ostrano i resti archeologici.
Posta alla biforcazione del Po di Volano con quello di Primare, sulla via che da Ravenna, risalendo il corso del Po, passava per Ostiglia e raggiungere il Breznica, ebbe importanza per il dominio delle terre e delle valli circostanti. Mentre mancano notizie precise per F. romana, si hanno notizie su Voghenza e Vicus Aventinus a ca. 13 km . dalla città. Ivi si rinvengono numerosi parcofagi pagani. I primi documenti (774) ricordano il passaggio del ducato di F. dal potere dei Longobardi a quello dei pontifici che lo ressero per mezzo dei vicari, tra i quali si possono ricordare i marchesi di Canossa.
Poi, in regione comunale, vi dominarono alternativamente le famiglie Terelli-Salinguerraghebellini, e i Marcheselli-Adelardi gucifi. Con dedizione spontanea F. si assoggettò ai marchesi d'Este (sec. xill) che, come vicari della Sede Apostolica, la governarono fino al 1597. La splendore a cui assurse in questo periodo la resero una delle corti più sfarzose e colte d'Italia. Gli Estensi vi costruirono il castello ( 1385 ), vi fondarono Puniversità (1391), introducsero ben presto la stampa (1471), ampliarono la città, circondandola con solide mura, eressero ville nella campagna circostante, ebbero legami di parentela con papi e regnanti dell'epoca. Furono signori dei ducati di Modena e Reggio, della cantos di Rovigo e della Garfagnana. Estintosi il ramo diretto della famiglia Estense ( 1597 ) il ducato di F. fu governato sempre dai cardinali legati, tra cui si distinsero il card. Caraffi (17781786), il card. Odessalchi, poi papa Innocenzo XI (m. nel 1689). Dal 1796 al 1815 segul le sorti d'Italia e con il trattato di Vienna tornò ai papi, ai quali fu di nuovo tolta nel 1839 e annessa al Regno d'Italia il 18 marzo 1860.
I primi evangelizzatori di F. vennero con ogni probabilità da Ravenna, cui la città rimase soggetta spiritualmente e temporalmente fino al sec. viII.

Ferrara, arcidiocesi di - Barcofago cristiano (sec. v) - Ferrara, atrio della Cattedrale.
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(1ot. Alinari)

(1ot. Alinari)
In alto: FACCIATA DELLA CATTEDRALE, fondata nel 1135, con aggiunte del sec. xili. In basso: PALAZZO DEI DIAMANTI. Disegnato da Biagio Rossetti e terminato nel 1493.
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d. destra: MADOSNA DIETTA "DEL FILASTRO", del Gamifalo (prima metà del sec. xv) - Pinacoteca Comunale.
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L'erosione della diocesi può risalire alla fine del sec. iv o al sec. v con sede in Voghenza: s. Pier Crisologo consacrò un vescovo Marcellino ca. il 430, ma non si sa se fosse vescovo di Voghenza. Il catalogo dei vescovi presenta alcune lacune nei primi secoli; i vescovi più notevoli furono s. Maurelio, martirizzato durante la lotta iconoclasta, sostenuta dall'arcivescovo di Ravenna Mauro a cui la diocesi era soggetta; dopo il 680 la primitiva sede fu portata più a nord, a F., per sottrarsi al dominio degli arcivescovi ravennati; si ricordano poi: il b. Alberto Pandoni (m. nel 1274), vescovo durante l'inizio della casa d'Este; il b. Giovanni Tavelli da Tossignano (m. nel 1446), precursore della riforma tridentina di cui si conservano, inedite, le relazioni delle visite pastorali; Giovanni Fontana (m. nel i6it), già collaboratore di s. Carlo e realizzatore dei decreti del Concilio di Trento; il principe card. Ruffo (1727-37), costruttore del palazzo arcivescovile e del nuovo seminario e primo arcivescovo di F.; il ven. Bonaventura Barberini (m. nel 1743); il servo di Dio card. Carlo Odescalchi, arcivescovo di F. (18231826), poi cardinale vicario di Roma (1838), infine genuita (m. nel 1841 ).
La diccesi fu suffraganea di Ravenna, poi per la donazione di Carlomagno (774) passò direttamente sotto la S. Sede, nonostante le pretese degli arcivescovi di Ravenna; prevalse infine la decisione di Roma che tronob ogni questione, elevando la sede ad arcivescovato (1735). Vi mori Urbano III nel 1185 e fu sede del Conclave da cui usci papa Gregorio VIII (1185) e del XVII Concilio ecumenico (14381439) per l'unione delle Chiese orientali, recando in tale occasione largo contributo allo sviluppo della cultura umanistica. Per la morte prematura di Alessandro VI fu sospesa l'erezione a sede metropolitana, grado che ottenne solo con Napoleone avendo come suffragance le diocesi di Comacchio, Mantova, Rovigo e Verona. Ora è solo sede arcivescovile-metropolitana senza suffraganee e fa parte della provincia "Flaminia" (Romagna). La diocesi aveva un Sacramentario (Rituale) proprio, soppresso in seguito all'edizione di quello tipico di Paolo V (1619). Rituali e Ordines hanno tramandato qualche particolarità di notevole importanza, tra cui le stazioni quaresimali richiamate in vigore dall'attuale arcivescovo (1942). Per il Concilio di F., v. fiberze, concilio di.
Tre i personaggi illustri, specie nel periodo estense, sono da citare: Girolamo Savonarola (v.), i cardinali estensi, costruttori della Villa d'Este di Tivoli e mecenati dell'Ariosto e del Tasso; C. Calcagnini, enciclopedico del sec. xVI; il card. Guido Bentivoglio (m. nel

(1st. Fircrbi a Gracians)
Ferrara, arcidocesi di - Plesso dell'agibone di Voghenza (139). Ferrara, Museo della Cattedrale.
1644), nunzio apostolico in Fiandra e in Francia. E ancora: Dacielio Bartoli, storico della Compagnia di Gesù; Alfonso Muzzarelli, autore della pia pratica del a mese di maggio a; il card. C. Bentivoglio, fondatore della Biblioteca Ariostea (1740); l'archeologo Bellini che fondò con la propria raccolta il Museo archeologico (1738), ricco ora di medaglie e monete della secca ferrarese (1200-1748); il Guarini e lo Scalabrini, autori di pregevoli opere sulle chiese di F.; infine l'Antonelli, cultore di memorie partie.
Il maggior istituto ecclesiastico, fino a pochi anni or sono (1932), era la facoltà teologica, trasferita dalla locale università nel seminario arcivescovile; presentemente questo raccoglie per l'insegnamento i migliori elementi del clero diocesano.
L'accennata Biblioteca Ariostea, fondata dal card. Bentivoglio, fu arricchita di manoscritti dell'Ariosto, del Tasso ecc., con 120.000 volumi, 1500 incunaboli, codici minieri. Però la biblioteca ecclesiastica più fornita, quantunque non aggiornata, è quella del Seminario con oltre 20.000 volumi e diversi incunaboli. Preziosi codici
miniati della Scuola ferrarese (1477-1535) possiede la Cattedrale ( 24 ) mentre quelli della Certosa (26), furono trasferiti nel Museo di Schifanoia.
Ricchi di pergamene (sec. x), di catasti medievali (sec. xiri) e di statuti (sec. xit) sono gli archivi della Curia arcivescovile, del Capitolo metropolitano e dei residui ecclesiastici.
Insieme con le altre arti liberali fiorì anche la musica. Dai trovatori provenzali ai maestri della cappella di corte, dalle Accademie ducali a quelle dei conventi di clausura (S. Vito, S. Antonio, S. Silvestro), dai teatri rinomati alle raccolte di strumenti preziosi, dal Luzzacco e Monteverde al Francesbaldi che, col Pescualini, fu organista della Cappella Giulia della Basilica Vaticana. Si ricorda pure il maestro Ravegnani, uno dei pionieri del canto gro-
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FERRARA. ARCHIOCEAI di - Vescit battesimale con iscrizione (sec. xI). già base di coloma bizantina - Ferrara, Pinacoteca comunale.
goriano, ed il maestro Magri, organista del santuario di Oropa.
Mowowent. - Si conservano i plutei del primitivo ambone di Voghenza, con l'epigrafe: "De donis dei, et sec Marie et sei Stefani temporibus dom. Georgio ven. epr hunc pergantum fecit ind. II* dell'a. 539, datazione confermata da S. Berenson, contro le interpretazioni di L. A. Muratori, del Rohault de Fleury e di A. Friasi. Un coperchio di sarcofago del 548 con l'iscrizione: "In ne dhi temporibus dhi mauricini vb epises servus tuus serviens tibi fecit ind. XI ".
Si ricorda anche l'iscrizione di una chiesa del 586 edificata dal vescovo Vittore "ut pestes inguinaria non pertranseat fines nostros ".
Tre sarcofagi poco noti del sec. v-vi, tre vasche battesimali bizantine, ed altri piccoli reperti venuti alla luce durante i restauri dellarcipretale di Voghenza (1646) mentre sono testimoni della vitalita del cristianesimo nei primi secoli dànno speranza ad ulteriori ritrovarnenti.
Tra le chiese più antiche resta la Cattedralo (11351260) l'edificio più caratteristico della città. I capolavori che conserva vanno dalla bizantina vasca battesimale alle sculture romaniche della "porta dei mesi", dai corali miniati alle tele di Turs, Francia, Garofalo, Guercino e agli arazzi della scuola dossesca (1551-53).
Abbazie e monasteri. - Quantunque fuori del territorio ferrarese, la millenaria abbazia di Pomposa è legata alla diocesi di F. per la filiale di S. Benedetto, a 3 navate, con 3 chiostri rinascimentali, costruita in citta alla fine del sec. xv, erede del suo splendore storico ed artistico.
Altre abbazie di notevole valore storico od artistico, ora laicizzate o ridotte, sono: la millenaria abbazia di S. Bartolomeo con abside bizantina; quella di S. Giorgio fuori le mura, antica cattedrale d.i sec. vit all'si e gia sede dell'abate generale degli Oliverani; l'abbazia lateranense di S. Giovanni del sec. xvi, sede dei cavalieri di Malta dai 1826 al 1834 ; infine la grande Certosa del sec. xv, che da oltre un secolo racchiude le spoglie dei cittadini ferraresi.
I santuari. - Tra i santuari, i più celebri sono: quello della Madonna delle Grazie nella stessa Metropolitana; quello del Prodigioso Sangue sprizzato dall' Ostia alla frazione delle Sacre Specie il 28 marzo 1271, e ancora visibile nella basilica di S. Maria in Vado; quello del Crocifisso di S. Luca, opera bizantina apparsa nelle acque del Po nel 1128; quello della b. Beatrice II d'Este (m. nel 1264), le cui reliquie si conservano nel monastero di S. Antonio, contenente un ricco complesso della pittura ferrarese dei sec. xili al sec. xvil; quello di S. Mauselio (m. nel 657) i cui resti sono conservati in una cassa d'argento cesellato del sec. xv; quello del Corpus Domini fondato e santificato dalla presenza di s. Caterina Vigri che vi ebbe le visioni e vi scrisse le opere ascetiche;
quello del b. Giovanni Tavelli da Tosignano (m. nel 1446). In diocesi esistono i santuari della Madonna della Pioppa e del Poggetto, che da secoli riscuotono molta venerazione.
Nel campo architettonico si possono notare tre a tipi di chiese ferraresi : il primo è proprio dalle chiese gotiche dei secc. xiv e xv, le cui notevoli tracce sono conservate quasi esclusivamente nelle facciste e cosi: unico vano, facciata semplice con cuspide, acroteri, portale centrale sormontato da un roscose e fiancheggiato da due finestre; ogni elemento architettonico è decorato da graziosi corti, caratteristica dall'arte decorativa prerinascimentale ferrarese. Il secondo tipo, più vario del primo, si sviluppa nel sec. xit per opera del Rossetti; ha grandioso basiliche a tre navate con transetto e fastosa decorazione, la facciata con volute e con acroteri, a due piani di cui l'inferiore ritrae lo stile interno. Il terzo tipo, delle chiese del forese, si puo raggruppare intorno al Feschini (sec. xvin); gli interni ad unico vano risentono del periodo barocco, ma risolvono le esigenze del culto.
Le arti figurative sono state molto coltrone fin dalla loro origine. La Cattedrale è arricchita da un complesso di sculture che vanno dal sec. xil, con le sculture di Niccolò e dell'Antelano (sec. xili) nella facciata, ai capolavori del Baroncelli, Foris, che formano il gruppo della Crocifissione, ai colti dei Lombardi, alle acquasantiere dei Vaccà e alle statue decorative del Ferrari.
A questo complesso vario della Cattedrale si aggiungono le opere sparse per le chiese della citta: La Pietà in colto del Mazzoni (sec. xv), il monumento funebre di Barbara d'Austria al Gesú (sec. xvi) e le tombe sparse qua e là tra cui quelle famose degli Estensi al Corpus Domini (sec. xvi) e dei Villa a S. Francesco.
Nel museo della Cattedrale, oltre alle dette sculture allegoriche dei mesi, si conserva la Madonna del melograno di Jacopo della Quercia ed una cialuetta ritenuta un S. Ambrogio, del medesimo autore. Nelle altre chiese, benché spogliato nelle soppressioni del secolo scorso, si conservano ancora ottime tela dai Tura, Francia, Ga-

FERRARA. ARCHIOCEAI di - Madonna del melograno, Scultura di Jacopo della Quercia (1408) - Museo della Cattedrale.
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rofsio, Dossi, Guercino e di altri autori della scuola ferrarese dei secc. XV-xvili.
Il muscico è rappresentato dall'onicum del Duomo rufigurante una testa della Bosta Vergine, appartenente alla decorazione dell'urco trienfale delle Cattedrale e nel quale era conservato uno dei primi esemplari della nostra poesia volgare: - Li mile cento trenta cenue nato - fu questo templo a San Giorgio donato - da Gitelmo ciptadin per so amore - e mea fo l'opra Nicolao Scolpitore a.
La miniatura fiorì fin dal sec. xir, in cui il monaco Giovanni Aldighieri (1195), antenato di Dante che da F. trasse l'ava ed il "nome", figura come provetto alluminatore; assurse al massimo splendore con i miniaturisti della Bibbia di Borso e dei corali sopracitati della Cattedrale e della Certosa.
Bibl.: M. A. Guarini, Compendio historica... delle chiese e luoghi pii della città e discesi di F., Ferrara 1831: A. Scalabrini, Memorie istoriche delle chiese di F., ivi 1773: L. Ughi, Dizionario historico degli uomini illustri, ivi 1804: G. Manini-Ferrami, Compicatio della storia sacra e politica di F., 6 voll., ivi 1810 (trento critica della seguente); A. Frassi, Memorie per la storia di F., 2a ed. 3 voll., ivi 1847-50; L. N. Citadella, Notizie relative a F., ivi 1864: id., Documenti ed illustrazioni riguardanti la storia artistica ferrarese, ivi 1868: P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, V. Bertone 1911, pp. 201-41, Lazzoni, II, p. 811: G. Agudii, Guida al museo della cattedrale di F., Ferrara 1929: G. Medici, P. brevemente illustrato nei suoi principali monumenti, ivi 1933: A. Meresti, E. Natali-Rocca, P. Bolla, Rezione dellmarmo: Italian nei secoli XIII-XIV (Studi e Testi, 66), Città del Vaticano 1973, pp. 41-44: A. Lazzoni, Un enciclopedico del sec. XVI (uomo.) Celio Calcagnini, Ferrara 1036: G. Battini, La facoltà teologica nella Pont. Universita di F., ivi 1940: D. Balboni, Le S. Stazioni Onerosmali della Chiesa ferrarese, ivi 1944: A. Visconti, La storia dell'Universita di F. (1721-1930), Bologna 1950.
Dante Balboni
Badia di S. Benedetto. - La sua origine è dovuta alla badia di Pomposa (v.) quando, divenuta essa inabitabile per le condizioni creatcvi dalla commenda e dalla malaria, i monaci decisero di trasferirsi in città. Ivi già Sisto IV aveva concesso nel 1476 alla Congregazione di S. Giustina il priorato di S. Marco, appartenente prima ai canonici di S. Frediano di Lucca, e questo titolo di priore di S. Marco fu congiunto con quello di abate di Pomposa, quando anche questa insigne badia veniva affidata nel 1492 alle cure della stessa congregazione. Ma, stabilito l'abbandono di Pomposa, si pensò di erigere un nuovo monastero di cui la prima pietra fu posta il 3 luglio 1496, con le loro proprie mani, dal duca Ercole I e dal vescovo di Adria, Niccolò M. d'Este.
I monaci furono espulsi dal monastero, ridotto ad ospedale per i feriti, il 23 marzo 1797. L'anno seguente venne il decreto di soppressione; la chiesa fu allora ridotta a magazzino e, più tardi, anch'essa ad ospedale; le ossa dell'Ariosto che da lungo tempo vi avevano trovato sepoltura, per ordine del generale Miolla, vennero trasferite nella Biblioteca comunale nel 1801.
Nel 1812 il tempio fu restituito al culto ed eretto in parrocchia, mentre il monastero restò all'amministrazione militare a solo nel 1912 fu in parte concesso ai Salesiani, i quali vi aprirono il collegio intitolato a s. Carlo, il Santo che vi aveva dimorato nel 1580 . Già ricco di opere d'arte, ha tre magnifici chiesini, danneggiati durante l'ultima guerra. La biblioteca e l'archivio, già di Pomposa, restarono in parte dispersi: più di 2000 pergamene vennero però in possesso dei monaci di Montecassino. La chiesa, di recente restaurata a cura di mons. Benedetto Pavani, è stata quasi interamente distrutta dai bombardamenti nerei. - Vedi tavv. LXXVIILXXVIII.
Bibl.: G. Meda, Il tempio di S. Benedetto in F., Ferrara 1027; Cottinesu, I, anl 1128.
Tommaso Laccisotti
FERRARA, Antonio da. - Poeta, n. a Ferrara nel 1315, ivi m. tra il 1371 e il 1374. E anche noto come A. Beccari o Del Beccaio. Della sua vita ran-

(da G. B. Pence - G. Galiotti, Vita del card. A. C. F. Rietra, Roma 1986
Ferrari, Andrea Carlo - Rirtato.
dagia a Bologna, Forli, Padova, Milano, presso le corti dei Pepoli, degli Ordelaffi, dei Carraresi, dei Visconti è traccia nel suo Cansoniere (manca l'edizione critica), ove a motivi di amore si alternano accenti politici di carattere ghibellino. La sua poesia oscilla tra la corrente dotta e quella popolaresca, senza riuscire a unità stilistica. Di un tentato ravvedimento religioso sono testimonianza i sette capitoli alla Vergine, composti fra il 1340 e il 1357 .
Bibl.: Saggio di rime ined. di m. A. d. F., a cura di A. Bottoni, Ferrara 1878: E. Levi, A. e Nicolò da F. poeti e uomini di corte del Trecento, ivi 1909: N. Sapegno, Il Trecento, Milano 1938, pp. 454-61.
Enzo Nocarra
FERRARI, Andrea Carlo. - Cardinale arcivescovo, n. a Lalatta di Pratopiano (Parma) il 13 ag. 1850, m. a Milano il 2 febbr. 1921. Di umili origini, studiò nel patrio Seminario. Ordinato sacerdote il 10 dic. 1873 , dopo una breve permanenza in cura d'anime a Mariano e a Fornovo, a soli 26 anni fu nominato rettore del Seminario di Parma e vi rimase per 18 anni, insegnante di materie sacre e profane, provicario generale, canonico teologo della Cattedrale, presidente dell'Accademia di S. Tommaso per gli studi filosofici. Nel 1890 fu eletto vescovo di Guastalla, ma, dopo 9 mesi, passava alla sede di Como, e, nel 1894, da Leone XIII, che lo aveva carissimo, fu creato cardinale del titolo di S. Anastasia e arcivescovo di Milano.
Carità a tutta prova, fermezza e coraggio, dedizione al propio dovere, predicazioni in chiesa e in piazza, pellegrinaggi, organizzazioni giovanili, visite pastorali frequentissime furono occupazione costante del suo ministero pastorale, soprattutto nella vastissima arcidiocesi di Milano.
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Riorganizab e riuni seminari e clero, promosse l'istruzione religiosa, il culto pubblico, difese ed affermò i principi cattolici nella famiglia, nella scuola, nella cosa pubblica, riconcilib e potenzib la stampa cattolica, sminuita e contrastante per discordie intestine.
Le agitazioni sociali del 1898 , la lotta antimoder. nista, la partecipazione dei cattolici alla vita politica, la soluzione della questione romana, se furono per il F. fonte di gravi amarezze, ne misero anche in luce la rettitudine delle intenzioni e la magnanimita del cuore, ed agli ultimi anni dalla vita, vinta ogni opposizione ed ogni diffidenza, fu oggetto della generale ammirazione da Benedetto XV ai governanti d'Italia. La lenta agonia per un cancro alla guia, che lo inchiodo a letto, lo circondò di un alone di martirio per la sua serena fortezza e fece la sua modesta cameretta meta dell'interminabile pellegrinaggio dei figli attorno al padre morente dall'art. 1920 al febbr. del '21. Tascib, imperituro monumento per la gioventù studiosa, l'Università Cattolica del S. Cuore, all'erezione della quale tanto contribuì.
Bibl.: G. Pence - B. Gabiani, Vita del card. A. C. F. arci. vescovo di Milano, Roma 1926; G. Pence, Il card. A. F. nel suo spirito e nei suoi scritti, Milano 1939.
Giovanni Pence
FERRARI, Bartolomeo, venerabile. - Confondatore dell'Ordine dei Barnabiti, n. in Milano nel 1499, m. ivi il 25 nov. 1544. Dopo una gioventù seria e studiosa dedita ad opere di bene, fra cui notevolissima l'eroica assistenza agli appestati del 1524, essendosi iscritto con l'amico Antonio Morigia al Sodalizio dell'Eterna Sapienza, vi incontrò verso il 1530 s. Antonio M. Zaccaria, che stava meditando il progetto di un'unione di sacerdoti che facessero rifiorire la vita cristiana languente nell'indifferenza a maicostume e minacciata dalla rivolta protestante.
La comunanza degli intenti unil intimamente i tre amici: nacque cosi la nuova Congregazione di Chierici regolari, che nel 1533 ottenne l'approvazione di Clemente VII per opera soprattutto del F. che aveva un fratello alla corte pontificia. Ordinato sacerdote, il F. si diede tutto al lavoro di riforma in Milano e, dal 1537 al 1542 , in Vicenza e Verona. Successo al Morigia nel 1542 nel governo della Congregazione, ne consolidd le basi, curando soprattutto la formazione dei novizi e ottenendo da Paolo III l'esenzione dall'Ordinario e da Carlo V un diploma imperiale di tutela e immunita. Dopo la sua morte ebbe, insieme allo Zaccaria e al Morigia, il titolo di beato fino ai decreti di Urbano VIII.
Bibl.: I. Gobio, Vite del vena. pp. B. F. e G. A. Morigia, Milano 1898; O. Frumoli, Storia dei Baranbiti nel Cinquecento, Roma 1913.
Umberto M. Fasola
FERRARI (de Ferrari), Defendente. - Pittore piemontese del sec. xvI, di cui si conoscono opere dal 1500 (Assunzione del Museo di Budapest) al 1535 (trittico dei ss. Crispino e Crispiniano, Avigliana, S. Giovanni). In un documento è detto originario di Chivasso ("Defendente de Ferraris de Clavaxio ") e fin dalle prime opere appare evidente la sua discendenza figurativa da Martino Spanzotti, di cui deve considerarsi scolaro.
Alcune sue opere gievanili, anzi, vennero variamente assegnate allo Spanzotti e al F.: come il Battesimo di Cristo (Torino, sagrestia del Duomo) e l'Adorazione dei Magi (Firenze, collezione Contini). Fin nelle prime opere sono presenti elementi di gusto francofiammingo sul fondamento di tradizione lombarda spanzotiana.
Verso il 1510 ai accentuano i motivi nordici (Natività notturna, del Museo civico di Torino), con analogie che hanno fatto pensare e rapporti con qualche tardo pittore della scuola di Colonia. Verso il 1520 - 30 il manierismo si introduce nell'arte del F. accordandosi al gusto franco-fiammingo, ed infine, nelle ultime opere, l'artista si ripete ed esaurisce la propria vena pittorica.

Ferrari, Defendente - Spandicto delle Vergine - Torino, Museo d'Arte moderno.
Lo stile del F. è essenzialmente quello di un narratore che ama la vita cromatica delle superfici preziose, nella ricchezza decorativa delle stoife e dei costumi. Egli appare un arcaico e tuttavia si esprime con un linguaggio personale, riuscendo spesso fresco e schietto.
Tra le opere principali si ricordano: il trittico di Avigliana (Natività, ecc., del 1511); la Madonna delle Misericordia (1519; Cirié, S. Giovanni); la Adorazione del Bambino con z. Veremondo (1521; Ivrea, Duomo); la Spandicto della Vergine (Torino, Museo civico); la Madonna col Bambino, z. Giuseppe e angeli (Baltimore, Galleria Wolters); il coro con 20 stolli dipinti (Biella, ex convento di S. Corolamo, 1523); il polittico di s. Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta (1531).
Bibl.: Fr. Ognino, L'abbadia di S. Antonio di Ranverso a D.F. da Chivasso, in Atti della Soc. pizwanisse di arch. e belle arti per la prov. di Torino, 2 (1876), p. 76; P. Tuesca, Torino, Bergamo 1911, p. 42 sgg.; S. Weber, s. v. in Thieme-Becker, XI, p. 447 446 (con bibl.); A. Baudi di Vesme, I principali discepoli di G. M. Spanzotti, in Atti della Soc. pizwanisse di arch. e belle arti, 1908, p. 26; A. M. Brizio, D.F. da Chivasso, in L'Arte, 27 (1922), p. 24;B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, p. 169; A. M. Brizio, La pittura in Fiemonte dall'età romanica al Cinquecento, Torino 1942, p. 45 sgg. (con ampia bibl.).
Luigi Grossi
FERRARI, Gaudenzio. - Pittore piemontese, n. a Valduggia, presso Borgosesia, nel 1471 ca. (secondo altri nel 1480 ca .), m. a Milano il 31 genn. 1546. In alcuni documenti viene chiamato a Gaudentius de Vince s (dal nome della madre); in altri :
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- Mag. Gaudentius de Ferrari de Varallo Vallis Sicidas, filius quondam Antoni Lanfranchi s. Secondo il Lomaxse, egli sarebbe scolaro di un mediocre pittore milanese, Stefano Scotto; ma sono stati fatti i nomi del Perugino, di Raffaello, di Leonardo, da parte del vari scrittori d'arte, per indicare i maestri di G.
Tento le tavolette con Storie di s. Giuacchino (Torino, Galleria Sabouda), prime opere datate dal maestro (1507), come molti disegni suoi, indicano un concreto rapporto con il Bramantino, e collegano l'arte di G. alla tradizione pittorica lombarda. L'influsso del Bramantino si nota nel particolare graficismo luministico del piegare, evidente nei disegni e nei dipinti, come pure in taluni effetti di scorsio. Ma gia nei più antichi affreschi del Sacro Monte di Varallo (anteriori al 1513) si nota il richiamo a Leonardo, e si manifesta quel particolare «manierismo» di G., nel moto ondoso e gonfio delle pieghe, che ha fatto definire la sua arte ora gotica ora barocca; almeno come riferimento linguistico. Al primo periodo appartiene anche la pala di Arona (1511), tra i capolavori dell'artista, ove si inserisce l'influsso umbro-peruginesco, che poi si accenna nel ciclo di affreschi della Vita e pensione di Cristo (1513), in S. Maria delle Grazie a Varallo. Segue il polittico di S. Gaudenzio di Novara (1515), altra opera significativa, ove l'effetto cromatico, in G. vivacissimo, appare temperato dal chiaroscuro leonardesco. Tra il 1528 e il 1539 , G. lavora a Vercelli e a Saronno. A questo periodo risale il ciclo di affreschi in S. Cristoforo a Vercelli, con Storie della Moddalean, caratterizzati da un fare largo e calmo, in Madonna degli Atranci (Vercelli, S. Cristoforo); gli affreschi del santuario di S. Maria dei Miracoli a Saronno (1534), ecc. Dal 1539 fino alla morte, G. F. lavora a Milano.
A questo periodo, dominato da un più accentuato manierismo e da più complesse suggestioni leonardesche, appartengono, tra l'altro: la pala di S. Maria di Piazza a Busto Arsizio (1539); gli affreschi di S. Maria delle Grazie a Milano (1542); il S. Paolo al Louvre (1543); gli affreschi, bellissimi, con Storie di s. Anno, per S. Maria delle Pace, poi a Brera. - Vedi tav. LXXIX.
Bibl.: G. Vavari, Le vite, a cura di G. Milanesi, IV. Firenze 1908, p. 942; V1, ivi 1006, p. 218; G. F. Lomaxso, Trattato dell'arte della pittura, II. Roma 1841, p. 380; F. Baldinucci, Notizie dei professori del dircena, ecc., IV. Firenze 1768, p. 171; L. Lanci, Storie pittorice dell'italia, II, Firenze 1804, p. 56; G. Bardius, Notizia tutoreo alle opere di G. F., Milano 1821; G. Colombo, Vita ed opere di G. F. pittore, Torino 1881; E. Halsea, G. F., Londra 1904; G. Pindi, o. v. in Thieme-Bicken, X, p. 490 (con ampia bibl.); A. M. Brisio, Studi su G. F., in L'Atte, 20 (1928), pp. 105-20; S. Weber, G. F. und seine Schule, Strasbourg 1927; V. Visle, Mostre del Gatico e Rinascimento in Piemonte, Torino 1939; L. Grassi, G. F. e i suoi disegni, in L' Arte, 42 (1941), p. 182; A. M. Brisio, La pittura in Piemonte dall'età ramosiva al Cinquerceto, Torino 1942, pp. 94 e 203 (con ampia bibl.).
Luigi Grassi
FERRARI, Giuseppe. - Filosofo e uomo politico, n. a Milano il 7 marzo 1811, m. a Roma il 1^{°} luglio 1876. Discepolo del Romagnosi, nel 1838 esulò in Francia ed insegnò nel collegio Rochefort, a Strasburgo e a Bourges. Il suo estremismo politico e settarismo gli causarono due volte la perdita della cartella. Tornato in Italia dopo il 1859 , deputato e poi senatore, insegnò a Torino, Milano, Firenze, Roma.
Come filosofo il F. può essere considerato un precursore del positivismo. Studioso del Vico, ebbe il merito di curare la prima edizione delle sue Opere complete ( 6 voll., Milano 1835-37). L'influsso vichiano è palese, anche se il pensiero è travisato, nella sua concezione della filosofia della storia exposta principalmente in Teoria dei periodi politici (ivi 1874), e in Aritmetica della storia (ivi 1875). Le idee politiche del F. orientate verso il federalismo regionale italiano sono esposte principalmente in: Machiavel, juge des révolutions de notre temps (Parigi 1849); Filosofia della rivoluzione (a voll., Londra e Capolago 1851); L'Italia dopo il colpo di Stato (Capolago
1852); Corso sugli scrittori politici italiani (Milano 1862); ecc.
La valutazione sia del filosofo che dello storicopolitico è in gran parte negativa. I giudizi del F. sono troppo spesso partigiani, lo stila demagogico, l'informazione poco sicura, l'irreligiosità sistematica.
Bibl.: A. Ferrari, G. F., Genova 1514; G. Genella, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I. Messina 1917, pp. 1-43; A. Monti, L'idea fudoralistica nel Risorgimento italiano, Bari 1922; A. Levi, Il pensiero politico di G. F., in Mostra Rivista Storica, 15 (1921), p. 217 sgg.; C. A. Sacheli, F. F. scettico, in Atti e Mem. dell'Atc. di Scienze, Lett. Atti di Padova, nuova serie, 48 (1932), pp. 113-200; F. Misti, Il pensiero storiografico di G. F., Milano 1940.
Felicissimo Tinivella
FERRARI, Costrath. - Missionario barnabita, n. a Vercelli nel 1685 , m. ivi il 1^{°} ott. 1755. Nel 1719 partì per la Cina quale ab-legato di Clemente XI. Svolse la sua attività a Pechino : battezzò in segreto quanti più indigeni potè costruendo per essi un ospizio; riceverò gli ammalati ed i bambini dereditti. Costretto ad abbandonare Pechino (1722), per la persecuzione del nuovo Imperatore, riparò a Nanchino. Rimpatriò il 6 genn. 1724.
Bibl.: J. Gobia, Lopentone dei pp., O. F. in Cina e Cucin. cina, Milano 1862; O. Premoli, Storia dei Barnabiti, III, Roma 1925, pp. 41-45, 51-59; G. Boffito, Biblioteca degli scrittori barnabiti, II, Firenze 1933, pp. 10-20; L. Levati, Mondogia dei Barnabiti, X, Genova 1936, pp. 3-12.
Virgilio Calciago
FERRARI, Paolo. - Drammaturgo, n. a Modena il 5 apr. 1822, m. a Milano il 9 marzo 1899. Potno in Italia avverti l'esigenza d'un'arte drammatica attenta ai problemi morali, dandone la migliore prova in Cause ed effetti (1871), dove l'istituto della famiglia, già esaltato in Prosa (1858) contro gli eccessi romantici, era difeso contro il materialismo che nel matrimonio vedeva un semplice contratto di beni dorali.
In genere però l'ispirazione etica rimase solo intenzionale nel F., che non di rado portò in superficie i pregiudizi ed i convenzionalismi della borghesia coeva. Così in Duello (1868) sostiene che questo, teoricamente condannabile, in pratica riesce utile; in Ridicolo (1872) pensa che il timore d'essere schernito rende guardingo il cefibe nello scegliere moglie e vigile il marito nella tutela dell'onorabilità domestica. Artisticamente compiute sono le commedie storiche il Giroloni e il Parini. Nel resto D. F. non riesce a documentare a pieno la vita del suo tempo; più che creatore, è spesso rielaboratore dei modelli del teatro francese.
Bibl.: L. Capuana, Il teatro contemporaneo italiano, Palermo 1872, pp. 122-36; L. Fortis, P. F. Ricordi e note, Milano 1899; B. Croce, P. F., in Critica, 4 (1902), pp. 123-79; D. Valeri, L'efficacia del teatro francese sul teatro di P. F., in Riz. d'Italia 1 (1900, 10), pp. 237-318; L. Tonelli, Il teatro contemporaneo italiano, Milano 1936, pp. 91-122.
Franco Costabile
FERRARI, Paolo Agostino. - Benedetto genovese del sec. xvir. Professò nell'a. 1849 nel monastero di S. Girolamo di Cervara presso Genova; alcuni anni dopo passò a Montecassino, dove coltivò con amore gli studi.
Valendosi largamente, come egli stesso afferma, dell'opera del suo confratello Angelo della Noce curò un'edizione critica della Regola di s. Benedetto: Sanctissimi Patriarchea Benedicti Regula ex vetustissimis membranis s. Monasteri Casinensis (Napoli 1639). L'opera è corredata di numerose note storiche che la rendono ancora oggi utile. Ne furono curate altre due edizioni con i tipi dell'Abbazia di Montecassino nel 1872 e nel 1888.
Bibl.: M. Armellini, Bibliotheca Benedictino-Casinensis, II, Assisi, p. 119; M. Ziepelbauer, Historia rei litterariae G. S. B., III, Augusta 1724, p. 11; G. Morin, Reculae S. Benedicti traditiis reditum mat. Casinensium, Montecassino 1900, pp. 2-11; A. Albaredo, Bibliografia de la Regla Benedictina, Monacristo 1923, pp. 87, 411, 542, 560.
Ambrogio Manrone
FERRARIENSIS : v. SILVESTRI, FRANCESCO.
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FERRARIS, Lucro. - Francescano, teologo a canonista, n. a Solero (Alessandria) il 18 apr. 1687 , m. ad Alessandria il 24 febbr. 1763. Fu per molti anni professore di teologia e diritto nello studentato di S. Bemardino in Alessandria, esaminatore sinodale e, per qualche tempo, provinciale dell'Ordine. A Roma fu consultore del S. Uffizio e di varie altre Congregazioni.
È notissimo per la sua Prompta bibliotheca canonica, juridica, moralis, theologica ( 8 voll., Bologna 1746), ricchissima raccolta, in forma d'enciclopedia, di dottrina giuridica, morale e teologica, di legislazione, giuriprudenza - prassi amministrativa. L'opera più volte edita e poi aggiornata con note e un volume di supplemento del p. G. Boccermni (Roma 1883-99), ha goduto di un incontrastato primato, fino alla nuova codificazione ed è ancor oggi utilmente consultata. Come moralista il F. tiene la via di mezzo tra il rigorismo e il lassismo e può essere classificato tra i probabilisti. Sotto l'aspetto tecnico-scientifico contempera il metodo sistematico con lo scolastico-casuistico.
BibL.: J. F. von Schulte, Geschichte der Quellen und Litteratur des canonischen Rechts, III, 1, Scorsarda 1880, p. 231: Herter, IV, col. 1620 sp., P. F. Macnoro, I Francescane e Casale Monferrato, Casale 1929, p. 129 sgn.: B. Kurtscheid - F. A. Wilches, Historia Juris Canonici, I, Roma 1923, p. 299 sg.
Zaccaria da San Mauro
FERRATA, Domenico. - Cardinale, n. a Gradoli (Viterbo) il 4 marzo 1847, m. a Roma il to ort. 1914. Studiò presso i Gesuiti a Orvieto, poi nel Seminario di Montefiascone, e si laureò a Roma in teologia, filosofia e diritto canonico. Nel 1879 andò uditore di nunziatura a Parigi, nel 1883 fu nominato sottosegretario degli Affari ecclesiastici straordinari. Dal 1883 al 1888 si recò quattro volte in Svizzera a regolare questioni per le diocesi di Basilea e del Canton Ticino.

FERRATA, Domengco - Rietato.

1864. Abruzi
FERRATA, Ercole - Sdurtario di s. Abruze - Roma, chiesa di S. Agnese in Piazza Navona.
Consacrato arcivescovo di Tessalonica, andò nunzio a Bruxelles per riallacciare le relazioni diplomatiche tra il Belgio e la S. Sede (1883). Nominato segretario per gli Affari ecclesiastici straordinari nel 1889, dopo due anni passò nunzio a Parigi, esecutore ed in parte ispiratore di quella politica del - ralliement - da Leone XIII diretta a riavvicinare la Repubblica alla Chiesa. Ebbe parte importante nella compilazione del Codice di diritto canonico. Benedetto XV, appena eletto, lo sceglieva come segretario di Stato, ma il F. moriva pochi giorni dopo.
Lasciò un volume di Discorsi (Roma 1910) e tre grossi volumi di Memoires della sua vita diplomatica fino al cardinalato, pubblicati postumi (ivi 1920), che Benedetto XV proponeva come «guida ed esempio agli ecclesiastici chiamati alle diplomazia».
BibL.: C. Saloni, L'opera diplomatica e sacerdotale del card. D. F. Roma 1912: L. Grégoire, Le Card. F., in Reme des dros mondes, 89 (1921), pp. 395-407; U. Stus, Die pabstliche Diplomatie unter Lea XIII, nach den Deukmärdigheiten des Kardinals D. F., in Abhandlungen des prensischen Abodente der Wissenschaften, Philos. hist. Klasse, nn. 3-4, Berlino 1926, pp. 1-134; P. Puri, Le palitica di Leone XIII nelle Memorie del card. F., in Cic. Catt. 1028, 111, pp. 227-30, 488-502; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, II, Milano 1933, pp. 40-485.
Gabriela Racca
FERRATA, Ercole. - Scultore, n. a Pellio inferiore (Como) nel 1610, m. in Roma il 10 luglio 1686. Lavorò a Napoli a negli Abruzzi, poi a Roma, dove restò quasi sempre, e operò come collaboratore dei due massimi e tra loro contrastanti scultori del tempo, il Bernini a l'Algardi. Dall'essersi trovati alla sua morte nel suo studio numerosi modelli di opere del classicheggiante Francesco du Quesnoy, è lecito supporre che egli sia stato in stretti rapporti con il maestro fiammingo.
Scalpi, seguendo l'Algardi, la Moestà del Regno nel monumento creato dall'Algardi stesso a Leone XI in S. Pietro, e la Corità nella tomba di Clemente IX in S. Maria Maggiore, architettate da C. Rainaldi. Al Bernini si accostò nella statua di Clemente X nel suo sepolcro in S. Pietro, disegnato da Martia de Rossi e adorno
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di statue di altri berniniani. Per la chiesa borrominiana di S. Agnese in Piazza Navona fece i quadri marmorei degli altari rappresentanti al Martirio di s. Emercuziano (finito da Leonardo Retil, S. Fintinchio tra le belve (conminciato da Melchiorre Cafli) e la S. Agnese tra le finame, nella quale appare decisamonts atresto dal Bernini. Per il Bernini lavorò anche nel monumento Pimentel nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, e svolgendo l'Angelo che porta la Croce sul Ponte S. Angelo. Pure sotto la direzione del Bernini fece la statue di S. Cater.na nella cappella del Voto nel duomo di Siena. Compì la statua di S. Anastasia abboczata da Francesco Aprile, nella chiesa omonima. Ebbe diversi allievi, tra i quali i più noti sono Camillo Rusconi, Giovanni Battista Foggini, Filippo Carcani, Giuseppe Mazzucili.
Bib.: L. Pascoli, Vite, ecc., 1, Roma 1730, pp. 273-47; A. F. Brinimann, Barockskulptur, Berlino-Neubelsberg 1919, n. indiss.; G. De Logis, La scultura del Sescese e del Settecento, 1, Firenze 1933, p. 32: V. Golzio, Pittori e sculturi nella chiesa di S. Agame a Panzon Niscaia in Roma, in Archivi, 2^{2} serie, 1 (1933-34), pp. 364-306; cit., La - studice di S. F., ibid., 2 (1933), pp. 84-74.
Vincenza Golzio
FERRAZZI, Giuseppe Jacopo. - Sacerdote e letterato, n. a Cartigliano (Vicenza) il 20 marzo 1813, m. a Bassano il 3 maggio 1887. Pervoguitate dall'Austria e sospese dallinsignamento quale assertore di italianità, poté tuttavia riprendario per intervento dell'arcivescovo di Udine. Delle sue opere va ricordato soprattutto il Manuale dantesco ( 5 voll., Bassano 1865 -77).
Bibs.: O. Bussani, Dalla vita e degli scritti dell'nb. prof. G. 5. F., Bassano 1887: S. Rumor, Gli scrittori vicentini dei sess. XVIII-XIX, Venezia 1903, p. 601 sg.
Niccolò Del Re
FERREOL, Jean-Joseph. - N. a Cucuron (Vaucluse) il 27 dic. 1808 , m. il 3 febbr. 1853. Ordinato sacerdote il 21 dic. 1833 , entrò il 23 sett. 1838 nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi e il 28 apr. 1839 parli per la Corea, allora chiusa agli stranieri. Per raggiungere la sua missione attraversò a piedi tutta la Cina da Macao alla Macoiuria, dove apprese la sua nomina a vicario apostolico della Corea in luogo di monte. Imbert Laurent, martirizzato il 21 sett. 1839. Fu consacrato il 31 dic. dello stesso anno e insieme con Andrea Kim, che egli aveva ordinato, nel luglio del 1845 si imbarcò per Seui, ove giunse il 12 ott. Per più di 7 anni, in massa a persecuzioni, percorse il paese, moltiplicando le conversioni e componendo o correggendo numerose opere in coreano. Morto di esaurimento a Seui, fu soppellito presso il beato Andrea Kim, martirizzato nel 1846.
Antonio Anoge
FERREOLO, santo, martire. - All'inizio della persecuzione di Diocleziano era tribuno dell'esercito a Vienne (Francia), dove viveva insieme con l'amico Giuliano. Poco dopo il martirio di questi anche F. fu accusato al giudice Crispino; attestò la sua fede cristiana, e, essendosi rifiutato di rinnegarla, fu acerbamente tormentato e quindi rinchiuso in un'angusta prigione. Riusci ad evadere, ma fu ripreso e decapitato. Il suo corpo fu sepolto nello stesso luogo del martirio, sulle rive del Rodano, dove fu anche edificata una basilica. Le continue inondazioni del fiume indussero il vescovo s. Mametto (m. nel 473) a costruirne un'altra in luogo sicuro, dove fu trasferito anche il corpo del martire. Nel Martirologio geronimiano è commemorato il 19 sett.
Bibs.: Gregorio di Tours, Virtudes s. Iuliani, 2, 25 sg.; PL 71, 1103; Tillemont, V. Venezia 1732, pp. 282-83; Arta SS. Septembris, V. Parigi 1868, pp. 760-67, 1060 sg.; Martre, Hiovangazianum, p. 317 sg: P. Franchi de' Cavalieri, in Note agisgraffiche, viti (Studi e testi, 65), Città del Vaticano 1935, p. 210 sgg.
Agostino Amore
FERREOLO, santo. - Vescovo di Uzès nella Gallia Narbonese dopo il 552 , m. il 4 genn. 581. Si adoperò molto per la riforma del clero, estese pure il suo zelo ai Giudei residenti nella sua diocesi, cercando di convertirli, ciò che gli procurò un esilio di tre anni, infittagli per l'accusa di complotto con quelli contro lo Stato.
Verso il 558 fondò un monastero, per il quale scrisse una Regola, Regula monasterii Ferriolacensis. Nel 58 cupo, che lo compongono F. rivela particolare familiarità con la Regola di s. Cesario di Arles e di s. Aureliano; anai molte sue prescrizioni derivano quasi interamente da queste.
Questa regola va ricordata per la precisione e l'esattezza delle norme, e ancor più per lo spirito di saggezza e di discrezione che l'amina. F. vi dimostra esperienza personale della vita monastica.
Bibs.: S. Ferreoli Uestiensis episcopi Regula ad monachos: PL 66, 220-16; J. M. Besse, Les assises de l'ancienne France (Archives de la France monacique), II, Parigj 1006, p. 37 sg. e passim; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, I. 2^{2} ed., ivi 1907, p. 212.
Androglio Mancone
FERRER, Bonifacio. - Certosino, fratello di s. Vincenzo, n. a Valenza nel 1355, m. santamente alla certosa di Vall de Cristo il 29 apr. 1477. Studiò diritto a Perugia e a Lérida, ove si addottorò a la utroque s.
Rimasto vedovo, vesti l'abito nella certosa di PortaCoeli, Valenza, nel 1396; vi compi gli studi teologici prima dell'ordinazione sacerdotale. Di rara virtù e dottrina, fu fatto procuratore e poi priore ( 1400 ), ed eletto priore della Grande Certosa e generale dell'Ordine (1402). Sostenne l'antipapa Pedro de Luna (Benedetto XIII) che gli affidò incarichi di fiducia: legato al re di Francia (1401); inviato al Concilio di Perpignano (1408) e di Pisa (1509). L'Ordine certosino invitò i generali delle due obbedienze a dimettersi, per eleggerne un terzo di comune accordo. Stefano Maconi e B. F. si dimisero (1410). Costretto da Benedetto XIII, F. riprese la carica di Generale, risiedendo a Vall de Cristo (Segorbe) e convocando Capitoli generali dei suoi aderenti. Nel 1416 abbandonò Pedro de Luna.
Scrisse alcuni trattatelli: Volutaen epistolaeum; De eacremonis epithnolam Ordinis Cortusiani; Quare Ordo Cortestanserum non habent multas sanctas canonizatas; De apprabatione et confirmatione Ordinis eiusdem a Romanos Sede e soprattutto il Tractatus pro defensione Benedicti XIII, ed. da Ed. Martime, Thesaurus vocus concedaturum, II, Parigi 1717, pp. 1435-1528. Suo poderoso lavoro fu la traduzione della Bibbia in lingua valenzana; stampata a Valenza nel 1478, fu distrutta dall'Inquisizione prima del 1500 a causa della proibizione della lettura della Bibbia in volgare.
Bibs.: C. Le Couteuls, Annales Ordinis Cortasiensis, VII, Montreal 1890; Breve relación y historia de la Fundación de la Cartuja de Nuestra Señora de Porta-Coeli, y de alguna Religione imigres, que en ella florecicerna (ms. del 1610 esistente col. l'archivio della Gran Certosa, segnato con il n. 3712): La Cartuja de Porta-Coeli (ms. del 1908 che si basa sopra una Storia della detta Certosa scritta da don Jerónimo Herrero, certosino, che si estende fino al 1724, e che completa ed aggiorna fino alla soppressione della Certosa nel 1832. Archivio della Grande Certosa): Tarin y Juanesla Francisco, La Cartuja de PortaCoeli (Valencia). Apuntes históricas, Valenza 1897 (da precussioni sulla traduzione della Bibbia in valenzana fatto da F.); S. Autore, Perrier (au Perier), Boniface, in DThC, V, coll. 21782181.
Sebastiano Maccahe
FERRER, Vincenzo. - Filosofia e teologo domenicano, n. presso Trabiguera (Catalogna) il 21 luglio 1675 , m. a Albalats dels Sorells (presso Valenza) il 22 apr. 1738. Fu professore di filosofia morale e poi per molti anni di teologia all'Università di Valenza.
Scrisse: Epitome curvus theologici ad mentem D. Thomae doctoris Angelici, complectens controversias ammo quae hac tempestate exagitari solent in scholis (I, Valenza 1720, 2^{2} ed. ivi 1724; II, ivi 1725; III, ivi 1728; IV, ivi 1730); Opusculum theologicum de conscientia (ivi 1725); Summa
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mural para examen de curas y confessores (ivi 1736, in seguito molte edizioni).
Bist.: R. Coulon, Scriptores O. P., Parigi 1914, pp. 932-36; Hurter, III, col. 1917
Alfonso D'Amato
FERRERES, Juan Bautista. - Gesuita, moralista e canonista, n. ad Olleris (diocesi di Valenza) il 28 nor. 1861, m. in carcere a Valenza il 28 dic. 1936. Compiti appena gli studi, fu dal 1900 alla morte professore di morale e di diritto canonico nel Collegio di Sarrià (Barcellona), tranne la parentesi 1918-24, che passò a Roma. Scoppiate la rivoluzione anarchico-comunista, credette rifugio più sicuro il villaggio nativo; ma, scoperto, dovette presentarsi a Valenza; fa fu gettato senz'altro in prigione, dove fu lasciato languire fino alla fine, non avendolo potuto trasportare sul carro al luogo della fucilazione.
Detato di talenti singolari, accompagnati da una attività instansabile, non solo si tenne a giorno di tutte le innovazioni nel campo della sua materia, ma affrontò vigorosamente lo studio delle questioni moderne, mediche, sociali, economiche, illuminandole della luce delle morale cattolica. Scrisse moltissimo: Compendium theologiae moralis (2 voll., Barcellona 1904) da prima, siedizione del testo del G. J. P. Gury; poi sempre più aggiornato e rimaneggiato (160 ed., ivi 1939); Cosm. conscientiae (2 voll., 5^{°} ed., ivi 1926), Institutiones conunicae ( 2 voll., ivi 1918); la prima e la terza di questo opere furono pubblicate anche in spagnolo per comodità dei medici e dei professionisti. Moltissime altre questioni, trattate il più sovente, prima, nel bollettino canonico di Rueda y Pa, comparvero poi a parte ed ebbero accoglienza lusinghiera : ad es., La que dere hacerse y lo que hai que evitar en la celebradion de las misas manuales (3a ed., Madrid 1906); La muerte real y la muerte aparente con relación a las Santos Sacramentas (4a ed., ivi 1910); La Comunida frecuente y diaria y la primera Comunión (Barcellona 1911); Las confradias y Congregaciones ecclesiariticas según la disciplina vigente (ivi 1907); Las religiosas según la disciplina vigente (Madrid 1908); Las espansales y el matrimonio según la novissima disciplina (Madrid 1908); Las misas manuales según la disciplina vigente (ivi 1924), ecc.
Bist.: Enc. Eur. Am., XXIII, p. 934; supplementa 1936-39. I, p. 420.
Celestino Testore
FERRERI, Zaccaria. - N. a Vicenza nel 1479, m. a Roma nel 1524. Monaco benedettino poi certosino, lasciò il chiostro per una più libera attività. Con il card. Bernardino Carvajal fu uno dei più attivi oppositori di Giulio II nel Concilabolo di Pisa ( 1511 ) sostenendo le teorie della superiorita dei concilio sul Papa. Si accostò poi a Leone X da cui fu fatto referendario, vescovo di Guardialfiera, nunzio in Polonia, Russia e Prussia (1519-21).
Pubblicò anche: De reformatione Ecclesiae suasorio... ad Hadrianum VI (Venezia 1523) e combatte contro Lutero. Piu nota è l'opera sua: Hymmi novi ecclesiastici tuxta veram metri et latinitatis uormans (Roma 1523), che dovevano costruire il primo passo verso la riforma del Breviario romano di cui era stato incaricato da Leone X; Clemente VII ne permise l'uso nella recita privata del Breviario; compilati però con troppo servile imitazione classica, a danno dello spirito religioso, quegli inni non ebbero fortuna.
Bist.: G. Ticeboschi, Della vita e delle opere di Z. F., Modena 1799; R. Morzolar, Z. F., Vicenza 1877; id., Un latinista del Cinquecento imitatore di Dante, Venezia 1894; Pastor, III, p. 664; IV, pp. 18-22; Hefele-Lecleera, VIII, p. 316.
Ambrogio Mancone
FERRERO, Beniona Consolata. - Mistica, n. a Torino il 6 ag. 1885, m. a Como il 1^{°} sett. 1916. Entrò a 22 anni nel monastero della Visitazione di S. Maria a Como, dove morì dopo ca. 7 anni di professione religiosa.
Lasciò moltissimi scritti, che rappresentano, in prevalenza, frequenti comunicazioni che avrebbe avute da
Dio, da qualche tempo prima del suo ingresso in monastero fino alla morte. Tali colloqui pare si possono ridurre alla aarazione di riposo :
Bist.: Fonti i manoscriti lasciati dalla serea di Dio presso il monastero della Visitazione di Como ( 6 voll. in del., di pp. 7700, presso la S. Congregazione dei Rini), parzialmente pubblicati da: Iriograh. Bosacche: Bona vita della serea di Dio suor B. C. F. della Visitazione di S. Maria in Como (a cura delle Suore del medesimo monastero); varie edizioni e traduzioni; O. P. Cariano, La spiclia della serea di Dio suor B. C. F., ivi 1532; L. Borcarde, La serea di Dio suor B. C. F. della Visitazione di Como, I. Como 1908 (II, m., presso l'Istituto morese cinclo, Torino) e Vademecum (un pro autore), 110 ed., ivi 1941, Fiori di riemanescenza deposti nella tomba della serea di Dio suor B. C. F. (a cura delle suore delle Visitazione di Como), 4 voll. (in continuazione).
Giovanni Rolando
FERRERO (Ferrerius), Bonifacio. - Cardinale, della grande famiglia dei F. di Bicila, del ramo dei marchesi di Romagnano, n. nel 1476, m. a Roma nel genn. 1543. Ebbe varie abbazie tra cui quella di S. Benigno di Fruttuaria, ove si procurò il diritto di secca. Fu due volte vescovo di Ivrea, sede a cui rinunziò per quella di Vercelli ( 1509 e 1536), in favore dei fratelli Giovanni Stefano e Agostina. Creato cardinale il 1^{°} luglio 1517 , ebbe altri vescovati e la legazione di Bologna ( 1541 ).
Vari membri di questa famiglia ressero per più di un secolo le diocesi di Ivrea e Vercelli : Giovanni: Stefano (n. nel 1473, m. il 3 art. 1520), fratello di Bonifacio, fu vescovo di Vercelli nel 1499 e di Bologna nel 1502, anno in cui fu fatto cardinale. Passò poi alla sede di Ivrea nel 1509.