

(104. Ene. Catt.)
FERRAR, GRUPPO di (Famiglia 13) - Evangeliofio (sec. xi). Biblioteca Vaticana. Vat. Grec. 2002, 1, 28;
188 (sec. xit); 174 (e 109): Roma, Vatic. gr. 2002 (sec. xi); 230 (e 173) : Madrid, Escurial Y III, 5 (sec. xi); 346 (e 226): Milano, Ambros. S. 23 sup. (sec. xi); 543 (e 121): Michigan, Ann Arbor 15 (sec. xit); 788 (e 1033): Atene, Ethn. Bibl. 26 (sec. 2-xi); 826 (e 218) : Grottaferrata A a 3 (sec. xit); 828 (e 219): ibid. A a 5 (sec. xit); 827 (e 413): Milano, Ambros. E S IV 14 (sec. xiv); 983 (e 3017): Athos, Eaphigm. 29 (sec. xit); 1689 (e 1054): Serrès, Prodr. 10 (sec. ix); 69 (8 505): Leicester, Libr. of the Town Council 20 (sec. xv). Il 69 contiene tutto il Nuovo Testamento; gli altri solo i Vangeli. Sono denominati da W. H. Ferrar perché fu il primo a notare la parentela che corre tra 13, 69, 124, 346, T. K. Abbott ultimò e pubblicò il lavoro di F. P. Martin, J. R. Harris, Kirsepp-Lake a Von Soden studiarono i rimanenti manoscritti. Tutti ritengono che, eccettuato il 69, provengono dalla Calabria (124, 174, 788 portano l'indicazione, per 13, 346, 826, 828 lo si deduce dai menologi annessi); che dipendono da un archetipo comune; che riproducano un testo che si discosta da A (antiocheno), da B (neurrale), da D (accid.) e che può essere il cenereenne. Però discorda da questo in non pochi casi, per es., nella famosa lezione di Mt. 1, 16 (́) μ v η v vevèclox (come la siro-curetoniana). Sposta la pericope dell'adulteca (Is. 5, 53-8, 11) in Lc. 21, 23. Ha tutto le caratteristiche del testo greco adoperato nella Chiesa greca nel medioevo. Alcuni perciò vi vedono una recensione speciale. Non è improbabile che, in seguito all'afflusso dei Greci nel sec. xiri ed alla rifioritura di studi nei monasteri bizantini nell'Italia meridionale, sia stata eseguita in Calabria nel sec. xiri una nuova recensione del testo greco utilizzando il cenereenne, il bizantino (A) e forse un testo locale.
Biel.: T. K. Abbott, A Collation of four important manuscripts of the Gospels, Dublino 1877; J. Bendel Harris, Origin of the Leicester Caden of the N. T., Londra 1887; id., On the Origin of the Ferrar Group, ivi 1893; id., The Stribe of the Leicester Caden, in Journal of the Theological Studies, 5 (1904), pp. 445-47; 11 (1910), pp. 291-92; 12 (1911), pp. 469-66; K. Lake, Some new Members of the F. Group, ibid. 1 (1896), pp. 117-20; id., Codex i of the Gospel and its Allies, ivi 1902; id., Six Collations of N. T. Manuscripts, Cambridge 1932, ecc.; H. Von Soden, Die Schriften des N. T., 1. Untersuchungen, Abr. II, Gottlaga 1906,
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op. 1066-1109; B. H. Strecter, The Four Gospels, Londra 1027; M.-J. Lagrange - Sr. Lyonnet, Critique teetnelle, II. La critique rationnelle, Parigi 1935; B. Botte, s. v. in DBs, 111, coll. 272-74; ecc.
Bonaventura Mariani
FERRAR, Nicholas. - Teologo protestante, n. nel 1592 a Londra, m. ivi nel 1637. Deputato al Parlamento nel 1624, si ritirò presto dalla vita politica per organizzare una comunità religiosa nel villaggio di Little Gidding (Huntingdonshire). Influi sugli orientamenti spirituali di G. Herbert e di R. Crashaw. Rimangono di F. alcune harmonies del Vangelo e The story books of Little Gidding, being the religious dialogues recited in the great room, pubblicati a Londra nel 1899.
BibL.: H. P. K. Slupton, The life and rimes of N. F., Londra 1907. Enzo Navetta
FERRARA, arcidiocesi di. Nell' Emilia; si trova interamente nella provincia omonima che contiene anche l'intera

Pereaba, arcidiocesi di - Musace con monogramma costantiniano e laceme Bitli (sec. iv) - Ferrara, Museo archeologico di Schifanoia.
chio e parte notevole delle arcidiocesi di Bologna e Ravenna. La provincia ha una supertice di kmq. 2622 con ca. 500.000 ab., mentre l'arcidiocesi si estende per 1218 kmq . e conta x 19.986 \mathrm{ab}., dei quali x17.090 cattolici ( 1948 ).
La città entro le mura è formata da due zone, a sud la più antica, a nord la parte nuova, con planimetria regolare, ideata dal duca Ercole d'Este (1471-1595) e realizzata da Biagio Rossetti; il centro è costituito dalla Cattedrale, dal castello e dai palazzi arcivescovile e comunale. Fuori le mura la città ai è molto sviluppata a sud ed a nord-ovest dando vita a numerose industrie. La campagna circostante è ricca di prodotti agricoli. Il Po facilita la navigazione interna, come nell'antichità, mediante la linea fluviale che collega Venezia con Milano, e, tra non molto, con la Svizzera.
L'arcidiocesi è suddivisa in 99 giurisdizioni ecclesiastiche (parrocchie e curasie) con 147 sacerdoti diocesani, 21 comunità maschili con 56 padri e 15 fratelli latci, 55 comunità femminili, con oltre 650 religiose (1950). E immediatamente soggetta alla S. Sede.
Il patrono è a. Giorgio (festa il 24 apr.).
Storia. - F., la cui etimologia è incerta, ma sicuramente medievale, ha origini oecure che si fanno risalire al periodo romano, come dimostrano i resti archeologici.
Posta alla biforcazione del Po di Volano con quello di Primare, sulla via che da Ravenna, risalendo il corso del Po, passava per Ostiglia e raggiungere il Breznica, ebbe importanza per il dominio delle terre